Perché i brand dovrebbero fare pubblicità su Tinder

La scorsa settimana è letteralmente esploso un caso nel settore dell’advertising e del branding: Diesel ha annunciato che pianificherà una campagna pubblicitaria sulle app di appuntamenti online Tinder e Grindr, nonché su alcuni siti porno.

La notizia ha scosso i media planner (impauriti di aver lasciato qualcosa di intentato), ma soprattutto ha diviso l’opinione pubblica. Può un brand del calibro di Diesel inserire tali spazi pubblicitari all’interno della propria strategia, senza uscirne in parte danneggiato? Noi crediamo di si, ecco alcuni validi motivi per pianificare la vostra campagna sulle app di appuntamenti online:

1. Raggiungi i Millenial

Secondo il Global Web Index, il 45% degli utilizzatori di Tinder ha un’età compresa tra i 25 e i 34 anni mentre il 38% tra i 16 e i 24 anni. Una bella fetta di quella generazione che oggi definiamo Millenial, cioè i nati tra i primi anni ottanta e l’inizio degli anni duemila, che tanto fanno gola ai marketer di tutto il mondo. Definiti dal Time come una generazione di “sovraistruiti, sottoimpiegati e selvaggiamente ottimisti”, vivono le relazioni interpersonali anche attraverso i loro device di cui si dichiarano altamente dipendenti.

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2. Tariffe ragionevoli

Pianificare sulle dating app vuol dire oggi raggiungere una vasta audience investendo soltanto una frazione del budget pubblicitario necessario a una pianificazione “standard”. Proprio per il loro carattere di novità, tali spazi pubblicitari offrono agli inserzionisti tariffe molto vantaggiose. Gli utenti d’altronde fanno parte del target che probabilmente tenti di raggiungere ogni giorno, l’unica differenza sta nel modo e nel momento in cui ricevono il tuo messaggio.

3. Utenti emotivamente coinvolti

Ed è proprio il momento in cui raggiungi la tua audience a fare la differenza. Max Marine, junior partner and director of business development at Venture1st, scrive su Digiday:

La piattaforma di Tinder è una manna per gli inserzionisti perché offre utenti molto coinvolti emotivamente. Che si tratti di solitudine, noia o tristezza […] gli utenti aprono inesorabilmente l’app alla ricerca di una spinta positiva al proprio ego o al rilascio della dopamina. Tentano dunque di alleviare lo stress emotivo e l’insoddisfazione legata ai rapporti platonici; in tale contesto molti brand possono posizionarsi essi stessi come fonte di sollievo […]

E proprio il co-founder di Tinder, Sean Rad, ha dichiarato all’ultimo Cannes Lions che c’è un tasso di “swipe right” (la reale call to action dell’app) di oltre il 20% sui Promoted Profile, i profili legati ai brand. In pratica, per ogni profilo aziendale promosso sull’app, 1 su 5 utenti si mostra disponibile ad instaurare una relazione con il brand.

4. Conquista nuovi spazi inesplorati

Le app di dating online ti assicurano spazi unici e dapprima inesplorati. Tinder ad esempio viene utilizzata molto di notte, quando si sta fuori o si gira per locali. In tale contesto si inserisce perfettamente un brand che desidera offrire ad esempio street food o proporre serate divertenti.

Ma non si tratta solo di spazi temporali, ma anche e sopratutto mentali. Domino’s Pizza ad esempio, si è inserito nelle vite della community di single di Tinder durante la sera di San Valentino: proprio come un partner che vuole trovare il match perfetto, il profilo di Domino’s invitava gli utenti allo “swipe right” per ottenere sconti e pizza gratis.

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5. Una reale geolocalizzazione

Rispetto ad un sito di appuntamenti, in cui gli utenti devono inserire manualmente le informazioni riguardanti la propria posizione, le dating app consentono di geolocalizzare gli utenti con un semplice click (l’autorizzazione ad utilizzare la posizione nell’app) e proporre annunci pubblicitari legati alla città, o al quartiere. In tal senso possono diventare spazi interessanti per pubblicizzare il tuo evento o il tuo store.

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6. Crea campagne memorabili

Tinder, nella sua essenza e per le sue caratteristiche, si sposa perfettamente con una strategia di sensible branding che valorizza gli spazi adv della piattaforma. Interessante la campagna pianificata per promuovere il film Ex-Machina all’interno del festival SXSW di Austin: i partecipanti all’evento – geolocalizzati tramite l’app – visualizzavano tra le proposte di Tinder la scheda di Ava (robot protagonista del film) e potevano scambiare con lei alcune battute. Soltanto dopo alcune singolari domande (es. “Cosa ti rende umano?”) il bot rivelava la sua identità invitando gli utenti a visitare il profilo instagram @meetava.

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L’organizzazione Amnesty International Australia ha invece utilizzato la piattaforma per sensibilizzare gli utenti sul tema della libertà di scelta: durante la Giornata internazionale della donna, gli utenti hanno trovato nello streaming flow dell’app un profilo con dei visual che invitavano a riflettere sulla disparità di diritti nelle diverse parti del mondo (la campagna era legata all’iniziativa Make the choice).

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Ultima, ma solo in ordine di uscita, la campagna di Diesel che ha optato per un copy decisamente d’impatto, uno stile decisamente più pubblicitario, che invita gli utenti allo “swipe right” per dare uno sguardo all’intera collezione.

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I brand che vinceranno saranno decisamente quelli in grado di sfruttare al meglio il contesto in cui è inserita e in cui viene proposta la campagna, tenendo sempre ben presente qual è l’esperienza di interazione media degli utenti di Tinder.

