Festival of Media Global, il mondo dei media si incontra a Roma

In un mondo nel quale media, comunicazione e marketing sono sempre più interconnessi, il Festival of Media Global rappresenta un’occasione imperdibile in Italia per ascoltare direttamente dalla voce dei protagonisti tendenze e novità.

Festival of Media ospita i migliori esponenti del mondo media per tre giorni di conferenze, awards e networking. Tra gli highlight di quest’anno spiccano il Brand Learning Programme, uno spazio dedicato esclusivamente ai brand, ed il programma emerge che mette in luce le migliori AdTech startup del momento.

Festival of Media Global, la più grande conferenza dell’industria dell’advertising mondiale

Festival of media global

Si tratta dell’unico evento dedicato ai più importanti brand, agenzie, media e tech company a livello globale, la più grande riunione di decision maker di alto livello dall’industria dell’advertising internazionale. Un’industria da un trilione di dollari.

Se vuoi un po’ di numeri, più di 850 partecipanti hanno preso parte all’ultima edizione del Festival tra cui i più influenti CEO a livello globale ed oltre 200 brand, tutti in un unico evento focalizzato sugli ultimi trend del mercato media.

Partecipare al Festival of Media significa imparare e confrontarsi con i più influenti CEO e CMO del palcoscenico media globale, condividere best practice e rimanere aggiornati sugli ultimi trend, acquisendo nuove conoscenze e facendo networking con i più importanti player del settore.

Per avere un’idea più chiara di ciò che ti aspetta, ecco il video con gli highlight dello scorso anno.

La rosa dei candidati agli Awards 2017

Il Festival of Media Global Awards ha appena annunciato la lista di nomination per i premi, che include nomi come MediaCom, Starcom, OMD, PHD e UM.

Un numero record di iscrizioni ha assicurato una eccezionale distribuzione geografica ai premi di quest’anno: le agenzie provengono infatti da Stati Uniti (37), Regno Unito (36), Cina (16), Australia, Germania e India (15).

Le campagne che dominano la lista includono Sea Hero Quest e Missing Type e Check me before you turn the key, tutte di MediaCom.

Girl Emojis di Starcom e The effect of speaking beautifully di Mindshare sono entrambi nella rosa dei candidati in quattro categorie.

I vincitori saranno incoronati durante il Festival of Media Global Awards a Roma lunedì 8 maggio.

L’appuntamento è a Roma dal 7 al 9 maggio. Partecipa con lo sconto Ninja!

Quest’anno l’appuntamento è a Roma dal 7 al 9 maggio, per una tre giorni immersiva nel mondo dei media. Cosa aspetti a registrarti? A tutti i lettori Ninja è stato riservato uno sconto attivabile attraverso il codice nin10mpx.

Tra gli ospiti di quest’anno nomi come Antonio Lucio – Chief Marketing & Communications Officer di HP Inc., Keith A. Grossman – Global Chief Revenue Officer di Bloomberg Media Group e Seth Dallaire – VP Global Ad Sales di Amazon.

Insomma, avremo la possibilità di imparare dai migliori brand tutto ciò che c’è da sapere oggi su Marketing e Media.

dark web

Deep Web e Dark Web: l’altra faccia del Web che conosci

Finalmente, dopo la parte 1 e la parte 2 di questa (spero interessante) riflessione, siamo giunti al capitolo finale di questo piccolo viaggio.

 

Ulteriori livelli

Per accedere a livelli sempre più profondi del Web non basta un semplice browser come TOR o sistemi di anonymous proxy. A questo punto generalmente le cose si complicano e generalmente si inizia a parlare anche di macchine virtuali ad-hoc e/o connessioni vpn di accesso a reti chiuse.

Anche in questo caso, però, si trovano spesso tante informazioni discordanti, talvolta addirittura corredate da teorie tecnicamente poco credibili da un punto di vista informatico.

Ma procediamo con ordine. Dopo il Dark Web abbiamo ad esempio il Charter Web, che nella maggior parte dei casi viene definito come “accessibile attraverso una modifica hardware chiamata “Closed Shell System”. Scendendo ancora si parla anche del Marianna’s Web, un livello talmente basso che per accedervi occorre scomodare il quantum computing.

Ora, io non sono un master evangelist di networking, ma nutro forte scetticismo su molte delle considerazioni che si trovano scritte in giro. Magari è solo un mio limite, e sarei ben felice di conoscere qualcuno  che mi possa spiegare, ad esempio, queste “modifiche hardware” in cosa consistono esattamente. Ma solo ad una condizione: dopo che avrà giurato sul Tanenbaum e in nome dello stack ISO/OSI che non sta inventando.

Per quanto riguarda il famigerato “Closed Shell System”, parliamo di un insieme di nodi interconnessi direttamente tra loro in modo da formare una “rete mesh”, chiusa e isolata, accessibile solo da chi ne fa parte. Giusto per farti un esempio, guarda lo schema seguente:

darknet mesh network

Quindi i dati (file sharing) e i servizi (chat, blogging, forum, mail ..) offerti rimangono all’interno di una rete chiusa e privata, cui non è propriamente banale accedere. Per questo spesso vengono comunemente chiamate Darknet.

Questo perché non ci sono solo i domini .onion, dei quali ho parlato nel precedente articolo, ma ad esempio anche i .loky, che fanno parte di un network a parte, oppure i domini .clos, ancora diversi. Molti di questi prevedono la criptazione dei dati, quindi non sono propriamente di facile accesso, se non si sa esattamente cosa si deve fare.

Le darknet sono quindi svariate; anoNET, Freenet, StealthNet, Entropy, I2P, Hyperboria, solo per fare degli esempi. Alcune garantiscono forme più o meno strette di anonimato, altre no, lasciando a chi si collega l’onere di proteggere adeguatamente l’anonimato e la sicurezza delle sue connessioni.

