I Coca Cola Ekocenter portano l'acqua potabile nelle zone a rischio

Coca Cola lancia gli Ekocenter, delle unità container in grado di sopperire all’approvvigionamento di acqua potabile con un sistema di purificazione integrato.

Coca Cola ha annunciato una collaborazione cross sector con alcune grandi aziende tecnologiche come DEKA R&D, IBM, American Development Bank, McCann Health, NRG Energy e Qualcomm Technologies per realizzare un vero e proprio “container-chiosco” utile al benessere delle comunità in 20 Paesi entro il 2015.

Coca Cola porta a compimento la sua promessa, presa nel 2012, di fornire acqua potabile pulita alle comunità in difficoltà attraverso il sistema di purificazione dell’acqua denominato Slingshot™.

Verranno installate tra le 1500 e le 2000 unità container in forma di Ekocenters, che saranno dislocati in Africa, Asia, America Latina e Nord America entro la fine del 2015. Ogni Ekocenter offrirà un mix di prodotti diversi in base alle località, con servizi e risorse che potranno includere l’acqua potabile, l’energia rinnovabile, la comunicazione wi-fi, ma anche lo stoccaggio di vaccinazioni refrigerate nonché servizi legati all’educazione sanitaria e altre opportunità di lancio imprenditoriale e sviluppo della comunità.

Con questo impegno, Coca Cola si impegna a distribuire 500 milioni di litri di acqua potabile promuovendo un grande sviluppo locale nelle comunità che ne hanno più bisogno.

Diamo un’occhiata più da vicino: Ekocenter è un chiosco dal design modulare con la tecnologia di purificazione dell’acqua Slingshot™ al suo interno, trasformato da un container di trasporto a un container di servizi.

Questo sistema di purificazione usa la tecnologia legata alla distillazione del vapore compresso per trasformare qualsiasi fonte di acqua sporca o non potabile (di fiume, oceano ecc) in acqua pulita e potabile. Il Coca Cola Ekocenter può trasformare circa 800 litri di acqua potabile ogni giorno con un costo orario dell’elettricità che è minore rispetto a quello di un phon casalingo.

Un’iniziativa lodevole e soprattutto molto utile. E voi che ne pensate amici ninja?

Shining: il film diventa un videogame in 8 bit [VIDEO]

Come si capisce se un film è diventato un vero e proprio capolavoro mondiale? Semplice, per il numero di citazioni, versioni e parodie! Ne è un esempio il film Shining, diretto da Stanley Kubrick, che vanta anche una versione in 8-bit.

A trasformare Jack, Wendy e il piccolo Danny in personaggi di un video game old-school ci pensa CineFix con il video The Shining – 8 Bit Cinema. Il filmato riproduce, in poco più di 3 minuti, tutta la storia del film ma con una grafica che ricorda i videogame: pixel, vista 2D e un’interfaccia tipica dei giochi punta e clicca. Nel video riviviamo tutte le scene cult del film passando da un personaggio all’altro all’interno di un Hotel Overlook in 8-bit.

Ma il video non si ferma solo alla riproduzione in chiave 8-bit del film cult di Kubrick. I più attenti (e geek) di voi avranno colto il riferimento, così esplicito da diventare citazione, del famosissimo videogame Monkey Island. La grafica e l’interfaccia di gioco sono identiche a quelle del videogame anni ’90 della LucasFilm Games che è diventato un vero e proprio cult nel mondo dei videogamers.

Schermata del videogame Monkey Island

Insomma: prendete un film cult considerato il secondo horror più bello al mondo, aggiungete un pizzico di vintage e una chiara citazione al mondo dei videogame ed ecco a voi la perfetta ricetta di un video viral… o almeno in teoria! Se controlliamo le visualizzazioni, infatti, ci rendiamo conto che il filmato è lontano dal concetto di viral.

