5 consigli per realizzare una web series virale per le piccole imprese [CASE STUDY]

5 consigli per realizzare una web series virale per le piccole imprese [CASE STUDY]

Il coinvolgimento del cliente è uno degli obiettivi principali delle aziende. Catturare l’attenzione del consumatore significa, nella maggior parte dei casi, aumentare la propria user base. Uno dei metodi di comunicazione che ha ottenuto il maggior successo in termini di engagement è la realizzazione di web series, anche se non è detto che tutte le serie online diventino virali e raggiungano gli obiettivi sperati.

Proprio per questo motivo Simone Zaccaria, direttore marketing di Ominiauto.it, un portale online dedicato al settore automotive, ci svela i segreti del successo delle web series regalandoci cinque consigli utili, che lui stesso ha applicato nell’ultima campagna di comunicazione, #ilvecchiocolcappello.

Quali sono i vantaggi per le imprese?

5 consigli per realizzare una web series virale per le piccole imprese [CASE STUDY]

Grazie alle web series è possibile differenziare le proprie campagne di comunicazione dagli altri contenuti pubblicitari presenti in rete. E’ importante mettere l’utente, nel nostro caso l’automobilista, al centro dell’attività di comunicazione, lanciando delle call to action e favorendo l’interazione con il messaggio proposto. In una realtà come la nostra che vive solo sul web gli obiettivi di social engagement ricoprono un ruolo fondamentale e le web series contribuiscono a rendere un contenuto virale e condivisibile, se fatto bene.

Perché realizzare delle web series?

5 consigli per realizzare una web series virale per le piccole imprese [CASE STUDY]

Per tre motivi. Ritengo che le web series siano dei mezzi di comunicazione dalle grandi potenzialità e meno invasivi rispetto a quelli attualmente presenti sul web. Per un’azienda come la nostra che lavora molto con la produzione video per il canale YouTube, è stato facile sfruttare i mezzi e il know how in materia.  Inoltre, penso che sia un modo nuovo per differenziare e targettizzare i contenuti video, dove gli elementi associati a un brand o un prodotto sono presentati all’interno di un contesto di intrattenimento ad alto coinvolgimento del utente.

Ultimo aspetto, forse anche quello più importante, è la spinta virale sui social. Ormai il concetto di virale è sulla bocca di tutti, ma parlando di web series basta pensare alla serie “Easy to assemble”, ideata dall’IKEA e ai risultati che ottenne: milioni di visualizzazioni in pochi giorni. OmniAuto è tra le prime piattaforme sull’automotive che ha realizzato un progetto simile. In più per noi una web series rappresenta una forma pubblicitaria che sposa a pieno gli interessi degli utenti moderni, cioè l’intrattenimento e il divertimento.

5 consigli per realizzare una web series di successo?

  1. Creare degli stereotipi. In questo modo le persone si possono rivedere nei vostri personaggi, così sarà più facile che gli utenti si appassionino alla serie e la condividano con i loro amici.
  2. Lanciare delle call to action. E’ importante incoraggiare gli utenti ad interagire con i propri contenuti, ad esempio proponendo un sondaggio su un sito web o sui social network, chiedendo al pubblico cosa vuole vedere nei prossimi episodi.
  3. Scrivere una solida sceneggiatura. Non si deve mai dare l’impressione dell’improvvisazione. Sarebbe sicuramente efficace proporre delle battute taglienti e il più possibile attuali.
  4. Proporre dei contenuti inediti. Date libero sfogo alla vostra vena artistica. Date spazio al comico che è in voi. Divertitevi a creare un simpatico rap che resti nella mente dell’utente.
  5. Potenziare le attività sui social network. Una web series non vive e non cresce da sola. Il ruolo del social media marketing è imprescindibile per alimentare e instaurare un rapporto duraturo con una community.

E infine mai dimenticare di divertirsi.

Come è nata la web series #ilvecchiocolcappello?

5 consigli per realizzare una web series virale per le piccole imprese [CASE STUDY]

Il vecchio col cappello è lo stereotipo degli stereotipi per gli automobilisti. Il terrore della strada. Tutti ne siamo consapevoli e tutti lo temiamo, soprattutto quando siamo in ritardo e andiamo di fretta. Così abbiamo deciso di scherzarci su, lanciando una call to action ai nostri utenti: “Se ne avvisti uno, segnalacelo utilizzando l’hashtag #ilvecchiocolcappello”.

5 consigli per realizzare una web series virale per le piccole imprese [CASE STUDY]

Per ora sono online i primi sei episodi intrepretati da Luca di Giovanni, il testimonial dei video sul Winner Taco e della serie #coglioneNO. Ogni episodio è dedicato ad una specifica tipologia di automobilista e portata all’estremo caricaturale per scelta. Il primo episodio l’abbiamo dedicato ai tuner, una versione ispanica alla fast and furious con dei richiami fantozziani. Nelle altre puntate troviamo, lo stressato, il tuttologo, l’ansioso, l’imbranato e il rapper. Ne stiamo già immaginando delle altre. Per il momento: stay tuned.

Secondo voi quale sarà il prossimo sterotipo?

Navdy: il tuo smartphone, direttamente sul parabrezza dell'auto

La tendenza del mercato automobilistico è, da qualche tempo, ormai chiara: i costruttori stanno integrando, in maniera sempre più evidente, la tecnologia in auto. Le aree di intervento più importanti riguardano la dashboard, con Apple Car Play e Android Auto che si candidano come protagonisti per il prossimo futuro, ma anche il quadro strumenti, con esempi quali lo schermo TFT da 7 pollici presente sulla nuova Fiat 500.

