Partecipa a [re]vive ed esponi al Fuori Salone di Milano!

“Sono lasciati lì, giorno dopo giorno, notte dopo notte. Non urlano, non sanguinano, perdono un piccolo pezzo ogni giorno, così che tu non realizzi realmente che un certo posto stia andando in declino, finché un giorno è impossibile recuperarlo e l’unica cosa che resta da fare è buttarlo giù”

Questa è la descrizione data alle strutture abbandonate da [im]possible living, una piattaforma il cui principale obiettivo è quello di liberare il potenziale intrinseco di ogni edificio in rovina, puntando alla rivalutazione del già esistente piuttosto che alla creazione di nuove strutture.

Costruire un database mondiale degli edifici abbandonati, raccogliere progetti degli utenti, trovare i fondi per realizzarli: sono tante le idee che orbitano intorno alla piattaforma, obiettivi ambiziosi ma non per questo [im]possibili!

In linea con la loro stessa ragion d’essere, [im]possible living lancia [re]vive, una call 4 ideas rivolta a tutti coloro che vorranno, con i loro mezzi, raccontare le emergenti realtà produttive e creative che animano Milano, un happening di 4 giorni che trasforma un edificio inutilizzato in uno spazio di produzione culturale e innovazione.

Dall’11 al 14 Aprile, durante la Settimana del Fuori Salone del Mobile di Milano, [im]possible living permetterà a più di 20 creativi di esporre all’interno dell’Ex Fornace in zona Navigli alla cifra simbolica di 8 euro al metro quadro al giorno.

Chiunque può provare a superare le selezioni per accedere allo spazio espositivo con le proprie proposte. Basta scaricare il bando e caricare sul sito di [im]possible living il proprio progetto entro il 25 Marzo alle ore 12:00. Le idee saranno votabili sul sito e, tra quelle più votate, saranno selezionate le finaliste cui sarà destinato uno spazio espositivo presso l’Ex Fornace.
La data di scadenza si avvicina! Perché non provare?

Come rendere più efficace il processo di selezione del personale [INFOGRAFICA]

I livelli preoccupanti di disoccupazione potrebbero far pensare che trovare forza lavoro qualificata sia più piuttosto facile, non è così, il processo di selezione del personale può essere lungo e faticoso.

La ricerca quasi ossessiva dei candidati più talentuosi può portare gli imprenditori a commettere gravi errori, col rischio di andare nella direzione opposta: scoraggiare cioè le candidature dei migliori.
lavoro, personale,
Vi presentiamo una simpatica infografica, creata da HireRight sulla base dai risultati di un’indagine condotta su un campione di persone in cerca di lavoro.

Social media, Tecnologia e Cortesia, vi aiuteranno a chiarire la strada

Proprio attaverso una metafora legata alle strade che l’infografica ci mostra quali sono gli errori più frequenti che vengono commessi (wrong way) e come sfruttarli a proprio vantaggio per ottimizzare la selezione del personale(right way).

Social Media

Abbiamo già parlato delle relazioni esistenti tra social media e HRM, la critica in questo caso riguarda il numero dei social network coinvolti: si scelgono principalmente Facebook e Linkedin, ma le aziende dovrebbero considerare altre soluzioni come Twitter, blog e Youtube, infatti il 40% di chi cerca lavoro usa 3 o più social per cercare lavoro.

Tecnologia

Semplificare e velocizzare: questi dovrebbero essere gli obiettivi della tecnologia.
Secondo gl intervistati il tempo necessario per una candidatura on line non dovrebbe superare i 5 minuti. Ad oggi il 60% delle applicazioni richiede il doppio del tempo e per l’8% dei casi si ha bisogno addirittura un’ora!

Cortesia

Il 77% di chi si candida on-line non riceve alcuna comunicazione si risposta, questo è un dato profondamente sconcertante. Un candidato non è solo un probabile impiegato dell’azienda, ma anche un potenziale cliente e la “scortesia” si traduce in un danno per l’immagine dell’azienda.

Infatti, circa il 32% degli intervistati ha dichiarato di acquistare meno volentieri dalle aziende che non rispondono; il 17% dice di riportare l’esperienza negativa sui social media e ben il 78% la racconta a familiari ed amici.

Scommetto che siete appena andati a rispondere alle candidature! 😉

Pinterest introduce finalmente i suoi analytics! [HOW TO]

Ebbene sì, finalmente anche in Pinterest scoprire cosa più piace ed interessa ai propri fan, utenti, attuali e potenziali clienti, come interagiscono con il brand attraverso pin e repin e cosa li porta verso il vostro sito e/o eCommerce (se ne siete dotati ;-)) non sarà più un segreto.

