Global Startup Expo, la prima fiera virtuale a misura di startup [EVENTO]

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Global Startup Expo è la prima fiera virtuale al mondo per startup, si svolgerà il 19 e 20 novembre 2015 organizzata da Expo delle Startup.

La cyber fiera si svolgerà come una vera e propria esposizione, ognuno avrà un suo stand e potrà interagire con gli altri partecipanti, scambiando contatti e facendo networking con una piccola, unica  differenza: tutto l’evento sarà virtuale e moderato dalla tecnologia, nella elegante cornice digitale del lago di Como.

Perché la scelta di un incontro virtuale? Le intenzioni di Francesco Mantegazzini e Giuseppe Ciuni di Expo delle Startup, sono chiare: avvicinare i mondi di startupper, aziende e investitori e offrire la possibilità di partecipare anche a chi non si trovi fisicamente in Italia.

Questo è stato possibile anche grazie agli accordi e alla tecnologia messa in campo da Hyperfair, startup italo-americana che si occupa della realizzazione di fiere interattive e incontri virtuali in 3D e UniCredit Sart Lab, sponsor principale della manifestazione.

Che tu sia Startup o Sponsor, non perdere l’occasione di partecipare a Global Startup Expo

Fino al 9 novembre 2015 puoi iscrivere la tua startup e attendere ansiosamente il 19 novembre, data di inizio della fiera.. L’iscrizione è garantita solo dal momento in cui inizia il processo di registrazione e l’ammissione sarà subordinata al giudizio dell’organizzatore.

Global Startup Expo è l’occasione giusta per incontrare startup e professionisti del settore, come capital venture, angel investors o incubatori, e presentarti al meglio al panorama internazionale, costruire il tuo profilo, la tua presentazione, il tuo stand.

Puoi partecipare come startup e quindi dare concretezza e confrontarti sulla tua idea, o come sponsor per farti conoscere e promuoverti all’interno di un ambiente dinamico e stimolante.

This is technology, innovation, and interactivity. Join us.

Global Startup Expo, la fiera virtuale dove tecnologia e startup sono in primo piano

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Global Startup Expo è la prima fiera virtuale al mondo dedicata al mondo delle startup, una fetta di aziende in continua crescita a cui gli organizzatori Hyperfair e Expo delle Startup han voluto dare la possibilità di farsi conoscere attraverso una piattaforma interattiva: le startup avranno quindi la possibilità di entrare in contatto e interagire con altre aziende attraverso questi strumenti tecnologici.

LEGGI ANCHE: Expo delle startup in Lombardia con Crosscreativity

Global Startup Expo, tutte le regole del gioco

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Le startup ammesse a Global Startup Expo devono avere dei pre-requisiti essenziali:

  • Il prodotto o il servizio presentato deve essere già in commercio o il lancio è previsto a breve
  • Detenere un brevetto di efficace valore
  • Possedere un riconoscimento pubblico in una startp competition
  • La definizione di startup a cui si fa riferimento è quella che indica una qualsiasi azienda che abbia o che avrà nei prossimi sei mesi un business plan

Per procedere all’iscrizione ogni startup dovrà caricare una presentazione di circa 3 minuti sul sito www.globalstartupexpo.it collegata a Youtube o Vimeo accompagnata a informazioni addizionali riguardanti l’azienda.

Una volta ammessa a Global Startup Expo, la startup riceverà una mail di conferma contenente i dettagli di registrazione e un codice sconto che le da diritto ad una rata speciale di 100€ in seguito al suo status di startup.

Ultimo, ma non meno importante, le 10 startup che riceveranno il maggior numero di voti via Facebook verranno invitate ad elaborare un pitch durante la sessione dedicata all’interno di Global Startup Expo 2015.

Gli organizzatori si augurano che questo primo esperimento rappresenti il futuro delle fiere, sarà cosi? Staremo a vedere.

Intanto corri sul sito www.globalstartupexpo.it e registrati, hai tempo fino al 9 novembre!

Alessandro Sarcina: grazie a Trashly, la raccolta differenziata diventa smart [INTERVISTA]

La Maker Faire 2015 si è da poco conclusa, e il suo ricordo è ancora vivido: inutile negarlo, durante il weekend romano è stato messo in mostra il futuro dell’innovazione e della tecnologia internazionale.

Tra i diversi partecipanti, abbiamo avuto il piacere di incontrare Alessandro Sarcina, un giovane startupper italiano con tante idee e stimoli. Ne abbiamo approfittato per una chiacchierata sul suo ultimo progetto Trashly, e su una panoramica più generale sul mondo dell’innovazione. Buona lettura!

LEGGI ANCHE: Maker Faire 2015: Cosa Aspettarci da Domani? [NINJA REPORT]

Ciao Alessandro, benvenuto su Ninja Marketing. Presentati ai nostri lettori!

