Web Marketing, SEM e SEO: tutti gli ingredienti dell’Inbound Strategies

Ivano Di Biasi, Ivan Cutolo e Marco Maltraversi sono alcuni tra i protagonisti di Inbound Strategies, l’evento italiano dedicato all’Inbound Marketing. 

Il 10 e 11 marzo a Sesto San Giovanni (Milano), 28 professionisti del web e del marketing offriranno la propria esperienza per fornire gli elementi utili da spendere in modo pratico nel tuo lavoro.

Inbound Marketing, la ricetta degli esperti del settore

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Blogging, SEO, Social Media sono solo alcuni degli ambiti in cui oggi è necessario operare per intercettare il pubblico, convertire gli utenti in clienti e fidelizzarli. Le strategie multicanale sono oggi la parola chiave dell’Inbound Marketing, che punta a condivisione e viralità per massimizzare i propri risultati.

Proprio per questo, tra gli ospiti dell’Inbound Strategies incontreremo professionalità provenienti da ogni settore del Web Marketing:  porteranno la propria esperienza sul campo Flavia Imperatore, blogger di Misya, e Salvatore Aranzulla, una figura ormai mitica del web.

E ancora, Valentina Turchetti, Valentina Falcinelli, Veronica Gentili e molti altri per il Social Media Marketing.

Workshop ed esempi pratici: il condimento ideale dell’Inbound Strategies

inbound strategies evento inbound marketing milano

Inbound Marketing significa soprattutto esperienza e pratica. Per questo durante l’Inbound Strategies sono previsti ben 7 workshop al fianco di esperti del settore, per sperimentare e mettersi alla prova direttamente su casi pratici.

Tra questi, durante la prima giornata, per Inbound Marketing ed eCommerce, l’appuntamento sarà con Marco Volpe e Giovanni Fagherazzi, mentre per il lato Social Media, incontreremo Fabio Sutto e Marco Centenaro; la seconda giornata sarà dedicata a SEO Advanced, con Gaetano Romeo e Giuseppe Liguori, Copywriting, con Francesco Piersimoni e Antonella Apicella, e AdWords Advanced, con Matteo Bergamo e Riccardo Rodella.

Un evento da vivere con lo sconto riservato Ninja

inbound strategies

2 giorni, 29 relatori, 7 workshop. Inbound Strategies è l’occasione giusta per apprendere una metodologia di lavoro spendibile sul mercato e acquisire i mezzi per creare la tua strategia di inbound marketing.

E per tutti i lettori di Ninja Marketing un motivo in più per partecipare, grazie alla promozione dedicata ai Ninja, potrai usufruire di uno sconto del 25% inserendo il codice:  NINJA25.

Scopri di più sull’Inbound Strategies e non perdere l’occasione di scoprire i segreti di SEO e Social Media grazie ai consigli di tanti esperti del settore.

dieselgate fca volkswagen

Da FCA a Volkswagen i rischi di immagine per i brand coinvolti

L’agenzia per la protezione ambientale statunitense (EPA) ha accusato Fiat Chrysler (FCA) di aver inserito nei modelli Jeep Grand Cherokee e Ram 1500 un dispositivo di manipolazione delle emissioni che permette di superarne i limiti.

Fiat Chrysler

Si tratta della seconda casa automobilistica messa sotto i riflettori dall’agenzia americana per la presunta violazione della legge sulle emissioni e l’utilizzo di software per passare i test di laboratorio. Prima di FCA infatti, ricordiamo tutti il caso Volkswagen, che ha infine ammesso di aver utilizzato tali meccanismi e acconsentito di pagare una multa di 4,3 miliardi di dollari.

Non si tratta però delle prime accuse: è infatti da più di un anno che la diatriba tra Roma e Berlino sul caso emissioni va avanti, dopo che Deutsche Umwelthilfe, associazione ambientalista tedesca, aveva sostenuto di aver riscontrato delle anomalie nelle emissioni di alcuni modelli.

Dopo Volkswagen, maggiori controlli

L’EPA ha annunciato di aver scoperto il software presumibilmente illegale utilizzato da FCA, proprio grazie a dei test più avanzati condotti sui modelli diesel, progettati a seguito dello scandalo Volkswagen.

LEGGI ANCHE: Emissione impossibile: i problemi di Volkswagen con l’Epa

fca volkswagen scandalo emissioni

Durante questi controlli, sono stati scoperti otto meccanismi volti a cambiare le emissioni dei veicoli sotto alcune condizioni, di cui la casa italo-americana non aveva rivelato l’esistenza. Non tutti questi device sono illegali e nati per “barare” come quelli utilizzati dall’azienda tedesca, ma ancora non è chiaro il motivo per il quale non siano stati dichiarati subito.

LEGGI ANCHE: DieselGate e la brand reputation di Volkswagen

Il rischio più grosso per FCA: immagine e reputazione

Fiat Chrysler

In caso di uno scandalo come quello Volkswagen, i danni più elevati non sarebbero quelli connessi alle multe o al titolo in borsa (già in crollo), ma sarebbero legati al danno, difficilmente stimabile e quantificabile, che si potrebbe avere sul brand e sulla reputazione dell’azienda.

Una situazione complicata da gestire con attenzione, non solo data l’importanza che il mercato rivolge ai temi ambientali ma soprattutto per il fatto che scoperta la prima irregolarità da parte dell’azienda, questa difficilmente riuscirà a riguadagnare la fiducia dei propri clienti.

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19 tecnologie che la Generazione Z non conosce

Quando si parla di Generazione Z intendiamo tutti quei ragazzi e ragazze nati tra il 1995 fino e i primi anni 2000, abituati alla presenza, talvolta ingombrante, degli svariati dispositivi mobile, dagli smartphone ai tablet, ai notebook. Devi veri nativi digitali, dunque, probabilmente ignari che fino a poco più di dieci di anni fa, per una ricerca in rete, davanti all’enorme schermo del proprio pc e cercando di non inciampare nei cavi internet che percorrevano tutta la casa, bisognava sperare che la zia logorroica non dovesse telefonare proprio in quel momento e spettegolare sulla malcapitata di turno.

Ecco, forse questa cosa vi farà sentire improvvisamente vecchi, ma qualcuno si è preso la briga di elencare ben 19 tecnologie che, salvezza e delizia dei nostri pomeriggi adolescenziali, i nati dopo ’95 non conoscono affatto. Ad esempio?

