Molte startup cadono in errori banali quando decidano di entrare nel vasto mondo dei social media, ma seguendo queste consigli saranno pronte a dimostrare il loro potenziale

'>

Social Media per startup: dieci domande sul loro utilizzo

Le startup per loro natura hanno necessità di essere, il più velocemente possibile, note al grande pubblico. Molte di esse, loro malgrado, vorrebbero sfruttare i social media solo per avere immediatamente un ritorno in termini di business, ma il potenziale è molto più ampio. Il panorama dei social media è chiaramente uno dei più vasti e di difficile lettura per le startup che si apprestano a farne parte, noi abbiamo risposto a dieci questioni cruciali sul loro uso per rendere l’entrata meno traumatica possibile.

1. Ci sono più di 700 social media, qual è quello giusto per noi?

È del tutto naturale sentirsi sopraffatti dalla scelta di strumenti e tecnologie. Molti founder pensano che il fulcro della questione sia essere presenti sul maggior numero di piattaforme possibili, in realtà essere “presenti” sui social media, non significa creare un account. Avere un profilo inattivo crea una reazione esattamente contraria, infatti la scelta delle piattaforme da utilizzare dovrebbe dipendere da queste domande: 1. Qual è il nostro target audience?, 2. Qual è il nostro obiettivo? Facciamo un piccolo esempio, se la startup in questione fosse un ristorante Facebook sarebbe la piattaforma migliore per far sentire la propria presenza.

2. Il content marketing è utile alla nostra startup?

Assolutamente sì, ma più che seguire il lavoro degli altri, ci si deve concentrare a fare il nostro al meglio possibile trasmettendo contenuti di alta qualità e soprattutto di valore per il nostro target. Il punto di partenza per una social media strategy è quello di creare contenuti da promuovere facilmente, uno strumento ottimo per iniziare è la creazione di un blog aziendale.

3. I social media sono utili al B2B?

Lo sono certamente. La chiave sta nel definire una solida social media strategy che includa la definizione degli obiettivi che si desidera raggiungere, selezionando le piattaforma giuste, misurando costantemente i risultati e quindi affinare man mano le strategie da tali misurazioni e dalle valutazioni personali.

4. Si possono ottenere nuovi clienti tramite i social media?

Facciamo un esempio: Supponiamo di essere una società di servizi software. In uno dei gruppi su Linkedin abbiamo notato una conversazione che ci interessa e decidiamo di parteciparvi dando il nostro punto di vista sulla questione. Attraverso questa interazione un membro del gruppo si collega col nostro account. Cosa è successo? Abbiamo ottenuto un nuovo potenziale cliente, senza utilizzare strategie push.

5. Dovremmo spendere denaro in advertising?

La prima domanda da porsi è: che cosa si vuole raggiungere attraverso gli annunci? Sappiamo tutti che gli annunci sono disponibili in diverse piattaforme, quindi sulla base degli obiettivi dovremmo scegliere quella migliore per noi e in base al bilancio capire la cifra da investire. Molto interessante è il fatto che gli annunci funzionano meglio per cose specifiche come eventi, post, e specifiche offerte.

LEGGI ANCHE: Strategie social: alcuni consigli per le startup

6. Quanto è importante il personal brand dei founder?

Il personal brand è molto importante, soprattutto se si parla di startup. Infatti mentre il valore del servizio è misurabile solo dopo la sua utilizzazione, il valore dell’azienda va misurato sulla base della fiducia che i clienti ripongono nei loro founder, per i clienti è molto importante sapere chi sta dietro al prodotto.

7. I social media possono aiutarci a venire a contatto con i migliori talenti?

In primo luogo bisogna porsi questa domanda: Perché i migliori talenti dovrebbero voler lavorare con noi? Supponiamo di essere una startup all’avanguardia con un’infrastruttura impressionante e un ambiente di lavoro che crea grandi opportunità di crescita. Mostriamo adesso tutte queste caratteristiche sui social media. Il risultato? Certamente positivo. Ci troviamo infatti in un’era in cui i candidati non si limitano ad aderire ad una società solo leggendo la descrizione del lavoro che svolgeranno, assicurarsi di creare la giusta impressione è quindi la chiave per ottenere la collaborazione dei migliori talenti in circolazione.

