Come scrivere il post perfetto su Facebook [INFOGRAFICA]

Fare la differenza richiede di pensare in modo differente, su Facebook come su Twitter: anche quando si lavora a un contenuto piccolo come un post. Soprattutto nei social network, dove qualsiasi azione genera una conseguenza. Un Brand deve evitare errori comuni nella propria social media strategy, ispirare fiducia, curare al meglio i contenuti pubblicati sui social per costruire un dialogo duraturo.

L’utilizzo di Facebook può contribuire nel comunicare al meglio il vostro Brand. Per questo abbiamo tradotto per voi l’Infografica dedicata a come dovrebbe apparire un post perfetto su Facebook di Blueprint segnalata da Jennifer Burnham.


Avete visto, amici lettori? Scrivere post su Facebook è un vero e proprio lavoro, che coinvolge sfere e competenze differenti che richiedono uno skill preciso.

Anche perché, Come ben sapete è stato introdotto il nuovo algoritmo di ricerca Google Hummingbird. Un’alta frequenza di rimbalzo, oppure l’assenza completa di condivisioni sui Social Networks influenzeranno i risultati dei motori di ricerca. Anche se ci saranno migliaia di links costruiti intorno a determinate pagine, non avranno nessun peso nell’indicizzazione dei risultati se il contenuto del link non viene ritenuto di qualità. Per questo è necessario pensare a realizzare contenuti che sfruttino la natura virale dei social network, affinché si sviluppi un meccanismo di condivisione virtuoso. Facebook, come tutti i social network, oggi è letteralmente saturo di contenuti: scrivere post diventa quindi decisivo per far emergere il proprio messaggio!

Perciò attenzione, sul contenuto non si scherza. Se vogliamo essere trovati, meglio offrire qualità! 😉

350 volti e 4000 foto, tutte nel video di "The Paper Kites" [VIDEO]

350 volti e 4000 foto, tutte nel video di “The Paper Kites”

Fonte: Oh Yeah Wow Facebook Page

Dopo sette giorni di riprese, 350 volti, dieci giorni di montaggio e più di 4000 foto, lo studio televisivo e cinematografico Oh Yeah Wow presenta il video della canzone “Young” del nuovo album “States” di The Paper Kites, indie band australiana.

Simbolica è la scelta di rappresentare il tempo con un unico destino dalle mille sfaccettature: lo sguardo fisso nella camera per tutta la durata della canzone, mentre capelli, ciglia, bocca, naso, forme varie mutano in pochi decimi di secondo. We all need time to grow: abbiamo tutti bisogno di tempo per crescere, è una regola che vale per chiunque, abbiamo bisogno di vivere la nostra giovinezza per comprendere il senso della vita e, seppur nelle nostre diversità, siamo tutti legati da tale bisogno, desiderio e per alcuni, vicissitudine.

Quando parliamo, quando non abbiamo la testa fra le nuvole, quando guardiamo al nostro passato, con la grinta che solo i giovani possono avere, costruiamo il futuro di tutti. Non uno da solo, 350 ragazzi, più tutti coloro che ascoltando la canzone e condividendo il video diranno “We’re all awake“.

Credits:

Director: Darcy Prendergast @ Oh Yeah Wow
DOP: Oli Sansom
Producers: Christina Remnant and NIcky Pastore
Production Assistant: Mohini Herse
Costume Design: Paige Prendergast
Animators: Sam Lewis and Darcy Prendergast
Editing: Mohini Herse, Sam Lewis, James Bailey and Darcy Prendergast

5 buone ragioni per sfruttare i check-in nel social media marketing

Geolocalizzazione e marketing

Se ci pensate, fino a qualche anno fa, la parola “geolocalizzazione” era confinata all’immaginario delle spy story popolate da iper-tecnologici satelliti in orbita attorno alla terra e azioni di intelligence internazionale. Quando i social network hanno iniziato ad offrire la possibilità di localizzarsi attraverso GPS, a molti l’idea di far sapere a degli sconosciuti la propria posizione sembrava non avere alcun senso o, peggio, veniva considerata un’insolente offesa alla propria privacy.