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Etica, morale, cultura e mondo digitale: il punto del sociologo Davide Bennato

In poco più di un secolo abbiamo visto tutto il nostro mondo mutare radicalmente da manuale, poco dinamico e influenzato principalmente dalla natura a un mondo meccanico, dinamico e influenzato più dagli aspetti tecnologici, sino ad arrivare alla contemporaneità dove ritroviamo un uomo dotato di strumentazioni tecnologiche avanzatissime le quali gli permettono di essere qui e altrove, di abbattere i muri del tempo, dello spazio e della fisica.

Nel nuovo millennio, anche nella parte più remota della Terra, è possibile rintracciare la presenza delle nostre infrastrutture tecnologiche persino tra le pieghe della nostra quotidianità o della nostra vita privata: abbiamo persino preso possesso dell’etere, con il web. Anche le nostre azioni più comuni e banali, le nostre case, il mondo del lavoro, del tempo libero e – perché no?! – il mondo spirituale, etico e morale, sono influenzati dalla tecnologia, dal web, dalla velocità e dalle possibilità comunicative e divulgative che questi sistemi ripartiscono nelle mani di ognuno di noi.

Etica, morale, cultura e mondo digitale: il punto del sociologo Davide Bennato INTERVISTA

Abbiamo già affrontato queste tematiche quando parlammo del progetto di Filosofia in Movimento, i filosofi 2.0, e ne riparliamo quest’oggi su Ninja Marketing con Davide Bennato, docente di Sociologia dei media digitali presso il Dipartimento di Scienze Umanistiche dell’Università di Catania, membro del corpo docente della Lipari School on Computational Social Scienze, nonché socio fondatore ed ex vicepresidente (2005-08) di STS Italia Società Italiana di Studi su Scienza e Tecnologia; membro del consiglio di Amministrazione di Bench s.r.l., spin off dell’Università di Catania specializzato in ricerche sociali e di mercato attraverso l’uso di big data.

Le sue ricerche ed i suoi interessi spaziano dall’analisi dei comportamenti collettivi nei social media, l’etica dei big data ai rapporti fra tecnologia e valori sino ad arrivare ai modelli di comunicazione scientifica e tecnologica in rete e alla scienza sociale computazionale.

Autore dei volumi Le metafore del computer. La costruzione sociale dell’informatica (Meltemi, 2002), Sociologia dei media digitali (Laterza, 2011), Il computer come macroscopio. Big data e approccio computazionale per comprendere i cambiamenti sociali e culturali (Franco Angeli, 2015) e blogger su Tecnoetica.it.

Ma adesso lasciamo spazio alle nostre domande in merito e alle parole del nostro nuovo ospite.

L’uomo tecnologicamente dotato, avanzato e connesso alla rete è l’aristocratico del terzo millennio?

Non sono sicuro che la categoria di aristocrazia sia quella che meglio descrive l’umanità del terzo millennio. Sicuramente la tecnologia digitale fornisce delle opportunità – relazionali, cognitive, emotive – che prima erano sicuramente precluse e che forniscono enormi vantaggi a chi le sa usare. Ma per essere davvero rivoluzionarie, le tecnologie digitali devono essere democratiche e partecipative. Democratiche nel senso che devono essere a disposizione – se non di tutti – della maggioranza delle persone. Partecipative, nel senso che devono coinvolgere tutti i cittadini, compresi coloro che sono marginalizzati per motivi economici, sociali, politici e culturali. Ed è proprio la cultura il campo di battaglia della società del terzo millennio. Non basta avere un dispositivo tecnologico in tasca per essere contemporanei. Internet è stata vista dagli utopisti tecnologici come la soluzione a tutti i mali, ma in realtà internet è solo uno strumento che esprime la sua forza solo in un contesto culturale ampio e diffuso. Internet non ha portato più democrazia, più uguaglianza, più giustizia sociale per il solo fatto di esistere, ma lo ha portato in quei contesti sociali che hanno consentito un uso del digitale in questo senso. Bisogna superare la visione della tecnologia come scatola delle meraviglie. Il mondo non cambia se c’è internet, il mondo cambia – in meglio o in peggio – se c’è una volontà di farlo e internet può aiutare questo processo.

Etica, morale, cultura e mondo digitale: il punto del sociologo Davide Bennato INTERVISTA

Il divario digitale fra individui, gruppi, nazioni, quanto influisce in un mondo oramai globalizzato a livello tecnologico, economico e comunicativo?

Il divario digitale è un serio problema della società contemporanea, e non è solo una questione di accesso/non accesso, ma è una questione più profonda. Prendiamo l’Italia, ad esempio. Ormai la sensibilità verso il digitale è diffusa – al netto dell’uso retorico e ideologico del termine – a livello politico, economico e sociale. Ma ciò nonostante ancora non si riesce a vedere il digitale come vera risorsa. Se non fosse un cliché di certa stampa, direi che quello che manca è la mentalità, una capacità strategica di valorizzazione delle opportunità di internet. In Italia – ad esempio – manca un vero piano infrastrutturale che renda la rete italiana competitiva a livello europeo, manca la visione da parte degli stakeholder di impegnarsi nella sfide che pone il digitale. Inoltre non è possibile lasciare al mercato questi temi: è necessario che siano le istituzioni pubbliche a impegnarsi in uno sviluppo digitale concertato e progressivo che faccia andare di pari passo la necessità tecnologica con i modelli culturali.

Ci ritroviamo in un mondo dove molti aspetti etici e morali della vita umana sono passati dalla sfera pubblica a quella privata, personale, e viceversa: internet come influenza questo processo?