8. Come definisco la frequenza dei messaggi di stato sui social media?

Domanda molto semplice ma anche molto importante. Dobbiamo postare tre o dieci tweets?, quante aggiornamenti di stato devo programmare su Facebook?, dovrebbero essere fatti tutti i giorni?, quante volte dovremmo postare un aggiornamento della pagina aziendale su LinkedIn? Dovremmo scrivere due post a settimana o uno al giorno sul nostro blog? Tutto dipende da quello che ci siamo prefissati, se quindi avessimo deciso di postare tre tweets al giorno occorre che siano postati ogni giorno, la cosa fondamentale è la coerenza.

9. Va bene programmare gli aggiornamenti?

Come startup è del tutto naturale non poter essere onnipresente sui social media. Siamo tutti a conoscenza dell’utilità di strumenti di programmazione come Hootsuite o Bufferapp, basta stare attenti che i post non siano irrilevanti in certi periodi orari. Se ad esempio si programma un tweet relativo ad una conferenza, ma la conferenza viene annullata, è più che opportuno eliminare tale programmazione per evitare terribili fails.

10. Meglio gestire i social media in-house o con l’aiuto di un’agenzia?

Nessuno conosce il nostro business meglio di noi. Sappiamo bene di aver bisogno di essere strettamente coinvolti nelle attività sui social media. Non è qualcosa che si può solo consegnare a qualcuno per poi non pensarci più. Per rendere tutto ciò più efficace è necessario essere il più coinvolti possibile. Se avessimo tempo e competenze sarebbe opportuno gestire personalmente le attività social, anche se utilizzare esperti del settore ha molti vantaggi. Probabilmente la nostra startup ha anche bisogno di uno specialista per curare l’aspetto cruciale dei social media, almeno inizialmente, e una volta ottenuto il massimo, iniziare a gestire personalmente i propri account.

Ninja social oroscopo dal 22 al 28 gennaio

Aria…di novità??

Questa settimana zodiacale presenta l’elemento dell’Aria come protagonista assoluto, data la grande preponderanza di pianeti nel segno dell’Acquario: Sole, Venere e Mercurio renderanno la sua settimana spumeggiante come una danza di cui ricordare assolutamente i passi…anche digitali!

Grande armonia e conferme nel lavoro per la Bilancia e forte intesa in amore per i Gemelli, mentre il Toro è ancora alle prese con molti cambiamenti e il Leone pare che abbia nella mente una stampante 3D per la capacità di realizzare i propri desideri.

Pole position assoluta per l’Ariete che se questa settimana dovesse postare un’immagine su social sarebbe una coppa gigante, e ottimo momento anche per il Capricorno, più convinto che mai delle proprie scelte.

Il Cancro vive tra malumori ed entusiasmi a seconda del “pezzo” di vita, da assemblare come lo smartphone delle nuova era, il Sagittario cerca di smettere con la dipendenza da affetto e forse riesce a staccarsi persino da Tinder, i Pesci sfrutteranno tutta la magica aurea di cui sono dotati per stregare il pubblico che si troveranno davanti grazie a Marte nel segno e la Vergine…si reinventa e si evolve, come la nuova era del mondo pubblicitario.

Buona settimana a tutti segni!

WhatsApp arriva sul desktop del tuo PC [BREAKING NEWS]

WhatsApp desktop PC

WhatsApp, l’app di messaggistica che vanta 600 milioni di utenti, ha fatto la sua fortuna con i messaggi gratuiti tra smartphone. Il suo punto di forza è stato l’averci reso possibile chattare con i nostri contatti telefonici in maniera gratuita (a parte l’abbonamento da 0,89 centesimi per anno) e con l’utilizzo di una quantità di traffico dati irrisoria.

Svariate app hanno imitato (e migliorato) le caratteristiche di WhatsApp ma, come spesso accade nel marketing, il primo amore non si scorda mai.

Molte sono state le novità che nel tempo hanno fatto discutere coloro che utilizzano questa applicazione: l’introduzione dell’abbonamento, l’acquisto record da parte di Zuckerberg, la bufala della terza spunta, l’ormai famosa spunta blu…

Ma la novità annunciata da TechCrunch è rivoluzionaria: una app per utilizzare WhatsApp da PC, mediante l’utilizzo di Google Chrome, che sembra essere l’unico browser abilitato per ora (vuoi provare? clicca qui!).

Per accedere bisogna scannerizzare un codice QR col proprio telefono e una volta autenticati si può chattare coi propri contatti senza più utilizzare lo smartphone.

