Subdued ed il fashion branding sui social media [INTERVISTA]

Un brand interessante diretto ad un target estremamente appetibile e cangiante. Subdued é un marchio di abbigliamento che colpisce per il suo presidio dei social media. Ho il piacere di intervistare la marketing manager, Laura Gagliardo. Nasce a Roma nel 1980 e dopo una laurea in Scienze della Comunicazione e qualche anno di esperienza come copywriter, entra a far parte dell’organico di Osit Impresa spa e nel 2010 diventa marketing & communication manager dei marchi Subdued e Faire Dodo.

Come nasce il brand Subdued?

Subdued nasce a metà degli anni’90 con una sfida, ovvero per realizzare il desiderio di qualunque teenager attenta alla moda: avere per ogni stagione un guardaroba ricco, vario e sempre al passo con le ultime tendenze attraverso un budget di spesa che la rappresenti.
Il successivo consolidamento del posizionamento nel mercato avviene grazie al “passa parola” basato sulla soddisfazione dei clienti, evitando di ricorrere all’utilizzo aggressivo delle leve del marketing.
Negli anni 2000 Subdued raggiunge il suo obiettivo: essere il punto di riferimento per lo stile più fashion di tutte le adolescenti, mantenendo sempre quel tocco di raffinatezza e cura dei particolari che da sempre lo caratterizzano.

Qual é il suo target e chi considera come competitor?

Subdued veste ragazze dai 13 ai 18 anni, attentissime alla moda e alle ultime tendenze.
E’ difficile parlare di competitor, Subdued intercetta da sempre i nuovi trend e li trasforma in moda. La cliente entrando da Subdued può scegliere tra un’ampia selezione di capi che rappresentano le ultime tendenze moda con l’inconfondibile stile Subdued. Marchi come Hollister, Abercrombie, H&M e Zara sono invece molto più “settoriali”.

Il brand é particolarmente attivo sui social media. Quali tra i canali presidiati si rivelano i piu’ efficaci?

Per stare dietro ai gusti mutevoli di una teenager non esiste mezzo più appropriato del web che permette in poco tempo di raggiungerle ovunque sempre con qualcosa di fresco ed originale. E’ necessario sfruttarne quindi tutte le potenzialità. Ultimamente abbiamo realizzato la nostra prima web radio ascoltabile sul sito subdued.it. Nata per soddisfare il loro bisogno di avere una colonna sonora per ogni momento della giornata, sta andando benissimo perché senza essere invasiva riflette esattamente i loro gusti e permette loro di avere ovunque sono un’accuratissima selezione musicale.


Assolutamente indispensabili oggi sono i social network (facebook, twitter e instagram su tutti), il nostro cavallo di Troia per entrare in contatto con loro, ma da soli non bastano a fidelizzare un target che cambia continuamente gusto.
Conoscere i social media del momento, usare il loro stesso linguaggio e guardare già a quelli del prossimo futuro, senza mai dimenticare che stiamo parlando con adolescenti che vivono in un turbine di emozioni, per questo è fondamentale che anche la componente empatica del contatto fisico che si ottiene con gli eventi non vada mai tralasciata.

Come creare engagement attraverso un applicazione mobile?

Le applicazioni sono un altro mezzo per entrare in contatto con loro, un modo per dire “subdued e tutto il suo mondo sono sempre con te, ci puoi portare anche in tasca!”. Un anno fa abbiamo lanciato la nostra prima applicazione per Iphone e Ipad con lo scopo di offrire loro contenuti di facile e immediata consultazione. Per l’anno prossimo e’ in progetto un restyling per renderla ancora più interattiva.
Il target apprezza molto questo genere di mezzi, ma come ho già detto oltre al virtuale va tenuto vivo anche il senso più tangibile di appartenenza che solo gli eventi sanno dare.

Quali sono le principali sfide del fashion marketing oggi?

Il fashion marketing oggi deve assolutamente stare al passo con i tempi, conoscere e sfruttare tutte le potenzialità del web e i nuovi stili di consumo e ricerca dei desideri che questo ha generato. Un altro fattore decisivo è quello di alimentare costantemente la componente empatica che influisce sulla scelta finale del consumatore. Non si deve perdere di vista il fatto che il potere finale è nelle mani del consumatore che mai come oggi ha la possibilità di scegliere e di valutare e di farsi emozionare prima dell’acquisto.

