Torna il Forum delle Eccellenze, l'evento formativo per il business

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Torna a Milano per la sua ottava edizione, il 21 e 22 novembre, presso Atahotel Expo Fiera, il Forum delle Eccellenze, organizzato da Performance Strategies.

Il Forum delle Eccellenze è un grande evento formativo ed esperienziale che fornisce gli strumenti pratici indispensabili per pianificare il proprio business. La presenza di trainer di fama internazionale è l’occasione per scoprire una nuova e entusiasmante visione del presente: l’obiettivo è quello di mostrare ai partecipanti le opportunità che il mercato globale e il mondo di oggi offrono per il futuro delle aziende.

Non una conferenza o un seminario, quindi, ma un luogo ed un momento da cui trarre ispirazione per ampliare la propria vision e attingere a “buone pratiche” per realizzare il proprio percorso verso l’eccellenza. L’obiettivo principale del Forum è quello di mostrare come si possa fare formazione con concretezza ed orientamento al risultato.

Programma

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Il Forum delle Eccellenze si articola in due giornate di seminari, sabato 21 e domenica 22 novembre, condotti da 7 relatori italiani e internazionali, scelti tra le personalità che hanno segnato ad oggi una svolta epocale e hanno definiti nuovi paradigmi per la società e il mondo del business.

Sabato 21 novembre alle 19.30 ci sarà inoltre uno speciale spazio dedicato al networking tra i partecipanti, chiamato Speed Business Date. Una strategia semplice e divertente, per entrare velocemente in contatto con centinaia di decision maker e opinion leader.

Lo Speed Business Date sarà presentato da Terenzio Traisci, formatore ed intrattenitore, psicologo del lavoro, esperto di SelfMarketing e protagonista in tv di Italia’s Got Talent. L’obiettivo è quello di trasformare un’occasione di networking in un effervescente e originale show.

Relatori

Il Forum delle Eccellenze include un concentrato di scienza ed esperienza unico ed eterogeneo, proveniente dall’ambito culturale, sportivo, accademico e imprenditoriale. Quest’anno il palco sarà di 7 relatori di fama internazionale: ecco chi sono e quello che presenteranno al Forum.

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Si parte con Tony Buzan, massimo esperto mondiale di tecniche di apprendimento veloce, creatività e innovazione: è l’inventore del metodo delle mappe mentali, usato ad oggi da oltre 250 milioni di persone. Nominato uno dei 5 migliori top speaker in assoluto dalla rivista Forbes,Tony Buzan ha scritto più di 100 libri best seller, tradotti in 150 lingue e letti da milioni di persone in tutto il mondo. Il suo intervento “Risvegliare il gigante addormentato: il cervello umano” si terrà sabato 21 dalle 9 alle 11:15.

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A seguire alle 11,45, si terrà il keynote “I 14 pilastri della filosofia lean” di Jeffrey Likeresperto internazionale di efficienza aziendale, lean thinking e lean leadership. Liker è autore di “The Toyota Way”, di altri 7 bestseller internazionali sul Lean Thinking, tradotti in 26 lingue con milioni di copie vendute in tutto il mondo.

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Alle 15, dopo la pausa pranzo, il Forum riprende con l’intervento “Oltre la vetta: sfide estreme tra paura e coraggio” di Reinhold Messner, il re delle vette, l’uomo che ha scalato tutte le 14 cime del mondo oltre gli 8mila metri, il primo ad esser salito sull’Everest senza bombole d’ossigeno, ad attraversare l’Antartide e la Groenlandia solo con l’uso degli sci e ad aver attraversato a piedi il deserto del Gobi. La sua esperienza è la prova tangibile dell’autodeterminazione e di come usarla per eccellere.

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Alle 17,45 chiude la giornata l’intervento “La rivoluzione comincia dalle immagini” con Oliviero Toscani, il fotografo anticonformista, il geniale pubblicitario che è stato la mente di campagne pubblicitarie memorabili per brand come Benetton. Toscani è un mix di creatività e anticonformismo, che insegnerà con il suo intervento come creare una brand image di successo rompendo gli schemi.

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Domenica 22 novembre  il Forum delle Eccellenze riprende con Jeffrey Zeig, il maggior studioso USA di ipnoterapia e psicoterapia, nonché presidente della Milton Ericsson Foundation con l’intervento “Emotional Impact: la forza comunicativa delle emozioni”: sarà l’occasione per scoprire come sviluppare una comunicazione ad elevato impatto e come applicare l’ipnosi conversazionale nel mondo del business e delle vendite.

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Alle 11,45 l’intervento “Come trasformare e far crescere la tua impresa con la “disruptive innovation” nell’era del digitale” di Alessandro Rimassa autore del libro cult Generazione Mille euro ed esperto di innovazione digitale e strategie di startup. Con lui si parlerà di nuovi paradigmi per le imprese, attraverso design thinking e disruptive innovation.

