24Bottles, molto più di una bottiglia [INTERVISTA]


24Bottles, la startup Bolognese della bottiglia d’acciaio eco-friendly e di design ci racconta la sua storia.

Un’idea nata dalla scelta di due ragazzi alla ricerca di un’alternativa allo spreco di contenitori usa e getta e che oggi si sta sviluppando verso la realizzazione di prodotti adatti alle diverse esigenze. Niente è lasciato al caso, partnership e sviluppo per il futuro compresi.

24Bottles: cos’è e perché avete pensato a questo nome?

24Bottles è un giovane brand che produce oggetti di design di uso quotidiano. Proponiamo prodotti di qualità sia per l’indoor che per l’outdoor e il nome deriva appunto dalla prima idea di prodotto che abbiamo avuto: la bottiglia in acciaio.

E 24 è il numero di ore che lavoravamo al giorno quando abbiamo iniziato questa avventura. Adesso abbiamo un po’ calato, ma neanche di tanto. Scherzi a parte, fin dall’inizio l’obiettivo è stato quello di creare una linea di prodotti che si adattasse alle esigenze di un pubblico moderno e dinamico. Quindi abbiamo optato per un design minimale e una gamma di colori il più ampia possibile così da adattarsi a ogni situazione dalla cucina all’ufficio, dagli spostamenti in bici ai mezzi di trasporto, dalla palestra alle gite fuori porta.

A volte scelte improvvise si rivelano vincenti. Ci raccontate la storia e l’idea che vi hanno portato fin qui?

Sì, è stata una scelta improvvisa come dici: noi due ci siamo conosciuti lavorando in banca, ormai cinque anni fa circa. In particolare, un’estate siamo rimasti colpiti da quanta plastica finisse ogni giorno nella spazzatura cioè, tutto il cestino dei rifiuti era continuamente pieno solo di bottiglie e bicchieri, usati una volta sola per di più.

Così, chiacchierando, ci siamo resi conto di essere accomunati da questa sorta di fastidio verso i contenitori usa e getta, così abbiamo cercato un’alternativa che fosse più razionale e sostenibile. Abbiamo fatto ricerche e scoperto che l’acciaio 18/8 è il materiale migliore per una bottiglia che potesse essere durevole e resistente, ma anche leggera e salutare.

E così è iniziato tutto.

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Personalizzazione e multiuso, questo sembra urlare 24Bottles, è il vostro valore in più?

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Il nostro primo impegno è creare oggetti di qualità, versatili, eleganti e che durino a lungo. Nel tempo abbiamo raffinato il design e sviluppato prodotti sia per l’indoor, come le bottiglie Dispenser da cucina, che per l’outdoor la Sportiva Bag, il PortaBottiglia per bici e zaino e la cover termica. Cerchiamo di assecondare i bisogni di un pubblico urbano e dinamico, che esce di casa la mattina e torna la sera.

Inoltre, come hai detto, abbiamo la possibilità di personalizzare bicchieri, bottiglie.

Per esempio sempre più locali di ristoro, ma anche uffici e aziende, stanno rimpiazzando il rifornimento dell’acqua in bottiglia con un erogatore d’acqua a muro. Questo dà loro la possibilità di scegliere le nostre bottiglie, chiedere la personalizzazione, e di conseguenza dare un tocco di raffinatezza in più all’ambiente e rafforzare la propria brand image con una effettiva comodità a livello di organizzazione che però ha benefici anche sul pianeta, in quanto si va a interrompere la cosiddetta “catena del freddo”, riducendo quindi l’impatto ambientale della produzione, del trasporto e dello stoccaggio in frigorifero delle bottiglie d’acqua.

Il nostro fine, se si può dire è quello di coniugare etica ed estetica, promuovendo la prima facendo leva sulla seconda.

Quanto hanno contribuito le partnership al successo di 24Bottles?

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Diciamo che crescendo come brand, abbiamo sviluppato credibilità e di conseguenza diverse partnership. Sia a livello di aziende, uffici, palestre e locali sia a livello di eventi. Grazie a La Rinascente, abbiamo potuto personalizzare la bottiglia dell’Expo, ed è stata davvero una grossa soddisfazione.

Mentre domenica scorsa abbiamo sponsorizzato una ciclo storica molto elegante che è La Superba, una sfilata tutto in stile retrò su un percorso meraviglioso nella zona di Genova, sulla costa ligure. E stiamo sviluppando altre partnership, sia a livello di personalizzazione dei prodotti già esistenti, sia a livello di vera e propria creazione di nuovi prodotti in sinergia con altri brand, ma per il momento non possiamo anticipare nulla.

Dalla fondazione sono passati solo 2 anni, quali sono i progetti per il futuro?

Sicuramente la priorità è diventare sempre più efficienti e ampliare la gamma di colori. Ci vogliamo specializzare. Vogliamo consolidare la nostra esperienza e diventare un punto di riferimento nel mondo per quanto riguarda le bottiglie in acciaio. Abbiamo già pronti dei nuovi colori e delle nuove finiture che usciranno nei prossimi mesi, in occasioni delle fiere a cui parteciperemo (Maison&Objet a Parigi, Eurobike, PittiUomo), ma non escludiamo qualche sorpresa a livello di nuovi prodotti per la prossima primavera.

