Community Management: tutto quello che devi sapere per gestire una social community

social media marketing
Quante volte hai sentito parlare di Community Management, Social Community, Social Media Management? Ormai questi termini, fanno tutti parte del linguaggio comune. Ma cosa significano davvero? Molto spesso, li utilizziamo come sinonimi, ma oggi andremo oltre le etichette e cercheremo di capire meglio questo mondo digitale tanto vasto.

Dobbiamo precisare che c’è una prima distinzione da fare tra le grandi aziende strutturate che solitamente hanno al loro interno un dipartimento social media e/o digital e le aziende poco strutturate che invece si affidano a soggetti esterni come ad esempio al Social Media Manager, al Community Manager spesso freelancer.

Quando si parla di community management, un ruolo molto importante è ricoperto dalla parola community, perciò non ci resta che approfondire e capire meglio di cosa stiamo discutendo.

La Community è un gruppo di individui che interagiscono tra di loro, in più luoghi e con logiche diverse, proprio per questo motivo esistono dei punti fondamentali  dei quali dobbiamo tenere conto,; quando parliamo di web marketing non dobbiamo mai e poi mai dimenticare quanto segue:

  • Il pubblico (o audience): per creare comunicazione ed interazione devi conoscere i tuoi utenti, il loro linguaggio, i loro gusti, i loro interessi e la loro personalità. Solo così riuscirai a costruire un dialogo, in grado di portarti risultati.
  • Il luogo: devi capire dov’è la tua community, analizzarla e monitorarla.  Se non sai dove comunicare e con chi, capisci, velocemente, che i tuoi sforzi risultano inutili.
  • Rispetto delle regole della casa: le norme vanno rispettate dagli utenti, ma anche dal brand. Ricorda che sono proprio le regole a rispecchiare l’immagine che si vuole comunicare. Per questo motivo, fai rispettare le regole agli altri, ma soprattutto rispettale anche tu. Se dichiari di fare social care 24 ore su 24 per 7 giorni alla settimana, gli utenti consumatori si aspettano che tu fornisca loro assistenza!

Detto questo, fare Community Management può sembrare un compito semplice, ma per svolgerlo con professionalità bisogna essere preparati, competenti e sensibili alle criticità. Non basta programmare stendere un piano editoriale e  programmare i contenuti su Facebook. Bisogna conoscere le tematiche in termini di SEO, posizionare correttamente le parole chiave e scegliere argomenti interessanti che favoriscano l’engagement.

Il nostro consiglio è: diffida da chi da un giorno all’altro si dichiara Social Media Manager, Content Manager e/o Community Manager! In questi casi oltre a risentirne il tuo portafoglio ne risente, soprattutto, la tua immagine. Non dimenticare che nel mondo social tutto è più amplificato, ed una sciocchezza può trasformarsi in vero e proprio disastro, in tempi record.

Partendo, quindi,  da questi presupposti, possiamo cercare di comprendere le dinamiche che muovono una social community, cercando di fare un po’ di chiarezza. Pronto?

Social Media Marketing

social media manager
Iniziamo col definire il Social Media Marketing: è il settore che si occupa, sostanzialmente, di generare visibilità sui social media, sulle virtual community e sugli aggregatori 2.0.

Il social media marketing non riguarda solo i grandi network, ma riguarda in generale il fatto che le marche abbiano conversazioni.

Il social media marketing permette ai clienti di “dare opinioni” in maniera diretta e questo aspetto rappresenta una novità rispetto al marketing tradizionale, che invece tendeva a non ascoltare affatto il potenziale cliente. Il social media marketing offre ai consumatori una voce.

Ovviamente questa è un’opportunità per l’azienda, che può capire e comprendere più facilmente i bisogni dei consumatori, ma bisogna saperla sfruttare.

Inoltre, se vuoi davvero definire una buona strategia di Social Marketing devi ricordare dei punti salienti:

  1. Stabilisci i tuoi obiettivi, che devono essere in linea con la tua strategia “globale” di marketing, devi essere sempre coerente. Non puoi avere due strategie distinte e separate che perseguono fini diversi.
  2. Valuta e, soprattutto, verifica il tuo piano sui Social Media; non avere fretta.
  3. Affina la tua presenza online e cerca di essere “nel posto giusto al momento giusto”.
  4. Cerca ispirazione, ma non copiare mai i competitors, gli utenti non sono stupidi e se ne accorgerebbero in un batter d’occhio.
  5. Testa e valuta il tuo operato online, in questo modo potrai risolvere eventuali problemi, con molta più rapidità.

Ovviamente, questi sono solo dei semplici consigli che ti aiuteranno ad avere una bozza della tua strategia social, spetta a te, successivamente, fare in modo che quello che abbiamo scritto sulla carta si verifichi nella realtà. Le belle parole da sole non bastano.

Social Media Manager

Il Social Media Manager è senza alcun dubbio la professione più chiacchierata del web, quante volte abbiamo scherzato parlando di Social Media Disfunzionale e/o Social Media Coso, ma andando oltre, possiamo affermare che è colui che migliora la tua presenza sul web, è un professionista che ti sostituisce sul web. Ma cosa fa davvero un Social Media Manager? Si occupa degli obiettivi.

  • redige in collaborazione con il copywriter, nuovi articoli, coerenti ed attinenti con il tuo brand; se il tuo brand riguarda il settore food, sicuramente non pubblicherà un post sull’ultima scoperta scientifica
  • pubblica, sul sito internet e/o blog, news interessanti coerenti con il brand.
  • condivide articoli e post in linea con il target di riferimento

Insomma, per fortuna che esiste il Social Media Manager, come faremmo senza? Bisogna, inoltre, puntualizzare che è un lavoro davvero impegnativo, a differenza di quello che molti immaginano, le cose da fare e tenere sotto controllo sono davvero molte. In estrema sintesi, però, e per intenderci possiamo dire che il Social Media Manager  ha il compito di definire i risultati da raggiungere.

Web Community

web community
Il termine “community” è entrato a tutti gli effetti nel nostro linguaggio quotidiano; ed è inutile negarlo che se parliamo di social media pensiamo quasi subito alla community.

Una community si distingue da un gruppo di persone, e ciò che la differenzia è il fatto che una community online esiste solo laddove le persone che la compongono stanno insieme perché perseguono uno scopo, un obiettivo condiviso, un interesse comune.

E, sono proprio questi i motivi che spingono le dinamiche di coesione, che rafforzano le motivazioni individuali alla partecipazione e al perseguimento dell’obiettivo a vantaggio della comunity nel suo insieme.

Allestire, lanciare e mantenere una web community non è affatto un gioco da ragazzi. Perché la prima domanda da porsi riguarda sempre quale possa essere lo scopo profondo e vero che può tenere insieme queste persone, i membri. Perché queste persone devono stare lì? Perché devono starci insieme? Perché dovrebbero interagire?

In altre parole, non basta avere una pagina su Facebook nella quale condividere post, foto e video,  per pensare di aver costruito una web community. L’elemento indispensabile è l’elemento comune che lega gli utenti della community, e li porta a creare coesione pur non conoscendosi nella realtà, ma solo virtualmente.

Una volta creata la web community, bisogna gestire e monitorare il comportamento degli utenti, al fine di evitare inutili polemiche e/o discussioni poco costruttive.

Ecco gli step principali per avere una web community fedele:

      1. Saper ascoltare: in ogni rapporto è importante l’ascolto, in quanto è proprio attraverso questo potentissimo mezzo che capiamo le esigenze e/o bisogni del nostro interlocutore. Devi, sempre, ascoltare le richieste delle persone che frequentano la tua web community. Ma questo non basta, per lavorare bene devi osservare, vale a dire guardarti intorno e scoprire cosa succede e cosa  vogliono le persone che appartengono al tuo target di riferimento.
      2. Lascia parlare: ascoltare è fondamentale, ma non è sufficiente. Devi anche lasciar parlare. Non puoi censurare, non puoi evitare che le persone commentino e pubblichino impressioni, idee, critiche nei tuoi confronti. Quante volte hai visto Social Media “Disfunzionali” cancellare i tuoi commenti e/o le tue opinioni, per poi bannarti dalla community? Beh! questo è un atteggiamento sbagliato da qualsiasi punto di vista.
      3. Policy e moderazione: ovviamente la critica, l’espressione del proprio pensiero, non può essere fatta con un linguaggio poco appropriato e/o essere feroce, chi critica deve farlo con educazione. La critica se fatta in maniera intelligente è costruttiva,  ma non lo è avere utenti che scaricano le proprie frustrazioni su un gruppo, utilizzando la tastiera come valvola di sfogo. L’utente deve seguire le regole. Regole che tu puoi dare con una policy ben definita e strutturata. La presenza della policy aiuta anche la trasparenza.
      4. Coinvolgi e partecipa: la community non vive da sé e non si auto-alimenta; è indispensabile che venga stimolata e coinvolta.  Occupati del coinvolgimento delle persone interessate di un argomento specifico e dai il tuo contributo, cerca di dare attenzione. In un certo senso la comunità va gestita ed indirizzata.
      5. Chiedi scusa: la community ha bisogno di qualcuno che guidi la conversazione, una sorta di moderatore e non di un despota. Hai sbagliato? Chiedi scusa con tranquillità. e ricomincia da dove ti sei fermato. Errare è umano, non puoi pretendere da te stesso l’immunità dallo sbaglio. L’unica cosa che conta sul serio è avere la capacità di ammettere l’errore e farne tesoro.