I social media ci hanno abituati ad uno spazio comunicativo che è contemporaneamente pubblico e privato, è sia piazza che casa, ed ancora non siamo abituati a gestire la nostra identità e la nostra relazionalità in questo ambiente socialmente complesso. Siamo individui della civiltà industriale chiamati a confrontarsi con gli spazi della società digitale, è normale che ci siano delle situazioni di smarrimento. Come coloro che usano la rete in senso prevalentemente narcisistico, o come zona in cui non valgono le regole di rispetto reciproco e di ascolto degli altri. Questa situazione in alcuni casi rischia di lasciare spazio ai comportamenti peggiori come la violenza verbale. Pensiamo alla facilità con cui si creano delle gogne virtuali – più o meno legittime – nei confronti dei comportamenti delle persone che vengono visti come illegittimi o non condivisibili. Io vedo la rete come una risorsa relazionale che potrebbe aiutarci a cogliere la diversità degli altri e a porci delle domande su noi stessi e sul mondo che ci circonda, ma – di nuovo – questa non è una proprietà naturale della rete, è un imperativo morale di noi come cittadini. La rete potrebbe permetterci di aiutarci a vedere il cosmo, mentre alcuni di noi sono impegnati ad usarla per guardarsi l’ombelico.

Il complottismo dilagante dei nostri tempi non è altro che la vecchia superstizione dell’uomo e i social media ne amplificano la portata. Come pensa possiamo fermare il dilagare delle bufale complottiste?

Non è possibile fermare il complottismo. Ormai molte ricerche non fanno altro che confermare questa situazione. Il complottismo funziona come una ideologia metafisica: se ci credi, nessuno ti toglierà mai l’idea dalla testa, anche se ci saranno evidenze contrarie. Per questo motivo, l’unico modo che abbiamo per contrastare queste ideologie è quello di svolgere ogni giorno la nostra parte. Contribuire a far circolare informazioni che combattano idee complottiste, diffondere informazioni di debunking. Non per sconfiggere il complottismo, ma per diffondere il dubbio critico. In questo senso la rete è come un giardino, è chiesto ad ognuno di noi di sradicare le erbacce. Senza sperare di distruggerle completamente.

Un po’ di fantascienza: in un futuro lontano, saranno le tecnologie a ritrovarsi innestate nel nostro corpo o sarà la nostra mente a migrare dall’attuale struttura biologica ad una struttura tecnologica?

Io temo le visioni di incorporazione delle tecnologie nel corpo dell’uomo. Esistono ideologie come il transumanesimo e i teorici della singolarità, che sostengono che l’integrazione uomo-macchina è il prossimo salto evolutivo dell’uomo. L’uomo del futuro come cyborg. A me queste visioni non piacciono per niente. E non perché sostenga una ipotetica naturalità dell’essere umano che non deve essere toccata dalla tecnologia. Anzi. Ma il problema della tecnologia è che è un prodotto, quindi è frutto di un mercato, quindi legata alle risorse economiche e quindi fonte di disuguaglianze. Ed io come cittadino mi sento di combattere tutte le ideologie che vogliono rendere l’uomo come mezzo e non come fine. Semplificando: se l’uomo diventa una macchina, è più facile trattarlo come macchina che come uomo, con tutto il portato di rischi e opportunità della tecnologia. Se un giorno riusciremo a integrare la tecnologia con l’essere umano senza i limiti della tecnologia come prodotto, allora potrei rivedere le mie posizioni. Ma al momento secondo la mia prospettiva un cyborg rischia di trasformare l’uomo in una macchina. I vantaggi ci sono chiari, ma gli svantaggi potrebbero essere terribili.

Twitter introduce l’autoplay per i video Periscope: una mossa contro Facebook?

Periscope ha annunciato martedì 12 gennaio una grande novità: i video della piattaforma di live streaming potranno essere visualizzati direttamente nella timeline di Twitter e in autoplay senza dover cambiare piattaforma.

La parentela tra le due applicazioni diventa sempre più stretta e ufficiale. Per usufruire di questa nuova funzionalità basterà aspettare solo qualche giorno per gli utenti che accedono a Twitter da desktop e device iOS, un po’ di più, invece, per i possessori di dispositivi Android.


Aaron Wasserman
, 1st Engineer di Periscope, ha spiegato che l’integrazione con Twitter «porterà il formato di Periscope anche alle persone che non l’hanno mai provato, oppure a chi non lo conosce». 
Ma come funziona questa nuova feature?

    1. Nel momento in cui si avvierà un video su Periscope, un tweet avvertirà i propri followers che potranno vedere il video nella timeline Twitter;
    2. Scorrendo la propria timeline, i video Periscope partiranno in autoplay;
    3. Basterà cliccare sul video per il full screen;
    4. Il video Periscope, su Twitter, non sarà solo visibile, ma anche condivisibile. Questo aumenterà esponenzialmente il bacino di utenza di Periscope;
    5. Gli utenti di Twitter che non sono ancora utenti di Periscope, verranno invitati a scaricare l’applicazione.

Tutto questo, senza modificare le normali interazioni di Twitter: ritwittare, mettere like, commentare.

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Molti utenti troveranno irresistibili questi nuovi “tweet finestra” di Periscope, non dovendo più saltare da una piattaforma all’altra per seguire lo streaming; altri, invece, potranno trovare fastidioso questo continuo movimento nelle loro timeline. Ma non dovranno temere: infatti sarà possibile disattivare l’autoplay, direttamente dalle impostazioni.

Non è la prima volta che Periscope, per aumentare il numero di utenti e visualizzazioni, ha dovuto appoggiarsi ad altre piattaforme, ad esempio Apple TV.

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LEGGI ANCHE: Periscope è il mezzo perfetto per diffondere le informazioni oggi?

