Coca Cola Zero: quando la comunicazione è da bere

Se avete in mente i tornei universitari italiani, dimenticateli.

Negli Stati Uniti le partite NCAA sono eventi che hanno poco da invidiare a quelli professionistici. Migliaia di fan, dirette televisive in tutto il mondo e atmosfera infuocata, tanto che a riguardo si parla di March Madness, la follia di marzo.

Fonte: La giornata tipo

Lo sa bene Coca Cola, che ha deciso di sfruttare le Final Four, fase finale del torneo di basket universitario, per lanciare la sua nuova campagna integrata in collaborazione con Ogilvy and Mather.

Danielle Henry, direttrice della comunicazione integrata di Coca Cola Nord America, sostiene che il 60% di chi prova Coca Cola Zero è destinato a ripetere l’acquisto. Quale modo migliore per fidelizzare la clientela, quindi, se non la prova del prodotto?

Ecco quindi come nasce la campagna di riferimento di Coca Cola Zero per il 2015: ““You Don’t Know Zero ‘Till You’ve Tried It” – Non conosci Zero fino a quando non l’hai provata. Ed è proprio all’interno di questa campagna che si inseriscono le azioni messe in atto durante le Final Four.

La campagna è un ottimo esempio di comunicazione integrata e unisce sapientemente uno spot televisivo e un’istallazione outdoor, oltre ad essere completata da eventi correlati all’iniziativa. Denominatore comune: la prova del prodotto.

L’installazione

Centro dell’iniziativa è la billboard installata al White River State Park di Indianapolis. Non un semplice 6×3 cartaceo, ma una costruzione di circa 8 metri di altezza per 11 di lunghezza e del peso di più di 8 tonnellate.

L’installazione è composta da una bottiglia di Coca Cola Zero e un tubo, utilizzato come cannuccia, che forma la scritta Taste it e termina ai piedi del cartellone stesso in una postazione di distribuzione. Il prodotto quindi scorre dalla bottiglia fino alla postazione, dove i fan NCAA possono riempire bicchieri e bottiglie a proprio piacimento.

Lo spot TV

Ad accompagnare l’istallazione uno spot tv che sfrutta Shazam per l’interazione con l’utente. Avviando l’app si accede ad una pagina web in cui viene riempito un bicchiere di Coca Cola Zero. A bicchiere pieno, l’utente ottiene un coupon per una bottiglia gratis presso i rivenditori Coca Cola.

Interessante in questo caso l’uso a fini commerciali di Shazam. Se già era stato utilizzato in alcuni spot televisivi, anche in Italia con Allianz, con questo spot Coca Cola fornisce una concreta reason-why, grazie alla ricompensa del coupon, per spingere l’utente all’interazione con lo spot.

Dal semplice utilizzo per accedere a pagine informative ad una vera e propria ricompensa per l’interazione: un’inedito nel campo pubblicitario che può fare la differenza e cambiare l’utilizzo di Shazam nel constesto commerciale, se la risposta del consumatore sarà positiva.

Gli altri eventi collegati

A lato di tutto questo, una sfida andata in scena in un centro commerciale e a un concerto collegato alle partite NCAA. I fan e gli studenti presenti sono stati chiamati all’interazione grazie al proprio smartphone. Un grande schermo raffigura due bicchieri di Coca Cola Zero pieni: soffiando sul microfono del proprio dispositivo, gli utenti “svuotano” virtualmente i bicchieri. Per il primo a finire il bicchiere, neanche a dirlo, una Zero in omaggio.

Una strategia di successo?

Certamente una campagna creativa e di impatto, ma la chiave è sicuramente la prova del prodotto. Molte impression e molti coupon distribuiti senza poi una prova effettiva non avrebbero sicuramente l’effetto sperato, come ha sottilineato la stessa Danielle Henry:

Sappiamo che sarà un successo solo se riusciremo a consegnare il sample nelle mani dei consumatori

I risultati? Durante la durata della campagna sono stati distribuiti più di 150000 campioni gratuiti di Coca Cola Zero nella sola Indianapolis e la billboard sarà utilizzata per concerti ed altri eventi durante tutto il 2015. Se è vero che il 60% dopo la prova acquisterà il prodotto… bhe, fate voi i conti!

Made in Italy eccellenze in digitale, un’iniziativa per i giovani

Il Made in Italy bussa e il digitale risponde. E lo fa grazie a una fusione tra Google e Unioncamere.

Tutti certamente sanno di cosa parliamo quando nominiamo Google: leader tecnologico a livello mondiale, da sempre impegnato a migliorare le modalità di connessione tra persone e informazioni. L’innovazione di Google nella ricerca e nella pubblicità sul web hanno reso il suo sito, nel corso degli anni, una delle principali Internet property e il suo brand uno dei marchi più riconosciuti al mondo.

