Due istituti di ricerca hanno sviluppato un indice per misurare il benessere delle donne in base a 11 indicatori relativi alla sicurezza, l’indipendenza e la società
I paesi migliori dove nascere donna sono in Nord Europa
L’Italia è indietro nella classifica, ma ha guadagnato quattro posizioni rispetto al 2017
Il Georgetown Institute for Women, Peace and Security ed il Peace Research Institute di Oslo hanno creato un indice a livello globale, chiamato WPS, per fornire un quadro completo sul benessere delle donne e il loro livello di emancipazione. L’indice WPS del 2019 classifica 167 paesi comparando undici indicatori. Sono stati misurati i seguenti parametri: la media degli anni trascorsi a scuola, il tasso d’occupazione, l’accesso alla tecnologia come per esempio agli smartphone, l’indipendenza finanziaria, la presenza di norme e leggi discriminatorie, la percezione di sicurezza ed il tasso delle violenze domestiche. Gli istituti aggiorneranno questa classifica ogni due anni.
Anche se non esiste un paese senza violenza, disparità e discriminazione, in Nord Europa si trovano i paesi migliori dove nascere donna. In cima alla classifica si piazza la Norvegia, seguita dalla Svizzera, dalla Danimarca e dalla Finlandia. Poi Islanda, Austria, Regno Unito, Lussemburgo ed al decimo posto i Paesi Bassi. L’Italia, invece, è solo al ventottesimo posto della classifica. Ha guadagnato 4 posizioni rispetto al 2017, ma il percorso verso la cima è ancora lungo. Mentre il governo austriaco ha appena disposto la riduzione dell’iva su tamponi & Co., altri paesi, come l’Italia o il Belgio, riportano uno dei tassi più alti di violenze sulle donne. Seppur vicine geograficamente, queste realtà europee sono distanti anni luce per quanto riguarda il rispetto delle donne.
Indice di violenza domestica sulle donne in Italia creato dal Georgetown Institute
La Polonia (venticinquesima in classifica) quest’anno ha emesso una sentenza contro l’aborto, che ha suscitato molte proteste e manifestazioni. Un grave passo indietro nell’emancipazione delle donne, perché a decidere sul loro corpo non saranno più loro stesse. Una manovra del governo che non risolve di certo il problema di chi se lo pone. Piuttosto che ricorrere ad un divieto, un Paese emancipato dovrebbe puntare ad informare, a fornire consulto e supporto a chi ne ha bisogno. Un divieto all’aborto può favorire l’aumento delle operazioni clandestine e con esse anche l’aumento del rischio sanitario delle donne che si sottopongono a questo tipo di interventi.
La (dis)parità di genere in Italia
Il Global Gender Gap Report 2020 conferma la totale assenza di un Paese equo e non discriminatorio nel mondo. Tuttavia, i primi cinque Paesi della classifica (Islanda, Norvegia, Finlandia, Svezia e Nicaragua) hanno colmato almeno l’80% dei divari di genere. Su 153 Paesi, l’Italia risulta essere solo in settantaseiesima posizione.
L’Osservatorio indifesa Terre des Hommes e ScuolaZoo ha svolto un’indagine tra i giovani sulla percezione della disparità di genere, le discriminazioni, il bullismo ecc. Dai dati emerge che l’85% è consapevole dell’allarme femminicidi in Italia. Da notare anche la differente percezione del pericolo: 7 ragazzi su 10 ritengono vi sia un rischio di femminicidi fondato, si sale a 9 su 10 invece per le ragazze.
Nell’indagine condotta nel 2018 su un campione di 1.262 ragazze dai 13 ai 20 anni si evince inoltre che il 30,98% è d’accordo con l’affermazione che “quello che succede tra le mura domestiche è un fatto privato e nessuno ha il diritto di intromettersi.”
Infografica di Osservatorio indifesa e Scuola Zoom
Gli Stati peggiori in cui nascere donna sono quelli in cui le norme discriminatorie, le violenze domestiche ed il sessismo raggiungono livelli molto elevati.
“Sappiamo dalla preponderanza dei dati che c’è una correlazione nelle società dove la violenza pervasiva, basata sul genere, può portare ad una maggiore instabilità ed ad un eventuale conflitto.” Melanne Verveer, Executive Director of the Georgetown Institute
Non è un caso quindi che gli ultimi Paesi della classifica WPS siano paesi in conflitto: Yemen, Afghanistan e Siria. Yemen e Siria si collocano anche tra le ultime posizioni del Gender Gap Report, riportando un divario di genere molto alto. Non esistono Stati completamente liberi da discriminazioni e disparità, ma esistono decisamente dei Paesi dove è meglio nascere donna rispetto ad altri.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2020/12/paesi-fundamental-rights.jpg13201980Marina NardonMarina Nardon2021-01-16 10:10:212021-01-20 12:55:18I paesi migliori dove nascere donna (e quelli peggiori)
Il nostro mondo è cambiato, così come la comunicazione visiva. Nel 2021, i brand e i creatori di contenuti dovranno cercare di indagare sui nuovi bisogni, priorità e punti deboli dei consumatori, ridefinire il concetto di autenticità nella fotografia e trattare il loro pubblico con contenuti video mordi e fuggi e design più dinamici.
Ecco, quindi, quali saranno i trend visuali del 2021 e come possiamo lasciarci ispirare.
1. Simboli di ottimismo
La tendenza è che il pubblico sia più coinvolto e rimanga fedele ai marchi che trasmettono messaggi positivi e ottimisti. Gli elementi essenziali nel 2021 per i creativi sono palette dai colori vivaci che riflettano gioia e speranza per un futuro luminoso, oltre a font arrotondati dall’aspetto amichevole e invitante.
Quest’anno, i marchi saranno anche chiamati a far sentire i consumatori a proprio agio nell’usare le immagini come un vero e proprio linguaggio. Concetti come lo slow living possono essere utilizzati come simboli di ottimismo ed essere apprezzati dal pubblico di tutto il mondo.
Parole chiave: ottimistico, slow living, divertimento
Oggi, le esigenze dei consumatori ruotano intorno alla salute e al benessere. I marchi e i creatori di contenuti utilizzano immagini che illustrano la cura personale, lo sport e il tempo libero per evidenziare un messaggio pertinente. Non dobbiamo dimenticare i bisogni umani di base, come il dormire bene, l’adeguata assunzione di cibo e la pratica regolare di attività fisica per migliorare la qualità della vita.
Tuttavia, il tema del benessere non è limitato ai messaggi trasmessi dai creativi. La componente visiva della tendenza si basa su soluzioni di colori calmanti ed equilibrati nei design, oltre a foto, illustrazioni e video motivazionali che aiutano a dimostrare che i marchi sono interessati al benessere fisico e digitale del loro pubblico.
Parole chiave: routine, motivazionale, stile di vita
Quando ci sentiamo emotivamente carichi, ci rivolgiamo alla natura, che ci distrae e fa spostare la nostra attenzione su ciò che conta davvero. Nel design, vediamo che questo si riflette sulla tendenza di utilizzare sfumature di base e motivi botanici che aiutano a ridurre i livelli di stress, migliorare l’umore e aumentare la produttività.
Palette di colori ispirate alla natura, foto autentiche ed elementi organici nella grafica animata possono essere una scommessa sicura e stimolante per i design dei siti web nel 2021. Anche le esperienze utente più d’impatto e coinvolgenti possono essere raggiunte con l’inclusione di una traccia audio rilassante. Ad esempio, i suoni accattivanti delle foreste di tutto il mondo riescono a completare in modo coerente un progetto ispirato alla natura.
L’empatia virtuale fatta con le esperienze online può essere il modo più rapido per trasmettere un messaggio importante, cambiare le abitudini dei consumatori e accelerare il cambiamento. È necessario che le storie raccontate dai brand utilizzando VR, AR e MR siano più sincere e autentiche, non solo visivamente accattivanti.
