Adidas adotta gli spazi di lavoro Nook per gli uffici di Amsterdam

Do Company, azienda di Bristol, ha sviluppato Nook, un innovativo sistema di spazi di lavoro raccolti, portatili e salva-spazio, pensati per il lavoro, il relax e i pranzi di lavoro. L’innovativo prodotto ha già raccolto il favore di molte aziende, specialmente tra le startup e negli spazi di co-working.

Ai tanti ammiratori di questo sistema si è aggiunta anche Adidas, che ha adottato i Nook nel suo quartier generale Europeo ad Amsterdam per far fronte ad una generale mancanza di spazi di dimensioni ridotte, in cui organizzare meeting di lavoro con poche persone senza utilizzare grandi sale riunione che risultano spesso dispersive.

Adidas adotta gli spazi di lavoro Nook per gli uffici di Amsterdam

I Nook di Adidas, uno spazio per favorire la condivisone

Per Adidas, i Nook sono stati personalizzati in modo da favorire la condivisione e permettete la connessione di dispositivi con diverse fonti di alimentazione, sia europee che inglesi e americane.

“I Nook sono in uso costante, tutto il giorno, ogni giorno, e le persone amano la loro atmosfera intima” ha detto Hellen Engel, Adidas Management Assistant, che ha già raccolto ottimi feedback per le nuove soluzioni per gli uffici.

Il futuro di Do Company e Nook

Per il futuro Do Company e Nook puntano sulla tecnologia con batterie più potenti che possano permettere ai Nook di funzionare per più di un giorno senza alimentazione, con altoparlanti Bluetooth per connettere cellulari e tablet per creare un’esperienza ancora più personale  e permettere conference call e video chiamate.

Adidas adotta gli spazi di lavoro Nook per gli uffici di Amsterdam

“Il nostro progetto a lungo termine è fare di Nook il miglior posto in cui desiderare di lavorare, fare ricerche, incontrare persone, collaborare, concentrarsi e qualsiasi altra cose che le persone vorranno fare” dice David O’Coimin, fondatore dell’azienda. “Bisogna ancora definire cosa farà parte dello standard Nook e cosa resterà opzionale, ma la premessa originale rimane mantenere la struttura di Nook aperta e flessibile in modo che possa avere molte funzioni e sviluppi futuri”.

Adidas adotta gli spazi di lavoro Nook per gli uffici di Amsterdam

La strategia SEO per dare uno sprint al tuo business

Occuparsi di SEO non è cosa da tutti: sono molte le tecniche utili per migliorare e per promuovere il proprio sito. Garantire un buon posizionamento può garantire un aumento del numero delle visite sulla tua pagina e portare conseguentemente valore aggiunto al tuo brand, oltre ad offrirti maggiori possibilità di conversione: maggiore è il numero delle visite, insomma, maggiore è la possibilità di fare business.

I motori di ricerca utilizzano algoritmi complicati, ma ci sono alcuni utili e semplici consigli in materia SEO che possono aiutarti a ottimizzare (è proprio il caso di dirlo) i tuoi sforzi nel campo del web marketing.

Come si sente spesso dire: I cadaveri si nascondono bene nella seconda pagina di Google. Questo perché, quando gli utenti effettuano una ricerca per parola chiave connessa con la tua attività, il tuo sito dovrebbe essere – almeno a livello ideale – tra i primi a essere mostrato nella pagina del motore di ricerca. Ci sono diverse ricerche, infatti, che confermano come il 75% circa degli utenti non vada oltre la prima pagina di ricerca: insomma, arrivare secondi in questo campo, equivale a rischiare di non esser considerati.

Per aiutarti quindi a ottimizzare e posizionare il tuo sito al meglio, abbiamo preparato alcuni semplici consigli da seguire quando crei i contenuti.

1. Paragrafi brevi

La_strategia_SEO_per_dare_uno_sprint_al_tuo_business

Un consiglio davvero fondamentale è quello di scrivere paragrafi brevi, diciamo da due a cinque frasi al massimo. Così facendo, la lettura sarà resa visivamente più accessibile al lettore e si eviterà l’effetto di blocchi di testo troppo densi. Considera sempre che la lettura da mobile ha superato già da tempo quella da desktop! Il rischio è che, se non si segue questo consiglio, il lettore finirà per non trovare le informazioni che cerca e per cercarle altrove.

2. Sottotitolo

La_strategia_SEO_per_dare_uno_sprint_al_tuo_business
Un altro modo per mantenere l’attenzione dei tuoi lettori sui contenuti è aggiungere i sottotitoli. La lettura risulterà più facile e veloce e permetterà all’utente di trovare subito le informazioni importanti relative all’argomento in questione. Inoltre, attraverso di essi, potrai distribuire al meglio le keyword più importanti nel tuo testo, comunicando a Google informazioni importanti sull’argomento di quel contenuto.

I sottotitoli sono un’ottima soluzione per sottolineare già a colpo d’occhio le informazioni importanti, soprattutto se l’utente ha poco tempo da dedicare alla lettura: permettono di passare oltre rispetto ai temi che già si conoscono e di focalizzarsi su quello che si sta cercando.

3. Liste ed elenchi puntati

La_strategia_SEO_per_dare_uno_sprint_al_tuo_business

Le liste hanno raggiunto la loro massima popolarità su Internet grazie a siti come Buzzfeed, che hanno reso questo modo di comunicare molto attuale.

In effetti sia le liste che gli elenchi puntati hanno il pregio di riuscire a suddividere l’articolo in sezioni, che aiutano il lettore a focalizzarsi su quello che sta cercando. Come diretta conseguenza, l’aumento dell’indice di gradimento e popolarità della pagina è garantito.

4. Parole chiave

Adobe Stock #113252421

Adobe Stock #113252421

Sebbene non sia una buona idea utilizzare troppe parole chiave nei tuoi contenuti, in parte è comunque necessario prevederne l’utilizzo. In primis, quindi, è necessario individuare quali siano le più indicate per circoscrivere il tema che tratteremo nel nostro articolo.

In seconda battuta, è buona norma contestualizzare le parole chiave che si intendono impiegare nella scrittura dei tuoi post senza essere troppo didascalici, in modo da non irritare gli utenti con continue ripetizioni delle stesse parole.

D’altronde si sa, ormai tutti conoscono cosa si intenda per “posizionare un sito”: se mettete troppo in mostra tale sforzo, a pagarne sarete soprattutto voi!

