Social media: una (rapida) lezione di storia

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Alla velocità a cui il mondo cambia, e considerata la frequenza con cui un’enorme quantità di novità compaiono e scompaiono, Facebook inizia a darci l’impressione di esserci da sempre e di non volersene andare.

È stato fondato nel 2004, ed è veramente esploso intorno al 2008 – per lo meno in Italia. Stiamo parlando di 7 anni: una cifra strabiliante prendendo atto di quanto detto sopra, soprattutto applicato al mondo della tecnologia e della rete.

Ma cosa c’era prima di Facebook? Perché è ancora qua mentre qualcun altro non ce l’ha fatta? E qual è il futuro dei social?

Parliamone un po’ insieme.

Social media: un po’ di storia

In realtà i social sono nati praticamente insieme a Internet e da quel giorno si evolvono al suo fianco. La prima e-mail è stata inviata nel 1971, e cos’altro è se non un medium destinato a connettere due utenti o più della rete? C’è anche stato GeoCities, che permetteva a ognuno di creare la propria pagina persona nel 1995.

Il primo social

Ma prendiamo la definizione che abbiamo oggi di social network e la corona andrà sulla testa di Six Degrees, largamente riconosciuto come la prima piattaforma di social networking.

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Ecco come ne parla Wikipedia:

Prendeva il suo nome dal concetto di sei gradi di separazione e permetteva di trovare amici, familiari e conoscenze sia sul sito che fuori; i contatti esterni venivano invitati ad unirsi al sito. Gli utenti potevano mandare messaggi e postare aggiornamenti destinati alle connessioni fino al terzo grado di separazione.

Six Degrees è stato lanciato nel 1997 e ha raggiunto circa 3,5 milioni di utenti prima di essere venduto per 125 milioni di dollari per poi chiudere nel 2001. L’idea era buona, ma il momento era sbagliato; nel 1997 l’infrastruttura della rete non era ancora adatta al social networking e, nonostante avesse qualche milione di iscritti, la crescita era limitata soprattutto per mancanza di persone connesse a Internet.

L’evoluzione

Con la crescita di Internet e dei suoi utenti, intanto, cresceva anche il potenziale per la creazione di cerchie sociali online, e qualcuno ha continuato a provarci adottando un nuovo principio diverso da quello dei sei grandi di separazione. In sostanza, sulle nuove piattaforme si poteva diventare amici di chiunque, indipendentemente dal legame che poteva esistere o non esistere IRL (in real life, NdA).

I due esempi più celebri?

Friendster

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Friendster è stato fondato nel 2002 e ha raggiunto la strabiliante cifra di 100 milioni di utenti. Dopo molti sforzi per cercare di reinventarsi, ha chiuso i battenti proprio quest’anno, il 14 giugno per la precisione.

Il sito è stato il primo approccio al social networking per moltissime persone, ma come molti altri non è riuscito a diventare parte integrante della vita di tutti i giorni degli utenti.

Myspace

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Myspace è stato il più grande social network dal 2005 al 2008. Nel giugno del 2006 ha perfino superato Google come sito più visitato negli Stati Uniti.

Purtroppo per lui però, è arrivato Facebook, che nel 2008 l’ha sorpassato. Da lì la piattaforma ha cercato in tutti i modi di raggiungerlo e di reinventarsi – ci ha persino messo la faccia Justin Timberlake.

Strano, Justin è stato uno dei primi sostenitori di Facebook!

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Ah no, perdonateci, questo è The Social Network di David Fincher (2010).  😛

Cosa uccide un social network

I motivi sono tanti, e gli studi che si fanno questa domanda ancora di più. Secondo noi in sintesi si può spiegare in un paio di punti:

  • l mondo cambia, la velocità e i modi di fruizione anche, e nuovi social nascono. Risultato? L’appeal del giocattolo nuovo porta gli utenti a provare l’ultimo modello;
  • Se il vecchio modello inizia a sembrare davvero obsoleto succede una cosa: pian piano gli utenti iniziano ad andarsene e le reti si sgretolano. E non c’è bisogno di dire che una piattaforma di reti sociali senza reti, morirà presto.

Perché Facebook è diventato il n° 1 al mondo

Myspace ha insegnato il mondo che i social erano interessanti, ma Facebook ha saputo perfezionare il prodotto. – Mike Jones, ex CEO di Myspace

Facebook ormai è sull’Olimpo. Non solo, attualmente Facebook è Zeus, con 1,5 miliardi di utenti attivi ogni mese. Ma come è riuscito ad arrivare in cima?

Trasparenza

Facebook è stato il primo social network ad incoraggiare ad usare il vero nome piuttosto che un nickname o uno pseudonimo. Sempre secondo Mike Jones:

Myspace alzava barriere all’apprezzamento degli utenti forzandoli a usare pseudonimi al posto delle loro vere identità. Facebook, invece, ha sempre incoraggiato gli utenti a usare i loro veri nomi; una volta che questo comportamento è stato assimilato dal pubblico, e che le persone si sono accorte che non era così rischioso, Facebook è letteralmente decollato senza guardare indietro. Le regole del gioco erano cambiate.

Disposizione al cambiamento

Una cosa che ha sempre distinto Facebook dalle altre piattaforme è la tendenza a cambiare, senza troppa paura di farlo.

Tutti ci ricordiamo di aver detto più volte “Oh no, è cambiato Facebook, mo mi tocca capire dove ritrovare tutto“, tutti se ne lamentavano per 2-3 giorni con uno stato, poi il silenzio: tutto era tornato come prima. Guardiamoci indietro e noteremo che è stato proprio questo a tenerci sull’attenti e interessati, insieme alla costante introduzione di nuove funzioni.

