Borjomi, il sito più profondo del web

Quanto può essere profondo un sito web?

Di solito si tende a non creare pagine troppo “profonde”, ma c’è sempre l’eccezione alla regola.

Provate a collegarvi a questo link e muovete la rotellina del mouse verso il basso, inizierete così il vostro viaggio nella profondità della terra di Borjomi, città della Georgia dove nasce l’omonima acqua minerale.

Il sito è stato ideato per far vivere al consumatore un’esperienza di gioco che gli faccia comprendere la differenza tra l’acqua Borjomi, che nasce a ben 8000 metri di profondità, e altre acque minerali.

Lo scopo è quello di arrivare alla fonte, attraversando i vari strati del suolo, compiendo lo stesso percorso dell’acqua Borjomi, ma all’inverso.

Il sito è accessibile sia da pc che da mobile e tablet. Chi si collega si trova immerso in un gioco semplice, ma che crea dipendenza. Il risultato è comparato in tempo reale con quello degli altri giocatori ed è possibile pubblicarlo su Facebook per tenere sotto controllo i progressi.

Per i giocatori con poca pazienza c’è anche un video che mostra tutti gli strati che i più imperterriti attraverseranno, fino a raggiungere gli 8000 metri di profondità.

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Agenzia: Ogilvy & Mather Ukraine

Old Spice, la linea per credere in sé stessi [VIRAL VIDEO]

Dopo i due spot “The man your man could smell like” e “Smell is power – Bounce” Old Spice prosegue con il filone di spot comici con il nuovo “I can do Anything” per la campagna “Believe in your smellf”. Voluto e geniale il gioco di parole del claim che introduce il concept stesso della campagna.

Il video racconta come poter diventare campioni di tutti i giorni con i prodotti della linea Champion: il protagonista si mostra nella sua evoluzione, sempre in compagnia di un walkman a forma di bagnoschiuma Old Spice al cui interno è presente una cassetta che riproduce un vero e proprio corso motivazionale di auto aiuto per raggiungere l’obiettivo. Da qui lo slogan “Credi in te stesso/nel tuo profumo”.

Non mancano richiami al mondo del cinema: nello spot compare una DeLorean di sabbia e fa la sua apparizione l’attrice Heather Graham.

In Procter & Gamble hanno inoltre pensato alla parte social della campagna con una pagina Facebook e un account Twitter dove poter visualizzare e condividere i nuovi spot nei diversi formati e ripercorrere quelli delle campagne precedenti.

Ilarità e paradosso la fanno da padrone nelle campagne pubblicitarie Old Spice che non mancano mai di originalità e non convenzionalità per poter spingere e rinnovare un prodotto di consumo che dagli anni trenta è da sempre tra i più acquistati dai consumatori americani.

A lezione di Insight da Riccardo Robiglio [INTERVISTA]

Comprendere il consumatoreviaggiare sulla sua stessa lunghezza d’onda è il primo passo che un’azienda deve compiere per tentare di raggiungere il successo.

Per far ciò è fondamentale impiegare mezzi e risorse in attività di insight, ovvero una ricerca orientata a conoscere bisogni e aspettative dei consumatori, studiando il contesto socio-politico-culturale a cui appartengono.

Per chiarire meglio il concetto di insight e l’importanza che riveste nel marketing e nell’advertising, vi presentiamo l’intervista di Adele Savarese, autrice del libro A lezione dai Mad Men, a Riccardo Robiglio, executive creative director di Leo Burnett Italia.

Ritiene che l’insight sia davvero importante nell’attività di un brand?

Non esiste una campagna di successo, un brand di successo se non è costruito su un insight vero, che viene dalla vita effettiva delle persone. Insight significa semplicemente cogliere un comportamento e un bisogno nella vita di un determinato gruppo di persone, e dimostrarsi capaci di rispondere e aiutare. Se si riescono a determinare condizioni favorevoli per quelle persone, allora quelle persone ci daranno il loro consenso.

Intendiamoci, di insight se ne è sempre parlato. Il fatto è che, quando c’era solo l’advertising e poco più, era molto difficile individuare e lavorare sugli insight. Oggi la polverizzazione e la personalizzazione dei mezzi di comunicazione hanno aperto un panorama nuovo e vastissimo in questo senso. Sappiamo cosa pensano le persone, lo sappiamo subito, e possiamo agire in modo rapido.

