Make a Masterpiece, le opere d’arte perdute prendono vita grazie al digitale

Tutto è cominciato nel 1990.

All’interno del museo Isabella Stewart Gardner di Boston alcuni ladri riescono a mettere a segno uno dei colpi del secolo: La tempesta sul Mar di Galilea, capolavoro di Rembrandt sparisce nel nulla.

Non si tratta del primo, e purtroppo neanche dell’ultimo furto che toglie al mondo un’opera d’arte destinata a far bella mostra di sé nel salotto di qualche collezionista senza scrupoli. Così come non si contano nella storia gli incendi e distruzioni che ci hanno portato via capolavori che oramai possiamo guardare solo sui libri di testo.

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Sta di fatto che di quel dipinto e dei suoi compagni di sventura non ci resta più nulla se non le fotografie e le riproduzioni prodotte per lasciarne una pallida testimonianza.

Ma dal 1990 ad oggi la tecnologia ha fatto passi da gigante, dalla realtà aumentata ai software per l’editing digitale gli strumenti non mancano, ed è con questa idea che Ankur Patar, un digital artist le cui opere sono tra le più seguite su Behance, ha dato nuova vita alla tempesta…e senza mai abbandonare Photoshop!

Make a Masterpiece: 4 opere perdute tornate in vita con Photoshop ed Adobe Stock

Quella di Ankur è un’impresa che nasce sotto le insegne del progetto Make a Masterpiece: Adobe ha infatti commissionato all’autore indiano ed altri tre digital artist di riprodurre nella maniera più fedele possibile 4 grandi opere perdute.

Oltre a La Tempesta sul Mar di Galilea infatti sono state commissionate le seguenti ricostruzioni:

  • San Matteo e l’Angelo, prima versione del dipinto di Caravaggio, distrutta nel 1945 durante l’incendio della Flakturm Friedrichshain a cura di Karla Cordova.
  • La Mesa Herida, dipinto su tela dell’artista messicana Frida Khalo del 1940, “perduto” nel 1955, rinato grazie a Jean-Charles Debroize.
  • Cathedral Towering over a town, opera del 1813 del pittore ed architetto prussiano Karl Friedrich Schinkel, anch’essa andata distrutta a seguito di un incendio nel 1931 e ricreata da Mike Campau.

Make a Masterpiece ha fornito un unico vincolo per effettuare i restauri digitali: utilizzare solo e soltanto risorse disponibili su Adobe Stock e Photoshop.

È lo stesso Ankur a spiegarci le sfide che ha raccolto per le realizzazione della sua opera ed il significato che Make a Masterpiece ha avuto per lui come artista e grafico, con tanto di sorpresa riguardo al suo tocco originale:

Mi sono avvicinato alla ri-creazione proprio come avrebbe voluto Rembrandt, sono partito dal cielo e ho proseguito da lì. Per riuscire a realizzare la Tempesta ho dovuto far ricorso a ben 236 foto. Questo è un progetto da sogno per me, e spero che possa ispirare altri artisti grazie alle possibilità fornite da Adobe Stock.

Uno dei ritratti nel dipinto di Rembrandt? È un mio autoritratto, una sorta di firma.

http://www.youtube.com/watch?v=zCPom-4xkpw

Come abbiamo potuto osservare il processo creativo alla base di Make a Masterpiece è destinato ad offrire mutuo soccorso per tutti quei tesori che abbiamo perduto nel corso della storia. Un modo eccellente attraverso il quale il futuro può e deve correre in aiuto del passato per correggerne errori ed orrori.

Unilever acquisisce la startup Dollar Shave Club per 1 miliardo di dollari

Unilever acquisisce la startup Dollar Shave Club per 1 miliardo di dollari

Unilever ha appena incoronato una nuova startup Unicorno, Dollar Shave Club.

La multinazionale anglo-olandese, proprietaria di molti tra i marchi più diffusi nel campo dell’alimentazione, delle bevande, dei prodotti per l’igiene della persona e della casa, ha infatti annunciato l’acquisizione, che secondo quanto riferito da Fortune prevederebbe un accordo da 1 miliardo di dollari.

Se la cifra fosse confermata, si tratterebbe di una delle più grandi transazioni della storia dell’eCommerce.

Dollar Shave Club: un nuovo business model per un prodotto classico

Unilever acquisisce la startup Dollar Shave Club per 1 miliardo di dollari

L’idea alla base della startup è davvero semplice, ma geniale in riferimento a qualsiasi prodotto consumabile, che richieda ricariche e ricambi con una frequenza piuttosto scadenzata.

Si tratta infatti di una sorta di abbonamento sulle ricariche dei rasoi da barba. DSC ti invia il rasoio gratuitamente e, sulla base della periodicità da te individuata, ti spedisce direttamente a casa le lamette sostitutive.

Un pensiero in meno nella lista della spesa di molti uomini, insomma, che non esclude però neanche il pubblico femminile.

LEGGI ANCHE: Emozione, brand e prodotto: gli ingredienti per un Corporate Storytelling di successo

L’accordo con Unilever e gli investitori di Dollar Shave Club

Unilever acquisisce la startup Dollar Shave Club per 1 miliardo di dollari

Anche se quello dell’eCommerce è un mercato in cui gli investitori non si buttano molto volentieri, David Pakman, investitore di Dollar Shave Club e membro del consiglio di Venrock (il Venture Capital della famiglia Rockefeller), è convinto che sia uno spazio con un forte impulso.