5. Link di qualità

Come ottimizzare i tag in ottica SEO

Hai molte più probabilità di essere trovato dai motori di ricerca se nella scrittura dei tuoi contenuti inserisci anche dei link. I rimandi esterni, infatti, aumentano il PageRank e fanno apparire come autorevole il tuo contenuto. A cosa possono rimandare? A un collegamento verso un sito web esterno che gode di una certa reputazione o anche a del materiale che hai creato appositamente e che può aiutare il lettore ad approfondire il tema.

L’importante è non inserirne di inattivi o non funzionanti: niente è infatti più fastidioso di cliccare verso un link e trovarsi nella famigerata pagina “404”!

6. Immagini contestuali

Mantenere alta l’attenzione del lettore non è un compito semplice, specialmente su Internet, dove le distrazioni sono disseminate ovunque. Un aiuto per focalizzare l’attenzione viene fornito dalle immagini.

Sceglierne di appropriate per far sì che l’attenzione converga sul tuo contenuto è d’obbligo: quindi stabilisci una strategia, definisci un mood e una linea chiara di comunicazione, e poi fai seguire una selezione accurata di icone, foto e GIF che possano ben supportare il tuo testo. E, ovviamente, laddove avrai un’immagine che non sia embeddata dall’esterno, ricordati di rinominarle sempre con nomi che possano essere facilmente individuabili dagli spider dei motori di ricerca: una porta d’ingresso importantissima al tuo sito potrebbe infatti essere, ad esempio, Google Image.

La scrittura, soprattutto!

La_strategia_SEO_per_dare_uno_sprint_al_tuo_business

Le regole del SEO assomigliano molto alle regole della bella scrittura. Per mantenere viva l’attenzione dell’utente devi evitare errori di battitura, sintattici e grammaticali. Un contenuto, se mal scritto, non può essere considerato autorevole, e finire nelle pieghe più remote dei risultati di ricerca non è che la logica destinazione che l’attende.

Quindi, ricordati che puoi usare anche complesse strutture linguistiche e variare molto la costruzione delle frasi, ma è un obbligo non esagerare, perché per essere piacevole la scrittura deve avere un fluire naturale e non deve mai sembrare forzata. Quindi, a meno che tu non sia un patito di novelle cousine super elaborata, applicare la regola “Scrivi come mangi” potrebbe essere un ottimo trucco.

LEGGI ANCHE: Come rispondere alla trasformazione e migliorare la tua attività

Questi sono i nostri consigli per te: quali sono invece i passi falsi in materia SEO, secondo te? Condividi con noi la tua opinione sulla nostra pagina Facebook e sul nostro gruppo LinkedIn.

Linkedin

4 contenuti da condividere su LinkedIn (prima di fare il logout)

A metà tra un social network e una piattaforma di job recruiter, un ibrido tra un blog personale (e aziendale) e una rete di contatti business. Su LinkedIn ne sono state dette di tutti colori e il suo recente slancio ad un livello più social della piattaforma ci conferma quello che in molti e da molto tempo pensiamo: conviene sempre più inserire LinkedIn nella propria strategia di digital marketing.

Detto questo, oggi vogliamo parlarvi di almeno quattro contenuti che potete utilizzare su LinkedIn prima di fare il logout e passare a Facebook.

LEGGI ANCHE: Ecco il nuovo look di LinkedIn: al centro il contenuto e le conversazioni

Dal look più accattivante, dalle linee più attuali e minimal e dalle funzioni più social, LinkedIn è riuscito a definire i suoi spazi ed entrare definitivamente nelle social media strategy di grandi e piccole aziende. Grazie ai nuovi strumenti di targeting pubblicitario come Matched Audiences, agli sponsored post e alla nuova veste grafica, LinkedIn ha acquistato terreno e soprattutto iscritti: oltre 10 milioni solo in Italia.

Ma vediamo insieme cosa dovete assolutamente pubblicare e condividere per utilizzarlo al meglio.

Linkedin

Le news relative all’azienda per cui lavorate

Sul sito web dell’azienda per cui lavorate potete trovare più informazioni di quanto pensate. Il sito web non è solo roba del web master. Sono i contenuti più scontati ma anche i più importanti, soprattutto se parliamo di blog aziendali. Adattate, per esempio, le ultime news di un determinato settore ai servizi che offre l’azienda.

L’impressione che darete è quella di essere sempre sul pezzo, di essere aggiornati, dinamici e orientati agli interessi del cliente prima che al suo portafogli. Chiedete, inoltre, al vostro staff di interagire con la pagina aziendale.

LEGGI ANCHE: Il nuovo layout di LinkedIn: un breve tutorial per non perdersi

Ma via libera anche alla pubblicazione degli ultimi risultati ottenuti, ad un accordo importante, nuovi investimenti o report e indagini particolarmente rilevanti e d’interesse per i vostri potenziali clienti, investitori, competitor e perché no, influencer. Ricordatevi che LinkedIn rimane sempre il social network più business oriented di tutti.

Utilizzate e amate LinkedIn Pulse per i vostri post

Come si fa a non amarlo? Molto spesso vi sarà capitato di storcere il naso davanti alla possibilità di aprire e curare un blog personale o business per promuovere in modalità content i vostri servizi, progetti, attività o prodotti. Bene, non servirà perché LinkedIn vi offre l’opportunità di creare e condividere i vostri contenuti, pensieri, opinioni direttamente sulla piattaforma e creare il vostro network direttamente in-house.

Ricordate, ma forse lo abbiamo già detto, che LinkedIn è la più grande ed efficiente community di collegamento fra professionisti e aziende in un’ottica altamente professionale e avere uno spazio per affermare la propria identità professionale personale o aziendale non ci sembra un’occasione da poco.

Via dunque ai vostri interessanti post e mi raccomando non dimenticate di condividerli con i vostri contatti, nei gruppi a cui siete iscritti e sugli altri canali social che gestite.

linkedin

Partecipate e postate contenuti nei gruppi

Torniamo sia al punto uno che al punto due. Non dimenticatevi di curare i rapporti con la community del o dei gruppi a cui siete iscritti. Postate aggiornamenti, news, post blog, link, tutto ciò che ritenete utile condividere con chi ha i vostri stessi interessi, che siano di lavoro o altro. Questo vi aiuterà non solo a diffondere i vostri messaggi ma anche e soprattutto per accrescere la vostra digital reputation e farvi notare da chi magari ne sa più di voi, per creare nuovi contatti e occasioni di networking.