Preferisco presentarmi senza scomodare i titoli di studio ma semplicemente posso definirmi un maker, uno startupper e un consulente che ha la passione per l’innovazione e ama la contaminazione reciproca dei settori differenti in cui lavoro quotidianamente.
Lifepage è sicuramente la mia sfida più grande, un progetto di startup innovativa molto ambizioso, ma in cui credo molto e che ha come obbiettivo restituire ad ognuno di noi i diari della nostra vita scritti inconsapevolmente (tramite whatsapp ed altri sistemi di messaggistica istantanea), arricchiti con nuovi contenuti multimediali. Queste pagine di vita potranno essere sia stampate, sia rese disponibili in forma digitale.

Alessandro Sarcina

Cosa è Trashly, e quale è la roadmap di progetto?

Altre passioni come l’Internet of Things mi hanno portato a partecipare ad un hackathon organizzato da intel presso il Fablab di Milano insieme a tre amici (Daniele Ciminieri, Luca Feliciani, Marco Seguiri). In quella circostanza abbiamo pensato e prototipato Trashly in circa 24 ore di tempo.

Trashly è un sistema domestico che supporta l’utilizzatore nello smistamento corretto dei rifiuti. Mostrando l’oggetto da smistare ad una telecamera, viene scattata una foto, inviata poi ai sistemi. Essi la analizzano restituendo la tipologia di oggetto e la categoria di smaltimento, che verrà utilizzata per illuminare il cassonetto corretto.

L’idea è nata un po’ per gioco un po’ per sfida; in poco tempo abbiamo cominciato ad avere un’importante attenzione da parte di enti pubblici e privati coinvolti nel settore, che ci hanno permesso di comprendere meglio il tema e ci stanno portando a raffinare il prototipo.

Lo step successivo è individuare un finanziatore che crede in questa idea permettendoci di trasformare il prototipo in un prodotto di design da vendere ad un mercato che, con il passare del tempo, è sempre più attento al tema delle smart & green cities.

Trashly alla Maker Faire di Roma 2015: come ti è sembrato l’evento, e cosa vi siete ‘portati a casa’?

Il team Trashly al completo è stato invitato a partecipare in maniera attiva al #MFR15 per presentare il suo prototipo nel padiglione Intel. Per questo, oltre al team Intel, ringraziamo anche i fablab di Milano e Bologna per il supporto e l’ospitalità che ci hanno fornito durante questi tre giorni. Last but not the least, il Laboratorio Creativo Geppetto.

Per quanto riguarda MFR15, mi ha sorpreso l’enorme partecipazione, anche internazionale, che denota sicuramente una grande curiosità della gente nella tecnologia e in tutte le sue applicazioni pratiche che toccano la vita comune di ognuno di noi.

In particolare, per lo stand Trashly abbiamo riscontrato tantissima curiosità, ma soprattutto tanto stupore per la possibilità di fare la raccolta differenziata in una maniera più semplice e precisa. Anche se non possiamo dire di aver individuato con esattezza il target del nostro prodotto, possiamo però affermare che gli anziani e i bambini erano sicuramente quelli che lo considerano uno strumento indispensabile, mentre tutti gli altri lo vedono come un oggetto utile nei casi di incertezza per lo smistamento di alcuni rifiuti.

Per concludere, dalla Maker Faire 2015 sicuramente ci siamo portati a casa la contaminazione con altri maker le idee bellissime in circolazione; inoltre, abbiamo trovato la giusta carica di team per migliorare il prototipo e pensare ad una roadmap di sviluppo del progetto.

Un consiglio a chi vuole avviare una startup, o anche solo realizzare un nuovo progetto.

Abbiamo incontrato anche tante persone che io definisco “io c’ho un’idea” e per tutti questi innovatori allo stato embrionale consiglio di non fermarsi a raccontarla ma di mettersi seduti per realizzarla solo dopo essersi accertati che non esista già.

Grazie Alessandro, e in bocca al lupo per il futuro!

Ninja, vi è piaciuta la Maker Faire? Quali progetti innovativi avete apprezzato di più? Scrivetecelo e raccontatelo nei commenti a questo articolo!

Frontiers of Interaction 2015, scopri il futuro del business [EVENTO]

Frontiers of Interaction 2015, scopri il futuro del business [CALL TO ACTION]

Il punto di incontro tra healthdesign, tecnologia e tutto ciò che è interattivo. Ecco cos’è Frontiers of Interaction, l’evento imperdibile che si terrà a Milano i prossimi 12 e 13 novembre.

Qui il business incontra il design, per una due giorni di tecnologie d’avanguardia e tendenze future che daranno forma al mondo.

Questo appuntamento offre la possibilità di esplorare nuove tendenze, partecipare a workshop e soprattutto fare rete, ascoltando i più brillanti keynoter da tutto il mondo.

Tre focus per un unico futuro, disruptive

Frontiers of Interaction 2015, scopri il futuro del business [CALL TO ACTION]

L’evento, strutturato su tre temi principali, darà spazio alle visioni sullo sviluppo futuro di money, retail e health.

Il settore bancario sta cambiando e si dirige sempre più verso una rottura con i vecchi modelli: dai pagamenti mobili al miglioramento della customer experience, dai wereables all’Internet of Things, nuove e migliori applicazioni digitali e tecnologie trovano spazio nel nostro quotidiano.