Tra gli altri investitori in DSC, oltre a Venrock, ci sono anche Andreessen Horowitz, Battery Ventures e KPCB, mentre sarà Technology Crossover Ventures, il più grande investitore finora di Dollar Shave Club, a trarre il maggiore profitto dall’exit con Unilever.

L’accordo con Unilever dovrebbe prevedere la possibilità per DSC di inserirsi nei canali internazionali di distribuzione già esistenti.

La società da 3,2 milioni di membri sarà un prezioso bacino, anche in relazione ai dati dei clienti già acquisiti da DSC, che a sua volta aumenterà la propria esposizione verso un pubblico in crescita.

Dollar Shave Club, che manterrà la propria sede a Los Angeles, produce anche prodotti per la cura della pelle e per lo styling, non fermando quindi le sue potenzialità esclusivamente ai prodotti per rasatura e prospettando nuove possibilità di sviluppo anche grazie all’accordo appena sottoscritto.

L’arte dell’emoji marketing: come cresce l’interesse dei brand

Chi non mai usato le emoji? Chi non le hai mai selezionate con cura all’interno di un discorso o utilizzate spesse volte per sostituire parole o frasi intere? Le emoji appartengono oramai all’automatismo di scrittura di noi smartphoner. E i brand l’hanno capito.

Quello che era iniziato come utilizzo divertente di icone è ora qualcosa di molto di più: oggi parliamo del Giorno Mondiale dell’Emoji  (17 luglio), la Parola dell’anno dell’Oxford Dictionary 2015 è stata il “Tears of Joy’ emoji”, e nel Regno Unito, l’imoji è considerato il “linguaggio in più rapido sviluppo”.

LEGGI ANCHE: App di messaggistica: la nuova comunicazione tra utenti e brand

Il fenomeno Emoji, trend del momento nei messaggi di mobile e email marketing, mostra crescite del +775% anno su anno e l’uso emoji nei messaggi di marketing è in costante aumento: circa il +20% al mese durante il 2016. Anche l’analisi brand di Socialbakers Analytics ha registrato l’esplosione dell’uso di emoji per 500 Top Brand, negli ultimi due anni.

La crescita dell’emoji marketing

Molti brand stanno puntando a sviluppare linguaggi emoji personalizzati, investendo in sviluppo di applicazioni di terze parti che producano tastiere emoji o tecnologie che aiutino le marche a cavalcare il momento emoji, al fine di raccogliere opportunità sia per contenuti pubblicitari a pagamento che nativi.

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Fino ad oggi hanno approcciato questa strategia sia grandi marchi che personaggi noti del mondo dello spettacolo. Tra i brand protagonisti emoji-oriented troviamo Starbucks, L’Oréal, Twitter, Pepsi, Domino’s, tutti si sono tuffati nel padroneggiare l’emoji marketing, nonché alcuni pesi massimi della cultura pop, i Kardashian e Justin Bieber con creazioni di una propria linea di emoji di marca e nel caso specifico del brand L’Oréal, una propria tastiera emoji.

Ci sono aziende che già l’anno scorso sfruttavano il fenomeno: guardate a proposito il simpatico video qui sotto della #EmojiScience ideato da GE.

Le emoji sono “fast data”

Lo sviluppo dell’Emoji marketing acquisisce importanza anche in considerazione del fatto che il target di riferimento di queste nuove tecniche di comunicazione presidia e vive sui device mobili, i cosiddetti Millennials. Ricerche evidenziano come il 40% di loro dichiara di preferire una comunicazione impattante fatta di immagini e video, piuttosto che di parole. I Millennials amano l’iconografia e hanno iniziato sostituendo la comunicazione scritta tradizionale con il linguaggio visivo, come le emoji appunto: è essenziale per il brand che si interfaccia ad un target del genere saper parlare e puntare a comprendere la medesima lingua.

C’è un enorme implicazione di dati intorno emoji ed ha a che fare con l’analisi del “sentiment” tanto agognata dai brand. Rob Pace, fondatore della piattaforma di tecnologia HundredX, ha recentemente lanciato un’app chiamato ExpresIt che utilizza le emoji per comprendere il feedback degli utenti: l’app svolge un micro-sondaggio che permette ai consumatori di rispondere con emoji. Per quanto riguarda l’analisi dei dati, come fa notare Rob Pace, le emoji sono una sorta di “fast data revolution”, facili da ottenere grazie alla loro semplicità e immediatezza comunicativa.

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Il futuro? Senza dubbio contornato e sempre più ricco di device connessi. Tablet, smartphone, pc, orologi, intelligenza artificiale a guida di apparecchiature domestiche e tanto altro ancora. Senza dubbio l’emoji ora rappresenta l’inizio di un percorso, che evolverà di certo, ma l’importante è che i brand sperimentino a prescindere dalla industry di appartenenza: è assolutamente necessario applicare queste strategie al target se esse rappresentano uno strumento per capire le esigenze e avvicinarsi al proprio pubblico al fine di creare relazioni solide.

IntelligentX, la prima birra che cambia con il parere di chi la beve

C’è chi considera la birra artigianale (a ragione) come un capolavoro: ogni stile raccoglie anni e anni di esperimenti e competenze dei mastri birrai racchiuse in una bottiglia, da versare nel suo bicchiere più adatto.

