Cosa è successo dopo il lancio del nuovo layout desktop dei risultati di ricerca di Google

  • Qualche mese fa Google ha lanciato una nuova visualizzazione dei risultati di ricerca da desktop, molto simile a quella mobile.
  • Le critiche arrivate sono legate alla difficoltà attuale di distinguere annunci e risultati organici, a causa delle favicon.
  • Intanto, aseguito dell’introduzione del nuovo layout, i CTRs degli ads della rete di ricerca Google sono cresciuti tra il 4% e il 10.5%.


Recentemente, Google ha lanciato il nuovo layout dei risultati di ricerca da desktop che, a detta di molti, sembra sfumare la linea di demarcazione tra risultati organici e annunci a pagamento.

In quello che si prospetta come una sorta di dark pattern (sistema di elementi dell’interfaccia accuratamente progettati e combinati tra loro per confondere l’utente con l’intento di indurlo a compiere azioni non desiderate), una sola è la caratteristica distintiva.

Si tratta della piccola icona “Ad posta in corrispondenza delle pubblicità, la cui formattazione è peraltro molto simile alle nuove favicon che appaiono accanto ai risultati di ricerca.

layout risultati ricarca google

Tra i tanti commenti negativi, quello del giornalista di The Guardian Alex Hern che ha twittato “Tecnicamente l’etichetta ‘ad’ esiste ancora ma è molto difficile individuare a colpo d’occhio dove finisca la pubblicità

La crescita dei CTRs e il nuovo layout di Google

Secondo Digiday, diversi ad tech provider hanno riscontrato dei cambiamenti nel click through rate (CTR) degli annunci. A seguito dell’introduzione del nuovo layout, i CTRs degli ads della rete di ricerca Google sono cresciuti tra il 4% e il 10.5%.

Senza dubbio, questa è un’ottima notizia per gli affari di Big G che nel solo terzo trimestre 2019 aveva già guadagnato 34 miliardi di dollari dall’attività di advertising.

In contesti di scala così elevati, piccole fluttuazioni di CTR possono avere effetti significativi sulle performance di business.

Ma se questo implica indurre le persone a cliccare in maniera inconsapevole sugli annunci?

L’evoluzione del layout di Google

Per avere una panoramica complessiva della situazione, è necessario considerare il modo in cui Google ha progettato il suo layout nel corso del tempo.

Fino al 2013, il motore di ricerca ha dato agli annunci un colore di sfondo completamente diverso per contraddistinguerli dai risultati di ricerca organici.

Successivamente, ha utilizzato un unico colore di sfondo e, di anno in anno, sembra aver ridotto gli elementi grafici distintivi che consentono agli utenti di individuare a colpo d’occhio la pubblicità.

Secondo Search Engine Land, il nuovo update è solo l’ultimo tassello di un graduale processo di fusione di dei due elementi.

La versione di Google

Già in passato, Sundeep Jain di Google aveva spiegato l’evoluzione dell’interfaccia degli annunci affermando che un design più semplice “semplifica la fruizione delle informazioni da parte degli utenti”, aggiungendo che la logica di ridurre il numero di colori utilizzati in una pagina veniva incontro all’esigenza di conferire “armonia” al layout.

Successivamente, in un post sul blog dello scorso anno in cui annunciava il nuovo design degli ads per i dispositivi mobili, la società argomentava la comparsa delle favicon in corrispondenza dei risultati di ricerca organici nell’ottica di “mettere il marchio di un sito web al centro” e “scorrere più velocemente le pagine”.

Verso il rollback?

In risposta alle critiche sollevate dall’ultimo update, Google ha anche annunciato una possibile revisione su Twitter.

“La scorsa settimana abbiamo aggiornato il layout dei risultati di ricerca da desktop per armonizzarlo con quello visibile da mobile. Abbiamo ascoltato i vostri feedback sull’aggiornamento. Il nostro intento è migliorare l’esperienza di ricerca, quindi sperimenteremo nuovi posizionamenti per le favicon. I nostri test inizieranno oggi. Nelle prossime settimane, in fase di test, alcuni utenti potrebbero non vedere le favicon mentre altri potrebbero vederle in differenti posizionamenti mentre cerchiamo di dare un look più moderno al layout da desktop”

Nello stesso tweet si legge anche che l’update ha riscontrato l’apprezzamento degli utenti che navigano su mobile e dei web publisher che apprezzano la comparsa delle loro icone tra i risultati di ricerca.

Due affermazioni che sembrano quasi in contraddizione tra loro: da un lato, la società riconosce le critiche e le preoccupazioni sollevate, mentre dall’altro afferma che il “feedback iniziale è stato positivo”.

Oggi comunque, da desktop, la piccola scritta “Ad”. è stata sostituita in italiano da un più chiaro ed evidente “Annuncio” e le favicon sembrano essere scomparse.

LEGGI ANCHE: Non solo Facebook, Google e Amazon: ecco le aziende Tech da tenere d’occhio secondo Nasdaq 100

Una questione di fiducia

Solo il tempo ci dirà se ci sarà effettivamente il rollback definitivo della modifica.

Ciò che sembra emergere da questa vicenda è l’intenzione di Google di sfumare progressivamente il confine tra risultati organici e advertising per indurre gli utenti a cliccare sugli annunci.

In generale, è difficile abbandonare il pensiero che la cosiddetta “armonia” del layout consista molto più nel favorire le entrate pubblicitarie della società che nell’offrire una migliore esperienza all’utente.

Un approccio più che legittimo da parte di un business pubblicitario, se non fosse che Google non è soltanto un business pubblicitario.

Il rischio è davvero quello che gli utenti perdano fiducia nella trasparenza dei risultati di Google motore di ricerca e arrivino a utilizzarlo di meno?

Coronavirus: la Fashion Week per Ferragamo si trasferisce in un virtual showroom

Alcuni brand, come Armani, hanno scelta una sfilata a porte chiuse, altri hanno resistito al panico e hanno concluso la loro settimana della moda. Ma certamente la Fashion Week 2020 resterà nella memoria come un evento un po’ surreale.

Oltre la passerella, la città di Milano è stata serrata. Le partite di calcio sono state cancellate, i cinema sono stati chiusi e il sindaco ha emanato l’ordinanza di chiusura di scuole e università per una settimana.

Ma per l’appuntamento di settore, questo ha significato anche che un gran numero di redattori, buyer e influencer asiatici sono stati assenti dagli show.

L’80% dei buyer e operatori della moda cinese non ha partecipato alla recente Fashion Week milanese e il gruppo fiorentino ha trovato una soluzione per fronteggiare quest’assenza, scegliendo il Virtual Showroom di Hyphen.

Il pericolo Coronavirus e la soluzione di Ferragamo

Con più di mille tra buyer e operatori asiatici del settore moda che a causa del coronavirus non hanno partecipato all’appuntamento meneghino, anche i brand del Fashion hanno puntato su soluzioni nuove e alternative, sfruttando l’enorme potenzialità del digital.