Ma c’è un problema che non è stato ancora risolto: l’utilizzo dello smartphone durante la guida. Molto spesso infatti, il proprio telefono sostituisce il sistema di navigazione o l’impianto stereo. Ma, siamo onesti: quanti di noi ancora leggono le notifiche che arrivano mentre si è al volante o, ancora più grave, scrivono e rispondono ai messaggi in arrivo? Le statistiche, purtroppo, dicono che questa abitudine è diffusa e a livello mondiale, con numeri impressionanti.

Questo comportamento porta ad elevatissime probabilità di incidente (i dati affermano oltre tre volte la media). Anche una distrazione minima, sotto i cinque secondi ad esempio, può tradursi in centinaia di metri di mancata osservazione della strada.

Da una startup di San Francisco arriva un gadget che potrebbe rivoluzionare questa problematica, per una guida in grande sicurezza ed integrata con il proprio smartphone: stiamo parlando di Navdy.

Navdy è il primo HUD (Head Up Display) con funzioni avanzate. Gli Head Up Display non sono una novità: molti car makers, come ad esempio BMW nella sua nuova Mini, li integrano già (basti pensare che, lo scorso anno, sono state vendute circa 1.200.000 auto nel mondo con un HUD, contro le 800.000 del 2012). Ma nessun Head Up Display, attualmente, supporta le funzioni di Navdy.

Navdy il tuo smartphone direttamente sul parabrezza dell'auto

Dal blog ufficiale dell’azienda infatti, tramite le parole del CEO Doug Simpson, si capisce come Navdy sia nato dal desiderio di evitare la frustrazione e la pericolosità di utilizzare il touchscreen della vettura o il proprio smartphone in auto, creando una sorta di Google Glass da utilizzare sul proprio parabrezza, avendo le app sotto controllo.

Navdy il tuo smartphone direttamente sul parabrezza dell'auto

Navdy utilizza la stessa tecnologia in dotazione ai piloti di aereo per rimanere concentrati sulla pista durante l’atterraggio: una volta installato in modo semplice il dispositivo sul cruscotto tramite la sua base magnetica ed adattiva a seconda del cluster presente sulla vettura, i contenuti del proprio smartphone si proiettano sul parabrezza come se fossero a circa 1,80 metri di distanza dal guidatore (con un sistema di stabilizzazione visiva per evitare i sobbalzi dovuti alle irregolarità del manto stradale).

Si può visualizzare un messaggio, seguire la strada corretta da prendere tramite il navigatore oppure visualizzare qual è la canzone di Spotify che viene trasmessa in quell’istante: il tutto senza mai prendere in mano lo smartphone, con benefici enormi nella sicurezza alla guida.

Navdy il tuo smartphone direttamente sul parabrezza dell'auto

Navdy sezionato nelle sue varie componenti (con cavo per la porta OBD-II della vettura)

Il device contiene, oltre all’unità di proiezione su vetro, un microfono ed un sensore di movimento.

Il microfono serve per utilizzare Siri e Google Now tramite le funzioni vocali del proprio telefono. Il sensore di movimento, invece, consente dei gesti naturali per interagire con le applicazioni. Ad esempio, ricevuto un messaggio, si potrà dettare la risposta avendo visto in anticipo il testo sul parabrezza; alla ricezione di una telefonata, si potrà rispondere o terminare la chiamata con uno swipe “aereo”!

Navdy è compatibile con iOS ed Android, ed è in grado di interagire con le principali applicazioni esistenti. Dal punto di vista della navigazione, Navdy si connette a Google Maps (successivamente sarà aggiunto il supporto per Waze e per le mappe di Apple) per avere la strada corretta sempre sotto controllo (dividendo in due parti il display in caso di telefonata).

Navdy il tuo smartphone direttamente sul parabrezza dell'auto

Inoltre, supporta le app musicali quali Spotify, Deezer, iTunes e Google Play Music e può leggere i messaggi, anche vocalmente, provenienti dalle applicazioni social (anche se, per ovvie ragioni, non si potrà scorrere la timeline di Facebook mentre si è alla guida). Il tutto affiancato alle già citate funzioni di base di fonia e messaggistica dello smartphone.

Il collegamento alla porta OBD-II inoltre (obbligatoria nelle auto dalla fine degli anni ’90) consentirà di comunicare in maniera diretta con la vettura, ottenendo una personalizzazione avanzata delle informazioni da mostrare quali velocità, livello del carburante, pressione delle gomme, sensori vari o, semplicemente, un contagiri molto più grande. La porta OBD-II può permettere agli sviluppatori di applicazioni di implementare in Navdy degli algoritmi che studiano lo stile di guida, ad esempio per risparmiare carburante oppure mostrando, in una sessione in pista, la posizione e la mappatura della vettura.

Le potenzialità di utilizzo insomma, possono essere molteplici e davvero ampie.

Navdy il tuo smartphone direttamente sul parabrezza dell'auto

Navdy verrà lanciato, nelle intenzioni dei suoi creatori, all’inizio del 2015 al prezzo di 499$. In questo momento però, per tutto il mese di Agosto, sarà disponibile al prezzo ridotto di 299$ al fine raccogliere 60.000$ che permetterebbero di realizzare il prodotto e consentendo agli acquirenti di diventare early adopters, per aiutare il team di sviluppo nella realizzazione del prodotto finale.

Date tutte queste premesse, Navdy non potrà che essere molto interessante e, specie per la sicurezza in auto, un apripista verso soluzioni che permettano di convogliare efficacemente l’utilizzo dello smartphone in automobile!

5 lezioni sul Mobile Marketing su cui riflettere

Il Mobile Marketing è l’orizzonte su cui tutte le realtà di mercato ormai volgono la prua: le startup, le aziende di tutte le dimensioni, le imprese pubbliche. In tutte queste realtà si prendono in esame le ultime tendenze e gli strumenti più efficaci, ma si tiene paradossalmente poco conto di un aspetto fondamentale: l’esperienza dei consumatori.