Altra novità, in questi giorni ci stiamo trasferendo nella nostra nuova sede, un capannone in provincia, che ci permetterà di avere spazio per invitare diverse realtà e dare vita a un hub creativo che coinvolga varie realtà che possano condividere la nostra mission.

Inoltre ci siamo mossi in modo da rendere questo nuovo spazio il più green possibile, a livello di consumo di energia, sia a livello di rifiuti. Abbiamo voluto che la nuova base avesse meno impatto possibile sull’ambiente e che fosse quindi coerente con la nostra filosofia. Essenzialmente 24Bottles intende creare valore limitando gli sprechi.

 

Dall’idea di una bottiglia di design eco-friendly allo sviluppo di un vero e proprio hub creativo. Personalizzazione e multiuso, armi vincenti nella fidelizzazione del cliente!

Con l'Hotel Ads Commission Program, Google continua il posizionamento sul mercato travel

E’ fresca la notizia che Google, colosso da tempo attivo nel settore travel sia lato clienti (nel tentativo di aiutarli a scegliere dove alloggiare) che albergatori (per aiutarli a generare lead in maggiore quantità), ha deciso di ritirare (o meglio, mettere offline) Hotel Finder in favore del potenziamento del Google Hotel Ads Commission program. Leggiamo sul blog post di Google dedicato alla notizia:

Con questo programma, a questi hotel (aderenti al programma, ndt) sono richieste le commissioni tipiche degli standard del settore, al posto del cost per click, rendendo più semplice l’utilizzo di Google Hotel Ads per gli hotel più piccoli e indipendenti.

Continuiamo a citare:

Questo mese, stiamo aggiungendo informazioni sulle strutture degli alberghi per gli Stati Uniti, e stiamo lavorando per includere queste informazioni per più di 24 stati entro l’anno. Questo significa che gli utenti vedranno ora se un hotel è dotato di strutture come il WiFi gratuito, la colazione gratuita, il parcheggio, la piscina, il business center, direttamente nei risultati di ricerca.

Un bel passo per Big G, a sfavore (ancora una volta!) degli intermediari turistici – come le agenzie. E anche il modello a commissione sembra proprio volere porsi come valida (efficace ed efficiente) alternativa a quello che finora risultava lo status quo.

Vedremo gli sviluppi del progetto, e vi terremo aggiornati in merito!

Emissione impossibile: i problemi di Volkswagen con l'Epa

Emissione impossibile Volkswagen inganna l'Environmental Protection Agency

 

“Sono profondamente dispiaciuto di aver tradito la fiducia dei consumatori e faremo tutto il necessario per riparare il danno che la vicenda ha causato. […] Sarebbe sbagliato se il terribile errore di pochi compromettesse il lavoro onesto di 600 mila persone”.

Il riassunto della vicenda Dieselgate è tutto nelle parole dell’amministratore delegato di Volkswagen, Martin Winterkorn, diffuse con un video comunicato.

Le esportazioni del colosso tedesco nel mercato statunitense sono costituite per il 25% circa proprio dai modelli diesel coinvolti nello scandalo e per i quali  l’EPA (Environmental Protection Agency)  non ha rilasciato la “certification of conformity” per le vetture equipaggiate con il 2.0.

Ha infatti chiesto l’immediato richiamo di mezzo milione di auto prodotte dal 2009 al 2015.

Non solo emissioni, l’inganno del software per i test

Martin Winterkorn lo ha ammesso: Volkswagen ha barato sulle emissioni.

Genio tedesco, il sistema “eludi particolato” adottato è davvero particolare: il software installato nella centralina dei motori 4 cilindri diesel riconosce che la vettura è in fase di test e, automaticamente, abbassa drasticamente le emissioni prodotte, riportando i valori alla normalità quando l’auto è utilizzata su strada e non è sottoposta ad esame.

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Un comportamento che ha generato eco diverse e risonanti in tante direzioni: il crollo del titolo in borsa, il benservito di Volkswagen a Martin Winterkorn (secondo una anticipazione del Tagesspiegel, verrà sostituito da Matthias Mueller, già alla guida di Porsche, anche se la notizia non è stata confermata), una maxi multa, lo spettro di una class action e del ritiro delle vetture coinvolte anche da molti altri mercati.

Emissione impossibile Volkswagen inganna l'Environmental Protection Agency

Modificare i risultati dei test: perché?

Proporre un’immagine aziendale con prestazioni eccellenti e un rigoroso rispetto per l’ambiente, fiore all’occhiello della affidabile, indistruttibile, tecnologia tedesca.

Invece Volkswagen la fiducia l’ha persa, nel modo peggiore, proprio mentre il gruppo esibiva i nuovi modelli, più ecologici, al Salone di Francoforte.

Quando la reputazione di un colosso tanto grande viene scalfita da una grana di questa portata, le considerazioni sono molte: premesso un danno economico enorme in vista del quale il colosso di Wolfsburg ha già accantonato 6,5 miliardi di dollari, per far fronte a (ormai certe) eventuali cause legali e class action, l’ammissione di Winterkorn rivela il più grande timore del gruppo: aver deluso l’opinione pubblica.

Crollo in borsa (tracollo, meglio) a parte, perdere la fiducia in un prodotto è una cosa, perderla in un auto è altra.

