Italia Caput Mundi: lo storytelling sugli orologi [PARTE 8]


Mi piace aprire la puntata di oggi, della serie Italia Caput Mundi, con il famoso dipinto di Salvador Dalì, “La persistenza della memoria”, perché mai come in questo caso possiamo raccontare l’arte imprenditoriale e artigiana d’Italia attraverso la rappresentazione del tempo, con gli orologi, e con la mancanza di memoria storica che il nostro Paese ha come pochissimi altri Paesi al mondo, tale da essere arrivato a non conoscere neanche se stesso e ciò di cui è capace.

Così, siamo arrivati quasi alla fine del viaggio della conoscenza dei prodotti made in Italy eccellenti nell’export internazionale, manca infatti soltanto un altro video storytelling della campagna di comunicazione Italia Caput Mundi che ci ha accompagnato per otto settimane fin qui.
Oltre a prodotti come la pasta, le scarpe o la ceramica, simboli d’italianità, abbiamo scoperto anche altri prodotti tipici del Made in Italy che probabilmente non ci aspettavamo fossero tali, come per esempio gli occhiali, i rubinetti, la gomma o gli orologi e sue componenti.

L’export di orologi italiani

Nel 2011 l’esportazione di orologi e sue parti meccaniche made in Italy ha sfiorato i 141 milioni di euro e, secondo l’indagine di Gfk per Assorologi, nel 2013 sono stati effettuati acquisti per 1,5 miliardi, con un rialzo del prezzo medio, che va da 163 a 174 euro, ma scende del 5,6% il numero di pezzi venduti.
Gli italiani, inoltre, a differenza che per alti prodotti, continuano a preferire gioiellerie e orologerie tradizionali per i loro acquisti: in tutto, nel 2013, sono stati oggetto di shopping circa 6,6 milioni di pezzi, per un valore di 1,15 miliardi di euro, inoltre i canali di vendita preferiti restano le gioiellerie tradizionali e negozi all’interno di centri commerciali; anche l’ecommerce continua a salire con un volume del 10% e scende vistosamente a valore, con un -5,4%.

Va osservato quindi come il reparto orologeria italiano produca ricchezza per un valore annuale così alto da essere appunto un’eccellenza internazionale, andando a posizionare i propri prodotti tra i beni di lusso mondiali. Eppure è crisi, a cominciare dal commercio poco rilevante dei prodotti made in Italy nel Paese stesso di produzione.

Pazienza e precisione, le doti storiche dell’artigiano italiano

Le parti di orologio prodotte in Italia, come gli altri oggetti che abbiamo imparato a conoscere, sono frutto del pensiero laterale di imprenditori e artigiani italiani che nel passato hanno elaborato una tecnica che oggi caratterizza la qualità del made in Italy nel suo insieme conosciuto e apprezzata in tutto il mondo.

Il video inizia raccontandoci che un orologio meccanico è costituito da oltre 130 componenti: il bilanciere, il rocchetto, la corona di carica e tante altre parti piccolissime “come un granello di sabbia, importanti per spaccare il secondo”.
Per assemblare gli orologi ci vogliono pazienza e precisione assoluta e, secondo Italia Caput Mundi, gli imprenditori italiani hanno queste due qualità in abbondanza, ecco perché siamo i numeri uno nella produzione e assemblaggio di orologi e cronometri in metalli preziosi.

Quale domani per il Made in Italy

Per tornare alla metafora di apertura relativa il dipinto di Dalì, vorrei usare le parole di Indro Montanelli in una vecchia intervista durante la quale gli chiesero “Quale domani per l’Italia?” a cui rispose egli “Nessuno”.
Nessuno, perchè un Paese che ignora il proprio passato e non si cura di sapere alcunché, come l’Italia, non può avere un domani. Al contrario, invece, se ci chiediamo cosa sarà il domani per gli italiani possiamo rispondere che sarà un domani brillantissimo, perché gli italiani sono i meglio qualificati a competere internazionalmente attraverso i propri insuperabili mestieri.