Come mai? Per prima cosa di filmati come questo è piena la rete (rinfrescatevi la memoria con i nostri articoli sull’argomento) e l’effetto “già visto, già sentito” fa perdere dei punti al video nonostante l’ottima qualità di realizzazione. Un punto a sfavore, se vogliamo, è anche la scelta del film: troppo cult e troppo famoso. I veri fan possono indignarsi e chi ha già visto il film potrebbe trovarlo noioso e ripetitivo.

Bando alle ciance, è tempo di vedere il video per un momento di relax perchè, ricordate bene, “All work and no play makes Jack a dull boy“.

Svelati i primi esempi di post sponsorizzati su Instagram

Risale a tre settimane fa il post con il quale Instagram, un po’ a sorpresa, ha comunicato l’introduzione dei post sponsorizzati, per rendere l’azienda sostenibile economicamente e poter quindi offrire sempre il meglio ai propri utenti.

Vi avevamo già dato un’anticipazione riguardo al cambiamento dell’esperienza d’uso degli utenti e, proprio in questi giorni, come confermato anche da Fastcompany.com, sono iniziati i primi, veri, test con cui sono stati proposti al pubblico (solo statunitense) alcuni annunci esempio che hanno mostrato quello che presto avverrà sul news feed di ognuno di noi.

Le rassicurazioni del team di Instagram sono continue: i post sponsorizzati saranno poco invasivi (e, in effetti, è quello che appare dai post di prova), avranno ad oggetto solo immagini accattivanti e coinvolgenti ma soprattutto saranno coerenti con le nostre attività su Instagram e Facebook, ossia con i nostri interessi.

Inoltre, in questa prima fase di test che coinvolgerà i brand più attivi sulla community come Adidas o Starbucks, sarà anche possibile nascondere i post sponsorizzati non di nostro interesse semplicemente cliccando sul bottone “more” (identificato dai tre punti “…”), fornendo così anche un feedback immediato agli sviluppatori.

L’obiettivo dichiarato è quello di rendere gradevole e coinvolgente persino la pubblicità. Anche se un problema di fondo si pone: per creare una pubblicità coinvolgente ci dovrebbe essere un lavoro alle spalle molto impegnativo. E se un impegno del genere nella creazione di contenuti di livello si può attendere da Vogue o da Burberry, lo stesso non potrà avvenire per PayPal, che pure è incluso nel programma pilota di Instagram sugli sponsored post.

Analizzando nello specifico i post proposti in questi primi giorni di test, possiamo dire che tutta questa “creatività” si fa fatica a vederla. Sono, semplicemente, annunci pubblicitari. Molti legati ai prodotti commercializzati, altri che si slegano leggermente dall’immagine del brand (ma semplicemente perché alcuni, come PayPal, non vendono prodotti materiali bensì servizi).

Alcuni, però, sono davvero interessanti (ad esempio la campagna di Levi’s “da stazione in stazione” o i campioni dello sport brandizzati Adidas). Forse è quella la strada giusta da seguire affinché gli utenti non trovino negativa l’esperienza d’uso del social all’introduzione definitiva dei post sponsorizzati.

Le preoccupazioni maggiori – lato utente – sono legate soprattutto a quanto si è visto negli ultimi mesi sulla piattaforma proprietaria di Instagram, cioè Facebook. In particolare ci si riferisce al gran numero di lamentele circa l’abbondanza dei post sponsorizzati e soprattutto alla loro incoerenza rispetto ai contenuti di interesse del pubblico.

Insomma, l’incapacità di Facebook di creare armonia tra il social network e i post sponsorizzati stona un po’ con le continue rassicurazioni del team di Instagram, che vorrebbe invece una pubblicità in completa armonia con l’esperienza dell’utente, non invasiva e, addirittura, piacevole.

E voi come vi sentite rispetto all’introduzione degli sponsored post? Favorevoli o contrari? Fatecelo sapere nei commenti!

Addio Lou Reed, artista simbolo nella storia della musica

morto_Lou_Reed

E’ morto Lou Reed.

