Social Business Forum 2016 scopri i topic dell'appuntamento del 6 e 7 luglio

Social Business Forum 2016: scopri i topic dell’appuntamento del 6 e 7 luglio

Si tratta di uno degli eventi più interessanti in ambito business dell’estate: il 6 e 7 luglio a Milano il Social Business Forum 2016 ci porterà alla scoperta dei più importanti trend in fatto di digital e mercati internazionali, per conoscere cosa ci riserva il futuro su Crowd Innovation Management, Workforce Augmented Learning e Internet of Things.

The Platfirm Age è il claim per l’appuntamento di quest’anno, organizzato da OpenKnowledge, società internazionale di management consulting, presso l’Hotel Marriott di Milano (via Washington 66).

Grandi nomi del business internazionale parleranno dell’evoluzione della trasformazione digitale verso piattaforme come ecosistema di servizi. Platfirm è, infatti, il neologismo coniato dagli organizzatori, attraverso una crasi tra platform e firm, per indicare e descrivere questa trasformazione emergente delle aziende in piattaforme in grado di connettere, far interagire e co-creare valore tra consumatori e imprese,ma anche tra aziende e stakeholder.

Social Business Forum 2016 scopri i topic dell'appuntamento del 6 e 7 luglio

Scopriamo insieme alcuni dei più importanti topic che caratterizzano i talk del Social Business Forum 2016.

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Agile Marketing Technologies, un approccio disruptive al marketing

Il Marketing oggi sta attraversando una fase di radicale cambiamento, dato che i tradizionali approcci al marketing management, progettati secondo una rigida struttura top-down, risentono ormai delle modificazioni dovute alle tecnologie digitali e ai nuovi comportamenti degli utenti-consumatori.

L’Agile Marketing, utilizzando un approccio disruptive, derivato dalla gestione dello sviluppo software, è il nuovo modo smart per le aziende di rimanere rilevanti e in contatto con i clienti potenziali.

Il Social Business Forum 2016 sarà l’occasione per esplorare le nuove piattaforme di lean marketing e per imparare a incorporare questi principi nelle tue strategie per avere successo.

Mercati on demand in rete, se ne parla al Social Business Forum 2016

I mercati in rete stanno trasformando la società e l’economia e ogni settore della nostra vita ne è influenzato: dai trasporti ai beni di consumo, dall’energia alla finanza, dalla sanità alla vendita al dettaglio, dai media e all’istruzione.

Le persone e le attività sono costantemente messe in moto attraverso piattaforme che diventano veri e propri motori di business e che co-creano e scambiano valore.

I cosiddetti networked markets hanno ormai invertito le tendenze di organizzazioni e imprese, trasformandole radicalmente: marketing, comunicazione, tecnologia sono oggi incentrate sulle persone.

Il 6 e 7 luglio capirai come poter abbracciare anche tu l’era disruptive delle piattaforme.

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Collaborative Behavior Design, il nuovo modo di ingaggiare gli utenti

Il Behavior Design, o Design comportamentale, concetto che si concentra su come una struttura o un sistema sia visto da parte degli utenti e su come possa soddisfarne le esigenze e i bisogni, è sempre più importante per le imprese. Per questo brand e retailers devono oggi concentrarsi sulla progettazione e l’implementazione di piattaforme digitali e di esperienze che consentano e valorizzino il comportamento sociale collaborativo.

A partire dalla progettazione di uno spazio di lavoro digitale o di un programma per l’engagement dei clienti, le aziende non possono fare a meno di prevedere le interazioni alle quali le persone sono invitate costantemente, assicurando loro un’esperienza dipendente o cliente memorabile e soddisfacente.

Scopriremo come sfruttare quindi la prospettiva del Behavior Design per il tuo business.

Costruzione di un’organizzazione DevOps per costruire il futuro delle imprese

Costruire una cultura di collaborazione implica un cambiamento culturale nel modo in cui le aziende gestiscono le dinamiche organizzative.

Mentre la cultura DevOps (development and operations) riguarda principalmente gli strumenti software, le piattaforme e la gestione dei servizi digitali, le aziende di oggi richiedono la stessa logica da applicare ai valori aziendali, alla conoscenza e agli stili di apprendimento.

La creazione di una organizzazione DevOps implica l’adozione di  una cultura feedback-oriented e in grado di reindirizzarsi in modo autonomo di conseguenza. Adottare oggi questo modello significa essere già proiettati verso il futuro del business.

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Data Intelligence & monetizzazione: nuovi modelli

Nelle organizzazioni, i dati associati con clienti e processi di business, così come quelli relativi alle esperienze dei dipendenti vengono raccolti, catalogati, conservati e analizzati per studiare le tendenze di acquisto, i modelli e le preferenze.

Ormai è pienamente sviluppata la capacità di estrarre, analizzare e visualizzare informazioni e approfondimenti dai Big Data social. Meno sviluppata è invece la capacità di inventare e distribuire nuovi modelli per la monetizzazione dei dati.

Una piattaforma basata sui dati richiede di concentrarsi non solo sui processi decisionali, ma ancora di più sui modelli per monetizzare. Sei pronto a scoprire nuovi approcci vincenti ai data per la monetizzazione?

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Talenti digitali: Mindsets & Skills

Anche dal punto di vista dei talenti le aziende di oggi risentono di una crisi generalizzata, dato che la carenza di veri talenti digitali è un evento senza precedenti.

La sfida per le organizzazioni e le imprese che vivono l’epoca delle piattaforme è quella di identificare, attrarre e mantenere talenti digitali.

Ma quali mentalità e competenze sono più rilevanti per l’economia digitale? Come fanno le aziende a misurare e le abilità e colmare il gap delle competenze?

Come fanno i leader, in sostanza a reinventare, ridisegnare e sviluppare le nuove competenze digitali?

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L’Internet delle cose incantate, un’opportunità per le imprese

Con oltre 50 miliardi di dispositivi collegati entro il 2020, l’Internet delle cose (IoT) è pronto ad avere un impatto importante sulla strategie di marca, sulle pratiche del marketing e sui comportamenti dei consumatori.

Macchine collegate in rete, case intelligenti, città sensibili, industria 4.0, vendita al dettaglio aumentata, stanno creando un ambiente di business totalmente nuovo, tutto su una piattaforma.

Tuttavia per adottare con successo l’IoT, il business dovrà comprendere il valore diverso grazie al quale l’internet delle cose può essere sia una guida per i nuovi servizi che un altro ramo per lavorare  su efficienza, produttività e riduzione dei costi.

Le imprese di oggi conoscono davvero questa scala delle opportunità?

