Il consumo nell’era digitale: la Free Masterclass On Demand

Il 22 marzo i docenti del Corso Online in Digital Strategy e Web Marketing ci hanno dato un assaggio dei contenuti che verranno affrontati durante le lezioni.

Se ti sei perso la lezione gratuita su “Il Consumo nell’era digitale” puoi ancora recuperare la Free Masterclass On Demand.

Gianpaolo LorussoLuca La MesaLuca De Berardinis e Miriam Bertoli, ci hanno parlato di consumo digitale e di come cambiano aspettative e percorsi nell’acquisto online.

Durante la Masterclass, dedicata a chi gestisce attività di web marketing o la comunicazione di aziende o prodotti, a chi si occupa di visibilità online, gestisce community e vuole aumentare le conversioni, i docenti hanno spiegato i quattro aspetti fondamentali per il consumo digitale.

Miriam Bertoli ci ha parlato dei passaggi necessari per arrivare dalla visione al fare, Luca De Beardinis ci ha spiegato come la ricerca vocale sta cambiando la SEO, con Gianpaolo Lorusso abbiamo parlato dell’importanza di tracciare tutto (e bene!), infine con Luca La Mesa abbiamo compreso l’importanza dei contenuti che, da interruzione, per l’utente diventano interazione.

Quattro importanti spunti che aggiungono valore al tuo lavoro e che toccano aspetti importanti in ambito digitale, oggi che i modelli di business si ampliano per fare spazio ai canali di comunicazione e vendita online, il funnel di marketing può contare su tecniche di conversione efficaci e misurabili, la visibilità sui motori di ricerca va conquistata ed i Social Media costituiscono uno dei più immediati touchpoint tra consumatore e brand.

il consumo nell'era digitale free masterclass on demand

Come recuperare la Masterclass

Per seguire la Free Masterclass On Demand vai sul sito Ninja Academy e iscriviti alla Free Masterclass – Il consumo nell’era digitale. Dopodiché comparirà nella tua area utente e potrai accedere a tutti i contenuti della lezione.

Ricorda, inoltre, hai tempo fino al 29 marzo per iscriverti al Corso Online in Digital Strategy & Web Marketing al prezzo in Early Booking di 249 euro, invece di 349 euro. Se al Corso Online vuoi aggiungere il Digital Marketing Lab in aula, affrettati ad iscriverti (ULTIMI POSTI).

Cannes Lions, al Festival Internazionale della creatività premiato Burger King

Cannes Lions, Festival Internazionale della Creatività è l’evento dedicato ai professionisti del mondo pubblicitario e alle professioni affini che si svolge ogni anno a Cannes.

Quest’anno Burger King è il vincitore del titolo di Marketer Creativo 2017. Il brand può già vantare una lunga tradizione di trofei, iniziata nel lontano 1969 con la vincita di un Leone d’Argento.

Quali sono le ragioni che hanno spinto quest’anno la giuria a premiare il lavoro dei creativi di Burger King?

Una forza creativa globale

La giuria ha insignito Burger King del titolo di Creative Marketer of the Year 2017, per aver “abbracciato e incoraggiato la creatività” attraverso tutta la comunicazione di brand e per lo stimolante lavoro a livello marketing globale dei propri prodotti.

Testimonianza della creatività di Burger King sono le diverse campagne realizzate in tutto il mondo. Di recente, per esempio, è nato il King Senior Meal, dedicato alle persone più anziane o, per fare un altro esempio, il menù dedicato al giorno di San Valentino, con in regalo giocattoli per adulti.

Nel 2015 il re degli hamburger si era già fatto notare per un approccio fuori dalle righe: chi non ricorda il Peace Day McWhopper proposto a McDonalds? Il brand concorrente, però, gentilmente declinò l’offerta.

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Spingersi oltre i limiti della creatività

Burger King ha ritagliato larghi spazi per far posto alla creatività all’interno delle proprie strategie di marketing, questo è dimostrato dalle tante campagne pubblicitarie fuori schema alle quali abbiamo assistito nel corso degli ultimi anni.

Oggi, per esempio, in America è attiva una campagna promozionale per una nuova versione del panino Crispy Chicken, dedicata a tutti quelli a cui la vecchia versione non piaceva per nulla.

Alex Schwan, Chief Marketing Office di Burger King, in una recente dichiarazione ha sottolineato l’importanza dello sforzo creativo, definendolo come un asset di fondamentale importanza per distinguersi dalla massa e spingersi oltre i propri limiti dell’immaginazione. 

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Philip Thomas, Ceo di Ascential Events, afferma che Burger King è un brand che si sta costruendo una reputazione supportata da campagne di marketing coraggiose, audaci e innovative, che siano sempre in discussione per raggiungere l’eccellenza: “Burger King è convinto che essere un brand con un obiettivo ripaghi in vantaggi a lungo termine e in concreti risultati di business”.

ninja camp 2017 ninja marketing

Ecco cosa è successo al Ninja Camp powered by Enel

I Ninja hanno appena lasciato Scilla, mitico luogo che ha ospitato il ritrovo 2017 dei guerrieri del marketing, del digital e della comunicazione: il Ninja Camp.

Salutarsi dopo l’intensa tre giorni di networking, approfondimento e divertimento non è stato facile, ma tra un “ci sentiamo presto” e un “facciamolo più spesso”, vogliamo provare a riassumere così quello che tutti i partecipanti al #NinjaCampScilla porteranno con sé, per regalare anche a chi non c’era un piccolo assaggio degli indimenticabili momenti passati insieme.