Non c’è molto di intelligente da dire, voglio dire, se volete approfondire qualcosa sulla sua storia andate su Wikipedia e per ascoltare la sua musica c’è Spotify o Deezer.

Se volete un riassuntino di 50 anni di vita da rocker, innovazione, punk, eroina,  elettroshock, arte, poesia, bisessualità e scarso amore per la stampa di settore, potete semplicemente comprare un settimanale in edicola, qualcuno ne sta di sicuro scrivendo al momento.

Io sono un po’ frastornato, non so davvero cosa scrivere, ma ho la fortuna di avere una rubrica di musica su Ninja Marketing ed oggi uso questo privilegio per fini strettamente personali: per dire che mi dispiace che Lou Reed sia morto, più di quanto sarebbe razionale. Forse perché ogni volta che uno di loro se ne va e lascia un vuoto come questo, non riesco a fare a meno di chiedermi che senso ha tutto l’impegno e la passione che le persone come me, e io prima di tutti, mettiamo nello studiare “marketing”, quando ogni volta che un artista muore penso che l’arte dovrebbe essere la sola ricerca a cui dovrebbe avere senso dedicarsi.

Certo che poi fare discorsi come questo su una rivista di comunicazione è proprio da ipocriti, ma è la mia rubrica e scrivo quello che mi pare…  sempre se Adele me lo pubblica.

“L’uomo rubò il fuoco agli Dei par fare il Metallo, non per fare il Marketing”, mi ha detto una sera ubriaco un caro amico brand manager.

E Lou Reed era uno che faceva del gran Metallo.

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Jack ‘n Roll

Storia del perché si mangia il popcorn al cinema

Se l’idea del caldo popcorn salato e imburrato vi fa perdere la testa, vi consiglio di prepararne una ciotola prima di continuare a leggere questo post. Quella che vi racconto è la storia che ha unito due degli elementi più inseparabili che la storia moderna conosca: cinema e popcorn.

Sembra assurdo da credere ma all’origine del cinematografo, negli anni ’20, l’idea di consumare un alimento dall’elevato tasso di inquinamento acustico era del tutto inconcepibile nelle lussuose sale cinematografiche. Insomma, il “crunch” non era gradito.

Eppure il mais scoppiettato era già noto dal 1885, anno in cui venne prodotta la prima macchina a vapore per popcorn. Fu subito concepito come un cibo di strada, da preparare al momento sfruttando il fascino di quel suo tipico profumo che attirava numerose persone a bordo strada. Proprio questa natura mobile delle macchinette fu un ottimo incentivo per far si che i migliori clienti fossero gli spettatori di circhi, eventi sportivi e fiere.

Una volta raggiunti tutti principali luoghi d’attrazione, rimaneva solo una fetta di mercato da conquistare: i fascinosi cinema. Ma lì non era concesso consumare popcorn per un semplice motivo: immaginate il cinema muto con solo un sottofondo da sgranocchio. Per i proprietari delle sale era del tutto inammissibile.

Come sempre accade, ci sono momenti storici che cambiano la vita della società anche nelle piccole cose. Infatti durante la grande depressione, dove l’economia del singolo americano era messa a dura prova, il cinema diventò un prodotto culturale di massa, accessibile a tutti. Dall’altra parte, esplode la moda per lo snack più economico di tutti, il popcorn. Dunque: convenienza e moda.

A quel punto si instaurò una prassi per tutti i venditori di mais: prendere d’assalto l’ingresso al cinema per poter vendere agli spettatori prima dell’ingresso.

In un primo momento ci fu un forte rifiuto dei cinematografi, tanto da perquisire i propri clienti prima di vidimare il biglietto, al fine di accertarsi che sotto il cappotto non nascondessero nessun fiocco di mais. Non c’è bisogno che vi dica chi ebbe la meglio. Alla fine i cinema dovettero cedere alla moda e offrirono ai produttori di popcorn la possibilità di vendere il prodotto nella hall delle sale per poi giungere alla distribuzione durante lo spettacolo.