Prendendo spunto dalle riflessioni sorte in seno alla MobileBeat Conference 2014 tenutasi a San Francisco in luglio, abbiamo estrapolato 5 lezioni sul Mobile Marketing di cui le aziende devono tener conto prima di investire in una strategia.

Abbandonate l’app-ossessione: investite nella Mobile experience

In una delle discussioni più coinvolgenti della conferenza MobileBeat, Jason Spero, Global Head of Performance Media di Google, ha sollevato una questione: “Abbiamo bisogno di investire nella esperienza sul web mobile, non solo sulle app”.

Sappiamo che i dispositivi mobile con le loro caratteristiche avanzate possono oggi accelerare, semplificare e migliorare ad esempio il momento dell’acquisto dei consumatori. Ma c’è anche la necessità per il marketing di smettere di impantanarsi nelle singole tattiche come il lancio di un sito mobile ottimizzato o la creazione di un’applicazione

Una tattica è differente da una strategia: la tattica è finalizzata ad un’azione di breve termine, la strategia è rivolta al lungo termine e coinvolge più aspetti. Per questo ciò che deve avere la precedenza su tutto nell’elaborazione delle strategie di mobile marketing è l’esperienza dei consumatori, dal momento in cui approdano sul vostro sito mobile fino a quello in cui scaricano le vostre applicazioni.

La semplicità guida il comportamento

La chiave del successo del mobile marketing della vostra azienda è quella di rendere l’esperienza mobile più semplice possibile per i consumatori.

Ad esempio, un’app per il food delivery è più efficace se consente agli utenti di memorizzare le credenziali e gli ordini del passato, facilitando in questo modo gli acquisti successivi.  Ricordate a proposito che scaricare un’applicazione è solo il primo passo : quello a cui dovete puntare è il fatto che l’utente consideri la vostra applicazione così utile e semplice da usare da riutilizzarla.

I consumatori non hanno una strategia di canale, hanno invece una strategia di shopping

Un consumatore pensa prima ad una strategia di shopping, poi sceglie il canale migliore per farlo. Cerchiamo di essere più chiari con un esempio: quando scegliete di comprare una maglietta di un determinato brand, pensate prima a quanto volete spendere, di quale colore o tipo la desiderate, ecc… Solo dopo, scegliete se acquistarla in negozio, se ordinarla su un’e-commerce dal vostro tablet perché la desiderate subito o se aggiungerla alla vostra wishlist dall’applicazione.

Alla MobileBeat Conference Kelly Solomon, vice presidente di e-commerce e multicanale a L’Oreal Paris USA, ha dato un altro esempio che convalida questa intuizione. 

Ha condiviso un’importante statistica sul fatto che il 98 per cento delle entrate per L’Oreal Paris USA si ottiene attraverso la distribuzione fisica nei negozi. E cosa desiderano i loro retailer? Vogliono aumentare il traffico nei loro negozi ma soprattutto nei corridoi dei prodotti di bellezza.

L’Oreal ha dunque realizzato una partnership con Shopkick, un’applicazione che premia i suoi utenti quando fanno determinate azioni dentro i negozi.

Quest’app aiuta L’Oreal a tracciare il percorso dei propri clienti “couch-to-store”, dalla pianificazione dell’uscita per fare shopping, fino a quando entra in negozio, attraversa i corridoi dei prodotti di bellezza, li scansiona e li acquista.

 Liberatevi dei compartimenti stagni all’interno della vostra azienda

Sempre nell’intervento di Solomon di L’Oreal, si è discussa l’importanza dell’allineamento dei diversi reparti dell’azienda verso i medesimi scopi, anche quando si parla di Mobile Marketing.

A proposito Gibu Thomas, Global Head of Mobile della catena Walmart, ha dato un esempio pratico di questa lezione: secondo Thomas, Walmart ritiene fondamentale definirsi una “technology company” e considera altrettanto importante che i suoi stores siano in linea con questa definizione. 

Ecco perché  20 % dei prodotti acquistati dal sito Walmart.com sono spediti da o ritirati presso gli storesRicercare prodotti on-line o via mobile è più facile che andare in un negozio per un sacco di acquirenti: questi però preferiscono ritirare il prodotto presso il negozio locale, eliminando i problemi di attesa della spedizione.

Uno su cinque acquisti online su Walmart.com sono prelevati nei negozi Walmart, così che i negozi svolgono un secondo ruolo come centri di evasione degli ordini on-line.

L’esperienza Mobile è un comportamento, non soltanto un canale

Per avere successo nel Mobile marketing, i marketer devono utilizzare prima di tutto la tecnologia e i dati per comprendere meglio le motivazioni individuali, i comportamenti e i percorsi diversi per l’acquisto dei consumatori.

L’esperienza Mobile è un comportamento, non solo un canale: questo è fondamentale per creare strategie di marketing coinvolgenti per i consumatori, localmente rilevanti e contestualmente mirate.

La vostra azienda è pronta a ripensare le sue strategie per entrare nella mobile revolution?

Social media: 6 miti da sfatare

social media

SSilver - Fotolia.com

Se siete social media manager (“social media coso” ormai è diventato inflazionato) fate tabula rasa di tutto ciò che pensavate di sapere intorno al mondo dei social, prendete carta e penna (non in senso metaforico, ma realmente), annotate quanto segue e attaccate alla parete del vostro ufficio il foglio su cui avrete scritto a caratteri cubitali “Social media: 6 miti da sfatare”.

Uno studio recente del PO.ST, infatti, ci spiega in breve quali sono gli stereotipi in cui non dobbiamo più cadere.

