Al Mit hanno scoperto un metodo per iniettare farmaci direttamente nel cervello

Uno dei problemi principali legati all’assunzione di farmaci è dovuto agli effetti indesiderati che la modalità di assunzione può avere. Secondo quanto riportato dal sito The Next Web, alcuni scienziati del Massachusetts Institute of Technology (MIT) hanno quindi pensato di sviluppare un sistema che sfrutta una tecnologia di impianto cerebrale profondo per somministrare le medicine che curano i disturbi neurologici e i problemi mentali.

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Un ago microscopico nel cervello

Il sistema, che si chiama “miniaturized neural drug delivery system (MiNDS)”, sfrutta un ago microscopico (150 micron di diametro), con all’interno dei tubi. Quest’ago è collegato a delle pompe impiantate nel cranio. Questo sistema può iniettare la sostanza direttamente nell’area del cervello che ne ha bisogno lungo un arco di tempo di circa due mesi.

La somministrazione locale

I primi test della tecnologia sono stati fatti sui topi e sulle scimmie e si sono rivelati efficaci. La somministrazione indiretta dei farmaci, prima che arrivi a svolgere la sua funzione nel cervello, nella maggior parte dei casi causa problemi ad altre parti del corpo. Stiamo parlando della cura di malattie come la sclerosi multipla, il Parkinson o la depressione. I farmaci assunti per via orale, prima di agire sul cervello per curare queste patologie, vanno praticamente ovunque nell’organismo. Trovare un metodo funzionante per evitarlo agendo localmente potrebbe ridurre considerevolmente i problemi ulteriori che le persone affette da queste patologie incontrano mentre si curano.

Osservare i cambiamenti del cervello

«Possiamo somministrare piccolissime quantità di molti farmaci rispetto a quanto possiamo fare endovena o per via orale e possiamo anche manipolare i cambiamenti di comportamento attraverso i farmaci», ha detto Canan Dagdeviren, LG Electronics Career Development Assistant Professor of Media Arts and Sciences e autore principale dello studio che è stato pubblicato nel numero del 24 gennaio di Science Translational Medicine. Di fatto, quindi, questo sistema, oltre a fornire una possibilità di cura alternativa consente anche l’osservazione più da vicino il funzionamento del cervello attraverso l’inserimento di elettrodi e il monitoraggio dei cambiamenti meccanici e chimici che si verificano al suo interno.

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La cura di molte malattie

Ovviamente se la tecnologia si dovesse rivelare efficace anche sull’uomo, non si fermerebbe al trattamento delle malattie neurologiche: «Dal momento che il dispositivo è personalizzabile, nel futuro potremmo avere canali diversi per diverse sostanze per attaccare i tumori, il Parkinson o l’Alzheimer», ha aggiunto al magazine del MIT Dagviren. «Anche se gli scienziati dovessero trovare la molecola perfetta per il trattamento di queste malattie, rimarrebbe il problema del metodo di somministrazione. Abbiamo bisogno di trovare urgentemente dei nuovi metodi», ha sottolineato Ann Graybiel, un’altra delle autrici dello studio.

“He110, this is Inter”, la nuova campagna per i 110 anni del club nerazzurro

He11o, this is Inter” è il claim della campagna creata dall’agenzia italiana Alkemy, che in partnership con l’Inter Media House cura la comunicazione digitale dell’Inter, per celebrare il traguardo dei 11o anni di vita del club. Gli ingredienti sono semplici, la ricetta innovativa ed azzeccata.  Per festeggiare i 110 anni di storia del club milanese, Alkemy ha scavato tra gli aneddoti e le pietre miliari creando uno storytelling accattivante.

Non sono solo i contenuti a rendere questa campagna così originale. Infatti, il revival dei tempi passati, gloriosi ed eroici, è una ricetta evergreen. La modalità con cui questi contenuti sono veicolati è la vera novità.

L'Inter lancia He110, this is Inter_ una campagna da 110 e lode

La campagna

Vediamo quali sono i componenti della squadra che si presenta in campo così convincente:

In attacco troviamo le emoji. Ogni anno è simboleggiato da un’emoji che riassume il tema dell’episodio abbinato. La scelta del registro è quindi del tutto in linea con il modo di comunicare dei destinatari della campagna. Le emoticons fanno parte del vocabolario quotidiano di tutti, anche dei tifosi Nerazzurri. Si tratta di un elenco puntato accattivante, veloce ed immediato.