Mi raccomando non dimenticate di partecipare attivamente nei gruppi. Leggete, consigliate, condividete e commentate anche i contenuti proposti dagli altri membri del gruppo.

linkedin

Osate con i contenuti multimediali

Ebbene si, anche su LinkedIn. Molti studi dimostrano che le persone preferiscono soffermarsi sui post contenenti immagini, video e infografiche. Sono contenuti di più facile e veloce fruizione e riescono a catturare l’attenzione in un tempo minore. Fatene uso anche e soprattutto su LinkedIn. Il consiglio è di non perdere mai di vista dove state pubblicando cosa. No gattini, no foto al mare. Siete su LinkedIn, osate, sperimentate ma non esagerate.

E voi avete qualche altro consiglio per utilizzare LinkedIn al meglio? Scrivetelo nei commenti o sulla nostra fanpage di Facebook e sul nostro gruppo LinkedIn!

Social Media Monitoring cosa dicono gli utenti del tuo brand

Utilizzare le “buone pratiche” nel social media management

Le persone tendono a seguire le azioni della massa. Si fa strada l’idea per la quale la soluzione migliore è quella ritenuta idonea dal gruppo. Pensiamo, ad esempio, alla scelta di un ristorante: se siamo tentati di entrare nel ristorante con molti clienti anziché in quello accanto totalmente deserto è perché pensiamo che quello vuoto non sia granché, giusto? Il fatto che uno sia vuoto e l’altro pieno, però, non ci offre alcuna informazione sulla qualità dei servizi, eppure seguiamo la massa.

Dalla serie TV "Fargo", prima stagione

Dalla serie TV “Fargo”, prima stagione

Ci sono stati diversi studi scientifici condotti sul tema, che dimostrano come le persone abbiano maggiori probabilità di conformarsi alla decisione del gruppo. Un esempio classico è l’esperimento di conformità di Solomon Asch, del 1956.

L’assunto di base del suo esperimento consisteva nel fatto che l’essere membro di un gruppo è una condizione sufficiente a modificare le azioni e, in una certa misura, anche i giudizi e le percezioni visive di una persona. L’esperimento sociale e psicologico si focalizzava sulla possibilità di influire sulle percezioni e sulle valutazioni di dati oggettivi, senza ricorrere a false informazioni sulla realtà o a distorsioni oggettive palesi.

Seguire le “pratiche social” e offrirle al proprio target di riferimento è un ottimo modo per migliorare la propria attività di social media management, senza però rinunciare a cercare l’originalità. Mostrate la popolarità del vostro marchio, le qualità dei prodotti e servizi che offriteingaggiate influencer e webstar che vi supportino.

LEGGI ANCHE: Le 11 virtù del social media manager

Quando facciamo shopping per i negozi del centro, abbiamo la possibilità di confrontare direttamente i prodotti e scegliere il meglio. L’influenza esterna sulla decisione è minima. Nello shopping online, invece, dobbiamo fare riferimento ad altro per arrivare a una scelta: i pareri dei clienti. È proprio su questo aspetto che si deve puntare con l’attività di social media management: costruire un rapporto di fiducia con il pubblico.

Cosa fare, concretamente

Secondo un sondaggio dell’agenzia Nielsens, nel 2016 l’82% degli americani hanno cercato pareri e raccomandazioni di parenti e amici prima di effettuare un acquisto. Per aumentare l’engagement sugli account social del vostro brand e poi convertire gli utenti in clienti, è necessario lavorare sulla loro soddisfazione. Nessuna campagna di marketing è più potente del world of mouth e della fiducia tra le persone. Le decisioni della massa porteranno nuove vendite.

LEGGI ANCHE: Generazioni e social media: ecco come cambiano le abitudini

Ci sono diversi modi che potete adottare nella vostra strategia di social media management per offrire le “pratiche social” che volete che il vostro pubblico segua.

Innanzitutto, le recensioni positive. Con un’efficace azione di customer care, rispondete sia ai commenti positivi sia a quelli negativi, con garbo e restando propositivi. Oltre a ottenere una semplice valutazione positiva, spingete i clienti a lasciare una testimonianza dell’esperienza. I pareri valgono oro nel mondo degli acquisti online.

Quanto possiamo essere "diversi" nel social media management
Ingaggiate influencer e testimonial conosciuti, in linea con i vostri prodotti. Le abitudini delle webstar di riferimento del vostro target aiuteranno molto nella generazione di nuovi clienti.

Prestate attenzione ai numeri: fate crescere l’audience dei vostri canali, in termini di follower e, soprattutto, di interazioni. Gli utenti social saranno così più propensi a seguirvi.

Infine, non dimenticate di mostrare la forza e la rilevanza del brand: premi, successi aziendali, crescita annua. Una azienda forte e competitiva aumenta la fiducia dei clienti.

Chatbot per il turismo: perché inserirli nella tua strategia

Stai sognando le prossime vacanze ma il tempo per organizzarle scarseggia? Perché non chiedere a un chatbot di organizzare la vacanza al tuo posto? Usando Facebook riuscirai ad organizzarle velocemente e in qualsiasi momento della giornata; ti basterà solo dire da dove vuoi partire e comunicare la tua meta.

Ormai con il proprio smartphone è possibile fare di tutto, anche svolgere attività che prima venivano fatte da un’agenzia di viaggio. Nonostante questo, però, molti preferiscono avere un punto di riferimento e un servizio personalizzato, ed è in questo contesto che dovremmo prendere, sempre di più, in considerazione l’utilizzo dei chatbot.

Partiamo dall’inizio, un chatbot è un’applicazione che permette agli utenti di interagire e svolgere una conversazione sfruttando l’intelligenza artificiale. Un esempio di chatbot è Siri, l’assistente virtuale presente negli iPhone che permette di inviare messaggi, chiamare, fare ricerche sul web. I chatbot chiamati anche semplicemente bot, possono interagire attraverso piattaforme dedicate o all’interno delle app di messaggistica, come Facebook Messenger, Telegram, Slack o Skype.

