Come utilizzare Google Calendar per gestire al meglio i processi di project management [PARTE 1]

Google Calendar è uno degli strumenti digitali oggi più diffusi e utilizzati dagli utenti. Milioni di persone e professionisti lo sfruttano giornalmente per organizzare le proprie giornate, i meeting, gli impegni, i progetti on e offline. Ma come ottenere il massimo da un tool che rischia spesso di essere utilizzato in modo troppo superficiale?

A proposito, ci viene in aiuto una guida molto interessante di LifeHack: contiene alcuni consigli davvero preziosi per semplificarvi la vita con Google Calendar, che riprenderemo e divideremo in due articoli per darvi la possibilità di diventare veri Pro di questo strumento made in Big G. Ecco i primi 5: pronti, via!

1. Supporto SMS

Cliccando su impostazioni –> configurazione cellulare potete fare in modo di ricevere alert e notifiche direttamente sul device mobile. Attenzione solo a non esagerare, per evitare di essere letteralmente bombardati di messaggi!

2. Supporto offline

Google Calendar può anche essere fruito in modalità offline: una funzionalità molto utile per tutti quei casi in cui la rete – per qualsiasi motivo – non prende! Come fare? Impostazioni –> offline.

LEGGI ANCHE: iPhone e Google: sincronizza email, chat, calendario, rubrica con IOS

3. Stampa in PDF

Certo, digitale è bello: ma per qualcuno, rinunciare alla carta risulta ancora difficile. Ecco allora un’altra opzione interessante: cosa ne pensate di stampare direttamente tutti gli impegni? Basta cliccare il tasto altro –> stampa, e il gioco è fatto.

4. Cambio di formato

Stanchi di vedere il calendario nel suo formato standard? Scegliete la compattezza (normale, media o alta) cliccando sulla rotella delle opzioni.

5. Ricerca

Dove avevate inserito quell’evento così importante, quando lo avevate fatto? La barra di ricerca interna farà il lavoro per voi: mettetela alla prova!

Ecco i primi 5 consigli per utilizzare Google Calendar in modo più smart, semplificandovi la vita e i progetti. E la prossima settimana ne tratteremo altri 5: pronti a sfruttare altre potenzialità firmate Big G?

Klebstoff e BilBOlbul: caccia al tesoro di figurine on line per vincere il numero speciale della rivista

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Come vi abbiamo annunciato in questo post, è in corso a Bologna questo weekend (dal 20 al 23 novembre) il BilBOlbul, il festival internazionale del fumetto.

Tra gli appuntamenti da non perdere per tutti gli appassionati di fumetto, illustrazione, disegno (e design!) c’è anche una divertente caccia al tesoro virtuale in collaborazione con la rivista tedesca Klebstoff – un magazine fatto interamente di stikers – che permetterà ai più veloci e attenti partecipanti di vincere uno dei bellissimi esemplari dell’ultimo numero, dedicato proprio al BilBOlbul.

KLEBSTOFF N. 8/BBB14, 44 pagine di adesivi incredibili realizzati dagli stessi artisti in mostra:

Klebstoff e BilBOlbul

Qui una prewiew online.

Come partecipare?

Per provare a vincere una copia di questo numero speciale del magazine Klebstoff basta raccogliere la collezione virtuale di tutte le figurine – che saranno pubblicate in questi giorni su diversi siti scelti da BilBOlbul e segnalati sulla loro pagina Facebook
in una cartella zippata e spedirla all’indirizzo bilbolbulstickers@gmail.com incrociando le dita, perché solo il più veloce potrà vincerla!

La figurina che potete downloadare da Ninjamarketing.it è quella che vedete in apertura di questo post, la sbarazzina bad girl con la sigaretta – realizzata da Max De Radiguès, giovane talento del fumetto belga, protagonista insieme a Charles Forsman di Hobomom (pubblicazione autoprodotta di Delebile) e della mostra “Fragile” del festival, che apre oggi alle ore 19:00 a Villa Lipparini (vicolo Bolognetti, 5).

In bocca al lupo!

'The Hello Experiment': Nescafè abbatte l'imbarazzo con un caffè

‘The Hello Experiment’ è un innovativo esperimento raccontato in un video, una vera e propria osservazione psico-sociologica che ha come protagonista la Red Mug Nescafé. Apre la strada alla nuova global big idea It All Starts With a Nescafé”, ideata e progettata dall’agenzia Publicis Italia.

L’esperimento è stato effettuato, ad insaputa dei partecipanti, all’interno di una biblioteca di Milano, un luogo che per sua natura tende a isolare. Lo scopo è studiare la principale causa di distanza tra le persone: la diffidenza. Grazie alla collaborazione con lo psichiatra Michele Cucchi, Direttore Sanitario del Centro Medico Santagostino di Milano, il team ha analizzato le reazioni dei partecipanti, dando vita a un video virale che mostra come abbattere le difficoltà di socializzazione.

Si perchè negli anni della Vita Liquida, come definita da Bauman, la riservatezza, la timidezza e la confidenza negata per diffidenza… sono le problematiche che invadono la contemporaneità.