12 step per raccogliere fondi per la propria startup [INFOGRAFICA]

Nell’ultimo anno è cresciuto vertiginosamente l’interesse per il mondo “startup” e la relazione complicata tra startupper ed investitori.
Ci si interroga su come nasca l’idea; su cosa determina la spinta a credere in essa e iniziare il percorso per proporla al mercato; su cosa fa di un team un buon team; su coma vada scritto un Business Plan; e molto altro ancora.

Il proliferare di nuovi progetti e il sempre elevato numero di partecipanti alle business competition portano a non abbassare la guardia sull’argomento, ma a cercare sempre di approfondire, considerandolo un terreno molto fertile su cui coltivare.

Mashable ha dedicato anche una serie TV in 16 episodi, Behind the Launch, per seguire il mondo startup molto da vicino, riprendendo il dietro le quinte del lancio di una startup, Vungle, che recentemente ha ottenuto un finanziamento di 2 milioni di dollari da funder tra cui Google ed AOL.

Oggi vogliamo aggiungere un altro tassello ai contributi che possono aiutare chi una startup la vorrebbe fare, ma ancora non ha un quadro chiaro dell’ “how to”.
Funders and Founders ha pubblicato un’infografica sui passi da seguire per raggiungere l’obiettivo di raccogliere fondi per la propria startup.

Un neo-imprenditore può seguire queste semplici linee guida per orientarsi.
(come articolo a supporto potete leggere questo su Women 2.0)

Street art moderna: quando l'arte incoraggia le masse

Chi non si è mai fatto affascinare dall’arte irriverente che prorompe nelle strade? Da quegli artisti che hanno reso queste ultime le gallerie d’arte più democratiche mai esistite?

E’ ormai noto che, prevalentemente negli ultimi dieci anni, la Street art è divenuta molto popolare, grazie soprattutto ad artisti quali Banksy e Shepard Fairey, maggiori esponenti dell’arte urbana moderna, soprattutto della prima fase di quest’ultima, in cui l’arte di strada, intrisa di rimandi politici, è orientata alla provocazione della società.

Nelle opere di Banksy, gli argomenti affrontati a colpi di stencil sono soprattutto la cultura, l’etica e, per l’appunto, la politica. Da Londra alle principali capitali europee fino ai musei più importanti del mondo, l’inconfondibile segno dell’artista lascia tracce indelebili.

Shepard Fairey, in arte Obey, è invece un maestro della poster art. I suoi lavori invadono le strade, in un loop di immagini rielaborate che spingono il passante, ormai assuefatto al bombardamento pubblicitario, a chiedersi il senso di ciò che sta guardando.

Negli ultimi anni, però, la Street art ha subito un’evoluzione: molti street artisti, infatti, hanno mitigato l’indole aggressiva, mirando più che alla provocazione all’incoraggiamento delle masse, al fine di farle sentire meglio con se stesse e allo stesso tempo a responsabilizzarle.

Questo cambio di rotta è molto probabilmente dovuto all’empatia dimostrata dal pubblico nei confronti degli artisti di strada, i quali da giovani ribelli sono passati allo status di artisti. Ed è in questo momento che la Street art diventa quell’arte capace di sostenere le persone, di ricordargli di essere forti e andare avanti, nonostante rivoluzioni, crisi e sogni infranti.

Principali esponenti di questa seconda era dell’arte urbana sono Above e Morley.
Above è uno dei pochi street artisti famosi ancora anonimi; i suoi lavori sono approdatati negli Stati Uniti, in Europa e in Australia, integrandosi perfettamente nel luogo in cui sono collocati, includendo spesso messaggi brevi o giochi di parole.

Tutt’altro che anonimo è invece Morley, che non solo utilizza il suo vero nome come firma ma inserisce l’immagine di se stesso nei manifesti che, con un ampio uso del grassetto, intendono infondere messaggi di speranza alle anime stanche della città di Los Angeles.

Ariadne, l'app per non vedenti che ha conquistato Apple [INTERVISTA]

 

“A volte faccio fatica anch’io sugli autobus, qui a San Francisco, a riconoscere qual è la fermata presso la quale devo scendere. Con Ariadne, invece, programmo sin dal mattino il mio itinerario e vengo avvisato in anticipo quando sono arrivato alla mia fermata”.

E’ stata la prima cosa che mi ha detto Giovanni Luca Ciaffoni, sviluppatore di Ariadne, durante la nostra chiacchierata. In quanti, almeno una volta, non è successa la stessa cosa?