LEGGI ANCHE: La generazione Z e il futuro del mondo Tech

Il telefono a gettoni

La famosa cabina telefonica dove Clark Kent correva per cambiarsi e trasformarsi in Superman: quando non era occupata da lui, veniva utilizzata dai comuni mortali per le telefonate urgenti, che potevano durare pochi secondi o parecchi minuti e si era sempre muniti di gettoni o delle inseparabili schede telefoniche.

Le videocassette

Quante ore passate a guardare i cartoni della Disney, incollati allo schermo del nostro televisore, fino a stropicciarci gli occhi per lo stupore e la stanchezza; quel tasto replay usurato per tutte le volte che volevamo vedere la nostra scena preferita e quanto tempo per riavvolgere il nastro e rivedere tutto dall’inizio! Grafica non proprio definita, utilizzo poco pratico… sì, i DVD sono molto meglio.

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Il cercapersone

Uno strumento probabilmente più fastidioso del cellulare, che suonava nei momenti meno opportuni (Grey’s Anatomy docet): permetteva di comunicare tramite messaggi istantanei, con l’aggiunta di qualche emoticon, un pò come i PDAs, gli “antenati” dei Blackberry. Ecco, tra tutte el tecnologie di un tempo, forse questa sarebbe la più affine alla Generazione Z.

Il fax

Oggi per le comunicazioni importanti usiamo le mail, veloci e comode, ma prima era il fax lo strumento di comunicazione ufficiale per eccellenza. Oggi la carta stessa è diventata un supporto sempre meno utilizzato, e talvolta trovare un fax in un ufficio è una missione.

Il floppy disk

Mostratene uno (se ancora ne conservate un esemplare) ad un ragazzetto sotto i 20 anni e vi dirà che qualcuno ha creato un oggetto simil dal tasto “Save” del loro pc.

La connessione dial-up

Se solo sapessero quante ore spese davanti al pc abbiamo dovuto trascorrere, in attesa di scaricare un’immagine, una canzone, un piccolo video. Siete davvero fortunati, voi della Generazione Z! 😉

La segreteria del telefono di casa

Avete presente i film degli anni ’90? E quelle classiche scene in cui qualche poverino doveva inventarsi lunghi messaggi di scuse da lasciare alla segreteria telefonica, mentre il più delle volte il diretto interessato era proprio lì all’ascolto, troppo arrabbiato o risentito per alzare la cornetta? Il telefono fisso, ormai una rarità, ci costringeva a stare fermi in uno stesso punto, senza poter girare per tutta la stanza, come siamo ormai abituati.

I primi telefoni cellulari

Avevano solo una funzione: telefonare. Magari fare qualche partita a Snake. Indistruttibili, goffi, ma la carica della batteria durava una vita e si poteva giocare tranquillamente per ore… a Snake.

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Internet via cavo

Per noi Millenials Internet è nato come quasi come sinonimo di “cavo”. L’idea che ci si potesse connettere attraverso l’aria davvero non ci sfiorava!

I lettori Mp3

Ora abbiamo tutto nel nostro smartphone, ma i primi lettori Mp3 erano per noi una tecnologia assolutamente rivoluzionaria, che ci liberava da metri e metri di musicassette!

I rullini fotografici

Settimane intere per sviluppare delle foto e pregare che almeno una uscisse bene: mica come adesso, che basta un filtro di Instagram o uno Snap, per migliorare ogni piccolo difetto!

I telefoni fissi

Chi mai, oggi, potrebbe pensare ad un telefono che non i segue ovunque andiamo? E che non scatti foto? O registri filmati?

Il walkman

Ma a questi ragazzi chi lo spiega che prima, per ascoltare il tuo cantante preferito, dovevi avere un vinile, per passare poi al walkman e dopo ancora al lettore mp3?

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Le mappe cartacee

È vero, utilizziamo tutti i navigatori dei nostri smartphone, ma se ancora in commercio troviamo le mappe cartacee, un motivo ci sarà. O no?

Lo scambio file P2P

Napster, Kazaa. Vi dicono niente? Per fortuna oggi Spotify & co hanno trovato una maniera più corretta per farci ascoltare musica. Ma il fascino delle prime piattaforme inventate da menti come Sean Parker è innegabile.

I palmari

Sostituiti dai Blackberry, sono in effetti gli antenati dei nostri smartphone. A chi li ha inventati, dobbiamo dunque molto.

Gli arcade game

Basta dire Pac-man!

Il vinile

Tutt’altro che scomparso, il vinile è forse l’unica vecchia tecnologia che ha ancora un folto seguito di appassionati che ne esaltano le magnifiche virtù.

La macchina da scrivere

Permetteva la trascrizione di pagine e pagine, senza bisogno della corrente; le ricerche importanti che le maestre ci assegnavano a scuola, le scrivevamo così. Obsoleta sì, ma sempre piena di fascino.

Cinque tool che miglioreranno la tua produttività con Gmail

Tutti voi Ninja conoscete certamente le potenzialità di Gmail, il client di posta elettronica di Google nonché uno dei più utilizzati al mondo. Probabilmente ne farete gran uso nei contatti quotidiani con clienti attuali e potenziali, magari per inviare email di lavoro o accordarsi su progetti e consegne.

Qualcuno però potrebbe non conoscere le potenzialità nascoste in Gmail, da scatenare con appositi estensioni o tool online in grado di rendere la vita più facile e il Ninja più letale ed efficiente. Vediamo insieme allora come “pimpare” il vostro Gmail per renderlo ancora più utile.

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KeyRocket

Il primo passo per essere dei maghi di Gmail è conoscerne le scorciatoie via tastiera. KeyRocket, estensione completamente gratuita, è l’ideale per questo scopo. Ogni qualvolta compirete un’azione attivabile tramite una combinazione di tasti, KeyRocket si occuperà di farvelo presente con una comoda notifica che vi insegnerà quali pulsanti avreste potuto premere sulla tastiera per fare prima. Da avere fin quando riuscirete a utilizzare Gmail senza toccare più il mouse!

