LinkedIn: tutte le funzioni indispensabili per far decollare le vostre company page

Se per il nuovo profilo personale di LinkedIn ci siamo fatti un’opinione puramente teorica e, ahimè, sembra esserci ancora da aspettare (mi raccomando, non fatevi trovare impreparati quando verrà attivato a tutti e leggete “Tutte quello che dovete assolutamente sapere sui nuovi profili LinkedIn“ ;-)),  le nuove Company Page, introdotte ad inizio settembre e disponibili per tutti dal 4 ottobre, si stanno dimostrando, senza ombra di dubbio, uno strumento di marketing e business veramente efficace.

Utilizzate in modo corretto, sfruttando strategicamente tutte le nuove funzioni e caratteristiche, offrono infatti eccellenti opportunità: mostrare, promuovere e creare awareness per i propri prodotti e/o servizi,  far leva sullo storytelling, connettersi, coinvolgere ed interagire con il proprio pubblico, generare nuovi lead e contatti, raggiungere e reclutare i migliori talenti senza dimenticare le possibilità di aumentare il tanto desiderato word-of-mouth.

Come comunicato da Mike Grishaver, Product Management & Monetization di LinkedIn, nell’annuncio ufficiale sul blog del social network:

“Per le aziende, significa uno strumento più efficace e potente per stabilire relazioni con il proprio target su LinkedIn.”

In realtà, dando un occhio in rete, ci siamo accorti che sono ancora poche le aziende che stanno sfruttando realmente e in modo completo gli strumenti e le funzioni che le nuove LinkedIn Company Page ci offrono. Proprio per questo, noi guerrieri Ninja vogliamo rivelarvi alcuni tool e funzioni di cui potreste non essere a conoscenza ma che, secondo noi, si sono dimostrati indispensabili per creare company page irresistibili e di successo 🙂 Ma non perdiamo altro tempo, scopriamoli insieme! 😉

Featured e Targeted Post Updates

Vi avevamo già parlato nel post “I nuovi Targeted Status Update di LinkedIn per aggiornamenti su misura” della possibilità per le aziende di targettizzare i propri post: personalizzare la propria comunicazione quindi, dedicandola e pianificandola strategicamente in funzione del tipo di pubblico che si vuole raggiungere.

Con il nuovo design, questo strumento diventa uno degli elementi chiave da cui trarre sicuramente vantaggio: ottiene maggior visibilità, grazie alla nuova posizione di primo piano nella home page, cambia di look e si arricchisce di alcune importanti feature:

  • Link: non esiste più lo spazio “allega un link” ma sarà ora possibile pubblicare un aggiornamento ‘incollando’ direttamente il link nello spazio bianco dove LinkedIn suggerisce di condividere un articolo, porre una domanda o pubblicare un’offerta speciale. Una volta fatto, attendete qualche secondo: al di sotto, apparirà una preview di come sarà l’aggiornamento con l’immagine sulla sinistra e titolo e testo sulla destra. Mi raccomando, ricordatevi di cancellare l’URL postato: in questo modo i vostri aggiornamenti risulteranno più curati, chiari e “puliti” :-).
  • Foto e immagini: più grandi e ben visibili, si può ora decidere se includerle o meno nell’aggiornamento. Sappiamo bene il ruolo fondamentale che hanno ormai assunto, ma questo non significa certo che bisogna pubblicarle a tutti i costi, soprattutto se incoerenti, di pessima qualità, sgranate e non chiare. Ecco allora che, se nella preview vi accorgerete che la foto non da nessun valore aggiuntivo, potrete decidere di non pubblicarla, semplicemente togliendo il flag al button “includi foto”. In altre parole: zelo, attenzione e cura del dettaglio. La qualità viene sempre premiata ;-).
  • Condivisioni: viene data maggior visibilità anche alla funzione “condividi con”. Posizionata sotto la preview del post, offre la possibilità di targettizare i propri contenuti condividendoli o con “un gruppo di destinatari” specifico oppure con “tutti i follower” in base alla tipologia di post e del pubblico da raggiungere. Potete trovare 10 ottimi consigli per sfruttare al meglio questo strumento nella presentazione ufficiale “LinkedIn Best Practices: Targeted Status Updates”.
  • Statistiche: sapere come performano le attività è fondamentale, pubblicazione di post e aggiornamenti inclusi. Ma come fare? Don’t worry! Basterà attendere 24 ore dopo la pubblicazione del vostro aggiornamento per poter veder in grigio, al di sotto dell’immagine, alcune importanti metriche: numero di visualizzazioni, clic, condivisioni e percentuale di engagement. Informazioni assai utili per capire la vostra audience, i loro interessi e la strategia da intraprendere di conseguenza ;-).
  • “Metti in risalto”, ossia la nuova possibilità di mettere in evidenza un aggiornamento, portandolo in primo piano in alto nella home page (un po’ come succede in Facebook 😉 ). E’ un’ottima opportunità con cui potrete dare risalto a tutti quei post che hanno ricevuto maggiori feedback e più alti livelli di engagement da parte dei vostri follower.

Prodotti e Servizi

La sezione “Prodotti e Servizi”, ora ben visibile anche in home page sulla destra nella barra laterale, ricopre un ruolo altrettanto strategico: uno spazio virtuale dove mostrare i vostri prodotti e/o servizi, raccogliere e mostrare raccomandazioni così come generare traffico verso il vostro sito con maggiori possibilità di creare awareness e, perché no, vendite.