Il 12 marzo Pinterest, il visual social network con il più elevato tasso di crescita nell’ultimo anno, ha infatti rilasciato i suoi analytics. Queste le parole di Tao Tao, Pinterest Software Engineer, nell’annuncio ufficiale sul blog:

Blogger, aziende ed organizzazione spesso ci chiedono “Cosa stanno pinnando le persone dal mio sito web?”. Sono loro che creano contenuti in Pinterest e abbiamo voluto aiutarli a capire quali contenuti le persone ritengono più interessanti. Oggi, siamo lieti di annunciare i Pinterest Web Analytics, un primo passo verso la loro attuazione.

Scopriamo allora come installare e poter aver accesso alla prima versione dei Pinterest analytics e che tipo di insight poter iniziare ad “esplorare”!

Come accedere ai Pinterest Analytics

Iniziare ad utilizzare gli analytics è abbastanza semplice. Dovrete aprire il menù a tendina in alto a destra sotto il nome profilo e cliccare sulla voce “Analytics“. Non la vedete? Non preoccupatevi! Avete solo bisogno di qualche passaggio in più:

– Verificate il vostro business account: è necessario che il vostro profilo business sia associato ad un sito web ufficiale per poter assicurare ai vostri utenti di essere una fonte sicura e valida. Se così fosse troverete il simbolo di spunta proprio nel vostro box di descrizione, altrimenti è sufficiente seguire le istruzioni nell’apposita sezione nell’area business 😉

– Passate al nuovo look, cliccando sulla voce “Switch to the new look” nel menù a tendina in alto a destra.

– Riaprite il medesimo menù a tendina e selezionate la voce “Analytics“.

Il gioco è fatto! Avrete così accesso alla nuova sezione di insight dove poter visionare ed analizzare una serie di dati utili ed interessanti suddivisi ed organizzati in 4 diverse tab: metriche del sito, pin più recenti, i più repinnati e i più cliccati.

1. Metriche del sito

La prima pagina che apparirà una volta entrati negli analytics è quella dedicata alle metriche generiche. Vi “accoglieranno” 4 grafici che mostrano e misurano in blu il valore di una determinata azione mentre in arancione il numero di persone che hanno fatto quella determinata azione. In particolare si tratta di:

  • Pin e Pinner
  • Repin e Repinner
  • Impression e Reach
  • Click e Visitatori

Come nei più famosi Google Analytics è possibile nascondere uno dei due valori, selezionando il corrispondente segno di spunta in alto a destra nel grafico 😉 e cambiare il periodo di riferimento, scegliendo l’intervello di date desiderato nel calendario. Troverete, inoltre, accanto ad ogni metrica, il simbolo del punto interrogativo “?” che potrete utilizzare per approfondire ogni metrica e analizzare le vostre performance.

All’interno degli stessi grafici sono inoltre visibili una serie di valori numerici:

  • in piccolo di colore verde è la percentuale di quella determinata metrica rispetto a quella del giorno prima;
  • in grande in blu è il numero medio giornaliero di quella determinata azione sia essa riferita a pin, repin, impression o click;
  • in grande in arancione è il numero medio giornaliero di persone che hanno fatto quell’azione.

Ovviamente, come per tutti gli analytics che si rispettano, si ha l’opportunità di esportare i dati in un file in formato .cvs.

2. Pin più recenti

Si tratta della seconda tab che potrete esplorare e raccoglie in tempo reale le immagini che vengono pinnate dal vostro sito web offrendo dati sempre aggiornati. In questo caso niente grafici e numeri ma una vera e propria board con le immagini organizzate in pieno stile Pinterest 😉

3. Pin più repinnati

In questa sezione troverete invece le immagini dei pin unici che hanno ricevuto più repin giornalieri nel periodo da voi selezionato. Come per la tab precedente, anche in questo caso è mantenuto il layout visivo e l’organizzazione in una board.

4. Pin più cliccati

In questa ultima tab vengono mostrate le immagini dei pin i cui link sono stati più cliccati e che hanno dunque generato traffico verso il vostro sito. Anche in questo caso sono riportati i pin più cliccati giorno per giorno e per l’intervallo di tempo che si vuole analizzare!