Ecco una timeline dei maggiori aggiornamenti confrontanti con l’aumento del numero di utenti:

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Il Newsfeed

Il Newsfeed è stata una delle chiavi del successo di Facebook. Nelle vecchie piattaforme l’utente doveva andare a cercarsi i contenuti dei propri amici. Ora invece sono tutti comodamente fruibili in uno stream scrollabile all’infinito. I contenuti, gli aggiornamenti e la discussioni degli amici sono sotto i riflettori, ed è questo che interessa agli utenti.

Quattro predizioni per il futuro

Maggior focus sull’autenticità

Una delle ragioni per cui Facebook ha battuto Myspace è stata non solo la possibilità, ma anche l’invito a essere se stessi (usando il proprio nome) e i social media, evolvendosi, diventeranno ancora più autentici.

Come spiega Casey Neistat, regista e co-fondatore di Beme:

I social media dovrebbero rappresentare una versione digitale o virtuale di chi siamo. Invece è una versione altamente calcolata, scolpita e calibrata.

I social network saranno sempre più genuini, concentrandosi su chi siamo come individui e togliendo progressivamente i filtri che caratterizzano la versione di noi che sta sui social contrapposta a quella che sta di fronte agli schermi.

Contenuti su misura

Un tweet attualmente vive in media circa 18 minuti prima di perdersi per sempre nello stream senza essere più visualizzato. Un utente di Facebook ha accesso a circa 1500 post al giorno, ma si concentra solo su 300.

Queste sono le prove che ora come ora ci sono troppi contenuti rispetto alla reale possibilità di fruirne, e questo è un problema sia per gli utenti che per chi fa marketing.

Col passare del tempo ci sarà bisogno di affinare sempre di più la capacità di proporre i contenuti giusti, di concentrarsi sulla qualità e l’interesse piuttosto che sulla quantità.

E una soluzione in questa direzione risulterà anche in una maggiore longevità delle piattaforme in quanto: contenuti interessanti per l’utente = minore probabilità di annoiarlo.

Basta immagini fisse

Le immagini statiche sono sempre più noiose, mentre i video sono sempre più guardati (e creati). Twitter ha recentemente pubblicato uno studio che dimostra che l’82% dei suoi utenti guarda e pubblica video sul social.

Su Facebook sono perfino comparsi i video al posto delle foto profilo:

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Inoltre c’è un altro dato che dimostra il progressivo allontanamento dalle semplici immagini: il ritorno delle GIF. Tutte le piattaforme stanno rinnovando il loro supporto al formato e Tumblr ne ha addirittura fatto una TV.

E ricordate, non si pronuncia GHIF.

Oltre la soglia dell’attenzione

Riceviamo talmente tanti stimoli che abbiamo sempre meno tempo per dedicarci pienamente a ciascuno di essi e la nostra soglia dell’attenzione è sempre più bassa. Per la precisione siamo passati da 12 secondi nel 2000 a solo 8 nel 2015 (secondo uno studio di Microsoft). Con Vine ci siamo addirittura abituati a intere storie che durano solo 6 secondi!

È per questo che uno dei maggiori obiettivi di chi propone contenuti è di andare oltre il grado di attenzione dello spettatore proponendo contenuti interattivi. Facebook e YouTube ci stanno provando con i video a 360°: un modo per far sì che sia l’utente a decidere cosa e dove guardare, mantenendolo curioso.

Per concludere

Chiudiamo con le parole di Sean Parker (creatore di Napster e uno tra i primi investitori di Facebook, impersonato da Justin Timberlake nel fotogramma sopra):

Non è mai la fine del gioco. Facebook ora una piattaforma sulla quale stanno venendo costruite applicazioni di tutti i tipi. Ma non è tutto qui. Sarebbe incredibilmente presuntuoso (e nel mio interesse) credere che Facebook sia la fine della storia.

Quando Myspace era in cima all’Olimpo nessuno al di fuori di un dormitorio di Harvard avrebbe previsto Facebook, così come Facebook non si immaginava che Snapchat gli avrebbe portato via milioni e milioni di adolescenti (e non).

Con tutta probabilità, prima o poi qualcuno avrà la forza e l’hybris di sostituire Facebook, a noi non resta che restare a guardare. O magari di osare con una nuova idea.

Il White Paper di Digital Magics e il futuro delle startup in Italia

Il White Paper di Digital Magics e il futuro delle startup in Italia

“Costruire un ecosistema più favorevole ad attirare gli investimenti”. Così Enrico Gasperini sintetizzava il White Paper presentato durante l’Internet Festival 2015 di Pisa, appena un mese prima di lasciarci.

Fondatore e presidente Digital Magics, Gasperini voleva costruire un nuovo ambiente per le startup in Italia, attraverso una proposta in otto punti per dare nuovo vigore al sistema dell’innovazione e promuovere un’azione politica concreta, a favore delle startup del digitale e delle loro potenzialità.

“Pioniere nello sviluppo di nuovi modelli di marketing e comunicazione applicati ai media digitali, Enrico Gasperini è stato tra i primi imprenditori italiani a credere nelle potenzialità della rete, impegnandosi parallelamente nella costruzione e nella diffusione della cultura digitale“, si legge nella sua biografia su Digital Magics.

La sua attività imprenditoriale, che aveva sposato la passione per l’innovazione e la valorizzazione del comparto digitale, lo aveva portato a impegnarsi nella diffusione della cultura dell’online, lavorando attivamente per la crescita strutturale e culturale del sistema digitale italiano.