Potrai scoprirlo durante FrontiersX, una serie di workshop e presentazioni con i CEO più innovativi dalle banche e dalle startup più disruptive in ambito Fintech a livello globale.

Nel mondo in continuo e velocissimo mutamento grazie ad Internet e alle nuove tecnologie, anche la vendita al dettaglio non avviene più un negozio. Oggi il retail è un oggetto in tasca, una bacchetta magica pronta a riconoscerti e comprare cose per te, o può essere un tasto sul tuo frigorifero. La vendita al dettaglio è il tuo orologio che paga per te con un gesto e determina nuove abitudini.

Al Frontiers of Interaction scoprirai in che modo digitale e fisico sono aspetti comuni del business e come lo user experience design può essere sfruttato per l’evoluzione sia degli spazi B2C che di quelli B2B.

Ma il futuro è anche salute e così l’healthcare si sta trasformando e in buona misura verrà modificato dalle tecnologie digitali. La capacità di raccogliere, archiviare e visualizzare un numero crescente di dati, ha creato nuovi modelli per il processo decisionale e la cura delle persone. Integrazioni guidate di online e offline nell’IoT permetteranno la creazione di un nuovo ambiente interconnesso di eHealth, più efficiente ed efficaci rispetto ad oggi.

Potrai esplorare tutto questo, attraverso un mix di best practice e innovazioni rivoluzionarie, partecipando alla due giorni di tecnologia e innovazione di Frontiers of Interaction, che ti aprirà la mente e ti permetterà di fare networking con altri che, come te, vivono il desiderio di scoprire cosa ci riserva il futuro.

Chi incontrerai al Frontiers of Interaction?

Frontiers of Interaction 2015, scopri il futuro del business [CALL TO ACTION]

Più di 40 relatori di livello mondiale provenienti da diverse discipline e settori, più una serie di ospiti speciali. Founder, imprenditori, designer, manager, professori e makers condivideranno conoscenze, strategie e visioni in una conversazione aperta durante i due giorni di keynote, workshop e panel.

David Orban (DotSub), Peter Cook (Human
Dynamics e Academy of Rock), Maria Giudice (Autodesk), Roberto Ascione (Healtware International), David Rose (M.I.T) e Valentin Stalf (Number26) sono solo alcuni degli ospiti che potrai ascoltare a Milano. Guardando il programma completo, non potrai fare a meno di lasciarti ispirare e iscriverti all’evento.

Anche tu non vedi l’ora di conoscere il futuro di health, retail e money? Non perderti Frontiers of Interaction! L’appuntamento è il 12 e il 13 novembre presso il Vodafone Village, a Milano.

Eurobest 2015: ecco le prime anticipazioni sull'evento

Eurobest 2015: ecco le prime anticipazioni sull'evento

Eurobest è il festival europeo che celebra la creatività, ormai, giunto alla 28ma edizione. Il fine è sicuramente quello di sottolineare le eccellenze della creatività, tuttavia non è solo un momento di premi e riconoscimenti, ma un vero e proprio incontro creativo per imparare, collaborare e migliorarsi.

Eurobest 2015 si terrà dall’1 al 3 Dicembre 2015 nel Teatro Arenberg, Anversa, una città che è sede di 8.000 imprese creative che impiegano più di 18.000 persone. Nonostante sia uno dei paesi più piccoli d’Europa, il Belgio ha una produzione creativa considerevole, quindi una scelta davvero azzeccata.

Ma scopriamone di più!

Eurobest 2015: ecco le prime anticipazioni sull'evento

Programma

Tanti eventi, incontri e dibattiti in programma. Il tema principale? Ovviamente, la creatività analizzata sotto ogni punto di vista. Momenti di confronto e di riflessione, che permetteranno ai partecipanti di avere nuove chiavi di lettura su questo settore, in continua evoluzione. Se vuoi scoprire il programma dettagliato clicca qui.

Speaker

Tra gli speaker e relatori dei diversi momenti del Festival, nomi noti, come ad esempio:
Peter Ampe, Claus Anderson, Rich Ascott, Lars Backes, Nick Bailey, Ulla-Karin Barrett, Maja Bredberg e molti altri ancora; puoi scoprire l’elenco completo qui.

Eurobest 2015: ecco le prime anticipazioni sull'evento

Giuria

Non può esserci Festival senza giuria, mi sembra abbastanza scontato. Ed in questo caso, l’Eurobest può vantare davvero nomi di un certo livello all’interno di tutte le categorie in gara.

Eccone alcuni: Mark Eaves co-fondatore di Gravity Road,agenzia che riunisce il meglio della pubblicità, della comunicazione e dell’ intrattenimento; Christiane Dressler premiato produttore esecutivo e fondatore di ANORAK; Anne Cécile Michaud responsabile della pianificazione strategica per Havas Media Group; Sandra Planeta fondatrice e direttrice creativa di Planeta Design.
Curioso di vedere tutti i giuranti presenti? Visita la pagina dedicata.