Community Manager

Il Community Manager intercettacomunica, condivide e promuove l’immagine del tuo brand attraverso i profili social, ma creando il legame con la tua community; nello specifico:

      • Intercetta la community online: non è necessario utilizzare tutti i social network, deve individuare i canali migliori per la tua attività. Se ti occupi di musica, perché avere tanti account, dimenticando di creare un account Youtube? Non potrai mai costruire la tua community su un social network che parla, totalmente, di altro.
      • Condivide i contenuti più interessanti, per gli utenti. Molto importante in questi casi è condividere elementi importanti che stimolano l’interesse della community.
      • Monitorare la community e la aggiorna costantemente, su tutti gli avvenimenti più importanti e rilevanti.
      • Aumenta traffico e, fortunatamente, le vendite online.
      • Si occupa del customer care, che inevitabilmente va ad incidere sulla brand reputation: non a caso il 42% degli utenti si aspetta una risposta entro un’ora dalla richiesta ed il 71% dei consumatori che ricevono una risposta rapida e soddisfacente sono molto più propensi a consigliare il prodotto alla loro cerchia di conoscenti. Inutile, non riconoscerlo, il customer care va ad incidere sulle performance generali della pagina.

Il community management è un’attività che prima di poter essere valutata ha bisogno di mesi di lavoro, per cui non aspettarti grandi risultati dopo pochi giorni di assunzione del nuovo Content Manager.

Molti parametri utilizzati per valutare il lavoro del community manager sono visibili fin da subito, ma la qualità del lavoro non si valuta solo in base al numero dei “like” della pagina Facebook.

Il vero obiettivo è la conversazione, se i membri sono attivi comunicano ed interagiscono  fanno aumentare la visibilità in rete e, di conseguenza le vendite. Bello, no?

Gestione e Management

community manager gestione e management
La gestione è un elemento da non trascurare ed in questo caso, facciamo riferimento a tutti  quei processi ed a tutte quelle tecnologie che supportano la raccolta dei dati, la gestione e la pubblicazione di contenuti.

I contenuti che pubblichiamo sul web, ovviamente, vanno analizzati e gestiti nella maniera più ottimale, proprio in virtù dei nostri obiettivi di business.

Quando parliamo di contenuti online, è necessario creare, aggiornare e pubblicare le informazioni, ma soprattutto gestirli e monitorarli, al fine di verificarli.

In queste situazione, potrebbe fare al caso nostro una figura professionale “attuale” che in genere ha un’ampia conoscenza del web e del mondo digital, anche dal punto di vista tecnico, esperta di immagine e delle, diverse, tecniche di scrittura dei testi per il web ed, ovviamente dotata di una buona dose di creatività. Ricorda, sempre, che la creatività è l’ingrediente principale di ogni strategia, è solo grazie ad essa se riesci a differenziarti, facendo la differenza.

Oggi abbiamo analizzato (almeno ci abbiamo provato)un mondo davvero vasto, non c’è una definizione completamente giusta o completamente sbagliata per ogni area e/o professione, di certo ci sono dei punti che le differenziano e che, allo stesso tempo, le legano inevitabilmente.

Il mondo del web marketing è in continua evoluzione, velocemente nascono nuovi strumenti e, contemporaneamente, sorge la necessità di acquisire competenze idonee all’utilizzo di questi ultimi. Per questo motivo cerca di guardare oltre il tuo naso, lasciati guidare dall’innovazione, non essere statico, muoviti, osserva e apprendi.

L’ obiettivo di questo articolo è fare chiarezza su un settore in continuo movimento, perché solo riuscendo a comprendere il mutamento si riesce ad avere una visione più nitida e vera.

Social Media Marketing: cos’è e perché non puoi ignorarlo

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Cos’è il Social Media Marketing?

Il Social Media Marketing è l’insieme delle attività condotte sui social network per aumentare la consapevolezza del marchio, identificare potenziali consumatori, generare contatti, e costruire relazioni significative con i clienti.

È possibile realizzare diverse azioni che sono parte di un unico piano strategico, partendo dalla gestione e il monitoraggio dei canali utilizzando strumenti dedicati, passando per il customer care e il rafforzamento della community attraverso la cura dei contenuti e l’interazione, fino all’analisi dei risultati ottenuti e la verifica della tattica messa in campo.

Ciascuna di esse si rispecchia nelle competenze di diversi Social Media Specialist: la pianificazione strategica compete allo Strategist, la definizione e produzione della linea editoriale all’Editor, l’interazione e il supporto dei clienti al Community Manager, l’analisi dei risultati al Social Media Analyst.

Il Social Media Marketing è uno strumento fondamentale e accessibile per aziende di ogni dimensione

In un panorama certamente ancora ricco di opportunità per il settore, il Social Media Marketing viene spesso percepito in due modi esattamente opposti, ma entrambi non proprio veritieri: se da un lato si crede erroneamente che stare sui social significhi lasciare che il cugino di turno pubblichi ogni tanto qualche foto, d’altro canto non è detto che sia necessario disporre di risorse importanti come quelle in possesso alle grandi aziende.

L’importante è fare anche poco ma con metodo e costanza, che si tratti di una startup, una piccola e media impresa o un business individuale. Uno specialista deve saper orientare le armi social anche in base ai bisogni e alle dimensioni dell’azienda: una PMI probabilmente sarà più interessata a cercare potenziali nuovi clienti, una multinazionale a rafforzare il rapporto con quelli già acquisiti.

Le regole per un Social Media Marketing di successo

La differenza principale con i canali di comunicazione tradizionali è che sui social possiamo conoscere meglio il nostro pubblico, dunque è importante imparare ad ascoltare più di quanto vorremmo parlare. Solo allora si possono creare contenuti per dare il via a conversazioni che aggiungono valore e non rumore per l’esperienza dell’utente.

Una linea editoriale altamente focalizzata sul proprio pubblico ha più possibilità di successo rispetto a una strategia generalista di ampio respiro che tenta di abbracciare tante cose per molti tipi di persone. Per questo la qualità batte la quantità: è meglio avere 1.000 connessioni che leggono, condividono e parlano dei tuoi contenuti con i propri contatti di 10.000 connessioni che scompaiono dopo essersi collegati con te la prima volta.

Ovviamente questa fidelizzazione non avviene in una notte ma è il frutto di un impegno a lungo termine, per quanto sia possibile – con i giusti tempi – raggiungere picchi di visibilità altissimi. Dare considerazione significa anche pianificare attività che possano ricompensare chi ha deciso di entrare in contatto con te, dalle piccole gratificazioni agli occhi della comunità fino a concorsi che premiamo gli utenti più fedeli.

Il Social Media Marketing è fatto di analisi e creatività

Possiamo dire a grandi linee che l’attività social si divide in due:  una parte analitica legata al raggiungimento degli obiettivi di marketing specifici dell’azienda e una parte creativa focalizzata più sul branding.

Nell’analisi delle attività è utile considerare le piattaforme su cui il nostro pubblico di riferimento è presente, e selezionare con cura le metriche determinanti per valutare i risultati.

La comunicazione social va pianificata tenendo a mente che nell’esperienza dell’utente sono i contenuti dei suoi contatti ad occupare prevalentemente la newsfeed e dunque risulta necessario allontanarsi dagli stili istituzionali sviluppati sugli altri media. Per quanto ciascuno abbia queste capacità possono in misura diversa, la strutturazione minima del team deve prevedere almeno due figure che possano seguire ciascuna fase in maniera efficiente.

Cosa fa un Social Media Strategist?

Diventa fondamentale conoscere le differenze tra le piattaforme e individuare le migliori per supportare gli obiettivi di marketing aziendali. Facebook e Twitter sono i luoghi privilegiati per coinvolgere, ascoltare e fornire assistenza, Instagram e Pinterest per interessare e incuriosire, mentre LinkedIn è perfetto per la comunicazione istituzionale dell’azienda.

Oltre alla capacità di saper sfruttare al meglio le potenzialità di ogni canale, un Social Media Strategist che si rispetti padroneggia alla perfezione tutte le metriche per valutare i risultati delle attività, e sa scegliere quelle più importanti per la crescita del business. In coordinamento con il team di marketing, definisce campagne promozionali, concorsi, pubblicità, eventi e lanci di prodotto, al fine di rafforzare il messaggio sulle varie piattaforme che sono state decise di utilizzare. Sempre tenendo conto degli aggiornamenti che ogni giorno modificano lo scenario del social advertising.

A livello strategico inoltre è fondamentale conoscere gli influencer nel mercato di riferimento, e saper costruire con loro relazioni dirette a rafforzare il passaparola online e offline.

social media strategist

Il Social Media Specialist pianifica e concretizza la strategia di Social Media Marketing

Non si può fare a meno di un piano editoriale che tenga conto degli interessi del proprio pubblico. È qui che entra in gioco il Social Media Editor che individua la tipologia di contenuti ideali, lavora insieme a grafici, fotografi e videomaker per realizzarli, e infine progetta il calendario editoriale per la pubblicazione. Il Social Media Editor ha dunque quelle competenze che lo mettono in grado di dialogare e gestire il lavoro dei creativi ma allo stesso tempo è anche un giornalista sempre pronto a integrare argomenti di attualità o di tendenza nel web per poter ottenere sempre il massimo della visibilità possibile.

