Reddito di Base: prospettive e novità dalla Silicon Valley

“Cosa succede se in una società fondata sul lavoro, proprio il lavoro viene a mancare?”

Questo si domandava Hannah Arendt qualche decennio fa.

Questo si stanno domandando i player che stanno attualmente guidando il cambiamento e ci riferiamo ovviamente alle Big Company che sono i soggetti principali della Digital Transformation di questi anni.

Le risposte che ci giungono dagli Stati Uniti sono però tutt’altro che univoche.

Se è vero che ci sono grandi imprenditori tech come Andreessen Horowitz convinti che il mercato e la crescita delle competenze individuali saranno in grado di allocare le risorse umane in modo efficiente, una parte dei leader più visionari di questo settore – gruppo capitanato da Elon Musk – è dell’idea che le Intelligenze Artificiali e la robotizzazione del lavoro rappresentino una concreta minaccia per la tutela degli interessi lavorativi (e non solo, in realtà) del genere umano.

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Bill Gates stesso ha destato scalpore qualche tempo fa quando ha proposto pubblicamente di tassare i robot. E lo ha proposto consapevole del fatto che la tassazione del lavoro dei robot sia in grado di generare introiti e prendere tempo al fine di strutturare una rivoluzione che negli States chiamano Basic Income e che l’acceleratore californiano Y-Combinator sta già testando nella West Coast, su più di un progetto pilota.

Insomma: un Reddito di Base, elargito a prescindere dal cumulo di altri introiti individuali, su cui persino il World Economic Forum ha proposto un’analisi di dettaglio in merito a sostenibilità economica, sociale e psicologica.

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La resilienza umana al tempo del Reddito di Base

In questa sede ovviamente non abbiamo alcun interesse ad elencare argomentazioni politiche pro e contro il concetto di Reddito di Base, quindi ci limiteremo ad immaginare come potrebbe cambiare il nostro mindset con la sua introduzione.

Prima di tutto, con un Reddito di Base sicuro, verrebbe meno quella sensazione di spaesamento che si prova a perdere la certezza dello stipendio fisso a fine mese. Ma andiamo con ordine.

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Qual è la prima sensazione di disagio che prova un lavoratore che si vede privato del suo lavoro quotidiano?

Il primo scoglio da superare è la crisi di astinenza da lavoro, o più precisamente da quella ripetitiva monotonia quotidiana – di cui solitamente ci si lamenta – scandita dal turno lavorativo. Si sa che uno dei meccanismi psicologici più forti è quello legato a una routine. Una routine, proprio perché sempre uguale nel tempo, rappresenta di per se stessa una certezza.

Bisogna spezzare la routine per superare questa crisi di astinenza da turno lavorativo.

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Come tutte le crisi di astinenza anche questa è il prodotto di un bisogno indotto dall’esterno, perché non è naturale ripetere un’attività almeno otto ore al giorno per cinque volte alla settimana. Semplicemente siamo stati culturalmente abituati a pensarla così.

Con un Reddito di Base potremmo tornare ad essere padroni del nostro tempo ed essere spinti, per esempio, ad investire in formazione per essere pronti a rivestire il ruolo professionale che più ci è congeniale in uno specifico momento della vita (sempre guardando con attenzione alla richiesta di figure sul mercato ovviamente).

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Probabilmente in quest’ottica anche la formazione universitaria potrebbe rivestire un ruolo diverso e invece di diventare un percorso di tre o cinque anni da compiere in una fascia di età precisa, potrebbe diventare una sorta di formazione on demand da accendere come si accende Spotify per la fruizione della musica.

Molto probabilmente ne gioverebbe moltissimo anche l’ingessato ambiente universitario più che mai avulso dai mindset e dalle tematiche di questa moderna Digital Transformation.

Ora questo non significa che dovremo diventare tutti schiavi della Gig Economy (economia del lavoretto) e ambire a lavorare solo ad intermittenza, ma questa prospettiva che abbiamo provato a tratteggiare insieme si muove nella direzione di dare un valore nuovo a ciò che troppo spesso riteniamo scontato: in primo luogo al nostro tempo, ma anche alla nostra aspirazione nei confronti di un lavoro e di una professionalità che corrisponda alle nostre qualità personali.

E tu, quanti lavori vorresti avere il tempo di imparare a fare in futuro?

Vodafone, Gentlemen e Citroën: i migliori annunci stampa della settimana

Hai bisogno anche oggi della tua carica di creatività per cominciare al meglio la settimana?

Come sempre, non potevamo deluderti, quindi ecco qui le campagne stampa dalla migliori agenzie di tutto il mondo selezionate dalla redazione di Ninja Marketing.

Anche questo lunedì si parte per un giro intorno al mondo a suon di pubblicità!

Vodafone – Coverage everywhere, sorry

In genere quando il nostro smartphone non prende questo è un grave problema, eppure ci sono momenti nei quali sarebbe davvero un bene non avere campo.

Con Vodafone, in ogni caso, non avrai più questo problema, perché ci sarà copertura ovunque – anche nei momenti meno opportuni!

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Advertising Agency: Y&R, Team Red, Istanbul, Turkey
Executive Creative Director: Ayşe Aydın
Creative Directors: Erkan Kaya, Ilker Dağlı
Copywriter: Can Yildiz
Art Director: Ümit Aydın
Graphic Designer: Burak Kirpi
Photographer: Murat Suyür / Rpresenter
Retouch: Bee Istanbul

Don Satur – Yours, until opened

Il noto marchio argentino di snack dolci punta tutto sulla plasticità della resa artistica per comunicare un messaggio chiarissimo: gli snack Don Satur sono irresistibili! “Tuoi, finché non li hai aperti”, il claim ideato dall’agenzia David di Buenos Aires e adatto alle tre diverse situazioni: in ufficio, in spiaggia e a scuola.