L’utilizzo di Chrome non è l’unica restrizione per l’utilizzo. WhatsApp da PC è utilizzabile solo da chi ha la versione più recente dell’app sul proprio device Android, Windows Phone e Blackberry. Purtroppo chi possiede un prodotto Apple dovrà ancora attendere per provare il servizio…

This Girl Can: l'empowerment femminile passa anche dallo sport [VIDEO]

this girl can

Il giudizio è una barriera che può essere abbattuta. Questo il messaggio di “This Girl Can“, campagna lanciata da Sport England per avvicinare più donne alla pratica sportiva. Perché queste esigenza? Da una ricerca commissionata dall’ente nazionale emerge che sarebbero moltissime le inglesi a rinunciare all’attività fisica per paura del giudizio altrui.

Il filmato ha per protagoniste donne di tutte le età, con corpi e forme diversi, che si divertono nel praticare ogni tipo di sport, dalla corsa al nuoto, senza trattenersi né sentirsi in imbarazzo.

this girl can sport england

LEGGI ANCHE: Henna Heals: un tatuaggio all’henné per far sentire più belle le donne con il cancro [INTERVISTA]

this girl can sport

this girl can video

Il mondo sarà certamente pieno di persone così, ma da qui al vederle occupare uno spazio il più delle volte loro negato (quello televisivo e pubblicitario) il passo è tutt’altro che breve.

La responsabile del casting per “This Girl Can” ha scelto le partecipanti cercandole fuori dalle palestre, dai campi da calcio, sulle piste da jogging.

I più grandi brand di sport costruiscono la propria immagine di marca attorno ai valori di autodefinizione, di coraggio, di sfida dei propri limiti: concetti condivisibili e ispiratori che finiscono quasi sempre per essere incarnati ed espressi attraverso la rappresentazione di corpi atletici e allenati. Un approccio totalmente diverso, che si rivelò apprezzato benché discusso, fu quello adottato da Nike con la sua campagna “Find Your Greatness“, che associò una verità umana (i nostri corpi non sono tutti uguali, ma ciò non deve essere considerato un limite) con una verità di prodotto (Nike ha tutto quello che ti serve se vuoi fare attività fisica).

Il video, online da meno di due settimane, ha giù superato i 3 milioni di visualizzazioni e i riscontri sono in maggior parte positivi. Voi cosa ne pensate?

Credits:

Agency: FCB Inferno
Managing director: Sharon Jiggins
Chief creative officer: Al Young
Creative director: Bryn Attewell
Art director: Raymond Chan
Copywriter: Simon Cenamor
Planning director: Vicki Holgate
Senior account director: Hollie Loxley
Producer: Ally Mee
Media company: Carat
Production company: Somesuch & Co
Director: Kim Gehrig
Producer: Lee Groombridge
Editor: Tom Lindsay Trim

Meet Magento Italy, la seconda imperdibile edizione [INTERVISTA]

La settimana scorsa ho acquistato un libro online e sono andato a ritirarlo in libreria. Questo è ecommerce o commercio offline? Entrambi, un po’ l’uno e un po’ l’altro: la forte integrazione tra sistemi online e offline sarà uno degli argomenti di Meet Magento Italy, l’evento dedicato alla community di Magento, la popolare piattaforma dedicata al commercio elettronico.

Ho fatto qualche domanda a Diego Semenzato, responsabile di Meet Magento Italy, che ha svelato anche qualche anteprima sugli ospiti presenti.

Meet Magento Italy seconda edizione, ci racconti il format?

Meet Magento nasce nel 2009 in Germania ed è l’evento che raccoglie la community di Magento. La seconda edizione italiana si svolgerà a Milano il 5 e 6 marzo ma nel 2015 sono previsti circa 30 eventi in tutto il mondo.

L’evento è aperto a tutta la community di Magento e in generale al mondo ecommerce, indipendentemente dal fatto che un merchant utilizzi una versione enterprise o una versione free, l’evento vuole rappresentare tutta la community, a differenza di altri eventi legati invece specificamente alle versioni  pagamento.

L’idea originale di Meet Magento è infatti quella di connettere le persone tra loro.

Attraverso il call 4 paper ci sarà la possibilità di far partecipare praticamente tutti

Come lo scorso anno, chiunque ha avuto la possibilità di esporre un progetto o proporre uno speech su un argomento specifico: fino a martedì 16 dicembre è stato possibile inviare proposte attraverso il portale di Meet Magento e ritrovarle poi nel programma dell’evento.

Verrà dato spazio anche a temi riguardanti l’ecommerce in un prospetto più generale, rivolti quindi anche a chi utilizza piattaforme o sistemi diversi da Magento, rendendo il programma appetibile per tutti gli operatori del commercio elettronico.

Se Meet Magento nasce per connettere le persone tra loro, anche l’ecommerce sta diventando social?