Ariadne commuove la platea del keynote Apple

Ariadne è una delle applicazioni presentate l’11 giugno al Moscone Center di San Francisco durante il keynote Apple per la WWDC 2012 e la cui presentazione ha commosso gli spettatori dell’evento.

Un’app tutta italiana che è arrivata ad esser presentata in uno degli eventi più importanti della Apple. Il motivo principale per cui  abbiamo voluto conoscere Giovanni Luca Ciaffoni è il fatto che non si tratta dell’ennesima gaming app, ma di un’applicazione che offre un servizio importante per i non vedenti, funzionando come navigatore con VoiceOver.

Ecco il video che è andato in onda durante il keynote: ad apertura e chiusura vedete l’app Ariadne e potete ascoltare il suo sviluppatore.

[yframe url=’http://www.youtube.com/watch?v=lQr9vsHxU6E’]

Può un’app migliorare la nostra vita?

“Thank you for giving my freedom back”

(trad. “grazie per avermi restituito la libertà”)

Ariadne è il filo d’Arianna che da due anni a questa parte sta permettendo a molti non vedenti di orientarsi nelle diverse città. Senza dubbio il servizio civile presso l’Istituto Cavazza di Bologna, dove Giovanni lavora attualmente come sviluppatore di software e consulente per l’accessibilità di pagine web e testi digitali alle persone disabili, è servito come ispirazione per la sua applicazione.

E così da pochi giorni a questa parte Giovanni si trova a San Francisco per incontrare altri sviluppatori iOS e migliorare la sua piattaforma.

I suoi pazienti non vedenti sono stati i primi tester che hanno sperimentato e migliorato giorno per giorno Ariadne. Infondo, chi più di loro poteva dare dei consigli appropriati?

“Visto i buoni riscontri, ho iniziato a sviluppare Ariadne per iOS perché volevo rendere accessibile la mappa a tutti. Volevo che il non vedente toccando con un solo dito avesse un feedback vocale di quello che stava toccando: strada, paese, città” continua a svelarci Giovanni.

“Successivamente, mi sono detto, perché escludere gli altri rumori, come quello dell’acqua per i fiumi, ad esempio. Poi, si sa, dopo le prime prove sono venute fuori molte altre idee, come la possibilità di conoscere la propria posizione in qualunque momento, quella di memorizzare i propri luoghi d’interesse in modo da essere avvisati quando si è in prossimità degli stessi, e tanto altro ancora”.

Lo scenario internazionale e, orgogliosamente, anche quello italiano si stanno sensibilizzando sempre di più nei confronti dei cittadini che presentano handicap di questo tipo.

Mi riferisco, ad esempio, a applicazioni come “AroundMe” che segnala i diversi punti di interesse divisi in categorie. “Taxi Italia” che indica vocalmente la stazione più vicina dove poter prendere un taxi. O ancora, “SvegliaTreno” per avvisare chi viaggia in treno che la stazione desiderata verrà raggiunta da lì a poco. E l’elenco è ancora molto lungo!

L’esperienza di Giovanni con Apple e il successo di Ariadne aprono uno scenario di speranza e innovazione per gli sviluppatori e per i servizi che il Mobile può oggi offrire a tutti, anche in settore delicati come la medicina e il self help.

Ecco come Giovani ha risposto alle nostre domande.

Come pensi che la tecnologia possa integrarsi nella vita quotidiana dei non vedenti?

La tecnologia può favorire l’autonomia e l’integrazione dei disabili in generale in qualunque settore, principalmente nello studio e nell’informazione. E’ fondamentale, però, che nello sviluppo si tenga conto di queste categorie e si realizzino mezzi giusti, accessibili e fruibili da tutti per permettere a queste persone di essere autonome.

Altrimenti, ignorando questo aspetto, si rischia di lasciarle indietro e renderle ancor più dipendenti di quanto non fossero in precedenza.

Come hai differenziato Ariadne dalle applicazioni per non vedenti già esistenti?

Conoscere in tempo reale la propria posizione, poter salvare i propri punti di riferimento preferiti e avvisare di eventuali ostacoli sul cammino, sono caratteristiche già presenti in altre applicazioni. La grande novità di Ariadne è la mappa parlante, usufruibile sia su iPad che su iPhone.