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Chiude il Forum delle Eccellenze alle 14,45 l’intervento “Come vincere senza competere con la Blue Ocean Strategy” di Renèe Mauborgne la donna più influente al mondo in ambito aziendale, coautrice del bestseller “Blue Ocean Strategy”che ha letteralmente rivoluzionato il mondo del business. Mauborgne fornirà un approccio sistematico per rendere la concorrenza irrilevante e catturare le proprie nicchie di mercato.

Se volete ricevere informazioni in anticipo sul programma e sulle modalità di iscrizione al Forum delle Eccellenze e per conoscere i vantaggi delle formule di early booking, potete consultare questa pagina.

Google Glass: dove eravamo rimasti? Arriva Project Aura

È di pochi giorni fa l’articolo di Business Insider, secondo cui Google, a quanto pare, sta lavorando a un rilancio dei Google Glass.
Una sorta di Google Glass 2.0, di cui sappiamo ancora poco e niente. Per ora abbiamo un nome, però: Project Aurada non confondere con Project Ara, il concetto di smartphone modulare di Google – nato a giugno, sarebbe il progetto di sviluppo che sta progressivamente assumendo a Mountain View esperti di elettronica, principalmente dal segretissimo Lab126 di Amazon, per far ripartire la ricerca.

Che fine hanno fatto i Google Glass?

Google Glass: dove eravamo rimasti? Arriva Project Aura

Google ha smesso di vendere la versione iniziale degli occhiali ai consumatori all’inizio dell’anno 2015, per un calo di interesse, dovuto al prezzo troppo elevato e alla difficoltà di utilizzo.
Gli occhiali magici avevano dato anche problemi in campo di privacy a Google, con conseguenti rogne in termini di feedback negativi da parte dei consumatori.

LEGGI ANCHE: Tutta la verità sui Google Glass

Project Aura: di cosa parliamo?


Il Progetto Aura rimarrà all’interno di Google, piuttosto che essere una società indipendente sotto la holding Alphabet; Ivy Ross, un vero e proprio veterano dell’industria della moda, era stata assunta da Google per guidare il progetto Google Glass nel 2014, e adesso pare essere a capo del Progetto Aura.

Il nuovo gruppo di Aura avrà il necessario compito di fare un re-branding dei Google Glass, così come di aprire la strada intrapresa nella direzione della tecnologia “da indossare” – wearable technology – in modo che Google possa competere contro rivali come Apple, Microsoft e Facebook, armato fino ai denti con il suo Oculus VR.
Project Aura sarà inoltre in grado di collaborare più strettamente con altre iniziative tecnologiche avanzate come Soli, che permette ai consumatori di controllare dispositivi attraverso i gesti, e Cardboard, che trasforma gli smartphone ordinari in dispositivi di realtà virtuale utilizzando un cartone indossabile come una maschera.

Sebbene siano state avvistate offerte di lavoro e annunci su LinkedIn di Google, il quale ha indicato che la società prevede di rilasciare altri prodotti della divisione di Google Glass, non è stata ufficializzata l’esistenza del gruppo Progetto Aura, né alcuna rilasciata dichiarazione in merito.

LEGGI ANCHE: Facebook + Oculus: quali opportunità per i brand?

L’esodo da Lab126

Ma la notizia che stuzzica di più, probabilmente, è che Google ha ingaggiato almeno tre ex dipendenti di Lab126, divisione hardware di Amazon, a lavorare nel nuovo gruppo.
Lab126
, da cui sono nati device come il Kindle di Amazon, i prodotti di TV streaming, e il flop Amazon Fire – lo smartphone di Amazon – ha recentemente licenziato dozzine di ingegneri che hanno lavorato proprio sul telefono prima di quest’estate.

Tra i nomi trapelati troviamo Dima Svetlov, che, secondo LinkedIn, ha lavorato per Amazon’s TV streaming stick, che è entrato in Aura come responsabile sviluppo software in maggio; Amir Frenke, entrato a giugno come direttore dello sviluppo del software; Tina Chen che aveva lasciato Lab126 nel mese di agosto e ora lavora come manager of technical program management in Aura.
Il progetto Aura ha anche un proprio reclutatore designato, Jessica Bailow, che è stata spostata su Aura da giugno, secondo il suo profilo LinkedIn. E Google ha recentemente pubblicato diverse offerte di lavoro per la squadra Aura, tra cui un program manager per categoria di sviluppo, un designer industriale e un designer UX.

