Andy Awards, scopriamo insieme i potenziali vincitori

“Scegliamo i più coraggiosi”; gli Andy Awards vengono assegnati,ogni anno dalla prima edizione del 1964, ai brand che hanno saputo osare in termini di innovazione, creatività e sperimentazione in ambito comunicativo. Anche i giurati con il compito di decretare i vincitori sono scelti tra i protagonisti più influenti del panorama creativo.

La particolarità di questo premio è che, ad oggi, è rimasta una delle poche manifestazione nel campo ad essere completamente no profit, con l’obiettivo di portare risorse alla sua fondazione THE ADVERTISING Club Foundation, per formare e coltivare i talenti futuri in ambito marketing.

Per capire al meglio quali siano i criteri con cui viene valutata la creatività di una campagna, citiamo Coca Cola Small World, vincitrice di un premio gold nella categoria Creative tecnology.

In questo caso i fattori determinanti sono stati due: emozione e creatività. Una cabina telefonica firmata Coca Cola sarà sempre unica nel suo genere e un’idea difficilmente imitabile.

Ma quali sono le tre advertising più accattivanti e potenziali vincitrici per il 2015?

#Likeagirl

Always, brand di Procter & Gamble dedicato ai prodotti per la cura del corpo femminile, ha lanciato con Leo Burnett una campagna volta a sensibilizzare il rispetto verso le donne, fin da bambine.

Può vincere perchè la forza di questa brand activity è nel essere delicata ma creativa al tempo stesso, concentrandosi su un’unica frase “è davvero un insulto fare un’attività come una donna?”.

LEGGI ANCHE: Procter & Gamble si affida al digital nella costruzione dei brand

An Umbelivable Bus Shelter

Chi ha mai detto che la realtà aumentata possa essere utilizzata solo in campo cinematografico? Pepsi con l’agenzia AMVBBDO ci ha dimostrato come può diventare uno strumento efficace, anche quando si parla di Out of Home.

Per il lancio di Pepsi Max e la campagna marketing #Livefornow alcuni passeggeri in attesa di un bus a Londra, sono diventati ignari protagonisti di veri e propri momenti indimenticabili e surreali.

Può vincere perchè dimostra come la realtà aumentata potrà essere, nei prossimi anni, uno strumento efficace per sostituire strategie di Out of Home classiche e statiche.

The Vanishing Game

Anche attraverso la letteratura si può fare comunicazione? Land Rover e Y&R hanno colto la sfida e sviluppato la loro brand campaign attraverso un racconto thriller, scritto dall’acclamato autore inglese William Boyd, supportato da una pagina Tumblr per avere la possibilità di costruire la propria storia, facendo diventare le parole realtà.

Può vincere perchè per la prima volta il fascino dei racconti scritti irrompe nella creatività e modernità della comunicazione riscoprendo il valore delle parole per i consumatori.

Chi sarà dunque il vincitore dei prossimi Andy Awards?

Come la Sharing Economy può salvarci dalla crisi economica

Possiamo salvarci dalla crisi economica utilizzando servizi di sharing?

Secondo uno studio presentato recentemente alla National Bureau of Economic Research dal professor Arun Sundararajan e dal ricercatore Samuel Fraiberger della New York University, startup come Uber e Airbnb, che costituiscono il nucleo centrale della nuova “sharing economy”, possono avere un effetto particolarmente positivo sulle persone con redditi più bassi.

Salvarci dalla crisi economica attraverso piattaforme come Airbnb e Uber

Sappiamo bene che la sharing economy offre la possibilità di accedere a beni e servizi che un tempo erano economicamente dispendiosi, presentando una varietà di scelte a portata di mano. Casi come quello degli USA dimostrano quanto potere abbia sul PIL di una nazione, secondo uno report della MBO Partners fatto sui lavoratori autonomi, si evince che quasi 1,2 trilioni di dollari di reddito totale è stato generato da quest’ultimi.

LEGGI ANCHE: Sharing economy: la vera sfida dell’innovazione è non proibire

Salvarci dalla crisi economica non è cosa semplice: le dinamiche necessarie per rimettere in moto i complicati meccanismi di crescita del reddito personale risultano difficilmente individuabili e, spesso, non sostenibili.

Questo modello di sharing indica una direzione del tutto diversa: invece di far leva sulla crescita delle condizioni salariali o di bonus esclusivamente economici, mira a rivalutare il potere di acquisto della persona in relazione a determinati servizi. Il risparmio può essere un indicatore di benessere personale come e forse più del mero consumo.