Oggi, però, qualcosa è decisamente cambiato: Periscope e Twitter non possono rimanere indifferenti agli ultimi aggiornamenti di Facebook, che li sta mettendo davvero a rischio con il nuovo tool di video live streaming (prima disponibile solo per le star in Facebook Mentions, ora in prova per una cerchia limitata di utenti negli USA). Facebook riesce a dar vita ad aggiornamenti sempre più veloci e all’avanguardia. Difficile, anche per un colosso come Twitter, riuscire a stargli dietro.

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Facebook Live Video ha un funzionamento molto simile a quello di Periscope: commenti in diretta, possibilità di mettere like e vedere chi sta seguendo lo streaming. I video di Facebook, però, rimangono nel sistema anche dopo la proiezione, ma soprattutto si possono avviare e riprodurre direttamente nell’ecosistema Facebook. La differenza è notevole se si pensa che, anche con l’introduzione dell’autoplay per i video Periscope, i video comunque verrano generati dalla piattaforma esterna a Twitter e non potranno essere visualizzati a partire dalle 24 ore successive.

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Perché una piattaforma come Periscope non permette di costruire uno “storico”?
L’applicazione nasce dall’idea di poter catturare le notizie in diretta: dare la possibilità agli utenti di vivere in quel preciso momento una storia e, proprio come nella vita, perdere quel momento, una volta passato. Facebook, invece, ha necessità diverse: la bacheca di ogni utente è la storia di quella persona. O almeno, la somma delle storie che l’utente vuole mostrare.

LEGGI ANCHE: Facebook Live Video: un pericolo reale per Periscope e Meerkat?

Riuscirà Periscope, insieme a Twitter, a sopravvivere, e magari rinascere, sotto gli attacchi continui di Facebook?

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5 tool per aumentare la produttività della tua startup

La rete ci offre tanti tools per rendere più semplice e pratico il lavoro di startup e PMI. Per questo motivo abbiamo deciso di selezionare 5 tool per startup e di presentarteli per aiutarti a far decollare la tua idea imprenditoriale.

Quindi, ecco una panoramica di servizi e strumenti di cui non potrai più fare a meno.

LEGGI ANCHE: Startup (e non solo): tutti i tool di cui non potrete più fare a meno

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#1. GotFreeFax.com

Inviare fax può essere ancora molto importante perché consente di usufruire e ricevere documenti senza spreco di tempo. Anche se molti degli scambi sono digitalizzati, si può avere l’esigenza di inviare un fax all’estero e non sapere come comportarsi.

Il web fornisce una serie di strumenti per inviare comunicati in maniera totalmente “free” e uno di questi è proprio il tool GotFreeFax.

Servizio di invio fax online internazionale, permette di inviare fax gratis verso tutti i numeri degli Stati Uniti e del Canada, e a pagamento verso altri ben duecento Paesi.

Semplice da usare, dopo aver selezionato la nazione di destinazione del fax si potranno riempire i campi del form richiesti dal portale. Si può decidere inoltre di allegare un file e una volta completata l’operazione, si seleziona il “piano tariffario” più adatto alle proprie esigenze ed inviare così il documento via web.

#2. RememberTheMilk.com

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Remember The Milk è una vera applicazione multiuso per la gestione degli impegni.

Grazie infatti a questo strumento di produttività online che aiuta a svolgere i propri compiti quotidiani, è possibile effettuare una precisa organizzazione, personalizzata, delle proprie attività, con priorità, scadenze, calcolo di tempistiche, liste, tag e molto altro.

In particolare il servizio permette il salvataggio di ricerche preferite sulle responsabilità da adempiere in Smart List, la possibilità di aggiungere e spuntare velocemente i propri “doveri”, visualizzare i prossimi appuntamenti e pianificarli nel migliore dei modi per portarli tutti a termine, senza tralasciare niente.

#3. PRLog.org

Per rendere nota la tua presenza commerciale, una via infallibile da intraprendere è quella della diffusione di comunicati stampa; questa è la filosofia alla base di questo servizio.

PRLog.org è un sito dove si può dispensare di comunicati stampa in maniera gratuita. E se si sente di non avere le competenze necessarie per creare buoni contenuti ad alta diffusione, la piattaforma fornisce istruzioni preziose su come scriverne uno, con anche dettagliate descrizioni su come incorporare i video, immagini e altro ancora.

#4. Weebly.com

Chiunque, con qualsiasi tipo di competenza può costruire un sito Web completamente funzionale con Weebly.com . Grazie ad un’interfaccia divertente, la costruzione di un proprio web space non è mai stata così semplice e divertente.

Il servizio dà la possibilità di far diventare la propria idea di startup anche un’ottima vetrina per il proprio business con caratteristiche e funzionalità di e-commerce completo. Consente inoltre di gestire la propria attività da qualsiasi luogo e rimanere in contatto con i clienti quando si è in viaggio.

#5. Join.me

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Facile da avviare, facile parteciparvi, facile da gestire.

Join.me è la soluzione semplice e istantanea per i meeting online che rende la collaborazione oggi più facile che mai. Senza la necessità di scaricare alcun software specifico, consente di condividere le idee e di collaborare in pochi secondi dal computer al tablet e allo smartphone.

È ideale per le dimostrazioni di vendita, il brainstorming, le presentazioni esterne e le riunioni ad-hoc.

Spotify: un po’ più social grazie ad OurMix

La componente social di Spotify è un cruccio che evidentemente interessa molti utenti. I tentativi della piattaforma per rendere ancora più coinvolgente e partecipativa l’esperienza di ascolto e scoperta di nuova musica non sono certo mancati, ma in fondo non si sono mai rivelati del tutto soddisfacenti.

Adesso ci riprova un’app esterna, OurMix, che sfruttando le API di Spotify consente di scoprire nuova musica in base ai brani che piacciono ai nostri amici, incrociandoli ovviamente con i nostri gusti personali.