Unroll.Me

Il nemico maggiore dell’efficienza, però, è la distrazione. E sappiamo bene come spesso, tra magazine e siti di ecommerce finiamo per sottoscriverci a una miriade di newsletter che poi, inevitabilmente, si ripercuotono nella nostra casella email e ci attirano quando, invece, dovremmo rispondere a quel cliente che attende notizie da due giorni. Unroll.Me è un servizio online che vi permette di disicrivervi rapidamente e in poco tempo da tutte le newsletter che reputate meno utili. Invece di cliccare mail per mail e cercare nei testi più minuti come fare, Unroll.Me vi verrà in soccorso grazie a un’interfaccia comoda e intuitiva. Utilissimo per fare pulizia… fino alla prossima ondata, per lo meno.

Yanado

Molti di voi saranno abituati a “rimbalzare” tra Gmail e la lista di cose da fare, cambiando tabella o magari abbassando lo sguardo per controllare il taccuino sulla scrivania. Per fortuna esiste Yanado, tool in grado di inserire all’interno del client mail di Google la tua checklist di cose da fare, tutto in un’unica interfaccia. Non solo si possono creare note, ma è possibile tramutare automaticamente le mail più importanti in task da portare a compimento. Il tutto si lega incredibilmente bene al look di Gmail, così da non creare pasticci visivi. È gratuito per l’utilizzo di un solo utente, ma prevede piani a pagamento per team di lavoro.
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Boomerang

In alcuni casi invece è meglio non inviare subito una risposta, ma è preferibile pianificare le varie email da inviare durante diversi orari del giorno. Boomerang è un’ottima estensione per Gmail che permette tutto ciò, ma non solo. Boomerang permette anche di “pulire” la tua inbox rapidamente senza perdere traccia dei messaggi importanti. Con un solo click, infatti, l’estensione si occuperà di archiviare l’email selezionata per poi farla ricomparire, marcata come “non letta” o in cima alla lista, ad un orario da te prefissato.

AwayFind

L’ultima estensione consigliata è un po’ particolare. Il buon Ninja infatti sa anche quando doversi riposare, ma spesso le incombenze lavorative piombano a rovinare i giorni di relax, con l’ansia da notifica che ci porta a controllare la casella di posta elettronica ossessivamente. AwayFind viene in aiuto, monitorando la vostra inbox e inviando un SMS solo in caso l’email sia davvero urgente, in base ai parametri (si augura molto rigidi) che avete impostato. L’account gratuito permette di usufruire di queste funzioni su un account Gmail ma, come per altri tool, esistono piani a pagamento per team di lavoro o account multipli.

Insomma, speriamo che con questi consigli siamo riusciti a rendervi padroni di GMail. Perché il vero Ninja padroneggia le proprie armi con ogni tecnica possibile!

Influencer Marketing: la strategia vincente del 2017

Da un recente sondaggio è risultato che l’84% dei professionisti del marketing e della comunicazione lancerà almeno una campagna che preveda il coinvolgimento degli influencer (nei prossimi 12 mesi). Sembra proprio che l’Influencer Marketing sia un fenomeno ancora destinato ad espandersi e a dominare la scena anche durante il 2017.

I dati dimostrano che ricorrere alle Digital PR incrementa di circa 5,2 volte l’efficacia della propria campagna marketing e, quindi, influenza concretamente anche le scelte d’acquisto dei consumatori. Le aziende sono ben disposte a investire in campagne di Influencer Marketing, poco importa che le persone riconosciute come opinion leader dal pubblico del web non abbiano né arte né parte, quello che conta è avere un ritorno in termini di visibilità di qualità.

La cosa interessante è che, come tutte le rivoluzioni per cui non esiste ancora un listino prezzi ampiamente riconosciuto e rodato, la maggior parte dei brand manager faticano ad allocare un ragionevole valore economico per servizi di questo tipo, pertanto sono disposti a pagare, su per giù, qualsiasi cifra per della sana ed efficace pubblicità.

La mission dei brand non è più parlare al maggior numero di persone possibile, ma intercettare, con delle campagne di comunicazione mirate, quelle nicchie di pubblico che gli garantiranno un reale ritorno d’investimento. Et-voilà: quelli che erano semplici long tails influencer, con qualche follower – pochi ma fedeli – su Twitter o su Youtube, oggi guadagnano cifre a 4 zeri per la pubblicazione di un paio di post.

Gli influencer sono dappertutto: Facebook, Instagram, Twitter, Youtube, Snapchat e persino Musical.ly ha dato vita a giovanissime web celebrities.

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Ma qual è la forza trainante di queste figure ibride, a metà strada tra testimonial e consumatori? Può essere riassunta in 4 keywords: autenticità, normalità, storytelling, inspiration.

Influencer Marketing: la reputazione è tutto

I numeri contano, sì, ma solo per entrare nella Hall of Fame delle web star “commercialmente appetibili”. Quando si pianifica una strategia di Influencer Marketing si parte facendo una scrematura iniziale, escludendo tutti coloro la cui fama sociale non è rappresentata da un numero di seguaci accettabilmente alto. Tuttavia, l’esposizione è solo uno degli obiettivi di mercato dei brand, e neanche il più importante. L’associazione è il punto cruciale della strategia, e quindi parliamo della reputation dell’influencer che, associata al marchio, ne aumenta il brand value.

“Molte delle celebrity di Instagram scattavano foto molto belle. Ma stiamo assistendo a un cambiamento: non si tratta più di bellezza, ma della storia che raccontano”.

Quella di Kevin Systrom, co-fondatore di Instagram, è un’analisi che dimostra una verità sacrosanta: la forza trainante degli influencer deriva dal fatto che vengono percepiti come normali.

“Non siamo modelle o attrici, ma persone vere, libere, che giocano, si esprimono e provano vestiti. È questo quello che piace”.

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Ed ecco che si sviluppa un vero e proprio paradosso: come può una persona normale, quindi percepita come spontanea e integerrima, scendere a compromessi con i brand – e, in un certo senso, vendere una parte della propria storia al fagocitante mondo del marketing – e, nonostante questo, mantenere intatto il proprio candore pubblico?

Il lavoro dell’influencer non è sempre così facile

Per alcuni versi sembra un gioco da ragazzi: fare dei begli scatti e alimentare quella sana invidia positiva in chi li segue per sognare e chi li osserva e li studia con grande attenzione perché, chissà, il prossimo a essere sulla cresta dell’onda del web potrebbe essere lui/lei. La “raggiungibilità” di questo mondo lo rende così attraente per l’aspirante modella, per lo studente  e per tutti coloro che sperano, un giorno, di ritrovarsi ad essere altrettanto ricchi e famosi, pur non avendo nessun talento particolare.

