Integrare il mobile nella propria strategia di marketing? La parola a Nicola Armellini. #ninjamaster

© ra2 studio - Fotolia.com

Continuiamo a conoscere i docenti della seconda edizione del Ninja Master Online in Digital Marketing, il #digitaldreamteam del marketing digitale italiano. Oggi è il turno di Nicola Armellini, docente del modulo in Mobile & App del #ninjamaster.

Italiani, popolo di navigatori su smartphone, tablet e smartv: 3 consigli per le aziende che vogliono operare mobile.

  1. Consapevolezza.
  2. Coerenza.
  3. Presenza.

La consapevolezza implica la chiara visione di ciò che si vuole comunicare, come e a chi; la coerenza permette di trattare il mobile non come un mondo a sé stante, ma come parte di una strategia che include tutti gli strumenti coinvolti nella interazione con il proprio pubblico; la presenza infine è il requisito fondamentale in un momento in cui una percentuale sempre in crescita dei contatti tra azienda e cliente avviene tramite dispositivi mobile.

Siti responsive, siti mobile e apps: quali sono i fattori di cui tenere conto nella scelta?

Penso che la scelta sia essenzialmente legata a 3 valutazioni: il settore in cui ci si trova ad agire con il suo pubblico, gli obiettivi che si vogliono raggiungere e, non ultimo, il budget a disposizione.

Ciascuna soluzione ha una serie importante di pro e contro a livello comunicativo e tecnologico (ne parleremo approfonditamente durante il corso ;)) e una valutazione attenta permette di trovare la strada migliore o, se non altro, il giusto compromesso tra i limiti e le necessità.

 

Quali sono le tue app e i tuoi strumenti web preferiti?

Due applicazioni di cui non posso fare a meno sono senza dubbio Pixa ed Evernote: la prima per catalogare immagini e screenshot (è una routine quotidiana), la seconda per raccogliere e organizzare in maniera rapida ed efficiente ogni genere di idea, link e annotazione.

Per non perdermi mai notizie importanti, utilizzo Feedly in combinazione con Reeder (e Pocket, quando manca il tempo) per gli RSS e Interesting per iPhone per avere una panoramica delle notizie rilevanti nel mondo della tecnologia.

La tua soddifazione lavorativa più grande?

Penso che la più grande soddisfazione sia essere a un punto del mio percorso formativo in cui capita di avere l’opportunità di raccontare della mia esperienza e di quello che ho imparato in questi anni ad altri che ne possono ricavare valore, ispirazione, o addirittura insegnamento. 🙂

Grazie Nicola! Ci vediamo online al Master Online in Digital Marketing! #ninjamaster 😉

•••

Leggi le altre interviste ai docenti del Master!

Davide Tagliaerbe Pozzi – I motori di ricerca come strumento di marketing?
Simone Tornabene – Pianificare, progettare e curare contenuti digitali.

Twitter: come scrivere una bio perfetta?

Costruirsi una buona reputazione online non è cosa da poco: richiede lavoro costante dato che ogni aspetto, anche il più piccolo, può influire enormemente. Per esempio, la biografia del vostro profilo Twitter: un abstract di soli 140 carattere, fondamentale per farsi un’idea al primo colpo. Che siate novellini o professionisti sui social, questi sono i nostri consigli per avere una bio su Twitter efficace .

Per sapere come agire è bene cominciare dalle sfide che comporta scrivere una descrizione.

Avete a disposizione solo 160 caratteri.

Certo, sono 20 in più rispetto ad un tweet, ma con questi dovete far capire al mondo chi siete, cosa fate, cosa amate. La sfida è ardua.

La vostra bio compare tra i risultati di Google

Quando qualcuno vi cerca su Google troverà tra i risultati il vostro profilo Twitter, e con questo la descrizione che l’accompagna: la più visibile in tutta la rete (giusto per non per creare ansie!).

Essere prevedibili è facile

Se avete letto una dozzina di descrizioni, le avete lette tutte. In linea di massima tutti amano qualcosa, hanno la passione per qualcos’altro o hanno un cibo preferito. Su Twitter basta poca originalità per svettare al massimo.

Potreste essere presi per un fake

Se avete un profilo anonimo, molti penseranno che si tratta di un profilo falso, soprattutto se avete ancora un uovo come immagine profilo. La pic profile, insomma, è parte integrante della vostra bio su Twitter: non trascurate quest’aspetto!

