E-commerce copywriting: 5 consigli per migliorarlo

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Nei siti e-commerce il cuore del prodotto è la descrizione testuale delle sue caratteristiche. Ecco una mini guida in 5 punti per rendere il vostro e-commerce copywriting più mirato ed efficace:

1- La semplicità è sempre credibile

Scegliete un copywriting immediato e leggibile, con titoli e sottotitoli che evidenzino le caratteristiche del prodotto. Utilizzate un linguaggio che arrivi a tutti e sia fresco, positivo, diretto: serve una active voice chiara e credibile. Stabilite un tono tra l’informativo e il coinvolgente e nel frattempo illustrate l’usabilità, le funzionalità e i benefici del prodotto.

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2 – La sintassi prima di tutto

Scegliete un giusto mix di elenchi puntati e paragrafi. Gli elenchi comunicano dettagli e benefici in maniera immediata, i paragrafi aggiungono colore ed emozionalità. Evitate periodi lunghi, subordinate complesse, locuzioni discorsive e l’uso insistente di aggettivi e avverbi.

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3 – La persuasione è l’anima dell’e-commerce

Comunicate le caratteristiche che vi distinguono e che possedete come vantaggio competitivo (Unique Value Proposition).
Se non avete caratteristiche di punta, mettete a fuoco i benefit di ogni caratteristica: non limitatevi a elencare gli skills del prodotto, ma “traduceteli” per il consumatore.

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4 – Copywriting vuol dire fiducia

Scrivete anche ciò che è ovvio: siate chiari quando spiegate le modalità di pagamento, i costi di spedizione e le condizioni di reso e sostituzione, rendete evidenti e comprensibili i regolamenti e le policies. Costi, pagamenti, customer care, impostazioni account devono essere subito localizzabili.

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5 – Attenzione al SEO

Non ripetete le keywords in maniera ridondante: i testi devono essere scritti per le persone, non per i motori di ricerca. È utile ricercare sinonimi e ripetere la keyword nel testo, senza però ossessionare il lettore. Siate originali: non replicate mai i testi all’interno del sito e non copiateli mai da altri, ad esempio dalle case produttrici.

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Attenendovi a queste poche, semplici regole potrete partire con il piede giusto nella vendita online. Cercate altre consigli su come progettare e gestire un e-commerce di successo? Non perdete il Master Online in Strategie di Marketing & E-commerce della Ninja Academy .

10 cose che vorrei sparissero dai social media nel 2013

I social media: fonte di inesauribile piacere e di scazzo verso l’umanità. Per il 2013 vorrei la perenne abolizione di alcuni piccoli grandi fastidi, a volte specifici a volte trasversali, nei social media.

Eccoli in nessun ordine particolare:

Nomi e cognomi storpiati su Facebook

La Peppa, Mario Espo Sito, Gianfr Ros, Fiorenza AndTheMachine. Variante sul tema: i profili di coppia, Minnie e Topolino. Ma perché? Per privacy, per non esser trovati? Non so voi, ma diffido sempre un po’ di chi cambia nome e cognome su Facebook.

Le foto dei piatti su Instagram

Grazie, veramente. Non avevo mai visto la carbonara prima d’ora. A meno che non sia venuto La Mantia a casa tua a prepararti la cena post-ufficio, evita.

I finti check-in su Foursquare

E’ inutile fare check-in fuori la vetrina di Gucci. Sei appena uscita da Zara carica di buste, lo sappiamo tutti. Anche, e soprattutto, Dennis Crowley.

Il like sui propri status

Ho detto tutto.

Le wanname fashion blogger

Tutto ha un suo metodo. Anche essere fashion blogger. Non aver fretta di mostrare i tuoi outfit, soprattutto se non hanno ancora ritirato le ruspe dal cantiere sotto casa tua. E se proprio devi, evita di renderti ridicola/o.

Insultare VIP e politici su Twitter

Prima di insultare una celebrità su Twitter ed aspettare speranzosi i retweet a mò di pacca sulla spalla, chiedetevi: sono davvero sicuro di mostrare a tutti come impiego realmente il mio tempo?

Keep Calm

Abbiamo già superato di molto la shelf-life di questa immagine. Please stop.

“Social media addicted” nella bio di Twitter

Bel modo di emergere tra la folla!

I poke su Facebook

La forchetta nel brodo digitale.

