Eccellenza italiana al CES 2014: Technogym e la "wellness valley"


Tecnologia e fitness. Due parole chiave che al CES di Las Vegas dello scorso 7-10 Gennaio si sono incontrate per dare vita a tutto un nuovo settore di prodotti dedicati al monitoraggio e alla pratica dell’attività sportiva. Dagli activity tracker agli smartwatch, se il CES in qualche modo è in grado di prevedere i trend del futuro, possiamo pensare che nei prossimi anni qualunque nostra attività fisica sarà programmata, monitorata e condivisa.

In Italia il mercato dell’indossabile sportivo cresce più lentamente. Mentre negli Stati Uniti si incontrano ovunque persone con FitBit & Co. al polso, in Italia i braccialetti che monitorano l’attività fisica sono indossati solo da qualche geek. Se si guarda però all’industria del fitness, vediamo come in Italia vi sia una delle eccellenze. Stiamo parlando di Technogym, l’azienda di Cesena leader mondiale nel settore delle soluzioni per il Fitness e il Wellness, che proprio al CES ha presentato la parnership con Google Glass come parte di una strategia per consolidare la propria posizione di leader nella creazione di esperienze di fitness integrate.

Vediamo allora cosa c’è dietro al successo dell’azienda romagnola.

La nascita di una Wellness Company

La storia di Technogym nasce in un garage, dove il founder Nerio Alessandri ha sviluppato la sua prima attrezzatura sportiva a soli 22 anni, nel 1983. Attualmente Technogym è leader nel settore del Fitness & Wellness con oltre 2.200 dipendenti, 14 filiali in Europa, U.S.A., Asia, Medio Oriente e Australia. Oltre 65.000 centri Wellness e 100.000 abitazioni private in tutto il mondo sono attrezzate Technogym. Aperta al mercato globale, Technogym continua a mantenere tutte le attività di ricerca, sviluppo e design in Italia.

Come tutte le aziende che, nate in un garage, diventano leader mondiali, anche dietro a Technogym ci sono una mission e una vision precise. Technogym infatti si propone di essere il leader nel mondo come Wellness Solution Provider. Non solo fornitore di attrezzatura sportiva, dunque, ma designer di un’esperienza integrata di benessere composta da servizi e strumenti, dispositivi innovativi, contenuti e soluzioni per il networking in grado di promuovere uno stile di vita orientato al benessere.

Technogym Ecosytem

Per concretizzare la propria Mission, Technogym ha sviluppato il Technogym Ecosytem. Con la piattaforma Ecosystem, ogni persona può trovare e accedere a contenuti e programmi di allenamento su qualsiasi attrezzo, in ogni luogo del mondo e da ogni dispositivo personale – dallo smartphone alla smart TV – ed entrare a far parte di una grande community globale.

Per l’operatore professionale, Technogym Ecosystem rappresenta la possibilità di avere a disposizione un’intera gamma di prodotti, servizi, contenuti e programmi tecnologicamente interconnessi tra loro e quindi poter gestire e guidare i propri clienti, in qualsiasi momento e luogo. Technogym Ecosystem diventa così una soluzione a 360°, aperta e personalizzabile secondo il modello di business, che permette di aumentare le opportunità di fidelizzazione e attrazione, aprendo nuovi scenari per il settore Wellnes.

Al CES di Las Vegas sono stati presentati due elementi fondamentali dell’ecosistema di Technogym che consentono di potenziare l’allenamento con il tradizionale tapis roulant. Innanzitutto la partnership con Google Glass. Utilizzando i Google glasses gli utenti potranno, infatti, controllare ed accedere a tutte le funzioni del tapis roulant con il comando vocale e riceveranno feedback sul loro allenamento attraverso le lenti degli occhiali.

Sviluppata da Technogym è invece UNITY, la prima piattaforma aperta Android che consente agli utenti di accedere ai propri contenuti personali attraverso il tablet posizionato sul tapis roulant.


Technogym Village

Per Technogym ricerca ed innovazione vanno di pari passo con la sensibilizzazione ad una vita sana. Per fare incontrare questi due aspetti della propria filosofia, nel 2012 è stato inagurata una nuova sede dell’azienda sempre a Cesena: il Technogym Village, che comprende il centro di ricerca ed innovazione, gli stabilimenti produttivi e un grande Wellness Center dedicato all’attività fisica, all’interior design ed alla cultura del wellness. Il complesso che occupa un’area di 150mila metri quadrati, di cui 60mila coperti è il primo esempio di Wellness Campus al mondo per far vivere a collaboratori, clienti, fornitori ed ospiti da tutto il mondo una vera e propria esperienza ispirata al Wellness.