Salvatore Ferragamo ha realizzato in tempi record il primo showroom interamente virtuale per la presentazione, anche in remoto, delle proprie collezioni. Una possibilità che, nata per far fronte a un’emergenza, potrebbe in futuro trasformarsi in un’alternativa costante per molti brand.

Come funziona il Virtual Showroom

Il Virtual Showroom permette a buyer e partner di ogni nazionalità di consultare e visualizzare schede tecniche, foto e immagini interattive in versione 360° dei prodotti, in un ambiente cloud riservato e protetto di facile fruizione.

Stefano Righetti, Founder e CEO Hyphen ha commentato: “Siamo orgogliosi di supportare ancora una volta un’eccellenza del Made in Italy nel suo percorso di trasformazione digitale. Il progetto realizzato per Salvatore Ferragamo e le tempistiche di realizzazione ci confermano la solidità del modello e della tecnologia che da oltre vent’anni mettiamo a disposizione dei nostri clienti”.

TikTok Italia

TikTok Creator Marketplace, come funziona la nuova piattaforma per creators ed aziende

  • Tik Tok si organizza per favorire l’incontro tra i Brand e gli Influencer
  • Abbiamo creato una guida step-by-step su come utilizzare questa funzione
  • Il social network punta tutto su  aumentare la fiducia nella propria piattaforma

Una nuova era, se così si può chiamare inizia oggi. Con la nuova piattaforma creata da TikTok cambiano le carte in tavola per moltissime agenzie che come core business hanno l’obiettivo di avvicinare gli influencer ai brand. Quello che mancava sul mercato era una piattaforma ufficiale che avesse all’interno l’intero elenco mondiale di content creator.

No profili fake o non verificati, ma qualità certificata direttamente dal team di TikTok. Quante volte avete provato a contattare un Influencer senza mai ottenere risposta? Pensate sia complicato per un azienda mettersi in contatto con dei creators con profili da oltre 1 milione di followers?

Partiamo conoscendo la piattaforma, la prima cosa che dovete sapere è che al momento non troverete TikToker italiani ma solo creators provenienti da Usa, Uk, India, Taiwan, Germany.

Collegatevi tramite questo link https://creatormarketplace.tiktok.com/ e seguite le nostre istruzioni:

1) La pagina di Login e la registrazione utente

Per avere accesso alla piattaforma dovete effettuare la registrazione tramite apposito form, ricordate che per registrarvi non vi basteranno i vostri dati ma dovrete dimostrare di essere effettivamente un brand, agenzia o un comune visitatore. Dai test che sono stati eseguiti il team di TikTok da una priorità a brand ed aziende, mentre solo un numero limitato di visitatori ottiene l’invito. I dati che dovrete inserire nel form saranno i seguenti: nome azienda, indicare in quale stato volete operare, la regione di provenienza, il numero di telefono ed il nome di contatto utente.

Inviata la richiesta vi verranno richieste via email delle seguenti informazioni, lo staff di TikTok vorrà comprendere la vostra strategia di marketing ed il vostro target di riferimento.

Superata questa fase riceverete tramite email l’invito per accedere alla piattaforma, SENZA INVITO non sarà possibile effettuare l’accesso. Ora dovrete solo effettuare il login e iniziare la ricerca dei vostri Creators.

Inserite i vostri dati e premete sul tasto login, appena all’interno della piattaforma troverete tre sezioni principali: My activity, Creator Search e la Short List.

2) Il Creator Search

Questa sezione vi permette di navigare tra i creators di tutto il mondo. Potrete applicare dei filtri sulla base della strategia della vostra campagna marketing. Per esempio, se state cercando un TikToker Indiano che opera nel settore della moda andrete ad impostare un filtro per effettuare una prima scrematura. Fatto questo, vi consiglio di impostare anche un secondo filtro legato all’audience del creator impostando età demografica, tipologia di device e paese di appartenenza per effettuare una campagna ancora più mirata. Ricorda che anche se un creator è americano potrebbe avere un pubblico non Usa bensì Indiano, vi invito quindi ad impostare SEMPRE questo parametro con molta ATTENZIONE.

3) Il profilo e le metriche dei creators

Se volete valutare a fondo il creator che avete raggiunto sulla base della ricerca precedente è preferibile entrare all’interno del profilo. COME?

Da una prima visualizzazione della casella “profile” sarà di facile lettura la “Reach”, la media delle visualizzazioni raggiunte nei video, la categoria di appartenenza, il tasto Contact per il contatto diretto e la add to list.

Come funzionano le metriche?

Per arrivare alle metriche vi basterà un click all’interno della casella del creator per raggiungere la pagina legata alle sue metriche personali.

Nella schermata metriche troveremo le core metrics, i sample videos, l’audience demographics e i performance trendes suddivisi in followers, video ed engagement rates.

Nelle core metrics avremo una visualizzazione generale su tutta la situazione del creator, troveremo infatti le views, like, comments, shares e l’engagement rate del profilo. Si evidenzia che questi dati sono il frutto della media dei risultati degli ultimi trenta video postati dal creator.

Subito sotto troviamo i sample videos, quattro video caricati dal creator che potrete visualizzare con un semplice click. Abbiamo a disposizione il filtro per selezionare l’opzione di visualizzazione come più recenti o più popolari.

La sezione sicuramente più interessante risulta essere l’audience demographics perchè presenta moltissimi dati utili da considerare per una corretta strategia di digital marketing. Tra i dati troviamo l’età, il sesso, quanto gli utenti utilizzano TikTok, i device utilizzati, i paesi e i continenti.

Volete scoprire se il content creator/influencer ha un profilo con un bot follower/likes?

Il dato degli utenti attivi vi rivelerà fin da subito se la persona ha utilizzato delle scorciatoie per raggiungere la popolarità, infatti un profilo fake non avrà molti utenti attivi bensi passivi.

L’ultima ma non meno importante metrica è la performance trends. In questa sezione troveremo dati come followers, videos ed engagement rates. Partiamo dai followers, questa metrica viene calcolata in base alla media di crescita del profilo negli ultimi trenta giorni, mentre per i videos troverete un grafico a candela dove vedrete la sequenza di pubblicazioni e le visualizzazioni raggiunte da ognuno. Infine come ultima metrica troviamo l’engagement rate calcolato dalla somma dei likes, dei commenti e delle condivisioni da dividere per il totale delle visualizzazioni raggiunte dagli ultimi 15 video.

4) Come contattare il creator/influencer?

Per contattare un creator dovete selezionare “Contact” sulla casella profilo, questo vi rimanderà alla compilazione del form di contatto dove vi verranno richiesti i seguenti dati: nome della campagna, descrizione dell’opportunità, opzioni di pagamento e informazioni di contatto.

Terminata la compilazione del form vi basterà premere “Submit” e la vostra richiesta sarà inoltrata al creator o creators selezionati. TikTok offre infatti la possibilità di creare delle liste personalizzate denominate “Shortlist” ideali per l’invio multiplo di richieste di collaborazioni. Per creare la nuova lista vi basterà dal main menù selezionare “Shortlist” e creare la list name e list description.

Ma se volessimo inserire un creator all’interno di una lista?