Non è necessario essere divertenti

Qualcuno ci riesce, ma non è detto che dobbiate per forza puntare sul sorriso per suscitare interesse. Inoltre, i risultati sono peggiori quando si tenta disperatamente di “fare i simpatici”, e non ci si riesce. Vale nella realtà, vale doppio su Twitter dopo si ha pochissimo spazio a disposizione.

Essere creativi è difficile

Spesso siamo convinti di aver avuto un’idea geniale e finiamo per essere spaventosamente prevedibili. Evitiamo la banalità, soprattutto quando parliamo di noi stessi!

Autopromuoversi lo è ancora di più

A molti non piace farsi pubblicità, ma in quest’ambito non è completamente negativo. In fin dei conti, state scrivendo una descrizione di voi stessi: se non è autopromozione questa! Comunque vada, ci saranno sempre persone che non apprezzeranno voi prima ancora della vostra descrizione, e ce ne saranno altre che vi seguiranno anche se vi presentate poveramente. Quindi, che affrontiate critiche o apprezzamenti, date il massimo per introdurvi al meglio al vostro pubblico!

Per questo ecco i 7 ingredienti per scrivere un’ottima bio. Ricordate, una descrizione completa è:

1 – Accurata. Dice chi siete o cosa fate.

Su Twitter è bene usare la vostra vera identità. Anche se avete una passione per Game of Thrones, non c’è bisogno che vi riferiate a voi stessi come “Madre dei Draghi” o “Il Tyrion della Val Padana”. Qualcuno potrebbe trovarlo simpatico, ma è meglio puntare su chi siete in realtà e cosa fate.

2 – Eccitante. Fatela suonare cool, perché lo è.

Su Twitter eccitare è fondamentale: se vi considerate noiosi, non è il posto dove mostrarlo al mondo. Usate un tono ottimista e positivo.

3 – Mirato. Attirate persone come voi.

Su Twitter si interagisce prima di tutto con persone simili a voi. Per mostrare che ne fate parte e che avete certi interessi usate un vocabolario adatto. Le persone che decidono di seguirvi lo fanno perché vedono queste parole e capiscono che avete qualcosa in comune. Usate parole specifiche che descrivano la vostra posizione e il vostro ruolo.

4 – Lusinghiero. Parlate delle vostre conquiste.

Qua entriamo nel concetto di autopromozione. Pensate alla descrizione come ad un curriculum. Un ottimo curriculum vi fa ottenere un lavoro, un’ottima descrizione vi fa ottenere follower. Come sul curriculum, parlate dei vostri risultati. Cos’avete fatto?

  • Se siete genitori, “Mamma” o “Papà” sono conquiste importanti
  • Se avete aperto un’azienda, definitevi imprenditori
  • Se andate a correre durante l’anno, sarete sicuramente fitness guru

L’idea è che state facendo qualcosa e che il vostro contributo è fondamentale. Dimostrate di voler contribuire anche su Twitter.

5 – Umanizzante. Provate che siete autentici.

Non rischiate di venire scambiati per uno di quei profili falsi. Basta poco: cominciate togliendo l’uovo e mettendo una vostra foto come immagine del profilo. A questo punto potete scatenarvi con l’amore per la birra, l’informatica, il bricolage e le bambole di porcellana. Come vi abbiamo già detto, le persone vogliono seguirvi per ciò che siete davvero e le vostre passioni sono un gran modo per essere autentici.

6 – Intrigante. Invitate le persone a seguirvi.

Cercate di suscitare l’interesse di chi legge la vostra descrizione puntando sulla curiosità. Se vi definirete viaggiatori, ad esempio, le persone si chiederanno se in questo momento siete da qualche parte del mondo.

7 – Connesso. Usate hashtag, tag e link.

La vostra bio può anche essere collegata a qualcosa che vi rappresenti al di fuori del vostro profilo.

  • Hashtag: per esempio, se vi occupate di SEO, vi basterà scrivere #SEO per collegare la vostra bio alle menzioni riguardanti il vostro settore
  • @: se lavorate in un’azienda o siete in qualche modo connessi ad altri account, collegate il vostro profilo con questi
  • Link: Potete anche inserire link nella vostra descrizione. Se avete un sito web è molto utile usare questo spazio per consigliarlo. Attenti però al numero di caratteri che prende.