Detta così non sembra, a dire il vero, una novità rivoluzionaria. A luglio dello scorso anno Spotify ha introdotto Discover Weekly, la playlist settimanale di 30 brani suggeriti in base a quelli ascoltati nella settimana precedente e ad un’affinità con i gusti degli altri. Ancora prima, nel 2013, tramite il Facebook login era stata introdotta per tutti gli utenti la possibilità di seguire i propri amici di Facebook. In effetti, però, questi approcci social sono apparsi un po’ deboli e la soluzione proposta oggi da OurMix presenta indubbiamente qualche vantaggio in più.

Innanzi tutto, di diverso rispetto alla playlist settimanale offerta da Spotify c’è la frequenza: una volta al giorno, l’app invia i suoi suggerimenti di brani, permettendo all’utente di attivare anche una notifica in un momento specifico della giornata. Una volta aperta la playlist, l’utente può scegliere di mandare in play le tracce direttamente dall’app, e poi con un semplice swipe verso destra salvarle in Spotify, e verso sinistra rifiutarle. Un po’ come su Tinder: semplice e rapido. In aggiunta, poi, si può anche salvare l’intera playlist suggerita e condividerla su social.

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Inoltre, ogni volta che un nostro amico salverà un brano dei “nostri”, ci comparirà una notifica sopra al brano stesso, in modo da tenerci aggiornati anche sullo “scambio” di musica avvenuto con successo. Un modo più interattivo, insomma, per creare possibili connessioni anche offline.

In fondo, nella vita di tutti i giorni la musica che ascoltiamo è spesso un fatto privato, quasi intimo, ma anche uno dei maggiori strumenti di connessione fra persone. Quanti brani colleghiamo ad una specifica persona? Quanti brani hanno fatto da colonna sonora ad un’amicizia, un amore, una nuova conoscenza? Non per niente, sempre lo scorso anno Spotify ha stretto una partnership con Happn, la nota app per il dating iperlocalizzato, intuendo la possibile sinergia fra i due mondi e l’importanza di avere interessi comuni – in questo caso musicali – per costruire relazioni anche nella realtà.

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LEGGI ANCHE: Spotify: con Happn il dating diventa musicale

Ma come funziona esattamente l’incrocio di interessi fra noi e i nostri amici su OurMix? La nostra libreria e quelle dei nostri amici vengono analizzate automaticamente per generare la playlist giornaliera, che dura un’ora. I suggerimenti includono solo i brani salvati dagli altri, a patto che ovviamente non siano già presenti nella nostra libreria.

La grande novità? Che di manuale non c’è niente: non dovremo condividere noi i brani, ma l’app farà tutto da sola attingendo ai nostri profili Spotify. Il problema comune con Spotify? Essere amici su Facebook non significa necessariamente avere gli stessi gusti musicali. Così, nel caso in cui la nostra cerchia di amici non abbia brani di generi che ci interessano, è possibile seguire gli OurMix curators, che ci aiutano a connetterci con la musica degli specifici generi musicali che cerchiamo.

L’app – disponibile gratuitamente sia per iOS che per Android – è integrata per il momento solo con Spotify, anche se sono previste future implementazioni con altri servizi. Gli utenti free possono ascoltare solo 30 secondi di ciascun brano, mentre gli utenti Premium possono ascoltare tutta la playlist senza alcun limite.

In ogni caso, non ci resta che provare. Spread the music.

Barilla: il nuovo sito web corporate per la nuova era della sostenibilità 2.0

Le big corporation mondiali stanno spingendo il proprio universo digital verso frontiere basate sulla sostenibilità, la cultura, l’emozione e la user experience. Come avevamo già visto con il caso Pirelli, di cui avevo parlato nell’articolo ‘Pirelli: il nuovo sito web progettato per una nuova Era Digitale [ANALISI]’, anche Barilla ha recentemente realizzato un nuovo corporate website, basandosi soprattutto sulla comunicazione al cliente dell’attenzione aziendale verso la sostenibilità ed il prossimo.

Barilla: un nuovo sito web per una nuova era sostenibile

Appena apro il nuovo sito web sono accolti da un messaggio chiaro e volontariamente semplice: “Buono per Te, Buono per il Pianeta”. Semplice, conciso, diretto e soprattutto importante. In un mondo sempre più attento ai consumi (sia energetici che non) ed all’eco-sostenibilità, Barilla ha deciso di comunicare la sua attenzione ad argomenti a cui tiene molto.

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Oltre all’attenzione alla sostenibilità e, quindi, alla sostenibilità dei prodotti, l’azienda punta a non far dimenticare al Cliente la propria storia societaria: da una azienda di famiglia ad una azienda sempre “famigliare” ma a livello globale. Il tutto rimane ben presente nella mente del consumatore durante la navigazione del sito, dalle news alle informazioni generiche. Il nuovo sito riporta in modo bene evidente anche tutti i marchi appartenenti al gruppo, con un mood molto visual e appealing.

Una grande porzione della home page è dedicata ai risultati societari (a livello finanziario e non solo) e alla vision di sviluppo ed espansione del gruppo. Inoltre, l’azienda indica anche le cifre investite in tecnologie produttive all’avanguardia (che salvaguardino quindi anche l’ambiente), nonché in progetti di ricerca e sviluppo.

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Ho trovato molto interessante l’assenza di contatti social (una strategia di comunicazione ben differente rispetto ad altre big), così come estremamente interessante mi pare la (già citata) forte volontà di comunicare la propria attenzione alla sostenibilità. Trovo varie sezioni in cui vengono riportati dati chiari ed approfonditi su come l’azienda stia investendo molto nel diminuire l’impatto ambientale dei propri impianti produttivi.

Tutte queste informazioni vengono presentate all’utente in modo chiaro e diretto, avvalendosi di immagini molto belle e (soprattutto) ‘romantiche’, come da tradizione comunicativa del gruppo.

