Social network e contenuto: verso la saturazione?


La settimana scorsa ha colpito non poco la notizia di un Epic Fail verificatosi durante il consiglio comunale di Firenze: un consigliere, dopo aver letto della presunta morte di Paolo Villaggio su un social network, ha chiesto e ottenuto di fare un minuto di raccoglimento. Peccato che la notizia fosse falsa e l’attore genovese fosse in splendida salute. Peraltro, una notizia già pubblicata lo scorso anno, con sempre protagonista l’interprete del famigerato ragioniere Ugo Fantozzi.

Quest’episodio, curioso e se vogliamo neanche così inedito nel panorama del mondo digitale, ci ha fatto porre una domanda che forse non è così da sottovalutare: ci stiamo avvicinando a una saturazione da “fruizione di contenuto”?

Una soglia di resistenza da parte dell’utente medio dei social network, che è continuamente bombardato da nuovi stimoli e che sempre più fatica a fruirli correttamente e, addirittura, a distinguere quelli attendibili dai fake. Questo è determinato da come ognuno vive la propria presenza nella social sfera, frequentazione che cresce esponenzialmente secondo le ultime rilevazioni. A darci una mano in tal senso, arriva a proposito un’interessante infografica pubblicata da Go-Gulf.com.

Come si può osservare, i dati proposti riguardano l’utilizzo dei social network più noti e come si frammenti in termini demografici e d’utilizzo il pubblico d’ognuno.

Questi dati possono essere integrati da un secondo grafico sulla realtà italiana riguardanti il confronto 2011/2012, elaborato da Vincos.it e pubblicato qui:

Si può teorizzare come gli utenti dei vari social network siano convergenti su più poli, considerando che in moltissimi non si approcciano in maniera “esclusiva” a un social network, ma anzi tendono a entrare in più ambienti sociali (e su questo, noi Ninja possiamo dire la nostra! 😉 ) talvolta rendendo ridondante proprio la produzione del contenuto, che viene pubblicato su più spazi in contemporanea.

Certo, comparare l’utilizzo di LinkedIn con Facebook o Twitter, così come Pinterest con GooglePlus è esercizio di stile francamente eccessivo, essendo tutti ispirati da principi di comunicazione differenti e per certi versi poco confrontabili.

Rimane però il fatto che seppur ognuno utilizzi una forma differente, al centro rimane l’utente il quale può diventare oggetto di troppi imput e produttore di troppi output, considerando come il tempo medio di permanenza in ogni ambiente aumenti in maniera esponenziale via via che cresce la rete sociale sviluppata in essi.

Se la social sfera sta cambiando il modo di concepire la comunicazione (come ci racconta anche Francesco Russo in questo interessante post), sta anche trasformando gli utenti in recettori superficiali, che talvolta osservano un contenuto ma non riescono a fruirlo proprio per troppa “abbondanza”.

Il caso di Paolo Villaggio è emblematico proprio perché frutto di una scarsa applicazione di quella content curation che rende possibile “ripulire” da quei contenuti immondizia i motori di ricerca, e che dovrebbe essere applicata anche in ambienti social sempre più sincronizzati fra loro e sempre più popolati.

Dal lato “strategico”, è importante sottolineare una volta in più come talvolta non sia necessario apparire su tutti i social network, magari per una singola iniziativa che poi rende lo spazio fermo e senza vitalità, bensì ottimizzare i canali che si sa già in grado di sfruttare e gestire, magari sfruttando al massimo strumenti che sono già ampiamenti avviati e che possono ottimizzare anche un contenuto senza per questo creare confusione, rindondanza fra gli ambienti e difficoltà nella ricezione del messaggio. Sembra una regola scontata ed eccessiva, ma talvolta è necessario ribadirla.

Si può ipotizzare, in futuro, una saturazione della social sfera che porterà gli utenti a un rigetto della frequentazione di tali habitat digitali? Voi cosa ne pensate?

Nike barbershop e il nuovo taglio di Balotelli [VIRAL VIDEO]

Nike ha scelto proprio lui: Mario Balotelli, il “bad boy” che ne combina di tutti i colori fuori e dentro il campo, come testimonial per un’iniziativa di marketing che sta facendo impazzire tutti i maniaci di calcio.

Anche Mario ha il suo barbiere di fiducia, che lavora per la Nike: il video è ambientato nel Nike Barbershop, al cui interno un barbiere in puro “american style” invita Balotelli a sedere sulla poltrona per il nuovo taglio, mentre Javier Pastore e Mamadou Sakho attendono il turno in coda.

Il taglio richiesto da Mario deve essere memorabile e il barbiere vi si cimenta riproponendo i vari tagli di grandi campioni: da Ronaldinho a Waddle, da Ronaldo a Valderrama, fino al momento della decisione che ricade sulla cresta che contraddistingue “Bad Mario”.

La febbre per gli europei sale e Nike è scatenata sui social. Il video è uno spin off del viral per la campagna “My time is now” e prevede al termine della riproduzione, tramite un link, l’interazione con l’App Nike Barbershop su Facebook.

L’applicazione permette di scegliere una tra le acconciature di grandi campioni del calcio tra cui Neymar, Sergio Ramos, Ozil e personalizzare una propria foto con il taglio scelto, per poi condividere sui vari social network la picture personalizzata.

La Nike ha inoltre previsto l’apertura di sei Nike Barbershop reali in diverse città nel mondo: Buenos Aires, Madrid, Città del Messico, Milano e Parigi dove sarà possibile sottoporsi ai tagli di capelli che contraddistinguono i vari calciatori. Per gli Europei  è poi prevista l’apertura di un temporary Nike Barbershop a Varsavia durante l’evento sportivo.

Nike football si concentra sulla crescente attenzione che i calciatori del nuovo millennio pongono nello stile e nell’abbigliamento e gioca con le varie mode che questi testimonial lanciano al fine di creare maggiore interazione con la propria community e manifestarsi come brand sportivo sempre più social.