Conclusione

Per concludere tenete a mente alcune cose:

  • Non dovete usare necessariamente tutti i 160 caratteri
  • Anche se siete timidi non sentitevi in colpa a parlare di voi stessi; è lo scopo di una bio
  • Non seguite le convenzioni

Ci vorranno alcuni tentativi prima di riuscire ad incontrare tutti questi parametri; prendete anche in considerazione che la descrizione è una di quelle parti del vostro profilo che potete – e col tempo dovetecambiare.

E voi, avete dei consigli da condividere?

Il nuovo logo Airbnb fa discutere il web: genio del design o provocazione?

Guardate. A cosa vi fa pensare il nuovo logo di Airbnb?

Non siete i soli. Se lo sono chiesto in molti, infatti, visto che la discussione sulla forma di questo logo ha infiammato il web a pochissima distanza dal lancio ufficiale da parte della compagnia, scatenando valanghe di commenti (la maggior parte ironici).

Airbnb è una startup che offre ai suoi utenti un’esperienza di viaggio unica, aprendo le porte ai posti più interessanti del mondo in cui soggiornare, collegando utenti interessati a fornire o a cercare un alloggio in oltre 34.000 città in tutto il mondo.

Attirando tutti gli occhi su di sé con l’annuncio del suo total restyling e una nuova brand identity, ha poi catturato l’attenzione di tutti non per l’usabilità del suo nuovo sito o per la comodità della nuova app ma sicuramente con il nuovo logo.

Si chiama “Bèlo” (un nome che “suona” bene in tutte le lingue) ed è descritto così:

People + Places + Love + Airbnb

Airbnb_il_logo_video_1

Aibnb_il_logo_video_2

airbnb_il_logo_video_3

Airbnb_il_logo_4

Nel video ci viene spiegato che il “Belo” è un “simbolo di appartenenza” e che ci “rappresenta tutti”.

E a quanto pare alla maggior parte delle persone il logo ha ricordato proprio quelle forme che appartengono a tutti gli esseri umani: praticamente l’insieme di tutti i disegnetti osceni che conoscono.

Da qui è nata una virale cascata di commenti e interpretazioni creative e ironiche, giocando sull’allusione agli organi sessuali tipo questa (via @ShaunPendy via Digiday):

Airbnb_logo_7

o queste (via @techcrunch):

airbnb_il_logo_5

credits Darrell Etherington via @techcrunch

Airbnb_il_logo_6

credits Matt Burns via @techcrunch

Che sia un colpo di genio di design o una semplice provocazione, sicuramente non si può dire che la campagna di comunicazione è rimasta inosservata.

E voi, cosa ne pensate?

Content Curation: 5 consigli utili per rimodulare contenuti di valore


Per le aziende non basta condividere i propri contenuti sui social network, ma è necessario informarsi sulle notizie rilevanti del settore, carpire suggerimenti ed intuizioni per elaborare una strategia mirata capace di fornire contenuti di valore. Sforzarsi di formare il proprio team di lavoro con professionisti della Content Curation diventa fondamentale al giorno d’oggi per le aziende che vogliono creare un vantaggio competitivo durevole.

Come sapere quali sono i contenuti migliori? Quali sono gli strumenti migliori per selezionare una solida strategia di Marketing? Non stiamo dicendo che i professionisti del Web per fare Content debbano saper scrivere oppure debbano limitarsi alla ripubblicazione di risorse interessanti. Se vuoi diventare un Content Curator devi presentare ai tuoi clienti, giorno dopo giorno, un’ampia selezione di fonti differenti dirigendo i contenuti in maniera creativa, costruendo e presentando percorsi informativi che abbiano il successo sperato.

Prima di tutto bisogna trovare contenuti, valutarli, aggiornarli e contestualizzarli in modo tale da renderli utili per il proprio target di riferimento. Acquisire consapevolezza di ciò che il pubblico vuole è un processo molto più lungo e complesso che soltanto dei veri professionisti possono “curare”.

Oggi vogliamo fornirti 5 Consigli utili per “curare” i tuoi contenuti di qualità:

1. Utilizza Google Alert per monitorare i flussi di notizie

conten_curation_ninja_2

Uno strumento molto efficace messo a disposizione dal colosso di Mountain View è Google Alert. Definendo parole chiave specifiche attinenti al proprio settore è possibile trovare tutte le notizie più rilevanti pubblicate nelle ultime ore, restando sempre informati sulla concorrenza.