Barilla: un nuovo sito web per una nuova era sostenibile

Nella home page trovo anche una sezione dedicata al Barilla Center for Food & Nutrition, una fondazione pensata e realizzata per dare voce alla visione del gruppo sotto tutti gli aspetti, soprattutto al proprio interesse verso la comunità. Molto inspirational anche lo Youth Manifesto – Food people & planet.

Qualità, tracciabilità, OGM, allergeni, trasparenza. Tutto questo è Barilla, un’altra delle big company italiane che hanno deciso di ripensare il proprio lato digital. E tu, Ninja, cosa ne pensi? 🙂

Che cosa è successo a Twitter?

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Sono trascorse più di tre ore dall’avviso del malfunzionamento di Twitter, ma ora sembra tutto risolto (o forse no?): il famoso social network oggi non ha cinguettato per l’intera mattinata.

Quello che sembrava un solito (e ordinario) problema si è rivelato come spesso accade, qualcosa di più serio. Attacco hacker, manutenzione o semplice disservizio: sono ancora ignote le cause che hanno spinto numerosi utenti in tutto il mondo a rinunciare ai tweet mattutini.

Sulla pagina Twitter Support, l’ultimo avviso risale alle 09:41, ma tutt’ora non ci sono stati ulteriori aggiornamenti o delucidazioni.

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Chi lo sa, magari proprio oggi era in atto la rivoluzione dei caratteri, considerato che il guasto non vi è stato solo a livello europeo, bensì a livello mondiale, come anche Down Detector ha segnalato.

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Insomma anno turbolento, il 2016, per Twitter che, per vari motivi, continua a far parlare di sé. 

Ora, però, le domande sono due: che fine ha fatto la famosa e simpatica balena segnala-guasto?

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E soprattutto: come fare ad evitare psicosi e panico da astinenza da social?

Nessun problema, finchè c’è Facebook c’è speranza.

Rivoluzione nel marketing Coca-Cola: da quattro brand strategy ad una sola

Sono a Parigi per assistere ad un momento storico per il marketing: così lo definiscono i manager di Coca-Cola. Ed effettivamente c’è da crederci, visto che parliamo del brand globale per antonomasia. 

Di fronte ai rappresentanti della stampa internazionale (per l’Italia solo Ninja Marketing, Ansa e Corriere della Sera) è appena avvenuta la presentazione della nuova strategia marketing globale “One Brand” che, per la prima volta raggruppa tutti i differenti marchi dell’azienda (Cola-Cola, Coca-Cola light, Coca-Cola Zero e Coca-Cola Life) sotto l’unico e iconico posizionamento del brand Coca-Cola, in una campagna creativa globale intitolata Taste the Feeling.

Coca-Cola annuncia l’approccio marketing globale”. Abbiamo distratto i consumatori su differenti varianti del brand, è ora di tornare ad un solo brand” – spiega il direttore marketing Marcos de Quinto.

Posted by Ninja Marketing on Tuesday, 19 January 2016

Alla base della scelta la consapevolezza di aver seguito le esigenze nutrizionali del consumatore creando prodotti alternativi con poco o senza zucchero, oppure con alternative come la stevia, ma a discapito della consistenza del brand e dei suoi valori.

Le varie campagne dei vari brand Coca Cola sono andate via via a corrodere in qualche modo il posizionamento distintivo del brand, arrivando a sedimentare messaggi e valori contrastanti. Si è forse perso anche di vista il carattere distintivo del prodotto.

Da qui la decisione di riportare tutto sotto un’unica strategia di brand e un unico slogan che riassuma i benefici funzionali ed emozionali del brand. “Gusto + emozioni”: questa è Coca Cola, da sempre, che sia Red, Light, Zero o Life. Questi prodotti continueranno ad esistere, e quindi la possibilità di scelta, ma la strategia di branding sarà unificata in una soltanto.

L'annuncio in diretta da Parigi di Marcos de Quinto

Spiega Marcos de Quinto, Chief Marketing Officer: “Il Brand Coca-Cola è il paradigma del Marketing. È il Brand con la B maiuscola. Siamo d’esempio per tutti i marketer del mondo. Abbiamo una grande responsabilità. Non solo quando prendiamo cura del brand, ma anche quando dobbiamo farlo evolvere. Dal 1886 siamo sempre stati qui. […]

Se dico Coca Cola ti viene in mente una cosa sola: una bottiglietta di Coca Cola: a differenza di altri brand il nostro brand è strettamente legato al prodotto […]. Siamo un prodotto unico. Non c’è nessun altro prodotto nel mondo che può essere trovato nelle mani di chiunque, a prescindere dai luoghi, dallo status, dalle razze. Coca-Cola è per tutti. Non esiste una cola migliore, nessuno può farne una migliore, non si può comparare con nessun altro prodotto che lo vuole imitare. La scelta non è stata di brevettare la formula, ma di tenerla segreta e la formula non sono gli ingredienti ma qualcosa di molto di più.

Aggiunge James Quincey, President & Chief Operating Officer: “Questa sarà la prima campagna che metterà insieme tutti i brand Coca-Cola. Tutti i brand sotto lo stesso approccio.”

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La strategia One Brand

La nuova strategia è pensata per estendere il valore globale e il fascino iconico di Coca-Cola a tutti gli altri marchi e pone il prodotto al centro della creatività, celebrando l’esperienza e il piacere semplice di bere una Coca-Cola, qualunque Coca-Cola si scelga.

L’azienda sottolinea il proprio impegno nei confronti della scelta, permettendo ai consumatori di decidere quale Coca-Cola si adatti meglio ai loro gusti e al loro stile di vita. Più prodotti ma un unico posizionamento sotto gli stessi valori, quelli che da sempre contraddistinguono Coca Cola e che vogliono essere ribaditi attraverso la campagna “Taste The Feeling”. 