Con il movimento del dito la cartina elenca le varie strade attorno all’utente, partendo, senza dubbio, dal centro dello schermo, che è la sua posizione. Grazie a pochi movimenti, si può disegnare mentalmente la propria collocazione.

@Apple Store

Lo scorso 11 giugno il Moscone Center ti ha introdotto al mondo della Apple. Cosa è cambiato da allora? Quali prospettive senti che si stanno aprendo per gli sviluppatori come te?

Quando ho iniziato a sviluppare per iOs, vedevo Apple come il revisore d’oltreoceano, pronto a rigettare la tua applicazione se non rispettavi la checklist. Ora ho conosciuto i dipendenti di quest’azienda (miei colleghi ad oggi), e penso che sono delle persone straordinarie, con le quali collaboro e ho vissuto dei momenti unici.

Penso ci siano delle opportunità straordinarie in questo mondo… e io ne sto vivendo una. E ce ne sono tante altre per gli sviluppatori, e chi lavora in questo mondo lo sa benissimo. Se dovessi scegliere di realizzare un’altra applicazione punterei sempre al discorso accessibilità. Gli strumenti per creare applicazioni accessibili a tutti ci sono e un po’ più di attenzione potrebbe essere la chiave del successo.

Ci sono sviluppi per Ariadne o stai già pensando ad una nuova applicazione?

È pronta la nuova versione di Ariadne, con una grafica rivoluzionata e un’interfaccia più standard. L’attuale è funzionale per i non vedenti, ma decisamente poco armonica. Avrei voluto fosse on line prima del keynote, ma non ce l’ho fatta.
Per il resto non mi sento di fare pronostici di nessun genere. Vedremo!

Ecco il download all’app su iTunes:

@Apple Store

 

 

 

 

 

 

Come potete vedere, il sogno Apple di tutti i developers non è poi irraggiungibile. Se avete ancora qualche dubbio a riguardo, chiedetelo direttamente a Giovanni.

VIEW Conference: a Torino diventano protagonisti i media digitali!

VIEW Conference è un evento internazionale a cadenza annuale incentrato sulla computer grafica, le tecniche interattive, il cinema digitale, l’animazione 2D/3D, i videogiochi, gli effetti visivi.

VIEW Conference: a Torino diventano protagonisti i media digitali!

Ogni anno, VIEW propone le novità più all’avanguardia e le applicazioni più aggiornate della realtà virtuale e delle tecniche interattive in vari campi, riservando un’attenzione particolare alle applicazioni industriali, all’ambito della formazione e a quello del cinema, grazie a presentazioni da parte di esperti di livello mondiale nell’animazione e negli effetti visivi.

Quattro ospiti internazionali e cinque Awards: sono le prime informazioni ufficiali che riguardano la VIEW Conference 2012.

VIEW Conference: a Torino diventano protagonisti i media digitali!

Iniziamo dagli ospiti, tutti come di consueto di caratura internazionale. Sarà a Torino Gary Rydstrom, sound designer dello Skywalker Sound e vincitore di ben 7 Academy Awards (su un totale di 16 nomination), al lavoro anche sul prossimo film Pixar, “Brave – Ribelle”.

Eric Darnell è il secondo ospite annunciato da VIEW 2012, regista della trilogia di “Madagascar”, che presenterà a VIEW il suo ultimo “Madagascar 3: Ricercati in Europa”.

Sarà a Torino anche Dan Attias, vincitore del Directors Guild of America Award, regista di molte delle più famose serie tv americane tra i cui “I Soprano”, “The Wire”, “Deadwood,” “Lost”, “Six Feet Under”, “Dr. House”, “Alias”, “True Blood” e “The Killing”.

Ultimo ospite annunciato per il momento è Josh Holmes, direttore creativo di HALO, che presenterà in anteprima HALO 4.

VIEW Conference: a Torino diventano protagonisti i media digitali!

I concorsi ufficiali:

– VIEW SOCIAL CONTEST: un film, un corto, un video musicale o una pubblicità realizzati mediante animazione 2D/3D e/o VFX che si focalizzino su temi sociali. Scadenza: 15 Settembre 2012, con un primo premio di 1500 €.

– VIEW AWARD: cortometraggi animati realizzati mediante animazione 2d/3D e/o VFX/videogiochi. Scadenza: 15 Settembre 2012, con un primo premio di 2000€.

– ITALIANMIX: opere realizzate da autori italiani o stranieri ma che abbiano come argomento l’Italia o soggetti Italiani. Scadenza: 15 Seettembre 2012.