Le aziende e i privati sono spinti a progettare scenari interattivi in cui l’utente gioca un ruolo centrale e gode di un’esperienza multisensoriale come nella vita reale. Solo una totale immersione nell’ambiente dopo un disastro ecologico, conflitti regionali o la vita quotidiana in diversi angoli del mondo può mettere il pubblico in relazione e aiutarlo a diventare più empatico con le questioni locali e con le sfide globali che stiamo affrontando.
Il pubblico è alla costante ricerca di contenuti più autentici. In passato, si cercavano aiuti visivi che traducessero bene le emozioni e le immagini con le quali poter identificarsi, che rappresentassero perfettamente stili di vita frenetici. Ma ora le foto e i video che illustrano questa cultura dell’eccitazione vengono sostituiti da immagini di slow living, lavoro e vacanze a casa.
I creatori di contenuti sono incoraggiati a ripensare a cosa sia l’autenticità, poiché i clienti pensano meno ai beni materiali e più ai valori spirituali. Allo stesso tempo, i marchi sono alla ricerca di modi per comunicare con storie più sincere e coinvolgenti, in cui la scelta di elementi visivi pertinenti è sempre essenziale.
Quest’anno, gli artisti che desiderano creare opere sperimentali si ispirano all’estetica cinematografica. Creano foto e video con composizioni che lasciano più spazio intorno ai soggetti per catturare l’ambiente e l’atmosfera, che mostrano grande attenzione ai dettagli, palette di colori tenui e che richiedono quasi sempre una post-produzione minima.
I professionisti sono alla continua ricerca e sperimentazione di nuove tecniche di illuminazione per ottenere l’inquadratura perfetta, inventando modi innovativi per riprendere immagini ispirate a film e programmi TV. Questa tendenza fotografica aumenta il fascino delle immagini, che sembrano essere uscite direttamente dallo schermo di un film.
Con un pubblico in costante crescita di utenti di TikTok e l’introduzione di Instagram Reels, il formato video ‘mordi e fuggi’ è stato semplificato ed è ora perfetto per consumare i contenuti in circolazione. I creatori di contenuti di tutto il mondo sono in grado di mantenere gli utenti coinvolti con una narrativa più autentica e coinvolgente che dura pochi secondi.
I video mordi e fuggi vengono creati con uno smartphone o una fotocamera digitale per risparmiare tempo. Le app di editing video o gli strumenti di Instagram e TikTok sono molto utili per ridurre ulteriormente il tempo tra la creazione e la condivisione. Il nuovo formato video funziona bene anche per i marchi che devono rispondere rapidamente agli eventi, condividere aggiornamenti con contenuti situazionali e raggiungere nuovi segmenti di pubblico.
Parole chiave: verticale, coinvolgente, situazionale
Nel 2021, audio e immagini andranno di pari passo per aiutare i marchi a connettersi meglio con il loro pubblico e lasciare un’impressione buona e duratura. Brevi sequenze di musica nei video, effetti sonori nelle app e tracce integrate nei siti web fanno sì che gli utenti abbiano un coinvolgimento visivo e uditivo per ottenere un’esperienza migliorata con un prodotto specifico, un progetto o anche il marchio stesso.
I clienti dei microstock sono entusiasti di aggiungere effetti sonori e musica ai progetti a tema per una maggiore risposta emotiva. L’audio diventa sempre più un elemento essenziale per le aziende che vogliono avere una parte attiva nella competizione e creare esperienze ambientali indimenticabili, sia online che offline.
Il lockdown in tutto il mondo ha accelerato la digitalizzazione globale, lasciando le persone senza scelta, se non quella di abbracciare la nuova realtà. Man mano che le persone si abituano alla nuova routine online, i designer cercano modi per mantenere gli utenti più coinvolti.
L’integrazione di elementi di gioco su siti web, app e altri progetti è il nuovo modo di concentrarsi sull’utente per i marchi. Sfide tematiche e soggetti animati, badge dei risultati e classifiche stilizzate o esperienze più complesse create con l’aiuto di grafica animata possono aumentare l’immersione dell’utente. L’esperienza d’uso diventa più calma e divertente, anche quando parliamo di attività di routine, come prendersi cura delle finanze, lavorare o fare esercizio fisico.
Cosa sta accadendo nel mondo dei social media? La recente decisione di Facebook e Twitter di bannare il presidente degli Stati Uniti uscente, Donald Trump, come fosse un utente qualsiasi, è una scelta che sembra andare ben oltre gli “standard della community” e crea un precedente preoccupante. Ne abbiamo parlato con Alberto Mingardi, direttore dell’Istituto Bruno Leoni, professore associato di Storia delle Dottrine Politiche all’Università IULM di Milano e autore di “Contro la tribù – Hayek la giustizia sociale e i sentieri di montagna”.
I nuovi media sostituiranno i social tradizionali?
Può un social network censurare le idee? Il caso Trump apre interrogativi sul potere della tecnocrazia ed accendo il dibattito. Quale saranno gli effetti futuri? Assisteremo ad una fuga degli utenti verso i media emergenti?
«La censura di Trump crea un doppio cortocircuito. Equipara di fatto i social network agli editori tradizionali, scegliendo di non dare voce a un utente, esattamente come farebbe l’editore di un quotidiano – sottolinea Alberto Mingardi – L’interrogativo attuale, a fronte delle problematiche in cui sono coinvolti, tra cui i diritti di copyright, a difendersi sostenendo di non essere editori, d’ora in avanti? Dall’altra, mette in crisi coloro che hanno sempre denunciato i social perché sottratti alla regolamentazione pubblica: Twitter e Facebook si sono, letteralmente, autoregolati. L’espulsione di Trump è un atto eclatante ed apre un dibattito che si svilupperà a lungo».
Le Big Tech, nate come espressione del libero mercato, sembrano ormai legate indissolubilmente ai decisori politici, tanto da fornire output non desiderabili, tali da far fallire le proprie stesse premesse. Il risultato è un conglomerato di potere, più vicino alle logiche del crony capitalism che del free market.
Parler in crescita
Alla censura in atto su Twitter e Facebook si è unita l’offensiva contro Parler da parte di Google e Apple (con la rimozione dell’App dai rispettivi store online) e di Amazon dai propri server. La fuga degli investitori, testimoniata dai crolli in borsa delle piattaforme, si tradurrà anche in una fuga degli utenti verso piattaforme alternative? In una logica di libero mercato l’ipotesi diventa realistica, nel momento in cui altri player saranno in grado di offrire servizi altrettanto interessanti. Anche se lo scoglio resterà sempre il solito: la massa critica di persone che andranno ad animare una nuova piattaforma e quanto il valore aggiunto di quest’ultima verrà percepito dagli utenti, sempre più polarizzati in “tribù” distinte e impermeabili tra loro.
«Twitter e Facebook ci ricordano tutti i giorni come sia cambiato Internet – continua Mingardi – Speravamo fosse uno spazio aperto, nel quale potesse svilupparsi un dibattito più razionale e sereno, invece i social replicano, in certi casi inasprendola, la tribalizzazione anche politica che si riscontra nelle nostre società. Il cerchio delle cose che leggiamo si restringe. Gli algoritmi dei social media aiutano ciascuno di noi a costruire la propria echo-chamber, impermeabile a qualsiasi contaminazione di altre opinioni».
Alberto Mingardi
Professor Mingardi, l’assenza di dibattito radicalizza ogni utente sulle proprie posizioni? La comfort zone dei propri amici diventa quella del proprio algoritmo di gradimento.
«La frequentazione assidua di queste piattaforme rinforza le convinzioni di ogni utente, un po’ come un tempo si faceva comprando in edicola l’Unità e il Giornale. Solo che qualsiasi quotidiano, anche il più schierato, è plurale negli argomenti trattati: nei media tradizionali c’era sempre l’articolo di cricket in un magazine stampato per gli appassionati di calcio.