Non tutti invece conoscono l’attività di Unioncamere: l’Unione italiana delle Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura. Fondata nel 1901, realizza e gestisce servizi e attività d’interesse delle Camere di commercio e delle categorie economiche, coordinando le iniziative del Sistema attraverso direttive e indirizzi agli organismi che ne fanno parte.

La fusione di questi due leader ha generato un’iniziativa molto interessante per giovani talenti: Made in Italy eccellenze in digitale.

Google e Made in Italy, quando è il digitale a offrire un’arma in più ai giovani

Alla sua terza edizione, Made in Italy eccellenze in digitale è un’iniziativa che prevede il finanziamento di ben 92 borse di studio per giovani laureati, laureandi o diplomati che abbiano l’obiettivo di incrementare la digitalizzazione delle imprese italiane, per aiutarle a far conoscere all’estero le eccellenze del Made in Italy.

Sarà importante per la manifestazione favorire la digitalizzazione dei territori, in maniera che tutti i beni tipici nostrani siano in grado di reggere il passo con il mercato globale. Si cercherà in questo caso di favorire lo sviluppo internazionale dei settori di punta del Made in Italy e alle filiere caratterizzanti l’immagine dell’Italia nel mondo.

LEGGI ANCHE: MadeinItalyfor.me: l’artigianato a Singapore parla italiano

Made in Italy eccellenze in digitale è un’offerta interamente dedicata ai giovani, dato che spesso sono proprio loro a cercare di investire in questo settore, ma con scarsi risultati e poche risposte da parte delle istituzioni. Quest’offerta rappresenta invece una bella opportunità per i ragazzi che decidono di offrire tutto il loro talento all’arte nostrana e ai contesti aziendali.

Ultimo, ma non per questo meno importante, focus dell’evento sarà quello di dimostrare l’importante ruolo che può svolgere la digitalizzazione in un settore molto interessante, ma che troppo spesso viene sottovalutato.

Made in Italy eccellenze in digitale: come funziona

L’iniziativa assicura una copertura su quasi tutta la penisola italiana. Ciascuna provincia potrà avvalersi dell’ausilio di due giovani che, dopo aver passato l’iter di selezione, in base alle loro conoscenze del contesto locale, del web, del marketing e dei social media, da giugno 2015 ad aprile 2016 avranno l’opportunità di lavorare a stretto contatto con le aziende locali.

Il loro lavoro riguarderà principalmente attività di promozione online, business e-commerce e campagne di marketing online. In tutto ciò protagonista indiscussa sarà la digitalizzazione che avrà l’obiettivo di favorire un migliore accesso ai mercati internazionali.

Tutto il lavoro sarà supportato da 46 Camere di Commercio aderenti all’iniziativa che svolgeranno azioni promozionali presso le imprese del territorio di riferimento ed ospiteranno i giovani selezionati, presso la propria sede o presso determinate strutture predisposte.

Per partecipare c’è ancora tempo e chiunque sia interessato può informarsi sul sito di Made in Italy eccellenze in digitale, per approfondire le modalità di partecipazione. Per entrare di diritto nell’iniziativa i giovani neolaureati o laureandi dovranno dimostrare, tramite prova scritta e colloquio, di avere competenze di economia, marketing e management, competenze digitali orientate al web marketing, conoscenza dei processi di internazionalizzazione e padronanza della lingua inglese (conoscenza di altre lingue sarà un punto aggiuntivo per il superamento della prova).

Una possibilità da seguire, anche per i risultati che potrebbe produrre, dato che offre potenzialmente ai ragazzi gli strumenti necessari per crescere e migliorare le loro prospettive future, ma anche perché può essere una bella spinta per il Made in Italy, il valore che ci rende unici nel panorama mondiale.

Email Marketing: 5 errori da evitare

L’Email marketing è, senza dubbio, uno mezzo molto potente, ma molto spesso viene utilizzato nel modo sbagliato. Ecco una lista di errori da evitare al fine di raggiungere i risultati migliori.

#1 Scarsa Segmentazione

Utilizzare una strategia senza una corretta segmentazione non è efficace. Quante volte ti capita di ricevere messaggi di posta elettronica, per nulla, coerenti con il tuo stile di vita e le tue passioni? Credo, tantissime!

Per evitare l’effetto contrario, è quindi importante la personalizzazione. Diversi sono gli strumenti e le strategie che permettono di indirizzare le tue email agli utenti più vicini che generano elevate conversazioni. In questo caso, ciò che conta non è la quantità ma la qualità.

#2 L’oggetto

L’oggetto è la parte più potente della vostra email, in quanto determina se aprire o meno il messaggio. Prova a definire un paio di varianti durante la creazione della campagna e valuta le prestazioni di ciascuno con piccolo test. Scoprirai facilmente cosa funziona e cosa invece no.

#3 Evita la cartella spam

I tuoi messaggi di posta elettronica soddisfano gli standard di autenticazione? Se la risposta è negativa, non stupirti! I tuoi messaggi finiscono dritti nella cartella Spam. Ed è inutile dire che un messaggio Spam ha meno probabilità di essere aperto rispetto a quello consegnato direttamente nella Posta in arrivo.