Per aggiungere un creator all’interno di una lista dovete cliccare sul tasto “Add to List” presente nella casella profilo selezionando successivamente la lista di destinazione.

5) La nostra esperienza con TikTok Creator Marketplace, funziona realmente?

Per rispondere a questa domanda sono stati eseguiti dei test per verificare se effettivamente il contatto con i creator era semplice ed immediato. I primi step da eseguire sono i seguenti:

Selezione del creator, in questo caso una creator Usa con 1 milione di followers;
Compilazione del form di richiesta contatto;

Terminata la fase di selezione in My Activity > Campaign management troverete le richieste in attesa di risposta.

Quanto tempo sarà passato prima di un primo contatto?

In meno di due ore dalla richiesta è arrivata la risposta tramite email e anche la notifica di approvazione che potrete visualizzare in “My Activity”. La email ricevuta direttamente dal manager del creator è stata la seguente, per la privacy sono stati rimossi i dati sensibili.

6) Conclusioni

Dopo aver analizzato questa nuova piattaforma possiamo affermare che ora gli influencer o creators sono di fronte ad un enorme cambiamento. Prima erano delle persone che avevano account di centinaia e migliaia di follower mentre ora si diventa Creator se si possiedono i numeri ed una particolare influenza sulla nicchia specifica.

I “fake influencers” esisteranno comunque ma saranno smascherati da brand ed agenzie in fase di selezione, non ci troveremo più difronte a campagne “fail” ma la scelta sarà ponderata da dei numeri certificati direttamente da TikTok Marketplace.

I Creator valuteranno sempre di più la produzione di contenuti secondo delle logiche funzionali ad una nicchia di riferimento, la tendenza verso i contenuti generali passeranno prima in secondo piano e poi verranno letteralmente scartati dai brand focalizzati su contenuti di reale qualità, un valore inestimabile per una campagna di successo!

D’ora in poi basterà avere un prodotto, scegliere il creator in base al settore e alla sua audience, determinare il budget, mandare la richiesta e creare una campagna di influencer marketing efficace nella piattaforma più virale al mondo. That’s success!

 

Descrizioni prodotto: scriverle per convertire

Descrizione prodotto: come scriverla per conquistare l’utente e convertire

  • La descrizione di ogni prodotto deve essere scritta avendo ben chiari i bisogni del consumatore, per inserire nei testi utili elementi che attraggano, coinvolgano e convincano i potenziali consumatori all’acquisto.
  • Dal titolo alla CTA, ecco gli elementi da tener presenti nella stesura di testi per schede prodotto accattivanti ed efficaci.

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La descrizione del tuo prodotto ha un bel peso da portare sulle spalle. Quando il potenziale consumatore arriva sulla scheda con tutte le spiegazioni, inizia a farsi delle domande: è il prodotto giusto per me? È quello che vorrei?

Secondo uno studio di eCommerce effettuato da Nielsen, circa il 20% dei mancati acquisti o degli errori di acquisto è potenzialmente il risultato di informazioni sul prodotto mancanti o poco chiare.

In una rapida lettura bisogna far capire al consumatore che quello che sta cercando e di cui ha bisogno è proprio lì, a portata di click!

Alcune descrizioni prodotto non sono così accurate, sono aride e non esprimono tutto il loro potenziale, lasciando quindi l’utente in balia di se stesso.

Sono sei gli elementi che ti consigliamo di tener presenti per elaborare descrizioni prodotto che convertano.

1. Attenzione al titolo ad effetto

Il tuo utente è appena atterrato sulla tua landing page e hai circa 15 secondi per catturarlo e convincerlo a rimanere sulla pagina. Cosa fare?

Devi sicuramente curare con grande attenzione il titolo di apertura della pagina e il sottotitolo, in quanto ricoprono una posizione rilevante.

Gioca subito sui benefici che l’utente può trovare nell’usare quel prodotto o servizio, andando incontro ai bisogni del consumatore fin dall’inizio e risolvendogli un problema.

Usa parole ad effetto per descrivere gli USP (Unique Selling Point) del tuo prodotto: perché è speciale e diverso dagli altri?

Mostra al tuo futuro consumatore come potrebbe essere fantastica la sua vita se utilizzasse il tuo prodotto o servizio.

Esempio: descrizione dell’app Canva (Problem solving e parole d’effetto).

Descrizioni prodotto: scriverle per convertire.

LEGGI ANCHE: eCommerce copywriting, 5 consigli per migliorarlo.

2. Cementa la relazione con il potenziale consumatore

Adesso che hai ottenuto l’attenzione dell’utente dalle prime righe, devi riuscire a cementare questa relazione, mostrandogli perché dovrebbe scegliere il tuo prodotto o servizio, perché è il migliore di tutti.

Puoi inizialmente descrivere il tuo mercato primario e settore di riferimento, utilizzare anche numeri di persone che hanno già scelto questo prodotto o servizio, come riprova sociale.

Mettere in evidenza i vantaggi che il consumatore può trovare nel suo utilizzo, è un’altra buona leva da usare.

3. Crea una connessione tra le caratteristiche del prodotto e i bisogni dell’utente

Spesso le descrizioni si riducono a una lista di caratteristiche tecniche del prodotto, dimenticando che è proprio qui che sta la grossa differenza con i competitor.

Se il lettore ha già chiaro il prodotto e lo conosce già, può bastare creare una lista descrivendo ogni singola peculiarità. Usare i bullet point, per dividere bene il testo visivamente, è un’altra buona norma.

Per un utente ancora inesperto invece può essere molto utile unire alle caratteristiche i benefici che potrebbe portare questo prodotto attraverso una descrizione più emozionale e personalizzata.

Le combinazioni e soluzioni possono essere molteplici, di seguito ti proponiamo un esempio di format per creare delle liste con caratteristiche parlanti verso il potenziale consumatore.

Caratteristica tecnica/prodotto + vantaggio per l’utente

  • “Con(caratteristica), potrai(descrivi cosa può essere raggiunto)
  • (Caratteristica) significa che (descrivi cosa può essere raggiunto)
  • (Caratteristica) ti permette di (descrivi cosa può essere raggiunto)
  • (Caratteristica) ti aiuta a (descrivi cosa può essere raggiunto)
  • (Caratteristica) migliora  (descrivi cosa può migliorare)

 Beneficio + caratteristica tecnica/prodotto

  • “Raggiungi (specifica cosa) grazie a (Caratteristica)
  • “Fai esperienza di (specifica cosa) quando usi (Caratteristica)
  • “Senti (specifica cosa) mentre usi (Caratteristica)
  • “Scopri come è facile (specifica cosa) con (Caratteristica)”

Esempio: descrizione dell’app Google Chrome (ogni caratteristica viene descritta pensando all’utente e ai benefici che potrà trarre dall’uso dell’app.)

Descrizioni prodotto: scriverle per convertire

LEGGI ANCHE: Anatomia di una pagina SEO, quali fattori ottimizzare per migliorare il posizionamento.

4. Semplifica, semplifica, semplifica

La leggibilità del tuo testo è fondamentale, per questo motivo fai attenzione a come scrivi le frasi, con una struttura sintattica semplice e non troppo lunga. Anche i paragrafi, mai troppo lunghi e articolati, ma chiari, facendo tesoro del concetto di sintesi.