Proprio come il lavoro in una redazione il Social Media Editor sa distinguere fra fonti autorevoli, sceglie l’aspetto da valorizzare e modella il messaggio sulla base del proprio pubblico di riferimento. Nelle competenze strategiche del Social Media Editor rientra la progettazione di un piano di risposta per fronteggiare eventuali crisi e inoltre è possibile che gli venga affidata sia la gestione che il controllo del budget per le diverse azioni strategiche.

Spesso le competenze del Social Media Editor sono riunite nella figura del Community Manager, il quale rappresenta il braccio operativo del calendario editoriale e ha il compito di costruire la relazione con l’utente attraverso l’interazione, il coinvolgimento e la moderazione. Il Community Manager ha una vasta conoscenza degli strumenti per programmare le pubblicazioni, monitorare il flusso delle conversazioni e gestire le interazioni. È la figura che incide maggiormente nella percezione del marchio sul pubblico perché ne interpreta la voce e la mentalità, per questo è fondamentale che sia profondamente consapevole dell’identità e delle attività dell’azienda.

Dal troll quotidiano fino alla gestione della reputazione in caso di forti problematiche aziendali, il Community Manager ha l’abilità di mantenere la conversazione a un livello di mediazione tra le istanze degli utenti e quelle del marchio. In contesti lavorativi molto strutturati il Community Manager si trova anche a realizzare le campagne di advertising progettate dal Social Media Strategist, valutare l’efficacia del contenuto creativo con il Social Media Editor, e recepisce i report elaborati dal Social Media Analyst. Infine è bene ricordare che al Community Manager sono affidate le attività di assistenza ai clienti, dato che sempre più consumatori utilizzano i social per ricevere risposte in maniera molto più comoda e veloce.

Come abbiamo detto il Social Media Marketing prevede sempre una fase analitica sui dati, in modo da capire quanto siamo vicini al risultato. Il Social Media Analyst ha una salda competenza informatica ma allo stesso tempo conserva una prospettiva globale: non si tratta solo di quantificare l’engagement ottenuto o di identificare il contenuto che ha funzionato meglio, ma di capire il motivo per cui il vostro pubblico si è sentito coinvolto e perché alcuni tipi di contenuto danno buoni risultati.

Il Social Media Analyst in definitiva mette in dubbio o conferma la tattica messa in campo. A partire dal dato grezzo, cioè dalle metriche, l’analisi cerca di fornire risposte alle esigenze specifiche che di volta in volta possono emergere nel team. È importante sapere che ciascun social privilegia forme specifiche di contenuti rispetto ad altri e perciò richiede modalità di engagement diverse: paragonare le stesse metriche tra piattaforme diverse è fuorviante e non tiene conto delle particolarità del pubblico.

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Un Corso in Social Media Marketing per acquisire le giuste competenze

Come avrai capito, per diventare social media marketer devi acquisire competenze strategiche generali sul mondo digital, tecniche specifiche sul funzionamento delle varie piattaforme, e infine devi essere empatico, cioè devi riuscire a metterti in sintonia con la tua tribù, la tua audience, il tuo pubblico.

Per questo Ninja Academy ha abbiamo pensato ad un corso in cui mettiamo a tua disposizione i migliori docenti in grado di farti comprendere a fondo le dinamiche dei social più importanti e allo stesso tempo aprire la prospettiva alle nuove frontiere.

Il programma del corso è ricco e dettagliato, intrecciando alla visione d’insieme le specificità di questo settore in perenne cambiamento. Si parte dall’analisi del mercato di riferimento, fondamentale per comprendere il contesto in cui ci muoviamo, e si passa a definire il ruolo del Social Media Marketing nell’azienda, l’organizzazione del team e degli strumenti necessari. Nessuna piattaforma sarà esclusa dalle lezioni dei nostri docenti: oltre alla santa trinità Facebook, Instagram e Twitter, verrano affrontati anche LinkedIn, Youtube, Google+ e Pinterest. Che dire poi degli ultimi arrivati Snapchat e Whatsapp, Vine, Tumblr, Foursquare e Swarm, Yelp, WeChat? Se li conosci puoi innovare continuamente la qualità della tua strategia oltre ad acquisire l’importante vantaggio di accorciare le distanze generazionali con i clienti del futuro, dato che queste novità sono diffuse specialmente fra i giovanissimi.

Ciliegina sulla torta, a completare il percorso c’è una visione del Social Media Marketing dal punto di vista dell’inbound e delle metriche, soprattutto i Key Performance Indicator per valutare il successo di ogni tattica. Una volta scoperti i segreti dei Ninja, il resto dovrai mettercelo tu: la velocità, la sensibilità, la mediazione e la battuta al momento giusto dovranno essere farina del tuo sacco (ma sappiamo che sei un tipo in gamba).

Le opportunità del Social Media Marketing sono dunque tantissime

Ovviamente è impossibile riuscire a padroneggiare in maniera perfetta una tale quantità di compiti e di responsabilità, perciò i nostri corsi forniscono una visione d’insieme in cui trovare tante campi specifici da approfondire. Ecco perché per trovare lavoro è fondamentale una formazione professionale continua e specifica che possa rispondere ai bisogni di una settore sempre più in crescita. Il rapporto 2015 sul Social Media Marketing realizzato da Simply Measured condotto fra varie aziende e professionisti ha stimato che solo nei prossimi cinque anni verrà investito il 126% di risorse in più. E noi vogliamo che tu sia pronto per dimostrare quanto vali.

L’arma vincente? Per noi Ninja è sicuramente la cura della propria rete di contatti contribuendo in modo utile alle discussioni che animano le moltissime comunità di professionisti online, alla presa con i piccoli e grandi ostacoli quotidiani del Social Media Marketing. Oltre ad essere per te un grande bacino di informazioni per cogliere al volo le posizioni aperte, avrai anche l’opportunità di accrescere la tua autorevolezza nel settore facendo sempre attenzione a non cadere nella critica asettica e non costruttiva. E vedrai che l’occasione giusta non tarderà ad arrivare!

Internet Marketing: quello che devi assolutamente sapere [HOW TO]

internet marketing

Ormai è un dato di fatto: non esiste una strategia di marketing senza utilizzo del web. Fare Internet marketing per il tuo business o la tua azienda è obbligatorio, oltre che decisamente redditizio. Che si scelga di raccontare la vita d’ufficio attraverso un blog aziendale, o che si intraprenda la via dell’innovazione utilizzando i tool più recenti o che ancora, si opti per la conversazione con i fan attraverso una pagina Facebook non fa differenza – se non in termini di Internet Marketing Strategy – nel risultato finale, ovvero essere online. Perché il web non ha cambiato solo le nostre vite private, ma anche il nostro modo di fare business.

Voglio fare internet marketing. Sì, ma come?

Ti sei deciso, vuoi comunicare la tua realtà o attività sul web. Ottimo! Ora ti resta però da capire come farlo, ovvero quale o quali tra le piattaforme esistente possa fare al caso tuo.

Sito, profili social, email marketing? Le opzioni sono tante, così come lo sono i modi di comunicare virtualmente con la propria utenza. La scelta dipenderà quindi dal proprio business model perché non esiste un linguaggio unico ma anzi, una strategia costruita su misura in base alle necessità proprie e – soprattutto – dei clienti può fare la differenza tra monologo e dialogo, creando una vera interazione.

Primo passo: trova la voce della tua azienda

Dal momento che non esiste un solo modo per comunicare, trovare la propria voce è uno step fondamentale perché da questa decisione dipenderà poi anche la scelta dei mezzi di comunicazione. Non esiste una ricetta univoca che possa andare bene per tutti i casi, ed è proprio per questo che è fondamentale effettuare delle scelte in grado di rendere il proprio marketing mix al 100% efficace, adattandolo alle esigenze del caso.

Se ci sei, dillo con un sito

Uno dei metodi più semplici ed efficaci per affermare l’esistenza della propria azienda è, senza dubbio, attraverso la costruzione di un sito web. Se ben realizzato – e rispettoso delle metriche SEO – un website costituisce un tassello utilissimo e talvolta fondamentale della presenza virtuale di un’attività. Naming individuabile e facile da ricordare, una piattaforma navigabile, aggiornata e con informazioni reperibili in maniera rapida sono elementi che possono fare la differenza tra un’operazione ben riuscita ed un fiasco. Perché ricorda, un sito che non viene visitato da nessuno è un sito che non esiste.

Come fare quindi, per ovviare a questo problema rendendo al contempo il sito uno strumento da sfruttare a proprio vantaggio? Accattivare il pubblico e farsi ricordare sono passi essenziali, ma lo è anche essere in grado di fornire in maniera immediata le informazioni che l’utente sta ricercando in quel momento, per evitare di scatenare brutti fenomeni come il bounce rate (no, non è una parolaccia). Ed è qui che entra in gioco una preziosissima alleata della tua strategia di internet marketing: la SEO.

