la pesca spot esselunga

Perché lo spot di Esselunga ha spaccato in due l’opinione del pubblico

Schizzato sui diversi social come trend topic di questi giorni, troviamo il nuovo spot Esselunga La Pesca. Una storia semplice che ha spaccato però in due le reazioni del pubblico.

Se da una parte c’è chi ha apprezzato i buoni sentimenti e ha interpretato il film come uno scorcio contemporaneo e malinconico di un’attuale famiglia italiana che affronta la separazione, dall’altra invece, c’è chi contesta lo spot additandolo come la rappresentazione di uno stereotipo che richiama al necessario bisogno di un nucleo familiare tradizionale, unito.

Spot Esselunga, i punti di vista divergenti

E forse è proprio questo quello che il film riesce a far emergere: le diverse percezioni che ognuno di noi, singolarmente ha avuto dallo spot. Sì, perché le esperienze, positive o negative che siano state durante la crescita, hanno influenzato le nostre emozioni, il nostro vedere, la nostra sensibilità, più semplicemente il nostro mondo.

Un figlio che ha vissuto passivamente una separazione genitoriale probabilmente riesce a cogliere quelle sensazioni di vuoto e quel desiderio di riunire le due persone più importanti della sua vita.

Nel proprio mondo ancora acerbo, quel bambino elabora una ferita che lo spinge anche a farsi carico della ricerca di una felicità: attraverso i gesti e le azioni pone l’attenzione sull’amore, fatto di unità e complicità. Nel proprio mondo ancora acerbo, quel bambino non possiede la completezza di quegli strumenti che lo mettono a conoscenza di determinate scelte adulte, delle motivazioni mature.

spot esselunga la pesca

L’altro punto di vista, invece, guarda al figlio come una vittima che a fronte di instabilità emotive e psicologiche causate da litigi e purtroppo spesso violenze, rimangono imprigionati in relazioni familiari disfunzionali e tossiche. Vivere in una famiglia unita non significa abbracciare la felicità. E questo ai giorni nostri risulta davvero inaccettabile.

La società ci insegna che i valori appartenenti a contesti temporali lontani da oggi sono cambiati; gli affetti non sono più vincolati da etichette; si ricercano quei bisogni che possano nutrire positivamente la propria identità.

LEGGI ANCHE: La pesca di Esselunga e le polemiche: è il colpo finale al brand activism?

La famiglia cambia, le emozioni no

Non si discute se sia giusto o meno che due genitori si separino, perché lo facciano e di chi sia la colpa. Anche se questa società così dinamica ed in evoluzione ci ha abituati alla normalizzazione di famiglie separate, allargate, incomplete, colorate, non si può negare l’eventuale esistenza di una sofferenza interna in talune persone, piccole o adulte che siano.

C’è un grandissimo però. Si sta forse dimenticando che quello de La Pesca è uno spot di un supermercato, dove a fare da scenario principale, entro cui si muovono madre e figlia ci sono gli scaffali ed i prodotti di Esselunga (di via Solari ndr).

In questo spot, a differenza di altri a lieto fine che rispondono ad aspettative positive del pubblico, la situazione non viene risolta. Anzi. La situazione rimane quella che è: due genitori separati con prospettiva di un ritorno di coppia quasi nulla.

La quotidianità di una vita che batte tempi diversi ma che trova lo stesso ritmo a favore dei figli.

esselunga la pesca

Esselunga non si presenta come un supereroe, si limita ad essere quel luogo capace di accogliere ogni genere di persona e accompagnare ogni diversa storia. Un luogo significativo, dunque, dove anche l’elemento più piccolo, un prodotto in questo caso, può assumere un significato particolare.

Non a caso il claim recita “Non c’è una spesa che non sia importante”.

Di certo, in questo spot, il brand non si fa portavoce di un cambiamento o di un’evoluzione sociale ma prende la forma di contenitore per far raccontare alle persone le proprie paure, i desideri, le emozioni attraverso una struttura narrativa che non necessita né di dialoghi intrisi di enfasi né di ambientazioni patinate.

In effetti quella a cui assistiamo è una giornata come le altre, mamma e figlia che fanno la spesa e nell’attesa dell’incontro con il papà, la bambina fa un gesto di affetto che si compie attraverso la semplice scelta di una pesca da donare al padre.

Uno spot dalle emozioni spontanee

Non sembra una volontà di richiamare la famiglia tradizionale, tutt’altro. C’è la consapevolezza e forse anche l’accettazione di una coppia separata insieme all’ingenua e benevole interferenza di un figlio che si fa intermediario di emozioni forse tralasciate ed inespresse.

Ad essere il protagonista non è la coppia ma il gesto d’amore spontaneo compiuto da una bambina, inconsapevole delle dinamiche adulte e che spera, in quanto bambina appunto, di vedere di nuovo insieme i propri genitori.

esselunga

Al di là delle opinioni contrastanti, lo spot Esselunga non urla allo stereotipo, ed ora è il caso di dirlo, della famiglia del Mulino Bianco.

E se a qualcuno, vedendo il film, è venuto in mente un vecchio spot di Barilla in cui la bambina lascia un fusillo nella tasca del papà in partenza per un viaggio di lavoro, ben venga; la società si evolve, la famiglia cambia ma le emozioni – positive o negativ e- per fortuna sono ancora le stesse, quelle spontanee.

 

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community commerce - webinar territory copertina

Aumenta vendite e conversioni con il Community Commerce

Oggi i social media sono i primi canali, in ordine di importanza, quando si tratta di scoprire nuovi prodotti e servizi. I brand lo hanno capito bene, ed è per questo che già da diversi anni hanno iniziato a sfruttarli come canali strategici in combinazione con il lavoro degli influencer, per creare contenuti accattivanti e farsi conoscere.

Secondo un sondaggio condotto da TERRITORY Influence, tra le principali agenzie di influencer marketing full service in Europa, l’84% delle persone cerca attivamente video e foto generati dagli utenti online, prima di fare un acquisto.