Partecipa al Social Business Forum 2016 con la promozione Ninja!

Puoi registrarti all’evento e seguire tutti gli aggiornamenti nella sezione dedicata all’interno del sito della manifestazione.

Utilizzando il codice sconto riservato a ninja-addicted NinjaAcademySBF16″ in fase di registrazione, avrai diritto ad uno sconto del 15% sul prezzo indicato.

Puoi usufruirne fino al 5 luglio, non perdere l’occasione di partecipare ad un grande evento e scoprire il futuro del business digitale.

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Taskhunters, l’app che affida le tue faccende agli studenti

Quando il tuo lavoro occupa 5 giorni su 7 e il weekend lo trascorri a recuperare le faccende quotidiane come lavare i piatti, stirare, pulire il garage o fare la spesa, è arrivato il momento di chiedere aiuto per riappropriarti del tuo tempo libero!Ma non puoi sempre fare affidamento su mamma, coinquilino o partner, non è vero?

Come per molti problemi quotidiani, fidati, anche per questi esiste un’app che può aiutarti. Oggi parliamo di Taskhunters, un’applicazione mobile per iOS e Android che è stata progettata dalla startup con base a Milano composta da cinque giovani under 30 :Lorenzo Teodori, Marco Premier, Francesco Piovesan, Alberto Mora e Jessy Conroy.  Taskhunters di recente  è stata selezionata anche da Speed MI Up, l’incubatore di Università Bocconi, Camera di Commercio e Comune di Milano.

Taskhunters è un marketplace virtuale in cui i privati, grazie a pochi tap sull’app, possono affidare le proprie faccende quotidiane a studenti di fiducia.

È una piattaforma che viene dunque incontro a due categorie di utenti molto comuni: da un lato, permette ai lavoratori perennemente occupati di affidare le proprie faccende a studenti universitari intorno a loro; dall’altro versante, offre la possibilità agli studenti di guadagnare svolgendo piccoli lavori e mansioni (i task) nella zona in cui si trovano.

Al momento il servizio è presente esclusivamente sulla città di Milano per il suo lancio pilota.

Come funziona

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Dopo esserti registrato, ti basta pubblicare il task di tuo interesse sull’app al prezzo e alle condizioni che ritieni più adeguati, scegliendoli tra più categorie (trasloco, ritiro e consegna, lezioni, arredamento, shopping, pet sitting, faccende domestiche, computer, assistenza personale, graphic design).

Gli studenti possono offrirsi per svolgere queste attività, accettare la ricompensa prefissata o, se non lo ritengono adeguato, contrattare un importo più elevato. A quel punto puoi scegliere a chi affidarlo, selezionando lo studente che ritieni più adatto.

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Gli studenti sono stati tutti verificati preventivamente dalla startup; inoltre è attivo un sistema di valutazione reciproca: una volta che il compito viene svolto, i feedback permettono di costruire una buona reputazione all’interno del marketplace, sia allo studente che svolge il task, sia a chi lo richiede.

Le transazioni avvengono online attraverso Stripe, una piattaforma di pagamento sicuro, già utilizzata da importanti aziende come Facebook, Twitter e Kickstarter. Ogni pagamento viene effettuato a task concluso, quando entrambe le parti possono ritenersi soddisfatte.

 Un’app che sfrutta la gig economy

In una società in cui il modello economico più diffuso è quello “on demand”, dove cioè le prestazioni lavorative sono spesso occasionali, Taskhunters utilizza in modo proficuo il tempo degli studenti, che è molto più flessibile di quello dei lavoratori.

Come sottolinea Lorenzo Teodori, Co-founder di Taskhunter:

“Taskhunters è in grado di fornire un aiuto concreto agli studenti, proponendo loro diverse occasioni di guadagno in un periodo della vita in cui non beneficiano ancora di un reddito costante.”

Taskhunters potrebbe presto raggiungere altre aree italiane: grazie alla geolocalizzazione, il team può verificare se l’app si sta diffondendo spontaneamente in altre aree italiane, se vengono pubblicati dei task in altre città e ci sono persone in grado di svolgerli.

Dunque non vi resta che testare l’app e provare a fare una richiesta: la prossima città potrebbe essere la vostra!

Tips and tricks sul nuovo regolamento europeo sulla Privacy

Attuare una strategia digital che sia di successo è un lavoro che ha nel continuo adattamento al contesto uno dei fattori di maggiori difficoltà per gli specialisti del settore.

La capacità di mutare orientamento e protocolli esecutivi investe tutti gli aspetti organizzativi:

  • studiare il target di riferimento affinché le modalità di somministrazione massimizzino le conversioni
  • una strategia di content che tenga conto dell’attualità affinché sia godibile e non pesi come contenuto pubblicitario
  • osservare con costanza lo sviluppo e l’andamento dei canali di distribuzione dell’advertising di modo da adattarsi all’ascesa di nuova piattaforme o il declino di altre

Esiste però un aspetto molto particolare che, se non curato con estrema diligenza, può trasformarsi in un boomerang in grado di generare perdite sul profitto e di reputazione, ovvero tutta la giurisprudenza che si applica all’email marketing.

coffee, phone and chalkboard with word email

Questo tipo di direttive, specie in sede comunitaria, sono spesso oggetto di riforma, rendendo nullo di fatto il frutto di mesi di lavoro per mettere assieme una strategia che potesse portare a risultati soddisfacenti.

Ma la stessa attività d’aggiornamento è complicata: barriere linguistiche (i testi di legge sono scritti in lingua inglese), difficoltà nel reperire le fonti e la necessità di possedere conoscenze legali avanzate fanno sì che capire le implicazioni concrete di una variazione normativa possa richiedere più tempo del previsto.

Ecco perchè MailUp, la soluzione su misura per lo sviluppo delle tue campagne email e SMS, ha deciso di dare vita ad una vera e propria rubrica che si occuperà di rendere il più semplice ed intuitivo possibile l’accesso alle modifiche di legge comunitaria: Video Academy.

Video Academy: 11 appuntamenti con l’avvocato Marco Maglio

video pillola privacy MailUp 1

Grazie a comodi contributi video suddivisi per argomento, questa nuova rubrica mette in luce i punti di svolta della riforma europea, affidandosi alla competenza dell’avvocato Marco Maglio, docente e fondatore di Lucerna Iuris, il network di legali dell’Unione Europea specializzati in privacy, marketing e commercio elettronico.

In 11 video-pillole, ciascuna dedicata a una novità sostanziale del Regolamento, l’avvocato Maglio illustra obblighi, responsabilità ed opportunità per chi raccoglie e tratta dati personali: dalle novità nell’informativa sulla privacy alle nuove figure aziendali come il Data Privacy Officer, dall’aggiornamento delle sanzioni fino alla ridefinizione dei concetti di profilazione e consenso.

