Street Art al passo coi tempi con Grayton e CEET

Dopo aver parlato di Made in Italy, questa settimana Streetness si sposta in Francia per presentare una nuova partnership tra il marchio di orologeria Grayton ed il noto artista di arte urbana CEET Fouad, protagonisti di una nuova edizione limitata di art watch dal titolo “Los Chicanos”.

CEET ha iniziato ad avvicinarsi al mondo del graffiti writing a metà degli anni Ottanta, prima con un attento studio del lettering e dopo con differenti sperimentazioni figurative. Attualmente, è considerato portavoce di una Street Art estremamente pop, non solo per l’utilizzo sgargiante delle cromie e per i numerosi ritratti realizzati a personaggi famosi, ma soprattutto per la critica alla società contemporanea che l’artista rappresenta come una moltitudine di coloratissimi ovipari dal volto tondeggiante, il becco stilizzato e gli enormi occhi incantati aperti sul mondo.

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CEET ha realizzato i suoi lavori in diversi Paesi, in particolar modo in Francia ed in Cina, ma la sua produzione conta anche numerose tele, sculture e prodotti di design; sono già note, infatti, le sue collaborazioni con marchi di fama mondiale, tra i quali Adidas, Ecko, Loewe, Moiselle e Prada.

È stato Remi Chabrat, fondatore di Grayton Watch, ad interessarsi per primo all’arte di CEET, pensando di realizzare un’edizione limitata giovane e dinamica in grado di valorizzare la già nota produzione del marchio. L’orologio da polso pensato per questa collezione soddisfa, infatti, tutte le qualità del luxury brand, con il tipico alloggiamento in acciaio, il cinturino in pelle nera dal tocco vintage e il grande quadrante in cui compaiono, per l’occasione, i disegni dai colori caldi realizzati dall’artista. In definitiva sono quattro le keywords individuate per descrivere al meglio l’unicità del prodotto: urban, refined, creative e fun.

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A differenza dei modelli precedenti, “Los Chicanos” è inoltre caratterizzato da una lancetta dei secondi più fluida e da un movimento rotatorio che abbraccia tutta l’interfaccia dell‘art watch; una minuzia che conferma l’importanza dello stile dell’alta orologeria dai meccanismi giapponesi.

“Los Chicanos” è stato presentato a New York durante una personale dell’artista, divenendo così il simbolo più pop e chic dell’evento e confermando Grayton Watch come promotore dell’arte contemporanea. Per Grayton, infatti, la collaborazione con CEET corrisponde ad un modo tutto nuovo di mettersi al passo coi tempi: il brand rinnova così la propria immagine conquistando anche una fetta di pubblico più giovane nonché appassionato di Pop Art e Street Art.

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Come sempre, Streetness crede nella realizzazione di prodotti pensati ad hoc da artisti ed aziende e nelle partnership che intrecciano non solo le produzioni, ma anche la storia e l’origine dei protagonisti, valorizzando così arte ed artigianalità connazionali.

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Come le app smart cambieranno il futuro del Mobile nel 2017

Studiare il comportamento degli utenti e capire come  interagiscono con le applicazioni mobile è fondamentale per sviluppare un’app e personalizzarla il più possibile in base ai gusti degli utilizzatori.

Nel 2016 l’azienda Leanplum, che fornisce soluzioni dedicate al mobile marketing, ha analizzato milioni di interazioni mobile e dai dati raccolti è emerso che l’invio di notifiche push con contenuti personalizzati, aumenta di ben quattro volte l’engagement con i clienti.

La applicazioni mobile odierne, sono più smart rispetto al passato, la personalizzazione oggi non è solo possibile verso un segmento ristretto di persone, ma può essere mirata al singolo individuo. Se il comportamento degli utenti riguarda il futuro, l’analisi dello stesso può essere utilizzata ai fini predittivi.

Partendo da queste osservazioni vediamo cosa ha in serbo il 2017 per le applicazioni mobile smart.

Prevedere il futuro per migliorare l’esperienza degli utenti

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Le applicazioni mobile intelligenti consentono di analizzare i comportamenti degli utenti e di conseguenza prevedere ed esaudire i desideri del pubblico ancor prima che questi vengano realizzati.

Tradotto in altre parole, le applicazioni mobile che si avvalgono dei big data e dell’analisi predittiva sono in grado di anticipare e fornire contenuti e funzionalità valide sui dispositivi giusti al momento giusto, migliorando costantemente grazie allo studio del comportamento dei clienti stessi.

Il processo di analisi predittiva per intercettare e interagire con gli utenti è pronto a diventare un must have per il 2017, ed è già una metodologia presente in molte delle applicazioni che vengono utilizzate quotidianamente. Rivenditori come Amazon, ad esempio, inviano suggerimenti in base agli acquisti precedenti del cliente, oppure ancora Foursquare combina la storia dei posti visitati dagli utenti, con i gusti degli stessi per suggerire nuove destinazioni.

In ambo i casi l’obiettivo è uno solo: prevedere  il gusto personale delle persone e offrire contenuti ad hoc.

Come abbiamo detto, adattare i contenuti in base alle singole esigenze rappresenta la chiave del successo per coinvolgere il pubblico e nel 2017 saranno sempre più numerose le applicazioni che intraprenderanno questa strada,  facendo della personalizzazione uno dei fattori strategici principali.

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Diversi saranno i possibili risvolti: ad esempio le applicazioni dedicate allo shopping online, si concentreranno sempre più sui gusti unici dei propri consumatori, suggerendo i prodotti sulla base degli acquisti precedenti o di eventi personali come il compleanno di un coniuge.

Così come le applicazioni dedicate al traffico o al ride sharing forniranno indicazioni facendo riferimento agli spostamenti precedenti o agli eventi presenti sul calendario degli utenti.

Le app di dating suggeriranno l’incontro perfetto, prestando attenzione ai comportamenti degli utenti su applicazioni esterne,  ad esempio facendo incrociare due persone che stanno ascoltando contemporaneamente lo stesso artista su una piattaforma dedicata alla musica.

In altre parole, le applicazioni smart non forniranno solo raccomandazioni in base alla pertinenza, ma facendo riferimento alla storia digitale e alle precedenti abitudini delle persone.

Le app smart favoriranno la diffusione dei chatbot

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Nel 2017, saranno numerose le aziende capaci di interfacciarsi con gli utenti che prediligono le conversazioni attraverso le app di messaggistica istantanea, avvalendosi dell’aiuto dell’intelligenza artificiale dei chatbot.