Oggi il popcorn, nonostante la numerosa gamma di snack offerti dai cinema, continua ad essere leader. Con una sola differenza: anche adesso siamo in crisi economica ma il prezzo per un barattolo è talmente alto da creare imbarazzo; addirittura sembra sia tornata la moda di portarsi il popcorn da casa (cosa ancora oggi vietata). Passo in avanti o passo indietro? Non saprei ma se avete un’idea di snack economico, è arrivato il momento di sfoderarla e invadere il mercato.

Verily: il fashion magazine che dice no a Photoshop

Verily potrebbe essere uno dei tanti fashion & lifestyle magazine se non fosse per un piccolo dettaglio che lo distingue dalle solite riviste patinate: il suo “no” forte e deciso a Photoshop.

Bandita ogni forma di fotoritocco dal viso e dal fisico delle sue modelle, che appaiono al naturale, con tanto di rughette, accenni di cellulite, qualche centimetro in più sui fianchi: tutti dettagli che “contribuiscono alla bellezza di una donna, e che dovrebbero essere celebrati, non sviliti, cambiati o rimossi”, secondo le parole delle co-founders Kara Eschbach e Janet Sahm.

 

Verily, insomma, intende celebrare la vera bellezza delle donne, con un evidente richiamo alla campagna Dove per la bellezza autentica, ma soprattutto al video “Dove: Thought Before Action“, nel quale si invitavano gli art director a mettere da parte l’editing delle foto, a non manipolare più la percezione del fisico femminile.

Che i tempi siano maturi per un nuovo modo di intendere il corpo della donna, per anni prigioniero di modelli irrangiungibili e frustranti per tutte noi perennemente in lotta con lo specchio e la bilancia?

Sfogliando Verily, sembrerebbe di si.

 

In coda per iPhone 5s: manuale di sopravvivenza dell'Apple-Scout

Anche i più duri sostenitori di Android dovrebbero farsene una ragione: come ogni vigilia di ogni  nuova release Apple, i super appassionati si son messi pazientemente in coda davanti lo Store della Mela. 

Fila all'Apple Store di Bologna alle ore 18.45 del 24 Ottobre 2013

La sera del 24 ottobre  io e Claudia abbiamo sacrificato la birretta della sera per fermarci a parlare con chi era già in coda davanti l’Apple Store di Bologna. Lo abbiamo fatto anche l’anno scorso e dunque come si dice in questi casi “Ce tocca!”.

Siccome siamo persone serie, da questa esperienza ne è nato un Manuale di Sopravvivenza dell’Apple-Scout, che contiamo sarà di “vitale” importanza per la prossima iVeglia, quella della in attesa dell’iPad Air (in vendita dal 2 novembre).

Premessa

“Le tecniche di accampamento urbano di seguito spiegate sono sconsigliate a:

1) maniaci dell’igiene: no, il marciapiede davanti l’Apple Store non è diverso da quelli del resto della città, non è più pulito e soprattutto non è esente da mozziconi, rifiuti, delimitazioni del territorio dei cani;

2) asociali e sociopatici: se fai la fila devi sapere che il 50% dei passanti si fermerà a chiedere chi, come quando e perché; un 30%  cercherà di dissuaderti; un 10 % ti inciamperà di sopra per sbaglio; un 5 % è composto dai dipendenti Apple, la security e la polizia che si preoccupano che tutto fili liscio; un 2,5 % fanno interviste (chm…) e un altro 2,5% ti può  fotografare, fissare da lontano, deridere, insultare (per ordine di incidenza)”

1. Definisci la gerarchia: “Follow the Leader”

Rocco, Valeria e Francesco

Posizione: Ultimi in fila alle 18.45
Provenienza: Napoli, Pantelleria
Cosa fate nella vita – Rocco:-“Io sto per lei “(rivolto a Valeria);
Valeria : “Io sto per lui”(rivolto a Rocco);
Rocco:- “E lui sta per il telefono” (rivolto a Francesco). Ah, ecco, iniziavamo a preoccuparci…

Francesco e Valeria

Che cosa non deve mai mancare quando fate la fila per un prodotto Apple?
“La ragazza” risponde Rocco (Claudia: “e poi dicono che i giovani non sono romantici…”)

Come ci si prepara psicologicamente alla vigilia?
Valeria: “Utilizzando il Mac e socializzando con gli altri appassionati: possono nascere sempre nuove connessioni!”

