LMcable, il cavo double-face compatibile con device iOS e Android

Nella grande diatriba che contrappone Apple e i suoi sostenitori contro, prima fra tutte, Samsung e tutti gli altri, potremmo presto avere un gadget in grado di riappacificare gli animi e rivelarsi un punto di contatto tra i due mondi.

Uno per tutti, tutti per uno

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Si tratta di LMcable, un caricabatterie “double face”, compatibile con iPhone, iPad e iPod e tutti gli altri dispositivi. Infatti, una tra le tante differenze che separa Apple dagli altri, è la scelta di impiantare su i suoi dispositivi una porta lightning invece della più comune porta micro USB, tale da rendersi ancora più esclusivo ma portando con sé anche alcune spiacevoli inconvenienti: come quando dimentichi il caricabatterie a casa e nessuno può venirti in soccorso dandoti in prestito il suo cavetto!

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L’idea è della società australiana LMCable impegnata da pochi giorni, e fino al 31 marzo, in un’impresa di grande successo su Kickstarter: la cifra richiesta è stata già superata!

Il progetto di LMcable deve essere piaciuto sicuramente perché coinvolge un pubblico molto vasto ma anche per la sua “semplicità”: il cavo, a un’estremità presenta una normale presa USB, all’altra propone un connettore per porta micro usb che, se ruotato su se stesso, diventa compatibile con una porta lightning ed è in grado di ricaricare così anche un iPhone. Facile, no?!

LMcable, il primo caricabatterie per iOS e Android.jpg3

Attenzione però, il cavo può soltanto ricaricare e non consente il trasferimento dati!

Queste caratteristiche lo rendono già piuttosto differente dagli altri cavi che siamo abituati a maneggiare, tuttavia la sua esclusività risiede anche nel design, un elemento da non tralasciare. E così, anche quello che sembrerebbe un prodotto dall’appeal quasi nullo, può invece rivelarsi più bello e personale, addirittura disponibile in quattro colori: bianco, marrone, nero e blue jeans.

LMCable è stato progettato per le persone che amano tanto quanto noi i dispositivi mobili. È rivestito in cuoio e cucito da abili artigiani.

Il cavo è dotato anche di un “anello” con bottone in ottone che per mettere di riavvolgerlo e riporlo in maniera ordinata.

Lo stavi aspettando? LMcable è disponibile per il pre ordine a $21 e potresti riceverlo ad Aprile.

B2B e Social Selling: una prospettiva vincente per le aziende

Nelle relazioni B2B, si sta facendo sempre di più strada il mantra: “Ai clienti non si vendono prodotti, ma soluzioni”. Un cambio di prospettiva che obbliga le aziende a interfacciarsi al cliente tenendo sempre più conto del suo profilo, delle sue esigenze, tratti che richiedono un’attenta e approfondita analisi.

I social media, attraverso la creazione e il mantenimento di relazioni di valore lungo tutto il processo di vendita e durante tutto il periodo di rapporto tra azienda ed utente, possono diventare lo strumento ideale per raggiungere questo obiettivo.

Analizziamo gli approcci che possiamo adottare, per costruire meccaniche efficienti di Social Selling.

Leads e Influencers: obiettivi strategici

Identificazione del proprio pubblico

La fornitura di contenuti di valore destinati a tutti i soggetti che influenzano il percorso prospect – lead – cliente è l’attività principale che un azienda B2B deve svolgere nei social media.

Il focus è sui soggetti, perché sui social network si parla e si entra in relazione con le persone: i prospect sono le persone, appartenenti ad aziende potenziali acquirenti, che potrebbero decidere di servirsi  dei vostri prodotti/servizi. I lead sono i prospect che si sono dimostrati attivamente interessati a quello che la vostra azienda propone.

Nel B2B, il processo di scelta viene influenzato dagli influencer attraverso l’attività aziendale, la seniority, l’esperienza specifica e la posizione gerarchica.

Anche per ognuno di essi, l’azienda B2B deve creare contenuti interessanti, diretti a influenzare positivamente il giudizio e la valutazione complessiva destinata al lead.