Volendo verticalizzare ulteriormente alcuni degli aspetti tecnici, bisognerebbe iniziare a parlare anche di Osiris e ChaosVPN, ma rischio di esulare dallo scopo di questo articolo e creare solo confusione: vado quindi avanti ricordandoti che Google è amico e puoi chiedere maggiori informazioni a lui 🙂

Ma a cosa serve il Dark Web?

“Alla fine, tutto questo impegno per cosa, che già non abbia immediatamente qui e subito, nel web che conosco?” Bella domanda. Che il Dark Web esista è un dato di fatto; che sia di proporzioni palesemente ben più vaste del Surface Web, anche.

Finora abbiamo parlato di strati e tecnicismi, ma alla fine che contenuti posso trovare? Come è strutturato? Qui sono indeciso sulla citazione più adatta per rendere l’idea, tra “Una nuova vita vi attende nelle colonie Extra-Mondo. Un’occasione per ricominciare in un Eldorado di nuove occasioni e di avventure” (Blade Runner) e “Figliolo ho a tua disposizione… un Luna Park pieno di atroci divertimenti!” (Constantine).

Pur ribadendo con forza il mio consiglio in merito al “lascia perdere e stanne fuori!”, vediamo in cosa consiste il “piatto della casa”.

  • E-commerce: ce ne sono a palate, e l’unica differenza con quelli del Surface Web che ben conosciamo è soltanto nell’oggetto della vendita. Puoi comprare droga, dei tipi più svariati e in quantità discrete. Puoi comprare armi di qualsiasi genere; ecco, no, non puoi comprare un panzer da tenere in garage, magari riesci a trovare chi te lo potrebbe vendere, ma sicuramente armi anche di grosso calibro ed esplosivi di vario genere. Puoi comprare farmaci di qualsiasi genere e composizione. Puoi comprare informazioni, in genere frutto di spionaggio industriale. Puoi comprare software, e in questo caso non sto parlando della versione crack di Photoshop; chi ha fatto un corso di ethical hacking sa che ci puoi trovare dal sorgente del cryptolocker a quelle che sembrano vere e proprie software house per la creazione di rasomware e virus, su misura e on-demand. Puoi comprare documenti falsificati come passaporti e altro per costruire false identità. Diciamo che puoi comprare quasi di tutto.
  • Botnet: beh, gli attacchi DDOS (Distributed Denial Of Service) che anche tanti Big Player hanno subito, da qualche parte devono pur partire. E quale posto migliore per reclutare potenza di fuoco, oltre che regia di manovra, se non qui?
  • Servizi di frode finanziaria: ovvero tutte le carte di credito che vuoi, sistemi per rubarle o organizzare truffe, codici e pin come se non ci fosse un domani. Ovviamente, molte volte, non sono altro che delle simpatiche honeypot, da cui è estremamente saggio tenersi alla larga.
  • Terrorismo: ovviamente non potevano mancare siti, forum e sistemi di chat a tema.
  • Servizi VAS di vario genere: dai killer a pagamento all’occultamento di cadaveri, dal traffico di organi alla tratta di esseri umani, dal traffico illegale di animali rari o in via di estinzione a quello del riciclo di denaro illecito. No, personalmente penso che la maggior parte di queste cose siano bufale o leggende metropolitane, come quello delle “Red Room” (snuff movie live, per intenderci, probabilmente ispirato al “Sasebo slashing”).
  • Hacking Community: e qui dimenticati i nerd che picchiano tasti a caso su una tastiera che i film americani ti hanno sempre propinato. Parti magari leggendo “Giro di vite contro gli hacker. Legge e disordine sulla frontiera elettronica” di Bruce Sterling, giusto per farti un’idea di fondo. Qui parliamo di persone estremamente skillate, preparatissime, molto ben formate, aggiornate e con competenze estremamente verticali. Parliamo veramente di esperti seri, con i quali non si gioca.

 

Alcune (brevi) considerazioni

In base a tutto quanto scritto sopra, pare che non ci sia un vero e proprio limite a quello che ci si può trovare, sapendo dove e come scavare bene e a fondo. Tutto quello che per un qualsiasi motivo rappresenta un bisogno (ovviamente illegale), per il quale c’è una domanda di mercato, può trovare la sua risposta in un’offerta, indipendentemente dalla nicchia che rappresenta.

Ci sono forum tematici, sistemi di chat, piattaforme “social”. Sembra il mondo che conosciamo perfettamente, semplicemente invertito, strutturato allo stesso modo e con gli stessi servizi; solo il bisogno è profondamente e radicalmente diverso.

La cosa che personalmente mi stupisce di più è proprio quel sentore di “simmetria” con la parte di web che conosciamo. Vuoi comprare un particolare virus informatico che produca un determinato tipo di infezione, o di furto di dati? Ci sono piattaforme di e-commerce che sfruttano tutti i migliori e più noti principi di marketing e user experience che trovi in quelle che frequenti abitualmente. Con tanto di clausole “soddisfatti o rimborsati”.

Ne parlava Jamie Bartlett nel giugno del 2015 in un suo speech per TEDTalk “How the mysterious Darknet is going mainstream”, in parte anche Caleb Barlow nello speech “Where is cybercrime really coming from?”, video molto interessanti che ti invito a cercare e guardare.

Non posso non fermarmi un attimo a considerare tutto questo nella sua globalità, non guardando tanto e solo il dettaglio tecnico quanto il senso che assume, e quello che posso anche liberamente e personalmente dedurre in merito alla natura umana. Non con moralismo e il piglio di chi vuole giudicare, ma di chi rimane comunque colpito e perplesso di fronte alla vastità di tutto questo.