Tracciando una panoramica per tappe su un tema fondamentale del digital marketing, MailUp Video Academy si pone come uno strumento dedicato alle aziende per coltivare una pratica di email marketing responsabile e a norma di legge.

La missione alla base dell’iniziativa è ben esplicitata da parte di Stefano Branduardi, marketing operations manager di MailUp:

MailUp Video Academy nasce con l’obiettivo di comunicare con un taglio più agile: divulgativo e al tempo stesso tecnico – grazie al contributo di specialisti del settore –, teorico ma di riscontro pratico, approfondito ma immediato nella fruizione, grazie al formato della video-pillola. Siamo consapevoli che il rispetto della privacy rappresenta il requisito imprescindibile per qualsiasi iniziativa di email marketing; con il progetto di lancio di Video Academy vogliamo guidare i marketer tra le novità della riforma europea, con l’obiettivo di fornirgli le conoscenze per allinearsi alle nuove norme in materia di protezione dei dati personali

L’evoluzione delle PR nell’era del digitale

Le continue novità a livello digital rendono di certo necessario un costante processo di aggiornamento in praticamente tutti i settori e il mondo delle PR  non è da meno.

L'evoluzione delle PR nell'era del digitale

Da PR a Digital PR

Per riuscire a sfruttare al meglio le opportunità date dalla costante evoluzione del digitale, bisogna però sapere come queste impattano sulle public relation e come potrebbero potenzialmente dar loro un valore aggiunto in termini di comunicazione e marketing.

A questo proposito ci viene in soccorso un recente studio fatto dalla Stern Strategy Group, una nota agenzia di PR americana.

Durante una delle loro SHINE Academy Session, in cui SHINE è un modesto acronimo per “Stern Helping Inspire and Nurture Excellence“, hanno discusso le novità del settore e come digital e PR possano interagire.

Di seguito troverete i principali insight a cui ha portato questo interessante workshop.

Conoscere, capire e sfruttare le novità

Nulla di nuovo all’orizzonte, ma pur sempre un concetto molto importante: in un ambiente così dinamico bisogna “essere sul pezzo”, restando sempre aggiornati sugli ultimi digital trend (es. SEO, user experience ,etc.) di modo da poter fornire ai propri clienti delle strategie innovative e di valore.

L'evoluzione delle PR nell'era del digitale

LEGGI ANCHE: Come realizzare al meglio una campagna di Digital PR per i musicisti

Saper leggere tra le righe e fare le giuste domande

Un’approfondita conoscenza dei propri clienti, a partire da una semplice quanto efficace SWOT Analysis, permette di scovare le scelte tattiche di digital PR che meglio addicono a ciascuno loro. In questo modo è possibile creare contenuti che portino a risultati tangibili in termini di awareness e di interesse da parte del proprio pubblico di riferimento.

Misurare i risultati con i giusti tool

Riuscire ad aumentare l’awareness è uno degli obiettivi principali di una campagna di PR ma è altrettanto importante sapere come misurarne l’efficacia: ad aiutarvi, ci sono diversi strumenti in grado di valutare e monitorare l’andamento della campagna in termini di notorietà, come Google Analytics e Hootsuite, oltre ai tool specifici di ogni social media.

L'evoluzione delle PR nell'era del digitale

Avere una visione onnicomprensiva del digital PR

La continua crescita e l’aumento di tecniche e strumenti digitali non deve essere vista in parallelo rispetto alle attività di PR, con team di esperti e consulenti esterni che facciano da collettore tra le parti. Al contrario, sarà sicuramente un valore aggiunto riuscire ad integrare l’expertise  dei due “mondi” in uno sforzo congiunto all’interno dell’agenzia di digital PR.

Rendere accessibili le digital metric

Ovviamente sta diventando sempre più difficile riuscire a mappare sia le strategie di PR tradizionali, come gli earned media, che le più recenti strategie digitali. Ma riuscendo ad avere accesso agli output sia di Google Analytics che dei tool di analisi dei social media dei propri clienti sarebbe possibile rendere evidente quanto diverse attività strategiche attuate in modo sinergico possano riuscire a raggiungere con ottimi risultati gli obiettivi prefissati.

In conclusione

Insomma, alla base di tutte queste considerazioni c’è una verità “darwiniana” molto semplice: la capacità di adattamento e di integrazione sono alla base del successo e, soprattutto se si parla di digital, non ci resta che rimboccarci le maniche. Se vuoi saperne di più visita la nostra pagina Ninja Academy e scopri il corso dedicato alle PR.

Together Price: uno sharing marketplace per condividere i tuoi abbonamenti

Together Price: uno sharing marketplace per condividere i tuoi abbonamenti

Together Price è una startup romana che si propone di allargare i confini della sharing economy: la piattaforma è nata per facilitare gli utenti nella gestione delle loro condivisioni: dagli abbonamenti multi account di Netflix e Spotify fino ad arrivare alla condivisione fisica del garage, del coworking o della saletta prove.

Together Price quando la maratona diventa staffetta

I tre co-founder, il CEO e sviluppatore della piattaforma Marco Taddei, il CFO Luca Ugolini e la CMO Sabrina Taddei definiscono la loro creatura uno sharing marketplace in cui l’utente può condividere tutto ciò che desidera e può trovare le persone con cui farlo in maniera semplice, sicura e soprattutto legale.

Offrendo la possibilità di condividere l’utilizzo degli account multipli di vari servizi digitali, Together Price è un’ottima alternativa alla pirateria: si abbattono i costi e allo stesso tempo si usufruisce della piena qualità dei servizi.

Il funzionamento di Together Price è semplice: ci si registra gratuitamente alla piattaforma e si può creare una proposta di condivisione. Una volta completato l’inserimento, il sistema genera un url personalizzato che l’utente invia tramite social ai suoi contatti o posta pubblicamente dove preferisce. Chi clicca sul link, accetta l’invito ed entra automaticamente nel gruppo di condivisione, nel quale ha a disposizione tutte le informazioni e può scegliere di acquistare.

Per saperne di più su questa startup abbiamo fatto qualche domanda a Sabrina Taddei, co-founder e CMO di Together Price.

LEGGI ANCHE: Movieday, la startup che porta la sharing economy al cinema

Da cosa nasce l’esigenza di un servizio come Together Price?

Together Price quando la maratona diventa staffetta

È molto semplice: online non esiste alcuna piattaforma che aiuti la gestione di un gruppo di persone. Esistono grandi comunità, ma se il gruppo volesse essere micro, di massimo quattro partecipanti, utilizzeremmo le chat di WhatsApp o Facebook per comunicare.

