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Week in Social: Facebook cambia il live streaming, Snapchat raccoglie fondi

Il weekend è alle porte e come ogni venerdì che si rispetti, è tempo della Week In Social!
Questa settimana ha portato parecchie novità in campo social, vediamole insieme.

Facebook

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Arriva il Continuous Live Video Api: Facebook live ha eliminato il limite dei 90 minuti ed esteso alla durata illimitata i video in diretta.

L’intezione è chiaramente quella di tenere l’utente incollato alla piattaforma quanto più tempo possibile. Facebook, grazie a questa novità, punta a sfidare ampiamente YouTube, tentando di evolversi non solo sotto l’aspetto dei video, ma anche sotto l’aspetto Live.

La novità non riguarda certamente i produttori di video amatoriali, bensì tutti quei professionisti che grazie ai video live avranno la possibilità di estendere la durata delle proprie diretta, avendo così la possibilità di riprendere e condividere eventi sportivi, concerti e molto altro ancora.

Ovviamente, i filmati che supereranno la durata di 90 minuti non potranno esser salvati e quindi rivisti in un secondo momento, per problemi di spazio. I video potranno dunque essere visualizzati solo in modalità live.

È bene segnalare che su Facebook in questi giorni sta circolando un virus: potrebbe essere già capitato di ricevere un messaggio di posta da qualche contatto che vi dice di aver visto un video che vi ritrae – solitamente si tratta di pornografia – inviandovi il link. Ecco: ovviamente è un virus. L’unica cosa da fare è quella di non aprire assolutamente il link, perché così facendo il virus infetterebbe il pc. In un secondo momento, si consiglia di contattatare l’assistenza Facebook per segnalare l’accaduto.

Twitter

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Per quanto riguarda il social di microblogging, è di qualche giorno fa l’annuncio del CEO Dorsey: oltre i 140 caratteri. Twitter promette di dare più spazio agli utenti e offre anche la possibilità retwittare e citare i propri post. È stato ribadito che non ci sarà più il limite dei 140 caratteri per i tweet e le foto e i video non impatteranno più sul limite dei caratteri. In più, ogni tweet che inizierà con @username sarà visibile da tutti i follower, diversamente da come accade ora.

Delle nuove feature ha parlato anche il CEO, Jack Dorsey: “Una delle nostre più grandi priorità di quest’anno è affinare il nostro prodotto e renderlo più semplice“. “Stiamo lavorando per rendere Twitter molto più semplice e veloce. – spiega il fondatore  – Questa è la forza di Twitter: ciò che succede nel momento in cui succede, le conversazioni in tempo reale e la semplicità che ha caratterizzato il servizio fin dal principio.
La brevità, la velocità e la possibilità di dialogare in tempo reale – cioè essere in grado di pensare qualcosa e condividerla col resto del mondo istantaneamente – sono prioritari –  ha aggiunto Dorsey. – Siamo sempre alla ricerca di modalità che possano rendere i tweet ancora più espressivi e che permettano alle persone di dire esattamente ciò che vogliono. Vogliamo fare tutto il possibile per rendere migliore l’esperienza su Twitter, purché si tratti sempre di qualcosa di veloce, facile, semplice ed espressivo.”

LEGGI ANCHE: Twitter cambia e varca il confine dei 140 caratteri!

Snapchat

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È sicuramente uno degli strumenti di comunicazione più in voga tra i giovanissimi ma non solo.

Snapchat continua a far parlare di sì: l’app per i messaggi “a tempo”, con circa 100 milioni di utenti ogni giorno, ha svolto qualche giorno fa una raccolta di nuovi fondi per un totale di 1,8 miliardi di dollari.

La notizia è riportata su un documento depositato presso l’autorità di Borsa Usa, la Sec, che quantifica in 157 “il numero totale di investitori che hanno già investito nell’offerta”.

Nel maggio 2015 la startup di Los Angeles era stata valutata 15 miliardi di dollari, mentre oggi il valore è salito a 20 miliardi. Se il trend continuerà a crescere, a quanto potrà arrivare il suo valore?

Per questa settimana da Week in Social è tutto!

UberPITCH arriva a Roma e Milano proponi la tua idea

UberPITCH arriva a Roma e Milano: proponi la tua idea

L’idea di business geniale per migliorare le città ce l’hai e ora sei alla ricerca dell’occasione giusta per parlarne con uno dei principali investitori italiani? L’opportunità arriva direttamente da Uber, in collaborazione con United Ventures , grazie a UberPITCH, il pitch on demand direttamente dal tuo smartphone.

UberPITCH, una community per contribuire al cambiamento urbano

Uber ha ben chiara la sua mission: aiutare la gente a muoversi in modo semplice nelle città, anche in quelle più frenetiche come Roma e Milano. Ma la vera forza del servizio, come spiega Uber, è nella community di utenti e autisti che stanno contribuendo al cambiamento.

UberPITCH arriva a Roma e Milano proponi la tua idea

La tecnologia può unire maggiormente le persone e connettere le grandi idee con il giusto pubblico, per questo lunedì 3o maggio a Milano e mercoledì 1 giugno a Roma, dalle 10 alle 13, gli utenti Uber avranno la possibilità di raccontare agli investitori partner del progetto la loro idea di business, che abbia come finalità il migliorare la vita nelle città, a bordo di una vettura speciale: UberPITCH.

Tutti i partecipanti avranno 10 minuti a disposizione per presentare la loro idea di startup e avere un feedback di valore.

LEGGI ANCHE: Economia circolare: le startup degli scarti di produzione affascinano anche Beyoncé

Sali a bordo di UberPITCH, cogli l’opportunità

UberPITCH arriva a Roma e Milano proponi la tua idea

Per partecipare sarà sufficiente scarica l’app di Uber, nel caso in cui non l’avessi già installata, registrare la tua idea di business, richiedere un appuntamento con l’investitore su UberPITCH tra le 10 e le 13 del giorno 30 maggio a Milano e del giorno 1 giugno a Roma. Costo della corsa? Offre Uber!

L’idea migliore avrà il supporto e la mentorship di United Ventures e i più fortunati avranno la possibilità di andare a Berlino per parlare direttamente con Travis Kalanick, il CEO di Uber.

«Ogni giorno connettiamo milioni di persone, aiutandole a muoversi nella propria città. Queste sono le comunità dove lavoriamo, investiamo e viviamo che ci ricordano quanto spirito imprenditoriale ci sia in tutta Europa. Gli innovatori non devono aver paura di raccontare la propria idea – bisogna parlare con chiunque sia disponibile ad ascoltare quello che si sta facendo – per questo ci auguriamo che UberPITCH possa creare opportunità uniche», ha sottolineato Kalanick presentando il servizio per startup.

Economia circolare: le startup degli scarti di produzione affascinano anche Beyoncé

Economia circolare: le startup degli scarti di produzione affascinano anche Beyoncé

Si chiama Watermelon, WTRMLN WTR, e il suo progetto è quello di spremere le angurie imperfette e renderle elisir di idratazione. Ma la startup statunitense in cui ha investito Beyoncé è solo l’ultima arrivata in un settore, quello del riciclo e del riutilizzo, che da qualche anno sta assumendo sempre maggiore importanza: a partire dalle startup nate all’interno di EXPO2015, fino ad aziende impegnate nel fashion consapevole, tutti sembrano puntare su un futuro green e locale, vip compresi.