Grazie al dato storico ed economico, possiamo senz’altro asserire che in Europa saremmo tutt’oggi i migliori sarti, i migliori calzolai, i migliori cuochi o i migliori direttori d’albergo: l’individualità italiana si afferma in tutti i campi dei mestieri servili e delle professioni scientifiche. Ciò che manca oggi agli italiani per brillare è, però, un sistema Paese in grado di fornire le infrastrutture, i laboratori, le leggi e gli strumenti adeguati per eccellere in Italia.
Infatti gli italiani restano imbattibili, ma soltanto all’estero, esattamente come abbiamo già notato nelle settimane precedenti, dando uno sguardo ai dati sugli acquisti dei prodotti made in Italy.

È tempo di tirare le somme di tutto il viaggio fin qui condotto; vi aspetto la prossima settimana con la presentazione dell’ultimo video storytelling di questa campagna di comunicazione dedicata -ora più che mai possiamo dirlo- alla presa di coscienza di cosa sarà il futuro del business italiano, e del nostro.

Festival of Media Global, i video reportage dell'evento

Festival of Media Global

Giorno 1: le interviste ad AOL ed eBuzzing

Giorno 2: l’assalto a Ninja a Spotify e due chiacchiere con IPG Mediabrands

Grazie ai ragazzi di Minimad per la collaborazione alle riprese!

Con l'app PanPan ottieni informazioni ovunque ti trovi!


Antonino Famulari, Michele Spina e Walter Bellante, queste le menti dietro PanPan, un’app di social information che permette di ottenere informazioni da una qualunque area geografica semplicemente ponendo una domanda sull’app stessa.

Una piccola premessa sulla startup che è, come avrete capito, italianissima e che si sta aggiudicando molti riconoscimenti e anche finanziamenti: infatti PanPan oltre ad esser state vincitrice ad esempio del percorso di accelerazione Working Capital e selezionata per il percorso di accelerazione della Business School francese HEC Paris, ha ottenuto dalla società torinese Finaco un finanziamento di ben 600mila euro nel 2013.

L’app ha riscosso un buon successo anche nel periodo del FuoriSalone, aiutando gli utenti a scoprire i migliori eventi e le migliori installazioni in giro per Milano.

L’app si è inoltre fatta conoscere recentemente anche per la sua utilità in un evento purtroppo drammatico come il terremoto che ha interessato poche settimane fa il Cile: come questa app sia stata utile anche in quella occasione vi sarà più chiaro dopo che vi avremo spiegato meglio il suo funzionamento!

Fai una domanda a PanPan e ti risponde Twitter!


Come avrete intuito dal titolo sopra, PanPan sfrutta Twitter ma in un modo davvero interessante: selezionando un’area geografica, si può porre una domanda in forma di tweet e automaticamente la vostra domanda sarà posta  non solo agli utenti di PanPan ma anche agli account Twitter  che sono geolocalizzati in quella zona. A quel punto PanPan selezionerà per voi i migliori risponditori in base alla corrispondenza con la vostra domanda.

Ovviamente non c’è bisogno di dirvi che è fondamentale l’iscrizione tramite il social cinguettante 🙂
Per rendere ancora più efficace il servizio, all’interno di PanPan troveremo anche account ufficiali di Enti e strutture private iscritte su Twitter, dando la possibilità di mettersi in contatto direttamente con loro.

Ma lasciamo ad uno dei founder di PanPan il piacere di spiegar meglio questa app:

[yframe url=’http://www.youtube.com/watch?v=_gzfNNFOXTc’]

Lo stretto legame con Twitter per l’utilizzo di PanPan, rende l’app una piattaforma interessante per enti, negozi e locali che hanno in questo modo la possibilità di interagire con nuovi potenziali clienti sfruttando la piattaforma come una possibile guida turistica, cercando di portare a sè quanti più utenti in modo pertinente e geolocalizzato.