I brand che si iscrivono come Persone su Facebook


E’ ora di reclutare un social media manager. O, per risparmiare, un social media addicted.

Pinterest Marketing: 4+1 modi per ottenere il meglio dalle secret board

E’ vero il 2012 non è ancora finito ma possiamo certamente affermare che Pinterest è il social network che ha registrato i maggior livelli di crescita e diffusione (+ 379,559 %, dati SocialTimes). Una crescita supportata, nell’ultimo mese, dall’introduzione di due nuove funzionalità: i business account e le secret board. Lanciate ed annunciate sul blog ufficiale l’8 novembre come strumento per poter organizzare feste, eventi o progetti non ancora ufficiali o che si vogliono condividere solo con una ristretta cerchia di persone, le Pinterest secret board hanno portato con sè alcune perplessità in merito alla loro utilità, soprattutto dal punto di vista di brand ed aziende.

Se infatti state utilizzando il visual social network come strumento di marketing, è possibile che a primo impatto non vi siano sembrate un gran bell’ “affare”. D’altro canto, che beneficio può portare pinnare delle immagini che i vostri fan e follower non possono vedere, likare e repinnare?

In realtà, se le si guarda da un’altra prospettiva, anche le secret board possono rivelarsi un buono strumento di marketing e comunicazione – esterna così come interna – per brand ed aziende. Ecco allora in questo post i 4+1 ottimi modi con cui i marketer possono utilizzarle!

#1. Offrire esclusività

Che si tratti di fan, blogger, giornalisti, influencer o vostri advocates poco importa, tutti amiamo sentirci importanti, speciali, riconosciuti e protagonisti, soprattutto quando siamo fedeli sostenitori di qualcuno e/o qualcosa come un brand, un prodotto o un personaggio famoso.

Se siamo un’azienda, uno dei modi per far sentire tali i nostri follower è offrirgli qualcosa di esclusivo, a cui non tutti hanno accesso e conoscono. Ecco che le secret board di Pinterest possono venirci in aiuto offrendoci un luogo privato, non accessibile e visibile a tutti. Ma, nel concreto, come fare?

  • Create una secret board (non sapete come fare? Date un occhio a questa infografica-tutorial, troverete tutto ciò di cui avete bisogno 😉 ).
  • Decidete, a seconda degli “invitati”, l’oggetto eslcusivo che offrirete: promozioni, sconti, contest speciali, anteprime e anticipazioni.
  • Selezionate ed invitate i top fan, i top influncer, i migliori advocates oppure giornalisti e blogger in base all’azione che volete intraprendere (PR, promozione, esclusività).
  • Coinvolgeteli favorendo la comunicazione, la condivisione di idee, lo scambio di opinioni:  rendeteli partecipi!.

Ecco, ad esempio, che una semplice board con sconti e promozioni speciali diventa un premio, un riconoscimento esclusivo se dedicato solo ad un gruppo ristretto di consumatori e fan. E dal punto di vista delle PR? Pensate al solito invio di comunicati stampa per il lancio di un nuovo prodotto o l’invio di una mail per un evento, possono trasformarsi in un invito a partecipare ad una vostra secret board dove venire a conoscenza in anteprima di novità, prodotti, comunicazioni, eventi e scambiare opinioni in modo esclusivo. Certamente un’ esperienza e una modalità che si differenzia dalla “massa”! 😉

#2. Favorire e promuovere il crowdsourcing

Le secret board si rivelano un luogo virtuale ideale dove dar luogo alla collaborazione fra brand e consumatori nella realizzazione dei vostri prodotti, comunicazioni, iniziative, una vera e propria possibilità di co-creazione e co-partecipazione, il cosìddetto crowdsourcing.

Prendiamo ad esempio un nuovo prodotto. Come potreste agire? Selezionate ed invitate un gruppo di consumatori ad un vostra secret board che rivela un nuovo prodotto che state realizzando. Comunicate agli invitati che volete renderli partecipi e vostri co-creatori e lasciate che commenti,opinioni, pin, like, nuove idee, critiche e suggerimenti nascano e si diffondano naturalmente. Ovviamente starà a voi cercare di mediare e dare una direzione alla conversazione ;-).

Un modo, dunque, per ottenere informazioni importanti e fondamentali che permettono all’azienda di:

  • produrre ed offrire un prodotto in linea con i gusti, le esigenze e i desideri del consumatore
  • rendere il consumatore un prosumer, un protagonista insieme al brand della creazione del prodotto.

