Italia Caput Mundi: lo storytelling sulle scarpe italiane [PARTE 2]

Parte con un video sulle scarpe il racconto del pensiero laterale che ha dato vita al made in Italy: originali e innovativi, ecco come i nostri prodotti rendono l'Italia "caput mundi" nell'export internazionale

“Noi italiani abbiamo fatto le scarpe al mondo intero” esordisce dicendo la prima puntata dello storytelling Italia Caput Mundi. Parte con uno speciale dedicato alle scarpe questo racconto sul pensiero laterale che ha dato vita al made in Italy: originali e innovativi, ecco come i nostri prodotti rendono l’Italia “caput mundi” nell’export internazionale.

Lo storytelling che vi abbiamo proposto conta sei video creativi che raccontano anche alcune eccellenze che non sapevamo fino ad oggi fossero tali: oggetti come i rubinetti, gli occhiali o le piastrelle si aggiungono alla lista dei prodotti più rinomati al mondo che parlano d’Italia, esattamente come la pasta o, in questo caso, le scarpe.

Ma perché le scarpe italiane hanno il primato di prodotto internazionalmente eccellente?

Basta dare uno sguardo a qualche numero: secondo l’indice Fortis-Corradini, su una casistica totale di 5.517 prodotti in cui è diviso il commercio internazionale, le calzature made in Italy si posizionano al quinto posto, con un valore export pari a 2.160,2 milioni di dollari.

Grazie alla ricerca condotta da Italia Caput Mundi, scopriamo che il 10% della produzione made in Italy è fatta di “confezionamento di articoli di abbigliamento e in pelle” entro cui rientrano le scarpe, e che le relative imprese di Lombardia, Veneto e Marche si classificano ai primi posti proprio in termini di produzione.
Anche la categoria “fabbricazione di articoli in pelle e simili” riguarda la produzione di scarpe e fa registrare un bell’8,4% di produzione complessiva targata made in Italy, entro cui troviamo oltre alle regioni leader, anche Toscana, Emilia Romagna e Campania.
Ciò significa che quasi il 20% del made in Italy è dedicato alla produzione di prodotti leader come le calzature: non è quindi un caso che i nostri artigiani e i nostri designer di calzature siano considerati i migliori sul piano internazionale e che sappiano esprimere un tale livello di raffinatezza nella produzione di scarpe, facendo del marchio made in Italy una garanzia nel commercio, la stesse che il resto del mondo ama da decenni e sceglie di comprare.

Forse non tutti sanno che…

Non solo scarpe, però. Come accennato in precedenza, forse non tutti sanno che su queste migliaia di prodotti commerciali mondiali, sono circa 250 i prodotti che provengono dall’Italia e che detengono la prima posizione nell’export mondiale, con oltre 4.500 aziende italiane che li producono protagoniste di questo primato.
Come se ciò non bastasse, dobbiamo sapere che sono 347 i prodotti italiani che detengono la seconda posizione nell’export mondiale, e che sono 387 quelli che detengono invece la terza posizione.

Considerando complessivamente il numero di primi, secondi e terzi posti nell’export mondiale detenuti da ciascun Paese del G20, l’Italia figura quarta assoluta dopo Germania, Cina e Stati Uniti.
Inoltre l’Italia è seconda al mondo soltanto alla Germania per numero di posizioni di eccellenza nell’export in rapporto alla sua popolazione.

Le aziende coinvolte in questo processo di produzione sono per lo più piccole e medie imprese, che producono tra i 5 e i 50 milioni di euro l’anno di fatturato e hanno un numero di dipendenti compreso tra i 10 e i 250 addetti.
Con Italia Caput Mundi è stato possibile mappare queste imprese e dare dei nomi agli imprenditori che vi lavorano e danno vita, ogni giorno, a nuove idee per la soluzione dei problemi dell’economia del Paese e provano a immettere sul mercato ancora prodotti di eccellenza, non rinunciando quindi ai migliori insegnamenti provenienti dalla tradizione pur facendo innovazione.

Con la prossima puntata scopriremo qual è il prodotto che detiene la prima posizione e vi racconterò altri aneddoti del Made in Italy che purtroppo tendono a restare sconosciuti e fare del marchio un grande concetto di fascinazione, ma anche un grande insieme di non-definizioni.
In anteprima posso dirvi che scoprirlo sarà per voi una vera sorpresa, in perfetto stile “pensiero laterale”. Alla prossima settimana, quindi.