Nel nuovo mondo polarizzato, alcune tribù hanno avuto più successo di altre, come nel caso di quella dei sostenitori di Donald Trump nel 2016. Quattro anni fa nessuno o quasi si sarebbe aspettata l’elezione del candidato repubblicano, che aveva costruito un grande seguito su Twitter (memorabile la sua battuta al raggiungimento del milione di follower: “È come avere il New York Times, senza pagare per il suo bilancio in dissesto”). La sua lezione non è stata sprecata e nel frattempo anche i democratici si sono messi al lavoro per recuperare terreno. La comunicazione politica è diventata così sempre più aggressiva, intollerante, tribale».
Riconoscere una fake news
Le fake news bastano a censurare il post di un account privato. Chi decide e come si riconosce una notizia fake? «Quando ti metti a definire una fake news non ne esci più. Cos’è realmente? Alcune sono evidenti, altre meno. Dove comincia la “balla” e dove inizia l’opinione? È un lavoro che possono fare i fact checkers, ma anche costoro debbono crearsi una reputazione “sul mercato”: guai se diventano censori ufficiali.
Le misure di contrasto alle fake news riprendono anche un po’ il target dei social, riflettono gli utenti: FB, che è più popolare e trasversale ha lasciato più libertà di circolazione delle idee rispetto a Twitter, che ha filtri più coerenti con la sua base utenza».
Serve una normativa? Molti decisori politici invocano un provvedimento che ponga limiti allo strapotere delle piattaforme social. «Regolare decisioni arbitrarie di soggetti privati, come le Big Tech, con le decisioni, altrettanto arbitrarie, della politica e della legge? Forse non è la soluzione migliore. Bisognerebbe scommettere sulla diversificazione e sul mercato: se le persone non si troveranno bene in una piattaforma, migreranno in un’altra piattaforma, quando qualcuno proporrà loro offerte alternative e altrettanto credibili. Si pensi alla crescita di Linkedin, che è una specie di porto sicuro dalle polemiche più urlate. Vedremo come evolverà Parler, ora che Twitter ha cacciato Trump».
I social media diventano editori proprio nel momento in cui la fiducia nei media tradizionali è al minimo storico.
«L’assenza di fiducia nei media tradizionali non per forza è un fatto positivo: le grandi testate hanno anche una funzione di scrematura dei punti di vista, l’opinione di mio cugino vale meno di quella del fondo del Wall Street Journal. Si presume che chi scrive per queste testate abbia una capacità di analisi maggiore. I grandi media hanno la funzione di dirti che ci sono cose che meritano la prima pagina e altre che stanno bene a pagina 25, una funzione preziosa, ben diversa dalla home di un social, che invece è basata su una scala di importanza personalizzata per i gusti di ciascuno di noi. La crisi dell’editoria, e dei media tradizionali in generale, ha portato questi editori a motivare la propria tifoseria, tribalizzando a loro volta l’informazione: solo un altro modo per tamponare l’emorragia di lettori e ascoltatori, una strategia che tuttavia non sembra funzionare molto. Quello delle tifoserie è un gioco che, ad esempio, è stato chiaro per tutto il 2020 con l’isterismo pandemico, alimentato dai media tradizionali in una rincorsa perversa agli umori dei social».
Attrarre l’audience
Il problema dell’autorevolezza, non riguarda solo i media ma anche la comunicazione politica. La pazienza delle persone è poca, l’intrattenimento è tutto: tempo una frazione di secondo si deve decidere se scrollare la home o soffermarsi su un tema.
«La comunicazione politica dovrebbe portare a conoscere qualcuno che mi somiglia ma che, per preparazione su certi temi e capacità, è meglio di me. Questo era il vecchio approccio: attualmente, nella sfiducia generalizzata, la gente si accontenta di intrattenimento: se lo show è divertente mi accontento, anche se i protagonisti non sono migliori di me e forse sono perfino peggio.
Il problema è che finché concedo il 5% del Pil all’intrattenimento (cinema, teatro, Netflix…) la situazione rientra nella normalità, ma se noi scegliamo i politici come in base alle loro doti di entertainment, stiamo scegliendo persone, sulla base di questo criterio, per affidargli metà del PIL; questa eventualità, che si sta concretizzando nelle nostre società attuali, diventa un problema.
Alberto Mingardi, Contro la tribù: Hayek, la giustizia sociale e i sentieri di montagna, Alberto Mingardi, Marsilio, 2020
La narrazione mainstream è ormai un “framing” preciso che esclude ogni altra “versione dei fatti”, censurandola dalla storia ed escludendo ogni revisionismo?
C’è sempre una realtà, tra le tante possibili, che diventa mainstream a discapito di altre. Eppure non sempre la versione che sopravvive è anche la più aderente ai fatti. Prendi l’esempio del Titanic: uno sceneggiatore del film di James Cameron trovò che un banchiere, a bordo, era rimasto sulla nave che colava a picco citando il posto al suo maggiordomo. Ne discussero con il regista e gli altri autori ma scelsero di non inserirlo nel film. Perché? Forse perché erano convinti che le persone non si sarebbero appassionati alla vicenda, forse perché gli sembrava troppo strano che un riccone potesse essere anche una persona animato da tanto spirito di sacrificio. In un caso o nell’altro, vediamo un approccio ideologico magari non “scelto” apertamente ma senz’altro pervasivo e penetrato a fondo nelle nostre società».
A proposito di Hollywood: inprima fila, nelle proteste contro Trump, artisti, intellettuali, influencers e celebrità. Sembra cambiato poco da fine anni ’60, quando contro Nixon iniziò una vera e propria rivolta, capeggiata dalle star.
«Gli artisti, gli intellettuali da sempre sono stati “contro” il potere costituito, offrendo spesso una visione alternativa, ma la cose dai tempi di Nixon sono cambiate moltissimo: le proteste di ieri hanno gettato le fondamenta culturale dell’establishment di oggi. Molto spesso la ribellione è di maniera e in realtà perfettamente coerente con presupposti ideologici comunemente accettati, soprattutto nel mondo della comunicazione e dello showbiz. C’è un conformismo dell’anticonformismo».
Abbiamo citato Parler che, come altre piattaforme, si sta affacciando nel mercato dei social media. Se la soluzione non può arrivare dallo Stato, dovrà arrivare giocoforza dal mercato: nuove applicazioni, oppure…
«La mia proposta è far pagare la gente per scrivere. Un piccolo pedaggio. Sembra una proposta scandalosa e irricevibile ma se ci pensi non lo è: un tempo il costo per comunicare le proprie idee, o mandare a quel Paese qualcuno era alto. Se avevi un reclamo da fare a un’azienda, ad esempio, dovevi prendere carte e penna e perdere tempo e soldi per la spedizione della lettera. Oggi il costo di una comunicazione di questo tipo è irrisorio, il tempo di due minuti per scrivere un tweet; l’utente consumatore si ritiene invincibile e spesso comunica alle aziende con una certa aggressività, pretendendo risposte esaustive e in tempo reale. Per non dire dei commenti agli articoli di giornale: una sfilza di vaffa, neanche troppo infiorettati. Ma questa veemenza perché non viene utilizzata nei confronti degli operatori pubblici? Perché sui social media e online si trasferiscono le nostre aspettative della realtà: dalle aziende private e dai brand ci aspettiamo efficienza, mentre nei confronti dello Stato non abbiamo aspettative, perché siamo già abituati alla sua inefficienza. Insomma, e se tornassimo a fare pagare alla gente il francobollo?».
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2015/11/i_social_network_che_ti_censurano_1.jpg476640David MazzerelliDavid Mazzerelli2021-01-15 16:00:422021-01-20 12:59:47Se i social media diventano editori: il pericolo della censura. Intervista ad Alberto Mingardi
Xiaomi, la big tech dell’elettronica cinese, terza al mondo nella produzione di telefoni cellulari, crolla in borsa ad Hong. A soli sei giorni dall’abbandono della Casa Bianca, l’ultimo atto del presidente uscente degli Stati Uniti, Donald Trump, che inserisce Xiaomi nella lista nera, designandola come “compagnia militare cinese comunista”.