Provate a pensarci, cosa c’è di peggio di lanciare sul mercato un prodotto (una comunicazione, un’iniziativa ect.) che i consumatori non apprezzano? E’ un errore che si può facilmente evitare grazie alle opportunità che nuove tecnologie e social media ci offrono! Vi ricordate il caso GAP e il suo cambio di logo di un paio di anni fa? Ve ne aveva parlato il nostro Mirko Pallera in Il caso Gap: quando il crowdsourcing licenzia l’agenzia di pubblicità: l’azienda americana aveva infatti deciso di cambiare logo, affidando l’attività alla sua agenzia pubblicitaria. Una volta pubblicato sul sito e sulla pagina Facebook però le reazioni non sono state quelle sperate. L’azienda è stata letteralmente massacrata di critiche con la richiesta di tornare al vecchio logo con lo sfondo blu. E così è stato! Nel giro di una settimana non c’era più traccia del nuovo logo! 😉

Se avessero postato il nuovo logo sui profili social prima del lancio ufficiale, avrebbero certamente scoperto l’opinione dei consumatori ed evitato questo passo falso! 😉 Come sottolineato da Holly Hamann di BlogFrog in un post su Chief Marketer:

“Gli inviti ad una board privata di Pinterest sono un piccolo campione di dati rappresentativi di un pubblico molto più grande da cui potete apprendere ed imparare in modo tale da non commettere grandi errori, sia in termini di PR sia di prodotto.”

#3. Lanciare nuovi prodotti e/o collezioni

Fino ad ora, chiunque poteva seguire una board e vederne il “work in progress” della sua creazione, pin dopo pin costringendo brand ed aziende a rivelare un’immagine, un prodotto, una promozione, una novità solo una alla volta, senza la possibilità di testare e sperimentare e correndo così il rischio di poter commettere passi falsi visibili a tutti.

Grazie alle secret board e, soprattutto, alla possibilità di renderle pubbliche in qualsiasi momento (attenzione però, solo il creatore/proprietario può farlo 😉 ), è possibile per brand ed aziende ovviare a questo problema. Possono infatti creare una board privata e “riempirla” gradualmente con tutti i pin esclusivi necessari e solo in seguito, una volta considerata completa, rivelarla al pubblico nella sua totalità! Certamente una soluzione ai ritardi, intoppi e piccoli problemi che ogni attività comporta 😉

#4. Tenere traccia degli invitati e delle loro raccomandazioni

Per partecipare e vedere una secret board è necessario essere invitati dal proprietario/creatore. Ma, una volta invitato, si ha la possibilità di raccomandare un’altra persona affinché venga a sua volta invitata a partecipare, previa accettazione del brand. Questo permette all’azienda, non solo di aumentare invitati e passaparola, ma allo stesso tempo di misurare, tener traccia ed ottenere una serie di informazioni importanti:

  • chi e quanto raccomanda
  • chi viene raccomandato
  • quanto interesse suscita
  • quanto passaparola genera
  • chi è più influente

Una serie di informazioni molto utili per poter svolgere azioni strategiche mirate 😉

#4+1. Comunicare e favorire la collaborazione interna

Finora abbiamo visto come le secret board di Pinterest possono essere utilizzate per attività ed iniziative del brand dedicate al pubblico esterno sia esso composto da fan, influencer, advocates ect. Ma la loro utilità si rivela funzionale anche quando la direzione della comunicazione è verso l’interno. In che modo? Ecco alcune possibilità di utilizzo:

  • uno strumento di brainstorming e condivisione di idee, un luogo dove un team può collaborare, scambiare opinioni, postare idee
  • un bookmark dove raccogliere immagini, citazioni, articoli e post, iniziative ( vostre e, perchè no, della concorrenza). Un luogo dove trovare ispirazione, progettare, creare.

E voi cosa ne pensate? Avete già provato ad utilizzare le secret board di Pinterest? Se sì, in che modo? Fateci sapere 🙂

"Days: The Crossmovie", arriva un nuovo formato di web serie interattiva

Dal disagio delle giovani generazioni contemporanee a quello di un’intera società che, educata per decenni al capitalismo, ora diventa testimone della funesta caduta di quest’ultimo: è la dilatazione ottica e filosofica che, partendo da “#ByMySide”, successo di pubblico e critica del 2012, ha portato alla nascita di “Days, The Crossmovie”, nuova produzione di Flavio Parenti e della sua casa di produzione.