#4 Codifica i messaggi anche per i dispositivi mobili

Più del 50% dei consumatori utilizza il servizio email su un dispositivo mobile. Eppure ci sono ancora aziende che continuano a codificare le email solo per i pc e non per i dispositivi mobili. La tua strategia di email marketing ha bisogno di essere mobile-first, con e-mail progettate per essere correttamente visualizzate da un piccolo schermo. Quindi attento al Layout!

#5 Sii chiaro

Se ci vuole troppo tempo per capire l’offerta, non solo annoi, ma rischi anche che l’utente abbandoni la lettura prima di aver individuato il messaggio chiave.

Introduci elementi chiari che catturano l’attenzione, eviterai di far finire il tuo messaggio nel cestino.

Non lasciare che la poca consapevolezza rovini la tua campagna di web marketing. Segui questi consigli, impara ad osservare ed a comunicare meglio, otterrai risultati straordinari da questo potente strumento!

The Lovie Awards: hai pochi giorni di tempo per candidarti con lo sconto

Ebbene si, il Premio più cool per i creativi del web è giunto alla quinta edizione, e se non ti sei ancora candidato dovresti farlo; se sei un creativo ed un amante del web non puoi certo perdere questa occasione.

La scadenza è fissata per Venerdì 17 Aprile, i finalisti saranno annunciati nel mese di Settembre ed i vincitori nel mese di Ottobre; la premiazione, invece, si terrà a Londra nel mese di Novembre.

The Lovie Awards nasce per riconoscere la natura unica e risonante della comunità internet Europea (dai migliori siti web e network creativi Europei, a organizzazioni politiche e culturali, a bloggers amatoriali). I Lovie Awards celebrano infatti, Internet come strumento unico presente nella vita di ognuno di noi.

Tra le novità: tantissime nuove categorie; inoltre i lavori potranno essere presentati in ben sette lingue: inglese, francese, spagnolo, italiano, tedesco, svedese e olandese.

Visita lovieawards.eu per l’elenco completo delle categorie ed iscriviti entro il 17 Aprile, per ricevere lo sconto.

LEGGI ANCHE: Are you the next big thing? Iscrivi il tuo lavoro ai Lovie Awards

Instagram marketing: i consigli di Ilaria Barbotti [INTERVISTA]

Conoscete davvero Instagram? Sapete come approcciare e interagire in questo social network visivo, affrontando temi come la comunicazione visual e il marketing?

Abbiamo chiesto approfondimenti e spunti per utilizzare in modo strategico ed efficace il canale a Ilaria Barbotti (@ilarysgrill su Instagram e Twitter) fondatrice della prima e unica community degli Instagramers in Italia (legata al gruppo internazionale Instagramers), presidente e co-fondatrice dell’Associazione Igersitalia e autrice del testo “Instagram Marketing. Immagini, brand, community, relazioni per turismo, eventi“, edito da Hoepli per la collana web&marketing 2.0.

Il suo libro vuole essere un aiuto per capire meglio come funziona e come usare questo social, ma anche un supporto pratico a chi conosce già il mondo Instagram e vuole migliorarsi come fotografo e/o affermarsi come brand o come destinazione turistica.

Ciao Ilaria e benvenuta su Ninja Marketing. Instragram è il social che meglio si presta allo storytelling visivo. Come si definisce una strategia su questo canale per un brand?

Instagram è immagine e fotografia. Tutto deve partire da qui. Dal soggetto delle foto che andranno a creare la storia del brand.

Ragionate sui tratti distintivi del vostro brand e raccontateli con Instagram. Soffermatevi su momenti e dettagli del lavoro o del prodotto. Interagite.

Come fa un brand a crescere in termini di engagement?

Cogliete attimi in azienda, di prodotto, visi di chi lavora, temi legati al brand, coinvolgete le persone e interagite sempre con hashtag, commenti, likes alle persone che vi seguono e che possono essere o sono vostri clienti.
Ringraziate sempre chi condivide il vostro prodotto ed eventualmente ricondividete la sua foto con mention.

Comunicare su Instagram, per te cosa vuol dire?

Instagram per me è una fonte di ispirazione e comunicare su questo social significa comunicare una parte di noi stessi. Quando posto una foto su Instagram comunico molto di me attraverso l’immagine, attraverso l’editing e l’atmosfera che decido di dare alla foto e con le parole che inserisco  come commento.
A livello personale è un bellissimo canale di comunicazione e espressione anche di passioni e attitudini.

Per un brand diventa un potente strumento di storytelling che arriva diretto, vicino, dentro le persone. Ma solo se lo si usa bene.

foto credit http://www.ilarysgrillsocial.com/

Come si crea interesse intorno ad un evento offline?

Per un evento nel territorio offline l’unico modo per aumentare la diffusione è quello di coinvolgere la community locale igers. Attraverso essa e la sua fitta e forte rete l’evento sarà promosso e veicolato con passione, divertimento e in maniera virale.