Oggi quasi tutti i social network offrono sistemi di geolocalizzazione e, quando si partecipa ad un evento, si entra nel nuovo locale aperto in città o semplicemente si va a bere una birra al pub sotto casa, nessuno più resiste all’impulso di fare check-in. Bisogna pur adoperarsi per restituire al mondo l’immagine di una vita inviabile.

La geolocalizzazione è una straordinaria opportunità per le aziende per aumentare la propria visibilità e accrescere l’esposizione dei prodotti. Chi ha già una pagina locale sul Facebook o una scheda Google Places è un passo avanti rispetto ai competitor. Ci sono almeno 5 buone ragioni per imparare a usare la geolocalizzazione degli utenti a vantaggio del social media marketing.

#1 – Visibilità

check-in e visibilità

Il primo motivo è semplice e facilmente intuibile. Quando un utente si registra in un luogo, lo fa per farlo sapere agli altri. La tua attività sarà sotto gli occhi dei suoi amici, i quali potranno incuriosirsi e decidere di visitare il tuo locale. Sfrutta gli utenti come vettori di visibilità.

#2 – Traffico

Quando un utente fa check-in un posto, si apre automaticamente una finestra sul tuo negozio. Assicurati di avere una scheda Places aggiornata, ricca di informazione e con l’appeal sufficiente a suscitare curiosità.

#3 – Recensioni istantanee

L'importanza del check-in

Il check-in apre solitamente alla possibilità di un commento o di un allegato. Di per sé, esso vale già come attestazione di stima (chi mai vorrebbe far sapere al mondo che frequenta il peggiore bar di Caracas?), ma può assicurarti un ulteriore vantaggio: quello di fare incetta di recensioni favorevoli. È improbabile che un utente posti su Instagram la foto di un gustoso antipasto di bruschette e affettati senza accompagnarla con un breve commento su quanto è buono. È molto probabile che lo farà, e tu avrai fatto Bingo!

La combinazione tra check-in e recensione istantanea è l’argomentazione più convincente per attirare nuove persone.

#4 – Vendite

Siti come Yelp o Forsquare permettono agli utenti di sbloccare facilmente coupon o sconti tramite check-in. Questa attività funziona su due versanti: da un lato, dà un beneficio a chi è già nel tuo negozio, spingendolo a tornare o a far sapere ai suoi amici della promozione; dall’altro lato, attrae le persone che sono nelle immediate vicinanze e magari stanno cercando proprio il tuo prodotto o servizio.

#5 – Conversazione

Social media marketing

Forse il vantaggio più importante che offre la geolocalizzazione è la possibilità, per un brand, di far crescere le conversazioni attorno al prodotto.

Grazie ai check-in puoi avere una visione in tempo reale di ciò che le persone stanno facendo, pensando e dicendo di te. Senza costose analisi di mercato e macchinosi focus group. Perché non approfittarne.

Rebel Rocket Attack: il primo video di Banksy [VIRAL VIDEO]

6 Ottobre 2013: il celebre artista e autore di graffiti Banksy pubblica su Youtube e sul suo sito per la prima volta un video. Potrebbe trattarsi della nascita della “Street Art Animation”, un’evoluzione dell’arte di strada con il principale strumento di comunicazione di questo millennio: il video virale.

Perché di viral si tratta. Il video tocca i 5 milioni e mezzo di visualizzazioni in meno di una settimana, aiutato sicuramente dal notevole traffico del sito, ma soprattutto dalla curiosità di vedere l’approccio al mondo del videomaking di una delle più geniali menti artistiche degli ultimi 10 anni.

Il video mosta un attacco terra-aria di un gruppo di terroristi di Al quaeda, intenti ad abbattere un oggetto volante, urlando “Allahu Akbar” (Allah è grande). Tutto lascia pensare che l’obiettivo sia un mezzo delle US force, invece ad avere la peggio è un volante personaggio della Disney: un povero e ammaccato Dumbo.

