Digital marketing lato B2B e B2C, i consigli dell’esperto per non sbagliare

Ammettilo: hai sempre avuto nel retro-cranio l’idea che Digital Marketing nel B2B e Digital Marketing nel B2C si differenziano, e di molto. Il problema? Spesso non si conosce né comprende il perché! Strumenti, canali e approcci – pensiamo al mantra che sottolinea la necessità di abbattere le barriere e parlare di un unico, grande contesto human-to-human (H2H) – sembrano infatti distinguersi di poco.

Al fine di comprenderne pienamente le specificità, dopo il B2B Digital Day – una mattina dedicata a case study e ispirazioni sul marketing digitale in ambito B2B – ho avuto il piacere di fare una chiacchierata con Giorgio Soffiato, Managing Director di Marketing Arena.

Giorgio è certamente uno dei maggiori esperti del settore, e il risultato del confronto ci soddisfa davvero.

Digital Marketing nel B2B e nel B2C: trova le differenze (e le uguaglianze)

Partiamo con una prima domanda molto diffusa e che spesso ci si pone: da cosa si differenzia il Digital Marketing nel B2B e nel B2C?

« Uno dei temi di differenziazione principali è il fatto che entrambi i mondi (B2B e B2C) tendono a risolvere un bisogno che qualcuno ha, oppure un’emozione; inoltre, queste attività sono fortemente legate alle relazioni con le persone. Anche i canali digitali utilizzati si assomigliano tra loro, non ci sono grandi differenze nei mezzi con cui approcciare l’audience.

Un punto centrale di differenziazione è invece l’intero processo di acquisto: la struttura della customer journey e l’intero funnel di lead generation sono molto specifici nei contesti B2B rispetto alle aziende operative in contesti B2C».

Oggi si parla tanto di Influencer Marketing. In che modo il tema si declina in ambienti B2B, quali sono le peculiarità rispetto al mondo B2C?

«A differenza del B2C, nel B2B non si trovano Influencer “a pioggia”, ovvero orizzontali e distinti soprattutto per competenza strumentale (come Instagramers e/o blogger). Nel B2B si coinvolgono principalmente Influencer che sono industry leader, sia a livello di content creation che di delivery e distribuzione di contenuti. L’Influencer nel B2B deve essere efficace, ha bisogno di una sua lista di contatti e deve essere posizionato all’interno di una industry in cui è universalmente riconosciuto.

Per concludere la risposta: nel B2B è certamente preferibile un Influencer con un personal brand più di nicchia e più verticale, mentre quelli posizionati per competenza strumentale (e non di settore) “reggono” molto meno e sono molto meno credibili. Dunque, meno efficaci».

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B2B customer journey: approcci alla mappatura e tecnologie a supporto

Il tema della customer journey è molto interessante.

«Entro nel merito: la customer journey in ambito B2B è più complessa per quanto riguarda i touch point. Nel B2B il bisogno spesso non è palesato: esiste dunque una fase forte di focalizzazione e di focalizzazione di tale bisogno. Penso a realtà come SAS che crea contenuti premium per interagire con un target specifico e professionale, alla tecnica dell’inbound marketing, oppure a un approccio di “riscaldamento continuo” del lead.

Il processo di interazione e avvicinamento al cliente in ambito B2B è più lento: le interazioni perciò sono chiave e più frequenti, anche perché lo scontrino medio è maggiore e il tipo di prodotto diverso, più complesso. Tutto ciò cambia anche il risultato di tale dinamica di interazione e avvicinamento: se in contesti B2C il punto finale può anche arrivare ad essere un acquisto sull’ecommerce del brand, per le realtà B2B il desiderata è più orientato all’organizzazione di un appuntamento con un lead “caldo” e di qualità».

Quali sono le tecnologie che supportano in modo più efficace il customer journey mapping e l’approccio al cliente che hai appena sottolineato?

«Certamente soluzioni come Hubspot, Marketo, Salesforce vedono il loro picco di efficacia e performance in contesti B2B. Ma sempre in tali contesti non fa la differenza tanto il software tecnico / tecnologico: è invece molto importante – vitale! – collegare marketing e CRM. Un esempio? La piattaforma fintech tianticipo lanciata da banca IFIS.

Se nel B2C possiamo ancora ottenere buoni risultati con una campagna PPC e/o l’organizzazione di eventi, oggi in ottica B2B è impossibile lavorare senza un CRM di qualità, integrandoci poi le varie attività di Digital Marketing a supporto (campagne, social media marketing, etc.)».

Digital Marketing Strategy in ambito B2B: il framework di management

Ho ascoltato e analizzato con interesse il framework proposto al fine di gestire al meglio una Digital Strategy B2B. Puoi riassumerlo?

«Certamente. La prima parte del framework affronta il tema della customer journey e delle personas – ovvero, la mappatura dell’ideal-tipo / dell’archetipo della figura che si desidera intercettare per soddisfare il macro-obiettivo (lead generation, branding, drive to store), per poi andare a lavorare alla corretta definizione del digital marketing mix – digital PR, newsletter, campagne, etc. – in funzione di tali obiettivi.

Oggi il digital mix è impattato e governato da 3 curve – bisogno, emozione, esigenza. La scelta delle giuste leve di Digital Marketing però non termina il percorso: in una dinamica di CRM e lead nurturing, lo stesso lead è “aumentato” e non viene certamente perso, anche grazie ai software di marketing automation.

L’Analytics è infine layer fondamentale, capace di creare un flusso virtuoso di ottimizzazione di quanto fatto».

Esistono delle relazioni (o addirittura correlazioni) tra bisogno, emozione, esigenza e la composizione del digital marketing mix?