Aggiungere prodotti e/o servizi alla sezione è molto semplice. Direttamente dalla home page o dalla sezione specifica “Prodotti e Servizi“, una volta cliccato sul pulsante “modifica”, comparirà un menù a tendina in cui dovrete scegliere la dicitura “aggiungere prodotto”. Basterà seguire passo per passo le istruzioni che LinkedIn fornisce e il gioco è fatto ;-).

Oltre alle classiche informazioni come il nome, la descrizione e l’immagine del prodotto, ci sono una serie di nuovi tool che non potete assolutamente farvi scappare:

  • 3 “immagini banner” di copertina per rinforzare i vostri messaggi, le vostre promozioni e/o peculiarità a cui associare 3 diverse URL per guidare e condurre gli utenti al vostro sito web. Non utilizzate URL generiche, ma cercate invece di associare alle vostre tre immagini banner pagine web specifiche, dedicate e coerenti con l’immagine per poter accogliere in modo corretto l’utente che riuscirà a trovare le informazioni che si aspetta senza sentirsi “perso” e “spaesato” ed escludendo così uno dei primissimi motivi di abbandono di un sito 😉 Alcuni buoni esempi di utilizzo ottimale di questo strumento sono le sezioni prodotto di Cisco System, Microsoft e AT&T.
  • URL specifiche per ogni prodotto o servizio, così da poter indirizzare i membri di LinkedIn a una pagina del vostro sito web dove potranno trovare tutte le informazioni ed approfondire i dettagli di quello specifico prodotto o servizio.
  • Uno o più contatti per ogni prodotto o servizio, in modo tale che un utente LinkedIn, potenzialmente interessato a uno dei vostri prodotti, possa contattare le persone più adatte ed esperte per quel determinato prodotto;-).
  • Una o più promozioni e/o offerte speciali per i vostri prodotti e servizi, anche in questo caso non dimenticate rinviare a URL di destinazione specifici 😉
  • Un video Youtube del prodotto o servizio, un’ottima opportunità per rendere “vivo” e reale un vostro prodotto e, allo stesso tempo, mostrare la vostra personalità aziendale 😉 Oltre a Microsoft e AT&T, un’altra azienda che sta sfruttando le potenzialità di questi due tools è Philips. Ecco qui sotto gli esempi.
  • Fino a 25 pagine di prodotto personalizzate e targettizzate: potete creare svariate versioni della vostra pagina “Prodotti e Servizi” per specifici gruppi di destinatari in base al loro profilo, alle loro caratteristiche ed esigenze. Per esempio, potrete creare una versione destinata agli utenti in Italia e una versione destinata agli utenti di altri paesi europei per meglio raggiungerli, comunicare ed interagire con loro. Anche in questo caso: cura, progettazione e attenzione al dettaglio! Non c’è spazio per l’improvvisazione 😉

Follower e Page Insight

“Se non misurate come sta andando la vostra pagina, allora state facendo internet marketing nel modo sbagliato. Per la vostra pagina aziendale, LinkedIn rende tutto ciò più facile grazie agli Inisight.”

Ebbene si, concordiamo con le parole scritte da Bryden McGrath in “Optimize Your New LinkedIn Company Page in 7 Steps”. Tutto ciò che facciamo online richiede infatti tempo per verificare e comprendere se e come le nostre attività, i nostri sforzi, le nostre strategie stanno perfomando.

Non c’è però bisogno di complessi e spesso complicati strumenti di analisi, perché LinkedIn ci offre già tutte le principali informazioni (numeriche, grafiche e con l’indicazione della crescita e/o decrescita dei valori) di cui abbiamo bisogno:

  • Follower Insight: chi sono gli utenti che vi seguono? Che ruoli ricoprono? Quanti anni hanno? Come e quanto sono coinvolti con la vostra pagina, i vostri prodotti, i vostri aggiornamenti? Queste sono alcune domande a cui troverete risposta nella sezione “informazioni dei follower” e che vi permetteranno di scoprire come dovreste interagire e quali sono i messaggi più adatti per il vostro target. In questa sezione potrete infatti analizzare in profondità: numero totale dei follower, i loro dati demografici, tasso di interesse e numero di visualizzazioni per gli aggiornamenti, membri che segueno, nuovi follower e quelli più recenti.
  • Page Insight: è la sezione che troverete nella sezione “Infomazioni della pagina” in cui potrete analizzare nel dettaglio le visualizzazioni della pagina, i click su di essa, il numero dei visitatori univoci e i loro dati demografici, oltre ad un dettaglio dei clic per le sezioni specifiche relative a carriera e prodotti della vostra pagina. Informazioni fondamentali che vi permetteranno di capire come ottimizzare e migliorare le vostre pagine. Per meglio comprendere come funziona questo tool, date un occhio al video tutorial di NetBizUndestanding LinkedIn Insight“. Siamo sicuri che diventerà uno degli strumenti di cui non potrete fare a meno 😉

Questi sono stati mesi molto intensi, dunque, per LinkedIn. Ricchi di aggiornamenti, novità, cambi di look e strategie. Man mano che utilizziamo tutte le sue nuove funzionalità e strumenti, scopriamo con piacere come stia davvero diventando uno strumento di marketing, comunicazione e business sempre più efficace.

E voi? Siete d’accordo con noi? Avete già attivato le nuove Company Page e sfruttato le nuove potenzialità? Aspettiamo le vostre opinioni 🙂

Bici high-tech per mamme e papà eco friendly

Complice l’aumento del prezzo della benzina ma anche un rinnovato spirito eco-friendly, il fenomeno bicicletta è sicuramente in risalita. E’ un trend che riguarda tutti: business man, studenti… ma anche mamme e papà!

Bici high-tech per mamme e papà eco friendly.