Si può anche attivare un challenge pre-evento per accrescere l’interesse attorno all’evento successivo, ma anche questo va studiato bene altrimenti rischia di non funzionare.

Parliamo di contest: funzionano in Instagram? Come un brand può utilizzarli al meglio?

Il termine corretto è challenge fotografico. Contest è un termine inglese che implica dinamiche burocratiche legate al concorso a premi in Italia.

Il challenge è un’attività che può attirare attenzione su un evento, un prodotto o un’azienda in maniera virale. Per far sì che funzioni, occorre però studiarlo e attuarlo con la community igers e/o con degli influencer/instagramers professionisti tramite PR. Questo perché Instagram segue dinamiche differenti da Facebook o altri social.
È un social fotografico e sappiamo oggi che non possiamo pretendere qualcosa di diverso dagli utenti.

Fondamentali per la buona riuscita sono dunque: tag, semplicità, immagine e idea creativa.

Best practices per il turismo: ci sono diversi esempio nel tuo libro. Ce ne racconti qualcuno?

Il turismo e Instagram viaggiano di pari passo. Abbiamo bellissimi esempi internazionali e diversi italiani.
Sono molto orgogliosa di aver partecipato come unica italiana alla prima edizione di Catalunya Experience nel 2012, il primo format al mondo che ha previsto gli instagramers e la community igers come unico veicolo di promozione del territorio attraverso Instagram.
È un progetto a cui sono legata affettivamente e che ha dato il via ad una serie di progetti in europa, negli States e anche in Italia.

È stato lungimirante e molto stimolante per me poter capire già nel 2012 come poter fare promozione in maniera innovativa. In Italia siamo arrivati un pochino dopo, ma per fortuna io già nel 2014 potevo organizzare il primo tour social nelle Marche con dinamiche “vicine” a quelle spagnole.

Le modalità sono quelle del “vecchio” press tour con una forte componente social e il ruolo centrale e principale di Instagram che attraverso alcuni importante esponenti internazionali veicola un territorio e lo promuove a milioni di persone nel mondo.
La stessa Catalunya riporta dati come 10 milioni di persone che sono venute a contatto con questo tipo di promozione negli anni e attraverso il tag ufficiale #catalunyaexperience.

Foto di mery_tweety (tramonto in Catalunya) #CatalunyaExperience

Grazie Ilaria per i preziosi suggerimenti! Ricordiamo che è possibile seguire le evoluzioni di Instagram Marketing sui canali dedicati: Pagina FBBlog, Gruppo discussione LinkedIn.
Il mondo dei social è in sempre evoluzione e occorre aggiornarsi continuamente. Cari amici Ninja mettete subito in pratica i consigli ricevuti su Instagram e fateci sapere se riuscirete a diventare Igers provetti.

Agos4ideas: la sfida della customer experience

agos4ideas

 

C’è sempre fermento nel mondo delle startup. Le attività e gli eventi sul tema ormai si sprecano, al punto da rendere difficile individuare quelli di valore. Agos4Ideas è uno di questi? La partnership tra Agos Ducato e H-Farm è una garanzia?

Vediamo innanzitutto cos’è.

Agos4Ideas

Agos4Ideas è un contest che intende premiare progetti che sappiano illustrare soluzioni innovative negli ambiti della custom experience e user experience dei clienti Agos Ducato.

L’iniziativa è diretta a giovani imprenditori che hanno avviato una sartup dal 2013 in poi, nonché a team nati spontaneamente per l’occasione.

I punti su cui focalizzarsi sono due:

  • Innovazione: idee non ancora presenti sul mercato bancario e finanziario.
  • Miglioramento: soluzioni che apportino un reale beneficio nella relazione tra Agos Ducato ed i suoi clienti.

L’azienda premierà le soluzioni più creative, legate ai concetti di “mobilità, semplicità, piacevolezza“.

 

agos4ideas

 

Essenziale sarà dunque anche a capacità dei partecipanti di cogliere e incanalare il le potenzialità della comunicazione digitale: canale preferenziale sarà ovviamente l’ambito mobile, unitamente alla proposta di canali di relazione non ancora sfruttati dal brand.

Leggi anche: 10 social advertising best practice per le startup

Ma chi è Agos Ducato?

Agos Ducato

Agos Ducato è una società finanziaria leader nel settore del credito alle famiglie nata dall’unione delle due aziende che ne formano il nome.

Qualche cifra? 25 anni di attività, 230 filiali distribuite sul territorio nazionale e 9 milioni di clienti, il cui tasso di soddisfazione supera il 90% (sondaggio IPSOS).

Il business che gli startupper dovranno analizzare per formulare le loro proposte si basa su prestiti personali, carte di credito, leasing e un’articolata gamma di finanziamenti convenzionati, che vanno a coprire tutti i settori merceologici attraverso un’articolata rete di punti vendita.

agos4ideas

Come lascia intuire l’iniziativa Agos4Ideas, la comunicazione aziendale è uno dei fulcri dell’attività finanziaria dell’azienda; in particolare, viene messo l’accento su quattro comparti relativi alla qualità del servizio e ai rapporti con la clientela:

  • offerta di prodotti;
  • rapporto qualità-prezzo;
  • assistenza;
  • comunicazione e relazione con i clienti.