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Non è tutto oro quello che luccica – e vale anche per le borchie sulle giacche sobrie della Ferragni – poiché “fama” significa essere sempre sul filo del rasoio, e i migliori influencer sono coscenti del fatto che quel pubblico che li ammira con tanta devozione potrebbe abbandonarli da un giorno all’altro. Per questo prestano attenzione ad ogni contenuto e, quando sono chiamati a promuovere un prodotto, lo fanno entrare nella propria storia personale (unica, in quanto tale), in modo il più naturale e spontaneo possibile, senza sporcare il proprio storytelling, né perdere coerenza.

L’arte di fare product placement

Chi lavora nel mondo della comunicazione riuscirà facilmente a riconoscere delle operazioni di product placement, anche le più velate, ma come funziona per tutti gli altri? Qual è il confine da non valicare per non far sentire “tratti in inganno” i nostri follower?

In America, a seguito di varie lamentele, la Federal Trade Commission ha imposto l’osservanza di alcune linee guida per garantire agli utenti una maggiore trasparenza, tra cui l’obbligo di inserire nelle caption dei post a fini promozionali degli hashtag dedicati come #paid o #ad.

Apparentemente, questo snatura completamente un fenomeno – quello degli influencer – che deve il suo successo soprattutto al fatto che le voci di queste persone non somigliano a quelle delle televendite, né ai testimonial vecchia scuola – tirati a lucido per promuovere marchi e prodotti che non avrebbero mai utilizzato nella propria vita – ma, semmai, ricordano la genuinità del consiglio di un’amica. Fare outing, ammettendo che questi messaggi autentici e spontanei in realtà vengono pilotati dal guizzo creativo delle agenzie di comunicazione e da quello strategico dei reparti marketing, non li rende così distanti da quegli spot televisivi che sono, per molti, solo rumore di fondo.

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Internet ha aumentato esponenzialmente la nostra esposizione ai messaggi pubblicitari e non solo tramite banner o Facebook Ads, ma anche attraverso l’influencer marketing.

Così, quando guardiamo la TV e arriva il momento della pubblicità, tiriamo fuori il nostro smartphone – ormai, un automatismo – e ci rifugiamo in un mondo fatto di fughe virtuali in paesaggi paradisiaci, fisici scolpiti ed esposti, party e vestiti da urlo, senza renderci conto che, mentre facciamo lo scroll del nostro Instagram, veniamo inconsciamente ricatapultati nel mondo dell’advertising.

L’importanza del personal branding

Oggi gli individui stanno rimarcando la propria centralità, in una sorta di rinnovato Umanesimo. Gli influencer rendono pubblici i propri momenti più intimi e riescono a ottenere l’attenzione delle persone, le quali vogliono che gli venga riconosciuto del valore.

Questa è la vera rivoluzione: la condivisione in real time delle informazioni e la possibilità di avere un contatto diretto con i propri inspirer e poter commentare e giudicare i loro contenuti, rende la comunicazione sul web partecipativa, condivisa e inclusiva.

Gli influencer motivano le persone a fare esperienze e a dire la loro – regalano alla propria community l’illusione di essere ascoltati, la percezione che il loro giudizio abbia un peso reale – mentre, a sua volta, il pubblico rappresenta l’unica ragion d’essere degli influencer: se non c’è nessuno che ascolta, che senso avrebbe comunicare – e, soprattutto, essere pagati per farlo?

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In sostanza, l’Influencer Marketing genera opinioni disparate: c’è chi crede fermamente che il coinvolgimento degli influencer possa portare del valore al proprio brand e chi li vede come fenomeni da baraccone alla mercè dei pubblicitari, volti solo a favorire la mediocrità e annullare il concetto meritocrazia.

Tuttavia, è inutile fuggire da operazioni di Digital PR e continuare a imporre strategie di marketing sulle quali ormai è scesa la polvere; a prescindere da quale sia la propria scuola di pensiero, quello degli influencer è un fenomeno da non ignorare e, anzi, da tener d’occhio per prepararsi a coglierne ogni evoluzione.

LEGGI ANCHE: 5 principali trend dei Social Media del 2017

Ecco il nuovo look di LinkedIn: al centro il contenuto e le conversazioni

Se siete tra gli oltre 460 milioni di utenti iscritti al popolare social network delle job opportunities allora non potete perdervi le novità appena introdotte da LinkedIn. Considerato un ibrido tra un social network e un canale che mette in contatto recruiter e professionisti, negli ultimi tempi LinkedIn ha spinto sempre più sui contenuti e sulle opportunità di arricchire la propria rete di contatti grazie a nuove esperienze di fruizione.

Di cosa stiamo parlando? Sicuramente dell’attenzione crescente verso l’offerta di contenuti dai membri stessi, dell’Economic Graph, di Lynda e LinkedIn Learning, che offrono video e corsi di aggiornamento professionale perfettamente integrati alla piattaforma, e infine di LinkedIn Pulse.

Ma non è tutto: LinkedIn sta puntando sempre più sul mobile e i cambiamenti più importanti degli ultimi mesi virano sull’aggiornamento della sua interfaccia utente per uniformare la versione desktop a quella mobile e, in generale, migliorare la customer experience dei suoi utenti. Ecco le novità in un video esplicativo:

A quanto pare però, le intenzioni di Microsoft, con l’acquisizione di LinkedIn, sono quelle di incentivare il più possibile l’utilizzo delle versioni premium del servizio.

Bene, se sei arrivato fino qui e sei un accanito sostenitore di LinkedIn o una nuova matricola del social che si aspetta che qualcosa accada magicamente per il solo fatto di esserci, devi necessariamente allinearti con le nuove modifiche che il social business introdurrà nel 2017. Vediamole insieme.

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La nuova homepage di LinkedIn

La novità più visibile? Il nuovo layout più pulito e minimal. Le icone utilizzate sono le stesse dell’app mobile e non solo quelle. Anche la sezione profilo, nella colonna sinistra, segue l’impostazione della versione mobile. La zona centrale è dedicata alla condivisione di articoli, foto o aggiornamenti secondo la logica di Linkedin Pulse. Inoltre la parte dedicata al profilo comprende una foto, la descrizione del proprio profilo professionale, il numero di visite al profilo e il numero di visualizzazioni agli articoli pubblicati.

