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Telegram, l’app più interessante nella guerra sulla privacy

L'app di messaggistica istantanea che sta rivoluzionando il modo di comunicare

Velocità, sicurezza, chat segrete, tutela assoluta della privacy, saranno queste le armi vincenti  dell’applicazione di messaggistica istantanea Telegram?

12 miliardi di messaggi inviati ogni giorno, 60 milioni circa gli utenti attivi mensilmente, questi i numeri registrati nell’ultimo anno, periodo in cui l’applicazione si è affermata tra i giganti dell’instant messaging, diventando per molti il principale mezzo di comunicazione da mobile.

Sarà la voglia di comunicare in libertà a spingere gli utenti all’utilizzo di Telegram? Ma soprattutto chi sono coloro che la usano maggiormente?

“Gli utilizzatori più assidui sono soggetti influenti, politici e uomini d’affari. Persone che insomma hanno qualcosa da nascondere”

Ironizza cosi Pavel Durov , Founder di Telegram, spesso definito lo “Zuckerberg di Russia” per aver lanciato con successo Vkontakte, il  social network che ha coinvolto ampie fasce di utenti russi offrendosi  come valida alternativa al re dei social Facebook.

Pavel Durov: Ribelle o paladino della privacy?

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Chi è Pavel Durov?

Un anarchico con una personalità fuori dagli schemi o semplicemente una persona che tiene molto alla difesa della privacy?

I suoi trascorsi lo rendono senza ombra di dubbio un personaggio fuori dal comune e imprevedibile, di certo non disposto a scendere a compromessi, neanche se dall’altra parte si trovino autorità e governi sempre più ostili all’istant messaging “fuori controllo”.

Cittadino del mondo, dopo aver venduto le quote della sua azienda per proteggere i dati dei suoi utenti minacciati dal governo Russo, abbandona il paese e inizia a viaggiare tra Berlino, New York e San Francisco. Nel 2014 dalla sua insoddisfazione per le applicazioni di messaggistica istantanea presenti sul mercato, da lui ritenute irrispettose nei confronti della riservatezza degli utenti, lancia insieme al fratello Nikolai Telegram.

Telegram è un servizio di messaggistica istantanea molto simile a Whatsapp, ma con una notevole differenza attribuibile ad un sistema di  copertura e criptaggio dei dati che secondo Pavol Durov lo renderebbe invulnerabile e quindi totalmente sicuro. Le conversazioni che avvengono mediante l’applicazione, oltre ad essere crittografate, vengono salvate sul server di Telegram così da essere inaccessibili a chiunque compresi i dipendenti aziendali.

La libertà di comunicazione nel rispetto della privacy è  l’obiettivo dell’applicazione, simboleggiato dal suo stesso logo un piccolo aeroplano di carta.

La particolarità del personaggio continua a confermarsi in ogni sua dichiarazione, per lui Telegram non è un progetto di business:

Telegram non è pensato per produrre profitti, non venderà mai pubblicità e non accetterà mai investimenti esterni. Non è in vendita. Non stiamo costruendo un database ma un programma di messaggistica per le persone”

Che Pavel sia molto legato al concetto di privacy e soprattutto all’idea di proteggere quella dei suoi utenti si era palesemente capito: è stato lui stesso a dichiarare che dal giorno in cui l’app esiste non è mai stato rivelato ne a terzi ne a governi un singolo dato degli utenti.

Telegram: sorvegliato speciale in Cina

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Telegram in alcuni paesi sembra non risultare molto simpatico agli occhi dei governi locali che considerano le chat protette potenziali pericoli per l’intera nazione.

È il caso della Cina, dove le autorità locali hanno da poco sollevato un polverone sul caso Telegram: tutti coloro che fanno uso dell’applicazione di messaggistica, devono essere ritenuti sospetti.

Si corre seriamente il rischio che venga emanata un ordinanza dalle autorità che imponga la rimozione di questa tipologia di servizi nel paese.

È la prima volta che in Cina si verifica un fatto del genere, non era mai stato vietato l’utilizzo di un software se non motivato da un eventuale uso illecito dello stesso.

Agitazioni per Telegram in Medio Oriente

Anche in Medio Oriente il caso Telegram crea agitazioni. Nei giorni passati  il servizio di Telegram è stato rallentato in Arabia Saudita, lo ha confermato Pavel Durov sul suo profilo Twitter, dichiarando di non conoscerne le motivazioni.

Inizialmente si è pensato ad un problema tecnico, ma poi è apparso evidente come il blocco fosse opera del governo saudita.

Dopo gli attacchi avvenuti a Parigi lo scorso Novembre, Telegram è stato e continua ad essere nel mirino delle autorità, in quanto accusato di essere il canale di comunicazione dell’ISIS e di altre organizzazioni estremiste.

I contenuti di Telegram, privi di restrizioni, rappresentano un punto a favore verso la libertà di comunicazione ma allo stesso tempo un potenziale pericolo per la sicurezza. Attualmente l’azienda di Durov sta lavoranado  per eliminare il materiale a rischio e tranquillizzare le autorità.

Anche se la missione è dura, ogni volta che Telegram blocca un canale dell’ISIS, ne nascono altri due in quello stesso momento. Un altro paese dove i servizi di messaggistica istantanea sono seriamente messi in discussione è l’Iran.

Il governo iraniano insiste sulla rimozione dei contenuti ritenuti pericolosi e  immorali,  come quelli relativi alla pornografia  o appartenenti ad attività criminali. Durov si sentirà in colpa per questa situazione?

A quanto pare no, queste le sue parola al riguardo:

“La privacy è in definitiva più importante delle nostre paure per le situazioni spiacevoli, come il terrorismo. E’ un dato di fatto che in Medio Oriente c’è una guerra legata all’ISIS. Ammettendo che questa organizzazione criminale utilizzi Telgram per comunicare, ciò  non implica che noi dobbiamo sentirci in colpa, noi stiamo proteggendo solo la privacy dei nostri utenti. Anche se non ci fosse Telegram o le sue modalità di fruizione fossero differenti, l’ISIS non trovandolo un mezzo sicuro, ne troverebbe di certo un altro per comunicare con le sue cellule.”

Cosa succederà nel prossimo futuro e quale sarà l’evoluzione della vicenda Telegram? Vincerà la voglia di comunicare liberamente o la paura che la sicurezza della collettività sia minacciata?