Cosa domandare?


Grazie alla geolocalizzazione e ai vari account Twitter collegati all’app, è possibile fare veramente qualsiasi tipo di domanda, avendo la possibilità non solo di risposte celeri ma soprattutto mirate da gente competente.

Alcune delle domande fatte fino ad oggi spaziano dalla ricerca di una buona pizzeria con vista a Napoli, da richieste su come era la neve sulle piste da sci o ancora domande su luoghi più specifici come dove poter ricaricare il proprio portatile all’aeroporto di Malpensa.
Domande che se poste nei classici motori di ricerca o sui social network utilizzati giornalmente non avrebbero permesso risposte celeri e mirate come avviene con PanPan

L’app funziona in maniera fluida e veloce sia per iOS che Android.

Per tutti gli italiani in marcia per questo weekend pasquale l’app potrebbe rivelarsi molto utile, perciò che aspettate a provarla? Fateci sapere nei commenti!

Noi intanto vi auguriamo una Felice Pasqua!

Hearthstone, il videogioco gratuito per PC/Mac sbarca su iPad

Da un paio di giorni il divertente gioco di carte strategico gratuito, Hearthstone: Heroes of Warcraft, è stato lanciato in Italia anche per iPad.

Se ancora non avete avuto modo di provarlo sappiate però che già dal 23 Gennaio di quest’anno il gioco è stato disponibile in Open Beta su PC e Mac, mentre il lancio ufficiale è avvenuto l’11 Marzo.


Sicuramente, cari ninja, non è mai troppo tardi per provarlo in prima persona! 🙂
La perfetta localizzazione in lingua italiana vi terrà in piacevole compagnia.

9 le Classi disponibili

I vari personaggi sono stati direttamente presi dall’ambientazione di World of Warcraft, rispettivamente per giocare in veste di:
Mago, Sacerdote, Druido, Ladro, Sciamano, Cacciatore, Paladino, Guerriero e Stregone.

Il Concorso

Dal 18 aprile 2014 al 16 maggio 2014 vi segnaliamo che le migliori idee per la creazione di un manifesto pubblicitario di Hearthstone su iPad potranno partecipare al concorso che vedrà i finalisti pubblicati sulla pagina Facebook, dove la comunità sceglierà il manifesto migliore.

I primi tre con il maggior numero di “Mi piace” al termine delle votazioni riceveranno un iPad Air.
Ricordandovi che il proprio manifesto dovrà essere inviato a questo indirizzo CMTeamEU-Hearthstone@blizzard.com, con una risoluzione non inferiore a 1024×768 e non più grandi di 5MB.

Vi auguriamo quindi un buon gioco, rimanendo in attesa della versione in sviluppo per piattaforma Android. 🙂

Non-Conventional & Viral Marketing, ne parliamo con i docenti Ninja Academy [VIDEO]

Si è svolto questa settimana il primo di una lunga serie di Ninja Hangout: un’intervista doppia con Mirko Pallera [CEO di Ninja Marketing] e Valerio Franco [Fondatore di Ebolaindustries] digital strategist esperto di branding archetipale, condotta da Adele Savarese [editor in chief di Ninja Marketing].

Il Ninja Hangout è stata l’occasione per discutere di alcune delle tematiche che verranno affrontate a Milano il 09 e 10 maggio al Corso Intensivo in Non-Conventional & Viral Marketing. Guerrilla, viral, tribal e non solo: modelli, case study e best practice per creare campagne contagiose. Offline come online. E’ un tema sempre attuale ed intrigante, la frontiera di ciò che è “non convenzionale” si sposta ogni giorno sempre più avanti.