Lo scorso anno le app di instant messaging hanno superato in termini di utenti attivi al mese, le app dei social network, di conseguenza i brand devono restare al passo con i tempi ed essere lì dove i consumatori sono presenti.

Diversi sono i modi per sfruttare al meglio i chatbot, ovviamente l’uso varia in base al settore di riferimento, per fare un esempio l’applicazione mobile di un negozio alimentare potrebbe personalizzare l’esperienza d’acquisto dei clienti offrendo attraverso un chatbot la stessa assistenza personale che il cliente riceverebbe in negozio.

Week in social: tra intelligenze artificiali e video live

La settimana che sta per concludersi non è tra le più eccitanti per i social, ma le novità sono sempre tante e ci mostrano in che direzione si muovono le strategie delle diverse società.

Una Week in Social che vede YouTube con una importante feauture aggiunta, Facebook che rafforza la community in casi di emergenza, Twitter che cerca di diventare un social più sicuro, Pinterest che si butta sull’intelligenza artificiale e WhatsApp diventato sempre più invadente.

LEGGI ANCHE: Instagram Stories vs Snapchat Stories: chi vince per ora?

YouTube

YouTube ha finalmente reagito allo strapotere dei video live di Facebook. La piattaforma di Google è stata la prima a offrire la possibilità di trasmettere contenuti multimediali in diretta, ma il social di Zuckerberg, senza perdere tempo, è diventato il medium preferito per mostrare live il mondo che ci circonda.

Non solo Facebook però: YouTube è praticamente accerchiato da Periscope, Instagram e Snapchat.

Così, la community video più grande al mondo è pronta ad accogliere una novità: da ora è possibile trasmettere in streaming con l’applicazione mobile di YouTube. La feauture è disponibile in più di 20 Paesi, Italia compresa, ma è utilizzabile soltanto dagli account che hanno più di diecimila iscritti al proprio canale.

Week in social: tra intelligenze artificiali e video live

Twitter

Si vocifera che Twitter stia per lanciare una massiva azione anti-fake: account, notizie, tweet. Oltre le voci di corridoio, però, un nuovo aggiornamento dell’app permette di nascondere in automatico i tweet con contenuti sensibili, con hate speech, o in risposta ad account che propongono materiale non adatto a un pubblico generico.

Week in social: tra intelligenze artificiali e video live

La piattaforma social ha inoltre annunciato che non permetterà più la creazione di nuovi account a chi era già stato bannato una volta, grazie alle informazioni di contatto (mail e numero di telefono) e indirizzo IP nei casi più gravi, come il cyber bullismo.

LEGGI ANCHE: Twitter rende la rete più sicura: no ai fake account e ai tweet abusivi

Pinterest

Il nuovo strumento Lens di Pinterest permette di identificare oggetti all’interno di una fotografia, offrendo poi risultati simili. Intelligenza artificiale a favore dell’eCommerce, grazie alla quale potremo finalmente trovare quel paio di scarpe che ci piace tanto ma di cui non conosciamo il modello.

Week in social: tra intelligenze artificiali e video live

Facebook

Facebook ha potenziato lo strumento Safety Check, implementando una zona di community, nella quale poter chiedere aiuto agli amici nelle vicinanze.

Week in social: tra intelligenze artificiali e video live

Gli utenti possono offrire qualsiasi cosa: dal cibo a un posto letto, un passaggio o altro ancora. Tutto sarà suddiviso per categoria e prossimità geografica, così da rendere semplice offrire aiuto e richiederlo, in momenti di crisi.

Instagram

Instagram sta testando la possibilità di caricare più immagini contemporaneamente nella propria gallery.

Questa nuova feauture permetterebbe di creare degli slideshow, dei caroselli di immagini, permettendoci di offrire storie composte da più fotografie.

WhatsApp

WhatsApp sta per aggiungere il Live Location Tracking, ossia la possibilità per tutti i tuoi contatti di sapere quando sei nelle loro vicinanze.

Nella logica strategica della casa madre Facebook, il Live Location Tracking dovrebbe permetterci di coltivare i nostri rapporti offline, approfittando della tecnologia per sapere quando siamo vicini ai nostri amici, così da poterli salutare o prenderci un caffè americano annacquato.

Glossario digitale 50 acronimi del Web Marketing che devi conoscere

Glossario digitale: 50 acronimi del Web Marketing che devi conoscere

Come non ricordare quelle email scritte da colleghi, clienti o fornitori che lette ad alta voce sembrano provenire da un altro pianeta?

“FYI: CTR è TOP, mandami ASAP per DM, KPI e ROI. THX!”

Molti di voi avranno capito cosa significa questa frase, altri invece staranno già googlando

Fermi tutti! Vi risparmiamo la ricerca: ho raccolto per voi i più comuni 50 acronimi del Web Marketing, rigorosamente in ordine alfabetico.

Tutti gli acronimi che devi conoscere

AIDA: Attention Interest Desire Action
È un modello teorico di strategia di vendita costituto da quattro fasi: l’attenzione, l’interesse, il desiderio e l’azione.

API: Application Program Interface
Interfaccia per la programmazione di un’applicazione.

ASP: Application Service Provider
Fornitore di servizi relativi ad applicazioni informatiche.

B2B: Business to Business
Indica le relazioni commerciali fra imprese. Da azienda a azienda.

Glossario digitale 50 acronimi del Web Marketing che devi conoscere

B2C: Business to Consumer
Indica le relazioni commerciali fra impresa e consumatore. Da azienda a privati.

BR: Bounce Rate
È la frequenza di rimbalzo dai siti web. Un rimbalzo avviene quando un utente abbandona il sito dopo aver preso visione di una pagina entro pochi secondi.

CAC: Customer Acquisition Cost
È il costo di acquisizione di un nuovo cliente.

CLV: Customer Lifetime Value
Sinonimo di LTV.

CMS: Content Management System
È un sistema di gestione dei contenuti di siti web. Fra i CMS più diffusi ci sono WordPress, Joomla! e Drupal.

CoCA: Cost of Customer Acquisition
Sinionimo di CAC.

CPA: Cost per Action
È un indicatore usato per identificare il costo di una determinata azione svolta da un utente.

CPC: Cost per Clic
È il prezzo pagato per ogni singolo clic.

CR: Conversion Rate
Si verifica una conversione nel momento in cui un utente intraprende un’azione che hai definito come importante per la tua attività, ad esempio un acquisto online o una chiamata da cellulare alla tua azienda. Ad esempio, se registrassi 8 conversioni per 100 clic, il tasso di conversione sarebbe del 8%, perché 8 ÷ 100 = 8%.

CRM: Customer Relationship Management
Tratta la gestione dei rapporti con il cliente ovvero il concetto di fidelizzazione del cliente.