Siamo certi che anche se stavolta non hai potuto partecipare, qui troverai cinque ottimi motivi per non perderti i prossimi appuntamenti targati Ninja.

#1 Tecnologia e innovazione: le esperienze di Red Bull VR

Durante il Ninja Camp 2017 Red Bull ha regalato forti emozioni a tutti i partecipanti. In pieno stile del brand, abbiamo vissuto le esperienze di un tuffo da altezze vertiginose, di una eccitante gara di Formula 1 e di una esplorazione fuori dal comune, immergendoci nella realtà virtuale a cura di Digital Lighthouse. Grazie a visori, ambienti e gaming VR, abbiamo provato l’ebrezza di un giro in pista a velocità forsennate e di un volo dalla scogliera proprio come nella più famosa delle competizioni Red Bull.

#2 Formazione in stile Ninja: i workshop e gli speech

Il Ninja Camp 2017 è stato anche un grande momento di formazione, per contributor, autori, editor e per tutti i partecipanti.

L’introduzione degli interventi da parte di Mirko Pallera ci ha subito fatto capire cosa avremmo dovuto aspettarci da questi tre giorni di formazione e collaborazione: ispirazione, crescita personale e professionale, superamento dei nostri limiti, gli unici veri mostri con cui confrontarsi sempre.

“Do what you can’t” è diventato per tutti una specie di mantra, il filo conduttore del confronto continuo sul “Dominare i mostri del futuro”.

   

Gli speech di Felicia Mammone, Claudia Ingrassia, Fabio Casciabanca e Luca Scarcella ci hanno permesso di approfondire prospettive e orizzonti su giornalismo e fake newstecnologia, marketing e mobile, su lavoro, automazione e risorse energetiche e sullo storytelling.

È stato poi il turno di Matteo Pogliani che ci ha parlato di Influencer Marketing presentandoci alcuni case study interessanti sul Turismo. 

Alberto Maestri ha poi raccontato le tappe della storia di Ninja Marketing, spiegandoci come l’impegno, la competenza e la professionalità hanno trasformato tanti Ninja in vere e proprie autorità del settore. 

Abbiamo approfondito i temi del turismo e del food dal punto di vista dei Social Media con Luca La Mesa e della promozione digitale con Marco Marchetti, imparando i segreti dell’eCommerce per il food con Luca Mastroianni.

Abbiamo approfondito il rapporto tra Digital PR & Food, attraverso il caso del Mercato Centrale di Firenze con Rosaria Toriello di Viralbeat e abbiamo imparato come scegliere le immagini più efficaci per i nostri articoli insieme a Roberto Iadanza.

Abbiamo avuto l’opportunità di comprendere più a fondo i problemi e le soluzioni del giornalismo digitale con Aldo Pecora, Antonio Castaldo e Diomira Cennamo.    

Durante i workshop, tutti seguitissimi, ci siamo confrontati con la pratica del SEO copywriting con Fabio di Gaetano e Luca De Berardinis.

Infine, il nostro fantastico Content Team, composto da Massimo Sommella e Nunzia Falco Simeone, ci ha svelato i trend per il 2017 in ambito content, tech e creatività.

#3 Learn by enjoying: la simpatia e la professionalità di Casa Surace

I ragazzi di Casa Surace ci hanno divertito e appassionato con il loro racconto: come si crea un business attraverso i contenuti video? Come si gestiscono i rapporti con i brand senza modificare la propria personalità?

Insieme all’editore Netaddiction, i ragazzi di Casa Surace ci hanno parlato della loro esperienza nel branded content in uno speech intitolato “Da coinquilini a factory: dietro le quinte di Casa Surace”.  

Casa Surace

Da sinistra Riccardo Betteghella (attore) e Alessio Strazzullo (autore) del team di CASA SURACE (credits: Emilio Pantuliano)

#4 Spiritualità e bellezza: la splendida location del Castello Ruffo a Scilla per Ninja Camp 2017

Immagina di vivere tre giorni in uno di quei castelli incantati da fiaba in cui le cose accadono e lasciano per sempre un segno nella storia dei personaggi.

Una delle contributor di Ninja Marketing che hanno partecipato all’evento, ha descritto perfettamente questa sensazione: siamo partiti in un modo e siamo tornati a casa diversi, arricchiti non solo di informazioni e conoscenze, ma anche di emozioni ed energia.  

Questo anche grazie alla location indimenticabile del castello a picco sul mare di Scilla. Una meta da raggiungere con un po’ di fatica, salendo pendii e gradini, come tutte le cose più belle nella vita. Ma una volta giunti in cima, possiamo dire di esserci goduti alcuni tra i più bei panorami italiani.

Da qualunque luogo ci si affacciasse la natura si svelava in modo diverso, con un mare splendido colorato dai tramonti, il vento da sfidare sulla terrazza e il sole caldo del sud con il quale scaldarsi tra una conversazione e l’altra.

#5 Networking e divertimento e musica: le strette di mano e il Party Like a Ninja

Il 24, 25 e 26 marzo Scilla è stata protagonista di un’incredibile scambio di idee e conoscenze. Un paesino di meno di 5mila abitanti è stato invaso pacificamente da un esercito di Ninja, pronti a fare amicizia e collaborare all’insegna della comunicazione, del marketing e del digitale.

Per tutti i partecipanti è stata un’occasione per incontrarsi, conoscersi, scambiarsi contatti, dubbi e riflessioni.