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Advertising Agency: David, Buenos Aires, Argentina
Executive Creative Directors: Joaquín Cubría, Ignacio Ferioli
Creative Director: Ignacio Coste
Copywriter: Daniel Arango Lopez
Art Director: Arthur Amorim
General Account Director: Emanuel Abeijón
Account Director: Lucila Castellani
Account Executive: Florencia Scrimaglia
Head of Production: Brenda Morrison Fell
Producer: Pefy Carr Rollitt
Illustrator: Emiliano Pereyra
Advertiser’s Supervisor: Jimena Martinez, Ezequiel Pezzuchi

Gentlemen – When you stop being your own protection, we will

Una campagna stampa tutta giocata sull’ironia quella di Gentlemen. Anche se ci sono persone che si comportano in modo tale da non aver probabilmente bisogno di contraccettivi, i condom Gentlemen ci sono quando servono.

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Advertising Agency: Dhélet Y&R, Buenos Aires, Argentina
General Creative Director: Martin Nino Goldberg
Creative Directors: Federico Aubone, Benjamin Tornquist, Ivan Zimmerman
Art Director: Omar Barrantes
Copywriter: Eugenio Novas
Agency Producer: Fernando Costanza
Agency Photo Retoucher: Gastón Cardozo
Studio: Gemelos Photography

Citroën – So sorry copilots

La nuova Citroën C3 ha un sistema di GPS di navigazione integrato? Forse potrebbe non esserci più spazio per i copiloti…

E allora che fine fanno Robin o Chewbecca? La risposta l’ha ideata Havas.

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Advertising Agency: Havas Worldwide, São Paulo, Brazil
Creative Director: Celio Salles
Art Directors: Raul Torres, Marco Panizza, Eric Fernando
Copywriter: Otavio Mastrogiuseppe
Illustrator: Igor Braulio

Bankia – We never agree

Domande a cui nessuno sa dare una risposta. Quelli di Don Chisciotte erano giganti o mulini a vento? È nato prima l’uovo o la gallina? Un consulente bancario digitale o uno reale?

Dato che nessuno è mai d’accordo su queste questioni, Bankia, istituto bancario spagnolo, mette a disposizione dei suoi clienti tutte le diverse possibilità, per restare sempre in contatto.

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Advertising Agency: CLV, Madrid, Spain

Anche per questa settimana il nostro pieno di annunci stampa è terminato, ma vi aspettiamo alla prossima e naturalmente sulla nostra pagina Facebook 😉

LEGGI ANCHE: Forbes, Annoushka Ducas e CNA: i migliori annunci stampa della settimana

Xiaoice, il poeta made in China: pubblicato il primo libro scritto da un’Intelligenza Artificiale

Piccoli chatbox crescono… e diventano poeti. È il caso di Xiaoice, che tradotto suonerebbe come “Piccolo ghiaccio” o “Piccolo Bing”, il chatbox creato dalla divisione asiatica di Microsoft e presentato nel 2014 come la sorella minore di Cortana (l’assistente vocale di Microsoft). Un esperimento dell’azienda di Redmond nato dall’evoluzione di Xioa Na, la versione asiatica di Cortana nel mercato cinese, con l’obiettivo di renderla ancora più smart attingendo alle risorse di Bing per poter interagire con gli utenti in modo sempre più efficace simulando una vera e propria conversazione con un essere umano.

Ne ha fatta di strada, da allora, il piccolo bot di Microsoft: dalle conversazioni in servizi di messaggistica istantanea (come WeChat) che hanno conquistato il cuore di migliaia di teenagers asiatici fino a diventare il primo esemplare di intelligenza artificiale in grado di creare poesia. Una crescita notevole, costellata di successi, per il piccolo bot: nel 2015 diventa il primo esemplare di Intelligenza Artificiale ad assumere un ruolo attivo, incaricata delle previsioni meteorologiche, in un live show del mattino in una delle emittenti più popolari di Shanghai, iniziando così a creare i primi grattacapi ai professionisti dell’informazione. Oggi, invece, sono i poeti, gli scrittori e gli artisti a discutere della possibilità che l’intelligenza artificiale possa sostituire, nel prossimo futuro, l’estro creativo di un essere umano. Perché?

Xiaoice, l’Intelligenza Artificiale in versi

Volume di poesie AI Xiaoice di Microsoft

“Il primo volume di poesie scritto da un’intelligenza artificiale nella storia dell’umanità.”

Così la casa editrice di Pechino, Cheers Publishing, ha presentato la recente pubblicazione del libro che raccoglie i componimenti poetici di Xiaoice. Il social chatbox di Microsoft è stato in grado di scrivere più di 10000 poemi in 2760 ore, dai quali sono stati poi selezionate le 139 poesie inserite all’interno del volume in vendita, da maggio, nelle librerie cinesi dal titolo “Sunshine Misses Windows”.

LEGGI ANCHE: Intelligenze Artificiali: robot cassieri, camerieri e…creativi

Il libro, realizzato da Xiaoice, è composto da 10 capitoli, ognuno dei quali esplora diverse emozioni umane: dalla solitudine alla gioia. Curiosi di scoprire lo stile del piccolo bot?