CSS: Cascading stylesheet
È un linguaggio per specificare come i documenti sono presentati all’utente. CSS gestisce il design e la presentazione delle pagine web e lavora in combinazione con l’HTML.

CTA: Call to Action
Si tratta di un invito all’azione rivolto al pubblico. Per esempio “visita il sito” oppure “scarica qui”.

CTR: Clickthrough Rate
Un rapporto che indica la frequenza con cui le persone che vedono pubblicità online fanno clic su di essa.

DM: Direct Message
Messaggio diretto in forma privata che viene inviata ad un utente. Per esempio su Twitter o su Instagram.

DNS: Domain Name Server
Il DNS è un grande archivio gerarchico e distribuito in cui ci sono le corrispondenze tra i domini e gli indirizzi IP. Questo evita di dover digitare gli indirizzi IP quando si vuole visitare un sito.

FB: Facebook
Ok conoscete Facebook, allora non ve lo diciamo che è un Social Network. 😉

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50 acronimi del Web Marketing che devi conoscere: FB

FF: Follow Friday (#ff)
È una pratica abbastanza in uso su Twitter e Instagram per suggerire ai propri Follower uno o più account che potrebbero seguire.

GA: Google Analytics
Google Analytics è una piattaforma di Google che consente di analizzare delle statistiche sui visitatori di un sito web.

G+: Google Plus
Il social Network di Google. Esatto, Google+ esiste ancora! 😉

HTML: Hyper Text Markup Language
È un linguaggio di codifica ipertestuale usato per creare contenuti destinati al web.

IP Address: Internet Protocol Address
Si tratta di un indirizzo numerico che viene assegnato ai dispositivi connessi a Internet.

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KPI: Key Performance Indicator
Un indicatore chiave di prestazione è un indice che monitora l’andamento di un processo aziendale.

LTV: Lifetime Value
Il Customer Lifetime Value è il valore attuale netto dei flussi di cassa generati da un cliente lungo tutta la sua “relazione” con l’azienda.

PR: PageRank
Valore che Google attribuisce ad ogni pagina web, più il valore è alto e più la pagina sale di posizione nelle ricerche.

PV: Page View
Il numero delle pagine consultate in un sito, nell’arco di un periodo di tempo determinato.

QR Code: Quick Response Barcode
È un codice a barre bidimensionale. Memorizza informazioni generalmente destinate a essere lette tramite uno smartphone. Per esempio per aprire una Landing-Page o una App.

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50 acronimi del Web Marketing che devi conoscere: ROI

ROI: Return on Investment
Tradotto in italiano significa “il ritorno sugli investimenti”. Indica il profitto realizzato rispetto alla spesa sostenuta per essi.

SEA: Search Engine Advertising
Il termine SEA identifica l’attività di pubblicazione e gestione di annunci pubblicitari a pagamento all’interno dei motori di ricerca.

SEM: Search Engine Marketing
Indica l’insieme delle attività di web marketing svolte per incrementare la visibilità e la rintracciabilità di un sito web attraverso i motori di ricerca.

SEO: Search Engine Optimization
Con il termine ottimizzazione dei motori di ricerca si intendono quelle attività volte a migliorare il posizionamento del sito nella ricerca organica.

SERP: Search Engine Results Page
È la pagina dei risultati di un  motore di ricerca, è oggetto di notevole competizione a causa della visibilità che le prime posizioni garantiscono ad un sito.

SMM: Social Media Marketing
Comprende tutte le delle attività di marketing, di promozione e di vendita realizzate attraverso social network, blog e forum.

UGC: User Generated Content
Si tratta dei contenuti realizzati dai follower di un’azienda e non dei contenuti realizzati dall’impresa stessa.

UI: User Interface
L’interfaccia utente è l’insieme di strumenti che consentono la navigazione nel sito.

UV: Unique Visitor
I visitatori unici sono il numero complessivo di utenti che hanno visitato un certo sito in un determinato intervallo temporale.

URL: Uniform Resource Locator
Ovvero l’indirizzo di una risorsa in internet. Per esempio l’indirizzo della sezione Business di Ninja Marketing è http://www.ninjamarketing.it/category/business

WOM: Word of Mouth
È il passaparola, ovvero il consiglio o suggerimento di un consumatore a un altro in merito a un certo prodotto o servizio.

Glossario digitale 50 acronimi del Web Marketing che devi conoscere

50 acronimi del Web Marketing che devi conoscere: WOM

Gli acronimi del Web Marketing più diffusi nella comunicazione scritta

ASAP: as soon as possible
Al/il prima possibile

BRB: Be right back
Torno subito

F2F: Face to face
Faccia a faccia, di persona

FYI: For your information
A titolo informativo, per tua informazione

ICYMI: In case you missed it
In caso te la fossi persa

IOW: In other words
In altre parole

Glossario digitale 50 acronimi del Web Marketing che devi conoscere

NP: no problem
Nessun problema

THX: Thanks
Grazie

TTYL: Talk to you later
Ci sentiamo dopo

La lista sarebbe ancora lunga, di certo non basterebbe un solo articolo.

Ora passo la parola, o meglio dire l’acronimo, a voi: quali acronimi non avete trovato in questo glossario? Quali usate regolarmente?

MTFBWY! 😉 

Social Media trend

Brand e Social Media, una relazione importante anche nel 2017

Inutile nasconderlo, fare comunicazione attraverso i social media è da qualche anno – e rimarrà tale anche per il 2017 – uno dei modi più efficaci e immediati per raggiungere il proprio target di riferimento.

Tutto perfetto se non avessimo tralasciato una cosa fondamentale: il contenuto, cioè cosa dire al nostro pubblico, a un’audience che per il 2017 chiede contenuti di qualità, non solo per come vengono formulati, ma soprattutto per l’utilità che possiedono.

Contenuti in grado di attirare l’attenzione e che forniscano informazioni interessanti e risposte che l’utente sta realmente cercando, sono sicuramente la via principale per fare centro.

Qualità, rilevanza e coinvolgimento i tre aspetti fondamentali che il messaggio deve avere per portare valore aggiunto al target di riferimento per il brand.

Scegli il target e instaura un dialogo per colpire al cuore il tuo pubblico

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Sapere a chi stiamo parlando è fondamentale per stabilire il messaggio da veicolare, il linguaggio e le piattaforme con le quali veicolarlo. Ecco perché un piano di comunicazione, anche in ambito Social Media, deve partire dalla selezione del target al quale il nostro brand vuole comunicare. Al bando un target generalizzato e poco selezionato, i nuovi strumenti e l’analisi dei big data rendono possibile la selezione di un pubblico sempre più in linea e caratterizzato, grazie alla possibilità di conoscere comportamenti d’acquisto o interessi che possano formare dei micro segmenti di audience a cui possiamo mostrarci con offerte mirate, per essere “la risposta giusta al momento giusto”.