Il centrocampo dell’Inter è solido e strutturato grazie a contenuti ben selezionati. Dallo “zio” Beppe Bergomi a Ibrahimović, passando per Mancini, Armando Picchi e il limone di Lorenzi, c’è tutto quello che un tifoso potrebbe desiderare. Gli aneddoti si mescolano a informazioni su passaggi fondamentali: la ricetta perfetta per una viralità da bar, da stadio e da social.

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La difesa è una garanzia: numerosi contenuti video e immagini supportano i contenuti e rendono la narrazione memorabile e completa.

Cosa sarebbe una squadra senza la sua curva? La tifoseria è in trepida attesa e lo stadio vibra di emozioni. Infatti, come in un calendario dell’avvento Nerazzurro, ogni giorno viene rivelata una casella. Un conto alla rovescia iniziato il 18 Novembre (per appunto 110 emoji), crea una formidabile suspense. Vi possiamo assicurare che una volta iniziato a scoprire cosa si cela dietro ogni emoji, la curiosità per quella successiva è altissima! Se anche voi volete aprire le caselline una ad una, cliccate qui.

L’allenatore convince e ha in mente il quadro completo:  il 9 Marzo, giorno dell’anniversario del Club, tutte le emoji si uniranno per diventare un’ immagine unica, il logo dell’Inter.

La campagna acquisti non delude e infatti la comunicazione comprende la condivisione sui social media, per una copertura ottimale.

Il colpo di classe? Il nome stesso della campagna, in cui il numero 110 forma la parola”hello”.

 

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A nostro avviso,  a prescindere dei risultati del FantaNinja, “He110, this is Inter” vince lo scudetto grazie al sua tattica di gioco che combina così sapientemente contenuto rilevante e forma snella.

Silvian Heach e Pelliccette, Alitalia vs Norwegian e Taffo: gli Epic Win e Fail della settimana

Buon lunedì a tutti!
Siete ancora reduci da un weekend che vorreste non finisse mai? Beh poco male, anche questa volta iniziamo la nostra settimana con la magica rubrica che raccoglie il meglio e il peggio di tutto ciò che succede nel mondo social: ecco che ritorna #EpicWinFail!
Ma non perdiamoci in chiacchiere e iniziamo subito:

WIN

Ricordate il detto che recita “Il cliente ha sempre ragione”? Bene, perché proprio nella scorsa settimana abbiamo assistito forse ad uno dei più fulgidi esempi di come tendenzialmente delle volte sia giusto però riconoscere il suddetto diritto con i dovuti limiti. Sì, ci stiamo proprio riferendo alla querelle che ha commosso il mondo del fashionquella della ormai famosissima “pelliccetta scambiata“.
Il video (divenuto mortalmente virale sui social) che mostra il poco pacato diverbio tra una signora di Caserta ed una commessa di uno dei negozi della catena d’abbigliamento partenopea Silvian Heach, mostra tutto il “disappunto” della cliente mentre chiede il rimborso dell’abito acquistato, quest’ultimo “reo” di aver scolorito “la pelliccetta” durante la cerimonia di nozze alla quale la signora aveva preso parte come testimone.

Una discussione assai pepata, che raggiunge però il suo spannung all’arrivo degli addetti alla sicurezza: la signora si accascia a terra per poi rialzarsi “miracolosamente” qualche secondo dopo, senza batter ciglio.

Ovviamente il mondo dei social come sempre s’è scatenato: sono fioccati gli eventi come “Colletta per una pelliccetta nuova” o “Assistere alle olimpiadi di tuffi per vedere la signora della pelliccetta” e non si è fatta attendere, ovviamente, anche la risposta di Silvian Heach con la campagna “Silvian Heach loves #Pelliccette.”

Cosa abbiamo imparato da questa storia? Sicuramente a fare più attenzione all’outfit, soprattutto se siamo testimoni di nozze.

Negli ultimi tempi è “guerra serrata” tra le compagnie aeree: la sfida all’ultima promozione è sempre più accesa, soprattutto se a sfidarsi sono compagnie di bandiera vs low cost.
Di cosa stiamo parlando? Dello scambio tennistico avuto qualche giorno fa tra Alitalia & Norwegian AirLines.
Il caso è semplicissimo: Alitalia lancia il guanto di sfida alla concorrente scandinava pubblicando sui suoi canali social questa pubblicità comparativa riguardante i voli con destinazione Stati Uniti d’America (nello specifico come potete notare si parla di servizi offerti durante il viaggio)

Ma ecco che però dall’altro lato del campo il team social di Norwegian non lascia sfuggirsi l’occasione per ribattere con un’elegante volée sotto rete:

Il tutto costellato poi da numerosi interventi del pubblico, infatti sono molti i commenti degli utenti che hanno scelto di schierarsi con l’una o l’altra parte: rivendicazioni, affermazioni al vetriolo, tifo da stadio e chi più ne ha e più ne metta.
Ma chi sarà il vero vincitore di questo aspro scambio di battute? Al fatturato societario l’ardua sentenza.