1. La maggior parte dei contenuti viene condivisa attraverso Facebook e Twitter

In realtà: il 72% di ciò che viene condiviso dagli utenti è frutto di un’intensa attività di copia e incolla. E, indovinate… sapete quando si raggiunge il picco delle condivisioni? Tra le 19.00 le 22.00!

2. Gli utenti condividono qualsiasi tipo di contenuto, indipendentemente dal tipo di URL

In realtà i brand che usano i “vanity domain” hanno un 25% in più di probabilità di essere condivisi.

like Facebook

Sondem - Fotolia.com

3. I contenuti condivisi attraverso gli short link hanno le stesse “aspettative di vita”, indipendentemente dalla data di pubblicazione

In realtà le “aspettative di vita” degli short link aumentano se il contenuto ad essi associato viene pubblicato alla fine delle settimana lavorativa. Il giorno ideale per pubblicare? Negli USA è il giovedì!

4. Il tasso di engagement aumenta nel week-end

In realtà il tasso di engagement aumenta del 49% nei giorni feriali, e non nei week-end!

Fateci caso: in quali giorni della settimana la vostra bacheca di Facebook si arricchisce di contenuti? Sapete quando gli utenti pubblicano post sugli eventi sportivi? Al lunedì e al martedì. E ancora, sapete quando vengono condivise immagini o materiale relativi al mondo del food? Al giovedì. Almeno, negli USA.

uccellino twitter

Megustadesign - Fotolia.com

5. I millenial sono gli utenti che interagiscono di più coi brand sui social

In realtà sono gli utenti che hanno un’età compresa tra i 55 e 64 anni a condividere maggiormente contenuti pubblicati dai loro band preferiti.

Le percentuali parlano chiaro: il 41% degli over 50 è più coinvolto, rispetto a un 19% dei millenial. Impossibile? Controllate la bacheca dei vostri genitori 😉

6. Facebok offre il miglior traffic referral.

In realtà è l’uccellino cinguettante blu ad offrire il miglior traffic referral.

Di seguito l’infografica:

Ecco 10 social business network per lanciare una start up

Ecco 10 social business network per lanciare una start up

Siamo nell’era del digitale e l’’utilizzo dei social network in azienda è diventato imprescindibile.  Le reti sociali si sviluppano sempre più velocemente dentro e fuori dal web in piena logica O2O (online to offline). I social network rappresentano un grande potenziale per il business delle aziende: facilitano il contatto diretto con il cliente, l’ascolto e la definizione dei reali bisogni del mercato e questo gli imprenditori lo sanno bene. Vi proponiamo un elenco di 10 social network da tenere in considerazione per sviluppare, comunicare e soprattutto diffondere la vostra idea di business.

#1. LinkedIn

Al primo posto LinkedIn, il social business network per eccellenza. Da una ricerca AxiCom si può notare che questo social network viene utilizzato più di quanto ci si aspetti. Gli utenti ne fanno networking, condividono informazioni sul proprio lavoro e si informano quotidianamente degli aggiornamenti professionali dei loro contatti.

#2.PartnerUp

PartnerUp è una comunità online di imprenditori e proprietari di piccole e medie imprese che utilizzano la rete per trovare le competenze e le risorse necessarie per avviare e far crescere il proprio business. I membri possono connettersi con potenziali partner, consulenti e risorse aziendali.

#3.Meet The Boss

Meet the Boss è uno strumento di business networking per i dirigenti aziendali di tutto il mondo, in tutti i settori verticali. L’unico appunto è la disponibilità della sola lingua inglese, ma questo non dovrebbe spaventare i nostri imprenditori

#4.StartupNation

StartupNation fornisce consulenze aziendali per imprenditori e startupper che intendono avviare un progetto di business sia nel proprio territorio che all’estero.

Ecco 10 social business network per lanciare una start up

#5.Ryze

Ryze.com è un sito gratuito di social networking progettato per mettere in contatto professionisti di settore, in particolare gli startupper. L’utente può usufruire di un kit di strumenti per promuovere il proprio business online, per stringere contatti con clienti e partner commerciali e per monitorare la propria situazione aziendale, analizzando i risulti e gli obiettivi raggiunti.

#6.Cofoundr

Cofoundr è un social network privato per gli imprenditori, i programmatori, progettisti, investitori e altri soggetti interessanti all’avvio di startup e nuovi progetti di business.

#7.Perfect Business

PerfectBusiness è un portale che aiuta gli imprenditori a lanciare e far crescere il proprio business. Vengono messi a disposizione una serie di risorse online e altri utili strumenti facili da usare, oltre che una rete di imprenditori con cui condividere le proprie esperienze e scambiarsi consigli e suggerimenti.

#8.Biznik

Biznik è un social network in cui la parola d’ordine è la collaborazione non la competizione. L’obiettivo della piattaforma è quello di creare una rete di collaborazione tra imprenditori,   mettendo in mostra e le qualità e i punti di forza di chi è inserito nella community.

#9.Entrepreneur Connect

In Entrepreneur Connect gli startupper ed i piccoli imprenditori possono creare un profilo, di esplorare la comunità, condividere idee e fare networking. Questo sito non è destinato all’auto-promozione di massa, ma piuttosto vuole essere un luogo di aggregazione in cui gli imprenditori possono scambiare consigli reali ed stringere rapporti duraturi.

#10.Unstucture.org

Unstructure è una piattaforma aperta alle discussioni tra professionisti, blogger ed influencer che condividono le proprie esperienze e propongono le proprie idee nel migliorare il business aziendale. E’ presente un forum online di discussione che ogni anno organizza un evento per permettere ai partecipanti di incontrarsi realmente e scambiarsi dal vivo delle idee per le imprese del futuro.