A loro in particolare si rivolge la Bridgestone, con il suo nuovo modello Angelino Petite Assista, una bici elettrica con seggiolino per uno o due bambini e tanta tecnologia, sia sul fronte hardware che sul fronte software.

La bicicletta ha un’autonomia di circa 60 km e un computer di bordo che riesce a leggere la pendenza della strada “suggerendo” il corretto ritmo di pedalata da avere. La particolarità è ovviamente la presenza dei seggiolini posti sul lato anteriore e posteriore della bicicletta, a cui non mancano alcune caratteristiche essenziali per garantire la sicurezza del bambino: appoggia-testa che attutisce il trauma in caso di caduta, cintura regolabile e poggia-piedi che può essere regolato in base alla crescita del bambino.

In assenza del bimbo, il seggiolino può trasformarsi in un pratico shopping basket.

Bici high-tech per mamme e papà eco friendly.

I tecnici Giapponesi hanno dato grande importanza alla struttura della bicicletta: le ruote sono basse e larghe al fine di favorire la stabilità e per evitare cadute accidentali, fatto non scontato se si pensa che oltre al genitore, possono essere “caricati” ben due bambini.

300.000 sono le unità già vendute in Giappone con prezzi a partire da circa 700 Euro. Voi la comprereste?

Digital marketing e PMI: creare valore attraverso i contenuti e le idee

In quest’ultimo periodo è capitato di imbattersi in alcuni post che teorizzavano come strumenti quali Facebook e Twitter fossero sempre più orientati ad aiutare e completare la comunicazione solo dei grandi brand. Un approccio certamente non errato, considerando come sempre più siano necessari investimenti – anche a livello di risorse umane e non solo di sviluppo strutturale – per svolgere attività di social media marketing che si rivelino essere un vero valore aggiunto.

Investimenti che difficilmente aziende che rientrano nella categoria delle PMI potrebbero permettersi, considerando anche il difficile momento economico nel nostro paese e in generale in tutto l’Occidente.

Nonostante questa considerazione, è sbagliato considerare i social network come esclusivo patrimonio delle grandi multinazionali e in generale di quei brand che possono contare su un bacino di pubblico ampio e distribuito. Questo perché, considerando come centrale non tanto quello che è una piattaforma ma ciò che si veicola in essa, ogni azienda – anche la più piccola – può proporsi in maniera positiva e avvantaggiarsi degli strumenti che la social sfera offre, se ben guidata in un’attività che ottimizzi le risorse disponibili, non solo in termini economici ma anche umani ed esperienziali.

Grazie all’aiuto di alcuni amici del gruppo di Indigeni Digitali e di Social Media Marketing abbiamo allora trovato alcuni casi interessanti: le brand page di tre aziende di diverse dimensioni, la Gelato Frullalà, la Rivamar srl e la Lemaninpasta Termoli, che si sono dotate  di uno strumento adatto a proporsi al mercato in maniera fresca, efficace, ben fatta (e da cui abbiamo pescato le immagini per arricchire questo post!). Certo, dietro c’è il lavoro di professionisti di settore capaci che hanno saputo mettere al centro i punti di forza delle imprese citate: è chiaro che avvalersi di una consulenza di questo genere può risultare un punto a favore. Date uno sguardo a questi lavori, vi permetterà di capire come sia possibile fare social media marketing a ogni livello!

PMI e contenuto: come usare i social network?

Consideriamo però una situazione comune: l’esser incuriositi da questo mondo e non capire come poterci entrare.

Come può una piccola/media impresa costruire una brand reputation vincente utilizzando i social network? Quelli che seguiranno saranno dei piccoli consigli, immaginati per chi si chiede se il marketing e il confronto quotidiano con il mercato si possano sposare portando un effettivo valore aggiunto. Consigli da mettere in pratica anche da soli se siete imprenditori con interesse ad ampliare il vostro bacino di pubblico, o da fare propri nel caso arrivi nella vostra agenzia un cliente che rientri nella categoria!

L’Esperienza è il vostro punto di forza: raccontatela!

Narrazione = Esperienza, e chi più di un artigiano/piccolo imprenditore ha qualcosa da raccontare? Dietro ogni impresa individuale o a conduzione famigliare c’è una storia. Prima di tutto, una spinta dell’individuo a lanciarsi sul mercato per vendere delle competenze. A ben vedere, un prodotto o un servizio che viene proposto al cliente con il crisma di essere frutto di una genuina preparazione ha già moltissimo da dire al potenziale pubblico. Un artigiano, così come un commerciante al dettaglio, hanno nelle corde un carattere di esperienzialità che di per sè li distinguono dal produttore in serie. Con questa lettura, si ha già un taglio editoriale per indirizzare una possibile strategia sui social network.

Se un piccolo imprenditore vuole spiegare al mercato come i suoi prodotti siano migliori rispetto a quelli della concorrenza, può sfruttare ad esempio tutto il processo di costruzione del proprio background fattuale, quel know-how che nelle grandi imprese viene ad essere frutto dell’unione di molte professionalità diverse. Non raccontare solo come si realizza il prodotto finale, come vengono scelti i materiali per realizzarlo e quanto tempo di lavorazione c’è per ogni singolo pezzo, ma anche chi c’è materialmente dietro il processo produttivo, la storia dell’azienda, come si è ingrandita, e quali sono stati i piccoli e grandi successi che hanno portato l’impresa ad acquisire fette di mercato.