“Days” si propone come una serie rivoluzionaria, “frutto di una sceneggiatura completamente innovativa, capace di sfruttare binari tecnici e comunicativi finora inesplorati sul web. Una storia in 262.144 film“. Una premessa decisamente affascinante, ulteriormente arricchita dall’impronta fantascientifica e misteriosa della trama, che immagina lo sviscerarsi della depressione economica verso rotte decisamente cupe.

La serie affronta infatti il tema della crisi economica

immaginando un’ipotetica caduta del sistema capitalista, attraverso un domino feroce di crolli sociali e governativi senza precedenti. In Italia il Governo scioglie le camere, disperde la burocrazia, si demilitarizza senza quasi accorgersene. Nel giro di pochi mesi, coi supermercati diventati trincea e i bancomat prosciugati di senso e moneta, lo stivale diventa terra di tutti e nessuno. Violenta e spaventata.

Quattro i personaggi principali, alcuni interpreti dei quali abbiamo già incontrato in #ByMySide: Jon (Pier Luigi Pasino), Myrta (Fiorenza Pieri) ed Emile (Eros Galbiati) che, fuggendo dalla massa impazzita della metropoli, scovano un rifugio nella periferia campale piemontese, trovandolo però già occupato da Momma (Matteo Alfonso) e altri fuggiaschi.

Rifugiati e prigionieri di questo margine di società, questi borghesi sperduti si confrontano su livelli primitivi che ancora risentono della memoria sociale da cui provengono, crollata in meno di un anno.

Anche il web ricopre un ruolo importante in questa storia: è infatti tra i nodi di una rete oramai evanescente che i protagonisti scoprono “l’esistenza di un video misterioso e agghiacciante, testimone oscuro del fatto che questa rovina globale non è assolutamente frutto del caso”.

Ma abbiamo parlato anche di interattività: la peculiarità di “DAYS” infatti è la sua natura di opera “Crossmovie(TM)”, che permette allo spettatore, sin dall’inizio della storia, di “seguire un personaggio a sua scelta e ogni volta che il personaggio scelto interagirà con un altro (un incontro, una telefonata ecc. ecc.), lo spettatore potrà scegliere con quale personaggio proseguire”.

Le vicende dunque non saranno variate secondo un modello del tipo “decidi tu cosa farà il protagonista”, ma verranno sezionate e analizzate in un ampio dispiegarsi di punti di vista e avvenimenti chiave.

“Days” sarà disponibile online da gennaio 2013, e anche Ninja Marketing supporta il progetto in qualità di Media Partner! Stay Tuned Ninjas! 😉

GTA: Vice City 10th Anniversary Edition

GTA: Vice City 10th Anniversary Edition

GTA: Vice City 10th Anniversary Edition

La Rockstar Games ha confezionato un regalo sicuramente molto gradito a tutti gli amanti della serie Grand Theft Auto, principalmente a quelli che possiedono un Tablet o uno Smartphone di ultima generazione.

Il motivo di questo secondo porting completo (dopo il successo ottenuto con GTA III) è quello di celebrare il decimo anniversario delle avventure di Tommy Vercetti.

GTA: Vice City 10th Anniversary Edition

Ovviamente questa nuova versione risulta molto migliorata rispetto a GTA III, principalmente in Vice City 10th Anniversary Edition Rockstar ha deciso di non commettere nuovamente lo stesso errore con i controlli; infatti è stato nettamente perfezionato il sistema di mira che nell’ultimo porting ha dato non pochi problemi ai giocatori.

GTA: Vice City 10th Anniversary Edition

Anche dal punto di vista grafico c’è stato un bel balzo in avanti, gli effetti e le luci sembrano essere stati realizzati partendo da zero per regalare un esperienza di gioco molto coinvolgente.

GTA: Vice City 10th Anniversary Edition

Sicuramente un titolo da rivivere per chi ha avuto modo di giocarci in passato… almeno per ingannare il tempo in attesa di GTA V  previsto per la prossima primavera!

Balls Dream Band: il successo della boy band del WC [INTERVISTA]

Balls Dream Band

La campagna di comunicazione più ironica e sorprendente degli ultimi tempi è stata realizzata dall’agenzia TBWAItalia per Bref Power Active (Henkel), prodotto per igienizzare e profumare i sanitari.