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Questo dato  conferma il fatto che le persone vogliono (e pretendono) contenuti reali da persone reali prima di poter procedere con un acquisto.

community commerce

Vediamo insieme come il Community Commerce, approccio che unisce contenuti, comunità e acquisti, aiuta le aziende a creare una connessione più profonda con i consumatori attraverso contenuti reali, e aumentare di conseguenza vendite e conversioni.

Cos’è il Community Commerce e perché è importante

Lo shopping è sempre stato un evento sociale e comunitario. Nell’ultimo decennio si è passati dallo shopping con un gruppo ristretto di amici al centro commerciale, a forme di interazione coi prodotti diverse, che avvengono su TikTok o su altre piattaforme social con community virtuali composte da miliardi di utenti.

community commerce - territory

Il Community Commerce ruota attorno alla creazione di contenuti coinvolgenti e divertenti (spesso virali), che i creator realizzano per un brand specifico. Questi contenuti non sono semplicemente finalizzati alla vendita. Infatti, attraverso il Community Commerce i brand hanno la possibilità di costruire connessioni più profonde con i consumatori, valorizzando le rispettive community.

Si tratta di un’estensione del Social Commerce, che significa semplicemente vendere prodotti e servizi sui social media. A differenza di quest’ultimo, il Community Commerce si riferisce al marketing del passaparola compiuto dai creator attraverso i social.

In breve, il Community Commerce valorizza l’influenza dei creator e la forza delle community online per promuovere prodotti e servizi in maniera autentica. È una strategia, basata sulle relazioni personali e sull’engagement tra utenti e figure di riferimento online, che contribuisce in modo significativo al successo delle vendite di un determinato brand.

Dati reali da +24.000 consumatori

Durante il mese di settembre TERRITORY Influence ha inviato un questionario alla propria community. I mercati coinvolti nel sondaggio sono stati: Italia, Germania, Francia, Regno Unito, Spagna, Ungheria, Polonia, Austria, Irlanda, Canada, US, Australia e Nuova Zelanda. I consumatori che hanno risposto sono 24.549 e appartengono sia alla Gen Z che a Millennial, Gen Y e X. 

Le loro risposte sono state raccolte, analizzate e trasformate in dati e consigli strategici facilmente attuabili per i brand. Per esempio, sapevi che il 90% dei consumatori cerca UGC (User Generated Content) del prodotto/servizio prima dell’acquisto?

Tutti gli insight saranno rivelati e commentati durante il  webinar gratuito: “Dallo Scrolling Allo Shopping: Analizziamo il Community Commerce”.

<<Vuoi conoscere gli insight da più di 24 mila consumatori presenti in 13 paesi del mondo? Iscriviti al webinar gratuito cliccando qui>>

Webinar gratuito sul Community Commerce: il programma

Per conoscere i dati più rilevanti del sondaggio condotto su 24 mila consumatori in tutto il mondo, basta collegarsi il 17 ottobre alle 17:00 al webinar su Teams.

L’evento virtuale è dedicato a tutti i marketer  brand che vogliono esplorare il Community Commerce e comprendere come aumentare vendite e conversioni attraverso la connessione profonda con i propri consumatori.

 

territory influence - speaker webinar community commerce

Un meeting online completamente gratuito, con Christian Piottoli, Key Account Manager in TERRITORY Influence, e Alessandra Arcuri, Influencer Marketing Project Manager, per scoprire nel dettaglio:

  • Come potenziare i contenuti generati dagli utenti (UGC)
  • Come la GenZ sta trasformando l’eCommerce
  • Casi di studio di grandi marche della bellezza e della moda
  • Quali sono i trend per il 2024

Il webinar sarà anche l’occasione per svelare alcuni dei trend principali che riguardano l’influencer marketing nel 2024. Ma non solo. Verranno mostrati i casi reali di famosi brand come Garnier e Caudalie e i risultati ottenuti dalle loro campagne di Influencer Marketing.

<<Registrati gratuitamente (se non potrai assistere riceverai comunque la registrazione)!>>

spot di esselunga - la pesca

La pesca di Esselunga e le polemiche: è il colpo finale al brand activism?

Lo spot di Esselunga è perfetto per il suo target di consumatori, forse è per questo che ha destato un così ampio dibattito.

Come abbiamo avuto modo di analizzare in un recente editoriale “Quando il mercato punisce il brand activism: le echo chamber e il caso Bud Light“, i prodotti e i servizi che vengono comunicati a seconda delle sensibilità dei marketing manager sono destinati a rivelarsi dei flop commerciali.

A meno che le suddette sensibilità non coincidano anche con quelle dei propri consumatori, cosa che per alcuni brand può certamente avvenire.

Per tutti gli altri, vale la vecchia regola del marketing: agire con buon senso.

Il mercato è ampio e c’è spazio per ogni idea, gusto e tendenza.

Inseguire le mode del momento – che in quanto mode, appunto, sono ineluttabilmente transitorie – al massimo può portare un beneficio momentaneo, ma solo nel caso in cui il nostro posizionamento ideologico coincida con quello della maggioranza dei propri consumatori.

In tutti gli altri casi si rischia di andare incontro a un muro. Ho sentito dire spesso, anche da “marketing guru” affermati, che una marca debba perseguire i suoi “ideali” di brand activism anche se questi dovessero scontrarsi con le idee maggioritarie del proprio pubblico. Ma è un grave errore.

Un brand non dovrebbe avere un approccio hegeliano al business: il suo fine non è il bene universale, non si tratta di stato etico ma di un supermercato.

Il brand activism funziona solo quando propone dei valori coincidono con quelli della maggioranza dei consumatori e, se questi valori, sono sedimentati nell’immagine di marca e non sono un “washing” momentaneo per rincorrere i trend topic in cima all’agenza mediatica e politica.

Perché lo spot di Esselunga ha destato così tanto dibattito?

Lo spot “La Pesca. Una storia Esselunga” ha destato tanto dibattito perché il marchio della famiglia Caprotti ha ritratto una situazione di vita comune e questo approccio, ormai desueto, ha subito destato l’attenzione di media, politici e commentatori.

Tanto da scomodare perfino la presidente del consiglio Giorgia Meloni, che lo ha commentato in un post Facebook.