Playmate, femminilità e digital: il punto con Andrea Minoia, editore di Playboy Italia

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Questo articolo è stato scritto in collaborazione con Romeo Lippi e Rosanna Crocco.

Playboy USA rinuncia al nudo integrale. Ormai la notizia deve essere giunta alla tua attenzione, ma forse non sai che Playboy Italia ha deciso di non dire definitivamente addio al nudo.
Abbiamo intervistato Andrea Minoia, editore di Playboy Italia, ci spiega come nasce questa scelta.

Come si è evoluto il valore del brand Playboy negli ultimi 60 anni?

Io credo che il valore del brand Playboy sia il primo, vero, assoluto valore di questa iniziativa. Playboy ha una awareness quasi pari al 97%, secondo le ultime ricerche americane. Stiamo parlando di un brand che ha una riconoscibilità al pari di Coca Cola e Nike.

L’evoluzione del brand è semplicemente l’ampliamento di quello che può essere un valore assoluto di “memonicità” associata al mondo maschile ed a quello delle belle donne. Quindi, da questo punto di vista, penso che difficilmente nel mondo dei media maschili ci sia un brand più forte del nostro.

playboy

L’edizione italiana come accoglie la scelta da parte di Playboy di rinunciare al nudo integrale?

La scelta di togliere il nudo dalle pagine del cartaceo americano riguarda l’edizione americana. Il brand Playboy opera un vasto programma editoriale che lascia la più completa libertà agli editori di attualizzare e localizzare i contenuti in base alle necessità di mercato.

Per questo, noi non elimineremo la parte di nudo. Prima c’era uno standard editoriale che ci obbligava a trovare donne che volessero posare nude; oggi mi sento più libero di decidere se e quando farlo. La mia intenzione è di lasciare la scelta ai personaggi che vogliamo, saranno le donne, protagoniste delle nostre copertine a scegliere se spogliarsi o no.

Quale storytelling verrà rivolto ai lettori di Playboy?

Quello che secondo me uscirà da questa decisione è il rafforzamento del posizionamento di Playboy inteso come contenuti.

Parliamo di un giornale che ha ospitato i più importanti scrittori mondiali sulle proprie pagine, affronta argomenti di politica, di rilevanza sociale come libertà, emancipazione femminile. Quindi in realtà lo storytelling di Playboy non cambia, anzi forse con questa nuova visione americana sarà in grado di poter approcciare un pubblico più ampio e sicuramente più interessante come quello dei Millennial, per cui il nudo riveste un ruolo marginale. È questa la nuova direzione.

Avere delle donne nude su un giornale non necessariamente deve essere, dal punto di vista dei contenuti, legato all’intrattenimento per adulti. Il nudo è sdoganato praticamente in tutte le riviste di gossip, ma nessuno si immagina che i vari giornali di gossip siano assimilabili all’intrattenimento per adulti. Quella che ha fatto Playboy è una ricerca estetica e di libertà, e penso che l’America abbia voluto dare un taglio definitivo a questo fraintendimento.

Per quello che mi riguarda, credo ci sia ancora spazio per il nudo artistico che ha contraddistinto con lo stile la ricerca di fotografi che sono stati presenti sulle nostre pagine. Il passato è per me, e per l’Italia, il futuro.

Add ‘PlayboyNow’ on Snapchat to visit the Bronson Caves with @alyshanett #PlayboyNOW

Una foto pubblicata da Playboy (@playboy) in data:

Che impatto hanno avuto il digital ed i social media sull’industria del porno?

Per quello che riguarda l’industria del porno, di cui ad essere sincero non sono particolarmente esperto, credo che l’aumento della disponibilità determini un abbassamento di interesse per il singolo mercato verticale, nel senso che se aumenta la disponibilità di un prodotto e/o contenuto, ovviamente, questa va divisa per molti mezzi.

Penso che il cambiamento in Playboy non sia stato determinato dalla presenza del materiale hot online, ma più da un approccio di business legato all’advertising rivolto ai ragazzi più giovani. Il cambio di direzione non è una diretta conseguenza dell’aumento di contenuti hot in rete, anche se è stato espresso in questi termini per voler semplificare il meccanismo che sta dietro. Si tratta un cambio di direzione strategico legato al mondo degli inserzionisti. Non penso che sia una guerra tra porno e Playboy, ma più un ragionamento legato alle dinamiche di pubblicità.

Cosa succederà nei prossimi 5 anni nel mondo dell’editoria?

Immagino che nei prossimi 5 anni ci sarà molta confusione, perché il vero problema è la ricerca per l’editoria di nuovi modelli di proposta agli inserzionisti.

Il contenuto sarà il vero veicolo dei nuovi annunci pubblicitari, quindi il mondo del native sicuramente vedrà un’impennata. Il modello proposto finora in ambito editoriale, secondo me, è già obsoleto quindi non basta la declinazione online di quelli che sono i contenuti cartacei, ma servono nuove grammatiche di contenuto, nuove modalità di ingaggio per gli utenti e soprattutto nuovi modelli pubblicitari.