FAIL

Tendenzialmente sappiamo che una brutta giornata può capitare a tutti, anche ai migliori. Ma cosa c’è di meglio di una delle BuoneNotizie® del Corriere della Sera,  per migliorarti la giornat… ah. 

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Male, anzi malissimo.

Quante volte ci siamo posti la domanda: Quando il Real Time Marketing e la continua ricerca dell’acume diventano fuori luogo?
Ieri è venuto a mancare all’età 91 anni il fondatore di Ikea Ingvar Kamprad che nel 1943 è stato il fondatore dell’ormai colosso Svedese dei mobili.
Volevate un esempio? Ecco appunto come delle volte “il troppo stroppia” anche se ti chiami Taffo Funeral Services

Anche per questa settimana dalle notizie epiche è tutto!
Come sempre, nel caso ci fosse sfuggito qualcosa o vogliate segnalarci nuove e imperdibili notizie, vi invitiamo a farlo sulla nostra pagina Facebook, sul gruppo Linkedin o su Twitter,

Melanie Perkins

Chi è Melanie Perkins e come ha costruito il suo business da 1 miliardo

I social media manager la conoscono bene, o per meglio dire, conosceranno certamente la sua piattaforma, Canva. L’idea di base del progetto di Melanie Perkins è consentire a chiunque di progettare facilmente qualsiasi tipo di contenuto grafico, dai biglietti di auguri ai poster, dai siti web ai contenuti visual per i social media.

Un’idea semplice ma di gran successo considerando che oggi l’azienda di Melanie ha un valore di 1 miliardo di dollari.
Piattaforma Canva: Melanie Perkins

Cos’è Canva

Canva conta, ad oggi,  10 milioni di utenti in 179 paesi ed ogni secondo vengono creati circa dieci progetti tramite il suo sito web. Non male per un’azienda che ha avuto la sua genesi nel salotto della casa della madre!

Nasce nel 2006 quando Perkins era ancora una studentessa di comunicazione di 19 anni all’Università dell’Australia Occidentale. Come succede per gran parte dei progetti di successo, l’idea si sviluppa per una sua necessità: aver bisogno di creare contenuti editoriali e l’impossibilità temporale di imparare ad utilizzare i principali software di progettazione.

Ma mentre la maggior parte di noi si lamenta del poco tempo a disposizione e accantona l’idea dello studio, lei ne fa un business, lanciando un sito web di design online semplice da utilizzare.

I primi test con Fusion Books

Melanie Perkins: Fusion Years book

Ogni idea imprenditoriale va necessariamente testata. A questo proposito decise – insieme al suo fidanzato Cliff Obrecht – di farlo nel mondo degli annuari scolastici – attraverso Fusion Books, un sito web che consentiva alle scuole superiori di progettare i loro annuari online.

Un prototipo che ha dato le basi per la costruzione del sistema di Canva.

Nel giro di pochi anni, Fusion è diventata la più grande casa editrice dell’Australia, prima di espandersi in Francia e Nuova Zelanda. L’attività ebbe un tale successo che Melanie decise di lasciare l’università per dedicarsi a tempo pieno al suo business.

L’impero di Melanie Perkins

Melanie Perkins

Oggi più di 200 persone lavorano per Canva, che ha sede a Sydney e Manila, e un ufficio a San Francisco.

Nel 2016-17 i ricavi sono cresciuti più del doppio passando da 6,8 milioni di dollari a 23,5 milioni, secondo il sito web dell’Australia Financial Review.

Nonostante la crescita esponenziale di Canva, la coppia possiede ancora Fusion Books, la quale è attualmente gestita da un team di manager nominati direttamente da Melanie.

Il futuro della società, secondo la founder, è senza dubbio quello di continuare ad espandersi partendo da una splendida mission: “Il nostro obiettivo è consentire al mondo intero di progettare”.