La pesca non è solo il tenero tentativo della bimba di riavvicinare la sua mamma e il suo papà, ma diventa il brand stesso: il supermercato, in questo caso, è la pesca.

È quel fil rouge delicato che collega tutti i membri della famiglia, è il tetto comune nel momento in cui le case sono diventate due.

Guardare al proprio target di consumatori e non alle tendenze, dovrebbe essere la base di ogni strategia di marketing. Ultimamente non è più così.

Per troppo tempo la corporate social responsibility e il brand activism sono state scuse per mascherare l’incapacità di alcuni manager nel far crescere adeguatamente i propri prodotti e servizi all’interno dei mercati di riferimento.

Esselunga rimette la barra dritta e ci auguriamo possa essere di esempio a tanti altri.

Uno sguardo a Microsoft Clipchamp: novità e funzioni dell'editor video

Abbiamo provato Clipchamp, il nuovo editor video integrato in Microsoft 365

I video, si sa, rappresentano un potente strumento di comunicazione. Creano connessioni immediate, reali e autentiche. Oggi più che mai, ci troviamo immersi in un mondo digitale affastellato di contenuti video. Con Microsoft Clipchamp è facile iniziare a creare video con estrema facilità, spiegare un processo di lavoro con un video tutorial, inviare un aggiornamento ai clienti o migliorare una newsletter.

Sono solo alcune attività che si possono fare con l’editor video Microsoft Clipchamp. Scopriamo insieme la dashboard.

Microsoft Clipchamp si è rivelato fin da subito un’applicazione su misura per i clienti Microsoft 365 aggiungendo la creazione di video alla suite di strumenti di produttività che le persone utilizzano per liberare la propria creatività.

Grazie a funzioni altamente performanti e un’interfaccia semplice da usare – accessibile tramite browser – Clipchamp consente a chiunque di creare video professionali pur non possedendo alcuna competenza nell’ambito dell’editing video.

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Il programma di rilascio dell’editor Video Microsoft Clipchamp

Clipchamp finora è stato reso disponibile solo per chi utilizzava il proprio account personale Microsoft.

A luglio 2023 è stato reso disponibile anche ai clienti di Microsoft 365 attraverso il programma Targeted Release. L’obiettivo è di consentire a chiunque utilizza questa release di creare video in modo efficiente per ottimizzare la propria produttività e il proprio lavoro.

Interfaccia user friendly e funzioni in un unica dashboard

L’editor video Microsoft Clipchamp è stato integrato in varie esperienze di Microsoft 365 per cui è semplice utilizzare i video senza abbandonare il proprio flusso di lavoro in corso grazie all’editor nel browser. È sufficiente avviare un nuovo video dalla pagina iniziale di Clipchamp su Microsoft 365, crearne uno nuovo in Clipchamp in One Drive o modificarne uno esistente.

Si può addirittura caricare immagini riprese con webcam istantaneamente o attraverso sistemi di cattura e registrazione dello schermo del pc.

Uno sguardo a Microsoft Clipchamp: novità e funzioni dell'editor video

Integrazione di Clipchamp con One Drive e SharePoint

Clipchamp si basa, come abbiamo già detto, su One Drive e SharePoint ed è integrato con altre app di produttività di Microsoft. I video esportati da Clipchamp possono essere condivisi con altri utenti attraverso Microsoft Stream, incorporati e riprodotti in Microsoft Teams, nelle email e su Microsoft Viva Engage, rendendo i flussi di lavoro veloci e altamente creativi.

Editor video facile e veloce: zero esperienza, tanta creatività

La peculiarità che rende sorprendente questo editor video è senza dubbio la sua capacità di adattarsi a utenti anche privi di qualsiasi esperienza.

Gli strumenti presenti nella dashboard di lavoro consentono di tagliare filmati indesiderati, utilizzare la rimozione istantanea di spazi e unire con precisione i video e ritagliare i bordi che non servono.

L’interfaccia dell’editor video Microsoft Clipchamp è intuitiva grazie alle funzionalità drag-and-drop.

La timeline di editing è multitraccia e consente di vedere la sovrapposizione di immagini, testo, audio e video. Con pochi semplici clic è possibile regolarne anche la durata.

L’aspetto dei video può essere migliorato grazie alla presenza di filtri, effetti di sovrapposizione e transizioni automatiche. Appena il video è pronto è possibile anche modificarne le dimensioni con lo strumento di resizing.

Effetti di Fusione su Microsoft Clipchamp

Anche l’orecchio vuole la sua parte: più di 50 soundtrack disponibili nella library di Clipchamp

Molteplici tracce audio sono disponibili per la realizzazione di video accattivanti: 50 nuovi brani tra i più disparati generi musicali. Tracce vivaci per vlog, lo-fi per diari di viaggio o tracce cinematografiche per altisonanti video aziendali.

Ogni singola traccia, udite udite, è esente dai diritti d’autore e potranno essere utilizzate anche per i video destinati ai social media.

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Anche il video editing si fa inclusivo

Microsoft Clipchamp e l'integrazione della lingua dei segni

Un’altra novità di Clipchamp è la possibilità di utilizzare un’ampia gamma di adesivi nella lingua dei segni con 16 frasi nell’ASL (American Sign Language).

E non è finita qui. Si potranno aggiungere anche movimenti corporei che potranno essere mostrati attraverso il layout a schermo condiviso (come mostrato nel video tutorial successivo) o in sovrimpressione.

Risoluzione in 4k: il gioco si fa serio

La risoluzione video è davvero innovativa: anche Clipchamp consente di modificare e salvare i video con la risoluzione 4k. Ciò consente di utilizzare l’editor per qualsiasi tipologia di video: dai documentari ai video di viaggio passando per i video di eventi, di gioco e molto altro.

L’integrazione con YouTube per il caricamento automatico dei video sul proprio canale, poi, aggiunge maggiore velocità nelle fasi di lavoro.

Realizzazione video con risoluzione 4k su Microsoft Clipchamp

L’AI approda anche nell’editor Video Microsoft Clipchamp

Di certo non poteva mancare un tocco di AI anche in Clipchamp: nella nuova Targeted Release è possibile scegliere una gamma di oltre 400 voci in diverse lingue per video che hanno scopi più dichiarati di storytelling.