Assolutamente sì, sono previsti anche meeting e coffee break per stimolare il networking. Ovviamente questo non è fine a se stesso: si tratta di un pubblico legato a Magento e al mondo del commercio elettronico, merchant ma anche freelance e agenzie, che hanno interesse ad allargare la propria rete di partner e di contatti, attraverso quei servizi e quelle professionalità reperibili in rete che diversamente sarebbe difficile incontrare.

Ci sarà anche un evento serale, una buona occasione per socializzare davanti ad un aperitivo e sviluppare gli argomenti emersi su Magento e sull’ecommerce, con possibilità di approfondimento in tutti i momenti.

Nel 2014 c’è stato, complice il mobile, un boom dell’ecommerce anche in Italia. Nel prossimo futuro compreremo e venderemo servizi esclusivamente online?

Possiamo parlare di presente per moltissime attività economiche italiane ed estere. In paesi come la Gran Bretagna, che può essere considerata punto di riferimento per il mercato europeo, accade che anche grandi catene inizino a ridurre i punti vendita fisici per investire maggiormente sull’online e si tratta ovviamente di investimenti considerevoli.

L’ecommerce, anche se in pochi casi è ancora visto come competitor del commercio tradizionale, in realtà contribuisce molto all’acquisto dei prodotti in-store. Una integrazione molto forte tra off e online risulta un enorme vantaggio per quelle attività che già dispongono di una rete fisica.

Guardando nell’ottica del cliente si tratta di una differenza superata: ciò che gli interessa davvero è l’esperienza di acquisto unica. Né gli importa di effettuare acquisto da mobile o da desktop: cresce il numero dei clienti che, dopo aver acquistato online, preferiscono ancora il ritiro nel negozio fisico. O, al contrario, non trovando la taglia adatta o il colore preferito in negozio, capita che il cliente paghi il prezzo in loco al negoziante, che ordina il capo online per lui.

La forte integrazione tra online e offline permette al merchant di fare cross selling, che oltre ad agevolare la nuova forma di vendita, permette di acquisire informazioni sui gusti e le abitudini di acquisto di ogni cliente, sviluppare per lui delle offerte su misura e incentivarne la fidelizzazione.

Chi si incontrerà a Meet Magento? Qualche anteprima per i lettori di Ninja Marketing?

Una delle più importanti novità sarà la presentazione di Magento 2, che verrà rilasciato probabilmente entro marzo del 2015. Ci saranno due o tre talk che tratteranno in maniera più approfondita proprio questo argomento, un rinnovamento della piattaforma atteso con grande interesse da anni.

Tra gli ospiti illustri ci sarà David Orban, docente della Singularity University che ha sede presso la NASA in California. Imprenditore, visionario, conosciuto al grande pubblico come il primo uomo ad essersi fatto impiantare un chip sottopelle per effettuare pagamenti Bitcoin. Ascolteremo le parole di questo affascinante docente nel keynote “Networked Exponentials — Achieving More In A Hyperconnected World“.

Ma gli argomenti trattati saranno tanti, dalla compilazione del business plan per realizzare un ecommerce, alle strategie per incrementare le vendite attraverso un utilizzo più evoluto delle email transazionali, che sono importanti punti di contatto con l’acquirente e che invece vengono spesso sminuite. O, ancora, come dimensionare una struttura cloud, gestire sistemi di caching per migliorare le prestazioni, ottimizzare il processo di check out per aumentare le vendite. Ci saranno più di 30 talk sviluppati su due giorni di evento, il 5 e il 6 marzo 2015.

Perché è importante partecipare a Meet Magento 2015?

Alla presentazione del tanto atteso Magento 2 sarà presente Magento stesso per illustrarne aspetti innovativi e potenzialità. Sono attesi circa 400 partecipanti, tutti addetti del settore, con un numero in crescita rispetto all’edizione dello scorso anno, che trasformano l’evento in una vera e propria occasione di networking. Gli oltre 30 talk e gli ospiti completano il quadro di un evento adatto agli operatori di Magento ma che si rivolge a tutto il mondo degli operatori ecommerce.

MEGA, l'app di Kim Dotcom da 50GB che sfida i giganti del cloud

Chiunque, in un modo o nell’altro, avrà già sentito parlare di Megaupload: un servizio che, ormai anni fa, offriva servizi per lo storage di file in tutto il mondo. Il suo fondatore è il tedesco Kim Dotcom, reso celebre soprattutto dopo l’arresto da parte dell’FBI per la diffusione di file protetti da copyright tramite il suo sito web.