Annunci interattivi: scopriamo questo nuovo formato pubblicitario

Grandi novità in arrivo nel mondo della pubblicità mobile con gli annunci interattivi conosciuti anche come engagement ads o immersivi. Addio vecchi formati pubblicitari: con l’utilizzo sempre più frequente dei dispositivi mobile e di conseguenza meno spazio sullo schermo e tempi d’attenzione degli utenti sempre più brevi, si apre una nuova sfida per i brand nel mondo pubblicitario.

Ed è qui che entrano in gioco gli annunci interattivi che consentono di ottenere maggiori risultati grazie ad una combinazione di nuove tecnologie, dispositivi mobili più potenti e tanta creatività.

Oggi le esperienze pubblicitarie mirano a coinvolgere gli utenti con annunci che vanno oltre il semplice clic per accedere a un sito Web. I banner lasciano così spazio ai video a 360 gradi, alla realtà aumentata e alla realtà virtuale. Vediamo come alcuni brand si stanno già muovendo verso questa nuova direzione.

Nuove opportunità creative per gli annunci display

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Originalità e interattività sono le parole d’ordine dell’annuncio immersivo realizzato da Timberland.

La campagna video realizzata dal brand  vede protagonista il leggendario artista Nas, che invita gli utenti a colorare e dar vita a dei fantastici fumetti. In meno di 40 giorni, l’annuncio è stato visualizzato per un tempo equivalente a 59 giorni di riproduzione e oltre il 50% degli utenti ha visualizzato il video fino alla fine.

LoopMe’s Award Nominated Campaign for Yorkshire Tea from LoopMe on Vimeo.

LoopMe, la piattaforma dedicata ai video mobile, con sede a Londra, ha aggiunto colore e interattività alla sua campagna “Yorkshire Tea” finalizzata a promuovere l’impegno preso dal brand di piantare 1 milione di alberi in 5 anni. L’annuncio mostra Gruffalo, uno dei personaggi più conosciuto dai bambini di tutto il mondo, immerso in un paesaggio naturalistico in bianco e nero, paesaggio che saranno proprio gli utenti a dover colorare.

Con questa campagna la brand awareness dell’azienda è aumentata del 97% tra le persone che hanno visualizzato la pubblicità, e la percezione del brand come marchio rispettoso dell’ambiente è aumentata del 39%.

I video a 360 gradi e la realtà virtuale

“I video stanno prendendo il posto della TV e il mobile è il luogo in cui si svolge l’attività dei consumatori” queste le parole di Stephen Upstone, CEO e co-fondatore di LoopMe che supporta i brand grazie a PurchaseLoop, una piattaforma che si avvale anche dell’intelligenza artificiale per ottimizzare le campagne dei brand in base agli obbiettivi che si vogliono raggiungere.

Grazie a questa piattaforma, LoopMe ha affiancato brand come Honda, realizzando un annuncio in cui gli utenti potevano visionare l’interno dell’auto grazie ai video 360 e sentire vibrare il proprio telefono all’avvio del motore dell’automobile.

La realtà aumentata arriva sul web

La realtà aumentata è ormai pronta ad approdare nel mondo pubblicitario del web e delle applicazioni mobile. Ormai sono diverse le società che offrono servizi pubblicitari basati sulla realtà aumentata.


Vertebrae
 azienda californiana, ha lanciato una suite con differenti formati di annunci in realtà aumentata per il web. L’obiettivo della piattaforma è quello di agevolare le aziende che desiderano attuare campagne AR ma non vogliono che i consumatori per visualizzare gli annunci siano costretti a scaricare un’app. Con Vertebrae  è difatti possibile creare annunci in realtà aumentata sul mobile web.

La prova virtuale (ad esempio indossare un accessorio come un paio di occhiali), Dynamic Experience Mask (il riconoscimento facciale), Interior World View (all’interno di un’immagine / video 360), Interactive 3D Object: questi sono solo alcuni dei modelli di annunci offerti da Vertebrae.

Lo scorso settembre,  la piattaforma pubblicitaria di Tel Aviv, IronSource, ha lanciato quello che è il primo formato di annunci in realtà aumentata per promuovere i giochi mobile di fascia alta che usano spesso il 3D.  Gli annunci utilizzano risorse 3D estrapolate dal gioco originale. Grazie alla realtà aumentata, gli utenti saranno in grado di sconfiggere mostri, guadagnare punti o entrare nel mondo virtuale del gioco, ancor prima di scaricare l’app per continuare a giocare.

Annunci interattivi in-app

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Gli annunci interattivi hanno un alto tasso di conversione anche quando sono presenti all’interno di un’app: un esempio a proposito è quello realizzato sull’app di 20th Century Fox che ha usato gli annunci interattivi  per promuovere il film “La guerra per il pianeta delle scimmie”.