“Agos Ducato è una realtà che, grazie ad un’offerta innovativa capace di intercettare le esigenze dei propri clienti, si sta distinguendo sempre di più nel panorama italiano come società di credito all’avanguardia – afferma Flavio Salvischiani,
Direttore Marketing e Comunicazione di Agos Ducato – In linea con questa tendenza nasce “Agos4Ideas”, la prima iniziativa nell’ambito del credito ai consumatori, mirata a raccogliere nuove idee in cui l’innovazione dovrà essere alla base delle soluzioni che consentiranno di migliorare la vita del cliente nella sua relazione con Agos, aumentandone la soddisfazione”.

Ma anche gli startupper usciranno appagati da questa avventura? Il team vincitore sicuramente sì.

Premi e scadenze

I titolari del progetto vincitore verranno premiati con un servizio di accelerazione della durata di 3 mesi, il cui inizio è previsto a ottobre 2015.

A offrire il servizio sarà H-Farm: il rinomato incubatore e accelleratore italiano con sede nella verdissima pianura veneta è il titolare del programma di accelerazione H-CAMP, dedicato espressamente ai giovani imprenditori che cercano una guida per sviluppare la loro startup.

Se la squadra vincente non avesse interesse o tempo da dedicare alla formazione, potrà optare per un riconoscimento più prosaico: un contributo cash a fondo perduto di 10 mila euro.

Le candidature vanno inviate entro il 14 giugno 2015 tramite il sito agos4ideas.it.

Qual’è la tua idea vincente?

Incubate, l'app per mandare messaggi digitali nel futuro

Il tempo, ecco forse la risorsa di maggiore valore che resta oggi. È innegabile, viviamo infatti in una società sempre più frenetica e legata a trend che finiscono ancor prima di iniziare, stretti nella morsa del real-time. Così vale anche per la comunicazione, più che mai spinta a presidiare in modo sistematico l’oggi, anzi l’adesso. Colpa o merito soprattutto del web e dei social, strumenti che fanno dell’immediatezza una delle loro migliori caratteristiche.

In un contesto del genere immaginare un’app che si “riprenda” il tempo, permettendo di inviare messaggi anni ed anni nel futuro sembra davvero un’antitesi. Questa antitesi si chiama Incubate: The Time-Delay Messenger, un’applicazione che si pone una mission ambiziosa quanto complessa: restituire valore e dignità al tempo ed al suo incessante trascorrere. Incubate, lanciata questo mese, permette agli utenti di inviare testi, foto, video e messaggi vocali, ma con una singolare ed unica particolarità: che non verranno consegnati fino ad un tempo predeterminato dall’utente (il limite è di 25 anni nel futuro).

Un buon diciottesimo compleanno inviato da un nonno che non c’è più, un video folle del periodo del liceo rivisto a 40 anni, i messaggi di un genitore che a causa di una malattia potrebbe non esserci nei momenti chiave del proprio figlio, il “ti amo” detto alla moglie quando ancora solo fidanzati. Gli utilizzi come potete comprendere sono molteplici quanto affascinanti, arricchiti da una caratteristica unica nel mondo d’oggi, la gratificazione e la sorpresa di saper attendere.

L’utilizzo è semplice e diretto: si realizza il messaggio e questo viene “incubato”, nell’attesa di essere consegnato al momento giusto. Tranquilli, non c’è bisogno di regalare un iPhone al vostro bambino di pochi anni, basta legare la nursery (il luogo dove i messaggi “aspettano”) ad una mail e poi sincronizzare il suo telefono quando abbastanza grande da averne uno.

Incubate punta ovviamente sul valore emozionale che un messaggio inaspettato proveniente dal passato ha, un valore emozionale che per i fondatori resta l’elemento chiave dell’app. “Ognuno ha la necessità di inviare un messaggio in cui l’elemento tempo sia strategico, che lo sappiano o no,” ha detto il co-fondatore Michael McCluney.

Un’idea certamente originale nel panorama odierno delle app, con un unico e grande quesito: tra 25 anni useremo ancora applicazioni e smartphone?

Gillette e Avengers: l'eroe tra rasoi e superpoteri

Non solo rasoi

Quei mattacchioni della Procter & Gamble ne sanno una più del diavolo. Gillette, in occasione dell’uscita nelle sale cinematografiche di Avengers: Age of Ultron – il nuovo film della Marvel in programmazione in Italia dal 22 aprile – lancia una campagna bizzarra e astuta al tempo stesso. Vedere e ascoltare per credere.