Taste the Feeling

La campagna Taste the Feeling

La strategia One Brand nasce nell’ambito della campagna globale Taste the Feeling, presentata da Rodolfo Echeverria, VP e Global Creative & Content Officer.

Coca-Cola

La nuova campagna creativa rimane fedele alle caratteristiche fondamentali del marchio Coca-Cola, celebra momenti autentici e reali: contesti emozionanti e prodotto al centro.

I key visual sono molto impattanti e autentici, nello stile moderno che contraddistingue social visuali come Instagram. Immagini bellissime che mettono il prodotto come protagonista all’interno di un contesto di vita emozionante e rilevante per le persone.

Gli spot televisivi consistono in una serie di flash rapidi di esperienze della vita di tutti i giorni che le persone condividono quando bevono Coca-Cola. Al termine di ciascuno spot, i differenti prodotti del marchio Coca-Cola si riuniscono tutti sotto il celebre bollo rosso di Coca-Cola.

Ci sono volute 10 agenzie diverse per dare vita al processo di sviluppo della sua campagna, ma i 10 spot realizzati sono stati prodotti da Mercado-McCann, Sra.Rushmore, Santo, Ogilvy & Mather New York. 

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Oggi avviene il lancio della campagna spot originali in lingua inglese, sono stati pubblicati sui canali YouTube di Coca-Cola.

Anthem (Inno)

https://youtu.be/-AmKP9VE2Ms?list=PLCIVZWq1FAwdW2oKX3DyUkb4VFa-tOgQ1

Lo spot di apertura, Anthem, nasce dal collage di una serie di momenti quotidiani il cui filo conduttore è Coca-Cola, bevuta per esempio mentre si pattina sul ghiaccio con gli amici, al primo appuntamento, al primo bacio, col primo amore. La colonna sonora è una canzone originale composta appositamente per la campagna e intitolata Taste the Feeling. 

Break Up

https://youtu.be/_xp2T_TooF0?list=PLCIVZWq1FAwdW2oKX3DyUkb4VFa-tOgQ1

Lo spot segue le tappe della storia d’amore di una giovane coppia, dal primo appuntamento alle prime percezioni dell’eccitazione e dell’amore, a una rottura esplosiva e a una riconciliazione finale bevendo una Coca-Cola.

Brotherly Love

https://youtu.be/0oYlOBun8UI?list=PLCIVZWq1FAwdW2oKX3DyUkb4VFa-tOgQ1

E’ il mio preferito. Racconta la storia universale di amore-odio in famiglia, sottolineando il rapporto unico e complesso vissuto da due fratelli. Quando il più giovane si trova senza una Coca-Cola, il fratello maggiore arriva in suo aiuto. La colonna sonora dello spot è una nuova versione della canzone di successo “Hey Brother” del famoso cantautore e produttore Avicii.

La nuova campagna è caratterizzata anche da oltre 100 immagini scattate dai famosi fotografi di moda Guy Aroch e Nacho Ricci, che ritraggono persone di ogni angolo del pianeta mentre si godono una Coca-Cola in molteplici occasioni e in vari momenti della vita. 

GIF The Feeling

Una campagna di questo tipo non può fare a meno dell’esperienza digitale. Quale modo migliore di esprimere un sentimento online se non con una GIF? È possibile andare sul microsito dedicato, scegliere la scena GIF desiderata, personalizzarla con le proprie emozioni in tempo reale e condividerla sulle piattaforme social attraverso l’hashtag #TasteTheFeeling.

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Bene da Parigi è tutto. Vi saluto bevendo per la prima volta una Coca Cola Life e gustando il buffet offerto gentilmente da Coca-Cola. Che la Pace – che Coca Cola rappresenta archetipicamente ed evoca nella sua comunicazione – sia con voi.

Digital Magics a Palermo e Bari: l’innovazione si fa al Sud

Ha lasciato idee molto chiare in proposito Enrico Gasperini, fondatore e presidente di Digital Magics, che poco prima della sua scomparsa, con il White Paper aveva annunciato di voler costruire un nuovo ambiente per le startup in Italia, attraverso una proposta in otto punti per promuovere il sistema dell’innovazione con un’azione politica concreta.

E i primi risultati di questa volontà iniziano già a realizzarsi: due nuove sedi per Digital Magics.

La prima appena inaugurata a Palermo, in collaborazione con la siciliana Factory Accademia. La seconda, già pianificata, a Bari, in collaborazione con la società Augmentum, partner per lo sviluppo e la gestione del nuovo programma di incubazione, mentre sono già iniziati i lavori per la costruzione del campus Talent Garden pugliese.

Il più grande hub di innovazione italiano per lo sviluppo e l’accelerazione di startup digitali

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Questo lo scopo di Digital Magics, ripartendo dal Mezzogiorno, anche grazie al programma GIOIN (Gasperini Italian Open Innovation Network). Un network privilegiato che coinvolgerà i propri membri in un percorso di informazione e formazione disruptive, per fornire gli strumenti e i supporti necessari ad affrontare la sfida della “quarta rivoluzione industriale” e per avvicinare il mondo dell’impresa italiana all’ecosistema delle startup innovative.

LEGGI ANCHE: Il White Paper di Digital Magics e il futuro delle startup in Italia

GIOIN: incubazione e Open Innovation targate Digital Magics

Digital Magics a Palermo e Bari l'innovazione si fa al Sud

Il lancio del network Gioin e dei programmi di incubazione in Sicilia e in Puglia fanno parte del ben più ampio piano strategico di Digital Magics, avviata in collaborazione con Talent Garden e Tamburi Investment. L’obiettivo è quello di aprire 50 nuovi campus di co-working Tag per supportare le startup che faranno parte della rete e contribuire alla trasformazione digitale delle imprese italiane, grazie ai programmi di Open Innovation.