E se poi avessimo la necessità di raccogliere le quote di tutti? Servirebbero altri e diversi canali per farlo. Tutto questo crea dispersione di informazioni e confusione.

Serviva un servizio in grado di gestire le comunicazioni e i pagamenti di un gruppo di persone in unico canale ed è nato Together Price.

Ci siamo poi resi conto che questo modello era utile non solo agli acquisti di gruppo, ma a gestire anche le condivisioni di un acquisto e abbiamo testato il nostro servizio partendo dalla community degli utenti Netflix, molto attivi online e soprattutto molto sensibili alla tematica della condivisione.

Abbiamo studiato il mercato e ci siamo resi conto di essere i primi a proporre un servizio che faciliti la condivisione in ambito digital, abbiamo quindi scelto di partire dallo streaming per poi aprire anche ad altri settori.

Cosa si può condividere su Together Price?

Together Price quando la maratona diventa staffetta

Attualmente è possibile condividere i servizi streaming multi account come Netflix, Spotify, Apple e per il gaming XBOX e Playstation.

A metà luglio integreremo l’antivirus Kaspersky e Office 365 e man mano aumenteranno sempre di più le proposte di condivisione, perché l’utente potrà pubblicare proposte di condivisione per qualsiasi cosa.

Together Price punta quindi a diventare un vero e proprio marketplace delle condivisioni alla pari di Ebay in termini di varietà di beni e servizi disponibili, il nostro auspicio è di eguagliarli anche nel fatturato, per permettere agli utenti di trovare qualsiasi proposta di condivisione: dal servizio in streaming fino alla saletta prove o all’appartamento.

Finanziamenti, premi e investimenti sono essenziali nella vita e nello sviluppo di una startup. Qual è la vostra storia?

together price sharing economy

Fino ad oggi ci siamo autosostenuti e finanziati, tranne che per un piccolo premio in denaro ricevuto lo scorso giugno, quando abbiamo vinto l’International Hackathon di Bnp Paribas a Roma rispondendo alla challenge lanciata da Findomestic.

Abbiamo partecipato grazie a loro ad un bootcamp di 16 settimane e siamo stati finalisti al demo day di Parigi lo scorso novembre.

Il nostro percorso ha poi incrociato quello di Fabio Lalli, CEO di Iquii, che è attualmente il nostro digital mentor.

Siamo usciti in fase beta lo scorso maggio. La nostra intenzione è quella di crescere in termini di customer base il più possibile, tirare su metriche che convincano anche i più scettici e poi cercare l’investimento, magari puntando già all’estero dove la condivisione è un tema caldo.

Attualmente il servizio è gratuito, qual è il vostro business model?

Together Price: uno sharing marketplace per condividere i tuoi abbonamenti

Together Price prevede due diverse modalità: pubblica e privata.

Per il modello privato la nostra piattaforma è solo un luogo semplice e sicuro dove automatizzare la condivisione, comunicare a più persone i dettagli di ciò che si vuole condividere e raccogliere le quote di tutti.

La modalità privata implica il fatto che le condivisioni sono estese semplicemente ai contatti dell’utente e per questo motivo è gratuito.

Da metà luglio implementeremo il modello pubblico e Together Price diventerà un vero e proprio marketplace dove sarà possibile vedere cosa gli utenti condividono, ma anche trovare le persone interessate alla propria condivisione.

In questo caso il ruolo di Together Price diventa anche quello di vetrina in grado di aumentare la visibilità delle condivisioni e le connessioni tra gli utenti. Per la modalità pubblica sarà applicata una commissione del 20% sulle transazioni.

Ci tengo a precisare che la scelta della modalità pubblica piuttosto che quella privata varia a seconda dei termini di uso imposti dai servizi e, nel caso non ci siano vincoli, è l’utente che decide quale utilizzare, molto dipenderà da quanto l’utente ha bisogno di velocizzare il raggiungimento dell’obiettivo di condivisione, il Together Price, aumentando in quella pubblica la visibilità della sua proposta.

La sharing economy è solo all’inizio, come vedete il vostro futuro?

Together Price quando la maratona diventa staffetta

Riteniamo che sia un trend in esplosione da un capo all’altro del mondo, una forza travolgente che ha in sé il seme della trasformazione e dell’innovazione.

Noi non solo crediamo che diventerà sempre più forte, ma che oltre tutto innescherà anche radicali cambiamenti nella vita quotidiana di ognuno di noi spingendo, ad esempio le multinazionali che operano online, a riformulare i loro modelli di business pensando al multi account.

Per dirne una, abbiamo fatto un sondaggio ed è emerso che tantissimi utenti sarebbero contenti di poter di condividere il loro abbonamento ad Amazon Prime e, dall’altra parte, in rete abbiamo letto che l’azienda sta per uscire sul mercato con una formula che accontenti questa vasta audience promotrice della condivisione.

Noi seguiamo la vicenda passo passo perché appena sarà possibile condividere l’abbonamento a Prime, lo renderemo possibile anche su Together Price.

SEO & SEM Strategy

AdWords: le evoluzioni del marketing online

Secondo appuntamento di introduzione al Corso in SEO e SEM Strategy (Formula Online + Aula Pratica Opzionale). Dopo esserci fatti svelare qualche segreto in ambito SEO da Luca de Berardinis è la volta di addentrarci nel mondo di AdWords e lo faremo con uno dei massimi esperti del settore: Gianpaolo Lorusso, Web Marketing & Usability Professional, vero e proprio guru italiano di Google Adwords, tra i primi nel nostro Paese  ad intuirne le potenzialità. Nel Corso in SEO e SEM Strategy condurrà il modulo dedicato al SEM e alle funzioni principali del sistema AdWords.

intervista a gianpaolo lorusso

Sei stato uno dei primi professionisti del settore nel panorama italiano ad interpretare, intercettare e utilizzare le potenzialità di AdWords: come si è evoluto il programma in questi anni?

Google Adwords

La piattaforma è stata enormemente potenziata, sia in termini di nuove funzionalità e meccanismi di targeting, che in termini di reportistica.

Parallelamente però è cresciuta la complicazione dell’interfaccia (e non è un caso che in Google stiano preparando un restyling radicale che sarà rilasciato nei prossimi mesi).
C’è da segnalare anche che sono stati inseriti molti automatismi interessanti, che sicuramente vanno presi in considerazione se non si vuole o non si ha un tempo sufficiente da dedicare all’analisi giornaliera delle performance delle campagne.