Beyoncé e il suo investimento “brutto ma buono” nella startup WTRMLN WTR

Economia circolare: le startup degli scarti di produzione affascinano anche Beyoncé

Proprio la scorsa settimana l’annuncio: Beyoncé ha investito parte del suo patrimonio nella startup tutta al femminile di Jody Levy e Harlan Berger la cui mission è andare oltre le apparenze e produrre succo di anguria partendo da frutti scartati dal mercato distributivo perché imperfetti.

La star ha deciso di investire in questo progetto per supportare la startup protagonista della valorizzazione del territorio e del lavoro locale, con una particolare attenzione alla leadership femminile, all’idratazione naturale e al benessere del pianeta.

Brutti, ma buoni e salutari. È questo il valore che le fondatrici vogliono trasmettere ai loro consumatori, sempre più attenti ad un prodotto genuino e locale, composto soltanto da succo di anguria e un pizzico di limone, ma che racchiude in sé diverse sostanze nutritive e minerali necessarie ad un’alimentazione sana ed equilibrata, sia per la vita di tutti i giorni, sia per l’attività fisica.

WTRMLN WTR assorbe dal mercato tutte quelle angurie imperfette nella forma, ma che conservano i loro valori nutrizionali una volta spremute e imbottigliate in un packaging eco-friendly senza l’aggiunta di coloranti, zuccheri o conservanti.

Gli scarti di spremitura? Mangime per animali. Con un indice del 99% di utilizzo per ogni anguria assorbita dal processo produttivo.
Consumo consapevole, rispetto dell’ambiente e dell’economia locale, un prodotto buono e una leadership femminile, tutto questo è WTRMLN WTR, la startup del succo d’anguria.

Scarti alimentari? Non chiamateli sprechi

Economia circolare: le startup degli scarti di produzione affascinano anche Beyoncé

Economia circolare, è chiamata così l’economia che si basa sul riutilizzo degli scarti di lavorazione, alimentari o industriali, che permetterebbe di risparmiare circa 604 miliardi di euro alle imprese europee ogni anno. Scarti che, grazie a nuove lavorazioni, prendono nuova vita, anche in settori diversi da quelli di origine, come Polìpo che trasforma scarti di origine animale in bioplastiche, o Greenwolf in cui la lana di scarto proveniente soprattutto dall’industria di trasformazione alimentare si trasforma in concime naturale.

Importante, soprattutto nel campo dell’economia di riutilizzo degli scarti alimentari, è stata l’edizione di Expo 2015 con il motto “Nutrire il pianeta. Energia per la vita”, in cui i progetti partecipanti al concorso Alimenta2Talent si sono caratterizzati proprio per la progettazione di idee di riciclo partendo dal tema dell’esposizione internazionale. Cinque vincitori (Agricoltura 2.0, Anagramma srl, NAM, Outdoors Safe Food, Quomi) che si sono contraddistinti per l’attenzione posta sul consumatore e sul pianeta, verso un’alimentazione consapevole.

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Nell’ecosistema degli orti urbani e delle coltivazioni cittadine, poi, nasce Funghi Espresso, la startup che fa crescere i funghi concimandoli con i fondi di caffè di bar e ristoranti, un potenziale finora inespresso di 300mila tonnellate di scarti. Il progetto è appena partito, ma i fondatori, Antonio di Giovanni e Vincenzo Sangiovanni, contano di fare il giro di boa vendendo kit di auto-produzione del prodotto sia in ambiente domestico che negli esercizi pubblici come bar e ristoranti, oltre a percorsi di formazione e all’esportazione del modello all’estero.

Da cibo a nuovo cibo, il progetto Save, dal sapore tutto siciliano, è nato per ritirare dal mercato lo scarto alimentare e trasformarlo in mangime per animali, ovviamente dopo essere stato opportunamente trattato e disidratato. La startup si muove da Sud a Nord con il coinvolgimento dell’Università di Parma per implementare le tecniche di lavorazione apportando benefici sia all’operatore commerciale, che agli allevamenti e ai Comuni, oltre che all’ambiente grazie ad un’importante riduzione degli sprechi.

Infine, MyFoody, la spesa del futuro, in cui, attraverso un portale, venditori ed acquirenti sono messi in contatto per transare merce sull’orlo della scadenza a prezzi scontati, per il consumatore. Il cliente può trovare il punto vendita più vicino a sé iniziando già da subito a prenotare i suoi prodotti da ritirare poi presso il negozio; l’esercente, dalla sua parte, ha il vantaggio di ricevere incassi aggiuntivi con una rete di nuovi potenziali clienti, tagliando sprechi e costi.

LEGGI ANCHE: OrangeFiber, l’innovazione si veste d’arancia [INTERVISTA]

Da H&M a Qmilk tutti i progetti di fashion cosciente

Economia circolare: le startup degli scarti di produzione affascinano anche Beyoncé

Si parla del riciclo anche nel fashion, e non solo perché gli anni ’90 con i pantaloni a zampa sono tornati di moda, ma perché anche le fibre di cotone già filate una volta possono essere riutilizzate una seconda volta, o perché scarti alimentari possono diventare fibre tessili o accessori cool.

Il fashion consapevole colpisce sì i grandi marchi, ma favorisce anche la nascita di startup o stilisti che fanno dell’economia circolare la loro firma.

Iniziando a parlare di grandi nomi, un’iniziativa abbastanza recente è quella di H&M, in cui il progetto “H&M Conscious” si fonda su un motto ben chiarodel CEO Karl-Johan Persson: H&M ha raccolto la sfida di rendere sostenibile la moda e di rendere alla moda la sostenibilità. Sette pilastri che vogliono contribuire a rendere la moda più sostenibile da parte del brand come del consumatore finale che è invitato ad acquistare capi “conscious”, quindi creati a partire da tessuti di secondo utilizzo ed etichettati in verde, o a portare in negozio abbigliamento dismesso perché le fibre vengano riciclate. Il brand Svedese, oltre a promuovere azioni in modo diretto, assegna ogni anno il premio Globe Change Award a quel progetto in grado di creare un fashion sostenibile e consapevole. Quest’anno la vittoria è andata ad una startup in grado di trasformare il cotone di scarto in un nuovo tessuto.

Parlando invece di startup emergenti nell’ambito di nuovi tessuti riciclati, non si può non citare Orange Fiber, diventata famosa per creare un tessuto sostenibile con gli agrumi, o Bio Trimmings Project dove il fashion si fa con gli scarti alimentari domestici.

E ancora possiamo mYak, la startup dei capi e del tessile Made in Italy, ma la cui materia prima arriva direttamente dal Tibet. Il team, infatti, raccoglie il vello dei baby yak e delle capre cashmere che gli animali perdono durante la tradizionale pettinatura sugli altopiani tibetani e lo lavora ai piedi delle Alpi nelle più tradizionali tessiture italiane.