Anche il native advertising, che in realtà è solo l’estensione online del vecchio mondo dei pubbliredazionali, al momento presenta proprio delle problematiche legate al mondo del web: primo, la duplicazione dei contenuti; secondo, la modalità di tracciamento con cui vengono valutate queste attività (non è il massimo strumento degli inserzionisti, che sono tutti legati alla performance sulla vendita).

Il native advertising potrebbe rivelarsi nel prossimo futuro leggermente sovrastimato in termini di risultato, perché il contenuto serve a fare evangelizzazione dei prodotti, per realizzare nuove attività di product placement, ma non sono convinto che possa costruire aumenti di vendita in modo sostenibile come fa, ad esempio, il digital tradizionale (performance marketing, mail, banner..) e quindi campagne orientate alla performance.

Chi riuscirà ad individuare il modello giusto avrà la chiave vincente per introdurre qualcosa che davvero è in grado di cambiare il mercato dell’editoria che ha un bisogno disperato di un modello che renda sostenibile la produzione dei contenuti.

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Chi è secondo te la Playmate di oggi ed in cosa è diversa rispetto a quella Marilyn in copertina del 53?

Alcuni assiomi rimangono immutati. È vero che la playmate nel primo numero di Playboy è stata Marilyn, ma, a parte qualche piccola incursione del mondo delle celebrity, la Playmate è la ragazza della porta accanto.

Il mondo reale è pieno di donne bellissime che non sono Cindy Crawford, e penso che oggi più che mai questa sia la strada corretta per interpretare i desideri dell’uomo, quindi immagino nel futuro playmate sempre più semplici, meno artificiali, non nel senso chirurgico del termine, ma anche più avvicinabili come modello, perché quello che cambia in realtà è una proposta di modello di estetica femminile.

Come è cambiato il piacere di osservare la rotondità di un corpo femminile degli anni ’50, anche la scelta delle modelle che stanno sui giornali cambia, ma soprattutto cambia il fatto che oggi la presenza sul nostro giornale delle donne è legata non solo alla bellezza, ma anche alla capacità che hanno di intervenire nella vita pubblica.

Questo è un cambiamento, secondo me, epocale; se ne parla da anni, ma oggi è realtà e questa cosa va in cortocircuito quando le donne al potere sono addirittura belle e dà a noi la possibilità di giocare sul fatto che “guardate cari uomini una donna molto bella più essere veramente molto intelligente“. Spesso questa cosa qua viene sottovalutata, perché la playmate del passato è sempre stata lontana, inarrivabile.

Mi piacerebbe renderla sempre più vicina e, secondo me, questa possibilità di non obbligare le nostre modelle a posare nude potrebbe darci delle sorprese interessanti per il futuro e, magari, coinvolgere delle persone che non ti aspetti sulla copertina di Playboy.

Clearasil, la scuola superiore finisce per tutti ma non per i tuoi professori

Clearsil, la scuola superiore finisce per tutti ma non per i tuoi professori
Si scopre solo con il passare degli anni che i problemi avuti al liceo sono solo di passaggio, che tutto si può affrontare, anche un piccolo difetto temporaneo.

Come spiegarlo ad un gruppo di adolescenti in piena crisi adolescenziale? Clearasil, marchio per il trattamento della pelle dedicato in particolare all’acne, ha per molto tempo fatto leva per promuovere i suoi prodotti sulla fragilità dei giovani.

Ma con l’ultimo video ha scelto di dare un nuovo taglio e un nuovo punto di vista, perchè non sempre gli adolescenti vanno catturati mostrandogli i loro punti deboli ma spesso più efficace fargli osservare il mondo da un altro lato. Un po’ meno nero di quello che sono soliti avere.

Clearsil, la scuola superiore finisce per tutti ma non per i tuoi professori

Dunque perchè non lasciare la parola ai professori? Chi meglio di loro sa che anche il liceo e i suoi problemi, hanno una fine almeno per i loro alunni: per loro ancora no. Si troveranno ogni anno un ragazzo con problemi di autostima per una piccola imperfezione, arrivata nella notte.

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Ma se per ogni adolescente questa fase è destinata ad avere una fine, per i professori questa fine non ci sarà.

La domanda nasce dunque spontanea: è più un problema un piccolo brufolo passeggero o una scuola superiore senza fine? Il messaggio nuovo di Clearasil è ironico e originale: attraverso la campagna Let’s be clear analizza un problema da un nuovo lato, spostando il focus da chi vive il problema a chi lo vive in modo indiretto.

Allo stesso tempo affida un messaggio ad un brand ambassador reale, che ben conosce la difficoltà e ti aiuta a trovare una soluzione; che non è un prodotto ma una riflessione.

Clearsil, la scuola superiore finisce per tutti ma non per i tuoi professori Clearasil ha scelto una strategia efficace per spostare la percezione del proprio brand; non più un marchio che non solo trova la soluzione al tuo problema ma che ti aiuta ad osservarlo con occhi diversi, facendo leva sull’emozioni.