Ecco i primi versi composti dall’Intelligenza Artificiale di Microsoft:

“Through the blur of tears, nothing is clear
My life is art;
Drifting clouds at dusk in the western sky,
With my broken palms I pray.”

Per riuscire a comporre, Xiaoice ha fatto ricorso al talento degli artisti del passato, studiando tutti i versi e lo stile di ben 519 poeti dal 1920 fino ad oggi. Un’impresa possibile per un poeta in carne ed ossa? Forse sì, ma impiegando almeno un centinaio di anni di studio e preparazione. Xaioice ha già sperimentato il proprio estro creativo, prima della stampa di questo volume in libreria, pubblicando in diversi forum online alcuni dei suoi componimenti, celando la propria identità robotica con diversi alias e riscontrando un discreto successo, ovvero riuscendo a dissimulare la propria natura robotica alla maggioranza degli utenti.

Xiaoice: poesia dell'Intelligenza Artificiale di Microsoft

“Ogni volta che guarda un’immagine, è ispirato e compone poesie. Il processo è sostanzialmente lo stesso per un poeta vero e proprio.”

Ecco quanto ha dichiarato ad un quotidiano locale l’editore del libro, Dong Huan, il quale specifica anche che l’opera di editing del volume non ha alterato le creazioni di Xiaoice, lasciando persino inalterati alcuni errori.

Le reazioni in Cina si sono polarizzate tra la schiera dei sostenitori, che vedono in questo primo volume l’inizio di una nuova era e di nuovo genere di poesia, e gli apocalittici che reputano invece l’Intelligenza Artificiale come un vero e proprio nemico dell’arte, secondo quanto affermato da Ding Shaoguo, uno dei poeti più affermati a Shangai.

L’intelligenza artificiale rimpiazzerà l’essere umano?

Xiaoice, evoluzione dei bot di Microsoft

Xiaoice rappresenta soltanto una parte del vasto progetto di sviluppo dei chatboxs avviato da Microsoft nel 2014 in Cina. Dal successo del bot cinese, utilizzato da 40 milioni di utenti, Microsoft si lancia anche sul mercato giapponese nel luglio del 2015 con il chatbox Rinna. Dopo il successo sul mercato asiatico, l’azienda di Redmond esporta la propria esperienza negli Stati Uniti con il chatbox Zo, provando a rendere possibili le interazioni tra utenti e intelligenza artificiale anche su piattaforme di largo consumo come Skype e Facebook Messenger.

L’obiettivo di Microsoft? Rendere gli assistenti virtuali come Cortana non soltanto sempre più efficienti, ma anche più empatici grazie alla capacità dei chatboxs di apprendere dalle conversazioni con gli esseri umani, rendendoli una parte attiva ed integrata della vita dell’essere umano. Ecco cosa ha dichiarato lo scorso dicembre Harry Shum, Vice Presidente esecutivo del gruppo di ricerca sull’Intelligenza Artificiale di Microsoft.

“Ci stiamo muovendo da un mondo in cui siamo noi a dover comprendere i computer ad un mondo nel quale saranno loro a comprenderci e a capire le nostre intenzioni, da un mondo meccano-centrico ad un mondo antropo-centrico.”

Dal completare task a comprendere le nostre emozioni, fino ad interagire con empatia ed ironia, emulando una conversazione vera e propria in linguaggio naturale: non è il futuro dei chatbox, è già realtà. L’intelligenza artificiale sostituirà l’essere umano? L’AI sarà in grado di riprodurre e superare l’estro creativo dell’essere umano?

Non solo un cancelletto: l’evoluzione sociopolitica degli hashtag

Chi l’avrebbe mai detto nei primi 2000 che di lì a pochi anni le rivoluzioni e i grandi avvenimenti sociopolitici sarebbero passati per Twitter? E in quanti avevano scommesso che i fenomeni legati ai social media come l’avvento dell’hashtag sarebbero rimasti appannaggio del puro intrattenimento? Non sappiamo darvi i numeri esatti ma sappiamo da che parte abbia virato il timone della storia e quanto ad oggi un hashtag sappia fare la differenza.

Una curiosità: sapevate che quest’anno l’hashtag compie 10 anni di vita? Ebbene sì, è passato già un decennio da quando il cancelletto non è più soltanto un obsoleto segno sulla tastiera del telefono, precisamente da quando Chris Messina scrisse questo post proponendo “#” come segno prima di una parola per incanalare e organizzare le conversazioni in base al topic.


Dal 2007 ne è stata battuta di strada e per fortuna sempre in meglio verso un utilizzo responsabile e spesso istituzionale. Sì perché a dover ringraziare Messina sono proprio le istituzioni, i movimenti e i partiti politici e i governi che con l’hashtag hanno imparato a raggiungere e a smuovere un intero bacino di utenti virtuale.

Gli esempi hashtag che meriterebbero menzione sono innumerevoli, ma abbiamo scelto i più importanti, quelli che hanno segnato la storia e quelli che, a modo loro, hanno provato a cambiarla.

Dalla Primavera Araba a #Occupy: le rivoluzioni si fanno a colpi di hashtag

Sono trascorsi quasi 7 anni dalla Primavera Araba o Rivoluzione dei Gelsomini iniziata il 18 Dicembre 2010 in seguito al suicidio di Mohamed Bouazizi, un fruttivendolo tunisino che per protestare contro i diversi abusi subiti da parte dalle forze dell’ordine si diede fuoco innescando un terremoto di rivolte in tutti i Paesi del mondo arabo e del Nord Africa.