Text-to-speech su Clipchamp basato su AI

E per i detrattori dell’AI le novità non sono finite: l’editor video non si limita solo a trasformare le parole in voce naturale ma consente anche di modificare gli accenti in modo da rendere il parlato sicuramente più aderente alla realtà e alla voce umana. Anche i segni di interpunzione o quelli paraverbali saranno correttamente interpretati dalla voce generata dall’AI.

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ecommerce hub sala espositiva

“Un mercato da 8 mila miliardi nel 2026”, anche Davide Casaleggio all’Ecommerce HUB 2023

La nona edizione di Ecommerce HUB®, evento completamente dedicato all’ecommerce che si terrà il prossimo 6 ottobre presso la Giffoni Multimedia Valley, continua a testimoniare la centralità della Campania nell’ambito del commercio elettronico.

A sostenerlo anche Davide Casaleggio, presidente della Casaleggio Associati, che per il secondo anno consecutivo sarà presente all’evento: «La Campania è la prima regione del sud Italia per numero di esercenti ecommerce e la terza a livello nazionale nella classifica Top 5000 esercenti ecommerce in Italia, dopo Lombardia e Lazio – spiega – un primato portato soprattutto dalla grandezza della regione, ma anche per la densità di iniziative digitali dato che nella classifica di esercenti ecommerce per ogni mille abitanti mantiene il primato al sud e supera anche il Lazio a livello nazionale».

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Lo scenario dell’ecommerce in Campania

Se complessivamente l’Italia genera un fatturato da eCommerce di circa 71 miliardi di euro, la Campania resta una di quelle che genera il maggior numero di imprese dedicate al commercio elettronico.

Non a caso, negli ultimi dieci anni si è registrato un incremento del 72%, passando da 8.396 imprese del 2012 alle 14.456 imprese del 2022.

ecommerce hub workshop

«La scelta di organizzare un evento sul territorio campano – spiega Alfonso Annunziata, co-founder di Ecommerce HUB®è dettata proprio dalla ricchezza di realtà che questo offre: ogni giorno, come professionisti del settore, riceviamo decine di richieste di formazione che trovano puntualmente risposta nell’evento».

Un appuntamento che, ormai, è diventato una garanzia: «Da quasi dieci anni – prosegue Giuseppe Noschese, anch’egli co-founder – organizziamo Ecommerce HUB® con la certezza di offrire la possibilità a migliaia di professionisti di crescere in questo settore con la consapevolezza di ciò che accade nel mondo».

Lo scenario ecommerce secondo Davide Casaleggio

«Il mercato globale dell’ecommerce nel 2023 supererà i 6 mila miliardi di dollari di fatturato per arrivare a superare gli 8 mila miliardi nel 2026 – conclude Davide Casaleggio – Lo scorso anno ha visto l’accelerazione di alcuni trend che hanno preso piede durante il 2023. Per la prima volta in questi due anni l’ecommerce ha conosciuto l’inflazione e gli esercenti stanno definendo le strategie per gestirla al meglio.

Dalla parte degli acceleratori abbiamo l’Intelligenza Artificiale: la stragrande maggioranza degli operatori ecommerce italiani (74%) ritiene che si avrà un cambiamento radicale della vendita online entro tre anni».

Anche Ninja a Ecommerce HUB 2023

Anche noi Ninja parteciperemo alla nona edizione dell’evento dedicato al commercio elettronico. Sarà presente la nostra redazione per raccogliere i momenti più importanti e le quote dei protagonisti in una postazione newsroom dedicata e il team social, che seguirà in real time panel ed eventi per diffonderli nelle community.

Ma saremo anche protagonisti attivi, nelle tavole rotonde, nelle sale formative e negli spazi di networking. Incontrare il Ninja team è un motivo in più per partecipare a un evento già ricchissimo di per sé.

Ecommerce HUB 2023, Connecting the dots

Il tema scelto per la nona edizione di Ecommerce HUB è Connecting the dots. Un omaggio al ruolo di relazioni, che l’evento svolge nel panorama del commercio elettronico.

Anno dopo anno, edizione dopo edizione, l’evento è diventato punto di riferimento per la comunità che si è consolidata intorno a esso.

ecommerce hub direttivo - 2023

«In un mondo in costante evoluzione – ha detto ai nostri microfoni Alfonso Annunziata –  dove la digitalizzazione ha trasformato radicalmente i modelli di business, l’abilità di collegare i punti diventa cruciale. È necessario anticipare le tendenze, adattarsi al cambiamento e cogliere le opportunità emergenti.

Le connessioni e le collaborazioni sono essenziali per il successo di un progetto imprenditoriale e per la sua crescita sostenibile in diversi modi.

In primo luogo, creano opportunità di apprendimento e scambi di conoscenza: interagire con altri professionisti ed esperti del settore, come avviene in eventi come Ecommerce HUB, consente di acquisire nuove competenze e conoscenze, rimanendo così sempre al passo con le tendenze emergenti.

In secondo luogo, le connessioni e le collaborazioni possono portare a partnership strategiche: collaborare con altri operatori del settore come partner commerciali o fornitori di tecnologie, può ampliare la portata di un progetto imprenditoriale, migliorando l’efficienza operativa e attingendo a risorse aggiuntive.

In terzo luogo, infine, il networking offre opportunità di visibilità e marketing: connettersi con altri professionisti può aumentare la visibilità di un progetto e aiutare a raggiungere un pubblico più ampio, oltre alla possibilità di creare sinergie di marketing che possono portare benefici a tutte le parti coinvolte».

Come partecipare

La partecipazione a Ecommerce HUB è gratuita, ma è necessario registrarsi sul sito.