Da ultimo: quanti di voi non hanno mai voluto chiedere ad un proprio professore qual era il suo più grande problema? Clearasil ha creato un social contest, con in palio diverse borse di studio.

Duplice obiettivo: portare i giovani a focalizzarsi sulle vere difficoltà della vita e aiutare i professori ad uscire dalla monotonia e ad essere ascoltati, per la prima volta, forse.

“Non ridere di un giovane per i suoi vezzi; sta cercando solo una faccia dopo l’altra per trovare la sua vera faccia“.

Per avverare un sogno bisogna avere un metodo. Parola di Rudy Bandiera [INTERVISTA]

“Scegli un lavoro che ami, e non dovrai lavorare neppure un giorno in vita tua”. Se si pensa al lavoro esclusivamente associato ai termini fatica, dovere, peso, la citazione del saggio Confucio appare una contraddizione. In realtà va interpretata come una spinta motivazionale a scegliersi un lavoro che appassioni a tal punto da non far sentire costrizioni ma solamente un grande piacere nel farlo.

È sicuramente complicato riuscire a svolgere il lavoro dei sogni, nessuno lo mette in dubbio. Ma la determinazione, la tenacia e la convinzione possono giocare un ruolo determinante.

Molte storie di successo in rete sono nate trasformando una passione in lavoro: era il 1997 e il primo food blog venne pubblicato in America; si chiamava Chowhound ed era una bacheca online per scambiarsi consigli su dove mangiare a New York. Oggi l’azienda conta 22 dipendenti e David Lebovitz, è uno dei blogger più famosi del mondo con 14 anni di carriera.
Altra case history rilevante è quella della tredicenne Tavi Gevinson, che ha colto di sorpresa l’industria della moda. Il 31 marzo 2008, a soli 11 anni, ha inaugurato il proprio blog Style Rookie e dalla metà del 2009, la giovane promessa del fashion è entrata in società con la Borders & Frontiers di Londra, per cui progetta e commercializza una linea di magliette. Oggi presenzia nelle prime file della New York Fashion Week!

Cos’hanno in comune i protagonisti di queste due storie? Hanno avuto creatività ed intraprendenza. Hanno creato e scelto il proprio lavoro, seguendo la loro più grande passione. Oggi come allora, le caratteristiche essenziali per riuscire a trasformare una passione in lavoro restano metodo, strategia, costanza. Come si sviluppano online?

A suggerirci una strada per sviluppare un lavoro e comunicarlo online, ci pensa Rudy Bandiera, docente della Ninja Academy del Corso  “Come trasformare la tua passione in un lavoro appartenente alla Collana On Demand in Digital Business. Nei tre Corsi On Demand si affrontano le tematiche fondamentali per emergere in rete, costruendo la propria strategia di business. Scopriamo cosa ci consiglia!

1. Vorrei aprire un blog. Da dove parto per trasformare questa prospettiva in realtà?

Sto per dare la risposta più banale al mondo… se vuoi aprire un blog leggi prima quelli degli altri.
Il punto è che molte persone hanno certamente avuto la tua idea prima di te e quindi, prima di fare una cosa che esiste già credendo di essere il primo, leggi gli altri siti, prendi spunto et ispirati.

2. Qual è la tua definizione di “contenuti di qualità”?

I contenuti possono essere sostanzialmente di due tipi: utili e divertenti. Se sono sia utili che divertenti spacchi l’Internet. Ecco cosa significa contenuto di qualità.

3. Per avverare un sogno basta avere un metodo. Il tuo qual è?

Lavorare, tanto e divertendomi. Non potrei mai fare il mio lavoro se non mi piacesse, sarebbe impossibile.

4. I Social Network possono aiutarmi? Quanto tempo devo investirci?

Ah ecco, questo dipende molto anche da cosa si vuole fare nella vita: se voglio progettare ponti è difficile che i social mi possano aiutare ma se voglio, ad esempio, lavorare nel mondo della comunicazione allora sono fondamentali.

Diciamo che qualche ora al giorno, se il campo lo consente, devono essere investite. Non spese… investite.

5. Il segreto per non demordere?

Ti deve piacere quello che fai. E’ l’unico. E devi trovare ispirazioni sempre nuove: negli altri, nel mondo, in te stesso.

A scuola di Twitter… da Twitter! Segui il Ninja Talk gratuito dedicato alle PMI

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Quante volte ti sei chiesto se la tua strategia su Twitter fosse quella giusta? Scommettiamo che avresti voluto entrare nel loro headquarter a San Francisco per carpire i segreti di chi lavora con Jack Dorsey?

Ninja Academy ti offre l’occasione di imparare proprio da Twitter come trarre il massimo da tutte le funzionalità del social in un Ninja Talk gratuito.

Guida a Twitter per le PMI. Come sfruttare in pieno la piattaforma e diventare un Twitter Ninja
con Pere Solà Claver, Regional Marketing Manager PMI Spagna e Italia,
Paolo Zappalà, Marketing Twitter Italia

Giovedì 19 novembre 2015, dalle ore 17 alle 18
Hashtag: #TwitterNinja

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A lezione di Twitter da Twitter: segui il Ninja Talk gratuito dedicato alle PMI

Prenota il tuo “posto” digitale: ti basterà poi collegarti alla piattaforma per seguire il webinar in diretta. Segui la conversazione anche sui social attraverso l’hashtag #TwitterNinja.

