I cinque errori più comuni da evitare nella costruzione di un nuova impresa

Stiamo per entrare nel favoloso mondo dell’imprenditoria e pensiamo che il nostro unico obiettivo sia quello di guadagnare il più possibile dalla nostra idea? Nulla di più sbagliato! Prima di iniziare questo lungo percorso occorre fare un controllo vero e proprio dei nostri obiettivi primari per evitare di sabotarli in maniera irreversibile.

Se siete d’accordo con una di queste cinque affermazioni, fermatevi, perché la vostra nuova impresa potrebbe rivelarsi un enorme fallimento.

Scopo dell’impresa

Se abbiamo deciso di creare la nostra impresa solo ed esclusivamente per il guadagno occorre fermarci e chiederci: il bene che sto producendo è utile al mio target? L’imprenditoria deve essere guidata dalla passione per la creazione di soluzioni ai problemi della gente e non dunque dalla mera volontà di guadagnare il più possibile.

La vera chiave del successo di un nuova impresa viene dal focus sulla realizzazione del prodotto, che deve essere di qualità e di utilità, questo punto riuscirà a trascinare l’impresa al tanto agognato successo finanziario.

Supporto all’impresa

Aver bisogno degli altri per sostenere il nostro obiettivo è un’altra grande tematica legata all’imprenditoria. Un’impresa difficilmente potrà crescere da sola, ma il ruolo della leadership assume una importanza fondamentale: la dipendenza totale ed insana da altre persone può facilmente lasciare alla loro mercé la nostra impresa portandoci ad un possibile fallimento degli obiettivi. Vero pure che non è possibile gestire da soli tutte le situazioni, il vero leader, usando una metafora, è colui che sa guidare la sua nave.

Imparare a risolvere i problemi in maniera indipendente, questa la giusta chiave per essere un vero leader.

LEGGI ANCHE: La leadership visionaria impone di lavorare prima su se stessi: Mark Hansen [INTERVISTA]

Fiducia in se stessi

“Mi fido molto del punto di vista degli altri”. Questa frase è una delle più pericolose per la costruzione di una nuova impresa. Se il nostro obiettivo è quello di diventare dei grandi imprenditori dobbiamo buttarci nella mischia con idee che per gli altri possono rivelarsi irrazionali.

Bisogna dunque fidarsi di se stessi e della propria idea senza farsi influenzare da nessuno. Il nostro pensiero imprenditoriale deve essere capace di cambiare il mondo, pazienza se sembra poco realistico.

Valore del prodotto

Se abbiamo appena creato un’impresa dal nulla, avere la presunzione di essere immediatamente considerati dei grandi imprenditori può far fallire l’impresa neonata. Per essere un’impresa di successo occorre creare valore, quindi bisogna che i prodotti che creiamo abbiano siano utili per i consumatori. Sbagliato è buttare i soldi in iniziative che non porteranno a nulla, serve anzi ponderare in maniera precisa le scelte e le attività da svolgere per poter avere il successo sperato.

Tempo

Darsi scadenze temporali è uno degli errori da evitare in assoluto. Certamente comprensibile è che dopo un certo numero di anni si pensi che tutti i sacrifici e le ore spese a progettare siano state in certi casi inutili. Questo non deve mai accadere, bisogna infatti cercare di creare il proprio stile di vita intorno alla propria impresa, in modo che diventi una parte di noi stessi. Questo farà sì che non dovremmo mai veramente smettere di fare impresa. Le nostre possibili attività dovrebbero significare molto di più che un semplice margine di profitto, le imprese devono diventare espressione di noi stessi, parte integrante delle nostre vite.

Questa, in definitiva, è la vera chiave del successo di chi intende intraprendere la creazione di una nuova impresa.

Psicologia e social media: 7 cose che devi sapere

La nostra audience come si comporta sui social media? Una risposta a questa domanda arriva dalla psicologia. Diversi studi scientifici recenti hanno individuato alcune peculiarità psicologiche che possiamo utilizzare per migliorare le nostre comunicazioni social… ecco 7 cose che devi sapere!

1. Scrivere un post o un commento e poi cancellarlo

Sono proprio queste due attività su Facebook quelle in cui ci censuriamo di più. Perché?

Secondo i ricercatori, cancelliamo un post o un commento quando non sappiamo come verrà accolta dagli altri la nostra interazione. Su Facebook abbiamo contatti eterogenei, non abbiamo un audience specifico.

Consiglio: Invece di puntare su tutti, immagina chi è il tuo target, pensa alla tua audience come fatta da persone con caratteristiche peculiari! Vuoi sapere come? Ecco un link utile. 

2. Le emozioni online sono contagiose (soprattutto la gioia!)

Se scriviamo un post triste in un giorno di pioggia questa emozione verrà trasmessa anche ai nostri contatti che vivono in un luogo dove, quel giorno, non sta piovendo; tuttavia i post con emozioni positive hanno maggiore possibilità di condivisione.

Consiglio: Comunica in maniera positiva e rendete i tuoi clienti felici; tieni i tuoi problemi fuori dal Web e cerca di gestire velocemente le lamentele pubbliche dei tuoi customer.

3. La foto profilo dice chi sei

Guardando una foto, ci facciamo un’impressione di come sia quella persona in 40 millisecondi.

Consiglio: Scegli con cura le foto profilo; potresti prenderti anche la briga di fare qualche test per capire quale sia la migliore. Ecco come valutarlo.

4. Paese che vai condivisione che trovi

Nel mondo circa il 24% delle persone condivide “tutto” o “molte cose”; il 19% non condivide mai niente. Ma questo dato cambia nazione per nazione.


Consiglio: Bisogna conoscere gli atteggiamenti culturali delle persone rispetto al tuo messaggio. Un consumatore italiano e uno giapponese provengono da tradizioni diverse: bisogna conoscerle per penetrarvi, non puoi affidarti al caso.