– GRIMM ANIMATED: cortometraggi animati della durata massima di 5 minuti che esplorino i classici dei fratelli Grimm in maniera innovativa. Scadenza: 24 Agosto 2012, con un primo premio di 1500 €.

Mentre proposte per talk o workshop hanno la scadenza del 31 Luglio 2012.
Interessante la presenza di Framestore, per un tour alla ricerca di creativi e tecnici da arruolare nelle sue fila. Preparate i portfolio e non mancate a VIEW 2012! Appuntamento dal 16 al 19 ottobre!

Humor Marketing: l’umorismo per innovare il marketing

Tra le certezze del marketing non convenzionale quella che più mi mi colpisce è il successo delle strategie che ricorrono all’umorismo.

Da qui nasce questa rubrica pensata per Ninja Marketing sull’humor marketing, per confrontarci sull’uso dell’umorismo nel marketing non convenzionale.

Saranno miei compagni di viaggio molti amici che pensano, scrivono, studiano, dirigono e vivono (ci campano) usando l’umorismo, che ho conosciuto da quando ho deciso di studiare e applicare nel mio lavoro l’humor marketing (oltre che d’insegnarlo).

Questo appuntamento vuole, quindi, essere uno spazio di confronto con tutti i ninja su un’opportunità in più che abbiamo per comunicare e migliorare il mondo (personale e professionale) che contribuiamo a costruire con i nostri messaggi.

Come uno spartito musicale, l’umorismo è composto da meccanismi ripetitivi, che si possono studiare, imparare, sperimentare e variare in modo creativo, dando sempre un senso di originalità alle nostre idee umoristiche.

Pensate alle barzellette: in molte ritroviamo una “melodia” già nota (ci risuona) ma ci sembrano comunque divertenti, perché lo spartito è stato interpretato in modo diverso.

Evitiamo il tormentone o il gioco di parole

Ecco, iniziamo, dunque dallo spartito. Nell’umorismo “l’assolo” è il gioco di parole, il tormentone, la battuta che non è sorretta da una situazione di insieme. Funziona per poco tempo, cioè, strappa la risata ma non ha vita lunga.

Pensate al cabaret in tv, dove i tormentoni fanno ridere e partecipare il pubblico ma sono “idee in scadenza” perché saranno sostituiti presto da altri tormentoni.

Per resistere anche nel cabaret vige il fenomeno dell’autocannibalizzazione o dell’obsolescenza programmata del tormentone: è meglio che un autore uccida il proprio tormentone con uno nuovo, prima che lo faccia un altro comico o, peggio, il pubblico. Lì sta il vero talento (o il tormento) del comico e dei suoi autori ma a parlarne a fondo ci allontaneremmo troppo dai nostri discorsi.

L’umorismo alternativo del marketing non convenzionale

Il marketing non convenzionale cerca però una strada alternativa al mainstreaming per questo è necessario pensare all’humormarketing senza il coinvolgimento di un testimonial comico televisivo e dei suoi tormentoni.

Infatti, le strategie di marketing migliori devono avere vita lunga per raggiungere gli obiettivi che ci siamo dati (lancio di un prodotto o servizio, nuova percezione del brand, fidelizzazione dei clienti ecc..).

Le prime regole dell’humormarketing: partiamo da una situazione comica

Per ideare, dunque, una strategia di humormarketing (e quindi di marketing non convenzionale) occorre innanzitutto lavorare sulla costruzione di una situazione comica, rinunciando a iniziare dal gioco di parole o dallo slogan, che per i creativi è sempre a portata di mano (o sulla punta della lingua).

Conta costruire lo scenario in cui tutto si illuminerà di una luce comica e divertente. La miniera da cui estrarre idee comiche che costituiranno i sequel della nostra felice intuizione di partenza.

L’esempio di Edison

Veniamo a un esempio che ci chiarisca le idee. In vista delle Olimpiadi di Londra, una delle campagne più umoristiche è quella di Edison che vede come protagonista Martin Castrogiovanni in una situazione comica perfetta: “Cosa non si fa per andare alle Olimpiadi.

Ossia, il rugby non è uno sport olimpico, quindi, Martin Castrogiovanni, pilone della nazionale italiana, cerca di “mimetizzarsi” nelle altre squadre azzurre, in particolare nella nazionale femminile di pallavolo, in quella di ginnastica ritmica e, presto, di pallanuoto e canottaggio.