Business Insider ha anche riferito di recente che Adrian Wong, l’ex ingegnere elettronico di Google, che aveva disertato verso Facebook per lavorare proprio al progetto Oculus, sia tranquillamente rientrato in Google nel mese di giugno. Il suo profilo LinkedIn descrive laconicamente il suo nuovo lavoro come un’attività “building blocks” (costruire mattoncini) per Alphabet.

Ma probabilmente è la descrizione del profilo di Wong il teaser morale del progetto, perché l’ingegnere ha modificato la descrizione del proprio incarico in G is for Gadgets, Glasses, and GogglesG sta per gadget, occhiali e occhialoni – frase che suggerisce generosamente che egli possa essere al lavoro su Progetto Aura.

Per adesso, Google ha rifiutato di commentare l’intera faccenda, per cui dovremo aspettare ancora un po’ per notizie ufficiali.

E voi? Cosa ne pensate del ritorno dei Google Glass?
E soprattutto: che aspettate a candidarvi per le posizioni aperte? 😉

Anche su Facebook arrivano i video 360°

video 360°

Fonte: newsroom.fb.com

L’ennesimo passo sul cammino di Facebook per diventare una vera e propria piattaforma media è stato compiuto: nella giornata di ieri, 24 novembre 2015, il social network di Menlo Park ha infatti annunciato l’arrivo dei video 360° anche tra le sue fila (ricordiamo infatti che su YouTube sono disponibili già dalle prime settimane dell’anno).

Come dichiarato nella nota ufficiale, Facebook vuole garantire ai suoi utenti esperienze sempre più coinvolgenti ed immersive. Gli sforzi di Zuckerberg in questa direzione non potevano quindi che concentrarsi sui video, oggetto di una crescita esponenziale tra i contenuti più pubblicati e più apprezzati dagli utenti.

Fruibili per il momento solo da web e Android, i video 360° possono essere “navigati” tramite trascinamento del mouse o swipe su smartphone.

Posted by 360 Videos on Facebook on Martedì 22 settembre 2015

La tecnologia necessaria per produrre video a 360° è accessibile già a tutti, per cui Facebook immagina un futuro non troppo lontano in cui per gli utenti sarà questo il formato standard, attraverso cui fruire ma anche produrre i propri video.

Sono già diversi i brand che hanno pubblicato video 360° sulle fanpage ufficiali, e Facebook promette che a breve li seguiranno anche molti publisher.

Star Wars: The Force Awakens Immersive 360 ExperienceSpeed across the Jakku desert from Star Wars: The Force Awakens with this immersive 360 experience created exclusively for Facebook.

Posted by Star Wars on Mercoledì 23 settembre 2015

Ever wanted to swim with a shiver of sharks? MythBuster Adam Savage takes you underwater in Virtual Reality to explore up close!

Posted by Discovery on Mercoledì 23 settembre 2015

GoPro Spherical: Sand Dune Jumping in VR with Ronnie RennerCheck out freeride legend Ronnie Renner FMX carving up the dunes in Idaho with full 360 view. For the most immersive experience, click and drag the camera.

Posted by GoPro on Mercoledì 23 settembre 2015

Striving For Greatness: An UNINTERRUPTED OriginalI was born with God given talent, but I PROMISE you that when the bright lights go down I am grinding it out and working my tail off to get better. I will never cheat this game… Catch the full series on UNINTERRUPTED #StriveForGreatness #UNINTERRUPTED #IPROMISE

Posted by LeBron James on Mercoledì 23 settembre 2015

Take a seat in Studio 8H and experience Jimmy Fallon and Justin Timberlake’s #SNL40 Cold Open like never before — in interactive 360°.

Posted by Saturday Night Live on Mercoledì 23 settembre 2015

 

Cosa ne pensate di questa novità?

Le più belle campagne su Facebook che devi assolutamente conoscere

Le piu belle campagne di Facebook che forse ti sei perso

È lui, Facebook, il colosso incontrastato dei social network. Proprio qui nascono campagne che possono portare il tuo brand al successo o seppellirlo definitivamente.

LEGGI ANCHE: I 5 errori che i brand commettono su Facebook

Il messaggio pubblicitario penetra nel quotidiano del consumatore, anche e soprattutto nei momenti in cui le sue difese sono abbassate. Come disse David Ogilvy:

Una buona pubblicità vende il prodotto senza attirare l’attenzione su di sé.

Ecco allora alcuni esempi di chi è riuscito a sfruttare le esternalità positive di questo social network con alcune delle migliori campagne degli ultimi anni.

#1 Buds for buds

Offri una birra ad un tuo amico, ovunque sia, tramite Facebook!

Risultati: 23 milioni di impression sugli earned media e un aumento della spesa da parte dei consumatori che andavano a ritirare il loro coupon.