Impossibile però sottrarsi alle critiche. I più convinti detrattori sostengono che a farne le spese siano quei lavoratori rimasti fuori dal gioco e che si vedono scartati a favore ad esempio di Airbnb, nel caso di un alloggio, o di Uber per quanto riguarda il servizio taxi.

Rimanere però ancorati a dinamiche lavorative, se non desuete, almeno non attuali, non credo risolva il fulcro della questione: il mercato cambia e le forme di assistenzialismo, garantite e sacrosante, elargite per decenni in maniera mirata per tutelare posti di lavoro in aziende decisamente poco competitive, hanno ritardato inevitabili crisi aziendali basate su carenze strutturali e sono inevitabilmente ricadute sui lavoratori, anni dopo, in una situazione economica peggiore e con il mercato del lavoro talmente contratto da rendere quasi impossibile il reintegro, l’impiego alternativo e, ormai per ragioni di opportunità, la formazione.

 

 

Vi è anche la preoccupazione che i benefici della sharing economy possano produrre un qualche tipo di rafforzamento delle barriere sociali, offrendo vantaggi solo a coloro che hanno la capacità di condividere le cose di loro proprietà. Lo studio della New York University non tocca la questione del lavoro, ma conferma che questa possibilità spinga le persone a possedere un bene per generare entrate economiche, che sia un’auto o un appartamento.

The Dark Side of Sharing economy

Un aspetto decisamente negativo per le persone che lavorano su queste piattaforme riguarda la difficoltà, almeno iniziale, di pareggio economico. Considerato che la maggior parte delle aziende peer-to-peer prendono una percentuale del reddito lordo del fornitore, i lavoratori finiscono per guadagnare meno soldi rispetto al prezzo pubblicizzato e pagato dai consumatori. I fornitori finiscono, quindi, per dover lavorare più ore per arrivare a percepire un salario congruo e all’altezza delle aspettative. Come spiega Baker: “C’è sicuramente il rischio che i lavoratori sfrutteranno stessi”.

Infatti, mentre le aziende della sharing evolvono in maniera esponenziale, i fornitori sono costretti ad affrontare una grande sfida economica.

Un’idea per risolvere questo problema è quella di formare società di lavoratori per i fornitori, in grado di agevolare la contrattazione collettiva con le piattaforme per cui lavorano.

Anche se le imprese della Sharing Economy come Airbnb e Uber sono nate con la sana idea di creare nuovi imprenditori, questo ha portato alla rottura dei vecchi modelli di business, generando un gran caos non solo all’interno di grandi industrie ma anche nella vita di tutti i giorni delle persone che si guadagnano da vivere condividendo quel poco che posseggono.

Riuscire a superare questa considerazione valutando correttamente che questi nuovi modelli economici non sono causa delle difficoltà economiche ma anzi, proprio da queste traggono linfa vitale e vantaggio economico, può condurci ad una sana espressione di un mercato in continua evoluzione, evitando di trovarci spiazzati, persone e imprenditori, nel nuovo mondo del business.

Ritratti di ieri e rapper di oggi: le somiglianze che non ti aspetti

Cos’hanno in comune i ritratti del passato con i rapper di oggi? Apparentemente nulla, certo, ma… usate un po’ d’immaginazione! Proprio come ha fatto Cecilia Azcarate, direttore creativo ricco d’ironia che nel suo Tumblr beforesixteen accosta immagini di rapper famosi con i protagonisti delle opere rinascimentali (e non solo) scovando somiglianze incredibili!

La Azcarate, infatti, passa fino a quattro ore al giorno davanti ai siti dei musei o a googlare immagini di rapper nel tentativo di trovare la giusta combinazione, la coppia vincente che tanto nella posa quanto negli accessori evidenzi l’invisibile conversazione tra l’hip hop e l’arte antecedente il 16° secolo.

Tutto è iniziato al Metropolitan Museum of Art, luogo in cui il direttore creativo, ritrovatosi dinanzi a pellicce, catene d’oro ed espressioni boriose dei quadri italiani e fiamminghi lì esposti, ha iniziato a chiedersi: e se esistesse in realtà un’iconografia del potere e dell’ostentazione del lusso che effettivamente trascenda i secoli? Un leit-motiv visivo, insomma, che unisca gli uomini del potere di un tempo con le celebrità di oggi?

La risposta sembra proprio averla trovata, la Azcarate, specialmente tra le celebrità del mondo dell’hip hop, quelle cioè che sembrano preoccuparsi meno dell’ostentazione senza indugi del proprio potere, incarnando un’estetica della regalità che difficilmente troviamo nelle rockstar o nei politici.