E’ per questo che, estendo il cerchio, giro anche a te la domanda. Tu cosa ne pensi? Fammi sapere.

linkedin publishing platform

LinkedIn Publishing Platform finalmente anche in Italia

Si tratta di veri e propri contenuti editoriali, una sorta di blog personale all’interno del social network professionale, cresciuto in modo esponenziale nei Paesi anglofoni. LinkedIn Publishing Platform è cresciuta nel tempo fino a ospitare ogni settimana circa 100mila nuovi articoli e il grande successo ha convinto l’azienda a rilasciare la feature anche per l’Italia.

Tanti di noi avevano finora usato l’escamotage di impostare il proprio profilo inlingua inglese pur di accedervi, ma oggi non sarà più necessario, dato che LinkedIn Publishing Platform è disponibile anche per l’Italia.

Condividi le tue competenze, scrivi su LinkedIn Publishing Platform

“In questi giorni, abbiamo reso disponibile per tutti gli utenti di LinkedIn del mercato italiano la funzionalità per la pubblicazione di contenuti editoriali. Anche se sappiamo che molti hanno già pubblicato post lunghi utilizzando la piattaforma in inglese, da oggi creare post in italiano è ancora più facile! Il nostro obiettivo era semplice: consentire a oltre 10 milioni di utenti italiani di condividere le loro competenze uniche con il mondo dei professionisti. Missione compiuta! Ora diventare un autore di successo su LinkedIn è alla portata di tutti”, si legge nel post ufficiale di Marcello Albergoni, Head of Italy di LinkedIn.

Publishing Platform, facile da padroneggiare, è dotata di strumenti per la formattazione del testo e per l’inserimento di link, citazioni, elenchi puntati, immagini, presentazioni e oggetti multimediali, proprio come in un normale blog post.

Per iniziare a pubblicare è sufficiente cliccare sul bottone “scrivi un articolo” nella pagina principale, quindi cominciare a monitorare condivisioni e like da parte degli altri utenti, per capire meglio verso quali contenuti indirizzare la propria scrittura.

linkedin publishing platform

Come creare contenuti interessanti su LinkedIn?

Lo stesso Albergoni fornisce i primi utili consigli per creare contenuti davvero ingaggianti e utili per la community professionale. Le regole fondamentali sono sempre quelle classiche del buon copywriting dicevamo, ma si sa, repetita iuvant, quindi ecco il recap targato LinkedIn per produrre contenuti sempre più interessanti:

  1. Scrivi di ciò che conosci
  2. Scrivi spesso
  3. Scegli titoli a effetto
  4. Tieni presente a chi ti rivolgi
  5. Cita le fonti
  6. Condividi

Come definire un pubblico personalizzato per le vostre Facebook Ads

La creazione della cosiddetta custom audience, o pubblico personalizzato, è uno dei migliori modi per fare targeting su Facebook. Il concetto è quello di raggiungere persone che in qualche modo abbiano già interagito con la vostra azienda (su Facebook oppure sul  vostro sito web).

Lo scopo è quello di cercare di riproporre a questi clienti cosiddetti caldi (hot lead), i propri prodotti o servizi per i quali avevano già dimostrato interesse, utilizzando la cosiddetta strategia di retargeting.

Ad esempio, se un potenziale cliente ha visitato il vostro sito web, mostrando interesse per un particolare prodotto, senza tuttavia aver concluso l’acquisto, tramite le Facebook Ads è possibile raggiungere nuovamente quel potenziale cliente riproponendo lo stesso prodotto, dandogli una seconda possibilità per concludere l’acquisto. 

Ma vediamo nello specifico come utilizzare questa tecnica.

Innanzitutto è necessario selezionare con quale tecnica si vuole creare la cosiddetta custom audience.

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Customer file

La prima opzione consiste nella creazione di un cosiddetto “customer file” ovvero un file contenente una lista di contatti di potenziali clienti sotto forma di e-mail o numeri di telefono, che Facebook provvederà ad abbinare direttamente ai relativi profili degli utenti.  È possibile importare la lista direttamente dalla tua piattaforma di email marketing, caricare un file in formato CSV contenente l’elenco, o semplicemente fare un copia-incolla della lista.

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Traffico del web

La seconda opzione permette di definire il proprio pubblico personalizzato formato da visitatori del vostro sito web, attraverso l’installazione su quest’ultimo di Facebook Pixel.

Tra tutti i visitatori è possibile inoltre scegliere segmenti definiti, in particolare:

  • Persone che hanno visitato certe pagine web
  • Persone che hanno visitato il sito ma non determinate pagine web
  • Persone che hanno visitato il sito per un certo periodo di tempo

Interazioni su Facebook 

Infine è possibile creare una lista di persone che abbiano interagito in qualche modo con il vostro brand su Facebook. In particolare vi è la possibilità di scegliere il tipo di interazione che si è verificata:

  • Chiunque abbia commentato post
  • Chiunque abbia cliccato su bottoni con una call-to-action
  • Chiunque abbia inviato messaggi alla propria pagina
  • Chiunque abbia salvato la vostra pagina o i vostri post

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Perché è importante definire la propria custom audience?

Selezionare un pubblico personalizzato può essere una strategia efficace per raggiungere risultati visibili sulle vostre campagne Facebook. In particolare può essere utile per convertire iscritti alla newsletter in clienti, per fare upselling di prodotto agli utenti che hanno precedentemente acquistato i vostri prodotti o servizi, o addirittura per escludere certi segmenti dal tuo target.

LEGGI ANCHE: Come sfruttare i vantaggi del pubblico personalizzato nelle Facebook ADs

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Analizzare la custom audience

Dopo aver definito la propria custom audience, è possibile analizzare i relativi insight, che rivelano informazioni importanti. I dati verranno analizzanti e riportati da Facebook in base a sei parametri: oltre a quelli demografici e geografici, verranno mostrati dati relativi ai like delle pagine, alle attività, agli acquisti e al nucleo familiare. Quest’analisi vi permetterà di acquisire informazioni utili sul vostro target, in modo da poter impostare e migliorare la propria strategia per una campagna pubblicitaria di successo.