Il Wellness Center e deputato alla ricerca scientifica, in cui vengono analizzate le evidenze che emergono dagli studi più aggiornati di medicina, fisiologia e biomeccanica con l’obiettivo di sviluppare soluzioni all’avanguardia per contenuto scientifico, tecnologia e reale efficacia sull’uomo.



Il progetto del Technogym Village è integrato nell’iniziativa “Romagna-Wellness Valley”, promossa dalla Wellness Foundation creata nel 2003 da Nerio Alessandri, che mira a creare in Romagna il primo distretto del benessere in Europa, un laboratorio di esperienze per elevare la qualità della vita delle persone e per fare leva sul benessere come opportunità di sviluppo economico per il territorio romagnolo.

Vision, ricerca e innovazione italiana, integrate in un progetto di sviluppo strategico del territorio italiano. Questi dunque sembrano essere gli ingredienti di un’azienda italiana che è riuscita a costruire il suo successo nel mondo, a partire da un garage romagnolo.

Oscar 2014: le locandine dei film si confessano

 

10 nomination a testa per American Hustle e Gravity, e 9 per 12 Anni Schiavo. Questi tre sono i film che hanno avuto più nomination agli Oscar 2014. Subito sono partite le critiche per le esclusioni eccellenti ma anche grande attesa per vedere se finalmente Di Caprio riuscirà ad ottenere l’agognata statuetta.

Esistono molte nomination, Miglior film, Miglior attrice protagonista, Miglior attore protagonista, Miglior canzone originale, in pratica si va a premiare un po tutti i ruoli, dagli attori ai truccatori, dagli sceneggiatori ai fonici ma nessuno ha mai pensato al titolo del film, pensateci bene molto spesso è il titolo che vi spinge a vedere il trailer di un film e alcune volte il titolo stesso può tranne in inganno, soprattutto quelli che vengono tradotti.

Ma cosa succederebbe se i titoli dicessero la verità sul film?

A questa domanda rispondono i ragazzi di College Humor con una serie di locandine dei alcuni dei film candidati agli Oscar 2014.

Gravity:

12 Anni Schiavo:

Her:

American Hustle:

The Wolf of Wall Street:

Nebraska:

Dallas Buyers Club:

Philomena:

Captain Phillips:

HER di Spike Jonze: 7 video da vedere aspettando l'uscita [VIDEO]

HER di Spike Jonze: 7 video da vedere aspettando l'uscita [VIDEO]

In Italia arriverà il 13 marzo. Nel frattempo, ha già vinto un Golden Globe per la “Miglior Sceneggiatura” e raccolto ben 5 candidature agli Oscar del prossimo 2 marzo. Stiamo parlando di “HER” (in italiano “LEI”) l’ultimo lavoro di Spike Jonze, che sta raccogliendo un successo di pubblico e critica importante.

Il regista statunitense ha portato sul grande schermo un tema caro alla rete, dibattutto più e più volte, in chiave ironica o analitica che sia: il rapporto tra noi esseri umani e la tecnologia, quei sistemi operativi sempre più umanizzati con i quali parliamo, ai quali facciamo domande, a volte addirittura esistenziali (anche se solo per scherzare). E soprattutto il ruolo che noi stessi abbiamo dato alla tecnologia nella definizione delle relazioni umane.

Il protagonista del film è Thodore Twombley (Joaquin Phoenix), un uomo che si guadagna da vivere scrivendo biglietti e lettere personalizzate per mogli, mariti, figli incapaci di farlo da sé. Un marito che sta affrontando un divorzio dalla consorte e vive per questo una vita piuttosto solitaria. L’intero film si sviluppa attorno alla complicità (amore?) che unisce Theodore e il sistema operativo Samantha.