Adesso starai pensando: e qual è la differenza con Google News? Google Alert è un servizio di aggiornamenti via email sui più recenti risultati basati sulle query scelte dall’utente. Compila il form specificando il tipo di risultato (News, Blog, Video, Discussioni), la lingua, l’area geografica, la frequenza, la quantità e riceverai avvisi tramite il tuo indirizzo di posta tutti i giorni.

2. Capisci cosa desidera il tuo target tramite i Social Network.

I Social Network sono un’eccellente risorsa per la ricerca di contenuti accattivanti da condividere. Facebook, Twitter, Linkedin ed anche Pinterest mettono a disposizione dei Marketer e dei Content Manager una ricchezza infinita di spunti per selezionare una strategia efficace per aggiungere valore unico ai propri contenuti.

Un esempio? Non basta effettuare il “Retweet” di qualcosa che hanno scritto altri senza rendere partecipe il pubblico del tuo punto di vista. Ognuno deve prendere spunto da una fonte attendibile per potersi poi allo stesso tempo distinguersi da questa. Ma anche la partecipazione ai classici Gruppi di discussione su Linkedin o su Facebook non deve essere una partecipazione sterile tipica dello spammer, ma bisogna condividere opinioni e creare una community su temi caldi che possano fornire valore agli altri e non fastidio.

Molto interessante è The Tweeted Times. Avrai a tua disposizione un magazine personalizzato ricavato direttamente dai tweet delle persone che deciderai di seguire e dai temi caldi che ti interesseranno.

3. Distribuisci i contenuti sui social con software di Content Curation.

Un esempio di eccellenza è Oktopost. A differenza del più noto Hootsuite, Oktopost suggerisce i contenuti di maggiore appeal in base al numero di click e di contatti generati dal contenuto condiviso. Questa soluzione è adatta per le aziende di grandi dimensioni che hanno bisogno di gestire con cura un gran numero di clienti, distribuire contenuti su larga scala in breve tempo, pianificare i post in anticipo su tutti i Social Network e misurare la loro efficacia in Termini di ROI.

E’ ancora strano per alcune tipologie di aziende capire questo concetto, soprattutto per le PMI italiane non troppo digitalizzate: si può fare Marketing con i Social Network. La cura dei contenuti parte dai blog, ai redazionali dei magazine online, ma arriva anche sulle pagine Facebook e sulle board di Pinterest, con strategie e modalità differenti, ma il potenziale dispiegato è sicuramente vincente.

4. Utilizza i FEED RSS.

Il Rich Site Summary consente agli utenti di iscriversi a vari siti, blog, agenzie di stampa, ed usufruire di un live feed del contenuto pubblicato, riuscendo a tenere sempre sotto controllo le notizie più importanti. Ma come condividere un Feed RSS sui Social Network? Dopo la scomparsa di Google Reader sembrava fosse finita per gli aggregatori di notizie.

Oggi, invece, conserva una posizione di rilievo The Old Reader, che permette di sottoscrivere i siti preferiti dagli utenti tramite Feed Rss, inviando link ai social network, condividendo e discutendo con i propri amici degli articoli più interessanti.A questo si aggiunge anche Digg Reader, che utilizza effettivamente l’API di Google Reader, e che è stato realizzato tenendo conto del volere degli utenti, che settimana dopo settimana hanno risposto ai sondaggi di Digg e determinato l’introduzione di determinate funzioni.

5. Sfrutta la potenzialità degli Aggregatori di Notizie

Proprio come con i feed RSS, gli aggregatori di notizie possono aiutare le aziende ed i marketer a risparmiare tempo quando si è alla ricerca di contenuti da “curare”. Inoltre, data la loro facilità d’uso, possono passare al setaccio tutte le notizie del Web in pochi minuti.

Tra questi possiamo citare Flipboard, una vera e propria innovazione definita come “rivista sociale di notizie”, dal gusto grafico accattivante. Aggiungendo blog e testate è possibile creare il proprio magazine personale. Inoltre, è possibile connettersi con i social network, come Twitter, Facebook, Instagram e Tumblr per vedere cosa pubblicano gli amici e condividere con loro gli articoli preferiti.