I vantaggi nell’usare i chatbot per prenotare le vacanze

Facebook_chatbot_la_nuova_strategia_per_fare_engagement

Come abbiamo visto i chatbot sono, quindi, molto utili perché si integrano perfettamente con quelli che sono i comportamenti degli utenti. I consumatori per prenotare le loro vacanze li preferiscono rispetto all’utilizzo di mail, chiamate o app.
Vediamo brevemente quali vantaggi possono apportare:

  • Sono immediati nelle risposte
  • Rispondono 24 ore su 24
  • Permettono di chiedere informazioni
  • Consentono di fare prenotazioni
  • Si possono effettuare pagamenti

Chatbot per il settore turistico

Molte aziende si stanno sempre di più avvicinando a queste nuove modalità per interagire con i propri clienti. Esistono bot per qualsiasi cosa, per fare shopping, per cercare ristoranti ecc. Questo perché è ormai un dato di fatto che le persone interagiscono sempre di più da mobile, e che preferiscono molto di più le app di messaggistica, in quanto più veloci.

A confermarlo è My Clever Agency, dove nel loro report indicano che l’84,6% dei consumatori preferisce i chatbot per ottenere delle risposte immediate, rispetto a mail o chiamate, secondi solo alle interazioni face to face che comunque rimangono le preferite.

Dopo aver visto i benefici dell’utilizzare i bot da parte degli utenti, analizziamo i reali vantaggi che le aziende nel settore travel possono ricevere utilizzandoli nella loro strategia.
Alcuni di questi sono:

  • Incrementare la loro Brand Awareness
  • Acquisire nuovi clienti
  • Offrire un servizio immediato di Customer Care
  • Personalizzazione del servizio
  • Poter fare conversazioni in più lingue
  • Riduzioni dei costi di assistenza, in quanto i chatbot sono programmati per lavorare 24 ore su 24.

Molte, sono le aziende in questo settore che hanno cominciato ad introdurli nella loro strategia di business, ora analizzeremo alcune realtà che per prime hanno iniziato ad utilizzarli, queste sono: Kayak, Skyscanner ed Expedia.

Kayak

kayak-chatbot-turismo

Si può usare il chatbot di Kayak direttamente da Facebook Messenger,il bot consente agli utenti di trovare voli e hotel utilizzando un linguaggio colloquiale, piuttosto che entrare nel sito e dover selezionare le varie date e spulciare tra le centinaia di risultati.
Nel dettaglio questo bot permette di:

  • Prenotare voli
  • Scegliere l’hotel
  • Differenziare le scelte in base al budget disponibile
  • Inviare notifiche push sul cellulare in merito alle prenotazioni di volo e albergo che son stati scelti.

Skyscanner

skyscanner-chatbot-turismo

Il bot di Skyscanner è disponibile su Facebook Messenger e permette di selezionare i voli più convenienti proposti tra le molteplici compagnie aeree, è necessario indicare la data e il luogo di partenza. In caso in cui si sia indecisi sulla meta da raggiungere ci si può anche far ispirare e consigliare direttamente dal bot.

Expedia

expedia-chatbot-turismo

Anche Expedia ha deciso di innovarsi e offrire ai suoi utenti un servizio sempre migliore. Ha deciso di voler offrire qualcosa di diverso rispetto a quello che veniva fatto da desktop o da mobile, è per questo che ha voluto investire nei chatbot. In questo modo ha permesso agli utenti di poter aver una conversazione più fluida e naturale durante la quale poter prenotare le vacanze, potendo controllare in qualsiasi momento le conferme dei voli e delle prenotazioni.
È possibile interpellare il bot a vostro piacimento aggiungendolo su Skype.
E tu hai già deciso dove passerai le prossime vacanze?

Social TV e second screen: la TV nell’era social

I social media hanno introdotto un senso di comunità che non ha lasciato da parte nessuna industria, inclusa quella televisiva.

Tornati a casa dopo una giornata di lavoro, seduti sul divano a guardare il nostro programma preferito, la serie del momento che sia su Netflix, Sky o su qualunque altro broadcaster, non siamo mai soli: spesso c’è quell’hashtag posizionato in un angolo dello schermo a ricordarcelo, ad incoraggiarci nel commentare e discutere i contenuti sui social media. Queste attività rientrano nel concetto di second screen e Social TV.

La Social TV ha modificato il nostro modo di interagire con la TV

Il second screen è ormai diventato un classico. Sono sempre di più gli utenti che guardano la TV e allo stesso tempo interagiscono con i contenuti tramite smartphone o tablet, o utilizzano il second screen per consultare ulteriori informazioni sui personaggi di una serie, sugli ospiti di un programma o i risultati delle partite. Secondo Nielsen, l’84% degli utenti in possesso di un dispositivo mobile, utilizzano questi gadget mentre guardano la TV.

Le offerte televisive continuano ad aumentare. Offerte come Netflix, per esempio, garantiscono ai fan delle serie televisive di consumare i contenuti in qualunque momento da qualunque dispositivo. Inoltre la TV via cavo dovrà vedersela a breve con uno dei più grandi competitor probabilmente mai avuti, che si distingue come il secondo motore di ricerca più utilizzato al mondo: YouTube, dove le persone guardano attualmente 1 miliardo di ore di video ogni giorno. Youtube lancerà infatti nei prossimi mesi (negli Stati Uniti) un nuovo servizio di live TV, la YouTube TV, che include sei account disponibili ad un costo di soli 35 dollari al mese.

social-tv-you-tube

Ne consegue che la TV via cavo deve reinventarsi, Sky go per esempio dà la possibilità di guardare la TV da un dispositivo mobile (solo su territorio italiano), mentre Rai Play si sta mettendo al passo evolvendo continuamente la propria app (disponibile anche su Apple TV, non solo da mobile) con una vastissima quantità di contenuti disponibili anche dall’estero, dando l’opportunità anche a chi viaggia di essere sempre connessi ai programmi preferiti e non essere esclusi dalla conversazione social.

La Social TV ha abbassato l’età media dell’audience televisiva

L’Italia è un paese in cui la televisione broadcast, non includendo la Internet TV e Netflix al momento, ha sempre avuto un ruolo centrale, portando anche Nielsen a sceglierlo come secondo paese (dopo gli Stati Uniti) per lanciare Nielsen Social, presente ormai da tre anni.