Incontrare il team di Ninja Marketing e i protagonisti dei talk durante il Ninja Camp, si è rivelata per tutti un’opportunità unica di confronto sui temi del digital. E per chiudere, naturalmente, l’imperdibile Party Like a Ninja, durante il quale tutti insieme ci siamo scatenati a ritmo di musica, per liberare ancora una volta tutta l’energia racchiusa nell’ormai mitico grido di battaglia “Be Ninja”!

Proud to be Ninja ❤ #NinjaCampScilla #bigfamily #ninjalove #NinjaPower #ninjamarketing #ninjacademy   Un post condiviso da Federica Bulega (@fedebulega) in data:

Tutto questo è stato possibile realizzarlo grazie ai nostri sponsor Enel Group, Banca Sella e Macingo.

Ringraziamo i media partner Netaddiction, StartupItalia e Lavoroeformazione e i partner tecnici Sprint24.com, Packly, Sticker Mule, Tonki, SEMrush e 24Bottles.

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Elon Musk lancia Neuralink, per collegare cervelli e computer

Elon Musk, finora conosciuto come CEO di Tesla e SpaceX, passerà presto alla storia per una nuova rivoluzionaria idea. Si tratta di Neuralink, una joint venture che, secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, punta alla creazione di dispositivi da impiantare nel cervello umano con lo scopo di consentire una connessione diretta con le intelligenze artificiali.

Uomini e macchine diventeranno una cosa sola?

Secondo Musk, questo progetto potrebbe arrivare anche a migliorare la memoria, oltre a consentire che le persone possano interfacciarsi in modo più diretto con i dispositivi informatici.

L’amministratore delegato di SpaceX già negli scorsi mesi aveva lasciato intendere il lancio imminente di una compagnia basata su connessioni uomo-macchina, e durante un recente evento a Dubai aveva affermato che “in futuro l’intelligenza biologica e l’intelligenza artificiale potrebbero fondersi”.

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Elettrodi nel cervello, Elon Musk non è il primo

Gli elettrodi su cui si dovrebbe basare la tecnologia di Musk sono ovviamente ancora solo in fase progettuale, ma elettrodi ed altri impianti simili sono già stati utilizzati in medicina, ad esempio, per alleviare gli effetti del morbo di Parkinson, dell’epilessia e di altre malattie neurodegenerative. Si tratta tuttavia di poche migliaia di pazienti trattati seguendo procedure sperimentali.

Nonostante possa sembrare un’idea ancora fantascientifica, già altre aziende della Silicon Valley stanno lavorando su questo settore. Kernel, per esempio, è una startup creata dal co-fondatore di Braintree, Bryan Johnson, che sta cercando anche di migliorare la conoscenza umana attraverso un team di neuroscienziati ed ingegneri software per invertire gli effetti delle malattie neurodegenerative attraverso chip da impiantare nel cervello.

LEGGI ANCHE: Dal Neuromarketing al Neurosocial: come sono connessi psicologia ed engagement?

Le Social Generations nel 2017: cosa vogliono veramente?

Senza arroganza, in principio partiamo da un assioma abbastanza semplice e con il quale possiamo senza dubbio concordare tutti: ogni Social Generation è differente; diverse abitudini, diversi punti di vista, diverse aspettative, diverse esigenze, diversi bisogni.

Per questo (e per tanti altri motivi), i brand sono costretti (e voi direte, per fortuna) ad ascoltare e a saggiare il terreno del loro segmento di mercato prima di poter iniziare a delineare una strategia social d’impatto, che possa essere al tempo stesso efficace ed efficiente (con buona pace e sollievo del reparto marketing aziendale), sia dal punto di vista comunicativo che da quello del business.

Ma cosa cercano veramente quindi gli utenti delle tre Social Generations che più affollano il meraviglioso mondo dell’internet?

Sprout Social, società americana che offre una piattaforma molto variegata servizi social che vanno dall’analisi, al management e al CRM ha cercato di tracciare con il suo report “The Q1 2017 Sprout Social Index anche quest’anno un’identikit di quali sono stati i bisogni, le ricerche e le aspettative in questo primo quarter del 2017 (per intenderci, il periodo che va da gennaio a marzo) di un campione di 1000 utenti appartenenti alle tre diverse generazioni dei Millennials (età 18-34), Gen Xers (età 34-54) and Baby Boomers (età 55+).

E chi siamo noi a questo punto per non addentrarci in un’analisi di questo bel report?
Social Generations

Tutte le Social Generations sono anche Facebook Generations

Social Generations

Un primo dato che allo stesso tempo ci sa tanto di scontato ma che comunque ci consola è questo: tutte le generazioni prese in considerazione non prescindono l’utilizzo della piattaforma del buon Mark Zuckerberg: il 46.3% totale del campione, ha infatti indicato Facebook come il social network più utilizzato e amato, staccando del 29% in popolarità Instagram, che si posiziona al secondo posto.
Se poi andiamo a tagliare con l’accetta i dati, ci accorgiamo che sia per la Generazione X (64.7%) che per i Baby Boomers (65.2%) Facebook resta il social più utilizzato, e vince ma #restaumile anche tra i Millenials ma con percentuali di gradimento più basse (33%).

Andando avanti nell’analisi di Sprout Social ci si accorge che le due generazioni meno giovani (Generazione X e Baby Boomers) indicano subito secondo come indice di gradimento Youtube, anche se le percentuali che indicano la popolarità sono quasi abissali: per la Gen X, Facebook resta comunque il 54% più popolare di Youtube (qualcuno ha detto video content marketing?).