No, non sei finito su un blog di home brewers! Ma se ti dicessi che adesso anche tu, tramite l’intelligenza artificiale ed un bot di Facebook Messenger, potresti creare la tua ricetta personale, ci crederesti?

Dietro a questa intrigante e innovativa possibilità c’è la startup londinese IntelligentX, che si pone come ponte fra la fase creativa e realizzativa della birra, affidandosi all’intelligenza artificiale. Tramite un complesso algoritmo chiamato Automated Brewing Intelligence, vengono associate le varie caratteristiche della bevanda ai vari passaggi della produzione, al dosaggio e alla tipologia degli ingredienti.

Una volta assaggiata, il cliente potrà mandare il suo feedback tramite un bot di Messenger, accedendovi tramite dei codici che si trovano sull’etichetta della bottiglia.

birra

Il bot è programmato per rivolgere ai consumatori una serie di domande specifiche, interpretate dall’intelligenza artificiale tenendo conto delle risposte e dello stile della birra in esame, per migliorare il sistema volta dopo volta.

A questo punto, i pareri vengono ricevuti dai brewers, che possono valutarli ed applicare modifiche con una velocità, sicuramente, molto più rapida e su vasta scala di qualsiasi metodo precedente. Ogni cotta di birra, quindi, potrà essere unica e differente da quelle precedentemente create!

birra

IntelligentX offre al momento quattro stili di birra: una British Golden Ale, una British Bitter, una American Pale Ale e una birra scura (affumicata). I primi lotti di birra sono stati venduti in una settimana dal lancio, e i prossimi terranno conto dei primi feedback dei consumatori.

Le ricette, inoltre, rimarranno a disposizione di tutti: questo risulterà particolarmente interessante per i birrifici artigianali di piccola o media dimensione, potenzialmente molto interessati dalla possibilità di accedere a ricette sempre nuove, aggiornate in tempo reale.

L’intelligenza Artificiale metterà chi beve nella stessa stanza dei mastri birrai, ha dichiarato il CEO e co-founder di IntelligentX Hew Leith. Sarebbe estremamente difficile e time consuming per un uomo raccogliere ed interpretare questa mole di dati, ma l’Intelligenza artificiale renderà il tutto rapido ed efficace

Le birre, intanto, sono cambiate per ben 11 volte dalla prima loro realizzazione. Che ne dici, ti ho convinto? Ne assaggiamo una insieme? 🙂

Come usare Snapchat da veri pro e pubblicare snap fuori dal coro

Ormai è ufficiale: Snapchat non è più prerogativa dei millennial. Gli utenti che si cimentano sulla piattaforma sono sempre di più, e di conseguenza i anche brand stanno iniziando a esplorare le possibilità per raggiungerli a colpi di snap.

Che abbiate appena iniziato a utilizzarlo, o stiate pensando di lanciare il vostro business anche sul social del fantasmino, ecco qualche trucco per utilizzare l’app da veri professionisti e pubblicare snap che si distinguono tra la folla.

Forza con le sfumature

Quando si vuole disegnare qualcosa, l’app offre una limitata palette di colori. Ma lo sapevate che potete utilizzare molte più sfumature?

Basta selezionare il colore da cui volete partire e, tenendo il dito premuto sullo schermo, trascinarlo in alto o in basso. In questo modo andrete dalla tonalità più chiara alla più scura di quel colore, compresi il bianco e il nero.

Personalizzate il testo

È anche possibile cambiare dimensione e colore del testo.

Ecco come si fa: dopo aver scritto qualcosa toccate il simbolo T per ingrandire il testo. Dopodiché, toccando una delle parole sarà possibile cambiare colore. Se desiderate applicare diversi colori per ciascuna lettera basterà selezionare quella che volete modificare, evidenziandola (come in tutte le altre app).

A questo punto, per ingrandirlo o rimpicciolirlo, fate un pinch-to-zoom, come fareste per zoomare qualsiasi foto.

Combinate più filtri

Snapchat offre numerosi filtri e geofiltri, talmente tanti che a volte usarne uno solo non è abbastanza.

Per utilizzarne più di uno contemporaneamente basterà applicare il primo con uno swipe a destra o a sinistra e poi continuare a fare swipe con un dito premuto sullo schermo per scegliere il secondo, e avanti così.

Potete farlo fino a tre filtri contemporaneamente.

Zoom zoom zoom

Sapevate che è possibile zoomare anche mentre state registrando un video? È uno strumento molto utile per concentrare l’attenzione verso un oggetto particolare, e per creare snap meno statici. Come? Basta trascinare il dito in alto mentre tenete premuto per registrare.

Aggiungete una colonna sonora

A volte una particolare musica di sottofondo può fare la differenza, chi ama il cinema lo sa bene. Date un tocco cinematografico ai vostri snap aggiungendo la colonna sonora adatta. Basterà riprodurre la canzone desiderata su Spotify o iTunes Music e l’app la registrerà nel momento in cui create lo snap.

Nota: fate attenzione ai diritti d’autore, soprattutto se vi occupate di grossi brand. Quando si tratta di musica protetta è facile finire nei guai.