Il White Paper resta da un lato il documento su cui oggi è possibile costruire un nuovo modello di sviluppo economico e politico per le startup e per l’innovazione italiana, dall’altro l’eredità di chi quell’ecosistema lo ha conosciuto a fondo, individuandone problematiche e potenzialità.

Ho riletto il White Paper di Digital Magics oggi e cerco di spiegarvi in tre punti le chiavi di lettura che lo rendono un documento fondamentale per costruire l’innovazione in Italia.

#1 Il confronto con gli altri Paesi

Il White Paper di Digital Magics e il futuro delle startup in Italia

Spiegando il contenuto del White Paper, Gasperini ha spesso sottolineato che il punto di partenza per i redattori degli otto punti è stato guardare alle formule per l’innovazione già realizzate negli altri Paesi, europei e non.

Se in Italia, ad esempio, gli investimenti in startup sono ancora nell’ordine di alcuni milioni di euro, all’estero si parla di miliardi. Questo a causa, da un lato del mancato coordinamento delle politiche regionali e dall’altro per il profondo equity gap nelle fasi del ciclo di crescita successivo, seed, di venture capital. Nonostante l’Italia sia seconda solo al Regno Unito per percentuale di PMI innovative, gli investimenti in Venture Capital rimangono decisamente inferiori, con una quota dello 0,002% del proprio PIL, rispetto a una media europea dello 0,024%.

Esiste anche una problematica legata al capitale umano, dato che un terzo delle assunzioni di programmatori viene classificata come difficoltosa e anche i laureati in ingegneria mancano di competenze specifiche. Resiste ancora una più generale avversione al rischio da parte dei giovani. Secondo lo Standard Eurobarometer UE dell’autunno 2013, infatti, molti ragazzi rifiutano l’idea di unirsi ad una startup o di lanciarne una.

LEGGI ANCHE: Le professioni del digitale: le skill chiave. Giulio Xhaet all’evento Digital Warriors

Rispetto ad altre realtà come Berlino, Londra, New York o Tel Aviv, in Italia le politiche legate allo sviluppo dell’imprenditorialità e dell’innovazione spesso restano politiche regionali, prive di un coordinamento centrale. Questo aumenta la dispersione di risorse e sinergie, ma rende difficile anche la possibilità di massimizzare l’investimento in un ecosistema più ristretto e fertile, oltre a ridurre la probabilità di successo di imprese meritorie.

#2 Incentivi e agevolazioni pubbliche

Il White Paper di Digital Magics e il futuro delle startup in Italia

Uno degli elementi connaturati ad una startup è quello del rischio, che resta connesso anche con il finanziamento. Tra le proposte avanzate da Digital Magics nel White Paper, vi è quella di un maggiore sforzo da parte del Governo in tema di tax credit.

Sulla base del modello britannico per l’aspetto delle agevolazioni fiscali e di quello israeliano per le sovvenzioni, le proposte degli otto punti mirano anche a integrare startup innovative e PMI, il vero tessuto economico italiano.

Il senso di questi interventi dovrebbe essre quello di creare le condizioni adatte affinché la piccola e media imprenditoria individui nelle startup la via per innovarsi, attraverso l’esternalizzazione di servizi.

Estendere, poi, la definizione di startup innovativa anche ai servizi relativi al “Digital Made in Italy” o all’“Innovation Made in Italy”, permetterebbe di raccogliere sotto la nozione di startup innovativa, a livello normativo, anche realtà che portano “un’innovazione di natura digitale in termini di aggregazione della filiera, o della distribuzione, della gestione dei processi interni etc.”.

#3 Crowdfunding e investimenti privati

Il White Paper di Digital Magics e il futuro delle startup in Italia

Se è vero che l’Italia è il primo Paese in Europa ad essersi dotato di una normativa specifica e organica relativa all’equity crowdfunding, è ancora necessario eliminarne alcuni limiti, che bloccano notevolmente il potenziale di investimento delle famiglie italiane, che possono essere considerate veri e propri angels inattivi.

Attraverso la nascita di fondi “specializzati”, dedicati all’investimento in startup e PMI innovative, si potrebbe creare un afflusso di almeno 1 miliardo di euro dei capitali gestiti dall’industria del risparmio (pari allo 0,05% del totale) verso il sistema delle startup e PMI innovative italiane.

LEGGI ANCHE: Global Startup Expo: tecnologia e startup per la fiera del futuro [INTERVISTA]

L’implementazione di programmi di formazione sul modello del tedesco Accelerator Program, che supporta attivamente le startup selezionate ad entrare nel mercato US attraverso servizi di hands-on mentoring nelle proprie sedi della Silicon Valley, potrebbe essere completamente indirizzato al Made In Italy, attuato da tutti gli incubatori di startup e sponsorizzato attivamente dalle più importanti realtà dell’imprenditoria italiana.

Il White Paper resta un documento aperto e in progress, tanto che tutti gli interessati a partecipare all’azione portata avanti da Digital Magics, possono inviare le loro proposte e contribuire allo sviluppo, anche scrivendo all’indirizzo email: whitepaper@digitalmagics.com.

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Digital Warriors: scopri i Social Media Marketing Trends del 2016

Sabato 28 novembre, dalle 9:30 alle 13:00 al Copernico Milano, Ninja Marketing e Ninja Academy riuniranno i principali esponenti della digital industry italiana per una mattinata di formazione gratuita dedicata a tutti i Digital Warriors che vogliono aggiornarsi e fare il punto della situazione su trend, tool, professioni e tecniche.