Il tema dell’intelligenza artificiale è uno dei più cari alla cinematografia fantascientifica, ma questa volta ci troviamo davanti ad un ribaltamento di prospettiva decisivo: non sono solo i robot che imparano ad amare e sviluppano emozioni (oppure si ribellano all’essere umano e alle Tre leggi della robotica). In “HER” è l’uomo che, davanti ad un sistema operativo dalle impressionanti capacità empatiche e dotato di pensiero autonomo, se ne innamora, mentre fatica a rapportarsi coi suoi simili, nei rapporti coi quali è l’incomunicabilità a farla da padrone.

HER di Spike Jonze: 7 video da vedere aspettando l'uscita [VIDEO]

HER di Spike Jonze: 7 video da vedere aspettando l'uscita [VIDEO]

Her di Spike Jonze è, in tutto per tutto, un film dei nostri tempi. Mentre aspettiamo che approdi anche nelle sale nostrane, abbiamo selezionato 7 video per entrare nello spirito della storia romantica e futuristica più affascinante (sotto molti punti di vista) del momento.

Come è nato Her di Spike Jonze

Il regista ha dichiarato di aver avuto l’idea per la sceneggiatura di Her dieci anni fa, quando ha visto alcuni articoli che parlavano di una chat artificiale. “Era come un AliceBot in cui potevi scrivere qualsiasi cosa e loro ti avrebbero risposto“.

Ancora oggi l’immaginario legato a bot e chatterbot è molto forte. In rete potete trovare tantissimi contenuti, soprattutto video, realizzati da utenti che si sono relazionati con queste AI. C’è chi ci ha scritto una sceneggiatura, ad esempio!

L’Intelligenza Artificiale non è più cosa fantascientifica, in nessuno dei settori produttivi o culturali: basta pensare che la London Symphony Orchestra ha suonato una composizione creata assieme a dei computer, o che Amazon ha venduto libri scritti da computer. L’Internet delle cose si sta espandendo in ogni ambito, dalla domotica all’industria, passando per l’arte.

Insomma, viviamo in un mondo di connettività estesa, con tanti oggetti intelligenti sempre a portata di mano. Dove ci porterà tutto questo? Forse in una società in cui comunicheremo più con le macchine che fra noi umani?

Her, la tecnologia umana nella nostra cultura

Samantha di Her ricorda molto Siri, l’assistente personale di Apple che, da quando ha fatto la sua apparizione nell’ottobre del 2011, ha incarnato sia la tendenza della tecnologia a diventare sempre più umanizzata, sia la nostra dipendenza da essa, alla quale facciamo affidamento totale. La tecnologia, come ci ricordano in molti, ha cannibalizzato molti aspetti della nostra vita sociale. Vi ricordate dell’interessante riflessione avanzata dal video “I Forget My Phone“?

Siri ha stuzzicato l’immaginazione di tutti noi, ridefinendo i confini del rapporto tra uomo e macchina. Decine, centinaia di video parodie, sketch comici, fino ad approdare in tv in serie televisive come “The Big Bang Theory“, mentre l’immaginario collettivo si cementifica sempre più attorno all’assistente vocale e al suo ruolo sociale, umanizzandola.

Sempre più spesso parliamo dell’influenza reciproca tra rete e televisione, e parlando del mare magnum di video e contenuti prodotti attorno al tema “relazioni con l’assistente vocale del mio smartphone”, Her di Spike Jonze non può che essere il film che aspettavamo!

Cos’è davvero l’amore ai nostri tempi?

Questa riflessione l’ha proposta qualche tempo fa anche la nostra Adele Savarese aka Aiko nel post “Facebook fa bene o fa male all’amore?“. Her di Spike Jonze sembra parlare di questo: di amore, e di come le connessioni tra umani rischiano di estinguersi nella società computerizzata. Di come la tecnologia, oggi, possa rendere più difficile una storia così come il lasciarsi alle spalle un rapporto.

Cederemo davvero all’affinità che proviamo per la nostra futura Samantha, quell’assistente personale che conosce i nostri bisogni meglio di quanto non facciamo noi?

Lance Bangs, amico e collaboratore di Jonze, ha realizzato questo mini documentario sul film per “The Creators Project“, in cui intervista numerosi artisti e creativi (come ad esempio Brett Easton Ellis) su temi come amore e relazioni umane ai nostri tempi.

E voi, nel frattempo vi siete fatti un’idea di cosa sia l’amore oggi? Mentre ci pensate, e in attesa di andare tutti al cinema a vederci Her di Spike Jonze, una parodia del trailer non può mancare 🙂

Super Bowl is coming: anticipazioni sugli spot che vedremo

Ormai manca davvero poco: l’evento televisivo più atteso dell’anno, il Super Bowl, andrà in onda il 2 febbraio con la sua 48esima edizione.