Quando i creativi si lamentano dei tempi troppo stretti non capiscono che è la società che marcia a una velocità supersonica e che chi comunica deve adeguarsi. Le faccio un esempio. Lei ricorderà le tragedie dell’estate scrosa nei sobborghi di Londra. Bene, proprio in una piazza di Tottenham campeggiava un’affissione di un global brand con la scritta “Good Morning!“. In mezza giornata è stata tolta e sostituita con un mega sconto. Questo significa essere un brand presente, che comunica davvero. In altri termini, dopo aver inseguito la big idea, siamo sempre alla ricerca del big insight. Chi riesce ad individuare un big insight e riesce a mettervi i piedi dentro, ha aperto un eldorado per il proprio brand. Se il brand è abbastanza maturo, intelligente, consapevole da capire che ha trovato un eldorado e decide di perseguirlo nel tempo, puntando sui mezzi in maniera rapida e differenziata, beh allora è un ottimo progetto di comunicazione.

Che ruolo ha lo storytelling nella comunicazione di un brand?

Lo storytelling è un’altra delle grandi parole di cui si parla da sempre. Gli anglosassoni sono stati e sono ancora maestri dello storytelling che è, formalmente, l’arte di raccontare una storia. Raccontare una storia convincente è il segreto di qualunque successo commerciale, politico, diplomatico. Oggi però la parola storytelling in comunicazione ha un significato più vasto perché va dal racconto letterale di una storia e nasce quando i valori della persona incontrano i valori del brand.

In ogni caso, individuato l’insight bisogna costruire la storia, quella che ci mette in relazione con le persone. La storia ha i suoi tempi, i suoi ritmi, i risvolti giusti dal punto di vista della forma. Un percorso ideale come questo porta il brand a trovare la sua voce naturale. Non c’è bisogno di imporla. Ogni brand ha la sua voce naturale, si tratta solo di tirarla fuori. Spesso questo i manager delle imprese non lo capiscono.

 

Può farci un esempio di storytelling?

Ultimamente abbiamo applicato lo storytelling in maniera molto didascalica a Montblanc. La sfida era riuscire a comunicare l’orologio cronografo. Il cronografo per Montblanc ha un valore particolare, perché la sua invenzione nasce dalla grafia, dalla scrittura a penna, nel senso che ogni secondo che passava veniva segnato su un foglio da un pennino imbevuto di inchiostro.

Era la scansione e la scrittura del tempo secondo per secondo. Il tempo si dilatava e un secondo acquistava il peso che mai aveva avuto prima.

Qui nasce l’idea: un secondo di vita di una persona contiene tantissimo. Noi lavoriamo con i secondi e la gente è abituata ormai a comunicare in maniera estremamente rapida. Certi montaggi, certe immagini, passano ad una velocità straordinaria e hanno il potere di fermarci, di raccontarci delle storie, di essere efficaci, di diventare dei simboli. Quando abbiamo iniziato a fare la prova per vedere quanto dura un secondo, ci siamo accorti che un secondo è sufficiente per raccontare un qualcosa. Tutto sta nel cogliere un momento importante, un insight, un sogno, un qualcosa che crei comunicazione. L’idea quindi è stata: il cronografo conta i secondi, proviamo a costruire delle storie che durano un secondo.

Ci siamo resi conto che un secondo era sufficiente anzi, aveva una sua poesia. Per cui ci siamo detti: perché non proviamo a creare un evento, un’iniziativa che richiami più gente possibile, magari anche persone che non sono i tipici clienti Montblanc, cercando di allargare il target. Quindi abbiamo creato un festival, un contest, una gara di registi sulla misura di un secondo.

The Beauty of a Second è una campagna online nata in onore del primo cronografo, creato da Nicolas Rieussec circa due secoli fa. Abbiamo scelto come testimonial Wim Wenders, e con lui abbiamo girato un commercial in cui invita a partecipare dicendo ‘everybody can be a filmaker‘. Ecco l’insight, ecco la scintilla della storia che nasce tra consumatore e brand: sappiamo che un secondo della tua vita vale e sappiamo che tu lo puoi raccontare e rendere cinema.

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L’iniziativa ha suscitato l’effetto sperato?

Un successo straordinario, oltre ogni aspettativa, anche in termini di premi vinti nei contest di comunicazione internazionali. L’iniziativa è partita molto bene, perché già nei primi 10 giorni sono arrivati 350/400 film da un secondo. Siamo anche molto contenti dell’esecuzione grafica, dell’art direction in generale, il sito, tutto è stato fatto molto bene. Il 14 marzoa Berlino c’è stata la serata finale con la premiazione. Wenders ha premiato i vincitori indicati dalla giuria che lui stesso ha presieduto.