Le somiglianze sono indiscutibili: riuscireste a trovarne di altrettanto singolari?

Dopo Hyperlapse, Instagram lancia Layout, la nuova app per realizzare collage di foto originali e unici. Vediamone le caratteristiche insieme.

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Instagram lancia Layout, l'app per creare collage di foto [BREAKING NEWS]

Instagram lancia l'app Layout

Instagram ha lanciato poche ore fa solo per iOS la nuova app Layout: un’app stand-alone per realizzare collage di foto proprio come fino ad oggi siete stati abituati a fare con altre applicazioni di photo-editing.

L’app nasce proprio dalla constatazione per gli sviluppatori di Instagram che uno su cinque dei suoi utenti mensili attivi condivide composizioni e collage di immagini create con app di terze parti. Questo vuol dire che oltre 60 milioni di utenti Instagram utilizza queste applicazioni per realizzare modifiche e collage.

Mentre la prima app stand-alone di Instagram, Hyperlapse, è stato il frutto della mente di due ingegneri della software house, il lavoro su Layout è iniziato per una decisione top-down, da un’idea cioè del CEO e co-fondatore di Instagram, Kevin Systrom.

LEGGI ANCHE: 4 suggerimenti per utilizzare Hyperlapse in modo intelligente

Come funziona?

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Quando scegli le foto dal rullino foto, Layout ti mostra automaticamente le anteprime delle tue composizioni personalizzate. Troverai un’opzione Volti che ti mostra tutte le foto in cui sono presenti persone. Per catturare gli attimi di spontaneità, Layout ha anche una feature Multiscatto che avvia un conto alla rovescia per consentirti di scattare foto che vengono visualizzate istantaneamente in una composizione.

Come per Instagram, puoi modificare le foto come vuoi tu. Trascina e rilascia le foto per riorganizzarle, apri e chiudi le dita per ingrandirle o ridurle o tira i bordi di ogni foto per modificarne le dimensioni. Capovolgi e ruota le foto così da poter creare composizioni originali ed effetti specchio.

Per qualsiasi altra informazione sul suo utilizza al momento esiste una pagina dedicata a Layout sul sito di Instagram.

Cosa la differenzia dalle altre app

Ciò che distingue Layout da altre applicazioni di photo editing è intanto la possibilità di realizzare originali effetti di simmetria nelle foto grazie all’opzione per creare immagini speculari, che, combinata con la capacità di zoom in e out di ogni elemento del collage, può produrre immagini più creative.

Dopo aver modificato i collage, puoi inoltre condividere direttamente su Instagram e Facebook, o puoi aprirlo in un’altra applicazione.

Senza dubbio, la semplicità del layout – sia nella sua facilità d’uso sia per il numero ridotto di opzioni di editing disponibili – renderanno questa applicazione popolare tra gli appassionati di selfie.

E voi, la proverete subito?

 

Apple Watch per le aziende, il nuovo modo di fare business


Lo scorso 9 Marzo allo Yerba Buena Center for the Arts di San Francisco il Ceo di Apple Tim Cook ed il suo team erano pronti per la presentazione del nuovo e tanto atteso prodotto, l’Apple Watch. Soprattutto l’Apple Watch per le aziende sarà una innovazione in grado di ottimizzare tempi e gestione delle più comuni attività quotidiane di lavoro.

È lo stesso Cook a dare una definizione completa del nuovo nato in casa Apple: “Il dispositivo più personale che abbiamo mai creato, non è solo bello, è il più avanzato orologio di sempre”.

LEGGI ANCHE: Apple Watch: la prima pubblicità è su Vogue

Something special


La presentazione dello smartwatch lo ritrae come un vero e proprio gioiello, mettendone in risalto le linee e le finiture.

Si tratta di un prodotto di lusso, se si pensa ai materiali come zaffiro, oro ed acciaio, ma accessibile a tutti. La strategia di comunicazione Apple è sempre la stessa ed è ben chiara agli amanti dei prodotti marchiati dalla mela: combinare funzionalità e design, per creare qualcosa di unico.

L’attenzione quasi maniacale dell’azienda nel voler rendere accessibile a chiunque i propri prodotti si ritrova anche in quest’ultimo prodotto: sono stati infatti creati non solo due taglie 42mm e 38mm, ma anche tre design con diverso materiale. Ci sono del resto modelli per ogni tasca, a partire dai 349 dollari, per arrivare agli oltre 10 mila dollari della versione in oro 18 carati.