Infine troviamo Frumat e Qumilk in cui la materia prima per i tessuti è la mela ed il latte. L’italiana Frumat ci racconta della Cartamela e della Pellemela, entrambe composte in elevata percentuale da bucce e torsoli di mela. Nel primo caso si tratta di vera e propria carta utilizzata per tovagliato o carta igienica, mentre nel secondo di pelle ecologica composta al 30% di scarti di mela. Qumilk, invece, ha antenati italiani, ma è una startup tedesca in grado di trasformare gli scarti industriali del latte in caseina, una fibra simile alla lana ecologica e proteica impiegata dal campo della moda a quello medico-ospedaliero.

Gaming: 10 Free to Play da non perdere – Parte 1/2

Il gaming è un hobby costoso. Le console non sono proibitive, è vero. Un po’ meno i titoli disponibili. Anche i laptop da gaming o i pc di fascia alta hanno un prezzo piuttosto alto. Eppure, senza dover ricorrere alla pirateria, o a una modifica dell’hardware sulla tua console di ultima generazione, puoi avere libero accesso a centinaia – se non a migliaia – di giochi FreetoPlay.

Già, la quantità di titoli a tua disposizione è sconcertante. Tutti, dalla blasonata EA alle piccole software house, hanno qualcosa da offrire. E tra le varie alternative, ci sono dei giochi da non farsi sfuggire. Tra l’altro, sai qual è la cosa più bella? Ce n’è, davvero, per tutti i gusti!

Anche perché, contrariamente al leitmotiv di qualche anno fa, adesso il mercato dei FreetoPlay ha davvero cambiato rotta. Siamo stati abituati a giocare a titoli freemium (paga per avere dei vantaggi), a pay2win (paga per vincere). E questo ci ha fatto perdere la speranza.

Fortuna vuole che i tempi son cambiati, le case di produzione si sono svegliate, e finalmente possiamo goderci dei titoli VERAMENTE gratuiti, e soprattutto di qualità.

Io, per te, ho individuato 10 giochi – disponibili sia per PC che per MAC. Curioso di vedere cosa bolle in hard disk?

PS → Per non appesantire troppo la lettura, ho deciso di dividere in due articoli questa succosa (e gratuita) lista. Quindi, qui trovi 5 dei miei 10 FreetoPlay preferiti.

Warframe (PC)

Warframe Excalibur

Ok, iniziamo subito da un gioco che mi ha regalato parecchie ore di divertimento. Il counter di Steam segna 1222 ore. E ti posso assicurare che le ho passate, quasi tutte, correndo, sparando e affettando Corpus, Grineer e Infested come se non ci fosse un domani.

Senza volerlo, ti ho elencato le tre fazioni antagoniste del gioco. Corpus, una razza aliena votata alla tecnologia e alle sperimentazioni genetiche. I Grineer, un esercito di cloni in power armor (se conosci l’universo di Warhammer 40k, sai di cosa parlo, viceversa c’è sempre Google). E gli Infested, Corpus e Grineer vittime di una piaga creata dagli Orokin, i precursori della razza umana.

Lasciando per un attimo il lore, parliamo della tipologia di gioco. Warframe è uno sparatutto in terza persona (tps), cooperativo (massimo 4 giocatori per stanza), nel quale vestirai i panni di un Tenno, i discendenti di un’antica civiltà di valorosi guerrieri. I Tenno, per combattere, utilizzano un esoscheletro, chiamato appunto Warframe. Ne esistono diverse tipologie, adatte a soddisfare qualsiasi stile di gioco e approccio al combattimento.

Dal tank “ciccione” al damage dealer, passando per armature decisamente meno corazzate e più votate alla furtività. I classici Ninja, insomma.

Sì, hai capito bene. Sarai un ninja… Spaziale! I livelli di gioco sono strutturati a missioni – sterminio (elimina tutti i nemici presenti in mappa), difesa (un cryopod da difendere, un numero minimo di ondate da superare, e un numero infinito di wave con cui potersi confrontare), e altre modalità di gioco che non ti anticiperò. Tutto, ambientato nel nostro sistema solare. Volerai tra Venere, Mercurio, Giove e la Terra. Epico, non trovi?

Tengo a precisare che non lavoro per la Digital Extremes – sfortunatamente, aggiungerei -, ma vorrei davvero che tu dessi una chance a questo gioco. Se anche tu hai sognato, almeno per una volta, di essere un ninja spaziale, armato di FAMAS e katana, devi installare Warframe!

Voto: 9/10

Pregi:

  • Sei un ninja venuto dallo spazio
  • Due modalità, PvE e PvP (player versus environment e player versus player), ben bilanciate e che non interferiscono l’una con l’altra
  • Azione di gioco frenetica
  • Sistema di parkour
  • Dannatamente divertente se giocato con amici (max 4 giocatori per stanza, 8 per la modalità raid)
  • Bellissimo lore e ambientazione unica
  • Costantemente aggiornato (contenuti, patch, ecc.)
  • Grafica spettacolare
  • Ben ottimizzato (naturalmente se il tuo pc è un catorcio, dimenticati la grafica spettacolare)
  • Multipiattaforma (disponibile per PC, XBOX One e PS4)

Difetti:

  • Se non ami il grind (per acquisire nuovi oggetti e nuovi warframe, gratuitamente, dovrai giocare parecchio), forse non è il gioco che fa per te
  • Una volta sbloccate tutte le missioni, se giocato in solitaria, può risultare monotono
  • Possibili problemi di latenza (lag) dovuti alla mancanza di server dedicati
  • Se vuoi ospitare una partita, e dare a tutti i giocatori un’esperienza videoludica ottimale, devi avere una linea da almeno 10 mbps

Smite (PC)

Smite Arena

Il secondo free to play della mia lista è Smite, un MOBA (multiplayer online battle arena) uscito nel 2014 e pubblicato dalla HiRez Studios – i creatori di Tribes e Global Agenda. Ho scelto volutamente di non parlare né di DOTA 2 né di League of Legends. Se sei un gamer, sicuramente li conoscerai entrambi. Ma forse, non è il caso di Smite.

Smite è un MOBA atipico. La visuale è in terza persona e lo stile di gioco ricorda un action game. Eppure, ci sono i livelli, le abilità, uno store, e ogni partita si conclude con la vittoria di uno dei due team (5v5, 3v3 e 1v1). Per vincere, dovrai farti strada tra le linee nemiche, distruggere le torri a difesa della base, e affondare, con l’aiuto dei tuoi minion (gestiti dalla AI), il colpo di grazia al Titano.

Non ti avevo ancora detto che su Smite il tuo eroe sarà una divinità. Ed è questo uno dei motivi che dona al gioco un fascino unico e un appeal irresistibile.

Poseidone, Vulcano, Zeus, Thor, Odino, Anubis, la lista è parecchio lunga (attualmente ci sono 76 divinità tra cui scegliere), così come i pantheon presenti.

Parlando di FreetoPlay, lo è davvero. Al 100%. Per avere più eroi a tua disposizione, o li sblocchi giocando, e accumulando Favor – la moneta virtuale del gioco – oppure mani al portafoglio, e otterrai tutto e subito. Ma te lo sconsiglio. Finiresti per giocare ogni partita con una divinità diversa, imparando di fatto poco e niente.

Ogni divinità, inoltre, ha diverse skin (o costumi) che puoi sbloccare. Anche in questo caso, ci sono skin che puoi ottenere giocando, e altre esclusivamente a pagamento.

NB → le skin non danno alcun vantaggio competitivo, in termini di gioco.