È curioso però notare come la generazione che però ha vissuto più in prima l’evoluzione della varietà di servizi social offerte sia quella più frammentata: i Millenials infatti spacchettano i loro voti così:

  • Facebook (33%),
  • Instagram (22.2%)
  • Snapchat (15.8%).

E ancora più nello specifico, per i Millenials più giovani (età 18-24) invece:

  • Instagram (25%)
  • Facebook (24.4%)
  • Snapchat (23.3%)
  • YouTube (11.5%)
  • Twitter (7.55%)

Cosa ci fanno capire questi dati? Lo dice anche Sprout Social nelle note, e come abbiamo ripetuto più volte (e non smetteremo mai di farlo): oggi è necessaria una ben delineata strategia multicanale, ma che sia comunque attenta nel bilanciare gli sforzi riferiti ad ogni piattaforma scelta.

Cosa rende attrattivo un brand per una Social Generation?

Dicevamo all’inizio di abitudini, necessità e bisogni: perché un determinato segmento di utenti sceglie o meno di seguire un brand rispetto ad un’altro sui propri canali social? E soprattutto, quali sono le loro finalità?

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Ma partiamo dalle basi, secondo Sprout Social, tutte e tre le generazioni, prima di acquistare un prodotto tendono a seguire un brand sui loro canali social ed è così sia per i Millennials (58.9%) che per la Generazione X (50.4%) e per i Baby Boomers (55%). È vero quindi che tutte e tre le “compagini” sono portate a provare interesse per i brand durante il processo della customer journey, ma non tutte e tre cercano quindi la stessa esperienza. Infatti le percentuali variano così :

  • Millennials: Entertainement (38%) – Informazioni (42%),
  • Generazione X: Concorsi e Contests (41%) – Sconti e Promozioni (58%).
  • Baby Boomers: Sconti e Promozioni (60%) – Informazioni (53%).

I dati, come le aspettative, poi cambiano anche per quanto riguarda il tasso di interazione social con i brand da parte dei vari segmenti: in un mese, il 32% della Generazione X interagisce con un brand che segue, percentuale che scende leggermente al 30% per Millennials e che crolla al 14% per i Baby Boomers, che si confermano “osservatori” e spettatori (ma pur sempre molto attenti).

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Ma se da un lato abbiamo capito più o meno cosa spinge gli utenti a seguire i canali social del brand, cosa li porta invece a praticare invece la più grande tecnica di tortura per i reparti social delle aziende, ovvero l’unfollow?
La Generazione X è il 160% delle volte più propensa delle altre a non seguire più una pagina di un’azienda perché effettua azioni che vanno contro i propri valori o le proprie credenze personali, mentre per i Millenials invece, il 21% di questi lo fa perché ha avuto una brutta esperienza con il brand in questione, o il 22% perché crede che quel tipo di advertising risulti fastidioso. Più pragmatici i Baby Boomers, del quale il 29% è pronto a tagliare qualsiasi ponte per troppo spam.

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Dall’interazione al profitto

Bello tutto, bella l’interazione, bello avere tanti followers. Ma quanti di questi realmente poi acquistano i prodotti dei brand che seguono? Secondo Sprout Social quasi il 70% dei componenti della Generazione X acquisterebbe dai brand che segue sui social, percentuali che scendono poi al 60% per i Millennials e al 51% per Baby Boomers.

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Quali sono le azioni che fanno schizzare questi valori alle stelle? Innanzitutto un’interazione positiva con i canali del brand e questo dato rimane comprovato in tutte e tre i segmenti analizzati. Insomma è sempre l’esperienza positiva a fare da vero valore differenziale, anche quando si parla soprattutto in termini di gestione del CRM.

E voi siete rimasti sorpresi da questi dati? Senza dubbio un’analisi molto interessante questa di Sprout Social, che ricordiamo potete trovare (con qualche dato più approfondito) a questo link.

A presto e buona segmentazione 🙂

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5 archetipi da social network: come riconoscerli e riconoscersi

I social network, ormai, sono diventati parte della nostra quotidianità, strumento di business e relazione. Facebook, su tutti, è diventato un centro-città mondiale, un’evoluzione del bancone del bar, dove ci ritroviamo a confessare amori e drammi, in cui chiacchieriamo con i nostri amici (e non solo) e assistiamo agli speed-date tra brand e potenziali clienti.
Qualcuno ha definito Facebook “un acquario interessante da cui osservare l’umanità” – ed è indiscutibilmente vero. In particolare, ci sono 5 esemplari di razza social che è interessante guardare più da vicino.

L’opinionista

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Habitat naturale: Facebook, Twitter, Youtube, TripAdvisor.
Attività preferita: iniziare estenuanti sproloqui con frasi come “a mio avviso”, “secondo me” – e delle volte neanche quelle.

L’opinionista è quello che prende una notizia di attualità – più o meno fondata – e ne da una sua personale chiave di lettura, senza che nessuna l’abbia chiesto, rifacendosi al tanto decantato “diritto d’espressione”. E pensare che solo qualche anno fa, prima dell’avvento del web, c’era la televisione a darci notizie pre-selezionate, a influenzare le nostre opinioni o a crearle. Oggi, invece, entriamo in contatto con ogni tipo di notizia, senza mediazioni, senza il filtro di redazioni giornalistiche, e dobbiamo rifarci alla nostra sensibilità e al nostro grado di cultura per capire quali di queste sono di valore e quali rientrano nella categoria delle famigerate fake-news. Ma non solo, quello che rende davvero una notizia, qualsiasi essa sia, degna di una lettura è la “viralità”, perché “nel 2016 se una notizia non è virale non è una notizia”, citando l’articolo di Katherine Viner, pubblicato sull’Internazionale. Ed ecco che queste notizie si diffondono nel nostro feed come veri e propri virus, e ci ritroviamo a leggere con interesse la ricetta di una cheesecake alle noci pecan o a partecipare a una social challenge per sostenere la lotta ai tumori.