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Se è vero che le motivazioni di acquisto si concentrano prevalentemente sulle prestazioni (quindi sui consumi) rispetto all’impatto ambientale del mezzo sul sistema ambiente, l’attenzione su questo aspetto è un trend in crescita e, sebbene l’azienda abbia comunicato la volontà di collaborare, l’impatto negativo sarà enorme e non è affatto sufficiente che il gruppo abbia comunicato in una nota di lavorare tenacemente alla riduzione drastica del divario tra risultati su strada e nei test.

Emissione impossibile Volkswagen inganna l'Environmental Protection Agency

 

Perché non è tutto qui: guidando affidi la tua vita alla tua vettura.

Anche in condizioni di bassa velocità, con prudenza estrema e rispetto rigoroso del codice stradale, all’automobile in corsa è delegata la nostra sicurezza, che non può MAI essere messa in discussione per l’importanza del carico che trasportiamo: i nostri cari.

Non si tratta di un difetto di fabbrica, una svista nella progettazione, una superficiale supervisione. Si tratta di un deliberato tentativo di aggirare le regole per acquisire un vantaggio, penalizzando la concorrenza.

Un duro colpo per l’affidabilità tedesca tutta, che è decisamente mancata: la priorità, netta, dell’utile personale sul bene comune ambiente.

Richieste di spiegazioni da tutto il mondo

Corea del Sud e Australia hanno inoltrato richiesta per conoscere se anche i veicoli approdati nei propri mercati siano stati dotati della centralina modificata per superare i test.

Il ministro dell’ambiente sudcoreano, dopo una riunione con i responsabili del gruppo tedesco, sta valutando se richiamare tra 4 e 5 mila veicoli venduti tra il 2014 e il 2015.

Emissione impossibile Volkswagen inganna l'Environmental Protection Agency

 

La Francia ha già sollecitato un’inchiesta per fare chiarezza ed estendere controlli più rigorosi all’intera categoria automobilistica.

Secondo Michel Sapin, ministro delle Finanze, la questione ambientale è la più rilevante e anche il segretario britannico ai Trasporti, Patrick McLoughlin,  sta incoraggiando l’iniziativa di adottare strumenti di misurazione che riflettano le condizioni su strada più fedelmente, riconoscendo al problema un carattere di urgenza.

In prima linea con le richieste di chiarimenti al colosso tedesco, la Germania e la cancelliera Angela Merkel, che invita il gruppo a fare chiarezza sulla situazione e si aspetta una piena trasparenza nella soluzione del caso.

Il ministro dei Trasporti tedesco Alexander Dobrindt ha istituito una commissione guidata dal sottosegretario ai Trasporti Michael Odenwald, che andrà a Wolfsburg in settimana per le consultazioni del caso.

E in Italia?

“Ho chiesto a Volkswagen Italia rassicurazioni sul mercato italiano. Vogliamo vederci chiaro”.

Con queste parole il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti ha dichiarato di aver chiesto delucidazioni all’amministratore delegato e direttore generale di Volkswagen Group Italia Massimo Nordio, mentre lo scandalo diventa interministeriale quando anche il Ministro dei Trasporti chiede di conoscere se la procedura che ha falsato i test sia stata utilizzata anche nel nostro mercato e avvia un’indagine.

Verso l’inchiesta penale

Emissione impossibile Volkswagen inganna l'Environmental Protection Agency

 

Il dipartimento di Giustizia sta conducendo una inchiesta penale su Volkswagen, ma non solo: il gruppo tedesco potrebbe non essere l’unico ad aver adottato sistemi volti ad eludere i controlli sulle emissioni, per questo le autorità americane sono alla ricerca di altre possibili violazioni perpetrate tramite l’ausilio del defeat device, il software incriminato oggetto dell’inchiesta.

“Non abbiamo intenzione di starcene seduti preoccupandoci che altri abbiano barato. Li scopriremo […] Al momento stiamo intensificando le nostre attività per capire cosa dobbiamo fare con altri veicoli” ha dichiarato Gina McCarthy dell’Agenzia per la protezione ambientale in un’intervista al Wall Street Journal.

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Il mercato, la fiducia e l’enciclica di Benedetto XVI

La trasparenza premia le aziende: nella visione di un marketing etico proiettato a soddisfare i bisogni delle persone, che di riflesso produce dei risultati economici attraverso il ruolo sociale che l’azienda ricopre, etica ed economia non sono mondi distanti, ma connessi e reciprocamente influenti.

Emissione impossibile Volkswagen inganna l'Environmental Protection Agency

 

La ricerca di una moralità generalizzata come fonte di fiducia nei mercati è ben evidenziata nel paragrafo 35 del capitolo terzo (Fraternità, sviluppo economico e società civile)  dell’enciclica del Papa Emerito Benedetto XVI, “CARITAS IN VERITATE“.