Cari Ninja, il primo appuntamento della serie #NinjaTalks ha raccolto una bellissima partecipazione. Se ti sei perso la diretta o vuoi recuperare i link delle campagne menzionate, questo è il posto giusto! Aspettiamo di vederti al prossimo hangout 🙂

Di cosa abbiamo parlato con Valerio Franco e Mirko Pallera?

Era inevitabile che i pionieri del non convenzionale italiano, coloro che ne piantarono i semi attraverso ebolaindustries e Ninja Marketing, si lasciassero andare alla nostalgia – ricordando i tempi dei modem dial-up che a stento reggevano l’upload di un video! Una carrellata di esempi, storici e recenti, di campagne non convenzionali ci ha aiutato a definire cosa sia cambiato negli strumenti non convenzionali – mentre l’approccio resta costante.

Le campagne che hanno fatto la storia dell’unconventional:

Alien Song, il primo video virale della storia

Dollar Shave Club: come una piccola azienda di commodity può diventare virale

T-Mobile Dance e l’integrazione flash mob e spot tv

I virali iniziano a diventare NSFW

Lo stravolgimento del paradigma

Verso il futuro del non convenzionale

Vuoi partecipare ad un corso di formazione pratico per apprendere a progettare campagne come queste? scoprilo qui >>

WeChat marketing: 5 case study

wechat logo

Di marketing sui social network non si finisce mai di parlare, e così anche oggi vogliamo proporvi alcune case history interessanti di un social marketing molto particolare, quello realizzato da numerosi brand internazionali sull’ormai famosa app di messaggistica istantanea, We Chat.

Si tratta per lo più di attività realizzate nel mercato straniero, cinese soprattutto, dove l’applicazione è riuscita ad affermarsi in modo deciso e stabile, ma non mancano anche dei casi italiani, tra cui quello portato avanti dal programma televisivo The Voice of Italy. Vediamoli insieme.

Starbucks

wechat Starbucks

Starbucks ha conquistato tantissimi fan su WeChat grazie alla musica. Come? Chiedendo ai propri clienti di inviare all’account ufficiale del brand una emoticon con il proprio umore del giorno. Starbucks, di tutta risposta, inviava una canzone che fosse appropriata al mood del cliente.

L’operazione ha avuto un notevole successo grazie anche all’essere stata concepita non tanto come mera attività promozionale, quanto come l’inizio di una conversazione personale con ogni utente.

The Voice of Italy

Per mettere in risalto l’importanza delle attività mobile per un programma televisivo, The Voice of Italy ha deciso di affidarsi a We Chat realizzando un account ad hoc con il quale ogni utente e fan del programma può navigare su una vera e propria piattaforma interattiva nella quale ricevere informazioni sui partecipanti, inviare messaggi ai propri cantanti favoriti, partecipare alle chat di gruppo e commentare in diretta gli avvenimenti dello show.

Durex

Il più famoso marchio di profilattici del mondo, ha invece utilizzato WeChat come un canale di domanda-risposta con i fan più curiosi sulle tematiche sessuali. Tutti i giorni, fino alle 2 di notte, gli utenti potevano inviare domande su amore, sesso e relazioni e ottenere una risposta da una persona reale abbattendo così la timidezza e l’imbarazzo che potrebbero scaturire affrontando queste tematiche di persona.

Burberry e Louis Vuitton


Anche i marchi di lusso non si sono tirati indietro davanti alla possibilità di utilizzare WeChat per conversare con i propri utenti. Ne sono un esempio Burberry e Louis Vuitton.

l primo, ad esempio, ha offerto ai fan i commenti audio del team creativo e di celebrità cinesi riguardo alla sfilata di Londra e targhe virtuali personalizzate con il proprio nome. Il secondo, invece, utilizza l’app come servizio di customer service per il mercato cinese.