L’avvento dei social media e  l’integrazione sempre più frequente di questi ultimi all’interno dei programmi ha abbassato l’età dei fruitori dei contenuti.

social-tv-Italy-Jan

L’avvento dei social media, con i suoi pro ed i suoi contro, ha sicuramente portato dei benefici alla TV via cavo, una specie quasi in via d’estinzione. L’età dell’audience televisiva in generale non è mai stata troppo alta, soprattutto se parliamo di millennial l’accesso ai contenuti multimediali avviene in streaming, online, tramite app su dispositivo mobile o smart TV. La TV tradizionale quindi ha dovuto in qualche modo ristrutturarsi inserendo i social media all’interno della struttura narrativa dei programmi televisivi, diventandone spesso il contenuto principale attraverso la partecipazione di social media influencer, call to action o interazioni tra studio e pubblico a casa.

Quando guardiamo la TV, non siamo più soli, anzi siamo virtualmente circondati da una community di milioni di persone che nello stesso instante stanno guardando lo stesso programma e con i quali possiamo connettere e conversare. Insomma, i social hanno ridato potere alla TV, soprattutto da un punto di vista dell’advertising.

I dati di Nielsen Social del 2017 ci dimostrano infatti che quando parliamo di Social TV, la fascia d’età più attiva su Facebook è stata 25-34 anni (25% del totale, con picchi del 29% per quanto riguarda Serie TV e Talent/Reality). 25-34 anni è la fascia d’età più rilevante per quanto riguarda Serie TV, Intrattenimento e Sport, mentre 18-24 prevale per quanto riguarda i Talent/Reality e gli Over 55 nel caso di Talk & News.

Un concetto tutto nuovo di TV on demand

Avete mai pensato al fatto che i social media hanno introdotto un nuovo concetto di TV on demand ed in un certo modo hanno potenzialmente aumentato il reach di determinati contenuti? Spesso, grazie ai poteri social, veniamo a contatto con contenuti che un tempo non sarebbero mai arrivati ai nostri occhi, specialmente per mancanza di interesse. A volte capita di incorrere in alcune discussioni riguardo argomenti o contenuti televisivi diventati virali, innescando un meccanismo “on demand” che potremmo definire di reach secondario o allargato, aumentandone la awareness. Analogamente ai media tradizionali (riviste o quotidiani) oltre alla audience di riferimento, si passa ad una audience “allargata” non considerata un tempo parte del reach.

Oggi siamo in grado di parlare di un programma anche se non lo abbiamo mai visto e di accedere ai suoi contenuti, non per nostro desiderio ma perché sono loro a venire da noi, permettendoci di accedervi in un secondo momento quando e dove vogliamo.

Come dimostra il tweet qui di seguito riguardo il Social Media TV ranking di Nielsen Italia della settimana scorsa, anche se non fossimo in alcun modo interessati a “Uomini e donne”, la possibilità di venire a contatto con dei contenuti relativi al programma è molto alta grazie alle 220.000 interazioni avvenute su Facebook e Twitter.

Opportunità per gli advertiser

L’analisi della Social TV e le 91 milioni di interazioni avvenute nel periodo agosto-dicembre 2016 ha sottolineato: “La sovrapposizione tra gli utenti social che commentano i contenuti televisivi e quelli che citano le marche commerciali. L’overlap, nel secondo semestre dell’anno, è stato del 62% su Twitter, con picchi tra l’80% e il 90% per categorie merceologiche quali Abbigliamento, Farmaceutici/Sanitari, Alimentari, Bevande e alcolici.”

In molti casi i social media diventano i catalizzatori tra audience e TV, o addirittura ne diventano un’estensione a beneficio della brand awareness del programma televisivo e degli advertiser. Alcuni broadcaster ci stanno riuscendo molto bene ad integrarli nella proprio struttura narrativa e nel planning della stagione televisiva, ed in maniera molto professionale soprattutto per programmi indirizzati ad un pubblico più giovane, altri invece sono ancora in fase di prova.

Che ne pensate, amici lettori? Diteci la vostra sulla nostra pagina Facebook e nel nostro gruppo LinkedIn.

Come cambia il lavoro ai tempi del Social Recruiting

Cosa si intende quando si parla di Social Recruiting?

In molti casi, quando i datori di lavoro eseguono il controllo delle referenze sui loro impiegati, si fa riferimento a una verifica di eventuali precedenti penali delle persone che lavorano per loro, o che progettano di assumere.  Questo tipo di controlli può anche comprendere delle verifiche rispetto alle esperienze di lavoro precedenti, all’istruzione conseguita o alle certificazioni professionali possedute.

Negli ultimi anni però questa attività si è spostata anche sulle piattaforme social, per cui se da un lato c’è il candidato, che dopo l’invio di un curriculum o prima di un colloquio, cerca informazioni online sull’azienda, dall’altra ci sono i selezionatori che si trovano sempre più ad effettuare una verifica delle competenze andando a cercare i profili social dei candidati.

In principio era LinkedIn, il social deputato a questo tipo di finalità, poi pian piano si è approdati a Facebook, Twitter, e altre piattaforme. In particolare ciò su cui vanno ad indagare i recruiter nel processo di selezione sono le relazioni online; i candidati con una buona rete sembrano essere quelli che hanno maggior successo, che ottengono migliori risultati in termini di contatti professionali e dunque maggiori possibilità di assunzione.

Ma quanto può essere efficace per le aziende investire del tempo nel Social Recruiting?

Di certo, ci sono elementi positivi in questo nuovo tipo di approccio alla ricerca dei candidati, ragion per cui le aziende ritengono sempre più utile, se non indispensabile, capire cosa emerge dai profili social. Ma al contempo esistono delle questioni legate alla privacy che non vanno prese con leggerezza.

Vediamo un’analisi dei pro e dei contro legate a questo controllo delle referenze sui social, da tenere in conto prima di mettere in atto un processo di selezione. E, nel caso vogliate approfondire il tema, vi consigliamo il nuovo libro Social Recruiter. Strategie e strumenti digitali per i professionisti HR, edito da Franco Angeli per la collana Professioni Digitali.

Pro

Scoprire chi è realmente il vostro candidato

comecambiaillavoroaitempidelsocialrecruiting

Quello che le persone postano su Facebook o Twitter è, il più delle volte, il loro vero modo di essere, senza troppi filtri, come se fossero seduti attorno a un tavolino a chiacchierare con gli amici.

Se di certo un colloquio è utile a identificare la persona che corrisponda al profilo che si sta cercando, è anche vero che pochissime persone si sentono a loro agio a parlare di sé e a far emergere quanto di più vero corrisponda al proprio modo di essere, soprattutto in un ambiente in cui ci si sente giudicati e sotto esame.