5. L’interazione crea appartenenza

Quando ai nostri post seguono dei feedback sentiamo un maggior senso di vicinanza al brand, quando invece siamo ignorati proviamo un senso di leggera insoddisfazione.

Consiglio: Gli utenti vogliono interazione e risposte; progetta di dedicare parte del tuo tempo a conversazioni che creino valore, sviluppino opinioni o divertimento.

6. La stimolazione crea condivisione

Se pubblichiamo un filmato emozionante o delle foto evocative, le persone sono più propense a condividere un articolo sugli argomenti rappresentati nei video o nelle foto.

Consiglio: Dai agli utenti contenuti per loro utili e/o emotivamente coinvolgenti. In questo modo li spingerai all’azione.

7. Siamo programmati per condividere

Quando parliamo di noi stessi, nel nostro cervello, si “accendono” le stesse aree legate al piacere dovuto a cibo o alle ricompense. L’80% degli stati su Facebook riguardano quello che ci sta accadendo in quel momento.

Consiglio: Dai spazio alle storie dei tuoi utenti. Ti saranno grati per questo.

Gli smartphone del 2015: ecco i trend e le novità del mobile marketing

Vege via @Fotolia

Attenzione! Questo articolo potrebbe nuocere gravemente all’autostima di chi si è appena comprato un nuovo smartphone.

Il progresso avanza e noi non possiamo farci niente, non che sia un fatto negativo, ma spesso succede che i nostri prodotti hi tech diventino obsoleti non appena usciamo dal negozio in cui li abbiamo acquistati e non è di certo piacevole!

Quando si parla di innovazioni tecnologiche il primo ad esserne protagonista è il dispositivo che più di tutti vive con noi e in quanto tale cerca di essere sempre alla portata delle nostre esigenze. Sì, stiamo parlando proprio di lui, dello smartphone! E allora vediamo le novità che lo riguarderanno molto presto!

novità smartphone 2015

I cambiamenti e le nuove potenzialità che gli smartphone del 2015 promettono dipendono soprattutto dal nuovo processore Qualcomm Snapdragon 810 che cambierà la nostra concezione di tecnologia mobile garantendo ai nostri dispositivi migliori prestazioni in termini di maggiore velocità di download, gestione più snella delle applicazioni e un più efficiente consumo energetico.

Il processore in uno smartphone è alla base delle sue funzionalità, dunque è facile capire l’importanza di un avanzamento in questa direzione. Volendo mettere in risalto alcune tra le innovazioni più sorprendenti che i prossimi dispositivi, siano essi Android, Windows Phone, BlackBerry, saranno in grado di attuare, possiamo parlare di:

Registrazione direzionale dell’audio

novità smartphone 2015

Finora la qualità audio dei nostri dispositivi non ha quasi mai raggiunto grandi livelli, da oggi in poi ne saremo sicuramente più soddisfatti! Con il nuovo processore il dispositivo sarà in grado di catturare l’audio in una direzione specifica. Quindi, se stiamo filmando una persona in un luogo un po’ affollato potremo dire al nostro smartphone che ciò che ci interessa è la voce di quella persona e non altro, dando priorità a quello stimolo.

Video 4k e trasmissione wireless

novità smartphone 2015

La capacità di supportare video 4K non sarà la novità del 2015 poiché già diversi modelli di smartphone sono in grado di farlo grazie allo loro fotocamera da 8 megapixel, anche se ad opera di questo potente processore questa abilità interesserà un numero maggiore di device. La vera innovazione riguarda la possibilità di trasmettere in modalità wireless il video 4K a un televisore che ovviamente dovrà essere adeguato a tale tecnologia. Dunque una maggiore facilità nel mostrare filmati ad alta qualità servendosi del televisore ed evitando porte usb, fili, prese della corrente e quant’altro c’è di più noioso nel compiere queste azioni.

Simulare uno zoom ottico

novità smartphone 2015

Con un processore di questo tipo sarà possibile disporre di una qualità superiore nelle nostre foto poiché gli smartphone in produzione nel 2015 avranno un nuovo tipo di fotocamera, prodotta da Core Photonics, che è in realtà due fotocamere in una poiché fonde una lente di tipo standard ed una che rende possibile lo zoom 3x nelle foto. Con la potenza di calcolo del chip Qualcomm , il telefono può combinare le due immagini per crearne una che Core Photonics sostiene sia meglio di quella che può catturare una DSLR (digital single-lens reflex).

Diventare come un vero pc di casa

novità smartphone 2015

La potenza del processore permetterà allo smartphone o al tablet di dare delle prestazioni elevate, alla pari di un pc. Grazie a un dispositivo non più grande di un Chromecast (nella foto a sinistra) un tablet Qualcomm potrà supportare una workstation anche perché sarà il primo processore predisposto a una connessione Wi-fi 802.11ad (chiamata anche WiGig), circa cinque volte superiore alla attuale connessione Wi-fi 802.11ac.

Giocare come una console

novità smartphone 2015

Il gioco Titanfall su Nvidia Shield Tablet

Un dispositivo con tale potenza potrebbe sostituire una console di gioco. L’hardware che ci aspettiamo sarà più predisposto a facilitare l’esperienza di gioco, in grado di connettersi a un monitor esterno in modalità wireless, favorendo anche il gioco su un grande schermo.

Insomma tante novità pronte a migliorare la nostra esperienza mobile! Ora sta ai produttori lanciare sul mercato tutte queste innovazioni, noi non vediamo l’ora di recensirle!

Apple in Education: il Think Different rivoluziona il mondo della scuola

Nel primo articolo dedicato al rapporto tra digital e education abbiamo parlato della rivincita dei Chromebook, i laptop di Google. Nello specifico abbiamo raccontato della decisione del Dipartimento dell’Educazione della città di New York di acquistare Chromebook per tutti gli studenti delle scuole pubbliche della grande mela.