Dividi i paragrafi, se necessario introduci dei titoletti.

Una volta che hai scritto e preparato tutto il tuo testo, lascialo riposare qualche ora e poi rileggilo. Sarai sorpreso di come lo vedrai con occhi diversi e sarai in grado di snellirlo ancora e apportare migliorie.

5. Anticipa domande e obiezioni

Questo è sicuramente un punto, che se ben sviluppato può trasformare la tua descrizione prodotto in una descrizione ad alto tasso di conversione.
Il segreto è andare a fondo su quello che il tuo prodotto può veramente fare per il suo consumatore, cercando di anticipare qualsiasi domanda o obiezione in merito.

Facile a dirsi, ma a farsi?

Identifica i possibili punti deboli, di frizione con il prodotto. Se hai pochi dati, puoi coinvolgere la tua community con un sondaggio e cercare di capire cosa potrebbe essere migliorato.

Puoi includere nella tua descrizione prodotto le FAQ (Frequently Asked Question) per anticipare le possibili domande degli utenti.

Anche testimonials, recensioni, riprove sociali di altri utenti che raccontato la loro esperienza con il prodotto, sono ottimi contenuti da aggiungere alla tua scheda prodotto.

6. Includi un chiaro invito all’azione

Ultima, ma non meno importante, la cosidetta Call To Action (CTA) deve essere sempre presente.

Parole attive e non passive. Microcopy chiari e incisivi per far compiere la conversione al nostro pubblico!

Esempio: Slack.

Descrizioni prodotto: scriverle per convertire.

Una checklist utile per la tua descrizione prodotto

Prima di cominciare a scrivere una descrizione prodotto, ricorda sempre questo: scrivi descrizioni prodotto che servono davvero ai tuoi clienti.

Cerca di andargli incontro, lì dove loro si trovano nel customer journey. Comprendi le loro esigenze. Fornisci informazioni accurate e complete che li aiutino a prendere una decisione di acquisto intelligente. Racconta loro una storia che li aiuti a immaginare come questo prodotto potrebbe rendere la loro vita migliore.

E fai fare loro una bella risata, se ci riesci!

Se hai bisogno di un po’ più di ispirazione per iniziare, prova a rispondere a queste 10 domande:

  1. Chi acquisterà e / o userà questo?
  2. Quali problemi ordinari affronta quotidianamente chi cerca questo prodotto? In che modo questo prodotto potrebbe risolverli?
  3. Cosa rende questo prodotto diverso dagli altri prodotti sul mercato?
  4. Cos’altro si potrebbe comprare per risolvere il loro problema? Che cosa stanno attualmente usando?
  5. Cosa rende felice questa persona? Cosa lo preoccupa?
  6. Cosa apprezza questa persona?
  7. Di quali informazioni ha bisogno per prendere una decisione d’acquisto intelligente?
  8. Cosa puoi fare per sorprenderlo?
  9. Cosa dovrebbe far sentire all’acquirente il tuo prodotto? In che modo la descrizione del tuo prodotto può farli sentire così senza dirglielo?
  10. Come puoi chiedere direttamente ai tuoi clienti reali quali sono le loro esigenze e i loro punti deboli?

I luoghi hanno sviluppato un’identità social e ora influenzano i nostri stili di vita

  • Personalità, intelligenza e memoria storica: sono le nuove qualità apprese grazie alle continue geolocalizzazioni
  • I luoghi scelti per trascorrere la vacanza oggi influenzano lo stile di vita e la valigia, al di là dell’influencer

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È possibile che si sia sovvertito completamente lo schema dell’influencer marketing?
È pensabile che siano i posti in cui ci si “geolocalizza” regolarmente ad essere i veri influencer e non viceversa?

Da luogo a Place-influencer

Proprio come avviene con le teorie di machine learning, i luoghi, dopo essere stati chiamati continuamente in causa dalle geolocalizzazioni, potrebbero aver indirettamente sviluppato una propria identità social.

Un esempio potrebbe tornare utile: se nel 2007 sembrava necessario educare una community social ad un determinato dress code per un ipotetico viaggio verso la meta vacanziera scelta per l’estate, proponendo consigli per gli acquisti e luoghi culto da visitare, non è assurdo asserire che ad oggi dopo tanti anni di social ed influencer marketing, tale meta abbia esplorato i confini della personalità andandone a creare una propria.

Non è scorretto dire che nel 2020 è la meta vacanziera a influenzare la valigia dell’utente viaggiatore e non l’utente a influenzare i costumi della meta vacanziera.

I luoghi, grazie alle continue geolocalizzazioni, hanno acquisito un’intelligenza, una memoria storica e involontariamente una propria personalità.

Gli utenti a loro volta inconsciamente imparano, si abituano e si adattano a tutto quello che la “memoria social” di un determinato luogo, impone.

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Gli UGC contano

È quindi abbastanza corretto parlare di “place-influencer”: luoghi che influenzano le scelte dei visitatori, dei viaggiatori e degli utenti in generale.

E se ci fossero dubbi, basterebbe chiudere gli occhi e pensare: la valigia per il weekend ad Amsterdam sarà necessariamente diversa dalla stessa valigia direzione Londra.

Ci si lasciamo orientare dalla dimensione social-culturale del posto stesso, pur non avendolo ancora visitato!

Se è vero che storicamente è stato l’uomo a conquistare i luoghi e a darne forma e caratteristiche, non si può dire lo stesso dell’ultimo decennio: i luoghi come non mai “influenzano” gli stili di vita. Milano diventa uno status symbol forse più di quando era “da bere”, grazie alla memoria dei contenuti generati negli ultimi anni da milioni di utenti che neanche si conoscono fra loro.

Tutto a prova di smartphone. Tutto grazie agli UGC (User Generated Content, ovvero contenuti generati dalla creatività e dalle “braccia” degli utenti).

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Un breve recap di un processo lungo

Potremmo riassumere quello che abbiamo chiamato Place-influencer in pochi punti:

  • qualcuno scopre un posto e nota delle forti potenzialità in esso.
  • Decide di coinvolgere la propria community tramite un contenuto UGC da postare sui social.
  • La popolarità del luogo cresce fra le community.
  • Passa il tempo e il posto percepisce la propria identità grazie ai contenuti UGC.
  • Il posto consolida il proprio posizionamento diventando place-influencer.
  • Il place-influencer “influenza” la moda, lo stile e le scelte dei prossimi viaggiatori.

D’altra parte se si eliminasse la possibilità di geolocalizzarsi, al momento del posting sulle piattaforme social, ci sarebbe una caduta in picchiata dell’interesse: la possibilità di attestarsi in un determinato luogo è anche una delle vere leve dell’engagement dei contenuti, al pari della qualità dello storytelling e dell’originalità del copy.

Una potenza ben nota a chi “influenza” per mestiere: insomma se non esistesse la possibilità di taggarsi e contestualizzarsi, ci sarebbero una miriade di contenuti privi di significato.