In una dimensione locale, ad esempio, raccontare la soddisfazione dei clienti mostrando il lato più vicino alla quotidianità, il fatto che il costumer service sia non generalizzato su vasta scala ma frutto di un rapporto quasi amichevole con il cliente, che la soluzione è a portata di mano proprio perché vincente è l’apporto umano. In questo, piattaforme come Facebook possono aiutare, considerando come la struttura del social network (che punta basandosi sul concetto di Timeline alla valorizzazione della “storia” e sulla content curation) sia immaginata proprio per raccontare la storia.

Sfruttare la rete sociale… in Rete

In quanti avete avuto modo di trovare, su Facebook soprattutto, il profilo personale del negozio dell’angolo della vostra città che vi chiede l’amicizia? Un approccio magari anche fastidioso, ma ormai diventato prassi comune. In questi anni scelte simili, compiute più per istinto che per vera conoscenza dello strumento, sono state fatte da moltissimi commercianti che immaginavano di trasferire parte del proprio lavoro in una dimensione “personale” come quella, appunto, del social network di Mark Zuckerberg. Oggi si può lavorare in maniera più raffinata, magari usando anche un approccio meno “strutturato” come quello che potrebbe offrire un marketer professionista, ma senz’altro valido. Aprire una brand page e customizzarla è questione di pochi click (ben spiegati in “Facebook Timeline: come personalizzare la copertina [TUTORIAL]“): costruire una massa critica di utenti che possano valorizzare il lavoro di valorizzazione del brand e di community management è frutto di ottimizzare i contatti personali, sfruttare la propria rete di clienti/amici che possano far da volano all’affiliazione, affermarsi fra chi conosce già l’azienda per proporsi – attraverso il secondo grado di separazione – a chi ancora nella dimensione locale non conosce il marchio e i prodotti/servizi erogati.

Il viral marketing funziona grazie all’automatica trasmissione del messaggio: in una dimensione cittadina e non troppo grande, è un principio da sempre valido e funzionante (come scegliete un dentista? Di solito, non chiedete ai vostri amici e parenti?). Sfruttarlo sui social network è più semplice di ciò che si pensi!

Il Contenuto al centro

Al punto 1) abbiamo parlato di Esperienza come focus centrale del messaggio da trasmettere. Valorizzare quest’aspetto è fondamentale, ma non è l’unico. Per ampliare il proprio pubblico e valorizzare il messaggio, sia esso strutturato su una brand page di Facebook, un tweet su Twitter, un board su Pinterest, è necessario costruire un immaginario, anche se l’azienda è molto piccola o magari ritiene di non esser all’altezza.

Vi avevamo parlato, ad esempio, di un esperimento molto interessante fatto da Millewattstudio per un’azienda di Bologna, la ItalTeck (trovate tutto nel post “Storytelling e advertising: torna Carosello grazie a Millewattstudio”!) che cercava di applicare le tecniche del mockumentary alla promozione di un prodotto. Il caso specifico ha richiesto certo un investimento da parte dell’azienda, ma nel piccolo si può operare con lo stesso approccio, andando a costruire delle vere e proprie narrazioni sui propri prodotti di punta, cercando di incuriosire gli utenti che si sono connessi al vostro spazio/account e puntando essenzialmente a ‘svuotare’ il vostro contenuto da ogni chiaro intento pubblicitario per renderlo prima di tutto attraente e fruibile con facilità. Per fare narrazione basta soltanto condividere ciò che si è e ciò che si vive ogni giorno, e non temiate di sembrare banali: una PMI ha in sé un valore di unicità esattamente come il grandissimo brand. Bisogna soltanto dirlo.

Se proprio non potete farne a meno… fate parlare tutti!

Qualsiasi sia la scelta strategica che si farà, nessuno spazio sui social network vive autonomamente. C’è bisogno di curare la propria presenza, esattamente come bisognerebbe fare con un qualunque sito internet che voglia avere un minimo di funzionalità (considerando i siti mai aggiornati forse più controproducenti che altro).

Certo, la soluzione migliore è affidarsi, almeno in una fase di startup, a un esperto che possa indirizzarvi a lavorare sullo strumento più adatto al vostro business e possa almeno formare una risorsa che si faccia carico anche di questa attività, e nel tempo aggiungere un professionista che possa seguire ogni giorno la gestione dei vari account.

Un’altra soluzione, se invece ad entrare nel mondo del social media marketing sono aziende che hanno poche risorse e non possono investire su una nuova figura, una buona attività può esser fatta  con un sano gioco di squadra. Una gestione collegiale, e chiaramente indirizzata/monitorata dal titolare, può essere la soluzione. In che modo si può sfruttare questa metodologia di gestione senza creare confusione? Organizzandosi. Esempio: considerando una piccola azienda di profilati metallici con 3/4 operai, si potrebbe chiedere a ognuno di descrivere una parte del proprio lavoro a turno, cercando non di fermarsi come detto sopra al semplice processo produttivo, ma anche alle competenze messe in campo, agli utilizzi che si possono fare del prodotto, alle sue qualità: il tutto però raccontato dagli occhi di chi materialmente quel prodotto l’ha realizzato. Il tutto potrebbe essere convogliato in una sorta di rubrica da gestirsi settimanalmente, creando insomma i presupposti per realizzare una produzione di contenuti che abbia i caratteri di serialità più pura.

Se invece, ad esempio, la PMI in questione è uno studio legale, si può optare per una comunicazione più “easy” con lo spirito di divulgazione, magari sfruttando Twitter come piattaforma: un esempio può essere proporre ai propri follower (e magari, approfittando di qualche topic inerente) le ultime novità in termine di legislazione traendo spunto dal proprio settore di riferimento. Le professionalità insomma dove è necessario rimanere al passo con gli aggiornamenti (tutte, in pratica) possono mettere a disposizione la loro conoscenza a tutti gli utenti, che certamente non rimarranno indifferenti alla preparazione messa in mostra.