Ben 18 telecamere nascoste, 14 ore di riprese, 30 microfoni nascosti tra i libri, una troupe di 20 persone. The Hello Experiment ha messo alla prova 323 individui, in due diverse fasi:

Prima fase

Nella prima fase il complice ha tentato un semplice approccio con il suo interlocutore attraverso il saluto, un cenno del capo, un sorriso o la presentazione vera e propria. Nel 91% dei casi la prima reazione all’approccio è stata la diffidenza, spesso esibita con il fastidio. Michele Cucchi spiega: Da sempre il primo contatto con l’altro è una situazione che genera ansia, soprattutto in una società caratterizzata da stress e precarietà. È normale: per l’uomo è fondamentale essere accettato dal gruppo ed il giudizio dell’altro è una forma di ansia sana. Tenendo conto inoltre che oggi il contatto virtuale scavalca la comunicazione non verbale, rende l’emozione un’icona, un simbolo da digitare. Il rischio è perdere la dimestichezza nel contatto con l’altro quando ci dobbiamo mettere in gioco anche fisicamente.

Seconda fase

Nella seconda fase il complice di The Hello Experiment si è presentato con due tazze di Red Mug Nescafé, invitando “l’estraneo” a condividere  una pausa. Ed ecco il cambiamento positivo: sul totale dei partecipanti 249 hanno instaurato nuove relazioni, 65 amicizie 3 rapporti professionali e per i più romantici persino 1 relazione sentimentale. Le riprese nascoste hanno dimostrato come la condivisione sia il modo migliore per approcciarsi “perché è la forma di interazione che attiva il sistema motivazionale più favorevole: la cooperazione”, afferma il dott. Cucchi.

“L’obiettivo di The Hello Experiment – afferma Carlo Oldani, Marketing Manager Nescafé – è quello di offrire ai nostri consumatori un’esperienza emozionale vissuta attraverso il prodotto e la sua icona: la Red Mug, un’esperienza che apre a favore di nuove opportunità e amicizie. Nescafé è da sempre un brand che porta nel suo DNA una grande forza creativa, innovativa, socializzante e ottimistica; ecco perché questo esperimento e il video virale ci sono sembrati il mezzo più coerente, da una parte per il nostro target, dall’altra con la nuova global big idea il cui pay off è It all Starts With a Nescafé. Il rilancio mondiale coinvolge il restyling del logo, delle grafiche e della stessa Red Mug con un posizionamento che evidenzia come Nescafé sia l’alleato per attivare possibilità inaspettate, instaurare nuovi rapporti, trovare sempre nuove idee da condividere e connettersi con gli altri.
Non siamo semplicemente una tazza di caffè ma molto altro, Nescafé è quell’occasione in più per iniziare qualcosa di non programmato”.

Sul web le reazioni e i pareri sono contrastanti, in molti si chiedono quanto le barriere di diffidenza possano essere abbattute con una bevanda; altri allineano l’idea ad altre già viste. Certo è che la direzione creativa di Bruno Bertelli riesce, ancora una volta, a colpire l’immaginario collettivo con un video dalla regia e dal taglio fotografico di altissimo livello.

Credits Nescafè
 Agenzia: Publicis Italia
Direttori Creativi Esecutivi: Bruno Bertelli e Cristiana Boccassini
Creative Supervisor: Paolo Bartalucci e Alessandro Candito
Copywriter: Lucas Bouneou e Martino Lapini
Art Director: Sophian Boudjera e Azeglio Bozzardi

Goldman Sachs: tra smart cities e automotive, il futuro dell'Internet of Things è qui

internet of things

Il prossimo 3 luglio 2015 si celebreranno i trent’anni dall’uscita di un capolavoro assoluto della cinematografia, punto di riferimento per tutti quelli che sono cresciuti e si sono formati durante i favolosi anni ’80 e ’90. Stiamo parlando, se non si era capito, di Ritorno al Futuro, film diretto da Robert Zemeckis e interpretato dall’attore simbolo degli 80’s, Michael J. Fox.
Il 2015, però, non è solo l’anno nel quale il film compirà sei lustri, ma anche quello nel quale è ambientato il secondo capitolo della saga, quando la DeLorean conduce i protagonisti trent’anni nel futuro per salvare il figlio di Martin.

Realizzando Ritorno al Futuro II gli sceneggiatori hanno avuto la possibilità di creare un futuro lontano, dominato dalle tecnologie digitali. Nel film fanno la loro apparizione oggetti e tecnologie all’epoca futuristiche, oggi divenute realtà, come lo schermo della tv formato mosaico capace di proiettare più canali contemporaneamente, il video telefono, il bio carburante prodotto con i rifiuti, il riconoscimento facciale, le scarpe che si allacciano da sole e la giacca che si adatta alla propria taglia, la serratura con l’impronta digitale e, infine, quello che tutti abbiamo desiderato almeno una volta nella vita: lo skateboard fluttuante che, dopo il lancio fake dell’anno scorso con protagonista Christopher Lloyd, è stato realmente inventato da due ricercatori americani che, in questo momento, stanno cercando fondi su Kickstarter.