Ora bisogna solo scegliere: scopritori o guidati dai place-influencer?

Il Coronavirus contagia anche l’economia: quale potrebbe essere l’impatto a livello globale e nazionale

  • Un report rilasciato dalla società di ricerca globale Dun & Bradstreet ha analizzato le province cinesi più colpite dal virus e ha scoperto che sono strettamente collegate a un network aziendale globale.
  • I ricercatori hanno scoperto che almeno 51.000 aziende in tutto il mondo hanno uno o più fornitori diretti nella regione colpita.
  • Moody’s, intanto, ha già rivisto al ribasso le previsioni sulla crescita globale, mentre la maggior parte delle aziende tecnologiche hanno riscontrato cali nella produzione.

I risultati di una nuova ricerca mostrano che il coronavirus potrebbe avere un impatto su 5 milioni di aziende in tutto il mondo.

I nuovi focolai di coronavirus in Europa (e in Italia in particolare) sono solo l’ultimo gradino di un contagio che riguarda ormai anche l’economia. L’arresto di vaste aree della Cina infatti sta già avendo impatto su tutta quella rete aziendale direttamente e indirettamente collegata con la produzione asiatica, come mostra l’analisi svolta da Dun & Bradstreet.

Le aree colpite con 100 o più casi confermati al 5 febbraio scorso ospitano oltre il 90% di tutte le attività attive in Cina, secondo il report, e circa 49.000 imprese in queste regioni sono filiali di società straniere.

Quasi la metà (49%) delle società con filiali nelle regioni colpite ha sede a Hong Kong, mentre gli Stati Uniti rappresentano il 19%, il Giappone il 12% e la Germania il 5%.

I ricercatori hanno calcolato che almeno 51.000 aziende in tutto il mondo hanno uno o più fornitori diretti o di “livello 1” nella regione colpita, mentre almeno 5 milioni hanno uno o più fornitori di “livello 2”.

L’impatto sulle imprese in Cina e nel mondo sta già trascinando le previsioni di crescita economica per l’anno. In una nota di ricerca pubblicata lunedì scorso, Moody’s ha rivisto al ribasso le sue previsioni di crescita globale di due decimi di punto percentuale, prevedendo che le economie del G-20 crescano collettivamente a un tasso annuo del 2,4% nel 2020 con la Cina che scivolerà al 5,2%.

Questo con una previsione di contenimento del virus entro la fine del primo trimestre, ripristinando la “normale attività economica” nel secondo trimestre.

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L’impatto del Coronavirus sulle big del Tech

Apple, Amazon e Facebook hanno tutti riconosciuto che le loro attività sono state direttamente colpite dall’epidemia globale.

Mentre il mondo si impegna per contenere la crisi della salute pubblica dovuta al Covid-19, le aziende globali stanno iniziando ad accusare il colpo, in particolare nel settore tecnologico.

La Cina – che è la seconda economia più grande del mondo – ha quasi interrotto la sua produzione di beni di consumo come telefoni, abbigliamento e automobili nelle ultime settimane. Il Paese ha adottato misure di “guerra” senza precedenti per controllare la diffusione del virus, come l’imposizione di severe restrizioni di circa 780 milioni di persone e l’istituzione di quarantene di massa nelle principali città.

Secondo quanto riportato anche dal Wall Street Journal il blocco della produzione cinese ha letteralmente fatto rabbrividire i mercati globali e sta gettando una “ombra sempre più ampia” sull’economia in generale. Ciò è particolarmente rilevante nel settore tecnologico, che dipende dalla manodopera cinese per costruire qualsiasi cosa, dai chip per computer ai componenti per cellulari. Negli ultimi giorni, la Cina ha iniziato a riaprire le sue fabbriche (nonostante le preoccupazioni per la salute pubblica) nel tentativo di riavviare la sua economia, ma i siti produttivi continuano a funzionare a una capacità molto inferiore rispetto al normale.

È ancora troppo presto per misurare il pieno impatto finanziario del virus sull’industria tecnologica, ma i primi segnali non sembrano buoni. Apple, la società tecnologica più valutata al mondo, ha dichiarato di ridurre gli obiettivi di fatturato in questo trimestre.

Tesla ha reso noto che le “epidemie sanitarie” rappresentano un rischio per la sua attività. Amazon, la cui attività eCommerce si basa sul flusso di merci tra Cina, Stati Uniti e altri Paesi, non ha rilasciato avvisi simili ma sta accumulando articoli di fornitori dalla Cina per proteggersi da future interruzioni dovute al virus.

Le società di social media – che stanno cercando di tenere il passo con una serie di iniziative per arginare la disinformazione sulle origini e sulla diffusione del virus – sono ancora finanziariamente meno colpite rispetto ad aziende come Apple poiché la loro linea di business principale non vende beni fisici. Ma anche Facebook è stata colpita, stabilendo obiettivi di produzione ridotti per le sue cuffie per realtà virtuale Oculus Quest, in parte a causa di un rallentamento della produzione cinese a causa del virus.

E praticamente tutte le principali società tecnologiche – Apple, Google, Facebook, Amazon e Microsoft – hanno limitato i viaggi dei dipendenti in Cina, vietandoli o limitandoli solo a questioni di importanza critica.

Complessivamente, dunque, l’impatto economico e sociale che il coronavirus sta avendo sull’industria tecnologica mette in netto rilievo lo stretto legame tra Silicon Valley e Cina, non solo per la produzione, ma per la fornitura di una forza lavoro di ingegneri altamente qualificati, fondi per gli investitori e collaborazione accademica.

Al di fuori delle aziende, infine, anche grandi eventi di richiamo globale come il Mobile World Congress si sono visti costretti ad annullare le proprie date, come conseguenza dell’epidemia cinese.

L’altra faccia della medaglia: il calo della domanda cinese

Un altro modo in cui l’epidemia di coronavirus sta influenzando il business a livello mondiale è la riduzione della domanda dei consumatori cinesi. Un aspetto, questo, che ha avuto un primo forte impatto non solo sull’elettronica di consumo ma anche sul luxury, come ha segnalato allarmato Burberry per primo nelle scorse settimane.

La Cina è il terzo mercato più grande e in più rapida crescita delle esportazioni per gli Stati Uniti e costituisce un mercato ancora più importante per le esportazioni italiane. Il che significa che le società stabiliscono obiettivi di reddito che dipendono dal fatto che i cittadini cinesi acquistino i loro prodotti.

Oggi a causa del coronavirus, tutto ciò potrebbe cambiare. Apple, solo per citarne uno, ha temporaneamente chiuso alcuni dei suoi oltre 40 negozi nel Paese.

Secondo alcuni analisti aziendali questa sarà solo un’interruzione temporanea che rallenterà nelle prossime settimane, ma finora il virus si è rivelato difficile da contenere e difficile da prevedere, come dimostra anche il caso di diffusione del contagio in Italia.

L’ultima crisi sanitaria che ha avuto un impatto sul commercio tra la Cina e il resto del mondo è stata la SARS nel 2003. Ma all’epoca, il Paese non era un attore così importante nell’economia globale come lo è oggi.