Wim Wenders , Minh-khai Phan-thi , Gerd Bostel , Alexandra Ivascu , Jan Herms (March 19, 2012 - Source: Andreas Rentz/Getty Images Europe)

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Ritiene che la creatività sia cambiata?

La creatività non è cambiata, è cambiato il modo in cui la si applica. È diventato tutto più folle e divertente, perché hai più armi e quindi puoi essere molto più flessibile ed efficace. Puoi avere linguaggi differenti a seconda del momento, della situazione, e l’opportunità è anche quella della velocità, di reagire in maniera istantanea alle cose che succedono nel mondo.
In un mondo liquido i brand devono adeguarsi.

Crede che ciò possa costituire una minaccia e costare maggior fatica?

Un brand, senza quella partecipazione effettiva fatta di comprensione, sarebbe un brand distaccato, insensibile, non in ascolto e destinato a perdersi.  Questa non è una minaccia, è un’opportunità. Diventa una minaccia se non riesci a gestirla, se queste cose ti passano sopra e perdi il treno. E’ lampante la differenza tra come parlano brand internazionali molto maturi che hanno abbracciato questo modello di conversazione, e altri, guardo all’ Italia, fermi ad un sistema di comunicazione che non ha più corrispettivo nella realtà. Continuano e ritenere che la qualità del prodotto sia l’unico Dio e che le persone si facciano abbindolare dai testimonial hollywoodiani. Non è più così. Tutto è cambiato.

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Se non hai un’app non esisti. Possiamo ritenere vera questa affermazione?

Filosoficamente non posso essere d’accordo perché dire che se non hai un’app non esisti forse è vero, ma è un disastro. È vero però che tutti i target sono in cerca di app. Un’app è un motivo di scoperta, di intrattenimento e quindi di gioco. Le app fanno sembrare la vita molto più ricca e piena di possibilità di quanto non sia. Si possono fare giudizi etici differenti. Io credo che non sia vero che se non hai un’app non esisti, però è vero che in termini di comunicazione le app contribuiscono a creare intrattenimento.

Come sarebbe il mondo senza pubblicità?

Sicuramente sarebbe molto più bello esteticamente. Però ormai la pubblicità è solo linguaggio. L’esperienza di Montblanc è un esempio. È un momento di aggregazione, di conversazione.
Che cosa possiamo fare con il nostro tempo? Che cosa possiamo fare con la telecamera dello smartphone? Puoi essere regista e raccontarci la tua storia. Se ci racconti la tua storia poi qualcuno la ascolterà. Non è pubblicità, è linguaggio.

LinkedIn ha acquistato SlideShare

LinkedIn, il sito di professional networking più famoso al mondo, ha annunciato l’acquisizione di SlideShare per 119 milioni di Dollari pagati in cash (45%) e in titoli (55%).

Un’evoluzione naturale, come ha sottolineato il CEO SlideShare Rashmi Sinha, che completa ancora di più il pacchetto di servizi offerti da LinkedIn ad aziende e utenti per connettersi e fare networking.

Il nuovo panorama social si fa sempre più concentrato, dunque, e vede la costituzione di tre grandi colossi 2.0: LinkedIn, Facebook e Google. Cosa ne sarà degli altri servizi? Resisteranno oppure dovranno ‘cedere’ anche loro?

iWanado gioca bene la partita sul mercato

Quello degli applicativi per smartphone è un terreno fertile per il proliferare di sempre nuove startup.

La percentuale di nuovi business che scelgono di collocarsi in quello che non è più una nicchia, ma ormai è diventato un settore, quello delle Social Mobile App, è molto elevata e c’è ancora offerta disponibile per menti creative in grado di lanciare nuove idee con alto potenziale di riuscita sul mercato.

E come potrebbe essere diversamente, se si guardano gli analitics di Flurry che riportano le statistiche sui consumi del settore. Dal 2011 al 2012 la piazza Mobile App registra un incremento complessivo dei consumi (in termini di minuti impiegati nell’utilizzo) del 13%, mentre si tocca fino ad un +60% per le sole Social App.