Le 4 componenti del social di successo

Social Media per Aziende B2B

Il Social Media Marketing ha come obiettivo quello di convertire prospect in clienti effettivi.
Il raggiungimento di questo obiettivo passa per queste 4 componenti:

  1. Identificazione e comprensione dettagliata della “buyer persona”
    Conoscenza approfondita dei comportamenti, delle abitudini e dei desideri dei clienti attuali e di quelli potenziali per identificare le sensibilità con le quali iniziare un rapporto.
  2. Competenza nella materia
    La capacità innovativa delle aziende B2B e la competenza approfondita del personale sono gli elementi fondamentali per la creazione di contenuti di valore nei social network.
    I prospect e gli influencer sono fortemente attratti e interessati a questo tipo di contenuti.
  3. Vendite basate sulle relazioni
    Considerando i due fattori tipici del business B2B come il Total Lifetime Value, inteso come il fatturato apportato ad un’azienda dal cliente durante tutto il suo rapporto d’affari, e la lunghezza del selling process, diventa immediatamente chiara l’importanza della costruzione di relazioni forti con i lead e gli influencer.
  4. Evoluzione degli strumenti
    Le aziende B2B già da tempo utilizzano comunicazioni di valore con i propri clienti e con i prospect; i contenuti di newsletters, riviste, cataloghi tecnici, forniscono informazioni operative dedicate alle loro attività. L’evoluzione è negli strumenti di comunicazione, come l’utilizzo di un canale YouTube dedicato al training sui prodotti aziendali.

Social Media per fare business reale

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Alla luce di quest’analisi, i social media possono rivelarsi nel B2B come canali per creare rapporti forti e di valore tra le aziende ed i consumatori.
Un business, di ogni dimensione, attraverso i social media può trovare nuovi clienti in tutto il mondo che si tramutano in nuovi ricavi
.

La vostra azienda è pronta a fare business con i social? Raccontateci la vostra esperienza sulla nostra pagina Facebook.

Il futuro del Brand Entertainment spiegato da un grande creativo

Il prossimo 17 Marzo a Milano si terrà l’evento “Brands tell stories“, organizzato dall’OBE (Osservatorio Brand Entertainment), un summit dedicato a tutti coloro che investono in comunicazione, creano, producono e distribuiscono idee originali per i brand attraverso tutte le piattaforme.

Una riflessione su un approccio non più volto alla mera proposizione di messaggi pubblicitari, ma alla produzione di contenuti accattivanti che godano di una propria identità e siano in grado di esaltare un marchio, il tutto senza quel carattere invasivo proprio del fare pubblicità così come la conosciamo.

Al summit saranno presenti alcuni dei pionieri del settore ed oggi vi proponiamo un’intervista a Roberto Fernandez – Group Creative Director di BBH London –  uno dei pubblicitari più premiati al mondo. Tra le campagne più celebri che portano la sua firma ricordiamo quella del 2013 per Dove, “Real Beauty Sketches”.


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Dove Real Beauty Sketches: cambia il modo in cui ti vedi

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Secondo te perché le aziende dovrebbero destinare parte del proprio budget al brand entertainment preferendolo al classico advertising?

La grande sfida dell’industria pubblicitaria è quella di mantenere una connessione con il proprio target nell’era moderna, un periodo storico nel quale l’audience è esposta a contenuti ed argomenti di interesse disponibili su più piattaforme. È impossibile catturare l’attenzione del pubblico a meno che ciò che stai proponendo è interessante almeno quanto i prodotti che loro vogliono guardare. In questo modo i tuoi competitor non sono più i brand, ma gli show televisivi, gli eventi sportivi, i film, i video e tutto ciò che gli utenti postano sui social media. Il brand entertainment non è l’unico modo per trovare questo tipo di connessioni, ma di sicuro è uno dei modi migliori per farlo.

Cosa dovrebbe tenere a mente un pubblicitario prima di ideare una strategia di branded entertainment?

È interessante osservare come questa forma di comunicazione sia composta da due keyword: brand ed entertainment. Entrambe sono cruciali per una strategia di successo. Se ci si concentra troppo sul brand, allora è difficile che il contenuto abbia successo. Se invece l’approccio è solo sull’intrattenimento, allora non ci sarà alcun risultato per il brand che vi è alle spalle. Persino far apparire un’azienda all’interno di un contenuto di solito non è così efficace. Trovare il giusto equilibrio non è facile, ma quando un contenuto è concepito sulla base della piattaforma sulla quale avrà spazio e sul tipo di comunicazione necessaria, allora è possibile raggiungere il miglior risultato possibile.

 

Quale sarà il ruolo del branded entertainment nelle strategie 2016 dei più importanti brand? E per i prossimi anni?