LEGGI ANCHE: La rivincita dei Chromebook: la rivoluzione Google nel settore education parte dalle scuole di New York

Quell’ordine ha avuto effetti molto positivi per l’azienda di Mountain View, che per la prima volta ha superato Apple nella fornitura di dispositivi al settore dell’educazione.

Come si legge in un articolo pubblicato sul Financial Times, scritto da Matthew Garrahan e Tim Bradshaw, e riportato da Yahoo! Finance lo scorso 5 dicembre, nell’ultimo quadrimestre Google ha battuto Apple, con 715K Chromebook venduti contro i 702K iPad.

Va precisato che il leggero svantaggio registrato è relativo solo al comparto scuola, perché se guardiamo i dati completi possiamo verificare come Apple continui a non avere rivali nella vendita di dispositivi, soprattutto se contiamo anche i Macbook e gli iMac.

Ciò nonostante la casa di Cupertino non l’ha presa proprio bene, anche perché nel corso del 2014 si è vista annullare ordini molto grossi da Istituzioni scolastiche, come quello da 1.3 miliardi di dollari del Los Angeles Unified School District.

La causa del rallentamento nella diffusione degli iPad nelle scuole è dovuta alla disponibilità di app dedicate al settore education, spesso non adeguate allo scopo, e ai prezzi dei dispositivi, più alti rispetto a quelli dei Chromebook e dei portatili tradizionali, che comportano, inoltre, minori costi di manutenzione e una scelta più ampia.

Apple, però, crede molto nel mondo dell’istruzione, e non intende certo cedere lo scettro ai suoi competitors.

http://youtu.be/CzfbEH8TylU

Vediamo insieme quali sono i programmi che l’azienda creata da Steve Jobs ha attivato per il settore education.

Apple Education

Crediamo che la tecnologia possa trasformare la scuola. Far crescere nuovi modi di pensare e nuove idee. Ma alla base c’è qualcosa che non cambia mai: una passione per il mondo dell’istruzione che è parte del nostro DNA. Siamo orgogliosi di lavorare a fianco di docenti e studenti per reinventare il mondo della scuola.

Queste le parole che si possono leggere visitando la sezione dedicata all’istruzione del sito ufficiale della Apple.

L’azienda che ha inventato il Think Different non può non avere un impatto sul mondo dell’educazione, e se è vero che le tecnologie ci aiutano a connetterci al mondo per acquisire conoscenza, chi può guidare questo processo meglio della mela morsicata?

L’iPad è il dispositivo preferito dagli studenti, perché è intuitivo, semplice da utilizzare, piccolo e maneggevole, ed è per questo che Apple ha da subito puntato molto sulla sua diffusione nelle scuole, implementando una serie di strumenti votati alla didattica.

Infatti, agli insegnanti ed agli studenti viene offerta un’ampia gamma di strumenti, attraverso i quali è possibile, ad esempio, personalizzare le lezioni con libri interattivi o generare contenuti multimediali da utilizzare per lezioni a distanza.

In un documento scaricabile in formato pdf Apple indicata le linee guida per la distribuzione dei dispositivi iOS nelle scuole e nelle Università e su come sfruttarli al meglio.

Volume Purchase Program

Per il settore education, ma anche per quello business, Apple ha creato il programma VPP, che consente agli istituti scolastici di gestire app e libri da mettere a disposizione di docenti e studenti tramite soluzioni MDM (Mobile Device Management) oppure inviando al destinatario un codice da utilizzare per scaricare il contenuto, mantenendone così la proprietà e il pieno controllo.

Il Volume Purchase Program rappresenta una soluzione semplice per gestire i contenuti in base alle esigenze specifiche dell’istituto. Attraverso lo Store VPP è possibile scaricare e acquistare migliaia di app e ebook, da distribuire attraverso quella che Apple chiama “Distribuzione gestita”. Il responsabile del processo all’interno dell’istituto scolastico può fornire le app o i libri giusti agli utenti giusti, controllandone ogni aspetto.

Apple al servizio dei docenti

Nelle aule a fare lezione non sono programmatori o informatici, ma i docenti, ed è fondamentale che questi abbiano le competenze per poter utilizzare nel migliore dei modi i dispositivi a disposizione.
Per questo motivo è stato creato il programma Apple Professional Development, una serie di laboratori e workshop pratici, tenuti da esperti Apple, e destinati ai docenti.

Per frequentare uno di questi corsi è sufficiente consultare il catalogo, scegliere quale organizzare insieme ai dirigenti della scuola e contattare un Apple Solution Expert – Education.

Qui, però, l’azienda di Cupertino fa un passo falso. Consultando il Catalogo corsi in pdf ci si trova davanti un file relativo ai corsi attivi nell’ottobre 2013; un tantino fuori corso, in effetti. Va detto, però, che contattando gli esperti è possibile organizzare un corso ad hoc, destinato alla propria scuola.

LEGGI ANCHE: Microsoft in Education, per colmare il divario tra studenti e mondo del lavoro

Didattica Speciale

Questo è il fiore all’occhiello di tutto il processo di rivoluzione del settore education portato avanti da Apple, un programma dedicato agli studenti disabili o affetti da deficit d’attenzione, verso i quali raramente si sviluppano tecnologie in grado di facilitarne l’inserimento negli anni di formazione.

Il concetto di accessibilità è molto importante per la Apple, reso palese da una frase:

Abbiamo fatto tutto il possibile perché niente sia impossibile.

iOS (per mobile) e OS X (per pc) sono due sistemi operativi sviluppati integrando una serie di funzioni che li rendono accessibili a tutti, sia nei software proprietari, sviluppati direttamente da Apple, che in quelli realizzati dai programmatori esterni.