Tra le nuove startup che stanno sfruttando questa “onda verde” ce n’è una che dai primissimi giorni ha destato interesse e vede crescere a ritmi accelerati il numero di nuovi utenti, e che noi di NM abbiamo deciso di trattare non prima di avere qualche dato concreto in mano.

Stiamo parlando di iWanado di Andrea Lorini, che è stata lanciata ufficialmente con la open beta il 15 Aprile per ios5 in Italia, USA, e UK, ma che a poco più di 15 giorni dall’ingresso nell’app store registra numeri interessanti.

Cos’è iWanado?

Per chi non avesse ancora scoperto questa nuova applicazione, chiariamo che si tratta di un applicativo per smartphone per trovare amici con cui condividere i propri hobbie, creando eventi ad hoc o semplicemente trovando persone vicine con cui condividere un’attività.

Loggandosi con il proprio account Facebook si seguono tre semplici passaggi ed il gioco è fatto:
– si sceglie il proprio luogo “iWanado” (attività/evento);
– si sceglie la categoria (sport, social activity, music, ecc.);
– si sceglie il numero di partecipanti ammessi.

Creato un evento/attività “iWanado” gli altri utenti lo potranno identificare e parteciparvi. Si può trovare un nuovo evento con la funzione “What’s New”, che mostra eventi e attività che fittano con i propri interessi, oppure guardare la mappa integrata nell’applicazione e visualizzare quelli a cui vogliamo unirci più vicini a noi.

Non bisogna rinunciare, insomma, ad andare ad un concerto o a giocare ad una partita di tennis se gli amici di sempre non possono/vogliono seguirci. Con iWanado si trovano nuove persone interessate ad unirsi a noi per coltivare il proprio hobbie. Si fa amicizia e non si rinuncia a coltivare i propri interessi, semplicemente con il proprio smartphone.

Sembrerebbe che a poco a poco ci stiamo avvicinando ad una completa “dipendenza” da una scatoletta che entra nel palmo di una mano ma che è in grado di contenere, gestire e, a volte, influenzare la nostra vita.

Un bene o un male? Non è questa la sede per discuterne. Certamente è comodo trovarsi magari in una nuova città e avere la possibilità di individuare subito persone con cui andar fuori per fare quello che ci piace.

Ed è nata proprio così l’idea di Andrea Lorini. Il founder 29enne di iWanado, trasferitosi dopo la laurea a New York per lavorare come Marketing Coordinator presso WordWorld.com, si è trovato a sperimentare l’assenza di contatti ed amici in una nuova città, e da qui ha intuito le potenzialità di un sistema “trova-amici”.

Semplice? No. Geniale? Sì.

La prima risposta del mercato ad iWanado

Nonostante nei primi giorni la nuova app abbia subito “i danni” di un oscuramento nell’app store di Apple per via di un bug nel processo di review della casa, perdendo il traino della “new app section”, al 28 Aprile, senza alcuna campagna di marketing (per scelta del team di aspettare un test con i primi 500 utenti prima di investire in pubblicità), erano un migliaio gli utenti registrati.

Circa 1000 nuovi utenti in meno di 15 giorni, suddivisi in un 65% nel mercato Italia, un 30% nel mercato USA, e 5% nel mercato UK.
L’80% uomini, la restante quota rappresentata da utenti donne.
Solo il 4% degli utenti ha creato il 100% delle 127 attività già registrate su iWanado.

Sono arrivati già i primi feedback dagli utenti, con richieste di maggior velocità ed immediatezza del servizio.
Modifiche ai campi richiesti sono già working progress per risolvere i rallentamenti fisiologici nelle mobile app.

Rilasciato il primo aggiornamento il team dichiara che inizierà a lavorare su una nuova release che integrerà anche twitter ed un nuovo sistema di sharing che stanno studiando , e che credono possa dare una grossa spinta alla loro crescita.

Per ora Lorini dichiara che il focus è solo sul prodotto. Raggiunto un buon livello, grazie anche ai suggerimenti degli user, si inizierà a vestire la startup di tutti gli altri elementi che le servono per crescere: marketing, interazioni con investor, partecipazione ad eventi, analisi dei competitor, ecc.

Strada lunga, ma imboccata bene. Stiamo a vedere se iWanado è in grado di raggiungere il livello ed i numeri degli “squali” del mobile app market. Glielo auguriamo!

