Una Top Ten dei Marketing Moments 2014

Virali, campagne indimenticabili, crisi di PR ed epic win: il 2014 è stato pieno di sorprese ed iniziative di branding che finiranno dritte sugli annali del marketing management. Ecco la Top Ten dei marketing moments che hanno segnato l’anno appena finito.

10 – Il ritorno del Winner Taco

winner taco
Al freddo di gennaio Algida sferra un colpo da maestro: un’immagine teaser sui social fa presagire il ritorno del Winner Taco – acclamato dai fan nostalgici degli anni 90. Poiché, si sa, non ci si bagna mai due volte nello stesso gelato – altrettanto velocemente è nata la corrente dei “nonèlastessacosisti”. Sarebbe interessante vedere i dati di vendita del gelato a chiusura del 2014 (se ne sai qualcosa, scrivici: anonimità garantita) ma in ogni caso questo avvenimento rappresenta una piccola grande testimonianza delle digital pr che influenzano il marketing.

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9 – Facebook gioca con le nostre emozioni

facebook

Lo scorso giugno Facebook ci ha rivelato di aver intenzionalmente manipolato l’algoritmo di alcuni utenti per testare la reazioni a post positivi e negativi. Il risultato? I social network possono propagare i sentimenti. Le reazioni non sono state positive: gli utenti non avevano dato il loro consenso per partecipare alla ricerca e si sono ritrovati la home piena di status tristi senza volerlo. Ecco perché il 2014 segna la prima volta in cui la tecnologia mette noi in un laboratorio e non viceversa. Riusciremo, prima o poi, a trovare la quadra sull’efficacia e sulla coerenza del display advertising?

8 – Google e il diritto all’oblìo

google diritto all'oblio
In primavera tutto rinasce: anche il tuo personal brand. La Corte di Giustizia dell’Uniona Europa sentenzia sul diritto all’oblìo, permettendo agli utenti il diritto di chiedere ai motori di ricerca di eliminare dalle loro pagine dei risultati i link verso cose che li riguardano nel caso in cui li ritengano “inadeguati, irrilevanti o non più rilevanti, o eccessivi in relazione agli scopi per cui sono stati pubblicati”. Se firmi, ti cancello. Altro che big data! Una decisione dalle pesanti implicazioni per il search engine marketing.

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7 – Tim Cook fa outing


Non sarà stato facile farlo quando il resto del mondo ha gli occhi puntati su di te dopo la morte di Steve Jobs. Un grande passo per l’uomo, un enorme passo per la libertà. L’uomo a capo del brand più potente rivela di essere gay, sfumando di fatto la distinzione tra sfera privata e sfera professionale, sperando di ispirare positivamente altre persone.

6 – Sony Hack – The Fappening

sony hack
Il 2014 non sarà ricordato come un buon anno per la sicurezza dei dati aziendali. La prima grande avvisaglia si è avuta con il leak di immagini erotiche trafugate dagli “smart”phone di attrici e starlette di Hollywood. A dire degli hacker, le fotografie del The Fappening sono state recuperate semplicemente bypassando le facili domande di sicurezza e di recupero password. La risposta di Apple è stata più calma e placida del previsto: “Nessuno dei casi che abbiamo investigato dipende da una breccia nei sistemi Apple tra cui iCloud o Trova il mio iPhone”. Semplicemente, usate password più forti o attivate la verifica in due passaggi. Incredibilmente, password e sistemi di protezione deboli si sono rivelati alla base anche dell’attacco hacker contro Sony Pictures, ad opera del gruppo Guardians of Peace. La ragione a quanto pare era evitare la release del film comico The Interview, fortemente ironico e critico di Kim Jong Un.

5 – Addio Nokia

microsoft lumiaI nostalgici del 3310 stanno ancora cercando di riprendersi dall’annuncio pubblicato sulla fanpage Nokia lo scorso ottobre: “Su tutte le scatole dei telefonini e degli accessori Lumia scomparirà il nome Nokia”. Il Lumia è oggi Microsoft, vi siete abituati all’idea?

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4 – Uber Evolution

uber
Gli scontri con i tassisti sembrano nulla rispetto a ciò che Uber ha dovuto affrontare quest’anno: abbassamenti di prezzo, autisti accusati di violenza sessuale, problemi di PR, servizio uber pop sospeso in Francia e in Spagna. La concorrenza del car sharing inizia a ribollire sul serio, ma il prossimo baluardo sul percorso sarà il fenomeno driverless. Ci auguriamo che il 2015 sia meno burrascoso!

3 – Real Time Marketing

real time marketing
Tutto cominciò con l’Oreo moment durante il Super Bowl 2013. Nel 2014 abbiamo assistito ad una conferma del Real Time Marketing: agli Oscar, ai Grammys, in occasione dell’annuncio del Royal Baby II, i brand sono stati pronti a twittare e cavalcare l’onda della notizia in maniera accattivante e coinvolgente. Il momento più interessante è stato senza dubbio la partita Italia-Uruguay e il morso di Suarez. Esemplari i tweet di Snickers e i post su Facebook di Barilla. Epic win!