Se esistono, quali campagne AdWords sono state d’ispirazione per te? Secondo te quali brand stanno lavorando al meglio in questo campo?

Search Engine Marketing

In realtà in AdWords l’unica cosa che vedi del lavoro dei competitor sono gli annunci. Si tratta solo della punta dell’iceberg di una campagna, da cui è possibile capire solo in parte limitata le strategie che ci sono sotto.

Io ho un punto di vista privilegiato in questo settore perché come creatore e organizzatore dell’evento più grande sul PPC in Italia (e tra i più grandi nel mondo) sono riuscito a vedere parecchi casi concreti di campagne fatte da colleghi molto capaci negli ultimi anni.

Non posso indicare un caso in particolare, ma spesso mi è capitato di prendere spunto da alcuni dettagli di strategie usate da altri (è poi proprio questo il motivo per cui nel 2012 è nato ADworld Experience).

Dal 2011 esistono precise normative per l’utilizzo dei cookie da terze parti ma – solo negli ultimi mesi – tutti (ma proprio tutti!) gli internauti si sono scontrati con qualche minaccioso banner che avvisa dell’utilizzo di queste strane entità. C’è chi ancora sta aspettando che gli venga consegnato qualche ambito premio a casa ma, scherzi a parte, è cambiato qualcosa nel modo di navigare degli utenti?

cookies Direi proprio di no. A parte il fatto che questi fastidiosissimi banner spesso vengono montati in modo da ostacolare la navigazione stessa degli utenti (magari coprendo il menù principale). E questo significa darsi la zappa sui piedi.

C’è forse un po’ più di consapevolezza tra utenti e gestori di contenuti online sui rischi legati alla privacy durante la navigazione web. E questo è un risultato senz’altro positivo. Anche se non mi spingerei fino a dire che questa innovazione è stata priva di punti oscuri e ben regolata (anche perchè non voglio essere linciato da molti miei colleghi inviperiti per queste nuove regole).

Oltre ad essere considerato un vero e proprio guru di AdWords sei anche un esperto di usabilità: come si collegano queste due attività? Quanto incide la UX sull’impatto di una campagna?

user experience

A me sembra realmente assurdo che le due attività vengano considerate separatamente. Anche se nel nostro settore è ancora così.

Io posso fare la migliore campagna del mondo, ma se il sito o la landing page che si aprono dopo il clic sull’annuncio non mi spingono nel modo giusto a fare l’azione di conversione non raggiungerò mai i miei obiettivi di performance.

E’ proprio questo che mi ha spinto ad approfondire questi concetti e che penso cambierà profondamente il modo stesso di concepire il nostro lavoro nei prossimi anni.

E’ facile prevedere che nel giro di 2 o 3 anni anche sul nostro mercato la metà di quelli che si vendono come specialisti SEO o SEM si rivenderanno come CRO (ottimizzatori di conversioni).

Auguri!

Il Budget è il primo problema con il quale ogni marketer si scontra. Come affrontarlo al meglio?

budget planning

Aumentandolo! A parte gli scherzi, il primo e più grande suggerimento che mi sento di dare in questo senso è di mantenere sempre equilibrio tra quello che spendono effettivamente le campagne e il limite di budget che abbiamo impostato.

Solo così infatti possiamo avere la certezza che saremo noi a stabilire per quali ricerche o su quali siti si vedranno effettivamente i nostri annunci e non Google.

Se il nostro budget non è illimitato bisogna fare in modo che il nostro set di keyword e i nostri costi per clic coprano prima le ricerche realmente significative (quelle con i maggiori tassi di conversione) e poi tutte le altre, se ci sarà il budget per coprirle.

Se lavoreremo in questo senso, anche i budget, magicamente, cresceranno.

Questa è stata la nostra chiacchierata con Gianpaolo sui temi attorno ai quali ruoterà il suo modulo nel Corso Online SEO & SEM Strategy. Non dimenticare di sfruttare l’early booking previsto sino al 6 settembre: 199 euro al posto di 299!

nuovo layout pagina facebook

Week in Social: dal nuovo algoritmo per Facebook agli sticker per Twitter

Pronti per il week end? Proviamo a sopravvivere al venerdì con Week in Social, la sintesi del meglio delle novità apparse negli ultimi sette giorni nel meraviglioso e magico mondo dei social network.

Novità potenzialmente interessanti sia su Facebook che su Twitter: andiamo ad analizzarle in breve!

Facebook

Siete pronti a muovervi in un layout per le pagine che gestite? Prepariamoci a una nuova inondazione di commenti “…era meglio prima!“: Facebook ha cominciato il roll-out per l’aggiornamento del layout delle pagine. La modifica che salta all’occhio per prima è la nuova immagine di copertina: più larga (1015 pixel rispetto agli 851 precedenti) e con la foto profilo, che fino ad ora copriva parte della visibilità, spostata nella sidebar sinistra per un look sempre più “corporate”; a seguire i vari collegamenti alle “tab”.

Sidebar destra dedicata invece a un riepilogo delle statistiche di Insight. Vi piace?

ninja marketing pagina facebook

Nuovo aggiornamento anche nell’algoritmo del News Feed, per determinare il ranking delle pagine e relativa visibilità organica nel News Feed dei fan: questa volta l’obiettivo di Facebook è quello di assicurare maggiore visibilità ai post della propria cerchia di amici, in particolar modo quelli a cui tieni di più (leggasi quelli con cui più interagisci!).

Al grido di “prima gli amici e la famiglia” il nuovo News Feed avrà come priorità quella di tenerti connessa con le persone, i post e le cose con cui vuoi davvero interagire, a cominciare ovviamente dai familiari e gli amici.

A seguire la possibilità di essere informati: spazio alle storie riguardanti gli eventi di cronaca (nazionale o locale), agli approfondimenti, o perchè no alle ricette. Facebook assicura (si sapeva già!) che si adatterà via via in base alle interazioni sociali.

Infine l’intrattenimento: per alcune persone è piacevole seguire una celebrità o un atleta, per altre guardare i video live e condividere foto buffe con gli amici. Anche in questo ambito Facebook cercherà di capire le abitudini di ogni singolo utente e prevedere le cose per lui più interessanti.

Questo giocoforza ridurrà ancora la visibilità dei post di alcune pagine, in base alla composizione della base fan, e all’engagement rate dei post. “We encourage Pages to post things that their audience are likely to share with their friends“. Parola di Facebook!

Twitter

Pronto un nuovo tool gratuito per supportare le imprese a connettersi e a gestire la conversazione con i propri follower, nonchè clienti.