«Per esperienza:

  • se l’audience palesa in modo marcato ed evidente un bisogno, il mix lavora su leve tattiche come le campagne di advertising e i social media.
  • se un’azienda interagisce con interlocutori che non palesano tanto bisogni ma piuttosto manifestano esigenze ed emozioni, la customer journey si dilata e va fatta maggiore leva sul Content Marketing come elemento di “riscaldamento” e convincimento nel tempo del lead».

3 take-away essenziali

Per salutarci, ti chiedo 3 keyword che il Digital Marketer B2B deve tenere sempre in mente.

  1. KPI: gli indicatori di performance sono sempre il punto di partenza e di arrivo.
  2. Integrazione tra gli elementi di un piano marketing: ovvero tra personas, digital marketing mix e data marketing (CRM).
  3. Integrazione tra Business Unit aziendali: siamo di fronte a un’opportunità organizzativa. Il Digital Marketing è infatti efficace se (e solo se) IT, Marketing e Commerciale diventano un solo ufficio che si chiama Customer Experience. Le ricerche di Gartner confermano che il 2017 marca il “sorpasso” dei CMO sui CTO del budget destinato a investimenti in tecnologie di marketing. Occorre agire di conseguenza per creare strategie, azioni e tattiche di successo.

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Trovare (davvero) lavoro con il Servizio Civile. Cosa è cambiato con la riforma

Nato negli anni Settanta come sostitutivo del servizio militare per chi chiedeva l’obiezione di coscienza, il Servizio Civile non è utile solo come esperienza di cittadinanza attiva, ma aiuta anche a trovare lavoro. Quella che era soltanto una voce, ora è confermata dai numeri: la percentuale degli occupati fra chi lo ha svolto, dopo un anno dalla fine dell’esperienza, è del 12% più alta rispetto a chi non lo ha fatto. Dopo tre anni la percentuale sale a 15. Lo dicono i dati dell’indagine pubblicata ad agosto 2017 nel libro Giovani verso l’occupazione. Valutazione d’impatto del servizio civile nella cooperazione sociale, a cura di Liliana Leone e Vincenzo De Bernardo.

Secondo gli autori, il merito di questa esperienza dedicata agli altri è l’accrescimento del capitale umano, cioè quell’insieme di conoscenze e abilità spendibili sul mercato del lavoro, e del capitale sociale, termine con cui si intendono le norme condivise, le relazioni di fiducia e i valori che regolano le relazioni tra gli individui.

Servizio civile

In pochi se ne sono accorti ma il Servizio Civile ha cambiato molte delle sue regole, con la riforma che ha dato vita al Servizio Civile universale contenuta nel decreto legislativo 40 del 6 marzo 2017. Le risorse investite risultano maggiori rispetto agli scorsi anni. Il Ministero del Lavoro ha comunicato che le risorse complessive impegnate nel 2014 sono state di 143,4 milioni di euro, nel 2016 di 215,5 e nel 2017 di 248,8. Per il 2018 ci si aspetta un investimento simile a quello fatto nell’anno in corso.

Come partecipare ai bandi

Possono fare richiesta tutti i giovani con un’età compresa tra i 18 ed i 29 anni non ancora compiuti. Chi lo ha già fatto in passato non può ripetere l’esperienza. Il primo passo è controllare sul sito del Servizio Civile se ci sono bandi aperti e poi presentare la domanda di partecipazione e il resto della documentazione richiesta. Prima però bisogna scegliere il progetto che più interessa nell’elenco di tutti quelli disponibili, che si trova sempre sul sito indicato. Il compenso che si riceve è di 433,80 euro al mese, su cui non si pagano tasse.

Servizio civile

Da precisare è che il Servizio civile non è inteso come un lavoro. Nel decreto che ha istituito il Servizio Civile universale si legge che l’anno di volontariato «non è assimilabile ad alcuna forma di rapporto di lavoro di natura subordinata o parasubordinata […] e non comporta la sospensione e la cancellazione dalle liste di collocamento o dalle liste di mobilità».
Per esempio in questo momento, e fino al 20 novembre 2017, sono aperti due bandi per la selezione di 1400 volontari. Per gli enti che vogliono accogliere i giovani c’è invece il bando per la presentazione dei progetti di Servizio Civile universale per l’anno 2018, con scadenza il 30 novembre 2017.

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Cosa cambia con la riforma

Con il Servizio Civile universale vengono introdotte alcune novità:

  • potranno partecipare ai bandi i cittadini dell’Unione Europea e gli stranieri che soggiornano regolarmente in Italia.
  • C’è la possibilità, in alcuni casi, di fare tre mesi all’estero, in un Paese dell’Unione europea o in alternativa si può usufruire di un tutoraggio per facilitare l’accesso al mondo del lavoro.
  • Sono state pensate agevolazioni per i giovani con minori opportunità, cioè in svantaggio rispetto ai coetanei per una o più condizioni elencate in una lista: ostacoli sociali, economici, geografici, disabilità, problemi di salute, difficoltà di apprendimento.
  • Cambiamenti per gli enti che decidono di avvalersi dei giovani del servizio civile: dovranno assicurare standard di qualità più alti, con riferimento in particolare alla capacità organizzativa e alle possibilità di impiego dei volontari.

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La durata dell’impegno

Anche sulla durata totale e settimanale dell’impegno da volontario ci sono alcune variazioni. Il servizio potrà durare dagli otto ai dodici mesi e non per forza un anno intero come era in precedenza. Le ore settimanali non saranno più 30, ma 25. Questo significa un monte ore annuo per dodici mesi corrispondente a 1145 ore e per otto mesi corrispondente a 765 ore. Questa modifica è stata introdotta per rispettare lo spirito volontario con cui il Servizio civile è stato concepito.