Prodotto in casa Linkedin è Pulse, l’aggregatore capace di scoprire contenuti interessanti e parlare di ciò che fa tendenza con milioni di professionisti in tutto il mondo.

Molti marketer stanno iniziando adesso ad inserire le strategie di Content Curation all’interno del Marketing Mix aziendale, spesso non tutti sfruttano a pieno il proprio potenziale ed ancora pochi comprendono l’importanza della generazione di contenuti di qualità. Ma forse sarebbe meglio essere più lungimiranti. Senza dimenticare che “Content is King”! 

Ninja social oroscopo dal 17 al 23 Luglio

Questa settimana è davvero segnata da un evento epocale: l’ingresso di Giove in Leone! Il regale segno di fuoco ne trarrà una spinta prodigiosa e svolte importantissime di vita, così come ne gioveranno in termini soprattutto finanziari e lavorativi Ariete, Sagittario, Gemelli e Bilancia. Momento di grande e proficua riflessione per Toro e Acquario, che dovrebbero decidersi a fare il grande passo, mentre forte il bisogno di coccole e comprensione emotiva per Scorpione, Cancro e Pesci. Vergine e Capricorno in fase di grande spinta lavorativa!

 

Ancora pochi giorni per inviare la propria candidatura al Funky Prize, il premio per promotori e divulgatori dell’innovazione in Italia

Qualche mese fa ci lasciava Marco Zamperini, noto ai più come Funky Professor.

Non è facile raccontare chi fosse, non è facile descrivere in parole il cuore e il cervello, la leggerezza e l’allegria di Marco.

Su Chefuturo.it, il portale nato da un’idea sua e di Riccardo Luna, si descriveva così:

“Sono un Technology evangelist e non smetto mai di raccontare al mondo perché le aziende e le persone devono credere nella forza della Rete. Dopo un passato da surfer mi sono dedicato alle ICT, lavorando spalla a spalla con I.NET, il primo internet service provider italiano. Oggi sono Chief Innovation Officer presso NTT DATA ITALIA. Se Internet ha preso piede in Italia è anche un po’ colpa mia”.

Forse proprio quest’ultimo inciso rappresenta quanto più gli dobbiamo. Se oggi navighiamo sul web, controlliamo la posta, scriviamo agli amici, leggiamo quest’articolo, certamente lo si deve anche a Marco Zamperini per la sua incessante e “visionaria” attività.

L’eredità del Funky Professor

I suoi insegnamenti però sono ancora vivi ed un’eredità come la sua merita di essere portata avanti. E da oggi, tutti i giovani talentuosi potranno farlo attraverso il Funky Prize. Il concorso nasce per incentivare coloro che desiderano proseguirne l’opera di promotore e divulgatore dell’innovazione attraverso la rete Internet, ispirandosi agli insegnamenti ed ai valori portati avanti dal Funky Professor.

Ognuno potrà dare il suo contributo diffondendo l’iniziativa sui media, con la propria organizzazione o attraverso i social, candidandosi personalmente o segnalando un candidato meritevole.

Saranno premiate da una giuria quelle persone che, con la loro attività, promuovono l’innovazione attraverso la rete Internet, tenendo in considerazione la relazione delle attività con le tematiche dello sviluppo maturo e consapevole della Rete Internet in Italia.

Le candidature sono aperte sul Funkyprize.org fino al 31 Luglio 2014 e il vincitore del concorso si aggiudicherà un premio in denaro di 15.000 Euro.

Quando Marco ha compiuto 50 anni, non è riuscito a festeggiare come avrebbe voluto, ripromettendosi di farlo meglio l’anno successivo. E’ arrivato il momento di ricordarlo e renderlo felice con un brindisi.

Per questo il il 22 luglio alle 19:00, con la collaborazione di Dino Lupelli ci sarà una bella festa all’Elita Bar di Milano, in via Corsico (zona navigli) a cui siete tutti invitati!

“Mi piace pensare di aver fatto un sacco di cose e di aver vissuto il cambiamento. Ma, oggi, io vivo nella consapevolezza che il cambiamento continua. La Rete e le tecnologie digitali generano infinite opportunità. Internet è per tutti.”


Social Network e fruizione del contenuto: come cambia il tempo della narrazione?


Nell’osservazione degli scenari che si stanno sviluppando negli ultimi mesi, a partire dai social network per arrivare ai nuovi device, abbiamo imparato a comprendere come il legame fra comunicazione, canali e approcci al contenuto sia sempre più sinergico e frutto di un equilibrio cui non si può discernere.