Milano, 22-23 giugno: Corso in “Viral Strategy & Archetypal Branding” #ninjacademy

La notizia è nell’aria già da un po’: Ninja Academy ve l’ha spifferato via Facebook, Twitter, LinkedIn e chi più ne ha più ne metta. Ma rendere la notizia ufficiale anche sul blog è d’obbligo. C’è chi è onnisciente e sa già tutto, qualcun altro appena saputa la notizia si è fiondato a cerchiare le date sul calendario, altri ancora non stanno più dormendo la notte e anziché contare le pecorelle hanno deciso che è meglio fare il countdown dei giorni che mancano.

Tutto questo perché? Perché venerdì 22 e sabato 23 giugno arriva a Milano il primo corso completo mai realizzato sulle teorie e tecniche esposte nel libro “Create! Progettare un’idea contagiosa (e rendere il mondo migliore) edito da Sperling & Kupfer.

Il training intensivo in Viral Strategy & Archetypal Branding è un incontro di apprendimento diretto e stimolante finalizzato alla progettazione di brand contagiosi nell’era dei social network.

Vi siete mai chiesti cosa accomuni le leggende urbane, le storie mitologiche e i video da milioni di click su YouTube? Oltre a comprendere le dinamiche della società digitale e le sfumature dell’animo umano, il segreto per trasformare una semplice idea in un successo straordinario è far riferimento agli Archetipi, modelli psichici comuni in grado di risuonare con il pubblico ad un livello profondo.

Oggi è possibile far evolvere il lavoro del comunicatore da Brand-Maker a Soul-Maker, mettendo al centro del processo di marketing un’ampia gamma di relazioni fra gli addetti ai lavori e le forze creative in campo: quelle dell’azienda, dell’agenzia di comunicazione e del pubblico.

Ad aiutarci in questa straordinaria avventura ci saranno Mirko Pallera, Co-Fondatore di Ninja Marketing, che per l’occasione sarà spalleggiato da Gianluca Lisi, Archetypal Branding Specialist, e Gianni Miraglia, Storyteller.

I due corsi sono acquistabili anche separatamente, ma è consigliato l’acquisto congiunto per avere una maggiore visione d’insieme ed una preparazione più completa sull’argomento. Il corso in Archetypal Branding rappresenta infatti un necessario approfondimento dei concetti esposti nel corso in Viral Strategy.

La prima giornata – quella in Viral Strategy, vedrà protagonista Mirko Pallera che parlerà di contagio sociale e idee virali ma, a livello più pratico, anche di come progettare, realizzare e distribuire una campagna di comunicazione virale.

La seconda giornata – dedicata all’Archetypal Branding, vedrà Gianluca Lisi e Gianni Miraglia raccontarci l’immenso potenziale degli Archetipi, spronandoci verso una ricerca di relazioni basate sull’autenticità e sulla creatività e facendo evolvere il lavoro del comunicatore da Brand-Maker a Soul-Maker.

QUI tutte le informazioni necessarie per partecipare al corso e il relativo form di iscrizione. QUI il Ninja Candy per provare a vincere un ingresso gratuito.

VIRAL STRATEGY & ARCHETYPAL BRANDING [22-23 giugno 2012]

Dove: Milano, presso Ninja Academy, Via G. Zanella 54/56

Destinatari: Il corso in “Viral Strategy & Archetypal Branding” è rivolto ai consulenti di marketing e alle agenzie di comunicazione che ogni giorno necessitano di un approccio strategico e di soluzioni concrete ed efficaci da proporre ai propri clienti, ma anche alle aziende che devono definire strategie di marketing e di branding e che hanno bisogno di nuove competenze per poter gestire il proprio brand e per valutare il lavoro delle proprie agenzie e consulenti.

In particolare il corso è rivolto a:

Social Media Manager | Digital Strategist | Consulenti di Marketing | Marketing Manager | Brand & Product Manager | Strategic Planner | Creativi | Account | PR Manager | Event Manager | Media Planner

Venerdì 22 giugno 2012  Viral Strategy 

Obiettivi:

Il corso propone una metodologia pratica ed una formula chiara, utile e semplice, per progettare il Viral-DNA® di un’idea e ottenere il massimo dagli investimenti utilizzando appieno l’enorme potenziale dei social media.

Argomenti:

Contagio sociale • Viral-DNA® Brief Model • Viral Application • Word of Mouth • Progettazione Creativa • Seeding Strategy • Digital Branding • Viral Video Production • KPIs e Reporting • Viral Strategy • Viral Games

Programma:

✔ I nuovi media relazionali: dalla persuasione alla relazione
✔ Lo sharing come “condivisione sociale delle emozioni”
✔ Gli step di progettazione di una campagna virale
✔ Dal Brand-DNA al Viral-DNA®
✔ Dalla Copy Strategy al Viral-DNA® come nuovo modello di brief
✔ Come definire la strategia di una campagna virale
✔ Il modello Tensione-Emozione-Catarsi®
✔ Progettazione di una campagna virale: dal brief alla creative idea
✔ Viral Tips & Tricks: il viral-loop e i consigli per ottimizzare la campagna
✔ Seeding (valutazione del contenuto, definizione dell’audience, seeding strategy e distribuzione)
✔ Viral Metrics (come misurare il ROI di una campagna)

Sabato 23 giugno 2012 – Archetypal Branding

Obiettivi:

Il corso propone un’introduzione graduale in un mondo affascinante e complesso, quello dell’Archetypal Branding, una tecnica di management del senso imprescindibile per maneggiare con cura i significati del proprio brand on e offline e per progettare idee e campagne virali.