Prima di iniziare le attività, chi supera la selezione deve svolgere un periodo di formazione che dura in tutto non meno di 80 ore. La formazione sarà articolata in generale, di durata minima di 30 ore, e specifica, di minimo 50 ore, commisurata alla durata e alla tipologia del programma di intervento.

Cosa vuol dire davvero usabilità (ah, il governo cerca designers!)

Giornali, tv, radio, ovvero i media tradizionali sono fatti per essere letti, visti, ascoltati. Il web, invece, è un enorme archivio, continuamente aggiornato, dove i contenuti vengono usufruiti on demand. In altre parole: siti e piattaforme ci invitano a compiere azioni. E se intercettare l’audience oggi, soprattutto grazie ai social network, non è particolarmente difficile, lo stesso non può dirsi a trattenerla.

Perché si parla sempre più di usabilità

Per questo la sfida che tutti abbiamo sia nella progettazione che sviluppo di un sito, una landing page, una piattaforma, un’app è quella della user experience. O meglio, dell’usabilità.

Negli anni l’usabilità è stata definita in molti modi diversi. Per l’ISO (International Standardizing Organization), ad esempio, “l’usabilità è il grado in cui un prodotto può essere usato da determinati utenti per raggiungere determinati obiettivi con efficacia, efficienza e soddisfazione in un dato contesto d’uso”.

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Le 5 linee guida dell’usabilità

L’informatico danese Jakob Nielsen, considerato un guru mondiale dell’usabilità ha individuato 5 indicatori chiave fondamentali per capire quando un sito può essere considerato davvero usabile:

  • Facilità e semplicità: l’utente riesce a navigare immediatamente sul sito, ne apprende le funzioni di base e svolge le operazioni;
  • Efficienza ed efficacia: in poco tempo l’utente riesce ad utilizzare più velocemente il sito e a svolgere più compiti;
  • Memoria: nel tempo l’utente riesce a ricordare bene le funzioni del sito;
  • Errori gravi e frequenti: l’utente nell’uso del sito ha fatto solo pochi errori e non così gravi da compromettere la buona riuscita delle prove, non hai mai commesso due volte lo stesso errore;
  • Soddisfazione: la sensazione finale dell’utente è di piacevole appagamento.

Riassumendo questi indicatori in un unico concetto potremmo dire che l’usabilità è la facilità con cui un sito o una app vengono utilizzati. Attenzione, però: l’usabilità non è una proprietà intrinseca e oggettiva del sito, di un’app o di una piattaforma, ma è l’elemento che ne caratterizza la semplicità di interazione fra uno specifico utente.

Il World Usability Day

All’usabilità è stata dedicata anche una giornata mondiale, il World Usability Day, nato nel 2005 come iniziativa della Usability Professionals Association (UXPA) per garantire che i servizi e i prodotti importanti per la vita umana siano di più facile accesso e più semplici da usare.
Ogni anno sono più di 200 gli eventi organizzati in oltre 43 Paesi di tutto il mondo per sensibilizzare la popolazione e formare i professionisti a proposito degli strumenti e delle problematiche centrali per la ricerca, lo sviluppo e la pratica di una buona usabilità.

Negli ultimi anni la community di tecnici e professionisti del settore è cresciuta anche in Italia e sono oramai diverse le città nelle quali ogni anno, il secondo giovedì del mese di novembre, si organizzano eventi sul tema.

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L’importanza della progettazione

Ma cosa vuol dire davvero e perché è importante, oggi, l’usabilità? Lo abbiamo chiesto a Carlo Frinolli, Ceo di nois3 e animatore dell’edizione romana del World Usability Day. «L’usabilità oggi, nel 2017 – dice Frinolli – non può essere legata solo all’accezione diffusa di design. Usabilità intesa come efficacia, efficienza e soddisfazione ha delle implicazioni sociali che i progettisti (design ricordiamocelo significa progettazione) devono tenere presenti. Una sorta di responsabilità morale che passa per l’empatia e la comprensione di contesti, culture e peculiarità. Tenerne conto implica anche il successo di un progetto, non solo equità sociale».

Oltre allo stesso Frinolli si sono avvicendati sul palco di #WUDRome2017 più di 20 speaker italiani e internazionali, tra cui Emmanuel Sevrin, project manager del World Food Programme delle Nazioni Unite, Rosana Ardila, Open Innovation Manager di Mozilla e Matteo De Santi, responsabile di Designers Italia, il progetto del Team per la Trasformazione Digitale guidato da Diego Piacentini.

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Il Team Digitale del governo: «cerchiamo designers»

Secondo De Santi, «oggi, purtroppo, nella pubblica amministrazione mancano designers: per questo li cerchiamo negli studi e tra i liberi professionisti, perché un reale miglioramento dei servizi digitali della PA è nell’interesse di ciascuno di noi». Per fare questo, Designers Italia condividerà una serie di linee guida – tra cui lo UI Kit dei servizi pubblici digitali e un Toolkit per le interfacce web-, mentre è già stata lanciata la chiamata grazie alla quale verranno coinvolti i professionisti del design che vorranno candidarsi: «Non c’è alcun limite al numero di persone che stiamo cercando, proprio in virtù dello spirito open source e fortemente collaborativo che anima Designers Italia: chiunque abbia le giuste competenze può aiutarci a rendere i servizi pubblici digitali realmente e finalmente al servizio del cittadino».

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Week in Social: Instagram e contenuti brandizzati, arriva Messenger Customer Chat

Siamo arrivati alla fine di questa settimana e come di consueto ecco l’attesissima rubrica Week in Social: tutte le ultime novità che dobbiamo assolutamente conoscere sul mondo dei social media. Siete pronti a sperimentare tante nuove feature? Scopriamole insieme.

Facebook

Il nostro amico Mark Elliot Zuckerberg ci regala sempre buone nuove.