Le prime regole dell’humormarketing: l’esasperazione

Cogliamo alcune regole per costruire future situazioni comiche. L’umorismo è esasperazione e paradosso: il rugby è lo sport più fisico e Castrogiovanni ne è l’interprete più maschio e brutale. Per andare alle Olimpiadi sceglie di mimetizzarsi in uno sport femminile e attraente, come la pallavolo, oppure in una disciplina leggiadra e minuscola, come la danza ritmica. Gli altri accostamenti, pallanuoto e canottaggio, sono meno paradossali.

Pensando alla nostra strategia di comunicazione, occorre cercare una situazione paradossale ed esasperata, in un primo momento senza collegarla al nostro prodotto o al brand, anche perché per favorire la viralità della nostra campagna, come sappiamo, il collegamento tra marca e messaggio deve essere molto sottile.

Le prime regole dell’humormarketing: l’identificazione

Inoltre, come sempre, serve inserire nella storia un obiettivo, in cui il pubblico si identificherà, fino a sostenere il protagonista nella sua vicenda e a condividerla, via email, tramite Facebook e nelle conversazioni, perché ci si sente immedesimato.

Anche in questo caso la campagna di Edison dichiara il suo obiettivo da condividere in un claim che chiude la versione più lunga dello spot: sostiene gli azzurri alle Olimpiadi e quelli che ci vorrebbero andare.

Nasce, così, l’identificazione tra lo spettatore e Martin Castrogiovanni, entrambi vorrebbero andare alle Olimpiadi. In più Martin Castrogiovanni si mette in gioco al posto dello spettatore e in modo autoironico (ne riparleremo) ha il coraggio e la faccia tosta di sgambettare tra le ginnaste o di prendere in braccio una pallavolista per fare un muro vincente, fino a dover raccogliere per punizione i palloni a fine allenamento.

Ma si percepisce che ne sta già pensando un’altra, a proposito di sequel fortunati grazie a una buona situazione umoristica di partenza.

P.S. A proposito di spartiti: dite la verità, vi è rimasta nell’orecchio la musica che accompagna lo spot?

Business blogging: 5 idee per creare contenuti efficaci

5 modi per creare contenuti efficaci per il business blogging

Quando parliamo di business blogging ciò che conta è vendere. E vendere bene. Perché nel caso dei blog a gestione aziendale il focus sui contenuti parte sempre da un’esigenza a monte di tipo economico: costruire/potenziare un brand, promuoversi online, sviluppare contenuti virali ad alta probabilità di sharing, convincere ad acquistare il proprio prodotto/servizio attraverso una comunicazione incisiva e originale, che aggiunga qualità al contenuto.

Tempo fa vi avevamo parlato di 10 errori di blogging frequentiOggi ne approfittiamo invece di un bel post di Social Media Examiner per qualche consiglio per sviluppare al meglio il proprio business blogging e far sì che attraverso un buon contenuto si raggiunga l’obiettivo desiderato, ossia la vendita!

#1. Prima insegna qualcosa, poi vendi

Interpretando il motto “Teaching with story and selling with subtleness”, possiamo definire una procedura corretta per il proprio blog in due step successivi. La prima fase è quella del “teach”, ossia l’insegnamento che il brand o l’azienda deve dare all’utente attraverso le proprie esperienze di business, e in seconda battuta vi è il “sell”, la vendita vera e propria. Dietro ad ogni lavoro per un cliente, ad ogni progetto realizzato per un committente, ci sono infatti mesi di lavoro e di riflessione su come realizzarlo al meglio. Occorre sfruttare questo sforzo iniziale nella resa finale del proprio servizio, presentandolo sul blog come un caso che insegna qualcosa.

Se ad esempio iniziassimo un post con: “Ecco come la Società XY ha risolto i suoi problemi di coordinamento interno” e presentassimo il caso dell’azienda, che con determinati processi di riorganizzazione interna ha risolto problemi di comunicazione e coordinamento, potremmo poi, in seconda battuta, segnalare che l’azienda è nostra cliente e che i consigli sulla riorganizzazione interna li abbiamo forniti noi in quanto consulenti esperti. Prima si insegna la lezione (“con una semplice ottimizzazione dei tempi di lavoro si raggiunge un miglior coordinamento interno”) e poi si vende (“come ci sono riusciti? Affidandosi a degli esperti come noi”).