Siate curiosi

Provare nuovi modi per raccontarsi non è un’attività difficile. Non bisogna aver paura di valorizzare il percorso che ha portato un’idea un’attività vera e propria: la curiosità nel cercare nuovi modi di offrire la propria esperienza è fondamentale!

Voi avete da proporci case history interessanti legate alle PMI, amici lettori? Vi siete mai trovati a gestire un’attività di social media marketing di questo genere?

Come avviare una startup: Paul Graham rilegge un suo articolo del 2005

Sappiamo bene che Paul Graham è un nome noto in USA, non solo per essere un famoso programmatore Lisp o per aver creato (ma non ultimato) un dialetto derivato, denominato Arc, né per essere un famoso Venture Capitalist (attualmente uno dei fondatori di Y Combinator), ma anche per essere quello che in America viene definito essayist, un saggista.
Ricordate una rilettura che avevamo fatto al tema dello “startupcida” che aveva lanciato, ovvero sulle radici sociali della cultura del fallimento?

Sul suo famoso sito web, che nel 2009 ha raggiunto quasi nove milioni di pagine viste, Paul Graham ha redatto un articolo risalente al 2005 che ha avuto un grande riscontro mediatico tra il pubblico degli startupper e non solo. L’articolo, tratto da una conferenza che ha tenuto presso la Harvard Computer Society, si intitola “How to Start a Startup”, ovvero “Come avviare una startup”, e affronta tutti i temi che un intraprendente giovane (sì, giovane, poiché Graham stesso suggerisce di avventurarsi in una startup solo se ci si trova nell’età del rischio, dai 23 ai 28 anni!) dovrebbe affrontare per creare la propria startup.

Visto il successo dell’articolo, che è stato tradotto in diverse lingue, oggi finalmente abbiamo anche una versione tradotta in italiano autorizzata dall’autore, a cura di Paolo Musolino e Chiara De Liberato, disponibile su Codeido.

Ecco i punti fondamentali del discorso: quanto siete d’accordo con queste affermazioni? Quante sono ancora valide e quante altre secondo voi dovrebbero essere lette criticamente?
Mentre aspettiamo le vostre considerazioni, vi auguriamo buona lettura.

1. La creazione o il miglioramento dell’idea deve risolvere un problema

Il saggio tratta tematiche interessanti sulle quali ogni futuro startupper si imbatterà. Nel paragrafo che parla de “l’idea”, Graham spiega in modo molto chiaro come per creare qualcosa dal nulla non bisogna per forza inventare, ma basta migliorare. E quale miglior esempio di Google, che non è stata la pioniera nell’ambito della ricerca su internet, ma che, fornendo un servizio di migliore qualità rispetto ai concorrenti, è riuscita a risaltare rispetto a tutte le altre grosse aziende del settore? Oggi tutti sappiamo che ruolo ricopre Google in internet e che fine abbia fatto Yahoo, ridotto ad essere al più un portale di notizie con un motore di ricerca mediocre.

In una startup bisogna essere sempre pronti a cambiare rotta, poiché è molto facile che l’idea iniziale si allontanerà completamente dai nostri piani iniziali. Microsoft ad esempio voleva vendere linguaggi di programmazione mentre oggi fa tutt’altro. Se fosse rimasta sulla rotta iniziale, di sicuro avrebbe chiuso i battenti. Bisogna inoltre capire cosa vogliono i clienti e bisogna rimanere sempre al passo con i tempi, non bisogna permettere ai concorrenti di surclassare il nostro prodotto, permettendogli di vendere un prodotto migliore, magari ad un prezzo inferiore al nostro. Quando accadrà, avremo perso la sfida di creare una startup di successo, anzi, potremo direttamente chiudere.

2. Lavorare da soli o in gruppo è una scelta che comporta responsabilità

Nel creare una startup c’è una cosa che il denaro non può comprare -anche perché si suppone che inizialmente non ne abbiamo o ne abbiamo poco- ovvero le persone geniali.
Graham dedica molto spazio alle persone con cui si dovrebbe lavorare alla creazione di una startup. Assolutamente sconsigliato iniziare soli, come è altrettanto sconsigliato essere in tanti. L’ideale è un gruppo di due o tre persone, possibilmente conoscenti di vecchia data o amici dell’università, capaci di affrontare le sfide che una startup comporta. Magari persone con un background tecnico che contribuiranno assieme a noi allo sviluppo del prodotto finale, e che possibilmente, siano i migliori del loro settore.

Graham esprime in modo molto chiaro che non è affatto necessario per creare una startup di successo possedere un background nel mondo del business, basta avere tanta voglia di fare e una grande esperienza in ciò su cui la startup si sta concentrando. Quasi tutti gli startupper che hanno avuto successo, avevano un background tecnico, come in informatica o in ingegneria.

3. Per iniziare è necessario farsi finanziare: il rischio d’impresa

Infine, How to Start a Startup descrive come raccogliere i fondi necessari per crescere e sviluppare il prodotto: per i primi fondi, necessari alla partenza, ci si può rivolgere ai Business Angels e, successivamente, per ottenere fidanziamenti più corposi, è possibile guardare alle società di Venture Capitalist.

Un consiglio che Paul Graham dispensa a fine articolo è di non spendere il denaro!
Molti credono che non appena la startup ha ricevuto una tornata di finanziamenti di qualche milione di dollari, allora ci si può definire ricchi, quindi si può assumere personale e magari spostarsi in una sede più grande, una di quelle che da l’idea di “professionale”, tutta vetro e alluminio. Niente di più sbagliato, invece, perché i soldi vanno spesi solo se realmente necessari: molte delle startup che lo stesso Graham ha visto fallire sono state finanziate, ma i founder hanno commesso l’errore di spendere tutto il denaro subito, in soluzioni non necessarie.

