H-Farm si quota in borsa, parla Riccardo Donadon [INTERVISTA]

 

L’annuncio mercoledì: H-Farm, la digital farm fondata nel 2005 da Riccardo Donadon, dopo un aumento di capitale da dieci milioni di euro si prepara alla quotazione in Borsa.

Per concentrarsi su questo momento fondamentale per la propria azienda e a dare solide fondamenta ad un modello di business arricchito da nuovi elementi, Donadon ha deciso di lasciare Startup Italia, l’Associazione no profit che rappresenta l’ecosistema delle startup italiane.

H-Farm amplierà la sua attività con la digital transformation, per la trasformazione digitale delle aziende, e con la componente education sul lato corporate, ma anche con una maggiore importanza della Digital Accademia nei confronti del mondo scolastico. Non verranno meno gli investimenti in startup, che anzi restano il punto di partenza di questo nuovo inizio.

Per il panorama italiano degli investitori e degli acceleratori la notizia che H-Farm si prepara alla quotazione in borsa è il segno che qualcosa si muove anche in Italia sul fronte startup?

Sicuramente c’è più fermento, più consapevolezza, c’è la percezione reale che questo mondo può fare qualcosa di importante, per cui è molto positivo, assolutamente.

 

 

Guardando al lato umano di questa notizia, quanto le costa lasciare la presidenza di Italia Startup?

Mi dispiace molto perché è una cosa che abbiamo fatto nascere da zero e ne siamo orgogliosi. Io sono sempre per lasciare che le cose evolvano e che ci sia cambiamento. Sono molto cosciente del fatto che non ho sufficientemente tempo per poter continuare a fare questo in modo efficiente, per cui è giusto che subentri qualcuno che prenda in mano Startup Italia e che ci dedichi tutto il tempo che richiede ad un’associazione come questa.

Poi credo che sia molto importante che ci sia bisogno di qualcuno di super partes, visto che io adesso vado ad assumere un ruolo un po’ più di mercato.

20 milioni per la quotazione in Borsa, questo l’importante traguardo che H-Farm si è posta. In pratica la stessa cifra investita in startup nei dieci anni di operato. Perché proprio ora il giro di boa?

La volontà era quella di far crescere il progetto, eravamo pronti. Abbiamo intenzione di investire nei cinque anni la stessa cifra che abbiamo investito negli ultimi dieci, per cui fondamentalmente andiamo a raddoppiare lo sforzo.

 

 

Digital Transformation e Digital Education sono le due nuove attività che H-Farm ha affiancato a quella di accelerazione di startup. Quale ritorno economico ha per l’Italia investire in digitale?

Aumentare la consapevolezza di tutti è indispensabile. Allora, per quanto riguarda le imprese non possono non farlo, il mondo sta cambiando ad una velocità pazzesca. Bisogna che le imprese siano al centro di questo cambiamento attraverso il proprio modo di essere sul mercato, il modo di produrre, di distribuire, di comunicare; questo è proprio un must per qualsiasi azienda. Se prima le aziende dicevano “aspetto nel 2010, aspetto nel 2012”, adesso non è più possibile.

Sull’ambito dell’educazione ci sono invece molte aziende che stanno affrontando questi temi e hanno tante persone da far crescere, giovani da formare, ci sono delle cose da poter fare nelle scuole. Noi vogliamo lavorare anche su quello.

Questa operazione ha anche lo scopo di attrarre talenti internazionali. Perché è necessario aprirsi all’esterno per la nostra economia e per le imprese del nostro territorio?

Internet è globale, tutti i paesi stanno facendo operazione di razione dei talenti migliori per crearsi una parte di conoscenza e di competenze fortissime.

L’Italia non può non esserci, non può non giocare questa partita, e aggiungo che non può non cercare di portare le persone migliori a lavorare in Italia, è una cosa fondamentale per il nostro territorio.

Riff: da Facebook l'app per creare video virali con gli amici

Ormai la condivisione è un concetto che non conosce più limiti. Ne è prova Riff, la nuova app lanciata da Facebook che permette di realizzare in modo semplice video collettivi.

A differenza di tutte le app di condivisione di contenuti video, Riff consente di creare una vera e propria “catena“: clip da massimo 20 secondi a cui gli amici possono aggiungere il loro contributo con altre riprese. Fino ad ottenere un prodotto virale sin dalla nascita, proprio perchè costruito a più mani, e perchè gli “autori” crescono in maniera esponenziale ogni volta che qualcuno aggiunge un pezzo di filmato e lo condivide con i suoi contatti.

Considerando l’attrattiva enorme – ed in costante aumento – che i contenuti video possiedono sul web in generale e sui social network in particolare, potenzialmente Riff potrebbe passare in poco tempo da divertente passatempo fra amici a nuova frontiera dello spot pubblicitario.

Immaginate cosa succederebbe se i consumatori potessero mettere il proprio zampino nel video promozionale di un grande brand, che sia una bevanda o una linea di abbigliamento sportivo!

L’idea nata da un piccolo gruppo di dipendenti di Facebook fuori dall’orario di lavoro, mantiene per ora il suo focus di creare movimento, interattività, e un nuovo modo di raccontare i momenti più belli utilizzando in maniera congiunta punti di vista differenti.

Tanto più che il funzionamento è davvero basico, alla portata di tutti: una volta installata l’app, disponibile sia su iOS sia su Android, basta scegliere un thread per il proprio video, tramite hashtag (ad esempio #concerto), e postare il primo filmato di 20 secondi. Gli amici ricevono una notifica e possono iniziare ad aggiungere i loro frammenti, in una sequenza che teoricamente può continuare all’infinito.