Ho constatato l’aumento di rilevanza del BE nelle strategie delle grandi aziende negli ultimi anni, sia per una maggiore comprensione dei tipi di pubblico sia per la mancanza di efficienza di altri formati. La chiave di successo oggi è essere rilevanti, essere parte delle conversazioni.

I social media non hanno semplicemente cambiato il modo in cui si connettono tra loro clienti e brand, con un cambiamento dalla classica comunicazione unidirezionale verso un dialogo con i consumatori in cui entrambe le parti hanno la medesima voce in capitolo, ma hanno creato un nuovo medium: gli utenti. Like, condivisioni e commenti sono straordinari vettori per raccomandare un contenuto, incanalando l’attenzione di molte persone su argomenti d’interesse, e gli esempi migliori di brand entertainment possono essere trovati di sicuro al loro interno.

Di cosa parlerai e cosa mostrerai a Milano durante il summit organizzato dall’OBE?

Parlerò della mia esperienza sui progetti di BE ai quali ho preso parte per aziende globali e nazionali e cosa ho imparato nel gestire questo tipo di attività.

Brand Entertainment di scena al OBE 2016

Social media: come seguire (e discutere) le elezioni presidenziali USA

Le elezioni presidenziali USA sono quel periodo che arriva ogni quattro anni dove all’improvviso tutti sanno cose complicatissime di politica, discutono di Super Tuesday quasi più di Masterchef e il dibattito tra democratici e repubblicani raggiunge persino il mite e generalmente pop mondo social.

No surprise dunque nel veder comparire nuovi tool per seguire, comprendere e digerire tutti i dati delle campagne, come  AP Election Buzz: uno strumento che unisce i dati Google e Twitter che aiuta gli elettori a restare al passo con quel in rete si dice dei candidati. E’ un mix di Google Trend e dati Twitter che mostra chi è in vantaggio nelle discussioni online.

I grafici mostrano una linea viola che rappresenta le ricerche fatte dagli utenti su Google in cerca di termini politici e misura le ricerche in una lista di argomenti associati alle elezioni 2016, tenendo conto dei candidati, delle figure politiche di rilievo, delle tematiche più rilevanti e degli sviluppi. I dati vengono aggiornati di ora in ora con estrema precisione.

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La linea blu mostra, invece, le conversazioni politiche tenute su Twitter. In questo caso i dati sono ricavati dalla continua analisi dei tweet che contengono il nome dei candidati, hashtag o altri termini legati alle elezioni. Il grafico mostra il numero complessivo di tweet in relazione a quelli avvenuti nel giorno base, che è stato fissato al 1 febbraio, il giorno dell’Iowa caucus, e i dati sono aggiornati ogni ora.

I picchi dei grafici coincidono con eventi importanti, ma non sono sempre coincidenti. Questo perché la natura delle due tabelle è diversa: su Google ovviamente si ricerca un argomento per averne più informazioni, mentre i dati che arrivano da Twitter fanno emergere quegli argomenti su cui gli utenti scelgono di avere una conversazione.

AP Election Buzz mostra poi i principali trend legati alla ricerca su Google nelle ultime 24 ore suddividendo le ricerche legate ai candidati da quelle legate agli argomenti trattati (stamattina ci svegliamo con Donald Trump nel 44% delle nostre ricerche Google).

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Stessa cosa avviene per candidati e argomenti più discussi nelle ultime 24 ore, dove Trump scende del 17% restando tuttavia in testa ai cinguettii.

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Se, invece, si preferisce l’azione all’analisi l’app del momento potrebbe essere Roust, il social network per connettere gli utenti che vogliono discutere politica, religione e tematiche sociali, recentemente lanciato in versione app iOS.

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Poco prima era stata la volta di Brigade App di Sean Parker, la cui missione è di dare potere alla società civile offrendo uno spazio di influenza dove articolare e identificare le posizioni degli utenti su argomenti importanti, organizzarsi in gruppi di persone che condividono valori e quindi influenzare le scelte politiche del paese: una cosetta da nulla, insomma :).

Brigade CEO Matt Mahan Interview from Brigade on Vimeo.