Funzioni come il VoiceOver, il supporto per gli schermi in braille, l’accesso guidato, la dettatura vocale, la pronuncia selezione, Siri, il Reader di Safari, il FaceTime, il Flash a Schermo, il Testo da Pronunciare, vanno tutte in questa direzione, così come le app che ne sfruttano le potenzialità.

Happy Coding

Molti analisti del settore informatico sono pronti a scommettere che le prossime sfide che la Apple dovrà affrontare non riguarderanno solo la produzione di nuovi dispositivi, ma lo sviluppo di nuove tecniche di programmazione.

Non è un caso, infatti, che lo scorso 11 dicembre, in occasione della Computer Science Education Week, gli Apple Store abbiano ospitato dei workshop gratuiti dedicati proprio alla programmazione, in collaborazione con Code.org, l’associazione che organizza “L’Ora del Codice”, un evento creato per spingere l’educazione informatica nelle scuole.

All’evento ha partecipato anche il Presidente degli Stati Uniti d’America Barack Obama, da sempre molto attento alle nuove tecnologie, che ne ha approfittato per invitare i giovani a “smetterla di essere consumatori e iniziare a produrre cose”.

Il mondo è cambiato, ed è tempo che anche le scuole lo facciano. Magari, sfruttando le opportunità che il mondo digital ci offre ogni giorno.

Cluetrain Manifesto: la tua comunicazione è fuori moda? [PARTE DUE]

Cluetrain Manifesto: la tua comunicazione è fuori moda? [PARTE SECONDA]

Sarà in ritardo anche il Cluetrain?

La voce del business è omogeneizzata, sancisce la quindicesima tesi del Cluetrain Manifesto.

Nella prima parte dell’articolo è stata illustrata la necessità di un rapporto personale con il pubblico, che è sempre più informato e meno soggetto ai tentativi di standardizzazione operati dall’offerta.

Non è più tempo di eclatanti ed indifferenziati réclame pubblicitari, ma di attirare ed interessare un ben preciso target, abbattendo la facciata istituzionale dell’azienda per trasmettere in modo comprensibile concetti tecnici come mission aziendale o selling proposal.
Le aziende che cercano di posizionarsi devono prendere posizione” (tesi 23): devono cioè raccontarsi apertamente ai potenziali clienti, utilizzando loro linguaggio e senza apparire astratte ed inumane, ma operando scelte comunicative coerenti con il proprio target e distintive per il proprio brand.

Dove e come

Il rischio è quello di risultare anonimi, distanti e indifferenziati: dove e come comunicare sono le variabili da controllare.
La moda di “esserci su Facebook” può ben riassumere il primo punto. Avere una pagina aziendale nel social network più popolare non è né un’obbligo né un vantaggio a prescindere. Senza un piano dei contenuti adeguato ed un costante monitoraggio del profilo, è probabile che la pagina appaia come un punto vendita spoglio, un ufficio assistenza clienti sempre chiuso.
La scelta di prendere possesso di uno spazio comunicativo, virtuale o meno, deve essere motivata, oltre che da esigenze organizzative, da due precise domande: “È qui che mi cercano/cercheranno i miei clienti? Ho l’interesse e i mezzi per interfacciarmi correttamente con loro in questo spazio?”.

Cluetrain Manifesto: la tua comunicazione è fuori moda? [PARTE SECONDA]

Spazi comunicativi alternativi

L’altro punto riguarda il modo, ossia il tone of voice. Non si tratta semplicemente di usare un linguaggio più o meno forbito o di infarcire i testi di slang settoriali. Il tono di voce deve essere:

Riconoscibile: riconducibile chiaramente ad un preciso nome e marchio.
Coerente: può cambiare, trasmettere messaggi o emozioni differenti, ma deve fare riferimento ad una ben precisa cerchia di valori.
Credibile: per il target di riferimento, deve cioè rispondere ai suoi desideri e alle sue necessità.

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Avere dei valori, un po’ di umiltà, parlar chiaro e un onesto punto di vista” (tesi 22 del Cluetrain Manifesto) sono i giusti punti di partenza per presentarsi al proprio pubblico; considerata poi l’informalità che caratterizza il web, un pizzico di umorismo potrebbe essere la ciliegina sulla torta.

Fiducia e distrazione

L’identità aziendale è il primo passo per costruire un rapporto di fiducia con i consumatori. La fedeltà ad un marchio, dal panettiere sotto casa alla casa automobilistica, è costantemente minata dal bombardamento mediatico a cui gli utenti di internet sono sottoposti.
Se già con la televisione la possibilità che gli spettatori facciano zapping durante la pubblicità è alta, il pericolo cresce esponenzialmente nel web: le occasioni per distrarsi sono ovunque, e si chiamano link. L’attenzione degli utenti non può mai darsi per scontata, nemmeno ad un filmato pubblicitario di 10 secondi prima di un popolarissimo video su Youtube.

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Il mondo virtuale restringe le distanze, con l’effetto di aumentare le possibilità di acquisto per gli internauti (e i mercati per le aziende) e diminuire l’assimmetria informativa. Gli sposalizi tra una marca e un cliente somigliano sempre più a delle convivenze in cui un partner deve continuare a coccolare l’altro, per evitare di essere abbandonato per il primo che passa… sullo schermo.

Fuor di metafora, ciò significa che il consumatore intelligente può continuamente rinegoziare il suo rapporto con i prodotti, approfittando di tutti gli strumenti che Internet offre per comparare e recensire. Proprio per questo, qualunque feedback deve essere interpretato come la volontà di proseguire il rapporto con l’azienda: quelli negativi, poi sono una preziosa seconda occasione che viene offerta per rimediare ad eventuali mancanze.