Digital Magics, quotata all’AIM Italia, il mercato alternativo del capitale di Borsa Italiana per la quotazione delle PMI, punta a “ricavi aggregati delle aziende in portafoglio a 100 milioni di euro”, come ha dichiarato Alberto Fioravanti, presidente esecutivo.

Riguardo ai progetti della società per il biennio 2016-2017, l’incubatore punta ad avere 100 startup e 50 campus Tag in Italia e in Europa, per poi passare dall’Aim Italia all’MTA, il mercato azionario principale.

La Sicilia dà buoni frutti per le startup

Digital Magics a Palermo e Bari l'innovazione si fa al Sud

La scelta di Palermo per la nuova sede non è casuale e non è legata solo ad una motivazione geografica. Sono infatti 246 le startup siciliane iscritte al registro nazionale, ossia il 4,8% del totale nazionale.

Con 84 startup innovative (34% del totale regionale) Catania è la provincia leader nella regione e precede Palermo che ne ha 71 (29%). Più distanziate le province di Messina con 33 startup (13%) e Agrigento con 18 (7%), mentre sono poco più di una decina quelle presenti a Caltanissetta e Trapani (12 ciascuno, 5%), e Siracusa (11 – 4%). In coda Enna e Ragusa dove sono attive rispettivamente 3 (1%) e 2 (0,8%) startup.

A Catania e Palermo, dove si concentrano più della metà delle startup siciliane, le aziende innovative si occupano in particolare di produzione di software e consulenza informatica, ma in provincia di Palermo (17,2%) ci sono in percentuale più startup nel settore della ricerca scientifica e sviluppo che a Catania (14,1%).

Fra le startup anche diversi studi di architettura e ingegneria, collaudi e analisi tecniche.

Digital Magics a Palermo e Bari l'innovazione si fa al Sud

Secondo l’analisi di Digital Magics, la maggior parte delle startup siciliane ha una capitalizzazione non superiore ai 10 mila euro di media, mentre sono meno le startup palermitane con capitale da 10 a 50 mila Euro (quasi il 10% del totale), ma sono di più (8%) quelle da 50 a 250 mila euro. L’unica startup siciliana che supera i 5 milioni di capitale sociale è nel ragusano e opera nel comparto energetico.

Un dato simbolico riguarda poi la prima startup dell’isola, nata a Palermo nel 2009 e accelerata nel 2013. Il vero boom di iscrizioni nel Registro delle Imprese Innovative si è rilevato però nel 2014, con 84 iscrizioni in tutta la Sicilia, mentre il 2015 ha visto rallentare leggermente il trend.

Secondo l’analisi di Digital Magics, infine, sul versante economico-finanziario grazie al fondo di garanzia per le startup del Ministero dello Sviluppo Economico, fino all’agosto dello scorso anno, in Sicilia sono arrivati quasi 6,5 milioni di euro, mentre nel 2014 su 297 operazioni di Venture Capital solo cinque riguardavano l’isola contro le 13 della Campania.

Ma questo è solo il punto di partenza: come ha dichiarato Marco Gay, vicepresidente di Digital Magics, ora è necessario “puntare sull’innovazione come fatto reale perché creando startup si crea il valore aggiunto di cui il Made in Italy ha bisogno”.

font più usato

Il font più usato nel web

Pensate che il Comic Sans sia criminale? Che lo Scriptina sia ovunque? Che l’Helvetica sia irraggiungibile? Che i font graziati online non li usi più nessuno? Che il Monospace vada bene solo per i programmatori? Vi siete mai chiesti qual è il font più usato sul web, e da chi?

FontReach è un servizio online che scansiona milioni di siti per mostrare qual è l’uso dei font nel web, realizzando anche una classifica delle scelte tipografiche online più apprezzate.

LEGGI ANCHE: 11 font che i graphic designer amano odiare

Top font e ranked font

Con 616.190 siti che lo usano, l’Arial è il font più popolare in Internet; usato da Google in via esclusiva, da Facebook assieme ad altri bastoni, da QQ e da Twitter non poteva non non salire sul podio dei font più utilizzati. Al secondo posto, con 271.656 siti che ne fanno uso, il Verdana, font utilizzato da Facebook (dopo l’Arial), Ebay, Yandex e Instagram, tra gli altri. Terzo posto per l’Helvetica neue, scelto da 263.112 siti, tra cui Facebook (terzo font del popolare social network), Yahoo e Twitter.

Le scelte tipografiche dei grandi nomi

Google, nonostante sviluppi un servizio di font online di tutto rispetto, sceglie di usare un solo font, il più sicuro e diffuso nel world wide web, l’Arial. Facebook invece non fa economia nell’uso di font e, nelle sue pagine, adotta numerose famiglie tipografiche: Arial, Verdana, Helvetica Neue, Helvetica, Georgia, Tahoma, Trebuchet MS, Lucida Grande, Segoe UI e Freight Sans. Scelte non molto diverse quelle di Twitter, che utilizza Arial, Helvetica Neue, Sans-serif, Monospace, Georgia, Tahoma e Courier New.

font più usato

E il vituperato Comic sans? Solo 84simo in classifica, utilizzato da “nemmeno” 4mila siti, il più alto dei quali, in termini di ranking, fornisce webcam sexy online (ma da qualche parte anche la versione tedesca di Zalando nasconde un Comic sans).

Con meno di cento siti utilizzatori, in fondo alla classifica realizzata da Jesse Chase e Jason Chen per FontReach, troviamo i font Social Circle, Source e Delius.