Si tratta di uno dei pezzi del puzzle che compongono il nuovo progetto “Better out than in” dell’artista di Bristol: nel mese di Ottobre, infatti, Banksy ha invaso New York mostrando giorno dopo giorno, come in un diario, nuovi graffiti e installazioni in giro per la grande mela, documentando tutto sul suo sito.

Dall’inizio della sua carriera negli anni 90 i suoi graffiti hanno aperto le porte ad un nuovo movimento, trasformando i “murales” in vera e propria arte. Non si tratta solo di disegni su un muro, il messaggio peculiare dei suoi graffiti nasconde sempre una velata critica alla società e al mondo politico.

Non è la prima volta, ad esempio, che tratta il tema della guerra: nel 2005 infatti ha ricoperto di graffiti il muro issato dall’esercito israeliano in Cisgiordania con la tecnica del tompe l’oeil, dando l’illusione ai passanti di poter osservare dall’altra parte della barricata.

Banksy abbandona per una volta gli stencil e realizza un live action film in cui riporta l’attenzione sul caldo tema del conflitto in Siria. Il video vuole essere una critica ad un recente episodio del programma “Fox and Friends” in cui gli ospiti, commentando un video molto simile a quello riprodotto da Banksy, accusano di terrorismo un gruppo di rebelli Siriani solo perché ripetevano le parole Allah è grande.

Il finale humor nasconde infine un ulteriore messaggio nascosto. Probabilmente il video suggerisce la prossima location di una istallazione di Banksy: DUMBO infatti potrebbe essere l’acronimo di Down Under the Manhattan Bridge Overpass.

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Content Marketing: la parola a Simone Tornabene, docente del Ninja Master Online

In occasione del Master Online in Digital Strategy & Social Media Communication, continuiamo a conoscere i membri del Digital Dream Team. Oggi è Simone Tornabene, docente del modulo in Content Marketing, a svelare qualche anteprima degli argomenti che affronterà all’interno delle lezioni del suo modulo.

Prima di lasciarvi al nostro scambio di battute, vi ricordo che lo Sconto Early Booking è prolungato fino a martedì 29 Ottobre

 

I nostri Ninja sono pronti per apprendere tutti i segreti della Content Strategy. Potresti accennarci cosa apprenderanno e come potranno applicare le conoscenze acquisite?

Imprareranno perché la Content Strategy è diventata fondamentale per la promozione, come si progetta e potranno applicare le conoscenze acquisite in modo da progettare e implementare azioni di Content Marketing (come ad esempio lo storytelling).

Ci concedi un’anticipazione sulle case history che presenterai?

Lavoreremo su casi noti del mondo del digital, come Go-Pro, su aziende che sanno sfruttare Internet perché sono improntante su contenuti e relazioni anche offline, come RedBull. Infine guarderemo anche a cosa ha da insegnarci la preistoria del Content Marketing, sia in campo commerciale (con Jell-O) sia in campi al di fuori dall’economico (la Mona Lisa e il dramma Shakespeariano di Romeo e Giulietta).

Qual è la formula per creare una strategia di contenuto che coinvolga empaticamente il target di riferimento?

Una simile formula non esiste. Per fortuna! Altrimenti il ruolo dello strategist si ridurrebbe a poco più di una calcolatrice. Viviamo sul pianeta Terra da Homo Sapiens da circa 200.000 anni e li abbiamo passati in modi molto diversi. Ma con in comune una passione per le storie e le emozioni che queste suscitano. Dentro l’esperienza di questi tratti comuni è possibile individuare delle leve che devono essere considerate nella Content Strategy, ma la strategia in sé dipende molto dagli obiettivi e dal contesto. Al corso affronteremo i modelli teorici (PESTEL, SWOT, MIDA, Scenario Planning) che servono a pianificare la strategia.  

Progettare un piano di pubblicazione: puoi accennarci qualche consiglio pratico per una strategia vincente?