Aggregazione e amicizia

Quale websurfer 2.0 inizia un viaggio senza aver dato almeno un’occhiata a Tripadvisor?
L’esempio è prettamente turistico, ma le domande da porsi sono le medesime per tutti i settori: “Dove si ritrovano e si confrontano i miei clienti? Io ci sono? Che reputazione ho?”.
Il fatto che la comunicazione sia orizzontale non vuol dire che la voce dell’azienda sia tagliata fuori, ma che anch’essa possa farsi sentire, badando ad argomentare il proprio punto di vista senza calarlo dall’alto.

Non serve, insomma, sminuire l’importanza di questi fenomeni di aggregazione spontanea, né tantomeno averne paura; “Elvis l’ha detto meglio di tutti: “Non possiamo andare avanti sospettandoci a vicenda” (tesi 29 del Cluetrain Manifesto).

Cluetrain Manifesto: la tua comunicazione è fuori moda? [PARTE SECONDA]

Probabilmente Sherlock, lì a sinistra, è del parere opposto.

La comunicazione aziendale deve trasmettere valore, trasparenza, impegno. Proprio come una persona, il brand deve farsi conoscere, stringere amicizia con persone dagli interessi comuni, comunicare in modo attivo e non (molto) invasivo e… tendere l’orecchio per sentire se parlano male di lui, cogliendo l’occasione per convertire un giudizio negativo in una nuova possibilità.

Internet è una comare pettegola: facciamo in modo che non parli troppo male di noi. Non creiamo vuoti comunicativi che possano essere riempiti con informazioni distorte o, peggio ancora, con l’indifferenza. Quello che deve passare è una corretta cultura d’impresa, indirizzata all’interno dell’azienda prima ancora che al suo esterno, di modo da creare un legame convincente tra questi due mondi.

Cultura d’impresa, comunità umane, intranet e aspettative per il futuro vi aspettano nel prossimo articolo!

Le dieci città più green del 2014

Torniamo ad esaminare le classifiche delle città più green dei giorni nostri e, giunti al nuovo anno, abbiamo fatto un bel viaggio intorno al mondo per scoprire le metropoli più verdi della terra del 2014. Ecco i 10 vincitori con le rispettive categorie e progetti, delle città più green.

Trasporto urbano: Shenzhen

A partire dal dicembre 2013, la città Shenzhen, per ridurre le emissioni di CO2, ha adottato un modello di business altamente innovativo. Con l’introduzione di nuovi veicoli ad energia (850 taxi elettrici e 3.050 autubus “green”), si è classificata tra le città migliori per qualità dell’aria in Cina.

Gestione e riduzione dei rifiuti solidi urbani: Buenos Aires

Buenos Aires si è impegnata a ridurre i rifiuti inviati in discarica dell’83% entro il 2017. Questo ambizioso progetto prevede non solo di migliorare la pulizia della città, ma è stato creato e ideato per generare nuove opportunità di lavoro e favorire soprattutto una maggiore partecipazione e coinvolgimento dei cittadini.

Sviluppo economico delle città più green: Amsterdam

Nel 2010, Amsterdam ha sviluppato obiettivi ambientali ambiziosi. Per questa mission, la città ha progettato un potente strumento di finanziamento denominato Amsterdam Investment Fund (AIF), che dispone di 75 milioni di euro (103 milioni di USD), da investire in strategie di riduzione delle emissioni di CO2, abbassando la bolletta energetica per i cittadini e le imprese.

LEGGI ANCHE: Capitale Europea della sostenibilità: come si piazzano le città italiane?

Emissioni&Trasparenza: Londra

Londra, prima città in tutto il mondo per la comunicazione trasparente e chiara sui dati riguardanti le emissioni dirette e indirette di gas serra, con il fine di introdurre le rispettive misure correttive.

Healthy Connected City strategy: Portland

Portland Plan, un piano strategico per raggiungere equità e sostenibilità e obiettivi sempre più green.

Green Energy: Seoul

Seoul si sta impegnando per promuovere sempre più energia rinnovabile. Questo progetto fa parte del One Less Nuclear Iniziativa Power; l’obiettivo è di creare comunità indipendenti di energia.

Spazi e paesaggi urbani sempre più verdi: Melbourne

Aumentando lo spazio verde al 7,6%, insieme ad altre iniziative green, l’obiettivo di Melbourne è quello di raffreddare la città dal 4°C e ridurre la vulnerabilità alla siccità utilizzando infrastrutture sempre più ecologiche. Il programma, inoltre, prevede un forte coinvolgimento e iniziative dei cittadini.

The New York City Carbon Challenge

Obiettivo ambientale di New York: ridurre le emissioni di gas serra del 30% entro il 2030. Questo programma può salvare la città da ingenti costi energetici e creare circa 17.800 posti di lavoro nei prossimi 10 anni.

Qualità dell’aria: Londra

I trasporti rappresentano il 60% di tutte le emissioni inquinanti a Londra. Il progetto della città, e in parte già attivato, mira per questo a sviluppare nuovi veicoli a emissioni zero e ritirare dal mercato mezzi pubblici ormai troppo inquinanti.

Intelligent City Infrastructure: Barcellona

Information and Communication Technology (ICT)& Infrastrutture: un’architettura che fornisce una singola piattaforma che interconnette l’intera città. Tale progetto consente di gestire le risorse in modo efficiente e ridurre l’impatto delle infrastrutture urbane sull’ambiente. Trasparenza e monitoraggio sono i principi base.

Le professioni più richieste nel 2015

Quando arriva il nuovo anno ci ritroviamo a fare diversi bilanci di quello che è stato, o a fare buoni propositi e porci domande su quello entrante, compresa quali saranno le professioni più richieste e ambite dal mercato del lavoro nel 2015.

Tra riforme e non, discussioni e polemiche, mai come quest’anno è stato il mondo del lavoro l’indiscusso protagonista di questo 2014. Che il mondo del lavoro sia una giostra in eterno mutamento è opinione diffusa e mai come in questo periodo ci si può lasciare andare a scelte azzardate. Il futuro è dietro l’angolo e sembra tutto, tranne che sicuro. In questa cornice c’è fortunatamente una piccola luce data da quei settori che offrono maggiori opportunità rispetto ad altri.