2 – Selfie, selfie everywhere

oscar selfie

Cosa ci fanno Bradley Cooper, Ellen De Generes, Jennifer Lawrence, Brad Pitt & Co davanti ad una fotocamera interna di un Samsung? Un Selfie da Oscar, naturalmente, che ha superato il record di tweet più condiviso – spodestando il Presidente Obama e la First Lady. Selfie è stata decisamente tra le parole più utilizzate del 2014 – a tal punto da dedicarle anche una serie tv.

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1 – Happy e Ice Bucket Challenge

ice bucket challenge

Che Top Ten sarebbe senza una menzione ai video virali dell’anno? Nel 2014 la beneficenza e la felicità sono diventate contagiose. Con l’Ice Bucket Challenge ci siamo gettati addosso dell’acqua ghiacciata per la lotto contro la SLA, mentre con Happy di Pharrell abbiamo assistito nel 2014 all’esplosione di un potete video-meme musicale.

Ecco qui la sintesi dei marketing moments 2014: stiamo sviluppando una fortissima capacità di empatica simbolica e digitale che dà vita ad un fascio di condivisioni velocissimo e denso: il 2015 inizia con #JeSuisCharlie, un segnale triste ma inequivocabile del nostro bisogno di sentirci uniti e fare fronte comune. Per una buona causa ma anche per un brand, se ne esistono i presupposti!

 

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Chi è e cosa fa davvero un Digital Coach?

digital coach cos'è

Cosa fa un’azienda pubblica o privata quando ha bisogno di rinnovarsi e digitalizzarsi? O fa a modo suo, incrociando le dita e sperando che la strada che ha imboccato sia quella giusta, o può affidarsi ad una persona competente che la accompagni nel passaggio al XXI secolo.

Questa persona può essere un consulente, un freelance o un poco più che ventenne che di digitale ne mastica da quando era nella culla. In alcuni di questi casi, si fa chiamare Digital Coach, letteralmente “Allenatore Digitale”.

digital coach definizione

Chi è il Digital Coach?

Il Marketing Guru, Seth Godin, descrive il Digital Coach come “un freelancer che di solito lavora con imprenditori, piccoli gruppi o aziende per insegnare loro come migliorare drasticamente la produttività o la propria presenza sul mercato con la tecnologia“. Ad esempio, un allenatore digitale può organizzare il tuo telefono cellulare per essere più potente o ti insegna come utilizzare blog e Facebook per connetterti al tuo pubblico.

Secondo Guedado, AKA Jacopo Mele – classe 1993 – il digital life coach “sviluppa strategie d’impresa per creare e rafforzare l’identità di Brand (Brand Identity) e aumentarne la reputazione e la risonanza (Brand Reputation e Brand Awareness) negli spazi web attraverso una progettazione coordinata tra offline e online”.

Secondo Federico Morello, si tratta di “una figura strategica che opera in sinergia con i vari reparti dell’azienda o della pubblica amministrazione per sviluppare nuovi servizi, progetti e campagne di comunicazione online.”

Insomma, a noi il digital coach sembra proprio il Winston Wolf  di Pulp Fiction, qualcuno da chiamare per risolvere crisi, affrontare transazioni, lanciare nuovi business. Ma immaginatelo in bicicletta, con un gli auricolari collegati allo smartphone e un laptop nello zaino.

digital coach cos'è

Perché nasce la figura del Digital Coach?

Diciamo la verità, alcune aziende pagano profumatamente un consulente per poi mettere in atto solo la metà che viene loro consigliato. Ciò avviene perché in alcuni casi, neanche la dirigenza sa bene di cosa si sta parlando: analytics, lead, follower, engagement sono concetti con cui non tutti hanno già avuto a che fare.

Nasce quindi l’esigenza di una figura che spieghi in primis queste cose, che riesca a trasmettere alle aziende non solo la necessità di mettersi al pari con i tempi, ma anche i motivi per cui bisogna farlo.

Il digital coach è, appunto, un allenatore in grado di guidare l’azienda in una strategia integrata tra mondo digitale e mondo reale.

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Cosa fa un Digital Coach?

La risorsa che uso di più sono le persone”, ci ha detto Guedado, che si proclama il primo digital life coach, seguito a ruota da Morello e Giuseppe Noschese.

Il Digital Coach, quindi, non si limita ad insegnare ad aziende, enti o anche soggetti singoli le strategie digitali per ottimizzare la loro presenza online. Ciò che fa soprattutto è creare e coltivare una rete di persone e aziende per poi metterle in contatto tra loro. Non solo Winston Wolf, ma anche un po’ Professor X.

Il suo lavoro non è affatto semplice: deve essere innanzitutto un carismatico leader, saper comunicare con le persone, scegliere gli strumenti giusti per favorire la comunicazione all’interno del team e avere spiccate capacità di esecuzione. Niente fuffa, quindi, solo fatti.

corsi digital coach

Come si diventa Digital Coach?

Come per tutte le professioni in campo digital, qui ciò che conta è il continuo aggiornamento. Il digital coach deve conoscere le ultime novità sulla SEO, quali sono le strategie e le piattaforme più adatte per un e-commerce, e naturalmente deve avere un’elevata padronanza di tutti i social media. I corsi di formazione, sia in aula che online, non mancano, l’importante è scegliere in maniera ponderata quelli giusti, che offrono le competenze necessarie e che abbiano anche un’alta reputazione.