Il sistema operativo che farà funzionare lo smartwatch deriva da iOS, lo stesso utilizzato su iPhone e iPad, e permetterà di vedere le notifiche ricevute dal proprio iPhone sul quadrante dell’orologio, di ricevere e inviare messaggi, effettuare ricerche online, consultare le mappe, accedere ai social network, alle proprie fotografie e usare altre applicazioni.

L’orologio si caratterizza anche per il possesso di diversi sensori di movimento che permetteranno ai consumatori di monitorare la propria attività fisica, dando consigli e obiettivi da raggiunge per tenersi in forma. Oltre al touchscreen, è possibile muoversi e inviare comandi utilizzando la rotellina posta sul lato dell’orologio.

Il primo watch realizzato da Apple è stato definito dallo stesso Tim Cook come “un nuovo capitolo nella storia” e confida di poter arrivare al successo avuto con iPhone e iPad negli ultimi anni.

Apple Watch per le aziende sarà un supporto nella gestione del business

L’Apple Watch è ritenuto l’accessorio che potrà finalmente portare i dispositivi da polso al grande pubblico, grazie alla forza del marchio Apple ed alla popolarità degli iPhone, lo smartphone al momento più venduto al mondo. Sul quadrante è possibile inserire ciò che si preferisce, dall’orologio con fusi agli appuntamenti e al meteo. Possiede inoltre un microfono ed un altoparlante tramite i quali è possibile rispondere ai messaggi e alle mail direttamente dal polso.

Basterà premere la corona per parlare con Siri e avere risposte, come già avviene con l’iPhone, e inserire nuovi appuntamenti.

Secondo Angela McIntyre, analista di Gartner, “sono varie le applicazioni business che nasceranno intorno a questa piattaforma. Alcune sono note anche nel mondo consumer, ma avranno un senso soprattutto per gli utenti business: le notifiche veloci, la gestione della mail e dell’agenda, l’assistenza per i viaggi di lavoro. Altre saranno specifiche per usi aziendali“.

Con 18 ore di autonomia, l’Apple Watch per le aziende permetterà di gestire agenda e email direttamente dallo schermo, cancellandole o etichettandole in tempi rapidi, grazie al mix di interfaccia touch e Corona, consentendo inoltre di rispondere e fare operazioni con i comandi vocali. Ma non solo, dato che per i continui viaggi di lavoro dei manager sarà possibile scaricare la carta d’imbarco da presentare al gate direttamente dal polso. Già con l’iPhone è possibile, ma farlo grazie all’orologio di Apple potrebbe essere decisamente più comodo e rapido. E una volta arrivati a destinazione, sarà semplice chiamare Uber, oppure raggiungere i propri punti di interesse istruendo Siri a voce.

McIntyre e Mawston sono dell’opinione che “Gli utenti lo compreranno per sé e poi lo vorranno usare anche sul lavoro”, proprio come è accaduto per i tablet.

Siamo ancora all’inizio, d’altronde in Italia l’Apple Watch entrerà in commercio solo ad aprile, ma l’abilità di Apple nel creare un ecosistema di App, sviluppate dall’azienda stessa e non solo da terzi, non deluderà le aspettative.

Social Media Week Milan: una edizione di successo

Social Media Week Milan: una edizione di successo!

Si è svolta dal 23 al 27 febbraio la Social Media Week Milan, uno degli appuntamenti più importanti nel mondo dei nuovi media e delle nuove forme di comunicazione digitale.

Il tema di questa edizione 2015 è stato quello della “mobile class”: il digitale e la società che cambia. Un argomento vincente, che è stato in grado di attrarre la partecipazione di oltre 8.500 persone fisiche e di far guardare più di 105.000 minuti di straming agli spettatori da casa. Una edizione di successo, quindi, grazie anche alla collaborazione di Dnsee e Hagakure, agenzie organizzatrici dell’evento.

Vi avevamo già mostrato alcuni dei trend emersi in occasione dell’evento, oggi però vogliamo raccontarvi quello che è stato il successo dell’edizione milanese della Social Media Week.

Un evento più che social

Di social non solo si parla, ma sui social si agisce. L’evento è stato infatti un appuntamento molto seguito sui social network, in primis su Facebook e su Twitter, il social network dai 140 caratteri su cui tanti professionisti del settore si battono a colpi di follow e di retweet.

 

Qualche numero? Quasi 50.000 tweet e oltre 3.000 foto condivise, che hanno generato numerosi nuovi follower e fan per gli account ufficiali dedicati alla Social Media Week.

La diretta streaming

Molti degli interventi sono stati coperti dalla diretta streaming, che ha permesso ai tanti appassionati del settore impossibilitati a visitare le location milanesi che hanno ospitato l’evento, di seguire le preziose conferenze e i dibattiti della settimana.