Ecco la definizione che il pontefice dà del mercato:

“Il mercato, se c’è fiducia reciproca e generalizzata, è l’istituzione economica che permette l’incontro tra le persone, in quanto operatori economici che utilizzano il contratto come regola dei loro rapporti e che scambiano beni e servizi tra loro fungibili, per soddisfare i loro bisogni e desideri. Il mercato è soggetto ai principi della cosiddetta giustizia commutativa, che regola appunto i rapporti del dare e del ricevere tra soggetti paritetici. Ma la dottrina sociale della Chiesa non ha mai smesso di porre in evidenza l’importanza della giustizia distributiva e della giustizia sociale per la stessa economia di mercato, non solo perché inserita nelle maglie di un contesto sociale e politico più vasto, ma anche per la trama delle relazioni in cui si realizza. Infatti il mercato, lasciato al solo principio dell’equivalenza di valore dei beni scambiati, non riesce a produrre quella coesione sociale di cui pure ha bisogno per ben funzionare. Senza forme interne di solidarietà e di fiducia reciproca, il mercato non può pienamente espletare la propria funzione economica. Ed oggi è questa fiducia che è venuta a mancare, e la perdita della fiducia è una perdita grave.”

La fiducia reciproca e generalizzata riveste quindi quel ruolo di collante sociale che conduce alla soddisfazione di tutti i soggetti coinvolti.

Chissà che ne pensa Bill Right, il famoso consulente riduzione costi di Volkswagen.

I Simpson ricreati in versione Pantone

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Se pensi ai Simpson, celebri personaggi nati dalla mente e dalla matita di Matt Groening, pensi subito ai colori che li hanno contraddistinti fin dalle origini. E anzi, sembra proprio che sia stato il desiderio di rendere le loro figure immediatamente riconoscibili durante lo zapping a far scegliere a Groening il colore giallo, capace più di altri di attirare l’attenzione dello spettatore.

L’ennesima prova creativa dell’iconicitá dei colori simpsoniani la restituisce anche l’ultimo lavoro del designer Hyo Taek Kim, che ha realizzato una serie di poster raffiguranti gli schemi Pantone dei personaggi della serie animata più famosa della tv.

Guardateli uno ad uno. Non sareste forse in grado di riconoscere Homer, Marge, Bart, Lisa, Maggie e i loro amici anche senza le didascalie?

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L’intera collezione, che comprende la maggior parte dei personaggi della serie, è disponibile (e acquistabile!) qui.

App of the Week: Football Manager 2016 ora è Touch e Mobile

Football Manager 2016

Con l’arrivo dell’autunno entra nel vivo la stagione d’uscita dei manageriali calcistici e mai come quest’anno la sfida si preannuncia rovente, soprattutto per l’interessante svolta mobile che il genere videoludico sta attraversando.
Tra i titoli che presumibilmente si divideranno il mercato, sicuramente il celeberrimo Football Manager, sviluppato da Sports Interactive e distribuito da SEGA, si propone anche quest’anno come il leader, in luogo di alcune novità. Saranno infatto ben due le versioni del gioco dedicate alle piattaforme mobile, Football Manager Mobile e Football Manager Touch, che andranno ad affiancare la storica versione per PC.

Football Manager, una visione mobile decennale

In realtà Football Manager strizza l’occhio al mobile già da diversi anni. Con la versione Handheld, realizzata per PlayStation portable nel 2006, il main title di Sports Interactive proponeva al giocatore un’esperienza di gioco molto simile, ma in versione compatta, alla versione realizzata per PC. Dal 2010 la versione Handheld debutta prima su iOS e successivamente su Android, per poi essere definitivamente sostituita nel 2013 da Football Manager Mobile, realizzato per smartphone e tablet.

Football Manager 2016

Una versione mobile semplificata, ma completa

La versione 2016 di Football Manager Mobile rappresenta il modo più semplice e veloce per gestire il proprio club preferito e portarlo nell’olimpo del calcio. Compatibile con la maggior parte di smartphone e tablet con sistemi operativi iOS e Android, è progettato per essere giocato con pochi semplici tocchi, con un occhio particolare su tattica e trasferimenti. Con la nuova versione in uscita a novembre, gli sviluppatori hanno migliorato vecchie funzionalità ed implementato nuove funzioni.

E la versione Touch?

Football Manager Touch rappresenta tuttavia la vera novità del 2016 in termini di portabilità. Pensata per i players che preferiscono un’esperienza di gioco più essenziale ma ugualmente coinvolgente, la versione Touch si concentra sulle funzioni manageriali essenziali, pur offrendo la possibilità di godere di una grafica realistica.
La vera innovazione di Football Manager Touch è la possibilità di fare dei cross-save da archiviare nel cloud, in modo tale che la medesima carriera possa essere utilizzata ovunque si voglia, tanto a casa con la versione classica del gioco, quanto sui propri dispositivi mobile.

Football Manager 2016

Un’esperienza da allenatore «mobile» sempre migliore

Oltre al cross-save, cosa c’è da aspettarsi di nuovo dall’edizione 2016 dei Football Manager “portatili”? Innanzitutto sarà possibile assumere un maggior controllo della squadra scelta grazie all’introduzione di nuove istruzioni tattiche, grazie alle quali il giocatore potrà scegliere dove il team concentrerà il proprio gioco, il tipo di manovra d’attacco, la libertà creativa e la distribuzione del pallone da parte del portiere. La preparazione della squadra sarà migliore rispetto al passato grazie all’aggiunta di preparatori che forniranno alla squadra una formazione mirata per ciascuna gara da affrontare, anche considerando i punti deboli e come limitare i top player avversari.
L’introduzione di badge oro, argento e bronzo consentiranno di definire il proprio stile di gioco. Sarà possibile concentrarsi sul miglioramento di un unico aspetto tra difesa, attacco e morale della squadra, e la vostra decisione influenzerà le prestazioni della squadra. Il redesign delle schermate chiave renderà inoltre il gioco più intuitivo che mai, mentre il feed delle notizie fornirà al giocatore tutte le informazioni necessarie, senza appesantire inutilmente il dispositivo.