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E voi cosa ne pensate di questo strumento? Lo ritenete davvero utile per la conversione di clienti?

Fatecelo sapere sulla nostra pagina Facebook e gruppo LinkedIn!

La sfida di Facebook per il 2017? Il Digital Marketing

Organic VS Paid: le due facce del social media marketing

Accade a tutti, nel tortuoso percorso del social media marketing ad un certo punto ci si trova davanti ad un dubbio amletico: quale tra contenuto organico (organic) e pubblicità a pagamento (paid) è la forma più efficace di social media marketing?

A chi si aspetta una risposta secca, diciamo subito che non esiste una “one best way, quello che è possibile fare però è analizzare i due mondi con uno sguardo critico, focalizzandosi sulle rispettive opportunità di marketing che essi offrono alle imprese. A tal proposito la consulente Kim Smith sul sito jeffbullas.com ci fornisce una chiara panoramica della situazione.

Sfidante 1: organic, il lato creativo dei social media

Fare marketing in maniera organica significa utilizzare le funzionalità gratuite messe a disposizione da ciascun social media per creare contenuti, dialogare con gli utenti e costruire una community basata su queste interazioni.

Il primo aspetto da considerare è legato al concetto di rilevanza intesa come la capacità di questi contenuti di raggiungere quegli utenti effettivamente interessati ad essi. In quest’ottica, è fondamentale sapere che ciascun social media, tramite il suo algoritmo, definisce i criteri di valutazione di questa rilevanza. In pratica, l’obiettivo degli algoritmi è piuttosto semplice: offrire il miglior contenuto possibile alle persone più affini ad esso.

Facebook ad esempio per determinare il grado di diffusione dei contenuti nei newsfeed, assegna un ranking ai post sulla base della loro pertinenza al temaYouTube adotta invece una metrica legata al tempo di visualizzazione dei video.  Puntare sui contenuti organici significa quindi lavorare sulla loro qualità nonché sulla capacità di generare interesse tra il pubblico.

organic paid marketing

Quando scegliere organic?

Ricorrere ai contenuti organici implica adottare un particolare approccio al social media marketing che può produrre effetti positivi ad esempio in presenza di situazioni come queste:

  • Quando volete ottenere risultati nel lungo periodo: costruirsi un proprio pubblico ed essere notati, così come trasformare gli utenti in potenziali clienti, sono obiettivi che richiedono tempo, in poche parole: non abbiate fretta, ci vorrà un po’, ma l’audience che conquisterete sarà effettivamente interessata a quello che fate.

  • Quando il vostro pubblico non è ancora ben definito: in una fase in cui il vostro target non è ancora chiaro, il contenuto organico può venirvi in aiuto consentendovi di “scandagliare” l’universo social per trovare e coinvolgere il vostro segmento di riferimento.

  • Quando avete un budget ridotto per il marketing: se il budget è limitato, per un’azienda risulta difficile investire in advertising. Il contenuto organico richiede uno sforzo di natura creativa ma non di natura economica.

Sfidante 2: paid, una “spinta” alle campagne social

Basta ricordare il celebre adagio “la pubblicità è l’anima del commercio” per comprendere l’importanza del ruolo dell’altra faccia del social media marketing.

Ma anche in questo caso è doverosa una premessa, va sottolineato infatti che non esiste una relazione automatica tra l’investimento economico in advertising e la sua efficacia in termini di risultati. Il successo del ricorso a questa pratica dipende soprattutto da quanto il contenuto oggetto dell’inserzione, sia coerente, allineato e funzionale sia agli specifici obiettivi della singola campagna, sia alla più ampia strategia aziendale. In altri termini, vi piacerebbe possedere una bella macchina sportiva senza però essere in grado di guidarla?

organic paid marketing

Quando ricorrere al paid?

L’opzione advertising a pagamento può risultare una soluzione efficace rispetto all’organic se ci si trova ad esempio in queste condizioni:

  • Quando volete aumentare la brand awareness: soprattutto se siete in una fase iniziale e state creando il vostro pubblico, il ricorso al paid contribuirà ad ampliarlo in quanto vi consentirà di raggiungere utenti che attualmente non vi conoscono.

  • Quando volete lanciare offerte limitate nel tempo: se la vostra campagna prevede il lancio di un’offerta speciale limitata, avrete bisogno di farlo sapere a quante più persone possibile prima della sua scadenza. Un’inserzione a pagamento vi consentirebbe di raggiungere in tempi brevi un pubblico numeroso a cui poter indirizzare una precisa call-to-action.

  • Quando volete rivolgervi ad uno specifico segmento: gli strumenti di advertising a pagamento consentono di targettizzare uno specifico pubblico sulla base di caratteristiche o comportamenti comuni da coinvolgere con campagne mirate.

And the winner is?

Arrivati a questo punto ciò che possiamo dire è che la scelta di un’opzione non esclude l’altra, anzi, la vera sfida è proprio quella di imparare a far convivere le due pratiche cercando di ottenere il massimo da entrambe. Inoltre il confronto deve essere contestualizzato: organic e paid possono assumere assetti diversi a seconda di fattori come il business dell’azienda, il settore di appartenenza e l’approccio dei competitors.

Se avete dubbi su come prendere queste decisioni vi consigliamo di fare dei tentativi in cui “testare” la relazione tra organic e paid e di misurare i risultati ottenuti dalle vostre campagne di social media marketing. Non dimenticate di raccontarci i vostri esperimenti e opinioni sul nostro gruppo di Linkedin o sulla pagina di Facebook.

Sai che con il digitale puoi vendere anche mentre dormi?