Ninja Tips

Rileggendo le parole di Tao Tao nell’annuncio ufficiale del 12 marzo, si capisce che si tratta di un primo step e che nei prossimi mesi sono previsti degli aggiornamenti per dati sempre più dettagliati. Nel frattempo, però, possiamo sfruttare al meglio le metriche e gli insight già disponibili. Ecco allora due suggerimenti che noi Ninja ci sentiamo di darvi:

  • Integrare: oltre che presi singolarmente, i dati che i Pinterest Analytics ci forniscono sono utili e di valore se integrati e rapportati fra di essi e con altri insight (quelli del proprio sito web, ad esempio). Ciò significa utilizzare in modo ottimale, efficace ed efficiente questo strumento. Un esempio? Notate che il grafico relativo ai pin nella tab metriche segna un picco in un determinato giorno oppure che gli analytics del vostro sito riportano un aumento di visitatori nel giorno xx. Benissimo, segnatevi il giorno, spostatevi nella sezione di riferimento (in questo caso, rispettivamente, quella dei più pinnati e quella dei più cliccati) e selezionate quella stessa data, in questo modo potrete scoprire e capire quale tipologia di pin, tematiche e/o azioni più si addice, coinvolge ed interessa il vostro target. Certamente un aiuto per impostare la stretegia futura!
  • Approfondire: ogni pin contenuto in una della sezioni definite “più popolari” (più recenti, più pinnati, più cliccati) permette infatti di essere aperto, semplicemente cliccando su di esso, ed ottenere maggiori informazioni in merito tra cui la board in cui è stato pinnato, le persone che lo hanno ripinnato, altri pin simili e gli eventuali like, commenti e condivisioni. In questo modo potrete ottenere informazioni sul vostro target ma anche su altri siti, blog, brand ed organizzazione che ispirano e coinvolgono i vostri utenti.

Siamo solo all’inizio, è vero, ma come inizio non ci sembra poi così male. Voi cosa ne dite? Siete d’accordo con noi?

La nuova geoeconomia mondiale e i paesi emergenti: quale futuro ci aspetta?

[Guarda la mappa delle economie emergenti ingrandita qui]

Con la fine del mondo bipolare, l’unificazione della Germania, l’enorme crescita economica del Sud-est asiatico e il rapido progresso tecnologico tuttora in atto soprattutto nei settori dell’informazione, delle telecomunicazioni e dei trasporti, la competizione fra gli Stati si è spostata dal campo strategico a quello economico.
Così elementi come l’innovazione nei linguaggi comunicativi e la globalizzazione portano per effetto ad una interdipendenza economica mondiale.

Come mostrano queste mappe, è soprattutto l’Europa a uscire “provincializzata” dal confronto con le nuove realtà, mentre gli Stati Uniti sono ancora la prima potenza economica e politica.

Più in generale, le potenze emergenti, ovvero i Brics (parola coniata nel 2001 e con cui si fa riferimento a paesi quali Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa) e i cosiddetti next eleven ( le altre 11 economie emergenti, quali  Bangladesh, Egitto, Indonesia, Iran, Messico, Nigeria, Pakistan, Filippine, Turchia, Korea del sud e Vietnam) sono oggi un punto di osservazione privilegiato del mondo globalizzato: la loro crescita porta con sé effetti ambientali e sociali rilevanti, non molto diversi però da quelli che stanno sperimentando le società occidentali.

Dimentichiamo le vecchie carte geografiche del dopo guerra e seguiamo la nuova  geoeconomia mondiale.

Economie metropolitane

Le grandi economie metropolitane, quelle dell’ex G7, esteso e diventato poi G8, G10 e così via, sono in grande recessione. Il colore rosso, scelto ad indicare una recessione acuta, avvolge l’intera Europa, pochissimi sono i paesi che tengono ancora e sono soprattutto i paesi nordici a restare, al momento fuori dalla crisi europea. I nuovi paesi emergenti, come si vede, sono tutti in grande espansione.

Porti commerciali

Anche i porti commerciali, negli ultimi anni in crisi per quantità di container pieni trasportati ( perchè a volte anzichè viaggiare con le merci viaggiano vuoti) vedono una piena espansione di quelli asiatici, con un volume di trasporto di container che è decuplicato. Addirittura Shangai batte Singapore, la classifica dei trenta porti al mondo vede spopolare le tigri asiatiche, mentre Europa e Usa inseguono.

Alla conquista del west

Una vera e propria corsa alla conquista del west, come si avveniva alcuni secoli fa. Ora però, come si evince dalla mappa, la concentrazione degli investimenti avviene soprattutto in Asia, e quando escono al di fuori dell’area asiatica, sono concentrati in in pochi paesi.

Con il rallentamento della crescita economica che persiste in molte nazioni sviluppate, gli investitori hanno preso “in simpatia” varie economie di mercati emergenti. Con la giusta combinazione di rapida crescita delle popolazioni, la responsabilità fiscale e nascenti classi medie, possedere titoli di società di queste nazioni è diventato un must, in quanto gli investitori cercano di generare rendimenti da mercati poco conosciuti e quindi poco “battuti”. Negli ultimi tempi, nazioni come la Cina e il Brasile sono spesso risultate ai primi posti delle preferenze d’investimento. Ma alcune delle migliori opportunità di investimento, si trovano nei mercati emergenti di paesi ancora meno conosciuti.