Brigade suggerisce delle carte di argomento a cui l’utente risponde scoprendo chi condivide il suo pensiero e, nel tempo, crea un profilo pubblico che mostra la sua opinione politica. Su Brigade è anche possibile convincere gli altri utenti della veridicità del proprio pensiero e, così, convertirli. Questo non è possibile su Roust, che Tech Crunch definisce come un “Brigade per poveri”, seppur lodandone la semplicità. Il dibattito, infatti, sembra essere più “puro” in Roust, se non altro perché non promette di salvare la democrazia, ma semplicemente, di discuterne.

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Qualunque sia il tuo approccio alle elezioni 2016, non mancano i tools per giocare, raccontare, analizzare. Have fun!

Atlas, il nuovo robot umanoide presentato dalla Boston Dynamics

“Ciao, sono Atlas. Che ne dici di fare una passeggiata sulla neve?”

Sembrerebbe una frase abbastanza comune, se non fosse, nella mia testa, pronunciata dal robot umanoide di ultima generazione presentato dalla Boston Dynamics. Il risultato ottenuto dopo varie “versioni” di androidi dalla società operante nel settore robotica di proprietà di Google è strabiliante – anche se un po’ inquietante.

E il video di presentazione in cui Atlas supera varie difficoltà è diventato virale.

Ma cosa è in grado di fare? Quali sono le sue caratteristiche?

Le sembianze “umanoidi”

Il suo predecessore era più grande e pesante ed era collegato con un cavo di alimentazione visibile, invece Atlas ha la corporatura media di un uomo di circa 1,75 m di altezza e 82 chili di peso ed è dotato di una batteria interna che lo rende “autonomo”.

Il robot è progettato per svolgere compiti “tipicamente” umani, oltre a vantare un equilibrio motorio incredibile (sicuramente migliore del mio. Sic!).

“Atlas è un robot umanoide dall’alta mobilità, progettato per muoversi e operare all’aperto, in condizioni di terreno sconnesso” come si legge dalla Boston Dynamics È in grado di camminare su due piedi, lasciando gli arti superiori liberi di sollevare e trasportare oggetti e interagire con l’ambiente. In terreni estremamente sconnessi, Atlas può usare entrambi gli arti per arrampicarsi o farsi spazio in ambienti molto trafficati”.

Il nuovo Atlas, infatti, “è progettato per compiere azioni tanto all’esterno quanto all’interno di edifici. Azionato idraulicamente, usa i sensori sul proprio corpo e le gambe per il bilanciamento, mentre sulla testa i sensori LIDAR (telerilevamento laser) e stereo gli consentono di evitare ostacoli, valutare il terreno e aiutare con la navigazione”.

Cosa fa, nel concreto, Atlas?

Come si può vedere dal video, l’androide apre una porta, cammina su terreni accidentati (anche sulla neve) senza perdere l’equilibrio, solleva scatole e le posiziona su uno scaffale, se cade si rialza da solo, “segue” l’obiettivo nonostante “i maltrattamenti” a cui viene sottoposto –anche se ancora non può lamentarsi del mobbing!

Ma soprattutto Atlas, creato per supportare operazioni di ricerca e salvataggio e operare in ambienti in cui l’essere umano non potrebbe sopravvivere, in prossimo futuro probabilmente rimpiazzerà la manodopera anche in lavori usuranti o eccessivamente faticosi.

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JetBlue e le elezioni USA: quando votare ti fa volare

Durante le ultime elezioni politiche americane, in un clima dove il disaccordo ha quasi sempre la meglio sul compromesso, il noto brand di voli low-cost JetBlue è riuscito invece a dimostrare come si possa riuscire a trovare un giusto compromesso per l’interesse comune.

La compagnia aerea, infatti, con la sua campagna “Reach Across The Aisle”, ha promesso a 150 ignari passeggeri la possibilità di vincere un biglietto per una qualsiasi destinazione raggiungibile dalle loro tratte – e fin qui nulla di complicato – ma ad una sola condizione: avrebbero dovuto riuscire ad essere tutti d’accordo sulla meta prima che il loro volo, partito da Boston, arrivasse a Phoenix.

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Ne è scaturita una vivissima discussione che, a partire da problematiche reali come l’avere o meno il passaporto fino a questioni più legate a gusti e interessi personali, ha permesso a ciascuno dei passeggeri di dire la propria.