Con ironia si chiedono “e se le Stark Industries e Gillette unissero le loro tecnologie?”, ipotizzando, tra il serio e il faceto, la creazione di “rasoi ispirati dagli Avengers” (uno con lame laser alla Iron Man, un altro con la forza di Hulk, un altro ancora con lo scudo rotante di Capitan America e uno coi fulmini di Thor). Pura boutade? Non proprio.

We can be heroes

Blockbuster campioni d’incassi, i film ispirati ai supereroi sono sinonimo di successo. In una joint venture fantastica in tutti i sensi con Gillette, Stark Industries – immaginaria compagnia multi-miliardaria gestita da Tony Stark aka Iron Man – porta “un potere incommensurabile nella vostra vita, nella vostra casa e nel vostro bagno”.

Gillette centra il bersaglio, puntando sulla voglia di straordinarietà di noi comuni mortali e facendo leva sull’archetipo dell’eroe, uno dei più antichi e profondi dell’inconscio collettivo. Essere eccezionale e semidivino, l’eroe è la virilità all’ennesima potenza. Per un marchio che rivendica di essere “il meglio di un uomo” significa fare bingo. Di colpo, come in un piacevole ritornello sussurrato nelle orecchie dal 1977, “we can be heroes”. E basta pure poco.

I “prototipi” ovviamente non saranno in vendita né nei negozi né online né da qualsiasi altra parte, come dichiarato nello spot. Il pubblico dei consumatori e degli appassionati sembra aver apprezzato l’idea, se non altro in termini di design. Non è da escludere che Gillette stessa proponga sui suoi canali social dei contest per poter vincere i rasoi, creati eventualmente ad hoc in edizione limitata, finti o veri che siano.

Gillette à la Copernico

Al di là delle apparenze, la tecnologia protagonista della campagna non è quella degli Avengers, in grado di proteggere e salvare il pianeta, purtroppo fittizia, ma quella reale, realissima, del Gillette Fusion ProGlide con Flexball. Tale innovativo accorgimento fa di questo rasoio non elettrico il più avanzato sul mercato. Si tratta, semplicemente, di un elemento rotondo di raccordo tra manico e lame che consente una rasatura più comoda, più confortevole.

Nel video si parla addirittura di “rivoluzione”. Non è più l’uomo di turno a piegare il volto per facilitare la rasatura ma è lo stesso rasoio a seguire le curve del viso, con la massima aderenza possibile. Gillette come il Copernico dei rasoi o solamente come qualcuno che sa il fatto suo? “Voglia di radersi, tu ne sai”, verrebbe da citare gli ultimi Verdena, a mo’ di risposta.

Cloud: 7 motivi per cui la tua azienda non può farne a meno. Partecipa GRATIS al Ninja Talk

Cloud in azienda

Continuano i Ninja Talks, gli appuntamenti online gratuiti, pensati per i professionisti del digital & social media marketing. Un’occasione ricorrente di aggiornamento professionale, approfondimento disciplinare e, perché no, di networking. Il prossimo free webinar offerto dalla Ninja Academy è “7 motivi per cui non potrai fare a meno di volere la tua azienda sul cloud“, ed è previsto per il 21 aprile, dalle ore 13 alle ore 14, ed è dedicato al cloud computing.

Questo Ninja Talk è realizzato in collaborazione con Microsoft ed è pensato per presentare benefici e funzionalità della piattaforma Azure. In questo appuntamento Jessica Tibaldi, Technical Evangelist di Azure, spiegherà i motivi principali per cui il cloud è la soluzione migliore per l’infrastruttura IT di un’azienda.

Cloud in azienda: perché?

cloud computing aziendale

In questi ultimi anni il cloud computing va per la maggiore: esperti e professionisti consigliano di migrare “sulla nuvola” ma non sempre si hanno tutte le informazioni necessarie per poter scegliere in maniera adeguata ed efficace. La piattaforma cloud progettata da Microsoft è una raccolta in continua crescita di servizi integrati per calcolo, archiviazione, dati, rete e app, che ti permettono di essere più veloce, più efficiente e di risparmiare denaro.

Quali sono i reali vantaggi?

    • Apertura a tutte le tecnologie
    • Risparmio sui costi
    • No lock-in
    • Elevata Scalabilità
    • Riduzione del time-to-market
    • Service Level Agreement per ogni servizio
    • Standard sulla privacy approvati dall’UE

Come partecipare ai Ninja Talks?

I nuovi appuntamenti #NinjaTalks targati Ninja Academy sono completamente gratuitibasterà iscriversi qui per prenotare il proprio posto digitale e collegarsi alla nostra piattaforma per seguire il webinar.

ninja talks

Ricapitoliamo:

7 motivi per cui non potrai fare a meno di volere la tua azienda sul cloud
con Jessica Tibaldi, Tech Evangelist di Azure
Martedì 21 aprile dalle ore 13 alle ore 14

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Le acquisizioni di LinkedIn, tutte le startup dal 2010 ad oggi

È di pochi giorni fa la notizia dell’acquisizione di Lynda.com da parte del più grande social network dedicato al mondo del lavoro, LinkedIn. Ma questa nell’ambito formazione ed elearning è solo l’ultima delle acquisizioni di LinkedIn più o meno fortunate.