Usate gli sticker 3D

Questa funzione è abbastanza recente: gli sticker 3D sono un nuovo modo di utilizzare le immagini ancorandole a un elemento particolare nel video, in modo che lo seguano dandogli un tocco di simpatia e dinamicità.

Ecco come applicarne uno: scegliete quello che volete usare toccando il quadrato in alto a destra, aspettate il momento del video in cui compare l’elemento a cui volete ancorarlo, e tenete il dito – e lo sticker – premuto sopra di esso. Lo sticker lo seguirà ovunque vada, anche fuori dall’inquadratura.

Filtri personalizzati

A volte i filtri offerti dall’app non sono abbastanza e potrebbe essere utile disporne di altri più adatti dal contenuto da pubblicare.

Ebbene, c’è un modo per creare filtri per ogni occasione, e non immaginate quanto sia semplice: scegliete uno sticker che contenga il colore del filtro che vorreste applicare, espandetelo fino all’inverosimile – fino al punto in cui perde opacità – e spostatelo secondo necessità. Ecco un filtro unico, che conferirà allo snap l’atmosfera desiderata.

Potete addirittura fare anche qui come spiegato nel punto precedente per creare filtri 3D!

Snap senza mani

Uno dei limiti di Snapchat è che per utilizzarlo si deve necessariamente tenere un dito sullo schermo. Uno dei casi in cui questo diventa più frustrante è quando si vuole registrare un video; è impossibile avere entrambe le mani libere.

E se vi dicessimo che c’è un trucco per aggirare anche questa restrizione?

Questo hack è destinato agli utenti iPhone grazie a una funzione nativa, ma in realtà anche chi utilizza Android può farlo grazie ad alcune app di terze parti. Andate nelle impostazioni generali, selezionate Accessibilità e attivate AssistiveTouch. A questo punto selezionate Crea nuovo, tenete premuto in un punto qualsiasi per 10 secondi e salvate. Questo creerà una gesture che imiterà un tap lungo 10 secondi sullo schermo. Selezionate la gesture personalizzata dall’icona dell’AssistiveTouch mentre siete in Snapchat e mettetela sul tasto per registrare.

Et voilà, 10 secondi di video a mani libere!

Maggiore precisione grafica

Anche questo trucco sfrutta una delle funzioni dedicate all’accessibilità su iPhone. Come sapete, disegnare con precisione sui propri snap è un’impresa; per questo entra in campo la funzione Zoom, che vi permette così di disegnare con minuzia aggiungendo tutti i dettagli desiderati.

Per attivarla vi basterà andare su Impostazioni generali > Accessibilità > Zoom. Utenti Android, non temete: anche per questo ci sono app dedicate nel Play Store.

E con questo è tutto: ora non avete più nessuna scusa per pubblicare solo Faceswapmaschere da cagnolini. 😉

Week in Social: dai festeggiamenti di Messenger ai nuovi sticker Snapchat

Il mondo dei social network non sta mai fermo: ogni giorno gli aggiornamenti si sommano ed è difficile star loro dietro. Noi di Ninja, però, siamo qui per riassumere in un solo articolo tutte le novità della settimana, e non farti perdere niente.

Facebook

Iniziamo subito con Facebook. Ormai i suoi continui aggiornamenti non ci stupiscono, le novità non si contano e gli utenti sono ogni giorno di più. Messenger, poi, ha davvero superato ogni aspettativa e da gennaio 2016 a oggi ha 200.000 user attivi in più raggiungendo così una platea complessiva di 1.000.000.000:

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Numeri da capogiro, che hanno giustificato il non aver badato a spese – e modestia – per i festeggiamenti con un video che racconta i trend dell’applicazione: dagli sticker più scaricati alla quantità di gif inviate.

Le novità però non finiscono qui: Instant Articles, che prima era limitato solo a Facebook, adesso amplia i suoi orizzonti e raggiunge anche Messenger.

Per il momento è compatibile solo per Android, ma a breve anche gli utenti di iOS potranno usufruirne.

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Le novità, però, non riguardano solo Messenger.

Con il nuovo aggiornamento, Facebook Live Now dà la possibilità di far durare di più le trasmissioni – la durata potrebbe raggiungere e superare le 4 ore – e nascondere i commenti durante la visualizzazione.

La modalità “video-only” farà vedere i video full screen senza distrazioni, gli utenti Android, potranno accedere a questa funzionalità solo se il video è in modalità paesaggio, gli user iOS anche dalla modalità ritratto.

Snapchat

A marzo di quest’anno Snapchat ha acquisito la società Bitmoji, l’azienda che ha creato l’applicazione che permette di creare sticker in base alle situazioni e con una grafica che riesce a riprodurre i propri amici e conoscenti. A soli tre mesi di distanza possiamo già notare il loro legame: le due applicazioni possono essere messe in comunicazione facendo linking tra le due. Una volta collegate sia la chat che gli snap non saranno più gli stessi.

Il risultato? La coppia vincente è diventata talmente popolare che la piattaforma non ha retto il numero di utenti ed è crushata.

Questa popolarità ha preso Snapchat di sorpresa e i server non hanno retto.

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Per Snapchat però non finisce qui e presto offrirà ai suoi utenti la possibilità di inserire una nuova forma di inserzioni pubblicitarie.  Grazie al nuovo brevetto, Snapchat potrebbe riuscire a riconoscere gli oggetti presenti nelle immagini e riuscire a proporre filtri mirati.
A seconda della foto la piattaforma potrebbe consigliare un coupon, segnalare delle offerte e carte fedeltà.
Snapchat, insomma, potrebbe diventare presto l’app preferita dai brand!