Il più delle volte si mette in atto una narrazione di sé che ci si è costruiti nel tempo per identificarsi nel “candidato ideale”. A volte questa narrazione è reale, altre può invece essere fin troppo costruita e perdere di credibilità. Pertanto, la possibilità di poter esaminare i profili online prima di un eventuale colloquio, ha il vantaggio di fornire più informazioni in merito a chi si sta esaminando, di cogliere tutte quelle sfumature sulla persona che normalmente non si avrebbe modo di conoscere.

Come si relaziona con le altre persone? Quali sono i suoi interessi? Tutto ciò che scriviamo e postiamo ogni giorno sui social va a creare una sorta di portfolio della nostra identità, una vetrina che mostra al mondo esterno cosa pensiamo, in cosa crediamo, a cosa ci interessiamo.

Tutte informazioni che un recruiter può sfruttare per capire chi ha di fronte, valutando dunque la persona non solo per le competenze e le esperienze professionali acquisite, ma anche per il suo modo di essere, per la sua personalità.

cose da eliminare dal tuo curriculum

Quello che un curriculum vitae non vi mostrerà mai

Non sempre le informazioni che si possono ottenere da un controllo preventivo dei social potranno essere utili o esaustive ai fini di un processo di selezione. Tuttavia, ci sono dei casi in cui diventa invece uno strumento molto utile per farsi un’idea ben precisa di chi si ha di fronte.

Può succedere, ad esempio, di esaminare un candidato che durante il colloquio vi ha fatto una buona impressione, mostrandosi amichevole e aperto, salvo poi scoprire che su Facebook o Twitter ha ceduto a commenti razzisti o discriminanti sul piano sessuale e/o religioso. Oppure di scoprire che il candidato ha la cattiva abitudine di sparlare online del suo capo o dei suoi colleghi.

Di certo, nessun datore di lavoro vorrà assumere qualcuno che, appena uscito dal luogo di lavoro, possa parlare male di lui o della propria azienda, o peggio ancora alimentare dibattiti con contenuti discriminatori.

Altri tipi di verifiche degli antecedenti che normalmente vengono messe in atto non riveleranno in alcun caso questi difetti, eccezion fatta per le verifiche di occupazione, perciò i social media possono essere un  grande strumento per capire cosa e come comunicano le persone.

Contro

I limiti della privacy

Comecambiaillavoroaitempidelsocialrecruiting
Sì è vero, potenzialmente si possono acquisire molte più informazioni da una verifica delle referenze tramite i social che non da un colloquio.

Detto ciò, trovare le persone su LindedIn, Facebbok o Twitter e accedere a queste informazioni è lo scoglio più difficile da superare.

In primis perché, sebbene la maggior parte delle persone possiedano un account non è necessariamente detto che il vostro candidato rientri tra queste persone. I ‘social scettici’ esistono e non sarebbe eticamente corretto escluderli da un processo di selezione solo perché hanno deciso di non essere presenti online.

Punto secondo, anche qualora i candidati siano presenti in rete non necessariamente le loro informazioni e attività sono visibili a chiunque. I filtri sull’impostazione della privacy potrebbero precludervi l’accesso alle loro bacheche, a meno che non si rientri nella cerchia dei loro amici.

Dunque può accadere che le aziende che decidono di selezionare i propri candidati attraverso uno screening dei loro profili social, si ritrovino poi a perdere tempo senza riuscire a trovare ciò che stanno cercando.

Il fattore discriminante che si cela dietro le informazioni

il_sovracarico_di_informazioni_social_che_fatica_2

Se da una parte ci troviamo di fronte a candidati molto attenti alla loro privacy, dall’altra ci sono quelli che hanno un profilo pubblico, accessibile a tutti. Ecco che allora si può tranquillamente accedere ad informazioni personali, qualora specificate, quali età, appartenenza religiosa o orientamento sessuale, oppure leggere conversazioni e discussioni nelle quali il candidato ha espresso delle posizioni politiche. Dunque, tutte informazioni che un datore di lavoro non dovrebbe considerare in un processo di selezione.
Ma un recruiter che accede a questo tipo di dati e attività potrebbe, coscientemente o no,  trovarsi a scartare un candidato che ad es. non condivida la sua stessa posizione politica o mettere in atto egli stesso una discriminazione in base all’orientamento sessuale, religioso o alla stile di vita condotto. Questo tipo di controllo può dunque portare all’emergere di pregiudizi difficili da eludere, portando il  vostro business su un terreno legale controverso e scivoloso.

Social Recruiting e Digital Reputation

comecambiaillavoroaitempidelsocialrecruiting

I social media dunque possono dirvi sicuramente di più circa una persona, ma non possono sostituire le fonti di verifica tradizionali. Una ricerca e un accertamento dell’assenza di precedenti penali o altri tipi di controlli restano comunque importanti, a prescindere che decidiate di sapere di più sui vostri candidati analizzando i loro profili.
Al contempo non vanno sottovalutate le questioni legate alla privacy e alla legalità che possono rendere l’esame delle credenziali attraverso i social piuttosto rischioso.
Ma, al di là delle opportunità o meno offerte dai social media, viene da domandarsi quali strade potrebbe aprire questo nuovo approccio al mondo del lavoro. Quante aziende hanno negli ultimi anni escluso potenziali candidati dalla selezione in seguito alla pubblicazione di contenuti o foto improprie sui loro profili social? Si può affidare a un algoritmo la possibilità di trovare lavoro? Dovremmo preoccuparci di dare lo stesso peso a ciò che facciamo online come se lo facessimo nella vita reale?

Non c’è una risposta univoca, ma di certo è consigliabile per un’azienda valutare i pro e i contro di questo approccio, per capire se valga effettivamente la pena investire in questa attività. D’altro canto, a fronte di questo approccio al mondo del lavoro, quanti candidati in cerca di occupazione sono consapevoli della rilevanza professionale dei propri profili personali? La consapevolezza di ciò aiuta a non farsi trovare impreparati. Ecco allora che investire nella cura della propria Digital Reputation non può che essere un ottimo modo per presentarsi nella maniera più idonea e credibile, e di certo può fare la differenza in un contesto lavorativo in cui il Social Recruiting diventa sempre più centrale.

SEO futuro

A cosa serve la SEO e qual è il suo futuro

Che cos’è la SEO e perché è utile alle aziende, chi è un SEO specialist e qual è il futuro della SEO tra ricerca vocale, intelligenza artificiale e machine learning? Lo abbiamo chiesto a Marco Maltraversi.