Xiaomi nella blacklist USA
Il Dipartimento della Difesa USA ha comunicato, infatti, che il colosso cinese rientra in una nuova lista di aziende contro le quali gli Stati Uniti imporranno specifiche restrizioni, con l’ordine per società e investitori statunitensi di disinvestire in Xiaomi entro l’11 novembre.
L’intervento di Biden potrebbe ribaltare la decisione, ma sorprende al momento la presenza di un’azienda elettronica come Xiaomi nella lista nera, inclusa tra i nove nomi di società evidenziate dal Dipartimento della Difesa, molto più orientate all’industria specializzate in aviazione, aerospaziale, cantieristica navale, chimica, telecomunicazioni, edilizia e altre forme di infrastruttura.
Anche Huawei, il secondo produttore di telefoni al mondo, è sulla lista, ma in quanto costruttore di apparecchiature di telecomunicazione su larga scala.
Immediata la replica di Xiaomi e il portavoce dell’azienda ha affermato di:
Operare in conformità con le leggi e i regolamenti pertinenti delle giurisdizioni in cui svolge le proprie attività. Non è di proprietà, controllata o affiliata all’esercito cinese, e non è una compagnia militare cinese comunista.
Al vaglio anche le conseguenze economiche e il riflesso in termini di immagine della disposizione USA, prima di intraprendere qualsiasi azione.
Se Huawei è nella “Entity list”, ovvero l’elenco delle entità del Dipartimento del Commercio statunitense che impedisce all’Usa di esportare tecnologia ad aziende inserite nella lista nera, evitando qualsiasi collaborazione, Xiaomi invece fa parte del gruppo che vieta investimenti diretti. Questo significa che Xiaomi non perde la possibilità di utilizzare Android, Google Play o chip Qualcomm (a differenza di quanto accaduto a Huawei), ma al tempo stesso le aziende USA che hanno quote in Xiaomi saranno costrette a rivedere le proprie posizioni.
Il Dipartimento del Commercio si sta muovendo per impedire a sei interi Paesi, designati come “avversari stranieri”, di fornire apparecchiature di comunicazione agli Stati Uniti, inclusi Cina, Russia, Iran, Corea del Nord, Cuba e il governo del venezuelano Nicolás Maduro.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2021/01/xiaomi-stock-exchange-2.jpg6671212Barbara LandiBarbara Landi2021-01-15 13:48:372021-01-18 21:48:45USA, Xiaomi nella blacklist e il titolo crolla in borsa a Hong Kong
La Silicon Valley compie 50 anni e il suo mito è finito, sepolto in questi giorni dalla decisione di oscurare per sempre dai social il Presidente degli Stati Uniti d’America ancora in carica.
È vero, Donald Trump è brutto e cattivo. Non piace a nessuno, nemmeno a noi, e le sue idee sono pericolose perché rischiano di scatenare una guerra civile.
E proprio per questo che le Big Tech, in primis Twitter e Facebook – ma anche Amazon, che ha tagliato i server a Parler – sono prontamente intervenute per “salvare la democrazia”.
“Censura è Democrazia” è il nuovo motto.
“Non tollerare gli intolleranti”, è il diritto teorizzato da Karl Popper e invocato dalla intellighenzia.
Ma qualcosa non torna. La neolingua di George Orwell sembrerebbe sinistramente all’opera.
Perché le idee non sono reati, e se accettiamo di oscurarle, abbiamo distrutto per sempre i nostri valori, quelli su cui si fondano le basi della nostra civiltà e della convivenza democratica.
È un passaggio d’epoca. La democrazia non è salva, e chi dice di difenderla è probabilmente andato oltre il punto di non ritorno.
Addio “I love Internet”, addio “Free as the Web”, addio a Internet candidato a Nobel per la pace. Era il 2010, ci abbiamo creduto, qualcuno ancora se lo ricorda?
Internet e i social, da strumenti che hanno permesso l’emergere e la condivisione di idee innovative, l’affermazione di aziende e talenti, da oggi sono editori che hanno il diritto-dovere di oscurare idee.
Sono diventati attori politici che devono intervenire a gran voce per eliminare un attore politico dalla scena.
Certo, Internet e i social hanno dato voce anche ad idee malsane, ad incitazioni all’odio, a shitstorm spesso beceri e ingiustificati, e probabilmente hanno amplificato le idee e il disagio sociale che ha portato a Capitol Hill migliaia di manifestanti arrabbiati (per qualcuno terroristi, per altri patrioti), ma in nome della libertà hanno portato la società anche ad evoluzioni e primavere (e non sempre in modo tollerante e pacifico).
Tutto ha un’altra faccia della medaglia. E di solito non è sempre quella che vogliono vedere i censori.
Del resto, ci sono state le “guerre sante”, oggi c’è anche la “censura democratica”.
Ci eravamo sbagliati, ci eravamo illusi. Ora lo abbiamo capito, dai. Continueremo, da marketer, ad utilizzare Internet e i social come fenomenale strumento di persuasione per vendere i nostri prodotti.
A ben pensarci, era quello il fine, fin dall’inizio. Per la libertà invece ci sarà sempre tempo. Ed emergeranno altre piattaforme in cui continuare ad esprimere le idee eretiche ed intollerabili.
Mirko Pallera, direttore e founder Ninja
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2021/01/big-brother.jpg8781436Mirko PalleraMirko Pallera2021-01-15 10:00:282021-01-18 21:53:36Se censurare è democrazia, ovvero la fine del mito di Internet come strumento di libertà
A pochi giorni dall’inizio della challenge Veganuary, che ogni gennaio incoraggia le persone a seguire uno stile di vita vegano per un mese, TheFork, l’app leader per la prenotazione dei ristoranti online a livello globale, ha coinvolto la sua community in un sondaggio dedicato a questa scelta alimentare. Il 19% dei rispondenti ha dichiarato di conoscere l’iniziativa e di questi l’8,5% ha aderito dal 1° gennaio. Il 27% degli utenti che invece ne hanno appreso attraverso il sondaggio, hanno dichiarato che avrebbero partecipato a seguito del questionario.
Veganuary e dieta vegan: il ruolo dei social media
L’importanza che l’alimentazione vegan sta assumendo nella dieta di molte persone d è testimoniata non solo dalle adesioni record del Veganuary 2021 (500.000 nella prima settimana), ma anche dall’ampia conversazione che esiste circa l’argomento sui Social Media. Basti pensare che su Instagram le menzioni per l’hashtag #vegan superano i 105 milioni e quelle per #veganuarysono più di 1 milione. Diversi personaggi noti sono diventati ambassador della dieta vegana, da volti più internazionali come Joaquin Phoenix, Ariana Grande e Miley Cyrus, fino a star italiane come ad esempio Simona Ventura, Paola Maugeri o ancora Anna Oxa. I dati raccolti da TheFork lo confermano: il 30% sostiene di aver approfondito la propria sul veganesimo grazie ai Social Media.
I motivi principali per la scelta di una dieta vegana
Se i social media rappresentano una fonte di conoscenza del veganesimo, le motivazioni principali di chi sceglie uno stile alimentare vegan sono: la salvaguardia degli animali, la riduzione del proprio impatto ambientale sul pianeta e infine motivi di salute. Il 34% dei rispondenti ritiene infatti questo tipo di alimentazione più sana.
Le tipologie di ristoranti più apprezzati
Se invece si parla di ristoranti ad attrarre maggiormente gli utenti sono quelli che offrono una cucina vegetariana (71%), vegana (17%) o la meno nota crudista (6%), ossia una dieta che prevede il consumo di soli alimenti crudi.
Vegano ma non solo, qualche indirizzo di TheFork
La Luce, Poianella di Bressanvido, (VI) – Orto di famiglia, agricoltori locali e cucina naturale. La Luce è un ristorante dai sapori autentici in cui scoprire il vero gusto delle ricette vegetariane e vegane. Questo ristorante offre il servizio di consegna a domicilio. Puoi ordinare chiamando direttamente da TheFork.