E per capire se riusciamo a raggiungere il nostro obiettivo è necessario che il team aziendale dedicato alla comunicazione, Social Media compresi, sia in grado di analizzare le metriche riguardo interazioni ed engagement. Ovviamente le interazioni cresceranno al crescere dell’efficacia del canale da noi scelto per comunicare, non importa essere presente su ogni Social Media, quello che conta veramente è scegliere il canale migliore per raggiungere il nostro pubblico e su questi presentarsi con un profilo adeguato ed aggiornato: nulla dev’essere lasciato al caso!

Parliamo di canali social e non di canale perché gli utenti nel 2017 saranno sempre più connessi al mondo della rete e del web, da più dispositivi e con diversi social anche dipendenti dal momento della giornata in cui si va a colpire il target, trasformando i social media da meri canali di svago, in strumenti attraverso i quali il cliente richiede informazioni (e pretende delle risposte), o ricerca le opinioni di altri utenti che, come lui, stanno optando per quel prodotto.

Le conseguenze? Drammatiche se non si cura la propria posizione online e non si risponde in modo tempestivo al customer care. Ottime se si dimostra di essere “sul pezzo” tanto che in un attimo il passaparola e le recensioni positive renderanno il brand un vero e proprio top of mind.

Riassumendo: se vogliamo individuare davvero il nostro target di riferimento è importante che impariamo ad ascoltare. Il nostro utente ci comunica ciò che sta cercando sulla nostra pagina Facebook o sul nostro sito internet ed è importante che, una volta carpita la necessità, la nostra comunicazione e l’organizzazione delle nostre informazioni sul web sia improntata a rispondere alle domande che l’audience ci fa in modo chiaro e diretto costruendo un contenuto che si dimostri efficace ed utile, ma di questo parleremo nel paragrafo successivo.

LEGGI ANCHE: Clienti delusi? Ecco come fidelizzarli grazie ai social media

Scrivere contenuti dal valore aggiunto: la richiesta dell’audience per il 2017

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Basta con milioni di informazioni confusionarie e martellanti che rendono difficile al pubblico trovare quello che cerca, è ora di scrivere contenuti utili, chiari, che vadano diretti al punto. Riempire il web e i social con parole e informazioni che non interessano alla maggior parte del nostro pubblico rischia di sortire l’effetto contrario: unlikes e abbandono delle pagine.

Le linee guida per il 2017 sono:

  1. Scegli la tua comunicazione e applicala a tutti i tuoi canali. Nella strategia integrata di contenuti e messaggi, tieni una linea comunicativa ed adattala ai diversi canali online ed offline, social media compresi
  2. Fai una prova. Una volta scelti i canali e il messaggio, testalo, prova l’efficacia della campagna o della comunicazione. Se non ottieni i risultati sperati, cambia!
  3. Long Tail Strategy. Niente più messaggi generici, spazio a contenuti specifici in grado di soddisfare le richieste dell’utente, sempre molto precise
  4. Un’immagine o un video valgono più di mille parole. È ormai provato che inserire una bella immagine o un video all’interno di un post o di un messaggio attira di più l’attenzione che un testo, anche se ben scritto; ecco perché è importante pensare anche alla comunicazione visiva quando si tratta di parlare al target che abbiamo selezionato

Social media, trend in crescita anche per il 2017

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Il 2016 ha registrato una crescita eccezionale per il web e il mondo social media, con più della metà della popolazione mondiale connessa e per il 2017 le previsioni non registrano cali.

Uno è il dato davvero rilevante: la maggior parte delle connessioni avvengono tramite dispositivi mobili, che generano anche il più alto tasso di traffico online. Il significato? Studiare strategie di comunicazione improntate sul mobile è la strada vincente per entrare nel cuore e nelle abitudini del consumatore.

Secondo le statistiche, infatti, gli utenti connessi ad internet a livello mondiale rappresentano il 50% della popolazione e di questi il 46% lo fa da mobile. Ciò vuol dire che gli accessi desktop stanno diminuendo sempre di più per lasciare spazio alla consultazione dei social media e dei motori di ricerca attraverso smartphone e tablet.

In particolare due sono le osservazioni che devono farci riflettere: innanzitutto i social media si sono convertiti in veri e propri motori di ricerca e quindi rappresentano il luogo ideale dove intercettare i consumatori con lo scopo di aumentare interazioni, interesse e vendite; secondo, l’emergere del Dark Social, ossia tutto il dialogo che vede protagonisti i brand, ma non direttamente sui loro canali. Blog e forum sono pieni zeppi di opinioni ed emozioni di chi ha già acquistato i prodotti: un canale non nostro, ma da monitorare come se fosse tale.

Il 2017 è appena iniziato, ma c’è molto da fare per i brand che vogliono sfruttare al meglio i social media e la comunicazione online, buon lavoro team di comunicatori e che la forza sia con voi!

Piccola guida all’utilizzo degli hashtag

Essenziali su Twitter, inevitabili su Instagram, sempre più popolari su Facebook, gli hashtag rappresentano uno strumento indispensabile per un utilizzo ottimale dei social media. Ma siete certi di saperli utilizzare in maniera corretta?

Se la vostra campagna social non dà i risultati sperati provate a seguire alcuni semplici consigli per sfruttare al meglio questo importantissimo strumento.

Non utilizzare solo hashtag generici o popolari

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Seguire la marea non è sempre una buona idea. Sì perché anche se utilizzare keyword molto popolari darà un certo tono al vostro post, noterete ben presto che si tratta soltanto di una scelta di comodo che non porta ai risultati sperati.

Hashtag generici come ad esempio #love o #beautiful utilizzati migliaia di volte vi regaleranno qualche like disinteressato in più ma non quelli di potenziali clienti per il vostro business. Meglio piuttosto cercare parole chiave specifiche, mirate al proprio target di consumatori, tarate in base al contesto del post e al proprio ambito produttivo.

Usare tool di ricerca

Un errore molto comune consiste nel non investire tempo per una ricerca mirata degli hashtag da utilizzare. Se ne avete già trovato uno che faccia al caso vostro provate, prima di usarlo, a digitarlo su Twitter o Instagram per vedere che tipo di risultati è in grado di generare.