#2 Oreo Daily Twist

Le piu belle campagne di Facebook

Uno stato e un’immagine a tema ogni giorno per 100 giorni, in occasione del centenario della nascita della famosa marca di biscotti.

Risultati: i fan della pagina ufficiale sono passati da 26 a 27 milioni e le interazioni sono aumentate del 195%.

#3 A.1 Sauce – A friend request

Una storia d’amore e d’amicizia, un po’ speciale, ai tempi dei social network.

Risultati: il video ha ricevuto 1,3 milioni di visualizzazioni, 3.000 mi piace e 200 commenti.

#4 P&G – Like a Girl

Commovente e motivante, quelli di P&G sanno davvero come ci si comporta (da ragazza).

Risultati: è stato il video di Procter & Gamble più visto  della storia con 76 milioni di visualizzazioni a livello globale. Lo spot ha ricevuto like, è stato condiviso e commentato su Facebook più di un milione di volte generando una discussione positiva tutta incentrata attorno al marchio P&G.

Sherlock Holmes e Internet of Things: Digitale, Watson!

Sherlock Holmes e Internet of Things: Digitale, Watson!

Digital & Storyteller, in alto i cuori: arriva direttamente dal Columbia Universal Digital Storytelling Lab il progetto, creato da Lance Weiler, Nick Fortugno e  Jorgen van der Sloot, che si propone di rivisitare il mondo del carismatico investigatore di Baker Street in una veste tutta crossmediale.

Come? Creando la più grande scena del crimine mai connessa su questa terra.

Si chiama Sherlock Holmes & The Internet Of Things, e questo autunno farà vibrare le nostre reti.

An Open Research & Development Space

“Un luogo virtuale di sperimentazione collettiva”: ecco come gli autori preferiscono definire il progetto, proponendo un affascinante spunto di riflessione sulle nuove frontiere della narrazione e su politica ed etica del nuovo mondo dell’Internet delle Cose.

People working on a Crime Scene

People working on a Crime Scene

Gli Smart Storytelling Objects

Tutto si apre con una call: Storytellers, Game Designers, Makers, Hakers e chiunque abbia voglia di reimmaginare il mondo di Sherlock Holmes, è chiamato a collaborare alla creazione di Smart Storytelling Objects, ovvero degli oggetti che si rifacciano in qualche modo alla saga del grande detective e che possano essere “digitalizzati” (NFC chips, sensori, beacons, geocacher, etc..) per poi essere ‘piazzati’ all’interno di una delle tante scene del delitto predisposte dall’organizzazione.

A Smart Storytelling Object

A Smart Storytelling Object

Si può proporre la propria idea di oggetto, oppure contribuire con le proprie skills all’idea di qualcun altro, perché il vero obiettivo è quello di formare delle squadre: attraverso la rete, i meetup, oppure l’hackpad organizzato per l’occasione, dove si possono trovare le schede degli oggetti già creati e interagire con gli autori. Si può giocare a fare gli assassini, creando i propri oggetti, o a fare i detective, scoprendo quelli degli altri.

MeetUp, BetaTest e Final Global Challenge

Official Poster

Il primo beta test sarà fatto al Lincoln Center durante il New York Film Festival 2015, ma la scena del crimine sarà mondiale, per cui si potrà partecipare anche in Italia, dove già sono già stati organizzati due meetup, a Torino e a Roma, il 16 e il 23 Settembre (se ve li siete persi, sappiate che è comunque possibile organizzarne di nuovi, facendo richiesta attraverso l’apposito form sul sito ufficiale del progetto.)

Tutto questo lavoro di ricerca e sperimentazione, iniziato il 30 Settembre 2014, si concluderà con una Global Challenge il 24 e 25 Ottobre 2015, in cui tutte le scene del crimine saranno attivate. Come si svolgerà? Ancora non è dato saperlo. I creatori dell’evento ci tengono a sottolineare la natura sperimentale e “in divenire” del progetto.

Come in ogni giallo che si rispetti, bisogna procedere un passo alla volta, indizio dopo indizio, lasciandosi guidare da intuito e serendipity. Noi ci saremo, e voi?

5 PMI del settore Food e Wine che hanno vinto i social media

5 PMI del settore Food & Wine che hanno vinto i social media

Quante volte hai desiderato di riuscire ad avere un’audience online simile a quella dei grandi colossi del mercato? Secondo me tante e, credimi, non è impossibile.

Non sempre bisogna essere un grande brand per riuscire ad avere successo sui social media, spesso basta creatività, capacità di condivisione di contenuti utili ed un investimento di tipo temporale.

Soprattutto, nel settore Food & Wine la presenza sui social sta aumentando giorno dopo giorno. Molti non riescono a sfruttare le potenzialità di questi strumenti, non li comprendono e li utilizzano in maniera errata. Oggi, però, non vogliamo parlare di quelli che perdono quotidianamente la battaglia con i social, ma di quelli che vincono a colpi di ottimo cibo e buon vino.