Marsala: le sinestesie cromatiche di Pantone

Da dicembre tutti sanno che il colore di quest’anno è il Marsala.
Elegante, caldo, vibrante, corposo, vellutato e sexy. Per tutto il 2015 prepariamoci a un design che attingerà a piene mani da questo colore con tanta personalità.

Perchè il Marsala?

Pantone ha scelto questo come colore dell’anno perchè è appealing per donne e uomini, è pieno di cuore, ha in sè quella trama avvolgente tipica del vino liquoroso da cui prende il nome. Emana un’aura terrea, è sofisticato, naturale, stiloso e sì, molto gustoso.
Proprio così, gustoso. Porta con sè il bagaglio sensoriale di ogni colore che prende il nome da un cibo.

È stato scelto come colore dell’anno perchè si abbina a molte carnagioni diverse ed è quindi ideale per il make up, ma il suo calore ricercato lo rende perfetto anche per l’interior design. Inoltre, la sua raffinatezza gli permette di essere declinato in tutto ciò che è fashion.

Sinestesie e contaminazioni sensoriali

Ancora una volta Pantone riesce a dare vita ai colori abbinandoli ai cibi.
Non è una novità che Pantone sia in grado di dare personalità alle sue chips con un’anima “naturale”, ma in casi come questo abbiamo a che fare con una sinestesia coinvolgente a più livelli.

La questione nasce sempre dalla capacità di dare un nome alle cose.
In molti casi Pantone non si limita ad una catalogazione asettica, ma dà personalità ai colori con una contaminazione sensoriale potente: non parliamo più di warm grey, pale blue o light green.
I colori vengono chiamati evocando gli oggetti reali, in questo caso i cibi.

Ne deriva un mix sensoriale che unisce vista e gusto, abbinando la chip a un nome che costruisce tutto un mondo e moltiplica la forza comunicativa del colore stesso.

Nella percezione visiva dei cromatismi c’è una contaminazione gustativa che è in grado di dare corpo e sostanza ai toni.
In linguistica, la sinestesia è una figura retorica che prevede l’accostamento di due termini appartenenti a piani sensoriali diversi: lo stesso accade con le chips Pantone come il Marsala: l’astrazione diventa concreta.

Il contrasto più grande sta proprio in questo: una catalogazione colore rigorosa e oggettiva si traduce in una suggestione imputabile alla percezione soggettiva di ognuno, anche se incorporata in un bagaglio culturale definito.

Colazione Pantone

Ma il Marsala è solo un esempio dell’oggettivazione sensoriale dei colori: abbiamo provato a fare un esercizio creativo e immaginare una “tavola imbandita digitale” su cui sono posati tanti cibi diversi.

Molti colori sulla nostra tavola sono catalogati con il nome dell’alimento a cui appartengono: oltre la codificazione, oltre la sequenza di numeri e lettere, il colore si fa anima e diventa concreto.

Abbiamo immaginato una colazione coi colori Pantone. C’è tutto quello che vogliamo: un caffè bollente, un cappuccino schiumoso con tanto di croissant e succo d’arancia. E ovviamente anche la frutta.

Fermi tutti. E se non fosse una colazione?
E se avessimo voglia di una sangria?
Beh, le arance e le pesche le abbiamo, la vaniglia anche. E il Marsala, no, quello non ci manca di sicuro.

Cosa ci aspetta nel 2015

Le tendenze di questo nuovo anno sono legate alle nuances naturali, di una quotidianità semplice, quieta, soft. Tinte pastello ispirate ai cibi, agli elementi della terra, alle stoffe antiche. Tenui, delicati: albicocca, grigioperla, rosa carne, arancio pallido.
Nel 2015 il colore ritorna alle origini.

Outernet: dallo spazio Internet libero e gratuito

Un futuro con Internet libero e gratuito per tutti, in ogni angolo del pianeta indipendentemente dal luogo? Un domani che potrebbe diventare realtà oggi.

La Media Development Investment Fund ha lanciato la start-up Outernet, un progetto che prevede web libero e gratuito grazie ad una costellazione di piccoli satelliti altamente economici chiamati CubeSat. L’obiettivo è semplice quanto ambizioso: permettere a chiunque l’accesso alla rete e all’enorme mole di informazioni che essa contiene senza limiti o restrizioni. Secondo recenti stime solo il 40% della popolazione mondiale ha possibilità di fruirne appieno, segnando ancor di più il già rilevante divario esistente.

Il valore della conoscenza, un valore che Outernet cerca di diffondere e soprattutto salvaguardare. Wikipedia, il Project Gutenberg, agenzie, bollettini informativi, messaggi d’emergenza sono alcuni dei contenuti a cui sarà possibile accedere, in una sorta di libreria essenziale della conoscenza umana.

Non solo. Aziende, organizzazioni o semplici persone potranno trasmettere i propri contenuti dietro pagamento. Il costo del servizio varierà in base al peso dei file trasmessi e al numero di trasmissioni programmate.