Si tratta della creazione di una vera e propria boy band internazionale, la Balls Dream Band, che con il video “Please, baby flush it” è diventata il fenomeno virale del momento.

Oltre al video, è anche disponibile una digital experience interattiva a questo link.

Noi di Ninja Marketing abbiamo avuto l’opportunità di fare alcune domande a Francesco Guerrera, direttore creativo esecutivo TBWAItalia sede di Milano, insieme a Nicola Lampugnani.

Francesco Guerrera

Francesco Guerrera - Executive creative director TBWA Milano

La sfida era comunicare in modo creativo ed originale un prodotto per il wc. Partendo dalle richieste del brief, da cosa è scaturito l’insight e come siete arrivati alla concept idea della campagna?

Ad essere sinceri è nato tutto da una richiesta abbastanza classica in questo periodo, “vorremmo che fosse un video virale”, ma i “virali” non esistono, si viralizza un contenuto. È un po’ come chiedere a uno scrittore: mi scrivi un Best Seller?

Allora dopo aver analizzato quello che è successo negli ultimi mesi sulla rete e i risultati di famosissime case history, anche internazionali, abbiamo deciso che volevamo proporre una experience digitale.

Il target a cui si riferisce la comunicazione sembra differente e più giovane rispetto alla “mamma”, decisore assoluto nell’acquisto di questo tipo di prodotti. Ci spiega le motivazioni di questa scelta?

Tutto nasce dall’analisi del target. Un target (donne 30-45) che in realtà sta crescendo a doppia cifra su tutte le piattaforme digitali, curioso e che è stato poco utilizzato e quindi potenzialmente interessato e disposto a essere ingaggiato. Certo è stato un rischio e una grande sfida data la natura del brand, ma siamo più che convinti che le grandi pagine della comunicazione siano state scritte con lo stesso inchiostro.

Oltre al coinvolgimento di blogger e del mondo 2.0 la campagna sarà pianificata anche su media tradizionali?

La pianificazione in un primo momento ha coinvolto diversi blogger per un corretto, a nostro avviso, lavoro di digital PR. Successivamente è stata prevista una pianificazione abbastanza tradizionale per il mondo digital, che ha portato un grande flusso al Brand Channel convertito in un ottimo livello di engagement grazie proprio alla natura dell’experience. Siamo on air da sole 3 settimane e le visualizzazioni del canale hanno superato i 4mln, ma il dato più interessante è il Watch Time, che ha una media davvero alta per questo tipo di experience. Il che ci dice che il contenuto piace e funziona.

Quali sono gli elementi che rendono questo video virale?

Gli elementi a nostro avviso che hanno reso virale questa experience sono in prima battuta la natura del contenuto e in secondo luogo la scelta del target. Un video dedicato al mondo femminile e con un testo assolutamente ironico e che si prende davvero poco sul serio, la possibilità di interagire con un “flush” su un video clip e, non ultimo, la possibilità di dedicare un video così ironico ad una amica. Il tutto dedicato ad un target assolutamente predisposto ad esperienze nuove e digitali.

Cosa può raccontarci della realizzazione del video e dei casting della “boy band”?

Di aneddoti ne avrei da raccontare davvero tanti, dal casting, forse uno dei casting con la più alta partecipazione di pubblico femminile mai visto nella mia carriera, allo shooting dove abbiamo dovuto studiare un meccanismo complessissimo per far cadere 500 litri d’acqua su ogni ragazzo della BoyBand… per x volte…con tutte le conseguenze del caso.

L’agenzia sta continuando ad analizzare e monitorare i risultati di questo primo mese di on air, e l’experience ha superato di gran lunga le aspettative.  Si sono infatti raggiunti in maniera “virale” ben 200 paesi diversi, alcuni dei quali con numeri davvero impressionanti. Data l’internazionalità della proposta, Henkel ha deciso di esportare l’experience pianificando la “viralizzazione in diversi paesi europei.

La campagna prevede anche: video pubblicitari da 15”, la possibilità di personalizzare la canzone e dedicarla a un’amica, expo da banco in 10 centri fitness, locandine negli armadietti e due azioni di guerrilla “Dancer in a ball” nelle piazze di Roma e Milano.