Dal 2010 ad oggi LinkedIn ha acquisito più di una dozzina di startup che, seppure in ambiti diversi, hanno permesso di implementare il suo profilo di social professionale, garantendo una varietà di servizi grazie ai quali il numero di iscritti è attualmente in crescita, di pari passo con la quotazione in borsa.

Ecco la storia di LinkedIn attraverso un viaggio a ritroso nel tempo con le acquisizione degli ultimi anni, dai primi esperimenti con CardMunch, oggi soppiantata da una solida partnership con Evernote, all’ultimo più settoriale acquisto di Lynda.com.

Le acquisizioni di LinkedIn: Lynda.com

1,5 miliardi di dollari per una piattaforma di elearning, che punta a migliorare l’attività dei professionisti attraverso una vasta libreria di video per sviluppare le capacità necessarie ad accelerarne la carriera.

Questa la cifra per l’ultima delle acquisizioni di LinkedIn, che dovrebbe concludersi nel secondo trimestre del 2015, con un 52% in contanti e un 48% in azioni.

Prima di Lynda: Careerify

Sede a Toronto per la startup acquisita da LinkedIn con lo scopo di implementare il settore reclutamento: un servizio di riferimento per aiutare le aziende a trovare potenziali candidati attraverso contatti e network già esistenti.

Careerify utilizza i contatti dei dipendenti su LinkedIn, Facebook e Twitter per capire chi potrebbe essere maggiormente adatto ad una determinata posizione di lavoro.

Sradicare la disoccupazione su scala mondiale e rendere più redditizio il lavoro dei recruiter, è questo l’ultimo nobile scopo di LinkedIn, che anche grazie alla serie di acquisizioni mirate dimostra di essere molto interessata alla reale utilità per i propri utenti rispetto ai servizi resi disponibili sulla piattaforma.

LEGGI ANCHE: Startup Revolutionary Road, nuove possibilità per i giovani

2014, tra le acquisizioni di LinkedIn c’è il marketing B2B di Bizo

Il 22 luglio del 2014 LinkedIn annuncia l’acquisizione della piattaforma di marketing Bizo, con un accordo del valore di 175 milioni di dollari, di cui il 10% in azioni.

Bizo si occupa essenzialmente di marketing B2B, con un pubblico specifico e un prodotto di automazione del marketing chiamato Multi-Channel Nurturing.

L’acquisizione di Bizo, come sottolineato al momento dell’acquisto, non ha previsto un’integrazione del business di Data Solutions da parte di LinkedIn, che infatti non ha reso disponibili i propri dati, sebbene sia stato proprio questo punto a destare maggiori perplessità al momento dell’annuncio.

Le acquisizioni di LinkedIn: Newsle

Newsle è un servizio che consente di scegliere i contatti più interessanti sui social network, come Facebook e Linkedin stesso, per ricevere notifiche nel momento in cui in rete compaiano notizie legate a queste persone. In questo modo è possibile ricevere informazioni sulle loro attività lavorative, seguire personaggi influenti o tenere d’occhio le novità sui vertici di un’azienda a cui si è interessati.

Newsle con algoritmi di disambiguazione, elaborazione del linguaggio naturale e apprendimento automatico per scandagliare il web in cerca di notizie, oltre ad essere stato integrato in LinkedIn, continua ad operare come servizio autonomo, condividendo con il social network del lavoro il comune obiettivo di fornire conoscenze professionali per migliorare l’attività dei professionisti.

“Conoscere le ultime notizie sulle persone che fanno parte della vostra rete può far emergere spunti importanti in vista del prossimo incontro lavorativo”, la filosofia alla base dell’operazione.

Il 2014 è un anno di acquisizioni di LinkedIn: Brigth.com

120 milioni di dollari per acquisire la startup creatrice del software che analizza e mette insieme curriculum e offerte di lavoro.
Prima di essere acquisita Bright.com aveva anche accumulato moltissimi insight e statistiche sul mercato del lavoro in generale, fonte di preziose informazioni per LinkedIn.

Lo scopo della startup, che ha convinto Jeff  Weiner all’acquisizione, era quello di usare la scienza dei dati per consentire al mercato del lavoro di operare in modo più efficiente. Sebbene l’attività di Bright.com sia iniziata all’ombra della peggiore recessione, la convinzione è che ci sia un modo per migliorare, attraverso l’analisi dei dati, l’incontro tra domanda e offerta di lavoro.

Le acquisizioni di LinkedIn tra lavoro e news: Pulse

L’11 aprile del 2013 LinkedIn ha annunciato di aver acquisito Pulse, il popolare lettore di news per web e mobile. L’operazione, per un valore di circa 90 milioni di dollari, si era conclusa per circa il 90% in stock e il 10% in contanti.