Tunicula Seraphica, le magliette digitali dedicate a 3 Papi [INTERVISTA]

Tunicula Seraphica

Il 27 aprile sarà una giornata veramente mondiale: verranno santificati Giovanni Paolo II e Giovanni XXIII. Due papi che hanno rivoluzionato il modo di comunicare della Chiesa, con la loro semplicità e il saper parlare direttamente con la gente. Due figure carismatiche che hanno fatto del coinvolgimento e della legge dell’amore i loro comandamenti. Chi altro vi ricorda? Papa Francesco!

Vi avevamo parlato l’anno scorso delle magliette Pickabook: t-shirt distribuite in librerie e cartolerie con le citazioni di grandi libri, scaricabili immediatamente grazie al QR code stampato sulla maglietta. E adesso Marco Mottolese torna alla carica con una nuova linea creata proprio per celebrare il 27 aprile, Tunicula Seraphica.

Tre grandi figure canoniche in ogni senso per questa linea di T-shirt (e non solo). Tre uomini che hanno rivoluzionato dall’interno la comunicazione della Santa Sede: come nasce questa collezione?

Il 27 aprile verranno santificati, con un enorme raduno in Piazza San Pietro, Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II. Ho iniziato a pensare a questa collezione apprendendo questa notizia ma anche scoprendo che a Roma alcuni grafitari , o comunque artisti , stavano avvicinandosi alla idea che alcuni papi sono “pop”. Talmente pop da finire su un muro. E allora ho messo insieme il già collaudato passaggio dal “muro alla maglietta” infondendo in ciò anche una recente passione per la nostra religione. Passione che in me si sviluppa influenzato da questa evidente “poppizzazione” del Vaticano. Iniziata in passato ma oggi al culmine con Bergoglio “superstar” ( come ce lo mostra il murales…)

Quali erano gli altri “papabili” della Santa Combriccola? Insomma, come avete scelto i soggetti?

Per Wojitila e Roncalli è stato semplice: sono i due papi che vengono canonizzati. Del primo avevo già realizzato una maglietta in cui Wojitila diceva: “semo romani , damose da fà” (oggi in versione “Se mi sbaglio…” il famoso incipit rimasto nei cuori dei fedeli); il secondo era nel mio archivio da qualche tempo. Una foto di un muro che feci io stesso a Roma. Cosa ci mancava? Beh, Bergoglio superstar, ovviamente, che l’artista Maupal aveva realizzato da poco a Borgo Pio e che il Comune di Roma aveva cancellato. Ecco, questo è un modo di far prendere una rivincita ad un artista penalizzato da una istituzione cieca (e anche sorda). E la “Santa combriccola” come la chiami tu, era formata.

Parliamo di Papa Francesco, l’uomo che definisce la Rete “un dono di Dio”. Il più easy fra i Papi, un po’ il testimonial dell’intera collezione, cosa credi direbbe della sua super Tee?

Io credo che la indosserebbe. O quantomeno la solleverebbe al suo petto, stesa, e sorridente; un pò come ha fatto quando dal terrazzo di Piazza San Pietro ha proposto ai fedeli di dotarsi di “misericordina”, miracoloso elisir per donne e uomini di fede… un “numero” di grande scuola , da venditore di classe. So che ci sono agenzie di pubblicità e marketing che studiano quel passaggio dall’immenso valore di comunicazione.

E comunque è probabile che le vedrà le “sue” magliette e quelle dei suoi “colleghi”; infatti abbiamo deciso di devolvere all’obolo di San Pietro una parte degli incassi, e l’obolo fa capo direttamente al Papa. E’ per questa ragione che ogni packaging reca impressa la frase: prodotto approvato dallo Stato del Vaticano. Da quelle parti, infatti, spira un vento nuovo e stanno cercando di mettere ordine nella pirateria religiosa.

La voglia di avvicinare la Street Art alla Chiesa: una “carezza alla nuova generazione che è a casa” e che spesso utilizza le citazioni per comunicare?