 

Credits
Advertising Agency: TBWA, Milan, Italy
Executive creative director: Nicola Lampugnani, Francesco Guerrera
Creative director: Gina Ridenti, Hugo Gallardo
Art Director: Francesco Pedrazzini
Copywriter: Mara Rizzetto
Digital Creative Director: Michele La Fiandra

Inbooki: quando l'ebook racconta storie interattive e collaborative

Immaginate che leggendo un libro possiate scegliere se seguire l’intuito di un personaggio piuttosto che un altro. Oppure di trovarvi in mezzo a un capitolo che racconta un episodio che i nostri personaggi vivono proprio nel luogo dove vi trovate mentre state leggendo, e poter andare avanti solamente perché siete lì. O anche, che la lettura possa proseguire solo e solamente se piove: se c’è il sole il libro si rifiuta di continuare a farsi leggere. Immaginazione? No. Semplicemente un’evoluzione del raccontare le storie, possibile grazie alla Rete e allo sviluppo dei vari mobile device, dall’iPhone al Galaxy, oltre che da un’idea che si è concretizzata in una startup che sembra veramente voler cambiare il modo di immaginare la narrazione: Inbooki.

Cosa è e come funziona Inbooki?

Nato nel 2012 e in piena fase beta, Inbooki non è altro che un punto d’incontro fra autori e lettori che cercano dalle storie qualcosa in più che una semplice trama.

Il funzionamento è molto semplice: Inbooki offre un editor per comporre storie (oltre che la possibilità, al lettore, di leggerle): non storie comuni, ma che siano vincolate a bivi, stagioni, momenti del giorno, fascia oraria, temperatura, luoghi di lettura e anche sesso ed età del lettore.

Proprio così: con Inbooki è possibile profilare la propria storia, andando a costruire una narrazione che sia vincolata a condizioni “esterne”. Ad esempio: poniamo che si stia leggendo un romanzo rosa ambientato fra Roma e Torino, con protagonisti due amanti. Ad un certo punto, uno dei due dovrà tornare a Torino, mentre l’altro sarà obbligato a restare a Roma. Se lo scrittore vorrà, potrà far scegliere ai lettori se seguire il personaggio che sarà in viaggio verso il capoluogo piemontese, o se rimanere nella capitale.

Fin qui, non è altro che una versione digitale dei libri game, che tanto erano in voga erano negli anni ’80. Il punto è che, giunti ad esempio a Torino con il nostro personaggio, si potrà determinare il proseguo della lettura vincolandola ad esempio a un luogo (ad esempio, si potrà continuare a leggere la storia solo ci si trova in piazza Carlo Alberto), oppure a un momento della giornata (una scena thriller potrà essere letta solo di notte), o anche in determinati momenti dell’anno (estate o inverno, o un determinato mese).

Ma non finisce qui: Inbooki permette all’autore di costruire delle vere e proprie ambientazioni sonore, in grado di arricchire ulteriormente l’esperienza. Effetti messi a disposizione da una libreria integrata dall’app, che ogni autore potrà utilizzare per rendere la sua storia ancora più coinvolgente.

Il progetto, lanciato per gli autori il 15 ottobre, sarà aperto anche ai lettori il 15 dicembre in fase beta, per poi trovare uno sbocco “commerciale” il 31 gennaio 2013, quando gli ebook scritti su Inbooki saranno acquistabili dall’ecommerce integrato nella piattaforma.

Un nuovo modo di raccontare?

Inbooki apre spazi molto interessanti per chi si occupa di storytelling. Integrare le storie con l’ambiente esterno, sfruttando le specifiche tecniche dei device mobili, è un’innovazione interessante per chi immagina la narrazione come una forma d’integrazione fra piani percettivi diversi. Siamo per certi versi in un campo diverso della transmedialità, considerando che il mezzo di comunicazione rimane sempre uno e non c’è spostamento di proposizione del contenuto: ma è anche vero che il messaggio integrato in esso dipende non soltanto dalle scelte cognitive del lettore, ma anche dalle condizioni esterne che lo circondano, quindi in una sorta di campo ancora da esplorare e valorizzare.

L’esperimento sembra essere importante soprattutto per le evoluzioni che può portare il lato esperienziale: Inbooki potrebbe diventare, con il tempo, una case history che potrebbe rivelarsi utile anche per elaborare strategie di marketing non convenzionale assolutamente interessanti.

Il progetto è solo all’inizio, e Inbooki ha bisogno di narratori e lettori. Per esser aggiornati sulle loro novità e partecipare al progetto, oltre che sul loro sito potete anche trovarli su Facebook e su Twitter.