Si comincia con un annuncio di Facebook molto succulento: è pronta per arrivare una nuova Messenger Customer Chat (ancora in fase beta), che permetterà di integrare la chat di Messenger direttamente con il nostro sito web. Gli utenti potranno chattare con i brand, fuori e dentro Facebook, senza perdere lo storico e il contesto. Questo renderà più facili le conversazioni con le aziende. Inoltre saranno implementate tutte le feature della piattaforma all’interno del servizio di messaggistica, compresa la possibilità di effettuare pagamenti. Se volete saperne di più, potete guardare questo video.

Cosa ne pensa Luca La Mesa? “È in assoluto la notizia più rilevante di queste settimane e, curiosità del caso, l’abbiamo scoperta in diretta dagli uffici di Facebook di Milano i giorni scorsi. Apre moltissimi scenari in cui gli utenti si abitueranno sempre di più ad interagire dentro messenger. La parte di pagamenti permetterà alla piattaforma di avere un crescente numero di informazioni sulle nostre abitudini di acquisto, gusti e potere di spesa. E’ solo l’inizio e può essere un’opportunità interessante sia per gli utenti che per gli inserzionisti.”

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Andiamo avanti. Dopo Instagram, anche Facebook aggiunge la possibilità di creare sondaggi nelle pagine.
Basta posizionarsi nella barra di pubblicazione del post e vedrete che tra le varie opzioni, in ultima posizione, ora compare la call to action “Crea un sondaggio!”.

New! Facebook Polls! Get answers to those burning questions…like should you selfie now or not?

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LEGGI ANCHE: Instagram: 4 idee creative per coinvolgere i followers con i sondaggi.

È inoltre finalmente possibile creare una raccolta fondi su Facebook per raccogliere denaro e supportare un’organizzazione no profit cui teniamo particolarmente. Iniziare è facile: basta scegliere chi volete supportare, la cifra da raggiungere e la data di fine attività. Verrà creata una pagina specifica per l’iniziativa, con tanto di possibilità di invitare gli amici a partecipare. Non vi resta che provare!

Luca La Mesa, top teacher di Ninja Academy, ci dice la sua su questa novità: “Sin dallo scorso anno Facebook ha dichiarato di aver attivato un team per studiare software da implementare dentro Facebook per generare un impatto sociale. Questa è una di quelle che aspettavamo da più tempo perchè permetterà a tutti di poter attivare micro-community intorno a temi specifici. Ad inizio anno abbiamo realizzato con molti amici una campagna solidale che in 6 giorni si è estesa a più di 6 città coinvolgendo migliaia di persone e al crescere degli strumenti cresceranno anche le opportunità. Invito tutti coloro che leggono a sperimentare una piccola raccolta anche solo per capirne le dinamiche. Stiamo lavorando per organizzare qualcosa di più grande e impattante ma sono le singole gocce che formano il mare 😉 “.

Week in social

Ultima notizia: avete pagine Facebook che si rivolgono a più mercati e nazionalità? Questa novità vi potrebbe interessare. È partita in versione beta, e verrà implementata gradualmente, la possibilità di pubblicare le proprie Facebook ADS in più lingue. Si potrà infatti creare un’inserzione con un massimo di 6 lingue diverse. L’opzione al momento è disponibile per l’obiettivo installazione dell’app mobile.

Instagram

In giugno Instagram aveva introdotto il tag “Pubblicizzato da” in modo da rendere sempre più chiaro e trasparente quando un creatore e un’azienda sono legati da un rapporto commerciale. Dopo alcuni mesi di utilizzo e monitoraggio, ora questo strumento viene esteso a tutti gli account con un alto livello di interazione, che hanno accesso agli insight del profilo Instagram.
I profili degli influencer verranno monitorati e quelli che non rispetteranno la policy dei contenuti brandizzati, riceveranno una notifica in-app in modo da essere allertati e poter inserire il tag dell’azienda partner all’interno dei post.
Tutti questi accorgimenti hanno lo scopo di aumentare la chiarezza e la trasparenza sulla piattaforma!

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Infine chiudiamo questa settimana ricca di effetti speciali con ultimissima nota: Twitter che attiva per tutti la possibilità di scrivere 280 caratteri! La notizia l’avevamo già commentata, ma questa settimana si parte sul serio. Che ne pensate? Ovviamente diteci la vostra sui nostri canali, Facebook, Twitter e LinkedIn!

Al proposito è Luca La Mesa a lasciarci un contributo: “Un tentativo di Twitter per provare a riguadagnare pubblico e utenti attivi. All’interno del Social Media LIVE Program abbiamo analizzato i brand che hanno utilizzato in maniera molto originale questa novità. Potete trovare qualche esempio nel video che segue”.

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Grazie Luca, e alla prossima settimana con Week in Social!

Da van Gogh a Hopper, lo spot Lexus fa “muovere” i capolavori europei

Lexus rompe gli schemi della comunicazione nel settore automobilistico, non celebrando più solo le caratteristiche tecniche del suo prodotto, ma facendo agli spettatori una semplice domanda:  i Girasoli, Vincent van Gogh, li aveva davvero immaginati così?

Il video, sviluppato dall’agenzia CHI & Partners, è un viaggio tra alcune delle opere più famose di artisti europei: da La ragazza con l’orecchino di perla, ai Girasoli di Vicent van Gogh, passando per una vetrina che ricorda una delle celebri opere di Mondrian, per finire con la rappresentazione in scala di Nighthawks dell’artista Hopper.

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Lexus celebra il design

La campagna punta a comunicare Lexus e le sue linee pulite, eleganti: un’auto di lusso che avrebbe potuto essere disegnata da uno di questi artisti.