Scopri il nuovo Samsung Galaxy S III [BREAKING NEWS]

@ streaming Samsung 3/5/2012

“What do you expect from the new Galaxy?” ha domandato JK Shin, a capo del Mobile Communications di Samsung, alla gremita platea accorsa stasera a Londra per la presentazione del nuovo Galaxy S3.

@ streaming Samsung 3/5/2012

“Designed for Humans” da un team che conosce a fondo i bisogni degli utenti e “Ispired by Nature” nelle sue forme, colori, suoni e caratteristiche; il nuovo Galaxy S3 si preannuncia assolutamente rivoluzionario.

I punti forti sono Exynos 4, il processore quad-core con clock che raggiunge i 1,4 GHz, accompagnato dalla memoria RAM espandibile fino a 64 GB.

Con un peso di soli 133 grammi e uno spessore di 8,6 millimetri, il nuovo smartphone, dal design arrotondato, è fornito di un display Super Amoled da 4.8 pollici dall’ottima risoluzione (1280×720 pixel).

Le due fotocamere integrate, supportate dallo shutter lag, garantiscono di catturare qualsiasi istante senza perdere la qualità delle immagini. In effetti, la camera principale (presente nella parte posteriore) è di 8 megapixel, mentre quella secondaria nella parte frontale è di 1,9 megapixel.

Che senso avrebbe collezionare favolosi scatti senza poterli condividerli sui social network? Il nuovo Galaxy provvede anche a questo, naturalmente. In più, il dispositivo associa, ai visi delle persone che compaiono nello scatto, l’indirizzo e-mail in modo da potergli inviare la foto immediatamente.

Se, invece, si preferisce condividere gli scatti su uno schermo più ampio, una connessione wireless permette di connettere lo smartphone a qualsiasi televisione predisposto, per poter ridere insieme dei nuovi scatti.

Se al touchscreen siamo oramai abituati, il riconoscimento vocale denominato S Voice – diretto concorrente di Siri su iOS – e quello del movimento degli occhi, Smart Stay, sono funzioni ancora estranee, ma che non faticheranno ad entrare nella nostra routine. Non ci sono più bottoni da premere, pagine da girare e numeri da digitare: Galaxy S III capirà in un batter d’occhio le esigenze di chiunque, spagnolo, inglese, tedesco, americano, koreano che sia e, udite udite, anche italiano con un sistema di riconoscimento vocale rivoluzionario.

@ www.samsung.com

Non bisogna tralasciare che Samsung Galaxy S3, oltre ad essere considerato l’unico antagonista dell’iPhone e capace di generare lo stesso livello di attesa, è il cellulare dei Giochi Olimpici 2012.

Per poterlo toccar con mano nei 145 paesi di distribuzione, però, bisognerà aspettare il 29 maggio.
Stay Tuned!

OnDaMove: social networking e deal in un'unica app [INTERVISTA]

Check in e Deal sono termini entrati nel linguaggio comune, legati ai nuovi orizzonti del social networking e dell’e-commerca dove a farla da padroni sono colossi stranieri come Foursquare e Groupon.

Il mercato delle apps che lavorano sotto questo aspetto è però sempre in fermento: la Mobile Experience  è entrata nella nostra vita di tutti i giorni cambiando i paradigmi del commercio, rivoluzionando le tecniche più tradizionali del marketing di prossimità e cambiando i confini dei nostri spazi sociali come ci ha spiegato Cosimo Accoto nel suo articolo C’è più spazio per internet.

In questo panorama, anche qui in Italia le realtà aziendali e gli sviluppatori si stanno rivolgendo verso questi nuovi trends: abbiamo perciò incontrato  Giovanni Giuseppe Savini e Roberto Red Rossi, rispettivamente co-founder e social media strategist per il progetto che sta dietro l’app OnDaMove, che promette di rivoluzionare il geotagging. Come? Ve lo spiegano loro in questa intervista!

Salve ragazzi, intanto grazie per questa intervista! Iniziamo spiegando ai nostri lettori come è nato il progetto dell’app OnDaMove.

Grazie a te!  😀

OnDaMove rappresenta uno sviluppo dell’innovativo concetto di GeoTagging che sta diventando sempre più popolare e cruciale sia per gli utenti, sempre più interessati a condividere opinioni e contenuti attraverso gli smartphone, sia per le aziende che intendono capire l’evoluzione on-line del comportamento dei consumatori.