L’elenco non si conclude qui. E’ un settore in costante evoluzione, quindi tutte le vostre segnalazioni sono le benvenute!

La classifica delle pubblicità più divertenti in cui gli animali sono i protagonisti

topo Braun

 Animali come non li avete mai visti. Che le immagini di gattini e di cagnolini siano altamente virali, si sa. Che ci facciano tenerezza è cosa risaputa. Oggi, però lasceremo la dolcezza da parte perché ti mostreremo il meglio degli spot pubblicitari in cui i protagonisti indiscussi sono animali di tutte le razze.

Attenzione: le immagini potrebbero urtare la sensibilità dell’animalista che c’è in te. Sei stato avvertito!

Fenistil gel

15. Fenistil gel

Agenzia: Saatchi & Saatchi, Svizzera

Commento: Graffiante

Otrovin spray

14. Otrovin Spray nasale

Agenzia: Saatchi & Saatchi, Milano

Commento: Liberatorio

Binggrae banana-flavored milk

13. Binggrae banana-flavored milk

Agenzia: Cheil Worldwide Seoul, Sud Corea

Commento: WTF

Olympus binocolo koala

12. Binocolo Olympus

Agenzia: JWT Sydney, Australia

Commento: Incredibile

Swedish fish gattino

11. Swedish Fish

Agenzia: JWT, NYC

Commento: No comment

ranocchio Shieldtox

10. Insetticida Shieldtox

Agenzia: Euro RSCG, Bangkok, Thailandia

Commento: Gustoso

canguro Kit Kat

9. Kit Kat

Agenzia: JWT, Dubai

Commento: Politically correct

mucca Mc Donald's

8. Mc Donald’s

Agenzia: DDB Helsinki, Finland

Commento: Plausibile

cagnolino Faber Castell

7. Faber-Castell

Agenzia: Serviceplan, Monaco

Commento: Ficcante

Cane Febreze

6. Febreze

Ad Agency: Callegari Berville Grey, Parigi

Commento: Notevole

Anatra Rowenta

5. Rowenta

Agenzia: Publicis Frankfurt, Germania

Commento: Acuto

Ratti Dulcolax

4. Lassativo Dulcolax

Agenzia Callegari Berville Grey, Parigi

Commento: Ri-lassante

ratto Braun

3. Rasoio Braun

Agenzia: Impact BBDO, Dubai

Commento: Un baffo così neanche al Movember!

coniglio Peugeot

2. Peugeot 207 RC

Agenzia: EuroRSCG Santiago, Chile

Commento: Shhhhh!

And the winner is: Noccioline KajaKing

Agenzia: Ogilvy & Mather, Jakarta

Commento: Geniale

Bolt, l'app di messaggistica "usa e getta" di Instagram

Ne avrete già sentito parlare: la settimana scorsa Instagram ha lanciato una nuova app, Bolt, che si inserisce nel calderone delle app di messaggistica “usa e getta” come Snapchat.

Non più soddisfatto di essere semplicemente un social network per il photo-sharing con graziosi filtri e più di 200 milioni di utenti mensili attivi (fonte @Mashable), Instagram si sta muovendo sul ​​territorio della messaggistica effimera attualmente dominato da Snapchat. Ha selezionato come mercati iniziali di prova Singapore, Nuova Zelanda e Sud Africa e per ultima ieri l‘Australia.

Messagging app: un mercato in espansione

Ovviamente il mercato che interessa Instagram è quello degli USA, ma non è detto che non tenga conto di paesi come la Cina dove l’attenzione mediatica è rivolta al mercato delle messaging app.

Ne è un esempio il tam tam di voci con cui è stata accolta la notizia recente che Snapchat sia in trattative con alcuni investitori pronti ad un round di finanziamento per portare la valutazione della società fino a 10 miliardi di dollari.

Tra questi rumors, non a caso c’era come protagonista anche Alibaba, l’e-commerce cinese che si prepara a fare il suo ingresso a Wall Street a settembre e che sta facendo “shopping” tra le tech companies della Silicon Valley: il colosso cinese ha già investito concretamente su un’altra app di messaggistica, Tango, mentre nelle ultime ore ha declinato il suo interesse per Snapchat (fonte @re/code).

Bolt e Slingshot di Facebook a confronto

Bolt non è stata accostata soltanto a Snapchat ma anche a Slingshot di Facebook, l’app che non consente di visualizzare le foto che i tuoi amici ti inviano a meno che non tu non ne invii una a tua volta.

Un paradosso vedere due app così simili nascere praticamente sotto lo stesso tetto, quello appunto di Facebook!

Un altro aspetto singolare è il fatto che per iscriversi a Bolt, l’app richiede un numero di telefono, non un login su Facebook o Instagram.

Bolt utilizza l’elenco dei contatti del telefono per creare un elenco di persone a cui è possibile inviare i propri media, cioè foto o video. Una volta che si scatta una foto o un video utilizzando la fotocamera di Bolt, si vedono i propri contatti in una riga nella parte inferiore dello schermo. Basta toccare una volta per inviare.

Chi riceve il messaggio, lo visualizza per poi vederlo scomparire subito dopo. Beh, sì, questo lo avevate già intuito, no? 😉 

Qui in Italia non ci resta che attendere lo sviluppo di questa fase sperimentale prima di giudicare Bolt: intanto gli app store ci offrono così tante alternative di chat che c’è solo l’imbarazzo della scelta. O forse torneremo ad usare i buoni cari vecchi SMS

Automobili digitali: smartphone e social media al volante delle quattroruote

Alzi la mano chi sale su un’auto nuova e non resta perplesso dalla mancanza di schermi video, integrazione con il telefonino e qualche servizio di geolocalizzazione, ad esempio per rilevare il traffico oppure i rifornimenti di benzina più vicini. Le automobili, vecchia roccaforte della “disconnessione dal resto del mondo”, in particolare per i conducenti, stanno rapidamente integrandosi nel mondo digital e social, diventando un’appendice, o complementi, di dispositivi e piattaforme mobile. Si tratta di un mercato grande ed in espansione: secondo uno studio di Gsma, il valore del mercato sarà di 35-40 Miliardi di Euro al 2018. Ma andiamo con ordine.