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Un esemplare simil positivo seppur in via di estinzione è la Tweetstar: quei blogger da 140 caratteri, meglio conosciuto come “un essere mitologico convinto che un due punti meno chiusa parentesi valga come un sorriso vero. Ma così convinto da riuscire a convincere anche tanti altri!” @Purtroppo
Un altro simpatico esemplare che rientra in questa categoria è chi impegna il suo tempo nel commentare ristoranti e hotel su TripAdvisor, fortemente convinto che la recensione sia un piatto caldo da servire freddo.
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L’esemplare peggiore di opinionista è l’hater, o webete, per citare Enrico Mentana: colui che sa di avere la verità in tasca e si inserisce in ogni conversazione al fine di insidiare il dubbio, accendere la polemica o insultare gratuitamente.

L’over-sharer

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Habitat naturale: Facebook.
Attività preferita: aggiornare il proprio stato a cadenza oraria e registrarsi in ogni angolo della città – o della casa.

Tra le sue frasi preferite si alternano descrizioni puntuali della propria giornata, rivelazioni criptiche e confessioni a cuore in mano. La sua giornata è scandita da “Ora un bel caffè poi pisolino e stasera si va a mangiare il gelato con Gloria!!1!!” e “Certe persone dovrebbero smetterla di parlare alle spalle… è arrivato il momento di fare un po’ di pulizia tra i miei amici di Facebook”, e ogni tanto concludono la propria giornata con una perla di saggezza – per cui la facepalm da parte del lettore è assicurata – del tipo: “Per farsi dei nemici non è necessario dichiarar guerra basta dire quel che si pensa. Martin Luther King”.

La maggior parte dei suoi messaggi di stato risultano molesti poiché fondamentalmente non offrono nulla di positivo a chi lo legge: si tratta di messaggi unidirezionali, manifestazioni di egocentrismo o di solitudine. Spesso raggiungono il consenso di chi si trova nella stessa posizione – o di qualche parente compassionevole – poiché non sono né interessanti né divertenti, pertanto chi lo legge spesso non ha interesse nel sapere se dopo la palestra si vanno a comprare le uova. C’è anche da dire che questa percezione di Facebook come fosse una sorta di confessionale su scala mondiale, è tipica degli user più adulti. Coloro che condividono una moca fumante come primo post del mattino, quello del Buongiornissimo, e dei gattini sbarluccicanti per dare la buona notte la sera.

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L’over-sharer solidale, quello che, in occasione di situazioni particolari o drammi, condivide ogni notizia che trova sul web con messaggi di sconforto e speranza. Tutto sommato, ci fa un po’ da bollettino ANSA.
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L’over-sharer innamorato e coccoloso, che si cela spesso dietro profili di coppia, e si lascia andare in dichiarazioni d’amore smielate, ricche di cuoricini, emoji e punti esclamativi.

La Fashion Blogger Wannabe

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Habitat naturale: Instagram, Snapchat e ovunque ci siano Stories.
Attività preferita: scattare selfie, fingendo struggimenti per giustificare una naturalissima fish-face e abbinandoci quote romantiche senza apparenti rimandi al contesto fotografico.

Oggi non basta più fare delle belle foto, è necessario che siano instagrammabili. Non è importante avere un alto tenore di vita, l’importante è raccontare uno stile di vita che non abbiamo con close-up tattici, ritoccati ad hoc. La cosa più importante, però, è trovare il modo di alimentare costantemente la propria metrica della vanità, le cui unità di misura si riassumono in like e interazioni.
La Fashion Blogger Wannabe è la classica portatrice sana di invidia positiva, che racconta viaggi favolosi, outfit da favola, giornate perfette attraverso la sua gallery Instagram o – ancor meglio – le Stories. Gli scatti a cui non può rinunciare sono quelli a tema food, per cui i piatti devono essere doverosamente ripresi dall’alto, l’impiattamento dev’essere perfetto, le insalate devono contenere dei fiori: quegli scatti per i quali vale la pena fare 45 minuti di coda per sedersi al Macha Café. Anche gli still life creativi sono un must have per le instagramer di successo: si tratti della vostra cena o dell’ultimo libro letto, ogni oggetto merita di entrare a far parte di questa nuova espressione di social pop-art – i tulipani sono fortemente consigliati. Infine, non bisogna trascurare l’outfit, meglio se fotografato in contesti urbani o tropicali: in questo caso, il consiglio è quello di acquistare accessori trendy – siano le calze a rete da indossare sotto i jeans o le scarpe con il fiocco – che diventano dei veri props di scena, non importa se poi ci andate in giro davvero, quello che conta è fotografarli.

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Le influencer che non vendono l’anima a reach, engagement e like.
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I selfie con le lens di Snapchat.

Il Timorato

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Habitat naturale: ND
Attività preferita: inventare pseudonimi con i quali registrarsi sui social network e caricare foto di paesaggi o scene di film sconosciuti come immagine del profilo.