E pensare che nel 1985 Internet non aveva ancora rivoluzionato il mondo, altrimenti chissà quanti altri oggetti avrebbero potuto prendere forma nel film; probabilmente gli stessi che ora utilizziamo nella vita quotidiana, dominata e supportata dalla tecnologia.

LEGGI ANCHE: Come integrare al meglio Content Marketing e Internet of Things per Coinvolgere i propri Clienti

Dopo trent’anni, grazie alla diffusione del web, l’uomo ha sviluppato dispositivi che ci consentono di essere sempre connessi, semplificandoci nettamente la vita.

Benvenuti nell’epoca dell’IoT, acronimo inglese di “Internet of Things”, con il quale s’indica l’estensione di Internet agli oggetti di uso comune, come gli elettrodomestici, i macchinari industriali, le auto, gli orologi.

Fino a pochi anni fa la connessione ad Internet era subordinata all’utilizzo di un computer desktop o portatile, connesso alla linea telefonica con un cavo fisico. Poi, verso la fine degli anni ’90, sono arrivati i primi cellulari che consentivano di leggere e inviare email, il Wi-Fi, i palmari, gli smartphone, i tablet, fino ai dispositivi indossabili di ultima generazione. Scienze come la robotica, la domotica, così come il concetto stesso di Smart City, non avrebbero potuto svilupparsi come invece hanno fatto senza l’intuizione di sfruttare le potenzialità di internet applicandole a oggetti e dispositivi.

Recentemente, Goldman Sachs ha redatto un rapporto molto interessante sullo stato della IoT, nel quale vengono evidenziati i progressi che il settore tecnologico ha compiuto negli ultimi mesi ed i futuri sviluppi, ipotizzando una crescita del numero di oggetti connessi a Internet di circa 10 volte entro il 2020.

La banca d’investimenti con sede a Manhattan è pronta a scommettere che la vita delle persone, il modo in cui lavoriamo, consumiamo e produciamo cambierà radicalmente nel giro di pochi anni, in particolare in relazione ai seguenti campi di applicazione.

LEGGI ANCHE: 5 + 1 validi motivi per cui il Digital rivoluzionerà il settore Automotive

Oggetti indossabili

Il 2014 è l’anno della wearable technology, della tecnologia indossabile, e tutti gli indicatori fanno pensare a un boom del settore nei prossimi anni. Dai Google Glass, primo prodotto sviluppato dalla Big G nel campo della realtà aumentata, agli smartwatch prodotti dalle due case produttrici che hanno cambiato il modo in cui intendiamo la telefonia e l’utilizzo di internet in mobilità, ovvero la Samsung, con il Samsung Gear, e la Apple, con l’iWatch, presentato durante il Keynote di lancio dei nuovi iPhone 6 e iPhone 6 Plus. Particolare attenzione stanno suscitando gli utilizzi di questi dispositivi nell’ambito medico e nel fitness, grazie a una serie di app dedicate.

Automobili

In un articolo realizzato dal nostro Andrea Frascoli (aka Koogaku) abbiamo segnalato una serie di innovazioni nel settore automotive figlie di nuove tecnologie. Sistemi come l’intelligent drive e lo Smart assistant, ad esempio, aumentano il confort e la sicurezza alla guida, grazie a sensori che rilevano il comportamento di chi è alla guida, una sorta di assistente virtuale capace di accorgersi se il pilota è stanco oppure distoglie lo sguardo dalla strada, e di stimolarlo attraverso notifiche luminose o sonore.

Anche la Apple ha compreso appieno l’importanza di integrare sempre più funzioni all’interno di un’automobile, per affiancare chi guida offrendo tutto quello di cui ha bisogno. Grazie a Apple CarPlay, infatti, è possibile avere in auto tutte le funzioni dell’iPhone, Siri compresa, per un’esperienza di guida estremamente appagante. Infine, i primi prototipi di self-driving car, con Google impegnata in prima linea con il suo modello presentato durante l’estate, un’auto elettrica capace di trasportare due persone da un punto A ad un punto B senza l’intervento di un pilota.

Case

Questo vettore si candida a trainare il mercato della IoT, con uno sviluppo sempre più importante e massiccio della domotica. Non è un caso che anche Google si sia attivata da questo punto di vista, acquistando lo scorso gennaio per 3,2 miliardi di dollari Nest Labs, azienda fondata dal creatore dell’iPod Tony Fadell e che produce termostati e rilevatori di fumo controllabili attraverso Internet, che a sua volta ha acquistato quest’estate per 550 milioni di dollari Dropcam, startup impegnata nello sviluppo di sistemi di monitoraggio video della casa. Trasformare un’abitazione in un sistema centralizzato controllabile attraverso un dispositivo portatile e di facile utilizzo può realmente migliorare la vita delle persone.