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Se non avete idea di come procedere con la ricerca, ecco un paio tool utili per il monitoraggio degli hashtag:
Ritetag è un’app disponibile anche come estensione per browser che permette di monitorare i trend su Twitter. Basta inserire l’hashtag utilizzato o da utilizzare per avere un quadro generale delle sue performance e di quelli ad esso correlati. Per risparmiare tempo twittate @ritetagAPI #IlTuoHashtag stats e riceverete in pochi secondi un tweet con le relative statistiche.
Tagboard permette di avere una visione globale e più ordinata degli hashtag e dei post che li contengono e soprattutto permette di selezionare ogni singolo canale social per un monitoraggio più accurato.

Testare nuove keyword

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Uscite dalla comfort zone e sperimentate. Usare i propri cavalli di battaglia è utile ed efficace ma optare per nuove risorse non può che aprire a nuove opportunità di engagement. Nel mondo dei social media tutto si evolve velocemente e quasi nulla ristagna, perciò non dimenticate di dare una rinfrescata alle vostre campagne social aggiornando anche gli hashtag di tanto in tanto.

Tenere traccia degli hashtag utilizzati

Molti brand usano gli hashtag per monitorare le attività delle proprie campagne social e poterne analizzare i risultati nel tempo. Prendete l’abitudine di tracciare i vostri hashtag: vi sarà utile per valutare l’andamento delle attività sui social e misurare, quindi, i miglioramenti (o peggioramenti) del vostro business.

Cercare di non usarne troppi…

Less is more: una grande verità, ma non per tutti, visto che molti ancora non resistono all’idea di riempire i propri post con decine e decine di cancelletti. Non esistono regole su quanti utilizzarne ma sarebbe meglio non avere più di 3 hashtag all’interno del testo del proprio post per garantire almeno il 21% di engagement. Un numero maggiore, oltre a far scendere la percentuale sotto i 17 punti, renderebbe il messaggio visivamente più difficile alla fruizione.

…o peggio, nessuno

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Peggio di utilizzare troppi hashtag è non utilizzarne affatto. A meno che non siate il SMM di un brand globale con quantità incommensurabili di engagement organico, scegliere di non utilizzar nemmeno un hashtag nei propri tweet o post di Instagram sarebbe una scelta controproducente. Se c’è la necessità di far crescere il proprio brand nell’ambito social ogni piccolo gesto che aumenti la propria visibilità diventa importante, e in questo gli hashtag giocano un ruolo indispensabile.

Non dimenticate ciò che gli hashtag rappresentano primordialmente, ossia uno strumento di ricerca, la colla che tiene unite idee e conversazioni. Controllate che l’hashtag scelto sia semplice e facilmente memorizzabile e che non si sovrapponga ad un’altra campagna, o che non sia simile a quello usato da altri brand.

Studio, ricerca e misurazione sono passi essenziali prima della scelta di quello che rappresenterà il vostro brand nella prossima campagna social.

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Instagram Stories vs Snapchat Stories: chi vince per ora?

Tempo di bilanci. Sono passati ormai più di sei mesi dal lancio di Instagram Stories, il formato creato a immagine e somiglianza di quello di Snapchat. 

Fin dall’inizio è apparsa evidente a tutti la netta “analogia” tra i due. D’altra parte, anche Kevin Systrom – CEO di Instagram –  non ha mai fatto mistero del ruolo fondamentale che le Storie di Snapchat hanno avuto nell’introduzione di immagini e video temporanei sul suo social. A Snapchat vanno tutti i crediti per aver inventato un formato che sembra davvero adattabile – e replicabile – un po’ ovunque (vedi il recente annuncio di Facebook Stories, o l’esperimento social dell’app di dating Bumble).

Dallo scorso 2 agosto ad oggi, ci siamo abituati intanto ad una lunga serie di novità su Instagram Stories: boomerang, tag, link, video live, sticker, il roll-out degli ads – solo per citare i principali. E mentre il formato prende sempre più forma, il numero di utenti che lo utilizzano cresce ancora più in fretta. Al momento, per l’esattezza, si parla di 150 milioni di utenti al giorno. In pratica, lo stesso numero di utenti totali di Snapchat (attenzione – non delle Storie di Snapchat). 

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Instagram Stories sale, Snapchat Stories scende

È lecito allora chiedersi che impatto stia avendo (e avrà in futuro) Instagram Stories sull’ormai rivale Snapchat. Anche perché, mentre Instagram sforna numeri a ripetizione, per Snapchat non si hanno dati ufficiali sul numero di utenti dal giugno dello scorso anno – prima ancora dell’arrivo del rivale, quindi.

Un’interessante indagine recentemente condotta da TechCrunch non sembra lasciare molti dubbi però: Instagram Stories sta rubando terreno a Snapchat Stories, con ovvie conseguenze anche sull’utilizzo generale dei due social.

Secondo il gruppo di esperti di analitica, celebrity e influencer consultati dalla testata, emerge a chiare lettere un netto declino nell’uso di Snapchat. In generale, si parlerebbe addirittura di un calo tra il 15 e il 40% in termini di visualizzazioni, supportato dalle osservazioni della piattaforma di analytics per social video Delmondo.

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Fonte: Delmondo, su TechCrunch

Secondo la piattaforma di influencer marketing TheAmplify, inoltre, ci sarebbe una differenza del 28% tra l’open rate delle Storie Snapchat e quello delle Storie di Instagram. 

Tutti pazzi per Instagram Stories

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Sì, decisamente. Non sono solo gli “utenti comuni” a condividere frammenti della propria giornata con questo formato, ma anche influencer e aziende che hanno intuito l’importanza di questo strumento come leva di social media marketing. 

D’altra parte, in Italia Snapchat non è mai stato popolarissimo, se non tra i giovanissimi. Non proprio intuitivo, meno immediato di Instagram, talvolta visto con diffidenza. Sicuramente non amato da tutti. Ma sulla scia di alcuni personaggi noti e grandi brand molto abili e popolari sul social negli Stati Uniti, negli ultimi tempi molti influencer e blogger avevano iniziato a cimentarsi – chi più, chi meno – anche con il fantasmino giallo.

Mentre sugli altri social si diffondevano sempre più i primi Ve lo racconto su Snapchat, ecco poi la bomba. Instagram Stories. Cioè, praticamente le storie di Snapchat, ma su Instagram. E allora, visto che tutti erano già (felicemente) su Instagram, perché costringersi con fatica a migrare altrove?