Dopo il trailer del film, viene visualizzato un annuncio interattivo che consente agli utenti di scorrere verso l’alto o verso il basso per vedere le immagini e le descrizioni dei personaggi del film, seguito dall’opzione di acquistare i biglietti per il film.

La barriera che molti brand avevano innalzato nei confronti degli annunci interattivi pare sia destinata ad abbattersi. Anche i maggiori esperti del settore pubblicitario lo confermano: Kara Manatt, SVP, Intelligence Solutions & Strategy di Magna Global, ha di recente dichiarato: “Ciò che spaventava le aziende era l’investimento economico necessario per creare annunci interattivi, ma abbiamo dimostrato che è possibile realizzare contenuti interattivi efficaci con le risorse esistenti rendendole più efficaci con l’interattività”.

Se le più importanti media agency del mondo scommettono sull’advertising mobile interattivo, non è più tempo per aspettare: è l’ora di testare nuovi formati pubblicitari per emergere davvero nel mercato.

Come essere creativi durante un viaggio

Il viaggio è un qualcosa che si fa ogni giorno, si viaggia continuamente e per svariati motivi: possono essere brevi o lunghi, ma richiedono tempo, energie. Non ci sentiamo quasi mai pronti prima di un viaggio, spesso siamo turbati e non vediamo l’ora di andare, di raggiungere la meta. Che sia un viaggio di lavoro o di piacere, arriva, ad un certo punto, quel momento in cui siamo fermi, i pensieri cominciano ad accumularsi, il nostro sguardo è rivolto verso le strada che ancora dobbiamo percorrere, inizia una sorta di percorso interiore che ci porta a fantasticare su quello che facciamo tutti i giorni e che potremmo fare. Le idee si mescolano, la voglia di fare esplode e perchè non sfruttare questo momento magico con qualcosa di davvero creativo? Ci sono degli oggetti piccoli e geniali da poter portare durante i viaggi per ispirarsi e non perdere il ritmo delle idee.

1) Design Kit Travel Pack

Questo coloratissimo kit è composto da 32 carte, può essere usato da solo o in compagnia e serve a liberare il proprio genio creativo, a mettere alla prova le proprie idee nel mondo reale per poter andare oltre le solite soluzioni. Ogni volta che i propri progetti necessitano di una spinta empatica e creativa, basta tirar fuori uno di questi kit e lasciarsi ispirare dal momento. Sono oggetti incentrati sulle persone per aiutarci a sopravvivere a questo ritmo così frenetico a cui siamo sottoposti ogni giorno.

2) Unstuck Tip Cards

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Alzi la mano chi, davanti ad un impegno, un progetto importante, non ha mai esclamato “lo faccio dopo”! Tendiamo spesso a procrastinare e a volte non ci rendiamo nemmeno conto. Lo facciamo perchè abbiamo paura di non riuscire a centrare i nostri obiettivi, a volta la paura di fallire ci fa totalmente irrigidire i muscoli e rimandiamo, rimandiamo di giorni, mesi, anni. Queste carte, 30 per ogni mazzo, possono aiutarci a superare i nostri blocchi, a superare la paura e non perdere l’occasione di fare grandi cose, ad aumentare la produttività, a concentraci su cosa fare ma soprattutto ad allontanare il pensiero negativo, trasformando i pensieri astratti e oscuri, in qualcosa di concreto e visibile, trascrivendoli, appunto, su carta.

3) Keri Smith’s The Line

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The Line sembra un piccolo blocco note ma ha un gran potere. Scritto da  Keri Smith, l’autrice del best seller Wreck This Journal, è una bellissima guida per chiarire quel flusso sfavorevole che si ha nella testa, quel ronzio che proprio non si riesce a sbrogliare. The line invita a seguire il proprio istinto,  con semplici istruzioni, intelligenti e divertenti, a fidarsi di se stessi e a cambiare atteggiamento verso le cose. Comincia con un semplice comando, “trova una matita e guidala”.

4) Moleskine Notebooks

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Chi non le conosce, versatili, di tutte le misure, con linee, griglie o spazi vuoti. Sono le agende dei nomadi creativi, possono contenere ogni sorta di appunti, schizzi ed elenchi. Sono preziose perchè hanno un aspetto elegante, con i loro elastici ordinati, ma possono racchiudere tutta la confusione del mondo. Ogni pagina nuova profuma di scoperta, pronta a ricevere le idee. Essenziali per chi è sempre in movimento, comode, colorate, con disegni o monocrome, instancabili compagne di viaggio. Una delle ultime versione speciali si apre ad effetto fisarmonica, ed è chiamata Japanese Album.