#2. Utilizza i video nei post

I video sono un mezzo straordinariamente efficace per promuovere se stessi e la propria attività. Utilizzarli all’interno del proprio blog aiuta a incrementare la viralità dei post e rafforzare il proprio brand online. Come ben sapete, i video sono uno strumento estremamente utile anche per il posizionamento strategico sui motori di ricerca, Google  in primis.

Teniamo presente che l’embed di un video (n.b. impostando correttamente Titolo, Descrizione e Link al proprio sito) è considerato da Google come un link diretto al video, pertanto più incorporamenti ci sono più crescerà la popolarità del video a favore di un miglior posizionamento. Oltre al numero di link che puntano al video, Google assegna un peso differente ai contenuti a seconda dell’autorevolezza e del sito da cui provengono, verificando al contempo il numero di visualizzazioni ricevute, il numero di commenti etc.

Dunque sfruttare brevi video per esprimere visivamente un concetto è l’attività ideale per ottimizzare al meglio i contenuti  di un post e farsi conoscere su più canali contemporaneamente. Se poi il video è realizzato con le nostre mani, e ci coinvolge pienamente nello spiegare la funzionalità di un prodotto o i risultati positivi di un servizio, otteniamo un beneficio ulteriore, che è quello del classico “metterci la faccia”.

Se produciamo condizionatori, e il punto di forza dell’ultimo modello è la semplicità di utilizzo, basta produrre un video in cui nostro figlio utilizza il condizionatore impostando in poche mosse gli orari di inizio e fine attività, e il gioco è fatto. In questo caso abbiamo raggiunto un duplice obiettivo: gli utenti hanno la prova che il prodotto è facile da usare (se lo usa un bimbo di 5 anni!) e ci hanno conosciuto meglio, perché li abbiamo fatti entrare in famiglia.

#3. Sfrutta l’urgenza e le call-to-action

Un altro aspetto molto importante del business blogging è comunicare urgenza ove il prodotto/servizio lo richieda, in quantotime-sensitive. Nei casi in cui ci sia poco da “insegnare” (come abbiamo visto nel consiglio n. 1) si può puntare su meccanismi di comunicazione tipici dell’urgenza, sfruttando le “call-to-action, frasi o espressioni tipiche delle promozioni last minute. E’ importante che le call-to-action siano però sempre contestualizzate, e inserite coerentemente con l’argomento dell’articolo, per non sembrare puro spam.

Stiamo scrivendo un post sui nuovi incentivi statali per il fotovoltaico e siamo del settore? Al termine del post inseriremo una bella frase in maiuscolo rassettato “Chiedici un preventivo!” linkandola a un form contatti presso il nostro sito.

#4. Utilizza i confronti fra prodotti/servizi

Perché comprare un materasso in lattice se quello tradizionale costa la metà? Perché dovrei affidarmi a un marchio di abbigliamento made in Italy se lo stesso indumento made in China mi fa risparmiare più del 40%? Il processo d’acquisto è tanto variegato quanto semplice da influenzare, se si toccano i tasti giusti. Ecco allora che confrontando i nostri prodotti o servizi con quelli della concorrenza, o semplicemente con prodotti cosiddetti “sostitutivi”, diventa molto importante per accorciare gli step del processo d’acquisto, e insegnare al contempo qualcosa di nuovo. Perché spendere di più per un nuovo materiale? Perché, spiegando nello specifico le virtù del materiale, si fa percepire un risparmio nel lungo termine, o una durata maggiore del prodotto, ad esempio.

Questo meccanismo aiuta non solo a vendere meglio, ma a farci entrare in sintonia con l’utente, che molto probabilmente si porrà le stesse domande di fronte a due prodotti funzionalmente equivalenti, ma dal prezzo sensibilmente differente. In questo modo facciamo vedere al potenziale cliente che anche noi ragioniamo come lui, e gli offriamo una valida soluzione alle sue perplessità.