Argomenti:

Archetypal Branding • Storytelling • Viral-DNA® Brief Model • Modello Mark-Pearson • Autenticità • I livelli della creatività • Viaggio dell’Eroe • Progettazione Creativa • Loveting

Programma:

✔ Cosa sono gli Archetipi: definire l’indefinibile da Jung a Hillman
✔ Gli Archetipi come attivatori di risonanza emotiva
✔ Gli Archetipi nel processo di branding: Il modello Mark-Pearson
✔ Gli Archetipi come guida nel processo creativo di branding
✔ Il Viaggio dell’Eroe: Il Modello di Christopher Vogler e il contributo di Joseph Campbell
✔ Gli Archetipi come sentieri dell’Amore
✔ In principio è la Relazione: Martin Buber (Il brand come Relazione Autentica con il pubblico, come Relazione Creativa con se stessi, come Relazione Creativa in azienda)
✔ Il lavoro in azienda come processo evolutivo: il Livello Five di Jim Collins
✔ Il Modello di Otto Scharmer: dall’Ego-Sistema all’Eco-Sistema. Il metodo Presencing
✔ Loveting! La nostra proposta per una struttura archetipica capace di guidarci nell’azione creativa
✔ Evolvere il nostro ruolo: da Persuasori di consumatori a Facilitatori di Relazioni: il nuovo ruolo della Consulenza di Branding nella creazione dei brand
✔ Workshop: realizzare un progetto utilizzando il Viral-DNA® Brief Model

Ninja Master:

Mirko Pallera

Strategic-creative director e co-fondatore di Ninja Marketing, è considerato una delle menti più fervide e rivoluzionarie del marketing contemporaneo. Imprenditore, sociologo e digital strategist per grandi brand fra cui Barilla, Telecom e Unilever. È co-autore del best seller “Marketing NonConvenzionale: viral, guerrilla, tribal e i 10 principi del marketing postmoderno” edito dal Sole 24 ORE, membro dello IADAS di New York (International Academy of Digital Arts & Sciences) e ambasciatore italiano dei Webby Awards, l’Oscar del web. Ha di recente pubblicato un nuovo libro per Sperling & Kupfer dal titolo “Create! Come progettare un’idea contagiosa (e rendere il mondo migliore)”.

Gianluca Lisi

Laureato nel 1992 in Marketing Internazionale presso l’Università degli Studi di Firenze, ha lavorato prima come Advertising Manager e poi come Product Manager in Linea GIG Giocattoli e successivamente come Brand Manager in Yves Saint Laurent Parfums Italia. Dal 1999 si dedica alla consulenza di branding collaborando con l’agenzia CambiareMarcia di Firenze nella funzione di Direzione Branding. Nel 2010 ha conseguito il Diploma di Professional Counselor nella Relazione di Aiuto a seguito del Corso Triennale frequentato presso CSCP di Firenze. È uno dei maggiori esperti italiani di Archetypal Branding.

Gianni Miraglia 

Scrittore, copywriter. Ha svolto la sua professione in aziende leader del settore pubblicità come Bates, Euro RSCG, Lowe e ha pubblicato due romanzi “Six Pack” (2008 Arcana) e “Muori Milano Muori!” (2011 Elliott Edizioni). Collabora con Rumore, GQ, Rolling Stone.

 

 

 

Early booking e sconti speciali:

Entro il 3 giugno potrete acquistare il corso con la promozione scontata: 544,50 € per una giornata (anziché 605 €) e 968 € per entrambe (anziché 1089 €)!

Per visionare il booktrailer di “Create!” CLICCATE QUI.
Per iscrivervi al corso CLICCATE QUI.

Il team Ninja Academy rimane a vostra disposizione per ogni eventuale chiarimento. Potete scrivere a info[@]ninjacademy.it o telefonare allo 02 400 42 554.

Vi aspettiamo.

Be Ninja!

9+2 best practice efficaci per i brand su Facebook

Best practices per i brand su facebook

A partire dal lancio ufficiale della Timeline per tutte le fanpage su Facebook si sono susseguiti numerosi studi e case history su come per alcuni brand questo layout abbia comportato benefici dal punto di vista dell’engagement dei likers, e come invece per altre aziende tali benefici non si siano visti per nulla, e anzi il cambio di layout sembra aver peggiorato le cose. Ricordate per esempio i recenti post “Facebook brand page: qual è l’impatto della nuova timeline?”  o “Come creare un post efficace su Facebook [HOW TO]”?

In realtà, forse, molto spesso a favorire i successi o gli insuccessi delle fanpage non è stato il cambio di layout, ma la scorretta gestione della pagina rispetto ai nuovi criteri imposti dalla Timeline. Si tratta molto spesso di una “forma mentis” sbagliata o non aggiornata alle nuove modalità di interazione stimolate grazie al Diario.

A questo proposito vediamo allora di dare qualche “dritta” agli amministratori delle fanpage per gestire al meglio la propria pagina fan, senza perdere likers già acquisiti e soprattutto sfruttando al meglio le potenzialità del mezzo Facebook. Un recente post di Mashable riassume le “9 best practice” per i brand su facebook: cercheremo di integrare questa analisi con qualche consiglio più specificamente legato alla realtà italiana, per rendere le indicazioni più utili e fattibili nel nostro paese.

#1. I post con immagini raddoppiano l’engagement

Sappiamo molto bene quanto sia immediato il canale visivo quale veicolo principale di emozioni e sensazioni. Sappiamo inoltre che la vista è l’unico senso su cui vale la pena di puntare se vogliamo che l’utente salti i classici step del processo d’acquisto per passare direttamente dallo stimolo alla volontà di comprare un prodotto.

Ecco allora che diventa importante far sì che i nostri aggiornamenti di stato su Facebook siano sempre accompagnati da immagini, meglio se emozionali e/o legate al nostro specifico prodotto o servizio (se ad esempio siamo un Hotel di fascia media, con un timido centro benessere,  allegare immagini di Spa da sogno sulle spiagge di Tahiti forse sarebbe percepito come troppo eccessivo e poco realistico 😉 ).Best practices per i brand su facebook: post con foto generano più engagement

La Timeline, rispetto ai profili precedenti, è senza dubbio più “foto-centrica”, poiché assegna un valore notevole alle immagini, a partire dalla novità della copertina. Sfruttiamo questo potenziale accompagnando al testo anche immagini, è molto più semplice di quanto si pensi: basta anche solo un “dietro le quinte” di un progetto, uno scatto rubato durante la realizzazione di un prodotto, una fotografia simpatica, o un punto di vista diverso sul prodotto.