Gli accessori per un viaggio indimenticabile ed ispirante ci sono tutti, e voi, siete pronti a mettervi in gioco?

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rappresentazione grafica del suono

Che cos’è il Sonic Branding, e perché potrebbe essere utile per il tuo brand

La nostra vita è circondata dal suono: accompagna ogni nostra azione, della sveglia che al mattino al momento in cui spegniamo la luce prima di andare a dormire. In ogni secondo della nostra giornata, un cocktail di vibrazioni, rumori, melodie inonda i nostri timpani, e non c’è bisogno di ascoltarli per esserne influenzati, basta meno di un secondo (0.146 per l’esattezza) perché l’essere umano reagisca allo stimolo sonoro.

sonic branding

Man Made Music – Inforgraphic

Il sonic branding sembra un concetto molto complesso, ma è in realtà un aspetto del marketing che fa parte della nostra vita quotidiana. È l’utilizzo di un suono, una canzone o una melodia che aiuta a rinforzare l’identità di un brand, come il famoso I’m lovin’ it! di McDonald’s (feat. Justin Timberlake), il cicalino di inizializzazione di un computer Mac, o quello di Intel.

Avete presente di cosa stiamo parlando, no? Ecco, questo è sonic branding.

Grandi marchi hanno utilizzato canzoni e jingle sin dai primi giorni dell’advertising. E oggi ancor di più, in un mondo in cui la monetizzazione non è esclusivamente legata all’utilità del prodotto bensì all’esperienza, non c’è niente di più veloce del suono a creare una connessione sensoriale ed emozionale con un brand.

Dai visual branding al sonic branding

Negli ultimi anni, in marketing si è assistito a un hype intorno ai visual, immagini, video senza suono a supporto di una comunicazione più efficace possibile. Nel 2018, invece, vediamo come l’attenzione dei marketer si sposti verso questa particolare dimensione.  L’applicazione dell’intelligenza artificiale a sempre più ambiti fa del suono un elemento molto importante alla base dell’interazione uomo-macchina.

Il sound design, lo studio che da voce ai prodotti, ai brand e alle interfacce che utilizziamo, è un trend sempre più in crescita. Attraverso il suono i nostri dispositivi ci informano quando abbiamo terminato un lavoro, quando abbiamo ricevuto un messaggio o raggiunto un obiettivo.

Immaginate ora un mondo senza suoni, squilli, vibrazioni, beep…La mancanza del suono diminuisce l’utilità di un prodotto e viceversa, la sua presenza aiuta a  valorizzare e caratterizzare ogni tipo di esperienza.

Il potere della musica e del suono trascende ogni barriera lunguistica, culturale e visiva, facendo del sonic branding una parte estremamamente importante della promozione di un brand: ritornando al jingle “I’m Lovin’it!”, in qualunque parte del mondo ci si trovi e qualuque lingua si parli l’associazione è immediata con il brand McDonald’s.

Il processo di sintesi di un brand da milioni di dollari in un suono di pochi secondi è sicuramente una sfida, ma ripaga molto più di un influencer o di un brand ambassador.

Visa, per esempio, ha scoperto che il suono fa sentire i consumatori più sicuri quando effettuano un acquisto, e che l’81% dei consumatori avrebbe avuto una reazione più positiva se la propria shopping experience fosse stata accompagnata da un’animazione sonora. Per questo il dipartimento marketing della compagnia ha passato un anno scegliendo il suono perfetto che, a loro avviso, riuscisse a comunicare “velocità e convenienza”, essendo allo stesso tempo “energetico e ottimistico”.

Il suono verrà a breve lanciato con una nuova campagna pubblicitaria in occasione delle Olimpiadi invernali di PyeongChang 2018. La compagnia inoltre ha annunciato che aggiungerà al suono una vibrazione specifica quando si effettuano pagamenti con lo smatphone, entrando così in una nuova era di “branding sensoriale”.

Quindi, in un mondo sempre più popolato da assistenti vocali come Siri, Alexa ed Echo, e in cui l’interazione tra uomo e macchina è sempre più sonora, il sonic branding assume un ruolo sempre più importante all’interno del marketing aziendale e nel processo di interazione con i prodotti, spingendo i brand a pensare non più a come connettere con i propri consumatori tramite visual efficaci, ma a spostare la propria attenzione su ciò che sentono, parte integrante dell’esperienza emozionale.