Disponibile con una app per iOs e un applicativo desktop, la Twitter Dashboard consentirà di:

  • coinvolgere più facilmente la tua audience, tramite un feed personalizzabile che riassume il “buzz” intorno al tuo business;
  • pubblicare tweet nel momento più adatto, grazie alla possibilità di programmare i post per raggiungere l’audience quando sono online e non sono occupati a fare altro;
  • ricevere nuove ispirazioni e idee, con i consigli sui possibili tweet da condividere riguardo il tuo settore.

La Twitter Dashboard beta è per ora disponibile esclusivamente per i business negli USA.

Sono invece disponibili per tutti gli Stickers, l’ennesima novità probabilmente indotta dall’ormai riconosciuto tsunami Snapchat.

Twitter prova a svecchiare la sua immagine e, strizzando l’occhio al pubblico “teen” di Snapchat introduce gli #stickers, un nuovo strumento per aggiungere un tocco di creatività alle foto pubblicate. A breve sarà possibile infatti sovrapporre alle foto gli sticker, scelti fra i vari set tra cui Accessori, Animali, Cibo, Tecnologia e Bandiere.

La categoria Featured conterrà i Live Sticker legati agli eventi globali, le vacanze o altri argomenti. Consentito l’uso di più sticker su una stessa foto, con la possibilità di posizionarli in qualsiasi punto dell’immagine, ruotarli, ingrandirli o ridurli di dimensione.

stickers twitter

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Oltre la Brexit, la disuguaglianza nel Regno Unito

Giovedì 23 giungno 2016, la data che tutti ricorderanno come Brexit: la maggioranza degli inglesi vota per l’uscita della Gran Bretagna dall’Europa.

È il primo caso in cui uno Stato abbandona l’Europa, ma clausola prevista dall’articolo 50 della Costituzione Europea è considerata diritto per chi decide di appellarvisi. Per la Gran Bretagna si aprono due anni di contrattazioni in vista dell’addio definitivo, periodo caratterizzato anche dalla rinegoziazione di leggi internazionali e trattati che permettano allo Stato di legiferare in modo puntuale sui primi temi che andranno a cambiare con la Brexit: lavoro, immigrazione e rapporti commerciali.

Il “Leave” vince con il 52%, contro il 48% dei votanti a favore del “Remain”, ma le disparità delle zone di voto e la divergenza di opinioni soprattutto nelle capitali e tra i giovani, fanno già parlare di Begret e di voglia di rimanere cittadini europei.

Brexit, il voto non è solo questione di politica

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Con 17.410,74 preferenze contro le 16.141,241 il “Leave” vince portando la Gran Bretagna in piena Brexit, ma, oltre ai pentiti, chi ha votato per lasciare l’Unione?

Il voto a favore della Brexit non è stato solo un voto guidato da scelte politiche, ma ha visto schierare in campo anche usi, costumi e senso di appartenenza, una scelta che va molto oltre la crisi economica e finanziaria, trasformando un referendum popolare nell’espressione di un voto di protesta.

Sicuramente la crisi finanziaria che ha colpito gli Stati Europei dal 2000 ad oggi ha contribuito ad accrescere il malcontento e la platea dei cittadini a favore della Brexit, votanti che hanno visto un’oscillazione dei loro salari e che stanno stringendo la cinghia da diversi anni a causa di una diminuzione degli standard di vita.

Le radici del voto di abbandono, però, secondo alcuni analisti risalirebbero più indietro nel tempo, agli anni ‘80 e alla politica attuata nelle aeree più povere del Paese che hanno dovuto sopportare i costi più alti di scelte sbagliate.

Uno su tutti si classifica come il dato che meglio identifica i soggetti a favore della Brexit: i cittadini che si trovano nelle aree più povere del Paese, intesi  cioè come i cittadini che guadagnano meno e che per alcuni periodi storici ed economici sono stati poveri, zone geografiche dove la pressione economica sulle famiglie è elevata, così come importante è il numero dei giovani che non si costruiscono una carriera frequentando l’università.

La differenza di trattamento e di sviluppo tra le diverse aree geografiche ha portato a una diversa distribuzione dei votanti, soprattutto per ideologie e convinzioni. Le grandi città, infatti, hanno votato per il “Remain”.

LEGGI ANCHE: Se gli inglesi votano Brexit e, tornati a casa, chiedono a Google cosa sia

Bregret, c’è già chi vuol tornare ad essere cittadino europeo

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Da domenica mattina sono comparsi, legati al caso Brexit, due nuovi termini: Bregret o Regrexit, sinonimi di una nuova volontà emersa soprattutto tra i giovani e all’interno delle grandi città, sfociati in una petizione online per indire un nuovo referendum a favore della ridiscussione del risultato a favore della Brexit.

La petizione è sottoscrivibile on line e solo nella mattinata di domenica ha raccolto più di 3 milioni di firme, molto più di quelle necessarie affinché la richiesta venga presa in esame dal Parlamento.

Il corpo della petizione consta nella richiesta dei sottoscrittori al Governo britannico di approvare una legge per cui se la vittoria è dichiarata da una maggioranza inferiore al 60% e il numero dei votanti inferiore al 75% della popolazione, è necessario indire un secondo referendum, condizione palesata dai risultati del referendum riguardante la Brexit.

La petizione indetta da William Oliver Healy ha trovato subito terreno fertile tra i pentiti, coloro cioè, che, votando per protesta e avendo visto le conseguenze del “Leave”, avrebbero voluto una macchina del tempo per tornare indietro e cambiare la crocetta sulla propria scheda. Ma si schierano in questo senso anche i giovani scesi in piazza in segno di protesta contro la Brexit e i cambiamenti che porterà nei loro progetti futuri e le grandi città, tanto che Londra vorrebbe dichiararsi indipendente e riannettersi all’Unione Europea.

Fatto sta che alcune scelte, fatte troppo alla leggera portano a conseguenze inaspettatamente catastrofiche e il brutto è che non si può sempre tornare indietro.

Dall’economia all’immigrazione ecco cosa cambierà

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Intanto è Brexit e le prime conseguenze si fanno sentire, le borse internazionali in profondo e continuo rosso e l’esclusione della Gran Bretagna dall’assemblea dei capi di stato prevista per fine mese.

Queste possono, però, essere considerate conseguenze a breve termine. Ciò che invece preoccupa il mondo e gli stessi inglesi sono i piani futuri per l’economia, l’immigrazione e il lavoro.

Innanzitutto le conseguenze di maggior rilievo si avranno nel campo dell’assetto economico e politico dello Stato, con le dimissioni di Cameron ed un periodo di recessione ed austerity che vedrà un deprezzamento della sterlina con conseguente rallentamento della crescita economica e degli scambi, per non parlare del trasferimento delle più grandi banche mondiali con sede a Londra, che avrebbero già chiesto il trasferimento delle filiali dalla City.