Ci vuole più di un biglietto da visita per essere definiti businessman. Chi possiede un eCommerce lo sa bene, deve necessariamente avere un team di persone affidabili al seguito, ognuno specializzato in un particolare settore: spedizioni, gestione della piattaforma, customer care e così via.

Queste operazioni richiedono molte risorse; la principale per chi si accinge ad entrare nel mondo del digital business è il tempo. Tuttavia se i primi step richiedono grandi quantità di caffè, indispensabile per passare le notti insonni ad analizzare e progettare la propria piattaforma eCommerce, lo step successivo è ottenere buoni profitti dormendo. La soluzione è l’automazione.

Con il digitale puoi vendere anche mentre dormi

Negli anni l’innovazione tecnologica ci ha regalato potenti software in grado di monitorare ogni genere di dato. Innovazioni che hanno risposto alle domande: Come posso monitorare giorno per giorno i miei margini di profitto? Come posso fare in modo che il mio inventario sia sempre perfettamente rifornito? Come faccio a recapitare i prodotti entro 1-2 giorni dall’ordine?

Certo, i software aiutano molto ma non bastano, è necessario programmare ogni singolo aspetto di gestione. Cerchiamo ora di capire quali sono i vantaggi del vendere i nostri prodotti online rispetto ad un negozio fisico.

Vendita 24/7

Lo sapevi che con il digitale puoi vendere anche mentre dormi?

Sembrerà banale e in effetti lo è. Un eCommerce ci permette di vendere i nostri prodotti 24 ore su 24, 7 giorni su 7. Non vi è alcuna apertura o chiusura infrasettimanale o festiva. Il digital ci permette inoltre di creare promozioni e offerte in ogni momento, senza dover rivestire le nostre vetrine di tremendi adesivi colorati ma, ad esempio, promuovendo i nostri articoli su Facebook per far crescere le vendite.

Processi automatizzati

Come dicevo, la gestione degli ordini può essere un compito faticoso per i venditori. L’ansia di ottenere ordini può essere smorzata quando si pensa al numero di ordini che è necessario elaborare.

Niente paura, le piattaforme di eCommerce sono ormai in grado di offrire ai venditori un supporto completo di gestione degli ordini. Ognuno di noi può facilmente tenere traccia degli ordini, stampare fatture ed etichette di spedizione rapidamente.

Questo aspetto ci permette di investire più tempo sia per migliorare la nostra piattaforma, sia per offrire servizi sempre migliori ai nostri clienti.

Spese ridotte

Lo sapevi che con il digitale puoi vendere anche mentre dormi?

Un catalogo semplice e attraente fa, più o meno, lo stesso lavoro del personale di vendita. In buona sostanza le piattaforme di eCommerce rappresentano il nostro showroom senza il quale non è pensabile far crescere le vendite.

LEGGI ANCHE: Come la realtà aumentata cambierà il futuro dell’eCommerce

Naturalmente si tratta di una riduzione di spesa importante, in quanto ci evita il costo di risorse umane destinate alla vendite dei nostri prodotti. Studiate con cura i vostri cataloghi, una buona vetrina fa la differenza.

Visibilità

Vorrei aprire la mia boutique di moda in centro storico, pensa che visibilità! Questa frase era vera fino a qualche tempo fa. Ma avere un eCommerce ben strutturato ci consente di far crescere la visibilità del nostro business in maniera esponenziale.

Secondo il rapporto eCommerce in Italia 2016 di Casaleggio e associati:

Gli italiani che hanno accesso ad internet (utenti unici nel mese) sono 28,7 milioni, quasi un milione in più del 2015 quando erano 27,8 milioni, e rappresentano circa il 52% degli italiani dai 2 anni in su, collegati da tutti i dispositivi.

Una visibilità un tantino maggiore rispetto al centro storico delle nostre città.

In poche parole, i processi automatizzati ci aiutano a monitorare i nostri ordini e ci consentono di vendere i nostri prodotti in qualsiasi momento. Potremo risparmiare denaro, avere maggiore visibilità e utilizzare il nostro tempo per migliorare costantemente la piattaforma e offrire servizi mirati ai nostri clienti.

>>> Vuoi diventare un eCommerce Manager? Scopri il Master Online in eCommerce Management di Ninja Academy. Il Master Online, disponibile ad un prezzo esclusivo fino al 19 aprile 2017, si rivolge a responsabili di piattaforme di vendita e negozi online che desiderino acquisire competenze complete ed aggiornate.

Concorsi a premi per costruire un database profilato per il Direct Marketing

Email marketing, database e privacy. Sono temi molto importanti per qualsiasi business online e per tutte le attività commerciali di sviluppo, basate su campagne di Direct Marketing, cartaceo o digitale oppure su attività di Telemarketing.

La ricerca continua di database aggiornati e soprattutto in regola con le disposizioni e i vincoli imposti dal garante in tema di privacy, è fondamentale per una corretta programmazione delle attività di marketing.

Ma ci sono alcune importanti leve per creare reputazione on e offline che consentono di realizzare database per il business, come i concorsi a premi, che permettono di coinvolgere e fidelizzare i potenziali clienti, generando un database di utenti interessati grazie all’incentivo del premio in palio.

Costruire database grazie ai concorsi a premi

Costruire database grazie ai concorsi a premi

Digitale e mobile marketing hanno trasformato i concorsi a premi in una straordinaria opportunità per far incontrare i brand con i potenziali clienti creando diverse soluzioni di engagement.

La creazione e la gestione di un concorso a premi non può però essere improvvisata, richiede una forte organizzazione, un piano d’azione dettagliato e un budget in linea con gli obiettivi.

I concorsi offrono soluzioni di ogni tipo e al di là della modalità instant win o maxi premio finale, possono essere organizzati offline e online, oppure in mobilità mediante l’utilizzo dello smartphone. Fino al coinvolgimento di più brand all’interno di un’azienda e di aziende diverse interessate ad uno stesso target non in concorrenza.