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Noi vogliamo iniziare il nuovo anno con fiducia e positività e pertanto vi facciamo adocchiare le professioni che saranno maggiormente richieste nel 2015 e quelle invece in declino.

Isfol Istituto per lo sviluppo e la formazione professionale dei lavoratori è l’ ente nazionale di ricerca di cui si avvale il Ministero del Lavoro e delle politiche sociali per compiere analisi attraverso attività di studio, ricerca, informazione e valutazione del lavoro e delle politiche sociali contribuendo alla crescita occupazionale, al miglioramento delle risorse umane, all’inclusione sociale e allo sviluppo locale.

E’ proprio Isfol a prevedere una crescita del tasso occupazionale entro il 2015, per questo è importante conoscere le tendenze che regolano il panorama lavorativo.

Tra le professioni emergenti che dovrebbero garantire una maggiore crescita occupazionale troviamo sia figure con livello di qualifica basso, come addetto ai servizi di igiene e pulizia, sia professioni a media qualifica come personale di segreteria, sia personale ad elevata specializzazione come ingegneri e tecnici in ambito finanziario e assicurativo.

Professioni in crescita

Se fino ad ora i lavoratori scarsamente qualificati hanno sempre incontrato crescenti difficoltà a trovare un lavoro, nell’anno nuovo si verificherà una controtendenza. Gli Addetti ai servizi di pulizia, di lavanderia e simili aumenteranno fino al 9,6% nel 2015 rispetto al 7,8% del 2010. In particolare l’addetto vendita all’ingrosso e l’ addetto all’igiene degli uffici pubblici aumenteranno rispettivamente dello 0,2% e 0,1%. La professione che ci sorprende trovare in netto rialzo è quella del fabbro che passa dall’1,1 % al 1,3%.

Non ci stupisce invece trovare un “sempreverde” aumento della richiesta di ingegneri e degli specialisti in scienze giuridiche, dagli avvocati ai giudici. Un sensibile aumento che oscilla dall’0,1% allo 0,2 % riguarda invece lo specialista sull’educazione e formazione, con uno sguardo in particolare sugli insegnanti di sostegno, e il personale specializzato in servizi tecnico assicurativi. Il settore che non prevede aumenti, ma presenta sempre una stabile occupazione, riguarda il personale qualificato nel settore sanitario.

Professioni in declino

Ci sono purtroppo alcune figure professionali che l’anno prossimo saranno meno ricercate dai datori di lavoro. Ancora una volta l’Isfol ha individuato, nella propria attività di ricerca, quelle classi professionali con qualifica e specializzazione medio-bassa che avranno una minore richiesta e occupazione. Secondo le previsioni qualche riduzione potrebbe riguardare gli operai addetti a macchine per lavorazioni metalliche e intermedia e nel comparto manifatturiero ed agricolo.

Quelle che quest’anno sembravano essere le professioni in ripresa, il prossimo anno vengono classificate tra quelle in declino come gli artigiani o gli operai specializzati nella lavorazione del cuoio, delle pelli e delle calzature, anche se mantengono una quota invariata allo 0,4%, a differenza del settore tessile che scende dallo 0,6% allo 0,5%. Gli esperti in attività poligrafiche e quelli che lavorano nel laboratori fotografici vedranno una diminuzione di richiesta pari allo 0,1% nel 2015. Il lavoro che subisce una leggera inflazione riguarda il manager pubblico, ad ampio raggio vengono considerati i dirigenti superiori, primi dirigenti dell’amministrazione statale e i dirigenti generali, cha dallo 0,3% scendono allo 0,2%.

A primo impatto questi numeri sembrano quasi insignificanti eppure mai come in questo periodo l’aumento o la diminuzione di quello 0,1% può fare la differenza.

Come si crea una Unsubscribe Page davvero efficace?

Si spera sempre che non accada ma, diciamocelo, potrebbe sempre capitare: per quanto possa essere interessante la vostra newsletter, i vostri utenti potrebbero decidere di cancellarsi da un momento all’altro. E allora, come si crea una buona unsubscribe page?

Perché, già che ci siete, nel caso in cui l’utente scelga di cliccare il famigerato link “cancellami dalla newsletter” è meglio offrire un servizio che sia il migliore possibile: tornerà utile al vostro (ex) lettore ed anche a voi, in quanto (come sottolineato da E-mail Marketing Lab) potrebbe essere se non altro uno strumento perfetto per ottimizzare il vostro servizio.

Vediamo allora punto per punto come si realizza una pagina di disiscrizione newsletter efficace, grazie all’ottima guida di HubSpot.

Cose da fare: less is more, la semplicità paga

Inutile complicare le cose: in casi come questi, è meglio essere chiari e concisi. L’utente ha ormai preso la sua decisione, è intenzionato ad abbandonare il servizio di newsletter. Per questo tanto vale rendergli l’operazione facile e veloce per lasciare comunque un buon ricordo e, magari, riuscire a comprenderne la motivazione. Davvero, non siete curiosi di sapere perché il vostro cliente ha deciso di mollarvi?

Cosa invece NON fare?

Prima di tutto, chiariamo un concetto: ci sono delle azioni che non andrebbero MAI compiute quando si va a creare una pagina di cancellazione. L’unico effetto che otterrete con una pagina costruita male sarà quello di fare arrabbiare l’utente, e di certo non è questo il vostro obiettivo.