Il pass ad Ecommerce HUB 2023 dà acceso esclusivo a:

  • La nuova location dell’evento, la Multimedia Valley di Giffoni, che ospiterà l’edizione più grande e ricca di contenuti di sempre
  • L’area espositiva, ancora più ampia rispetto al passato, con tanti partner internazionali con cui confrontarsi per far crescere al meglio il business online
  • 5 sale formative tematiche dove si alterneranno gli oltre 50 speaker provenienti da tutta Italia
  • I nuovi spazi dedicati al networking e al divertimento con partner, colleghi e relatori
  • Un’app dedicata per orientarsi al meglio tra le varie sessioni di formazione e non perdere nessun intervento.

Gucci riceve la certificazione per la parità di genere: è il primo luxury brand italiano

Nessun brand italiano di lusso prima di Gucci era riuscito ad ottenere la Certificazione della parità di genere, introdotta dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). La maison toscana è riuscita ad ottenere questo primato grazie ad una politica aziendale volta a creare un ambiente lavorativo equo, inclusivo e aperto alla diversità.

Il processo di audit è stato svolto da Bureau Veritas – società indipendente riconosciuta a livello mondiale, specializzata in ispezioni, verifiche di conformità e certificazione. Il processo di valutazione considera sei indicatori chiave:

  1. cultura e strategia;
  2. governance;
  3. processi delle risorse umane;
  4. opportunità di crescita e inclusione per le donne;
  5. equità retributiva di genere;
  6. sostegno alla genitorialità e all’equilibrio tra lavoro e vita professionale.

Gucci, piano triennale per la parità di genere

Non soltanto la certificazione, per Gucci l’intervento si svilupperà su un piano triennale che avrà l’obiettivo di implementare azioni volte a favorire la parità. Il brand ha già condotto un’analisi globale dell’equità salariale di genere nel 2021, con l’obiettivo di eliminare qualsiasi disparità entro il 2025, anche grazie all’alleanza con il Gruppo Kering.

«Questo traguardo, raggiunto in anticipo rispetto ai trend europei e per primi nel settore del lusso in Italia, riafferma con forza il nostro impegno per una cultura che valorizza l’equità, l’inclusività e il rispetto. Attraverso azioni concrete come l’impiego di tecnologie innovative per eliminare i bias nella selezione, colmare il gap salariale, implementare politiche di congedo parentale, favorire una maggiore presenza femminile in ruoli di leadership, e programmi di sensibilizzazione dell’opinione pubblica – penso alla campagna globale per la parità di genere Gucci CHIME – sosteniamo il cambiamento e promuoviamo la trasformazione culturale nell’industria della moda e del lusso a livello mondiale e continueremo a farlo», ha dichiarato Marco Bizzarri, Presidente e CEO di Gucci.

A guidare il piano d’azione strategico è il Comitato Guida per la parità di genere e il Global Equity Board, condotto da Bizzarri e composto da leader aziendali e consulenti esterni che definiscono la visione e le priorità per la diversità e l’inclusione, mentre a livello globale a mettere in pratica la strategia è il comitato DE&I composto da rappresentanti delle diverse regioni e funzioni.

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Le azioni della maison su assunzioni e congedo

La maison ha scelto di implementare politiche e tecnologie innovative nella ricerca e selezione del personale, nel career management, nell’equità retributiva e nella mobilità interna con l’obiettivo di garantire pratiche inclusive e ridurre i pregiudizi nella gestione delle risorse umane. In un’ottica di maggiore consapevolezza interna, viene favorita la partecipazione a corsi di formazione per tutti i dipendenti per sensibilizzare sulle tematiche della diversità e dell’inclusione.

Gucci è in prima linea anche per fornire il supporto ai futuri genitori, garantendo un minimo di 14 settimane con il 100% del salario per il congedo di paternità, adozione e assistenza al partner. Inoltre sostiene l’equilibrio tra lavoro e vita privata attraverso iniziative quali un modello di lavoro ibrido e politiche di welfare e congedo parentale.

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Gucci Equilibrium Impact Report 2022

Nei mesi scorsi il brand di lusso ha presentato anche il Gucci Equilibrium Report 2022 che riassume gli impegni e le azioni intraprese per un cambiamento positivo per le persone e per il pianeta.

I risultati raggiunti testimoniano un evidente cambio di rotta rispetto alle altre aziende, a partire dalla leadership femminile raggiungendo il 57% di donne in ruoli manageriali e il 63,1% di dipendenti donne.

Nel 2022, Gucci è stato nominato Best Places to Work For Disability Inclusion dal Disability Equality Index, come primo e unico brand del lusso, grazie alla promozione di maggiori opportunità per le persone con disabilità all’interno dell’ambiente di lavoro.

Anche rispetto al pianeta sono state messe in atto diverse azioni come il Gucci-Up che ha permesso di ottimizzare l’efficienza produttiva e di dare nuova vita agli scarti di lavorazione, recuperando e riutilizzando 350 tonnellate di avanzi di pelle, 298 tonnellate di avanzi di tessuto e 67 tonnellate di scarti metallici. Inoltre sono stati donati 48.000 metri di tessuto a cooperative sociali e ONG.

Nel luglio 2022, la maison è diventata partner strategico della Ellen MacArthur Foundation, un’autorità in materia di economia circolare, creando soluzioni in grado di eliminare gli sprechi e l’inquinamento e migliorando al contempo la durata, il recupero, il riutilizzo, il riciclaggio e la seconda vita.

La cultura di Gucci

Tutte queste iniziative partono da una cultura aziendale che pone al centro le persone e l’ambiente. A fare da perno alla strategia condotta da Gucci ci sono tre pilastri indispensabili:

  • il volontariato aziendale per creare un impatto positivo dei dipendenti nelle comunità locali. Nel 2022, oltre 2.000 dipendenti hanno partecipato al programma di volontariato Gucci Changemakers, totalizzando 7.000 ore di volontariato a sostegno di oltre 100 ONG in più di 55 città in tutto il mondo.
  • la volontà di creare un impatto duraturo. Attraverso Gucci Changemakers North America, nel 2022 sono state sostenute le comunità locali. Negli Stati Uniti, sono stati assegnati oltre 600 mila dollari a 12 beneficiari dell’Impact Fund, a cui si aggiungono 280 mila dollari in borse di studio a sostegno di studenti provenienti da diversi contesti, al fine di promuovere nuove opportunità formative. Dal lancio nel 2019, l’azienda ha investito 4,7 milioni di dollari in finanziamenti comunitari e borse di studio.
  • l’uguaglianza di genere è stata portata avanti grazie anche a Gucci CHIME, sostenendo 17 ONG in 20 Paesi a supporto di 3.297 donne e ragazze. Dalla sua nascita nel 2013, l’iniziativa ha avuto una forte influenza nel raccogliere, unire e amplificare le voci che sostengono l’uguaglianza di genere in tutto il mondo, con un impatto positivo su 635 mila donne e ragazze e raggiungendo 3 milioni di famiglie e comunità.