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La sezione Profilo

Nuovo layout e nuova modalità di visualizzazione del profilo completo: le informazioni di contatto sono adesso nella colonna di destra e i siti web sono indicati con il loro URL completo. Cliccando sull’icona “Me” è possibile visualizzare e modificare il profilo, impostare la privacy e accedere alle impostazioni generali, al centro assistenza, cambiare la lingua e accedere ad un account premium.

Nuove dimensioni e forma per l’immagine di background che passa a 1536 x 768 pixel.  La foto profilo diventa più piccola e con una forma tondeggiante che appare al centro della sezione intro seguendo lo stile dell’app mobile. Le informazioni di contatto salgono di diverse posizioni, non più alla fine ma in alto sul lato destro del profilo. Stesse identiche sezioni da aggiornare con le proprie esperienze, istruzione, volontariato, cause sostenute, competenze, specializzazioni e segnalazioni.

Le novità per la Ricerca

Le maggiori novità riguardano proprio questa sezione. La nuova interfaccia utente non dispone, almeno per la versione base gratuita, delle opzioni di ricerca avanzate. Quindi addio alle ricerche filtrate per parola chiave, nome e cognome, titolo, e posizione a meno che non si decida di optare per la versione premium sempre più spinta da LinkedIn. Non disperate, sarà comunque ancora possibile restringere le ricerche secondo il grado di connessione (primo, secondo o terzo), località, società, settore merceologico, lingua e scuole.

Ma non è tutto. Anche le ricerche salvate e il tagging non sono più disponibili gratuitamente. Saranno, infatti, disponibili nel 2017 solo nelle versioni a pagamento.

Curiosi di poter finalmente mettere mani e tastiere sulla nuova versione di LinkedIn? Non ci resta che aspettare tutte le novità sopra descritte (e se volete, discuterne insieme sulla nostra pagina Facebook e nel nostro gruppo LinkedIn).

5 pubblicità made in Italy che ti faranno dimenticare i feti canterini dello spot di Sanremo

Sanremo 2017 è alle porte e mamma Rai ha deciso di promuovere il Festival con due spot alquanto singolari. Diventati in poche ore virali (forse era quello l’obiettivo?), i video hanno scatenato gli utenti sul web: molti ritengono che dietro queste bizzarre creatività ci potrebbe essere addirittura lo zampino della Ministra Beatrice Lorenzin e del suo reparto di comunicazione.

Invece di puntare il dito contro qualcuno, questa volta abbiamo deciso di liberarvi dai danni di questa “cattiva pubblicità” celebrando con voi alcune campagne italiane che abbiamo molto apprezzato negli ultimi tempi, con lo scopo di farvi recuperare la fiducia persa nella classe creativa italiana.

Il film di Capodanno di Dacia Sandero

Per la Nuova Dacia Sandero, l’auto “progettata per resistere a tutte le sfide della vita vera”, l’agenzia Publicis ha girato un film proprio durante la notte di Capodanno a Napoli con Salvatore Esposito, attore napoletano molto noto al pubblico per la serie Gomorra.

Nonostante alcune polemiche su alcuni elementi dello spot, in particolare riguardanti quelle che secondo alcuni sono tradizioni partenopee oramai superate come quella di “gettare le cose vecchie” dagli appartamenti, riteniamo sia davvero un esempio di creatività vincente per l’insight ma sopratutto per l’execution.

Credits:
Agenzia: Publicis Italia
CEO Publicis Italia & Global Chief Creative Officer Publicis WW: Bruno Bertelli
Executive Creative Director: Cristiana Boccassini
Creative Director: Francesco Martini, Alessandro Izzillo
Digital Creative Director: Massimo Guerci
Art director: Giovanni Greco
Copywriter: Enrico Pasquino
Digital Art Director: Iacopo Gioffré, Melania Petrocchi
Client Service Team: Emanuela Dionisi, Sarah Palladini
Agency Producer: Giulia Atzori
Digital Project Manager: Vittorio Cafiero
Renault
Renault Advertising&CRM Manager: Elisabeth Leriche
Renault Advertising&CRM Executive: Giulia Frere
Produzione
Director: Claudio Cupellini
Casa di Produzione: Think Cattleya

“È bello avere tutto”, la campagna corporate di TIM

Proprio come accadde per Wind qualche tempo fa, anche TIM ci mostra che è possibile una pubblicità diversa dai soliti canoni di questo settore – principalmente legata ad un testimonial e di scarsa creatività. Pare che le telco e le agenzie che ne seguono le campagne riescano a raggiungere alti livelli qualitativi sopratutto quando si tratta di campagne corporate.

Fresca, dinamica e positiva. La campagna ci mostra una sequenza travolgente di persone che danzano insieme a Just Some Motion, il ballerino tedesco star del web con oltre 35 milioni di visualizzazioni, sulle note del neoswing di ‘All Night’ di Parov Stelar. Firma HAVAS.

https://www.youtube.com/watch?v=zJQxLkOphDE

CREDITS
Agenzia: Havas Milan
Direzione creativa esecutiva: Giovanni Porro
Direzione creativa art: Tiziana Mariani
Direzione creativa copy: Clelia Roggero
Producer: Valeria Zacchi
Account Director: Federica Papetti
Account Supervisor: Maria Vittoria Macconi
Account Supervisor: Giorgia Ricciardi
Casa di Produzione: Nonpanic
Regia : Matthaus Bussmann
Direttore Fotografia: Gerghely Poharnok
Regia e fotografia second unit: Markus Bader
Executive producers: Luca Giberna e Desirèe Castelli
Scenografia: Laura Pozzaglio
Costumi: Silvia Capra
Coreografo: Brian Bullard
Casting: Luisa Pacchetti
Titoli animati: Tax Free
Post produzione video: Band
Post produzione audio: Quiet Please
Casa di Produzione audio: Arnò

#odiamoglisprechi, la campagna integrata di E.ON

Pianificata verso la fine del 2016 questa campagna TV rivoluzionerà il modo di comunicare delle compagnie di fornitura di servizi energetici in Italia. Vi sembra paradossale che proprio E.ON voglia sensibilizzare gli spettatori a minimizzare gli sprechi? Ebbene, il marketing è cambiato e le aziende sono sempre più attente all’impatto sociale della propria attività.