Se non sai di cosa si tratta precisamente, ti rinfreschiamo subito la memoria: il termine SEO, acronimo di Search Engine Optimization, si utilizza per indicare tutte quelle attività volte all’ottimizzazione del posizionamento di una pagina web all’interno dei motori di ricerca. Questo fa sì che si tratti di una delle strategie fondamentali su cui si basa l’online marketing, capace di togliere il sonno ai professionisti del web.

internet marketing definizione

SEO e content marketing: falli andare d’accordo

Un content marketing senza SEO strategy è come un biscotto Oreo senza la crema, perché sono entrambi fondamentali e, seppur differenti, il confine che li separa diventerà un po’ più labile. Non solo, il content marketing è destinato a crescere e sono sempre di più le realtà che scelgono di ridistribuire il budget destinando a quest’area una fetta di budget maggiore.

Oggi, una strategia di online marketing vincente è ispirazionale, focalizzata sulla customer experience e sulle necessità e richieste dell’utente e prevede una diversificazione dei contenuti attraverso case studies, video, how-to, FAQs, tutorial, con un occhio attento al mobile per il quale potranno essere creati dei prodotti specifici. Come vedremo a breve infatti la scelta di destinare al settore mobile contenuti specifici sarà imprescindibile nell’immediato futuro, ed i business disposti ad investire su questa determinata area saranno ripagati dei propri sforzi.

La SEO si trasforma continuamente adattandosi ai cambiamenti dell’utente nel corso del tempo: basta pensare a come ormai sempre più spesso vengano bellamente ignorati da chi naviga all’interno dei motori di ricerca i primi risultati della SERP – relativi agli annunci pubblicitari – per saltare direttamente ai contenuti di reale interesse, focalizzando la propria attenzione sui primi 4 link, confrontandoli e scegliendo uno di questi (ciò avviene nell’80% dei casi). Un’altro fattore da tenere enormemente in considerazione è come e quanto sia cambiato il nostro modo di usare internet, privilegiando sempre più spesso l’utilizzo di device mobile a discapito di computer portatili e fissi.

I marketer hanno però (per fortuna) svariati strumenti a propria disposizione,  grazie ai quali potranno evitare passi falsi che potrebbero rivelarsi controproducenti per la propria strategia web. Andiamo a vedere in dettaglio quali sono le strategie da adottare e le ultime novità del settore.

Se la SEO si evolve, fallo anche tu!

Chi si ferma è perduto: no, non è (solo) una metafora. Anche con una strategia perfetta ed un sito impeccabile, se i metodi adottati per quanto riguarda indicizzazione e posizionamento si dovessero rivelare obsoleti, ogni sforzo verrebbe vanificato. E tu non vuoi questo, giusto? Bene, allora continua a leggere e prendi appunti, perché in questo articolo troverai tutto quello che ti serve sapere per rendere la tua Internet Marketing Strategy impeccabile (almeno fino alla prossima evoluzione).

Sempre più mobile: il 2016 è l’anno del cambiamento definitivo

Ne hai già sentito parlare, è vero. Sono anni che ti senti ripetere che sì, il mobile è il futuro e che sempre di più gli utenti preferiscono utilizzare un device diverso dal pc per effettuare le proprie ricerche. Il 2016 però rappresenterà una chiave di volta, perché secondo una ricerca diffusa da eMarketer relativamente alle abitudini degli internauti negli Stati Uniti, con l’avvento del nuovo anno l’inversione di marcia sarà definitiva. Dopo il sorpasso, avvenuto nel 2015, le cifre cresceranno ulteriormente e saranno ancora di più le ricerche web che avverranno infatti tramite tablet e smartphone, anziché da laptop o desktop. Stando alla previsione pubblicata da eMarketer nel 2016 su mobile sarà effettuato il 62,9% delle ricerche (organic e paid), nel 2017 il 70,5% e nel 2018 addirittura il 76,7%.

Sii responsivo: l’utenza è sempre più mobile

Cosa può fare quindi il marketer per restare al passo e non rischiare di rendere la strategia di internet marketing obsoleta? Beh, per adeguarsi all’inarrestabile espansione del mobile bisogna… Pensare mobile first (scusa, non potevamo resistere). Non basta rendere il proprio sito responsive per ogni tipo di device con il quale l’utente si appresterà poi a navigare, perché è il mindset in sé che deve cambiare. Ovvero: quando crei un contenuto non pensare solo a come apparirà visto da desktop, ma anche a quale sarà il suo aspetto e la sua fruibilità se visto da tablet e smartphone.

“Dov’è il ristorante sui Navigli più vicino a me?”: il voice search a servizio dell’utente

Siri, Cortana, Google Now: il voice search è sempre più usato. Proprio per questo devi pensare a come verrà posta la domanda ed agire di conseguenza, perché la ricerca vocale non è semplice come quella effettuata digitando all’interno del motore di ricerca. Ad esempio, se voglio cenare sui Navigli su Google scriverò “ristorante navigli”, ma a Siri potrei chiedere “Dov’è il ristorante sui Navigli più vicino a me?”, e questa differenza è decisamente abissale, perché si tratta di una frase vera e propria, caratterizzata dalla presenza di parole utilizzare per porre una domanda (chi, come, dove, perché, come) e da un’intonazione interrogativa. Occhio quindi al miglioramento del local SEO.

guida internet marketing

Email marketing, questo sconosciuto

Prima di tutto, precisiamo: esiste una differenza tra l’avere una serie di indirizzi mail a cui inoltrare delle newsletter ed effettuare davvero e-mail marketing. Questo strumento se usato correttamente può rivelarsi preziosissimo – e praticamente a costo zero -, occhio quindi: pianifica alla perfezione la tua strategia e non tralasciare i punti fondamentali e, una volta selezionata la rete di contatti a cui inviare le tue comunicazioni, rendi la tua comunicazione più efficace possibile.

Oggetto: deve essere accattivante e spingere l’utente ad aprire la mail, anziché cestinarla senza nemmeno guardare il contenuto.

Mittente: mittente sconosciuto NON VA BENE. Ecco, ora lo sai.

Personalizzazione: se l’utente legge il proprio nome (magari già nell’oggetto della mail) sarà sicuramente più motivato nell’aprire la tua mail. Ricordatelo!

Corpo della mail: un testo simpatico, scorrevole, non barboso e magari qualche immagine ad intervallare aiuteranno il vostro utente ad arrivare in fondo alla mail. Dove dovranno esserci:

Contatti social & tasto di cancellazione: un’email marketing che si rispetti comprende la presenza nella mail inviata dei pulsanti social e dell’opzione di cancellazione dalla newsletter.

Mobile optimization: ricordi cosa abbiamo detto prima? Gli utenti sono sempre più mobile quindi… Sii preparato.

Vuoi rendere la tua e-mail marketing strategy più efficace? Leggi i nostri consigli qui

Social media marketing: meglio Facebook, Twitter, Linkedin o…?

Non tutti i social sono uguali: ok, non abbiamo scoperto l’acqua calda. Ogni social network ha i propri meccanismi ed i propri linguaggi, e per questo non valgono per ogni attività le stesse piattaforme. Un’attenta analisi della realtà che si vuole comunicare online e, soprattutto, dell’utenza con cui si vuole interagire, saranno i primi step fondamentali da compiere. Ad esempio, una realtà fortemente corporate, e quindi B2B, avrà delle necessità completamente differenti rispetto ad esempio ad un’e-commerce con cui gli utenti avranno necessità di interfacciarsi per le proprie richieste di customer care.

Una volta capito dove e come ci si vuole raccontare, e premesso che la brand awareness è senza dubbio uno dei motivi fondamentali per cui aprire un canale social a prescindere da quale si sceglierà di utilizzare, procedi nell’effettuare le opportune valutazioni del caso e chiediti: quale utenza voglio attrarre? Quali sono i risultati che voglio ottenere e qual è il mio pubblico? Quanta attenzione e tempo posso dedicare ai miei canali social? Una volta che avrai capito le risposte a queste domande, procedi con l’apertura dei profili o dei canali, tenendo bene in mente alcuni punti chiave.

Piano editoriale: è fondamentale, non esiste pubblicare “quando è possibile”: devi calendarizzare e pubblicare quando sai che la tua utenza è online.

Content is King non è solo una bella frase che senti ripetere a conferenze e workshop, ma è anche un dato di fatto: il contenuto è tutto, quando si parla di social network, perché ciò che condividerai e come lo farai determinerà le sorti dell’andamento del tuo post. Amen.

Varia i tuoi contenuti: immagini, album, video, ma anche ricondivisioni sono elementi da mixare ed intervallare per rendere la tua comunicazione variegata e non annoiare mai l’utente.

Controlla i tuoi competitor: cosa fanno le pagine simili alla tua? Un’occhiatina non fa mai male.

Analytics: usali! Sono strumenti potentissimi, che possono permetterti di capire se stai facendo bene o male ed agire di conseguenza.

Se sei arrivato a leggere fino qua, oltre ad una medaglia vogliamo darti un ultimo consiglio. Pianifica, pianifica, pianifica e non avere fretta: la strategia di internet marketing perfetta potrebbe richiedere anche qualche mese!