La grande convergenza

La crisi che ha colpito dapprima il sistema economico e finanziaria americano, abbattuta poi su quello Europeo, svela i primi tagli che le imprese ed i governi effettuano, ovvero quelli in ricerca e sviluppo. Tuttavia, la Commissione europea ha rilasciato il quadro di valutazione sull’ R&D. Nonostante la crisi le grandi imprese Ue continuano a crederci: investimenti in innovazione a +9%.

Il problema è che, come si evince dalla mappa, la media europea e quella statunitense scendono, mentre i mercati asiatici continuano ad investire prepotentemente in R&S. Basti pensare che La casa automobilistica giapponese Toyota è in testa alla classifica, mentre la Volkswagen, prima azienda Ue, è al terzo posto (con 7,2 miliardi di euro investiti).
Secondo recenti dati Eurostat, nel 2011 la spesa complessiva per la ricerca nel settore pubblico e privato nell’Ue ha raggiunto il2,03% del Pil, rispetto al 2,01% del 2010.  Ciò è dovuto principalmente ad un aumento della spesa nel settore privato.

Potenze inquinanti

La classifica più temuta dalle grandi potenze mondiali, ed insieme la più pressante durante le diverse conferenze sul clima: i dieci paesi più inquinanti del mondo. 

E’ la Cina il paese più inquinante del mondo in assoluto: parliamo di 8.240.958 tonnellate di emissioni di anidride carbonica emesse solo nel 2010 che aleggiano sulle teste dei milioni di Cinesi.

Al secondo posto troviamo gli Stati Uniti con elevati i livelli di inquinamento, con ben 5.492.170 tonnellate di emissioni di Co2 nel 2010; e ancora troppo poco si sta facendo per combattere le conseguenze di decenni di sviluppo e consumismo senza freni.

Al terzo posto l’India, uno dei grandi paesi in via di sviluppo, le emissioni di anidride carbonica nel 2010 erano pari a 2.069.738 tonnellate. Il dato che più preoccupa riguarda le pericolose esalazioni di cromo dai corsi d’acqua.

A seguire, ecco gli altri paesi, sono: Russia, Giappone, Germania, Iran, Corea, Canada, Sudafrica.

Sviluppo e uguaglianza

Due elementi, Sviluppo ed Uguaglianza, da non sottovalutare nella nostra cultura. Leggendo i tre indicatori presi in considerazione, ovvero Utenti in internet, Pil e coefficiente di Gini, ci si accorge di come le differenze, all’interno delle diverse etnie e popolazioni, siano davvero significative. Il Sudafrica ad esempio, ha un numero limitato di utenti internet e un coefficiente di Gino prossimo ad 1, il che equivale ad una non equa redistribuzione della ricchezza. L’Egitto, di contro, ha un numero elevato di utenti in internet ed un coefficiente di Gini relativamente basso. Come si evince dai dati, c’è ancora molto lavoro da fare, soprattutto se si fa poi riferimento ai dati dell’ Economist Intelligence Unit sulla libertà, la democrazia e la corruzione nel mondo.

La Democrazia  e la corruzione nel mondo

Come si evince dai dati, c’è ancora molto lavoro da fare, soprattutto se si fa poi riferimento ai dati dell’ Economist Intelligence Unit sulla libertà, la democrazia (in cui l’Italia non è che al 31° posto) e la corruzione nel mondo .

[Guarda la mappa della democrazia ingrandita qui]

[Guarda la mappa della corruzione ingrandita qui]

Tech-Industry: chi sono le 10 donne più potenti al mondo?

Tech-Industry chi sono le 10 donne più potenti al Mondo

Che il mondo della tecnologia non sia solo affare di uomini è cosa nota, ma queste 1o donne sembrano volerlo ribadire a gran voce: ecco le 10 dirigenti – in ambito tech – più potenti al Mondo!

Sheryl Sandberg

Prima Google e poi Facebook, dove dal 2008 è direttore generale. Appena arrivata in azienda la prima cosa che ha fatto è stata quella di pensare a come rendere il noto social network remunerabile. Fatto scontato oggi, ma non tanto all’epoca. Pare ci sia riuscita bene…

Tech-Industry chi sono le 10 donne più potenti al Mondo

Ginny Rometty

Nell’ottobre del 2012 è diventata la prima donna a capo del gigante IBM, apportando subito grandi novità ed una strategia quinquennale basata su cloud e business analytics software.
In IBM dal lontano 1981 “Ginni” è una vera e propria veterana dell’azienda, entrata 30 anni fa come systems engineer, oggi ne è a capo.