Come conferma Mike Albanese nel report di TechCrunch, “Gli influencer che ancora non si erano costruiti una audience su Snapchat hanno tendenzialmente abbandonato la piattaforma, perché era molto più semplice per loro raggiungere più persone attraverso la loro audience già esistente su Instagram”

Di conseguenza, molti brand hanno fatto altrettanto – soprattutto quelli che ancora non erano presenti su Snapchat e si stavano interrogando su come integrare questo social nelle loro strategie di marketing.

Uno scenario, questo, che appare oggi perfettamente in linea con quanto era accaduto ad esempio con Nike, già durante il primo giorno di vita delle Storie di Instagram: con il nuovo formato il brand aveva raggiunto 800 mila views in sole 24 ore. Il massimo che aveva ottenuto su Snapchat, fino ad allora, erano 66 mila views. 

E Snapchat?

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Da parte di Snapchat non ci sono molti commenti al riguardo, né aggiornamenti sull’andamento degli ultimi mesi. Nel frattempo, però, il focus sembra essersi spostato sul fronte hardware, con la creazione di Snap Inc. e il lancio di prodotti come gli Spectacles, gli occhiali smart con cui realizzare brevi video.

Allo stesso tempo, però, sul fronte delle Storie è arrivato nel mese di ottobre un aggiornamento che non ha convinto particolarmente, e che per molti sembra essere quasi controproducente nella sfida con Instagram. Gli utenti non vedono più l’avanzamento automatico delle Storie delle persone che seguono, ma devono ora selezionare manualmente quelle che vogliono visualizzare.

Dal punto di vista degli utenti, per alcuni aspetti potrebbe essere meglio: si può scegliere cosa vedere e cosa no, senza l’invasione di contenuti che non ci interessano particolarmente. Dal punto di vista dei brand e di chi utilizza la piattaforma anche per motivi professionali e di marketing, però, è chiaro che questo cambiamento possa giocare a sfavore.

Mentre Instagram punta sullo scorrimento automatico delle Storie, e sul loro suggerimento anche nel tab Esplora, Snapchat sembra andare nella direzione opposta.

Tuttavia, uno studio a cura di Business Insider mostra un dato molto interessante, che non andrebbe sottovalutato soprattutto in ottica di marketing: la reach è spesso maggiore su Instagram Stories, ma la retention – cioè il tempo di permanenza degli utenti sul contenuto – è maggiore su Snapchat. Significa che la scelta di Snapchat di dare maggiore autonomia agli utenti nella selezione dei contenuti si sta rivelando vincente?

Nonostante il vantaggio di Instagram, per ora gli scenari rimangono aperti. 

Digital Entrepreneur: nel libro di Emanuela Zaccone tutti i principi, le pratiche e le competenze per la tua Startup

La parola startup è diventata negli ultimi anni una vera e propria buzzword, che sta scatenando dibattiti e ampio interesse. Al tempo stesso, si tratta di una keyword a forte rischio banalizzazione: basta guardare rapidamente LinkedIn e altre piattaforme professionali per leggere tag come “CEO presso Me Stesso”, oppure Head of something di aziende composte da 1,2, massimo 3 persone. Ciò genera incomprensioni, come la percezione che “imprenditore” e “freelancer” siano termini sinonimi tra loro.

Cosa significa nel concreto essere un imprenditore digitale, oggi? Risponde bene alla domanda “Digital Entrepreneur. Principi, Pratiche e Competenze per la Propria Startup”, scritto da Emanuela Zaccone per la collana “Professioni Digitali” di FrancoAngeli. Conosciamo bene Emanuela non solo come imprenditrice co-founder di TOK.tv, ma anche nelle vesti di Docente nei corsi e nei master della Ninja Academy (come il Master Online in Social Media Marketing in partenza a Marzo 2017).

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“[…] è diminuito il rischio stesso del fare impresa: creare un prodotto in ambito digitale – sia esso una piattaforma online o un’applicazione mobile – ha costi di realizzazione nettamente più bassi di quelli necessari a creare per esempio oggetti fisici.”

La citazione a inizio libro spiega bene il perché dell’opera: siamo (o possiamo comunque diventare) tutti digital entrepreneur. Ma, a proposito, chi è un digital entrepreneur? Anche in questo caso il libro è illuminante:

“Un imprenditore che trova nel digitale lo strumento e al tempo stesso il mercato per il proprio business.”

Il panorama italiano delle startup sta crescendo rapidamente, per merito anche del crescente numero di luoghi (coworking, incubatori, etc.) dove potere fare innovazione d’impresa. Anche per questa ragione, il libro di Emanuela Zaccone è prezioso.

5 domande a cui risponde “Digital Entrepreneur”

I dubbi del digital entrepreneur sono sempre tanti; spesso, molto complessi e non facilmente risolvibili. Ecco 5 di questi che trovano risposta nel libro di Emanuela:

  1. Quale è l’ecosistema in cui effettivamente opera l’imprenditore digitale?
  2. Come si organizza il team di lavoro di una startup, e in che modo la condivisione crea valore?
  3. Come e dove cercare i capitali, anche attraverso i media digitali e il crowd?
  4. Cosa insegna il fallimento al digital entrepreneur, in che modo ne rinforza l’esperienza e le competenze?
  5. Come si applicano con successo a) il personal branding alla promozione delle proprie competenze e b) lo storytelling e le tecniche di comunicazione narrativa al racconto del proprio progetto?

5 miti sfatati in “Digital Entrepreneur”

Come scritto all’inizio dell’articolo, il tema dell’imprenditore digitale sta “piacendo” molto, dando anche luogo a falsi miti. Eccone cinque, sfatati all’interno dell’opera:

  1. “Studiare non serve, basta avere l’idea giusta”
  2. “Se si ha l’idea giusta si sfonda subito e alla grande”
  3. “Se hai già un lavoro tienitelo stretto anche se crei una startup”
  4. “I veri imprenditori fanno tutto da soli (e non raccontano le loro idee a nessuno)”
  5. “I migliori imprenditori non falliscono mai”

Per salutarci, una chicca finale…

“Digital Entrepreneur. Principi, Pratiche e Competenze per la Propria Startup” è dunque un libro adatto a tutti coloro che hanno voglia di fare, cambiare, innovare, indipendentemente dall’eta, il lavoro svolto e il settore di appartenenza. Perché digital entrepreneur, in fondo, lo siamo un po’ tutti.

Concludiamo con una bella e illuminante intervista di Emanuela Zaccone #nientepopòdimenoche a Klaus Schwab, fondatore del World Economic Forum e autore de “La Quarta Rivoluzione Industriale”. Enjoy!

native advertising video outstream

Native Advertising: il futuro è nel formato video outstream

Nel 2015 il mercato della pubblicità interattiva in Europa valeva 36,4 miliardi di euro; per il 2016 la crescita era del +30% rispetto all’anno precedente.