E voi, quanto pensate che un suono distintivo sia importante all’interno del processo di branding? Ditecelo sulla nostra pagina Facebook, nel gruppo LinkedIn o su Twitter!

Passare il tempo libero dietro pc o smartphone rende infelici, dice uno studio

Un lavoro che ci soddisfa. Una famiglia che non ci crea problemi. Degli amici che non ci fanno sentire mai soli. Gli elementi che definiscono il nostro livello di felicità sono diversi. E spesso si tratta semplicemente di quanto siamo disposti ad accettare con filosofia qualche inconveniente che la vita può presentarci. Esiste, però, un ulteriore dettaglio da tenere in considerazione: in che modo sfruttiamo il tempo libero – merce rara ultimamente – che abbiamo nelle nostre giornate?

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L’infelicità dietro lo schermo

Pare che dalla risposta a questa domanda si possa capire molto del perché a volte non siamo soddisfatti. La psicologa della San Diego University Jean Twenge ha condotto uno studio sulle abitudini di un milione di adolescenti americani insieme ad alcuni suoi colleghi, allo scopo di stabilire l’esistenza di una relazione tra l’uso eccessivo di smartphone e pc nel tempo libero e l’infelicità di giovani e adulti. La dottoressa ha poi esposto le sue conclusioni anche in un articolo pubblicato da Fast Company.

Un tempo libero impiegato male

I dati sono stati attinti da un’indagine che viene condotta dal 1991 sulla gioventù americana e che prende il nome di “Monitoring the future”. La conclusione a cui è giunto il gruppo di studio di Twenge è che i giovani che dichiarano un uso maggiore degli smartphone e che quindi passano gran parte del loro tempo libero impegnati in attività che includono l’utilizzo di un display hanno un rischio doppio di essere infelici successivamente. Ragionamento di segno opposto per chi incontra persone, fa sport, legge o addirittura fa i compiti. A dimostrare questa tendenza ci sono anche degli esperimenti in cui si è chiesto alle persone di allontanarsi da Facebook per una settimana. Il risultato è stata una sensibile riduzione della sensazione di depressione o solitudine che si generava negli utilizzatori compulsivi del social network.

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Adolescenti e adulti, stesso destino

La correlazione stabilita da questa ricerca è ovviamente preoccupante dato che questa generazione di adolescenti è di sicuro quella che passa più tempo davanti allo smartphone dato che con il cellulare ci è in sostanza nata. Il fenomeno, però, coinvolge anche gli adulti: chi oggi ha più di 30 anni è in generale meno felice di 15 anni fa (qui avevamo già parlato del fenomeno per le fasce di età più avanzate). E anche per i più grandi il tempo di esposizione agli schermi è molto aumentato. Questo si ripercuote anche sull’attività sessuale che si è ridotta negli ultimi anni con conseguenze sulla felicità degli individui. Il declino è cominciato nel 2000 per gli adulti e nel 2012 per gli adolescenti.

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Google vuole fare citizen journalism. Arriva Bulletin

Pubblicare le notizie locali attraverso blogging e posting? Si chiama Bulletin la nuova app di Google che punta a trasformare tutti noi in reporter locali modificando sostanzialmente la funzione storica di Google News.

Come funzionerà? La call è piuttosto chiara: “Diventa la voce della tua community”. Le storie più importanti per le comunità verranno diffuse più facilmente attraverso i risultati delle SERP, geolocalizzate e già strutturate a misura dell’utente, che avrà l’indiscusso vantaggio di incontrare informazioni più pertinenti su ciò che gli accede intorno.

Google Bulletin e fake news

Ancora non è chiaro come verranno filtrate queste notizie: se da un lato possiamo gioire dei risvolti (presunti) di una informazione libera e indipendente, desta qualche preoccupazione la capacità di separare vere notizie da fake news ma anche da errori in buona fede. Come evitare, poi, che l’informazione stessa venga manipolata attraverso contenuti prodotti da un numero più o meno rilevante di persone?

James Morehead, product manager e portavoce di Google all’evento di lancio di Nashville ha descritto Bulletin come un sito Web che sembra e funziona come un’app: «E se fosse semplice catturare le notizie pubblicamente dai nostri smartphone? E se fosse possibile pubblicarli istantaneamente sul Web senza dover eseguire alcuna configurazione o formattazione? E se fosse accessibile a chiunque nella nostra comunità, quindi disponibile anche per chi non ha alcuna competenza specifica?[…] Questo è quello che stiamo cercando di fare con Bulletin».