Tech-Industry chi sono le 10 donne più potenti al Mondo

Ursula Burns

Da 3 anni CEO della Xerox, è da circa tre anni che prova a cambiar faccia all’azienda: da “semplice” produttrice di stampanti e scanner, ad azienda erogatrice di servizi alle imprese, anche grazie ad un’attenta politica di acquisizione di piccole realtà.
Ursula Burns è il sogno di qualsiasi stagista: è entrata nel 1980 proprio come summer intern, prendete nota!

Tech-Industry chi sono le 10 donne più potenti al Mondo

Meg Whitman

Dopo aver provato, senza successo, a diventare governatrice della California nel 2010, solamente un anno più tardi è diventata CEO di Hewlett-Packard. Ha subito ritrattato quanto il predecessore aveva detto, smentendo che il focus dell’azienda non fosse più la produzione di PC. L’attuale situazione finanziaria di HP è critica e per il nuovo CEO sono indispensabili 4 – 5 anni per far si che le cose migliorino.

Tech-Industry chi sono le 10 donne più potenti al Mondo

Marissa Mayer

Dopo anni di onorato servizio in Google (ben 13), nel 2012 passa a Yahoo! per diventarne CEO. La Mayer ha da subito chiarito il focus dell’azienda, ovvero servizi di e-mailing, finanza e sport. Arduo compito il suo, ovvero quello di risollevare le sorti un’azienda che per anni, sopratutto in tempi di Web 1.0 ha dettato marcia, ma che nell’ultimo decennio ha un po’ smarrito la strada.

Il nuovo CEO è anche una delle donne più giovani a rivestire una carica del genere, a soli 37 anni.

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Susan Wojcicki

Sicuramente una delle donne più potenti al mondo: nel 2011 è stata responsabile del 96% degli introiti di Google. Senior vice president della sezione che si occupa di advertising, la Wojcicki si occupa di tutti quei prodotti che in pratica invadono la nostra vita quotidiana, come AdWords, AdSense, Analytics e DoubleClick.
Tra l’altro è proprio grazie a lei che è nato il noto motore di ricerca: nel 1998 affittò il suo garage a Sergey Brin e Larry Page, e lì nacque Google, il gigante che tutti noi conosciamo.

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Safra Catz

In Oracle dal lontano 1999, nell’Aprile del 2011 è divenuta co-presidente e CFO (Chief Financial Officer) dell’azienda. Con lei alla guida i risultati hanno già ampiamente superato le aspettative degli analisti e molti sono gli investimenti portati a termine con successo, tra cui figurano sicuramente le acquisizioni delle software-house Taleo e Sun Microsystems.

Tech-Industry chi sono le 10 donne più potenti al Mondo

Cher Wang

Co-fondatrice e presidente da 15 anni di HTC, nota azienda taiwanese, Cher Wang non sta passando di certo un buon periodo. L’azienda è in profonda crisi e le “guerre di brevetto” con Apple e Samsung non aiutano di certo. Questo dovrebbe essere l’anno del riscatto, della risalita. Lei dice di non essere affatto preoccupata per le sorti della compagnia, staremo a vedere.

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Padmasree Warrior

Fino al 2007 CTO di Motorola, ora Chief Technology & Strategy Officer (CTO) presso Cysco System, una delle più grandi (se non la più grande) aziende produttrici di accessori per computer-networking. Ingegnere chimico, la Warrior è attivissima su Twitter, con quasi 1,5 milioni di follower.

Tech-Industry chi sono le 10 donne più potenti al Mondo

Sue Gardner

Prima del suo avvento, Wikipedia era una compagnia diversa, soprattutto dal punto di vista economico. Nel 2007 c’erano meno di 10 impiegati e meno di 3 milioni di dollari di ricavi mentre nel 2011 si è passati a circa 23 milioni: una cospicua differenza frutto del lavoro certosino della Gardner.

Da annoverare un contratto del 2012 con 2 partner europei del calibro di Oracle e Telenor, con il quale si è riusciti a garantire l’accesso gratuito, senza costi di connessione, agli abitanti di paesi in via di sviluppo come Africa e Sud Asia.

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Krizzl: la cover per iPhone che ti disegni da solo

Tutti amiamo personalizzare il nostro smartphone in maniera creativa e unica, mettendoci alla ricerca di cover e case innovativi, che rispecchino il più possibile la nostra personalità e il nostro stile.