Football Manager Mobile e Touch, siete pronti a tuffarvi nel mondo del calcio?

Ecco cosa succede quando lasci una GoPro nello spazio [VIDEO]

gopro

Chi lavora nel campo nel marketing e della comunicazione lo sa bene: per l’immagine di un prodotto, servizio o azienda, niente è più efficace di un’iniziativa spontanea di promozione da parte dei consumatori stessi, diretta o indiretta che sia. Lo sa ancora meglio GoPro, che da anni può contare sui meravigliosi contenuti che gli utilizzatori delle sue videocamere postano online, con risultati molti spesso incredibili (anche dal punto di vista dei numeri). L’ultimo esempio è il video “Grand Canyon from the Stratosphere! A Space Balloon Story“.

LEGGI ANCHE: 3 casi innovativi di GoPro Marketing da non perdere

Trattasi di un video dalle riprese mozzafiato unite ad una storia incredibile: nell’estate del 2013 un gruppo di studenti dell’Arizona ha lanciato nello spazio una sonda atmosferica, proprio sopra il Grand Canyon, agganciandovi uno smartphone ed una GoPro che potesse effettuare riprese del percorso intrapreso dal gonfiabile. A causa della mancanza di copertura dati nella zona in cui il telefono è ricaduto, e non potendo quindi utilizzare i dati di geolocalizzazione, il team non fu in grado di recuperare l’attrezzatura. Due anni dopo, tuttavia, è stato un escursionista ad imbattersi nella GoPro e gli device.

Il video che vedete di seguito è il risultato di questo incredibile esperimento, che non ha lasciato naturalmente indifferente GoPro.

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E ai Ninja torna in mente anche un video simile, di qualche anno fa: vi ricordate di Stanley il trenino? 😉

The Lovie Awards 2015: scopri i finalisti e vota il tuo preferito

Annunciati i finalisti dei Lovie Awards 2015

I Lovie Awards riflettono l’enorme crescita di Internet come tool sia per il business che nella vita di tutti i giorni e giunti alla quinta edizione, si continuano a celebrare le più acclamate e vincenti storie che raccontano trend di tendenza.

Quest’anno le novità sono state molte, come ad esempio l’introduzione di nuove categorie, ma questa è ormai una notizia vecchia; infatti ieri 22 settembre sono stati annunciati i finalisti.

Scegliere non è stato affatto semplice, proprio per l’elevato numero di opere pervenute (1.500) e per le adesioni da oltre 30 Paesi, ma la giura esperta di artisti ed innovatori non si è persa d’animo ed ha stilato l’elenco dei finalisti.

Tra i finalisti

Ecco alcuni finalisti, ma se sei curioso di vedere l’elenco completo, clicca qui.

Mobile & Applications News & Entertainment:
Vanity Fair Spain
Online Advertising Viral Advertising:
Nestlé Fitness Bra Cam

Websites Fashion & Beauty:
Glamour Italia
Websites Charitable Organisations/Non-Profit:
Planet Syria
Internet Video Best Web Personality/Host:
Iceman

La lista potrebbe continuare all’infinito, ma data la numerosità dei progetti non possiamo mica inserirli tutti! 🙂

Vota il vincitore

Ora, però, è il tuo turno per decidere chi si porterà a casa l’ambito premio. Hai tempo fino all’8 ottobre 2015, quindi affrettati. Il potere di decidere è nelle tue mani. Tutti i vincitori saranno annunciati il 13 ottobre 2015.

Fai sapere al mondo per chi tifi, utilizzando #Lovies. Cosa stai aspettando, clicca e vota.

LEGGI ANCHE: The Lovie Awards: ecco i vincitori della quarta edizione

I 5 errori che i brand commettono su Facebook

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Gli esempi citati nel presente articolo sono assolutamente frutto del caso, se avessimo tardato di un giorno solo la pubblicazione, avremmo avuto a disposizione altro materiale da chiacchierare in materia di errori da non commettere su Facebook.

Nessun brand o SMM è stato maltrattato per la redazione del seguente articolo.

I contenuti elencati non sono frutto della nostra fantasia e riguardano marchi noti nel panorama mondiale che ancora non hanno capito come evitare Social Epic Fail.

1. Se cancelli i commenti, si vede.

UGC, social networking, customer relationship, crisis management, power of sharing e tante altre belle definizioni che restano irrealizzate nella pratica.
Ne è l’esempio palese il caso di Nivea vs Neve, piccolo marchio piemontese sconfitto da una battaglia legale contro il colosso tedesco per un caso di omonimia. Il piccolo brand Italiano si è visto costretto a ritirare i propri prodotti dal mercato, ma la sua piccola grande community di utenti non è rimasta indifferente e si è scagliata prepotentemente contro Nivea.

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La reazione del più famoso tra i due è stata: cancellare i commenti di una community accanita e fidelizzata, ottenendo alla fine dei conti, un boomerang pazzesco.