Oggi Facebook conta 2 miliardi di utenti attivi al mese: tra questi si celano loro, i timorati, coloro che si registrano su Facebook in incognito, non stringono amicizie e, quando lo fanno, non comunicano. I timorati sono coloro che hanno molto a cuore la propria privacy, non pubblicano foto della propria famiglia, in particolare dei propri figli e storcono il naso davanti ai fenomeni di sharenting. Sono quelli che gioiscono in silenzio per escludere possibili macumbe, che spiano i profili dei propri vecchi compagni di scuola e, non appena percepisce il pericolo di poter essere riconosciuto, cambia identità, il proprio anno di nascita… e anche la foto profilo del paesaggio. Del resto, sono in media 3,57 i gradi di separazione fra gli utenti di Facebook, quindi la possibilità di incrociare per la strada la persona che ti ha appena messo mi piace all’ultima foto non è così remota.

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L’idea che esista della vita anche fuori dai social – o quasi.
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La richiesta di amicizia da un certo Ugo Giacomelli, con la foto profilo di Hugh Jackman.

Il Social Media Manager

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Habitat naturale: ovunque.
Attività preferita: massimizzare la propria reach.

Il Social Media Manager è sempre un passo avanti ai trend, partecipa agli eventi spammati dai PR con cui ha stretto amicizia su Facebook, interagisce con gli Instagramer, condivide contenuti virali, usa qualsiasi hashtag finisca al primo posto tra i trend topics di Twitter e ha anche installato Snapchat solo per non sentirsi fuori dal coro. Gestisce il proprio diario come farebbe con la pagina di un brand, crea gruppi di Facebook sui generis, fini a sé stessi solo per auto-celebrare la propria capacità di fare community e crede in un solo Dio: la viralità.
Emily Frank (Communication Neuoscienze Lab dell’Università della Pensilvania) sostiene che “siamo interessati a leggere contenuti che sono connessi alla nostra storia personale, ma anche all percezione che abbiamo di chi siamo e di chi vorremmo essere. […] Si condividono notizie che potrebbero migliorare le nostre relazioni sociali, ma anche farci sentire intelligenti o ematici e metterci in buona luce”. Ovviamente, questo il Social Media Manager lo sa bene.

? We like:
Quando condivide l’articolo sulla maggiore intelligenza dei primogeniti (solo dopo aver scoperto che l’articolo ha raggiunto quasi 3 milioni di condivisioni).
? We dislike:
Quando condivide l’articolo sulla prestanza degli uomini calvi, nonostante lui sia fulvo e riccio.

LEGGI ANCHE: Influencer Marketing: la strategia vincente del 2017

Come analizzare i risultati delle campagne su Instagram

Avete aperto un canale Instagram per la vostra PMI e piovono cuoricini, ma come fare a valutare in modo dettagliato i risultati ottenuti?

Cerchiamo di capire quali sono i criteri più importanti per valutare se la campagna su Instagram sta dando i risultati sperati.

Calcolare le conversioni per vedere dove state perdendo potenziali clienti

Quando le persone passano da Instagram per arrivare al vostro sito sono considerati lead “tiepidi”. Ovviamente sta a voi dare loro quella spinta necessaria per convincerli a restare e a comprare, ovvero a diventare lead “caldi”.

Ciò nonostante, qualcuno potrebbe diventare “caldo” già su Instagram, dimostrando interesse per il prodotto direttamente sul social, magari commentando un post e chiedendo informazioni specifiche sulle consegne. Tenere d’occhio le vendite dirette è un primo step, ma come aumentarle? Pubblicare più contenuti, implementare la base dei follower? Creare campagne per raggiungere più persone?

Intanto ricordiamoci che chi vede i vostri post ma non segue la pagina resta un lead freddo, mentre iniziano a intiepidirsi quando, impressionati dai vostri post, iniziano a seguire il profilo. Come spiega il funnel qui sotto.

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Per concretizzare lo schema e adattarlo al vostro business partite dai dati che trovate in Instagram Insights e calcolate quante persone vi hanno contattato, quanti messaggi diretti avete ricevuto e i commenti che hanno portato entrate.

Sicuramente già lo sapete, ma repetita iuvant, per cui se non avete accesso a Instagram Insights è perché dovete prima passare a un account Business, dopodiché comparirà un’icona di grafico nel lato in alto a destra. Toccatela e il magico mondo dei dati sarà vostro.

Quindi, ora che avete i numeri, cercate di capire se state perdendo possibili clienti calcolando le conversioni a ogni passaggio del funnel: partite da quanto hanno visto i vostri post e li dividete per quanto hanno iniziato a seguirvi.

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Poi fate lo stesso dividendo i nuovi follower per il numero di contatti ricevuti e, ancora, dividete il numero di contatti per il numero di acquisti effettuati.

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Ora avete la visualizzazione della customer journey dei vostri prospects e potete capire dove state sbagliando. Nell’esempio qui sotto c’è chiaramente un problema nel convertire la reach in utenti attivi, problema che potrebbe essere dovuto a una debole call to action. Qualunque sia il risultato del funnel, vi darà sicuramente spunti di riflessione.

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Determinare il tasso di crescita dei vostri follower

Quel numerino che vedete crescere sotto al nome del vostro brand, che cosa significa? Non molto se è preso da solo, soprattutto perché nel tempo in molti smetteranno di seguirvi, mentre nuovi follower si aggiungeranno alla lista. Ecco perché vi conviene tenere traccia dei follower mese per mese.

Se poi prendete il totale dei follower dell’ultimo mese e lo dividete per il totale dei follower del mese precedente, troverete la vostra percentuale di crescita.