Voto: 8/10

Pregi:

  • MOBA unico nel suo genere
  • Sei una divinità che si scontra con altre divinità… EPICO!
  • Bilanciato e costantemente aggiornato
  • Multipiattaforma (disponibile per PC, XBOX One e PS4)
  • Sistema di ranked presente (partite classificate)
  • Sistema di pratica ben strutturato
  • Grafica gradevole
  • Ben ottimizzato

Difetti:

  • È un MOBA. Preparati a ore di rosik estremo, se giocherai da solo. Abbi l’accortezza di andare almeno con un amico, al fronte

Path of Exile (PC)

Path of Exile loot

Altro giro, altra corsa. Parliamo di Path of Exile, un action RPG online, che ricorda moltissimo uno dei capolavori della Blizzard: Diablo II.

Lo stile di gioco è, in sostanza, sempre lo stesso: esplora (mappe generate random, e mai completamente uguali), uccidi (a click di mouse), colleziona (equipaggiamento migliore) e ripeti. Sono presenti sei classi differenti – che diventeranno sette una volta completato il gioco per la prima volta – e un albero delle abilità, così complesso e articolato, che potrebbe facilmente venirti una tremenda emicrania, solo cercando di capire quale passiva sbloccare prima.

Ma è anche questo il lato interessante di Path of Exile. Diciamo che con tutte le varie possibilità di personalizzazione, passerai davvero tante ore in compagnia di questo titolo, dalle sfumature gotiche e tenebrose.

La scorsa estate, tra l’altro, è uscita un’espansione (Awakening) che ha aggiunto un nuovo capitolo alla trama, e reso i livelli ancora più caotici.

Path of Exile è uno dei migliori action RPG degli ultimi anni. Se sei rimasto deluso da Diablo III, ti invito a provare PoE. Viceversa, provalo ugualmente…. È gratis, dopo tutto! 😉

Voto: 7,5/10

Pregi:

  • Diablo II è tornato… E si è rifatto il look!
  • Customizzazione del personaggio ben strutturata
  • Ambientazione dark, tendente al lovecraftiano

Difetti:

  • Curva di apprendimento piuttosto alta
  • Assenza di tutorial
  • Il lag ti farà morire, rosikare, e (forse) disinstallare

Hearthstone (PC e Mac)

Hearthstone carte

Come quarto gioco, per non farti mancare proprio nulla, ho scelto Hearthstone, un gioco di carte collezionabili sviluppato da mamma Blizzard, e ambientato, neanche a dirlo, nell’universo di WarCraft.

Come Magic: The Gathering, Pokémon, YuGiOh!, e altri classici dei GCC, il tuo obiettivo è quello di creare un mazzo di carte (in gergo deck) competitivo e capace di duellare contro i tuoi avversari. Che saranno, o altri giocatori come te – sparsi per il globo – o gestiti dalla AI.

La Blizzard aggiorna spesso questo piccolo gioiellino, che vanta ormai più di 50 milioni di account registrati (gli utenti attivi si aggirano intorno ai 3 milioni, solo in Europa). Nuove modalità di gioco, missioni giornaliere, che ti aiuteranno a ottenere nuove carte, e per l’appunto, centinaia di carte da collezionare.

Avere tantissime carte, apre nuovi scenari, nuove possibilità, nuove combinazioni. Naturalmente, c’è anche un rovescio della medaglia da considerare: diventa sempre più complicato tenere il ritmo, rendendo il gioco meno accessibile ai neofiti.

Per quanto riguarda il gameplay, fai prima ad accedere a Battle.net e scaricarlo. Un tutorial ti guiderà, passo passo, verso la creazione del tuo primo deck, spiegandoti le meccaniche di base. Strategia, fortuna e capacità di strutturare un mazzo competitivo, spettano a te.

Voto: 7/10

Pregi:

  • Veloce e poco impegnativo
  • Puoi giocare comodamente dal tuo smartphone, grazie alle applicazioni sviluppate sia per Android che per IOS

Difetti:

  • Nonostante ci siano parecchie carte da collezionare, i mazzi che si vedono in giro sono quasi sempre gli stessi. Ma questo è un difetto comune a quasi tutti i GCC

Guild Wars 2 (PC e Mac)

Guild Wars 2

Dulcis in fundo, parliamo di Guild Wars 2, un MMORPG sviluppato da ArenaNet. Se sei un appassionato di fantasy, ti consiglio di dargli un’occhiata. A maggior ragione, ora che è diventato Free-to-Play. GW2 è nato come un Buy-to-Play senza canone, ma per raggiungere maggiori giocatori, e adeguarsi alla concorrenza, gli sviluppatori hanno optato per un cambio di modello economico.

La formula FreetoPlay è ben presente. Non paghi per vincere. Solo per apparire più carino, coccoloso e incazzato (semi-cit.)! Le monete del gioco (quelle che ottieni giocando, per capirci), puoi scambiarle per gemme, la valuta che ottieni mettendo mani alla tua carta di credito. Con le gemme puoi acquistare ESCLUSIVAMENTE oggetti che non serviranno mai ad aumentare le tue statistiche.

Guild Wars 2 è stato il primo MMORPG a proporre una formula simile, rompendo uno dei capisaldi di questo genere videoludico: pagare per avere un vantaggio.

Puoi scegliere tra cinque razze. Gli immancabili e versatili umani, gli Asura (piccoli ingegneri geniali), i Norn (umani che ricordano gli alti e possenti vichinghi), i Sylvari (hai presente Groot? Si, proprio quello di Guardiani della Galassia), e i Charr (gattoni “cornuti” e bellicosi).

La grafica è possente, e molto curata nei dettagli. Le quest sono molto varie e appassionanti, in termini di storia.

Parlando di gameplay, vi sono diverse modalità di gioco:

  • Il Classico PvE
  • Il PvP
  • Il WvW (world vs world)

Del PvE non te ne parlo affatto. Si tratta della solita solfa: esplorazione, quest, exp, eventi, ecc.

Per il PvP, invece, qualche informazione devo dartela. Qui il gioco, infatti, comincia a farsi duro. Tu, insieme ad altri giocatori, in una mini mappa, dove l’unico obiettivo è conquistare più postazioni possibili, e ammazzare gli altri giocatori nemici.

Il WvW (World vs World), come suggerisce il termine, è qualcosa di epico. Tre server diversi si contenderanno delle mappe (mappe intere dedicate, ovviamente), dove ci saranno accampamenti da saccheggiare, castelli da assaltare, guarnigioni da abbattere, e dolyak (sono come dei bufali, ma più carini), stracolmi di rifornimenti nemici, da uccidere.

Queste tre modalità di gioco vengono svolte in istance (luoghi) diverse, e nel caso del PvP, la cosiddetta “build PvP” è dissociata dalla tua comune “build da PvE”. Insomma, è come se avessi tre giochi in uno.

Il plus di questo titolo, resta comunque la cura con la quale ArenaNet continua ad aggiornare il gioco. E parlo, non solo di patch note, ma di veri e propri eventi, dove la storia e l’ambientazione cresce e si sviluppa. In tre parole: ti sentirai protagonista.