Selezione Naturale, Torino – “Fruit, music and vegetable”. Queste tre parole ben descrivono l’atmosfera di Selezione Naturale, un ristorante completamente dedicato alla materia prima, che viene rigorosamente da produttori locali, e alla cucina vegetariana e vegana. Questo ristorante è aperto a pranzo e offre servizio di consegna a domicilio e asporto.
L’OV – Osteria Vegetariana, Firenze – Prendete i migliori piatti della tradizione toscana e uniteli al gusto di una cucina vegetale. Otterrete così la prima osteria vegetariana di Firenze: ambiente moderno e di design e un menù tutto da provare. Questo ristorante è aperto a pranzo.
Solo Crudo, Roma – “Raw cooking and gentle cooking”, cucina cruda e gentile. Cosa significa? Che i piatti di questo ristorante sono crudi oppure preparati con cotture particolari. Il risultato? Un menù gustoso, sano e davvero originale. Questo ristorante è aperto a pranzo.
Lo Famo Sano, Pomigliano d’Arco (NA) – Un nome ironico ma sicuramente evocativo. Da Lo Famo Sano il menù è interamente vegetariano e vegano, composto da piatti preparati con la materia prima locale e soprattutto con creatività. Questo ristorante è aperto a pranzo.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2019/02/App-TheFork.jpg387800Company NewsCompany News2021-01-14 17:04:222021-01-18 21:48:59Essere vegani, dai social alla tavola: la ricerca di TheFork ispirata al Veganuary
Il più grande rebranding di Burger King dopo 20 anni
Dopo 70 anni, Pfizer si libera dell’ovale e punta su un nuovo simbolo a forma di DNA
La nuova identità minimal di Coursera, perché l’apprendimento ha il potere di trasformare positivamente il mondo
Il restyling di SEMrush: colori vivaci per riflettere l’approccio al lavoro energico e innovativo
Per molte aziende, il periodo difficile di pandemia ha significato lavorare in un clima turbolento, alcune hanno dovuto infatti fare i conti con il problema della sopravvivenza. Per altre, si tratta dell’anno dei cambiamenti, della svolta positiva. Ecco i primi casi di rebranding che hanno destato la nostra attenzione all’alba del nuovo anno.
Burger King cambia la sua identità con un look retrò
Il 2021 si apre con il rebranding di Burger King che lancerà una nuova identità nel corso dei prossimi mesi.
Il rebranding è progettato da Jones Knowles Ritchie di New York. Oggi la nota catena di fast food sta facendo un balzo in avanti introducendo un design visivo completamente nuovo che sarà presente in tutti i touchpoint.
Ispirato al cibo vero e delizioso, l’aspetto più moderno segna il primo rebranding completo in oltre 20 anni e rappresenterà in modo più autentico i valori di Burger King nel mondo.
Il progetto digital-first vede recenti miglioramenti della qualità del cibo, attraverso la rimozione dalle voci di menù di coloranti, aromi e conservanti, e altre sostanze artificiali. Un ambizioso impegno per la sostenibilità ambientale.
Combinando gusto e qualità attraverso il design, ogni elemento è stato intenzionalmente reinventato per riflettere meglio il nuovo viaggio gastronomico di Burger King. I principi di progettazione catturano le caratteristiche uniche del marchio: appetitoso, grande e audace, scherzosamente irriverente e orgogliosamente vero.
Logo evolution
Dal lancio dell’attuale logo nel 1999, il colosso americano è passato a un linguaggio di design più moderno e compatibile con il digitale. Gli elementi ricordano le guerre degli hamburger degli anni ’80, ma attirano i consumatori più giovani che desiderano un design vintage. Per ora, il rebranding è in fase di lancio nel sistema statunitense, e presto si farà strada a livello globale.
Il nuovo logo minimalista sposa perfettamente l’evoluzione di Burger King e rende omaggio al patrimonio del marchio con un design raffinato, semplice e divertente.
Tra le chicche che attirano l’attenzione l’affascinante monogramma: la “B” di Burger viene tagliata come un panino e racchiude il ripieno a forma di “K”.
I colori selezionati sono ricchi e audaci, ispirati all’iconico processo di cottura alla griglia Burger King e agli ingredienti freschi. La nuova fotografia è iper strutturata e punta sull’aspetto sensoriale del cibo.
Il nuovo font del marchio proprietario di Burger King è appunto chiamato “Flame”, e si ispira alle forme del cibo (arrotondate, audaci, gustose) e alla personalità irriverente del marchio.
Anche i pack mostrano con orgoglio il nuovo logo, insieme ad allegre illustrazioni degli ingredienti.
Le nuove divise del personale mescolano uno stile moderno e confortevole con colori e grafiche distintivi. I veri membri dello staff compaiono nella nuova pubblicità di Burger King.
Il rebranding di Pfizer che trasforma il suo logo dopo 70 anni
Fondata nel 1849, Pfizer è una delle più grandi aziende biofarmaceutiche a livello internazionale. È conosciuta in tutto il mondo per farmaci come Zoloft, Lipitor, Viagra e molti altri. Oggi più che mai l’azienda è al centro dei riflettori per il suo vaccino anti-covid, il BioNTech che è diventato il primo ad essere approvato dopo varie sperimentazioni. La società durante il corso del 2020 ha sospeso il suo progetto di rebranding per concentrarsi sulla comunicazione per la pandemia, nonché sugli sforzi di produzione e distribuzione dei vaccini. A novembre, Pfizer ha nuovamente rivolto la sua attenzione al rifacimento dell’identità e ha agito rapidamente per completare e pubblicare il logo e i nuovi materiali marketing a inizio anno. Il progetto porta la firma di Team di New York.
Pfizer ha incaricato lo strategic design studio di Brooklyn per creare una nuova identità per riflettere la loro evoluzione da impresa diversificata ad azienda biofarmaceutica mirata e innovativa; da impresa commerciale a leader scientifico di prima classe.
Logo evolution
Con un logo che era rimasto pressoché invariato per oltre 70 anni, era fondamentale che la nuova identità di Pfizer riflettesse sia la storia dell’azienda che il suo brillante futuro. L’azienda è nel mezzo di un enorme processo di trasformazione.
La novità che si nota a primo impatto è un potente simbolo unificante – l’elica del DNA.
Gli scienziati vedono il DNA come l’essenza di tutta la vita, il codice e il motore del potenziale umano. Ogni filo porta con sé le istruzioni affinché un organismo possa svilupparsi, sopravvivere e prosperare. Il DNA di un’azienda rappresenta il suo passato, il suo presente, la sua etica e il suo potenziale.
Il nuovo logo Pfizer sblocca l’iconica forma della “pillola” per rivelare una doppia elica che si muove a spirale verso l’alto.
Il pittogramma, adesso a lato, trasmette un senso di movimento ascendente. La forma rotante ispira progresso, cambiamento e ribaltamento di vecchie realtà alla ricerca delle innovazioni del domani.
Guidelines
L’azienda ha iniziato a promuovere il nuovo design in una campagna pubblicitaria. Come parte del rebranding, Pfizer ha lanciato un video legato al messaggio “Science Will Win” e un’iniziativa per i media a pagamento. Qui gli scienziati che indossano dispositivi di protezione individuale stanno lavorando sodo mentre il narratore legge una sceneggiatura che umanizza la scienza: “Se vuoi salvare gli esseri umani dalla malattia, chiedi alla scienza”. La clip si conclude con il nuovo logo e il mantra aziendale: “la scienza vincerà”.
Immagini audaci per una scienza che plasma il mondo. Le foto mostrano persone reali.
La nuova identità di Pfizer è stata progettata per essere digital frist, consentendole di muoversi senza problemi su tutti i punti di contatto.
Lo storico blu Pfizer è stato trasformato in una vibrante tavolozza bicolore che indica l’impegno di Pfizer sia per l’innovazione scientifica che per il benessere dei pazienti.
La scelta di Noto Sans come nuovo font del marchio riflette questa dualità.
Sviluppato originariamente da Google per internazionalizzare Internet, Noto Sans è progettato per essere visivamente armonioso in più di 800 lingue. Esprime senso di apertura, energia e raffinatezza.