Centinaia di designers si sono messi al servizio di questa nuova tecnologia per assecondare quello che è diventato uno dei business più importanti legati agli smartphone, progettando cover di tutti i tipi, raffinate, eleganti, coloratissime, creative, a volte anche in pezzi unici.

Tuttavia Krizzl ha trovato un modo originale per rendere il case del vostro smartphone davvero personalizzato. Come? Beh, semplice. Facendolo disegnare direttamente da voi.

Krizzl, attività nata dalla collaborazione tra Halfmann Mennickeim Design e l’agenzia Elastique, ha realizzato una customizzazione molto creativa per le cover di iPhone 4 e iPhone 5.
Un concept molto semplice ma molto ben riuscito, basato su un album da disegno.

Il kit fornito da Krizzl comprende un case trasparente in plastica rigida, proprio come quello del vostro iPhone, e un blocco da disegno con porzioni di foglio staccabili.
La procedura è semplice: aprite l’album, disegnate ciò che volete, rimuovete l’area di carta staccabile e la fissate dentro al case del vostro iPhone.
Questa operazione è ripetibile ogni volta che si vuole, perché non c’è incollaggio!

3 semplici passaggi e il gioco è fatto. Potete disegnare ciò che volete, in bianco e nero o a tutto colore, irriverente o semplice, caotico o lineare: date al vostro iPhone la vostra personalità!

Il kit è acquistabile direttamente dal sito Krizzl.com.

Veronica Mars: dalla Tv al grande schermo grazie al crowdfunding

I fan sono un’arma potente.
Questo concetto dovrebbe ormai essere chiaro a produttori, autori e broadcaster che più volte si sono trovati a fronteggiare i sentimenti dei fandom.

Lo sanno perfettamente quelli del network televisivo CW: dopo aver cancellato la serie Veronica Mars hanno iniziato a ricevere lettere e petizioni da parte dei fan che non volevano saperne nulla della cancellazione.

Iniziate nell’ormai lontano 2007, le richieste sono continuate fino ad oggi. I fan hanno tentato in tutti i modi, perfino inviando alla CW più di 10.000 barrette Mars, di far comprendere all’emittente che i seguaci della giovane investigatrice erano davvero tanti ed agguerriti.

L’autore della serie, Rob Thomas, decise di scrivere la sceneggiatura per un film che concludesse la storia della sua eroina, ma la Warner Bros non ha mai deciso di investire nel progetto.

Sono passati 6 anni dalla cancellazione di Veronica Mars quando, inaspettatamente, giunge una notizia sensazionale: il film si farà, ma solo con l’aiuto dei fan.

Come? Finanziando il progetto economicamente!

Viene lanciata una campagna di foundraising, presentata in un video dalla protagonista Kristen Bell e da alcuni degli attori principali, Jason Dohright (Logan Echolls), Enrico Colantoni (Keith Mars), Ryan Hansen (Dick Casablancas), accompagnati dall’autore Rob Thomas.

Gli attori creano un simpatico siparietto, in cui raccontano la campagna, riaccendendo le speranze dei fan.

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Chiunque sia interessato al Veronica Mars movie project può collegarsi al sito kickstarter.com e donare una somma. Per i più generosi ci sono regali incredibili, come una copia dello script (per una donazione di 10$), un messaggio vocale personalizzato da Kristen Bell (per 500$), una parte nel film (per 10.000$).

La raccolta, iniziata il 12 marzo, ha solo un mese di tempo per raggiungere il traguardo prefissato di 2.000.000$.

Potrebbe sembrare un passo azzardato chiedere al pubblico di donare denaro per un film, ma i fan sono pazzi, farebbero di tutto per ottenere ciò che desiderano, soprattutto se possono ricevere qualcosa in cambio.

L’idea si è rivelata estremamente vincente: infatti, dopo sole due ore dall’inizio, era già stata raccolta metà della somma prefissata e dopo meno di una settimana il traguardo è stato tagliato. Ad oggi i fan hanno raccolto ben 3.626.579$ e non accennano a fermarsi. Le ricompense più desiderate – come una parte nel film, la proiezione privata e la presenza alla premiere– sono terminate in pochissimo tempo.

Rob Thomas ha istruito bene i suoi seguaci, spiegando che più loro donano, maggiore sarà il valore del film! Si parla addirittura di un finale riscritto per accontentare le esigenze romantiche degli spettatori, ma non c’è ancora nessuna notizia certa.

Come mai i fan sono disposti a tanto?

Le serie televisive sono un aggregatore incredibile di fan. Si creano dei veri e propri universi, con un dialetto, una cultura e dei valori improntati a quelli dei propri beniamini. Un episodio dopo l’altro si entra in un mondo alternativo, si conoscono dei personaggi ai quali poi ci si affeziona. Giunti alla fine è difficile rinunciare a loro, soprattutto se non hanno ricevuto il degno finale che spettava loro!