5 step per migliorare il mobile advertising

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Ormai è un fiume in piena il mercato del mobile advertising, e anche in Italia si cresce in doppia cifra. Dopo l’incremento del 50% nel 2014 sull’investimento nel mobile advertising, anche il 2015 mantiene il trend che prevede un +20%.

L’investimento nel mobile advertising entra sempre più a far parte delle proposte commerciali degli addetti ai lavori cannibalizzando le risorse dedicate ai media tradizionali: nello specifico è stato stimato un passaggio del 55% degli investimenti  verso mobile adv rispetto agli altri media e un +30% proveniente da nuovi budget, questo ad indicare che il futuro dei media è nelle nostre mani e si chiama smartphone (fonte IAB).

Entrando più nel dettaglio, i fruitori di App mobile vedono molti più contenuti sponsorizzati rispetto a chi naviga da desktop o su mobile browser, portando il tempo speso su web ad un notevole incremento.

Quindi vediamo quali potrebbero essere alcuni accorgimenti per massimizzare le rendite delle vostre campagne di mobile advertising.

Scegli il posto giusto

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Assicurati di aver posizionato la tua pubblicità in un punto in cui possa essere facilmente vista dagli utenti, in quanto un’alto tasso di utenti attivi e un basso numero di conversioni potrebbe indicare un cattivo posizionamento del banner. Per non sbagliare inserisci sempre il banner in evidenza all’interno dell’app nelle sezioni principali o integrale nativamente nell’app experience e ricordati di rispettare sempre l’ambiente dell’app senza snaturarlo.

L’importanza del timing

Ricordati sempre di limitare la frequenza degli annunci in quanto è fondamentale mantenere una user experience divertente! I recenti studi di Statista mostrano come la sessione media di gioco di un utente sia di 6,8 minuti, nei quali non bisogna esagerare con la comparsa delle pubblicità. La chiave è determinare una strategia ottimale in base ai tempi di ogni applicazione, senza scordarsi che è possibile sfruttare le schermate di attesa in cui l’utente è obbligato ad attendere!

Ottimizza il network

Non sempre un grande volume di visite provenienti da CPC sono sinonimo di conversioni, per questo è importante riuscire a mantenere un equilibrio tra il volume del traffico e la qualità del traffico. Esamina tutti network pubblicitari e cerca di  differenziare creando un mix che ti permetterà, dopo un’attenta analisi della performance, di indirizzare i tuoi budget sui canali più remunerativi.

Scegli il momento giusto

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Il nostro obiettivo è massimizzare il conversion rate quindi quello che dobbiamo fare è cercare in primo luogo di aumentare  gli utenti attivi ogni giorno. Una volta capito come invogliarli ad essere più attivi sulla nostra app, dobbiamo tenere traccia degli orari di utilizzo, ad esempio gli utenti di smartphone sono attivi linearmente durante la giornata, con picchi nelle pause pranzo, mentre gli utenti che utilizzano il tablet sono molto attivi la sera. Ottimizziamo allora le nostre campagne modificando il budget a seconda degli orari.

Device Targeting

Targettizzare le campagne a seconda del sistema operativo o del device è possibile nella maggior parte dei casi. Per questo un’analisi delle performance della vostra campagna suddivise per dispositivo può essere utilizzata per determinare quali dispositivi hanno i tassi di conversione più alti. Tuttavia, questa metrica va rapportata alla quota di mercato di quel particolare dispositivo. Se riuscissimo a trovar un dispositivo che contribuisce alla maggior parte del traffico, ma che ha solo una piccola quota di mercato, allora questo è il miglior dispositivo di destinazione!

Sai quale è stato il primo meme di internet?

meme internet

Un po’ come il classico quesito “è nato prima l’uovo o la gallina?”, è piuttosto complicato rispondere alla domanda “quale è stato il primo meme di internet?”. Dopo aver scandagliato la rete alla ricerca della risposta – ed aver fatto un bel viaggio nella memoria – riteniamo di averlo trovato: allora, siete curiosi di sapere anche voi quale è stato il primo meme del web?

Ma prima di tutto… Cosa è un meme?

Non odiateci, ma prima di darvi la risposta vogliamo rendere chiaro di cosa stiamo parlando quando usiamo il termine “meme”. La parola “meme” deriva dal greco mímēma, imitazione, e indica un’informazione riconoscibile dall’intelletto, appartenente alla cultura e replicabile; il primo utilizzo del termine si deve a Richard Dawkins, che nella sua ricerca del 1976 “The Selfish Gene” tentò di spiegare come un’informazione culturale riesca a propagarsi. Il meme inteso come fenomeno di internet è quindi un’immagine, un video, una frase o un concetto capace di diffondersi online in tempi rapidissimi, diventando celebre dentro e fuori dal web. La nascita di un meme di internet può avvenire in differenti circostanze: errori o figuracce immediatamente intercettati e divulgati, parodie, vignette… Potenzialmente, qualunque cosa potrebbe divenire il prossimo meme del web.

oogachaka baby meme

Oogachaka Baby: il primo vero meme di internet

I meme non sono una scienza esatta, e non è quindi possibile stabilire con precisione assoluta quale sia stato il primo meme del web. Ma possiamo affermare che il primo fenomeno di internet ad avere goduto di una vitalità tale da fare il giro del mondo e finire addirittura su Ally McBeal sia “Oogachaka Baby”, definito anche “Baby Cha Cha”. L’infante di pixel che danza vestito solo di un pannolino bianco e datato 1996 conobbe la celebrità sui forum e venne inserito su numerosi siti grazie al suo ballo ipnotico sulla base di “Hooked on a feeling” dei Blue Suede.

Tipatipatipatipa, tipatipitu… Ti ricorda qualcosa?

Stai canticchiando, e forse anche ballando. A metà anni ’90 i fenomeni danzerini erano davvero amati, e dopo “Dancing Baby” ecco che arriva nel 1997 “Hampster Dance”. Il gruppetto di criceti con la canzoncina orecchiabile ideati da Deidre LaCarte è frutto di una sfida di Deidre e sua sorella su chi potesse creare il sito con maggiori visite. Fun fact: il nome è volutamente scritto male (hampster e non hamster) perché il dominio hamsterdance.com risultava già occupato.

Altro meme in ambito “musicale” è il fenomeno del Rickrolling, che consisteva nel far apparire nel bel mezzo di un video la clip di “Never Gonna Give Up” di Rick Astley.Se ci si beccava il video, si era “rickrolled”.

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Gatti, Chuck Norris e The Rage

I gatti su internet funzionano da sempre, non è storia recente. Dai Lolcatz, inesauribili fonti di felicità nei momenti di sconforto, a Grumpy Cat fino ai video di gatti, il web è il regno dei felini ed i meme non fanno eccezione. Il più famoso Lolcat, “I can has cheezeburger?”, ideato dal blogger Erik Nakagawa è addirittura valutato 2 milioni di dollari.

Un’altro meme che resiste negli anni e la cui prolificità è potenzialmente infinita è Chuck Norris, o meglio le frasi dedicate allo stesso Norris ed alle sue doti apparentemente sovrumane: poste come iperbole, le frasi dei meme “Chuck Norris Facts” nascono in seguito ad alcune battute di Conan O’Brien durante il suo show, ed hanno goduto di un’ottima fama per numerosi anni.

The Rage è invece una serie di personaggi dal tratto semplice ed abbozzato, di tipo umoristico e che raccontano attraverso le proprie vignette fatti quotidiani e brevi storie. Il gruppo comprende Forever Alone, Cereal Guy, Rageguy, Trollface, Ok Guy, Fuck Yeah Guy, Y U No Guy e “Me Gusta” Guy. I testi di accompagnamento alle vignette sono molto semplici, e spesso utilizzano delle scelte linguistiche particolari (le al posto di the, ad esempio).

I meme di internet, come c’era da aspettarsi, sono pressoché infiniti possono essere generati in qualunque momento; noi vi abbiamo parlato dei più significativi e famosi.

Avete qualcosa da aggiungere a questa storia? Quali sono i vostri meme preferiti?

Emoji per Facebook e i Moments di Twitter: le novità social della settimana #NinjaSocial

le novità social della settimana

Internet dallo spazio, emoji per esprimere i propri sentimenti su Facebook , i Moments di Twitter, il compleanno di Instagram e Periscope On Air. Settimana impegnativa e corposa per i nostri amati social media.

In questa ultima settimana Mark Zuckerberg si è dato molto da fare e riesce sempre a stupirci, ma vediamo in dettaglio cosa è successo e cosa vi siete persi delle novità social della settimana.

1. Facebook

Da oggi sentitevi liberi di esprimere tutte le vostre emozioni su Facebook , ebbene sì, non esisteranno più inibizioni e falsità. Grazie a Mark Zuckerberg e agli emoji sentimentali sarà più facile far sapere ai nostri amici cosa veramente pensiamo dei loro post e immagini.

Accantonata l’ipotesi di un pulsante dislike – potrebbe creare un’atmosfera velenosa sul social network – ecco spuntare prima in Irlanda e Spagna e solo successivamente negli altri paesi – dei nuovi pulsanti emoji che consentono agli utenti di esprimere una gamma di emozioni in risposta ai messaggi dei loro amici.