Per i creativi di questa campagna non c’è stato modo migliore di rappresentare la perfezione se non con un diretto collegamento con l’arte, riconosciuta da spettatori e comunicatori come la prima forma di bellezza: non a caso, il titolo scelto per questo adv è The Art of Standing Out (L’arte di distinguersi).

Lexus porta nella realtà alcuni tra le più famose opere d'arte europee2

Tutti i dettagli sono stati curati al massimo, a partire dalla scelta delle opere da portare in vita: sarebbe stato molto difficile per uno spettatore riconoscere quadri poco famosi, e il video avrebbe perso di significato. Inoltre anche il taglio e i tempi della campagna sono stati curati, così da soffermarsi il tempo giusto sulle diverse opere, permettendo a tutti di figurarsi nella mente l’opera originale e il suo titolo.

lexus

Da un punto di vista comunicativo, una vera svolta per il settore automobilistico: soffermandosi a ricordare la comunicazione per il lancio di una qualsiasi nuova auto, tutti i brand, fino ad ora, avevano comunicato il prodotto mettendolo al centro dell’attenzione, rendendo l’automobile stessa opera d’arte e non costruendo un’analogia suggestiva, un parallelismo, per portare alla luce le sue principali caratteristiche tecniche.

Lexus porta nella realtà alcuni tra le più famose opere d'arte europee3

Lexus, invece, crea per la prima volta un contesto, ponendo al centro dell’attenzione l’arte, i dipinti e gli artisti: l’auto passa in secondo piano (pur essendo chiaramente identificabile e presente), la campagna diventa una mostra nella vita quotidiana. Il video, che ha evidentemente come obiettivo più un’attività di branding che il lancio di un prodotto, riuscirà nell’intento di creare un legame indissolubile tra quelle opere d’arte e Lexus nell’immaginario collettivo?

Per ora apprezziamo questo rinnovato interesse per l’arte, con l’auspicio di vedere nel prossimo annuncio anche un po’ della nostra arte italiana.

Tra le opere rappresentate nella campagna di Lexus:

La ragazza con l’orecchino di perla, Vermeer
Girasoli, Van Gogh
• Balloon Dog, Koons
Composition A, Mondrian
Bagnanti ad Asnieres, Seurat
Nighthawks, Hopper

CREATIVE CREDITS
Brand: Lexus Europe
Client: Michael Tripp, Marketing Director

Agency: CHI & Partners
ECD: Micky Tudor, Yan Elliott
CD: Monty Verdi
Creatives: James Crosby
Planner: Paulina Goodwin, Matt Bamford-Bowes
Executive Producer: Charles Crisp
Producer: Andy Roberts
Business Director: Tom McCoy
Account Director: Anastasia Terzeon
Account Manager: Oliver May
Project Director: Ant Borkett

Production Company: Stink
Director: Ne-O
Producer: Juliet Naylor
Production Manager: Zoe Acourt
Executive Producer: Jon Chads
Director of Photography: Stuart Graham
Set Designer: James Hatt
Service company: Papaya

Post-Production & Visual FX: The Mill
Executive Producer: Ian Berry
Producer: Tom Manton, Simon Bath.
Lead Flame artist: Gareth Brannan
Colourist: Seamus O’Kane
Lead CG: Philip Maddock
2D Artists: Sole Martin, David Wishart
Matte Painting: German Casado, Cameron Johnson

Editors: The Quarry
Editor: Jonny Scarlett
Editor Assistant: Patrick Walsh
Producer: Charlie Morris

Recording Studio: Clearcut Sound Studios
Sound Engineer: Chris Wigglesworth
Music Company: Dave Goulding @ Wake the Town

Shopping di Natale: i consigli di Facebook per gli inserzionisti

Sapevate che il 49% degli acquirenti su scala globale si lascia influenzare da Facebook per il proprio shopping di Natale? Calcolando il tempo che ogni giorno spendiamo a controllare la nostra sezione notizie la percentuale non ci sorprende di certo e non sorprende nemmeno Facebook che sfrutta il periodo pre natalizio per dare consigli utili agli inserzionisti che intendono migliorare le proprie vendite.

Chi gestisce una fanpage sa che stiamo parlando del link suggerito da Facebook dalla scorsa settimana per accedere a statistiche e consigli su come sfruttare al meglio le inserzioni per il Natale. Sappiamo bene che non essere attivi su Facebook per un’azienda equivale a non esistere e in un periodo in cui la competitività tra marketers sui social è alle stelle, è buona norma seguire alcune linee guida, perché no, stabilite proprio dal padrone di casa.

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Il galateo del buon inserzionista natalizio si chiama Holiday Hub, la piattaforma di Facebook Business che organizza in modo semplice e intuitivo consigli indispensabili a chi promuove la propria azienda attraverso una fanpage.

Su Facebook il Natale inizia a Ottobre

La prima parte disponibile alla consultazione riguarda proprio gli shopping trend legati al periodo tra ottobre e gennaio. Secondo una statistica relativa al 2016, il tempo trascorso su Facebook alla ricerca di regali inizia ad aumentare all’inizio di ottobre, raggiungendo il picco all’incirca a Santo Stefano. Ammontano al 47% i consumatori che iniziano a pensare allo shopping di Natale prima di novembre, mese ormai famoso per il Single Day e il famigerato Black Friday.

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Gepostet von Kasanova am Montag, 23. Oktober 2017

Facebook consiglia agli inserzionisti di iniziare già da ottobre a raggiungere il proprio pubblico con idee regalo ma è che dicembre è il vero periodo clou: in media, il 62% degli utenti (su scala globale) dichiara di dedicarsi allo shopping natalizio solo nell’ultimo mese dell’anno e il 25% acquista i regali dall’11 al 20 dicembre. Non è un caso che sia lo stesso Facebook a consigliare di destinare la maggior parte del budget annuale per le inserzioni a dicembre: da una parte perché è il periodo in cui effettivamente una persona di norma si dedica allo shopping di Natale, dall’altra per sfruttare i ritardatari cronici e mettere loro fretta incentivando l’acquisto d’impulso.