Un sistema di gestione e catalogazione delle news ultraleggero, rivolto ad aspiranti giornalisti o a chiunque voglia segnalare una notizia o un evento e raggiungere un pubblico ampio: eventi sportivi degli istituti scolastici, condizioni meteo e riunioni civiche sono solo alcuni degli esempi presentati a Nashville.

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Google lancia Bulletin

Non è facile predire un successo garantito ed esplosivo del servizio, ma Google con Bulletin segue una strada che è ormai un trend per le piattaforme tecnologiche; questa settimana anche Facebook ha iniziato i test per la realizzazione di una particolare formato che metta in evidenza notizie e storie dei media locali.

Google sta attualmente sperimentando il programma in due città americane: Nashville, Tennessee e Oakland, in California; invita i giornalisti cittadini a partecipare offrendo loro un accesso anticipato all’app Bulletin (spoiler: anche se il programma è in testing solo in USA, è possibile comunque richiedere un early access al servizio da qui).

La street art di HENSE sul grattacielo più alto di Atlanta

di Silvia Scardapane

La torre più alta di Atlanta si chiama Icon Midtown ed ospita al suo interno ben 390 appartamenti. Da oggi però a rendere speciale la grande costruzione che affaccia su West Peachtree non è solo la vertiginosa altezza (i piani sono 39) o l’elevato comfort delle abitazioni, ma anche un grandissimo intervento di arte urbana che trasforma il grattacielo in un vero gioiello della street art. Si tratta dell’arte di HENSE, al secolo Alex Brewer, street artista di Atlanta che ha già realizzato interessanti commissioni nel resto del mondo ed in città (non ultimo l’intervento site specif per The High Museum of Art di Atlanta).

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HENSE ha iniziato più di vent’anni fa ad avvicinarsi al mondo del graffiti writing; figlio d’arte, ha proseguito poi i propri studi e la propria vocazione artistica trasformando la sua ricerca in un contatto proficuo con lo spazio pubblico e le persone che lo vivono. Il suo stile estroso e stravagante ha conquistato negli anni il favore internazionale, forse proprio perché in grado di sintetizzare al meglio i molteplici colori impiegati con le numerosissime forme geometriche. L’arte di HENSE dà così vita a composizioni astratte ed inafferrabili senza rinunciare alle reali connessioni che il suo tocco incontra quando ingloba materiali esterni, anche aggettanti. Una particolarità che trasforma i suoi interventi in illusioni ottiche, tra installazione e design.

Ed è proprio sulle pareti del grattacielo della quattordicesima strada che HENSE ha realizzato per l’impresa Related Development una grandissima opera di street art dall’effetto tridimensionale con pannelli circolari in alluminio, retroilluminati per creare un vero bagliore. L’intervento è caratterizzato anche da linee gialle semplici ed imprecise, proprio per questo intrise di movimento. L’idea è quella di suggerire vivacità nel bel mezzo delle regolari forme geometriche per lasciare intravedere agli spettatori, anche da lontano, la presenza e la mano dell’artista.

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“Sento che questo progetto artistico cambierà davvero la percezione che i cittadini hanno del quartiere. Non accade facilmente di lavorare su una scala così grande ed è davvero eccitante”. HENSE, street artista

La Related Development è un’impresa da 118 milioni di dollari e sicuramente locherà, senza difficoltà alcuna, gli appartamenti che, a brevissimo, faranno il loro ingresso ufficiale nel mondo del mercato immobiliare. Indiscutibile è dunque il valore degli stessi ma interessante diviene la necessità di trasformare un grattacielo in qualcosa di iconico. Del resto, l’Icon Midtown sarà ben presto riconosciuto come un vero simbolo dell’arte contemporanea urbana, aprendo forse un nuovo ed intrigante capitolo circa l’influenza della street art sul valore immobiliare.

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Molti sono stati gli artisti che hanno cancellato le proprie opere per combattere la speculazione edilizia (basti ricordare Blu a Berlino), ma molti altri sono gli street artisti che scelgono di creare opere ad hoc per trasformare gli edifici stessi in installazioni site specif. E se migliaia di opere sono nate su pareti già esistenti, da sempre, potremmo pensare che in futuro sempre più creativi sceglieranno di concepire i propri interventi per neonati edifici, trasformando così, radicalmente e secondo il caso, la forma e la sostanza dell’arte di strada.