Città

Con lo sviluppo di una pianificazione urbanistica di nuova generazione, che prevede una rete di infrastrutture solide e ben funzionanti e l’utilizzo delle nuove tecnologie digitali, le città possono trasformarsi in enormi Hub attraverso i quali trasferire informazioni e fornire servizi ai cittadini. Purtroppo il ruolo delle istituzioni e della politica nella nascita e nello sviluppo delle smart city rappresenta un’incognita, anche se l’Unione Europea si è impegnata a investire ingenti somme in progetti di città intelligenti, con una particolare attenzione all’ecosostenibilità e alla riduzione degli sprechi.

Industria

Nuovi software, macchinari più intelligenti e personale adeguatamente formato possono significare per le industrie riduzione dei costi di produzione e di manutenzione, maggiore efficienza energetica e razionalizzazione della spesa e l’inizio della cosiddetta quarta rivoluzione industriale.

Il rapporto di Goldman Sachs mette in evidenza i vantaggi e le vulnerabilità della Internet of Things che, in un modo o nell’altro, si appresta a cambiare il mondo. Tra i pro vengono indicati i costi sempre più contenuti della componentistica, come i chip, che in circa 10 anni hanno dimezzato il prezzo iniziale, maggiore efficienza sia dal punto di vista economico sia da quello ambientale, come nel caso studiato di Verizon, la compagnia telefonica americana che ha ridotto di 55 milioni di Kwh il consumo di elettricità (pari a 66 milioni di chilogrammi di gas serra in meno immessi nell’atmosfera) attraverso l’introduzione di sensori e punti di controllo collegati in modalità wireless in 24 data center, maggiore produttività in minor tempo, nuove opportunità di lavoro per nuove figure professionali e per quelle aziende in grado di inserirsi con competenze e tecnologie all’avanguardia. Nei contro a guidare la classifica è soprattutto la questione sicurezza, che va a braccetto con il tema della privacy. Uno studio compiuto da HP, infatti, dimostra come il 70% dei più comuni device che utilizzano la IoT presentano vulnerabilità relative alla sicurezza.

Goldman Sachs, però, ci invita a non commettere gli errori che hanno caratterizzato lo sviluppo e la diffusione di Internet e della telefonia, rallentato da dubbi etici spesso figli di una visione poco lucida della questione.

Il futuro è qui, bisogna solo farsi trovare pronti. Ci riusciremo? Staremo a vedere.

R.E.A.P. e Integra. È la beneficenza a creare un nuovo business

La questione dei rifugiati rappresenta un tema sempre di grande attualità.  Mai come in questo momento storico ci sembra importante fare un po’ di luce a riguardo. Nel fare ciò riportiamo alcuni esempi che, con un impegno attivo e forte, sono riusciti ad aiutare queste persone che si trovano a vivere una situazione non facile in un paese straniero.

R.E.A.P. La soluzione americana al problema dei rifugiati

REAP. Acronimo di “Refugee Empowerment Agricultural Program”, è un programma americano che ha individuato delle soluzioni per questo tipo di fenomeno.
Supportato da sovvenzioni federali, il programma ha incluso lavori agricoli in tutto il paese destinati ad aiutare i rifugiati, i quali hanno l’opportunità di lavorare in un ambiente a loro familiare mentre migliorano l’inglese e cominciano a integrarsi in una nuova comunità.
R.E.A.P. è anche un modello di business, che fornisce lavoro ai migranti e offre prodotti agroalimentari scarsamente diffusi nel mercato statunitense. Margaret Fitzpatrick, la responsabile di fattoria dell’Ohio City Farm, ha deciso di lanciare il programma a Cleveland dopo essersi resa conto che la gran parte dei rifugiati della zona aveva un background in agricoltura.
Queste le parole della responsabile: “Ci siamo chiesti, come possiamo aiutare queste persone a ricominciare dalle loro radici, invece di sbatterli in un posto di lavoro dove tutto è nuovo”. La via dell’agricoltura è sembrata per lei quella migliore da percorrere. “Per persone che hanno sempre svolto lavori manuali, essere in grado di mantenere almeno quelle abitudini è incredibilmente confortante”.

R.E.A.P. La nascita di un nuovo business

R.E.AP. e Integra. È la beneficenza a creare un nuovo business

Non stiamo parlando di sola beneficenza. Oltre ad aiutare i lavoratori ad adattarsi a una nuova vita, il programma fornisce anche prodotti alimentari di nicchia che sono spesso difficili da trovare negli Stati Uniti. In questo modo anche i rifugiati che non lavorano presso le aziende agricole possono sentirsi un po’ più a casa nelle loro nuove comunità. Inoltre, molti di questi programmi si trovano in aree che non hanno risorse agricole di qualità. Così anche i normali consumatori, che vogliono qualcosa di più fresco rispetto a quello che possono trovare in un supermercato, possono godere di questi prodotti.