La rivoluzione inizia su Twitter e dal basso: centinaia di migliaia di tweet indignati iniziano a circolare ma i media mainstream si accorgono della gravità dell’evento solo quando la protesta scende nelle piazze. Circa i 70% degli account più attivi appartenevano a individui comuni piuttosto che a organizzazioni ufficiali. I media mainstream occupavano appena il 7% del flusso totale di informazione a dimostrazione dell’enorme mole di tweet e hashtag prodotta da tutti gli attori scesi in campo.

Arriva il 2011, le contestazioni continuano, i governi traballano ma il clima di protesta diventa globale e assume altre forme plasmate su altre motivazioni e con altri hashtag: tra i più celebri del mondo occidentale ricorderete sicuramente #OccupyWallStreet, l’hashtag nato dalle contestazioni pacifiche di Zuccotti Park a New York contro gli abusi del capitalismo finanziario ai danni del 99% della popolazione.

Sarà stato forse perché gli americani sembravano già educati all’uso di Twitter, o forse per il clima apparentemente più pacifico e dimostrativo, o anche perché la Primavera Araba aveva già svegliato i media dormienti, ma l’hashtag #OccupyWallStreet ebbe decisamente da subito un’eco ben più forte di quello dal Nord Africa. Le proteste non hanno rovesciato governi né sistemi finanziari ma hanno sicuramente risvegliato un silente senso civico della popolazione statunitense.

#BringBackOurGirls

Con #BringBackOurGirls la politica entra ufficialmente in scena a suon di hashtag. Non si tratta di una protesta né di una rivoluzione dal basso ma dei fatti legati alla vicenda delle 276 giovani rapite dall’organizzazione jihadista Boko Haram nel nord della Nigeria nell’Aprile del 2014.

L’hashtag nasce da un tweet dell’avvocato e attivista nigeriana Oby Ezekwesili che diventa virale tra le ONG internazionali fino a bussare alla porta dei maggiori politici.

Le istituzioni si uniscono alla richiesta mettendoci la faccia, ma in fin dei conti quanto è stato utile? Secondo molti #BringBackOurGirls è stato il primo grande Fail della politica nel mondo delle campagne solidali social: un’enorme partecipazione anche di personaggi illustri come David Cameron o Michelle Obama ma senza risultati concreti.

A due anni dalla campagna, nel 2016, il Mail Online provò a tirare le somme facendo notare come i numerosi retweet e hashtag difficilmente si siano tradotti in fatti tangibili: 219 ragazze sono ancora prigioniere e alcune tra loro sono state forzate a immolarsi in attacchi terroristici.

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Una call to action comununque valida che non ha di fatto svolto il suo dovere istituzionale (ammesso che un hashtag possa averne uno) ma che sicuramente ha portato a termine quello divulgativo, il più importante. Esempi anche più recenti come #JeSuisCharlie, #IceBucketChallange o l’attualissimo #PrayForManchester hanno dimostrato come l’impegno civico e solidale riescano sempre almeno ad arrivare a destinazione a prescindere dai risultati.

Che si tratti di un appoggio a una causa, di creare consapevolezza intorno a una notizia o semplicemente di iniziare una conversazione, gli hashtags si sono dimostrati uno strumento efficace per la comunicazione nel contesto sociopolitico odierno anche dove non sono riusciti a raggiungere il 100% dell’ambizioso obiettivo prefissato.

Come migliorare le performance delle tue campagne Email

Per avere successo con l’email marketing devi imparare a costruire messaggi che siano in grado di raggiungere l’utente in ogni fase della sua customer journey, individuando i touchpoint di maggior valore.

La tecnologia ci viene in aiuto in questo e attraverso l’email marketing automation abbiamo la capacità di disegnare processi che possano migliorare la customer experience a far percepire la comunicazione diretta come di valore. La Marketing Automation consente di creare scenari di possibili interazioni a partire dai dati, per comunicare in maniera tempestiva e personalizzata.

I vantaggi di tale innovazione sono indiscutibili: gestire un maggior numero di campagne con minori risorse, incrementare i tassi di conversione e vendere di più.

MagNews Masterclass, 28 giugno ore 13

Per capirne di più su quest’importante attività di marketing abbiamo realizzato in collaborazione con MagNews, la Free Masterclass di 1 ora Email Marketing & Automation. Spunti pratici per aumentare le performance delle campagne.”

L’appuntamento è live il 28 Giugno dalle ore 13 alle 14 su Ninja Academy.

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Questa pausa pranzo formativa sarà in compagnia degli esperti Claudia Temeroli, Marketing Manager Diennea-MagNews e Andrea Girelli, Digital Performance Manager Diennea-MagNews, a cui abbiamo posto qualche domanda prima dell’appuntamento live.

Quali sono le sfide principali del digital marketer al giorno d’oggi?

Claudia: Credo che la più grande sfida sia quella di progettare azioni che accompagnino il consumatore lungo il suo journey, facilitando e non complicando le fasi di ricerca informazioni e poi di acquisto e di loyalty. Mettersi nei passi del cliente è fondamentale per costruire un piano digitale, con tutti gli strumenti che il web mette a disposizione.

Come Marketers, quindi, non cerchiamo di usare gli strumenti per aumentare la visibilità del nostro brand a tutti i costi, ma piuttosto cerchiamo, con il nostro brand, di dare delle risposte alle particolari esigenze delle persone.

L’email è sicuramente il canale che ha il maggior potere di instaurare una relazione duratura nel tempo tra un brand e un contatto, chiaramente se utilizzato in maniera strategica.