Cosa vi spinge a stare qui un giorno prima?
Francesco: “La disponibilità del device: se non riesci a prenderlo al day one ti tocca aspettare”.

Rocco: “Io voglio il 5S: il 5C non lo comprerei nemmeno se me lo regalassero, perché non aggiunge nulla di nuovo a quello che già c’è, se non un retro colorato”.

2) Cattura il nemico e portalo dalla tua parte

Davide e Giuseppe

Posizione: Terzultimi in fila alle 19.10
Da dove venite: Ferrara
Cosa fate nella vita: Studenti

12 ore prima dell'apertura dell'Apple Store

Che cosa non deve mai mancare quando fate la fila per un prodotto Apple?
“Sicurezza, ombrello, sacchi a pelo”. Vedi il 2,5% di cui sopra che non vede l’ora di romperti le… ehm, mostrarti il tuo disappunto.

Come ci si prepara psicologicamente alla vigilia?
“E’ un’esperienza che va fatta: si sta insieme, ci si conosce, c’è l’attesa per il nuovo prodotto”. Ok, anche noi siamo qui, ci può stare.

Cosa vi spinge a stare qui un giorno prima?
“Mi piace che, a prescindere dai propri gusti in termini Mobile, siamo tutti amici. Andiamo oltre quel pregiudizio che c’è tra l’immaginario di Apple e Android fan: con noi abbiamo un amico che ha un Symbian e non è interessato ad iPhone, ma è venuto qui a passare una nottata con noi ed altre persone”.

Ma lo vedi che non è vero che si odiano?! Ok ragazzi, ora lasciate andare quel poveraccio, su…

3) Ripeti ora con noi: “Sul mio onore non tornerò più alla concorrenza”

<p>Davide con l'iPhone 5s e l'iPhone 5c</p>

Vi raccontiamo una storia vera: Davide ha acquistato tempo fa il nuovo Nokia Lumia 1020, quello con fotocamera da 41 megapixel.

Ne è rimasto molto deluso soprattutto dai continui problemi col sistema operativo che si impalla tanto da dover ricorrere al vecchio metodo “Togli la batteria, rimetti la batteria”. 

Davide riflette: Nokia è in declino perché non ha saputo/potuto implementare un buon market in Symbian. Ai tempi del 4S gli Android hanno iniziato ad equiparare Apple, ma è sempre un gioco di equilibri a scalini: quando l’uno migliora, l’altro esce con una versione migliore. Adesso Symbian è inutilizzabile per i nostri tempi e i due Big sono in rivalità.

Davide risolve: se devo spender comunque tanto, prendo quello che mi piace: Apple. Apprezzo particolarmente la garanzia, che spesso prevede la sostituzione completa.

Per cronaca, abbiamo provato la fotocamera da 41 megapixel, non male…

4) C’è sempre chi arriva prima di te

Marco Vacca

Posizione: Quintultimo in fila alle 20.10
Da dove vieni: Cagliari
Cosa fai nella vita: Tecnico certificato Apple/studente di informatica

Che cosa non deve mai mancare quando fai la fila per un prodotto Apple?
“Compagnia ed amicizia: ho partecipato a diversi eventi Apple di questo genere, con e senza amici; da soli, il tempo non passa mai”.

Ma come?! Hai già l’iPhone 5s?
“L’ho acquistato a Londra”.

E per la serie: l’ho sempre detto che prima o poi il mio iPhone farà il caffè:

“Apple vede il suo smartphone come un elettrodomestico, nel senso che deve essere semplice da utilizzare. In questo sta la sua forza.”