LEGGI ANCHE: L’esilarante risposta di Burger King al #McDriveKing

Questo divertente ed inaspettato esperimento sociale è stato ripreso in diretta nell’arco delle sei ore di volo, passaggio per passaggio, dal momento in cui è stata lanciata la proposta fino alla sua conclusione.
Com’è finita? Tranquilli, niente spoiler. Scopritelo con i vostri occhi:

JetBlue, quindi, ha voluto mettere in discussione l’immagine ormai diffusa di una società sempre più polarizzata, rappresentata a livello politico da candidati che non trovano nella collaborazione tra le parti il loro punto di forza.

La scelta di vedere questo particolare momento storico, così politicamente caldo, come un’opportunità è stata presa dall’agenzia MullenLowe, storico partner della compagnia aerea.

“JetBlue is one of those brands that is very comfortable being involved with the bigger conversation”

Infatti, non è la prima volta che JetBlue si inserisce nel flusso mediatico generato dalle elezioni politiche: già nel 2012 aveva promosso la campagna Election Protection che offriva oltre 1000 voli ai cittadini che avevano votato il candidato perdente, per permettere loro di “staccare la spina” e riprendersi dallo smacco.

Ma, in questo caso, la coppia JetBlue-MullenLowe ha voluto fare un passo avanti: in un esperimento culturale come quello proposto nella campagna “Reach Across The Aisle” c’è il brivido del real-time, non si può sapere dove ti porterà o quale sarà il risultato. Di fatto, si tratta di un vero e proprio indicatore della realtà, degli umori e dei comportamenti della società.

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Visto il successo dell’operazione, si può dire che si sia trattato di un esperimento provocatorio ben riuscito per  sottolineare come, dopotutto, il compromesso possa ancora essere un’ottima soluzione. E su questo, siamo tutti d’accordo.

Facebook acquista MSQRD, l’app del momento

Zuckerberg spunta una nuova casella sulla lista di “cose da fare“: è infatti appena stata annunciata l’acquisizione di MSQRD (Masquerade), l’app che trasforma i volti degli utenti e consente di condividere foto e video.

L’acquisizione conferma il forte appeal delle app dedicate alla trasformazione di foto e video e l’esigenza di integrarle ad altri social network: nello specifico, Facebook.

LEGGI ANCHE: MSQRD, l’app per video selfie che ha conquistato le celebrity

Dal blog della società il CEO Eugene Nevgen commenta:

Siamo emozionati di unire le nostre forze con Facebook […] Saremo in grado di portare la nostra tecnologia ad una audience di quasi 1,6 miliardi di utenti […] non avremmo mai immaginato fosse possibile.

Lavoreremo con Facebook al fine di integrare la nostra tecnologia nel social network, ma intanto l’app continuerà ad essere disponibile a tutti per registrare divertenti selfie. Aspettatevi anche nuove features!

Non ci sono ancora dettagli sul costo di tale acquisizione.

Arriva puntale però il commento video di Mark Zuckerberg (nei panni di Iron Man):

Taking a break from coding to welcome the MSQRD team to Facebook!

Pubblicato da Mark Zuckerberg su Mercoledì 9 marzo 2016

Seguite gli sviluppi su Ninja Marketing e sulla nuova app mobile Ninja Gong!

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Storify, atto secondo: la piattaforma di Storytelling si evolve

Storify è una piattaforma di content curation che è stata fra i precursori nel campo della gestione degli User Generated Content e – in generale – della rimodulazione dei contenuti.
Attraverso un’interfaccia semplice ed intuitiva, Storify ha reso possibile la creazione di storie che potranno – poi – essere condivise sui social network di riferimento o sul proprio sito web.

Oggi la piattaforma di Storytelling evolve: come si legge nel comunicato stampa pubblicato qualche giorno fa sul blog ufficiale, è in arrivo infatti una nuova versione, definita Storify 2.

Quali saranno le sue caratteristiche?

In un momento nel quale le notizie spopolano sul web e quello che conta è la velocità delle informazioni, gli editor cercano sempre più di produrre i contenuti il più velocemente possibile. Il problema è che – spesso – non si hanno gli strumenti necessari per fornire la velocità peculiare delle breaking news.

Con Storify 2 tutto ciò non sarà più un problema.

La piattaforma offrirà infatti agli editori tutti gli strumenti necessari per raccontare le storie più velocemente che mai: grazie alla nuova applicazione mobile,  infatti, Storify permetterà di inviare i propri contenuti da qualsiasi luogo.

La nuova versione è stata progettata con l’intento di trasformare ogni redazione e ogni utente in content publisher, permettendo di vedere ciò che gli altri utenti stanno aggiungendo alla pagina in tempo reale.