Il 2014 sarà l’anno che segnerà definitivamente il sorpasso del mobile sul web tradizionale, e in cui saranno introdotti i primi device per “vestire” il web, ipotizzando un approdo o l’affermazione a livello globale di strumenti come l’iWatch, il Samsung Gear e i Google Glass: grandi rivoluzioni che però lasciano trapelare una problematica più arcaica e profonda, che per forze di cose dovrà essere in qualche modo affrontata. Da chi si occupa di marketing, da chi fa comunicazione, e anche da chi i media li studia, per passione o per provare ad anticipare le prossime tendenze, comprendendo i processi evolutivi che ad essi si legano.

Partiamo da una domanda, fondamentale, per cominciare questo piccolo grande viaggio.
Com’è considerato il Tempo che scorre su Internet, e in particolare sui social network?

Certo, un quesito del genere non suona originale e neanche così furbo: eppure, mai domanda è da considerarsi più attuale, se collegata a una serie di problematiche che s’intersecano con l’attività quotidiana di social media marketing e obiettivi da raggiungere.

Il tempo dei social network

La nostra Nunzia Falco Simeone, nelle settimane scorse, ha realizzato un ottimo post dal titolo Italia-Uruguay: le reazioni in real time dei brand che ben descrive lo scenario in cui, ormai, siamo abituati a vivere. In particolare, l’articolo ha analizzato il caso di Italia-Uruguay, match valido per il Mondiale di calcio: le reazioni in real time hanno coinvolto anche alcuni brand, i quali, per commentare il risultato della partita giocata dagli azzurri e il caso del morso dato da Suarez a Chiellini, hanno condiviso alcuni contenuti molto interessanti su diversi canali social.
Sono ormai lontani i tempi in cui ci stupivamo della spontanea generazione di content-flow su Twitter o su Facebook, in grado di polarizzare l’attenzione dell’audience dei vari ambienti digitali (un esempio efficace: I social media raccontano il terremoto in Giappone, nel 2011). Dal caso Oreo in avanti (che potete riscoprire nel post Super Bowl 2014: quest’anno il “Momento Oreo” lo conquista JCPenney) il saper “prendere l’onda” delle conversazioni, alla base del Real Time Marketing è stato uno dei principali indicatori di qualità dell’attività di social media management.

Certo, non tutti i risultati sono stati eccellenti: è il caso di un post apparso sulla brand page di Serie A TIM, che come ci segnala Social Media Epic Fail è stato rimosso poco dopo esser stato condiviso:

Come in quest’esempio, si possono trovare molti esempi differenti di critiche mosse al piano editoriale adottato da un’azienda per presidiare uno specifico social network:  contenuti proposti forse per la fretta di approfittare del buzz o dei temi più attuali, che risultano fuori luogo e offensivi, e che incarnano la propria debolezza proprio nella scarsa attenzione al momento del loro sviluppo.

Casi che, appunto, possiamo trovare più sui social network che sul resto degli ambienti digitali: proprio perchè nel mondo dei social network il tempo si restringe, essendo strettamente correlato alla necessità di emergere e distinguersi, non solo nella produzione, ma anche nella condivisione dei contenuti.

Più contenuti, meno tempo: proprio perché più un wall generale si riempie di post, foto, video, link, più il tempo scorre veloce, lasciando poco spazio all’approfondimento. Questo influisce anche sulla capacità di mantenere la concentrazione sugli utenti, ovviamente.

Fateci caso: da quando siete assidui di Twitter, quante volte in più avete switchato avanti un brano musicale sul vostro ipod, senza aspettarne la fine? E quanta fatica fate in più rispetto all’era pre – social network a completare la lettura di un testo lungo?

Avevamo già parlato della saturazione del contenuto nel post Social network e contenuto: verso la saturazione?: un fenomeno che si può considerare più vivo che mai, almeno stando a quante cose ogni minuto capitano sul web:


(via Penny Stocks Lab)

Riprendendo la tesi di Robin Sloan riproposta anche lo scorso anno da Luca Conti, che distingue i contenuti fra Stock e Flusso, possiamo ipotizzare come, attraverso i media, si crei un legame fra il tempo percepito e il tempo reale: un integrazione che fa “restringere”, di fatto, il tempo stesso, vincolandolo come detto prima alla fruizione dei contenuti.