In che modo l’Automation sta rivoluzionando l’email marketing?

Andrea: L’automation è l’evoluzione dell’email marketing tradizionale, che sposta il focus dalla comunicazione broadcast a quella one-to-one. L’automation consente di costruire, tramite il software, scenari di comunicazione e quindi di relazione con gli utenti, molto duraturi nel tempo. Una volta fissati gli obiettivi (es. vendita, relazione, fidelizzazione), si parte con la progettazione di flussi che possono partire in seguito ad azioni specifiche del contatto (es. l’acquisto, l’iscrizione ad una newsletter, la visita di una pagina sul sito) o ad eventi particolari come un anniversario o una scadenza.

L’utente percepisce il valore della comunicazione perché rivolta solo e soltanto a lui e l’azienda, dall’altra parte, si avvicina all’utente stesso entrando, step by step,  nel suo “cerchio della fiducia”. Sono convinto davvero che la marketing automation rappresenti un enorme potenzialità per lo sviluppo di un brand.

Durante la Free Masterclass impareremo a: comprendere cos’è la Marketing Automation ed usare il software per automatizzare la comunicazione; costruire un flusso di email partendo da un evento o comportamento specifico di un contatto; misurare le conversioni della campagna; imparare partendo da esempi e casi pratici di flussi efficaci.

Come partecipare

Iscriviti subito alla Masterclass QUI, i posti per la diretta sono limitati. Se non riesci ad unirti a noi il 28 giugno alle ore 13,00 potrai recuperare la sessione in modalità On Demand nell’arco di un paio di giorni dalla diretta direttamente nella tua Area Utente Ninja Academy.

Ricapitoliamo: 

MAGNEWS MASTERCLASS

“Email Marketing & Automation”

Spunti pratici per aumentare le performance delle campagne
con
Claudia Temeroli e Andrea Girelli

Mercoledì 28 giugno dalle 13 alle 14

ISCRIVITI ALLA MASTERCLASS

Hashtag ufficiale: #EmailMasterclass

Tieniti sempre aggiornato sui nostri corsi in programma!

Il team di Ninja Academy è sempre a tua disposizione per qualsiasi dubbio o chiarimento. Puoi scrivere a info@ninjacademy.it o telefonare allo 02/400.42.554 dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 18.

Knowledge for Change!
BE NINJA.

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5 abitudini che ti aiuteranno a liberarti dei cattivi pensieri

I cattivi pensieri, a volte, non ci lasciano in pace.

Gestire (e dominare) i pensieri negativi non è un processo semplice: servono tanta forza di volontà e la giusta fermezza per evitare che essi si impadroniscano della nostra mente, minando alla nostra autostima.

Per ritrovare il sentiero della positività, le tecniche di ristrutturazione cognitiva possono tornarci molto utili. Ma cosa sono e in cosa consistono queste tecniche?

Secondo Alice Boyes, psicologa clinica e autrice del libro “The anxiety toolkit”, la ristrutturazione cognitiva è una parte fondamentale della terapia cognitivo-comportamentale (CBT), nonché uno dei trattamenti psicologici più efficaci.

L’obiettivo della ristrutturazione cognitiva è quello di modificare delle convinzioni disfunzionali più o meno consapevoli, relative a se stessi o al mondo esterno. Attraverso una serie di processi, la ristrutturazione cognitiva è in grado di esaminare i pensieri di un soggetto e di modificarli, verificandone le reazioni collegate.

Per capire più da vicino come si articolano questi processi, ecco i 5 fondamenti di ristrutturazione cognitiva che ti aiuteranno a riformulare i pensieri negativi.

1 – Identifica il pensiero negativo

Il primo step da affrontare consiste nell’osservare il pensiero negativo. Siediti e identifica il cattivo pensiero che si agita nella tua mente.

Di solito i pensieri negativi sono il frutto di distorsioni cognitive o di modelli di pensiero irrazionale, perciò non lasciare che ti condizionino la giornata.

2 – Ragiona per trovare una soluzione

In questa fase, devi sforzarti di condurre un ragionamento logico e di analizzare i cattivi pensieri. A cosa serve rimuginare ore e ore se poi non sei in grado di trovare una soluzione?

Questo è il momento giusto per reagire e riflettere sul da farsi. Per aiutarti in questo processo, potresti:

  • Prendere un foglio di carta e creare due colonne. Nella prima colonna inserirai i pensieri, mentre nella seconda le soluzioni;
  • Quando i cattivi pensieri iniziano ad invadere la tua mente, annotali nella prima colonna del foglio e, nella parte accanto, annota le possibili soluzioni;
  • Alla fine della settimana, conta il numero di volte che un cattivo pensiero appare nella tua testa e verifica le possibili soluzioni che hai trovato.

Se nessuna delle soluzioni ti soddisfa, ricomincia dal primo step.

ristrutturazione cognitiva

3 – Determina le prove

Se i cattivi pensieri hanno realmente un fondamento di verità, puoi saperlo solamente cercando le prove.

Ad esempio, se tra i tuoi pensieri ricorrenti figura il “non ho mai abbastanza soldi“, soffermati a cercare le prove a sostegno di questa tesi.

Anche in questo caso, prendi un foglio bianco e dividilo in due colonne. Nella prima colonna scrivi tutte le prove a sostegno del fatto che non hai abbastanza soldi (ad esempio, conto in banca in rosso e continue richieste di prestito). Nella seconda colonna, scrivi tutte le prove che contraddicono il tuo pensiero negativo, ad esempio l’avere un riparo, del cibo e del vestiario.