L’incontro più seguito? Quello dedicato a “Cultura, storytelling e ambienti digitali per il marketing territoriale”, che potete rivedere on demand qui.

Non ci resta che aspettare la prossima Social Media Week italiana: dall’8 al 12 giugno, a Roma!

7 idee grafiche per aumentare l'engagement sui social network

Non è un segreto che, sui social network, i contenuti visivi garantiscano maggiore interazione. In particolare, alcune immagini generano più engagement di altre, poiché sono più adatte per essere condivise o ricevere commenti. A questo proposito vogliamo consigliarvi i 7 tipi di immagini perfetti per aumentare l’engagement dei vostri post.

1. Proiettili visivi

I proiettili visivi sono una collezione di immagini costituita da un titolo e almeno due figure accompagnate da una didascalia; come questa condivisa da Whole Foods su Pinterest:

È fondamentale avere ben presente l’anatomia di un’immagine improntata sui proiettili visivi; ciò che davvero le definisce è che ogni proiettile si riferisce al titolo, senza che questi siano necessariamente correlati tra di loro.

2. Storyboard

Le storyboard sono simili ai proiettili visivi; entrambe hanno un titolo e contengono didascalie, ma tra di loro c’è una particolare differenza. Mentre i proiettili visivi sono indipendenti tra loro, in una storyboard ogni immagine è legata alle altre, costituendo una storia che racconta o spiega qualcosa ai lettori. Un esempio? Queste utili istruzioni per imparare i diversi modi di indossare una sciarpa:

Le storyboard sono ideali per creare degli utili “how to” relativi al vostro settore e per dimostrare le vostre competenze a chi vi segue.

3. Parole illustrate

Prendete il significato di una parola – o di una frase – e fatene una grafica d’impatto. Quando le parole sono affiancate da elementi visivi che ne rinforzano il senso, suscitano maggiore interesse. Il lettore sarà prima di tutto colpito dalla bellezza dell’immagine, ma osservandola capirà che gli aspetti visivi che la compongono sono parte stessa del significato.

Prendete questo esempio che rappresenta la costruzione della fiducia:

Il successo delle parole illustrare dipende soprattutto dalla vostra bravura e creatività nel veicolare un messaggio in maniera originale.

4. Diagrammi

I diagrammi sono un tipo particolare di infografica in cui vengono analizzati singolarmente i diversi elementi che costituiscono l’immagine. Come in un libro di anatomia, ogni elemento raffigurato viene indicato e classificato col suo nome.

Includete informazioni interessanti e curiosità per rendere queste immagini ancora più accattivanti. Disney ha usato questa tecnica per rappresentare i propri personaggi e le loro caratteristiche:

I diagrammi creano un’opportunità per informare i lettori e farli sorridere; perciò aggiungete un pizzico di simpatia alla vostra creatività!

5. Meme

I meme sono semplici immagini con didascalie ironiche in primo piano. Il loro scopo è far ridere. Ognuna di queste è utilizzata per rappresentare particolari situazioni o stati d’animo: noia, divertimento, imbarazzo, stupore… Sono sempre più popolari sui social, e crearle è semplicissimo: vi basta andare su MemeGenerator per trovare le più popolari e siete pronti a scatenare una risata.

6. Didascalie visive

Queste immagini sono costituite da parole, frasi o citazioni create utilizzando elementi caratteristici del brand; sono perfette per veicolare un messaggio coerente con la vostra linea editoriale. Ad esempio Converse, all’apertura del proprio profilo Pinterest, ha utilizzato un laccio per fare un saluto agli utenti:

Le immagini costituite da didascalie visive sono semplici da costruire. Se le usate, trovate elementi interessanti o citazioni che portino gli utenti a condividerle.

7. Confronti

I confronti sono perfetti per informare e insegnare qualcosa. Sono costituiti da due immagini che sottolineano le differenze tra due circostanze al fine di rinforzare un concetto. Whole Foods, ad esempio, ha voluto mostrare come sarebbero i propri scaffali se le api non esistessero:

Fare scoprire agli utenti qualcosa di nuovo sul vostro brand è uno dei grandi modi di conquistarli!

Conclusione

Aggiungere contenuto visivo a qualsiasi post ne aumenta la visibilità e, di conseguenza, costituisce un’opportunità per aumentare l’engagement. È difficile sapere in partenza quali di questi tipi di immagini sono gli ideali per voi, ma facendo tentativi, e con lo sforzo creativo, otterrete grandi risultati. Questi consigli vi offrono uno spunto da cui cominciare!