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Outernet sarà ricevibile tramite datacasting, sistema che sfrutta le onde radio per trasmettere dati in zone molto ampie. Basteranno così semplici antenne e parabole satellitari già esistenti, per garantire la copertura di tutto il pianeta. Ma Outernet, ha già pensato anche a questo. Le sue Lantern, ricevitori satellitari e hotspot WiFi dalla portata di 2MB al giorno, stanno già raccogliendo fondi su Indiegogo e sono realizzabili da soli seguendo le istruzioni diffuse gratuitamente.

Fantascienza? Affatto. Se la raccolta fondi andrà a buon fine le prime trasmissioni potrebbero già partire a Giugno 2015. State tranquilli quindi, un’eventuale apocalisse stile Deep Impact o The Walking Dead potrebbe trovarci connessi ed informati!

30 under 30: i giovani più promettenti secondo Forbes

Le classifiche di Forbes ci ricordano ogni volta chi sono i ricchi, i più belli e i più bravi del reame.

Quest’anno per la quarta edizione della classifica “30 under 30”, che incorona i giovani non ancora trentenni che hanno il futuro tra le loro mani, Forbes ha scelto di fare le cose in grande, ampliando le categorie di selezione a 20, arrivando quindi a pubblicare un elenco di 600 giovani.

30 under 30: i giovani del futuro secondo Forbes

Variate le modalità di selezione tramite candidature dei lettori online, e la modalità di votazione, con una giuria di tre giudici specializzati per ogni categoria.

Disponibile anche una raccolta di interviste video, immagini e testi realizzati durante il summit, a cui hanno partecipato come speaker vincitori delle passate edizioni, come Masala Yousafzai Nobel per la Pace.

Il web trasversale

Molta più attenzione per il mondo digitale, delle startup e degli investitori, le cinque categorie aggiunte sono infatti: retail & commerce, venture capital, manufacturing industries, health care e la categoria tech è stata suddivisa per consumer tech, enterprise tech.

Il focus sul mondo del digitale è poi trasversale anche nelle altre categorie. Sono infatti premiate ad esempio anche le star di Hollywood che si occupano di digitale, quest’anno infatti nella sezione Hollywood troviamo Blake Lively  grazie al progetto Preserve, e-commerce che vende prodotti scelti personalmente dall’attrice di Gossip Girl e rigorosamente prodotti da artigiani americani. Lo scorso anno era stata premiata l’attrice Olivia Wilde, founder del progetto Conscious Commerce. 

Nella categoria sport, tra i campioni internazionali come Cristiano Ronaldo e Novak Djokovic spuntano i creatori di sport application come Ishveen Anand fondatrice di Open Sponsorship per facilitare gli accordi tra sportivi e brand, e Arian Radmand che mette in contatto tramite Coach Up sportivi e coach.

Spazio agli italiani

Se nella classifica europea dei più ricchi imprenditori troneggiava il nostro Michele Ferrero, anche per i giovani promettenti con il futuro nelle loro mani, c’è spazio per il tricolore, nel 2014 per la medicina e nel 2015 per la moda.

LEGGI QUI: Top ten, ecco gli uomini più ricchi d’Europa

Nella categoria Science lo scorso anno appariva Livio Velenti, allora 28enne imprenditore nel medicale con base negli Stati Uniti. Un curriculum universitario e lavorativo indubbiamente notevole, partito dall’Università Bocconi, per poi passare a UCLA e Hardvard. Prima di fondare la sua azienda dopo varie esperienze in giro per il mondo si stabilisce in Cambogia, lavorando per l’agenzia Onu UNDP. Proprio dall’esperienza in oriente trova l’ispirazione per avviare la sua attività imprenditoriale, la Vassex, che rende più stabili i trasporti dei vaccini grazie all’utilizzo della seta.

Stessa università, settore differente, per la new entry di quest’anno, Chiara Ferragni, 27enne blogger e shoes designer fondatrice di The blonde salad. Ha costruito un impero intorno alla sua immagine, un’imprenditrice moderna, partita da un blog, per poi avviare una propria collezione di scarpe vendute in 25 paesi, che secondo Forbes si appresta a tagliare il traguardo degli 8 milioni di fatturato.

Riferimenti al web anche nella sezione “Art & style” dunque, dove viene sottolineato il potere mediatico della Ferragni che ha raggiunto i 3 milioni di follower, superando addirittura Vogue, il magazine più autorevole per il mondo della moda.

I migliori smartphone presentati al CES 2015

Con l’avvento del 2015, ha avuto luogo a Las Vegas l’International Consumer Eletronics Show (meglio conosciuto come CES). La fiera dell’hi-tech più importante del mondo ha permesso a tantissime aziende di presentare, al grande pubblico, le novità e i trend del settore tecnologico.

LEGGI ANCHECES 2015: i camera phone Kodak e Zenfone Zoom Asus a confronto

Tra le tante proposte, è stato il  settore mobile a spiccare, presentando tanti nuovi modelli di smartphone degni di ottenere grandi risultati.
Rullo di tamburi, signori e signore, ecco a voi i migliori smartphone del CES 2015!

Acer Liquid Jade S

L’Acer si è presentato sulla scena con il Liquid Jade S, successore del Liquid Jade, dotato di un processore octa-core a 64-bit che, come afferma la società con sede a Taiwan, “renderà questo smarphone fino a 2,5 volte più veloce di quelli tradizionali, dotati di processore quad-core”. Sul retro presenta una fotocamera da 13MP con autofocus e flash LED; mente il secondo obiettivo frontale è da 5MP, perfetto per i selfie e dotato di comandi vocali, come “cheese”, per scattare le foto.