Dopo i vari problemi legali, nel gennaio 2013 Kim è tornato all’assalto con un nuovo servizio per l’hosting ed il file sharing internazionale chiamato MEGA. Con il nuovo sito web sono cambiati i metodi di criptazione dei file e successivamente, l’imprenditore informatico, ha deciso di puntare anche sul mercato mobile.

In questi giorni sono arrivati nuovi aggiornamenti per l’app con il maggiore spazio disponibile in modalità free: a partire dalla versione 2.0 per Android e ad una nuova app per Windows Phone. Per questo, con i nuovi software, MEGA è pronta a sfidare colossi del file sharing come Dropbox, Google Drive o Onedrive di Microsoft.

Il vero punto di forza su cui si basa tutta la strategia è la grande quantità di spazio che permette di avere con un account free e la sua copertura su qualsiasi tipo di sistema operativo per smartphone. Con l’account free si possono sfruttare 50 GB di spazio, in cui, grazie alle nuove versioni rilasciate in questi giorni, si potranno attivare i backup automatici delle foto, dei video, e di tutti i propri documenti in completa sicurezza.

Tutto quello che si carica in MEGA è completamente criptografato, nessun altro ha la chiave per guardare i vostri file. Potete trovare maggiori dettagli o creare un account da MEGA a https://mega.co.nz/
Ecco le attuali caratteristiche:
– navigare nel tuo account di archiviazione MEGA
– caricare e scaricare velocemente file nel tuo dispositivo Android
– Sincronizzare automaticamente la fotocamera per foto e video
– cercare file all’interno del tuo accaunt
– condividere e scaricare con link MEGA
– eliminare file
– rinominare file
– spostare file
– creare le cartelle

Considerando che i vari competitors non superano i 15GB per un account free, come reagiranno a questa vera e propria sfida?

Download: Android
Download: iPhone
Download: Windows Phone 

Fenomeno Dubsmash: è iniziata l’invasione dei video-selfie playback

La vostra bacheca Facebook o il vostro contatto Whatsapp sono stati invasi da video esilaranti in cui i vostri amici, con espressioni drammatiche o comiche, cantano o interpretano scene famose di film o video musicali? State tranquilli, non sono del tutto impazziti. Sono stati semplicemente travolti dal fenomeno Dubsmash. Vi spieghiamo subito cos’è!

Dubsmash è un modo divertente per comunicare sui socialnetwork. È un app made in Germany, gratuita e disponibile sia per Android sia per iOS, che porta una ventata di novità alla staticità del fatato mondo dei selfie, con un coinvolgente sistema di intrattenimento. Nell’app, infatti, si mescolano video e citazioni cinematografiche che consentono all’utente di impersonare/doppiare personaggi famosi. Pensate cosa potrebbe scatenarsi con la famosa frase tratta dal cult Gomorra “Sta senza pensier!”.

È divertente notare la scelta delle location predilette dagli user e mostrate ad oggi nei numerosissimi Dubsmash Video: quasi sempre il bagno o la camera da letto fanno da sfondo alle facce degli utenti calati nel ruolo di personaggi o cantati famosi. Facce come queste, per intenderci…

Dubsmash app

Come funziona l’App?

Facilissimo! Non dovete fare altro che scaricarla sul vostro smartphone o tablet direttamente dal PlayStore o dall’App Store.

Una volta installata, dovrete seguire una semplice procedura iniziale nella quale inserire la vostra lingua di appartenenza, così da far comparire le citazioni famose in quella lingua. Dal lancio dell’applicazione ad oggi sono state implementate citazioni per diverse lingue e, seguendo la tendenza, le citazioni sicuramente verranno ampliate.
Potrete selezionare anche più di una lingua, ad esempio italiano e spagnolo, in modo da visualizzare le citazioni disponibili nel database di Dubsmash in entrambe le lingue.

All’interno della scheda “All Sounds” troverete le cartelle con tutti i suoni e le citazioni in voga come Party, Reality TV, Comedy, Cartoon, Internet Hits, Love, Sport e tanto altro ancora.

Premi “Start” e inizia a registrare il tuo video da star…

Selezionato un suono comparirà un pulsante “start” con l’inquadratura della fotocamera frontale del vostro dispositivo e premendo start inizierà l’audio della citazione.
Tutte le volte che premerete Start registrerete un video, ma alla fine avrete la facoltà di salvarlo o cancellarlo. Alla fine potrete salvarlo anche sul vostro dispositivo, condividerlo direttamente su Facebook, Instagram o inviarlo ad un utente/gruppo di Whatsapp.