Post di Giulia Barbieri

Come progettare una strategia di Digital Influencer Marketing vincente

I mercati sono conversazioni. Da questo assunto prendeva forma nel lontano 1999 il celebre Cluetrain Manifesto, un documento fondamentale, capace di segnare profondamente il marketing e la comunicazione dell’ultima decade. Anni (e soprattutto numerosi social network) dopo, tale affermazione si è dimostrata sempre più vera, realtà imprescindibile caratterizzante profondamente la nostra società odierna, realtà che non può essere minimamente trascurata.

Conversazioniword of mouth da cui deriva la necessità di intercettare rapidamente le persone in grado di diffondere e massimizzare i messaggi dei brand, favorendo conseguentemente il dialogo. Relazioni che diventano 2.0, passo passo con l’evoluzione del web, relazioni che trovano il loro essenziale fondamento nelle persone e nei rapporti che tra esse si instaurano.

Persone, utenti, influencer, gli stessi da tempo sulla bocca di marketer ed esperti di settore. Fin qui tutto ok, ma cosa si intende in realtà per influencer? Ci sono numerosi pareri a riguardo, ma in sintesi possiamo dire che è un utente che grazie a conoscenze e competenze molto sviluppate è in grado di creare vere e proprie community, riuscendo ad attrarre, grazie alla propria credibilità, l’attenzione degli utenti. Parlando lato business invece queste figure sono risorse preziosissime che attraverso attività specifiche possono essere utilizzate dai brand come strumento di marketing, dando accesso ad un’audience spesso più ampia e profilata dei media “tradizionali”. Senza considerare il grado di trust e loyalty che un influencer riesce ad infondere alla comunicazione di un brand.

Intercettarli ed instaurare rapporti quindi. Un’azione che però non è semplice quanto sembra. Sono diversi infatti gli elementi da considerare: settore, audience, media, elementi che possono sancire il reale successo di una campagna.

Lo stato dell’Influencer Marketing digitale

Nonostante non sia tra gli strumenti più considerati (ancora) l’Influencer Marketing sta crescendo notevolmente anche in Italia. A raccontarci questo ed altri interessanti elementi a riguardo ci pensa una recente indagine realizzata da Augure (è possibile scaricare l’indagine completa a questo link), multinazionale specializzata nella creazione di software a supporto delle digital pr e dell’influencer marketing. Numerosi professionisti della comunicazione e del marketing coinvolti, al fine di comprendere e far comprendere pratiche, criticità e trend di un fenomeno poco analizzato. L’indagine, oltre che l’Italia, ha visto coinvolti anche altri Paesi europei (Francia, UK e Spagna) per offrire un confronto.

Dicevamo della crescita dell’influencer marketing, crescita che trova riscontro negli intervistati: il 60% afferma infatti di aver cominciato a sviluppare rapporti con gli influencer da almeno 2 anni ed il 40% di questi  che le loro azioni con gli stessi siano altamente performanti.

Tra gli elementi più sentiti certamente la necessità di identificare gli influencer giusti per la propria realtà (66%), seguiti dalla necessità di attirare l’attenzione degli stessi. La valutazione del ROI è sfida chiave solo per il 35% (dato che sale fino al 58% se si considerano solo i professionisti delle agenzie), ben sotto media rispetto agli altri paesi europei. Una percentuale che aiuta a comprendere quanto l’influencer marketing in Italia sia ancora ai primi passi e soprattutto non considerato pienamente strumento di marketing.

Tornando all’identificazione degli influencer ecco un altro dato tutto italiano: il 30% degli intervistati li identifica con i VIP (nel resto d’Europa siamo al 19%). Basta la fama, senza alcuna ulteriore valutazione su audience, credibilità, competenza. Per quei furbetti che invece pesano il Klout ho una brutta notizia: solo il 10% lo crede attendibile ed utilizzabile.

Linkedin (62%), Twitter (50%) e le e-mail (50%) sono i canali più utilizzati per effettuare il contatto con gli influencer e sviluppare le relazioni. Un elemento interessante questo approccio “social”, che ci differenzia nettamente rispetto all’Europa (in UK l’80% utilizza la mail).

Per quanto riguarda le finalità, sono i lanci di prodotto le attività che secondo gli intervistati meglio si adattano alle strategie di influencer marketing (80%), declinati tra inviti ad eventi, test di prodotto e omaggi. Gli eventi, forse per i retaggi ereditati dalle pr classiche, restano un momento imprescindibile quando si parla di opinion leader, sia per promozione che soprattutto presenza fisica. Fa piacere comunque constatare la crescita di obiettivi più “maturi” e attuali, come la creazione dei contenuti (il 41% degli intervistati collabora regolarmente con influencer per la propria content curation) e amplificarne la diffusione.

Ancora assai poco valutata invece (20%) la potenzialità del trust generato dagli influencer nella gestione e risoluzione di eventuali crisi reputazionali.

Influencer Marketing Strategy: alcuni consigli per iniziare

Come ogni attività che si rispetti, anche l’influencer marketing per dare risultati necessita di un’attenta analisi e di una forte componente progettuale. Se pensavate fosse solo questione di inviare mail, inviti o omaggi vi sbagliavate di grosso! Ma quali sono i passi fondamentali per cominciare? Ecco qui alcuni consigli made in Ninja:

Imparare ad ascoltare

Forse il primo comandamento in assoluto quando si parla di comunicazione (di qualunque forma sia). Ascoltare significa comprendere, capire cosa viene detto di noi e soprattutto valutare al meglio il contesto in cui operiamo. È da qui che dobbiamo partire per dar vita al nostro progetto comunicativo, da qui per capire a quali necessità vogliamo rispondere e conseguentemente quali influencer facciano al caso nostro. Andare alla cieca non è mai una buona idea.

