E vissero infelici e scontenti

Hai più o meno 50 e non sei felice? È l’età dell’insoddisfazione (e sei in buona compagnia)

Secondo una ricerca dell'Università di Chicago, i cittadini tra i 45 e i 54 anni di età si dicono più infelici della generazione che li precede. Tendenza analoga anche in Italia

Lara Martino

Giornalista professionista

La crisi di mezza età non sembra essere una leggenda. A dimostrarlo sono i dati della General Social Survey dell’Università di Chicago che sono stati riportati dal New York Times. Oggetto dell’indagine il livello di soddisfazione finanziaria delle varie fasce della popolazione americana nel 2016. Risultato? Più ci si avvicina ai 50 anni, meno si è felici del grado di realizzazione economica raggiunto. E attraversando l’Oceano fino ad arrivare nel nostro paese, i numeri dell’Istat (qui è possibile leggere l’intero rapporto sull’argomento) restituiscono più o meno la stessa realtà: i cittadini che hanno un’età compresa tra i 45 e i 54 anni esprimono un giudizio sulla soddisfazione per la propria vita inferiore rispetto alla generazione che li precede.

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L’età dell’insoddisfazione

I punteggi rilevati in Italia dall’indagine Istat sulla soddisfazione dei cittadini sono risultati in generale più elevati rispetto al passato: il 54 per cento dei ragazzi tra i 14 e i 19 anni si è detto molto soddisfatto della propria vita. Giudizi analoghi per il 34,4 per cento delle persone oltre i 75 anni di età. E mentre i “giovani adulti” e i “giovani anziani” (rispettivamente 35-44 e 65-74 anni) sono le categorie che si ritengono più soddisfatte, è proprio la mezza età quella in cui la tendenza prevalente è a considerare negativamente la propria esistenza.

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Generazione irritabile

Negli Stati Uniti è stata coniata una definizione per questa fascia di popolazione: Generation Grumpy. È un’espressione che descrive il loro grado di irritabilità dovuto a un’inversione di tendenza riscontrata negli ultimi dieci anni. Se fino a un decennio fa con l’avanzare dell’età aumentava anche la soddisfazione per la propria vita finanziaria e lavorativa, i nati tra il 1962 e il 1971 sono il 12 per cento più inclini a essere insoddisfatti per la loro situazione economica e il 18 per cento più portati a dirsi infelici. In altre parole, questa generazione si è portata con sè il sentimento di ansia e di insoddisfazione che aveva manifestato quando aveva 20 anni.

Stipendi e differenze di genere

Anche se rispetto al 2015 la situazione risulta migliorata in Italia, i dati raccolti dall’Istat nel nostro paese segnalano la stessa tendenza a un minore grado di felicità con l’aumentare dell’età. A incidere su questa sensazione c’è l’inserimento nel mercato del lavoro, il titolo di studio e la posizione occupata nella professione. Da valutare ovviamente anche il dato economico. I ricercatori statunitensi hanno messo in risalto che gli stipendi di chi in America oggi si avvicina ai 50 anni sono scesi nel corso del tempo. E soprattutto in quella fascia di età si raggiunge una retribuzione massima che non è possibile più migliorare con gli anni.

In altre parole, gli appartenenti a questa categoria non hanno vissuto i vantaggi del boom economico che faceva profilare davanti a sé un cammino di miglioramento economico apparentemente inarrestabile e facevano sembrare impossibile la prospettiva della disoccupazione. A queste considerazioni si aggiunge anche la disparità di genere nella retribuzione che rimane un problema importante sia negli Stati Uniti che in Europa: le donne guadagnano ancora il 20 per cento in meno degli uomini in America. Per l’Europa il dato si attesta in media intorno al 17 per cento.