All’eccezionale spot firmato M&C Saatchi è seguita anche l’attività di ambient marketing del famoso “palazzo ghiacciato” a Milano. La campagna è stata declinata sui diversi canali raggiungendo l’obiettivo di amplificare e rafforzare il messaggio comunicativo.

Credits
Executive Creative Director e Partner: Vincenzo Gasbarro, Luca Scotto di Carlo
Head of Content & Innovation: Andrei Kaigorodov
Art Director: Fabio Lettieri
Copywriter: Davide Pasquale
Account: Francesca Giacomini, Chiara Iovine
Design: Eleonore Manfredi
Digital Production Director: Stefania Sabbatini
Digital Producer: Chiara Lops
Digital Art Director: Fabio Furnari
Digital Designer: Riccardo Palazzo
Production Director: Federico Fornasari
Production Company: Utopia
Director: Vincenzo Gasbarro
Dop: Luckas Pruchnick
Executive Producer: Francesco di Trani
Producer: Guja Quaranta
Production Designer: Antonio Piciulo
Content director: Alex Grazioli
Production Service: Bucharest film studio
Head of Editor: Manuel Savoia
Editor: Elia Berzani
Vfx: Simon Gotlieb
Color grading: proxima
Assistant Producer: Luigia Sergio, Nicholas Grundy Photography: Carioca Studio
Agent: livello 6

Il futuro dal volto umano di Poste Italiane

Come può un robot comprendere i valori umani? Nell’ultima campagna firmata Y&R Roma è un robot a parlare e a descrivere le novità tecnologiche che hanno coinvolto Poste Italiane negli ultimi anni senza dimenticare l’alto valore umano e relazionale che contraddistingue questo servizio.

Credits:
Agenzia: Y&R Roma
Direttore Creativo Esecutivo: Vicky Gitto
Direttore creativo: Mariano Lombardi
Art Director: Alessandro Cirillo
Copywriter: Alessandro Diotallevi
Producer: Marco Vignale
Client Director: Elisabetta Pesci
Account Supervisor: Marina Faccioli Pintozzi, Roberta Lancieri
Produzione e post-produzione
Regia: Javier Usandivaras
Head of Production: Walter Fiordelmondo
Producer: Ella Elliot
Executive Producer: Philip Rogosky
CdP: Think Cattleya
Postproduction: EDI
VFX Supervisor: Stefano Leoni / Riccardo Stasi
Prosthetics Design: Valter Casotto
Musica: “Mad World” – eseguita da Jasmine Thompson (cover di un brano del 1983 dei Tears for Fears)

#sorprenditiognigiorno, lo spot di Natale di IKEA

Una delle campagne più azzeccate dello scorso Natale è sicuramente lo spot della multinazionale svedese di arredamento. Il claim recita: “Vivi a modo tuo, sentiti libero di fare ciò che più ti piace. A casa tua puoi essere come vuoi, anche a Natale”.

Un messaggio liberatorio per tutti quelli che vivono l’attesa delle feste natalizie con ansia e preoccupazione. Firma AUGE HEADQUARTER (Milano).

Credits:
Advertising Agency: Auge Headquarter, Milan, Italy
Executive Creative Directors: Federica Ariagno, Giorgio Natale
Creative Directors: Williams Tattoli, Angelo Pannofino
Art Director: Corina Patraucean
Copywriters: Federico Anelli, Angelo Pannofino
Agency Producer: Cecilia del Favero
Director: Chris Balmond /Outsider Uk
Production Company: H Film

 

Pare proprio che nella pubblicità italiana “oltre agli alieni e ai feti ci sia di più” (e molto di più).

luogo di lavoro

Come riconoscere un luogo di lavoro sereno e senza stress

Senza voler scomodare Marx, il socialismo o il capitalismo keynesiano, è necessario ammettere che gli ambienti di lavoro si trasformano talvolta in luoghi ostili, metaforicamente più simili all’Inferno dantesco che ai Campi Elisi. Come fare, dunque, a capire come migliorare la nostra quotidiana routine e quella delle persone con cui condividiamo pareti in cartongesso e luci al neon (insomma, il nostro luogo di lavoro)?

Resume Professional Writers ha creato un’infografica che in sei punti riassume le caratteristiche che luogo di lavoro deve avere per poter competere con la serenità di una sala yoga.

Ambiente positivo

Sì, sembra scontato. Ma è davvero così scontato? Che sia la maggioranza a determinare l’atmosfera all’interno di un gruppo, è una una dinamica sociale nota e valida per le tribù dell’Amazzonica così come per chi lavora negli uffici al sessantesimo piano di un grattacielo di New York. Un ambiente rilassato aiuta a creare sinergie positive e innescare un processo di crescita efficiente del lavoro. In un contesto di questo tipo, i colleghi ridono e parlano mentre lavorano.

Comunicazione chiara

Anche la comunicazione gioca un ruolo chiave nel quadro descritto poco sopra. Il linguaggio, sia esso verbale o non verbale, costituisce le fondamenta del rapporto sociale e quindi della vita di gruppo. All’interno di una sana comunità lavorativa è essenziale che ci sia la possibilità di essere aperti e disposti a condividere fatti e dettagli sul proprio lavoro senza subire alcuno stress.

Basso ricambio dello staff

Uno scarso numero di cambiamenti del personale indica che i dipendenti hanno un buon rapporto con il luogo di lavoro e non avvertono la necessità di un cambiamento. Inoltre, aiuta a formare legami di fiducia stabili e duraturi tra colleghi.

Opportunità di carriera

Sapere di poter crescere all’interno di un’azienda porta chi ci lavora a incrementare le proprie abilità. Nasce così un agonismo positivo che aiuta sia in termini di rendimento che di soddisfazione personale. I manager presenti in aziende di questo tipo attribuiscono ai dipendenti compiti e competenze di sempre maggior responsabilità, innalzando il livello delle loro abilità e testando le reazioni.

luogo di lavoro

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Supporto tra colleghi

L’empatia non è una scienza, ma è anche vero che incentivando un rapporto solidale tra colleghi anche l’atmosfera generale ne risente positivamente. In un luogo di lavoro positivo e rilassato, i colleghi accolgono calorosamente ogni nuovo ingresso e sono partecipi del successo degli altri.