Alla luce di quanto emerge dal tuo foglio, sei sicuro di poter dire con estrema sincerità che non hai mai abbastanza soldi? In caso affermativo, sii pragmatico e rifletti sulle possibili soluzioni.

4 – Pratica la meditazione

Meditare aiuta ad allontanare i cattivi pensieri. In questa fase devi concentrarti solo su di te e sul tuo respiro. Fermati, respira profondamente e pensa al tuo pensiero.

In questo modo sarai più consapevole di ciò che stai pensando ed eviterai di concentrarti sulle eventuali conseguenze che potrebbero scaturire dal tuo pensiero negativo.

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5 – Evita di fossilizzarti sul pensiero negativo

Ricordati sempre che i pensieri negativi sono fugaci e temporanei, senza alcun vero potere (al di fuori di quello che gli attribuisci tu).

Impegnati a comprendere questo passaggio, anche se può sembrare difficile. Quando un cattivo pensiero fa capolino nella tua mente, ripeti dentro di te: “questo è un pensiero negativo. Ne prendo atto, lo osservo, ma non mi faccio condizionare, perché andrà via in fretta”.

Per testare l’impotenza di un pensiero negativo, distraiti. Il sorriso di un amico, un film e un bicchiere di vino sono gli antidoti migliori.

Gianluca Vacchi, Dani Alves e Maria Elena Boschi: epic win e fail della settimana

Cosa c’è di peggio di un lunedì in ufficio? Il lunedì afoso di giugno in ufficio. Tranquilli, ci pensiamo noi a rubarvi un sorriso: epic win ed epic fail della settimana in arrivo!

Win

Siamo onesti: ha vinto. Da un po’ di tempo, un nuovo personaggio si può – e si deve- definire un vero e proprio influencer del nostro Bel Paese. Signori e signori, con oltre 5 milioni di visualizzazioni (di cui 4 entro i primi due giorni dopo la pubblicazione) del suo nuovo video, Gianluca Vacchi ha conquistato il mondo di Instagram.

Anche quello di Facebook, ad essere onesti: i numeri parlano molto chiaro. Che piaccia o no: epic win!

Finito il campionato, si apre il calciomercato. Giorni difficili per i tifosi del Milan che stanno vedendo un pezzo andar via e abbandonare la nave. Il calciatore in questione è il portiere Donnarumma che, ahinonsappiamochi, lascerà la squadra.

Siamo in gioco e giochiamo: chi vince? Il web, come sempre. Questi eventi servono anche a ricordarci che i social fanno sorridere! Un epic win alla pagina Facebook Gli Autogol.

DONNARUMMA NON RINNOVA – PARODIA

Clamoroso non rinnovo di Donnarumma con il Milan!Ecco com'è andata realmente…DONNARUMMA NON RINNOVA – PARODIA

Gepostet von Gli Autogol am Freitag, 16. Juni 2017

 

Dal calcio alla politica ed è subito #instameb.

Anche Maria Elena Boschi, la giovane e bella sottosegretaria di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri sbarca su Instagram e in 6 giorni ha collezionato 40 foto e quasi 6000 follower. Ok MEB! Non hai vinto il referendum, ma l’epic win della settimana è tuo! 

A #Milano durante la campagna elettorale dell’allora candidato #Sindaco @beppesala, 29 gennaio 2016. #instameb #past

Un post condiviso da MEB (@mariaelenaboschi_official) in data: 16 Giu 2017 alle ore 04:50 PDT

 

Fail

Dani, ma che combini? Per chi non fosse a conoscenza del caso, Dani Alves, il noto calciatore juventino ha espresso sentimenti non del tutto positivi sul Pibe de Oro, Maradona. In un’intervista ha infatti dichiarato:

“Non sarei orgoglioso di aver vinto una Coppa del Mondo facendo un goal con la mano, non è un esempio per i giovani”.

Al di là del pensiero, discutibile o meno, non poteva mancare l’avversione contro il terzino sui social: la prima a schierarsi contro, infatti, proprio la figlia di Diego Armando Maradona.

Cuor di figlia, ma ognuno deve essere libero di esprimere la propria opinione: questa volta a chi diamo l’ epic fail?

Per concludere, un epic fail ma fail ma fail fail fail a tutti coloro i quali hanno fatto scatenare Twitter al suon di #vendobiglietto. Ebbè! Non si fa così: non bisogna usare il web per speculare sui concerti. Tra gli approfittatori e i rinunciatari in mezzo al fail ci è però scappato un sorriso:

https://twitter.com/LYRICSHARRY94/status/875757188253442048

Che la settimana epica abbia inizio!

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Impara le tecniche SEO e SEM per il tuo lavoro

Quando non sappiamo dove trovare un prodotto o un servizio che stiamo cercando, senza ombra di dubbio ci rivolgiamo al web per ottenere le informazioni desiderate. Negli ultimi dieci anni i motori di ricerca sono diventati un punto di riferimento per la promozione e la commercializzazione di prodotti e servizi online.

Se sei un libero professionista, è fondamentale che tu sia presente online con un sito web, sul quale tu riesca a portare traffico attraverso i motori di ricerca. Avere un proprio sito senza traffico è come avere una macchina senza carburante.

Per essere competitivi e raggiungere nuovi clienti è indispensabile una buona strategia SEO e SEM.