Il coinvolgimento di più aziende in un concorso a premi può avvenire anche tramite attività di co-registrazione, andando in soccorso a tutte quelle aziende che necessitano di incrementare velocemente il proprio database per veicolare offerte commerciali, ad un costo inferiore rispetto ad una iniziativa diretta e proprietaria.

LEGGI ANCHE: Il consumo nell’era digitale: la Free Masterclass On Demand

Concorsi Web, nata all’inizio del 2011 dall’esperienza maturata in anni di attività e sperimentazione nei concorsi e nelle operazioni a premi con focus nel digitale, dall’incontro di E-Business Consulting e Merlin Wizard, si pone l’obiettivo di creare dei contest annuali in co-registrazione per le diverse aziende sponsor, interessate ad uno stesso target obiettivo, fornendo un’esclusiva in relazione al settore di attività.

Sul web in particolare, senza coupon da compilare, senza cartoline da spedire o moduli da consegnare, ma con un semplice inserimento di alcuni dati in un form, la partecipazione è assicurata.

L’affidabilità, la sicurezza e il successo del concorso sono garantite da Concorsi web, società italiana che permette di generare un sistema di acquisizione di anagrafiche profilate, nel totale rispetto della normativa vigente della privacy.

Costruire database grazie ai concorsi a premi

Concorsi Web, un concorso in co-registrazione per le aziende

Nel mese di febbraio 2017 è partita la sesta edizione del concorso annuale di Concorsi Web. Grazie alle esperienze maturate nelle precedenti edizioni, alla sinergia con le aziende sponsor, le funzionalità di base della piattaforma tecnologica sono state ulteriormente arricchite. Per tutte le aziende sponsor è possibile inserire delle domande di profilazione del target, ci sono premi e landing page diverse in base al target di riferimento e tutti i numeri telefonici inseriti dagli utenti sono soggetti a controllo immediato mediante un instant win.

Il concorso terminerà il 31 gennaio 2018 e, attualmente, vengono generati tra i 60.000 e gli 80.000 nuovi iscritti al mese.

Interni Event

Cosa si può vedere fuori il Fuorisalone 2017

Il Fuorisalone di Milano è decisamente una manifestazione nella manifestazione, in grado di regalare ai visitatori un migliaio di eventi in soli sei giorni, tutti riguardanti il mondo del design e dell’architettura, a contorno del tradizionale Salone del Mobile. Le giornate previste per questa edizione sono dal 4 al 9 aprile.

Non sono solo gli eventi e le installazioni presenti in quelle giornate, però, a caratterizzare quella che per sei giorni può essere considerata la capitale mondiale del design. Si possono contare, infatti, più di qualche mostra e installazione di cui possiamo godere per un po’ di giorni in più.

Di seguito alcuni consigli assolutamente da non perdere.

Codice di avviamento fantastico

When: dal 28 marzo al 30 aprile

Where: Palazzo Reale, Piazza Duomo, 12 – 20122, Milano

Codice di avviamento fantastico

La mostra “Codice di avviamento fantastico. Alcantara e 6 artisti in viaggio nell’Appartamento del Principe” è un progetto espositivo di Alcantara a cura di Davide Quadrio e Massimo Torrigiani. Gli artisti protagonisti sono di taratura internazionale: Aki Kondo, Michael Lin, Soundwalk Collective, Georgina Starr, Nanda Vigo e Lorenzo Vitturi. L’esposizione si terrà mediante un percorso molto particolare in dieci stanze che compongono l’Appartamento del Principe, in ognuna delle quali avverrà un viaggio immaginario a partire dalle idee creative di ciascun artista, che potrà portare il visitatore non solo a percorrere degli spazi normalmente “off-limits“, ma a entrare in delle dimensioni nuove tra reale e immaginario. Un progetto volto a esplorare l’espressività di un prezioso materiale mediante il lavoro di artisti con caratteristiche molto diverse, in un contesto a dir poco magnifico.

Intorno ai vasi sacri

When: dal 31 marzo al 30 aprile

Where: Museo Diocesano Complesso Museale “Chiostri di Sant’Eustorgio”, Corso di Porta Ticinese, 95 – 20123, Milano

Intorno ai vasi sacri

Cinque maestri del design italiano, Antonia Astori, Riccardo Dalisi, Michele De Lucchi, Alessandro Mendini e Paolo Rizzato, ripensano in veste inedita il calice. I progetti sono realizzati appositamente dal laboratorio di cesello e oreficeria della Scuola Beato Angelico di Milano. La mostra propone come un oggetto di origine religiosa ma con una forma dalla facile comunicazione possa essere reinterpretato in chiave contemporanea.

A visual story

When: dal 30 marzo al 9 aprile

Where: Triennale di Milano, Viale Alemagna, 6 – 20121 Milano

A visual story

Per celebrare i trent’anni dalla prima mostra su Andy Warhol, il Gruppo bancario Credito Valtellinese raccoglie in un’esposizione (a cura di Mario Piazza) sul tema della narrazione una raccolta di repertori proposti nelle mostre delle Gallerie Creval. Attraverso 150 stampati tra poster, locandine, cataloghi, inviti, foto d’allestimento e una proiezione a scala ambientale “A visual story” vuole raccontare le oltre 200 esposizioni di arte contemporanea nelle cinque gallerie. Un esempio di come si possa raccontare una storia importante attraverso le immagini.