Lasciatevi travolgere, fate più prove, ascoltate più volte la citazione. Insomma realizzate un doppiaggio fai da te.

Dubsmash app how to

Perché è diventato subito un fenomeno virale?

Dubsmash sta letteralmente invadendo il web grazie alla facilità di condivisione. Questo modo di comunicare contiene elementi chiave per coinvolgere gli utenti particolarmente avvezzi alla goliardia e alla socialità:

  • è divertente (le espressioni dei faccioni selfie ne sono la riprova);
  • è personalizzabile (mette a disposizione la possibilità di inserire testo, sticker e dressup che si adattano anche al movimento del viso);
  • è invasivo e condivisibile sui social (irrompe con lo sharing sulla tua bacheca facebook o tramite whatapp ed è impossibile non darci un’occhiatina);
  • è gratis (non c’è bisogno di aggiungere altro).

State pensando che non utilizzerete mai quest’app? Non vi crediamo.
Anzi scommettiamo che vedendo alcuni video su Youtube vi verrà voglia di provarlo. Enjoy!

Quanto spende la Pubblica Amministrazione italiana? Scopritelo con Soldipubblici Reloaded

I comuni italiani spendono troppo: solo dicerie, o realtà?

A sfatare miti e leggende attraverso dati e analisi specifiche ci pensa SOLDIPUBBLICI-RELOADED, il nuovo progetto digitale elaborato da The Fool – società specializzata in strategie e strumenti per l’analisi, gestione e tutela della reputazione e degli asset digitali online – per consentire ai cittadini interessati di comprendere in modo chiaro e puntuale come la Pubblica Amministrazione impiega il denaro.

Eccone una video-presentazione.

SOLDIPUBBLICI-RELOADED riaggrega i dati originati e proposti da http://soldipubblici.gov.it/it/home, parte del progetto Open Data iniziato nel 2011. Citiamo dal comunicato stampa:

In modo migliorativo rispetto a quanto proposto dal sito del Governo, sul portale http://soldipubblici.thefool.it gli utenti possono visualizzare in un’unica comoda interfaccia tutte le voci di spesa di ogni singolo Comune italiano, ordinate per importo totale nonché raffrontate tra di loro per avere un’immediata percezione del peso di ogni capitolo di spesa all’interno del bilancio comunale. 

Il nuovo portale offre, inoltre, arricchimento dei dati e analisi non presenti sul sito governativo come il “costo medio per abitante” delle spese comunali, la classifica dei “top spender” tra i Comuni italiani, sia in termini di totale di bilancio che di singola voce di costo, nonché la classifica delle voci di spesa che – in aggregato – gravano maggiormente sui bilanci della Pubblica Amministrazione locale.

Un progetto digitale molto interessante, che sta facendo discutere e “muovendo” gli animi di comuni ed opinione pubblica.

Nei primi 5 giorni sono state visualizzate 120.000 schede! I comuni più visualizzati? Roma, Milano, Pescara, Piacenza e Mira e alcuni comuni (tra cui Milano e Pomezia) hanno diramato comunicati stampa per commentare e precisare i dati pubblicati.

Lo avete già testato? Cosa ne pensate?

Webfonts: la tipografia di un sito migliora con Google e Typekit

typekit-webfonts

Croce e delizia di ogni webdesigner, la tipografia è un aspetto essenziale su cui un sito si gioca il primo impatto e la leggibilità, usando i font come strumento ma anche come elemento grafico.
Chiunque progetti siti web sa quanto le incompatibilità cross-browser possano rendere un lavoro difficile e i risultati frustranti, per questo due giganti di internet e del design, ossia Google e Adobe, sono venuti incontro agli architetti del web fornendo uno strumento che semplifica la loro attività e migliora l’esperienza dell’utente.