Vediamo nello specifico ciò che Storify 2 permetterà agli utenti di fare.

Far fronte – e andare oltre – alla domanda dei contenuti

L’utente potrà individuare e pubblicare i contenuti pertinenti direttamente da giornalisti o altri lettori, grazie a delle semplici azioni di drag and drop, vale a dire il semplice trascina e rilascia.

Collaborare sempre e ovunque

Gli utenti potranno aggiungere aggiornamenti dalla sala stampa in real time o modificare le storie mentre si stanno svolgendo, garantendone così la qualità e massimizzandone la velocità di pubblicazione.

Mantenere i lettori impegnati

Sarà data ai lettori la possibilità di navigare all’interno delle storie attraverso gli eventi chiave e sarà permesso loro di esprimere pensieri e opinioni all’interno della storia stessa, grazie all’opzione note a margine.

Dare nuova vita ai contenuti

Per la prima volta in assoluto, gli editori potranno memorizzare un determinato contenuto per un uso successivo. Si potranno così riproporre delle storie di grande impatto, ogni qualvolta lo si desideri.

Grazie alla partnership ufficiale con Twitter, gli editori possono trovare contenuti rilevanti per qualsiasi tipo di storia grazie all’archivio storico del social network di microblogging, sia che si tratti di un fatto recente, sia che si tratti di un episodio accaduto anni fa.

Che ne pensate, amici lettori? Scriveteci i vostri commenti sulla nostra fanpage di Facebook!

Artefatti del futuro: come cambieranno la tua vita?

“Marty devi tornare indietro con me.”
“Ma… indietro dove”
“Indietro nel futuro!”

Con i loro sguardi visionari e sprezzanti del pericolo, Marty e Doc, i celebri protagonisti di Ritorno al Futuro, iniziano così il loro andirivieni tra passato, presente e futuro a bordo della fedele DeLorean.

Hai mai provato a immaginare come possa essere la vita tra qualche anno o qualche decennio? Quali strumenti utilizzeremo?

È quello che si chiede da quasi mezzo secolo l’Institute for the Future di Palo Alto in California, grazie ad un’equipe composta di visionari ed esperti di diversi ambiti scientifici che provano a delineare gli scenari del futuro attraverso gli artefatti, le esperienze ed i dispositivi che potremmo ritrovare nella vita di tutti i giorni, prove tangibili di un futuro da scoprire.

Perché immaginare i tool che ci ritroveremo ad utilizzare quotidianamente? Perché gli artefatti sono componenti fondamentali della cultura, raccontano chi siamo, come guardiamo il mondo e a quali attività ci dedichiamo. La tecnologia che utilizziamo e gli strumenti che creiamo ci aiutano a sviluppare la nostra intelligenza, ad interagire con l’ambiente nel quale siamo immersi, a plasmarlo secondo le nostre esigenze e le nostre necessità. In un’epoca nella quale il mutamento è diventato una costante, le estensioni di noi stessi che chiamiamo tecnologia diventano una mappa del nostro cammino verso il futuro, della vita che immaginiamo guardando dal finestrino della nostra DeLorean, con lo stupore e lo sguardo curioso di un bambino che non si stanca mai di fantasticare, inventare e camminare verso il cambiamento.

E allora allacciamo le cinture e partiamo per una immaginaria spedizione archeologica nel futuro

L’estratto conto ‘reputazionale’

In un futuro nel quale vita online e offline saranno sempre più intrecciate, ci ritroveremo a fare i conti (letteralmente) con il reputation statement, un estratto conto molto personale che terrà traccia di tutte le nostre digital activities, dal tempo trascorso ad editare o inserire nuovi wiki alle ore dedicate all’attività di blogging, ma anche all’upload di podcast e a tutte le altre attività e azioni che possano incentivare collaborazione ed interazione online. La “reputation” diventerà, insomma, la vera moneta di scambio delle nostre vite?