Still motion

When: dal 30 marzo al 9 aprile

Where: Triennale di Milano, Viale Alemagna, 6 – 20121 Milano

Still motion

5 graphic designers trasmettono attraverso 20 oggetti cosa può trasmettere la pietra. Il brand americano Sagmeister & Walsh, gli inglesi Jonathan Barnbook e Ian Anderson e i portoghesi Pedro Falcão e Jorge Silva hanno contribuito a un progetto di ricerca molto particolare, curato da Guta Moura Guedes e sviluppato dalla piattaforma experimentadesign: lo studio di un materiale tridimensionale interpretato da esperti della grafica in due dimensioni. Legata al campo dell’architettura o dell’arte, la pietra è un materiale pieno di potenzialità, ed è interessante capire come possa essere impiegato nel campo del graphic design. Un progetto che approfondisce il concetto di progettazione, sempre proiettato a nuove prospettive e metodologie, mediante la continua interazione tra materiale e digitale.

Interni Material Immaterial

When: dal 3 al 15 aprile

Where: Università degli Studi di Milano (Ca’ Granda ex Ospedale Maggiore), via Festa del Perdono 7 – 20122, Milano // Orto Botanico di Brera, Via brera, 28, via F.lli Gabba 10 – 20121, Milano // Audi City Lab (ex Seminario Arcivescovile), Corso Venezia, 11 – 20121, Milano

Material Immaterial

La rivista Interni, mediante la mostra-evento “Interni Material Immaterial”, riunisce una serie di installazioni innovative di architettura e design che puntano anche all’interazione con l’individuo. Realizzate da progettisti affermati, aziende, start-up e istituzioni, le opere sono caratterizzate dalla relazione tra il mondo dei materiali, parte concreta della realizzazione di un progetto, e quello della creazione, dimensione immateriale che si basa sul pensiero del designer, spesso influenzato dalle nuove tecnologie. La mostra è anche un viaggio in giro per il mondo, dato che i progettisti provengono dalle nazioni più differenti, e vede l’utilizzo di numerosi materiali diversi, impiegati in modalità innovative. Dall’uso dei materiali si può anche intravedere in ogni artista le sue prospettive per il futuro, e le possibili direzioni per ipotetici ambiti di ricerca.

Confluence • 20+

When: dal 4 al 16 aprile

Where: Triennale di Milano, Viale Alemagna, 6 – 20121 Milano

Confluence • 20+

Hong Kong è una città in cui si respira design, e “Confluence • 20+” propone progetti di collaborazione eseguiti dai migliori talenti della famosa città orientale. Una serie di esposizioni multidisciplinari mostrano diverse prospettive sulle ecologia creative di Hong Kong, frutto di collaborazioni tra numerosi talenti di design, che hanno saputo reinventarsi continuamente sfruttando le influenze della Cina, dell’Asia e le tendenze nel mondo del design internazionale. Un’esibizione di opere creative che rompono ogni barriera, coadiuvando tradizione, innovazione, artigianalità e tecnologie.

Fare luce

When: dal 4 al 29 aprile

Where: Foscarini Spazio Brera, via Fiori Chiari, 28 – 20121, Milano

Fare Luce

Progettata dall’architetto Giovanni Maria Filindeu, l’installazione “Fare Luce” consiste in sei diversi ambienti corrispondenti alle tante forme della luce, che creano un percorso molto coinvolgente a livello emotivo per il visitatore. Partendo dal concetto che la luce e l’ombra sono i primi materiali su cui un architetto deve basarsi per le sue opere, Filindeu introduce il suo progetto per Foscarini Spazio Brera con il fine di creare un viaggio tra emozioni, ricordi, esperienze, create e alimentate dalla luce e dalle sue manifestazioni.

spazi di lavoro e digital economy

Come ripensare gli spazi di lavoro nell’era digitale

Se volessimo avere una cartina di tornasole del grado di efficienza e modernità di un’azienda, basterebbe passare una giornata nella sua sede lavorativa.

Sedi domestiche riallocate come sedi aziendali, open space all’ultimo grido – a volte anche nel senso letterale del termine, a causa della confusione di alcune giornate troppo frenetiche – sedi commerciali dove si è costretti a timbrare il cartellino perché il proprietario pensa che altrimenti non si produrrebbe quotidianamente, e altri non-sense del genere.

Per fortuna in questo caso la Digital Economy ci ha portato in dote oltre che un nuovo mindset, una nuova predisposizione del management aziendale a valutare un modo diverso di approcciarsi al luogo e all’orario di lavoro.

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Luoghi di lavoro nell’era digitale: la produzione come output

Da troppi anni si parla di telelavoro o lavoro da casa, ma come sempre più si parla di qualcosa, meno la si mette in pratica correttamente.

Questo approccio troppe volte è stato applicato in maniera “punitiva” nei confronti dei dipendenti, soprattutto colletti bianchi, ritenuti meno produttivi e di cui si è chiesta la riduzione della presenza in ufficio, vissuta come allontanamento dal contesto della produzione. Eppure, non ci sono neanche evidenze scientifiche del fatto che otto ore al giorno seduti ad una scrivania renda più produttivi rispetto a un orario e un luogo scelti in modo più flessibile e congeniale alle proprie esigenze.

La Digital Economy sposta il focus sulla produzione intesa come output e non come presenza fisica in un luogo certo e in un orario certo. Anche perché è invece scientificamente provato che il cervello umano abbia performance secondo uno schema sinusoidale e non costante. Nel mio lavoro quotidiano preferisco che un mio collaboratore mi consegni un prodotto finito su cui io non debba rimettere mano, piuttosto che mi si sieda a fianco e non mi consegni nulla o peggio ancora un progetto che debba essere interamente rivisto.

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Quindi tornando al lavoro da remoto, ben venga se finalizzato a mettere in condizione il lavoratore di produrre con qualità ed efficienza, ma attenzione a non abusarne perché è fondamentale in ogni dinamica aziendale lo scambio di punti vista, il confronto e l’aiuto reciproco con colleghi e partner commerciali.

spazi di lavoro e digital economy

Spazi di lavoro e performance: largo alle collaborazioni creative

Il nuovo trend è quello di dare più importanza alle performance dei lavoratori piuttosto che alla presenza fisica costante negli spazi di lavoro aziendali tradizionali. Di conseguenza cambiano anche le logiche di identificazione degli spazi di lavoro più utili per il business e l’efficienza dei dipendenti.