Abbiamo selezionato 5 esempi di PMI che ce l’hanno fatta e che non hanno nulla da inviare ai Big del settore :

Capatoast

5 PMI del settore Food & Wine che hanno vinto i social media
Capatoast è la prima Toasteria Take Away in Italia. I social network più utilizzati? Facebook ed Instagram. Su Facebook può vantare ben 55.274 like, mentre su Instagram ha ben 6.341 seguaci.

Da Milano a Napoli, passando per Roma.. la pausa pranzo più gustosa e leggera è sempre da Capatoast ?? La prima…

Posted by Capatoast on Giovedì 10 settembre 2015

Il loro ingrediente segreto sui social? Creare contenuti divertenti, accattivanti e coerenti con il target.

Consorzio Vino Chianti

5 PMI del settore Food & Wine che hanno vinto i social media
Molto presente su Facebook con un numero totale di “Mi piace” della Pagina: 32.145.
Il punto di forza è il buon vino ma, anche la capacità di instaurare un buon legame con l’utente grazie a post interessanti ed attinenti alla pagina.

Grom

5 PMI del settore Food e Wine che hanno vinto i social media

Chi non conosce la celebre catena nata a Torino e celebre in tutto il mondo? Il successo è legato non solo alla genuinità dei prodotti, ma anche alla capacità di trasmettere questa qualità agli utenti del web.

Non riuscirai a demoralizzarmi, lunedì 😀 Come sopravvivere all’inizio della settimana, trucco 1 di 999: pistacchio+nocciola.

Posted by GROM on Lunedì 21 settembre 2015

Gioia per gli occhi, e non solo per le papille gustative, grazie all’utilizzo dei social media.
La gelateria vince la sua battaglia sui social, soprattutto grazie a Facebook: la sua pagina conta, infatti, 72.636 like.

Pepèn

5 PMI del settore Food & Wine che hanno vinto i social media
Se sei stato a Parma hai sicuramente assaggiato un panino da Pepèn. Presente su Facebook da poco più di un anno conta 8.082 like, a quanto pare ci sono molti fan della carciofa ed aumentano settimana dopo settimana. La presenza sui social rispecchia la genuinità romagnola presente nei  prodotti offerti.

BABAlove

5 PMI del settore Food & Wine che hanno vinto i social media

Più di un succo o di un integratore. Più di un semplice percorso di detox. Siamo il tuo nuovo rituale quotidiano per raggiungere la felicità.

Prendi nota! Da domani #BABASUCCO e #BABASUPER saranno disponibili da Eataly, in Piazza XXV Aprile 10, a Milano.

Posted by BABAlove on Lunedì 14 settembre 2015

Quasi 20.000 persone, fan del BABAsucco. Una pagina social innovativa e divertente, che parla di salute e benessere con ironia e buon umore.  Probabilmente, il loro punto di forza è proprio la capacità di rapportarsi all’utente con un “sorriso allegro e contagioso”.

Tutte queste pagine riescono a creare con i propri fan: conversazione ed interazione, elemento importantissimo per qualsiasi pagina social; tuttavia questi sono solo dei semplici esempi, ma curiosando sul web puoi trovare davvero molte piccole e medie imprese del settore Food & Wine che utilizzano bene i Social Media, grazie soprattutto alla presenza di professionisti e di istituti che offrono una formazione adeguata attraverso corsi e master, basti pensare all’IUSVE ed al Master Food Wine 3.0.

E tu hai qualche PMI di successo da segnalarci? Scrivici nei commenti!

LEGGI ANCHE: La ricetta per il digital marketing del settore food

Storytelling: perché per un'azienda è necessario raccontarsi? [INTERVISTA]

 corso storytelling

Storytelling è un termine in voga da tempo, specialmente tra le strategie di comunicazione aziendali. Il fatto è che, per raggiungere i propri obiettivi corporate, sarebbe bene mettere in atto una strategia basata sullo storytelling che funzioni realmente, perché tutti sono in grado di raccontare e condividere ma in pochi sanno farlo in maniera davvero efficace.

Abbiamo chiesto ad Andrea Fontana, docente del Corso Online in Corporate Storytelling di Ninja Academy, di darci qualche chiarimento e qualche consiglio per imparare bene e per non incappare in eventuali errori da inesperti.

Si parla tanto di storytelling e si traduce spesso come raccontare storie, ma è tutto qui?

 corso online corporate storytelling

È una domanda molto importante. È vero si parla tanto di storytelling perché la parola è di moda. E infatti la si traduce male e in modo sbagliato. Storytelling è un termine non esattamente traducibile nella nostra lingua. Se proprio volessimo tradurlo dovremmo arrivare ad usare la locuzione: “comunicare attraverso racconti”.
In questo senso lo storytelling non è raccontare storie ma un processo con cui costruire identità e relazione (anche commerciale).

