Lavoro

Lavorare nella scuola soltanto col diploma e altri consigli per aspiranti “posti fissi”

Non tutti lavoreremo nel digitale, ma le nostre skills possono bastare a trovarci un lavoro. Ad esempio fare domanda nelle graduatorie del personale ATA in aggiornamento: la candidatura? Si fa online

Con la denominazione complessiva di personale ATA, nella scuola e in generale nelle istituzioni educative, si intende quel complesso di figure come amministrativi, tecnici, collaboratori scolastici, cuochi, guardarobieri e infermieri, che svolgono funzioni amministrative, contabili, gestionali, strumentali, operative e di sorveglianza connesse all’attività delle istituzioni scolastiche.

In base alle mansioni svolte, per il personale ATA sono individuate quattro diverse aree professionali, alle quali in linea di massima si accede con il requisito base del diploma di maturità.

Niente specializzazioni in attività digitali, nessun master in management, zero richieste di monitoraggio degli analytics. Insomma, senza voler spegnere i sogni di gloria di nessuno, potrebbero esserci anche altri lavori che molti italiani, abbagliati dalla gloria del news feed, non stanno più considerando.

La scelta potrebbe essere sofferta, perché, come per i docenti, anche per il personale ATA aspirare a un lavoro nella Scuola può significare in molti casi un trasferimento lontano da casa, dove le graduatorie di I e II fascia languono e c’è davvero bisogno di persone disponibili a supplenze su questi ruoli. Ma vuol dire anche godere delle garanzie di un contratto statale, ricevere lo stipendio nella data stabilita e non dover necessariamente aprire una partita iva per lavorare, con tutti gli oneri che questa comporta.

Insomma, sì, il Digital è un universo meraviglioso, stimolante e creativo, ma per seguire questa strada è necessario impegno, aggiornamento continuo, curiosità, studio e investimento personale. Sei pronto per tutto questo o vuoi vagliare qualche altra ipotesi?

personale ATA Digital

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Cercare lavoro vuol dire sapersi guardare intorno

Non siamo alla ricerca di risposte assolute, anzi, vorremmo sollevare il problema e chiederci davvero: l’unico futuro possibile del lavoro è quello di Social Media Manager o ci sono altre prospettive che in tanti non valutano per un comodo alibi, che conduce dritti ai dati sulla disoccupazione in Italia?

Soprattutto per chi non ha scelto di fermare la propria istruzione al semplice diploma, ci sono alternative alle ore passate davanti a un monitor o alla ricerca dell’idea geniale per avere successo come Steve Jobs, partendo dal garage di casa?

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L’Italia, tra i Paesi ad alto tasso di disoccupazione in Europa, sta registrando un calo del proprio indicatore, ma secondo quanto riportato nel Bollettino mensile della Bce, non si tratta ancora di una riduzione significativa.

Cercare lavoro, soprattutto per i giovani e al Sud, può spesso voler dire guardarsi intorno e andare oltre le proiezioni mentali che tutti costruiamo nel desiderare il lavoro dei sogni. Dove il lavoro si trasforma in necessità, quando non si riesce a trovare una collocazione dove ci si era prefissati, se inizia a diventare più urgente il bisogno di indipendenza dalla famiglia di origine rispetto a quello della realizzazione professionale, anche lavori che non avresti mai immaginato diventano una utile ipotesi alternativa.

Accadrà così, probabilmente, che le graduatorie del personale ATA, nuovamente aperte per aggiornamenti e nuovi inserimenti fino al 30 ottobre 2017, si popoleranno di tanti laureati, disponibili con umiltà e dedizione ad abbandonare la cura del professional branding sul proprio profilo LinkedIn, per cercare fortuna in un contesto completamente diverso, che mai avrebbero ipotizzato, ma in cui certamente potrebbero essere in grado di introdurre note di innovazione derivanti dalla propria formazione da millennial.

La domanda, tanto per cominciare, si consegna anche per via telematica. Indispensabile, quindi, quella dimestichezza con le procedure online che i nativi digitali si sono conquistati a forza di creazione di account e shopping in rete. Un ostacolo in meno per guadagnarsi un posto in graduatoria, che, chissà, potrebbe aprire anche nuove carriere.

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Da Social Media Manager a personale ATA

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Storia di un inserimento nelle graduatorie del personale ATA

Quando tre anni fa ho inserito la mia domanda nelle graduatorie del personale ATA, non credevo davvero che sarei stata convocata. Dalla Puglia, ho scelto come sede la provincia di Reggio Emilia, perché sapevo che lì avrei avuto più possibilità di essere chiamata e avrei potuto gestire il trasferimento trovando ospitalità dai miei familiari da tempo emigrati.

Nelle ultime tre settimane, proprio in previsione dell’aggiornamento delle graduatorie, la mia casella postale si è riempita di una quindicina di convocazioni (la maggior parte come Collaboratore Scolastico), a cui ho dovuto sistematicamente rinunciare. In parte per motivi personali, che oggi mi fanno preferire di trattenermi a casa, in parte per ragioni lavorative. Nel frattempo, infatti, in questi tre anni la mia vita professionale è cambiata, ho iniziato a lavorare sempre di più grazie al digitale, fino alla scelta di aprire una partita iva. Lavoro quasi sempre da remoto, ad eccezione delle occasioni – sempre piacevoli – nella quali è d’obbligo spostarsi per incontrare colleghi o seguire eventi; molti dei miei clienti non li ho mai incontrati di persona e una chiamata, più una conferma via email, hanno sostituito la classica stretta di mano.

Insomma, la mia esperienza col digitale chiude per ora con un bilancio in positivo, ma confesso di aver già letto il regolamento per l’aggiornamento delle graduatorie del personle ATA, perché chiudersi totalmente alle alternative potrebbe ancora essere limitante e pericoloso.