#2. Sfruttate le festività e le ricorrenze

Le festività vanno sfruttate al meglio: realizzate immagini “su misura” per l’evento vestendo a festa il vostro prodotto e i fan vi seguiranno a ruota condividendo il post sulla loro bacheca. Non servono grandi idee innovative, solo un pizzico di creatività in più, per produrre qualcosa che possa generare coinvolgimento negli utenti verso il prodotto o il brand che amano. La viralità è assicurata, e così facendo aumenterete anche l’attesa dei fan alla ricorrenza successiva.

Best practices per i brand su facebook: sfruttare le ricorrenze

#3. Puntate tutto sulla copertina

La copertina è la nuova welcome page: nonostante siano molte le indicazioni di facebook da rispettare nel produrre una cover image formalmente corretta e rispettosa dei vincoli imposti dal social, occorre riuscire nell’intento di stupire gli utenti con un’immagine creativa e di impatto, un giusto biglietto da visita per convincerli a seguirvi.

Un’idea può essere quella di prevedere una comunicazione studiata ad hoc per la fanpage, usando caratteri o personaggi ideati appositamente per facebook. Altre strategie più tradizionali possono comunque portare vantaggio: puntare tutto sul prodotto, soprattutto se si tratta di qualcosa che invoglia a consumarlo (tipicamente il cibo), oppure puntare tutto sul proprio brand e sui valori che lo rappresentano, o ancora focalizzarsi sul team (come ha fatto recentemente Starbucks). Può essere utile cambiare la copertina in momenti speciali per l’azienda (anniversari, eventi, ecc..) o per il lancio di un nuovo prodotto o servizio.

Best practices per i brand su facebook: la copertina

#4. Fate molta attenzione agli Insights

Monitorare le statistiche relative alla propria pagina è fondamentale per capire i fattori di successo e insuccesso dei propri post. Impariamo ad analizzare le voci più importanti e monitorarle nei mesi: vedrete che col tempo produrrete post sempre più interessanti e coinvolgenti, degni dei “like” dei vostri fan. Quali voci tenere maggiormente in considerazione? Le “best practice” in materia consigliano di monitorare costantemente i dati relativi a:

  • Persone che parlano di questo argomento: numero di persone che hanno creato una notizia a partire dal contenuto del nostro post – si parla di notizia ogni volta che un fan clicca “mi piace” su un elemento, lo condivide o risponde in prima persona;
  • Portata: numero di persone che hanno visualizzato un nostro post;
  • Utenti coinvolti: numero di persone che hanno cliccato sul post;
  • Amici degli amici: da un’idea della portata potenziale che i vostri post hanno;
  • Numero di  “Mi piace” e di “Non mi piace più” e dati demografici sui nostri utenti (sesso, fascia d’età, provenienza

Best practices per le brand page: Monitorare gli insights

#5. Usate correttamente le opzioni “Mostra sempre in alto” e “Notizia in evidenza”

Hanno obiettivi differenti, dunque non usiamoli con lo stesso metro di misura. Inoltre le notizie in evidenza puntano tutto sull’immagine, quindi impostarle su post privi di foto non sarebbe molto efficace, così come non sarebbe corretto impostarli su post che contengono immagini sfocate o a bassa risoluzione. Una volta usata questa opzione, poi, occorre sempre impostare la posizione più corretta per la nostra foto, per non mettere in evidenza immagini tagliate o dettagli parziali.

Per quanto riguarda invece il “Mostra sempre in alto”, possiamo utilizzarlo per promozioni a scadenza, o per aperture straordinarie: l’idea di base è che le notizie in alto siano in quella posizione per non perdersi mai tra gli altri post più estemporanei, quindi sfruttiamo questa possibilità ed educhiamo l’utente a riconoscere la differenza tra l’una e l’altra opzione.

Best practices per i brand su facebook: usare le opzioni di visualizzazione

#6. Proponete concorsi interni

Questo è un classico delle fanpage da sempre: il concorso dedicato ai fan è un metodo tanto tradizionale quanto efficace per guadagnare like, visibilità e viralità. Le tipologie attualmente più utilizzate dalle brand page vanno dai semplici quiz ai concorsi di fotografia o di design e generalmente permettono di vincere gadget, sconti, viaggi , buoni spesa o elettrodomestici. In alternativa al concorso, che deve sempre rispettare le linee guida previste da Facebook, si possono prevedere coupon o scontistiche riservate ai likers, che non rientrano nelle “promozioni” interne, e pertanto non includono regolamentazioni ferree per la loro realizzazione.

Best practices per i brand su Facebook: indire concorsi

#7. Fate del VERO Customer Care!

Aprendo una fanpage avete la possibilità di offrire un vero “servizio”: perché non sfruttarlo? Siamo d’accordo che pubblicare foto, eventi, aggiornamenti, post divertenti sia utile a creare coinvolgimento e fedeltà negli utenti, ma non dobbiamo mai tralasciare l’aspetto legato all’utilità del servizio.

Fare del customer care reale e concreto significa rispondere alle domande degli utenti, offrire valide alternative, suggerire link ai quali possono trovare risposta (c’è chi, come Marcopolo Expert, dedica un’apposita Tab al Customer Care) . Non da ultimo, cerchiamo di fare tutto ciò prima che sia pubblicato un nuovo post sulla pagina: è un segnale di interesse verso le necessità espresse dagli utenti; è sintomo che ci stiamo prendendo carico delle loro esigenze come un vero “centro assistenza”.