2. Il social media manager è in Lifelong Learning

Vale per tutte le professioni, ma ancor di più per i social media manager, professionisti degli universi digitali, comunicatori nelle realtà 2.0, eterni studenti perennemente sotto esame che non possono permettersi il lusso di dire: “Ah, ma io non lo sapevo!”

3. Real time marketing, ragionevolezza ne abbiamo?

Stare sul pezzo. Che grande verità, dai tempi del più analogico giornalismo alla più rischiosa informazione digitale che rischia di pestarsi i piedi senza un briciolo di coerenza.

Una gara alla visibilità che dovrebbe far riflettere più su cosa dire, e invece succede solo che viene detto di tutto, e quindi ciao Brand reputation e Brand image.

È nel nostro mirino Plasmon, che mette la coroncina al biscotto per ricordarci che se Miss Italia sogna un viaggio nel 1942, loro non sognano perché il 1942 se lo ricordano benissimo.

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C’è chi potrebbe considerarlo uno slancio creativo veramente di spessore.

4. AAA cercasi grafico

L’abito non farà il monaco, ma il grafico è la brand image. I social impongono tempi record ma i tempi record non possono penalizzare la qualità di quello che si mette: sgranature, prospettive alla Picasso, prezzi civetta come al discount, basta. È questa l’epoca dei visual social? E allora vai di Lifelong Learning anche in questo caso.

Avremmo tantissimi esempi da mostrare qui, preferiamo rimanere discreti e responsabilizzarvi sul fenomeno.

5. Anche su Facebook la ricchezza la fanno i numeri

Indicatori di ricchezza, visibilità, notorietà e social buzzing; i pulsanti disposti da Facebook vogliono comunicare in maniera sempre più esplicita le sensazioni degli utenti rispetto ai contenuti pubblicati.

È in questo che subentra il lato analyst di chi non può permettersi leggerezze con una Fan Page di centinaia di migliaia di persone (ma vale anche per chi ne ha molte meno) e che verifica livelli bassissimi di interazione. Se la tua Fan Page conta utenti oltre le 5 cifre ma i tuoi post conquistano al massimo un centinaio di utenti, allora è il caso di fare delle valutazioni approfondite in merito a strategie e contenuti.

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Se state conversando con una community di utenti, che ha deciso di dedicarvi attenzioni per qualcosa che realmente gli interessa, allora approfittate di questo canale innovativo per ascoltare, più che per parlare, e badate ai numeri perchè come gli economisti, anche e soprattutto i marketer hanno i propri conti da far tornare.

Liste di interessi su Facebook: a cosa servono?

liste di interessi facebook ordine vs caos

Le liste di interessi esistono già da qualche anno su Facebook.

A inizio marzo 2012 sono state presentate come novità ed evoluzione delle liste che già prima si potevano creare.

Sono semplicemente delle liste che potete facilmente creare ed usare per raggruppare gli aggiornamenti di stato (notizie) di pagine, amici e persone che seguite in un unico campo.

La novità introdotta allora, che le rende uno strumento più potente, è che le liste di interessi non sono più solo private (come quelle che esistevano già) ma possono essere aperte al pubblico.

Nel creare o modificare una lista, si può scegliere se debba essere pubblica, riservata agli amici o privata.

I vantaggi delle liste di interessi

Il meccanismo delle liste è quindi molto semplice: si raggruppano persone e pagine, e quando volete leggere le notizie pubblicate dai membri della lista, basterà selezionarla.

Se usate Facebook da desktop, sempre dal pannello a sinistra sotto la voce “interessi”, se invece usate Facebook da mobile, dovrete selezionare la voce “filtri” dai menu. Stranamente non c’è una voce dedicata solo alle liste come da desktop.

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Il primo vantaggio è che creando una lista potete leggere le notizie pubblicate da chi ne fa parte, senza essere sopraffatti dalla grande quantità di notizie che normalmente affollano il vostro newsfeed.

Il secondo vantaggio, meno evidente ma cruciale, è che le notizie visibili in una lista non sono filtrate da Edgerank, l’algoritmo con cui Facebook seleziona le notizie da mostrare nel vostro newsfeed: le notizie sono elencate in puro ordine cronologico.

Le liste di interessi come strumento di marketing

Da quanto esposto prima, i vantaggi delle liste per un utente sono abbastanza evidenti e saranno più o meno significativi a seconda della quantità di pagine, amici e persone che si seguono, con conseguente affollamento del newsfeed.

Le liste di interessi Facebook  sono uno strumento prezioso quando giocate nel ruolo di utenti, poiché rendono più facile mantenersi aggiornati sugli argomenti che in un determinato momento stanno più a cuore.

Ma le liste possono e debbono essere considerate uno strumento prezioso anche per il marketing.

Se siete i creatori e curatori della lista, potete includere voi stessi (o le pagine che gestite) nelle liste che create per il settore o contesto in cui volete guadagnare  autorevolezza o visibilità.

Per raggiungere questo obiettivo è importante fare che la lista sia ben curata attraverso accorta selezione delle fonti da includere e promuoverla in modo che diventi popolare e con un alto numero di sottoscrittori.

Oltre a condividerla, un meccanismo da sfruttare per renderla popolare è quello di inserire nel nome della lista almeno una delle keyword di riferimento per voi.