Add-On

Il mondo dei social, però, non è solo fatto delle piattaforme mainstream, ma di persone che vogliono mettersi in comunicazione l’una con l’altra.

Mercoledì è andato online, per la prima volta, la chat ideata da Razer per Pokémon Go.

Questa nuova feature permetterà agli allenatori di mettersi in contatto con i giocatori vicini nel raggio di 600 miglia! Tutti i membri della stessa squadra potranno essere messi in contatto quando si troveranno in palestra.

Razer ha intuito il potenziale sociale di Pokémon Go, a noi non ci resta che aspettare e guardare se le persone ne verranno catturate.

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Queste sono le novità della settimana, ma se vuoi comunque rimanere sempre aggiornato seguici sulla nostra pagina Facebook.

Emozione, brand e prodotto gli ingredienti per un Corporate Storytelling di successo

Emozione, brand e prodotto: gli ingredienti per un Corporate Storytelling di successo

C’era una volta l’advertising, la pubblicità con cui il brand presentava al mercato il suo nuovo prodotto, con tanto di caratteristiche e utilizzo, per incrementare le vendite. Ma nel mondo di oggi in cui i social, la condivisione, la rapidità di informazione hanno superato i media tradizionali, la pubblicità non è più abbastanza. Ecco quindi che si afferma, sempre più rapidamente, l’importanza del Corporate Storytelling.

Fare Corporate Storytelling significa, appunto, raccontare la storia della propria azienda o del proprio prodotto. Un racconto, però, in grado di differenziare in modo puntuale il proprio brand dai concorrenti.

I giusti ingredienti nella nostra storia diventano: un buon protagonista, un buon copy e una buona immagine o grafica e infine la giusta dose di emozioni e valori condivisi, in grado di coinvolgere il cliente in modo più profondo.

Il Corporate Storytelling, in alcuni casi, diventa il fattore di successo o insuccesso del brand, che può decidere di puntare tutto sulle emozioni, o far scendere in campo anche il prodotto.

Emozionare prima di tutto, quando il Corporate Storytelling non punta tutto sul prodotto

Emozione, brand e prodotto gli ingredienti per un Corporate Storytelling di successo

Guinness e New Bell of South Africa hanno puntato tutto su un Corporate Storytelling fondato sulle emozioni, anzi, più specificatamente sulle emozioni e i valori condivisi con il cliente che acquista i loro prodotti: birra e liquore sono messi in secondo piano rispetto al piacere di berli in compagnia.

Nel caso della birra irlandese, le storie prese in considerazioni sono due: la prima è il celebre filmato con protagonisti dei ragazzi che giocano a basket in sedia a rotelle, alla fine del video si scopre che solo uno di questi è davvero disabile, gli altri si sono affidati alla disabilità solo per poter giocare tutti insieme. La Guinness compare solo in chiusura per coronare il piacere di bere una birra con gli amici accompagnata dal famoso claim “ The choices we make reveal the true nature of our character”, vale a dire sii la miglior persona che puoi essere e bevi la migliore birra sul mercato.

La seconda storia della nostra amata birra racconta di una barista che lascia ogni sera un bicchiere pieno di Guinness ad un tavolo vuoto, non permettendo a nessuno di avvicinarsi. Una sera, però, le speranze della protagonista vengono esaudite e un soldato, tornato dall’impegno militare, si accomoda e gusta la sua birra. Anche in questo caso lo spot si conclude con il celebre claim, che questa volta vuol accomunare la forza d’animo e le scelte determinate dei due personaggi.

Il secondo brand di questa categoria è New Bell of South Africa: lo schotch non è un liquore qualsiasi, ma diventa il mezzo per festeggiare un padre che ha imparato a leggere solo per gustarsi il libro del figlio. Qui lo scenario, le musiche la fotografia contano per far emozionare ancora di più lo spettatore che alla fine si immedesima nei protagonisti e, per la gioia di condividere il traguardo raggiunto, vorrebbe festeggiare con la famiglia riunita.

https://www.youtube.com/watch?v=VteDp3IK-60

Brand e prodotto, un connubio da non sottovalutare se si fa Corporate Storytelling

Nonostante le emozioni contino in un Corporate Storytelling efficace, non bisogna mai dimenticarsi del prodotto che l’azienda offre e Google, Dawn e Lego fanno scuola.

La prima storia racconta della capacità di Google di dare risposte alle domande dei suoi utenti, come anche far ritrovare due persone che, a causa degli eventi della vita, non si vedevano né sentivano da tantissimo tempo. In questo filmato Google ci dice come, attraverso la sua capillarità e completezza di informazioni, ogni sogno e desiderio siano realizzabili.

Dawn, invece, racconta uno dei temi più cari al giorno d’oggi, l’ecologia, e lo fa mettendo al centro il suo prodotto, uno sgrassatore così efficace, ma rispettoso dell’ambiente, da essere in grado di ripulire gli anatroccoli dal petrolio. Ecologia, cuccioli e prodotto, cosa c’è di più efficace per farsi ricordare?