Analizzare ed identificare

Stiamo pur sempre parlando di influencer marketing e anche se può sembrare ovvio non mi stancherò mai di sottolinearlo: identificare in modo analitico e strategico gli influencer giusti è vitale. Non è semplice questione di “campo” o fama, quando nel ricercare la persona che fa al caso vostro sono molteplici gli aspetti da considerare. Tra i più rilevanti:

  • Audience: il pubblico potenziale che l’influencer può raggiunegere attraverso siti, blog e social media
  • Eco: la capacità di divulgare un dato messaggio e massimizzarne la diffusione
  • Pertinenza e partecipazione: quanto scriva e interagisca su una data tematica

Ponderate bene le vostre scelte: non è detto infatti che la soluzione migliore sia una media tra i diversi aspetti sopraccitati. Se la mia priorità è raggiungere più utenza possibile darò maggiore peso all’audience per esempio, se invece voglio essere “verticale” valuterò maggiormente la pertinenza.

Non scordare mai il “fattore umano”

Gli influencer sono prima di tutto persone e come tali vanno trattate. Non è solo lavoro, state instaurando relazioni e più sarete bravi a renderle positive e concrete e più saranno in grado di darvi buoni frutti. Dimenticatevi quindi mail troppo formali e contatti saltuari, non andrete molto lontano così. Interagite, coinvolgeteli, sentiteli anche al di là del progetto. Comportatevi con loro come vorreste che la gente si comportasse con voi, perché le relazioni che fate prosperare oggi restano vive e possono essere quantomai utili un domani.

Proprio per questo non è solo questione di brand: l’influencer marketing coinvolge soprattutto voi stessi.

Il lavoro si paga

Sfatiamo subito questo mito. Nella quasi totalità dei casi l’influencer, come ogni altro partner, va remunerato per la propria collaborazione, che questa sia un post, un test di prodotto, la partecipazione ad un evento. La loro “influenza”, ciò che fa tanta gola ai brand, è il loro valore aggiunto, un valore che va giustamente pagato. Difficilmente riuscirete a creare collaborazioni con “veri” influencer senza stanziare un budget adeguato.

Non abbattetevi però. Se non avete esigenze particolari e riuscite a lavorare bene è possibile dar vita a progetti interessanti anche con risorse limitate. Non avrete accesso magari agli influencer di maggior “peso”, ma riuscirete comunque a creare attività performanti e con ROI spesso molto positivi.

Hashtag, una risorsa preziosa

Figli della comunicazione social, gli hashtag sono troppo spesso uno strumento dalle potenzialità poco esplorate. Il loro essere crossmediali permette loro infatti di essere un elemento di congiunzione perfetto, in particolar modo quando la comunicazione si dirama su canali diversi. Associare quindi un hashtag di riferimento alle nostre campagne con gli influencer non solo ci permetterà di renderle univoche, ma soprattutto di legare tra loro i diversi interventi degli opinion leader scelti.

E voi utilizzate già il Digital Influencer Marketing per la vostra realtà? Fateci sapere cosa ne pensate!

Satispay è l’applicazione per inviare e ricevere denaro dai tuoi contatti e pagare i tuoi acquisti in modo gratuito, sicuro e immediato.

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Satispay, l'app che rivoluzionerà gli scambi di denaro e i pagamenti

Siamo in un era in cui mettere mano al portafoglio per pagare un prodotto non è più la prassi comune. Molte startup, italiane e straniere, hanno infatti ideato diversi metodi e piattaforme che ci permetteranno di pagare digitalmente.

La novità è  Satispay, startup italiana che ha trovato il modo di aggirare le tempistiche legate al sistema bancario e al metodo di pagamento, discostandosi in modo rivoluzionario dalla concorrenza. Andiamo per ordine.

LEGGI ANCHE: Stop alle file con Qurami, l’app che ti fa saltare la coda.

Cos’è Satispay?

Satispay è una startup italiana fondata da Alberto Dalmasso, Dario Brignone e Samuele Pinta, che nasce per rivoluzionare gli scambi di denaro tra privati e i pagamenti di piccolo importo, dove gli attuali sistemi di pagamento elettronici sono inutilizzabili; rendendoli gratuiti, immediati e sicuri. Sono dunque finiti i giorni in cui uno studente si trovava con pochi spiccioli nel bancomat da non poter utilizzare. Grazie a questo sistema di pagamento è possibile appoggiarsi su qualunque circuito bancario, italiano ed europeo, superando il limite di altre app simili già esistenti.

Come funziona?

Satispay funziona come una prepagata automatica, collegata al nostro conto corrente bancario (o carta con IBAN). Dopo aver scaricato l’app ed essersi iscritti ci sarà richiesto di definire il nostro budget settimanale, cioè la somma che desideriamo disporre settimanalmente su Satispay. Il budget viene ripristinato ogni settimana, inviando o prelevando dal nostro conto corrente l’eventuale differenza tra la disponibilità effettiva e quella da noi impostata.

Il denaro può essere inviato agli amici iscritti, attraverso una grafica molto intuitiva, oppure utilizzarli per pagare nei negozi aderenti.

Vediamo adesso quali sono i vantaggi per gli esercenti che decidono di aderire.

Vantaggi per gli esercenti

Ricevere pagamenti con Satispay è gratuito per tutte le transazioni inferiori a € 10,00, mentre per quelle superiori la commissione è fissa, pari a € 0,20, qualunque sia l’importo incassato. Ulteriore vantaggio per gli esercenti è che non esiste canone mensile, costo di attivazione o commissione percentuale, è possibile inoltre utilizzare Satispay anche con il proprio smartphone o tablet, non è dunque necessario l’acquisto di un dispositivo accessorio.