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Ora avete davanti agli occhi i dati che dimostrano quanto velocemente sta crescendo la vostra community e in che mesi il profilo è stato più performante. Anche qui ora sta a voi capire le cause di successi e rallentamenti e cambiare di conseguenza la vostra strategia.

Monitorare l’engagement dei commenti

Avete presente quel post che vi ha portato un sacco di cuoricini? Quanta soddisfazione. Ma a cosa andava il like? Al prodotto, alla modella o alla fotografia?

How @UOHawaii does warm-weather layers. #UOonYou @CalvinKlein Bralette SKU #35195783 ?: @timmah

Un post condiviso da Urban Outfitters (@urbanoutfitters) in data: 24 Mar 2017 alle ore 15:52 PDT

Quello a cui puntate, quindi, non è soltanto un like, ma l’engagement dei vostri follower. Engagement che si esprime al meglio con i commenti, chiedendo informazioni o facendo apprezzamenti specifici. Tenere traccia del numero di commenti e capire se stanno aumentando, significa capire se la community si sta rafforzando. Inoltre, un’analisi qualitativa del contenuto dei commenti, vi sarà fondamentale per capire se il vostro prodotto è al centro della discussione o se non compare. Sì, ancora spunti di riflessione.

Calcolare la percentuale di Click-Through

Sicuramente il vostro hub principale resta il sito, ed è lì che volete mandare tutti i follower. Con Instagram Insight potete monitorare quanti clic al link in bio vengono fatti in un determinato periodo.

Per avere informazioni più dettagliate, invece, collegate il caro vecchio Google Analytics e potrete seguire con più precisione il tipo di fruizione che l’utente Instagram fa una volta raggiunto il vostro sito.

Ora che avete il numero di persone che hanno cliccato sul link, se lo dividete per il numero di persone che hanno visualizzato il post, voilà che saprete la percentuale di click-through, ovvero quanta è stata l’efficacia del post per il vostro business.

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Come sempre, per capire i social media non bastano i numeri, e non basta neppure l’intuito. Sta a voi dare un senso alle formule, un senso che è molto legato alle vostre strategie e ai vostri obiettivi. Buon lavoro!

neurosocial

Dal Neuromarketing al Neurosocial: come sono connessi psicologia ed engagement?

Ti sei mai chiesto che cosa spinga un utente a compiere un’azione sui social?

Sicuramente se lo chiedono i brand e le aziende che, quotidianamente, faticano per produrre contenuti in grado di raggiungere un alto livello di engagement. “Perchè questo Facebook post ha raggiunto 20.000 likes? Qual è l’immagine migliore da condividere per ricevere più commenti?”

Queste domande sono all’ordine del giorno, e il motivo è semplice: riuscire a capire cosa passa per la mente di un consumatore, è la chiave per catturare la sua attenzione sui social.

Ovviamente non è così semplice, ma c’è una cosa che ci può aiutare in questo e si chiama psicologia, o meglio Neuromarketing. Ma visto che stiamo parlando di social media… perché non chiamarlo Neurosocial?

Qualsiasi sia il termine utilizzato, l’obiettivo finale è fondamentalmente lo stesso: lo studio di tecniche di Social Media Marketing e di comunicazione che, grazie all’aiuto delle neuroscienze, riescano ad influire in maniera più efficace sui processi decisionali del consumatore, in questo caso sulle piattaforme social.

Quali sono queste tecniche? Vediamo 3 esempi.

Storytelling

“Il Marketing non riguarda più solo le cose che fai, ma le storie che racconti.” [Seth Godin]

Si parla ovunque di Storytelling e di come i brand dovrebbero integrarlo nella loro social strategy, ma quanto riesce effettivamente ad influenzare l’utente?

neuromarketing

Credits infografica: SEOpressor

Il 90% degli acquisti online è dettato dalle emozioni che il consumatore prova durante il buyer’s journey: se vuoi che il tuo contenuto funzioni davvero, deve riuscire ad emozionare e a coinvolgere l’utente.

LEGGI ANCHE: 5 consigli per implementare lo storytelling nella tua strategia social

Social proof

Quello del social proof è un concetto molto semplice: descrive infatti il naturale istinto umano che ci porta a fidarci delle testimonianze, delle esperienze e dei consigli di altri consumatori. Una sorta di WOM – Word of Mouth, ma specifico del mondo social.

Uno studio condotto da YotPo su 500 diversi portali web dimostra come il loro traffico sia aumentato del 50% in soli 3 mesi, grazie all’aggiunta di social reviews sulle piattaforme.

neurosocial

Ma perché? Solitamente, gli utenti danno per scontato che le opinioni e le azioni di altri utenti come loro siano veritiere, e per questo vanno seguite. Ovvero: se 1.000 utenti hanno comprato un prodotto e hanno lasciato una recensione positiva sulla pagina Facebook, perché non dovrei farlo anche io?

Laughter

Sapevi che quando ridi il tuo cervello produce endorfina, una sostanza che ti rende felice e che cambia letteralmente la tua percezione del mondo esterno?

I brand lo hanno già imparato ed è per questo che fanno a gara per chi sforna contenuti più divertenti ed ironici, per instaurare un rapporto più intimo con l’utente (sfruttando tecniche come ad esempio il real-time marketing).