Momento di smarrimento post intervista: “Ohi Clà, ma che ci faceva allora in fila?”, “Boh, Frà, non gliel’ho chiesto, me ne sono dimenticata… Mi son distratta mentre facevo la foto allo sfondo del suo iPhone”. Ecco la prova:

iPhone 5s di Marco

 5) Le (piccole) donne ne sanno una più di te

Sara Canducci, Carlo & Company

Posizione: 12esimi in fila alle 20.40
Da dove venite: Bologna – Modena – Finale Emilia – Padova
Cosa fate nella vita: Studenti/Lavoratori/Liberi professionisti

Sara Canducci, la nostra giovanissima Geek

Guardate questa ragazza: si chiama Sara Canducci, ha un blog sulla tecnologia vista da un punto “differente” ( vi dice nulla?), un canale Youtube dove dispensa consigli non su capelli e make up ma su Photoshop, Adobe Premiere, iPhone, accessori tech, ecc.

L’accompagna la mamma, sua prima sostenitrice: Sara ha infatti 19 anni! E per la cronaca: lavora già.

Che cosa non deve mai mancare quando fate la fila per un prodotto Apple?
Sara :“Un Proporta Turbocharger”
Francesco: “Cosa?”
Sara: Questo.

Carlo: “Anche cibo ed un paio di Red Bull” . Oh, così facciamo pubblicità, cancella…

Dunque si fa balotta (traduzione dal bolognese: notevole concentrazione di persone in un dato sito)
Carlo: “Noi siamo qui per la colazione” 

Ok lui scherza,  qualcuno invece l’ha fatto sul serio… vero Claudia? “- “No, dai, passavo lì la mattina…”

“In realtà si fanno due chiacchiere, si tiene il conto alla rovescia, cose così. E’ bello vivere un evento come questo in compagnia. In fondo, siamo tutti uniti dalla passione verso l’iPhone: se volevo semplicemente comprarlo, andavo presso un qualsiasi retailer della mia zona. Invece qui si respira un’aria particolare”.

Sara, la mamma, Carlo & Co.

6) L’importante non è partecipare ma esser  primi!

Vuoi non intervistare il primo? Dunque The Winner is…

Andrea, il primo della fila

Andrea Ragazzi

Posizione: Primo assoluto in fila all’Apple Store
Da dove vieni: Ferrara
Cosa fai nella vita: Studente

Che cosa non deve mai mancare quando fate la fila per un prodotto Apple?
Una sedia comoda sulla quale sedersi e, ovviamente, la passione.

Come ci si prepara psicologicamente alla vigilia?
E’ la 4° vigilia a cui partecipo: ormai sono preparato. Raggiungo lo Store il prima possibile e mi porto dietro il primo amico che mi dà la disponibilità: prima è, meglio è.

Cosa vi spinge a stare qui un giorno prima?
Io mi diverto a stare qui: posso passare una serata con i miei amici. Poi passano intervistatori, curiosi e profani a cui raccontare cosa succede. Più sono qui e più mi diverto

In conclusione

Ok, il manuale è una scusa per raccontare anche noi l’uscita negli store di iPhone 5s e iPhone 5c. Inoltre il 2 novembre è vicino e prevediamo una bella coda anche per iPad Air, dunque meglio prepararsi con anticipo!

Anche se l’iPhone 5S costerà almeno €729 senza contratto telefonico, quasi tutti i fan hanno pensato bene di vendere il vecchio modello per pagare il nuovo mettendoci una piccola differenza. Però qualcuno non vuole proprio rinunciare al suo vecchio iPhone 3G:

L'antenato iPhone 3G

Questa è una conclusione personale: partecipare anche solo due ore ad una serata del genere significa prendere parte per un attimo a quel mondo che non ti appartiene.

Per farvi un esempio, è come la prima volta che vi costringono a fare la maratona di Star Wars o partecipare ad una seduta di Dungeons e Dragons (si, la componente Geek & Nerd è forte e anche molto piacevole). Ora che ho partecipato per la prima volta ad un evento del genere sono più consapevole dei miei amici iPhoniani!