Best practices per i brand su facebook: Customer care

 #8. Sfruttate bene le quattro Tab a disposizione

Sappiamo bene quanto si sia ridotto il valore delle Tab con l’arrivo della Timeline. Sappiamo altrettanto bene che possiamo giocarci al meglio solo 4 Tab, delle quali una, la Tab Foto, è sempre fissa. Dunque le possibilità scendono a 3, poiché come risulta da molti studi recenti sono davvero pochi gli utenti che superano l’ostacolo della visualizzazione delle Tab e decidono di scoprire quali altre applicazioni sono disponibili sulla pagina cliccando sul menu a tendina. Cerchiamo di concentrare qui le app migliori, e/o le più recenti: un concorso a premi, un gioco particolare riservato ai fan, un piccolo shop interno, sono soltanto degli esempi.

Best practices per i brand su facebook: Sfruttare le Tab

#9. Utilizzate il diario come un VERO diario

Anniversari, ricorrenze, feste importanti, momenti cruciali per l’azienda: segnalate sulla fanpage ogni momento che ha significato qualcosa per l’azienda, qualcosa di davvero significativo, e avrete capito come utilizzare al meglio la Timeline. Condividere avvenimenti importanti per il brand con i propri utenti significa farli letteralmente “entrare in azienda”!  Ai fan piace sapere da Facebook qualcosa che non sono in grado di sapere tramite altri canali: vogliono sentirsi speciali e ripagati del proprio “like” alla pagina.

Best practices per i brand su facebook: Condividere avvenimenti importanti

#10. Mai farsi prendere dal panico

Avete ricevuto critiche? Insulti? Diffamazioni? Non preoccupatevi e mantenete la calma. Gestire situazioni di questo tipo è all’ordine del giorno per qualsiasi brand su Facebook. Anzi, più si è seguiti più si è alla mercè degli utenti da “ufficio reclami”. D’altronde anche loro hanno diritto di esprimere liberamente il loro disagio a proposito del prodotto o del servizio offerto.

L’importante è non farsi prendere dal panico e rispondere sempre in modo educato e cortese. Abbiamo visto troppe volte casi di critiche mal gestite dai Community Manager, magari anche solo dettati dalla paura di non saper cosa dire con un tono pacato, per non sembrare dei menefreghisti. E’ importante difendere il nostro brand, ma è altrettanto importante farlo nel modo giusto. Mai lasciare senza risposta commenti negativi o critiche degli utenti, soprattutto se nel frattempo abbiamo pubblicato altri post sulla pagina: è un chiaro segno di incapacità di gestione.

Best practices per i brand su facebook: Gestire le criticità

 #11. Pubblicate post diversi per lingue diverse

Se decidete di aprire la vostra fanpage a un pubblico straniero, evitate di pubblicare all’interno dello stesso post più lingue diverse. Sfruttate l’opzione di pubblicazione in lingue differenti impostando il Paese (es. Italia, per post validi solo sul territorio italiano, tipicamente offerte e promozioni) oppure la Lingua (es. Italiano, per tutti gli italiani, anche coloro che risiedono all’estero, tipicamente per notizie che hanno validità internazionale). Pubblicare uno stesso post diviso in due lingue diverse può essere a lungo andare noioso per gli utenti, e troppo sbrigativo. Inoltre gli stessi commenti degli utenti saranno confusi e disordinati, così come le vostre risposte, in un continuo zig zag tra lingue diverse!

Best practices per i brand su facebook: Pubblicare in lingue diverse

Quelle che abbiamo riassunto qui sono naturalmente indicazioni di massima, applicabili non in tutti i contesti e in tutti i settori merceologici, ma riteniamo che possano ugualmente essere importanti per una corretta e ordinata gestione delle fanpage, che risponda il più possibile alle aspettative degli utenti.

Le apps più interessanti dei social network di prossimità

Che cosa succede quando facciamo un check-in, postiamo un tweet o tagghiamo una fotografia utilizzando un’applicazione su un dispositivo mobile?

Lasciamo un’impronta, estemporanea e molto spesso geolocalizzata.

Considerando che nella maggior parte dei casi ci serviamo di applicazioni sviluppate per i social network, dove il nostro profilo è circoscritto da una serie di relazioni, questa traccia digitale collocata nello spazio e nel tempo implementa i nostri grafi sociali, aumentandoli.

A volte cerchiamo informazioni, indicazioni, documenti e li individuiamo collegandoci ai contenuti condivisi da profili personali, aziende o istituzioni, percorrendo le connessioni di quello che Google chiama Knoledge Graph.

Bene, se realizzare tutte le attività tipicamente web-centriche sui dispositivi mobili aggiunge dimensioni ai grafi sociali e di conoscenza, alle reti di connessioni dei social network tradizionali si sommano altre trame: sono i cosidetti social network temporanei di prossimità.

(Fonte: Vincos Blog)

Il mercato delle applicazioni si è quindi popolato di strumenti che rendono possibile l’accesso a questi network: app dotate di GPS e caratterizzate da diverse feature con le quali attivare, sfruttare e condividere le potenzialità latenti delle esperienze digitali contestualizzate nello spazio e nel tempo.

Il mobile applicato al marketing di prossimità è un argomento che noi Ninja stiamo osservando da un pò: con Cosimo Accoto abbiamo esplorato a proposito i nuovi orizzonti di internet definiti dal Social Mobile e abbiamo chiarito il concetto di co-prossimità; poi abbiamo parlato coi realizzatori di due social apps di prossimità, la società A-Tono che ha prodotto Swarmbit e i ragazzi del team di OnDaMove.

Ora vi proponiamo una prima panoramica di apps di social network di prossimità, tralasciando per un momento i pionieri della geolocalizzazione come Foursquare. Cominciamo ad esplorare il mercato!

Highlight

Highlight gives you a sixth sense about the world around you, showing you hidden connections and making your day more fun”  ovvero “Highlight ti dona un sesto senso per il mondo che ti circonda, mostrandoti connessioni nascoste e rendendo la tua giornata più divertente“. L’entertainment è una delle chiavi di successo di molte social apps di prossimità.

Highlight è un’applicazione che segnala i profili delle persone vicine tra loro: quando più “Highlight-er” sono in prossimità, una notifica evidenzierà ad ognuno le informazioni caratteristiche di tutti gli altri, importate dai profili Facebook.