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Esiste però una grossa fetta di utenti (65%) che addirittura pianifica lo shopping natalizio a dopo il 25 dicembre, motivo per cui Facebook suggerisce di non spendere tutto il budget prima della festività ma di lasciare aperte le porte anche fino alla settimana successiva. E dopo dicembre viene gennaio, mese d’Epifania, di saldi, ma anche di resi visto che il 37% degli acquirenti mobile-first vuole rendere ciò che ha comprato d’impulso tramite cellulare.

Lo shopping di Natale diventa mobile: anche in Italia

Durante le festività del 2016, le conversioni su Facebook da mobile hanno per la prima volta superato quelle da desktop in tutto il mondo raggiungendo la soglia del 53%. Nello studio di Facebook IQ vengono analizzati, oltre ai dati globali, anche quelli di alcune nazioni tra cui l’Italia a partire da un periodo compreso tra il 1 novembre e il 31 dicembre (Facebook e Instagram).

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Fonte: A Merry Mobile Holiday dati Facebook IQ per l’Italia

Visti i numeri che ormai raggiunge il mobile oltre a ottimizzare le inserzioni per la visualizzazione da cellulare sarebbe indicato dare uno sguardo al dato temporale: circa il 30% dei cosiddetti consumatori mobile first infatti anticipa gli acquisti tra ottobre e metà novembre, il 10% in più rispetto a chi sceglie di recarsi direttamente in negozio.

Alcuni dati demografici utili: il 60% degli acquirenti mobile-first sono uomini mentre il 56% delle donne ancora non sa resistere al fascino delle vetrine natalizie, quelle reali dei negozi. Scontato ma pur sempre rilevante è invece l’analisi dell’età che vede i millennials padroni assoluti degli acquisti su mobile.

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Fonte: A Merry Mobile Holiday dati Facebook IQ per l’Italia

Prima di correre a ottimizzare le vostre inserzioni per il mobile prendete nota di alcuni consigli sempre validi, non solo a Natale: ricordate sempre di allineare il vostro obiettivo di business a quello pubblicitario e optate per una giusta targetizzazione del messaggio che permetta di raggiungere solo un’audience potenzialmente interessata. Un ultimo ingrediente? Ovviamente una massiccia dose di creatività.

L’empatia, ovvero perché i robot non sono migliori di noi (e viceversa)

Quando si tratta di ottimizzare uno scenario concreto, l’euristica umana non può reggere il confronto con un buon algoritmo di apprendimento. È quello per cui è stata creata l’intelligenza artificale, ma risolvere i problemi è solo una parte del processo: occorre capire quali domande porsi e, alla fine, interpretare i dati. Siamo ancora noi a guidare le macchine, perché i risultati che forniscono sono applicati in un contesto umano, composto anche di creatività ed empatia.

intelligenza artificiale vs umana

Se l’amico è l’intelligenza artificiale

Per esempio, se un amico ci chiede un consiglio per scegliere un ristorante adatto ad una cena romantica, sappiamo già a quali parametri dare la priorità. Non sono variabili assolute, ma piuttosto un buon punto di partenza: luogo accogliente e intimo, pietanze di classe e un occhio di riguardo per i dessert. Sulla base dell’importanza percepita di ciascuna di queste caratteristiche, di quanto conosciamo dei gusti della persona e delle nostre esperienze pregresse, formuliamo infine la nostra risposta.

Se lo stesso amico chiede ad un algoritmo di apprendimento la medesima raccomandazione, la macchina relaziona tra loro tutti gli attributi che le risultano pertinenti all’oggetto “cena romantica”, quali ad esempio distanza, giudizi e prezzi dei ristoranti ed elabora un modello in base ad essi, restituendo un elenco di decine o perfino centinaia di luoghi giudicati adatti. La risposta viene dunque fornita da un modello “black box”, definito in base all’output, senza che sia noto il processo di elaborazione.

Il confronto è semplicistico, ma rende la peculiarità e non solo logica dell’approccio umano. Esso si basa sull’esperienza del concetto “cena romantica”, sulla relazione di amicizia e sulla frequentazione diretta o indiretta di ristoranti, ma non solo.

In questo tipo di cena, qual è il peso del fattore “cibo” rispetto ad una caratterizzazione “calda e accogliente” dell’atmosfera?  E in base a quali parametri si definisce quest’ultima?

IA e capacità umane

Capire il problema

Il diffuso entusiasmo per l’intelligenza artificiale tende a farne il mezzo privilegiato per risolvere qualsiasi problema, ricorrendo di volta in volta a modelli sempre più elaborati. Il rischio è di costruire uno strumento perfetto e impiegarlo per risolvere problemi immaginari.

Implicito nell’originale scenario di raccomandazione romantica del ristorante è il fatto che abbiamo fatto la nostra user research – conoscenza del nostro amico – e abbiamo identificato le specifiche necessità dell’utente – cena romantica. Rispetto alle macchine, noi umani eccelliamo in tutte le forme di ricerca generativa degli utenti – interviste, focus group, studi di osservazione – poiché  richiedono una significativa dose di empatia e la presenza di interazioni umane non strutturate.

Una recente ricerca della Mc Kinsey & Company, società internazionale di consulenza manageriale, evidenzia che nel prossimo futuro gli esseri umani continueranno a identificare i problemi da affrontare.

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Interpretare i dati

Un altro uso molto comune del fattore umano in funzione dei processi di machine learning è quello di sfruttare l’intuizione per dare un senso ai set di dati. Una “atmosfera calda e accogliente”, ad esempio, è una caratteristica frutto di una sensiblità che va oltre alla combinazione di dati.