Effetti del coronavirus sul mercato italiano

L’effetto del coronavirus non solo è entrato con spavento nelle case degli italiani, ma si è insidiato anche nelle loro dispense.

Lo sgomento è diventato realtà tra le file alla cassa dei supermercati, letteralmente invasi dopo le ordinanze delle Regioni che hanno disposto la chiusura di scuole, università e luoghi pubblici. Durante il weekend abbiamo visto immagini di supermercati presi d’assalto, famiglie alla ricerca di beni di prima necessità.

I punti vendita alimentari hanno assistito a un movimento di persone preoccupate che facevano un bel po’ di scorta. E mentre il numero di contagi aumentava sempre più, anche la tensione saliva e al supermercato la prevenzione è arrivata alle stelle: guanti, mascherine e scorte per reggimenti. C’è sicuramente grande disorientamento, nessuno aspettava un’ondata così importante. 

I flaconcini di gel igienizzanti sono andati più a ruba di tutti, anche più della pasta e del latte, subito dopo seguono le mascherine. Già sabato mattina presto le persone erano in coda per la spesa, vagando nel vuoto degli scaffali; anche online Amazon ha visto sparire interi stock di questi prodotti, vedendosi costretta a rallentare le sue famose consegne veloci e garantite, con prezzi, anche qui, saliti alle stelle.

A tale proposito eBay fa sapere: “In riferimento all’indagine penale relativa agli oggetti venduti su eBay.it a prezzi gonfiati a seguito dell’emergenza coronavirus in Italia, eBay conferma che sta collaborando con le forze dell’ordine nel rispetto di tutte le norme vigenti. eBay è una piattaforma che mette in contatto venditori e acquirenti: i prezzi dei singoli prodotti sono decisi in autonomia dai venditori, professionali e privati, che vi operano, nondimeno l’utilizzo del nostro sito comporta il divieto di violare la legge, i diritti altrui o le nostre regole e agiamo nei confronti di eventuali violazioni”.

Abbandonando la GDO, moltissime aziende, specie a Milano, si sono viste costrette a chiudere uffici e sospendere attività di ogni genere in maniera preventiva. Mentre altre hanno optato per lo smart-working, consentendo ai lavoratori di organizzarsi subito per lavorare da casa.

In proposito abbiamo chiesto un parere a Copernico, la rete di luoghi di lavoro, uffici flessibili e servizi dedicati proprio allo smart working.

“Copernico ha deciso di garantire il servizio al cliente, in conformità e nel pieno rispetto delle ordinanze e delle disposizioni delle istituzioni – ci spiega Federico Lessio, Chief Experience Officer Copernico -. Abbiamo tempestivamente invitato i nostri clienti e i nostri collaboratori a seguire le indicazioni divulgate dalle istituzioni preposte attraverso i media, quali i siti di informazione delle Regioni e del Ministero della Salute: ad esempio chiedendo a coloro che sono domiciliati o residenti nei Comuni indicati dalla Regione Lombardia di attenersi a quanto predisposto dalle Istituzioni, rimanendo quindi nelle proprie abitazioni fino a nuove indicazioni, e particolare attenzione a coloro che sono entrati in contatto con queste località.

Abbiamo inoltre adottato una serie di accortezze all’interno dei nostri building: ad esempio la diffusione presso i nostri spazi del manifesto “I dieci comportamenti da seguire” dell’Istituto Superiore di Sanità. Per ulteriore precauzione, abbiamo predisposto dispenser contenenti disinfettanti, che sono liberamente utilizzabili da chi visita o lavora nel centro, oltre a una sanificazione periodica degli ambienti“.

Bisogna inoltre ricordare che, proprio per far fronte all’emergenza e consentire alle aziende di non sospendere completamente le proprie attività, è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto del 23 febbraio 2020 per facilitare l’avvio delle pratiche per il lavoro da remoto e lo smart working subito, senza i vincoli di accordi aziendali in genere previsti in questi casi.

TikTok e Coronavirus: il social informa su come prevenire il contagio con una connessione con le istituzioni

Nel fine settimana abbiamo assistito alle notizie che si rincorrevano sull’aumento dei casi di contagio in Italia, ma già nelle scorse settimane si conosceva la possibilità di una diffusione europea del Coronavirus, virus a RNA che, nell’essere umano, causa infezioni respiratorie lievi, nella maggior parte dei casi, e gravi, solo raramente. In questo caso, però, come abbiamo imparato, il virus ha mutato risultando quindi più pericoloso ed aggressivo della classica forma influenzale.

Per chi volesse saperne di più è bene collegarsi al sito del governo: http://www.salute.gov.it/nuovocoronavirus

Detto questo è interessante anche capire come i social, TikTok nello specifico, stiano creando una comunicazione istituzionale per informare le persone su questa problematica.

Cosa sta facendo TikTok in queste ore?

Anche TikTok sta facendo la sua parte per fronteggiare il Coronavirus. In che modo? Informando i propri iscritti.

Da una ricerca effettuata in queste ore, digitando la parola sul motore di ricerca compare un bottone informativo o snipped con il seguente messaggio “Prevent Coronavirus, subito sotto si trovano una serie di video di utenti che trattano questo argomento.

Cliccando sul bottone si viene rimandati ad una landing page, una pagina web fatta su misura, nella quale sono presenti una serie di link che rimandano ai siti istituzionali dei vari Paesi consigliati da TikTok per ottenere delle informazioni ufficiali ma soprattutto sicure.

Sicuramente un messaggio importante lanciato da un social fino ad oggi etichettato come principalmente funny, ma che sta cogliendo questa seria situazione per trasformarsi in un luogo di informazione per gli utenti.
Con questa comunicazione istituzionale TikTok dimostra di possedere una maturità che altri social hanno raggiunto solo nel corso degli anni. Anche Facebook e Twitter, infatti, rimandano al ministero della salute per maggiori informazioni quando si cerca la parola chiave “Coronavirus”.
Risulta molto importante fare informazione anche tramite TikTok per raggiungere anche le generazioni più giovani in modo semplice e veloce evitando le fake news.

Il London Eye compie 20 anni, si illumina di rosa e cambia main partner

Il London Eye è uno dei simboli dello skyline londinese: la ruota panoramica a cantilever più alta del mondo domina il panorama della capitale britannica, regala una vista incredibile sul Tamigi e sui principali punti di interesse della città (dal Parlamento al Big Ben) ed è una delle attrazioni a pagamento più visitate del Regno Unito.

Inaugurato nel 2000 e progettato come una sorta di Torre Eiffel contemporanea, quest’anno spegne 20 candeline: nei primi due decenni del millennio ha compiuto oltre 153.760 rotazioni nel cielo di Londra dai suoi 135 metri d’altezza e accolto oltre 76 milioni di visitatori da ogni parte del mondo.