Integra. Anche in Italia c’è qualcosa d’interessante

Quanto detto rappresenta un modello veramente innovativo che apre la strada a nuovi orizzonti. Sarà possibile portarlo anche nel nostro paese? La risposta è sì e trova espressione nel programma Integra. Si tratta di una cooperativa sociale il cui scopo è quello di attivare e sostenere processi di aiuto e integrazione sociale nei confronti di migranti e rifugiati.
Il programma, nello specifico, offre a queste persone “svantaggiate” servizi di assistenza socio-legale, orientamento al lavoro, percorsi individuali, di gruppo e di counseling, corsi di lingua italiana e di formazione professionale. Ad essi si aggiungono anche servizi di mediazione linguistico-culturale, mediazione sociale in ambito abitativo e supporto all’auto imprenditorialità.

Integra offre gli strumenti necessari per l’integrazione e per il lavoro

Gli interventi sono curati da un’èquipe di professionisti in ambito sociale che, attraverso metodi approfonditi, individuano per ogni destinatario un insieme personalizzato di servizi e lo accompagnano nel suo percorso di autonomia sociale.
In questo caso non si tratta di un sistema di business come il modello REAP ma rappresenta, in ogni modo, un’iniziativa concreta. Non offre solo beneficenza ma promette strumenti ideali per garantire opportunità future ai migranti, attraverso corsi di formazione, servizi d’informazione, seminari e workshop.
Sono queste le proposte di business che più ci colpiscono. Quelle proposte che non mirano solo ai numeri e quindi ad ottenere ottimi risultati in ambito economico; sono proposte che mirano anche e soprattutto ad apportare il loro contributo in ambito sociale ed umanitario.

Stefano Sordi, Marketing Director di Aruba: ecco come abbiamo conquistato il Cloud [INTERVISTA]

Il mondo Digital è sempre più Cloud. Questa affermazione è vera da tempo, ma oggi ne abbiamo la percezione e siamo in grado di capirne il cambiamento. La maggior parte dei servizi che utilizziamo, dalle e-mail al calendario, sono basati su una piattaforma Cloud che ci consente di essere costantemente consapevoli dei nostri impegni e delle nostre necessità, ovunque ci troviamo. Tutti i servizi che utilizziamo (anche quelli offline) da qualche parte si appoggiano al Cloud, ed in futuro i sistemi saranno sempre più basati sul Cloud.Da questo concetto e da una vision futuristica (e molto realista), Aruba S.p.A. si è aggiudicata il dominio .cloud. Un successo completamente Made in Italy ottenuto battendo Big come Symantec, Google, Amazon.

Per l’occasione la sezione Digital ha avuto il piacere di intervistare Stefano Sordi, Marketing Director di Aruba

Buongiorno Dott. Sordi, grazie per la disponibilità. Aruba.it si è appena aggiudicata il dominio .cloud. Ci racconta questo successo completamente Made in Italy?

Da sempre Aruba S.p.A. crede nel Cloud ed in tutte le sue potenzialità (lo dimostrano tutti i servizi dedicati che offriamo da tempo) cercando in modo continuo di proporsi come partner Globale per servizi di questa tipologia. La gara per l’acquisizione del dominio .cloud è stata affrontata in modo fisiologico rispecchiando a pieno la vision dell’Azienda. Abbiamo quindi affrontato la situazione in modo assolutamente sereno e consapevole facendo richiesta all’autorità ICANN (Internet Corporation for Assigned Names and Numbers), sapendo che avremmo dovuto affrontare una concorrenza agguerrita alla quale appartenevano big come Amazon, Google, Symantec. Dopo varie fasi siamo giunti all’ufficializzazione dell’acquisto da parte di Aruba del dominio .cloud, uno dei domini che, secondo le nostre analisi (ma non solo), verranno maggiormente utilizzati nel prossimo futuro.

Cosa comporta l’acquisizione di questo dominio sotto l’aspetto pratico per l’intero mercato? Quali sono le potenzialità del dominio .cloud?

Le potenzialità del mercato Cloud, collegato in modo diretto  al dominio .cloud, sono pressochè infinite. Con l’operazione appena conclusa Aruba S.p.A diventa di fatto un player globale per tutti i servizi Cloud e, dunque, chiunque avrà necessità di utilizzare questo tipo di servizi dovrà rivolgersi a noi in quanto Cloud Provider. L’acquisizione del dominio .cloud ci offre inoltre enormi potenzialità a livello marketing alle quali sono collegati due importanti vantaggi. Il primo è relativo al fatto che diventeremo protagonisti indiscussi della cosiddetta Cloud Identity (qualsiasi App o Software è ormai basato sul Cloud) mentre il secondo vantaggio ha un carattere maggiormente visionario ma comunque in linea con la vision aziendale: la parola cloud, e quindi il dominio ad essa collegato, diventeranno sempre più sinonimi di Internet e saranno sempre più di uso comune e sinonimi del Web.

Il dominio .cloud avrà sicuramente un impatto nel mercato dell’IoT, settore in forte espansione da qui al 2020. Questo trend di crescita ha influenzato la vostra decisione di assicurarvi il dominio?