In campo pubblicitario, è cresciuto l’interesse verso il segmento video perché è al centro dell’esperienza digitale degli utenti: in Europa ha raggiunto un valore di oltre 2,3 miliardi di euro.

video outstream

Come mai tanto interesse per i video? Il motivo è presto detto, secondo Carlo Noseda, Presidente IAB Italia:

“Il formato video è in grado di arrivare ai consumatori con una potenza evocativa e una capacità di coinvolgimento emotivo senza precedenti”.

Chiaro no? Tenendo ben presente questa definizione, vediamo insieme la novità nel mondo pubblicitario: il formato video outstream.

LEGGI ANCHE: 5 falsi miti da sfatare sulla metrica della Viewability

Video oustream: che cos’é?

Le opinioni sono ancora piuttosto discordanti e non si è ancora arrivati una definizione univoca di video outstream, ma il team di AppNexus ci prova definendolo così:

“Un video outstream, comunemente chiamato anche in-read o native video, è una nuova tipologia di video advertising che si riproduce automaticamente in un grande formato ogni volta che un utente naviga in un contenuto testuale (come un articolo), anche se l’editore non ha dei propri contenuti video da offrire all’interno del sito. È definito outstream perché il video pubblicitario esiste al di fuori dei contenuti video – definiti instream video content — in cui la pubblicità è presente prima (pre-roll), durante (mid-roll), o dopo (post-roll) il contenuto video dell’editore”.

outstream video ads

Credits: mov.ad

Quali novità comporta?

Le novità riguardano non solo il come il video viene mostrato agli utenti, ma cambiano anche le modalità di acquisto dello spazio pubblicitario.

Fino a poco tempo fa per pubblicare un video pubblicitario, era indispensabile inserirlo all’interno di un altro contenuto video, non pubblicitario, così da poter sfruttare il lettore video di quel contenuto.

native video outstream

Per gli editori non in possesso di contenuti video propri questo significa avere una fonte di reddito in meno perché non avendo contenuti video propri, non possono vendere gli spazi pubblicitari.

Gli inserzionisti invece si sono limitati alla realizzazione di campagne pubblicitarie, agendo all’interno di piattaforme video come YouTube.

Secondo Bertrand Quesada, CEO di Teads, la natura meno invasiva del formato, dettata dalla possibilità di poter scrollare la pagina e interromperne la fruizione, e la possibilità di espansione della reach, rendono questo formato prezioso e molto interessante come nuova fonte di reddito.

Perché utilizzare il formato video outstream nelle campagne di advertising?

I video outstream possono essere fonte di guadagno per tutti gli editori; come già detto sopra, non avendo bisogno di ospitare contenuti video all’interno del proprio sito per vendere spazi pubblicitari, lo si può ospitare all’interno del contenuto testuale o negli angoli della pagina web.

Gli inserzionisti invece possono contare su una maggiore portata di visibilità: nei video instream l’utilizzo indispensabile di un lettore video a cui appoggiarsi, pone di fatto un limite al numero di visualizzazioni possibili, con i video oustream il vincolo viene superato.

Possono non preoccuparsi se un video viene effettivamente visto oppure no, perché sono impostati per riprodursi solamente quando sono al 100% in-view. Se l’utente fa scrollare la pagina, l’inserzione andrà in pausa fino a quando non tornerà indietro.

Credits: Motomedia.nl

Credits: Motomedia.nl

Viene meno anche il problema delle frodi in campo pubblicitario: il formato outstream si riproduce solamente attraverso un’azione dell’utente non falsabile attraverso l’utilizzo dei bot. Last but non least, gli inserzionisti pagheranno solamente quando i loro video saranno visibili per una certa quantità di tempo prestabilita.

Le criticità tecniche da superare per il formato outstream video

Essendo il fenomeno nuovo, ci sono ancora una serie di criticità da superare. Innanzitutto, la scarsa reperibilità del prodotto sul mercato: troppe poche piattaforme offrono questo nuovo tipo di formato.

In secondo luogo, nuovo formato significa anche nuove metriche: il ROI risulta ancora difficile da tracciare perché le piattaforme non sono ancora attrezzate con strumenti d’analisi adatti.

Inoltre, non tutti i lettori offrono al loro interno l’opzione del suono, e spesso è proprio la caratteristica ricercata dai brand per creare engagement con il proprio target.

Le best practice sono ancora sconosciute, ma ci auguriamo che il 2017 possa essere un anno ricco di esperimenti.

8 step da seguire per creare la tua strategia di Content Marketing

Sia che tu sia alle prime armi, o che ti sia già cimentato con il Content Marketing una cosa è certa: hai bisogno di una solida strategia se vuoi ottenere risultati tangibili.

Non esiste una ricetta standard per  una buona strategia di Content Marketing. Così abbiamo deciso di saccheggiare il web per riuscire a offrirti una panoramica quanto più pratica e completa possibile in otto step.

1) Definisci l’obiettivo della tua strategia di Content Marketing

Il primo passo per ogni strategia che si rispetti è avere chiaro l’esito finale che vogliamo raggiungere.
Può essere utile seguire un processo ad imbuto che ti aiuti ad inquadrare come i tuoi obiettivi a livello di contenuti si inseriscano nella più ampia business strategy.

strategia di content marketing

Per questo potrebbe esserti utile farti alcune domande:

  • Quali sono gli obiettivi del mio business?
  • Come posso raggiungerli attraverso il mio piano di marketing?
  • Quali sono gli specifici obiettivi del mio piano di marketing che vorrei soddisfare attraverso il Content Marketing?

Una volta risposto a queste domande dovresti avere maggiore chiarezza sui possibili obiettivi della tua strategia di Content Marketing.

In genere si ricorre ad una strategia basata sui contenuti per raggiungere questi obiettivi:

  • Sviluppare brand awareness
  • Guidare traffico al tuo sito
  • Guidare i lettori ad una pagina di lead generation
  • Iscriversi o richiedere una “prova” del tuo prodotto o servizio

Quando redigerai la tua specifica strategia assicurati che ognuno dei tuoi obiettivi sia SMART – ovvero Specifico, Misurabile, Achievable, Result-oriented e Time Bound- e ricorda: solo un obiettivo SMART può essere considerato un obiettivo strategico.

2) Conosci il tuo target per creare la strategia di Content Marketing ideale

strategia di content marketing

Per sviluppare un piano di successo hai bisogno di conoscere a fondo il tuo target.
Solo conoscendo il tuo pubblico potrai offrirgli contenuti rilevanti e interessanti.