Questa sottile sfumatura è un ottimo esempio di ricerca generativa, volta ad identificare i problemi, che fornisce gli input per una ricerca valutativa, la quale genera output in base all’elaborazione secondo un modello predefinito. In questi casi si chiede agli utenti di classificare una serie di funzionalità in termini di importanza relativa ai loro casi di utilizzo, di modo da poter campionare le risposte creando modelli di formazione per l’intelligenza artificiale.

Intelligenza artificiale

Credits: Depositphotos #167082854

Guidare il processo

In definitiva, se abbiamo fornito una buona raccomandazione o meno dipende dall’esperienza reale, ma come valutare l’efficacia di un algoritmo non è sempre così semplice come chiedere al nostro amico come è andata la serata.

Poiché molte variabili sono interattive per natura, non è sempre facile distinguere l’influenza che il prodotto ha sull’utente e viceversa. Per evitare che dati fuorvianti vengano inclusi nei modelli utilizzati dall’intelligenza artificiale, la ricerca generativa degli utenti aiuta a comprendere i pesi che gli stessi danno ai diversi fattori, fornendo un parametro qualitativo che permette di interpretare più ragionevolmente i dati e perfezionare l’algoritmo.

Sono ancora gli uomini a definire e guidare i processi di machine learning, poiché essi sono generati da necessità umane e forniscono risultati funzionali alle nostre necessità.

realtà diminuita

Arriva la realtà diminuita: cos’è e cosa c’entra con il Retail

È un momento particolarmente fervido per la realtà aumentata. Alcuni dei più grandi nomi legati all’ambito della tecnologia, e non solo, hanno lanciato nuove piattaforme di realtà aumentata, tra cui ricordiamo ARKit di Apple e ARCore di Google, mentre i rivenditori come Ikea, Wayfair e Anthropologie hanno già pubblicato applicazioni di questo genere, aprendo le porte all’accettazione della realtà aumentata da parte dei loro clienti.

Bisogna sottolineare però che le prime applicazioni/sperimentazioni di acquisto in realtà aumentata lasciano ancora a desiderare. Non a caso accanto a questa nota tecnologia si sta sviluppando un vecchio modo di vivere l’esperienza di acquisto, rivisitato: la realtà diminuita.

Questa nuova tecnologia apre le porte ad una battaglia realtà aumentata vs. realtà diminuita.

Con quest’ultima gli utenti saranno in grado di rimuovere digitalmente gli oggetti indesiderati e inanimati dal loro ambiente fisico, per ottenere una visione ancora più realistica di come i  potenziali acquisti si inseriranno nel contesto della loro vita.

Che cosa è esattamente le realtà diminuita?

realtà aumentata vs realtà diminuita
Al contrario della realtà aumenta quella diminuita è ancora relativamente sconosciuta. In poche parole, si tratta del concetto opposto e consiste nel cancellare contenuti fisici da una scena del mondo reale catturata tramite un tablet o una fotocamera.

Le applicazioni più note di questa tecnologia sono legate al mondo della cinematografia. Infatti la tecnologia della realtà diminuita consente di modificare le sequenze dei film rimuovendo fili e imbracature che gli attori usano quando vengono girate scene d’azione.

La realtà diminuita per ottenere il massimo dalla realtà aumentata nel Retail

realtà aumentata vs realtà diminuita

Qui la faccenda si fa interessante. L’accoppiata di realtà aumentata e diminuita apre infatti le porte ad un nuovo livello di manipolazione del mondo reale.

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È indubbio che i primi utilizzatori della realtà aumentata per la vendita al dettaglio come i già citati Wayfair, Ikea e Anthropologie stiano ottenendo risultati promettenti anche senza l’aiuto della realtà diminuita, ma quando questa novità sarà diventata obsoleta i consumatori vorranno poter vedere i potenziali nuovi arredi di casa come se stessero guardando effettivamente una stanza, senza la distrazione di ciò che hanno intorno.

Per molti grafici sarà facile identificare la DR con il famoso strumento “timbro clone”, ma in versione live e video, come mostrato qui.

La realtà diminuita non è così lontana. Si prevede che nei prossimi 12-18 mesi potremmo già vedere le prime sperimentazioni della fusione tra realtà aumenta e diminuita, in quanto le applicazioni di AR esistenti vengono aggiornate costantemente, anche per incorporare questa nuova tecnologia.

C’è ancora vita oltre i social: il caso Tumblr

Nella marea di post, articoli, commenti dedicati ai padroni indiscussi del web italiano (se state pensando alla Ferragni e a Fedez state sbagliando tutto), c’è qualcosa che continua a muoversi.

Esatto, se anche voi avete occhi solo per Facebook ed Instagram e non potete più fare a meno di vivere per le stories, oggi vi riportiamo ad un’altra realtà che, qualche tempo fa, faceva molto parlare di sé.

Chi ricorda Tumblr? In fondo, non è un pensiero molto lontano, sicuramente meno attuale di Snapchat, ma non tanto “vintage” come MySpace e MSN (gli attuali trentenni ricordano bene le ore spese online a flirtare grazie a questi ultimi).

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Facciamo dunque un passo indietro e parliamo della piattaforma di microblogging più usata al mondo. Nulla a che vedere con il più recente Medium che, sebbene i presupposti siano abbastanza buoni, in quanto a numeri non regge il confronto.

Partiamo dal presupposto che Tumblr si sviluppa nel 2006 e, solo dopo un anno, diventa attivo a tutti gli effetti: si fa spazio tra i più giovani come la piattaforma tematica fresca, veloce, e dai contenuti non troppo lunghi.