Disponibile su: App Store (free)

Social:  TwitterBlog

Glancee

Glancee has connected thousands of people, empowering serendipity and pioneering social discovery”: Glancee, mobile app nata nel 2010, ha connesso migliaia di persone, puntando appunto sul fatto che aumenta le occasioni di serendipity. Lo ha fatto inizialmente attraverso i devices, ora invece lo farà attraverso il più potente dei social network: infatti quest’app, prodotta da una start up tutta italiana, recentemente è stata acquisita da Facebook.

Glancee è dunque una social discovery platform, la prima diretta concorrente di Highlight, che ti aiuta a scoprire se nelle vicinanze ci sono persone con interessi o conoscenti in comune. In meno tempo di quanto ci abbia messo Instagram, è passato dalle migliaia di persone ai milioni di utenti di Facebook!  Non è più un’app per device ma merita dunque menzione.

Social: Facebook – Twitter

Sonar

“By leveraging social and location data from networks like Twitter, Facebook, Foursquare and LinkedIn, Sonar gives you context about the people surrounding you”: tradotto in italiano, sfruttando i dati sociali e il percorso dai network come Twitter, Facebook, LinkedIn e Foursquare, Sonar ti mostra cosa accade intorno a te attraverso le persone che ti circondano.

Sonar è un’app che consente di scoprire in mobilità e in tempo reale quando amici e connessioni dei social network sono nelle vicinanze, creando opportunità che diversamente rimarrebbero nascoste come ad esempio conoscere anche gli amici degli amici che condividono i nostri stessi interessi.

Disponibile su: App Store (free)

Social: Twitter – Blog

Banjo

Banjo notifies you when any of your friends are near. Explore the world and global people watch to find photos, updates and people who share your interests”:“Banjo notifica quando uno dei tuoi amici è nelle vicinanze”. Uno sguardo sul mondo che ti permette di trovare foto, aggiornamenti e persone con gli stessi interessi.

Banjo è l’app che fa esplodere i “superpoteri social”: essere ovunque in tempo reale, scoprire quando gli amici sono nei paraggi, vedere chi sta parlando di argomenti interessanti.

Disponibile su: App Store (free) – Google Play (free)

Social:  TwitterBlog

Blendr

“With Blendr, taking the first step to meet someone new has never been easier” ovvero come fare il primo passo per conoscersi in modo semplice.

Blendr è un’applicazione per fare nuove amicizie in movimento; sfruttando i servizi di geolocalizzazione, connette tutti gli utenti vicini tra loro e sulla base di interessi comuni.

Disponibile su: App Store (free) – Facebook App (free)

Social: FacebookTwitterBlog

Gauss

“It’s a People Magnet for your pocket!”

Gauss è un’applicazione per iPhone che si presenta come una calamita da taschino: un modo nuovo per scoprire e connettersi con le persone.

Disponibile su: App Store (free)

Social: TwitterBlog

 

Mingle

Mingle  “is the best way to network. Because serendipity sucks”: saltando la traduzione letterale, Mingle si propone come alternativa al concetto di serendipity.

Mingle è un’app per incontri professionali on the go: se la vita è fatta di istanti in cui potremmo incontrare il nostro prossimo cliente (o trovare un datore di lavoro) non sarebbe grandioso poterlo scoprire?

Disponibile su: App Store (free) – Google Play (free)

Social: TwitterBlog

E non è finita qui: presto parleremo di business playground, latitudini, ragazzi della porta accanto… la ricerca continua.

Avete qualche applicazione da suggerire? Segnalatela nei commenti!

Beckham, il Galaxy Note e Beethoven [VIDEO]

È il centrocampista più famoso del mondo, icona di fascino ed eleganza con oltre 17 milioni di fan al seguito: David Beckham è il nuovo testimonial Samsung, partner ufficiale per le reti wireless delle prossime Olimpiadi di Londra 2012.

Nel nuovo spot il fuoriclasse inglese è protagonista di uno spettacolo alquanto insolito e divertente. Con il suo Galaxy Note programma una serie di tiri al pallone che successivamente realizza colpendo una parete di tamburi alta 5 metri. E il risultato sono le fedeli note dell’Inno alla Gioia di Beethoven!

Una mossa più che geniale e studiata ad arte quella dell’azienda coreana che, con l’idolo inglese attualmente residente negli USA, si è assicurata in partenza un grande successo internazionale.

“Spero che tutti possano vivere e celebrare i Giochi Olimpici come non hanno mai fatto finora” è l’augurio di Beckham per Londra 2012.

Benvenuti in Egomnia, il social network per trovare e offrire lavoro

Egomnia, il nuovo professional network italiano

Già in molti lo definiscono (forse prematuramente?) il nuovo Zuckerberg made in Italy: Matteo Achilli, 20 anni, studente originario di Roma è il fondatore di Egomnia, il nuovo social network tutto italiano dedicato all’incontro tra domanda e offerta di lavoro.

Egomnia, il nuovo professional network italiano

La storia di Matteo è un classico dell’era 2.0: una grande passione per il web unita al fantomatico “colpo di genio” che rende possibile il realizzarsi di un sogno e il lancio di una Startup di successo per un ragazzo di appena 20 anni. L’idea di Matteo parte da una sorta di algoritmo, un meccanismo matematico in grado di far incontrare domanda e offerta di lavoro in un’unica piattaforma  web. Il ragionamento in realtà è molto elementare: ci sono tante persone che cercano lavoro e non sanno a chi affidare i propri cv, e ci sono anche tante aziende che cercano personale ma non sanno dove attingere per trovare i curricula più adatti senza perdere molto tempo. Ciò che serviva, dunque, era una sorta di strumento-mediatore in grado di accogliere le richieste provenienti dall’una e dall’altra realtà e metterle in comunicazione tra loro.