Ultimo, ma non meno importante, vantaggio riguarda la banca a cui ci si appoggia, infatti non importa quale sia la banca perché Satispay funziona con qualsiasi istituto bancario. Ogni giorno si riceverà, nel conto corrente bancario indicato in fase d’iscrizione, l’intero importo dei pagamenti ricevuti con Satispay il giorno precedente.

Il Fintech made in Italy

Oltre a Satispay diverse altre startup italiane hanno affrontato il tema dei pagamenti innovativi, anche noi abbiamo la nostra Square che è il POS mobile Jusp, e la nostra Paypal che è l’innovativo POS virtuale di Solo, vincitore dell’edizione 2014 di InnovactionLab. Con Solo, attualmente in BETA è possibile transare senza applicazioni, senza hardware, senza alcun canone, pagando solo (appunto) una percentuale per ogni operazione, pari al 2,50% + 0,25€.

Anche gli istituti di credito, già ovviamente attivi nel settore hanno puntato tramite concorsi, hackathon o sviluppo interno, al lancio di innovative applicazioni per i pagamenti digitali.

La più recente e più accattivante per un pubblico di giovani Ninja è sicuramente Hype di Banca Sella, da sempre first mover nel panorama fintech tricolore.

5 modi con cui il Digitale può supportare il Multilevel Marketing

Per Multi-level Marketing (conosciuto anche come MLM, Network Marketing o Marketing Multilivello) si intende generalmente “un metodo di distribuzione di prodotti e servizi che ha la finalità di permettere a chiunque di diventare un distributore e di creare una rete di distributori senza consistenti investimenti in denaro”.

Sempre riprendendo la descrizione data da Wikipedia, alla base di ogni azienda di MLM o Network Marketing ci devono essere i seguenti capisaldi:

  • Mercato: il network di “broker” e venditori si espande rapidamente, e il mercato deve essere di dimensioni adeguate per non creare un incremento più che proporzionale dell’offerta rispetto alla domanda.
  • Prodotto: riuscendo ad abbattere i costi di distribuzione attraverso il collegamento con il consumatore finale, solitamente le aziende di Multi-level Marketing riescono a offrire prodotti di maggiore qualità, o almeno superiori rispetto alle soluzioni competitor sviluppate dai player della Grande Distribuzione.
  • Formazione: il MLM offre a chiunque – anche senza esperienza – di diventare imprenditori e venditori di successo. La formazione acquista dunque un’importanza fondamentale per affinare le skills e ampliare il proprio network di clienti.

Il Digitale a supporto del Multi-level Marketing

Il MLM si presenta dunque come un modello di business basato essenzialmente sul network di contatti, l’ampiezza del capitale sociale degli agenti e la loro capacità di diventare venditori efficaci. A prima vista, qualcosa di molto lontano dalle tipiche associazioni mentali collegate al mondo digitale, fondato sulla virtualità e sull’assenza di barriere spazio-temporali.

In realtà, diverse aziende di Network Marketing leader anche in Italia da tempo si stanno impegnando allo scopo di attivare strumenti digitali e gestire posizionamenti online capaci di generare valore, integrandosi alla perfezione con il modello di vendita, il target di riferimento ed il network di stakeholder coinvolti. Stiamo parlando di cataloghi multimediali, blog, app digitali, progetti di Content Marketing e posizionamenti di successo sui principali Social Media, attivati da realtà brillanti e di successo del calibro di Herbalife, Stanhome, Avon, NWG / NWG Energia, Yives Rocher.

Scopriamoli meglio uno a uno!

Il Catalogo Multimediale di Herbalife

“Scopri l’ultima versione del catalogo prodotti Herbalife. Tutto quello che c’è da sapere su Herbalife e molto di più! Trova la soluzione nutrizionale Herbalife che fa per te: da sostituti del pasto per il controllo del peso a integratori alimentari per una nutrizione equilibrata. Soluzioni per ogni esigenza. Per maggiori informazioni contatta il tuo Distributore Indipendente.”

Si presenta in questo modo la brochure digitalizzata di Herbalife, azienda tra le più conosciute e importanti a livello internazionale in relazione ai prodotti alimentari e dietetici: alcune decine di pagine per presentare l’azienda e i prodotti 2015 direttamente dal sito web corporate. Una soluzione semplice, che riesce però a facilitare la vita a tanti clienti (attuali e potenziali).

La brochure digitalizzata di Herbalife

Il Blog di Stanhome

Un altro esempio di strumento – o meglio piattaforma – digitale al servizio del Multi-level Marketing è il blog.

A proposito, Stanhome ha lanciato il proprio blog Stanhomesphere. Un “luogo” accogliente, capace di accogliere il lettore – o più verosimilmente la lettrice – facendo leva su storytelling, user-generated contents e consigli pratici.

Stanhomesphere, il blog di Stanhome

La app digitale di Avon

Il mobile, o meglio la mobility, si posiziona sempre più come il paradigma del presente (e del prossimo futuro) digitale.

Ecco allora che Avon, realtà leader nei prodotti cosmetici e di bellezza, ha progettato la propria app multi-funzione, capace di:

  • Connettere clienti e presentatrici Avon;
  • Gestire il database contatti della stessa clientela;
  • Sfogliare il catalogo prodotti in modo pratico, interattivo e alla portata di tutti, attraverso mobile device.

Ecco il video di presentazione della soluzione.

Il Content Marketing di NWG / NWG Energia

A proposito di contenuti, alcune realtà hanno deciso di posizionarsi online anche con progetti più corposi e strutturati, legati alle leve core del Multi-level Marketing.

Stiamo parlando per esempio di NWG, azienda italiana leader in Italia nel settore delle energie pulite e rinnovabili – anche attraverso NWG Energia, realtà collegata con un focus specifico sulla fornitura di energia elettrica e focalizzata sulla vendita di due prodotti (LuceAmica e LuceAmica Premium).