In questo modo sarà più facile che la vostra lista sia visibile e presente nell’elenco che Facebook stesso propone quando un utente fa una ricerca.

Il secondo obbiettivo che dovreste porvi è quello di far includere la pagina da promuovere nelle liste altrui.

Dopo aver verificato che esserne parte possa essere opportuno e compatibile con la vostra strategia e identità, vi basterà cliccare sul nome del curatore della lista per inviare un messaggio e chiedere, dandone i motivi, l’inclusione

Liste che potreste creare

Le liste sono un potente (e trascurato) mezzo per organizzare il flusso di notizie ma anche, grazie alle impostazioni sulla visibilità, uno strumento per condividere quel flusso con il vostro gruppo di studio, di lavoro o comunità.

Ecco alcuni esempi di liste che potreste creare:

  • Ex compagni di scuola/università
  • Amici stretti e famiglia
  • Persone che vi seguono
  • Membri del team di lavoro
  • Partecipanti ad un evento/conferenza
  • Persone/pagine con cui condividete un interesse
  • Risorse utili per i vostri follower (clienti o amici)
  • Persone che vale la pena seguire
  • Pagine che vale la pena seguire
  • Clienti (Privata, per carità!)
  • Persone che vorreste vi notino (e quindi commentate!)
  • Concorrenti (mai distrarsi!)
  • Aziende del settore da monitorare

Liste che vale la pena seguire

Per trovare delle liste che valga la pena di seguire, potete accedere alla pagina Facebook in cui aggiungere interessi.

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Oltre alla possibilità di creare una lista, Facebook vi permetterà di cercarne attraverso le parole chiave da immettere nel box “cerca”, oppure di selezionarne da quelle presenti in elenco.

Eccovi una mini selezione di  pagine che, per chi si interessa degli argomenti di cui trattiamo, possono essere utili (una lista completa, che abbiamo usato come riferimento parziale, la trovate tra i link di approfondimento).

FACEBOOK Experts & Resources! Curata da Mari Smith, famosa esperta di Facebook e social media, seguita da quasi 40mila persone, elenca pagine ed esperti da seguire per chi si occupa di Facebook (ma non solo)

Facebook Designers Curata da Chris Kalani, dipendente Facebook, trovate elencati i profili di coloro che lavorano al design di Facebook.

News Web & Social Media Italia Curata da Giuliano Ambrosio, A.K.A. JuliusDesign, una delle poche liste italiane del settore.

Facebook Marketing Curata da Jon Loomer, un sicuro punto di riferimento per chi si occupa di Facebook, troverete pagine e persone che pubblicano notizie su Facebook e social media.

Tech Entrepreneurs Curata da Sachin Monga, product manager Facebook, con quasi 30mila follower, contiene 72 nomi da seguire per chi si occupa di tecnologia.

Tech news Curata da Vadim Lavrusik, anche lui product manager Facebook, 80mila persone seguono questa lista con 124 fonti di informazioni del mondo Tech.

Startup Investors Curata da Robert Scoble, se cercate chi investa nella vostra startup, questa lista fa per voi.

Social Media Savvy (and fun!) Curata da Scott Kleinberg, social media editor del Chicago Tribune, fonti note e meno note del mondo social.

Social Media Resources Curata da Scott Ayres, ambassador di Post Planner, la seguono oltre 10mila persone. Una lista d’obbligo per chi si occupa di social media.

100 People To Follow On Facebook Curata da Mari Smith, una lista di persone che meritano di essere seguite nel mondo social.

Social media Italia Curata da Claudio Marchiondelli, un piccolo contributo per colmare un vuoto: non c’era una lista che raggruppasse fonti autorevoli in italiano.

Se invece volete rilassarvi un attimo, scoprire ricette, destinazioni o altre notizie non direttamente legate al lavoro, ecco anche le liste per l’indispensabile pausa e mantenere la mente fresca!

Science on Facebook quasi 80mila persone seguono questa lista di ben 88 fonti di notizie scientifiche.

DIY Fashion: Apparel & Accessories alcune interessanti fonti per chi vuole essere alla moda ma far da se.

DIY Home Decor una cinquantina di fonti interessanti per chi vuole decorare e arredare casa.

Science News ancora notizie scientifiche, in una lista curata dal product manager Facebook Vadim Lavrusik.

Arte seguitissima lista (220mila follower) in spagnolo con le notizie dei musei spagnoli.

Art Critics  in inglese, varie fonti sul mondo dell’arte, seguita da oltre 100mila persone.

Entertainment News  Vadim Lavrusik cura anche questa lista, seguita da quasi 100mila fan del gossip e dell’industria dello spettacolo.

Pagine per il relax mancava una lista di pagine in italiano. Pagine divertenti, di cucina, di calcio, per chi vuole rilassarsi nella propria lingua.

Creare una lista

Creare una lista è semplice. Si può farlo dalla pagina in cui aggiungere interessi  oppure si può aprire l’elenco delle liste che si trova nel pannello di sinistra di Facebook sul desktop e cliccare sul pulsante “Crea lista”

Si aprirà una finestra in cui potete scegliere chi ne deve far parte, scegliendo tra le pagine cui avete messo mi piace, i vostri amici e le persone he seguite.