I webfonts

I font definiti “websafe”, serif e sans-serif, sono relativamente pochi, in quanto devono essere già installati sul computer dell’utente per essere visualizzati in un sito; questo significa che, con la varietà di sistemi operativi e browser in circolazione, si riducono a poco più di una decina: Arial, Helvetica, Verdana, Geneva, Times New Roman e pochi altri. Tuttavia, volesse il webdesigner utilizzare un font non incluso tra questi, esiste una soluzione per caricarlo sul proprio server e far sì che l’utente, nel visualizzare il sito, scarichi automaticamente quel font e riesca a visualizzare correttamente la tipografia come nelle intenzioni di chi l’ha progettata. Così facendo si creano degli webfonts: con la direttiva @font-face, nel rispetto completo delle specifiche fissate dal W3C, lo standard CSS3 permette tutto questo.
Purtroppo c’è ancora un altro ostacolo: quello della compatibilità cross-browser dei formati di font. Tramite @font-face si utilizzano i formati TrueType (TTF), OpenType (OTF), WOFF, SVG e Embedded OpenType (EOT), ma il supporto sui principali browser non è omogeneo. Allora o si converte il font dal formato di cui si ha disponibilità in tutti gli altri mancanti, lo si carica sul proprio sito – se se ne hanno i diritti per farlo; moltissimi font sono protetti da diritto d’autore, anche se spesso lo si ignora – e si incrociano le dita nella speranza che la connessione dell’utente sia abbastanza potente da non soffrire il peso di questi file; oppure si fa ricorso a un servizio online che si fa carico al posto nostro di questi inconvenienti.

Google WebFonts

google-webfonts

Raggiungibile da ogni dove, dalla stabilità indiscussa e dall’eventualità di un crash inpensabile, Google offre sicuramente ogni garanzia dal punto di vista del supporto tecnico. Google Fonts, oltre alla solidità, ha anche una vastissima collezione di caratteri: serif, sans-serif, display, calligrafici e monospace per quasi – ad oggi – 700 famiglie di font tra cui scegliere per il proprio sito. E’ sufficiente richiamare il server di Google, dichiarare il nome del font nel proprio foglio di stile e le API faranno tutto il resto.
«Un web con gli webfonts è più bello, leggibile, accessibile e aperto», dice il team di Mountain View. «Google Fonts rende facile e veloce per tutti usare web fonts, inclusi designers professionali e svluppatori. Crediamo che tutti dovrebbero poter usare una tipografia di qualità nelle loro pagine web e applicazioni». Tutti i fonts di Google sono open source, possono essere usati liberamente sia per fini privati che commerciali, c’è libertà di scaricarli, distribuirli e modificarli a piacere, addirittura assieme al designer che li ha prodotti, se si vuole. E ovviamente si possono creare font da distribuire al mondo tramite questa piattaforma.

Adobe Typekit

Typekit è stato uno dei primi servizi apparsi sulla scena e oggi è uno dei più utilizzati nel panorama che, nel frattempo, si è densamente popolato. Attualmente di proprietà di Adobe, offre un migliaio di famiglie di font navigabili per filtri che soddisfano anche i più esigenti (dalla classificazione all’uso per web o desktop, dall’orientamento a titoli o paragrafi alle proprietà della costruzione della lettera).
Wired, Aol, The New York Times o WordPress sono alcuni dei testimonial di questo servizio professionale, pensato per la completa integrazione con la Crative Suite Adobe ma a pagamento: si va da 50 dollari l’anno a 30 dollari al mese, nei piani tariffari proposti; una piccola selezione di font, tra le centinaia disegnate «dai migliori type designers in commercio», è disponibile in versione prova.

L’unione fa la forza

edge-adobe-webfonts

Nonostante la concorrenza, dal 2010 Google Fonts e Adobe Typekit collaborano per creare una tecnologia webfont migliore e ottimizzare la qualità dei font open source: Adobe Edge Web Fonts è il risultato di questa collaborazione, oltre 500 font totalmente gratuiti e garantiti da Google e Adobe. Prodotti come il font Rosario o il Source Sans Pro sono proprio il risultato di questa unione basata su professionalità e libertà, ottimo punto di incontro delle migliori esperienze di web type designing degli ultimi anni.
Vero che con l’Helvetica non si sfigura mai, ma con una scelta così ampia perché non osare sulla tipografia? Basta un minimo di buon gusto e gli strumenti per rendere il web più bello sono alla portata di tutti.

La tecnologia mobile per l'istruzione ai Verizon Powerful Answer Award

Il 27 gennaio saranno annunciati i quattro vincitori del Verizon Powerful Answer Award, uno dei concorsi più autorevoli per il settore Tech, organizzato da Verizon Enterprise Solution, che grazie a questa iniziativa aiuta le aziende a perseguire nuove strade di sviluppo e innovazione, apportando benefici non solo ai clienti ma al mondo intero.

Pochi giorni fa vi abbiamo parlato di Talkitt, l’app che aiuta le persone con disturbi del linguaggio, che concorre per i Verizon Powerful Answer Award.