No Pettegolezzi

“L’importante è che se ne parli”, diceva qualcuno. Ed è vero, ma apertamente e fronteggiando una discussione. Solo in questo modo è possibile mantenere un ambiente di lavoro sano, cercando di contenere odii e invidie in favore di rapporti chiari e amichevoli.

Qualche piccolo ma significativo dato dimostra che avere degli impiegati felici migliori le attività di un’azienda; infatti:

  • chi lavora in un ambiente positivo prende 10 volte meno giorni di malattia rispetto ai colleghi stressati;
  • raggiunge il 12% di produttività in più;
  • aumenta la competizione aziendale del 20%.

Di seguito l’intera infografica di Resume Professional Writers.

6 Awesome Signs of a Stress-Free Workplace [Infographic]

From Visually.

Progettare una Content Strategy di successo? Semplice, con il Modello SOSTAC di PR Smith

Se ben progettato e governato, il Content Marketing si trasforma in una potente leva non solo di comunicazione ed engagement, ma anche di marketing e business. Un driver capace di generare elevato valore per aziende e marche (maggiore efficacia), a costi molto minori rispetto alle più tradizionali campagne pubblicitarie online e offline (maggiore efficienza).

Ti ho incuriosito? Sono contento, ma ti riporto subito alla realtà: per ottenere tutto questo, il Digital Content Marketing va fatto bene. Non tutte le strategie “vengono con il buco”, non tutte le campagne funzionano, non tutti i contenuti ottengono adeguate performance.

Allora, come posso aiutarti a ottenere il meglio dal Content Marketing?

Di libri dedicati al tema ne ho letti tanti in questi anni, e due – “Digital Content Marketing. Storytelling, Strategia, Engagement” e “Content Evolution. La Nuova Era del Marketing Digitale” – li ho pure scritti (insieme al Ninja Francesco Gavatorta). Tra le idee e gli strumenti che ho apprezzato maggiormente, senza dubbio compare il Modello SOSTAC® di PR Smith.

Cosa è il Modello SOSTAC®?

Il modello SOSTAC® di PR Smith, come dice il nome stesso, è un modello. Niente di più, niente di meno. Perché scrivo questo? Perché spesso la parola “modello” fa paura: richiama teorie, concetti astratti, idee che maturano con il tempo, mentre “ai marketer serve garantire tutto e subito” (cit. non mia, ci mancherebbe 🙂 ). Al contrario, trovo che i modelli siano fantastici, perché aiutano a fare qualcosa di cui stiamo perdendo abitudine e traccia: pensare.

In particolare e come lo stesso nome suggerisce, tale modello è stato definito alcuni anni fa dall’esperto di strategia e marketing PR Smith, ed è cresciuto così tanto di popolarità nel tempo da essersi garantito anche un sito web tutto suo. Esso è applicabile a qualsiasi azione di medio-lungo termine di business: dunque, anche al Content Marketing.

Il modello si compone di sei principali dimensioni, che rappresentano i passi fondamentali da fare e tenere a mente nel momento in cui si desidera impostare il pensiero strategico. Nel prossimo capitolo, ti mostro come applicare tale framework alla Content Strategy.

Immagine riprodotta per gentile concessione di PR Smith’s SOSTAC® Plan www.sostac.org.

Come si applica il Modello SOSTAC® alla Content Strategy?

Ed eccoci alla domanda da un milione di euro (o qualsiasi altra valuta): come si applica il Modello SOSTAC® alla Content Strategy? In che modo il tuo Digital Content Marketing potrà beneficiarne?

Domande legittime, che trovano risposta nell’elenco sotto.

  1. Analisi della situazione (S): qualunque Content Strategy deve partire dall’analisi. Non guardarmi così: lo sai che la maggior parte delle “strategie” di contenuto impostate quotidianamente parte da domande come “quale canale apriamo?”, o ancora “Facebook è gratis: perché non lo usiamo?”? Fermarsi a ragionare su cosa sta succedendo intorno a noi è sempre difficile, anche nel Content Marketing. Quando faccio attività di docenza e applico il Modello SOSTAC®, dico sempre che analizzare la situazione significa principalmente 3 cose:
    1. Analizzare i competitor: che cosa stanno facendo? Dove stanno sbagliando? Quali opportunità mettono in risalto, a nostro beneficio?
    2. Analizzare noi stessi: abbiamo sempre la percezione di essere unici. Beh, dimostriamolo! 🙂 Analizzare quanto fatto dal brand o l’azienda relativamente al Content Marketing sui canali digitali (ma non solo) si rivela un bel modo per capire gli errori commessi, trovare eventuali “gemme” (video con molte visite, campagne ben riuscite e poi cadute nel dimenticatoio, etc.) ed estrarre insights.
    3. Analizzare gli utenti: ci interfacciamo con un’audience che va analizzata, scoperta, compresa, sia a livello macro – ovvero, attraverso report e studi – che micro – facendosi aiutare da survey ed analisi netnografiche.
  2. Definizione degli obiettivi (O): un secondo tasto dolente, quasi mai attuato dai professionisti di contenuto. Il problema non è definire gli obiettivi perché va fatto, ma piuttosto perché saranno proprio tali obiettivi a permettere di tracciare ex post l’efficacia/l’efficienza (o meno) delle azioni svolte. Gli obiettivi non devono essere troppo alti, ma nemmeno eccessivamente tattici – con il rischio di legarsi a vanity metrics di nullo valore.
  3. Progettazione della strategia (S): adesso e solo adesso possiamo davvero parlare di strategia! Il pensiero di pancia, nel 2016, non basta più. Per una corretta impostazione strategica occorre avere consapevolezza di insight, analisi e studi, nonché chiarezza del perché sto facendo una determinata azione legata al Digital Content Marketing.
  4. Design degli aspetti tattici (T) e gestione delle azioni operative quotidiane (A): hai disegnato la strategia, ottimo lavoro. Aspetta, dove corri! Si apre ora un mondo fatto di piani editoriali, attività di content creation / curation, ascolto delle conversazioni e tanto altro ancora. La strategia è calata a terra, e solo la tua community di consumatori e utenti online potrà dirti se è stato fatto nel modo più adeguato.
  5. Misurazione e controllo (C): il punto forte di qualsiasi strategia è la sua capacità di evolvere nel tempo, imparando da quanto già fatto. Ciò non è possibile senza un corretto sistema di feedback e controllo delle azioni implementate. Rientra in questo tema il mondo delle analitiche, del ROI, della performance del contenuto. NB: i risultati di questa fase diventeranno input della strategia dell’anno successivo. Quindi, impegnati per controllare davvero ciò che stai facendo 😉

Content Strategy: vediamoci, e parliamone

Il Modello SOSTAC® di PR Smith mi ha aiutato molte volte, e tante altre lo farà ancora. Ti ho incuriosito? Se la risposta è SI, incontriamoci al Master Online in Social Media Marketing organizzato da Ninja Academy: sarà un bel momento per esplorare insieme il modello, soffermandoci e focalizzandoci su alcune sue parti e tematiche aderenti.