Per quanto riguarda i cittadini non più europei, sarà necessario avere visti di lavoro, studio o di viaggio per potersi muovere nel vecchio continente, con il rischio per gli espatriati di dover tornare in patria e viceversa per gli stranieri risiedenti a Londra, tra cui un elevato numero di italiani che per rimanere sotto la regina dovranno chiedere residenza o cittadinanza.

Per coloro per cui la Gran Bretagna era il sogno del futuro, sarà necessario avere un lavoro prima di partire e di decidere di risiedervi, in modo da avere un visto di lavoro sponsorizzato da chi li assumerà.

Infine il grande tema dei viaggi prima liberi grazie allo spazio unico europeo che dalla Brexit in avanti non potranno godere di questo privilegio e che dovranno essere sottoposti a leggi internazionali, con conseguente rischio soprattutto per le compagnie aeree low cost con base in Gran Bretagna: l’unica strategia a disposizione di easyJet (Londra) e Ryanair (Irlanda del Nord) sembra essere quella di aumentare le tariffe diminuendo gli investimenti per rimanere sul mercato.

Una cosa sembra poter ancora rincuorare: gli inglesi che vedono in prima persona le conseguenze della Brexit e dell’immigrazione non considerano gli altri cittadini residenti nel Paese come stranieri, anzi sperano che le comunità di europei presenti rimangano al loro posto.

Brexit, Regrexit o Bregret, si tratta per il momento di prendere atto della totale confusione e del radicale cambiamento, unico nel suo genere, nello scenario europeo.

Ninja Social Oroscopo dall’1 al 7 Luglio

Impavidi difensori del business plan, bentornati al social oroscopo della settimana di ninja marketing per il periodo dall’1 al 7 di luglio. In questa settimana solo un pianeta cambierà di segno rispetto alla scorsa: il pianeta del pensiero e della creatività mercurio passerà dal segno dei gemelli, folli creativi, al pacato e territoriale segno del cancro. Come dire che se la scorsa settimana si parlava di improvvisazione e disruptive energy, adesso il planner è la figura chiave di ogni strategia di comunicazione!

I segni di acqua godono quindi di una settimana particolarmente creativa: lo scorpione sarebbe perfetto per presentare al Ted la sua startup e riuscirebbe di certo a convincere anche qualche investitore. Il cancro è contento perchè su facebook il fatto che i post di amici e parenti si vedano per primi lo fa sentire davvero a casa anche mentre naviga sul social network… Ne ha davvero bisogno! Infine i pesci si chiedono quando finalmente sarà possibile avere i video interattivi in cui scambiarsi abbracci e pacche sulle spalle perchè sarà solo il contatto fisico a rendere la loro settimana più dolce…

I segni di fuoco continuano ad essere piuttosto rigorosi nelle loro scelte: il sagittario ha voglia di rimettere in moto il cervello e farà parte di quella schiera di persone che usano i social anche per informarsi, altro che sollazzo! L’ariete con mercurio e venere in quadratura si sente di non poter perdere tempo e anche nel tempo libero tenta la scalata dell’agenzia con il gioco Pubblicitary per diventare a.d. entro la fine dell’estate. Il leone invece per la prima volta decide di procedere alla corsa al successo con una strategia e raccoglie big data anche sulla colazione dei manager… Nulla al caso!

I segni di aria possono godere ancora di qualche benevolo effetto di mercurio a favore (appena uscito dai gemelli) che enfatizza le caratteristiche creative di ciascuno: i gemelli continuano ad aver bisogno di distrazioni e giochi e seguono tutte le campagne social dei loro serial tv, l’etertainment è il loro scopo della settimana. L’acquario stremato dalla fine dell’anno cerca certezze nei dati e nella targettizzazione estrema… Non è pronto ad affrontare sorprese in questi giorni. La bilancia non si lascia intimidire da nulla questa settimana ed è proprio contenta che apple abbia bloccato le registrazioni dei live degli artisti. Non che si interessi al contatto umano in questi giorni ma di certo all’aspetto di correttezza nei confronti di chi sta lavorando!

Per concludere i segni di terra si godono per lo più il loro giove a favore… A parte il capricorno che ringrazia twitter per puntare sulla realtá aumentata e permettergli il minor contatto fisico e umano possibile. Il toro godereccio e curioso come non mai sarà disposto a pagare 6 dollari per una tazza di cereali e frutti di bosco al kellogg’s cafè di nyc mentre la vergine per sfuggire a saturno questa settimana si iscrive come tester volontaria dei nuovi giochi free to play che recensisce accuratamente come solo una vergine sa fare!

Buona settimana a tutti…

Web Marketer: chi è e cosa fa

Come migliorare le performance del vostro business con il lancio di un progetto online? Non ci sono pozioni o formule magiche da seguire, ma competenze e preparazione tecnica rappresentano le uniche armi a vostro favore per acquisire reputazione e visibilità sul WWW.

In un contesto sempre più competitivo, in cui tutti si improvvisano grandi conoscitori del Web, è giusto affidarsi a tecnici dalle competenze consolidate che possano aiutarvi a presentare la vostra azienda online.

Una figura professionale strategica e dalla valenza indiscutibile è il Web Marketer, esperto in comunicazione digital a tutto tondo, pronto e capace per fronteggiare le sfide dei nuovi rapporti tra aziende e consumatori. Con tutta una serie di attività strategico-operative, è in grado di comprendere e soddisfare le domande del mercato.

La formazione nel campo del Web Marketing è piena zeppa di offerte, spesso fallaci e con scarse, se non nulle, certificazioni. Per diventare un manager digitale, invece, bisogna avvalersi di un percorso di studi qualificato, ma soprattutto di tanta gavetta e fatica spesa sul campo in web agency di livello.

Chi è e cosa fa un Web Marketer?

Una figura professionale sempre più richiesta, il Web Marketer identifica un professionista capace di offrire una visione a 360 gradi dell’azienda. In collaborazione con Social Media Manager, esperti SEO e SEM, sviluppatori e diversi specialisti del Web, amministra e dirige le dinamiche più importanti che sottendono un progetto di web marketing.

Le sue capacità più rilevanti sono il coraggio e lo spirito d’iniziativa, nonché la capacità di coordinare un team a supporto per la stesura di un efficace piano di comunicazione e marketing per le aziende digitali.