Contributor Ninja prima, ha da poco pubblicato una nuova edizione aggiornata del suo libro “Seo e Sem, guida avanzata al Web Marketing”.

Marco Maltraversi integra la sua estrazione informatica con l’approccio strategico al posizionamento nei motori di ricerca, per questo gli abbiamo rivolto alcune domande per capire meglio cosa Google vuole davvero dai nostri siti web.

Cos'è la SEO Marco Maltraversi

Com’è percepito l’impatto delle operazioni SEO nel panorama delle aziende italiane?

La SEO è una disciplina dal mio punto di vista molto tecnica ma al contempo misteriosa e sottile. Di frequente i motori di ricerca aggiornano i loro algoritmi con nuovi update e filtri rendendo tutto più sofisticato e difficile da prevedere. Ovviamente in questo settore la parola “dipende” è d’obbligo:

  • Dipende dal settore in cui andiamo a competere;
  • Dipende dalla tipologia di sito web e dalla sua storia;
  • Dipende dalla modifiche andremo ad attuare;
  • Dipende da mille fattori…

Se ci si basa sui pilastri della SEO e si applica un piano a lungo periodo si ottengono dei risultati brillanti. Le aziende devono però capire come la SEO vada integrata in un progetto a più ampio respiro. Non basta sistemare qualche meta tag, o introdurre i microdati per avere un raddoppio del traffico organico. Va studiata una sinergia tra accorgimenti tecnici e contenutistici partendo dall’analisi del comportamento dell’utente, agli interessi di ricerca fino al processo di conversione finale.

LEGGI ANCHE: Chatbot, customer care e social media: cosa ne pensano i consumatori?

Faccio un esempio concreto: proprio in questi giorni pare sia uscito un aggiornamento di Google (non confermato) che gli esperti hanno soprannominato “Fred”. Tale update ha portato un calo di visite da organico dal 50% fino al 90% per siti con determinati pattern tra cui:

  • Troppi banner
  • Testi non di qualità
  • Troppi link di affiliazione in una pagina

Ovviamente chi ha seguito una linea editoriale corretta e adeguata non dovrà preoccuparsi di nessun aggiornamento di Google. Chi lavora invece al limite sfruttando trend positivi o mode SEO del momento sarà sempre sull’attenti a un minimo calo del traffico.

La SEO è una scienza inessatta che abbina un giusto mix di tecnica, piscologia ed esperienza.

SEO e SEM

Quanto pesa realmente la SEO all’interno delle strategie SEM?

Non esiste la formula magica, ho visto portali che fanno pochissimo traffico da organico ma che hanno altri modelli di business per attirare visite ad esempio da fan page o da app. È indubbio che avere un progetto che abbia almeno i fondamenti della SEO permetterà di gettare le basi per lavorare in tale direzione.

Come si riconosce un SEO specialist?

Anni fa avevo fatto un’articolo su “Chi è uno SEO specialist”, ovviamente dal mio personale punto di vista. Lo si riconosce perché è tecnico al punto giusto, è aggiornato sulle novità in materia, ha esperienza di marketing e ha una visione a 360° sull’intero progetto.

Non è uno specialista SEO, secondo la mia visione, chi vende servizi un tot al chilo.

Inbound Marketing

Quali scenari aprono le ricerche vocali e le nuove tecnologie a livello di indicizzazione?

A Ottobre 2016, in base ai dati di StatCounter, vi è stata una svolta epocale; per la prima volta gli accessi web mondiali da desktop sono stati inferiori agli accessi da dispositivi mobili (smartphone + tablet).

Le ricerche vocali sono un altro tassello verso il mobile ma non solo, sistemi e assistenti vocali come Siri e Cortana sono disponibili anche sui laptop.

Questo porterà ad un’interpretazione differente delle intenzioni degli utenti, sistemi e tecnologie potrebbero normalizzare le query che provengono dal voice search e produrre risultati ad hoc su precedenti ricerche, in base alla geolocalizzazione o interessi personali. Questo permetterà a Google (ma non solo) di conoscere sempre di più le nostre abitudini e quindi vendere meglio la pubblicità 🙂

Poi rimane aperto tutto il mondo mobile con l’App Streaming , Pop UP e Push Notification, Qualità e Interstitial (evitare di mettere pop up bloccanti da mobile) e tutte le novità AMP.

ricerca vocale e seo

Le intelligenze artificiali ti ruberanno il lavoro?

L’intelligenza artificiale applicata ai motori di ricerca è un’aspetto molto delicato, si veda ad esempio RankBrain. Tutto quello che è AI non rivoluzionerà il Search Engine ma lo renderà più attivo e in grado di comprendere meglio le necessità degli utenti e dare risposte ai bisogni. Grazie all’intelligenza artificiale e sistemi di apprendimento automatico (nulla di nuovo, esistono da decenni…) potremmo vedere un nuovo approccio alla SEO.

Ovviamente ci vorrà tempo ma RankBrain è stato un primo tassello verso tale direzione.

Per chi fosse curioso qui potete trovare alcuni esempi di AI.

juri zaech

10 creativi che devi seguire su Behance

Con quasi 30 milioni di portfolio visualizzati nell’ultimo mese, Behance si sta affermando sempre più come punto di riferimento per i creativi digitali.

Fonte d’ispirazione e inesauribile pozzo di idee, il network di Behance ospita i lavori dei migliori graphic designer e studi di grafica presenti sul mercato.

Sei nuovo su questa piattaforma e non sai come orientarti? Niente paura: abbiamo selezionato i 10 creativi che devi assolutamente tenere d’occhio su Behance. Iniziamo subito.

1 – Andrew Fairclough

andrew fairclough

Insider Guides

Illustratore autodidatta, Andrew Fairclough vive e lavora a Sidney. Nel suo portfolio tante collaborazioni prestigiose con brand del calibro di GQ, American Express e Jack Daniel’s.

Il tratto distintivo dei suoi lavori è lo stile un po’ retrò, ispirato alle illustrazioni anni ’50, con una spiccata inclinazione verso l’arte comica.

2 – Jury Zaech

juri zaech

Write a bike

Di origine svizzera, l’art director Jury Zaech vive e lavora a Parigi. I suoi progetti si ispirano principalmente all’arte tipografica, di cui è un grande amatore.