Digital health: le milestone del 2014

Roberto Ascione è un imprenditore e opinion leader internazionale nella digital health. Ha un’esperienza ventennale in marketing e comunicazione, trasformazione dei processi di business e innovazione applicati alla salute. Attualmente è Presidente di Razorfish Healthware parte di Publicis Groupe. Continua la sua serie di guest post su tecnologia, salute e innovazione.

Il 2014 è stato un anno cruciale per la digital health: miliardi di dollari investiti in startup, un numero record di acquisizioni, nuove offerte consumer health da parte dei maggiori produttori di tecnologia, e molti altri avvenimenti di rilievo.

Il finanziamento delle startup digital health

I venture capitalist e gli altri investitori istituzionali finanziano costantemente le startup digital health. Secondo gli acceleratori Rock Health e Start up Health, nel 2014 sono stati superati tutti i record precedenti con oltre 4 miliardi di dollari di finanziamenti ricevuti – cifra superiore al totale dei 3 anni precedenti. Dunque, un grosso capitale a sostegno di idee innovative dal potenziale crescente.

L’esplosione del quantified self

Evolutosi lentamente nel corso degli ultimi anni, il quantified self ha avuto nel 2014 una vera e propria esplosione, registrando oltre 42 milioni di wearable devics recapitati in tutto il mondo soltanto lo scorso anno. I dispositivi sono sempre meno invasivi, basta pensare alle lenti Google in grado di misurare i livelli di glucosio attraverso le lacrime dell’utente.

Inoltre, essendo il design un elemento chiave nell’equazione dei wearable, sempre lo scorso anno sono nate numerose collaborazioni tra produttori di dispositivi e case di moda. Ne sono un esempio le partnership tra Google Glass e Luxottica, o tra Fitbit e Tory Burch.

L’onda dei big data

La connettività tra persone e sistemi continua a crescere a un ritmo esponenziale, il che comporta una rapida crescita dei dati in fatto di volume, varietà e velocità. Secondo IBM ogni giorno generiamo 2,5 quintilioni di byte di dati – tanto che il 90% di quelli esistenti è stato creato soltanto negli ultimi 2 anni. Componente chiave il lancio di openFDA lo scorso giugno 2014, grazie al quale sono consentiti accesso e analisi dei large data del settore healthcare.

La grande massa degli EHRs

Durante il 2014 negli Stati Uniti si è assistito ad un aumento di EHRs. L’Health Information Technology for Economic e il Clinical Health (HITECH) Act sono investimenti EHRs finanziati dal governo dagli inizi del 2009, quando il 78% dei medici americani e il 90% degli ospedali gestivano ancora i dati dei pazienti su carta.

È stato proprio grazie agli incentivi economici dell’HITECH Act che si è trasformata radicalmente la modalità di gestione delle informazioni: oggi l’81% dei medici e il 97% degli ospedali negli Stati Uniti gestiscono EHRs. È dunque questa la chiave per creare le infrastrutture di base – dati, processi, trasparenza – al fine di una trasformazione sostenibile.

I trend principali del consumismo healthcare

Non c’è da sorprendersi che i maggiori produttori di tecnologia come Apple e Samsung si stiano interessando al settore healthcare – con Apple in ritardo rispetto a Google, IBM e centinaia di startup consapevoli già da tempo che il confine tra la medicina e la tecnologia è molto labile, e che il settore healthcare è ormai maturo.

Tutto ciò significa che la rivoluzione del digital health si è trasformata da un movimento a una trasformazione effettiva, della quale cominciano a vedersi i primi risultati.

Il finanziamento sta trainando l’innovazione grazie ai progetti di business delle startup del settore healthcare che stanno creando servizi apprezzati dagli utenti. Basta guardare la percentuale di utilizzo per prodotti di successo come BetterDoctor (complesso strumento di ricerca medica) e CellScope (strumento diagnostico che converte il vostro smartphone in un otoscopio digitale in grado di controllare infezioni dell’orecchio).

La crescente adozione della tecnologia da parte del sistema sanitario sta lentamente ma costantemente determinando una maggiore efficienza in termini di tempo e di costi sia per il sistema (che si tratti di cliniche quanto di ospedali) sia per i pazienti.
Grazie al consumismo sanitario chiunque ha la possibilità di gestire la propria salute e tenerla sotto controllo attraverso il supporto di dati. Tanto più che le dinamiche medico-paziente sono ormai modificate ed il paziente si colloca al centro del sistema sanitario – fondamentalmente grazie al crescente utilizzo di servizi sanitari personalizzati.