Kodak IM5

Molto interessante la proposta di Kodak che coglie l’occasione del CES 2015 per lanciarsi nel panorama mobile con Kodak IM5.Dotato di una normale fotocamera, posteriore da 13MP (con autofocus e flash LED) e anteriore da 5, quello che merita attenzione in questo smartphone è l’app appositamente sviluppata al fine di rendere facilmente fruibile per l’utente l’editing, la stampa e la condivisione delle foto. A ciò si aggiunge un’interfaccia grafica semplice ed intuitiva.

Asus Zenfone 2 e Asus Zenfone Zoom

Al glorioso brand fotografico, si affiancano i nuovi “gioielli” di casa Asus. Gli ultimi membri della famiglia ZenFone: ZenFone2 e Zenfone Zoom. Il primo, dotato di sistema operativo Android avanzato, presenta un display da 5.5 pollici ed una risoluzione da 1920×1080 pixel. Il secondo, invece, come suggerisce la parola stessa, punta l’attenzione sulle prestazioni della fotocamera disponendo di uno zoom ottico 3X per un totale di 12MP, in grado di fare foto più nitide e video senza strisce.

Le proposte al CES 2015 continuano con HTC e Lenovo

A queste prime tre proposte se ne sono aggiunte altre che meritano la stessa importanza. Stiamo parlando dell’HTC che ha spiccato con i suoi modelli Desire 320 e Desire 826. Il primo va a sostituire l’ormai “passato” Desire 310, con un sistema operativo Android 4.4 e una batteria 2,100mAh; il secondo, con una batteria superiore rispetto al precedente (2600mAh), colpisce per la fotocamera frontale UltraPixel. Un potente sensore che permetterà di scattare foto in modo decisamente migliore, soprattutto in casi di scarsa luminosità.

Anche l’azienda cinese Lenovo si è fatta riconoscere, in positivo naturalmente, con Lenovo P90Lenovo Vibe X2 Pro. Entrambi hanno un processore a 64 bit, uno su Intel e l’altro su Qualcomm. Il Vibe X2 Pro, in particolar modo, si distingue per la fotocamera frontale da 13MP alla quale può essere applicato l’apparecchio Vibe Xtension Selfie Flash, che permette di estendere la funzionalità del flash e ottenere scatti perfetti in qualsiasi condizione di luce.

Di certo non può mancare all’appello Samsung con i suoi “novelli” Galaxy E5 e Galaxy E7, dedicati al mercato dei più giovani perché dotati di ottime fotocamere frontali per i selfie. In entrambi i dispositivi troverete 16GB di memoria interna, insieme al supporto microSD che permetterà di espanderla fino a 64GB.

Il vero protagonista del CES 2015: LG Flex 2

Rimane solo un’azienda, posta per ultima ma non per questo di importanza, arrivata tra i finalisti della sezione mobile, stiamo parlando di LG e del suo LG Flex 2. Nato dalle orme del suo predecessore, LG Flex, questo smartphone mantiene la stessa particolarità della forma curva che lo rende unico nel suo genere ma ad essa si aggiungono nuovi miglioramenti.

Fotocamera da 13MP con stabilizzatore ottico dell’immagine, flash doppio a LED e schermo con risoluzione da 4160×3120, queste le caratteristiche tecniche che lo rendono il top di gamma nel settore. Non a caso Photo Arena ha effettuato un breve test direttamente allo stand LG durante l’evento, mettendo a paragone gli scatti effettuati dal nuovo smartphone asiatico con quelli ottenuti dall’iPhone 6 Plus ed il Samsung Note 4.

Ebbene, il risultato ottenuto da LG è stato ottimo: le immagini sono apparse più luminose di quelle scattate dai due “concorrenti”. Ovviamente si tratta solo di un giudizio provvisorio e quindi da prendere con “le pinze” ma non si può certo fare a meno di constatare che questo primo piccolo test è risultato assolutamente soddisfacente.

Se siete curiosi di conoscere tutte le altre novità tecnologiche del CES 2015, scoprite le innovazioni che ci hanno colpito qui.

Back to the Future: alcune interessanti innovazioni direttamente dal CES 2015 [PARTE 2]

Come ogni anno, il CES si è concluso in mezzo a tante novità e allo stupore di partecipanti, giornalisti ed esperti. Tante aziende tecnologiche da tutto il globo ne hanno approfittato per “lanciare” le innovazioni più visionarie, nell’attesa delle risposte effettive che arriveranno dal mercato.

E così, dopo la prima parte di articolo dedicata a temi caldi come droni, stampanti 3D, wearable e smart home, rieccoci a parlare a 360 gradi di altre innovazioni che ci hanno colpito di quest CES 2015. Pronti? Via! 🙂

Le novità dal Digital Experience e dal Showstopper

Digital Experience e Showstopper: stiamo parlando di due eventi indipendenti del CES, ma nonostante questo davvero interessanti. Il primo prodotto di cui vi parliamo che è stato presentato al loro interno è Onewheel, skateboard mono-ruota elettrico e smart: è infatti caratterizzato da app iOS/ Android indispensabile per ottimizzarne l’utilizzo e le prestazioni.