In particolare, tratterò i seguenti temi:

  • Cos’è il Content Marketing
  • Il ciclo progettuale della Content Strategy
  • Come si svolge una Content Analysis
  • Gli elementi essenziali della brand narrative
  • Come si settano gli obiettivi, traducendoli in KPI e metriche?

Gli altri docenti, poi, ti spiegheranno altre cose molto interessanti sul tema. Hai fissato il corso in agenda? Comincia l’anno nel migliore dei modi: puntando su di TE!

NB: SOSTAC® è un marchio registrato da PR Smith. Per informazioni aggiuntive sul SOSTAC® Planning e per diventare SOSTAC® Certified Planner, visita www.SOSTAC.org.

Aumentare le vendite integrando strategia online e offline

5 consigli per aumentare le vendite integrando strategie online e offline

La tecnologia e il digitale hanno radicalmente modificato il commercio, tanto che si parla sempre più spesso di “Everywhere Commerce”, un commercio, cioè, disponibile ovunque e sempre, sia online che offline.

Entrando in un ristorante o in un negozio, come clienti abbiamo sempre delle aspettative: soddisfare i nostri bisogni, ricevere risposte adeguate ai nostri dubbi, avere la possibilità di essere aggiornati sulle novità e sugli ultimi arrivi, ma anche avere accesso a una connessione wi-fi gratuita, ordinare online con la possibilità di ritirare in negozio o pagare tramite app.

Woman on line shopping with smart phone. Clothing store in the background.

credits: Adobe Stock #121911693

In che modo il retail ha risposto a questa nuova esigenza di Everywhere Commerce? E quanto i brand sono consapevoli della possibilità di aumentare le vendite attraverso strategie integrate tra on e offline?

Dal digitale allo store fisico e dal negozio all’eCommerce

Secondo l’ultima ricerca condotta da Popai- Retail Institute in collaborazione con MagNews, nella fase che precede l’acquisto, l’utilizzo del web per attrarre nuovi clienti è molto diffuso. Il 93% delle aziende intervistate, ad esempio, usa i social network per promuovere il proprio brand e 7 volte su 10 i social sono usati in modo interattivo per promuovere prodotti e servizi.

Scopriamo insieme, seguendo i dati della ricerca, come rendere unica l’esperienza di acquisto dei tuoi clienti, utilizzando gli strumenti digitali per entrare in contatto, profilare, fidelizzare e aumentare le vendite.

1. Multicanalità: raggiungi i tuoi clienti con canali diversi

L’utilizzo di più canali di comunicazione (multicanalità) è un fenomeno diffuso, soprattutto grazie all’abitudine di utilizzo delle email (72%), dei social e degli sms.

L’email resta il canale più utilizzato (68% delle aziende), seguito dai social (42%) e dagli sms (14%).

In generale, però, è una buona abitudine comunicare con i propri clienti in modo diversificato, per raggiungerli attraverso i diversi canali e riuscire a catturare la loro attenzione al momento giusto e con il giusto messaggio.

come aumentare le vendite nell'ecommerce e nello store fisico grazie al digitale

2. Utilizza i social network e fornisci informazioni utili

Le aziende hanno imparato che il digital non è il nemico della vendita al dettaglio. Tutt’altro, dato che circa il 93% dichiara di utilizzare i canali social, per acquisire clienti e promuovere marchio e prodotti.

Anche se è più raro trovare pagine e account dedicati ai singoli punti vendita – mentre sono una consuetudine quelli corporate -, i social media sono diventati uno dei canali preferiti dai brand, che li utilizzano in modo interattivo, fornendo informazioni e incentivando la valutazione di prodotti e servizi da parte degli utenti. In sostanza un vero strumento di customer care.

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3. Comunica, gioca e ricompensa, per attrarre clienti dal digital allo store

Campagne SEM, contest e gamification sono entrati nelle normali strategie di acquisizione dei clienti e il 66% delle aziende intervistate dichiara di averli utilizzati per portare clienti dal digital allo store fisico.

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4. Accompagna i tuoi clienti dal negozio all’eCommerce

L’operazione inversa, che punta a indirizzare il cliente dallo store fisico allo store online non è ancora ugualmente incentivata, ma 6 aziende su 10 effettuano azioni di marketing all’interno dei punti vendita, ad esempio veicolando promozioni verso il sito eCommerce.

Anche se sempre di più all’interno degli store sono presenti strumenti digitali informativi, totem e tablet, beacon e ewall non sono ancora un’abitudine generalizzata, almeno per il 54% dei brand.

Circa il 60% delle aziende ha un’eCommerce o fa vendita online, ma solo il 45% dichiara che il canale offline è integrato con l’online, mentre nel 55%  dei casi gli store fisici hanno una gestione separata e appena il 29% delle aziende ha adottato sistemi di pagamento diversi dalla cassa.

Studiare promozioni dedicate e mettere a disposizione dei clienti strumenti di supporto per concludere l’acquisito all’interno dei negozi, può essere un ottimo modo per integrare strategicamente la vendita on e offline.

come aumentare le vendite nell'ecommerce e nello store fisico grazie al digitale

5. Profila i clienti e tieniti in contatto

Il 73% delle aziende che raccoglie informazioni in-store, lo fa tramite compilazione di form, mentre solo il 16% utilizza applicazioni web.

Il 57% degli intervistati ha dichiarato di inviare comunicazioni personalizzate, anche grazie alla profilazione dopo il primo acquisto, con promozioni o suggerimenti, in base al profilo dell’utente o ai prodotti preferiti.

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