Il mercato dell’IoT (Internet of Things, ndr) è sicuramente uno dei mercati più promettenti da qui ai prossimi anni e presuppone la presenza del Cloud, essendo basato su questo paradigma. Questo ed altri motivi renderanno essenziale l’utilizzo di un servizio Cloud ed i servizi nella “nuvola” sono e saranno di fatto essenziali, in quanto consentono l’utilizzo di potenze di calcolo un tempo impensabili e che saranno sempre più utilizzate da qui al prossimo futuro. Il passaggio che stiamo vivendo, se così si può chiamare, non è tanto da una struttura fisica ad una Cloud ma più che altro di consapevolezza e presa di coscienza: oggi, più di ieri, siamo in grado di comprendere e capire l’importanza del Cloud.

Il dominio .cloud verrà reso disponibile per l’utilizzo a chiunque o solo alle aziende? come avete pensato di gestire la fase di “vendita” del dominio .cloud? Chi saranno gli attori coinvolti nell’operazione?

Il dominio .cloud sarà disponibile a chiunque ne faccia richiesta, aspetto fondamentale della nostra vision globale e pervasiva di Internet. Ormai da qualche giorno è infatti possibile prenotarsi su sito Cloud.it per restare costantemente informati sulla disponibilità effettiva del Dominio. Aruba.it si pone quindi come autorità riconosciuta per l’assegnazione dei domini .cloud a livello globale e redigerà dunque le regole di utilizzo del Dominio. Aruba.it, anche attraverso i vari partner che gestiranno le varie richieste di utilizzo del dominio, sarà quindi l’authority che gestirà direttamente le richieste di utilizzo del dominio da parte di privati e daprate di Big del settore, nonché da parte dei competitors.

Il Dominio .cloud sarà probabilmente uno degli indiscussi protagonisti del prossimo futuro basato su servizi Cloud e tecnologie quali il “fog” computing. Ma l’acquisizione del dominio da parte di Aruba.it è anche un grande successo Made in Italy! Ninjas, cosa ne pensate?

Il nuovo concorso Eni station: partecipa e vinci 10 anni di pieni!

Eni continua a stupirci ancora, con un nuovo concorso volto a premiare i propri utenti, in maniera concreta.

Di certo non è una novità. È da anni che il cane a 6 zampe cerca di regalare benefici e vantaggi reali; basta pensare al precedente concorso Happy Home che non solo metteva in palio buoni carburante, ma anche forniture di gas e luce ed un super premio finale del valore di Euro 250.000, per l’acquisto di una casa.

LEGGI ANCHE: The Other Side: la rivoluzionaria campagna di Honda firmata W+K London

Ma questa volta è davvero un’altra storia e vi spieghiamo i motivi.

Il nome della campagna

10 anni di pieni: una promessa immediata e realizzabile, che si concretizza in Euro 20.000 di pieni carburante. Di certo una cifra alta ed un vero risparmio per l’utente. Un premio importante che si protrae nel tempo, supportando l’utente nella quotidianità. Chiunque ne sarebbe felice!

Il premio

La cifra è, senza alcun dubbio, molto elevata e non è stata scelta a caso; infatti è stata decisa dopo avere analizzato i dati dell’ Unione Petrolifera sul consumo e sul prezzo medio annuo del carburante. Per tali motivi, una scelta pensata per  aiutare concretamente gli utenti Eni.

La creatività

Il concept creativo è stato creato dall’agenzia TBWA. Di certo il vincitore sarà felice della vittoria, ma lo sarà molto di più la sua auto. La creatività lancia un messaggio chiaro e deciso, ma è allo stesso tempo divertente ed ironico.

Come partecipare?

Prendere parte all’iniziativa è semplice! A tutti gli automobilisti per ogni rifornimento di almeno Euro 30, nelle Eni Station aderenti, consegnando la tessera You&Eni o la tessera sanitaria, sarà rilasciato il codice per partecipare all’estrazione.

Il concorso è valido dal 10 novembre 2014 al 30 gennaio 2015. Fermati nelle Eni Station e partecipa.

Ti piacerebbe saperne di più? Visita la pagina Eni dedicata al concorso.

Tiffany & Co. trasforma New York in una fiaba animata [VIDEO]

Tiffany & Co. trasforma New York in una fiaba animata [VIDEO]

Natale è un momento di grande interesse per qualsiasi retailer. I reparti marketing delle aziende lavorano per intercettare e analizzare la domanda, mentre i creativi progettano campagne pubblicitarie adatte alla stagionalità e alle sue specificità. Distinguersi diventa ancor più importante, e Tiffany & Co. quest’anno ci prova con uno spot animato dalle note romantiche e magiche.

Protagonisti assoluti sono gli elementi figurativi e sensoriali, partendo dall’iconico blu che ha reso famoso il packaging Tiffany illuminato dal scintillio dell’oro e dell’argento dei gioielli che qui si trasformano nell’affascinante arredo urbano di una New York da fiaba, alla voce delicata che accompagna le immagini.