Voto: 8,5/10

Pregi:

  • MMORPG innovativo e sempre aggiornato
  • Tantissime variabili per customizzare la build e l’estetica del tuo personaggio
  • Sistema di LFG integrato (Looking for Group)
  • Grafica molto curata e ottima colonna sonora
  • Bilanciamento delle classi costante
  • Varie attività di “gioco nel gioco” da svolgere
  • Puoi giocare e diventare competitivo, senza mai spendere un euro
  • Citazioni epiche e imperdibili

Difetti:

  • Malgrado sia Free-to-Play, hai comunque qualcosa in meno rispetto a chi acquista il gioco
  • Espansioni da acquistare
  • L’equipaggiamento migliore, richiede dedizione e tante ore di gioco
  • Per apprezzare appieno di tutti i contenuti del gioco, hai bisogno di un gruppo sostenuto di utenti (Guild)

Free2play: la tua lista

Voilà, la prima carrellata di titoli FreetoPlay termina qui.

Vuoi conoscere gli altri giochi free2play? Dai un’occhiata alla seconda parte dell’articolo. Nel frattempo… Keep calm and stay Ninja!

Ninja Social Oroscopo della settimana dal 27 Maggio al 2 Giugno

Cari impavidi guerrieri alla ricerca dell’engagement perduto, eccoci di nuovo con il naso all’insù a cercare ispirazione risposte nelle stelle con l’oroscopo social della settimana dal 27 maggio al 12 giugno.

In questa settimana Marte, pianeta delle decisioni impulsive, tornerà sui suoi passi e dal segno del Sagittario rientra nel segno dello Scorpione. Come dire che forse l’impulso da ricercatore instancabile della verità fa un passo indietro insicuro e torna nel cervellotico indagatore segno dello Scorpione.

In questa settimana quindi sarà facile incontrare un Pesci che sogna ad occhi aperti e finalmente ha l’impressione di non essere l’unico a vedere i disegni della sua testolina… Forse che sta provando la nuova app di Google per dipingere in 3d? Per fortuna ad aprirgli gli occhi sulle sue potenzialità e sulle novità della tecnologia ci sarà un Cancro più predisposto che mai a dare buoni consigli e pacche sulla spalla di incoraggiamento.

L’Acquario riacquisterà la sua capacità di sorprendere e lasciare senza parole grazie a Venere a favore anche se, si sa, non si lascerà scappare ne una lacrima ne un sorriso. Sarà come Adidas che sorprende Riccardo e gli mette un armadietto virtuale vicino a quello di Kakà. A sciogliersi invece in un brodo di giuggiole in balia di una sorpresa emozionante sarà proprio la Bilancia, pronta a lasciarsi trasportare come dalla dolcezza di uno spot con i cuccioli di labrador.

I tre segni di terra abbandonati dal pianeta dell’amore si dedicheranno ciascuno a suo modo alla coltivazione del pensiero: se la Vergine vuole ridurre ogni cosa a ragione e formule usando la neuroscienza, il Capricorno punta al neuromarketing per aumentare le vendite spronato anche da Giove pianeta del guadagno! Infine il Toro si gioca tutto con le tecniche di persuasione perchè la pazienza questa settimana non sarà certo il suo forte. E non si osi contraddirlo!

Lo Scorpione ritrova le forze soprattutto nei muscoli e sarà l’innovatore dei traslochi… E per fortuna ci sono gli algoritmi che organizzano preventivo e lavori perchè lui è disponibile per spostare scatoloni ma non per pianificare lavori complessi! L’Ariete sente la sua impulsività scalpitare come il muose sul tasto carrello dell’e-commerce di scarpe e pensa che per fortuna c’e gente come lo Scorpione che ti porta addirittura lo shopping a casa!

I Gemelli hanno voglia di condividere e ridere e organizzano un movie sharing per una maratona di film di Totó … Si iscriverà subito il Leone che per colpa di Marte ha bisogno di ridere per tenere a bada le arrabbiature e i nervi saldi. Di condivisione invece non ne vuole proprio sapere il Sagittario che non solo preferisce il suo divano al movie sharing ma in questa settimana si cancella da quasi tutti i gruppi di Facebook ai quali aveva accettato di partecipare. Il Sagittario deve riflettere e non ha tempo per dedicarsi ai dibattiti!

Heineken e il dilemma delle agenzie di comunicazione

La capacità di emozionare, spesso, è innata, spontanea. La capacità di stupire, invece, solitamente va guadagnata. Ci sono aziende che, nel mondo pubblicitario, riescono incredibilmente male in entrambe.
E poi ci sono quelle poche che riescono dannatamente bene in entrambe. Come Heineken.

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Indubbiamente Heineken si presenta non solo come uno tra i principali attori all’interno del settore probabilmente più amato dagli uomini (e, uomini tenetevi forte, ultimamente anche dalle donne!), ma anche come una continua fonte di ispirazione a livello media: le sue pubblicità sono infatti incalzanti, divertenti ed emozionanti come poche altre.

Procediamo dunque con ordine, cercando di ripercorrere come viene gestita l’area pubblicitaria all’interno dell’azienda.
Correva l’ormai lontano primo decennio del nuovo millennio, quando Heineken lavorava con 14 agenzie di comunicazione differenti, gestite e controllate da sei network e la comunicazione media era organizzata a livello locale e non centralizzato.

Nel 2012 il primo passo avanti verso uno snellimento dell’organizzazione, alla ricerca di maggiore efficienza e flessibilità: viene non solo consolidato l’accordo con Starcom MediaVest (principale agenzia del Gruppo Publicis), ma esteso il suo focus operativo, adesso rivolto ai quindici mercati principali di Heineken.

Si è dunque assistito ad un cambiamento radicale, passando da quattordici agenzie di riferimento alla concentrazione dell’85% degli investimenti in media in un’unica agenzia, Starcom MediaVest.

Heineken e il dilemma delle agenzie di comunicazione

Nel biennio 2015-2016 si affacciano nuove strategie, guidate da un pensiero comune: elevare la comunicazione ad una value proposition, simbolo di unicità e distintività. Alla base di questa rinascita, un assioma tanto semplice quanto rivoluzionario, espresso più volte da Gregory Kukolj – direttore generale media di Heineken: “Inform, not enhance”. Sedici lettere, tre parole, un cambio di prospettiva radicale.

Approcciarsi infatti al magico mondo della pubblicità non come un’opportunità per “accrescere” (da leggere “vendere”), ma come un’occasione per “informare” i consumatori rappresenta un distaccamento dalla situazione comune, un ribaltamento della realtà attuale: noi comuni mortali (da leggere “clienti”) veniamo elevati infatti da “oggetti da persuadere” a “persone da informare”.

La pubblicità Heineken non si porrà più dunque come un’entità super partes, bensì come uno strumento per rendere partecipi, per coinvolgere ed entusiasmare noi consumatori.

https://www.youtube.com/watch?v=HLhGcvPj6z0

Un ulteriore passo verso questa innovativa destinazione è rappresentato dall’annuncio ufficiale di Heineken per la ricerca di una nuova agenzia di comunicazione da affiancare alla già presente Starcom MediaVest.

Ed i punti interrogativi, arrivati a questo punto, non sono pochi.

Aumentare la competizione tra agenzie per stimolare un risultato migliore? Un futuro lontano da Starcom MediaVest dopo oltre cinque anni di relazione avanzata? Un ritorno alla frammentazione nella gestione dei media a livello globale?