NWG Academy è lo spazio digitale della corporate university dedicata alla crescita personale e professionale della rete vendita e degli studi tecnici. Un progetto fortemente integrato con una delle leve fondamentali del MLM, che (come già anticipato) vede la formazione come elemento centrale per lo sviluppo delle skills e delle abilità degli Energy Broker.

L'Academy di NWG / NWG Energia

I Social Media di Yves Rocher

Last but not the least, chi ha detto che i social media non possono trainare le vendite e il Network Marketing? Non sicuramente il management di Yves Rocher, realtà del settore cosmetico che è posizionata in modo molto efficace sui social network. In particolare, date un’occhiata alla pagina Facebook Italia del brand: bella, rassicurante, informativa.

Capace di attrarre e trattenere utenti di qualsiasi età grazie ai propri contenuti digitali!

La pagina Facebook Italia di Yves Rocher

Azioni e progetti digitali efficaci per il Vostro Network Marketing

Avon, Herbalife, Yives Rocher, NWG / NWG Energia, Stanhome sono alcune delle realtà di Network Marketing eccellenti, che hanno scelto di iniziare a investire nel digitale per ottimizzare l’efficacia e l’efficienza delle proprie attività – in particolare in relazione al care del proprio network di broker e venditori.

Amici Ninja, avete altri casi da segnalare? Nel caso, scriveteceli nei commenti per stimolare la discussione!

Cos'è e come funziona il programmatic buying? [INTERVISTA]

performance marketing

C’era in giorno in cui la pubblicità era facile da capire, proprio come il cofano di una Fiat 500, in cui tutte le parti erano facili e visibili. Ora comporre insieme i pezzi dell’ecosistema digitale moderno, è come provare ad assemblare una navicella, altro che cofano della 500.

Ci viene in soccorso il whitepaper “Cosa c’è sotto il cofano del programmatic buying?”, redatto da Michael Benish, direttore dell’Intelligenza Artificiale di Rocket Fuel,  che spiega come usare avanzati sistemi di acquisto programmatico dei media per rendere il tutto meno complicato.

Benish spiega quali sono i cinque step per lanciare una pubblicità online:

1. Un anonimo consumatore clicca su un link
2. Il consumatore raggiunge la pagina. Ma quale ad dovrebbe visualizzare?
3. Gli ad exchange mostrano ai potenziali bidder le informazioni sul consumatore
4. Ogni bidder decide se e quanto offrire in circa 100 millisecondi.
5. L’ad vincente appare sulla pagina aperta dal consumatore.

Per fare ancora più chiarezza, abbiamo chiesto a Enrico Quaroni, Country Manager italiano di Rocket Fuel, di spiegarci come funziona il programmatic buyig e cosa fa Rocket Fuel.

Enrico, come hai spiegato a tuo nonno cosa fai nella vita?

Ho seguito il percorso più semplice. Ho preferito fargli credere di essere come tutti i nipoti di cui parlavano i suoi colleghi nonni: ossia, ho voluto fargli credere che in fondo ero soltanto un viziato, drogato che non aveva fatto la guerra e che quindi non poteva essere che un debosciato figlio del consumismo più sfrenato. In questo modo sono riuscito a spiegare internet a mio nonno. In fondo, credo che abbia comunque capito.

Cosa succede quando un consumatore vede un link interessante?

Dipende. Posso darti diverse risposte in base al momento della giornata a cui vuoi fare riferimento.

Alle 9.30 di mattina l’utente legge bene cosa c’è scritto sul link e dopo un’attenta analisi l’utente decide se cliccarlo oppure no.

Alle 12.30 di mattina l’utente guarda velocemente il link e se il colore del link non è già viola ci clicca svogliatamente sopra ma mantenendo comunque uno spirito critico e attento al contenuto delle prime due o tre parole del testo che appare all’apertura del link stesso. Dopo di ché chiude rapidamente la pagina e va a mangiare un panino.

Alle 4.00 di pomeriggio l’utente comincia a dare segni di cedimento e guarda i link con sospetto e circospezione senza leggere ma pensando: “…e se dietro il link ci fosse per sbaglio un questionario aziendale da compilare entro due ore?”. L’utente in questo momento della giornata solitamente non clicca neanche la clip del polsino della camicia di jeans. Piuttosto, pensa a cosa fare venerdì sera… anche se fosse solo lunedì.

Alle 6:00 di pomeriggio/sera in base al fuso orario in cui sei stato cresciuto. Alle 6 pm a Milano è pomeriggio, alle 6 pm di Napoli è quasi notte fonda e di solito gli uffici sono già deserti dato che sono andati tutti al mare in motorino. Alle 6:00 di pomeriggio l’utente è un automa senz’anima con gli occhi di vetro. L’utente donna davanti a un link pensa: “se fosse un virus o ciò che rimane del millenium bug?” e quindi non clicca. L’utente uomo davanti a un link alle 6:00 di pomeriggio fa un rapidissimo e automatizzato check di parole chiave. Se nel testo del link appaiono parole chiave come Kardashan, Rodriguez, Yespica, etc. clicca, in caso contrario rimane a fissare lo schermo senza reagire e con sguardo attonito. L’espressione è di sommo sbigottimento per ambo i sessi.

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Chi – o cosa – decide qual è la pubblicità più adatta per ogni consumatore?

Un algoritmo di intelligenza artificiale. Il nome di questo algoritmo è Rocket Fuel.

Come fa un bidder a decidere se vale la pena offrire – e quanto offrire – per raggiungere un consumatore?