Automobili digitali: non solo il segmento lusso

L’integrazione digitale delle automobili, innanzitutto, non è un fenomeno delimitato al lusso o comunque al segmento alto. E se le ultime Audi offrono soluzioni Audi connect, con connettività 4G e servizi Internet integrati (ad esempio Google Earth, navigazione ricerca dei punti di interesse, meteo, notizie, informazioni sul traffico online e music stream) e Mercedes studia l’integrazione tra il proprio sistema Command Online e i Google Glass per offrire un’interfaccia integrata al conducente “always on”, anche case automobilistiche tradizionalmente più mass market si dimostrano ricettive.

È il caso, ad esempio, della Citroen, che con la Citroën C4 Picasso è passata ad un display touch screen eliminando ogni pulsante fisico. La Ford invece ha creato un kit (AppLink) per ampliare le funzionalità del sistema operativo base “Sync” in grado di estendere la gamma di funzionalità grazie ad app, ad esempio come Spotify per la riproduzione di contenuti audio. La novità è anche nella possibilità di “governare” le app integrate e compatibili con comandi vocali, eliminando la pericolosa necessità di “smanettare” il dispositivo cellulare, e potendo in tal modo mantenere gli occhi ben incollati sulla strada. Opel invece mantiene un approccio più tradizionale, conservando manovrabilità del proprio sistema di infotainement (con sistema operativo Android) a dito oppure con una manopola multi funzione o con un touchpad come sui computer portatili.

E le italiane? Sembrano per adesso in ritardo. Navigando sui siti di Fiat, Alfa Romeo e Lancia si trovano ben pochi riferimenti a funzionalità digital integrate. Strano per un Gruppo che è invece forte nel digital marketing e nelle campagne di comunicazione mobile.

Fuori dall’auto: app indipendenti ed i servizi remoti

L’integrazione del mondo digital delle automobili inizia ormai ben prima di essere al volante, per i proprietari o semplici fruitori delle stesse.

È infatti doveroso iniziare la carrellata parlando delle piattaforme social e di economia collaborativa incentrate sull’uso e condivisione delle quattroruote. È il caso dei servizi di Car Sharing come Car2Go ed Enjoy! di Eni, di cui abbiamo parlato in questo articolo. Qui l’auto diventa digitale tramite sistemi di geolocalizzazione che permettono di individuare i mezzi disponibili nei paraggi, e di “bloccarle” per un periodo di tempo limitato per poterle raggiungerle ed iniziare il noleggio a tempo (ad esempio, per 30 minuti nel caso di Car2Go). È della stessa logica anche la chiaccherata e contestata Uber di cui abbiamo già trattato in quest’articolo sull’economia collaborativa.

D’altra parte, l’auto è uno dei beni di consumo “meno utilizzati” (si calcola stiano ferme in media per circa il 90-95% della loro vita utile).

Altri prodotti innovativi “fuori dall’auto” sono in corso di studio e lancio da parte, ad esempio, degli operatori telefonici. E’ il caso di Drivexone di Vodafone. Non si tratta d’altro che di un piccolo dispositivo da installare in auto, per renderla sempre “a portata di app”. Tra i servizi disponibili ci sono la localizzazione in ogni momento del mezzo (ad esempio, nel caso si fosse dimenticata la zona di parcheggio), ricevere notizie sullo stato del veicolo (ad esempio, batteria scarica), e tracciare ovviamente dati su guida, percorsi e consumi (particolarmente interessante in casi di sospetti coniugi infedeli).

Che succederà poi se l’auto verrà rubata? Se il ladro non disattiva il dispositivo, ci sarà da divertirsi. Per Vodafone il business è nel traffico illimitato incluso nella SIM del dispositivo, prezzato appena 3 Euro al mese, più il prezzo del dispositivo stesso fissato a 70 Euro di “contributo iniziale”.

Ci sono infine alcuni esperimenti di integrazione digital per la vendita delle automobili. Oltre al classico digital marketing (dalle gallerie multimediali ai configuratori online), si iniziano a vedere veri e propri negozi digitali, come il Digital Car Showroom dell’Audi a Londra nella centralissima Piccadilly Street. Qui l’esigenza è di creare un’esperienza digitale entusiasmante per il potenziale cliente, ma anche di allestire degli showroom in spazi limitati dove i prezzi degli affitti sono alle stelle. Infatti nel Digital Car showroom si trova esposta appena una vettura, tutte le altre sono visitabili ed esplorabili su grandi pannelli tridimensionali.

Integrazione digital a bordo: scelte rischiose per le case automobilistiche

Una volta a bordo, con le mani strette al volante, inizia il secondo tempo della partita. Quello dove si decide chi vince o chi perde. Tutte (o quasi) le case automobilistiche hanno come obiettivo l’integrazione digitale dei propri sistemi e schermi LCD con i dispositivi cellulari dei propri clienti che devono diventare delle vere e proprie appendici dei dispositivi mobile, replicando in funzione compatibile alla guida (semplificata e con lettura/comandi vocali) le funzioni delle app residenti sugli smartphone del conducente o dei passeggeri. E’ un terzo adattamento, dopo aver sviluppato le versioni mobile ed app che replicano i siti web in maniera semplificata.