A smentire alcune affermazioni ed a lasciare il dubbio su altre, ci pensa sempre Gregory Kukoj:

Non stiamo aggiungendo un elemento di competizione, non stiamo intimorendo un partner con cui lavoriamo in oltre trenta mercati. È semplicemente una naturale evoluzione, dopo essere passati da un’organizzazione frammentata ad un’unica agenzia.

Una risposta che ovviamente non è una risposta, e lascia il lecito pensare su qualunque risvolto possibile. In conclusione, frammentazione o concentrazione, competizione o non competizione, le pubblicità Heineken sembrano rimanere un gradino sopra le altre, come dimostrato dalla recente premiazione al Grand Prix Advertising di Milano.

Ed alla fine dei conti, da consumatore in primis, l’unica cosa veramente importante è che Heineken continui a farci emozionare (e divertire) come veramente pochi altri sanno fare.

Con Movinga il trasloco non è mai stato così semplice

Traslocare è un’innegabile fonte di stress, dal momento in cui si organizzano i pacchi a quando si inizia a trasportarli, senza tener conto dei classici inconvenienti come ascensori non funzionanti, difficoltà di parcheggio, numerosi viaggi e mille altri piccoli e grandi imprevisti.

Ti sembra impossibile che un trasloco possa diventare un’esperienza semplice e addirittura rilassante? Movinga è il servizio online che può farti cambiare idea: nato a Berlino nel 2015, in pochi click Movinga ti aiuta a pianificare il tuo trasloco in tutti gli aspetti e ad un prezzo personalizzato, chiaro e trasparente. In pratica, al momento della fattura, non avrai brutte sorprese, perché il prezzo resta fisso, senza aumenti e sovrapprezzi.

Movinga è una startup in crescita ed ora copre molti paesi europei, compresa l’Italia: abbiamo colto l’occasione per intervistare Bastian Knutzen – founder di Movinga e conoscere più a fondo i punti forti di questo servizio.

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​Movinga nasce in Germania nel 2015: da Berlino ad oggi avete fatto letteralmente molta strada! Qual è stata la sfida più importante che avete dovuto affrontare in questo settore?

Una delle sfide principali è stata, ed è tuttora, la rapida crescita della società. Il nostro team è già cresciuto fino a più di 500 dipendenti. Prestiamo quindi molta attenzione a chi assumiamo e all’ambiente che offriamo. Il nostro successo dipende dal duro lavoro che ogni dipendente fa ogni giorno, quindi è importante per noi tenerli in azienda ed aiutarli a costruire la loro carriera con noi.

Può essere difficile per una startup che ha conosciuto una crescita così rapida funzionare in modo efficiente. Tuttavia, per essere aperti ai feedback, implementiamo programmi di formazione interna e manteniamo una gerarchia piatta, assicurandoci così che i nostri dipendenti vogliano continuare a lavorare per noi a lungo termine e in tal modo manteniamo l’esperienza in-house preziosa. Una cosa che non cambierà, tuttavia, è la birra in ufficio ogni secondo venerdì sera del mese, per premiare tutti per il loro duro lavoro. Ci sarebbe una rivolta se smettessimo di farlo!

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Il primo touchpoint della vostra startup è il sito web: il cliente può ottenere direttamente online un preventivo del trasloco ad un prezzo chiaro e trasparente. Come siete riusciti ad eliminare le fasi offline del trasloco (ad esempio il sopralluogo)?

Abbiamo progettato un algoritmo che permette di calcolare il volume degli effetti personali dei clienti. Il cliente riceve un preventivo ad un prezzo fisso garantito sul nostro sito web in pochi minuti ed evita una visita da parte di un tecnico. I nostri algoritmi sono una caratteristica fondamentale della nostra piattaforma. Abbiamo investito molto nel loro sviluppo e continuiamo a farlo.

Il nostro primo algoritmo organizza i lavori con i partner che hanno disponibilità, trasformando i costi inutili in profitto per i nostri partner. Il secondo algoritmo sviluppato, stima la dimensione dell’inventario del cliente con poche variabili. Le variabili, come ad esempio il numero di stanze in una casa e quante persone ci vivono, sono forniti dal cliente online. Chiamiamo i nostri algoritmi Karl e Heinz. In caso di domande e richieste, abbiamo anche un team di assistenza clienti. I nostri clienti possono comodamente prenotare il loro trasloco on-line, beneficiando della nostra competenza e del nostro supporto.

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​Il servizio clienti è sicuramente un altro aspetto fondamentale di Movinga: come è strutturato e attraverso quali canali?

A molti dei nostri clienti piace il fatto che essi possano prenotare e monitorare il proprio trasloco, senza alcuna interazione telefonica, ma che hanno comunque la possibilità di chiamarci se lo desiderano. Il nostro servizio clienti risponde a tutte le domande prima o durante il processo di prenotazione, il giorno del trasloco, o anche dopo che il trasferimento ha avuto luogo. I nostri utenti possono ricevere assistenza via telefono o via e-mail ed i nostri tecnici hanno sempre una panoramica completa dello stato di ogni spostamento, anche grazie alla nostra stretta relazione con i nostri partner.

Movinga è finalmente disponibile anche in Italia: come è stato accolto il servizio nel nostro paese?

Abbiamo lanciato il servizio in Italia alla fine dello scorso anno, e da allora siamo cresciuti considerevolmente.
I nostri servizi sono molto richiesti e noi stiamo vivendo una grande crescita e ora siamo concentrati sull’estendere la nostra portata ulteriormente stringendo partnership con le imprese locali. L’Italia è ora uno dei nostri quattro mercati principali. Gli italiani vogliono essere in grado di vivere un’esperienza di trasloco veloce, facile e sicura.

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La vostra startup ha anche un risvolto green, in quanto diminuisce l’impatto ambientale dei trasporti e ne migliora la logistica. Quali obiettivi intendete raggiungere in futuro?

Uno dei nostri obiettivi principali è quello di fornire ai clienti traslochi grandi e di qualità a prezzi bassi. Utilizzando le capacità extra delle aziende di trasloco, riduciamo il numero di camion vuoti sulla strada. Risparmiare carburante contribuisce a rendere il business dei traslochi più rispettoso dell’ambiente, e abbassa il costo – un risparmio che trasmettiamo poi al cliente. Stiamo lavorando alla misurazione su scala globale dell’impatto ambientale positivo di Movinga rispetto ai servizi tradizionali.

La startup Movieday porta la sharing economy al cinema

Movieday, la startup che porta la sharing economy al cinema

Movieday è la startup italiana che ha vinto il bando IC Innovazione Culturale 2014 ed è stata sostenuta dalla Fondazione Cariplo, da FICE, ACEC ed Europa Cinemas.

Seguendo i principi della sharing economy, la piattaforma web permette a chiunque di organizzare proiezioni al cinema: gli spettatori possono scegliere dal catalogo opere di ogni epoca, film in anteprima e pellicole indipendenti, decidere la sala e organizzare le loro proiezioni al cinema con amici e appassionati.

Il web e la sharing economy

Movieday, la startup che porta la sharing economy al cinema

La sharing economy non è di per sé innovativa: la condivisione delle risorse è stata alla base di molte civiltà ed è ancora in voga in varie organizzazioni sociali costituite perlopiù da pochi individui.