Il bidder di Rocket Fuel in base al propensity score degli utenti a compiere una determinata azione (obiettivo della campagna pubblicitaria) individuato granularmente per ogni singolo utente a seguito dell’elaborazione di 11 milioni di segnali / caratteristiche (Big Data) analizzati e digeriti da un algoritmo di intelligenza artificiale.

performance marketing

“Al gioco del real-time bidding si vince o si muore”, dice il detto (più o meno). Ma chi è che vince? Come fa un’azienda ad assicurarsi che la sua pubblicità sia vista dalla persona giusta, al posto giusto e al momento giusto?

Di solito questo giudizio viene affidato a sistemi di tracciamento di terze parti quali Dart, Adform o alle versioni più evolute di tracciamento come quella di Adometry che adotta un modello di attribuzione dinamico e algoritmico.

Cosa bisogna cercare nella scelta del perfetto programmatic partner?

Bisogna selezionare la compagnia con il Country Manager più avvenente e con la tecnologia più avanzata. Nella fattispecie: il sottoscritto 🙂

Creativity Day 2015, per ispirare e lasciarsi ispirare [EVENTO]

“La vera scoperta non consiste nel trovare nuovi territori, ma nel vederli con nuovi occhi”.

Se sei un creativo, se durante la notte vieni svegliato da un’idea improvvisa e il tuo primo gesto non è quello di addormentarti ma di annotarla su un quaderno segreto, o sei solo un aspirante creativo, non puoi perderti la prima tappa del Creativity Day il 25 maggio presso L’Acquario Romano.

Il Creativity Day, organizzato da InSide Training ispira da 15 anni designer, art director, marketing e communication manager, costituendo un appuntamento da fissare sempre in agenda: oltre alle tappe dedicate ai creativi romani, ci saranno date dedicate nelle città di Reggio Emilia, Milano, Trento e Bari, diventate tra le più importanti protagoniste nel panorama attuale.

La parola d’ordine è idea, ma di contenuto: un momento di condivisione può portare alla creazione di progetti concreti, favorendo opinioni e punti di vista eterogenei. Non c’è creatività, infatti, senza condivisione ma anche senza concretezza.

Per questo motivo diversi speaker coinvolti sono protagonisti importanti e creativi, che hanno saputo trasformare le loro idee… in realtà!

Leopoldo Muti e Andrea Giraldi

Rispettivamente Regista e Tecnico del programma Sky “Storie di Campioni”,racconteranno come coinvolgere consumatori e spettatori, attraverso tecniche di storytelling e motion graphics create per emozionare.
Se il vostro sogno nel cassetto è crescere in un contesto innovativo e creativo come il settore televisivo, scoprirete come raccontare, in modo concreto la storia che avete in mente, dai contenuti alla struttura del vostro format.

Emanuela Zaccone

Creatività vuol dire anche saper interagire in modo innovativo con il proprio pubblico; nell’era di Youtube e Twitter, capire cosa pensano i nostri consumatori è la chiave per produrre contenuti di successo.
Emanuela Zaccone, Digital Entrepreneur, Co-founder e Social Media Strategist di TOK.tv, spiegherà i veri segreti per unire social media e format televisivi, analizzando le potenzialità del secondo schermo, per costruire insieme il perfetto linguaggio per ogni canale social.

Andrea Guida

Il creativo è sinonimo di professionista? In un mondo attuale in cui è sempre più difficile costruire la propria strada e trovare spazio per le proprie idee, Andrea Guida spiegherà, durante un workshop di quattro ore dedicato al pubblico del Creativity Day, come pensare in modo strategico e creativo, per costruire il proprio successo nel mondo del lavoro.

Visiona qui il programma completo.

Se la vostra arma segreta da Ninja è la creatività, non perdetevi l’appuntamento con il Creativity Day 2015 a Roma, il 25 maggio: le idee si accendono sempre l’una con l’altra, come scintille elettriche.

Ninja Social Oroscopo dal 30 aprile al 6 maggio

oroscopo

Cari guerrieri, temperate le punte della creatività perché nello speciale oroscopo della settimana Venere è in Gemelli e vi farà mandare baci via Twitter, Facebook, e addirittura con una videochiamata su Messenger. I vostri baci saranno così virali e sfacciati che addirittura pianificherete qualche euro sui vostri post più mielosi…. Irriconoscibili davvero questa settimana!

A battere il Gemelli soltanto il Leone che, innamorato ma stanchissimo, grazie ad Ikea potrebbe organizzare un intero matrimonio con duecento invitati tutti collegati via webcam… Non dovrebbe rinunciare alla voglia di un evento faraonico ma senza tutti i fastidi che ne conseguono. A meno che il Leone non decida di sposare un Ariete che si sobbarcherà volentieri tutti i fastidi, gestirà gli invitati, dirigerà il catering e manderà anche i biglietti di ringraziamento scritti a mano. Uno per uno!

La Bilancia emana fascino come i pipistrelli gli ultrasuoni tanto che anche lo smartwatch Swimmo (l’orologio per i nuotatori) vedendola in costume da bagno perderebbe la connessione! Se poi lo Swimmo fosse del segno del Capricorno sono certa che non si tratterrebbe dal darle un pizzico sul sedere… Con Marte in trigono infatti non avrà alcun freno inibitorio per tutta la settimana.

Il Toro continua a mietere successi e questa settimana ci stupirà di nuovo come Instagram con i suoi nuovi 3 filtri perché, si sa, per il Toro il cervello è importante, ma l’aspetto di più! A questa trovata del Toro applaudirà la Vergine che non ha perso tempo in smancerie ma si è concentrata sul lavoro (con brevi intervalli erotici) ed è riuscita ad inserire le sue amate emoticon anche nei commenti di Instagram… È di certo più igienico salutare via web!