Nessun brand oggi può perdere di vista il proprio impegno per realizzare un ambiente di lavoro più equo e inclusivo. Gucci ha compreso l’importanza di mettere al centro del proprio ecosistema le persone, producendo un impatto positivo non soltanto internamente all’azienda ma anche sulla società e sul pianeta.

La responsabilità di scrivere un nuovo modo di vivere e di lavorare è di tutti e Gucci ha deciso di prendere il timone di questo cambiamento.

mcdonald's loki

La campagna di McDonald’s che celebra i cameo in film e serie TV

McDonald’s rafforza la propria posizione anche nell’intrattenimento, non solo nel food. E lo fa attraverso dei “featured” con l’industria culturale, per offrire un “posto in prima fila” al consumatore, proprio come al cinema. Un’esperienza per rivivere alcune scene, ormai iconiche, tra film, serie tv e strofe di canzoni.

L’ultima campagna “As featured in meal”

McDonald’s non si è limitato per la campagna “As featured in meal” che è stata curata dall’agenzia Wieden+Kennedy di New York. Si tratta della più grande campagna realizzata finora dalla nota catena di fast food, rivolta a 100 diversi mercati del globo.

“Tutti hanno un ordine da McDonald’s, anche nel mondo immaginario” specifica l’azienda per introdurre la campagna. Nelle pubblicità sono infatti riportati i cameo dei prodotti del brand apparsi in vari film, serie tv e addirittura testi di canzoni, nel corso del tempo.

«Non sono solo i nostri fan nella vita reale ad avere dei prodotti preferiti da ordinare, per decenni anche i nostri personaggi cinematografici e televisivi preferiti lo hanno fatto» spiega Morgan Flatley, Global Chief Marketing Officer and Head of New Business Ventures di McDonald’s, «As featured in meal è il nostro ordine più famoso finora, e celebra i riferimenti più memorabili a McDonald’s nel mondo dell’intrattenimento».

Il menu che celebra i cameo di McDonald’s

Vedere un panino associato ad un personaggio del mondo del cinema crea una maggiore connessione con il brand. Sembra essere questo il punto di forza della campagna McDonald’s.

Il menu, studiato per l’occasione, comprende tre possibilità di scelta: Chicken McNuggets 10 pezzi, Quarter Pounder con formaggio, Big Mac con patatine fritte medie, e la speciale salsa Sweet’N Sour

McDonald's As featured in meal

Perché sono state scelte esattamente queste voci da inserire nel menu? Perché rappresentano degli esempi citati in determinate occasioni di spettacolo:

  • nella fortunata serie tv americana degli anni ’90, “Seinfeld” (popolare negli USA e ora disponibile in Italia su Netflix), nell’episodio “The Boy Friend”, uno dei protagonisti, George Costanza, dice “non mangio un Big Mac da molto tempo”;
  • nel film “Reality Bites”, (dal titolo “Giovani, carini e disoccupati” in Italia) del 1994, il personaggio Troy Dyer sostiene di provare “piacere nei dettagli della vita, come un Quarter Pounder con cheese”;
  • nel film della Universal Pictures, “I’m not Rappaport” (“Una coppia di scoppiati” nel nostro Paese), del 1996, il protagonista si dichiara “estremamente affezionato ai McNuggets of chicken”

I riferimenti “celebri” ai panini del fast food, inseriti nella campagna, sono molteplici. Possiamo citare ancora la nota passione per il panino Filet O’Fish del capo ufficio Michael Scott, che nella serie tv “The Office”, viene sottolineata in più occasioni

Ulteriori scene di ordinazione dei prodotti del McDonald’s, si registrano nei film “Coming to America”, “Fast and Furious”, “Space Jam”, “The Devil is a part-time”. 

Non solo riferimenti visivi, ma anche nel campo della musica, le citazioni del brand più conosciuto tra i fast food, sono diverse. Ad esempio, in “You be Illin”, i Run DMC cantano “He gave a quarter and his order, small fries, Big Mac!”.

La collaborazione con la serie “Loki”

La campagna non si limita a citare ordinazioni famose, ma punta più in alto. È completata dalla collaborazione con la seconda stagione della serie tv, “Loki”, disponibile da ottobre su Disney+.

I fan della serie Marvel Studios, potranno sbloccare un contatto esclusivo su Snapchat scansionando il QR code presente sul coperchio della salsa Sweet’N Souce. La scansione permetterà di scoprire contenuti interattivi in anteprima, aggiornati settimanalmente.

Non solo, i fan saranno trasportati attraverso il Metaverso, in un locale McDonald’s di Brooklyn (6620 Bay Parkway), nel 1982, trasformato nel set di una scena di “Loki”.

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La collaborazione con Palace

Le collaborazioni della nuova campagna McDonald’s sono davvero molte. Si aggiunge anche quella con il brand di streetwear e skateboard, Palace.

L’azienda londinese ha realizzato il merchandising speciale, a cui si potrà accedere tramite scansione del codice QR sulle confezioni dei prodotti inseriti nel menu “As features in meal”. Un’inedita capsule collection composta da felpe e t-shirt con la stampa dell’iconica M gialla. Alla limited edition, si aggiunge anche una linea di accessori, tra cui spicca un anello di rubini.

Gli altri menu “famosi” di McDonald’s

McDonald’s non è nuovo nella realizzazione di campagne pubblicitarie centrate sui gusti di personaggi noti. Già nel 2022, nella campagna “Famous order”, lo spot pubblicitario realizzato dall’agenzia Leo Burnett, comparivano una serie di vassoi composti con i pasti di vip, sia reali che di fantasia.