Amore, rabbia, dispiacere, gioia. La libertà degli utenti di esprimere il proprio pensiero e il proprio stato d’animo sembra rientrare tra le priorità di Zuckerberg. Come funziona? Molto semplice, per aggiungere una reazione, è sufficiente premere il pulsante “Mi piace ” per aprire i pulsanti di reazione in più.

LEGGI ANCHE: Facebook Reactions (ovvero cosa è davvero il dislike button)

Facebook emoji

Ma non è finita qui con le novità social, come dicevamo, Zuckerberg ha deciso proprio di esagerare e qualche giorno fa ha annunciato e presentato il progetto per fornire internet dallo spazio. Si, avete capito bene.

La collaborazione con Eutelsat , uno dei maggiori operatori di telecomunicazioni satellitari al mondo con sede a Parigi in Francia, darà i propri frutti nel 2016. Nel corso dell’ultimo anno, infatti, Facebook ha studiato il modo di utilizzare aerei e satelliti per l’accesso a Internet. Un nuovo satellite in costruzione, chiamato AMOS-6, avrà il compito di fornire la copertura internet a gran parte dell’Africa sub-sahariana.

Internet dallo spazio

 

E i video profilo? Cosa ne pensate? Per chi si fosse perso questa novità, i video profilo come si può intuire, sono delle vere e proprie clip da sette secondi, in grado di animare l’immagine profilo degli utenti del social network più importante del mondo. Le clip saranno visibili solo dal profilo personale, mentre sul newsfeed generale verrà proposto come pic un frame del video. Un altro passo importante verso la massima personalizzazione delle proprie pagine.

LEGGI ANCHE: FACEBOOK INTRODUCE I VIDEO PROFILO

2.Twitter

Non sai come orientarti tra le migliaia di notizie e hashtag del giorno? Twitter lancia Moments. Di cosa stiamo parlando? Al posto di una bussola ci sarà una saetta e altro non sarà che una raccolta dei fatti del giorno su vari argomenti di attualità, sport e spettacolo.

Per il momento è disponibile solo negli Stati Uniti ed è un tasto con l’icona appunto di una saetta. Cliccandoci sopra si accede alla lista di “momenti”: una selezione di tweet, foto, video e approfondimenti, curata in tempo reale da un team interno insieme ad alcuni partner tra cui New York Times, Vogue e la Nasa.

Twitter da inoltre il via, per la prima volta in Italia, a #PoweredbyTweets, i Twitter Awards che premiano i progetti delle agenzie creative e media che hanno saputo sfruttare al meglio le potenzialità offerte dalla piattaforma Twitter. Ai vincitori, in diverse categorie, verrà data la possibilità di vivere l’esperienza di un Live Studio interattivo presso gli uffici Twitter in Piccadilly Circus.

Non cala l’attenzione sulla possibilità annunciata da Twitter di espandere i tweet oltre il limite dei 140 caratteri . Si tratta della più grande rivoluzione da quando è stata lanciata la piattaforma nel 2006. Tra le novità in arrivo ci sarebbe anche l’esclusione dal conto dei caratteri dei link e degli username citati nel tweet. Staremo a vedere.

3.Instagram

Instagram

Mentre gli altri social sono impegnati nella rincorsa alla novità social, Instagram si ferma a festeggiare il suo quinto compleanno. E lo fa con risultati più che soddisfacenti. Instagram vanta, infatti, 400 milioni di utenti attivi ed ha un valore di 35 miliardi di dollari.

Ma non finisce qui, con numeri alla mano possiamo affermare che gli iscritti condividono sulla piattaforma oltre 80 milioni di foto al giorno, ogni giorno sono 3,5 miliardi i like sulla piattaforma, mentre 40 miliardi sono le foto condivise fino ad oggi.

4. Periscope

Periscope introduce una novità dedicata agli utenti che effettuano streaming tramite l’applicazione e possiedono un sito web. Grazie a una nuova pagina dedicata, sarà possibile creare un tasto (On Air) che permette di mostrare lo stato della diretta all’interno di una pagina web.

periscope

Per creare il proprio tasto personalizzato sarà necessario solamente inserire il proprio nome utente nel box presente sulla pagina ufficiale dedicata al servizio e poi integrare il nuovo elemento all’interno del proprio sito web. Il bottone, una volta realizzato, mostrerà il vostro nome utente al posto della scritta broadcaster.

 

Reactions di Facebook: cos’è e come lo useremo [HOW TO]

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La notizia è fresca ed è già sulla bocca di tutti: Facebook svela il mistero del dislike button e introduce Reactions.

Nella breaking news vi abbiamo presentato la nuova feature che vi permetterà di scegliere quale reazione avere davanti a un post (servizio per il momento disponibile solo in Irlanda e in Spagna).

LEGGI ANCHE: Facebook Reactions (ovvero cosa è davvero il dilslike button)

Come ci fanno sentire le foto di due amici che si sono appena sposati? Il meme appena pubblicato ci fa davvero ridere o è solo un fenomeno di moda che inizia a irritarci?E la notizia dell’ennesimo sopruso subito da chi non è abbastanza forte per difendersi?

Fino a ieri, per tutte le situazioni della nostra vita, avremmo potuto scegliere se mettere un like o astenerci dal commentare, oggi possiamo indirizzare meglio i nostri sentimenti.

Gli emoji a nostra disposizione saranno quelli rappresentativi di:

-affetto/amore (love)
– risa (ahaha)
– gioia (yay)
– meraviglia (wow)
– tristezza (sad)
– rabbia (angry)

Certo, non una novità eccezionale, se si pensa alla miriade di siti, app e simili che sfruttano tutte le potenzialità delle emoji.

Eppure, la portata dell’evento sembra esser particolarmente sentita dalle parti di Palo Alto: proprio oggi, infatti, Mark Zuckerberg ha condiviso sul suo profilo un video che, nella sua semplicità, presenta la nuova release di quella che sarà una piccola grande rivoluzione.

Meet the new Reactions.

Posted by Mark Zuckerberg on Thursday, October 8, 2015

Posted by Mark Zuckerberg on Thursday, October 8, 2015

Una clip, quella che vi abbiamo appena mostrato, che fa il paio che sempre il fondatore di Facebook aveva proposto ieri, che cominciava a introdurre il funzionamento del nuovo like button.

Enfasi data dal post che accompagna il video:

Oggi abbiamo lanciato il primo test di Reactions -molto più “espressivo” del Like Button.
Il Like Button è parte di Facebook da lungo tempo. Miliardi di Likes vengono effettuati ogni giorno, e il “liking” è una forma ormai fra le più semplici per esprimere sè stessi.
Per molti anni, le persone ci hanno chiesto di introdurre un “dislike button”.
Non ogni momento è un buon momento, e ogni tanto avreste voluto un modo per esprimere empatia.
Ci sono molti momenti dove avrete il bisogno di condividere molto, e un Like non è il miglior modo.

Al recente Townhall Q&A, ho condiviso con la nostra community che abbiamo investito molto tempo nel pensare quale fosse la miglior via per darvi le migliori opzioni per esprimere voi stessi, mantenendo l’esperienza semplice e rispettosa. 
Bene: oggi cominciamo a testarla.
Reactions vi darà la possibilità di esprimere amore, divertimento, gioia, sorpresa, tristezza e rabbia.
Non è un dislike button, ma vi darà la possibilità di esprimere facilmente tristezza ed empatia – oltre che gioia e calore. Sarete in grado di esprimere quelle reazioni che vanno oltre il Like Button.
Incominceremo a testare Reactions in Irlanda e Spagna, e impareremo da questi test come costruire l’esperienza di ognuno. Spero che vi piacerà e che possa esprimere meglio come vi sentirete!”
Posted by Mark Zuckerberg  8 ottobre 2015

Tralasciando il fatto che ci conquisteranno con estrema facilità, ci sono alcuni aspetti su cui vorremmo soffermarci.

Se Zuckerberg ha deciso di affiancare al simbolo per eccellenza del suo social una serie di altre icone, un motivo ci dev’essere di certo e non crediamo sia solo stata la richiesta di avere più varietà nei commenti arrivata da parte degli utenti.

Ormai lo sappiamo: dietro a ogni cambiamento di aspetto di Facebook, ci sono questioni legate al business. E se le emoji interessassero anche chi usa il social per fini commerciali?

Pensandoci bene, quanto può essere utile a un’azienda riuscire a dare sfumature di umore alle interazioni di migliaia di fan, avvicinandosi così a una profilazione del cliente più accurata?

Coca Cola, per citare un brand molto attivo su Facebook, potrebbe infatti trovare più utile ai propri fini analizzare come ha reagito il consumatore al lancio di una nuova campagna, piuttosto che accontentarsi di contare i tantissimi like raccolti.

Allo stesso modo, Reactions potrà essere un utile strumento per correggere il tiro di idee vincenti sulla carta, ma che non raccolgono i frutti sperati online.