Sarà meglio invece che il Sagittario non scopra 2Pay App perché se questa settimana sarà nervoso come quando non va il wi-fi, è certo che solamente la cassiera di Zara sia una vera amica e che i nuovi jeans possano svoltare la giornata… Figuratevi se per pagare basta un’app! Solamente un Cancro formichina potrà farlo ragionare, lui che sta lentamente tornando in pace col mondo grazie ad un’iniezione di autostima ed all’iscrizione al corso Ninja per Startupper!

Lo Scorpione invece questa settimana si sente minacciato come una startup a rischio: le energie sono scarsissime e anche il portafoglio è solo virtuale… Meglio non chieda un supporto morale al Pesci che col pianeta dell’amore messo storto questa settimana sarà romantico come il Comicon di Napoli.

Ci stupirà infine l’Acquario che, nonostante sia ancora sgangherato come un telefono caduto nella vasca da bagno, riscoprirà l’amore per se e per gli altri come arma vincente e si sentirà forte come le bambine del video “Like a Girl“.

Buona settimana a tutti…

Come costruire una presenza sul web efficace

Tutti vogliono diventare guru, influencer, popolari, famosi, e internet ed i social network hanno diffuso l’errata convinzione che questo traguardo sia facile da raggiungere, basta solo trovare il giusto contenuto da veicolare per attirare l’attenzione delle masse digitali. Peccato che il 95% delle persone che prova a bruciare le tappe per acquisire popolarità in uno schioccare di dita non riesca a raggiungere gli obiettivi prefissati, rimanendo intrappolato nel limbo della mediocrità. Il problema è proprio questo, cercare il successo facile solo perché i social, ed il web in generale, sono alla portata di tutti, mentre per diventare un attore famoso o un cantante di successo è necessario passare attraverso dei canali più “tradizionali”. È inutile illudersi, il web è alla portata di tutti, questo è vero, ma proprio la sua natura democratica e apparentemente meritocratica lo rende qualcosa di più simile ad una giungla che non ad un parco verde con il chiosco dei gelati e delle bibite fresche, dove sdraiarsi sul prato ad osservare le nuvole e godersi il vento tra i capelli. Emergere in questa giungla è maledettamente difficile, ma non impossibile, l’importante è essere consapevoli del fatto che il risultato non è garantito, e che non sempre la nostra idea di popolarità corrisponda poi alla realtà. Faccio un esempio: se tu sei Madonna, il tuo grado di successo si misura in milioni di copie vendute, ma se sei un trombettista jazz sperimentale, fare una serata in un locale con venti spettatori paganti è già una folla per te. Insomma, sii realistico, e tutto diventerà più semplice.Procediamo per step, e analizziamo insieme i vari elementi che concorrono alla costruzione di una presenza sul web efficace.

Identifica una nicchia

Bisogna partire da un elemento banale, ma essenziale: chi sei, cosa sai fare e a chi ti rivolgi? Si, perché sul web non puoi comportarti come in TV, dove la tua capacità di ottenere visibilità è direttamente proporzionale al budget di cui disponi per fare advertising, consentendoti di sparare nel mucchio, ma devi individuare una nicchia precisa alla quale rivolgerti e con la quale interagire. Il mondo è cambiato, i tuttologi non sono più ben visti ed anche il mercato del lavoro sta diventando sempre più iper-specializzato, quindi, o sai fare una cosa precisa oppure non sai fare niente. Insomma, il consulente marketing non ha futuro, l’esperto di Facebook Marketing, invece, si.

Interagisci

Sui social, e in particolare nelle community di settore, non puoi comportarti come se fossi in possesso di un megafono, perché gli utenti non sono venuti lì per sentire la tua voce, ma per confrontarsi con altre persone su un problema preciso, su un argomento specifico. Ergo, non puoi ignorare gli altri, perché non hai ancora acquisito quell’autorevolezza tale da farti apparire agli occhi dei membri della tua nicchia come una personalità affidabile e competente. Per raggiungere questo status devi darti molto da fare, ed imparare ad ascoltare, perché solo i pazzi parlano sempre senza preoccuparsi di ricevere un feedback da parte dell’ascoltatore, quindi fai un passo indietro e mettiti nella condizione di poter imparare dagli altri. In caso contrario, buona fortuna.

Costruisci la tua brand identity

Anche se non sei una multinazionale, sei comunque un brand, e devi costruire la tua presenza sul web allo stesso modo, perché oggi il personal branding riguarda tutti, non solo i pezzi da novanta. La prima cosa da fare è creare un’identità facilmente riconoscibile, partendo dalla tua immagine. Scegli una foto profilo da inserire sui social network che sia professionale, un primo piano o comunque una che consenta di vedere bene il volto, e utilizzala per tutti i tuoi account, in modo da consentire a chi ti sta cercando su Facebook piuttosto che su Twitter di identificarti subito, senza dover andare a spulciare le info di tutti i tuoi omonimi. Anche la bio che utilizzi sulle varie piattaforme ha la sua importanza; non deve essere una specie di curriculum in miniatura, ma deve rispecchiare la tua personalità, quindi evita di scrivere “Esperto di”, ma raccontati per quello che sei veramente. Fai emergere la persona, prima ancora che il professionista, perché sul web conta la tua capacità di tessere relazioni e non i titoli che puoi esibire.

Risolvi un problema

Se qualcuno, magari in gruppo su Facebook o su Google Plus, chiede un consiglio, non cercare di trasformarlo in un cliente pagante, presentandogli il preventivo pre-compilato stile fine anni ’90. Se sai di poterlo aiutare, fallo, senza preoccuparti di quanti soldi tu possa spillargli. Se quella persona avesse voluto una consulenza professionale a pagamento, ti avrebbe contattato direttamente. Fidati, se ti mostri disponibile, prima o poi tutte le consulenze pro bono offerte si trasformeranno in opportunità professionali concrete.