Guida a Twitter per le PMI. Come sfruttare in pieno la piattaforma e diventare un Twitter Ninja

Pere Solà Claver, Regional Marketing Manager PMI Spagna e Italia, e Paolo Zappalà, Marketing Twitter Italia, ci spiegheranno come raggiungere gli obiettivi di marketing, quali sono le best practice per avere successo su questa piattaforma ed offriranno una serie di consigli pratici per aumentare l’efficacia dei nostri Tweet.

Scopriremo insieme Twitter Ads e le diverse tipologie di campagna: una live demo esclusiva ci svelerà le pratiche corrette per gestire in maniera ottimale una campagna. Ci saranno anche molti, moltissimi esempi di come altre piccole e medie aziende stanno usando Twitter.

Il programma si suddivide in tre macro aree: #Connect, #TweetSmarter e #GoBeyond.

ninja academy

Ricapitoliamo:

Guida a Twitter per le PMI. Come sfruttare in pieno la piattaforma e diventare un Twitter Ninja
con Pere Solà Claver, Regional Marketing Manager PMI Spagna e Italia,
Paolo Zappalà, Marketing Twitter Italia

Giovedì 19 novembre 2015, dalle ore 17 alle 18
Hashtag: #TwitterNinja

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Business 2.0, hai davvero bisogno di un ufficio?

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Se avessi scritto questa notizia negli anni Ottanta, probabilmente mi avrebbero dato del pazzo. Nel 2015 invece, in un mondo in cui tutti siamo connessi attraverso reti invisibili, non ho problemi a dirlo: il lavoro sta cambiando, e gli uffici anche. Lavorare da casa propria, ad esempio, senza la necessaria presenza di un ufficio, è ormai una realtà concreta.

L’ascesa prepotente delle nuove tecnologie, dei social network, degli eCommerce e degli smartphone sempre più performanti, ci pone una nuova e interessante domanda: c’è veramente bisogno di spostarsi in un ufficio fisico per lavorare?

Il nuovo ufficio è in cloud

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Pensaci bene, se un tempo avevi bisogno di grandi scaffali sui quali inserire faldoni di scartoffie, adesso tutti i tuoi file sono online: fatture, documenti, archivi e contratti; qualsiasi materiale che un tempo aveva bisogno di uno spazio fisico e tangibile, adesso lo puoi conservare semplicemente in una nuvola.

Per la prima volta ogni dipendente può utilizzare dati salvati in cloud e lavorare sui file condivisi in rete, senza dover necessariamente essere presente in uno spazio reale.

LEGGI ANCHE: 5 motivi per avere un cloud personale 

Vogliamo parlare di mezzi di comunicazione come Skype? I sistemi di messaggistica istantanea permettono una comunicazione immediata con colleghi che possono essere situati dall’altra parte del tuo ufficio; dove sarebbe il problema se comunicassero con persone che si trovano nella propria abitazione?

Non a caso l’idea di lavorare comodamente a casa fa gola a molti: da una recente statistica è emerso che: nel 2014 il 20% dei dipendenti in tutto il mondo già lavora comodamente tramite internet. La stessa ricerca conferma che il 64% dei lavoratori accetterebbe una retribuzione inferiore in cambio della possibilità di lavorare dalla propria abitazione.

Business 2.0, l’ufficio del futuro è a casa tua?

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L’idea del posto di lavoro così come oggi la conosciamo, si trova al momento di fronte a un grande bivio. Le aziende hanno bisogno di trovare un nuovo equilibrio: saper conciliare il desiderio dei dipendenti di lavorare a distanza, con la necessità di un ambiente in cui gli stessi possano fare business in team, scambiandosi le idee di persona.

Se è vero che lavorare da casa può essere una buona possibilità, difficilmente riesce a divenire una regola.

La realtà imprenditoriale contemporanea porta con sé degli indubbi vantaggi: come la possibilità di lavorare attivamente in gruppo e di poter scambiare idee in qualsiasi momento, evitando fraintendimenti che potrebbero saltare fuori in una discussione via skype o via email.

Potremmo dire che forse la soluzione è nel mezzo. L’ufficio del futuro non può essere casa tua, ma deve certamente cambiare rispetto a quello odierno che inizia a essere stretto alle esigenze dei giorni nostri.

Nuove soluzioni per nuovi modi di fare business

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Il coworking è una soluzione. Usufruire di spazi di lavoro condivisi con altri liberi professionisti, può essere molto utile non solo per gli impiegati ma anche per le medie e grandi imprese: l’utilizzo di questi interessanti spazi può garantire un grande calo dei costi per le imprese da un lato, ma anche per i singoli lavoratori, che vedranno crollare le spese di benzina e spostamenti.