La globalizzazione, che ha limato le differenze culturali, e internet, che è allo stesso tempo un medium ed uno spazio d’incontro, oggi rendono possibile estendere questo modello economico anche a realtà sociali più grandi e strutturate.

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Favoriti dalla crisi economica, sono molti i servizi nati per soddisfare l’esigenza di ottimizzare determinate risorse mediante la fruizione condivisa.

Le piattaforme virtuali permettono di trovare persone con gli stessi bisogni e le stesse passioni ed offrono come garanzia i feedback degli altri membri della community.

Il tuo film al cinema con Movieday

La startup Movieday porta la sharing economy al cinema

Ogni anno nel mondo vengono prodotti circa 50.000 nuovi film. In Italia ne sono distribuiti solo lo 0,9% (circa 450) a causa degli accordi commerciali tra le grandi case di produzione e le società che gestiscono le sale cinematografiche.

Molti film indipendenti o facenti parte di differenti culture cinematografiche, come ad esempio i film del nord Europa o di Bollywood, non arrivano nelle sale o vi restano per poco tempo. Altre pellicole invece trovano posto solo nelle sale indipendenti e nelle rassegne cinematografiche e sono quindi accessibili ad un pubblico ridotto.

Movieday ha ideato un sistema che personalizza l’offerta delle sale, consentendo la distribuzione diretta dei contenuti cinematografici attraverso le richieste del pubblico, che può così organizzare eventi unici scegliendo via web quali film vedere, in quali cinema e in quale giorno.

Movieday cerca nuovi Campaigner

Per meglio promuovere questa modalità di self-publishing cinematografico i gestori di Movieday hanno ideato la figura del Campaigner, che dovrà occuparsi di progettare, gestire e promuovere le campagne degli eventi con l’obiettivo di riuscire ad ottenere e superare il quorum necessario per confermarle.

A breve verrà creata una rete territoriale di Campaigner con il compito di creare vere e proprie community locali, aumentando sia il numero di spettatori che quello delle proiezioni e delle sale aderenti.

Questa nuova modalità di fruizione del mercato cinematografico cambierà le nostre abitudini? Meglio non spoilerare la risposta!

Neuromarketing e scienze cognitive per vendere di più sul web

Web Neuromarketing, il nuovo libro di Andrea Saletti che ne svela tutti i segreti

La comunicazione e il marketing stanno conoscendo una rapida e molto varia evoluzione, arrivando a toccare temi che fino a qualche anno fa sarebbe parso impossibile. Cambiamenti che trovano ragione nella sempre più fondamentale necessità di dare sistematicità a queste discipline e farne risorse sempre più rilevanti per i brand.

Una delle più affascinanti tra queste nuove forme è senza dubbio il Neuromarketing, una disciplina che fonde il marketing tradizionale con neurologia e psicologia, aprendo nuove ed innovative possibilità alle aziende. Da “strumento” di nicchia, oggi il neuromarketing sta conoscendo grande risonanza, tanto da vedersi dedicato un libro.

Merito di Andrea Saletti, SEO e Web marketing manager di Pronesis srl, che ha dato alla luce in questi giorni per Flaccovio Editore “Neuromarketing e scienze cognitive per vendere di più sul web”, cercando di mettere in relazione il neuromarketing con le principali attività collegate al mondo del digitale. Un passo certamente dovuto, che apre interessanti prospettive per molti professionisti del settore.

Per questo noi Ninja abbiamo deciso di intervistarlo.

Benvenuto Andrea. Partiamo dall’essenza del tema: cos’è il neuromarketing e perché merita un libro?

andrea saletti

Ciao Matteo e buongiorno a tutti i Ninja! Il neuromarketing è la disciplina che fonda le sue regole sullo studio scientifico di come il cervello umano reagisce agli stimoli di marketing. Il termine è stato coniato nel 2002 da Ale Smidts, professore di marketing alla School of Management di Rotterdam. Il suo obiettivo era di riunire in un’unica parola il concetto di neuroscienza applicata alle strategie di vendita.

Il neuromarketing oggi è impiegato in svariati ambiti incrociando esperienze sensoriali diverse, nel web (neuro web marketing) l’attenzione è principalmente posta sull’aspetto visivo della comunicazione, dove viene analizzato nel dettaglio come particolari stimoli siano in grado di influenzare ampiamente le azioni di un utente durante la navigazione di un sito.

Esistono molti libri che parlano di neuromarketing, tecniche di persuasione, psicologia della comunicazione di vendita, copywriting persuasivo, quello che però non spiegano questi testi è che l’efficacia di certi meccanismi funziona solamente se vengono introdotti al momento giusto e durante il giusto stato emotivo del ricevente.

Specialmente sul web, avere chiara l’esatta sequenza di questi momenti emotivi permette di poter intervenire con il giusto meccanismo piscologico ad ogni step, motivando nel modo più efficace possibile il passaggio a quello successivo, fino al compimento di tutto il percorso e quindi della conversione finale dell’utente.

Questo approccio scalabile alla materia a mio avviso meritava di essere condiviso: ho cercato di dare informazioni scientifiche, ma soprattutto di fornire esempi pratici (ne ho inseriti più di 200), raccogliendo i miei ultimi 8 anni di studi e esperimenti sul campo.

È importante capire che noi non siamo macchine pensanti che si emozionano, ma macchine emotive che pensano, questa piccola variazione di concetto fa un mare di differenza.

Spesso quando si parla di temi del genere si fatica a farne percepire l’uso concreto. Quali sono i campi applicativi di questa disciplina? Come può aiutare brand e aziende?

Per prima cosa è importante notare come i principali canali di acquisizione (pensa solo all’algoritmo di Google, al quality score di Adwords, al relevance score di Facebook Ads) stiano fortemente spingendo verso questo tipo di ottimizzazione, premiando in vari modi chi riesce a fornire una comunicazione dei propri servizi/prodotti di maggiore qualità

Oltre a questo, vantaggi e tipologie di applicazione sono davvero molteplici: cosa significa saper comunicare se non trasmettere un’informazione nel modo più efficace possibile? Il processo di apprendimento e interpretazione si concentra principalmente nel modo in cui il nostro cervello elabora ciò che i suoi recettori esterni gli inviano sotto forma di impulso. Conoscere caratteristiche e limiti di questi processi significa possedere il vocabolario su cui sviluppare la migliore comunicazione web che tu abbia mai creato… e quindi anche aumentare in maniera esponenziale la capacità di attrazione dei servizi/prodotti/brand che proponi.

Vedila così: il neuromarketing aiuta concretamente le aziende a comprendere (e quindi prevedere) bisogni e desideri inconsci dei consumatori. Il risultato è una forte diminuzione dell’errore in termini di investimento e un aumento di probabilità nel prevalere sui competitor di mercato.

Un tema vasto la mente umana, che necessità di conoscenze ampie e di particolare sensibilità. Come si diventa esperti di neuromarketing?