Parliamo di 10 anni fa, quando l’instant era ancora un’utopia: solo dopo qualche anno sarebbero giunti sul mercato Instagram (2010) e Snapchat (2011). Ma dopo tutti questi arrivi, qual è la situazione?

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Ecco, cosa riportava nel gennaio scorso We Are Social. Non male come risultato, vero?

No, non lo è affatto, in un momento storico in cui vi è una netta divisione: immediatezza da un lato, long form dall’altro (e su questo, WordPress potrebbe dirci qualcosa, ma questa è un’altra storia!).

Pertanto, Tumblr “resiste” e si conferma tra i social network/piattaforme più utilizzate, sebbene voci di corridoio preannuncino un calo vertiginoso  di utenti nei prossimi anni. Noi non ci fidiamo, o meglio: aspettiamo. In fondo anche Twitter doveva crollare da un momento all’altro, no?

 

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Ad ogni modo, vi riportiamo la fonte aggiornata ad oggi: su questo link, direttamente sulla pagina “About” di Tumblr, si possono verificare il numero di post e il numero di blog esistenti.

Crescita o meno, la piattaforma non è comunque statistica, ma si aggiorna al pari delle sue colleghe. Nell’ultimo anno sono stati inseriti adesivi, filtri e GIF a portata di app e ancora è stata sviluppata “Cabana”, una piattaforma per videochat con più persone nata dalla sinergia con l’incubatore Plyvore Labs (appartenente a Yahoo così come Tumblr). Per non parlare dell’introduzione del “Safe Mode” e di altro ancora. Insomma, si impegna, dai.

Quindi?

Tumblr cerca di stare al passo con i tempi, cercando più interazione e coinvolgimento degli utenti. Certo, a vederlo ora, appare un po’ un mix tra Pinterest e Instagram, anche se, dobbiamo ammettere, essere originali è ormai difficile (e poi, comunque è arrivato pirma).

Calo o no, i numeri parlano chiaro: è comunque la piattaforma di microblogging più utilizzata e poi.. chi vivrà, vedrà.

Si parla del rapporto tra brand, tecnologia e clienti alla MailUp Marketing Conference

Tra i temi fondamentali del digital marketing nell’ultimo anno vi è stato quello del rapporto tra brand e clienti, mediato grazie a strumenti e tecnologie in costante evoluzione. Non solo nuove prospettive di utilizzo dei dati personali, ma la costruzione di una vera e propria data driven strategy per le aziende, fino ai futuri scenari del messaging, grazie a sistemi di machine learning e nuovi modelli di conversazione con l’utente.

E sarà proprio questo il fulcro dell’evento MailUp Marketing Conference che si svolgerà il prossimo 12 dicembre a Palazzo Mezzanotte a Milano, per ascoltare dalla testimonianza diretta di speaker italiani e internazionali quali siano i trend da seguire.

MailUp Marketing Conference

Il nuovo evento targato MailUp si snoderà come una giornata di condivisione e formazione, con approfondimenti, case study e panel tematici, senza trascurare lo spazio per il networking, in cui seguire demo, presentazioni ed entrare in contatto con gli sponsor dell’evento. Un’occasione per scoprire il presente e il futuro del digital.

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Creare relazioni tra brand e consumatori: il punto di vista di Maria Grazia Mattei e Jordie van Rijn

Costruire rapporti duraturi con i consumatori è un obiettivo chiave di marketing per la maggior parte delle imprese oggi, ma come possono sviluppare tali rapporti? Quali sono i percorsi seguiti da clienti e potenziali clienti per rapportarsi alle aziende? Come creare profonde relazioni con i brand, che portino alla fidelizzazione?

A questa serie di domande risponderanno gli speaker dell’evento, come Jordie van RijnConsulente indipendente e fondatore di Emailmonday e Email Vendor Selection, con alle spalle collaborazioni con KLM, Mitsubishi e Unilever e Maria Grazia Mattei, fondatrice di Meet The Media Guru, piattaforma di incontri sulla cultura digitale e l’innovazione.

jordie van rijn mailup

Van Rijn partirà dall’analisi e dalla previsione dei trend futuri, per fornire alle imprese la prospettiva attraverso cui rimodulare e ottimizzare le strategie, con un focus sull’automation,  tecnologia con cui – secondo LeadMD – il 27% delle aziende si dichiara ancora alle prime armi.

Nel corso del suo speech sarà presentata l’ultima edizione del suo report The Future of Email Marketing, passando anche al campo dei dati, con l’individuazione di un’area strategica rinominata tease marketing, che definisce l’insieme di pratiche tese a stimolare l’interazione con l’utente e ottenere i dati attraverso un contatto costante e coinvolgente.

maria grazia mattei mailup

Il panel di Maria Grazia Mattei, intitolato Il futuro del messaging”, si concentrerà su quell’area del digital su cui big data e intelligenza artificiale interverranno in modo decisivo, rivoluzionando il quotidiano di consumatori e cittadini. Al centro il passaggio del mercato da una logica push a una di conversazione, che porterà i brand a ridefinire regole e paradigmi comunicativi. Un “approccio umanistico”, sempre più necessario alle imprese, attraverso cui si passerà alla nascita di nuovi servizi human interaction-based.

Tutti gli ospiti della MailUp Marketing Conference

Tra gli altri ospiti, infine, Riccardo Plata Director di Deloitte Digital (Gold Sponsor dell’evento), Alex Hunter Branding & CX Expert e Former Head of Digital di Virgin Group, Paolo Iabichino Chief Creative Officer di Ogilvy & Mather ItalyAle Agostini Partner e Marketing Director di Bruce Clay EuropeSalvatore Russo – Marketing Manager 6sicuro.it e moderatore dell’evento, Massimiliano Lovati Responsabile Consulenza Legale di Banco BPM.

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