Un obiettivo comune che tutti i sistemi sanitari condividono è quello della prevenzione sanitaria in quanto prevenire l’insorgenza di malattie piuttosto che trattarle e monitorarne i progressi dopo la dimissione dei pazienti evitandone il ricovero, porta ad avere una popolazione più sana e una riduzione dei costi di assistenza sanitaria. Quando i dispositivi saranno ancor meno invasivi, esteticamente gradevoli, di facile utilizzo e dotati di sistemi di connettività, si azzereranno o saranno drasticamente ridotte le limitazioni di utilizzo. L’individuo ha dunque la possibilità ed è naturalmente incentivato a monitorare e migliorare la propria salute o condizione.

I progressi registrati lo scorso anno danno una prospettiva estremamente positiva per il 2015, inquadrando il paziente come parte attiva nel monitorare e prendere decisioni sulla propria salute grazie ai supporti medici personalizzati, e l’analisi dei big data come strumento di misurazione del grado di prevenzione sanitaria.

Smartwatch, etichette e Coca-cola: i migliori annunci stampa della settimana

Ben ritrovati cari guerrieri Ninja all’appuntamento del lunedì con la nostra rubrica sui migliori annunci stampa pubblicati negli ultimi sette giorni! Check this out!

Coca-Cola: Together

Coca-Cola e la sua leggendaria bottiglia centenaria che “fa unire le persone”; ne abbiamo parlato anche qui grazie al bel articolo di Haruka.

Advertising Agency: Ogilvy, Paris, France
Executive Creative Director: Baptiste Clinet
Creative Director: Nicolas Lautier
Art Director: Julien Chiapolini, Jeremy Bouchet
Copywriter: Riccardo Fregoso

Ministério Público do Trabalho: Guardian angel

A volte nemmeno un angelo custode attento, può salvarci dalla nostra stupidità. Non pretendere miracoli e rispetta le regole per una corretta sicurezza sul lavoro.

Advertising Agency: Paim Comunicação, Porto Alegre, Brazil
Creative Director: Rodrigo Pinto
Art Directors: Rafael Dukenny, José Pedro Bortolini
Copywriters: Rafael Lopes, Márcio Blank
Illustrator: Amello

n-tv: Obama/Angela

N-tv fa oggi anche per smartwatch! Le ultime notizie sempre a portata di polso!

Advertising Agency: Havas Worldwide, Düsseldorf, Germany
Chief Creative Officer: Felix Glauner
Executive Creative Director: Martin Breuer
Creative Director: Christoph Breitbach
Senior Art Director: Ansgar Kiery
Art Directors: Jakob Florczyk, Michel Becker
Senior Copywriter: Anna Lena Pittelkow
Photographer: Hans Starck
Digital Artists: Marius Schwieg, Peter Holzportz
Director Client Services: Harald Jäger
Junior Account Manager: Wencke Esser

 

Canadian Fair Trade Network

Advertising Agency: Rethink, Canada
Creative Directors: Ian Grais, Chris Staples
Art Director: Leia Rogers
Copywriters: Arrabelle Stravoff, Danielle Haythorne
Print Producers: Cary Emley, Sue Wilkinson
Photographer: Clinton Hussey
Studio Artist / Typographer: Jonathon Cesar

L’etichetta non racconta tutta la storia. Molto spesso dietro un “Made in paese lontanosi nascondono vicende di sfruttamento della manodopera impiegata.

Terre des Femmes: A woman’s worth

Non misurare il valore delle donne sulla base al loro vestiario.

Advertising School: Miami Ad School Europe, Hamburg, Germany
Tutors: Salvatore Russomanno, Niklas Frings-Rupp
Art Director: Theresa Wlokka
Copywriter: Frida Regeheim
Photographer: Theresa Wlokka

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5 campagne di digital marketing che dovresti conoscere

In ogni campagna di marketing di successo è necessario integrare perfettamente tutti i canali online ed offline per combinare la strategia di successo migliore per il tuo target. Ormai il 90% delle nostre interazioni avviene tramite pc, tablet, smartphone e televisione (connessa alla Rete). Solo per il restante 10% ci affidiamo alla carta stampata e alla radio.

Comunicare in digitale, quindi, rappresenta un vantaggio competitivo al quale un professionista del marketing non dovrebbe mai rinunciare. Soprattutto sulle campagne digital, ogni brand ha il suo canale specifico. Ecco quindi cinque campagne di digital marketing di successo da cui prendere spunto.