Nel programma, un panel molto interessante sui Social Media Marketing Trends 2016, per questo abbiamo voluto chiedere ai protagonisti Luca La Mesa, Simone Tornabene, Orazio Spoto, Filippo Giotto, Edoardo Scognamiglio una piccola anticipazione che verrà approfondita durante l’evento.

Iscriviti qui all’evento gratuito “Digital Warriors. Tecniche di combattimento pacifiche per Ninja del Marketing”

Digital Warriors: le anticipazioni sui trend del 2016

Nell’attesa del vostro panel, ci date un’anticipazione su quale sarà il trend su cui puntare nel 2016?

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Luca La Mesa

Nel 2016 mi aspetto che i social cercheranno di ampliare sempre più le loro funzionalità per provare a trattenere più utenti possibili sulle loro piattaforme.
Ad esempio Facebook sta testando o lanciando varie funzionalità che sembrano almeno in parte ispirarsi ad altre che sono risultate molto apprezzate dagli utenti del web.

Qualche esempio: la funzione “Accadde oggi” sembra prendere spunto da TimeHop che permette di rivedere cosa abbiamo pubblicato uno o più anni fa. Sta testando i messaggi “a tempo” stile Snapchat. Facebook Live cercherà di convincere gli utenti a fare streaming in diretta su Facebook invece che su Periscope seppur il lancio sia stato molto diverso dando la funzionalità per ora solo a volti noti grazie alla loro capacità di creare contenuti unici di backstage.

Messenger cercherà di diventare lo strumento per inviare soldi agli amici con pochi click mentre i gruppi vorranno diventare dei veri e propri “mercati” per vendere online. Il Trend su cui puntare sarà sicuramente la creazione di contenuti video coinvolgenti e di qualità molto alta integrabili con nuove tecnologie (video 360° e Oculus). Sul tema dei video si sta giocando una vera e propria (amichevole) battaglia tra Facebook, YouTube e Snapchat per diventare il luogo privilegiato dove creare e veicolare i contenuti.

Basti pensare che Facebook ha annunciato 8 miliardi di video visti al giorno e Snapchat ha rapidamente colmato il gap arrivando a 6 miliardi di views nelle 24 ore. Su questo argomento bisognerà però fare molta attenzione nel definire chiaramente cosa si intende per “views/visualizzazione” in quanto ciascun social sta utilizzando un criterio diverso.

Ad esempio, secondo diversi media americani, per YouTube una visualizzazione è effettiva dopo che un utente ha visto 30 secondi, per Facebook bastano 3 secondi mentre per Snapchat basta che sia stato caricato per risultare come “visto”.
L’insegnamento di questi trend è che non è ormai più importante chi lancia per primo una nuova tecnologia ma la quota di mercato maggiore la ottiene chi riesce ad educare centinaia di milioni di persone a usare le proprie funzionalità. In questo scenario Facebook, con i suoi 1.550.000.000 utenti attivi al mese ha veramente un buon vantaggio competitivo.

Sicuramente ci auguriamo tutti che queste nuove tecnologie saranno sempre più utili a tutti noi come ad esempio l’uso del Safety Check di Facebook o del meno noto (almeno a me) Google Person Finder sviluppato dalla società di Mountain View.

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Simone Tornabene

Il trend su cui puntare è l’integrazione fra contenuto e vendita. Facebook (con Multiproduct Ads), Pinterest (con Sponsored Pin), Twitter (con Product Page) e Instagram (con Instagram Ads) stanno tutti puntando nella direzione già esplorata con un buon successo da Fancy: Arrivo, Guardo, Compro.

Il nuovo veni, vidi, vici. Sempre di più i produttori di contenuto cercheranno prodotti da veicolare su cui avere revenue sharing, sempre di più i produttori di prodotti dovranno produrre contenuti per venderli. Un esempio? Daniel Wellington su Instagram.

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Filippo Giotto

La risposta è tanto semplice quanto apparentemente scontata: rilevanza.
La rilevanza verso gli utenti attraverso una corretta e coerente scelta del contenuto, dei target, dei codici di comunicazione, dei canali.

Per il 2016? Meno marketer, più editori.

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Orazio Spoto

Instagram è ancora il social network più attraente in termini di engagement. Punterei sulla creatività nell’advertising di instagram. Dall’altra parte punterei sul coinvolgimento di instagramers selezionati.

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Edoardo Scognamiglio

Nel 2016 parleremo molto della continua a battaglia che esiste tra Facebook e Youtube, delle nuove abitudini di consumo e delle nuove tecnologie.

Cosa aspetti?! Ci vediamo il 28!

Ansia da post-colloquio di lavoro: cosa fare e come gestirla al meglio

Ansia da post-colloquio di lavoro: cosa fare e come gestirla al meglio

Sei in attesa di ricevere la fatidica risposta? Ansia, preoccupazione, controllo costante della mail e dello smartphone. Ecco manifestarsi i sintomi comuni da post-colloquio di lavoro.

Una recente ricerca, citata qualche giorno fa anche su Business Insider, afferma che le preoccupazioni dal dopo colloquio possono essere in qualche modo produttive e positive. Ma vediamo meglio come gestire e cosa fare in questo periodo di attesa.

Post-colloquio: cosa fare?

Siamo nel periodo di attesa, del classico “le faremo sapere”, momento che può generare enorme ansia e stress, ma che secondo una recente ricerca di Kate Sweeny, Ph.D. dell’ University of California, può avere conseguenze positive.