Perché per un’azienda è necessario raccontarsi?

storytelling cos'è

Attualmente per tre motivi di fondo:
– Trovare nuove identità. In un’epoca in cui tutto continua a cambiare e tutto viene messo in crisi, lo storytelling serve per definire nuove o migliori identità di impresa, prodotto o vita.

– Generare nuove relazioni. Se posso raccontarmi in modo efficace allargo la possibilità di essere letto, ascoltato, votato, comprato e scelto.

– Aumentare valore sociale ed economico. Il racconto produce un notevole aumento del cosiddetto “capitale narrativo” di un oggetto o di un individuo e questo a sua volta espande identità e relazioni (anche economiche).

Se è vero che “Non è mai troppo tardi”, un’azienda che non ha mai fatto storytelling da dove dovrebbe cominciare?

Da due cose. Capire come si è raccontata finora e anche non raccontata. Capire le storie di vita dei propri interlocutori: clienti, stakeholder, etc.

Il passaggio ai social media ha imposto nuovi modi di pensare la comunicazione aziendale e non. Cosa bisogna fare per impostare correttamente il corporate storytelling su queste piattaforme?

 come fare storytelling

Individuare la propria “narrability”: cioè la propria linea di racconto, coerente con la storia di vita dei propri pubblici. E poi gestire i media come habitat dove il racconto possa vivere.

A che punto è il corporate storytelling nel panorama italiano?

Stiamo muovendo i primi passi. Ma posso dire che dopo una prima fase di assoluto spontaneismo (tutti facevano o dichiaravano di fare storytelling), sempre di più le organizzazioni stanno comprendendo che per fare storytelling ci vogliono competenze e mindset. Non basta riciclare iniziative già fatte o strumenti tradizionali e metterli sotto il nuovo nome di “storytelling”.

Da questo punto di vista siamo entrati in una seconda fase in Italia: fatta di una domanda sempre più consapevole ed esigente da parte delle aziende e una offerta che si sta sempre più professionalizzando.

Empathy button: quale valore per i brand?

W63002_04_1200_1200_Like-Dislike-StampsOrmai la notizia ha fatto il giro del mondo: Mark Zuckerberg ha annunciato che Facebook introdurrà un nuovo tasto, inizialmente presentato come il famigerato “Dislike”.

LEGGI ANCHE: Facebook: arriva il tasto Non mi piace? No, è l’Empathy Button [BREAKING NEWS]

Molte sono le domande intorno a questa nuova funzionalità: dalle possibili ricadute sul cyberbullismo all’influenza negativa sulla reputazione dei brand.

Ma c’è davvero motivo di preoccuparsi?

Come il fondatore di Facebook ha ribadito durante la conferenza di presentazione martedì scorso, gli utenti possono stare tranquilli: il “Dislike” sarà in realtà un “Empathy button”. L’obiettivo di Facebook è quello di fornire un tool che permetta di mostrare un sentimento di dispiacere in modo immediato.

Dislike_cosa_significa_per_i_brand

La creazione di un tasto del genere può sembrare un gesto semplice, in realtà non è un processo scontato. Questa nuova funzionalità, così controversa, crea l’esigenza di tastare un meccanismo pratico che consenta al bottone di poter essere utilizzato nel modo e nel contesto giusto, senza ledere l’autostima di nessun utente e trasmettendo sensazioni di conforto.

Una delle possibilità di sviluppo di questa feature è legata a un programma di traduzione della lingua che dovrebbe valutare se il nuovo button sia opportuno e, in quel caso, permettere di utilizzarlo.

Cosa si inventeranno i developer di Facebook?

Se per gli sviluppatori potrebbero esserci problemi, per i brand invece la funzionalità di questo tasto potrebbe avere una funzione e un significato radicalmente diversi rispetto a quello che sarà per gli utenti.

Mettere il “Like” è l’azione preferita degli utenti (sette user su dieci compiono quest’azione ogni mese). Tuttavia quasi un quinto di questi “Like” sono “Dislike” che, una volta su dieci, portano anche alla pubblicazione di commenti critici.

Questo per le aziende, a differenza del ciberbullismo, non è un’azione con ripercussioni negative, anzi, permette di indirizzare il brand verso la direzione a lui più utile per il suo sviluppo, non solo economico, ma soprattutto d’immagine.

Con l’aggiunta di un tasto che permetterà di esprimere disapprovazione con un click, i marchi verranno direttamente a contatto con le idee e i pensieri reali di chi li segue.