Se io ho un’ampia disponibilità di contenuto, infatti, sarò necessariamente vincolato al dover scegliere in base non solo alla qualità, ma a carattere dirompente che esso può assumere, oltre che alla tempistica con cui mi viene proposto.
E’ il caso, ad esempio, dei meme o del post di Serie A Tim, che cerca di sfruttare le caratteristiche del Real Time Marketing unendole all’empatia collegata alla tematica trattata (nel caso specifico, la guerra in Medio Oriente e l’immagine del bambino amante del calcio).

Un approccio che va a intersecare la narrazione del brand, influenzando l’attività di content creation e, conseguentemente, l’applicazione della metodologia dello Storytelling.

Negli ultimi anni, assuefatti da tempi sempre più brevi per sfruttare l’ampia offerta di contenuto, abbiamo imparato non solo ad accellerare la fruizione, ma anche ad “accorciare” il contenuto stesso: ne è un esempio Vine (di cui Francesco Turturiello ha parlato molto bene nel post 6 esempi di content marketing con Vine, citando alcuni esempi particolarmente interessanti) che non solo ha dato un imput preciso alle aziende, vincolando la fase di content creation a paramentri particolarmente stringenti (i sei secondi, il loop), ma ha anche spinto gli utenti ad apprendere strumenti particolarmente raffinati, come ad esempio il montaggio che li hanno resi, talvolta, più capaci delle aziende stesse alla gestione degli strumenti (per conferme, fate un giro ad esempio sul profilo di Dwarf Mamba: successioni di scene che unite offrono una micronarrazione compiuta e dotata di senso, frutto di un trattamento a tutti gli effetti affine a quello cinematografico).

Più il contenuto è snello ed efficace, più può esser di successo sui social network. Certo: oltre alla sua leggerezza, deve anche piacere. Ed è qui che subentra il talento, la creatività, la capacità di differenziarsi: chi sa creare il miglior prodotto sapendo anche imprimersi in pochi attimi nella mente, raggiunge l’obiettivo. Chi riesce anche a giustificare una condivisione, vince.

Il tempo sul web è sempre più compatto, e per questo è necessario spaziare su meccanismi altrettanto veloci ed immediati, senza però perdere la ricerca dell’autenticità che solo una buona narrazione può garantire. Un aspetto che sembra diventare decisivo se l’approccio viene spostato sui device mobile, dove il passaggio fra online e offline è di fatto quasi annullato a favore di un continuo immergersi nella realtà digitale. Sembrerebbe, apparentemente, il trionfo dei contenuti Flusso a discapito della profondità insita nei contenuti Stock. Eppure…

Elogio della lentezza: la trasformazione dei social network?

IlPost.it ha pubblicato un interessante articolo in cui si parla di un nuovo format che dalla Norvegia sta per esser esporato anche in USA. Sostanzialmente, si tratta di veri e propri documentari in piano sequenza, di durata particolarmente lunga e senza un reale intreccio narrativo. Sostanzialmente, delle sorte di riprese apparentemente monotone e senza un fondamento autentico.

Altro esempio: la realizzazione di un video della durata di 720 ore, ad opera dell’artista Anders Weberg, il cui trailer è lungo (solo) 72 minuti.

Dalla video arte alla televisione, torna insomma in auge una ricerca (anche di buon successo, visto l’audience scandinava ai filmati sopra citati) all’osservazione, al tempo naturale, alla profondità dell’esperienza umana spinta all’eccesso (ossia, a una narrazione pura, senza artifici di nessun genere, ma appunto semplice simulazione).

I media coinvolti in questa “riconversione alla naturalità del tempo” sono per ora quelli analogici: una ricerca che però può andare a influire anche sulla necessità di vivere i social network con tempi più maturi, magari scollegando la necessità di “fruire tutti i contenuti possibili” al “fruire tutti i contenuti migliori, prendendo il tempo che serve”.

Pensateci: cosa capiterebbe se al continuo flow di post sul vostro social network preferito, venisse contrapposta una ricerca meno affannosa di nuove risorse da fruire? I social network rallenterebbero la loro corsa, i contenuti flow pian piano si riconvertirebbero a contenuti stock, acquisendone in valore. E il tempo “reale” si riavvicinerebbe al tempo “digitale”, così da rendere più simile per “format” l’esperienza umana alla narrazione di brand.