Secondariamente, il Ring è un telecomando universale a forma di anello, per controllare gli oggetti muovendo le mani. Wearable a tutti gli effetti, dunque, da integrare con smart objects e sistemi mobile. Nell’attesa di vederlo davvero verso la primavera… e provarlo per voi! 😉

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Smartwatch is (not) dead

Altro hot topic è stato rappresentato poi dal mondo degli smartwatch. In particolare, nonostante le critiche che li accompagnano fino dalla progettazione dei primi modelli, grandi player – per esempio quelli dell’automotive come Audi, BMW, Volkswagen – li immaginano utili per azioni come l’apertura delle portiere, l’accensione dell’auto e la regolazione del climatizzatore. Epson ha invece presentato i Runsense, dispositivi indossabili dedicati allo sport che monitorano l’attività fisica in tempo reale generando dati e insights sull’andamento corporeo e sportivo. Come sottolineato da Webnews:

“I modelli in questione sono Epson Runsense SF-810Epson Runsense SF-710Epson Runsense SF-510 ed Epson Runsense SF-310, differenziati per alcuni particolari del design (come visibile nell’immagine a fondo articolo), per le funzionalità offerte agli utenti e per le specifiche tecniche equipaggiate. Quello di punta (SF-810), integra un cardiofrequenzimetro ottico per il rilevamento preciso del battito cardiaco, oltre al GPS per la geolocalizzazione e una batteria in grado di garantire una durata di oltre 20 ore con una sola ricarica.”

Il futuro della tecnologia? E’ dei marketer!

Device, tecnologie, innovazioni: come generare valore attraverso di essi? Soltanto l’intervento dei marketer potrà dirlo, o almeno accennarlo: se, come sottolineato nell’articolo di Advertising Age “The Future of CES Belongs to Marketers”, il CES è un tentativo e una scommessa di prevedere il futuro da parte di aziende e brand, gli interessi dei reparti R&D e degli uffici di Marketing vengono a convergere. Per entrambi il focus è sulle modalità con cui gli utenti utilizzano il tempo a disposizione, cercando di capitalizzare tali dinamiche.

Lo abbiamo evidenziato già nella prima parte di questo articolo dedicato al CES 2015: la verà sfida ci sarà nel momento in cui le stesse innovazioni verranno rilasciate tutte sul mercato. Oltre ai (soliti) early adopterscome reagirà l’audience di consumatori attuali e potenziali?

McDonald's unisce gli eterni nemici con Choose Lovin'

Willy E.Coyote e Beep-Beep finalmente amici, i Puffi che condividono un Big Mac con Gargamella: la magia di McDonald’s può trasformare i nemici in migliori amici. Lo avresti mai detto?
Per il 2015 la nota catena di fast food porta una ventata di freschezza al suo pay-off I’m lovin it, rafforzandolo con una nuova tagline: Choose lovin’.

Per trasmettere questa nuova idea, il gigante dei fast food, ha creato in collaborazione con l’agenzia Leo Burnett, un breve cameo. Nel video diversi personaggi del nostro immaginario fiabesco, reinterpretano il concetto di amarsi e rispettarsi l’un l’altro: da Dorothy e la strega che, a cavallo di una scopa, si scattano un selfie insieme, a un Joker inedito che dona un palloncino a Batman.
Tutti i protagonisti condividono brevi momenti di felicità e scambi di affetto. McDonald’s ha dunque lo straordinario potere di unire tutti, anche chi è così distante come due acerrimi nemici.

Il brand ha deciso però di non fermarsi ad un video, ma di integrare il messaggio all’interno dei propri fast food;  durante il 2015 introdurrà una nuova uniforme per il personale, un nuovo packaging, menù ed infine innovativi focus sui prodotti.

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Infine, nelle ultime ore, sulla pagina ufficiale di Facebook, oltre ad un cambio grafica decisamente più pop e fabiesco, sono state postate diversi protagonisti del video con brevi frasi sull’amore verso il prossimo.
Ad esempio un cavaliere conquista il drago con un mcFlurry: secondo McDonald’s infatti “the granderest obstacles are conquered with a little lovin”.

L’obiettivo di Choose Lovin’ è quello di focalizzare l’attenzione dei consumatori sul concetto di Love e quale sia il vero significato per McDonald’s. Il brand si è reso conto come, durante questi anni, si sia concetrato molto sulle parole “I’m” e “it” senza spiegare la terza parola in modo esaustivo. Pensando per un attimo al jingle pubblicitario, infatti, ci si può ricordare come l’accento sia posto solo sul primo e ultimo vocabolo.

Qual è dunque il significato di Love per McDonald’s? Analizzando la nuova campagna l’idea ruota attorno a due sfumature.

“Love” è positività

Il brand ha notato come il mondo d’oggi e le persone siano spesso negative, soprattutto nella vita di tutti i giorni. Da sempre il fast food americano, nell’immaginario collettivo, è associato ai bambini, alle feste ad un mondo colorato e spensierato.
Attraverso questa idea, consolidata nella mente dei consumatori, McDonald’s desidera portare con il messaggio Choose Lovin’ un piccolo momento di felicità, assaporando anche il lato positivo della vita.