Secondo lo studio, uno dei numerosi approcci per gestire meglio questo lasso di tempo è quello di “prepararsi al peggio”. Non si tratta di puro pessimismo; al contrario un atteggiamento del genere può produrre effetti e risvolti positivi che si ripercuoteranno sulla nostra autostima.

Sicuramente non è bene passare i giorni successivi al colloquio di lavoro chiusi in casa, con il pensiero fisso di essere stati presi o meno, o comunque in attesa di “un segno”. Occorre ragionevolmente ricordarci che non siamo gli unici candidati per il posto di lavoro soggetto a selezione e a seconda anche della tipologia di azienda, piccola impresa o meno, i tempi di risposta sono diversi e comunque generalmente non brevissimi.

Ecco cosa fare dopo un colloquio di lavoro.

1. Riassumi gli argomenti trattati durante il colloquio

Scrivi cosa ti è stato chiesto e gli argomenti sui quali vi siete soffermati maggiormente. Fondamentale è annotare anche le proprie risposte. Oltre ad essere un promemoria importante, è molto utile anche in vista di ulteriori colloqui; prendere nota di queste può far riflettere su come avresti potuto rispondere in modo più efficace.

LEGGI ANCHE: SOS colloquio di lavoro, assumeresti te stesso?

2. Cerca più informazioni possibili sul tuo esaminatore

Dobbiamo sempre avere ben presente con chi ci siamo approcciati. Dall’altra parte si aspettano proprio questo. Annotarsi il nome di chi hai incontrato in azienda, non solo del tuo recruiter, potrebbe tornarti utile se avrai a che fare con questa impresa in futuro.

3. Se hai domande o aspetti poco chiari, segnali!

Annotati quanto non ti è risultato chiaro dal colloquio o se hai ancora quesiti da porre. Se venissi contattato per un secondo incontro, potresti in questo modo schiarirti le idee toccando i punti che ti sono oscuri, denotando allo stesso tempo il tuo forte interesse verso l’azienda.

4. Richiama per verificare lo stato della selezione

Se non ti è stato specificato il termine della selezione e le modalità con cui verranno ricontattati i candidati selezionati, aspetta due settimane circa dopo il colloquio e contatta l’azienda. Non cercare però di forzare i tempi facendoti sentire costantemente. Se ti hanno detto che ti faranno sapere entro un certo periodo, attendi pazientemente.

5. Non arrestare la tua ricerca!

Continua a cercare lavoro anche se pensi di essere stato selezionato. Bisogna sempre mettere in conto che, date tutta una serie di variabili, potrebbero scegliere altri candidati. Guardati sempre intorno, potresti trovare un’azienda migliore! La ricerca di un nuovo posto di lavoro potrebbe aiutarti a superare un eventuale feedback negativo e, allo stesso tempo, ad essere pronto a sostenere nuovi colloqui.

LEGGI ANCHE: Quello che le risorse umane non ti dicono ai colloqui di lavoro

Talvolta è consigliato anche scrivere una mail all’esaminatore, nella quale lo si ringrazia per il tempo dedicato e gli si riferiscono le impressioni avute sul colloquio, confermando così il proprio interesse per la posizione in gioco.

ZoomSphere, il nuovo tool digitale per gestire le attività di Social Media Marketing

Zoomsphere è un tool di gestione dei social media, nato a Praga per mano di professionisti del settore, che presenta alcune interessanti peculiarità per lo sviluppo della propria strategia di Social Media Marketing.

I 7 moduli che compongono ZoomSphere

Il tool è composto da 7 moduli:

  • Customer Care, per collegare gli account di Facebook, Twitter e G+ e creare un customer care team per gestire social e assistenza clienti
  • CRM Card, che racchiude le informazioni su ogni utente e la sua relazione con l’azienda (trial customer, influencer, Vip, etc)
  • Publisher, per gestire il piano editoriale e la pianificazione dei post, con la possibilità di mandarlo al cliente per l’approvazione
  • Monitoring, lo strumento per la social media listening. Si può decidere se monitorare i contenuti pubblicati da determinati profili oppure se dare un’occhiata alla conversazioni e al buzz intorno a un certo argomento o una precisa keyword
  • Analitycs, per analizzare le metriche di un profilo, dal numero di fan alle interazioni
  • Comparisons, per fare analisi di benchmark analizzando le metriche dei profili dei competitor
  • Report Builder, per costruire i propri report scegliendo le metriche da analizzare e in quale forma (grafico a torta, istogramma…)

LEGGI ANCHE: Quali competenze deve avere un vero Social Media Manager? Risponde Filippo Giotto [INTERVISTA]

Una sola dashboard, niente limiti

Veniamo alle caratteristiche più interessanti di ZoomSphere.

In primis, il tool dà la possibilità di gestire l’intera attività di Social Media Management da una sola dashboard: si evita così di dover distriburire le varie attività su diversi strumenti. Non ci sono limiti nel numero di account da collegare né nel numero di keyword da analizzare. ZoomSphere permette di lasciare commenti sui contenuti programmati, rivederli e mandarli in approvazione; si può modificare inoltre ogni parte del contenuto: immagine, video, link, testo.

Il team working è agevolato non solo dalla possibilità di collegare tutti gli account di cui si ha bisogno, ma anche dalla possibilità di configurare i privilegi di ogni modulo.
Completa il tutto un servizio di assistenza che si annuncia molto veloce. Se siete curiosi, potete provare ZoomSphere per un mese gratuitamente.