LinkedIn ha acquisito Pulse con lo scopo di diventare la più importante piattaforma di publishing professionale, in cui tutti i professionisti possano reperire contenuti e in cui gli editori si riuniscano per condividere il loro contenuto.

Le presentazioni più famose: SlideShare

Se SlideShare ha dato nuova vita alle slide, adattandole alla condivisione su internet e alla partecipazione del web interattivo, l’acquisizione da parte di LikendIn per circa 118,75 milioni di dollari, ha reso la startup ancora più famosa sul web, consentendo una diffusione del servizio direttamente attraverso il profilo personale di ogni utente.

Segni particolari dell’ex-startup, essere guidata da Rashmi Sinha, laureata in neuroscienze cognitive, tra le poche donne ad aver concluso l’intera strada dalla fondazione di un’azienda web 2.0 al ruolo di amministratore delegato, fino alla vendita.

Le acquisizioni di LinkedIn nel 2012: Rapportive

Sempre nel 2012 LinkedIn compra il plugin per Gmail che mostra gli ultimi aggiornamenti dei social network dei nostri contatti.

Prima dell’acquisizione Rapportive era diventato un prodotto essenziale per gli utenti di Gmail in tutto il mondo, per questo la prima preoccupazione del CEO, Rahul Vohra, è stata quella di rassicurare gli utilizzatori del plugin sulla continuità nell’uso del prodotto.

Bisogna ricordare che proprio nello stesso periodo LinkedIn modificò i propri termini d’uso per la privacy, forse in vista dell’acquisizione della startup.

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Le prime acquisizioni di LinkedIn: IndexTank

Dopo la quotazione in Borsa, nel maggio del 2011, LinkedIn ha riavviato le proprie acquisizioni di startup, puntando su obiettivi precisi: migliorare la propria ricerca interna, sviluppandola per arrivare a gestire un enorme quantità di dati e profili, per espandersi sempre di più.

Ecco quindi arrivare l’acquisizione di IndexTank, un provider di hosted search in real-time, con clienti del calibro di Reddit, Twitvid, e Spoke.

Al centro l’utente e le connessioni: arriva Connected

Ad ottobre del 2011 LinkedIn acquisisce Connected, una piccola startup di gestione dei contatti, che unifica e aggiorna continuamente le connessioni degli utenti grazie a email, social network, calendari e cellulari, fornendo la possibilità di gestire i propri contatti attraverso etichette e note aggiornabili in tempo reale, magari al termine di una chiamata di lavoro o di una riunione.

Già poco tempo prima LinkedIn aveva acquisito CardMunch, un’altra startup di gestione dei contatti. Lo scopo evidente di LinkedIn era quello di fornire strumenti di customer relationship management per le piccole imprese, con un’occhio allo sviluppo anche per le imprese di grandi dimensioni.

Le acquisizioni di LinkedIn e la gestione dei contatti: CardMunch

Tra le prime acquisizioni di LinkedIn, CardMunch permetteva di scattare foto di biglietti da visita e di business card digitali per caricarli nella propria rubrica.

L’operazione, del valore di 2,4 milioni di dollari, non ha mai riscosso particolare entusiasmo tra gli utenti e alla fine la startup è stato abbandonata, ma non l’idea di base, che invece si è concretizzata con un accordo con Evernote per la scansione dei biglietti da visita.

L’app mobile supporta in ben sette lingue e gli utenti di LinkedIn potranno inserire commenti relativi al biglietto da visita acquisito, oltre ad associare le coordinate geografiche del luogo in cui si è effettuata la registrazione dal contatto, permettendo una memorizzazione contestualizzata alla situazione lavorativa.

Le acquisizioni di LinkedIn, in principio fu Choice Vendor

Choice Vendor fu tra le prime acquisizioni di LinkedIn: un sito web per recensioni di fornitori di servizi alle imprese.

La startup di San Francisco, fondata nel 2008 da due ex dipendenti di Google Inc., era la seconda acquisizione del social network, con uno sforzo per aggiungere talento e tecnologie al pari degli altri social. Spinta guidata proprio da Jeff Weiner, che nel 2008 era diventato amministratore delegato.

mSpoke, la prima startup acquisita

LinkedIn ha acquisito mSpoke nell’agosto del 2010. La piccola startup mirava a rendere i contenuti più rilevanti attraverso la tecnologia di raccomandazione, con un adaptive personalization engine ed una tecnologia di machine learning, legata ai feedback impliciti ed espliciti degli utenti per fornire i contenuti più rilevanti sul web.

La tecnologia di raccomandazione è servita a LinkedIn a presentare ai propri iscritti contenuti rilevanti, come notizie personalizzate e altri aggiornamenti.

L’attenzione del social network professionale per eccellenza, nel corso del tempo resta ben ancorata al proprio core: mettere in relazione profili professionali, aiutare i recruiter nel proprio lavoro, fornire alle aziende strumenti di business e gestione dei contatti, selezionare e dare rilevanza alle notizie più interessanti per i propri utenti.