Se per gli appassionati di football, il Super Bowl è la finale del campionato della National Football League, per i mad men di tutto il mondo è l’occasione di vedere cosa i brand mettono sul piatto in quei pochi secondi acquistati con cifre esorbitanti.

Molte aziende hanno già rilasciato dettagli e teaser sugli spot che manderanno in onda durante il Super Bowl, ecco quelli che ci sembrano più interessanti.

Budlight

Budlight si è accaparrata il titolo di ‘birra ufficiale della NFL’ e non può di certo deludere. Ecco perché ci attende la serie di spot Epic Night con protagonisti Arnold Schwarzenegger, Don Cheadle e Reggie Watts.

Agenzia: BBDO

Axe

Dimenticate ragazze in bikini inspiegabilmente attratte da un ragazzo solo perché ha utilizzato quel profumo, Axe quest’anno cambia rotta con uno spot serio e cinematografico per promuovere la fragranza ‘Peace’.

Agenzia: BBH London

Kia

Dopo il ritorno dell’agente Smith per General Electric, anche il rivoluzionario di Matrix Morpheus viene preso in prestito dai pubblicitari della David&Goliath per lo spot della Kia K900. Inutile dirlo che lo spot si baserà sulla famosa scelta, stavolta tra una chiave rossa e una chiave blu. Per il momento godiamoci il teaser che riprende una scena cult del film.

Wonderful Pistachios

Se l’anno scorso Wonderful Pistachio ha scelto come testimonial il re del tormentone, la pop star Psy, quest’anno punta sul comico vincitore di Emmy Stephen Colbert. Secondo il presentatore, la partita è solo un modo per onorare il suo primo spot per Wonderful Pistachios.

H&M

Testimonial che vince non si cambia, giusto? Ecco perché H&M punta ancora su David Beckham e stavolta sarà il pubblico a scegliere se vederlo #covered o #uncovered. Hanno davvero dei dubbi su quale sarà la versione vincitrice?

M&M’s

BBDO punta sull’M&M Yellow che nel teaser viene colpito da un tranquillante per aver ballato il twerk. Scopriremo cosa gli accadrà solo il 2 febbraio.

Toyota

Prendete l’attore Terry Crews (Brooklyn Nine-Nine, Arrested Development) e fategli incontrare un personaggio dei Muppets. Ne vedremo delle belle, si spera.

Agenzia: Saatchi & Saatchi, Los Angeles

Squarespace

Tra il geniale e l’inquietante, lo spot ideato da David Lee per la piattaforma web Squarespace mostra una realtà distopica per veicolare l’idea che gli strumenti di SquareSpace possono aiutare gli utenti a trovare conforto in mezzo a un mondo online che può essere travolgente e spaventoso.

Jaguar

Per la sua prima campagna durante il Super Bowl British Villans, Jaguar punta sui tre attori inglesi Ben Kingsley, Tom Hiddleston e Mark Strong e sul regista Tom Hooper (The King’s Speech, Les Misérables). Bisogna dire altro?

Pepsi

Otre a sponsorizzare il consueto halftime show che quest’anno vedrà esibirsi Bruno Mars e i Red Hot Chili Peppers, Pepsi ha rilasciato già uno dei due spot che vedremo durante l’evento rivolto a sponsorizzare proprio l’esibizione del cantante hawaiano.

Doritos

Doritos non si è mai limitato alla messa in onda dello spot durante il Super Bowl e sono ormai 8 edizioni che lancia il contest ‘Crash The Super Bowl’, i cui cinque finalisti sono in gara per vedere il loro spot in onda e 1 milione di dollari.

Quale attendete con maggiore curiosità? In attesa degli spot che vedremo, perché non dare un’occhiata ai migliori e ai peggiori del 2013? Enjoy!

Guinness, i testimonial sono eleganti e… congolesi [VIDEO]

“Nella vita non sempre puoi scegliere cosa fare, ma puoi sempre scegliere chi essere”
In questa frase di Stephen O’Kelly, direttore marketing Guinness, è racchiuso il senso del nuovo spot del colosso irlandese.