ZoomSphere ha aperto di recente alcuni uffici commerciali in Italia: per saperne di più a proposito del tool, ZoomSphere Italia ha caricato su SlideShare una presentazione ad hoc. Ninja, lo avete già provato? Nel caso, vogliamo i vostri pareri! 😉

Addio agli ex, grazie a una nuova funzione di Facebook

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La fine di una relazione è uno di quei momenti delicati che l’esistenza di Facebook, forse, ha reso un po’ più difficili. D’altronde non è proprio il massimo continuare ad avere aggiornamenti sulla persona che, almeno per un po’, si vuole dimenticare.

E allora ecco all’opera gli sviluppatori Menlo Park, con una nuova funzione per aiutare a prendere una pausa dal proprio ex. Come? Limitandone i contenuti visualizzati.

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Il nuovo strumento mira ad evitare che l’ex fidanzato/a venga eliminato dalle amicizie o bloccato e si attiva una volta cambiato lo stato della relazione offrendo la possibilità di limitare la quantità di stati, foto e video della persona in questione.

Il suo nome non comparirà più tra gli utenti consigliati da contattare o taggare e, in più, sarà possibile eliminare o limitare automaticamente i vecchi contenuti in cui si era insieme: si possono scegliere uno a uno i post indesiderati o farli sparire tutti con un semplice click.

La funzione permette anche di fare in modo che l’ex veda meno dei propri aggiornamenti.

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Attualmente lo strumento è in fase di test negli Stati Uniti, e solamente sulle app mobile. Si prevede una maggiore disponibilità man mano che gli utenti che la stanno provando offrono un feedback, ma ancora non c’è nulla di definito.

Facebook sta dimostrando una sensibilità particolare quando si tratta dei contenuti visualizzati dagli utenti, soprattutto in momenti difficili della loro vita. Voi che ne pensate? Vedere meno contenuti del proprio/a ex sul newsfeed può aiutare a superare la fine di una relazione?

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Il mercato globale sta ormai varando sempre di più verso il commercio elettronico rendendo i business digitali imprescindibili per ogni azienda di successo.

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Grazie all’appuntamento gratuito con i nostri tre docenti del Corso Online in eCommerce Management avremo un assaggio di tutto ciò.

In particolare, capiremo come scegliere la giusta piattaforma di eCommerce, che ruolo hanno i Social Media in un progetto di business online, che importanza ha il retargeting per le campagne di vendita e quali sono le competenze per strutturare un Customer Care adeguato alle tue vendite.

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L’appuntamento è online ed è gratuito ma iscriviti subito, perché i posti sono limitati!

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Giovedì 3 Dicembre 2015, dalle ore 13

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Il team Ninja Academy resta a tua disposizione per qualsiasi dubbio o chiarimento.
Puoi scrivere a info@ninjacademy.it o telefonare allo 02 40042554 o al 346 4278490.

Knowledge for change!
BE NINJA.

StoryCorps, l'app che raccoglie le storie di tutto il mondo

Diventa un reporter con StoryCorps

 

Ogni storia merita di essere raccontata: nel mondo ogni generazione, ogni singolo individuo, ha una storia che merita attenzione. Ma non tutti sono personaggi famosi e non tutti hanno l’occasione far conoscere al mondo intero la propria storia.

Un’applicazione mobile può colmare questo vuoto:  StoryCorps ci offre l’occasione per essere protagonisti o reporter dell’umanità e raccoglie così le voci di tutto il mondo.

LEGGI ANCHE: Quotle, l’app per le citazioni in stile Instagram

Uno smartphone dotato di microfono, le domande giuste, esperienze ed emozioni sono i semplici ingredienti che rendono unica quest’applicazione.

La piattaforma mobile è stata ideata dall’omonima associazione americana no-profit StoryCorps con l’obiettivo di dare a tutte le persone a prescindere da quale sia il loro status sociale, il loro pensiero religioso o il loro background socio-culturale la possibilità di registrare e conservare le esperienze delle proprie vite e tramandare la saggezza da una generazione all’altra.  StoryCorps dà a tutti la possibilità di essere ascoltati, ogni persona ha una propria storia che il mondo deve conoscere.

Il fondatore di StoryCorps Dave Isay afferma:

“StoryCorps è un’applicazione che vuole conservare la saggezza dell’umanità, e insegnarci ad ascoltare un po’ di più e a parlare un po’ meno. Può essere utilizzata in diversi contesti: immaginate se le persone della vostra comunità andassero dotati dell’applicazione all’interno di ospedali, case di riposo, prigioni e documentassero i racconti e le esperienze di vita delle persone più trascurate della società, oppure ancora se nel mondo un giorno diventasse una tradizione l’essere omaggiati di un’intervista StoryCorps durante il 75esimo compleanno”

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Spesso quando ci troviamo in compagnia di parenti, ad una cena di famiglia, ad un compleanno molto spesso siamo più impegnati a controllare l’ultima notifica o l’ultimo WhatsApp  ricevuti piuttosto che ascoltare le persone che ci circondano. Con StoryCorps accade esattamente il contrario, lo smartphone in questo caso unisce e ci consente di avvicinarci ad un nostro caro guardarlo negli occhi porgli delle domande che normalmente non avremmo fatto e ascoltarlo.

Realizza la tua intervista

Diventa un reporter con StoryCorps

 

StoryCorps permette anche anche ai non addetti ai lavori di diventare dei veri e propri reporter o documentaristi in quanto facilita e guida gli utenti nel realizzare le interviste: aiuta nel preparare le domande giuste e permette di registrare con un audio di alta qualità attraverso l’utilizzo di un qualsiasi dispositivo mobile.

Per realizzare un’ intervista basta  individuare la persona giusta, scegliere le domande più appropriate tra quelle suggerite, trovare un posto tranquillo e dare inizio alla registrazione ascoltando da vicino l’ interlocutore.