Che ne pensate, amici lettori?

Il tuo business è abbastanza social? Scoprilo con un test!

Questo non sarà un articolo come tutti gli altri, voglio proporvi qualcosa di nuovo, un gioco!
Vi sottoporrò un test, dove vi verranno formulate delle domande a cui dovrete rispondere semplicemente cliccando su VERO o FALSO, in base alla vostra opinione in materia. Al termine di questi quiz voi stessi vi renderete conto di avere o meno una mentalità social da applicare al vostro business e di come farla fruttare al massimo.

Il tuo business è abbastanza social? Scoprilo con un test

Utilizzare un nuovo approccio nella comunicazione aziendale è una grande opportunità da cogliere

VERO o FALSO

I tempi stanno cambiando, anzi, sono già cambiati. Investire tempo e denaro nei nuovi mezzi di comunicazione, primi tra tutti i social network, per alcune realtà aziendali è fondamentale. Per rispondere alla domanda, l’utilizzo di nuovi canali di comunicazione è sicuramente un’opportunità per le aziende. I vantaggi sono diversi:

1) Maggiore interazione con gli utenti
Una maggiore interazione determina sicuramente un maggior coinvolgimento ed interesse degli utenti, i quali possono essere clienti già acquisiti oppure potenziali.

2) Si incoraggia il WOMM (Word of Mouth and Mouse)
Il passaparola è una delle armi a doppio taglio di cui si dispone. Da una parte può essere una fonte ricchezza qualora i vostri clienti sia soddisfatti della vostra attività, in quanto sarà loro cura suggerire il vostro nome e marchio ai loro amici e conoscenti. Dall’altra parte può essere causa di profonde crisi gestionali. E’ stato dimostrato che un passaparola negativo ha più efficacia di qualsiasi azione promozionale o comunicazione pubblicitaria.

3) Si migliora la searchability sul web
Possiamo notare infatti che tra i primi risultati dei motori di ricerca appaiono spesso tra le prime pagine i risultati inerenti ai social networks.

4) Costi inferiori rispetto agli altri media
Investire nei nuovi mezzi di comunicazione, come i social network determina dei costi inferiori rispetto ai mezzi di comunicazione tradizionale. Creare una fanpage su Facebook, un account su Twitter oppure la creazione di un blog aziendale è, in linea di massima, a costo zero (non prendendo in considerazione i relativi costi per beneficiare di servizi extra).

Il tuo business è abbastanza social? Scoprilo con un test

L’era social permette maggiore informazione e orientamento nella fase di acquisto per un cliente e questo per l’azienda potrebbe comportare un ostacolo

VERO o FALSO

Nella fase di pre-acquisto il cliente raccoglie tutte le informazioni utili per effettuare la sua scelta d’acquisto. E’ stato dimostrato che la maggior parte dei potenziali clienti cerca su internet le risposte di cui ha bisogno e in particolare molti si affidano ai pareri espressi sui social network da amici o da clienti dell’azienda, che forniscono delle testimonianze riguardo la loro esperienza di consumo.

Tornando alla nostra domanda, se la comunicazione sul web e in particolare sui social è gestita bene, monitorando il WOM e il sentiment che ruota attorno al nostro brand, allora non si tratterà di un ostacolo, bensì di una grande opportunità.

L’attività degli influencer ha un peso rilevante sulla vostra offerta aziendale in termini di vendite/consumi

VERO o FALSO

I consumatori si fidano molto di più dei pareri e dei consigli espressi dagli opinion leader, che hanno già provato il vostro prodotto o servizio, piuttosto che delle vostre comunicazioni. La risposta giusta è sicuramente “vero”;  il ruolo degli esperti del settore è fondamentale in quanto possono condizionare o almeno indirizzare la scelta di consumo degli utenti all’interno di una community.

Pro e contro dell'introduzione della Tobin Tax

Nel mondo della finanza da alcuni anni è aperto un controverso dibattitto su una forma di tassazione che andrebbe a colpire la speculazione e allo stesso tempo a garantire un gettito aggiuntivo ai paesi che la applicano.

Negli ultimi mesi il dibattito è entrato nel vivo anche in Italia dato che si prevede l’introduzione dell’imposta anche nel nostro paese, suscitando dubbi, incomprensioni e molte incertezze. Stiamo parlando della Tobin Tax.