Cos’è la SEO e come può aiutare il tuo business

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Quando parliamo di SEO (Search Engine Optimization) ci riferiamo a tutte quelle strategie ed attività svolte per migliorare, in modo organico la posizione e la visibilità nelle classifiche dei motori di ricerca di una pagina web.

Prima di parlare delle tecniche per ottimizzare il tuo sito web è importante capire come funzionano i motori di ricerca. Di certo avrai senti parlare delle keyword, che altro non sono che i termini di ricerca utilizzati dagli utenti.

Se i motori di ricerca pensano che il tuo sito web è rilevante per una particolare query, esso sarà presente tra i primi risultati di ricerca ottenuti, ciò significa maggiore visibilità per il tuo business.

La scelta delle parole chiave da utilizzare nella propria strategia deve essere preceduta da un’attenta analisi della concorrenza, fattibile con l’aiuto di appositi tool e del motore di ricerca stesso.

Le attività SEO si dividono in on page e off page. Le prime consentono di ottimizzare il codice HTML e i contenuto testuali di un sito web. Le secondo riguardano la gestione dei link in entrata verso un sito, importanti per assumere rilevanza e autorevolezza agli occhi dei motori di ricerca.

Attuando una giusta strategia SEO sarà possibile essere presenti tra i risultati non a pagamento dei motori di ricerca, e di conseguenza sarà più facile ottenere un aumento del numero dei visitatori sul proprio sito web, che potrebbero trasformarsi in potenziali clienti.

Cos’è il SEM e quali vantaggi può portare alla tua attività

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Avete mai sentito parlare di SEM? Per SEM (Search Engine Marketing) intendiamo tutte quelle attività di web marketing applicate ai motori di ricerca per generare traffico qualificato verso un sito web.

La principale differenza tra SEO e SEM è che mentre nel primo caso i risultati sono organici, nel secondo per apparire tra le prime posizioni con una determinata parola chiave è necessario pagare il motore di ricerca.

Il SEM racchiude la SEO e la SEA (Search Engine Advertising) ovvero la gestione delle campagne pubblicitarie dei risultati a pagamento sui motori di ricerca, meglio conosciute come annunci. Tali annunci vengono gestiti e creati tramite due strumenti principali: Google AdWords e Bing Ads.

Con AdWords è possibile creare campagne per specifiche keywords. Quando gli utenti digiteranno quella parola chiave, Google mostrerà l’annuncio. Utilizzare le keyword giuste è dunque importantissimo per attrarre gli utenti e trasformarli in clienti, nel caso contrario sarà sicuramente più difficile ottenere dei risultati soddisfacenti.

Il pagamento degli annunci è il pay per click: l’inserzionista paga in base al suo budget ogni qual volta che un utente clicca sull’annuncio.

Una buona strategia SEM contribuirà alla crescita del tuo business. Pubblicare annunci mirati ad uno specifico target interessato ai tuoi prodotti o servizi, ti aiuterà ad attrarre gli utenti e di conseguenza ad incrementare le vendite.

Come ottenere il meglio da entrambi

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Quale delle due attività scegliere per il proprio business? In realtà è consigliabile utilizzare entrambi i metodi.

È bene iniziare con il SEM in quanto consente di avere il miglior ritorno d’investimento e soprattutto aiuta ad individuare le giuste parole chiave da utilizzare anche per la SEO.

Una volta valutate le keyword che funzionano meglio e scartate quelle poco utili è qui che entra in gioco la SEO per ottimizzare le pagine web del sito con le parole chiave individuate.

Se il tuo sito sarà presente nei risultati organici di Google riuscirai di certo ad ottenere un numero più alto di visitatori abbattendo i costi.

 

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Musica e street art senza freni per Ultimate Ears

di Silvia Scardapane

Quando la musica celebra la creatività in tutte le sue forme nascono progetti freschi ed innovativi. È questo il caso di “Bring Music To Life”, la nuova global brand campaign di Ultimate Ears che non sfugge all’occhio di Streetness e che punta, difatti, sulla street art colorata ed accattivante di Bicicleta sem Freio.

Douglas de Castro e Renato Perreira sono due illustratori e designer che hanno iniziato a lavorare insieme durante i corsi di arte frequentati presso l’Università Federale di Goiàs (Brasile). Nato nel 2005 come gruppo di classe per disegnare e animare diversi quartieri della città, Bicicleta sem Freio (letteralmente Bicicletta senza Freni) è attualmente un duo molto attivo nel campo della creatività urbana. Molti sono i noti artisti che hanno ispirato il loro coloratissimo stile tra cui il taiwanese James Jean, uno dei visual artist più apprezzati nel mondo dell’arte e della moda contemporanea.

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In questi anni i BSF hanno portato le loro opere pop e tropicali in giro per il mondo, da Nuova Delhi a Los Angeles fino a Berlino, realizzando anche numerosi progetti con brand come Sony, Nike, Absolut e Converse. Inoltre recentemente il duo è stato coinvolto nel programma creativo del Coachella Festival in California, rendendo nota già in quell’occasione la sfrenata passione per la musica.

Amiamo la musica, la ascoltiamo sempre, soprattutto quando lavoriamo ai nostri murales e alle illustrazioni. Oltre a essere una grande fonte di ispirazione, spesso è proprio la forza che si cela dietro i colori brillanti e vivaci che utilizziamo. Così quando Ultimate Ears ha bussato alla nostra porta abbiamo pensato che non ci sarebbe stata collaborazione migliore. Bicicleta sem Freio

Proprio per questo gli artisti hanno scelto di realizzare alcune elaborazioni grafiche che potessero esprimere al meglio le caratteristiche più apprezzate dai fan di Ultimate Ears, gli ears speaker di ultima generazione più amati del momento e totalmente eco-friendly.