Tiffany & Co. trasforma New York in una fiaba animata [VIDEO]

Tiffany & Co. trasforma New York in una fiaba animata [VIDEO]

Tiffany & Co. trasforma New York in una fiaba animata [VIDEO]

L’immaginario natalizio legato alle luci della Grande Mela, alle romantiche proposte di matrimonio, all’eleganza di Tiffany & Co. sono tutti rintracciabili in questo video, che certo non sarà una pietra miliare dell’advertising del 2014, ma riesce benissimo nell’intento di accompagnare la spettatrice nel mondo (e nella guida ai regali!) di uno dei brand di gioielleria più amati al mondo, anche senza l’utilizzo di racconti emotivamente impegnativi o testimonial a 24 carati.

LEGGI ANCHE: Siamo a novembre, ma i brand pensano già a Natale [VIDEO]

Insomma, una vacanza Tiffany, come recita il titolo.

Credits:

Agency: Ogilvy & Mather, New York
Chief Marketing Officer: Lauren Crampsie
Chief Creative Officer: Chris Garbutt
Group Creative Director: Debra Fried
Creative Director: Jeff Leaf
Executive Producer: Maureen Phillips
Animation: Psyop
Music: “Out of the Blue” by Chauncey Jacks
Executive Group Director: Leyland Streiff
Account Supervisor: Kat Bear
Account Executive: Aniella Opalacz

Grazie alla digitalizzazione il wine business ha una grande possibilità di crescita ulteriore, soprattutto per le piccole e medie imprese.

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Libiam ne' lieti calici, nuove risorse per il wine business italiano

Libiamo, libiamo ne’ lieti calici che la bellezza infiora; e la fuggevol fuggevol’ora, s’inebrii a voluttà. Così inizia il famoso brindisi in tempo di valzer dall’opera di Giuseppe Verdi su libretto di Francesco Maria Piave. Era il 1853 quando La Traviata venne rappresentata per la prima volta al teatro La Fenice di Venezia. La citazione di una delle frasi più celebri della nostra tradizione operistica era d’obbligo.
Infatti, come allora, in Italia il vino è certamente uno dei prodotti di cui andare più fieri, e grazie agli sforzi di pionieri del wine business ha raggiunto le vette più alte dei mercati, assieme al Portogallo.

Purtroppo da allora le cose sono cambiate sopratutto per quanto riguarda il mercato interno. I consumi nazionali hanno subito dal 2009 ad oggi una fase di crescita molto lenta a causa della nota crisi economica che si abbattuta malefica sul nostro potere di acquisto. Nel 2012, stando ai dati Istat, le famiglie italiane hanno speso 12 euro al mese per l’acquisto di vino.

Ad oggi la crescita di consumo di vino in Italia si attesta allo 0,6 %. Vero problema però rimane la spinta all’incremento dei prezzi che si sta lentamente esaurendo causando disagi dal punto di vista della produzione. Molte aziende infatti hanno pensato di puntare sull’export nei paesi asiatici dove la domanda del nettare di bacco è in forte cresciuta.

A guidare le importazioni di bottiglie, italiane e non solo, è la Cina dove il consumo di vino dal 2006 al 2010 è cresciuto del 140 %, e le previsioni sostengono che la crescita si spinga fino al 2015 con un ulteriore 54 %. Una delle cause di questa crescita è la digitalizzazione. In Cina l’utilizzo di internet è sempre più importante, non solo come fonte di informazione sul vino, ma anche e soprattutto come strumento di acquisto, grazie al ruolo dell’eCommerce.

LEGGI ANCHE: 3Wine e un nuovo modo di acquistare e gustare il vino

La situazione delle piccole imprese

Abbiamo accennato sopra come il problema del mercato nazionale sia il lento esaurirsi della spinta dei prezzi. L’indicatore più chiaro è quello relativo ai prezzi di vino da tavola che si attesta a un -1,5 % rispetto al 2013 solo nel mese di settembre. Poco male per le grandi aziende che posseggono mezzi economici e grandi capacità di business che gli consente quindi di trovare l’ottima alternativa nell’export. A soffrire di questo brusco calo sono infatti i piccoli e medi produttori delle cantine sociali, chiamate anche cooperative.

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Il brusco calo dei prezzi al dettaglio ha obbligato le cantine a un ridimensionamento dei prezzi al quintale da versare nelle tasche dei piccoli produttori. Facciamo un esempio: il guadagno di un piccolo produttore siciliano nel 2014 sarà di circa 20 euro al quintale per uve IGT come il Grillo, il Grecanico e il Catarratto.

Queste dinamiche potrebbero facilmente invogliare i produttori ad essere negligenti nella cura dei vigneti e di conseguenza ad un sicuro abbassamento dello standard di qualità delle uve, facendoci perdere quella leadership che negli anni abbiamo raggiunto con molta fatica. Il famoso effetto domino.

Un’altra conseguenza di questi trend è da associare alle produzioni di uve straniere, nella fattispecie quelle francesi. Molte delle cooperative soprattutto del sud Italia tendono infatti a pagare molto di più i piccoli produttori associati che producono uve come lo Chardonnay, il Merlot e il Syrah poiché la curva di domanda sembrerebbe inclinarsi verso quelle scelte eliminando per certi versi la lunga tradizione italiana. Torniamo al nostro esempio: se in Sicilia un quintale di uva Grillo viene pagato venti euro al quintale, il prezzo per un quintale di Chardonnay tocca la soglia dei 40 euro.