E così, a Marzo di quest’anno è nata Egomnia. A 60 giorni dal lancio ha raggiunto 50 mila iscritti, quasi 130 aziende iscritte al sito (tra cui Ericsson, H3g o Bialetti) con un investimento di 0 euro in spese pubblicitarie per lanciare la nuova Startup. Ottime cifre per il neonato professional network italiano, che mette così a disposizione degli utenti un’alternativa a social network professionali quali LinkedIn, H2Biz.eu e Jobberone, solo per citarne alcuni, e si pone già l’obiettivo di arrivare a un milione di iscritti entro l’inizio del 2013.

La novità di Egomnia, dal nome latino e dal layout verde “speranza” che molti psicologi potrebbero dire più che azzeccato per comunicare al tempo stesso l’italianità dell’iniziativa e l’obiettivo economico sottostante (il verde è nell’immaginario collettivo il colore dei soldi, del “cash” americano), sta soprattutto nell’aver assegnato al curriculum di ciascun utente un “ranking”, ossia un peso specifico associato ad ogni singolo profilo, simile a quello che può essere il PageRank per Google, che valuta il peso numerico di tutti i contenuti presenti online e li indicizza per importanza. Spiega Achilli al Corriere:

“Grazie a un algoritmo  possiamo “pesare” le competenze degli iscritti e fornire alle aziende un parametro unico per giudicarli.”

Questo elemento servirebbe dunque a stabilire una metrica comune per valutare il sistema universitario italiano, in cui le regole e i parametri interni sono talvolta così diversi tra Ateneo e Ateneo da non essere neanche lontanamente equiparabili. Creando un criterio “universale” di valutazione del percorso formativo di ciascun candidato, le aziende dovrebbero essere in grado con più facilità di comparare i curricula, valutando con metriche oggettive quali siano i candidati più adatti al ruolo richiesto. A tal proposito ecco un commento di Achilli:

“Spesso le aziende non sono in grado di valutare il percorso dei candidati, perché certificati e parametri cambiano molto da Paese a Paese.”

Vedremo in seguito che, nella realtà, il “ranking” del CV ha suscitato qualche perplessità tra gli utenti. Ma prima capiamo come funziona il social network. Una volta registrati sul sito e data conferma tramite mail dell’avvenuta registrazione, ci appare una schermata molto semplice (vagamente ispirata a Facebook? :)), strutturata allo stesso modo di un cv elettronico: uno spazio in alto a sinistra per caricare la foto del proprio profilo, la testata che riassume il nome del candidato, il proprio punteggio e le principali informazioni personali  (data di nascita, residenza, lingua).

Egomnia

Egomnia

Il menu di sinistra è dedicato invece a tutte le possibili attività che siamo in grado di compiere sul sito: gestire il nostro profilo, monitorare il “ranking” finora ottenuto dopo aver inserito le informazioni di base circa l’istruzione e le esperienze lavorative, inviare e ricevere messaggi personali, aggiungere amici alla propria cerchia di conoscenze, scorrere la lista di aziende presenti sul social attualmente e infine consultare l’area annunci di lavoro per candidarsi personalmente o consigliare l’annuncio ad uno dei nostri amici.

Egomnia

Un elemento molto interessante per i neolaureati è la possibilità di caricare il proprio libretto universitario online: inserendo i dati relativi alla propria matricola e corso di laurea è infatti possibile compilare una tabella contenente i campi “Nome Esame”, “Voto” e “Crediti”, che riassumerà il percorso accademico seguito negli anni dallo studente e darà all’azienda una visione di insieme sugli esami sostenuti dallo studente e sul peso che determinate materie hanno avuto all’interno del suo corso di laurea.

Più dati inseriamo più possiamo agire sul nostro ranking: dunque è bene segnalare anche eventuali esperienze all’estero, tirocini, hobby, e tutto ciò che riesce a saturare le nostre competenze. Le esperienze all’estero e la grandezza dell’azienda presso la quale abbiamo lavorato (misurata in base a fatturato e numero di dipendenti) costituiscono due motivi di punteggio alto, mentre la lode ottenuta all’Università vale meno di due stage prestigiosi. A tal proposito commenta Achilli:

“Il sistema attribuisce un punteggio a ogni esperienza fatta ed elabora la classifica, che sarà visibile all’utente e alle aziende ma non agli amici.”

Dunque un sistema che garantisce la tutela dei dati degli utenti per far sì che anche i meccanismi di competizione interna siano il più possibile contenuti. Alle aziende si offre poi la possibilità di scremare i candidati impostando filtri di ricerca: se ad esempio stiamo cercando un ingegnere ambientale di 25 anni, residente a Bologna, che sappia il cinese, il database ci restituirà soltanto i profili corretti per la nostra ricerca.

Egomnia riassume dunque l’efficienza del PageRank di Google, la condivisione di informazioni professionali di LinkedIn e la creazione di una community in stile Facebook, in cui consigliare annunci agli amici e allargare la propria cerchia di conoscenze. Un mix 2.0 che ad una prima occhiata potrebbe sembrare un’idea azzeccata e di successo.

Le prime criticità emerse sul funzionamento di Egomnia

Per descrivere oggettivamente il riscontro ottenuto da parte di Egomnia sul pubblico, non possiamo però esimerci dal menzionare le perplessità suscitate negli utenti, che già dalle prime settimane dal lancio hanno espresso i loro dubbi sul funzionamento del social su vari portali e forum. Sebbene il sito abbia ottenuto di certo un successo inaspettato e frutto di un’idea coraggiosa che comunque non va e non deve essere ignorata, soprattutto se parliamo di un ragazzo di appena 20 anni con un budget molto limitato per lanciare il proprio progetto, inneggiare alla “social-rivoluzione” sarebbe però prematuro. Vediamo dunque di riportare qui le prime perplessità sorte negli utenti che hanno provato Egomnia (N.b. ci riferiamo qui sia a utenti in cerca di lavoro che utenti che si sono iscritti per pubblicare un’offerta di lavoro).