Lo scopo principale del progetto è fornire alle persone un nuovo strumento che permette la creazione e la condivisione di nuovi contenuti, come fotografie e recensioni, che diventano pilastri di nuove tecniche di marketing e di “democratizzazione” dell’innovazione. Gli utenti possono infatti interagire costantemente in maniera globale, osservare le tendenze locali e usufruire di offerte studiate in base ai propri interessi.

Il progetto è stato ideato da Giovanni Giuseppe Savini, laureato alla Bocconi, durante un periodo di studio all’ETH di Zurigo. L’idea ha da subito trovato appoggio presso l’università svizzera e, poco dopo, ha iniziato a concretizzarsi grazie al supporto di un team di giovanissimi laureati presso di diversi Paesi e con diversi background di esperienze. Mammad Mahmoodi (Sharif University of Technology e Università Bocconi) co-founder della start-up, Roberto Rossi (social media strategist) si occupa del marketing, Andrea Malinverni (Ebay) technology evangelist, Melissa Doroldi e Jacopo Ferrari sono i designer.

Insieme ad altri giovani collaboratori il team si sta velocemente allargando e questo è molto importante perché ci permette di mantenere un ampio carattere multiculturale che è essenziale per poter creare un servizio dove l’utente è posto al centro e diventa protagonista della start-up.

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Leggiamo da ondamove.it che “OnDaMove rappresenta la rivoluzione del geotagging”: spiegateci dunque che cosa ha di rivoluzionario quest’app.

OnDaMove vuole non solo dare la possibilità alle persone di geolocalizzarsi e condividere la propria posizione intesa come luoghi solitamente frequentati. A questo ci pensa già bene Foursquare.

Il primo valore aggiunto è la possibilità di interagire con le persone che troviamo vicine a noi tramite la chat integrata nell’applicazione, interazione che vogliamo scaturisca in un incontro di aggregazione reale tra le persone.

I wimbie, secondo valore aggiunto, (simili agli special di 4sq) servono appunto a fare in modo che le persone si ritrovino insieme presso una location per poter usufruire della promozione attivata dall’esercente della suddetta. Ed è qui che avviene l’incontro tra gli utenti e il lato commerciale dell’applicazione.

In pratica l’utente cosa fa quando accede all’applicazione? Quali sono le funzioni e i contenuti messi a disposizione?

L’utente ha la possibilità in primis di spottarsi (da Spot it!) e prendere posizione all’interno della mappa. Secondariamente, può vedere chi sono e dove sono gli amici di Ondamove che hanno deciso di localizzarsi e prendere contatto con loro tramite il sistema di messaggistica interno.

Stessa attività è possibile nei confronti degli utenti non facenti parte del cluster “amici” ma che si sono comunque geolocalizzati mediante la app. E questo è uno dei punti di forza!

Il meccanismo di “spot” permette a persone che non si conoscono di interagire tra di loro e condividere informazioni e/o gusti riferiti ad un luogo e non solo.

Tra le altre attività ci sono i Wimbies, la possibilità di commentare i luoghi, di caricare foto che il sistema salva all’interno del profilo Fb un po’ come Instagram, la classificazione degli utenti in base alle informazioni inserite nel profilo e more to come…

Dal word-of-mouth al word-of-mouse e infine al word-of-tap: chi sono e quale è il ruolo delle “celebrità” in questo contesto?

Le celebrities sono tali in quando amano condividere le loro attività e spostamenti con le persone. Pensiamo a tutte le fashion blogger e non solo.

Gli account vip su Ondamove servono proprio a questo, a dare la possibilità a chi si vuole fare seguire di comunicare i propri spostamenti e attività e, perché no, organizzarne di personali e richiamare così l’attenzione dei “followers”.

“OnDaMove, Spot Yourself”: e la privacy?

Come per 4sq l’utentè è libero di spottarsi e di comunicare la propria posizione nella applicazione e condividerla anche su Fb.

Nel momento in cui non si desidera far sapere dove siamo nessuno ci obbliga a farlo tramite OnDaMove.

Di interessante in questi senso è la history degli spot, nel senso che ogni utente sotto la voce hotspot avrà lo storico dei suoi ultimi 5 spot effettuati per cui gli utenti potranno vedere che tipo di abitudini di geolocalizzazione ognuno di noi ha e decidere se sia utile/interessante chiederci la connessione.

OnDaMove significa anche “deal”: spiegateci anche questo aspetto.