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Proseguendo, dovrete scegliere le opzioni relative alla visibilità della lista. Scegliendo “Tutti” la vostra lista diventerà pubblica e sottoscrivibile da chiunque.

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Le liste pubbliche possono essere cercate nella pagina aggiungere interessi, in cui Facebook stesso elencherà quelle che vi consiglia.

Mantenere una lista

Una volta creata la lista, è possibile modificarla e arricchirla aggiungendo altri membri, cambiandone il nome o le opzioni di visibilità.

Accedendo alla lista da modificare, è possibile infatti cliccare sul pulsante Gestisci lista e da qui modificare il nome, aggiungere o eliminare membri o eliminare la lista stessa.

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Se invece volete modificare la sua visibilità, troverete accanto al nome della lista il pulsante per farlo: in questo caso le opzioni a disposizione sono molto più granulari rispetto a quella disponibili in fase di creazione della lista.

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Se allora potevate scegliere solo tra tre opzioni (Tutti, amici, solo io) ora potete scegliere anche una qualsiasi tra le opzioni standard di visibilità (o privacy) di un post: da Pubblica a solo io, o personalizzata, includendo le liste di amici che abbiate eventualmente creato.

Se, esplorando Facebook vi imbattete in una pagina che vorreste includere in una vostra lista, dopo aver dato il Mi piace, cliccando sul toggle dello stesso pulsante, vi sarà possibile aggiungerla ad una lista esistente o crearne una nuova specifica.

 

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E voi? avete creato delle liste interessanti? avete sottoscritto gli aggiornamenti di qualche lista che non abbiamo menzionato?

Sei su Facebook alle prime armi? Ecco quali dati monitorare per valutare la performance

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Facebook è la piattaforma social più utilizzata dagli esperti di marketing.

Questo perché su Facebook si concentra la maggior parte della popolazione online e dalla grande disponibilità di dati analitici che il social network blu offre ai propri utenti.

Ma come districarsi nel mare magnum dei Facebook Insights?

Il primo ragionamento va fatto a monte:

  • Perché la mia azienda deve avere una brand page su Facebook?
  • Quali sono gli obiettivi della mia presenza online?

Queste due domande, all’apparenza scontate, sono la vera chiave del successo online.

È inutile infatti attivare campagne di social media marketing senza sapere quali sono i reali obiettivi di queste campagne.

I dati da monitorare corrispondono agli obiettivi inizialmente prefissati tra l’azienda e chi gestisce la sua presenza online.

Se la tua azienda ha un sito eCommerce e intende incentivare la vendita online, allora dovrà monitorare la performance su Facebook attraverso un pixel di monitoraggio installato sulla pagina del prodotto, direttamente sul sito aziendale.

Diverso il caso di un’attività locale che intende aumentare la propria base di followers a livello locale. In questo caso sarà importante attivare delle operazione di brand awareness e avranno valore dati più classici come il numero di fan della pagina e l’engagement rate.

Ci sono dunque diversi dati analitici attraverso i quali monitorare l’andamento di una campagna di social media marketing.

Si parla di KPI (key performance indicator) per individuare i dati chiave da analizzare.

Una volta scelti gli obiettivi concreti della nostra campagna dovremo essere bravi a individuare i KPI migliori per misurarne il ROI e valutare al meglio l’impatto della nostra azione di marketing.

Ecco una lista di KPI fondamentali, facilmente rintracciabili tramite Facebook Insights, :

  • Numero dei “mi piace”

Fcaebook like

Il numero totale dei “mi piace” è sicuramente quello che balza prima all’occhio degli utenti, ma non è considerato un KPI fondamentale.

Sarebbe molto meglio analizzare l’engagement rate, ovvero la quantità di interazioni che ogni singolo post genera, rapportata con il numero dei like complessivi della pagina.

  • Copertura dei post

Facebook copertura post

 

Questo è un KPI molto importante: grazie a questi dati possiamo sapere quante persone hanno raggiunto complessivamente i nostri post, distinguendo anche le persone raggiunte in maniera organica da quelle raggiunte con le nostre inserzioni a pagamento.

  • Visite

Facebook visite

Grazie a questa schermata possiamo capire quante persone hanno interagito con le tab presenti sulla nostra pagina o si sono registrate presso la nostra attività locale.

  • Post

Facebook post

Questa classica schermata a forma di balena ci dalle informazioni indispensabili: è grazie ad essa che sappiamo in quali giorni e a che ora si concentra il traffico maggiore sulla nostra pagina.

Un piccolo trucco: a volte è meglio postare in orari in cui c’è meno gente. In quel momento il post avrà meno concorrenza e quindi più probabilità di comparire sulle timeline dei nostri fans 😉

  • Persone

Fcaebook persone

Quest’ultima sezione ci offre dei dati indispensabili. La provenienza geografica, il genere e i dati demografici sono infatti numeri fondamentali per il nostro piano di business.

Leggi anche: 3 tool per misurare il social ROI dei Facebook ads

Spesso si dice che se misuriamo i like della pagina o del post non stiamo misurando un bel niente.

Questo è sicuramente vero quando ci si prepara ad intraprendere campagne di social media marketing strettamente legate alle vendite online, ma i numeri offerti da Facebook Insight rappresentano un’ottima base di partenza per attività di local business che intendono sfruttare al massimo le potenzialità offerte dai social.