Ultimo il caso Lego e la sua pubblicità per The Lego Movie. Il segreto di questo successo è che il brand di costruzioni giocattolo non si è limitato a fare un banale trailer, ma ha costruito un cortometraggio e quindi un Corporate Storytelling anche per annunciare il suo film. Questo ha dato modo di far entrare in confidenza lo spettatore con il mondo Lego attraverso il racconto di piccole storie, ironiche e divertenti, da ricordare.

LEGGI ANCHEIl corporate storytelling è necessario per la tua azienda, ma va fatto con coraggio 

Storytelling interattivo, una nuova tecnica per lasciare le decisioni in mano al cliente

Emozione, brand e prodotto gli ingredienti per un Corporate Storytelling di successo

E se il nemmeno il semplice Storytelling dovesse bastare arriva in soccorso dei brand il Corporate Storytelling interattivo, un concatenarsi di scene e parole che lasciano in mano all’utente la facoltà di scelta, aumentandone il coinvolgimento e incrementandone l’attenzione.

Il racconto interattivo si basa sul design interattivo, a disposizione del brand per enfatizzare i concetti e le scene più importanti su cui vuole che lo spettatore si concentri. Quindi al di là di un semplice scorrimento di slide, verso un vero e proprio racconto interattivo che ponga sempre di più l’utente al centro.

Il risultato? Meno noia e più brand in top of mind.

Piccola curiosità: esiste un evento che premia i Corporate Storytelling più riuscitiThe Brand Storytelling Awards, giunto alla terza edizione, premia nel contesto italiano dell’università IULM, i tre progetti più validi nell’ambito del Corporate Storytelling in campo di Product, Corporate, Employer o Marketing Territoriale. Ad ottobre verranno proclamati i vincitori per quest’anno.

SheCall, il bracciale elettronico che ti salva dal pericolo

Quella sera ho capito che volevo fare qualcosa perché situazioni come questa non si ripetessero. Se quel passante non fosse intervenuto, ce la saremmo vista brutta. È così che è nata l’idea di SheCall

“Estate 2013, sera. Un ragazzo e una ragazza passeggiano tranquillamente per le strade di una piccola cittadina della provincia di Brescia. Un’auto inizia a ronzargli intorno. A bordo ci sono 4 uomini. Gli passano accanto una volta, due, tre, alla quarta si fermano. Si apre il finestrino e un uomo invita la ragazza a salire in macchina. Lei si rifiuta, ma lui insiste. Il ragazzo prova ad intervenire pacificamente, ma gli uomini scendono dall’auto e accerchiano la coppia. La situazione si fa critica ma, improvvisamente, un passante che ha assistito alla scena interviene, minacciando di chiamare la polizia. Altre persone si avvicinano. I tizi ci ripensano e scappano via.”

A raccontarmi la sua storia, è Daniele Treccani, founder & CEO di Dares Technologies s.r.l., un giovane perito elettronico ed informatico che ha deciso di reagire in maniera creativa alla sua disavventura. Scopriamo in questa intervista cosa ha inventato!Daniele Treccani Shecall

Che cos’è SheCall?

SheCall è un bracciale elettronico pensato per la sicurezza, soprattutto delle donne. È un dispositivo in grado di rilevare le variazioni che avvengono nel nostro corpo quando ci troviamo in una situazione di pericolo, primo fra tutti il battito cardiaco. Quando i valori superano una certa soglia, scatta l’allarme.

 

Shecall

Cosa succede una volta innescato?

Il bracciale è collegato via Bluetooth 4.1 allo smartphone della persona che lo indossa ed è gestibile attraverso un’app dedicata. Al momento dell’installazione, l’utente può scegliere dei numeri di telefono dalla propria rubrica e indicarli come numeri di soccorso. Al momento del bisogno, il bracciale raccoglierà tutte le informazioni riguardanti la posizione dell’utente e li invierà tramite SMS ai numeri selezionati. A questo punto, si possono configurare due situazioni: se la persona che riceve il messaggio ha installato la nostra App, allora questa convertirà automaticamente i dati contenuti nel messaggio e permetterà di visualizzare su una mappa la posizione della persona in pericolo e raggiungerla tramite un software di navigazione. In caso contrario, il soccorritore troverà nell’SMS indicazioni riguardo la persona che chiede aiuto e le sue coordinate GPS, potendo quindi, in ogni caso, essere messo a conoscenza del problema. È possibile anche chiamare direttamente la persona.

app Shecall

E in caso di falso allarme?

Appena registrata un’anomalia, il dispositivo emette una serie di vibrazioni e fa partire un countdown di 30 secondi sullo schermo dello smartphone, interrompibile mediante l’inserimento di un codice pin personale. Allo scadere del conto alla rovescia, l’allarme si innesca, una luce led si accende sul dispositivo, lo smartphone emette una suoneria di allarme simile ad una sirena e procede all’invio degli sms di emergenza.

SheCall

Quando lo vedremo sul mercato?

Molto presto. Al momento abbiamo prodotto una preserie di 100 dispositivi, i quali serviranno ad effettuare le ultime verifiche e miglioramenti, sia per quanto riguarda il design (le immagini dell’articolo riguardano dei prototipi, ndr) che per quanto riguarda l’App. Dal 2013 ad oggi abbiamo fatto molta strada, grazie anche al supporto di numerose aziende e privati (medici, importanti società e molte donne), che hanno sostenuto il progetto perché condividevano il nostro scopo. Dopo più di 8500 ore di prova effettuate possiamo ritenerci abbastanza soddisfatti e pronti ad arrivare sul mercato con i primi 1000 pezzi entro Febbraio 2017.