Protagonisti della nuova campagna i Sapeurs, gruppo congolese di uomini unici dal codice etico e morale ben definito per i quali lo stile e l’atteggiamento contano più dell’occupazione o della ricchezza.

Il loro nome deriva dal gergo francese e vuol dire “vestire con classe”. I Sapeurs sono membri di una sub-cultura che prende il nome dalla sigla SAPE: la Société des Ambianceurs et des Personnes Elegantes.

Nulla è inventato, i Sapeurs esistono davvero come istituzione sia nel Congo Kinshasa che in quello di Brazzaville. La filosofia è quella di andare oltre alla condizione lavorativa e sociale, per reinventare una moda di grande stile e mai volgare! Da un vecchio abito da lavoro può nascere un completo unico ed elegante.

Il video, infatti, rappresenta una giornata tipo a Brazzaville, capitale della Repubblica del Congo. Da contadini, tassisti e lavoratori di sigari dopo una giornata di fatica eccoli trasformarsi in uomini di estrema eleganza, vestiti a festa con bombetta e abiti su misura e ritrovarsi insieme a cantare, ballare e festeggiare la bellezza della vita.

Guinness, i testimonial sono eleganti e… congolesi

Guinness, i testimonial sono eleganti e… congolesi

Guinness, i testimonial sono eleganti e… congolesi

I Sapeurs mostrano non solo come vestirsi riutilizzando vecchi tessuti, ma anche come camminare, parlare e socializzare in maniera decorosa ed impeccabile, e per questo sono trattati come celebrità. Un importante messaggio di civiltà per tutta la popolazione congolese: non è il tessuto del vestito che conta, ma la persona al suo interno.

Lo spot fa parte della campagna virale di Guinness “Made of More”, che mira a mostrare le scene di vita quotidiana della gente comune di tutto il mondo.

La campagna TV è stata creato dall’ agenzia pubblicitaria londinese AMV BBDO ed è supportata da un documentario sui Sapeurs.

Aperte le iscrizioni al Social Case History Forum!

Solo case history. Niente #fuffa.

Da tre anni questa è la mission del Social Case History Forum, l’evento che raccoglie i casi di successo sui social media, facendole raccontare direttamente dalla fonte di questo successo: aziende, agenzie e startup saranno infatti le protagoniste.

Sia che siate una grande azienda con anni di esperienza alle spalle, sia che siate una giovane startup, quante volte vi sarete chiesti “come diavolo avrà mai fatto il signor Barilla a non pensare alle ripercussioni che avrebbero potuto avere le sue dichiarazioni sugli omosessuali?”, ripercussioni degne di un colossale #epicfail che abbiamo analizzato nell’articolo “Barilla e il boicottaggio social: come rimediare a una comunicazione superficiale?”

Quante altre volte, invece, vi siete chiesti come gestire la comunicazione con il vostro pubblico – soprattutto in caso di critiche – e sfruttare il valore aggiunto dei social media per aprire un dialogo con i consumatori e diventare un caso di #epicwin come il recente successo di Algida “Winner Taco, Algida e prosumer: il dialogo vince sempre”?

Solo per citare due dei grandi #epicwin ed #epicfail.

Alle precedenti edizioni del Social Case History Forum sono state presentate numerose case history di diverse aziende italiane – tra cui MSC Crociere, Canon Italia, Fanta e Venchi – e agenzie – tra cui FattoreMamma, CheckBonus, Sdm Interactive Passion e Connexia; per citare solo alcuni dei relatori dell’ultima edizione.

La quinta edizione Social Case History Forum si terrà il 20 Marzo presso il Centro Congressi Palazzo Stelline in Corso Magenta 61 a Milano.

Se anche voi avete una storia di successo e volete condividerla Social Case History Forum fa al caso vostro 😉

Il format è semplice, con diverse tipologie di spazi a disposizione. Per maggiori informazioni potete compilare il modulo presente sul sito.

Noi ninja ci saremo! E voi?

5 ragioni per cui Chinatown è la zona Rock delle città

Misteriosa, fuori dal tempo e spesso anche dalle regole. Chinatown, che si trovi a San Francisco o a Milano, è sempre un luogo Rock ‘n’ Roll.

Scoprite perché con questo video, commentare e fatemi sapere che ne pensate!