A cavallo del nuovo anno, anche Courserasvela la sua nuova identità. L’azienda fornisce l’accesso universale alla migliore istruzione del mondo, collaborando con le migliori università e organizzazioni per offrire corsi online. Oggi Coursera vuole ribadire il suo impegno a rendere l’apprendimento accessibile, inclusivo e di impatto per tutti. La nuova identità esprime il potere e il potenziale di ogni studente e di ogni opportunità di apprendimento.
Dal 2012 a oggi, Coursera si è evoluta in una piattaforma di apprendimento globale in cui oltre 75 milioni di studenti accedono per apprendere competenze rilevanti per il lavoro e guadagnare credenziali per il proprio avanzamento di carriera.
Il marchio Coursera doveva riflettere questa crescita. Al centro della nuova identità troviamo lo sviluppo delle proprie capacità e la possibilità di vivere le proprie passioni.
La scritta si evolve dall’infinito alla C e rappresenta il punto di ingresso all’intera gamma di opportunità di apprendimento su Coursera, dai progetti ai corsi gratuiti, fino ai diplomi professionali. La C mette in luce un mondo di possibilità e fornisce agli studenti un percorso che inizia dalla scoperta e porta dritto al risultato.
La nuova tavolozza colori attinge al mondo naturale per creare un’esperienza calma, edificante e dinamica.
Coursera è un gateway per alcune delle istituzioni di apprendimento più venerate al mondo, era quindi necessaria una palette in armonia con i partner.
Il marchio celebra la diversità e la sua community. Prende vita dalle esperienze degli studenti di tutto il mondo.
Tra i caratteri tipografici selezionati ci sono Source Sans Pro e Noto Sans Pro (come in Pfizer).
L’architettura del marchio è in grado di comprendere l’intero ambito delle crescenti collaborazioni che Coursera ha costruito nel corso degli anni.
SEMrush, la piattaforma per la gestione della visibilità online e il content marketing, svela un nuovo logo e il restyling della propria identità visiva.
Nata nel 2008, come uno strumento unico per gestire progetti SEO oggi SEMrush è a tutti gli effetti una piattaforma potente di gestione della visibilità online. La strategia di rebranding vuole riflettere l’evoluzione e lo sviluppo dell’azienda in tal senso.
Il design del logo appare rinnovato e moderno, reinventa e semplifica l’elemento principale.
Come parte dell’immaginario visivo di SEMrush troviamo la palla di fuoco, che simboleggia la scintilla creativa che accende il motore del marketing.
“SEMrush è una scintilla che mette in moto il marketing. E ora la nostra identità visiva funge da estensione al nostro impegno per migliorare la visibilità online dei nostri clienti” ha dichiarato il CEO Oleg Shchegolev.
SEMrush utilizza anche un nuovo carattere tipografico personalizzato e una tavolozza colori vivaci per riflettere l’approccio innovativo ed energico al lavoro.
La nuova identità è stata implementata nella homepage e nei materiali marketing e nei prossimi mesi sarà visibile su tutti i prodotti SEMrush.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2021/01/primi-rebranding-2021-burger-king-pfizer-coursera-semrush-15.jpg8441500Giuseppe TempestiniGiuseppe Tempestini2021-01-14 12:02:462021-07-21 14:54:30I primi rebranding del 2021: Burger King, Pfizer, Coursera e SEMrush
Ci sono due motivi che devono spingere un creator di YouTube a pubblicare video: la soddisfazione dello spettatore e l’algoritmo della piattaforma
La formula magica di Justin non prevede solo il giusto minutaggio, ma contempla anche cinque elementi che servono per aumentare le visualizzazioni
Qual è la migliore strategia per ottenere più visualizzazioni su YouTube? Se anche tu ti sei posto questa domanda, ti riportiamo l’intervista di Michael A. Stelzner, il fondatore di Social Media Examiner, a Justin Brown, esperto di YouTube e strategia video.
Justin Brown e Primal Video Accelerator
Justin è un esperto di YouTube, un vero e proprio stratega del video che aiuta le aziende ad aumentare il proprio pubblico e a guadagnare. Sì, se crescono gli utenti su YouTube, conseguentemente, crescono anche le entrate: ed è proprio questo che egli spiega nel suo canale YouTube dal nome Primal Video.
Una piccolezza: si rivolge “solo” a 820 mila iscritti.
Non uno qualsiasi: Justin Brown ha lavorato con Netflix e si occupa della produzione di video “veri”, tanto da aver lavorato anche con importanti emittenti statunitensi. Il suo merito è quello di aver sviluppato la strategia perfetta per YouTube e la racconta, di volta in volta, nel suo canale: 3 milioni di visualizzazioni in un mese sono ormai, per lui, lo standard.
Secondo Justin, ci sono due motivi che devono spingere un creator di YouTube a pubblicare video: la soddisfazione dello spettatore e l’algoritmo della piattaforma.
Per questo motivo, è molto importante che un utente guardi sempre un video per intero, dall’inizio alla fine: un trucchetto potrebbe consistere nel fornire un’offerta o una promozione al termine del contenuto. Forse non è noto a molti ma quando un video su YouTube viene visto solo a metà, la piattaforma lo interpreta come un contenuto negativo che sarà poi penalizzato nella ricerca e nei risultati suggeriti.
Allo stesso modo, non bisogna però annoiare lo spettatore: invece che costringere un utente a guardare cinque video per ottenere ciò di cui ha bisogno, assicurati di fornire il tutto in un solo, in modo succinto e pratico, per essere sicuro che non mollerà la presa. Come dire: è meglio garantire un video visualizzato per intero che 5 a metà.
Ricorda che YouTube, contrariamente alle altre piattaforme, non si rivolge a chi ha un basso livello di attenzione, anzi. Con YouTube si parla di minuti, non di secondi: è opportuno ragionare dunque in questi termini… temporali.
Come strutturare un video di successo
La formula magica di Justin non prevede solo il giusto minutaggio, ma contempla anche cinque elementi che servono per aumentare le visualizzazioni.
Il gancio: la parole chiave
Quando qualcuno cerca un contenuto su YouTube, c’è sempre quell’ansia che persiste finché gli utenti non sanno che stanno guardando il video giusto. Per questo motivo, l’obiettivo è attirare immediatamente gli spettatori facendo sapere loro che sono nel posto giusto.
Per coinvolgere immediatamente gli utenti, occorre sviluppare un gancio che ripeta le parole chiave esatte relative alla loro domanda nella prima frase del vostro script video. Se in esso si parlerà del miglior software di editing video per utenti Mac, non dovrai esordire con “Ehi, sono Justin di Primal Video“, ma con “Stai cercando il miglior software di editing video su Mac nel 2020? Bene, in questo video lo analizzeremo. “
L’utilizzo della frase chiave esatta è importante perché YouTube trascrive i tuoi video, li valuta e li premia. O meno.
L’introduzione: tu e i tuoi contenuti
Sempre secondo Justin, dopo il gancio, presenta te stesso e il tuo canale, fornendo qualche dettaglio in più sui contenuti che intendi offrire. Lui propone, ad esempio, qualcosa come: “Ciao, sono Justin di Primal Video, dove ti aiutiamo a far crescere un pubblico e ad aumentare le tue entrate con i video online“. In questo modo non solo ti sei presentato ma hai anche detto alle persone quali sono i contenuti.
Contenuto: coinvolgi lo spettatore
Ora è il momento di mantenere ciò che hai promesso per mantenere il tuo spettatore attivamente coinvolto.
Non importa quanto siano belli i tuoi contenuti, se parli senza elementi visivamente interessanti da guardare gli spettatori si annoieranno. Oltre a ciò, assicurati le attività di coinvolgimento comuni come il fare clic sui pulsanti – pollice su o pollice giù -, lasciare un commento o fare clic su una scheda per visualizzare in anteprima un video correlato e così via.