Shecall_colori

Dove possiamo seguirvi per conoscere i prossimi sviluppi?

Abbiamo online il nostro sito, dove potete trovare tutte le informazioni sul prodotto. Abbiamo anche una pagina Facebook, costantemente aggiornata. Teniamo molto al concetto di comunità e immaginiamo un giorno in cui l’unione farà la forza anche sotto l’aspetto della sicurezza personale. In questo modo potremmo essere davvero più sicuri, perché ci sarà sempre qualcuno nei dintorni che potrà darci una mano preziosa.

Io lo spero tanto. Voi non vi sentite già un po’ più sicuri?

Come individuare gli influencer della rete: Masterclass disponibile On Demand

Se vuoi assicurarti che la tua strategia di Digital PR stia coinvolgendo, e nel modo giusto, i migliori influencer della rete non puoi davvero perdere questa occasione!

Lo scorso 12 luglio, Giovanna Montera, Viola Guastafierro e David Consolazio ci hanno illustrato come applicare il metodo netnografico per l’analisi reputazionale del tuo brand, utilizzare le corrette tecniche di identificazione degli influencer più rilevanti per il tuo settore di mercato e coinvolgerli in attività di Digital PR.

Se ti sei perso il webinar in diretta puoi ancora usufruire dei contenuti seguendo la Free Masterclass On Demand nella tua area utente sul sito Ninja Academy.

Free Masterclass - Digital PR

 

Come seguire la Free Masterclass On Demand

La procedura necessaria per accedere ai contenuti della diretta è tutt’altro che complicata, basta andare sul sito di Ninja Academy e iscriverti gratuitamente alla free masterclass dal titolo “Come individuare e coinvolgere gli influencer della rete”, dopodiché troverai, all’interno della tua area utente, tutti i materiali della lezione, video compreso! Sarà come aver partecipato in diretta!

In questo modo potrai avere anticipazioni sul corso online, conoscerne i docenti e scoprire tutte le altre occasioni di formazione che la Ninja Academy può offrirti.

Ti ricordiamo che se ti iscrivi entro il 1 settembre 2016 al Corso Online in Digital PR & Influencer Marketing potrai approfittare del prezzo in Early Booking di 199€ iva inclusa (anziché 299€ iva inclusa).

Il team Ninja Academy resta a tua disposizione per qualsiasi dubbio o chiarimento.
Puoi scrivere a info[@]ninjacademy.it o telefonare allo 02 40042554

Knowledge for change!

BE NINJA

Worldz, la startup che ricompensa le tue attività social

Worldz, la startup che ricompensa le tue attività social

“Non perdere tempo su Facebook!”, quante volte mamma, amici e fidanzata ti hanno detto questa frase? Probabilmente non conoscono ancora Worldz, la startup che ha sviluppato un algoritmo in grado di comprendere la popolarità degli utenti di Facebook e attribuire loro un valore economico.

Questo valore, il Worldz Wallet, può essere utilizzato come sconto giornaliero per gli acquisti sugli eCommerce partner di Worldz.

Quando il cliente effettua un acquisto, inoltre, il tool condivide la notizia su Facebook direttamente dall’eCommerce e attribuisce lo sconto corrispondente.

I clienti quindi parleranno del brand e dei prodotti incrementando le conversioni e la visibilità su Facebook dell’eCommerce, diventando a loro volta Advisor di ciò che comprano.

Per conoscere meglio come funziona Worldz, come è nata l’idea e quali saranno gli sviluppi futuri di questo algoritmo, abbiamo fatto quattro chiacchiere con Joshua Priore, Founder di Worldz.

Worldz, la startup che ricompensa le tue attività social

Worldz remunera le attività social degli utenti. Oggi possiamo tutti considerarci dei micro-influencer?

Più o meno sì. O meglio, come li definiamo noi, Advisor. Questo perché in realtà la popolarità di un utente normale non è generata dal concetto di “influenzare la massa”, quanto nel concetto di “consigliare” un prodotto che ho personalmente acquistato, nei confronti di un mio amico o un familiare. Queste persone mi conoscono personalmente e quindi identificheranno il brand che sto consigliando e per il quale ho effettuato un acquisto sulla base della relazione, e non della connessione, che abbiamo.

Pensiamo ad esempio ad un influencer: oggi tutti sappiamo che vengono contattati dalle aziende e che vengono remunerati per la pubblicità che deriva da una loro condivisione. Questo vuol dire che il contenuto di un loro post non è sempre oggettivo, ma probabilmente dettato dal rapporto di lavoro che viene instaurato tra i due.

Worldz, la startup che ricompensa le tue attività social

Un Advisor invece è un utente normalissimo che ha deciso di acquistare un prodotto. Ha speso materialmente dei soldi per averlo e, dunque, non ha un rapporto con il brand se non quello di un vero e proprio cliente. Se io condivido la notizia di un paio di scarpe che ho comprato, a me non interessa sponsorizzare positivamente il prodotto se non perché davvero ritengo che sia un buon prodotto.