Il futuro del business è ovunque e in un solo posto allo stesso tempo, una caratteristica che può essere generata solamente da una convivenza tra gli uffici fisici e la rete.

Influencer Marketing: definire gli obiettivi per raggiungere il successo digitale [PARTE 1]

Si parla sempre più spesso dell’influencer marketing, ovvero sfruttare le qualità e la posizione di utenti influenti per creare attività utili ai brand. Un potenziale enorme che se ben utilizzato può dare risultati molto interessanti.

Tante parole sì, ma quasi mai incentrate su una questione chiave: gli obiettivi. Che ti piaccia o no è questo il punto di partenza. Come ogni attività di marketing, anche l’influencer marketing deve nel suo sviluppo guardare alle finalità, finalità scelte seguendo le necessità dell’azienda. Queste infatti condizionano gli elementi del progetto: selezione dell’influencer, loro ruolo, mezzo, solo per citarne alcuni. Sia chiaro non esistono scelte giuste in assoluto, ma ideali per dare risposte alle esigenze del brand.

Anche l’influencer marketing è uno strumento strategico, capace di portare valore aggiunto. Sì, ma in quale forma? Vediamo le più rilevanti::

Awareness

Il potenziale degli influencer (competenza, posizione, autorevolezza) per aumentare la conoscenza del brand. L’audience non è mai l’unico elemento, ma qualcosa pur sempre conta. Pur non rappresentando la qualità primaria dell’influencer marketing, resta infatti per molti brand un valore essenziale. Alcuni sono in grado di raggiungere un numero ragguardevole di utenti contatti, che li porta vicino alle forme dell’online advertising (ovviamente con numeri minori ma con maggior impatto).

Una awareness differente, che punta sulla qualità, ed è capace di maggiore impatto sui target di riferimento. Questione legate alla figura scelta,  al suo ruolo sopra le parti, al messaggio non esclusivamente commerciale.

L’analisi quantitativa dei follower, la capacità di reach e di amplificare il messaggio diventano basilari  in fase di selezione dell’influencer. 

Lead generation

Una delle finalità più rilevanti per le aziende, soprattutto quando parliamo di B2B. La diffusione di contenuti  ad alto valore per i nostri target diventa strumento per attrarre contatti. Ebook, guide, manuali scaricabili, via primaria ormai utilizzatissima.

Ma come fare ciò senza passare per troppo autoreferenziali? Attraverso gli influencer, la  sua competenza, la sua autorità, alla sua figura indipendente e non solo finalizzata al lato commerciale.

Rispondere alle necessità degli utenti attraverso i contenuti, è strumento performante, capace di creare coinvolgimento,  viralità e quindi influenzare. Seguiresti una persona in grado di offrirti gratuitamente contenuti utili? Non credo.

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Brand reputation

I principali obiettivi dell'influencer marketing

La percezione che la gente ha di una realtà è da tempo un elemento chiave per ottenere buoni risultati. Questione di reputation, l’insieme di tutti quegli aspetti che influenzano l’idea che gli utenti hanno.  Intangible assets che contribuiscono alle prestazioni d’impresa.

Uno spartiacque tra successo ed insuccesso, impattando sulle scelte dei consumatori. Gli utenti sul web ricercano opinioni, si informano, in particolar modo prima di acquistare. Il back ground informativo che trovano è spesso decisivo nel processo di acquisto. Elementi negativi possono condizionarli negativamente.

I brand devono per questo operare per renderla positiva (tenendo alta la qualità dei prodotti, operando con etica e trasparenza, ecc), non avendone mai il controllo diretto.

Le doti dell’influencer sono un plus utile a modificare la percezione degli utenti, trasmettendo fiducia. Qualità che sono in grado di arrivare dove altri mezzi falliscono, generando buzz positivo. I contenuti dell’influencer si diffondono e restano online, pronti ad essere letti da utenti indecisi o in cerca di conferme.

Tutto questo non significa ingannare, provando a trasmettere messaggi non veri. Le “bugie” sul web portano, nella maggior parte dei casi, problemi.

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Thought leadership

Diventare un riferimento nel proprio ambito di appartenenza è innegabile che porti aziende in posizione privilegiata rispetto ai competitor. In un mercato sempre più concorrenziale e nel quale risulta sempre più complesso differenziarsi, mostrare in modo attendibile le proprie qualità sarà sempre un canale preferenziale per imporsi, ancor di più in un mercato fortemente omologato e in cui differenziarsi è spesso la chiave.

Parlo ancora di qualità dei contenuti, quei contenuti che sono in grado di evidenziare competenza e posizionare una realtà come guida da rispettare e seguire.

È qui che gli influencer diventano fondamentali. In primis nella fase di diffusione di un messaggio, favorendone la credibilità. Audience e competenza possono spingere notevolmente i contenuti, portandoli ad un costo contatto in molti casi più vantaggioso dell’advertising.

Altra opportunità è affidarsi al know how dell’influencer, coinvolgendolo nella realizzazione dei contenuti. Arricchiremo il messaggio di elementi ad alto impatto, che possono attirare l’attenzione degli utenti e rafforzare il legame con loro.