Conclusioni

Come succede molto spesso nel sistema impresa è il capitale a dare quella marcia in più rispetto ai concorrenti, nazionali e non. Molto però è stato fatto grazie alla digitalizzazione. L’eCommerce sembra poter creare quell’uguaglianza in possibilità di guadagno che altrimenti molte piccole cooperative non potrebbero permettersi.

Nel 2013 la percentuale di popolazione italiana con accesso ad internet è stata del 82 %. In percentuale il fatturato dell’eCommerce è salito del 6 % rispetto al 2012 toccando la somma di ventitré miliardi di euro. Nonostante la recessione economica questo dato è molto importante per le aziende e va ben memorizzato, in vista di uno nuovo paradigma per il nostro wine business.

Esistono poi altri strumenti che possono essere usati, in maniera indiretta, dalle piccole imprese. Stiamo parlando delle wine app per mobile, che riescono ad avvicinare una più larga fetta di utenti, dai giovani appassionati ai più esperti sommelier. Trovarsi dentro questi meccanismi di digitalizzazione permetterà indubbiamente una maggiore visibilità e credibilità nazionale e internazionale.

Shopping natalizio e retailer: i 5 mantra per farsi trovare pronti

Ancora pochi giorni e i commercianti rispolvereranno vecchie giostre e carillions dai magazzini per le le loro vetrine, faranno risuonare tra gli scaffali le suadenti voci di Nat King Cole, Brenda Lee, Andy Williams e Mariah Carry.

Ma cari retailer, tutto questo ormai non basta più e quindi eccoci qua con voi per un rapido recap dei 5 mantra che caratterizzeranno quella che gli esperti promettono sarà la più grande stagione di shopping natalizio degli ultimi anni.

1. Lo shopping è multicanale

Secondo WL Panel nel 2013 il 13% delle transazioni online totali è stato rappresentato dallo shopping natalizio. A questi acquisti, del valore di 10 miliardi di euro (fonte: Fevad) vanno sommate tutte quelle transazioni che sono state veicolate dal web. Infatti per lo shopping natalizio del 2013, 2 consumatori tradizionali su 3 hanno effettuato un check online per verificare la competitività dei prezzi prima di procedere all’acquisto.
Diventa quindi fondamentale una presenza multicanale, che permetta al brand di presentare in modo univoco se stesso ed i propri prodotti.

2. I social media influenzano lo shopping online ed offline

Non importa quanti anni abbiano i vostri consumatori, potete stare sicuri che 1 su 3 si connette ai social per decidere cosa acquistare(1 su 2 nel caso della generazione dei millenari, che è quella con il maggior potere d’acquisto).

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è un dialogo che corre su fibra ottica quello fra business e clienti: non perdere l’occasione di ascoltare i tuoi consumatori e accrescere la tua strategia per i giorni avvenire.

Le feste di Natale sono un’occasione unica per coinvolgere gli utenti attraverso lo storytelling, con contenuti frequenti e di qualità: ricordatevi di aggiungere un pizzico di magia del Natale!

3. Lo stock deve essere monitorato in modo trasversale, online ed offline

Siete riusciti a persuadere il vostro visitatore che è lì ad un passo o ad un click dal completare l’acquisto ed ecco che scopre che la sua scelta è out-of-stock.
Niente panico, non l’avete ancora perso! Grazie alla vostra capacità di mantenere uno stock trasversale online ed offline, potrete riusciure ad evitare che si rivolga ad un altro retailer.

Cliente online e prodotto offline? Geolocalizza lo store più vicino a lui ed invitalo ad entrare prima che si rivolga a qualcun0altro.

Cliente offline e prodotto online? Organizzate per lui la spedizione a casa o un pickup in-store.

4 Il mondo dei dati: persone dietro ai numeri

Analytical tools e software saranno fondamentali per aiutarvi a mantenere il polso della situazione. Potrai analizzare le strategie dei tuoi competitors, vedere ad esempio come usano la leva del prezzo per aumentare le transazioni.
Impara a conoscere i tuoi clienti, quanto spesso vengono da te per i loro acquisti, quanto spendono e se sono online quali metodi di consegna prediligono.

Fa attenzione però: la maggior parte dei dati raccolti in questo periodo fa riferimento all’acquisto di doni per amici e parenti, per questo è importante scindere le informazioni raccolte in queste festività da quelle raccolte nel resto dell’anno.

5. Il momento è ora, non lasciartelo sfuggire

Mediametrie ha riportato un’informazione chiave: nel 2013 il 75% degli internauti ha ordinato i regali online tra il 15 novembre ed il 15 dicembre. Sapete cosa vuol dire? Che è arrivato il momento di trasformare i vostri store nella fabbrica di Babbo Natale, e chissà che i più scaltri non riescano a farvi entrare anche il Grinch!