 

Fare piani per la giornata ✔︎Cancellare ogni piano ✔︎Guardare Netflix ✔︎

Gepostet von Netflix am Sonntag, 12. März 2017

 

Ma si sa, non tutti hanno lo stesso senso dell’umorismo, quindi a volte bisogna stare attenti per non inciampare in un #EpicFail 😉

Concludendo, tutte queste tecniche sono volte a far sì che l’utente compia un’azione nei confronti del brand (si spera positiva!), in modo da instaurare una sorta di “connessione psicologica” che inconsciamente lo porti a ricompiere la stessa azione in futuro.

Ma non c’è da spaventarsi: nessuno sta cercando di leggere nella tua mente… it’s just Neurosocial, my friend!

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Facebook F8, anche Milano ospiterà l’International Meetup

Facebook F8 è un evento ideato e organizzato da Facebook per connettere sviluppatori ed imprenditori che operano sul web e nel campo dell’innovazione tecnologica. Ad ogni edizione, attraverso un Keynote Speech tenuto da Mark Zuckerberg, vengono annunciati gli ultimi prodotti e servizi più innovativi ideati e creati dall’azienda.

Vengono inoltre proposti ulteriori panel e speech tenuti da esperti ed operatori del settore, per esplorare il futuro della tecnologia e approfondire i trend digitali più rilevanti.

talentgarden facebook f8

 

Facebook F8 2017: un mondo sempre più connesso

Quest’anno il Facebook F8 si articolerà in due giornate in cui verranno organizzate più di 50 presentazioni, esperienze interattive e opportunità di incontrare i membri del team Facebook.

L’evento sarà un’occasione importante per scoprire l’impegno di Facebook nel costruire un mondo sempre più aperto e connesso.

Se vuoi scoprire di più sull’evento, guarda gli highlight dell’appuntamento dello scorso anno.

LEGGI ANCHE: Qual è lo stato del Digital Advertising?

Non perdere l’appuntamento del 18 aprile al Talent Garden di Milano

Per la settima edizione del Facebook F8 Facebook ha organizzato 45 International F8 Meetup nelle città più innovative e all’avanguardia del mondo.

Il 18 aprile, Talent Garden Milano Calabiana ospiterà l’International F8 Meetup, un momento di incontro per gli appassionati di tecnologia e digitale, organizzato in concomitanza del Facebook F8 che si terrà a San Jose in California.

Il Facebook International F8 Meetup di Milano darà l’opportunità a 150 partecipanti di assistere al live streaming del Keynote Speech tenuto da Mark Zuckerberg, per poi partecipare a un’occasione unica di confronto e networking dedicata alla comunità locale di sviluppatori.

Vuoi partecipare all’International F8 Meetup presso Talent Garden Milano Calabiana? Scopri di più e registrati.

Monopoly addio a ditale, stivale e carriola

Monopoly cambia le sue storiche pedine: la campagna basata sulla partecipazione dei fan

Nella nuova edizione del Monopoly, “Token Madness”, il ditale, lo stivale e la carriola sono ormai acqua passata. Hanno preso il loro posto otto nuove pedine dorate, scelte proprio dai fan del brand, che sono stati chiamati al voto online.

La votazione si è svolta su un sito appositamente creato tra il 10 e il 31 gennaio 2017.

Il Monopoly Token Madness vote è stata la più grande campagna basata sulla partecipazione dei fan della storia di Hasbro. “La nuova generazione delle pedine chiaramente rappresenta gli interessi dei nostri fan in tutto il mondo”, ha dichiarato Jonathan Berkowitz, Senior Vice President del settore marketing presso Hasbro Gaming.

Monopoly sostituisce tre pedine

Monopoly Token Madness: le 64 figure in gioco

Le figure in gara erano diversissime tra loro: dalle più classiche, come la tartaruga, la papera di gomma da bagno o la barchetta, fino ad arrivare ad altre decisamente più moderne, come hashtag ed emoji.

Alla votazione online hanno partecipato 4,3 millioni di persone provenienti da più di 100 paesi. In occasione della giornata internazionale del Monopoly, il 19 marzo, la Hasbro ha ufficialmente reso note le figure più votate dai fan.

E questo è il risultato della classifica finale:

1. Il cane
2. Il Tyrannosaurus rex
3. Il cappello a cilindro
4. La macchina
5. La papera
6. Il gatto
7. Il pinguino
8. La nave

LEGGI ANCHE: Project Loveday: la campagna di Tesla basata sul suggerimento di una bambina

Il segreto del successo della campagna di Hasbro

Oltre all’impegno di Hasbro nella diffusione del sondaggio online sul Monopoly, diversi brand hanno contribuito al successo di questa campagna.

Il servizio di car sharing Zipcar, ad esempio, non poteva che schierarsi per la pedina della macchina. Su Twitter Zipcar ha incitato i follower, attraverso giochi di parole e con un pizzico di ironia, a salvare questa pedina usando l’hashtag #savethecar.


L’acquario del New England, invece, ha preso le difese dei Pinguini lanciando l’hashtag #VotePenguin ed ospitando il famoso Mr. Monopoly il giorno in cui la votazione è stata lanciata. La visita dell’ospite d’onore è stata trasmessa in diretta tramite Facebook live ed é stata visualizzata da quasi 11 milioni di fan.

The Monopoly Token Vote is now LIVE! Vote now at votemonopoly.com and decide which tokens will get in the game. Are you going to leave these penguins out in the cold or vote them in? New England Aquarium #MonopolyTokenVote

Pubblicato da Monopoly su Martedì 10 gennaio 2017

 

Ora che i vincitori sono stati eletti, con quale pedina conquisterete Parco della Vittoria in futuro? 😉