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Proprio in ragione di questo, tutti coloro che volessero identificare una nuova sede lavorativa, dal libero professionista, al proprietario di azienda, alla ditta individuale, dovrebbe partire da alcune riflessioni.

Cominciate a prendere in considerazione spazi comuni con altre realtà, in cui si possano ipotizzare delle collaborazioni creative e progetti cooperativi, dove le aree di break o all’aria aperta non siano riservate e/o frequentate solo dagli addicted del fumo.

C’è vera Open Innovation solo laddove si superano i confini tradizionalmente stabiliti.

Come costruire una carriera nel Digital Marketing: strumenti, trend e strategy

Da dove bisogna iniziare per lavorare nel campo del Digital Marketing? L’obiettivo del Master Online in Digital Marketing targato Ninja Academy era quello di cercare di dare risposte a questa domanda. Strumenti, nuove tendenze, approccio multitasking e ascolto.

Niente, per i Guerrieri Ninja che hanno partecipato al Master, sarà più come prima. Ognuno, infatti, ha avuto la possibilità di approfondire gli aspetti distintivi, le funzionalità e le potenzialità del settore con i migliori esperti italiani del marketing e della comunicazione digitale.

Master Digital Marketing

Grazie a Vincenzo Cosenza abbiamo aperto gli occhi su nuovi orizzonti, anzi su nuovi scenari come i Micro-Moments, il Marketing Automation e il Social Caring. Siamo tornati con i piedi per terra con Luca De Berardinis e la SEO, ma questo, ammettiamolo, ci ha portato molto #SEOLove.

Siamo scesi poi sul tecnico, molto tecnico, con l’analisi dei dati, le metriche principali, i segmenti e le dashboard di Giampaolo Lorusso. Siamo stati molto content con Simone Tornabene e i suoi consigli su come pianificare una content strategy, e il social media monitoring di Emanuela Zaccone, quello sì, lo abbiamo proprio amato dal primo momento

carriera nel digital marketing

Ma andiamo con ordine, ecco alcune delle competenze e conoscenze chiave che abbiamo imparato durante il Master Online.

1. Ogni nostra azione di Digital Marketing concorre a far raggiungere all’azienda un obiettivo di business

Quindi, prima di tutto, dobbiamo avere chiari gli obiettivi di business. Dagli obiettivi di business discendono poi gli obiettivi, le strategie e le azioni di digital marketing. Ogni obiettivo dunque deve essere necessariamente misurabile.

2. Puntare sul Content Marketing per conquistare gli utenti/clienti

Per un brand riuscire a farsi notare nel fluire in tempo reale dei contenuti prodotti dagli utenti è sempre più complicato. Non basta avere milioni di fan per essere notati, ma serve produrre valore per loro. Questo valore passa attraverso la capacità di creare contenuti di qualità, distribuiti solo a quel pubblico che ne ha bisogno. Il Content Marketing oggi viene inteso non come meramente tattico, ma come strategico

Master Digital Marketing

3. Il Mobile Marketing ha una platea di dimensioni impressionanti

Il primo contatto avviene molto spesso grazie alla ricerca su smartphone e circa la metà dei visitatori al nostro sito web arriva da mobile. Ma non è tutto. Due terzi dei contenuti che pubblichiamo sui social vengono fruiti da un terminale mobile.

4. Creare valore con il Monitoring

Il monitoring non è un’attività limitata nel tempo: va tradotto in azioni e i risultati delle azioni stesse devono essere (ri)misurati costantemente.

5. Ecommerce: il commercio è cambiato, il commercio sta cambiando, il commercio cambierà ancora

La disponibilità di marketing tools per eCommerce sta esplodendo. Più di 3500 strumenti disponibili nel 2016. L’81% dei compratori ricercano il prodotto online prima di comprare e l’85% dei consumatori cominciano l’acquisto su un device e lo finiscono su un altro, ma il device non è solo tecnologico.

social media mobile

Digital Marketing. Ecco cosa sappiamo fare adesso

Grazie al Master della Ninja Academy, adesso sappiamo:

Progettare e scrivere un documento di Digital Strategy
Monitorare le metriche fondamentali per la performance di un business digitale
• Progettare e gestire attività di marketing attraverso le componenti Video, Content e Social Media Marketing
• Fare Inbound Marketing attraverso le tecniche più avanzate di SEO&SEM, Mobile ed Email Marketing
• Ottimizzare i flussi di ricavo di una piattaforma eCommerce
• Riconoscere i trend digitali e trasformarli in nuove opportunità di mercato
• Coordinare la pubblicazione di piani editoriali

L’esperienza Ninja Academy

Il corso di Ninja Academy non è stato solo un momento didattico, ma ai momenti di apprendimento si sono alternati quelli di confronto tra gli studenti e con i docenti.

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Momenti sicuramente ispirazionali.

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E momenti di confronto, condivisione, perché no davanti ad un bel piatto di gricia cacio e pepe!

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E adesso?

Non ti resta che completare la tua formazione a 360 gradi e diventare un vero e proprio Ninja del web con il Master Online in Social Media Marketing di Ninja Academy. Giunto alla quinta edizione, è il primo Master di specializzazione focalizzato sulle singole piattaforme sociali, quali Facebook, Twitter, LinkedIn, YouTube, Instagram, Snapchat. Si approfondiranno gli aspetti distintivi, le funzionalità e le potenzialità di ognuno con i migliori esperti italiani del marketing e della comunicazione digitale.

Affrettati, le iscrizioni stanno per terminare! Per qualsiasi informazione, puoi scrivere a info@ninjacademy.it oppure telefonare 02/400.42.554

Be Ninja!