La comunicazione è un bel caleidoscopio ormai. Anni fa era facile che nelle nostre collezioni comparissero Buddha, Milarepa, Gandhi, icone orientali del bene e di religioni già divenute pop, grazie agli anni ’70, agli hippies, e ai movimenti di controcultura. Penso che oggi anche un laico indosserebbe Wojitila o Bergoglio, esattamente come un tempo – anche pur non sapendo esattamente chi o cosa fosse – molti erano pronti a portare in giro il faccione di Buddha, o una maglietta “zen”.

E’ questo che sta facendo la Chiesa, agli albori della nostra modernità con Roncalli e i suoi discorsi semplici, poi con Wojitila e ora con il super Papa Francesco, il comunicatore: diventare una icona di bene e di pace, anche per chi credente o fedele non è. E come sempre l’ immagine di un volto su una maglietta attesta il passaggio di questo dalla notorietà al Mito. Nasce il culto o il “cult”. (Chissà perchè in inglese suona laico e in italiano no).

Parliamo del calderone di idee che attraversano MaglietteFresche: da PickaBook a TuniculaSeraphica, l’ispirazione da dove viene fuori? Qual è il processo creativo che si nasconde dietro una vostra Tee?

Dopo decenni di invenzioni intorno alle magliette è davvero difficile esplicare il processo creativo che in realtà sale un pò come una musica, una poesia… insomma è un fatto ispirazionale che però viene subito agganciato alla realtà dei fatti. Se, ad esempio, penso alle magliette religiose, viene in mente il latino, si scopre che Tunicula per i romani era “maglietta” e voilà, il gioco è fatto. Un pizzico di San Francesco, una spruzzata di Sant’agostino e un bravo designer completano il resto.

Se i testi dei writers del mondo sono un concentrato di poesia e sintesi, di filosofia ed ironia, e in più pezzi unici non replicabili…beh, è una limited! Ci diciamo internos , e la collezione è varata! Basta così?

Grazie per la santa pazienza!

Ma grazie a voi! Quando facciamo la maglietta Ninja? 🙂

AZ Dance: l'alfabeto secondo Diesel [VIDEO]

diesel az dance

Diesel e i-D presentano lo spot “A-Z of dance”: 26 di stili di danza diversi fra i più amati al mondo, uno per ciascuna lettera dell’alfabeto inglese.

I jeans sono sempre stati una musa per il mondo dell’arte, della televisione, del cinema, della fotografia e soprattutto sono stati protagonisti indiscussi delle campagne pubblicitarie! E quando parliamo di pubblicità e jeans non possiamo che pensare a Diesel.

Dal carattere deciso e uno stile rock in grado di accompagnarci a tutte le occasioni, è il capo che sopravvive al cambio di stagione nel nostro armadio. Meglio definito come evergreen! E se al posto di cinque modelli di jeans ne avreste uno adatto a ogni situazione, anzi movimento?

Nascono i Jogg Jeans: jersey + denim il nuovo modello messo sul mercato da Diesel, che rivelano le potenzialità e la comodità attraverso la A-Z of Dance! Il video è stato realizzato da Jacob Sutton per Diesel e i-D.

Ecco l’alfabeto danzato sui tetti di Los Angeles, dove i ballerini eseguono le varie coreografie: dall’Arabesque alla B-Girl, fino al Krump, allo Step, all’ormai Twerk di Miley Cyrus o alla Vogue Hands di Madonna.

AZ Dance: l'alfabeto secondo Diesel [VIDEO]

az video dance

diesel alfabeto

diesel mosse di danza

diesel video virale

Ma non finisce qui: i fan di tutto il mondo sono invitati a ballare nelle strade della loro città dando vita a una sorta di follow-up dello spot. Chi vorrà partecipare dovrà semplicemente caricare i propri passi di danza su Instagram, Facebook, Twitter o Vine utilizzando gli hashtag #joggjeans e #iDdance.

Pronti per questa energica e vibrante avventura?