Questo è il motivo che spinge i fan a donare per realizzare il loro sogno!

Rob Thomas è stato lungimirante, ha colto nel segno proponendo l’unica soluzione possibile per dare ai fan ciò che chiedevano.

Ora mi chiedo, Veronica Mars diventerà precursore di una tendenza? Ogni serie televisiva cancellata ingiustamente riceverà un seguito cinematografico? Forse non tutti, ma qualcun altro ci sta per provare:

Lui è Zachary Levi, protagonista sella serie televisiva Chuck, cancellata dopo 5 stagioni e con un finale non apprezzato da tutti.
Dopo la notizia del successo del Veronica Mars Movie Project ha ricevuto richiesta dai suoi fan di seguire l’esempio di Rob Thomas e dare inizio ad un Chuck Movie Project. L’attore ha acconsentito, comunicando che presto lancerà un suo progetto per rendere felici il fandom del nerd più amato della tv!

“Stiamo entrando nel selvaggio West dell’intrattenimento, dove praticamente chiunque può fare quello che negli ultimi 70 anni potevano fare solo gli studios” – Zachary Levi

Non so voi, ma io ci spero!

Google Keep: l'utility che farà guerra ad Evernote?

Google Keep: l'utility che farà guerra ad Evernote?
L’instancabile Google sembra pronta a “guerreggiare” su un altro terreno, quello delle note e degli appunti. La nuova utility dovrebbe chiamarsi Google Keep e sarà parte integrante di Google Drive con una controparte mobile . Alcuni utenti sono riusciti a rubare delle immagini da una preview avvenuta non si sa bene se per errore o come test.

Google Keep: l'utility che farà guerra ad Evernote?

L’applicazione sembra riprendere quanto fatto dalla notissima Evernote, anche se dalla preview si è potuto capire ben poco. I punti di forza sembrano essere la possibilità di creare differenti tipi di note e organizzarle attraverso delle thumbnail.

I velocissimi ragazzi di Android Police hanno avuto modo di provare il servizio in anteprima e non si sono detti però molto soddisfatti: l’organizzazione delle note lascia a desiderare e le thumb non sempre aiutano nella ricerca. La possibilità di utilizzare il color coding per diverse note sopperisce in parte a questi problemi, senza però risolverli del tutto.

Google Keep: l'utility che farà guerra ad Evernote?

Attualmente il link https://drive.google.com/keep/ è stato chiuso dando adito a una doppia interpretazione. Come detto poco sopra una delle ipotesi è quella che ci sia stato un errore rilasciando una versione pre-alpha del prodotto ancora molto grezzo. L’altra è che Google durante le pulizie di primavera abbia portata a galla del codice non eliminato.

Google Keep, infatti, aleggia nell’etere digitale da un bel po’ come è possibile vedere da questo post G+ del 2012 (notare in basso a destra “add to Google Keep”), senza essere ancora riuscita a vedere la luce.

Che Google abbia sollevato un po’ di polvere nascosta sotto il tappeto?

Facebook: in arrivo gli hashtag, ma funzioneranno?

Ormai se ne parla ovunque. La notizia, lanciata qualche giorno fa dal Wall Street Journal che riprende voci molto vicine all’azienda di Menlo Park, è di quelle che contano: pare che Facebook stia pensando seriamente di implementare gli ormai celebri hashtag (#), sdoganando così il monopolio di Twitter.

Sicuramente una mossa a sopresa, ma non del tutto inaspettata. A Facebook fa molta gola il mercato potenziale di Twitter, soprattutto gli alti utili che questa riesce a generare sul mercato mobile. E, nello specifico, per quanto gli hashtag siano una prerogativa strettamente legata a Twitter, un piccolo potenziale competitivo viene garantito a Facebook da Instagram, sul quale gli hashtag sono fortemente sviluppati anche se per un tipo di audience diverso.

L’introduzione degli hashtag, quindi, potrebbe essere una mossa di successo per Facebook, sopratutto se letta alla luce dell’ormai prossima introduzione della Open Graph Search.

Immaginate, infatti, se nella nuova ricerca dinamica su Facebook oltre che a persone, luoghi, pagine ed applicazioni si possano individuare anche argomenti o conversazioni sull’attualità. Sarebbe un importante valore aggiunto che consentirebbe agli utenti di far emergere i loro contributi all’interno di una discussione dedicata ad uno specifico tema.

Insomma, dopo l’introduzione del tasto “Follow”, un altro passo verso la vera competizione nei confronti di Twitter, da sempre padrone nel campo dell’informazione in tempo reale.