Vediamo quindi quali sono le cose da non fare e perché:

  • Nascondere il bottone/link di cancellazione. Anche se non vorreste essere abbandonati, dovete rendere l’operazione rapida e veloce. Come si suol dire, se ami qualcuno devi lasciarlo libero!
  • Obbligare l’utente a riempire dei form. Parliamoci chiaro, c’è una buona possibilità che i sentimenti nei vostri confronti di chi si cancella non siano dei migliori (altrimenti non si cancellerebbe, no?). Farlo arrabbiare constringendolo a scrivere non è sicuramente l’opzione migliore.
  • Richiedere login/password. Se qualcuno si cancella è (anche) perché non vi legge. Secondo voi si ricorda la password? Ecco, appunto.
  • Usare trucchetti per re-iscrivere l’utente. Uh, questa è senza dubbio la cosa peggiore che potreste fare. L’utente vuole cancellarsi, l’amore è finito: passate oltre!

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Veniamo al sodo: come si crea una pagina disiscrizione newsletter efficace

Se seguirete i consigli che vi abbiamo dato fino a qui, siete già a buon punto. Ora però dovete costruire la vostra pagina di cancellazione perché, con buone probabilità, sarà l’ultimo contatto che avrete con il vostro utente prima che ognuno continui per la propria strada. E mica vorrete lasciarvi male, no? Vediamo quali sono i tips per quello che potremmo quasi definire il conscious uncoupling dell’e-mail marketing:

  • Strappate un ultimo sorriso. Perché lasciare l’amaro in bocca all’utente? La simpatia è sempre l’arma vincente, e non si sa mai: siete ancora in tempo perché chi si sta cancellando cambi idea! Cercate dunque di capire qual è, secondo il tone of voice della vostra realtà, il modo migliore per salutare con un pizzico di ironia la vostra audience.
  • “Che cosa non ti abbiamo dato?”. E’ una domanda pertinente, che avete tutto il diritto di porre: sapere quali sono i servizi che i vostri utenti si sarebbero aspettati e che, non avendo ottenuto, li sta portando ad effettuare la cancellazione, sarà se non altro uno strumento per arricchire i vostri servizi futuri ed aggiustare il tiro. E’ pure possibile che chi si iscrive si aspetti un servizio diverso da quello fornito e, quello della disiscrizione newsletter potrebbe diventare addirittura un momento utile e formativo per voi.
  • Personalizzate! E se invece il problema fosse semplicemente la frequenza? Può essere che siate semplicemente invadenti e che chi vi legge voglia ricevere un po’ meno mail. Permettendo al lettore di decidere quanto spesso ricevere le vostre mail vi risparmierete una cancellazione. E, in quel caso, non si tratterebbe di un addio.
  • Personalizzare ed emozionare. Fate di questi verbi tesoro. Fare leva sui sentimenti è una cosa che, molto spesso, funziona: fate sapere all’utente che vi mancherà, chiamatelo per nome (non odiate anche voi le mail dove venite chiamati “caro utente”? Beh, sappiate che non siete gli unici!), fategli capire che questo addio vi rattrista molto. Non solo, adattate la pagina di disiscrizione newsletter al vostro stile ed inserite i campi dei vostri account social, suggerendo al cliente di seguirvi lì per restare comunque in contatto. Chissà, magari vi seguirà!
  • Ringraziate l’utente per i bei momenti passati insieme. Alla fine di ogni bella love story, resta almeno il ricordo dei momenti piacevoli. Dite al vostro ex cliente “grazie” per il tempo dedicato a voi. Gli farà sicuramente piacere!
Allora, adesso andrete a rifare la vostra pagina di disiscrizione newsletter? Fateci uno screenshot e inseritela nei commenti!

I ninja propositi social per il 2015

propositi social 2015

Sopravvissuti ai festeggiamenti delle ultime settimane, è tempo di andare in palestra, mettersi a dieta e dedicare più tempo a se stessi.
Insomma è tempo di buoni propositi. E che decidiate di rispettarli per tutto l’anno, o solamente per il mese di gennaio per poi arrendervi, vi consigliamo una lista di buoni propositi social per cominciare il 2015 da veri ninja!

Siate originali

propositi social 2015

Lasciatevi il passato alle spalle: diminuite i selfie, abbandonate la moltitudine di hashtag (questo significa niente più #nopainnogain per le prime foto in palestra), riducete le foto ai vostri piatti di cibo.
Sono state cose molto belle, che ci hanno divertito per tutto il 2014 (i selfie in realtà già dal 2013, con la consacrazione a parola dell’anno), ma che è ora di rinnovare, almeno parzialmente.
Lasciate spazio all’originalità, seguite i trend, cercate nuove mode. Un ninja sa quando è ora di andare avanti, cercando altre battaglie da combattere.

Siate pazienti

propositi social 2015

Essere pazienti è una delle doti principali di ogni Ninja che si rispetti.
Per il 2015 un buon proposito sui social, sia che si usino per lavoro che per divertimento, è essere meno impulsivi.
Se è vero che alcuni post e alcuni commenti metterebbero a dura prova anche il Dalai Lama, e che rientrare in ufficio risveglia la tentazione di scrivere stati cattivelli su colleghi e capi, nel 2015 tentate di essere persone migliori, o quantomeno più riflessive.
Contate fino a 10 e decidete se volete veramente che ogni pensiero che vi passa per la testa meriti di essere reso pubblico.
Ricordate che nel 2014 alcuni sono stati puniti per aver postato contenuti inadeguati, non vorrete ripetere i loro errori!

Siate prudenti

propositi social 2015

Il 2014 è stato ricco di fughe di notizie: da Heartbleed fino allo scandalo delle foto delle star, la sicurezza delle password è stato un tema decisamente discusso.
Per quest’anno giocate d’anticipo, ed evitate le teorie del complotto: imponetevi delle password più sicure anche se meno facili da ricordare, e cambiatele periodicamente.
Il 2015 sarà probabilmente l’anno della diffusione ufficiale dell’e-commerce su social e su piattaforme peer-to-peer, e questo richiede un livello di sicurezza più alto.
Ricordatevi che i ninja nascono come spie: sanno cosa mantenere segreto. Voi dovete fare lo stesso.