Alla prossima

Jack ‘n Roll

 

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Top 10 fumetti e illustrazioni: i migliori creativi della settimana

Top 10 fumetti e illustrazioni: i migliori della settimana

Nuovo appuntamento con la top 10 fumetti e illustrazioni per darvi la giusta carica di creatività settimanale. Come sempre troverete autori affermati, nuovi talenti, giovani promesse e artisti poliedrici sempre guardando sia all’Italia che all’estero… Anche per questa settimana, che il potere dell’ispirazione sia con voi!

Top_10_fumetti_e_illustrazioni_Zerocalcare

Zerocalcare ha annunciato in modo “fumettoso” l’ adattamento del suo volume “La profezia dell’armadillo” (ed. Bao Publishing) in un film, con la regia di Valerio Mastandrea. Questa è la prima tavola, il resto della storia si legge sul suo blog.

Top 10 fumetti e illustrazioni Le Grandi Storie Disney l’opera omnia di Romano Scarpa

È uscito questa settimana il primo volume della collana della Gazzetta dello Sport dedicata all’opera completa di Romano Scarpa, maestro italiano delle “Grandi Storie Disney”.

Top 10 fumetti e illustrazioni Eleanor Davis

Fantagraphics ha annunciato in uscita per quest’anno la raccolta di storie brevi “How to Be Happy” di Eleanor Davis, una delle più interessanti autrici in circolazione. Nell’immagine una tavola della storia “In Our Eden”.

Top 10 fumetti e illustrazioni Wrenchies Cover

Farel Dalrymple pubblicherà quest’anno con First Second Books una nuova graphic novel dal titolo “Wrenchies” avventura di una banda di ragazzini in lotta contro i demoni, questa è la copertina.

Top 10 fumetti illustrazioni LondonDeco RIBAevent21

L’illustratore francese Thibaud Herem pubblica con la casa editrice inglese Nobrow il suo ultimo libro “London Deco”, un raccolta splendidamente artigianale penna illustrazioni degli edifici più iconici e amati di Londra del periodo Art Deco.

Top 10 fumetti e illustrazioni Kate Willaert
Questo è un delizioso mash-up tra Adventure Time e Twin Peaks della fumettista Kate Willaert.

Top_10fumetti_illustrazioni_Wolfen-Jump

Wolfen Jump è un’antologia online piuttosto interessante che ha visto il lavoro di 24 artisti ed ora vuole diventare un volume cartaceo. La campagna di fundrising è partita su Indiegogo.

Top 10 fumetti e illustrazioni Archie Goodwin & Walter Simonson

Diábolo Edizioni ha presentato “Alien”, la storia illustrata del grande classico film di fantascienza, della coppia Archie Goodwin & Walter Simonson.

Top_10_fumetti_e_illustrazioni_Daniele_Serra

Daniele Serra illustratore e fumettista è l’autore dell’artbook visionario “Veins and Skulls” per l’inglese Short, Scary Tales Publications.

Top_10_fumetti_illustrazioni_Sophie-Franz Delebile

L’antologia “Mother” di Delebile è tra i candidati del premio BD Alternative al festival internazionale del fumetto di Angoulême, in programma la prossima settimana nella cittadina francese. Tra gli autori presenti ho scelto una tavola di Sophie Franz.

Come sempre, vi ricordo che se siete degli artisti e volete segnalarci i vostri lavori, basta commentare questo post con il link al vostro blog, Tumblr, sito o portfolio! Grazie mille a tutti quelli che l’hanno già fatto!

Alla prossima,
Odri

Buon compleanno Mac: Apple festeggia 30 anni del suo computer [VIDEO]

Buon compleanno Mac: Apple festeggia 30 anni del suo computer [VIDEO]

È stato pubblicato poche ore fa, eppure ha già raccolto quasi 50mila views. Di che video potrebbe trattarsi, se non uno di casa Cupertino? Stiamo parlando del video realizzato in occasione dei 30 anni di Mac, il personal computer che nel 1984 rivoluzionò il mercato grazie alla sua interfaccia completamente grafica.

Tre decadi sono passate da quando Apple “ha introdotto il Macintosh con la promessa di mettere il potere creativo nelle mani di tutti. Il Mac ha dato vita a una generazione di innovatori che continuano a cambiare il mondo”, ispirati da un brand che fin dagli esordi ha parlato dritto al desiderio creativo delle persone. Non è un caso se il primo spot, chiamato appunto 1984, è a tutt’oggi uno dei più famosi, conosciuti ed apprezzati nel mondo dell’advertising.