Per i marchi il tasto “dislike” non ha la funzione “empatia”, ma è un campanello di allarme che avverte il brand della disapprovazione dell’utente.

Le aziende non dovrebbero però preoccuparsi delle reazioni che potrebbero scatenarsi, anzi, dovrebbero prenderle come un dato che gli permetterà di crescere e cambiare in meglio la stategia di comunicazione, il prodotto o semplicemente la qualità del contenuto che immettono, dando al proprio consumatore ciò che davvero desidera e ottenere una visione esterna sul loro lavoro.

Già YouTube utilizza un sistema di questo tipo, pollice in su e pollice in giù, per individuare le necessità dell’audience: finalmente anche su Facebook i dati negativi saranno tracciati, misurati e quantificati.

Dislike_cosa_significa_per_i_brand

Questi dati, tra le mani dell’azienda, potrebbero essere un valido alleato o la fine dell’attività: tutto questo dipenderà dall’uso e dalla sua capacità di elaborarli, perché l’utente con i click consiglierà  all’azienda la direzione in cui andare e dove lui stesso vuole essere portato.

Quando il tasto sarà effettivamente in uso, ogni volta che un’azienda deciderà di pubblicare contenuti nella sua pagina sarà costretto ad avere un atteggiamento responsabile e riflettere prima di immettere  il proprio contenuto, migliorando non solo la qualità, ma anche la percezione che il cliente ha di lui.

Insomma, sia che si chiamerà Dislike, sia che si chiami Empathy Button, il nuovo bottone potrebbe scatenare una vera marketing revolution.

Dite la vostra nei commenti!

5 strumenti per rendere collaborativo il tuo storytelling

storytelling collaborativo

Hai presente il vecchio detto “chi fa da sè fa per tre”? Ecco, dimenticalo! Perchè nel caso dello storytelling, molto spesso, l’unione fa la forza. Scrivere un contenuto a quattro (o più) mani, magari con un esperto del tuo settore, può fare la differenza e dare visibilità al tuo sito.

Ecco quindi cinque strumenti che puoi utilizzare per creare contenuti in maniera semplice e diretta, per ottenere il massimo dalle tue collaborazioni.

1. Google Drive

storytelling collaborativo

Chi ha detto che per fare storytelling servono strumenti complicati? Nessuno, anzi più familiarità con il mezzo significa più attenzione ai contenuti. Ed allora largo al comunissimo Google Drive.

Un’interfaccia intuitiva, la possibilità di editing simultanea e l’inserimento di commenti sono feature che rendono i documenti Drive uno strumento perfetto per collaborare alla produzione di un contenuto.

Da non sottovalutare, poi, che la diffusione di Drive ti permette di lavorare proprio con tutti senza problemi di compatibilità, evitando la classica situazione in cui una delle parti deve adattarsi alle abitudini ed ai tool dell’altra. Insomma, nel 2015, vuoi veramente collaborare con qualcuno che non possiede un account Google?

2. Prezi

storytelling collaborativo

Anche in questo caso ci troviamo di fronte ad un software ormai piuttosto comune. Per chi non lo conoscesse, Prezi è una webapp (ma esiste anche la versione desktop e app) che permette di creare presentazioni dinamiche di sicuro impatto, certamente capaci di tradurre una storia in un visual che attiri l’attenzione dei vostri utenti.

Prezi è un software freemium. C’è quindi la possibilità di sottoscrivere un abbonamento premium, ma la versione gratuita inziale è già più che sufficiente e permette l’interazione tra 10 utenti. E non dimenticarti che se sei uno studente puoi accedere alla versione premium gratuitamente.

Per cosa usare Prezi? Certamente puoi confezionare anche “il prodotto finale” grazie a questo software, ma il meglio, secondo noi, lo puoi ottenere in fase di brainstorming. Usalo con i tuoi collaboratori a mo’ di lavagna digitale e vedrai che le tue idee non saranno mai state così chiare.

3. Medium

storytelling collaborativo

Come non citare un tool nato con lo slogan “non scrivere da solo”? Medium è un tool che può fare molto comodo per creare un contenuto. Permette infatti di salvare la propria bozza e di aspettare che gli altri utenti-editor inseriscano commenti e apportino modifiche. Agli autori delle modifiche che vengono accettate, viene assegnato un credit alla fine del documento.

La bellezza di questo strumento sta indubbiamente nel fatto di ricevere un feedback esterno prima che il contenuto sia pubblicato definitivamente sul tuo sito. Se ci pensi bene, funziona come una sorta di test di mercato per il tuo contenuto. Comodo vero?

Per citare un aspetto negativo, Medium non ha implementato il real time editing e non è possibile ricevere i feedback in diretta. Il processo di creazione finisce quindi per diventare più lungo.