Dove Beauty Patch: il placebo advertising è servito

Dove Beauty Patch

Quante volte ti è capitato di sentirti inadeguata, imperfetta, in disordine? Quante foto hai dovuto cestinare, prima che un selfie ti rendesse giustizia? Tante, proprio perché un brufolo impercettibile, un’aria vagamente stanca o un difetto che hai notato solo tu, hanno rovinato la tua bellezza. Non ci crederai, ma anche la più corteggiata delle corteggiate si è sentita a disagio con se stessa.

Che cosa fa allora Dove, alleandosi ancora una volta con la Ogilvy & Mather Brazil? Non promette un prodotto che la rende bella. Va oltre e garantisce qualcosa di portentoso.

Per celebrare in bellezza i 10 anni della campagna Real Beauty, ha lanciato RB-X Beauty patch, il cerotto che, applicato sull’epidermide, rilascia sostanze che agiscono proprio sulla nostra autostima.

Dove Beauty Patch, l’esperimento

La Dott.ssa Ann Kearney Cooke, del Cincinnati Psychotherapy Institute, ha coinvolto un gruppo di donne in un trial test del nuovo prodotto rivoluzionario Dove. Alle protagoniste di questo esperimento, dopo un preliminare colloquio con la psicologa, viene somministrato RB-X di Dove, un cerotto da applicare sul braccio. L’obiettivo è quello di confermare o meno i benefici egli effetti miracolosi del prodotto, la cui funzione è quella di aumentare e migliorare l’autostima. Che cosa sarà accaduto?

Guarda un po’!

Dove RB-X: effetto placebo nell’advertising

Siamo di fronte ad una nuova frontiera del marketing non convenzionale? Un placebo advertising? Forse conviene andarci piano con le etichette.

Una domanda però ce la facciamo: che cosa può l’effetto placebo? Può parecchio e il dipartimento marketing del sapone che “contiene un quarto di crema idratante” mette al centro ancora una volta la vulnerabilità e l’insicurezza della donna.

Dove, con la sua linea di prodotti di cosmetica a fascia bassa, non ricorda alla sua cliente che è grazie a un suo detergente (o a qualsivoglia miracolo della cosmesi) a essere diventata più bella. Il messaggio di Dove è semplicemente questo: donna, chiunque tu sia agli occhi degli altri, sappi che sei bella. Solo che spesso te ne dimentichi. 

cerotto Dove Beauty

Verso una pubblicità dei contesti

Dove Beauty Patch, assieme a Dove Camera ShySelfie e a Dove Real Beauty Sketches consolida un pensiero che ormai è radicato da tempo nel nuovo modo di fare pubblicità: non si esaltano più le qualità intrinseche di un prodotto (servizio), ma ci si concentra su tematiche ad esso correlati e quindi sui contesti in cui esso si può calare. Non solo quelli immediatamente prossimi, ma anche quelli più lontani, se non addirittura antitetici.

L’obiettivo è promuovere un prodotto di bellezza? Non mi concentro sull’universo degli inestetismi femminili (falso problema), presentando già da subito il mio prodotto (falsa soluzione). La pubblicità in questo senso, si orienta su un tema correlato alla bellezza estetica, ovvero quello della scarsa autostima, che è il vero problema, che affligge la quasi totalità delle donne, target di Dove.

A questo vero problema, si contrappone la versa soluzione che si chiama accettazione del sé. Si parla alla donna comune ed è lei a fare da àncora al prodotto e non viceversa. In questo caso è l’essere femminile nella sua “normalità”, e “autenticità”, che spogliato da qualsiasi accezione divina e celestiale diventa oggetto di interesse.

Ann Kearney-Cooke protagoniste Dove Beauty Patch

(fonte: Instagram)

Dove Real Beauty: “il più bianco non si può” è morto

Stop alle bugie. La donna a cui è indirizzato il messaggio di Dove è consapevole. Avrà pure scarsa autostima, ma è realista e non le puoi raccontare delle fandonie. E’ la stessa donna a cui coerentemente si rivolge Dove nella fortunatissima campagna Dove Real Beauty.