LEGGI ANCHE: Talkitt, l’app che darà voce alle persone con  disturbi del linguaggio

I settori protagonisti del concorso sono: Istruzione, Sanità, Sostenibilità e Trasporti. Per ognuno si sono candidate tre aziende, per un totale di 12 finalisti già annunciati a fine 2014. Il primo premio nelle rispettive categorie otterrà 1 milione di dollari mentre i restanti otto vincitori riceveranno 250.000 dollari ciascuno, per un totale di 6 milioni.

Quello che questa volta ha attirato il nostro interesse è stato il settore “Istruzione” in cui appaiono sulla scena due proposte mobile assolutamente innovative e interessanti.

Con Books that grow leggere è più facile per tutti!

Books that grow è una piattaforma che raccoglie libri a diversi livelli di difficoltà, in grado di aiutare i bambini a diventare lettori migliori. Attraverso un sistema responsive, la piattaforma è usufruibile su qualsiasi dispositivo mobile (smartphone, tablet e pc).

Il suo utilizzo è semplicissimo: basta creare un account personale, scegliere un livello di partenza e subito comparirà sullo schermo una storia da leggere. Il genere è vario e spazia dalla letteratura, scienza, grandi classici fino ad arrivare alla storia e a molti altri ancora. All’interno di ogni capitolo ci sono degli esercizi di comprensione, che aiutano il bambino a fissare le conoscenze apprese e a valutare i miglioramenti nelle proprie capacità di lettura.

E’ una piattaforma che offre supporto sia ai genitori sia agli insegnati. I genitori possono utilizzare questo strumento come pratica di lettura supplementare e per facilitare l’istruzione a casa.

Ma i veri protagonisti di questa tecnologia innovativa sono gli insegnanti. Oggi le aule scolastiche sono sempre più popolate da bambini che presentano capacità e abilità differenti. Padroneggiare una competenza di base come la lettura può risultare molto facile per uno studente ed estremamente difficile per un altro. Gli insegnanti sono spesso costretti a dividere la classe in due gruppi, in base alle loro conoscenze, creando però delle “pericolose” differenze tra chi è dotato di abilità inferiori e chi superiori.

Grazie a Books that grow questo problema scompare perché finalmente ogni bambino può leggere la stessa storia ma con livelli di difficoltà differenti e adatti alle sue capacità, può imparare dai suoi coetanei attraverso un dialogo ed uno scambio continuo.

L’utilità indiscussa di questa piattaforma è dimostrata dalle testimonianze di alcune insegnanti americane, come Ellen Darensbourg di Manhattan, la quale dice:

Con Books that grow, tutta la mia classe è ora in grado di leggere ad alta qualità, interessanti testi complessi insieme. Non importa quale sia il loro livello di lettura, tutti i miei studenti possono partecipare attivamente alle discussioni in classe.

Sesame Phone, il primo smartphone touch-free

La società Sesame Enable ha realizzato il Sesame Phone: il primo smartphone completamente touch-free del mondo. Progettato da e per le persone con disabilità, il prodotto nasce con l’obiettivo di rendere lo smartphone accessibile a chiunque abbia difficoltà con l’uso delle mani.

Il suo utilizzo è semplice quanto geniale: una volta detta la parola d’ordine, “Open Sesame”, lo smartphone si accende. A questo punto basta fare alcuni movimenti con la testa, la fotocamera frontale li segue e li combina con algoritmi all’avanguardia, per creare un cursore che appare sullo schermo del telefono, simile alla “freccetta” del pc. L’interfaccia touch-free si estende a quasi qualsiasi applicazione del Play Store di Google mentre l’hardware riprende quello di Google Nexus 5.

[yframe url=’http://www.youtube.com/watch?v=3ZrWmuAPL60′]

Quanto detto finora è già in grado di dimostrare l’enorme importanza di questa proposta, ma facciamo un passo avanti. Collegando la maggior parte degli elettrodomestici a Sesame Phone, sarà possibile a chiunque avere il controllo della propria casa e godere di maggiore autonomia.

Lo smartphone, comandato con i soli movimenti della testa, permette infatti di cambiare i canali della TV, accendere o spegnere le luci, controllare la temperatura dell’ambiente e molto altro ancora. Insomma un’innovazione nel mondo della tecnologia in grado di “regalare” a tutte quelle persone meno fortunate una vita il più normale possibile.

Di fronte a delle idee così utili e lodevoli, chi vincerà il Verizon Powerfull Answer Award va in secondo piano. I veri vincitori sono tutte quelle aziende che in questa occasione e in tante altre mettono le loro capacità a disposizione delle persone per aiutare chi ne ha più bisogno.