I benefici dell’introduzione degli hashtag, però, andrebbero anche a vantaggio dei brand che ancora oggi preferiscono Facebook a Twitter per comunicare con i propri fan. Gli hashtag, infatti, permetterebbero di filtrare meglio il “rumore”  su Facebook e individuare un audience ancora più mirato verso cui veicolare i propri messaggi.

Benefici per gli utenti, benefici per i brand ma soprattutto benefici per Facebook: sicuramente nella valutazione dei “pro” sono stati presi in considerazione gli inserzionisti, che sarebbero ben felici di pagare un contributo a Facebook per comparire nei risultati delle ricerche sugli hashtag, un po’ come accade oggi per i “Promoted Tweet”.

Oltre i benefici, però, gli hashtag su Facebook comporterebbero anche alcuni problemi. Infatti, a differenza di Twitter dove la maggior parte dei messaggi sono di pubblico dominio, su Facebook le impostazioni sulla privacy hanno un livello di protezione molto più alto, anche a causa dei contenuti personali che siamo soliti caricare sul social network di Zuckerberg.

La dinamica legata agli hashtag, quindi, sarebbe utilizzabile esclusivamente dagli utenti che hanno settato la visibilità dei propri messaggi su “pubblica”, limitando di molto le potenzialità dello strumento.

Comprendere quindi come strutturare questo strumento sarà fondamentale per Facebook: se da una parte i benefici potenziali sono evidenti, dall’altra il rischio dell’ennesimo flop è dietro l’angolo. Sia perché il mercato azionario non accetterebbe l’ennesimo strumento senza ritorno economico, sia perché senza una Graph Search strutturata in maniera perfetta ed accessibile a tutti gli utenti lo strumento hashtag perde qualsiasi utilità.

App of the Week: Uber, il noleggio con conducente a portata di tutti!

App of the Week è la rubrica di Ninja Marketing sulle app più divertenti, più cool, più utili che il nostro Kenji Uzumaki scova nei market e testa per Voi! Siete pronti a fare download? Fate tap su questa nuova App of the Week!

Uber è la rivoluzionaria app che ti permette di prenotare il tuo NCC personale, nella tua città!

Un’app tanto semplice quanto innovativa, al pari di qualsiasi altro servizio di prenotazione auto simile. A metà tra un servizio taxi ed uno NCC, Uber è un servizio ben fatto, completamente online e attento ai dettagli.

Per prenotare il tuo autista, ti basteranno pochi semplice passi. Innanzitutto, fai la tua richiesta in qualsiasi momento ne hai bisogno, indicando la posizione in cui ti trovi o dove vuoi essere prelevato. È possibile utilizzare Uber sia su iPhone che su Android, ma anche prenotando direttamente dal sito m.uber.com, o infine, per i meno tecnologici, tramite sms.

Una volta indicata la tua posizione, Uber troverà (tramite i diversi servizi NCC a cui è collegato sul territorio) l’autista più vicino al luogo da te inserito. Riceverai anche un sms con la stima di tempo in cui arriverà l’auto. Al momento dell’arrivo del conducente, sarai avvisato con un ulteriore messaggio di testo. In questo modo non sarà nemmeno necessario aspettare in strada l’auto, ma potrai attendere comodamente in camera o comodamente seduto ovunque tu sia. Troverai un’ auto nera lucida ad aspettarti: comunica la destinazione al guidatore ed il gioco è fatto.

Per quanto riguarda il pagamento, non ti serviranno soldi cash in quanto la tariffa verrà direttamente caricata sulla tua carta di credito. Come scritto anche nel sito ufficiale, il conducente di certo apprezzerà un semplice “grazie”! I prezzi partono da una tariffa base, uguale per tutti. Superata questa soglia, il prezzo aumenta in base alla velocità. Quando viaggi oltre gli 11 mph (circa 18 km/h), verrà calcolata una fee sulla distanza percorsa, quando invece viaggi sotto le 11 miglia, la fee è calcolata in base al tempo.

Questo è Uber. Si fa tutto esclusivamente online, in modo davvero molto semplice e intuitivo. Una volta usufruito del servizio, si può esprimere un giudizio su di esso, dando voti con le classiche stelline e la possibilità di dire cosa è piaciuto e cosa meno. Per quanto riguarda gli orari, Uber è attivo dal lunedì al giovedì fino alle 4.00 am, fino a mezzanotte gli altri giorni. Per ora è presente in 25 città europee e in Italia è attivo a Milano, ma entro l’anno si estenderà anche a Roma e Firenze.

Uber è un’app gratuita, disponibile sia su App Store che su Google Play.