Landmark branding: la storia del London Eye

Così simbolico e riconoscibile da un pubblico globale, il London Eye è stato sin dalla sua costruzione un luogo fertile per la creatività e l’innovazione: ad esempio, quando in fase di realizzazione ci sono stati problemi nell’innalzamento della struttura Virgin non si lasciò scappare uno stunt di guerrilla marketing irriverente, considerato da Richard Branson il migliore che abbia mai ideato. Un dirigibile rosso sorvolava il cantiere prendendosi gioco di British Airways, competitor storico che aveva sponsorizzato i lavori e che “non riusciva a tirarlo su”.

Durante le Olimpiadi del 2012 è stato illuminato dal sentiment dei tweet riguardo i giochi grazie ad un algoritmo sviluppato dal MIT (Massachusetts Institute of Technology).

Adesso Lastminute.com, brand pioniere nell’online travel industry – fondato nel 1998 in piena fioritura delle dot.com, solo un anno prima del London Eye – ne ha conquistato la main sponsorship succedendo ad un altro brand iconico come Coca-Cola.

La ruota panoramica acquisisce quindi il nome di Lastminute.com London Eye con una brandizzazione totale del landmark: dal rosa acceso delle luci ad ogni touchpoint online e on-site. 

Con Ninja abbiamo assistito alla prima illuminazione in rosa della ruota panoramica nella serata del 19 febbraio e goduto di un giro a bordo di una delle sue 33 capsule con vista mozzafiato sulla città.

Come creare ricordi e restare nella mente dei consumatori

Per l’occasione abbiamo chiesto a Marco Corradino, amministratore delegato, le valutazioni strategiche alla base dell’operazione: “London Eye e Lastminute.com sono due icone della cultura british: la prima è l’attrazione più visitata al mondo, noi siamo l’eCommerce di viaggi più antico d’Inghilterra (i due fondatori inglesi sono stati nominati baronetti dalla Regina).

Quando abbiamo avuto quest’opportunità abbiamo pensato fosse davvero una bella occasione, e c’è stato naturalmente un po’ di calcolo di marketing perché per noi UK è il primo mercato, Londra è una delle principali destinazioni e quindi la possibilità di offrire ai nostri clienti di entrare nell’attrazione più imprortante gratis era davvero ottimale. Non vogliamo vendere viaggi o vacanze, ma creare ‘memories’, ricordi”.

Elena Galli, Director of Brand Marketing, ci ha raccontato ulteriori insight sulla strategia di marketing dell’azienda e sull’evoluzione del settore dei viaggi online di cui il brand è osservatore privilegiato fin dall’origine della industry: “quando sono arrivata in Lastminute.com, tre anni fa, abbiamo innanzitutto valutato un brand refresh: abbiamo tenuto i tratti più distintivi del brand (il colore rosa che ci contraddistingue) e abbiamo aggiunto i tocchi che danno unicità alla nostra comunicazione, per questo è stato introdotto il flamingo.

Volevamo trovare il modo per differenziarci, da lì la campagna “Whatever makes you pink” che nasce da un insight molto carino: i fenicotteri non nascono rosa ma diventano rosa facendo ciò che piace loro fare, ovvero mangiare i gamberetti. Quindi anche noi incoraggiamo le persone a fare di più quello che piace loro fare e diventare più pink”.

“Ma ci serviva ancora qualcosa di più, qualcosa di distintivo soprattutto in UK: quest’opportunità ci sembrava perfetta perché Londra è la nostra destinazione principale, sia London Eye che Lastminute.com sono entrambi nati a Londra e legati al turismo, quindi ci sembrava un match perfetto. Vedere il London Eye pink lo rende riconoscibile e legato al nostro brand: per noi è importante per mantenere un’awareness e top of mind, perché il mercato del travel non si riferisce a beni che si consumano ogni settimana quindi è importante essere sempre nella mente dei consumatori”.

“Uno dei trend di marketing sicuramente è tutta la parte di ispirazione, è importante accompagnare l’utente in ogni fase della sua esperienza di viaggio. Importantissimo il Conversational Marketing: il marketing non può essere una conversazione a senso unico, per fare la differenza è importante dialogare con gli utenti e in questo assume un ruolo fondamentale lo user generated content.

In più, è fondamentale la connessione tra dati e contenuti per dare agli utenti delle offerte personalizzate. Nel travel online è possibile raccogliere molti segnali sulle abitudini e preferenze degli utenti, quello che fa la differenza è unirli con contenuti rilevanti in modo da fornire offerte personalizzate. Il mobile è un must: lanceremo a breve una nuova app specifica per deal.

Nel travel più in generale consideriamo le esperienze in destinazione: prenotare un volo e un hotel per qualsiasi destinazione è diventato quasi una commodity, ora gli utenti si aspettano di vivere delle esperienze uniche nel luogo di destinazione, legate ai propri gusti ed esigenze, per questo cresce sempre di più il mercato delle esperienze in loco, a cui gli utenti dedicano una proporzione del budget sempre maggiore.

Cresce anche l’attenzione sull’impatto dei viaggi, e crescono le ricerche su hotel eco firendly e carbon offsetting.

Come ultimo trend ci sono le micro-vacanze: le ricerche su keywords relative a “tonight”, “today”, “this week-end” legate a viaggi e hotel sono cresciute del 150% negli ultimi 2 anni”.

Week in Social: dalle Twitter Stories alle url in bio su TikTok

Puntuale, come ogni settimana, torna la nostra Week in Social. Per tutti quei marketers che ogni mattina si alzano e sanno che dovranno correre più degli algoritmi. Questa rubrica è per te.

Sono in arrivo le Twitter Stories. Forse

Ti piacerebbe creare stories anche su Twitter? Non sappiamo con certezza se accadrà, ma la piattaforma ha acquisito la società Chroma Labs, e la relativa app Chroma Stories, dal co-funder di Boomerang. Una app per creare layout creativi per le stories da condividere su Instagram, Snapchat, etc.

Come sai, Twitter è molto incentrata sui testi scritti. Questa acquisizione potrebbe essere un passo verso una maggiore attenzione all’aspetto visual. O forse, vedremo presto le Stories approdare anche su Twitter.

Nel frattempo, la piattaforma introduce la possbilità di connetere un nuovo tweet a un vecchio contenuto pubblicato in precedenza. Ne avevamo davvero bisogno? Ma soprattutto, prova a immaginare come hanno reagito gli utenti. Esatto, reclamando, come sempre, il tanto sperato “edit button”. Chissà se Twitter ci darà mai questa soddisfazione.

Il founder di Secret ci riprova

Dopo il fallimento della app Secret, invasa da atteggiamenti di bullismo, il founder lancia una nuova app: Ikaria.

Bader e il suo co-founder Sean Dadashi dichiarano che in un’era come questa, in cui siamo tutti connessi, in realtà siamo anche molto soli. Per queto nasce Ikaria. Per chattare con amici, familiari o persone che stanno affrontando situazioni complesse, come noi.

Probabilmente l’app non verrà lanciata prima della fine dell’anno. Sarà uno spazio sicuro dove condividere le proprie esperienze. Senza essere interrotti dall’advertising. Siamo curiosi di scoprire se riusciranno nel loro intento.

Facebook semplificherà il news feed?

Parliamo di algoritmo. Croce e delizia di ogni marketer. Cosa ha annunciato Facebook questa settimana? Pare che sia in roll out la possibilità di raggirare l’algoritmo della piattaforma.