Dando seguito all’impronta narrativa che Apple ha recentemente adottato per la sua comunicazione (avete visto lo spot in cui viene ripreso il monologo del professor Keating de “L’attimo fuggente“?), anche in questa occasione Cupertino ha optato per la costruzione di un mini-sito in cui l’utente viene coinvolto nella rivisitazione della storia di Mac. E anche invitato a raccontare come il prodotto di Apple ha cambiato la sua vita, grazie all’apposita sezione “Your First Mac“.

Nel video sono artisti e innovatori come Moby, April Greiman, Daito Manabe a raccontare la loro personale esperienza con Apple e il modo in cui Mac abbia rivoluzionato la lorto arte e professione.

Buon compleanno Mac: Apple festeggia 30 anni del suo computer [VIDEO]

Buon compleanno Mac: Apple festeggia 30 anni del suo computer [VIDEO]

Buon compleanno Mac: Apple festeggia 30 anni del suo computer [VIDEO]

Buon compleanno Mac: Apple festeggia 30 anni del suo computer [VIDEO]

Che dire, dopo 30 anni Apple riesce ancora a muovere masse di “fedeli” che amano incondizionatamente i suoi prodotti: prova ne sono i numeri, tra share e like, che il video sta raccogliendo. E la scelta di coinvolgere sempre più i fan, invitandoli a raccontare la propria passione piuttosto che farsi “semplici” ambassadors del brand, sembra premiare Cupertino, recentemente criticata per aver troppo spesso proposto un’immagine troppo “macchina-centrica” dell’utilizzo della tecnologia, a scapito dei rapporti umani.

Al centro di questa iniziativa sembrano invece essere state messe persone, e tante: dai grandi artisti ai fan sparsi per la Terra, che oggi festeggiano tutti insieme i 30 anni di Mac.

Sebastiano Tomada Piccolomini sulla fotografia nell'era dei social media [INTERVISTA]

Siria 2013 - Foto di Sebastiano Tomada Piccolomini

Siria 2013 - Foto di Sebastiano Tomada Piccolomini

In una fase molto agitata per quanto riguarda la fotografia su internet, dall’onnipresenza dei filtri “un tocco-e-via” al dilagante trend dei selfie, dalle quotazioni milionarie dei social media visivi all’aumento esponenziale del traffico dei servizi di messaggistica, abbiamo intervistato Sebastiano Tomada Piccolomini, emergente fotografo di guerra e recente vincitore del prestigioso World Press Photo Award, per avere un punto di vista professionale sull’attuale panorama della fotografia ai tempi della condivisione social.

Sulla fotografia: la democratizzazione della fotografia oggi conferisce a tutti la possibilità di condividere foto soprattutto tramite smartphone. Da osservatore e abitante dei social media, la cultura e la qualità visiva stanno aumentando o il livello si sta omogeneizzando?

È impossibile avere le idee chiare sul futuro della fotografia e del fotogiornalismo, specialmente in un’era in cui la nascita del giornalista partecipativo e dei social media stanno letteralmente stravolgendo il sistema dell’informazione. Sono arrivato al punto di credere che Instagram, Tumblr e i social media in generale possano darci una connessione più diretta con l’informazione e con la realtà, in quanto ci offrono molteplici opzioni su un tema in particolare.

Il problema è la qualità dell’informazione: purtroppo quello che sbilancia l’essenza dell’informazione visiva è la popolarità, che non è sinonimo né di qualità, né di credibilità. È una domanda complessa la tua, io faccio sempre riferimento al “giornalismo partecipativo” nell’accezione di Fred Ritchin descritta in “Bending the Frame: Photojournalism, Documentary and the Citizen”, che tralaltro consiglio a tutti di leggere:

“il giornalismo partecipativo non è solo il diritto di esprimersi secondo la propria personalità, ma anche il diritto di agire come un cittadino e non come un consumatore.”

Sulla manipolazione: al World Press Photo Contest 2013, dove hai ottenuto un prestigioso secondo posto nella categoria General News, si è consumata un’accesa discussione sulla manipolazione dell’immagine, soprattutto la vincitrice nella categoria Spot News. Qual è il tuo punto di vista da protagonista, quanto un trattamento/filtro influisce sulla retorica di una fotografia?