Ma se il fine ultimo è comune, le case automobilistiche sono adesso di fronte a scelte importanti e di grande impatto legate, ad esempio, ad integrarsi con Apple piuttosto che con Android. I potenziali acquirenti iniziano infatti a chiedersi se l’auto sarà integrata o meno al proprio telefonino, se saranno costretti a cambiare, che impatti avrà sulle proprie abitudini e con quali costi aggiuntivi. Una scelta sbagliata potrebbe aver impatti sul numero di vetture vendute a sei zeri.

Ci sono poi ulteriori applicazioni molto interessanti allo studio: un esempio è il sistema di  pagamenti wireless dei parcheggi e pedaggi autostradali direttamente dalla vettura, un po’ come il sistema Telepass. Audi è detta lavorare sul progetto per i prossimi modelli di auto.

 

L’avanguarda di Apple Carplay

Apple ha rilasciato il proprio “Carplay” già a Dicembre del 2013, e si stima che circa 25 milioni di nuove vetture saranno adattabili al sistema nei prossimi 5 anni. I primi partner sulle auto nuove sono stati Ferrari, Honda, Mercedes, Hyundai e Jaguar, con Abarth, Audi, Alfa Romero, Fiat-Chrysler,Dodge e Mazda in rampa di lancio. Porta le app potenzialmente utili durante la guida direttamente sul display dell’automobile, semplicemente collegando il proprio iphone ad una porta ingresso.

La notizia di questi giorni è che CarPlay sarà compatibile anche per automobili non di nuova produzione. Infatti produttori come Alpine che Pioneer hanno stanno sviluppando delle autoradio che avranno nel proprio bagaglio software una versione riveduta e ridotta di iOS per una cifra di stimata di circa 500 euro, permettendo a tutti di togliersi l’ennesimo capriccio tecnologico made in Cupertino. Si attendono comunque anche semplici aggiornamenti del software per autoradio già in commercio, potenzialmente a costo zero.

La risposta di Android

Google Android Auto è invece stato annunciato successivamente, a Giugno di quest’anno, ma sembra sostanzialmente in linea con il concorrente dalla mela morsicata.Un’interfaccia semplice e intuitiva, comandi al volante integrati e nuove azioni vocali efficaci, riduce al minimo la distrazione in modo da poter rimanere concentrati sulla strada.

Viene subito da pensare a Google Maps, oppure Google Hearth, ed a funzionalità di navigatore integrate ed aggiornate dagli utenti stessi di Maps. Sul sito ufficiale si leggono già i nomi di oltre 30 partner, tra cui Alfa Romeo e Fiat.

La tendenza più logica sarà comunque quella di trovare un modo di rendere sia Apple che Android compatibili sulla stessa auto, e non ad auto alterne. Un esempio di questo tipo viene dalla nuova generazione della Mini con il proprio sistema “Mini Connected” basato su un display da 8.8 pollici (non touch) compatibile sia con iPhone che con Android. Tra le tante App compatibili sviluppate si annoverano  web radio e streaming musicale come Deezer, Stitcher, Napster/Rhapsody e TuneIn (manca Spotify) fino all’utilizzo a bordo dei social network con Facebook, Twitter, Foursquare e Glympse (da capire come conciliare lettura di conversazioni e consultazione di foto con la guida sicura) tutte scaricabili da un negozio online.

Le anternative: da Navdy agli Head Up Display

E se Google ed Android si contendono i sistemi nativi delle Automobili, c’è chi lavora per vendere hardware aggiuntivo ed aperto ad ogni sistema informatico che consenta un’accattivante e sicura esperienza di guida ed utilizzo del proprio smartphone. E’ il caso ad esempio di Navdy, un piccolo apparecchio tecnologico da piazzare vicino al parabrezza che proietta un display digitale dove vengono riprodotte informazioni essenziali sulla navigazione e riprese direttamente dalle app native dello smartphone. I comandi vocali sono affiancati dal riconoscimento di gesti per, ad esempio, rispondere o meno ad una telefonata in arrivo. La soluzione consente poi in particolare di tenere saldi gli occhi sulla strada, in considerazione della posizione del proiettore, risolvendo il problema della sicurezza. Altri sistemi di HUD (Head Up Display) da menzionare sono HUDWAY directions app, Sygic’s HUD e Garmin HUD.

Tutti a bordo

L’integrazione digital delle automobili interessa ovviamente molti altri settori, ad esempio quello delle assicurazioni. Poter infatti analizzare abitudini, stili di guida, percorsi ed orari dei propri clienti può portare ad una migliore segmentazione e stima del rischio, e potrebbe quindi permettere una riduzione delle polizze auto. Ci sono poi servizi di teleassistenza (la piattaforma europea eCall sarà attiva nel 2015) e servizi dedicati alle aziende con rilevanti parchi auto aziendali (ad esempio per le divisioni commerciali e per i venditori). Un esempio è Text2Car, che permette tra le altre cose di controllare percorsi e consumi, verificare manutenzioni e guasti, programmare accensioni e spegnimenti. Questo si rivela particolarmente interessante appunto per le aziende con grossi parchi auto, che ad oggi sanno poco o nulla di come e dove vengono usare le proprie vetture.

Il lato social: alla caccia di ingorghi e posti di blocco

Non potevano ovviamente mancare community e social media interamente dedicati al mondo dei conducenti ed integrate nell’uso dell’automobile. D’altronde la mole di dati ed informazioni prodotte da ogni conducente e condivisibili con la rete è enorme.

Tra le community più diffuse si segnala Waze, che permette di individuare il percorso più rapido e scegliere le strade più scorrevoli e non bloccate da ingorghi. Questo è reso possibile dalle segnalazioni della rete e dalle rilevazioni automatiche della velocità percorsa. Una diversa colorazione sulla mappa (es., rosso per le zone critiche) permetterà quindi di evitare gli ingorghi, ma anche di aggiornare automaticamente il percorso suggerito dal navigatore.