L’occhio di bue si orienta sul target e non più sul prodotto. Non si menzionano più le  promesse e gli strepitosi effetti benefici del prodotto. Spesso, come in questo caso, se ne ridimensionano le qualità, quasi a voler minare il ruolo del marketing e a ribadire un concetto: “il più bianco non si può” è morto da tempo e con lui il consumatore e il cliente più ingenuo e frivolo. Forse.

E tu che ne pensi? Ci saresti cascata anche tu?

Per FIFA World Cup la più grande campagna pubblicitaria della storia, garantisce Coca-Cola

Coppa del Mondo Coca-Cola

Ieri vi abbiamo parlato dell’ultima trovata di Pepsi in occasione di FIFA World Cup. L’acerrimo competitor, Coca-Cola, non poteva di certo restare a guardare!

Coca-Cola è sponsor ufficiale dell’evento e ha preparato una campagna faraonica articolata in tre principali operazioni: una serie di video intitolati One World, One Game,  la ‘Happiness Flag‘ e l’inno ufficiale The World is Ours di David Correy.

Il filo conduttore di questa enorme macchina pubblicitaria verte sui concetti di inclusività e partecipazione: la coppa è di tutti, il calcio è per tutti e il 12 giugno tutti scenderanno in campo nel segno dell’amore per il calcio. 

Coca-Cola packaging mondiali di calcio

One World, One Game: il calcio secondo Coca-Cola

Al centro della campagna globale, troviamo il film One World, One Game, composto da una serie di video in stile documentaristico i cui protagonisti sono i ragazzi provenienti dalle zone più difficili della Terra: una piccola comunità in Amazzonia dove il calcio è l’unica possibilità di connessione con il mondo, l’est Europa, Ramallah in Palestina e Otsuchi, cittadina giapponese colpita dallo Tsunami.

A questi ragazzi Coca-Cola regalerà l’opportunità di scendere in campo, ognuno portando la propria bandiera, prima del calcio d’inizio il 12 giugno a San Paolo.

All’interno del video c’è posto anche per altre storie toccanti e che vogliono essere d’ispirazione e incoraggiamento per tutti. Tra queste spicca El Abrazo del’Alma, la storia di Victor dell’Aquila, giocatore di calcio argentino senza braccia, che il 28 giugno 1978 – quando il fischio dell’arbitro decretò la vittoria dell’Argentina – corse in campo per festeggiare con il suo capitano regalando un’immagine che è passata alla storia.

Come se Coca-Cola con El abrazo del’alma voglia dare la sua risposta alla successiva – e molto più commerciale – Mano de Dios di Maradona dell’86.

One World, One Game è stato creato da Wieden & Kennedy – storica agenzia alla quale dobbiamo anche il leggendario ‘Just Do It’ di Nike – che è riuscita nell’impensabile: ha rivisitato l’iconico rosso di Coca-Cola, proponendo per le lattine Brasil ’14, anche il verde, l’oro e il blu, ovvero i colori della bandiera brasilera.

‘Happiness Flag’: la bandiera mosaico più grande del mondo

Il messaggio di ‘Happiness and Togetherness’ di Coca-Cola per FIFA World Cup 2014 comprende anche la costruzione della bandiera-mosaico più grande del mondo. Composta da un mosaico di foto inviate dai ogni angolo del pianeta, la bandiera sarà esposta alla partita inaugurale Brasile-Croazia a San Paolo.

Per fare parte della storia si può inviare la propria foto a tuttisulcampo@cocacola.com, condividerla sulla bacheca Facebook di The Coca-Cola con #tuttisulcampo o su Twitter con #tuttisulcampo e taggando @CocaCola e su Instagram con #tuttisulcampo.