Sono dell’idea che il trattamento di un’immagine sia un elemento talmente personale che si muova di pari passo con la soggettività dell’istante che un fotografo sceglie di cogliere rispetto ad un altro.

Chiaramente ci sono dei limiti alla manipolazione, promosse tralaltro nel codice etico della National Press Photographers Association, ma dopotutto penso sia più importante capire come un fotografo cerchi di manipolare la realtà scattando un’immagine da un angolo diverso o includendo degli elementi nello sfondo che rendano l’immagine più o meno impressionante. Manipoliamo le immagini anche sulla pellicola, creiamo contrasti più o meno forti per dare risalto ai dettagli che vogliamo, è tutto così relativo e affascinante.

Siria 2013 - Foto di Sebastiano Tomada Piccolomini

Siria 2013 - Foto di Sebastiano Tomada Piccolomini

Sull’esperienza: alcune analisi psicologiche, che abbiamo trattato in questo articolo, hanno dimostrato un calo della memorabilità dei momenti fotografati e poi condivisi sui social media, a causa di un’inconsapevole distrazione della mente che subordina alla macchina fotografica la memorizzazione e ai social media il ricordo. Considerati questi ostacoli nel vivere a pieno i momenti, a cosa pensi quando guardi nell’obiettivo?

Penso a due cose:

1 – cogliere l’attimo.

2 – cogliere l’attimo in modo non banale.

Sul selfie: è sempre più diffusa la condivisione dell’autoritratto, internazionalmente conosciuto come selfie. Queste foto servono come strumento di comparazione sociale o sono più un modo per avere il controllo sulla propria immagine?

Mi viene subito in mente il “Ritratto di Dorian Gray”, ma in poche parole schiette credo che il selfie sia un modo per sentirsi “potente”, e se sei qualcuno che suscita interesse allora i selfie diventano ancora più “potenti” e vantaggiosi.

Nell’era dei social media il selfie è anche un modo anche di introdursi, potremmo definirlo come il nuovo modo di guardare qualcuno negli occhi e dire “Ciao, sono io!”.

Siria 2013 - Foto di Sebastiano Tomada Piccolomini

Siria 2013 - Foto di Sebastiano Tomada Piccolomini

Sull’immagine: in una selfie è impossibile restare obiettivi, il fotografo è il soggetto e forse basta questo per abbassare il significato della foto. Ma negli altri casi quanto conta il valore descrittivo dell’immagine?

Un tempo l’autoritratto era qualcosa di esclusivo, uno strumento a disposizione degli artisti visivi per raccontare la propria vita, i propri percorsi le proprie emozioni. Adesso tutti possono autoritrarsi in tempo reale attraverso il selfie, ogni individuo è manager attivo della propria immagine sociale ed è qui che nuovamente rientra il fatto della qualità.

Sono dell’idea che una foto che non necessiti di nessun tipo di analisi non sia una foto “riuscita”.

Sulla condivisione: c’è un momento giusto per scattare una foto, fermare l’istante che stiamo vivendo e conferire ad esso una rilevanza per essere condiviso?

Se avessi una risposta buona avrei più seguaci su Instagram.

Il semplice fatto che ci si chieda quando è il momento esatto per cogliere un momento mette in discussione l’originalità dell’immagine come entità concreta e realistica. Il fotografo, invece, sceglie cosa scattare in un ambiente che lo circonda a 360 gradi.

Afghanistan 2010 - Ritratto di Sebastiano Tomada Piccolomini

Afghanistan 2010 - Ritratto di Sebastiano Tomada Piccolomini

Sebastiano Tomada Piccolomini, come descritto da America24,  è un fotografo di guerra e vive tra New York e il Medio Oriente. Cresciuto tra Udine e Firenze si è trasferito a New York dove ha studiato presso la Parsons University e la New School, laureandosi in media e fotografia. Ha iniziato a viaggiare in aree di guerra soprattutto in Medio Oriente e in Asia. Le sue foto sono pubblicate da Time, The Sunday Times, Vanity Fair, The New Republic, Zeit, The Atlantic e Businessweek. Sebastiano ha ricevuto diversi premi tra cui il World Press Photo Award, l’International Photo Award (IPA) e nel 2013 l’Humanitarian International Red Cross (ICRC) Visa d’or award.