Neuromarketing e scienze cognitive per vendere di più sul web

Beh, chiaramente posso parlare solamente del mio percorso personale, che è atipico. Ho iniziato come web designer freelance, era il 2000, ma la mia curiosità innata mi ha sempre spinto oltre. Più mi concentravo sull’estetica del mio lavoro più mi accorgevo che sviluppare un bel sito web è un po’ come costruire una bella casa: può dare soddisfazione, certo, ma se non impariamo a creare delle strade che portino le persone a trovarla finiremo per rimanere soli nella stupenda e inutile dimora che abbiamo creato.

Ho concentrato allora i miei studi sulla SEO che è diventato il mio principale lavoro dal 2007. Non è passato molto senza iniziare a farmi nuove domande: che senso ha rendere visibile un sito sui motori di ricerca senza avere un minimo di controllo su quello che sarebbe stato il comportamento degli utenti una volta cliccato?

Si può essere i migliori SEO in circolazione, ma l’unica cosa che giustifica l’investimento in visibilità è la conversione, sono due aspetti che vanno di pari passo, nessun imprenditore rinnova una campagna SEO se non ha la chiara percezione che generi un qualche ritorno economico.

Ecco che allora, forte del mio percorso universitario in comunicazione e all’interesse che coltivavo fin da adolescente per la psicologia, ho iniziato ad approfondire sempre più lo studio di neuroscienze, tecniche di persuasione, PNL e meccanismi cognitivi umani.

Lavorare in un ambiente stimolante come quello di Pronesis mi ha permesso di sperimentare e individuare come queste discipline potessero essere applicate ai contenuti web rendendole un know how molto solido, integrato in qualsiasi progetto.

Com’è ad oggi la diffusione del neuromarketing nel mercato italiano? C’è qualche caso di studio interessante?

Sto notando, specialmente nell’ultimo anno, un forte interesse all’argomento. Esistono sul territorio diverse realtà che finalmente hanno esteso le proprie competenze a questa disciplina, così come agenzie specializzate in grado di fare analisi molto approfondite su caratteristiche ed efficacia di prodotti/servizi/ambienti di vendita. So che addirittura un’importante casa editrice italiana ha un’area interna dedicata all’individuazione dei perfetti titoli delle sue pubblicazioni: la scelta delle giuste parole e delle giuste frasi infatti è in grado di evocare stati d’animo ed emozioni altamente motivanti.

Non più tardi di un mese fa si è tenuto a Roma “Certamente” il primo convegno nazionale sul neuromarketing, anche questo è un fortissimo segnale: gli eventi verticali di grandi dimensioni sono sempre la chiara risponda ad una forte domanda del mercato.

Se dovessi citarti l’esperimento italiano più famoso, sicuramente il primo a venirmi in mente (anche se non si tratta prettamente di web) è quello condotto da Fabio Babiloni, Vittorio Marco Meroni e Ramon Soranzo citato nel libro Neuroeconomia, neuromarketing e processi decisionali (Springer Verlag, 2007): un’analisi sulle attività celebrali durante la visione di spot pubblicitari che ha permesso di individuare evidenti collegamenti tra stimolo commerciale, ricordi spontaneo, sollecitato, attinente e riconoscimento del prodotto/brand.

Da autore non è facile rispondere, ma perché e a chi consiglieresti il tuo libro?

“Neuromarketing e scienze cognitive per vendere di più sul web” è un libro per tutti, professionisti e neofiti. Ho cercato di scrivere una sorta di bibbia, utile per chi affronta per la prima volta questi argomenti applicati al web, ma allo stesso tempo abbastanza dettagliata da risultare un approfondimento per il professionista del settore che vuole mettere chiarezza tra tutte le informazioni lette in questi anni sul tema… e accorgersi di quanti aspetti ancora non conosceva.

È inoltre lo spunto necessario per imprenditori e manager che si chiedono quali concreti margini di crescita possono finalmente ottenere dai propri progetti online.

I 10 migliori tool per il content marketing

Negli ultimi anni l’importanza del content marketing nelle strategie di comunicazione online, specialmente sulle piattaforme social, è cresciuta sensibilmente. I brand sono alla costante ricerca di nuovi modi per arricchire le loro narrazioni digitali, e commercializzare i loro prodotti sul web 2.0. Foto, video, infografiche: elementi ormai cruciali per agganciare l’interesse di utenti sempre più distratti.

Secondo il CMO Council (The Chief marketing Officer Council), il 65% dei senior Marketing Manager credono che i contenuti visivi (foto, video, illustrazioni e infografiche) siano fondamentali per l’efficacia nel comunicare la storia del brand.

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Per fortuna, ci sono decine di strumenti che ci consentono di creare contenuti visivi, senza la necessità di utilizzare suite costose su desktop, e senza essere un Graphic Designer.
Noi di Ninja abbiamo raccolto per voi i 10 migliori tool di content marketing per coinvolgere sempre di più il vostro pubblico. Arricchite l’esperienza di narrazione, immergete gli utenti nel racconto, impregnateli di brand identity.

I 10 migliori tool per il content marketing

Desygner

Desygner è uno strumento di progettazione grafica online che permette di creare banner, manifesti, inviti, copertine di Facebook, layout e molto altro. In modo del tutto gratuito. Puoi utilizzare Desygner via desktop, tablet e smartphone: estremamente versatile e dall’interfaccia utente semplice, intuitiva e accattivante.

Snappa

La forza di Snappa è la semplicità di utilizzo. Potrai creare design davvero sorprendenti, con modelli già disponibili, da poter personalizzare al meglio. Snappa è consigliato anche per la creazione di intestazioni e layout per le vostre direct mail.

Piktochart

Piktochart è ottimale per la realizzazione di infografiche. Qui siamo già a un livello successivo, ossia dovete essere in grado di utilizzare i dati che avete, e accostarli a grafiche e immagini al fine di renderli fruibili. Il tool vi darà una grossa mano.

I 10 migliori tool per il content marketing

Visage

Visage è uno strumento di data storytelling, utile per raccontare le trasformazioni nel tempo di un prodotto o di un brand, dalla nascita alla maturazione. Con Visage sarai in grado di raccontare, con immagini e numeri, il cambiamento.

Curalate

Curalate è una piattaforma che ti consente di connettere il contenuto visivo al prodotto da vendere, in ogni suo step: dal word of mouth al moment of truth. Curalate coinvolgerà il cliente in tutto il percorso di acquisto, generando consapevolezza intrattenendolo.

Silk

Silk è una piattaforma che ti consente di creare pagine web intere, con dati, immagini e grafiche, e poi esportarne pezzo per pezzo da poi poter condividere sui social network. Utilissimo per gli e-commerce.

ThingLink

ThingLink consente di creare immagini interattive personalizzate, con l’aggiunta di icone cliccabili, link, video, testo, musica, e altre immagini.

Pablo

Pablo by Buffer è uno strumento di design semplice ma performante, per aiutarvi nella creazione di contenuti immersivi sui social network. Pablo è la piattaforma che fino a ora si integra meglio con i social.

I 10 migliori tool per il content marketing

ChartBlocks

Con ChartBlocks puoi facilmente progettare e condividere un grafico o una mappa interattiva in pochi minuti. Importa i dati, progetta il layoute poi condividi.

InVision

InVision è la migliore piattaforma collaborativa di prototipazione grafica al mondo. Scelta da grandi brand in tutto il globo, InVision è gratuito, sempre, e offre moltissime soluzioni di design per non lasciare davvero nulla al caso.

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