Sicuramente partire sempre da una buona analisi. Cosa fanno i miei competitor? Cosa fa chi produce contenuti simili? Poi: avere ben chiaro il focus dei messaggi: a chi sto parlando? Quale call to action? Quale frequenza di pubblicazione? Quali sono le specificità del media che sto utilizzando? Terzo: monitorare. Analizzare le performance, avere quindi dei KPI. E sulla base di quelli correggere o meno il tiro.

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Knowledge for Change! 

Be Ninja!

Usa e default: "too big to fail" o rischio concreto?

E se gli Usa fanno default?

Nel 2010 Andrew Ross Sorkin, giornalista ed economista del New York Times, pubblica “Il Crollo – Too Big to Fail“. I noti avvenimenti riguardanti il tentativo di evitare il fallimento  del colosso Lehman Brothers per scongiurare un pericoloso effetto domino, diventano in seguito un film di grande successo nel 2011.

Troppo grande per fallire

Il concetto del “troppo grande per fallire” viene smontato dagli avvenimenti del più grande crack finanziario dal 1929, quando, a dispetto di una mal riposta fiducia in un imponente intervento statale, uno dei primari operatori del mercato dei titoli di stato statunitense annuncia la più grande bancarotta nella storia degli Stati Uniti, con debiti bancari per  613 miliardi di dollari, debiti obbligazionari per 155 miliardi e attività per un valore di 639 miliardi.

Il fallimento dell’ente finanziario privato ha avuto ripercussioni a catena su tutti i mercati mondiali, in particolare in Europa dove gli Usa rappresentano uno dei principali mercati di sbocco.

 

Ma cosa accadrebbe se a dichiarare default fossero proprio gli Stati Uniti, il Paese “too big to fail” per definizione? Il prossimo 17 ottobre il debito pubblico americano supererà il tetto massimo stabilito dal congresso nel 2011, quando si pervenne in extremis ad un accordo per scongiurare questa eventualità.

Il rischio assume quindi contorni politici: nella storia degli Usa il tetto legale del debito pubblico è stato innalzato circa un centinaio di volte, ma oggi, senza un accordo tra repubblicani e democratici,  il governo rischia di non aver più fondi per poter finanziare le sue attività e dover ricorrere alle entrate fiscali, penalizzando soprattutto gli investitori che detengono i buoni del tesoro americani, giudicati come l’obbligazione sovrana più affidabile del mondo.

Dal primo ottobre, con una operazione di shutdown, i servizi non essenziali sono stati sospesi fino all’approvazione dell’innalzamento del tetto per il debito pubblico, che sembra diventare parametro essenziale per la buona salute di una economia.

 

Se il debito fosse l’indicatore più fedele della salute economica di un Paese, anche il Giappone sembrerebbe avviato verso un sicuro default, considerato che il debito nipponico è addirittura superiore al 200% del Pil (in Italia si attesta sul 130%).

Perché il Giappone non rischia il default?

Il debito giapponese è in realtà sostenibile per due principali motivi: è finanziato con il risparmio interno, poiché quasi il 90% è in mani di investitori del Sol Levante,  a differenza di quanto accade in Italia e in altri Paesi europei che sono sottoposti al rischio di speculazioni finanziarie da parte dei creditori; la presenza di una banca centrale che, oltre a finanziare la spesa pubblica sottoscrivendo debito pubblico di nuova emissione, può acquistarlo sul mercato influenzando i tassi.

 

E gli Usa?

Foraggiare i mercati con nuova moneta appositamente emessa per scongiurare gli effetti della crisi comporta, inevitabilmente, l’esplosione dell’inflazione. La Federal Reserve americana ha già inondato per tre volte il mercato di liquidità, dal caso  Lehman Brothers, innescando le cosiddette bolle speculative frutto di una inflazione finanziaria, anche più pericolosa di quella monetaria, aumentando il rischio di una bancarotta “tecnica” o legale.

La riforma sanitaria, che prevede la possibilità di comprare assicurazioni a basso costo ed usufruire di aiuti governativi se impossibilitati a pagare, è il vero motivo di scontro tra Obama e il congresso, e finché i due contraenti non riusciranno a trovare un accordo sull’Obamacare, il rischio di un default tecnico appare concreto.