McDonald’s Loves

Un seconda sfumatura di Love, è da ricercarsi nello sviluppo di una relazione duratura con i propri clienti. Negli ultimi anni, spesso, diversi consumatori hanno espresso il loro disappunto nei confronti di McDonald’s, criticando non solo la qualità del cibo, ma anche del servizio nei ristoranti e online.

Il Crisis Management non è stato gestito in modo adeguato in numerose occasioni, lasciando senza risposta diverse domande rivolte al brand.
La catena di Fast food ha, però, deciso di impegnarsi concretamente nell’amare i propri consumatori, attraverso il nuovo packaging visto in precedenza, nuove grafiche in store più focalizzate sul prodotto e la qualità delle materie prime ed infine una campagna riguardante la trasparenza del brand, che verrà lanciata nel corso dell’anno.

Pronti dunque a riappacificarvi con il vostro nemico per andare da McDonald’s e a scoprire le ultime novità?

7 case study di crisi di Corporate Reputation

7 casi eccellenti di crisi di Corporate Reputation

Il successo di un’azienda si basa sulla sua Corporate Reputation: tra i consumatori e i brand si viene a creare un rapporto privilegiato basato sulla fiducia, per questo, a parità di prezzo o ad un prezzo superiore, scegliamo i prodotti dei marchi a cui siamo più legati.

Il marchio è l’anima del prodotto: viene reputato di qualità non per il logo, ma per l’opinione che ne hanno gli acquirenti; è lo specchio della reputazione aziendale nel mercato e non appartiene all’azienda ma ai consumatori!

Per costruire un brand forte è quindi necessario costruirsi e mantenere una solida corporate reputation, perché al primo errore si può seriamente compromettere il rapporto con la propria clientela.

Prendendo spunto da un articolo di Fortune.Com, esaminiamo i casi di 7 grandi aziende alle prese con pesanti crisi di corporate reputation, per meglio comprendere come la corretta gestione di una crisi sia determinante per preservare o riconquistare la fiducia dei consumatori.

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Nestlé e corporate reputation

7 casi eccellenti di crisi di Corporate Reputation

Nel 1974 la multinazionale del settore alimentare fu accusata di fornire alle mamme dei paesi in via di sviluppo un tipo di latte che conteneva additivi non necessari; i detrattori sostenevano che tale prodotti fosse dannoso per la salute dei bambini. Da allora iniziò un boicottaggio verso i prodotti Nestlé.

Nel 1981 un articolo del New York Times rivelò i risultati di uno studio secondo cui i genitori diluivano in maniera eccessiva il prodotto con acqua contaminata, per evitare che i propri figli assumessero grandi quantità di questi nutrienti ritenuti dannosi.

L’azienda ha reagito a questa crisi redigendo delle linee guida per l’utilizzo dei propri prodotti e rinnovando tutti i materiali di marketing. Tuttora la Nestlé viene contestata e boicottata da molte persone ed associazioni, ma grazie alla comunicazione è riuscita in parte a risolvere il problema e a generare profitti, in particolare sul mercato asiatico.

Johnson & Johnson

7 casi eccellenti di crisi di Corporate Reputation

Nel 1982 la società farmaceutica dovette fronteggiare una pesante crisi per la morte di sette persone a causa di alcune confezioni del farmaco Tylenol, manomesse con del cianuro.

L’azienda prontamente ritirò dal mercato circa 30 milioni di confezioni del farmaco e mise a punto un packaging più sicuro. La prontezza nel reagire alla crisi e la responsabilità dimostrata nel gestire il problema hanno salvato il brand e lo stesso Tylenol è tuttora uno dei farmaci più venduti al mondo.

Nike

7 casi eccellenti di crisi di Corporate Reputation

Negli anni 90 fu Nike a dover fronteggiare una corporate reputation crisis che mise a dura prova l’azienda: furono accusati di sfruttamento dei lavoratori. Secondo i sostenitori di questa accusa, nelle fabbriche asiatiche venivano impiegati anche  bambini e tutti i lavoratori erano sottopagati.

Dopo anni di resistenza alle critiche, la multinazionale ha migliorato le condizioni di lavoro dei propri dipendenti alzando sensibilmente l’età minima; inoltre periodicamente pubblica rapporti sulle condizioni dei propri lavoratori per aumentare la trasparenza nei confronti dei consumatori.

AIG

7 casi eccellenti di crisi di Corporate Reputation

Nel 2008, a causa della crisi finanziaria globale, il colosso AIG aveva raggiunto il peggior risultato economico della propria storia accumulando un pesante passivo.

Dopo essere stata salvata grazie all’intervento del governo americano, l’anno seguente la compagnia premiò i dirigenti con dei consistenti bonus.

Da allora la compagnia è sotto i riflettori per questo scandalo e a causa del fatto che ha difeso la propria scelta sostenendo pubblicamente che i bonus servivano per trattenere i loro talenti (che erano stati così talentuosi da quasi condurre alla bancarotta AIG).

Wal-Mart e corporate reputation

7 casi eccellenti di crisi di Corporate Reputation

Nel 2012 in Bangladesh circa 1000 persone morirono nell’incendio di una fabbrica le cui condizioni di sicurezza erano pessime.