LEGGI ANCHE: Influencer Marketing, il libro che spiega come trasformare gli utenti in preziose risorse di business

Neela, l’amica virtuale che ci aiuta a scegliere

Henry Ford non aveva tutti i torti quando diceva che “Gli ostacoli sono quelle cose spaventose che vedi quando togli gli occhi dalla meta.” Soprattutto quando scegli di metterti a dieta. Fortunatamente, per tutti i fitness addicted e i salutisti la tecnologia del futuro diventerà un’alleata sempre più preziosa. Proviamo ad immaginare…

Resti in ufficio più del previsto, hai ancora del lavoro da sbrigare e ti ritrovi, improvvisamente, ad ammirare il distributore automatico di snack nell’angolo. Cominci a passare in rassegna ogni singolo prodotto ma non senza aver indossato i tuoi occhiali “speciali”. Grazie alla realtà aumentata, infatti, visualizzerai istantaneamente l’ammontare di tempo necessario per poter smaltire le calorie di ogni snack e Neela, la fedele amica/coach che ti aiuterà a scegliere grazie alle lenti aumentate, nasconderà in un batter d’occhio (è proprio il caso di dirlo) al tuo sguardo tutte le tentazioni più irresistibili. Insomma, scegliere lo snack ottimale non sarà più fonte di stress o di rimpianti.

In futuro, forse, non avremo ancora imparato a gestire al meglio il nostro autocontrollo ma interverrà la realtà aumentata ad impedirci di commettere errori quando il nostro stomaco brontola o, semplicemente, gettiamo un occhio al distributore automatico di snack in ufficio. Un po’ come i browser ci consentono di bloccare i fastidiosi annunci di advertising per navigare tranquillamente sul web, questo artefatto tecnologico ci aiuterà a guardare con occhi diversi alle tentazioni del junk food. Diventerà essenziale nel tool kit di sportivi, lavoratori stacanovisti e salutisti estremi?

Il potere della mente (e del copyright)

Prima ancora dei Google Glass e di tutti gli altri wearable device in grado di potenziare le nostre capacità, all’Institute for the Future hanno provato ad immaginare quale sarebbe stato il destino di tutti i pensieri più personali e le idee creative condivise sulle piattaforme social attraverso le tecnologie mindshare.

Modalità di condivisione, interazione e comunicazione sempre più rapide e disintermediate, che collegano la nostra mente alla nostra rete di contatti digital. Come proteggere, quindi, questo flusso di contenuti da utilizzi non consentiti ed abusi? Uno dei modelli realizzati al futuristico istituto californiano ha pensato proprio a questo, grazie alla cuffia Mindwriter in grado di registrare, condividere e proteggere tutto ciò che ci passa per la testa sulla piattaforma NeuroGoogle senza alcuno sforzo, proteggendo i pensieri attraverso un copyright istantaneo che renderà il contenuto unico e distinguibile da tutti gli altri. Insomma, un mock-up all’insegna della trasparenza e dell’iper-connessione per un modo senza filtri. Spaventoso?

Tranquillo, la cuffia è waterproof, potrai continuare a prendere le decisioni più importanti della vostra vita mentre fai la doccia!

Zamazon e il potere dei droni

A dimostrazione di quanto lo sguardo al futuro dell’Institute of the Future californiano non sia così lontano dalla realtà, si ritrovano alcuni mock-up che restituiscono l’immagine di un futuro che, per certi versi, è già realtà. Tra questi, senza dubbio, rientra Zamazon. Dal nome evocativo, la piattaforma del futuro farà perno su un meccanismo di sharing economy che punta a velocizzare e rendere sempre più efficiente i tempi di consegna. Grazie al servizio di consegna affidato ai droni, la piattaforma consente di consegnare qualsiasi prodotto in tempi dimezzati, sposando in pieno la filosofia della sharing economy per favorire la condivisione di tool e servizi geolocalizzati.
Un futuro che, come dicevo, è diventato già realtà con il servizio Amazon Prime Air ideato da Jeff Bezos. Il visionario CEO di Amazon ha, infatti, avviato non molto tempo fa un programma pilota per testare le delivery dei prodotti proprio attraverso l’utilizzo di droni.

Quali di questi tool del futuro ti piacerebbe fossero già tra le tue mani? E quali saresti curioso di provare?

Donne e Uomini, con le skill digitali la guerra sul lavoro è finita

Il super potere delle nuove Digital Women permette alle lavoratrici maggior flessibilità nell’orario e luogo di lavoro: date ad una donna le tecnologie digitali giuste e conquisterà il mondo, oltre che il lavoro dei sogni.

Nella settimana della festa della donna approfondiamo due temi importanti: la disparità di trattamento sul luogo di lavoro del genere femminile e quello della digitalizzazione dell’economia.

Questi temi mostrano quanto la padronanza delle competenze digitali possa permettere alla donna di fare il salto necessario per avvicinarsi alla parità di genere (anche) sul luogo di lavoro.