Terrorizzati da posti di blocco, autovelox mobili, buche o altre minacce stradali?  Apposite icone indicheranno l’esatta ubicazione di tali insidie, permettendo la scelta di un percorso alternativo oppure la guida con particolare prudenza o premunizione a ridosso delle minacce segnalate.

Un’altra caratteristica importante è l’aggiornamento crowd-sourced delle mappe, in modo da poter rapidamente registrare interruzioni, cambi di nominativi e numeri civici, deviazioni e nuove strade. La mappa può essere editata sia “live” che collegandosi all’apposito editor disponibile sul sito.

Ma non è tutto: si potranno segnalare i prezzi istantanei del carburante nelle diverse stazioni di rifornimento, permettendo di identificare il punto nei paraggi o lungo il percorso che offre il prezzo più competitivo. E se andate ad una festa o evento cosa c’è di meglio che coordinare l’arrivo con amici e conoscenti? Waze offre la possibilità di vedere in tempo reale direttamente la posizione di altri utenti, di conoscerne il percorso, e quindi di potersi coordinare. Può anche essere divertente per incontrare amici e conoscenti che si trovano a guidare nella stessa zona, ad esempio per prendere un caffè o altro. Attenzione però alle ex mogli ed agli incontri sgraditi: non esistono ancora segnali di pericolo per quelli. Stay tuned!

Gelati e advertising: quando la creatività si scioglie al sole

Estate. Tempo di vacanze, calzoncini, amore passionali, occhiali da sole e corse in Vespa. Ma anche e soprattutto tempo di gelati. C’è chi li preferisce artigianali, chi confezionati, chi fatti in casa e chi invece preferisce sempre e comunque un tramezzino al tonno. De gustibus.

Quello che però accomuna tutti gli amanti dei gelati è una ferma presa di posizione. Non esistono vie di mezzo. Sei da cornetto o da biscotto? Da cialda o da coppetta? Nostalgico o temerario?

Di seguito una gallery delle pubblicità più belle, strampalate, surreali e indecifrabili dei gelati. Negli anni ne abbiamo viste di ogni colore. E perché no, di ogni gusto.

La prima selezione di pubblicità è quella più evocativa. Sono le pubblicità che strizzano l’occhio all’ingrediente più che al prodotto finale, e vorrebbero mostrare al consumatore la genuinità senza compromessi.

Altre gioie le regalano i brand che puntano sull’esclusività del proprio prodotto. Gelato di classe. Gelato per un target elitario. Gelato di design. Sì ok ma il gusto? Di che sanno? Ditecelo!

Un’altra categoria di advertising è quella che usa il gelato come riferimento culturale per comunicare tutt’altro: è il caso di Esselunga e Colgate, che in modi diversi comunicano la freschezza e la necessità del proprio prodotto.

Talvolta le pubblicità si rivelano ambigue, rischiando il fail (in questo caso il rischio di razzisimo è dietro l’angolo) ma giocando con i colori e la simpatia delle mascotte.

Altre volte esagerano con il misticismo, paragonando un gelato industriale gusto biscotto al paradiso.

Tengo per ultima la pubblicità che, in barba ad ogni ragionevole equilibrio calorico, propone di adagiare una bella palla di gelato sui cereali della colazione. Gnam!

E voi in quali pubblicità di gelati strane e divertenti vi siete imbattuti? Segnalatecele nei commenti, saremo felici di ampliare questa gallery di nuove golosità per l’estate. D’altra parte, come cantavano gli Skiantos, “il gelato è il mio conforto / mi ripaga d’ogni torto / il gelato mi consola / e fa dolce la mia gola”.

Expedia e i viaggi nel tempo: quando il Throwback Thursday si fa un gioco serio

Con #tbtThrowback Thursday – viene designata quell’adorabile quanto malinconica pratica di postare sui social network foto che immortalano i momenti migliori del nostro passato, in particolare della nostra infanzia, un fenomeno che ha già registrato la condivisione di circa 230 milioni di immagini.

Expedia, famoso portale di viaggi statunitense, e l’agenzia pubblicitaria 180LA hanno deciso sfruttare l’occasione per lanciare un contest estivo che punta proprio su questo sentimento di nostalgia: Thrown Back Thursdays. Una tattica perspicace che interpreta il tema del viaggio non solo in senso geografico ma anche spirituale e affettivo.

“Abbiamo tutti grandi ricordi delle vacanze estive”, dice Dave Horton, direttore creativo di 180LA. “Quindi, per promuovere la nostalgia per i viaggi estivi, abbiamo voluto sfruttare la tendenza più nostalgica di tutte: #tbt.”

Le regole del contest sono molto semplici. I partecipanti devono postare su Twitter e Instagam la loro foto #tbt taggando @Expedia e #ThrowMeBack. Ogni giovedì fino a settembre Expedia premierà una delle immagini con un voucher. Questo affinché il vincitore possa ritornare nel luogo in cui è stata scattata scattata la foto per rivivere quei ricordi oppure scegliere un’altra meta e crearne di nuovi.

Per lanciare il contest è stato creato un video promozionale, Back to  Ocean Beach, in cui viene documentato il viaggio della prima vincitrice e la sua famiglia dallo stato di Washington alla loro spiaggia preferita di San Diego. Questo per ricreare una foto scattata quando la protagonista era poco più che una neonata.

In un’ottica di storytelling questo contest sembra proprio aver centrato nel segno. Creatività, perspicacia e un attento monitoraggio delle tendenze social del momento sono oggi i tre ingredienti per un’azione di comunicazione vincente.