Alcune domande a cui dovrai trovare risposta includono:

  • Chi sono le persone a cui mi voglio rivolgere (socio-demo, attitudini, abitudini di consumo?)
  • Quali sono le cose che piacciono e che non piacciono al mio pubblico?
  • Che tipo di contenuti condividono online (formato, tono di voce, lunghezza)?
  • Dove spende il proprio tempo libero il mio pubblico (social network, blog, forum, ecc..)?

Essenziale è quindi che tu conduca ricerche di mercato per capire a chi rivolgerti e quali contenuti e formati privilegiare.

Online sono reperibili diversi spunti che ti possono aiutare a identificare il tuo target. Il metodo forse più famoso ad oggi è la costruzione delle personas.

3) Fai un audit dei contenuti esistenti

Anche se non hai ancora sviluppato una vera e propria strategia di Content Marketing, se sei online o comunichi in qualche modo, è molto probabile che tu abbia già prodotto dei contenuti.

Ora è il momento di fare una sorta di check-up di ciò che hai già condiviso, passando in rassegna tutto quello che la tua azienda sta attualmente comunicando ed effettuando una prima valutazione di come i tuoi contenuti si allineano alla strategia che hai appena definito.

Check-up

 

4) Utilizza un Sistema di Content Management

Fatti aiutare dalla tecnologia per razionalizzare i tuoi contenuti e cerca un sistema di Content Management (come ad esempio WordPress o Hubspot) che faccia per te e ti aiuti a creare, pubblicare e analizzare i tuoi contenuti.

Sistema di content management

5) Fai brainstorming con l’aiuto dei tool

In questo la tecnologia ci fornisce un valido aiuto. Ecco alcuni tool che vale la pena prendere in considerazione in questa fase:

  • What To Write: questo strumento ti farà delle domande per aiutarti nel brainstorming e una volta che avrai risposto alle domande ti consiglierà argomenti da trattare nel tuo blog.
  • Feedly: utile per restare al corrente di argomenti di tendenza nel tuo settore e allo stesso tempo trovare ispirazione per contenuti interessanti.
  • Buzzsumo: tiene conto del numero di condivisioni sui social media per capire se un certo contenuto è popolare e apprezzato, quindi vi aiuterà a capire quali tipi di contenuti potrebbero avere un buon riscontro social
  • Content Forest: ha un paio di free tools come KeywordKiwi e ContentIdeator. Questi strumenti sono utili per scovare i contenuti popolari pubblicati dai tuoi concorrenti, parole efficaci da utilizzare nei vostri post così come spunti per i temi da trattare.
  • Altri strumenti utilissimi includono DrumUp, Quora, TrendSpottr.

6) Decidi quali tipi di contenuto vuoi creare

A seconda degli obiettivi che stai cercando di raggiungere alcuni strumenti potrebbero essere più adatti di altri.

Obiettivo: aumentare l’awareness

costruire un piano editoriale

In questo caso vorrai privilegiare contenuti che possano essere attraenti per molti. Scegli contenuti che illustrino le tue competenze, ma che possano essere comunque rilevanti per una ampia fetta di possibili clienti.

Contenuti utili includono:

  • Case studies e casi di successo dei tuoi clienti
  • Infografiche
  • Blog post su argomenti di interesse generale
  • Video su argomenti di interesse generale

Obiettivo: guidare traffico al tuo sito o ai tuoi canali social

content strategy

Se stai cercando di guidare users al tuo sito, privilegia contenuti semplici da trovare e che abbiano un legame forte con le tue aree di esperienza, ad esempio:

  • Blog post (accertandoti che siano ottimizzati SEO e vengano pubblicati con frequenza e regolarità)
  • Post su blog di settore famosi (in questo caso ricordati di includere un link al tuo sito/social media)
  • Newsletter

LEGGI ANCHE: Come studiare un piano di contenuti per il blog aziendale

Obiettivo: guidare i lettori a una pagina di lead generation

strategia di content marketing

In questo caso devi assolutamente essere in grado di fornire un servizio o contenuto che sia sufficientemente utile e dettagliato da convincere le persone a fornirti i propri dati personali in cambio.

Esempi di contenuto utile:

  • White paper, guide, toolkit, template
  • Podcast
  • Webinar
  • Video live (ad es: demo di prodotto)
  • Concorsi/contest

Obiettivo: iscriversi o richiedere una prova del tuo prodotto o servizio

creare un piano editoriale

Per aumentare le iscrizioni, il tuo contenuto deve essere in grado di illustrare i benefici del tuo specifico prodotto o servizio e allo stesso tempo fornire una call to action specifica, che incoraggi il tuo pubblico a iscriversi o a provare. In questo caso, il tuo contenuto dovrà essere personalizzato per la nicchia dei tuoi potenziali clienti.

Nel caso in cui invece il tuo servizio/prodotto sia indirizzato alla massa, allora cerca di creare un contenuto che le persone siano motivate a vedere e condividere (per avere un po’ di visibilità extra gratuita)

Le tipologie di contenuto utili in questo caso includono:

  • Demo di prodotto/servizio
  • Video tutorial sull’utilizzo del prodotto/servizio
  • Contenuti in pubblicazioni leader del tup settore

7) Organizza e pubblica i contenuti

Il tuo piano di marketing non si può certo fermare a una mera lista della spesa: è arrivato il momento di organizzarne la realizzazione pratica.

Un piano editoriale ti aiuterà a tenere le attività sotto controllo e ad assicurarti di mantenere contenuti bilanciati per ogni tipologia di utente.

8 ) Misura i tuoi progressi

Nessuno meglio di te può riuscire – riguardando i tuoi obiettivi SMART– a stabilire le metriche più utili da tenere sott’occhio per verificare il lavoro svolto.

misurazione delle metriche per un piano editoriale

A titolo esemplificativo però ti riportiamo le quattro tipologie di KPI identificate dal Content Marketing Institute:

  1. Consumption metrics: “quante volte gli utenti online guardano, scaricano o ascoltano questo contenuto?” –> Numero di visite, numero di download, etc.
  2. Sharing metrics: “quanto spesso questo contenuto è condiviso e ricondiviso sui social network?” –> Numero di like, di condivisioni, engagement rate, etc.
  3. Lead generation metrics: “quanto spesso questo contenuto determina la conversione di un utente in lead?” –> Conversion rate, email subscription, etc.
  4. Sales metrics: “il contenuto è riuscito a generare un valore economico?” –> Impatto sulle vendite.

Ora che sai come fare, inizia a stabilire i tuoi obiettivi e a creare i contenuti per ottenere risultati misurabili. Buon lavoro!