In ricordo di Marco Zamperini, il Funky Professor della Rete

Cari Ninja, la notizia stamattina è corsa sul web e ha lasciato sconcerto: ieri sera ci ha prematuramente lasciato Marco Zamperini, aka Funky Professor.  Il Clan Ninja Marketing vuole ricordare una persona tanto cara quanto visionaria che abbiamo avuto il privilegio e l’onore di ospitare a La Battaglia delle Idee, il caso vuole esattamente un anno fa, il 12 e 13 ottobre a Napoli.

Qui di seguito qualche foto con Marco e il saluto commosso di alcuni di noi.

Lacrime e una ferita profonda nel cuore per l’improvvisa scomparsa di @funkysurfer. Il tuo spirito e il tuo sorriso rimarranno per sempre dentro chi ha avuto la fortuna di incontrarti, anche per poco. Sei e rimarrai un esempio per tutti noi. Mi mancherai, tanto. – Mirko Pallera

Chiunque si sia trovato di fronte Marco Zamperini sa bene quanto fosse stimolante parlare con lui, quanto fosse una persona ispirante ma anche molto alla mano e divertente. Sono felice di averlo conosciuto non solo nel mondo digitale, ma anche dal vivo, in modo da avere un ricordo concreto di una delle persone più influenti del nostro settore. Sono poche le persone che si dimostrano in grado di cambiare le cose, il nostro Funky Professor era una di esse. – Nunzia Falco Simeone

Marco Zamperini è stato precursore di un mondo che anche grazie a lui oggi ci è famigliare. – Francesco Gavatorta

“Adèle, vien ici!” sono le parole che risuonano in me da stamattina. Eri fatto della stessa leggerezza dei bit e nella binarietà della vita era evidente che avessi scelto la strada dell’allegria. E mi diverte pensare che dove tu sia adesso siano tutti un po’ più digital a partire da oggi. Il tuo sorriso mancherà molto. – Adele Savarese

Il vuoto che lasci come professionista e come persona è di quelli che si faranno sentire. In un’Italia ingessata , in cui tutti si riempiono la bocca di cultura digitale e di opportunità per i giovani, tu sei stato uno dei pochi fari. La tua competenza, la tua energia e la tua umanità hanno aiutato tanti a trovare la propria strada. Non dimenticheremo mai il tuo esempio e la tua simpatia. Un saluto affettuoso da tutti i Ninja di cui sei stato “professore” ed amico. – Fabio di Gaetano

Ho avuto la fortuna di incontrarti spesso e lavorare accanto a te. Un anno fa eri a Napoli con noi a sostenerci, stimolarci e incoraggiarci a crescere. Mi hai presa in giro per i momenti di stanchezza o panico, e insegnato l’importanza della leggerezza. Ci vorrebbero molti altri maestri come te in questo Paese. Grazie, per tutto. – Rosanna Perrone

“Ho le pulci?” “Ehm, non credo!” “E allora perché non parli?” “Perché sei Marco Zamperini” “E quindi?” Questo era il prof: una persona con un’aura da guru che gli stava stretta e che faceva di tutto per farti sentire come il suo vicino di casa. – Francesca ‘Cora’ Sollo.

Prof non dimenticherò mai il momento in cui ho letto per la prima volta: “La mente è come un paracadute funziona solo se la apri” 🙂 Grazie! – Giuseppe Rivello

In uno dei momenti di pausa dalla battle eravamo fuori e mi ha chiesto se mi fosse piaciuto ciò che aveva appena fatto sul palco, non era una frase di circostanza era davvero curioso di sapere se era riuscito ad arrivare anche in una versione diversa dal solito. In quei giorni non fu il solo a chiedermelo, ma solo lui mi ha colpito. Il suo bisogno di ricevere approvazione mi ha confermato che per essere grandi non basta aver fatto grandi cose. Ciao Prof. – Alessia Gambi

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Apple: il CEO Tim Cook è arrivato su Twitter

profilo twitter di tim cook

Anche Tim Cook, il nuovo CEO Apple, è approdato su Twitter.