Il personaggio centrale della campagna in Italia è stato il cantante Ghali, che mostrava il vassoio con il proprio ordine di prodotti preferiti, scelti tra quelli del menu. Anche in questo caso era prevista un’attività esperenziale per il consumatore che, acquistando lo stesso menu del cantante, aveva la possibilità di partecipare ad un concorso a premi.

Tra gli altri vassoi “famosi” anche il rapper Fedez e Babbo Natale.

McDonal's Famous order

A livello internazionale, tra i menu importanti, troviamo quelli della boy band sudcoreana BTS, il rapper Travis Scott e il cantante J. Balwin.

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differenti generazioni al computer - come creare esperienze d'acquisto personalizzate

Generazioni a confronto: come creare esperienze d’acquisto personalizzate

Le abitudini di consumo vanno di pari passo con i cambiamenti che interessano la quotidianità. La velocità di trasformazione del mercato impone la necessità per le aziende di rimanere aggiornate sulle tendenze generazionali d’acquisto.

Come si differenziano i Gen Z dai Boomer quando acquistano beni e servizi? Ci sono dei punti in comune? E perché è importante differenziare il focus delle proprie strategie ma, al contempo, anche adottare un approccio multigenerazionale?

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Spesso si dimentica che la buona riuscita di numerose campagne marketing è la capacità di conoscere a fondo i valori “distintivi”, gli obiettivi e le aspettative di ciascuna generazione quando si tratta di fare acquisti.

A tal proposito, sono molteplici i temi legati alla comunicazione e alla brand reputation da analizzare per le aziende al fine di massimizzare i risultati di marketing.

Un aspetto che interessa tutte le generazioni è il brand trust, come indicato dal report condotto da Edelman “Trust – the new brand equity”.

Questa parola fa riferimento alla fiducia che i clienti hanno nei confronti di un marchio (sia in fase di pre-, sia in fase di post- acquisto) e costituisce uno dei grandi obiettivi delle strategie aziendali.

Per il 68% delle persone intervistate è molto più importante fidarsi di un’azienda rispetto al passato (dato che cresce al 75% per i rispondenti tra i 18 e i 35 anni), al punto che se in mancanza di una vicinanza di valori, i consumatori sono pronti a rinunciare ai brand che più amano (40%).

Inoltre, ciò che tutte le generazioni (86%) chiedono alle aziende è fare un passo in più ed andare oltre i confini delle loro attività aziendali e commerciali nel senso più stretto del termine (per esempio, il supporto alle comunità sottorappresentate o l’introduzione di cambiamenti positivi nella società).

Più divisivo tra le generazioni è, invece, il legame tra le innovazioni tecnologiche e lo shopping.

Lo studio Global Consumer Insights 2023, realizzato da Pwc, sottolinea come le generazioni native digitali come la Gen Z e i Millennial siano i “campioni” del Metaverso: rispettivamente il 31% e il 36% ha dichiarato di aver sperimentato lo shopping nella realtà virtuale, mentre solamente l’8% dei Baby Boomer si è avventurato in quella che è considerata come la nuova frontiera del digitale.

esperienze d'acquisto personalizzate secondo Pinterest

Anche l’attenzione alla sostenibilità nelle campagne di marketing e comunicazione divide, almeno in parte, le generazioni: secondo i dati raccolti da Global Consumer Report di BigCommerce, se solamente l’8,5% dei rispondenti Gen Z si dichiara indifferente alla sostenibilità nel momento in cui deve prendere decisioni d’acquisto, il dato sale al 27% per i Baby Boomer.

interesse per i brand sostenibili - esperienze personalizzate

Da questa breve analisi di scenario, si può notare come sia sempre più rilevante capire i bisogni, i valori e le aspettative, spesso molto differenti, di ciascuna generazione nei confronti dell’esperienza di acquisto.

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Come creare esperienze d’acquisto personalizzate

Ninja Marketing insieme a Saverio Schiano, Head of Sales for Italy Pinterest, presenta una breve ma efficace guida su come creare esperienze di shopping coinvolgenti per tutti, dalla Generazione Alpha ai Baby Boomer.

  1. Tutte le generazioni sono potenziali futuri clienti: sebbene il potere d’acquisto delle generazioni più giovani sia spesso posto al centro delle campagne marketing e di comunicazione, le generazioni più adulte sono erroneamente trascurate.
    Il marketing multigenerazionale può infatti contribuire in moltissimi casi al successo dell’azienda e conseguentemente, è importante catturare l’attenzione di tutte le generazioni e spingerle all’acquisto dei propri prodotti e/o servizi.
  2. Le piattaforme social sono la nuova frontiera su cui puntare: sebbene ogni generazione sia cresciuta consultando media differenti (per esempio, i Millennial e la Gen Z sono “nativi digitali”), le piattaforme digitali stanno diventando per tutti sempre più dei punti di riferimenti determinati per l’esperienza d’acquisto.
    I dati interni di Pinterest che mettono a confronto il secondo trimestre del 2022 con quello del 2023 riportano che i click e i salvataggi nei Pin acquistabili sono cresciuti oltre il 50%, mentre il numero di cataloghi su Pinterest con prodotti acquistabili è aumentato del 26% anno dopo anno.
    Non solo, un sondaggio di Pinterest rivela che il 55% dei Pinner intervistati considera la piattaforma visiva come “uno spazio dove fare acquisti”.
  3. Utilizzare il tone of voice più appropriato: ogni brand ha una propria “personalità” e un proprio set di valori da comunicare in modo efficace al target di riferimento. Per esempio, i Baby Boomer potrebbero prediligere una comunicazione formale, mentre la Gen Z ama testi più stringati e autentici.
    Per toccare le corde giuste dei consumatori, è necessario stabilire quale sia il tono più funzionale ed adattare di conseguenza il proprio storytelling.
  4. Definire i driver principali per ciascuna fascia d’età: che sia l’esperienza, il prezzo, la lealtà nei confronti di un brand o la sostenibilità, ci sono diversi driver che rendono lo shopping un’esperienza unica.
    Investigare con delle survey esplorative da inviare in newsletter o da condividere sui propri canali social, può aiutare a circoscrivere i fattori a cui il proprio target è maggiormente interessato.
  5. Non smettere mai di ispirare le persone: non è un segreto che di certo non basti solamente attirare l’attenzione dei clienti per il successo dell’azienda.
    Il vero punto “dolente” è fidelizzare il proprio pubblico e di conseguenza, è fondamentale pensare alle giuste strategie su come coinvolgere ciascuna generazione al fine di ispirarla al meglio.
    Se si vuole fare davvero la differenza, emergere dalla folla e portare la propria attività a livelli ancora più alti, l’ispirazione è la giusta via da seguire: i brand consapevoli dell’importanza dell’ispirazione e di come sfruttarla al meglio hanno più possibilità di conquistare clienti in target con il proprio business ed appartenenti a qualsiasi fascia d’età.
The tote bag Marc Jacobs - ninja marketing