In pratica, da mobile, sarà possibile visualizzare, nel newsfeed, le notizie più rilevanti, quelle più recenti e quelle già viste. Stiamo parlando di un’ipotesi. Non sappiamo se questa novità verrà rilasciata.

Di certo, sarebbe interessante poter recuperare un post su cui ci eravamo soffermati ma che poi abbiamo perso, o seguire le notizie più rilevanti per essere sempre aggiornati su quello che sta accadendo online.


E a proposito di news feed. Facebook sta testando un nuovo modo per dare risalto a tag e hashtag. Così:

 

Non siamo certi questo porterà a un maggiore engagement del pubblico. Anche perché secondo molti studi, gli hashtag su Facebook non funzionano. Dici che se colorati di blu attireranno di più l’attenzione?

Intanto la app vorrebbe introdurre una Stories Discovery tab, che apparirebbe sotto alle solite stories, e ti permetterebbe di scoprirne altre. Utile? Inutile? Noi abbiamo dei dubbi sul fatto che, nonstante le migliorie, le Facebook stories non raggiungeranno mai i numeri delle Instagram Stories.

Per Facebook, invece, le stories sono il futuro dell’app.

LinkedIn aggiorna i profili

Preparati ad aggiornare il tuo profilo LinkedIn. Si, perché la piattaforma tanto amata dai professionisti di ogni settore, sta per aggiungere in una sezione separata, in primo piano, gli aggiornamenti relativi ai risultati professionali raggiunti.


La nuova sezione ti permetterà di selezionare, tra i post pubblicati, quelli da mettere in evidenza.

Potrai condividere esempi di lavori fatti, con collegamenti al sito web, portfolio o documenti esterni. Sarà ovviamente anche un’ottima vetrina per i prodotti delle aziende.

Insomma, aspettiamo con ansia questo aggiornamento!

Novità flash da TikTok e Snapchat

Chiudiamo la nostra Week in Social con due notizie flash. La prima riguarda la app più scaricata del momento. Pare che TikTok stia lavorando a un nuovo campo url da inserire in bio, in modo da dirottare visualizzazioni sui siti web.

Quanto a Snapchat, la notizia riguarda l’estensione, al mercato americano, della funzione ‘Swipe up to Call.

That’s it. Appuntamento alla prossima settimana con tutte le novità dal mondo dei social.

Lego Dots

Dai classici mattoncini al 2D: LEGO lancia un nuovo concept di costruzioni con una serie di installazioni da Londra a Milano

  • La designer francese Camille Walala ha creato una casa di giocattoli a grandezza naturale per celebrare il lancio di LEGO DOTS
  • A Milano, in occasione della Settimana della Moda, fino al 24 febbraio si potrà visitare l’installazione composta da oltre 50 mila mattoncini e 7 mila piastrine in 2D

LEGO ha presentato il nuovissimo concept di costruzioni in 2D LEGO DOTS con diverse installazioni in giro per il mondo.

L’ultimo prodotto dell’azienda di giocattoli danese è stato presentato con un progetto interattivo al Coal Drops Yard di Kings Cross a Londra.

Camille Walala, nota per i suoi lavori che decorano le strade cool di Shoreditch a Londra, ha collaborato con LEGO per un progetto d’arte pubblica non convenzionale.

Per il lancio, la designer è stata invitata a dare vita a un’installazione gratuita che celebra i valori condivisi dell’azienda: creatività, espressione di sé e accessibilità. Questa volta il suo tocco tribale, colorato e ricco di motivi, si manifesta in oltre due milioni di pezzi di LEGO DOTS.

L’House of Dots

Attraverso colori vibranti e audaci motivi geometrici è stata concepita House of Dots: una casa fantastica in cui tutto, dalle pareti ai pavimenti, dai tappeti ai mobili, è stato personalizzato con un mashup di LEGO DOTS.

Lego Dots

All’interno un soggiorno, una cucina, una camera da letto e un bagno sono stati distribuiti su un complesso di due piani e otto container.

Lego Dots

Giocosa e coinvolgente, House of Dots invita le persone a viaggiare attraverso uno spazio unico creato per celebrare l’espressione personale.

“È una gioia creare uno spazio divertente in cui bambini e adulti possano esprimere spontaneamente la propria creatività, creare qualcosa di bello e mostrare chi sono. House of Dots cattura tutta l’esuberanza e la giocosità per cui le persone mi conoscono, con qualcosa di speciale in più: la possibilità di scatenare l’immaginazione e creare un’opera d’arte” afferma l’artista.

L’obiettivo: stimolare i visitatori con il corpo e con la fantasia esplorando uno spazio intriso d’arte.

All’interno gli ospiti possono mettersi in gioco progettando i propri modelli e bracciali, con la possibilità di portare via elementi del gioco in anteprima rispetto al lancio ufficiale previsto per l’1 marzo.

Lego Dots

Il nuovo gioco LEGO DOTS

A differenza dei classici mattoncini del marchio, questa nuova gamma presenta piastrelle 2D in diversi colori e forme geometriche, che possono essere combinate in una serie di motivi e utilizzate per adornare superfici.

Lego Dots

Per l’installazione, questi pezzi sono stati posizionati individualmente e manualmente su grandi piastre di base LEGO che a loro volta sono state montate sulla superficie dei diversi mobili in compensato e degli elementi di arredo per la casa.

house of dots

Il progetto su larga scala è il frutto di un calcolo matematico per assicurare che ciascuna parte della casa fosse coperta lungo la superficie da un numero esatto di LEGO DOTS. Percorrendo le cinque sale, si intraprende un vero e proprio viaggio nel colore.

Una nuova interpretazione della creatività

Dai bellissimi braccialetti tematici ai set fai-da-te per decorare la cameretta, DOTS consente di creare, personalizzare i propri spazi, aggiungere colore per non smettere mai di immaginare.

Lego Dots

Un’idea unica per stimolare la creatività dei più piccoli con il classico tocco LEGO.

Usare le tessere come una tela ha lo scopo di consentire ai piccoli creator di progettare e ridisegnare all’infinito, seguendo la loro ispirazione piuttosto che solo istruzioni dettagliate.

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I progetti speciali per il lancio dei mattoncini 2D a Milano

Anche a Milano aumenta l’hype per questa importante novità.

Per la Fashion Week lo stile inconfondibile di Etro si unisce alla creatività di LEGO per un allestimento speciale delle vetrine nello store di Piazza San Babila.

Sempre nella stessa piazza fino al 24 febbraio sarà possibile ammirare la nuova scultura creata da Riccardo Zangelmi, tra i pochi artisti in tutto il mondo ad aver conseguito la qualifica LEGO Certified Professional.

Per realizzare la scultura, l’artista ha utilizzato oltre 50 mila mattoncini classici e 7 mila pezzi di LEGO DOTS per un totale di 120 ore di lavoro.

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lego dots

L’opera d’arte rappresenta una mano rivolta verso il cielo decorata con bracciali che riportano le nuove piastrine colorate LEGO DOTS in 2D.