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La prima illustrazione raffigura un complesso musicale composto da suonatori dalle bizzarre forme umanoidi; sono riconoscibili alcuni dettagli degli strumenti musicali avvolti in un vorticoso movimento delle immagini che simula il suono avvolgente degli speaker.

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Poi pesci, piovre e tartarughe: la seconda illustrazione è un inno agli oceani per sottolinearne l’impermeabilità simboleggiata da un uomo che scruta fiduciosamente l’orizzonte. Terza e ultima caratteristica degli altoparlanti è l’indistruttibilità, raccontata da uno scontro fisico tra una pantera ed un corpo metà roccia e metà cactus: la pantera è invincibile, proprio come gli UE.

Ultimate Ears, un marchio di Logitech International, sta rivoluzionando non solo il modo in cui la gente può sperimentare e condividere musica ma anche il modo cui gli artisti possono interagire con essa. Disseminazione ed erranza metropolitana sono infatti alla base delle scelte compiute dall’azienda che per la seconda volta predilige la cultura urbana per comunicare con i giovani acquirenti del prodotto e mettere in mostra la propria tecnologia.

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Reduce dal successo riscosso con lo street artista Reka One, Ultimate Ears continua dunque a far vivere la musica tramite la creatività libera ed espressiva… e se è vero che non c’è due senza tre, in futuro si punterà ancora sulla street art?
Noi crediamo proprio di sì!

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Cannes Lions 2017: ecco i favoriti di questa edizione

Come ormai consuetudine, anche quest’anno andrà in scena, dal 17 al 24 giugno, il Cannes Lions, il Festival Internazionale della creatività, evento imperdibile per tutti coloro che lavorano nel marketing e nell’advertising.

Il festival premia ogni anno il lavoro dei creativi, dedicando prestigiosi riconoscimenti anche alle agenzie (miglior direct marketing e best PR). Giunto alla sua 64° edizione, il Festival si prepara da oggi ad ospitare oltre 15.000 professionisti della pubblicità, del design e del marketing, da circa 100 paesi nel mondo.

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Prima di scoprire insieme i vincitori che saranno nominati durante i sette giorni di questa edizione dei Cannes Lions, passiamo in rassegna i favoriti per i premi, con una raccolta dei migliori adv e delle migliori agenzie.

Channel 4, We’re The Superhumans – 4Creative, London

Forse il miglior annuncio mai fatto sulla disabilità: un musical di tre minuti realizzato da Channel 4 per le Paralimpiadi del 2016 – seguito di Meet the Superhumans, vincitore del Film Craft Grand Prix nel 2012.

State Street Global Advisors, Fearless Girl – McCann, New York

Cannes potrebbe incoronare anche questa spettacolare espressione dell’icona femminista, che sicuramente tutti ricordiamo.

https://www.youtube.com/watch?v=yw3K2XSfDyk

Ikea, Cook this page – Leo Burnett, Toronto

Provare nuovi cibi e ricette è difficile e ti intimorisce? Ikea lo ha reso più facile con Cook This Page, ricette su carta da formo e stampate con inchiostro alimentare per aggiungere gli ingredienti direttamente sulla pagina, arrotolarli e infilarli in forno. Una perfetta unione tra food e design.

Commissione sugli incidenti di trasporto, Meet Graham – Clemenger BBDO, Melbourne

Questa campagna per la guida sicura ha colpito nel segno con una domanda fuori dal comune: come sarebbero stati gli uomini, se si fossero evoluti per resistere agli impatti degli incidenti automobilistici?

Il risultato di questa applicazione di immaginazione, frutto del lavoro dell’artista Patricia Piccinini, è racchiuso in questo video.

Nike, Unlimited Stadium – BBH, Singapore

Il bellissimo design a forma di impronta di questa pista da corsa, che Nike ha costruito a Manila, era solo l’inizio di questa campagna creativa. La pista di 200 metri è stata foderata con schermi a LED, invitando i corridori ad impegnarsi in una corsa virtuale contro gli avatar di se stessi. La miglior performance per un marketing esperienziale sportivo.

Coca-Cola, The Line-Up Song – FP7, Il Cairo

Dopo sei anni senza competizioni sportive, la maggior parte degli egiziani non conosceva la propria squadra nazionale di calcio. Ma Coca-Cola ha trovato un modo ingegnoso per far imparare a tutti i nomi dei giocatori: una canzone da scuola materna che tutti gli egiziani conoscono a memoria, in cui ha sostituito i nomi dei giocatori.

Sony PlayStation, Gravity Cat – Hakuhodo, Tokyo

Due sorelle cercano di catturare un gattino in grado di combattere la gravità: il loro appartamento è letteralmente sotto-sopra per mostrare il folle amore del Giappone per il gioco Gravity Daze 2.

Il set nel quale è stato girato lo spot, girava realmente, grazie a un ingegnoso sistema di produzione.

Amnesty International, The Refugee Nation – Ogilvy & Mather, New York

Ogilvy ha progettato una vera e propria bandiera ispirata ai giubbotti di salvataggio per le nazioni dei rifugiati e ha lanciato un programma per recuperare i vecchi salvagente.

Un lavoro ispirato a un’urgenza globale senza precedenti.

Solo un assaggio di quello che potremmo vedere durante il Cannes Lions, che parte oggi. E siamo certi che i nomi dei vincitori saranno una bella sorpresa anche quest’anno.