Una volta terminata l’intervista è possibile condividerla con il resto del mondo e contribuire così a realizzare il grande archivio della saggezza dell’umanità.

A fine intervista l’app chiede di inserire delle parole chiave e di scattare una foto con il soggetto intervistato, il momento perfetto per un selfie!

StoryCorps  disponibile gratuitamente sia per iOS che per Android funziona seguendo le logiche di un social network: gli utenti possono seguire i propri amici, visualizzare le audio storie postate dagli altri e condividerle.

Attualmente in America StoryCorps  sta portando avanti una stupenda iniziativa chiamata “The Great Thanksgiving Listen” in cui in collaborazione con le scuole incoraggia gli studenti a intervistare i propri nonni nel Giorno del Ringraziamento. Tutti i contenuti audio insieme danno così forma ad un archivio di storie fatte dai racconti e dai ricordi delle generazioni più grandi.

 

Facebook dal cuore d'oro: le novità social media della settimana #NinjaSocial

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Gioia e dolore delle giornate di molti, semplici e dannati, complessi e controversi, sempre al centro dei nostri pensieri, ci sono loro: i social network. In una settimana particolare, segnata da tristi avvenimenti, anche Facebook & friends non sono rimasti indietro e hanno contribuito ad arricchire, ora più che mai, questo spazio che pullula di novità social-i.

Facebook

Questa settimana su Ninja Marketing, è stato dedicato un intero articolo sull’alert per genitori, ovvero un sistema che invia una notifica al profilo della mamma o del papà poco attenti alla privacy del figlio nel momento della condivisione pubblica di una foto. Piccolo dettaglio, ma grande novità, utile per risvegliare la coscienza dei genitori un po’ distratti, considerata la ricerca della Australia’s new Children’s eSafety che ha dimostrato che il materiale in circolo nei siti pedopornografici proviene al 50% dai social.

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Dopo Il terremoto in Nepal e gli eventi di Parigi, Facebook decide di dare voce anche a realtà fuori dai soliti circuiti e dinamiche. L’attivazione del Safety Check, dunque, non è di per sé una novità ma per evitare le accuse discriminatorie Facebook due giorni fa, ha deciso di attivare il servizio anche per tutti gli utenti che si trovano a Yola, in Nigeria. Insomma, Facebook ha finalmente capito che non ci sono tragedie di serie A o di serie B.

Da social a sociale: alzi la mano chi pensa che Facebook non sia attento alle problematiche sociali. Dopo le suddette cause che il team di Mark Zuckerberg sta portando avanti, se ne aggiunge una terza: Donate. Cliccando sulle pagine dedicate alle campagne benefiche, sarà possibile trovare il tasto Donate.

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Un modo semplice e veloce per dimostrare solidarietà alle cause che più stanno a cuore. Cosa più importante e che spinge maggiormente al supporto tramite Facebook è che quest’ultima non percepisce guadagni dalle campagne di fundraising. Solidale ed onesto: il social media che piace.

Esperimento francese, ma non è detto che non arrivi anche in Italia. Messenger, la chat di Facebook, infatti si autodistruggerà in 3..2..1. Come il cugino social Snapshat, anche Messenger sta sperimentando le conversazioni che, cliccando su una clessidra, scompariranno entro un’ora dall’invio. Dopo il tentativo fallito di acquistare Snapchat, Facebook, inglobando l’ennesima tecnologia, farà per caso fallire qualcos’altro? Ai post.. l’ardua sentenza.

Ultima news dal mondo Facebook: pace fatta in casa Google, o meglio, nella home di Google. L’accordo, tra i due colossi del web, prevede la comparsa dei contenuti di Facebook fra i risultati delle ricerche di Google, il quale conserverà la sua rilevanza anche in ambito mobile. Che dire, il web non è bello se non è litigarello.

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Altri social: Twitter, Instagram, Google Plus

Twitter: dopo il cuoricino, ecco un’altra omologazione al mondo, ormai consolidato e social, delle emoji. La funzione, anch’essa in fase di sperimentazione, permetterà di rispondere ai tweet con uno stato d’animo. Niente di nuovo, ma niente di brutto.

Instagram: Il social delle foto diventa severo. Gli sviluppatori, in un post, hanno dichiarato di aver snellito e tutelato ancora di più la privacy su Instagram. Dopo la violazione delle credenziali di accesso da parte dell’app InstAgent, nei confronti degli utenti, sono state introdotte nuove regole, come l’uso di Instagram Partner Program per aiutare brand e advertisers a gestire il proprio audience

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Google Plus: nuovo look e nuove potenzialità, G+ diventa ancor di più mobile-friendly. Contenuti più immediati e più facili da visualizzare.  Basterà aggiornare la nuova versione sia per iOS che per Android per rendersi conto di come il social sia ora più che mai vicino agli interessi delle persone. Collection e community, radicalmente semplificate, implementate per renderle ancora più fruibili.

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Dal mondo dei social media, per questa settimana è tutto. Forse.

Scanning the Past, il nuovo progetto di Philips dedicato alla gloriosa storia di Pompei

Un luogo che, nonostante tutto, è in grado di sopravvivere al tempo, alle calamità naturali e alla storia a volte poco clemente: è questo e molto altro Pompei, uno dei siti archeologici più famosi di Italia e nel mondo. Una città sorpresa da una delle eruzioni, quella del 79 d.C., tra le più catastrofiche e violente del vecchio continente.