Se siete interessati a questa piacevole lettura, su Codeido trovate la traduzione italiana dell’articolo integrale.
Ma voi cosa ne pensate?

8 buoni motivi per pianificare una social media strategy su Tumblr

Il sogno di ogni social media manager, marketer o community manager è quello di scoprire una piattaforma social che fornisca una promozione efficace e efficiente – a basso costo – per il proprio business, e che sia nel contempo altamente coinvolgente per i consumatori. Ecco allora che Tumblr, un social che ‘in sordina’ sta crescendo tantissimo e offrendo belle opportunità per marche e aziende, potrebbe rivelarsi la soluzione 2.0 ideale. Ne siamo così convinti che, in queste settimane, dedicheremo al tema una mini-serie di articoli dedicati!

Qualche statistica sul fenomeno

Tumblr viene fondato nel 2007 da David Karp (ora CEO e Co-founder) insieme al web developer Marco Arment. Il profilo – tumblelog – utilizza una dashboard dove si svolgono tutte le attività (condivisione di link, immagini, testi, citazioni e brani musicali) che inizialmente non potevano essere commentate o avere feedback.

Negli anni le funzionalità sono state incrementate e migliorate e Tumblr è arrivato ad essere insieme una piattaforma semplificata di micro-blogging.

Il social offre un’opportunità unica a chi decide di investirci tempo e altre risorse perché è fenomeno in costante aumento: secondo le statistiche aggiornate ufficiali è infatti passato da pochi milioni di utenti agli attuali 80+ milioni di blog (ed oltre 35 miliardi di post prodotti, fate un pò voi!). Un vero e proprio business, che dà anche lavoro a più di 100 dipendenti.

Social media marketing per brand e aziende: 8 motivi per investire su Tumblr

Tumblr ha diverse caratteristiche che possono interessare le imprese che vogliono raggiungere il proprio target di riferimento e promuovere il loro brand online. Andiamo ad analizzarne 8!

#1 Facilità d’uso

Aprire un profilo aziendale su Tumblr è davvero semplice e intuitivo, al punto tale che serve soltanto inserire un’email, una password, scegliere il nome utente ed il gioco sembra fatto! L’interfaccia di Tumblr, infatti, è altamente user-friendly al punto tale che chiunque può utilizzarla. La facilità d’uso e la personalizzazione, inoltre, implicano una possibilità maggiore che un utente ‘salga a bordo’!

#2 SEO e buzz

Il sistema di reblogging che la piattaforma utilizza (condiviso un contenuto, ogni volta che questo viene rebloggato sistematicamente  la fonte viene citata in maniera automatica) permette la diffusione virale del contenuto… un po’ come il RT di Twitter! Questo garantisce un elevato numero di linkbacks e quindi un posizionamento migliore del brand nei risultati di ricerca.

#3 Community già esistenti

La piattaforma può rappresentare un serbatoio interessante di utenti da ingaggiare, ma c’è una cosa da tener ben presente. Le community su Tumblr esistono già da tempo e spesso si riuniscono intorno ad un tema (es. Glee) e hanno ben chiare le proprie regole interne. Un brand che si appresta ad interagire con questi utenti – o con i loro influencer – deve imparare a “parlare la stessa lingua”: una volta ottenuta fiducia, l’engagement verrà da sè. A proposito, sapete che differenza c’è tra advocate, evangelist e influencer, e come scoprire questi ultimi sui social media?

#4 E’ gratis (ma alcuni tool sono a pagamento!)

#5 Cavalcare l’onda dei grandi eventi

I contenuti inviati da chi partecipa o è presente ad un grande evento vengono raccolti dai brand che collaborano alla sua realizzazione. Facendo questo e sfruttando il sistema che Tumblr utilizza per etichettare e taggare i contenuti, l’impresa ottiene non solo maggiore visibilità per sé e per l’evento, ma ha accesso ad una platea molto più ampia!

#6 Be social!

Tumblr dà la possibilità di pubblicare trasversalmente su altri social (per esempio sulla timeline di Facebook) i contenuti che un brand ritiene più significativi. Questo aumenta la visibilità e l’interazione con cui gli utenti, che hanno differenti ‘vie d’accesso’ ai post pubblicati!

#7 Collaborazione e crowdsourcing

Tumblr annovera tra i suoi power user alcuni tra i geek più esperti ed appassionati (non dimentichiamo che inizialmente per gestire un profilo Tumblr si lavorava direttamente sul codice Html!). Se a questo ci aggiungete la natura collaborativa e di condivisione della piattaforma, il crowdsourcing diventa un must per il brand che decide investirci.

#8 Viralità

Dato l’elevato numero di utenti e la sua facilità d’uso, viralità dei contenuti è la keyword di cui Tumblr può appropriarsi! Un contenuto condiviso viene rapidamente rebbloggato a centinaia di utenti che hanno accesso alla piattaforma. Inoltre grazie a siti come weheartit.com – che si nutre di contenuti che appaiono sul social al solo scopo di taggarli e di condividerli – molti brand stanno ottenendo una visibilità veramente sorprendente! Esemplificativo è l’esempio del brand Converse:

Tumblr per aziende e brand: due strade principali da seguire

Il punto di forza di Tumblr – come si è messo bene in evidenza – è la facilità con cui in una stessa dashboard possono essere postati differenti tipi di contenuto (testi, immagini, video, quotes) da qualunque o quasi tipo di fonte. Questa funzione può essere utilizzata a proprio vantaggio dai brand che vogliono ‘scendere in campo’ sulla piattaforma. A tal proposito, due sono le strade percorribili.