Nella sua bio si definisce semplicemente “tifoso dell’Auburn Football e del Duke Basketball”. Ben prima che arrivasse la verifica di Twitter, non c’erano dubbi sull’autenticità dell’account @tim_cook, dal momento che tra i suoi primi follower figuravano altri noti dipendenti di Apple.

Cook non è l’unico CEO famoso che ha compreso l’importanza di essere su Twitter; molti altri, tra cui Marissa Mayer di Yahoo, hanno un account sul social network.

La decisione di Tim Cook di esporsi su un piano personale è solo l’ultimo dei coraggiosi cambiamenti attuati da Apple in questa fase post-Steve-Jobs. L’ex CEO non avrebbe mai approvato, ad esempio, l’idea di un iPad di piccole dimensioni o di una versione low-cost dell’iPhone. Ma i tempi cambiano, e il celebre marchio della mela morsicata sta facendo del suo meglio per tenere il passo.

È chiaro che questa mossa fa parte di una strategia. Non è un caso che Tim Cook sia approdato su Twitter giusto in tempo per godersi il buzz generato dall’arrivo nei negozi dei nuovi iPhone 5s e iPhone 5c. E infatti il primo tweet è dedicato alla visita del CEO all’Apple store di Palo Alto, in California.

primo tweet di tim cook

Ma Steve Jobs è ancora un mito per molti e la ‘nuova’ Apple non vuole certo liberarsene. Ecco allora che in un tweet del 5 Ottobre, Tim Cook ricorda con affetto l’amico scomparso, nell’anniversario della sua morte.

tim cook ricorda steve jobs con un tweet

Nell’account compaiono pochissimi tweet per ora, ma il CEO di Apple ha usato tutte le parole giuste per condensare in pochi caratteri i valori portanti della sua azienda: la ricerca dell’innovazione, la continuità col passato e la cura dei propri clienti.

di Sara Basciani

The Walking Dead: le migliori iniziative per promuovere lo show

Siete pronti a tornare a combattere nell’appassionante Apocalisse Zombie più famosa della tv? Stasera torna sui nostri piccoli schermi The Walking Dead, la serie ideata da Frank Darabont ed ispirata all’omonimo fumetto, che a noi Ninja piace tanto, soprattutto perché in questi anni ci ha regalato interessanti iniziative promozionali, di cui molte unconventional.

Per questo, per aiutarvi a re immergevi nell’universo dello show e prepararvi alla quarta stagione, vi proponiamo le migliori campagne promozionali per la serie.

Se ne sconsiglia la lettura a chi ha lo stomaco debole!

Ambient e outdoor da paura

Ricordate il particolare conto alla rovescia realizzato a Toronto?

All’eccentrico billboard era associato anche un concorso sui social network che prevedeva in palio delle dita mozzate!

Ecco altre campagne outdoor difficili da dimenticare, compreso il The Walking Dead food truck e il billboard posizionato (per caso) accanto ad un’agenzia di pompe funebri che ha creato non poco scalpore!

Dead Yourself

Un’app per nulla adatta ai vanitosi. Per spaventare i propri amici sui social network non c’è niente di meglio di una vostra foto versione zombie.
Ecco la mia, come vi sembro?

Life goes on. Again.

Dalla pubblicità di uno smacchiatore al trailer di una commedia romantica, il tutto ambientato in un universo in cui uccidere uno zombie tra una faccenda e un’altra è la normalità. Divertenti e surreali gi spot  ideati all’agenzia Ireland/Davenport.

Un product placement non convenzionale

Non è facile posizionare un brand in un universo in cui tutto è distrutto e i sopravvissuti riescono a malapena a mangiare e a trovare un tetto sotto cui ripararsi. Ma c’è una cosa che non è mancata mai ai nostri eroi: le auto Hyundai, sempre in perfette condizioni, pulite e a prova di zombie.