Dimenticate gli special di 4sq e i Deal di Groupon! Noi abbiamo i Wimbies, offerte promozionali decise direttamente con i gestori dei punti vendita, dei ristoranti, dei bar e delle catene della distribuzione.

I wimbie sono promozioni basate sul numero ovvero si attivano a partire da un numero preciso di persone che si geolocalizzano in un luogo e scadono al raggiungimento di un numero definito di volta in volta con il titolare dell’esercizio commerciale.

I pregi del sevizio sono che i proprietari possono definire a priori la mole economica della promozione, controllare l’andamento mediante back end della app e monetizzare direttamente dagli user di OnDaMove che aderiscono all’offerta commerciale e/o allo sconto o promozione.

Immaginate un onda di persone che si muove per raggiungere il determinato locale che il venerdì sera offre il wimbie “2 aperitivi al prezzo di uno” fino al raggiungimento di 100 persone. Vi immaginate la scena risultante?

Quali credete siano i vantaggi di un’app come questa che guarda anche all’e-commerce? L’app si rivolge ai piccoli retail o anche ai grandi brand?

Come detto prima non ci poniamo limiti. Potrebbe essere rivolta i piccoli commercianti per attirare più business presso il loro punto vendita come ai grossi retailler che hanno esigenza di raggiungere i budget e terminare le scorte a fine stagione di determinati prodotti in giacenza in magazzino.

Ormai tutte le applicazioni tengono conto dei maggiori social network: come si comporta OnDaMove che è anche una community?

Ondamove oltre ad essere una community di certo non si limiterà al suo network ma guarda con grande interesse alla condivisione sui social delle attvità dei suoi utenti. Lo sharin su Facebook è già presente, a breve quello su Twitter… E la realtà aumentata è un altro sviluppo al quale stiamo stringendo l’occhio…

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OnDaMove esiste anche come piattaforma sul web: come mai questa scelta?

Perché limitarci all’interazione tramite mobile, quando in Italia la maggior parte dei ragazzi gira con il laptop nello zaino e le connessioni WiFi nelle città finalmente sembrano essere una realtà in forte sviluppo? Perché quindi porre dei limiti di accessibilità e utilizzo agli utenti?!

Le nuove tendenze del marketing sembrano sempre più rivolte ad una nuova concezione di “prossimità”: quali sono secondo voi gli orizzonti che il mobile può aprire in questa direzione?

Ormai anche in Italia dopo tanto parlare di Smart City e di cittadini digitali, sembra che ci siano buone prospettive di sviluppo soprattutto della mentalità delle persone.

Catturare le persone mentre passeggiano per strada tramite offerte di prodotti e servizi profilati sui propri gusti e bisogni crediamo sia il futuro del proximity marketing e il grosso potere che le reti mobile stanno guadagnando nel web. I trend una volta annunciati vanno anticipati…

Ecco il link al download dell’app su iTunes e Google Play:

 

 

RYD Belgium vi invita a scrivere sms alla guida [VIDEO]

Sempre più numerosi sono gli incidenti stradali causati dall’utilizzo del telefono alla guida, pericoloso soprattutto quando si scrive un sms e si distoglie così l’attenzione dalla strada. L’associazione RYD Belgium (acronimo di Responsible Young Drivers) ha deciso di focalizzare la sua ultima campagna proprio su questa dannosa abitudine.

Nel video che vedete sono stati coinvolti giovani aspiranti guidatori invitati dall’istruttore a fare pratica nell’utilizzo del cellulare al volante, secondo il volere di una fantomatica circolare ministeriale ovviamente fasulla. I commenti dei ragazzi sono tutti piuttosto simili, e rivelano in sostanza il loro sconforto nel vedersi costretti a questo tipo di addestramento assolutamente insensato.

Le parole pronunciate da uno dei guidatori riflettono perfettamente l’idea alla base di questa campagna: “Onestamente, mi sento come un idiota che non riesce a guidare!“. Verrebbe da dire che RYD ha centrato l’obiettivo: qual’è, in una campagna per la sicurezza, la difficoltà maggiore se non quella di riuscire a far comprendere l’effettiva pericolosità della pratica di cui parla (soprattutto senza ricorrere ad immagini spesso cruente e fastidiose)? E cosa c’è di meglio se non dimostrarlo nei fatti?

Il video stesso è stato progettato seguendo questa logica: inizialmente ci vengono mostrati alcuni messaggi in grafica stile iPhone che illustrano di cosa si sta parlando, seguiti dalle immagini delle “lezioni”, per poi chiudere con un invito alla condivisione del messaggio.