In ogni caso, giusto per onor di cronaca, l’ultima foto spetta a me: infatti a fine intervista, con il 20% di carica, l’iPhone 4s di Claudia è morto inesorabilmente!

“Ehi, capita anche ai migliori di non farcela!”.  Sì, Claudia, come no…

Foto scattata con il mio Android tarocco perché l’iPhone 4S di Claudia aveva deciso di spegnersi al 20% di carica

Mangiare Buono, il magazine del cibo di qualità firmato Rovagnati

Immaginate come sarebbe stato fuori luogo, per un uomo o un gruppo giovani degli anni ’80, parlare di come riconoscere il pesce fresco o come preparare il pane in casa.

 

Oggi le cose sono molto cambiate. Parlare di cibo non è più ricondotto alla voglia di mangiare e saziarsi ma è diventato un calderone culturale, utile per trovare degli ottimi spunti di sana conversazione. Le cose ad un certo punto hanno preso la strada della perdizione, facendoci ritrovare nel 2013,  nel mondo della gastronomia fatto di chef stellati che si comportano da attori americani di serie TV e cibo che si trasforma in ogni cosa tranne che in un pasto.

 

Anche il web rispecchia la realtà e offre molto spazio alla spettacolarizzazione del cibo, facendo spesso mancare i contenuti di valore. Aspetti come la salute e il cibo di qualità, sono spesso messe da parte da una semplice foto accattivante e priva di contenuto. Sulla base di questa osservazione, l’azienda Rovagnati ha scelto di entrare nel mondo dei magazine on line con MangiareBuono.it

 


Mangiarebuono è aperto alla collaborazione di nutrizionisti, dietologi e medici che si interessano di questioni legate all’alimentazione, ma anche foodblogger, chef, Consorzi e Presidi di prodotti tipici e le Pro Loco. L’obiettivo è la costruzione di una community di persone accomunate dall’impegno di recuperare le tradizioni alimentari, la cultura del mangiare buono e genuino, di valorizzare i prodotti tipici e i luoghi del gusto.

La tua start up avrà successo? Scoprilo in 4 ore

Kickstarter, sogni che diventano realtà

Our mission is to help bring creative projects to life: in poche parole, ecco spiegato cos’è Kickstarter.
L’ormai celebre piattaforma di crowdfunding, nata a New York nel 2009, ha ospitato più di 118.422 progetti sostenuti da grandi e piccoli investitori di tutto il mondo.
Il funzionamento della piattaforma è semplice: chiunque abbia un’idea creativa può inserire una campagna di raccolta fondi indicando l’obiettivo economico da raggiungere e la data  di scadenza. Gli utenti possono sostenere le idee che ritengono interessanti inviando denaro in cambio di piccoli riconoscimenti: la partecipazione attiva al progetto, il collaudo di un nuovo prodotto, una lettera personale di ringraziamento. Il successo della campagna è decretato dal raggiungimento, nel tempo stabilito, dell’obiettivo economico prefissato; in caso contrario la campagna si considera fallita e i fondi raccolti fino a quel momento non possono essere devoluti allo startupper.

Predittori di successo

Ma se il successo di Kickstarter è ormai evidente e indiscutibile, lo stesso non vale per le start up che qui vengono promosse: solo una su due riesce a convincere gli investitori e quindi a vedere la luce.

Proprio partendo da questa evidenza, un team di ricerca dell’Università di Losanna ha messo a punto un modello analitico capace di predire il destino dei progetti caricati sulla piattaforma di crowfunding.
In realtà esistono già strumenti per la valutazione del potenziale di una start up (ad esempio Kicktraq e CanHeKickIt), ma ciò che differenzia la ricerca condotta dall’università elvetica è il tipo di dati presi in considerazione.