La mia pubblicità è reale non è dettata da un interesse. Quindi il mio post verrà visto dai miei amici, che conosco personalmente, diversamente da come viene interpretata oggi una pubblicità, anche di un influencer.

Worldz si basa sul WOM Marketing automatizzato ed immediato, non sull’Influencer Marketing che ha delle dinamiche diverse ma non per questo meno interessanti.

Una piattaforma che si rivolge non solo agli utenti, ma anche agli eCommerce. Qual è il vostro business model?

Worldz, la startup che ricompensa le tue attività social

Noi avviamo partnership con gli eCommerce. Forniamo loro il plugin gratuitamente da installare sulle loro piattaforme esattamente come fanno per altri tool che magari già utilizzano. Scelgono quali e quanti prodotti mettere in promozione e quanto sconto applicarvi, liberamente con dei nostri consigli.

Gli utenti, accedendo direttamente dal sito dell’eCommerce, vedono il nostro logo sulle foto dei prodotti che sono stati selezionati e scoprono quanto è il loro sconto su questi ultimi. Mettono i prodotti nel carrello e, prima di poterli acquistare, cliccano il tasto di condivisione della notizia su loro profilo Facebook presente nella pagina di checkout dell’eCommerce. Immediatamente si attiva il tasto di acquisto per finalizzare l’operazione ed il gioco è fatto. Sconto in cambio di condivisioni Facebook.

È già possibile provare una demo :).

Per cominciare avete selezionato tre settori chiave: tecnologia, abbigliamento e turismo. Da cosa è derivata la scelta?

Worldz, la startup che ricompensa le tue attività social

In questi settori vengono venduti prodotti o servizi che sono facilmente condivisibili su Facebook.

Se un utente condivide la foto di una t-shirt o di un nuovo smartphone, le interazioni per questi contenuti sono più elevate e quindi è più semplice che la reach organica salga e che il contenuto diventi virale.

Su prodotti in settori merceologici differenti, la viralità dipende da altri fattori e, pertanto, è meno prevedibile.

In questa fase della nostra startup, comprendere le metriche può fare la differenza e quindi abbiamo deciso di applicare questa teoria. Nulla ci impedisce però di selezionare altri settori o eCommerce più di nicchia se ci saranno i giusti presupposti.

In che modo gli algoritmi influenzeranno in futuro le nostre abitudini di acquisto?

Worldz, la startup che ricompensa le tue attività social

Credo che siamo nell’era in cui si cerca di automatizzare tutto. IoT, Beacon, dispositivi per il riconoscimento facciale o ottico, biometrica per le impronte digitali e quant’altro renderanno la nostra vita sempre più veloce. Le aziende ci conosceranno sempre di più e ci forniranno informazioni sempre più precise e nel momento in cui ci servono.

Ipotizziamo che in un prossimo futuro potrebbe essere possibile tracciare tutti gli acquisti effettuati da un determinato individuo. Alcuni sofisticati algoritmi potrebbero prevedere, a seconda delle informazioni di abitudini di consumo, località, clima, ecc. quella che potrebbe essere una necessità del momento e mandarti, proprio in quel frangente, lo spot che t’invoglia ad un acquisto in target.

Faccio un semplice esempio: poniamo che sia una giornata afosa e un impiegato si trovi a lavoro. Dai Big Data si sa che, ad un determinato orario, quel dato utente fa un break (perché si sono tracciati precedentemente gli acquisti che ha fatto). Potrebbe accadere che in un non lontano futuro, con una certa precisione, l’azienda di una data marca, accedendo a queste informazioni, gli invii lo spot di una bibita rinfrescante proprio poco prima che si alzi dalla scrivania.

L’engagement su quell’utente sarebbe decisamente alto e varrebbe la pena per le aziende realizzare dei sistemi per ottenere queste informazioni. In questo meccanismo gli algoritmi sono indispensabilmente alla base del processo.

L’utente-consumatore grazie a Worldz assume un valore sempre più tangibile: possiamo considerarlo l’inizio di nuovi modelli di economia?

Worldz, la startup che ricompensa le tue attività social

Io direi proprio di sì. Anche se non ce ne accorgiamo, siamo tutti dei vettori commerciali, soprattutto sui social.

Alcuni di noi possono sfruttare questo principio già oggi e da diverso tempo, vedi i blogger o gli influencer.

Se io vado a mangiare una pizza in un ristorante e mi taggo in quel posto, sto comunicando a tutti i miei amici quel posto e, nella stragrande maggioranza dei casi, sto facendo della buona pubblicità a quel posto (a meno che non ne parli volutamente male).

Ad oggi però, la pizzeria non ti dà nulla in cambio di questa condivisione spontanea, se sei un normal user. Worldz invece vuole permettere a chiunque, ovvero anche a questi utenti normalissimi, di poter sfruttare il proprio bacino di amici e follower.

Inoltre, come presupposto ci sarebbe il concetto di gamification: condivido di più per essere più popolare, il che mi conduce ad avere più sconto, che mi porta a fare più acquisti a cui è connessa la condivisione e dunque nuovamente condivido di più.

Incentivare gli utenti a condividere di nuovo non è forse anche quello che vorrebbe Facebook negli ultimi tempi?

Ecco, con Worldz certamente viene incentivata la condivisione e magari, in un futuro, alcuni pagamenti anche negli store fisici e non solo online, li faremo in parte social e in parte economica.