Skill digitali e Digital Women, le donne doppieranno gli uomini?

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È ufficiale: la padronanza delle skill e degli strumenti digitali permetterà alle donne di diminuire il gap di genere sul luogo di lavoro, oltre che guadagnare dei ruoli sempre più rilevanti nell’organigramma aziendale.

Una ricerca Accenture, con un campione di 5.000 donne e uomini in 31 Paesi diversi, mostra come l’era digitale porti dei benefici al lavoratore in generale, che diventa più produttivo grazie alla flessibilità dell’orario e del luogo di lavoro. Il gentil sesso sembra beneficiare maggiormente di questa possibilità.

Il digitale è lo strumento attraverso il quale la donna riuscirà a scalare la classifica per raggiungere la parità dei sessi il prima possibile, ma non solo: permetterà un miglioramento del livello di istruzione, oltre che della posizione lavorativa, e un incremento delle aspirazioni lavorative e delle ambizioni personali.

Questa interessante ricerca evidenzia anche che oggi le donne hanno un grado di istruzione più elevato rispetto all’uomo nella maggior parte dei Paesi rappresentati e che, le nazioni in cui le donne hanno molta padronanza degli strumenti digitali sono proprio le stesse in cui la parità di genere è più radicata, dentro e fuori dagli uffici.

La vera sfida sta, ora, nel saper cogliere l’opportunità da parte di aziende e governi che lamentano un gap tra le competenze necessarie per rimanere competitivi e la disponibilità di figure professionali adeguate.

Il mondo femminile, intero, fuori e dentro il mondo digitale, rappresenta una grossa fetta di talenti non ancora sufficientemente valorizzati.

La padronanza degli strumenti digitali può consentire, da un lato, di valorizzare questi talenti e, dall’altro, fornire alle aziende nuove competenti risorse.

Programmare software è un lavoro da donne

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GitHub, portale per programmatori e programmatrici, sfida il sessismo diffuso all’interno del settore tecnologico della programmazione: analizzando un particolare codice, chiunque può chiedere una modifica che, se accettata, diviene operativa.

LEGGI ANCHE: Rosa Digitale, una settimana di appuntamenti tutti al femminile

3 milioni di casi analizzati accompagnati dalla percentuale delle variazioni accettate, il risultato? Il codice scritto dal gentil sesso è mediamente valutato più positivamente con un 78,6% contro un 74,6% della performance maschile.

Perché allora gli uomini sono più valorizzati nel campo informatico?

L’approfondimento d GitHub ha analizzato statisticamente ed analiticamente i risultati, eliminando le condizioni non verificatesi come favoritismo o semplicità dell’intervento, per giungere ad un risultato disarmante: il lavoro della donna ha maggiori possibilità di essere apprezzato se il sesso della programmatrice non è immediatamente riconoscibile.

Insomma, si parla tanto di mondo digitalmente e tecnologicamente avanzato, ma non rappresenta certamente un esempio di modernità nella parità dei sessi.

Digital Women, mostrate le vostre skill digitali!

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Alcuni servizi digitali puntano (ancora!) tutto sul sesso maschile, basta scorrere velocemente qualche lista di protagonisti di congressi o ricerche.

Quibb sta provando a cambiare le cose chiedendo alle Digital Women di candidarsi per dare voce alle proprie capacità ed essere non più solo pubblico ai convegni, ma protagoniste e relatrici di un mondo che, più cambia, più ha strettamente bisogno del talento rosa.

Le donne che abbiamo soprannominato Digital Women stanno crescendo e si affermano ogni giorno maggiormente nel mondo digitale, ma il ritardo è considerevole. Basti pensare che l’80% dei dipendenti in una delle zone più innovative del pianeta, la Silicon Valley, è di sesso maschile. Uno slancio decisivo è partito dalle grandi Company che hanno puntato sul talento femminile in posizioni dirigenziali o di responsabilità come Facebook, Youtube, IBM e tanti altri.

Nota dolente: secondo una ricerca condotta da AIMIA, Australia, il gap di genere si fa sentire non solo nella mansione lavorativa, ma anche nel compenso percepito in cui la paga data alle donne nel settore del digitale è nettamente inferiore di quella corrisposta al genere maschile soprattutto se parliamo di posizioni non dirigenziali.

Men vs Women, lo scontro è appena iniziato!