La città pompeiana fu sommersa da una pioggia di cenere e lapilli. Ma cosa sappiamo davvero delle persone che, quel giorno, si sono ritrovate a fare i conti con la furia del Vesuvio? A quali attività si stavano dedicando gli abitanti di Pompei in quei momenti? Quanti anni avevano le vittime? Di cosa si occupavano? Qual è la loro storia?

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Una delle sensazioni più disarmanti, da turista, è ritrovarsi davanti ai calchi delle persone sorprese dall’eruzione del vulcano: nelle espressioni dei volti e nelle posizioni contorte in cui i Pompeiani furono sorpresi dalla furia del Vesuvio ci si ritrova davanti al dolore di momenti tragici che sembrano essersi cristallizzati in quelle smorfie di dolore e in una fuga disperata.

I calchi, ottenuti prevalentemente dall’utilizzo del gesso, hanno preservato e restituito le sagome di animali, oggetti e persone dell’epoca. Lo stupore di ritrovarsi davanti al dolore immutato di quei corpi rannicchiati e contorti dei calchi pompeiani si mescola alla consapevolezza che in quel luogo sopravvissuto all’erosione del tempo e all’incuria dell’uomo, quegli angoli di strade e quei corpi che osserviamo, si celino storie che nessuno è stato in grado di raccontarci e che forse non conosceremo mai.

Questa consapevolezza è stata il motore che ha dato vita al progetto di restauro e valorizzazione del sito archeologico ad opera della Soprintendenza archeologica di Pompei e del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, grazie al supporto tecnologico del progetto Philips Spa Healthcare.

La tecnologia al servizio del passato

Cosa possono raccontare quei corpi e quel dolore sopravvissuti, come in un fermo immagine, allo scorrere del tempo? Lo scorso aprile di quest’anno un team di studiosi ed esperti ha dato il via ad un’indagine approfondita sulle abitudini e lo stile di vita degli abitanti dell’epoca.

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Con l’allestimento di una sorta di ospedale da campo nel sito archeologico, i calchi delle vittime di Pompei si sono trasformati in veri e propri pazienti sottoposti a rilevamenti scientifici attraverso campionamenti del DNA, rilevamenti con scanner-laser e la tecnologia della TAC (Tomografia assiale computerizzata multi-strato). Grazie all’applicazione di questi strumenti e tecnologie, emergono dati in grado di restituire tasselli importanti per ricostruire il quadro di una società del passato. Età, sesso, patologie, abitudini alimentari, status e ceto sociale: ecco cosa è in grado di far emergere l’insieme di strumenti ideati per l’assistenza sanitaria applicati al mondo dell’archeologia.

Non una spettacolarizzazione della morte, ma un lavoro nel quale ricerca scientifica e tecnologia si intersecano per fare un passo in avanti nella conoscenza dell’antichità e in particolare di Pompei. Una guida in grado di restituirci un’immagine più veritiera di chi ci ha preceduti, di chi prima di noi ha camminato in quelle strade e ha vissuto quel giorno del 79 d.C.

I calchi di Pompei

Per identificare lo stile di vita dei pompeiani, i calchi sono sottoposti allo studio tomografico total body o alla scansione del torace e del cranio, per poter acquisire immagini volumetriche multistrato e osservare, quindi, l’interno dei calchi. Come ha aiutato Philips per l’analisi dei corpi degli abitanti di Pompei? Dover fare i conti con la densità del gesso dei calchi da analizzare, per poter condurre studi radiologici approfonditi, ha fatto comprendere quanto il ricorso ad una tecnologia più avanzata fosse necessario.

La TAC da 16 strati modello MX16, fornita da Philips, è sembrata la miglior risoluzione per effettuare scansioni volumetriche total body in soli 100 secondi. Grazie ad un algoritmo di acquisizione per eliminare gli artefatti causati da corpi metallici (M.A.R.) sulle immagini, l’ apparecchiatura solitamente utilizzata per esami su pazienti portatori di protesi è diventata un ottimo supporto anche nell’ospedale da campo allestito nel sito archeologico, per eliminare gli artefatti degli elementi metallici di rinforzo inseriti in passato dagli archeologi all’interno dei calchi. Con software dedicati alla post elaborazione Philips Intellispace Portal, inoltre, diventa possibile anche la ricostruzione 3D degli scheletri e delle arcate dentarie.

Con i rilievi scanner-laser eseguiti sui calchi, le tecnologie digitali hanno restituito una visione tridimensionale in grado di fornire dati anche sulle variazioni dello stato di conservazione, così da comprendere come poter conservare al meglio questi reperti storici che diventano sempre più oggetto di interesse non soltanto per archeologi e antropologi, ma anche per tantissimi altri esperti, come radiologi, odontoiatri, ingegneri, tecnici informatici e tutti gli studiosi in grado di guardare al passato in modo innovativo, con uno sguardo nuovo che si arricchisce delle potenzialità della tecnologia.

Il passato riscoperto dalla tecnologia Philips

Abbiamo riflettuto più di una volta su come la tecnologia sia in grado di reinventare la nostra vita. Philips ci sta dimostrando, con gli strumenti e le strumentazioni messe in campo a Pompei, che il progresso tecnologico non è una pulsione incontrollata che spinge l’uomo verso il futuro senza mai voltarsi indietro, ma rappresenta, piuttosto, la possibilità di poter acquisire uno sguardo nuovo, consapevole e maturo da volgere al passato. Un passato in grado di raccontarci storie ancora da scoprire.

“Perché dovremmo guardare al passato per prepararci al futuro? Perché non c’è nessun altro posto in cui cercare.”
(James Burke)