#5. Realizza contenuti Google-friendly

Per un blog non c’è amico migliore di Google. E’ spesso grazie all’attenzione che poniamo nel costruire un post, che realizziamo il vero successo del contenuto. Occorre innanzitutto scrivere bene, in modo coerente con l’argomento del post e nel rispetto dei tradizionali canoni di usabilità:

  • Il titolo deve contenere le keyword dell’articolo, ed essere meno metaforico possibile;
  • Il post deve essere suddiviso in paragrafi logicamente separati, con eventuali sottotitoli esplicativi tra una sezione e l’altra;
  • All’interno dei paragrafi ove possibile si possono grassettare le parole più significative, che riassumono il concetto;
  • Nell’articolo è sempre bene inserire qualche link di rimando al sito o a risorse esterne utili per l’argomento trattato, per aumentare il traffico e il volume di link che puntano al blog o che arrivano al sito;
  • Anche il social sharing sta diventando sempre più importante per Big G., dunque occorre mettere sempre a disposizione un’area di pulsanti di condivisione sulle maggiori piattaforme social.

Ci sono poi molte altre indicazioni utili per produrre contenuti Google-friendly, dall’inserimento di video così come abbiamo visto sopra, all’impostazione corretta delle keyword correlate. Non da ultimo, è importante monitorare i nostri post con strumenti quali Google Analytics o altri similari offerti dalla piattaforma stessa che abbiamo scelto come blog. In questo modo capiremo quali sono le keyword più cercate, con quali query gli utenti hanno raggiunto il nostro post e stilare una classifica dei Top Post della settimana/mese.

Realizzare contenuti di qualità all’interno di un’attività di business blogging è fondamentale per vendere. Questi sono soltanto alcuni piccoli e basilari consigli che possono aiutare a far emergere il nostro blog tra una costellazione confusa di micro-blog fotocopia. In generale, a livello di content marketing, ricordate anche di rileggere il post “12 contenuti efficaci per la vostra content strategy“!

Segnalateci altre idee particolari che vi hanno aiutato a vendere online o a produrre una comunicazione di successo sul vostro business blog!

Bicycle Sounds, come suona una bicicletta [VIDEO]

Creare molto spesso significa re-inventare, ideare modi nuovi di usare qualcosa il cui utilizzo è sempre stato associato ad una sola funzione. Ad esempio, avete mai pensato di creare musica utilizzando parti di una bicicletta? È ciò che ha fatto Stephen Meierding, fotografo e videomaker newyorkese.

Dal titolo di apertura creato utilizzando una grafica che ricorda le maglie della catene da bici, si passa ad una vera esecuzione sonora eseguita facendo uso delle ruote, sfregando una carta da gioco tra i raggi o facendo scivolare lungo questi ultimi delle perline di plastica, coloratissime.

Il fascino del video si deve non solo all’interessante sound design, ma anche all’utilizzo dei colori fluo che ne rendono la fotografia assolutamente intrigante.

Per tutti questi motivi “Bicycle Sounds” è tra i vincitori del Bike Shorts Festival, evento dedicato ai cortometraggi “su due ruote”.

BEV di BOS: il primo distributore di thé che si paga con un tweet

Sareste disposti a pagare con uno dei vostri preziosi tweet un thé? Personalmente lo farei molto più volentieri per una birra. Ma la risposta è in ogni caso.. sì!

The Britalian Job, il remake di Mini per London 2012 [VIDEO]

In occasione delle prossime Olimpiadi di Londra, Mini ha rispolverato e ri-sceneggiato il classico “The Italian Job“, pellicola cult del 1969 diretta da Peter Collinson, ripensata per rendere omaggio alla collaborazione tra il brand automobilistico, Team GB e Paralympics GB – la compagine britannica che parteciperà ai giochi.

Ovvie protagoniste tre Mini che, sfrecciando per le strade della capitale inglese all’inseguimento di un misterioso ladro, fanno brillare i colori della bandiera britannica attraverso la “City”.

Obiettivo della “missione”? Salvare le medaglie d’oro sottratte dal centauro, che cederà alla fine all’abilità dei tre agenti-piloti e del loro capo, che si scopriranno essere niente meno che i campioni olimpionici inglesi Daley Thompson, Matthew Pinsent, James Cracknell e Jonathan Edwards.

Mini non si è fermata allo spot, sviluppando una campagna di engagement che vuole sfruttare lo spirito sportivo e patriottico degli inglesi, padroni di casa dei giochi. Parte dell’iniziativa è “Roar Your Support“, un contest al quale i tifosi possono partecipare registrando un ‘rombo’, simbolo di incoraggiamento e passione per la propria squadra e gli atleti connazionali, e vincere così dei biglietti per la manifestazione.

Il mini film è stato diretto da Phil Churchward, lead director del programma “Top Gear” della BBC. Che dite, preferite comunque le Mini che sfrecciavano per Torino?  😉