Che cos’è la Tobin Tax

Si tratta di una forma di tassazione concepita dall’economista premio Nobel James Tobin, già insegnante di Mario Monti a Yale, che va a colpire le transazioni finanziare con un’aliquota che può variare a seconda del paese in cui è in vigore e che ha lo scopo di scoraggiare la speculazione di breve periodo nei mercati azionari e valutari al fine di stabilizzarli.

I paesi che fino ad ora l’hanno applicata hanno previsto un’aliquota che varia dallo 0,05% all’1% con diversi risultati, anche se sembra che i gettiti previsti prima dell’introduzione si siano alla fine rilevati di molto inferiori e soprattutto si sono verificati fenomeni di fuga dei capitali verso paesi con regimi fiscali più leggeri.

I vantaggi della Tobin Tax

I sostenitori della tassa vedono in questa misura una soluzione al fenomeno della speculazione in quanto la tassa frenerebbe i movimenti di capitale che destabilizzano i mercati.
Altro vantaggio che viene addotto tra i pro di un’adozione della Tobin Tax è quello della generazione di un gettito derivante da tale tassazione da allocare a capitoli di spesa per i quali si stenta attualmente a trovare risorse.

E’ stimato che in Italia l’effetto dell’introduzione della Tobin Tax sulle transazioni che riguardano strumenti finanziari Italiani ammonti a circa 1 miliardo di Euro.

I rischi della Tobin Tax

Tra gli oppositori della Tobin Tax ci sono principalmente le banche e i trader stessi, oltre a una serie di parti politiche che vedo la tassa più come una minaccia che come un beneficio, principalmente per una serie di ragioni.

Tra queste la più temuta, come anticipato, è la probabile fuga di capitali verso altri paesi immuni a questo tipo di tassazione e questo fenomeno arrecherebbe un importante danno alla liquidità del settore finanziario italiano oltre a colpire pesantemente il settore del trading: Directa stima che si perderebbero tra i 20.000 e i 25.000 posti di lavoro.

La fuga dei capitali di conseguenza farebbe diminuire i proventi della tassazione e finirebbe col creare quindi più disoccupazione e meno gettito. Uno scenario poco auspicabile.

Il futuro della Tobin Tax in Italia

Alla luce del trade-off non esattamente ultra favorevole tra pro e contro dell’introduzione della tassa, paesi come la Germania e il Regno Unito hanno fatto dietrofront posticipando o annullando l’adozione di questo provvedimento nei rispettivi sistemi finanziari.

In Italia ci sono ancora molti nodi da sciogliere: non è ancora chiaro a quali strumenti sarà applicata la Tobin Tax né quale sarà l’aliquota di riferimento.
In questi giorni si stanno valutando tutte le strade possibili, possiamo solo augurarci che alla fine possa prevalere un approccio pragmatico piuttosto che uno punitivo, o meglio che si deleghi la decisione a livello Europeo.

AbracadabrApp: la prima Moleskine che funziona come un'App analogica

Dopo il successo dell’edizione limitata The Love Box, un ingegnoso video-mixer analogico per iPhone, l’agenzia pubblicitaria spagnola Honest&Smile continua a stupirci con un progetto che è riuscito a suscitare l’entusiasmo persino del colosso Moleskine: l’AbracadabrApp.

In poche parole, l’AbracadabrApp è il primo taccuino che funziona come un’applicazione analogica per iPhone, un piccolo notebook Moleskine dotato semplicemente di: un piccolo specchio, tre filtri di plastica colorata trasparente e una fessura nella quale fissare il proprio iPhone.

Grazie allo specchio e alla possibilità di fissare stabilmente l’iPhone, gli utenti possono scattare foto e girare video con la tecnica dello split screen o mostrando due angolazioni diverse della stessa scena; l’aggiunta dei filtri, infine, è la piccola chicca che consente di inserire manualmente gli effetti alle immagini. Inoltre, non dimentichiamo che l’AbracadabrApp può essere utilizzato come un normale taccuino Moleskine!

Per finanziare il progetto l’agenzia ha chiesto il supporto degli stessi utenti tramite la piattaforma di crowdfunding rockthepost.com, superando il budget previsto in soli dieci giorni! Questo incredibile risultato dimostra come l’AbracadabrApp sia destinata al successo, ma inutile stupirsi: del resto, come resistere a un prodotto che riesce ad accomunare gli appassionati della tradizione Moleskine con gli iPhone-addicted e gli amanti della fotografia analogica?