A noi questa idea piace. Semplice, diretta, senza troppa retorica. Com’è nella filosofia di questa associazione fatta di 600 giovani volontari coinvolti in circa 250 iniziative educative all’anno, in Belgio. Voi che ne pensate?

START – Cartografie del presente. Buona la prima! [NINJA REPORT]

Ha appena chiuso i battenti la prima edizione di START – Cartografie del presente che al Marte Mediateca di Cava de’ Tirreni già si pensa alla seconda edizione, annunciata per ottobre.

La manifestazione, durata tre giorni, dal 26 al 28 aprile, ha visto riuniti a Cava de’ Tirreni imprenditori, artisti, docenti, operatori dei media e giovani artisti nel nome della creatività, vista come risorsa per  il territorio e come strumento di crescita sia personale che socioeconomico.

Ma come sono andati questi tre giorni di lavori? L’abbiamo chiesto ad Alfonso Amendola, professore di Sociologia degli audiovisivi sperimentali presso l’Università di Salerno e Cultural Manager del Marte:

“Una tre giorni intensa e pienamente progettuale. I diversi partner coinvolti (che mi piace sottolineare provenienti sia da strutture istituzionali e sia da spazi innovativi e fuori circuito) hanno dato, da differenti angolazioni, una prospettiva di fiducia e di possibilità. Certo la strada è ardua e sicuramente non d’immediata attuazione, di questo ne siamo pienamente consapevoli, ma il tentativo di guardare oltre le ombre e al di là del baratro della nostra attualità è sicuramente il motore cardine che ha spinto questa prima edizione di Start. Altro fattore che sicuramente è da valorizzare riguarda la nutrita presenza dei ragazzi. Non soltanto come pubblico, ma come staff organizzativo e come nucleo di discussant che con le loro domande ed osservazioni hanno ulteriormente vivacizzato la tre giorni di Start. Ora, nella progressione organizzativa condivisa con il Ceo del Marte Giovanni De Michele e con il Project Manager Luca Lanzetta, stiamo già lavorando alla nuova edizione di Start che si svolgerà il prossimo ottobre. Perché Start, nella sua vocazione più intima di cartografare il presente, ogni sei mesi si proporrà come un evento di continuo aggiornamento e in costante ricerca di cogliere il “novum” del mondo. Insomma siamo soltanto all’inizio.”

Ed è stato un inizio molto interessante quello di START, con una serie di incontri sapientemente strutturati che ha visto protagonisti nella prima giornata il territorio, le scuole, gli enti sociali e il web, strizzando un occhio al turismo, con ospiti come Pino Grimaldi di Blur Design, Alessio Carciofi, Sigfrido Caccese, Raffaele Savonardo, Giovanni Maria Riccio e Carmine D’Alessio di Mtn tra gli altri.

La seconda giornata ha visto l’assegnazione del Premio START per il territorio e dibattiti sull’architettura creativa e la riqualificazione urbana e sociale, la progettazione ecosostenibile e il mapping. Presenti tra gli ospiti Amleto Picerno Ceraso del Picernocerasolab con il suo progetto di recupero in chiave green di un’area urbana dismessa e Antonia Guerra di Architetturaecosostenibile.

Il venerdì sera è stato dedicato a Identi[tube], momento d’incontro con le web series, e del Premio START all’Innovazione. Tra gli ospiti Valerio Caprara, Presidente della Campania Film Commission, Daniele Borgia, Executive Producer & Creative Manager della FOX Factory, Francesco Ebbasta-Capaldo, regista di The Jackal.

Dedicato alla moda e alle nuove realtà del web invece il pomeriggio del sabato, con Chiara Senatore, cool hunter e fondatrice di GlamJam.co, Mary Palomba di NextStyler e Laura Calandriello, Art director e Jewelry Designer di Cheap Industry.

La mostra Caos Sonoro ha accompagnato la tre giorni con le sue riflessioni sulla creatività del suono, le nuove tecnologie capaci di spostamenti spaziotemporali, di ritardare le percezioni e restituire un suono alterato, come proveniente da una visione onirica più che reale.

Non sono mancati dunque gli argomenti a START, e ci sono tutti i presupposti per un’ottima “seconda puntata”. In attesa degli incontri di ottobre ecco qualche immagine della prima edizione di Start – cartografie del presente!

[Fotografie di Anna Sergio]