Bonus: pubblicazione in eccesso
Quando hai concluso il contenuto promesso, offri agli spettatori qualcosa in più, qualcosa che non si aspettano. Scegli qualcosa che li aiuti a implementare la soluzione che hai appena suggerito o qualcosa relativo al prossimo ostacolo che incontreranno. Ad esempio, si potrebbe menzionare una risorsa scaricabile dal web per “chi sa”. Una tip non scontata, per intenderci.
Invito all’azione: il passo successivo
Se qualcuno guarda fino alla fine il tuo video, allora vorrà anche sapere quale sarà il passaggio successivo da fare. In questo, dovrai aiutare il pubblico a completare il suo viaggio. Un modo per farlo è suggerire di guardare un altro video specifico che continua quel percorso di conoscenza e scoperta già intrapreso. Utilizza sempre una schermata finale per indirizzare gli utenti verso il miglior video successivo che hai sull’editing video, magari uno che possa offrire suggerimenti su come modificare più velocemente. Quindi: “Perché non dai uno sguardo a questo fantastico video sull’editing video avanzato?”
Se non ne hai uno a disposizione, dirottalo sul video di qualcun altro. Perché? Una delle metriche che YouTube tiene in considerazione è il tempo della sessione. Se il tuo video avvia una sessione, ti viene attribuito quel “viaggio” di visualizzazione.
Suggerimento : se utilizzi il video di un altro canale, mantieni generico l’invito all’azione in modo da poterlo scambiare con uno dei tuoi nella schermata finale quando avrai un video pronto.
Un altro modo per aiutare gli spettatori a continuare il loro viaggio di scoperta è fornire un invito all’azione che li spinga a scaricare una risorsa o una guida correlata. Se stai parlando di editing video, condividi una guida al montaggio; se stai parlando di riprese, condividi una guida alle riprese.
YouTube, una gallina dalle uova d’oro
I modi per avere successo su YouTube sono tanti: questa volta ti abbiamo riportato i consigli di Justin Brown, ma il consiglio che vogliamo darti è quello di non smettere mai di sperimentare. Lo stesso Brown ha dichiarato che da quando ha aperto, nell’ormai lontano 2014, il suo canale ha conosciuto tanti fallimenti prima di ottenere il giusto successo.
Il consiglio è sempre uno, dunque: provare.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/youtubeads.png450759Eleonora TricaricoEleonora Tricarico2021-01-13 16:35:472021-01-14 12:03:11Come ottenere più visualizzazioni su YouTube: consigli di un creator di successo
I processi che le aziende devono affrontare ogni giorno tanto lato marketing quanto lato vendite e supporto clienti, sono spesso dispendiosi in termini di tempo e soggetti a errori. Per questo, per crescere in modo sostenibile, sempre più aziende scelgono di standardizzarli e automatizzarli.
Mentre i flussi di lavoro CRM promettono un servizio efficiente e coerente, la loro implementazione può essere un’operazione davvero scoraggiante. Tuttavia, seguire alcune semplici pratiche aiuta a evitare le insidie e snellire i processi. Il segreto, come in tutte le attività umane, è l’allenamento e l’applicazione pratica, possibilmente in un ambiente di training prima di andare “in produzione”.
Uno strumento molto utile in questo senso può essere, ad esempio, Goldfish, il nuovo prodotto di vtenext: un ambiente in cui imparare, allenarsi e testare l’automazione dei processi aziendali.
Ma prima di partire con qualche utile consiglio, consideriamo un celebre esempio nell’automazione dei processi aziendali.
Flussi di lavoro CRM nella cultura pop
Nel 1954, un venditore porta a porta di nome Ray Kroc ricevette un ordine insolitamente grande di frullatori da uno stand di hamburger a San Bernardino, California. Quando visitò il ristorante, rimase stupito dal volume di pasti che il piccolo ristorante era in grado di servire ai suoi clienti.
Ray notò alcune cose dello stand che spiccavano:
gli hamburger potevano essere prodotti più velocemente di qualsiasi altro chiosco;
la qualità dei pasti, il tempo di preparazione e l’esperienza del cliente erano molto affidabili e omogenei;
i processi erano stati suddivisi in compiti semplici e ben definiti che richiedevano poca formazione specifica.
Quello era il primo ristorante McDonald’s, che Ray poi rilevò per avviare un franchising. Oggi chiameremmo quei processi “flussi di lavoro” e nello specifico “CRM Workflow” nel caso fossero orientati al cliente.
Anche se non tutti possono raggiungere lo stesso successo di McDonald’s, se si seguono alcuni semplici consigli è possibile migliorare i processi aziendali, grazie all’automazione.
Suggerimenti per i processi aziendali
Ci sono tre tappe essenziali che sarebbe bene seguire quando si vanno a definire i processi aziendali e la loro automazione:
Pianifica i flussi di lavoro. Dedicare un po’ di tempo alla definizione di ciò che i flussi di lavoro devono consentire di fare, ti permetterà di semplificare tutte le fasi successive.
Scegli il sistema e gli strumenti giusti per te. Per trovare ciò che fa al caso tuo dovresti innanzitutto guardare alle persone e scegliere sulla base di ciò che può funzionare per il team, ma anche non tralasciare il budget: alcune soluzioni come Goldfish ti consentono di testare tutto in modo gratuito; impara allenandoti e guardando video tutorial gratuiti già inseriti all’interno dell’ambiente di lavoro, lasciati guidare da wizard ed esempi concreti e, una volta imparato, esporta i tuoi processi.
Assicura il successo del flusso di lavoro. Monitorare i flussi è essenziale per accertarti che continuino a funzionare e rendere più produttivo il lavoro del team.
Ed ora ecco alcuni consigli utili da tenere accuratamente presenti.
1. Misura due volte, taglia una
Prima di automatizzare, trova l’efficienza. L’automazione in sé non rende più efficienti, per diventarlo bisogna trovare la giusta combinazione per il proprio caso specifico e soprattutto misurare tutto sulla base dei risultati. I flussi di lavoro possono ridurre la quantità di risorse utilizzate in un processo, ma solo tu puoi determinare se ne vale la pena.
Stabilisci un benchmark e poi fai un audit di tutti i tuoi processi per vedere quali soddisfano i tuoi standard. Parla con le risorse che eseguono effettivamente ciascuna delle operazioni e scopri dove ci sono inutili sprechi di impegno e denaro.
2. Rendi tutti degli High Performer
Prima che McDonald’s acquistasse qualsiasi macchina o assumesse personale, c’è stato un periodo di prove ed errori in cui ha stabilito le migliori pratiche per il suo ristorante. Molte ricette e processi sono stati tentati prima di trovare quelli ottimali su cui investire.
Allo stesso modo, prima che le aziende crescano in modo esplosivo, c’è un periodo di scoperta per identificare “la formula” da usare per replicare il proprio successo.
Qual è la tua formula?
Nella maggior parte delle aziende, c’è una certa selezione naturale che avviene quando il personale svolge lo stesso compito in parallelo. Il personale più produttivo tende a crescere e diffondere le sue buone abitudini al resto del team. Le aziende più innovative usano A/B test per mettere in competizione tra loro due versioni dello stesso processo e vedere quale vince.
3. Incorporare l’approccio dell’automazione in tutti i processi
Alcuni processi sono più complessi. Potrebbero biforcarsi in percorsi diversi per adattarsi a scenari comuni che il business deve affrontare. Affinché i flussi di lavoro abbiano successo, bisogna identificare i percorsi più comuni e costruire le decisioni che determinano i percorsi nei processi aziendali.
Ci sono diversi vantaggi nel fare questo: uno di questi è che verrà ridotto il numero di persone necessarie per realizzare un determinato processo. La logica, cioè, è integrata nel processo e anche se il suo “architetto” non c’è più, il processo può continuare a dare risultati.
I vantaggi dell’automazione nei processi aziendali
La creazione di flussi di lavoro CRM standardizzati per l’azienda è assolutamente necessaria oggi per espandere il tuo business in modo sostenibile. Può ridurre drasticamente il carico sul personale senza compromessi e, in molti casi, anche migliorare l’esperienza del cliente.