Siate creativi

propositi social 2015

Un nuovo look non basterà per avere successo nel 2015. Essere creativi dovrà essere la linea guida di ogni social media manager.
Nel 2015 il content marketing sarà sempre più importante (già negli ultimi mesi del 2014 le aziende B2B con un blog, ad esempio, hanno generato mensilmente il 67% dei contatti in più).
Inoltre andranno valorizzati fortemente i contenuti “one to one”, in cui sarà importante consegnare il giusto messaggio al giusto consumatore, nel posto giusto e nei tempi corretti.

Siate essenziali

propositi social 2015

Un vero Ninja viaggia leggero: fate lo stesso.
L’anno nuovo è un’ottima occasione per fare pulizia di tutto il superfluo e di valorizzare la qualità: pochi amici ma buoni dev’essere l’imperativo.
Quindi eliminate follower di poco valore da Twitter e rimuovete da Facebook gli “amici” che rimangono solo per far numero (se non vi sentite ancora così coraggiosi potrete sempre optare per alternative più soft).
Inoltre valorizzate i contenuti che appaiono sulle vostre bacheche: liste di interessi e profili giusti da seguire vi daranno tutta l’ispirazione che cercate per l’anno nuovo.

LEGGI ANCHE: 5 alternative alla rimozione degli amici su Facebook

Siate curiosi

propositi social 2015

Provate nuovi social e date una chance a quelli vecchi!
In particolare tenete d’occhio Ello: anche se l’engagement iniziale sembra essersi spento e ci siano diversi difetti (poca integrazione dei video e conversazioni poco coinvolgenti) molte fonti, tra cui Forbes, consigliano di iscriversi. Non vorrete essere gli ultimi a sapere cosa bolla in pentola!

Cominciate a usare LinkedIn: i Ninja non servono un solo padrone, siate incuriositi dalle nuove opportunità lavorative (in particolare si prevede un forte incremento nel settore B2B).

Potreste anche decidere che questo sarà veramente l’anno di Google+ (ormai sono anni che si dà questa previsione, magari questo è l’anno buono), anche se TechCrunch l’ha recentemente definito il “Walking Dead” dei social network.

Siate realisti

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Appello a tutti i social media manager: non illudetevi che i buoni propositi vi basteranno nel vostro intento.
Purtroppo, stando ad un articolo di Ad Week, la reach organica dei post continuerà a decrescere, e il 2015 si prospetta come l’anno in cui il prezzo dell’advertising sui social continuerà a salire (e non solo su Facebook: anche altre piattaforme stanno lavorando duramente per costringere le aziende ad investire per creare una buona campagna di comunicazione sui social network).
Mettete da parte l’orgoglio e pensate a degli investimenti mirati.

Siate positivi

propositi social 2015

Un grande classico dei buoni propositi.
Vuol dire che quest’anno dovrete smetterla di rodervi il fegato sulle foto degli amici che vanno in vacanza a Bali, o sulle altre agenzie di social media marketing che raggiungono numeri incredibili di Like in pochi minuti.
Guardate quello che fanno gli altri, ma per il 2015 ricordatevi di affrontare i social network con un sorriso (e con tanti gattini).

Business School, la Bocconi tra le migliori del 2014

Per il settore business la competenza e gli aggiornamenti sono il pane quotidiano, non bastano anni di studio e di esperienza sul campo. È importante aggiornare e migliorare continuamente le proprie conoscenze, soprattutto in un contesto lavorativo complesso e in continua trasformazione come quello attuale. È questa la motivazione per cui molte aziende decidono di investire risorse nelle business school, per dare ai propri dipendenti nuovi e importanti strumenti da investire nel proprio lavoro.

Sempre più giovani, dopo anni di studio, decidono di concentrare le proprie risorse nella formazione post-universitaria, con lo scopo di ottenere i mezzi necessari per diventare leader nel mondo del lavoro. Diverse sono le offerte garantite in tutta Europa, ma poche hanno e possono dare un vero valore aggiunto agli studenti: vediamo cosa ne pensa il Financial Times, il più antico e autorevole giornale economico-finanziario del Regno Unito.

European Business School Ranking 2014: la classifica del Financial Times

Ogni anno il Financial Times stila una top ten delle migliori Business School europee, una classifica che misura la qualità e la veridicità dei programmi post-laurea offerti da ottantuno scuole del vecchio continente.

Nella top ten della European Business School Rankings 2014 troviamo la Business School inglese, che resta protagonista al primo posto, seguita dalle università francesi e spagnole, che si alternano nelle posizioni tra secondo e quinto posto.

L’Italia si gode l’ottavo posto guadagnato dall’Università Bocconi.

Classifica business school: la Bocconi eccelle tra le italiane

Quanto riportato dalla classifica del Financial Times conferma il ruolo leader della Bocconi non solo in Italia, ma anche in Europa.

Questo posizionamento rappresenta  un importante segnale per chi ha voglia di studiare business nel nostro paese senza dover a tutti i costi fare i conti con un viaggio all’estero.

L’ SDA Bocconi School of Management, aggiudicandosi questo traguardo nell’European Business School Ranking 2014, ottiene un ottimo risultato per il nostro paese, rispetto alla Spagna che occupa ben tre posizioni con le sue università, o al primo posto della London Business School.

L’Italia mostra ancora i muscoli nel mondo business. La soluzione dei nostri problemi non può e non deve essere ricercata necessariamente all’estero, ma anche e forse di più nel nostro paese, individuando modelli interessanti e mettendo in moto i processi necessari alla creazione di una emulazione positiva dei sistemi virtuosi. Adesso più che mai c’è bisogno di altre importanti realtà che siano in grado di regalare i migliori strumenti formativi per proiettare le nostre aziende nel ruolo di protagoniste del mercato internazionale.