Certo: il processo appare lungo e articolato, e per ora applicabile solo in linea teorica. Una riconversione dei social network allo stadio primordiale del web 2.0 sembra impossibile, considerando la necessità di condividere ogni risorsa con la propria rete sociale prima di tutti: eppure, è inequivocabile il segnale che il pubblico sta lanciando in questi anni, considerando ad esempio l’affermarsi di format come quelli basati sulla serialità, in cui la lunghezza della narrazione si dispiega in maniera virtuosa su tempi ragionevolmente dilatati.

La rivoluzione del mobile porterà alla necessità di elaborare storie sempre più profilate, snelle e basate sui concetti di crossmedialità e transmedialità: certo è che, consci dell’evoluzione portatile, sarà necessario riflettere su come  applicare lo Storytelling alle attività di content creation. Perché se continuerà ad emergere la necessità di “rallentare” i tempi del social network, allora diventa evidente come il modello attualmente in auge, se non sarà in grado di rigenerarsi, sarà altresì destinato a implodere su sè stesso.

 

Prodotti tech con storie italiane: Stonex, iShirtech e Flap

Prodotti tech con storie italiane: Stonex, iShirtech e Flap

Belle idee tech italiane? Potremmo rispondere come Frederick in Frankenstein Junior: “si può fare!”. Nonostante la crisi infinita, nonostante le nostre aziende più importanti finiscano inglobate da multinazionali estere, la nostra creatività e il nostro ingegno restano sempre vivi.
Oggi parliamo di tre casi di progettazione italiana di alto livello: Stonex STX, Flap e iShirtech.

STONEX STX

Stonex, azienda specializzata in strumenti di precisione, da qualche anno si è lanciata nel settore degli smartphone. La società con base a Monza ha lanciato alcuni smartphone interessanti, fra cui Stonex STX Ultrarecensito dal ninja Francesco Piccolo lo scorso dicembre: design ricercato, sottile, buon hardware, ottima fotocamera, schermo grande (5 pollici), l’STX Ultra si presenta come un buon compromesso tra qualità e prezzo.

Prodotti tech con storie italiane: Stonex, iShirtech e Flap

Attualmente lo smartphone dual-sim è online ad un prezzo molto competitivo: 219 euro.

Di recente Stonex ha lanciato anche STX EVO, caratterizzato dal processore Six Core da 1,5 Ghz e dalla fotocamera da 8Mpx con sistema BSI (Backside Illumination).

iShirtech

iShirtech è una linea innovativa di camicie e t-shirt studiata per far dimenticare il peso e le dimensioni del proprio iPhone o del proprio smartphone. Per custodirlo in modo invisibile, preservarlo dalle cadute. E per proteggere dalle onde elettromagnetiche la salute di chi porta il cellulare sempre con sé.

iShirtech è una linea d’abbigliamento ideata da Daniele Cappello Riguzzi ed Emanuele Falabella e firmata dalla casa di moda italiana Anna Marchetta.

Prodotti tech con storie italiane: Stonex, iShirtech e Flap

I capi di questa linea sono caratterizzati dalla presenza di una tasca ad hoc per custodire lo smartphone, con uno speciale tessuto costituito da nanofilamenti schermanti, per proteggere dalle onde elettromagnetiche. E il bello è che lo smartphone scompare all’interno della tasca, senza che l’aspetto esterno venga in qualche modo modificato.

Non dimentichiamo, infine, l’alta qualità sartoriale dei capi, realizzati in Italia. Se volete saperne di più, questo il nostro articolo su Ninja Marketing.

FLAP

Flap è una custodia in alluminio anodizzato per ultrabook e tablet ideata da Harrier Project & Design, start up degli architetti Simona Francolini e Juri Boschetti specializzata in arredi e accessori made in Italy.

Prodotti tech con storie italiane: Stonex, iShirtech e Flap

La custodia è comoda, curata, imbottita, rifinita. I fianchi e la chiusura superiore sono in pelle (di produzione italiana), le finiture sono in nichel e viti in acciaio inox.

Anche in questo caso, la recensione dei ninja è stata positiva: il gadget, di qualità elevata, è stato molto apprezzato!

Prodotti tech con storie italiane: Stonex, iShirtech e Flap

Quale dei tre prodotti vi incuriosisce di più?