1) Suggerire alla community

Letteralmente ‘sussurrare’ all’orecchio sempre vigile di community già esistenti (e sempre alla ricerca di materiale interessante da condividere). Alcuni brand che operano in settori già ‘occupati’ anche da altri prendono in considerazione l’idea di sfruttare chi è già presente ‘on board’ per ingaggiarlo ed utilizzarlo come influencer per il proprio business. Le community già esistono e fanno esattamente quello che gli pare, ma – come scritto – se si individuano i giusti evangelist e influencer si può creare un forte engagement con gli utenti.

L'unofficial page Tumblr di Glee, creata da un fan della serie-tv

2) Creare una community ad hoc

Quando il brand decide di investire in un profilo aziendale su Tumblr è cosciente del fatto che non sarà la sola presenza del proprio settore, ma che probabilmente avrà altri competitor. Come fare allora per differenziarsi e vincere la concorrenza? Per esempio creare ex novo una propria community! Le logiche in questo caso sono molto simili a quelle dei gruppi LinkedIn aperti e stimolati da un brand, dedicati di solito a un tema di interesse comune.

Home page Tumblr di Coca-Cola

E voi cosa ne pensate: Tumblr è l’ennesimo social pieno di aspettative o può davvero fare la differenza per il vostro business? 🙂

Angry Birds Star Wars, ecco la nuova creatura di Rovio [BREAKING NEWS]

Che gli uccelli siano con te!” questo è il claim con cui esordisce Rovio nel presentare la sua nuova creatura, Angry Birds Star Wars, facendo un evidente riferimento a una battuta del celebre colossal di Lucas Arts.

Il gioco è stato rilasciato stamattina ed è disponibile per quasi tutte le piattaforme OS, ovvero iOS, Android, Windows Phone, Kindle Fire, Mac OS X, PC e Windows 8. Per accompagnare il lancio del gioco, Rovio ha rilasciato un nuovo trailer cinematografico, che prende spunto dagli eventi dell’ Episodio IV: A new hope.

[yframe url=’http://www.youtube.com/watch?v=l6lYFO_tKlE’]

Cosa c’è di nuovo in questo “mash-up”?

Il gioco mira a combinare tutto il divertimento del classico gioco di Angry Birds con i personaggi, le storie e la trama del film-colossal di Star Wars: vede infatti un gruppo coraggioso di uccelli ribelli nella lotta contro dei maiali malvagi imperiali attraverso più di 80 livelli.

Gli Angry Birds e i Bad Piggies rispettivamente reincarnano le figure dei personaggi della saga di Star Wars: ci sono dunque i protagonisti-uccelli che assomigliano a Luke Skywalker, Han Solo, la Principessa Leia e Chewbacca, R2D2 e C3PO e gli antagonisti-maialini che sono i sosia di Darth Vader, Stormtroopers etc…

I giocatori potranno dunque attraverso gli uccellini usare “La Forza” e brandire una spada laser per spazzare via i “Pigtroopers” in un viaggio intergalattico in scenari come i deserti di Tatooine fino alle profondità della “Pig Star“, dove dovranno scontrarsi con il terribile Darth Vader, Signore Oscuro dei Maialini. I fan più sfegatati possono inoltre  allenarsi acquistando il Percorso dello Jedi, un in-app purchase che consentirà loro di diventare dei Jedi Master.

Gustatevi il gamplay trailer che Rovio ha pubblicato stamane qui di seguito e diteci cosa ne pensate (link per i download dopo il video):

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DOWNLOAD

Potete scaricare la versione Angry Birds Star Wars gratis  in versione smartphone per Android, mentre in HD costa 2,88 euro.

Su iOS sono entrambe le versioni a pagamento ma con una leggera differenza di prezzo: 0,89 per iPhone/iPod e 2,69 euro in alta definizione per iPadWindows Phone lo propone invece a 0,99 euro.

Futuro dalla rete: Video interattivi a 360 gradi

Il futuro dalla rete: i video interattivi a 360 gradi!

Ammettiamolo, per nostra fortuna non passa giorno senza che ci sia una notizia rilevante su nuove tecnologie o su nuove evoluzioni del web. Quello che vogliamo mostrare oggi si spera che diventi presto una parte integrante dello streaming video, ovvero i Video interattivi a 360° LIVE.

Il futuro dalla rete: i video interattivi a 360 gradi!

L’idea è venuta alla società Norvegese Making View: nel video panoramico è possibile cambiare l’inquadratura preferita in tempo reale attraverso i tasti freccia oppure utilizzando direttamente il mouse. Montata sopra la Red Bull, la ViewCam 360 con i suoi 224 GB di memoria è in grado di registrare immagini ad una risoluzione di 4K x 2K a 25-50fps.

Il futuro dalla rete: i video interattivi a 360 gradi!

Il risultato è uno streaming video avvincente, sembra davvero di essere proiettati all’interno della corsa grazie al video in Full HD (purtroppo per poter garantire uno streaming tale è necessario disporre di una connessione almeno a 10Mbps).

Il futuro dalla rete: i video interattivi a 360 gradi!

Se volete vedere altri esempi vi consiglio di visitare il sito web Making View dove è anche possibile trovare diversi video panoramici a 360°.

Il futuro dalla rete: i video interattivi a 360 gradi!