Ogni cacciatore di walkers vorrebbe avere l’Elantra Coupé presente nel fumetto e presentata al San Diego Comic-Con, ora disponibile per tutti in versione digitale grazie ad un’app.

E nella serie c’è anche spazio per il motore di ricerca Bing. Più o meno.

Uno zombie per Presidente

Nella lotta per la Casa Bianca anche la AMC ha presentato a sorpresa un suo candidato.

Obama e Romney hanno avuto un temibile avversario!

Ora che avete rivisto le iniziative promozionali più innovative dedicate allo show, siete pronti per l’Apocalisse Z!

Lapa: un'alternativa a Tile per ritrovare gli oggetti smarriti

Lapa: un'alternativa a Tile per ritrovare gli oggetti smarriti

Lapa: un'alternativa a Tile per ritrovare gli oggetti smarriti

Tempo fa vi parlammo di Tile, il dispositivo per trovare gli oggetti smarriti che aveva avuto un grande successo come raccolta fondi e preordini (tra l’altro, tra pochi mesi dovrebbero cominciare anche i primi invii del prodotto).

Oggi cerchiamo di scoprire Lapa, un gadget molto simile (come forma, funzionamento e “lancio”) ma che prova ad offrire qualcosa in più rispetto all’illustre compagno.

Cos’è Lapa?

Un dispositivo che vi permette di ritrovare i vostri oggetti smarriti: piccolo (27x27x6 mm per 5 grammi di peso) e disponibile in varie colorazioni (bianco, nero e blu), Lapa vuole aiutarvi nella vita di tutti i giorni (quando non trovate chiavi, portafoglio o altri accessori) e nelle situazioni più delicate, ad esempio per il bagaglio oppure per i vostri animali (gatti e cani).

Specifiche tecniche

Il dispositivo può essere attaccato dovunque: grazie all’app (disponibile gratuitamente per iOS e Android) potrete tracciarne i movimenti e scoprire dove sono le vostre cose (una mappa vi indicherà l’ultima segnalazione rilevata). Potrete cercare i vostri oggetti con lo smartphone grazie al “bip” ed al segnale sullo schermo che vi indica la distanza dall’oggetto.

Oppure, se impostate la “Modalità di sicurezza“, lo smartphone vi avvertirà ogni volta che vi allontanate troppo dal vostro oggetto monitorato (utile per le valigie ma anche per i bambini nei luoghi pubblici).

Lapa: un'alternativa a Tile per ritrovare gli oggetti smarriti

L’app riconosce i vari colori dei vostri Lapa, quindi potete associarne quanti volete senza problemi.

I requisiti di sistema:
– tutti i dispositivi iOS con Bluetooth 4.0
– tutti i device Android con versione 4.1 (o successiva) e Bluetooth 4.0

Il dispositivo copre un raggio massimo di 50 metri, ha una batteria sostituibile (della durata di un anno circa) ed ha ovviamente un sistema Bluetooth a bassissimo consumo.

Prezzo

29 dollari per singolo Lapa, mentre se acquistate il Color Pack il prezzo è di 59 dollari (quindi il prezzo si abbassa a circa 20 dollari per Lapa).

Perché il nome Lapa?

Lapa: un'alternativa a Tile per ritrovare gli oggetti smarriti

Lapa è il nome portoghese di un tipo di conchiglia che si attacca alle rocce o qualsiasi altra cosa che si trova sulla spiaggia: proprio come il gadget farà con i vostri oggetti più cari!

Conclusioni

Lanciato sulla piattaforma di crowdfunding Indiegogo, ha avuto un buon successo ma non come Tile. A conti fatti, ha in più la compatibilità con Android, un prezzo simile (per acquisti multipli) e la batteria che si può sostituire (mentre per Tile bisogna comprare un nuovo dispositivo ogni volta).

Anche qui, la “forza” è l’effetto community: più Lapa vicini possono coprire molte più zone della città e aiutarsi a vicenda nel segnalare gli oggetti ai proprietari. Probabilmente è il punto dolente di questi dispositivi, ma ciò non toglie l’utilità in moltissime altre situazioni.