1. Canon e il trailer della tua vita

Conquistare quella fascia di utenti così avvezza all’utilizzo di strumenti digitali da condividere ogni momento della propria vita, una fetta di mercato tra gli under 18 e gli under 35, che consideriamo nativi digitali o primi adottanti.

Per Canon sono quelli che di fatto muovono il mercato milionario degli smartphone ai quali si cerca di instillare il piacere verso la fotografia e l’editing video di qualità fatto con strumenti ad hoc e non attraverso i prodotti di telefonia.

È per questo che lancia The Trailer, un progetto in cui si mette alla ricerca di talenti in campo video, chiedendo a tutti produrre e pubblicare un trailer che racconti un momento significativo della propria vita. L’autore del trailer vincente vedrà il suo lavoro trasformarsi in un cortometraggio che sarà interpretato dall’attore Josh Htucherson, il Peeta degli Hunger Games.

2. Michael Kors e Snapchat per la New York Fashion Week

Michael Kors ha collaborato con Snapchat per la New York Fashion Week, dando agli appassionati più giovani la possibilità di accedere ai dietro le quinte dei momenti più importanti delle sfilate. Il luxury brand ha offerto contenuti esclusivi, tra cui scatti dei progettisti e inediti in prima fila in tipico stile Snapchat. I contenuti Michael Kors sono stati disponibili sulla piattaforma solo per 24 ore.

Può suonare strano che un luxury brand di tale livello, scelga di utilizzare Snapchat come piattaforma di comunicazione che invece è popolata da un pubblico piuttosto giovanile. Ma, come dice Bloomberg, ormai il questo social è il regno di fashion addicted ed influencer, dunque non si parla più al pubblico, ma si parla alle persone con le quali il pubblico parlerà.

Lisa Pomerantz, senior vice-president del marketing di Michael Kors, ha dichiarato:

“Cerchiamo sempre di raccontare la storia del nostro brand sulle piattaforme che i nostri utenti usano ed amano. Snapchat ha fornito un’occasione unica per fare un ulteriore passo avanti nella nostra strategia ‘All Access Kors’ che ci permette di condividere i dietro le quinte delle nostre sfilate con i fan di tutto il mondo.”

3. Topshop analizza i trend di Twitter e permette di acquistare in tempo reale.

L’intento di Topshop è quello di rafforzare la propria innovazione digitale, perciò alla London Fashion Week, ha dato ai propri clienti la possibilità di acquistare le tendenze principali della manifestazione, sulla base di tweet, in tempo reale.

In sostanza, i clienti che hanno twittato @Topshop con uno specifico hashtag che rifletteva i trend del momento, hanno ricevuto una specifica linea di abbigliamento personalizzata sulla tendenza, acquistabile in quel momento stesso.

Philip Green, responsabile di Topshop, ha dichiarato:

“Sia nel permettere alle persone di dare un’occhiata dietro le quinte, che nel permettergli di acquistare i capi in tempo reale, il nostro scopo è quello di fornire un’esperienza d’acquisto unica ed inclusiva”

4. Heineken domina i social media con #ChampionTheMatch

Già lo scorso anno, Heineken durante la Champions League lanciò #ShareTheSofa, un’iniziativa su twitter dove chiedeva agli utenti di condividere i propri rituali prima dell’inizio della partita. La campagna ebbe grande successo e riuscì a coinvolgere molto più pubblico di quello aspettato, diventando virale.

A questa campagna ha fatto seguito la piattaforma online ChampionTheMatch dove incoraggia gli appassionati di calcio a condividere commenti a caldo e pareri live sulle partite in corso. Ogni tanto ha inserito a sorpresa commenti dai giocatori in campo o celebrità esclusive.

Nello spot, un marinaio e i suoi colleghi tentano di mettere su una parabola di fortuna in modo che possano ottenere il segnale TV per guardare la partita in mare.

5. Dove incoraggia le donne con #SpeakBeautiful

Come parte della campagna #SpeakBeautiful, Dove lancia un’iniziativa su Twitter che ha come scopo incoraggiare le donne a condividere su Twitter e altri social network commenti positivi. Si parte da un’indagine che Dove ha condotto sui social network, dove è emerso che 8 donne su 10 si imbattono in commenti negativi circa l’aspetto fisico di altre donne.

Per questo, per la notte degli Oscar ha usato una tecnologia che permette di individuare conversazioni e commenti negativi su aspetto fisico e personalità. E per ogni tweet negativo dall’account @Dove è partito un reply con cui sono stati inviati messaggi per incoraggiare tutti a tenere un linguaggio più civile sul web.