3 – Minga Firm

minga firm

WTF? Series

Con una base a Buenos Aires e un team multidisciplinare,  la Minga Firm si definisce come un vero e proprio laboratorio di idee. La caratteristica delle loro opere? L’irresistibile e spudorata irriverenza.

4 – Nicole Martinez

nicole martinez

Music + Lyrics

L’art director Nicole Martinez vive e lavora a Boston, negli Stati Uniti. I protagonisti dei suoi progetti creativi sono le icone della cultura pop, così come simpatici personaggi dall’animo nerd.

5 – Rob Pratt

rob pratt

Jungle

Vincitore di otto premi al Graphis Logo Design del 2011, Rob Pratt collabora attualmente con lo studio Brand & Deliver di Shoreditch (Londra). Tra i suoi clienti, Samsung, Tre, Playboy e IMG.

Nel suo portfolio tanti biglietti da visita, opuscoli e pieghevoli dal gusto molto innovativo.

6 – Kronk

kronk

Wired Machines

Graphic designer e progettista di giocattoli, Kronk ha sede a Cape Town, in Sud Africa. I suoi lavori sono un’esplosione unica di colore, associati ad uno taglio comico ed eccentrico.

7 – Yurko Gutsulyak

yurko gutsulyak

Trash Calendar

Yurko Gutsulyak lavora nel campo della progettazione grafica da più di 10 anni. Grazie alla sua esperienza ha aperto uno studio di creativi con sede a Kiev, in Ucraina.

Ad arricchire la sua carriera una serie di importanti riconoscimenti tra cui l’Epica Awards, il Golden Drum, l’European Design e il Martello d’oro.

8 – Petros Afshar

petros afshar

Halloween Tribute

Dal DNA londinese, Petros Afshar è specializzato in progettazione grafica, tipografia, illustrazioni e logo design.

Ha collaborato con aziende di rilevanza internazionale come Microsoft, Nike, Red Bull, Puma, Adidas, Hugo Boss, Verizon e O’Neill.

9 – Andreea Niculae

andreea niculae

Un volto abbastanza nuovo su Behance, ma di sicuro ricco di potenziale: Andreea Niculae ha già catturato la nostra attenzione.

Con base a Worchester, nel Regno Unito, Andreea ha collaborato in diversi progetti, tra cui un discreto numero di copertine di Penguin.

10 – Jessica Walsh

jessica-walsh

Computer Arts Cover

Jessica Walsh è una designer molto nota nell’ambito della progettazione grafica. I lavori di questa creativa newyorkese sono stati trattati in diversi libri e riviste e hanno vinto prestigiosi riconoscimenti di respiro internazionale.

Apple Pay in Italia: l’inizio di un nuovo salto tecnologico

Dal 2014 il sistema di pagamento firmato Apple si è diffuso velocemente in numerosi paesi come: Francia, Regno Unito, Russia, Singapore, Spagna, Cina ecc. E circa una settimana fa l’annuncio tanto atteso: Apple Pay sarà ben presto attivo anche in Italia.

Ma di cosa si tratta? E cosa cambierà concretamente? Si tratta di poter utilizzare, negli esercizi commerciali fisici, lo smartphone per effettuare il pagamento di un qualunque acquisto.

Una novità che certamente migliorerà non di poco un settore già in forte estensione e sviluppo: il Mobile Payment.

Perché così tanta attenzione vero il Mobile Payment?

apple-pay-italia-2

L’osservatorio di Politecnico di Milano conferma una tendenza fortemente evidente: la crescita dei pagamenti mediante smartphone.

Solo nel 2016 si è registrata una crescita del 63% nell’utilizzo di tecnologie mobili per effettuare pagamenti e circa 3,9 miliardi di euro le transazioni monetarie registrate utilizzando innumerevoli strumenti quali:

  • Qr code;
  • NFC;
  • Acquisti in App;
  • Acquisti in Mobile Web.

Un buon +10% rispetto al 2015. Una vera e propria innovazione che non accenna a fermarsi soprattutto nei settori dei trasporti pubblici (in particolar modo nel campo della sharing economy) e degli acquisti online con ritiro in negozio.
Questi sono solo alcuni dei dati che hanno attirato l’attenzione e l’interesse delle over the top bancarie nell’introduzione dell’Apple Pay (e similari) nei mercati nazionali ed internazionali.

Valeria Portale, esperta di Mobile Payment, ha difatti dichiarato che:

“Il Mobile Proximity Payment è ancora all’inizio e con il recentissimo annuncio dell’arrivo di Apple Pay anche in Italia, crediamo che nei prossimi anni potrà crescere rapidamente.”

Unicredit: l’inizio del cambiamento

apple-pay-italia-3

Il servizio Apple Pay funzionerà quasi esclusivamente nei negozi non virtuali. Nei pagamenti di tutti i giorni ci permetterà di effettuare il pagamento avvicinando semplicemente lo smartphone (ma anche lo smartwatch) al POS ed effettuando la conferma della transizione mediante il sensore biometrico del terminale.

Unicredit sarà tra i primi istituti bancari italiani ad offrire questa tipologia di servizio: qualche giorno fa, i suoi clienti hanno ricevuto conferma dell’attivazione del servizio nelle prossime settimane: “Apple Pay è l’innovativa modalità che ti permetterà di pagare con le tue carte UniCredit in modo semplice, veloce e sicuro. Con un tocco.”

 

Futuri scenari e conseguenze del Mobile Payment

apple-pay-italia

Nei prossimi mesi sarà molto probabile vedere un profondo cambiamento della situazione attuale: possiamo già immaginare che i più importanti servizi bancari si occuperanno di implementare le nuove tecnologie dedicate al mobile payment, offrendo diverse proposte ai consumatori.

Al momento però il settore tech si confronta con un panorama variopinto di problematiche e di contraddizioni :

  • gli operatori telefonici, impegnati a mantenere alto l’interesse dei consumatori minato dai nuovi sistemi di comunicazione offerti dalla rete;
  • i produttori di smartphone preoccupati di prevedere ed anticipare le esigenze del mercato del tech;
  • i fornitori di sistemi operativi mobili che dovranno lavorare alla scrittura dei nuovi sistemi di Mobile Payment.

Una vera e propria rivoluzione che avrà come unico filo conduttore l’NFC (Near Field Communication) e che ci condurrà ad una profonda modifica del panorama odierno, sia in ambito tecnologico che in ambito bancario. Un sistema che pian piano prenderà forma a colpi di offerte, trattative e novità.