La Tote Bag di Marc Jacobs entra nelle vie di New York

Grande, grandissima, gigante: ecco l’ultima trovata di Marc Jacobs per farsi notare da passanti e turisti. La sua Tote Bag è entrata perfettamente in uno spazio tra i tipici quartieri di New York City.

marc jacobs tote bag

Credits: Marc Jacobs

In collaborazione con lo studio di design Playlab Inc. di Los Angeles, il brand di moda ha optato per una istallazione pop-up che di certo non è passata inosservata. Soprattutto non passa inosservata ai green lovers che hanno da subito criticato l’enorme quantità di plastica necessaria per produrre una semplice pubblicità.

marc jacobs the tote bag - ninja marketing

Credits: Marc Jacobs

La Tote Bag ha conquistato le folle sin dalla sua uscita nel 2019 e con audacia e determinazione, questa borsa è rapidamente diventata un’icona del marchio. L’azione di comunicazione non convenzionale si è dimostrata efficace e coerente con l’obiettivo di voler consolidare la reputazione di un modello così celebre.

marc jacobs new york

Credits: Marc Jacobs

La Tote Bag, rappresentata in questa forma di street art, è in contrapposizione alle magnifiche e super vistose pubblicità in digital 3D che ormai stanno catturando l’attenzione di ogni passante e che sono ambite dai più facoltosi brand.

Prima di essere sgonfiata la sera del 18 settembre, la gigantesca borsa è stata trasformata con alcuni graffiti dell’artista Shaun Crawford, che le hanno conferito un tocco ancora più “street”.

Certamente il brand ha scelto di farsi pubblicità escludendo i digital billboard che con la tecnica dell’anamorfismo stupiscono e magnetizzano, lasciando un ricordo ben più forte.

Che quello di Marc Jacobs sia un esempio di un nostalgico ritorno alle meraviglie del guerrilla marketing?

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X a pagamento quanto costerebbe

X potrebbe diventare a pagamento per risolvere il problema dei bot

Il proprietario di X, Elon Musk, ha ventilato l’idea che il social network precedentemente noto come Twitter potrebbe non essere più una piattaforma gratuita.

Nel corso di una conversazione in diretta streaming con il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu, lunedì scorso, Musk ha affermato che l’azienda sta “pensando a un piccolo pagamento mensile” per l’uso di X. Ha suggerito che tale cambiamento sarebbe necessario per affrontare il problema dei bot sulla piattaforma.

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X a pagamento

È l’unico modo che mi viene in mente per combattere vasti eserciti di bot“, ha spiegato Musk. “Perché un bot costa una frazione di centesimo, diciamo un decimo di centesimo, ma anche se dovesse pagare… qualche dollaro o qualcosa del genere, il costo effettivo dei bot diventerebbe molto alto“, ha detto. Inoltre, ogni volta che un creatore di bot volesse crearne un altro, avrebbe bisogno di un altro metodo di pagamento.

Musk non si è espresso su quanto costerebbe il nuovo abbonamento, ma lo ha descritto come una “piccola somma di denaro”.

I numeri di X

Nel corso della conversazione, Musk ha anche condiviso nuove metriche per X, sottolineando che la piattaforma può contare attualmente su 550 milioni di utenti mensili, che generano da 100 a 200 milioni di post ogni giorno. Tuttavia, non è stato chiaro se nel numero siano compresi anche gli account automatizzati, cioè i bot “buoni” come i feed di notizie o quelli cattivi come gli spammer.

Questa cifra, inoltre, non consente un confronto diretto con la base di utenti di Twitter prima di Musk, che veniva calcolata utilizzando una metrica specifica inventata da Twitter, chiamata “utente attivo giornaliero monetizzabile medio” o mDAU.

x Twitter

Questa vecchia metrica indicava gli utenti di Twitter che potevano essere monetizzati visualizzando i suoi annunci. Durante gli ultimi guadagni pubblici del primo trimestre del 2022, Twitter ha registrato 229 milioni di mDAU.

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Quanto costa X Premium

Musk non si è dilungato sul suo piano di far pagare X o su quando questo cambiamento avverrà. Ma da quando Musk ha preso in mano la piattaforma l’anno scorso, l’azienda ha spinto i suoi utenti a sottoscrivere un abbonamento a pagamento, X Premium (in precedenza Twitter Blue).

Questo servizio di abbonamento da 8 dollari al mese o 84 dollari all’anno offre una serie di funzionalità come la possibilità di modificare i post, la riduzione della metà del carico pubblicitario, il posizionamento prioritario nelle ricerche e nelle conversazioni, la possibilità di scrivere post più lunghi e altro ancora.

Quanti sono gli abbonati a X Premium

X non ha mai rivelato il numero di abbonati a pagamento, ma ricerche indipendenti indicano che X Premium non ha convinto la maggioranza degli utenti di X. Un’analisi ha stabilito che solo 827.615 utenti sarebbero attualmente abbonati a X Premium.

L’idea di far pagare tutti per X non è nuova per Musk: l’anno scorso Platformer ha riportato che Musk stava valutando l’idea di mettere tutto Twitter dietro un paywall.