Wal-Mart ha subito un duro colpo d’immagine quando, come rivenditore che si riforniva presso quella fabbrica, ha rifiutato di siglare gli accordi di sicurezza proposti dai rivenditori europei per proporre delle proprie discutibili linee guida per la sicurezza in Bangladesh.

Abercrombie & Fitch

7 casi eccellenti di crisi di Corporate Reputation

Nel 2013 il famoso marchio di abbigliamento è stato subissato di polemiche a causa di una vecchia dichiarazione del proprio CEO: avrebbe asserito che gli abiti Abercrombie & Fitch erano destinati soltanto a persone di bell’aspetto.

A causa di questo scivolone la compagnia si è attirata le critiche di tutti coloro che hanno visto in quella frase un pregiudizio nei confronti delle persone in sovrappeso o in generale non abbastanza cool. Da allora l’azienda continua a collezionare risultati negativi, ma ha rinnovato la fiducia al proprio CEO.

Target

7 casi eccellenti di crisi di Corporate Reputation

Lo scorso anno, a causa di un attacco hacker, la catena statunitense Target fu costretta a mettere in guardia i propri clienti a causa del furto dei dati delle carte di debito/credito di questi ultimi.

Nonostante la trasparenza l’azienda ha visto progressivamente contrarsi il volume degli introiti nell’ultimo anno.

Non sempre reagire prontamente e con trasparenza ad una crisi di corporate reputation garantisce la comprensione da parte dei consumatori e non esiste una ricetta per risolvere i problemi legati alla fiducia. L’unico fattore che a lungo termine può influire positivamente è la coerenza del brand nei confronti dei propri clienti.

CES 2015: i camera phone Kodak e Zenfone Zoom Asus a confronto

 

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Fonte @Bestmobs

“Che ci fai con quel telefono in mano?”
“Devo fare una chiamata!”.

Lontani i tempi in cui il telefono si usava per telefonare e il 2014 tra il boom del selfie, il foodporn e l’impennata degli utenti (circa 300 milioni) di Instagram ci ha lasciato almeno una certezza: il 90% delle volte in cui usiamo il nostro smartphone non lo facciamo per eseguire la sua funzione primaria.

LEGGI ANCHE: Back to the future: alcune interessanti innovazioni dal CES 2015

Al CES 2015 non sono mancate le novità in fatto di phonegrafia: gli smartphone con prestazione fotografiche più discusse dell’evento di Las Vegas sono indubbiamente il cameraphone di Kodak e il Zenfone Zoom di Asus. Vediamoli insieme!

Il primo smartphone Kodak

Fedele alla sua identità, dopo anni di silenzio Kodak non poteva deluderci e presentarci uno smartphone tralasciando la performance fotografica. Tra le sue principali caratteristiche cominciamo col dire che il Kodak IM5 presenta una fotocamera posteriore da 13MP e una anteriore da 5MP.

L’attuale sistema operativo è Android versione 4.4 Kitkat anche se è previsto un aggiornamento alla versione Lollipop nei prossimi mesi.

L’obiettivo principale è quello di rendere più semplice l’utilizzo del cameraphone per i consumatori perciò le funzioni di stampa o “share” delle foto appena scattate non potevano che essere messe in primo piano attraverso comandi ben visibili. Le caratteristiche hardware: è solido e molto leggero ma oltre a questo, ciò che risalta agli occhi è il prezzo. Dalla fine di marzo 2015 entrerà nel mercato europeo a un costo molto competitivo di 249$, per poi raggiungere il mercato statunitense solo alla fine dell’anno.

Zenfone Zoom di Asus

Già dal nome scelto per questo device è piuttosto intuitivo capire quale sia il suo punto di forza!

Dalle caratteristiche simili allo Zenfone 2 (nella foto a sinistra) – quindi un processore Intel Atom quad-core a 64-bit e una potente batteria a 3000mAh –  il nuovo  Zenfone Zoom (a destra nella foto) di Asus ha un obiettivo che raggiunge uno zoom ottico 3X per un totale di 12X con uno stabilizzatore ottico di immagine per garantire maggiore nitidezza alle nostre foto e performance elevate anche a una distanza inferiore ai 5cm.

La fotocamera posteriore ha 13 MP mentre quella anteriore ha 5MP. Con uno schermo da 5.5 pollici full HD e l’interfaccia proprietaria ZenUI, entrerà nel mercato con OS Android 5.0 Lollipop nel secondo trimestre del 2015 ad un prezzo pari a 399$. Con un design accurato, ricorda il Nokia Lumia 1020.

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Con la Modalità Manuale sarà possibile modificare alcune opzioni per variare le foto e infine da non dimenticare assolutamente il Low-Light Mode che permette di scattare foto al buio più luminose del 400% consentendo di vedere ciò che gli altri non vedono, a detta di Asus.

Due grandi brand: l’uno eclettico, l’altro inevitabilmente legato al mondo della fotografia. Chi ama scattare foto con il suo device, quale preferirà?

Avrà ancora fiducia in Kodak e nel suo ritorno, colosso del mondo fotografico o preferirà affidarsi alla continuità di Asus nonostante il suo nome non sia strettamente legato alla fotografia? Staremo a vedere, non manca poi molto alla loro distribuzione!