Prima di tutto, definisce il mercato obiettivo e la mission dell’azienda, tenendo conto della sua immagine e di tutti gli aspetti comunicativi messi in atto. Successivamente, a fronte dell’analisi di mercato, progetta un piano preciso sugli investimenti da attuare individuando i mezzi più idonei per portare al successo un progetto online.

Le competenze e le specializzazioni di un Web Marketer sono ampissime, spaziando dall’economia aziendale all’informatica, dalla SEO al web design.

Come si diventa esperti in web marketing?

Non si diventa per caso esperti in web marketing, senza considerare la profonda passione che dovrete nutrire per tutto ciò che riguarda il mondo digitale, ma soprattutto la capacità di adattarsi al cambiamento e di essere sempre aggiornati sulle ultime tendenze seguendo blog di settore, forum, community, altri professionisti di spicco.

Per lavorare nel digitale e, nello specifico nel web marketing, bisogna scegliere il campo d’applicazione: Search, Social, Performance, Analytics, etc. Se si vuole puntare ad un ruolo manageriale è necessario tanto olio di gomito.

Sperimentate, scoprite, siate curiosi, condividete le esperienze reali con i vostri colleghi: ecco come si diventa web marketer esperti, sporcandosi le mani. Ma non dimenticate la formazione teorica!

digital marketing

Che requisiti deve avere un marketer digitale professionista?

Il marketer digitale professionista deve conoscere a fondo il mondo della comunicazione, così come l’ambito commerciale e produttivo delle aziende con cui entra in contatto. A queste competenze deve unire una solida cultura finanziaria, per pianificare ed organizzare le diverse attività di marketing digitale che afferiscono al progetto da portare avanti.

Le spiccate capacità d’analisi ed una profonda attitudine verso il lavoro in team saranno fondamentali per organizzare le diverse attività strategiche per un business online, curando in prima persona l’esecuzione operativa dei piani di marketing.

Le competenze che non possono mancare nella faretra del digital marketer

Coraggio, oculatezza, spirito d’iniziativa: le competenze che non possono mancare nella faretra del digital marketer sono tantissime. A prescindere dall’esperienza nel mondo dell’advertising e del commercio online, è preferibile la padronanza della lingua inglese, per poter operare non soltanto nel mercato nazionale italiano.

Il Web Marketing Manager deve essere lungimirante, porsi degli obiettivi ed attorniarsi di un team di esperti con cui collaborare per costruire un’immagine solida della vostra azienda sul web.  Avere un sito non significa essere online. Per tale motivo, le competenze di un digital marketer non si possono cristallizzare in un’unica formula segreta, ma sono in costante aggiornamento.

Non dimenticate che per la visibilità online di un progetto di web marketing non potete sottovalutare le conoscenze SEO e l’utilizzo degli strumenti a supporto, come l’implementazione delle campagne SEM con Google Adwords ed il miseramente dei risultati raggiunti con i dati di Google Analytics.

È utile seguire un corso di specializzazione in web marketing?

Frequentare un corso di specializzazione in web marketing può rappresentare un’ottima opportunità per la vostra carriera professionale. Diventando uno stratega a tutto tondo, avrete modo di approcciare diverse strategie operative mettendo costantemente alla prova la vostra tempra nel mondo digital.

Non potete improvvisarvi, quindi, iniziate a cercare tra le strutture più accreditate per seguire un corso di specializzazione. Ma soprattutto date un’occhiata ai relatori ed ai docenti, a quanto siano influenti, alle loro esperienze, alle aziende con le quali è possibile intraprendere un percorso formativo o d’apprendimento tramite stage.

Quanto tempo occorre per diventare esperti marketer digitali?

Il tempo è d’oro e il cammino per diventare esperti è lungo. Bisognerà mettersi alla prova con l’esperienza sul campo, ma soprattutto studiare, studiare, studiare per poter acquisire tutte le conoscenze necessarie per operare efficacemente in questo settore.

Tutto dipende dalle vostre capacità di apprendimento, questo è certo. Ma per conseguire determinati titoli professionali ed acquisire tutte le nozioni necessarie per diventare dei veri esperti bisogna specializzarsi e sudare.

Quali strumenti e tool deve sapere usare un esperto web marketer?

Una raccolta degli strumenti migliori per un esperto di web marketing? Non basterebbe un solo post per elencarli tutti. I più utili sono quelli che riuscirete a testare e provare direttamente, sia tra quelli gratuiti che a pagamento. Tutto dipende, ovviamente, dal budget che avete a vostra disposizione.

Oltre a quelli messi a disposizione da Google, come Analytics o Adwords, potreste pensare a Semrush, un software di supporto per le analisi e lo studio dei progetti di web marketing, dalla ricerca dei competitori al posizionamento SEO. Bisogna analizzare tantissimi dati prima e dopo procedere all’elaborazione della strategia di web marketing per l’azienda.

Non perdetevi anche Mention, Oktopost e Canva per la parte grafica. Se non volete investire troppo denaro, provate le versioni Trial.

Web Marketing manager cercasi…è una professione richiesta dal mercato?

Bassi investimenti in questo settore sono stati fatti per tanto tempo, da CEO poco lungimiranti e convinti di poter approssimare la digitalizzazione della propria azienda. Tra le figure più richieste di questi ultimi anni c’è proprio il Web Marketing manager. Investire poco significa ottenere poco, anche perché il digital manager non può fare miracoli se non c’è oculatezza e visione di lungo periodo nell’azienda.

Una figura professionale come quella del Digital Manager è assolutamente richiestissima dalle aziende. Anche se molti preferiscono ancora dedicarsi alla libera professione.

persona che guarda un muro con dei disegni

Le richieste in Italia arrivano più dal Nord o anche città come Napoli e Roma offrono possibilità di occupazione?

Le maggiori offerte di lavoro arrivano dal Nord Italia, ma anche il Sud Italia e Roma cominciano ad essere dei punti di riferimento con realtà aziendali in forte crescita.

Ci sono offerte di lavoro dall’estero?

Linkedin ha senza dubbio cambiato le regole del gioco. Le offerte di lavoro per Web Marketing Manager non provengono soltanto dal Bel Paese, ma anche dall’estero. Aziende come Booking.com, Amazon, Michael Page, cercano figure professionali nell’ambito del web marketing per poter strutturare in maniera più integrata e specialistica i propri team digital.

A quale stipendio può aspirare (quanto guadagna) uno storyteller professionista?

I dati arrivano direttamente Michael Page. Gli studi retributivi riguardo ai salari nell’ambito del Sales & Marketing stima che una figura professionale come quella del Marketing Manager possa guadagnare da un minimo di 55.000 mila euro ad un massimo di 80.000 euro lordi all’anno, a seconda degli anni di esperienza.