Today we’re launching a pilot test of Reactions — a more expressive Like button. As you can see, it’s not a “dislike” button, though we hope it addresses the spirit of this request more broadly. We studied which comments and reactions are most commonly and universally expressed across Facebook, then worked to design an experience around them that was elegant and fun. Starting today Ireland and Spain can start loving, wow-ing, or expressing sympathy to posts on Facebook by hovering or long-pressing the Like button wherever they see it. We’ll use the feedback from this to improve the feature and hope to roll it out to everyone soon.

Posted by Chris Cox on Thursday, October 8, 2015

Non crediamo inoltre di viaggiare troppo con la fantasia se ci azzardiamo a dire che, qualora questa nuova feature dovesse riscuotere il successo sperato, potremmo vedere aumentare il numero di emoji con l’aggiunta di reazioni ancora più chiarificatrici degli stati d’animo degli utenti.

Si aprirà quindi un nuovo modo di interpretare le reazioni su Facebook e tutte le aziende e i social media manager del pianeta devono prepararsi ad aggiornare le proprie strategie.

Solo un’avvertenza finale: Reactions ci aiuterà molto, ma non potrà mai essere affidabile al 100%, avendo il compito di rappresentare le emozioni umane (che sono varie e complicatissime, come ben sapete).

Anche con nuove espressioni da usare, rimarremo ancora incerti su cosa cliccare ogni qual volta il contenuto iniziale non sia ben definito.

Quando dovremo commentare, per esempio, un post molto ironico che racchiude al suo interno una considerazione assai triste sulla realtà umana, cosa faremo? Rideremo a crepapelle, sorrideremo con le gote rosse oppure ci correrà una lacrima lungo il viso? Nel dubbio, c’è di certo chi metterà bel like e via.

E tu? Userai queste nuove emoji?

Dark testing: come testare le performance di un post [HOW TO]

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Immagine presa da The Guardian

Hai mai sentito parlare di dark testing? Nonostante il nome, non c’è niente di oscuro e misterioso: si tratta di una pratica molto diffusa ed utile per il social media marketing, soprattutto per chi gestisce pagine Facebook che veicolano contenuti editoriali.

Il dark testing consiste nel creare più versioni di uno stesso post e avere a disposizione dei dati per determinare qual è il più performante e quindi migliore da pubblicare. Molti siti di informazione – e non solo – si appoggiano a servizi che forniscono dati sulle performance dei post prima che vengano effettivamente pubblicati, avendo così un’idea del numero di like o condivisioni che potranno ottenere. Si agisce nell’ombra, insomma, con lo scopo di giocarsi le carte migliori.

A dire il vero, un modo per fare dark testing ce lo suggerisce direttamente anche Facebook, con la funzione che consente di creare un post della Pagina non pubblicato, utilizzando Power Editor. In questo caso il dark testing è manuale, e per farlo ci vorrà almeno un’ora di tempo. Si può creare il post – inserendo intestazione, testo e tutti gli altri dettagli del caso – e configurare anche un’inserzione per ottenere informazioni utili a definire il target, attuale o potenziale che sia.

Non si tratta per la verità di una missione impossibile, anche se indubbiamente lunga e di sicuro noiosa. Le istruzioni sono abbastanza chiare e con un po’ di pratica si dovrebbe essere in grado di fare un discreto dark testing. Spesso però chi si occupa della gestione delle Pagine in realtà medio-piccole non sa nemmeno dell’esistenza di questa funzione.  Se sa che esiste, e sa come procedere, non è detto che abbia il tempo di farlo. E sui social l’informazione deve essere immediata, non c’è spazio per esitazioni.

Ecco perché molti nomi importanti dell’editoria – come ad esempio Techcrunch  – preferiscono appoggiarsi anche servizi esterni a Facebook, che consentono  di accedere a dati più performanti, con un minor dispendio di tempo, e soprattutto senza il bisogno di possedere specifici know-how.

Immagine presa da spark.naytev.com

Uno di questi tool, da poco disponibile sul mercato, è Spark: si tratta di uno strumento offerto dalla startup Naytev, che permette di fare un dark testing automatico, in poco più di 3 minuti. Come mostra l’infografica, basterà predisporre le diverse versioni del post, sottoporle all’occhio attento del tool, e pubblicare quella suggerita per ottenere il massimo in termini di engagement. Fin troppo semplice. Quasi da testare.

Soprattutto per chi si occupa di editoria, ottenere degli ottimi risultati sulla Pagina Facebook significa non solo creare engagement sui social, ma anche riuscire a veicolare i contenuti e portare traffico al sito.

Che si opti per la soluzione manuale o per quella automatica, forse vale la pena inziare a (dark) testare, che ne dici?

Leevia, genera nuovi lead grazie al potere delle foto [INTERVISTA]

team leevia 2015

Leevia è la startup tutta italiana che da InnovAction Lab lancia la sua idea di social media marketing: campagne efficaci attraverso l’uso di immagini.

Dal 2013 ad oggi Leevia ne ha fatta di strada, iniziando ad offrire una suite di prodotti sempre più customer oriented modulati sulla richiesta della clientela, dalla promozione di eventi ai contest fotografici.

Per saperne di più e per approfondire il loro business, abbiamo fatto qualche domanda a Francesco Mancino, Diego Durante e Piero Borgo, i tre soci fondatori di Leevia.

Da InnovAction Lab a realtà di successo: com’è cambiata la vostra vita?

Leevia, potere alle immagini

La vittoria di InnovAction Lab ci ha dato la spinta iniziale per passare da neolauerati ad imprenditori a tempo pieno.

Dopo il primo micro investimento da un business angel, ci siamo spostati a Trento dove abbiamo iniziato a plasmare il nostro prodotto e soprattutto a testarlo sul mercato. Questo ci ha portato a raccogliere due ulteriori finanziamenti: prima da Trentino Sviluppo e successivamente dall’acceleratore TechPeaks.

Il passo successivo è stato aprire un altro ufficio a Milano, polo cardine del marketing italiano.

Dopo 2 anni a stretto contatto con il mercato del Social Media Marketing abbiamo allargato la nostra suite di prodotti, in modo da offrire lo strumento giusto per tre diverse esigenze:

  • Leevia Photo Contest è lo strumento ideale per i brand e le agenzie di marketing per lanciare campagne di branded media e convertire i propri followers in brand ambassador;
  • Leevia Social Media Awareness permette di rendere virale sui social network un progetto, un evento o un’idea;
  • Leevia Social Activism permette alle non-profit di amplificare il loro messaggio grazie alla potenza delle foto dei propri sostenitori.

Ci spieghi il business model di Leevia?

Il nostro modello di business è prettamente B2B, ci rivolgiamo ad aziende, brand e agenzie di comunicazione che vogliono dare un boost alle loro campagne di digital marketing sui social network.

Offriamo diversi piani per ogni esigenza e target: partendo da blogger e influencer, passando per agenzie di marketing fino ad arrivare a grossi brand, tutti possono provare Leevia gratuitamente, pagando soltanto al momento della pubblicazione della campagna.

Grazie ai diversi piani, inoltre, offriamo massima scelta e flessibilità ai creatori di campagne, garantendo un maggiore ritorno del loro investimento.

Perché puntare tutto proprio sulle immagini?

Le immagini sono ancora il contenuto numero uno sui social network: basti pensare che solo su Instagram più di 800 milioni di foto vengono condivise giornalmente. Facebook non è da meno: più dell’80% dei post più condivisi contiene un’immagine. I brand di tutto il mondo conoscono bene il valore delle foto, e anche noi.

LEGGI ANCHE: Social Media Marketing: le ultime statistiche relative al 2015

Che vantaggi ha portato la scelta di una vocazione così customer oriented?

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Chiunque lavori nell’ambito del digital marketing sa che oggi è sempre più importante creare un contatto diretto con i propri clienti e coinvolgerli nelle proprie iniziative. Per questa ragione crediamo che lanciare campagne di comunicazione di questo tipo, dove il brand coinvolge i suoi clienti con l’invio di un contenuto, appunto una foto, è fondamentale per instaurare un contatto.

Inoltre fare leva sui clienti attuali è un’ottima strategia per attirarne di nuovi.

Grazie a questa strategia, i nostri clienti hanno raggiunto 1.174.580 di persone su Facebook, Instagram e Twitter in meno di un anno.

Sono passati appena due anni, ci dai qualche anticipazione per il futuro?

Leevia, potere alle immagini

Espanderci all’estero è sicuramente nei piani, è una evoluzione naturale in quanto abbiamo già acquisito dei clienti internazionali. Puntiamo anche ad allargare la nostra offerta di prodotti e abbiamo molte idee in merito, i video sono la next big thing ed è lì che vogliamo puntare.

Per fare ciò ovviamente abbiamo bisogno di allargare il nostro team, per questo abbiamo appena avviato una fase di fundraising.

 

È vero, siamo solo all’inizio, ma come si dice “chi ben comincia è a metà dell’opera”, quindi non ci resta che provare Leevia.

DieselGate e la brand reputation di Volkswagen

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Nelle ultime settimane l’agenda di molti media mainstream e l’attenzione di consumatori e pubblico è stata rivolta verso lo scandalo emissioni che vede coinvolto il gruppo Volskwagen. Il marchio tedesco, uno dei grandi colossi dell’industria automobilistica mondiale, è stato investito da una vera e propria tempesta perfetta che ha coinvolto i suoi vertici. Ci si augura, come è naturale che sia, che tutto ciò non abbia ripercussioni sui lavoratori delle case interessate, sebbene gli effetti dei test manomessi sulle vetture diesel siano di difficile lettura per economisti e governi nazionali.