Sii coerente

Eccoci arrivati al vero tasto dolente, la coerenza tra l’immagine che diamo di noi sul web e sui social e la realtà offline. Mi dispiace, ma devi sforzarti un po’, perché attirare utenti a te sui social con modi gentili e affabili per poi dimostrarti una grandissima “pain in the ass” nella “vita reale” non ti farà arrivare molto lontano. Devi essere te stesso, e allo stesso tempo contenere gli eccessi, perché diciamoci la verità, tutti usiamo Facebook anche come valvola di sfogo o come luogo di cazzeggio, e va benissimo, siamo esseri umani, ma se lo utilizzi per fare personal branding allora devi riuscire a dosare le tue due anime. Come vedi, diventare “popolari” sul web non è proprio la cosa più facile del mondo, presuppone fatica, impegno, carisma e competenze, perché è vero che in giro c’è molta “fuffa”, però il cliente pagante chiede concretezza e capacità reali, non solo chiacchiere vuote. Ricordati, potrai anche ottenere successo velocemente con qualche trucchetto da quattro soldi, ma per perdere la reputazione online basta un attimo. Recuperarla, è quasi impossibile.

Comicon Napoli 2015: 5 cose da non perdere

comico napoli 2015

Protagonista di questa settimana è il Comicon di Napoli: XVII Salone Internazionale del Fumetto. Se siete a Napoli e siete appassionati di fumetti non potete perdervi il Comicon Napoli, evento ricco di novità, presentazioni e anteprime di uno dei più importanti festival del panorama fumettistico italiano.

Abbiamo voluto selezionare per voi gli appuntamenti più ghiotti e imperdibili!

1. Naruto: futura collana a fumetti manga

comicon napoli

Ecco una chicca per i fan di Naruto: la collana sarà ufficialmente presentata da La Gazzetta dello Sport e Panini al Napoli Comicon. Durante questa occasione saranno attivate alcune iniziative volte a focalizzare l’attenzione dei partecipanti (esibizioni Cosplayer, distribuzioni di card promozionali e installazioni).

A supporto dell’attività inoltre è stato realizzato un social wall della pagina Facebook Manga.perSempre, per raccontare la passione dei fan di Naruto (la cui serie è giunta al termine) attraverso foto, disegni, gif animate etc, utilizzando l’hashtag #goodbyenaruto. I contenuti considerati più originali saranno successivamente ospitati in una gallery sul mini sito Gazzetta dedicato a questa iniziativa.

comico napoli 2015

2. Gabriele Salvatores e Il Ragazzo Invisibile

fumetti

Venerdì 1 maggio sarà ospite al Comicon di Napoli, in collaborazione con Indigo Film e Panini Comics, Gabriele Salvatores, famoso regista e sceneggiatore italiano, Premio Oscar per il miglior film straniero con Mediterraneo.

Salvatores introdurrà una proiezione esclusiva del film Il ragazzo invisibile: insieme al regista saranno presenti Alessandro Fabbri, sceneggiatore del film e Giuseppe Camuncoli, uno dei disegnatori della graphic novel de Il ragazzo invisibile edita da Panini Comics.

3. Milo Manara racconta Caravaggio

fiera del fumetto

Arriva il capolavoro su Michelangelo Merisi in arte il Caravaggio, del Magister di quest’anno, icona di riferimento tra i maggiori autori di fumetto dallo stile sensuale Milo ManaraCaravaggio. La tavolozza e la spada, l’opera a fumetti dedicata, dopo anni di lavoro, a Michelangelo Merisi, edita da Panini Comics.

4. Mad Max: Fury Road con Warner Bros Entertainment Italia

comicon

Mad Max: Fury Road è un film del 2015 diretto, cosceneggiato e coprodotto da George Miller, ambientato in un futuro post apocalittico. I protagonisti sono Tom Hardy, nei panni di Max Rockatansky, e Charlize Theron.

La pellicola è il riavvio della trilogia cinematografica iniziata col film Interceptor (Mad Max) nel 1979. Anche i film della prima trilogia erano diretti da George Miller, mentre il protagonista Max Rockatansky era interpretato da Mel Gibson.

Mad Max: Fury Road arriva dopo trent’anni dall’ultimo film della trilogia, Mad Max – Oltre la sfera del tuono del 1985. Warner Bros. Entertainment sarà protagonista al Napoli Comicon, proponendo per quattro giorni novità e divertimento, arricchendo il Festival di contenuti esclusivi. Oltre al trailer sarà proiettata una clip di sette minuti del film, e la visione della clip sarà preceduta da un incontro con il celebre fumettista italiano Zerocalcare che svelerà il suo legame con la pellicola.

A proposito di film, Warner Bros. Entertainment sarà presente mostrando i trailer di alcune delle pellicole più attese al cinema, tra cui Pixels e San Andreas.

Per quanto riguarda le serie tv ci sarà una  presentazione in esclusiva assoluta di un episodio inedito di Gotham, fenomeno televisivo dell’anno che ha conquistato fan in tutto il mondo raccontando la storia, mai svelata prima, del Commissario James Gordon.

5. Red Bull e Oculus Rift per Gamecom

Volete essere Tony Cairoli, atleta Red Bull e 7 volte campione del mondo di motocross nella categoria MX1? Red Bull e Oculus Rift regaleranno una vera esperienza di realtà virtuale facendovi vivere l’emozione di un giro di pista nei panni dell’atleta. Una volta seduti, indossato il visore, si verrà trasportati su una pista da cross, per un’esperienza adrenalinica e immersiva unica nel suo genere!