Il team di ricerca ha condotto un’analisi su 16.042 campagne apparse sul sito di crowdfunding da settembre 2012 a maggio 2013 e sostenute da 1.309.295 utenti. Oltre ai dati relativi ai progetti – obiettivo da raggiungere, deadline, numero di sostenitori- i ricercatori hanno condotto un approfondimento sull’impatto della campagna sui social. In particolare sono stati conteggiati i tweet contenenti l’hashtag #kickstarter e il link al relativo progetto. Secondo i calcoli condotti, per una campagna di successo si registrano in media 73 tweet.

4 ore per conoscere il destino della tua start up

Attraverso questo modello di predizione che incrocia le caratteristiche della campagna e l’impatto sui social, il team dell’Università di Losanna ha dimostrato di riuscire a determinare il successo della start up con una precisione del 76% appena 4 ore dopo il lancio della campagna di promozione su Kickstarter.
Senza dubbio la ricerca risulta utile per il livello di precisione nella predizione del successo, ma non meno importante è la rivelazione dell’importanza dei social come fattore chiave di successo. Questa nuova consapevolezza deve indurre gli startupper a rafforzare la campagna a sostegno del proprio progetto per mezzo dei social networks che si confermano un utile strumento di promozione dei nuovi business.

Per approfondire consulta l’articolo in lingua originale

Illusioni, Playstation e gatti ubriachi: i migliori video della settimana

Illusioni, Playstation e gatti ubriachi: i migliori video della settimana

Per concludere al meglio la settimana lavorativa, i Ninja vi propongono una selezione dei migliori video della settimana che potreste esservi persi! Poi fateci sapere quale preferite 😉

Honda Illusions, An Impossible Made Possible

Le illusioni questa settimana sono andate forte. Dopo il video di RayBan che ha visto la collaborazione di Brusspup, ecco quello di Honda, che ci catapulta in un mondo che sembra essere un quadro vivente di Escher.

Il video vuole essere una metafora del lavoro svolto dagli ingegneri Honda per creare veicoli confortevoli anche se di dimensioni ridotte.

Agency: Mcgarrybowen London
Executive Creative Director: Paul Jordan e Angus MacAdam
Copywriter: Richard Holmes
Art Director: Remco Graham
Production Company: Gorgeous
Director: Chris Palmer

#4ThePlayers since 1995

Cosa è cambiato nel panorama culturale dal 1995? Praticamente tutto quello che PlayStation ha inserito in questo filmato creato per il lancio della nuova consolle PS4.

Ambientato in un appartamenoto di Londra, assistiamo al passare veloce degli anni attraverso l’evoluzione della skyline della City visibile dalla finestra della cameretta, che si abbelisce via via di arredamenti, decorazioni, poster e tecnologie nuove.

I creativi dicono di essersi ispirati, per questo spot fortemente nostalgico, ad un trending hashtag dei mesi scorsi, #PlayStationMemories.

Agency: Drum

I gatti leccano di tutto!

Vileda Italia ci tiene al fatto che i nostri pavimenti siano puliti. E soprattutto che usiamo gli strumenti giusti per lavarli, non sacrificando i nostri poveri gattini che finiscono per leccare di tutto a terra.

Media Agency: Mosaicoon

Busloads of kids get surprise trip to Toys”R”Us

Si avvicina il Natale, e con esso i tanti adv dedicati a regali e doni di ogni genere. Toys”R”Us si è mossa per tempo e ha creato questo video, una sorta di candid in cui vediamo realizzato il sogno di ogni bambino: avere a disposizione un intero negozio di giocattoli!

La campagna, dedicata a tutti i genitori in crisi di idee, è accompagnata dall’hashtag #WishinAccomplished.

Slow Motion Running – The Supercut

La Slow-Mo mania ha colpito tutti, noi l’avevamo detto 🙂 Ma anche se ora è uan tecnica di ripresa accessiible a tutti, ci sono stati tempi in cui potevamo godercela solo al cinema o in tv. Supercutonline ha pensato di raccogliere in un unico video le più celebri corso al rallenty della storia del cinema. Sì, c’è anche Forrest Gump!