Inoltre, il monitoring puntuale di processi favorisce l’individuazione di colli di bottiglia in un’ottica di miglioramento continuo, garantisce la possibilità di adattare tempestivamente i processi interni ai cambiamenti interni/esterni, migliora la comunicazione interna e abbatte eventuali barriere, conservando uno storico delle informazioni scambiate e scoprendo subito dove il processo si è bloccato.
Il tempo e le risorse che libererai grazie all’automazione dei processi aziendali ti daranno spazio per respirare, sperimentare e, in ultima analisi, far crescere l’azienda.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2016/05/marketing_automation_i_vantaggi_di_un_workflow-1.jpg400600Mariagrazia RepolaMariagrazia Repola2021-01-13 13:00:482021-01-14 06:18:35Automazione nei processi aziendali: per cominciare bisogna allenarsi
Nell’ultimo anno il mercato dell’Influencer Marketing è cambiato profondamente e le sole attività di sponsorizzazione su TikTok sono cresciute del 130%
Secondo una ricerca condotta da Klear, la quota di mercato dell’industria degli influencer della Generazione Z è cresciuta del 9%
Con il passaggio dai post ai contenuti brevi (come le stories) i creator di Instagram e TikTok hanno visto incrementare il loro valore del 57% rispetto all’anno precedente
La pandemia provocata dal Covid-19 ha colpito le vite di tutti noi modificando molti aspetti della nostra quotidianità.
La stessa fruizione della rete e dei contenuti social è cambiata e questo cambiamento ha messo in moto un processo di adattamento e innovazione anche per creators e marketers.
Nonostante il periodo poco favorevole, gli investimenti pubblicitari in influencer marketing sono stati ingenti. Gli influencer hanno incrementato il loro valore del 57% rispetto all’anno precedente, confermando il potenziale di questo settore. La sola piattaforma TikTok ha visto un’attività di sponsorizzazione del 130% in più rispetto all’anno precedente. Insomma, il settore continua ad affermarsi e ad essere importante nella strategia di marketing mix.
Quali settori e categorie di influencer sono cresciuti nell’ultimo anno su Instagram e TikTok
Secondo l’ONIM, Osservatorio Nazionale sull’Influencer Marketing, il mercato degli influencer è maturo.
Nel 2020 i settori più interessati alle collaborazioni sponsorizzate su Instagram e TikTok sono stati (in ordine):
Moda
Fitness
Fotografia
Lifestyle
Beauty
Viaggi
Famiglia
Food
Fai da te
Design.
I settori che hanno più risentito della crisi sono stati Food e Viaggi. Indubbiamente la loro penalizzazione è stata dettata dai vari lockdown.
Nella stessa ricerca di Klear condotta su un campione di 5mila influencer, si legge che l’utilizzo dell’hashtag #adnei post di Instagram è diminuito del 19% su base annua mentre l’utilizzo delle Stories sponsorizzate è cresciuto del 32%. Questo significa che il consumatore è più interessato a contenuti instant rispetto a post statici.
Le stories di Instagram sono contenuti più facili da monitorare per la conversione.
Sebbene Instagram sia sempre stata considerata una piattaforma utile al raggiungimento degli obiettivi di brand awareness e consideration, l’utilizzo delle stories ha fatto emergere la possibilità di monitorare il conversion rate di una campagna di Influencer Marketing.
Basti pensare al fatto che all’interno delle stories è possibile aggiungere un link per monitorare l’atterraggio alla pagina web dedicata. Inoltre si possono inserire adesivi, domande, sondaggi ed altri elementi utili all’engagement. In una campagna di Influencer Marketing il creatorpuò registrare un video in cui prova un prodotto e/o un servizio e ingaggiare il pubblico con un contenuto di impatto inserito all’interno della sua routine.
Questo genere di storytelling non si può costruire con la pubblicazione di uno o più post, non si possono inserire link e al di là della pubblicazione del video, non essendo il post un contenuto istantaneo, perde il suo spazio nella veloce narrazione quotidiana dell’influencer.
TikTok, invece, è il social che è stato più scaricato nell’ultimo anno. Tra i trend emersi nella ricerca di Klear vi è lo spazio che la Generazione Z si sta ritagliando nel mercato dell’Influencer Marketing. Sebbene la crescita dei contenuti sponsorizzati#ad non ci sia stata nella maggior parte dei mercati, quello degli influencer tra i 18 e i 24 anni è salito del 9% rappresentando oggi il 31% dell’intero comparto.
I marketers e i brand non possono fare a meno di considerare che i giovani e i giovanissimi aumenteranno sempre più il loro potere di acquisto, quindi investire in questo campo sarà inevitabile.
La Generazione Z è formata dai nativi digitali che sono a proprio agio con le espressioni neutrali di genere, sono più istruiti rispetto ai membri delle altre generazioni e hanno valori sociali e politici progressisti. Questi dati possono essere utilizzati dai brand per la scelta dei social da presidiare e degli argomenti da trattare.
Nonostante i problemi e i limiti che la piattaforma TikTok ha avuto negli USA, sono molti i brand che hanno messo gli occhi sui creator della Gen Z e il loro passaggio da Instagram al social TikTok ha contribuito alla crescita di molti di essi. Il social media dei video musicali ha spinto Instagram a rilasciare la funzione Reel. Solo questa scelta di contenuto dovrebbe essere indicatore della crescente importanza che TikTok avrà nell’allocazione dei budget social.
Le scelte dei consumatori sono fortemente orientate dagli influencer e dalle loro storie.
Secondo una ricerca condotta da Valassis sul mercato americano, inglese e tedesco, il 51% degli intervistati ha dichiarato di aver acquistato un prodotto o un servizio dopo averlo visto utilizzato o promosso da un influencer. Secondo lo studio, l’Influencer Marketing sta avendo un maggiore impatto sugli acquisti perché il tempo di fruizione dei social da parte dei consumatori è aumentato durante la Pandemia.
Il 35% dei consumatoriamericani, infatti, sostiene di aver effettuato un acquisto non pianificato dopo aver visto qualcosa sui social mentre e il 21% ha dichiarato di aver effettuato un acquisto consigliato da un influencer da quando è iniziata la pandemia. Questi numeri ci fanno capire e percepire il reale potere che i creator hanno sui consumatori e viceversa.
Secondo I trend dell’Influencer Marketing 2021, ricerca condotta da Buzzoole, emerge chi riesce a costruire un’identità distintiva e riconoscibile. Agli influencer non serve essere onnipresente su tutti i canali ma sceglierne alcuni in cui costruire un legame forte con la propria community.
L’attivismo sociale degli influencer di Instagram e TikTok
L’impatto che le nostre scelte hanno nel mondo si riflettono anche sul fatto che i brand e gli influencer si stanno addentrando nel campo dell’attivismo sociale.
Nella ricerca di Klear condotta analizzando i profili social di 100 compagnie si legge che l‘80% dei brand ha supportato sui social la causa #BlackLivesMatter. Nella stessa ricerca si legge anche che il 65% dei consumatori afferma che smetterebbe di seguire un influencer che dice o fa qualcosa non in linea con la propria etica e i propri valori personali.
Alcuni consumatori stanno abbracciando marchi sostenuti dagli influencer che riflettono la loro consapevolezza sociale. Dunque il futuro dei brand dovrà essere sempre più etico perchè saremo sempre più connessi e consapevoli. Le nostre scelte influenzeranno e saremo influenzati. Diventeremo tutti creator, tutti portatori di valore ed ognuno di noi sarà capace di invertire la rotta e cambiare le tendenze del mercato.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2021/01/influencer-marketing-01.jpg9211646Flavia AlviFlavia Alvi2021-01-12 15:20:522021-04-07 20:55:56Come TikTok e le Stories di Instagram stanno facendo crescere il valore degli Influencer
Our Spring Sale Has Started
You can see how this popup was set up in our step-by-step guide: https://wppopupmaker.com/guides/auto-opening-announcement-popups/
Our Spring Sale Has Started
You can see how this popup was set up in our step-by-step guide: https://wppopupmaker.com/guides/auto-opening-announcement-popups/