Tuttavia, giacché i nostri lettori ci conoscono per la nostra ferrea volontà di analizzare le cose da un punto di vista differente, non ci soffermeremo sulla crisi in sé, né proporremo analisi di scenario sul piano del business tout-court. Siamo certi che vi siano altri spazi nei quali queste considerazioni possano essere svolte con competenza.

Vorremmo in questa sede spiegare come mai, sul piano del marketing strategico, questa crisi abbia già avuto ed avrà un impatto devastante rispetto a mezzo secolo passato dal gruppo Volkswagen a costruire un racconto ed un rapporto di fiducia e complicità con la sua clientela in tutto il mondo.

1960: il copy Lemon e la nascita del Maggiolino compagno d’avventure

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La prima campagna Volkswagen per il mercato USA qui riportata è stata apripista per tutta la narrazione del marchio nella sua diffusione. Leggere quelle righe sapendo ciò che sappiamo oggi fa assumere a quella visione la dimensione del ridicolo ma è ben evidente lo scopo di allora di offrire, seppur in una chiave irriverente e giovanile, quell’idea di qualità, dedizione per i particolari e di sicurezza che dovevano contraddistinguere le Beetle dagli altri modelli in circolazione.

I maggioloni non erano macchine che potevano competere con la potenza delle Ford o con la classe innata delle Cadillac, erano però macchine concrete, vendute ad un prezzo competitivo, che non si rompevano mai. Quella campagna era pensata per i genitori ma guardava ai figli. Volskwagen stava dicendo a chiare lettere alle generazioni degli anni ’60:

“Noi siamo la prima macchina perfetta per i vostri ragazzi”

E quel messaggio ha funzionato, lo ha fatto sul piano del mercato ed ha a sua volta influenzato il piano dello storytelling aziendale. Volkswagen si è imposta nell’immaginario collettivo come macchina della giovinezza, il suo Van è divenuto il simbolo della generazione degli Hippie, ne è divenuto icona in movimento.

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Attraverso la produzione cinematografica poi, il medium principe della narrazione, ha conquistato quel pubblico da che era in fasce, a partire dal 1968 e negli anni successivi, con il film della DisneyHerbie il Maggiolino tutto matto” ed i suoi sequel:

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La costruzione letteraria messa in atto è stata di indubbio valore. Sono stati capaci di prendere quei valori “freddi” tipici dello stakanovismo tedesco e trasformarli in valori positivi e caldi, facendo sì che fossero amati per motivi diversi da generazioni diverse.

Una VW quasi indistruttibile e che allo stesso tempo non dava alla testa per velocità di punta, costituiva un pericolo minore rispetto alle muscle-car, aspetto che attraeva i genitori, rassicurati nel mettere i loro figli in quelle auto senza tante (teoriche) pretese. Ma quei ragazzi avrebbero visto nel maggiolino il compagno d’infanzia ideale, uno po’ sgangherato, a buon prezzo, un simbolo di spensieratezza.

Dalla Tv alla generazione digitale: lo storytelling virale 2.0 di Volkswagen

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Una quadratura del cerchio che è stata riproposta per anni e che ha avuto un tale successo da vedersi replicata anche in forme di comunicazione diverse, a volte senza l’intervento diretto attraverso campagne di marketing. Pensiamo agli anni ’80, l’inizio della generazione cresciuta a pane e televisione. Parliamo di ragazzi che sono stati consumatori assidui di anime e cartoon ed ai quali il messaggio del maggiolino andava re-inventato in forme nuove.

E così Herbie è diventato Bumblebee.

Non stiamo parlando di un cartone animato qualsiasi, i Transformers erano e sono tra i prodotti Hasbro di maggior successo e se da un lato la possanza americana veniva incarnata da Optimus Prime in formato camion coi colori a stelle e strisce, il secondo personaggio più amato era il maggiolino Volkswagen nella sua versione giallo limone. Da un lato il leader carismatico, il simbolo della grandezza economica occidentale su due ruote, dall’altro il sidekick amico del teenager terrestre, un filo goffo e cicciottello nella livrea ma compagno inseparabile e sul quale fare affidamento.

Quel messaggio che abbiamo visto negli anni ’60 si ripeteva uguale a se stesso, seppur rinnovato nelle forme, fino alla fine del secolo scorso, tributando il successo di una casa che pian piano era diventata colosso dei motori.

Arrivati nell’era del digitale incontriamo lo spot che abbiamo appena proposto. Prodotto e distribuito nel 2011, è stato un successo mondiale per appassionati d’auto e di comunicazione. Ha fatto numeri stratosferici (oltre 60 milioni di visualizzazioni su Youtube ed incetta di premi nelle manifestazioni dedicate all’advertising), si è inserito alla perfezione nel solco tracciato da quarant’anni di marketing eccellente.

Le linee guida fino ad ora oggetto della nostra analisi sono declinate alla stessa maniera. Si è usato l’espediente di una delle più grandi storie della cinematografia, la saga di Star Wars, per stuzzicare di nuovo l’immaginario di generazioni diverse.

Da un lato la dimensione del gioco attraverso il piccolo protagonista, dall’altro quel genitore che era stato fanciullo ai tempi dell’uscita della prima trilogia ma che aveva mantenuto Volkswagen come compagna d’avventure. Si segna il passaggio in maniera plastica di quel doppio binario in cui gli adulti continuano a preferire la macchina tedesca perché sicura, a basso costo e figlia della perfezione nella cura dei particolari. Ed ai giovani si continua ad offrire quell’interpretazione spensierata e complice da prima auto che tutti vorrebbero.

Il racconto spezzato dalla realtà e le contro-narrazioni, cosa può fare Volkswagen per costruire una nuova storia vincente

Arriviamo quindi alla cronaca. Al disvelamento dell’imbroglio, a quei test sulle emissioni che distruggono l’immagine aziendale e la narrazione messa in atto dal marketing. Volkswagen non è più la macchina più sicura del mondo, l’azienda si è piegata alle ragioni del profitto ad ogni costo, è passata al lato oscuro della forza; tutto questo lascia lo spazio a nuove storie, in cui Volkswagen stavolta si identifica col nemico, che a nostro avviso diventeranno altrettanto virali.

Questo video a cura di GreenPeace è anch’esso targato 2011, uscì pochi mesi dopo quello della Passat che abbiamo visto prima, parte integrante della campagna The Dark Side of VolksWagen, ed è innegabile come possa essere riproposto oggi.

Sarebbe un modo eccellente per rivolgere la costruzione narrativa proposta da VW contro la casa stessa, e non ci stupiremmo se dovesse ripetere i numeri dello spot originale nel prossimo futuro. Sarebbe una maniera eccellente per le associazioni ambientaliste, per quelle dei consumatori e perché no, anche dei competitor, per smontare in maniera definitiva ciò che rimane della reputazione del brand e del suo storytelling pluriennale.

Incassare e reagire, come Volkswagen potrebbe innescare una strategia di recupero?

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Ogni qual volta ci siamo occupati di storytelling abbiamo sempre posto l’accento sul fatto che le storie, le grandi storie che fanno da catalizzatori per l’attenzione e l’affezione, rimandino ad un impianto narrativo che in realtà si ripete ciclicamente.

Rimanendo in tema con Guerre Stellari, George Lucas ha più volte dichiarato come le sue trilogie non facciano che ripetere il viaggio dell’eroe dei miti classici. Il suo è stato un atto di umiltà nel voler affermare come tutto quello che ha fatto è stato rimodulare in chiave fantascientifica un archetipo letterario.

A tal proposito potremmo aspettarci che da Wolfsburg attendano il momento più propizio per sfruttare le ondate di richiamo dell’indignazione popolare. In questo momento in cui il Re è nudo si sta facendo strada quella pulsione di risentimento e di avversione verso l’eroe caduto che abbiamo sperimentato in tante fasi della storia.

Questo a causa del fatto che dopo aver costruito miti è naturale perversione dell’uomo godere nel vederli cadere.

Ma ciò che tutti sanno, specie nelle comunità occidentali in cui vi è grande presenza del cristianesimo nella costruzione identitaria, è che dopo aver visto cadere il mito non c’è gioia più grande che osservarne il percorso di espiazione & redenzione.

Aspettiamoci quindi che, dopo aver fatto fronte comune per serrare le fila e salvaguardato l’identità aziendale da un punto di vista strettamente economico, Volkswagen si offra al mondo con iniziative di “pubblica ammenda” per i reati commessi volti alla costruzione di un nuovo mito. Campagne video in cui i dirigenti magari indossino le tute da operai e si mettano a fare il lavoro sporco per mostrare pentimento, oppure iniziative sui social in cui i possessori dei modelli incriminati possano essere risarciti attraverso le scuse on demand. Insomma un nuovo racconto in cui l’eroe, vittima delle tentazioni, ritorni ad essere quello di prima.

Rimane in definitiva il viaggio dell’eroe, non più a cavallo ma in maggiolino magari, ma pur sempre nel suo viaggio.