Probabilmente è prematuro anche solo pensarlo, ma nel giro di pochi anni potremmo davvero trovarci in salotto a guardare lo sport in una maniera del tutto impensata fino a poco tempo fa…

Printer Orchestra, Bob Dylan suonato da vecchie stampanti [VIDEO]

The Times They Are A-Changing” è un grande successo, inno di una generazione, scritto da Bob Dylan nel 1964. Oggi lo ritroviamo eseguito da un’orchestra molto particolare, fatta di modem, fotocopiatrici e stampanti riprogrammati.

Il progetto è frutto della collaborazione di Chris Cairns e Brother, azienda giapponese produttrice di dispositivi elettronici, per celebrare il lancio di Print 3.0, nuova serie di stampanti del brand nipponico.

Grey London, agenzia creativa che ha ideato lo spot, ha utilizzato ben 97 apparecchi (la cui riprogrammazione in strumenti MIDI ha richiesto un interno mese) e centinaia di metri di cavo.

Antony Peart, European Marketing & Communications Manager di Brother, ha dichiarato:

“Non sentivamo il bisogno di usare parole o commenti, abbiamo semplicemente voluto unire immagini e suoni per riflettere che i tempi stanno cambiando per Brother e per il mondo della stampa in generale. Printer Orchestra segna un passaggio importante ed evidenzia la sensibile evoluzione dei nostri prodotti.”

Qui sotto trovate anche un ‘making of’ del progetto!

Effetto 3D per il nuovo rivoluzionario packaging con stampa lenticolare

Se siete stanchi del solito packaging che non rende giustizia all’originalità dei vostri prodotti o siete alla ricerca di soluzioni innovative in vista del Natale, ecco un’idea per una campagna di comunicazione di forte impatto visivo che sfrutta gli effetti 3D e di animazione della stampa lenticolare H3D® System!

Grazie alla stampa lenticolare H3D® System realizzata da Tre D è possibile infatti ottenere, senza l’ausilio di occhialini, un effetto 3D che, se utilizzato per personalizzare soluzioni di packaging innovative, dà la possibilità di superare le barriere della parola dando voce alle immagini e alle animazioni e garantendo ai vostri prodotti  il valore aggiunto di una comunicazione stampata efficace e sorprendente.

Provate ad immaginare di avere tra le mani una confezione che non sia soltanto il solito equilibrato mix di ricerca e design ma che porti con sé tutte le caratteristiche del prodotto con l’aggiunta di una buona dose di creatività, il tutto realizzato con materiali di altissima qualità e, cosa ancora più importante, completamente riciclabili, nel pieno rispetto dell’ambiente.

Le moderne tecnologie utilizzate da TRE D offrono la possibilità di creare vere e proprie animazioni che possono essere inserite in qualsiasi tipo di confezione e su ogni tipo di supporto.  L’effetto Multi-Frame,  ad esempio, è perfetto per illustrare le peculiarità di un prodotto a partire già dalla sua scatola; lo Zoom invece consente di concentrare lo sguardo dell’osservatore su un particolare della scena. Ma gli effetti possibili sono tantissimi e grazie alla modularità non c’è limite di dimensioni.

Alle nuove linee Extra (XD® Extra Depth, XM® Extra Motion) si è aggiunta infatti la linea XS® Etra Slim, che consente di ottenere magnifici effetti 3D e animazioni su uno spessore minimo, fino a un quarto di millimetro. Che siano cartoline, segnalibri, calendari, o inserti su scatole o espositori, è possibile valorizzare il proprio packaging con tridimensionalità e animazione grazie alle infinite varianti grafiche che la stampa lenticolare consente di ottenere, con il garantito beneficio di  attirare l’attenzione e lasciare il vostro brand impresso nella memoria del consumatore.

A chi non è capitato di entrare al supermercato con una piccola lista della spesa e uscirne con un carrello pieno zeppo?  È proprio questo il potere del packaging. Colore, design e materiali delle confezioni sono le caratteristiche che fanno la differenza!

Scommettiamo che questo Natale il regalo più bello sarà la scatola?

Makerbot Replicator 2, la stampante 3D casalinga

Makerbot Replicator 2, la stampante 3D casalinga

Makerbot Replicator 2 è una vera e propria rivoluzione. Grazie a questo prezioso strumento sarà finalmente possibile portare nel mondo reale le nostre creazioni digitali. Sembra fantascienza, invece, è solo frutto del genio eclettico di Bre Pettis che ha visto un’opportunità in un settore di mercato ancora allo stato embrionale.

Makerbot Replicator 2, la stampante 3D casalinga

Definita come la versione IKEA della stampante 3D, Makerbot è uno strumento di facilissimo assemblaggio e ancor più semplice utilizzo. Basta creare il proprio modello con un qualsiasi software di  modellazione 3D, importarlo nel software proprietario MakerWare ed infine inviarlo alla stampante.

La stampante si avvale di una plastica completamente riciclabile che viene modellata in fili per poi essere assemblata in rulli. Una volta collegati i rulli alla stampante questi verranno riscaldati fino ad diventare liquidi. E’ a questo punto che entra in campo la punta di precisione in grado di posizionare il materiale plastico secondo le specifiche del modello 3D per farlo “apparire” nel mondo reale. E’ un processo che occupa un certo tempo ma è in grado di dare risultati davvero eccellenti anche per modelli professionali.

Makerbot Replicator 2, la stampante 3D casalinga

Se poi non si ha voglia neanche di creare i modelli allora si può attingere alla collezione gratuita presente su  Thingverse, una community legata a Makerbot ricca di contenuti, suggerimenti e preziosi design da utilizzare con la stampante 3D.

Makerbot Replicator 2, la stampante 3D casalinga