4. MyBlogU

torytelling collaborativo

MyBlogU porta il beneficio di Medium un passo più avanti. In questo caso possiamo proprio parlare di crowdsourcing. Come? Navighi nei contenuti cercando tra i ritagli (snippet), trovi potenziali utenti interessati a collaborare su un argomento, fai domande e li inviti a partecipare.

Una volta che hai creato il tuo team, sei pronto a caricare una bozza, a cui tutti gli editor possono collaborare e di cui sei libero di accettare o rifiutare suggerimenti e modifiche.

Uno strumento davvero utile, quindi, anche se sei in cerca di collaboratori per lavorare alla tua strategia di storytelling. Scegliere basandosi sulle competenze e sui precedenti contributi degli utenti ti permette di evitare sorprese e assicurarti il meglio che MyBlogU possa offrire.

5. Trello

storytelling collaborativo

Uno strumento troppo bello per essere gratis! Collabori con un numero infinito di altri utenti e la user-experience e il design sono piacevoli. Sì, ma a cosa serve?

Trello è utilissimo per pianificare la tua strategia e, una volta stabilite le priorità, lavorare con i tuoi collaboratori man mano che ne avrai necessità.

Sicuramente Trello esprime al meglio le sue potenzialità se ti trovi a gestire una pianificazione di contenuti ampia e a medio-lungo termine e hai un team di collaboratori numeroso. Fissare scadenze, discutere modifiche e assegnare compiti sarà più semplice e soprattutto organizzato grazie a Trello.

E ora che hai a disposizione tutti i migliori strumenti, non ti resta che circondarti di collaboratori validi e dare fondo a competenze e fantasia per produrre un contenuto con i fiocchi!

Ninja Social Oroscopo dal 24 al 30 Settembre

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Cari guerrieri, cosa riserverà per voi il Social Oroscopo della settimana?? Con il Sole che entra nel segno della Bilancia e Marte che abbandona il Leone per la Vergine, ci attende una settimana ricca di ordine e giudizio!

Se la Bilancia è infatti il segno dell’amore e della bellezza non potevano che avvenire sotto la sua benedizione i Lovie Award: resta solo da scegliere se premiare la Vergine che si sente così attraente e sicura di sè da mettersi un reggiseno particolarmente ben riempito e contare quante volte in un giorno questo possa distrarre i vicini oppure il Capricorno che invincibile e forte tenta di surgelarsi come iceman convinto che nulla possa contro la sua determinata cocciutaggine questa settimana!

L’Ariete con Venere ancora a favore ma mercurio decisamente contrario potrebbe prendere una cantonata come la ormai famosissima Nuova Miss Italia… Che però dovrebbe consolarsi pensando che nessuna delle sue colleghe nell’era del digitale è diventata famosa tanto velocemente! Al contrario invece il Gemelli questa settimana userà tutta la sua astuzia per defilarsi, nascondersi, non farsi trovare… E blocca anche la geolocalizzazione di Facebook!

Il Toro con rinnovata energia chiude in un sacchetto amuleti e cornetti portafortuna perché sente che è tornato a farcela con le sue forze… Ma quando trova Google Fortunetelling non resiste e prova a porre la sua domanda come all’astrologo o al cartomante…  A fianco a lui un Leone più sensibile che resterà di stucco questa settimana immedesimandosi grazie a questa funzione nei rifugiati, nelle loro vite e nelle loro storie. Non vorrà stare con le mani in mano e chiamerà uno Scorpione che con poco spirito d’iniziativa ma tante energie a disposizione si dirà pronto a disobbedienze civili condivise sui social per aiutare chi sta vivendo una condizione disumana!

Il Sagittario invece questa settimana sarà particolarmente pigro ma non disdegnerà di togliersi qualche sfizio… Ad esempio andare in ufficio sul comodo sedile posteriore di una macchina nera di lusso con tanto di autista?? Se si, non esiterà a chiamare Blacklane! Pigro allo stesso modo ci sarà il Pesci che però forse manterrà un profilo più basso e preferirà il risciò alla macchina nera… Ci sarà di certo una app per trovarne uno!

L’Acquario passerà la settimana a leggere incuriosito ed ammirato le storie dei venditori storici di Ebay e discuterà con una Bilancia su quanto si possa amare davvero un oggetto materiale… Ovviamente la Bilancia dirà che lo si può amare alla follia ed addirittura parlargli, stringerlo, confidarsi… Mentre l’Acquario la guarderà di traverso sorridendo! Di certo in questa diatriba sarà inutile coinvolgere un Cancro che già sappiamo a priori da che parte starà (quella sentimentale della Bilancia)… Anche se pur di restare fuori dalla discussione si stapperà una coca cola da solo festeggiando il primo Emoji sponsorizzato!