  • Molti utenti hanno sottolineato quanto il layout del sito sia troppo basic e palesemente ispirato a Facebook, e dunque privo di una propria vera identità;
  • C’è poi chi afferma che il social sia troppo focalizzato sugli studenti e sul circuito universitario, dando poco peso alle persone in cerca di lavoro in fasce d’età diverse o comunque con un background formativo che non include corsi universitari;
  • C’è infine chi sostiene che il meccanismo alla base del ranking dei curricula non sia prettamente “egualitario”, perché assegna un peso maggiore ai curricula carichi di esperienze lavorative importanti e master di alto livello, trascurando la possibilità che uno studente con una semplice triennale, magari ottenuta in un Ateneo che non rientra nella top 10 dei best d’Italia, abbia ugualmente molto da dare al mondo del lavoro con la stessa efficienza e professionalità di un pluri-laureato negli Atenei “top”.

Lasciamo aperto il dibattito nella speranza che sorgano spunti costruttivi per capire come un professional network di questo tipo possa funzionare correttamente in un circuito lavorativo come quello italiano, molto complesso e poco standardizzato rispetto agli altri Paesi. Se qualcuno vuole lasciare la propria opinione o esperienza saremo lieti di condividerla! 🙂

Wearable tech: cosa indosseremo nel prossimo futuro?

Wearable tech: cosa indosseremo nel prossimo futuro? [INFOGRAFICA]

Spesso vi mostriamo prodotti che coniugano tecnologia e praticità: a volte andiamo oltre, parlando di tecnologie indossabili. Quell’interazione tra prodotto, mente e corpo che il più delle volte affascina e fa sognare.

Wearable tech: cosa indosseremo nel prossimo futuro?

Oggi vi mostriamo un’infografica: raccoglie molte tecnologie indossabili che nel nostro futuro potranno accompagnarci e farci vivere in un mondo sempre più connesso e “aumentato”. Dispositivi come i Google Glasses, l’Adidas Micoach Bra, il Pebble Watch o il Nike+ Fuel Band sono esempi alla portata di tutti.

Pronti ad indossare il futuro?

Alberto Espeja e l'ilusion nella creatività spagnola [GUEST POST]

Alberto Espeja è un creativo con più di 8 anni di esperienza in alcune delle migliori agenzie della Spagna e dell’Europa: Saatchi Saatchi a Madrid e Londra, Lola Madrid, JWT Madrid e Bassat/Ogilvy Madrid. Tra i suoi clienti ci sono top brands come: Ford, Unicef, Samsung, Procter & Gamble, Corona e Tourism of Ireland. Il suo lavoro creativo è stato riconosciuto con molti premi dell’advertising nazionali ed internazionali (tra cui il Festival di Cannes).

 

Negli ultimi 4 anni la crisi si è fortemente abbattuta sulla Spagna, ma non ha fatto sì che le persone perdessero l’entusiasmo, ciò che chiamano “ilusion”. La pubblicità è fortemente radicata nella cultura spagnola ed è lo specchio della situazione, ha provato a riportare l’entusiasmo perduto, a volte davvero con idee illuminanti.

La Spagna ha alcune caratteristiche speciali che la rendono diversa nello sviluppo della comunicazione pubblicitaria. Gli spagnoli sono molto emotivi quindi siccome la pubblicità deriva dalla società e ad essa si rivolge, gli spot comunicano più su un livello emotivo che razionale, nonostante il secondo tipo di messaggi funzioni in molti altri paesi.

Vorrei mostrarvi quattro casi di advertising che hanno avuto grande successo in Spagna negli ultimi anni seguendo semplicemente la formula magica dell’emozione.

1. Calle la Palma – JWT

Nel 2009, dopo l’inizio della crisi, le persone erano preoccupate per le grandi compagnie, ma la Spagna è un paese pieno di piccoli negozi, cosa è successo con loro?
L’agenzia JWT decise di aiutare i commercianti della strada dove era localizzata (calle La Palma) nel miglior modo che conoscevano, con l’immaginazione, quindi crearono un annuncio per ogni attività utilizzando i proprietari come attori. Aiutando la propria comunità, in realtà aiutavano se stessi, perché dimostravano che con l’advertising le vendite aumentavano.

2. Nike – Shine –VILLAR ROSAS

Lo sport è una delle cose che rende gli spagnoli orgogliosi. Non c’è alcun dubbio sul successo dei loro atleti. Quindi Nike utilizzò quel sentimento per connettersi ai clienti creando un annuncio memorabile per il brand senza parlare di nessuno dei suoi prodotti.

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3. Ford Selección: Smell New – BASSAT OGILVY

Oggigiorno non tutti possono permettersi di acquistare una nuova auto, ma Ford voleva che le persone provassero lo stesso quell’emozione. Allora hanno pensato all’insight più profondo di una nuova automobile rappresentato dal tipico odore dell’auto nuova così l’hanno messo nelle loro automobili usate. Il risultato furono auto usate che profumavano di nuovo, un messaggio contraddittorio ma veramente semplice da capire per i clienti che ha rotto per sempre la categoria auto usate.

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4. Campofrio – Comicians – Mccann Erickson

Campofrio è il brand leader del settore dei salumi in Spagna. I loro prodotti fanno parte della cultura e non hanno bisogno di spiegazioni razionali quindi per Campofrio andare sul lato emozionale era quasi obbligatorio. Anche nei giorni di crisi più difficili, quando nessuno aveva alcuna ragione di ridere propose alle persone di continuare a farlo. Fecero uno spot con alcuni comici spagnoli che avevano lavorato insieme ma che avevano terminato la loro collaborazione. Il brand li riunì in un cimitero in una visita di gruppo presso la tomba di un famoso comico chiamato Gila, che anche nei momenti difficili dopo la guerra civile, fece ridere tutto il paese. Con un semplice messaggio come “Non lasciare che nessuno ti porti via il desiderio di sorridere”

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C’è un detto spagnolo che dice: “In tempi duri, si può piangere o vendere fazzoletti”. E’ una riflessione interessante per il mondo del marketing e dell’advertising che ti fa pensare che forse quando non è il momento giusto, forse è il momento giusto”.