Le migliori proximity app per fare network e business on the go!

La settimana scorsa abbiamo cominciato ad esplorare il mercato delle proximity app ovvero quelle applicazioni che consentono di interagire con i social network temporanei di prossimità.

Ci siamo concentrati in particolare su app che diventano una specie di sesto senso per la vita mobile, mostrandoci direttamente sul nostro device se stiamo per incontrare qualcuno di interessante, magari un’amico di Facebook o un’utente a cui contendiamo una Mayorship su Foursquare.

Qualcuno che potrebbe essere un perfetto sconosciuto nella vita reale… ma non in quella digitale, dove le parentele e le conoscenze sono dilatate ben oltre i canoni tradizionali in virtù di connessioni, interessi, preferenze, opinioni.

E dove prossimità significa possibilità di incontrarsi e fare gruppo in serendipità ma anche concludere deals e affari, ovvero opportunità di business.

Continuiamo a sondare il mercato per cercare le proximity app più singolari!

Kismet (beta)

Kismet ti aiuta a conoscere nuove persone nel mondo reale. Ti diremo chi dovresti incontrare, perchè e cosa avete in comune.”

Kismet, attualmente in fase beta, ad ogni check in chiede di abbinare il tipo di connessione che stiamo cercando, ovvero business, amici o altro, combinando luoghi a esigenze temporanee.

Disponibile su: App Store

Kibits

“Il modo più facile e veloce per creare gruppi on the go”

Kibits è una micro-social networking app: permette di raggruppare persone sulla base di prossimità fisica, connessioni sociali o presenza allo stesso evento.

Disponibile su: App Store (free) – Google Play (free)

Social: FacebookTwitter – Blog

 

TeeMew

TeeMeW aiuta i professionisti a conquistare un’audience e a scoprire relazioni d’affari da non lasciarsi sfuggire”

TeeMeW è una real-time app geolocalizzata che trasforma i luoghi in business playground dove scoprire e sfruttare nuove opportunità.

Disponibile su: App Store (free) – Google Play (free)

Social: FacebookTwitterBlog

Loopt

“Essere in ovunque ti trovi: Loopt ti porta al centro degli spazi intorno a te”

Scoprire posti nuovi e condividere mini recensioni, trovare i propri amici e accumulare deal e coupon: Loopt è un’app usata da più di 5 milioni di utenti che vogliono conoscere in tempo reale le informazioni che contano.

Disponibile su: App Store (free) – Google Play (free)

Social: FacebookTwitterBlog

Shopkick

“C’è qualcosa dello shopping che tutti amiamo: l’attesa per quello che ci aspetta dentro ai negozi…”

Shopkick è un’app pensata per sostituire i più tradizionali premi fedeltà: per guadagnare kicks ovvero accumulare punti è sufficiente una passeggiata dentro ai tuoi negozi preferiti (oltre ovviamente a fare acquisti).

Disponibile su: App Store (free) – Google Play (free) ma solo per negozi USA

Social: Facebook

Grindr

Grindr è veloce, comodo e discreto. E anonimo come lo vorresti”

In viaggio o da casa, Grindr è il modo più divertente e veloce di connettersi con i ragazzi della porta accanto, su iPhone, iPad, iPod touch, Android e BlackBerry.

Disponibile su: App Store ($0,99 – free con adv.) – Google Play (free) – BlackBerry App World

Social: FacebookTwitterBlog

Possiamo chiamarli mobile graph?

Il mercato delle proximity app si sta decisamente affollando.

Mentre i social network si impegnano a integrare sempre di più le proprie reti di utenti alle connessioni mobili, sviluppando piattaforme e soprattutto applicazioni, anche i brand cominciano a spostare l’attenzione verso quelli che potremmo definire come mobile graph per posizionare iniziative di branding, advertising, marketing, m-commerce.

Se fino ad oggi siamo stati abituati a subire la staticità dell’accesso a internet, vincolati alle connessioni via desktop, ora ci prepariamo a vivere una fusione sempre maggiore di online e offline, un’unione crescente delle percezioni sensoriali derivanti dagli spazi con le informazioni e i contenuti accessibili mediante un device connesso.
Di più: una realtà che viene influenzata e plasmata dai flussi di dati che la nostra presenza fisica attiva e sprigiona.

Proviamo a pensare a luoghi affollati, a meeting nati all’improvviso per la vicinanza di persone con interessi affini, ad un aperitivo tra fan della stessa band presenti in aeroporto, a micro consulenze erogate in viaggio a clienti rintracciati in stazione, ad un primo soccorso prestato da un medico distante pochi isolati…

Le potenzialità per fare tutto ciò sono tangibili, anzi touch-abili: basta uno smartphone, un’app e una connessione dati.
E qualche pioniere a battere piste nuove!

European BizSpark Summit 2012: Paperlit arriva in finale, aiutala a vincere! [EVENTO]

Arrivata quest’anno alla sua ottava edizione, tra poco più di una settimana, si terrà a Londra la premiazione di una delle competizioni  più dure ed importanti, che mette a confronto le principali startup europee; stiamo parlando dell’European BizSpark Summit!

L’evento che mette insieme le migliori menti della community imprenditoriale europea, tra investitori, startupper, giornalisti, rappresentati politici e Network Partner, vi aspetta il 7 giugno a Ravensbourne, per discutere dei problemi che devono affrontare gli startupper e per scoprire alcune delle migliori start-up in Europa!

La giornata si presenta piena di spunti interessanti!

Ci sarà la presentazione di start-up con sessioni Q&A, momenti di networking, keynotes riguardanti il futuro delle App, il Cloud Business, l’evoluzione del talento tech, e, come vi anticipavamo, la premiazione di una delle 15 migliori startup europee.

Durante la giornata si susseguiranno vari relatori d’eccezione:

David Rowan, Editor, Wired UK
Bernard Dallé, Partner, Index Ventures
Bob Dorf, Co-Author of The Startup Owner’s Manual
Alessandro Rizzoli, Founder & CEO, Mopapp
Jerome S. Engel, Adjunct Professor, Haas School of Business, University of California Berkeley
Rob Fraser, Chief Technology Officer for Cloud Services, Microsoft UK
Mark Gillett, Corporate Vice President, Skype Product Engineering & Operations, Microsoft
Renate Nyborg, Digital Director & Head of Mobile, Edelman
Keith Varty, Head of Content and Developer Marketing, Western Europe, Nokia
Andrew Yates, CEO & Co-Founder, Artesian Solutions
e tanti altri!

Dal 23 maggio al 6 giugno è possibile votare per la start-up che si preferisce.
L’anno scorso fu proprio l’italianissima Mopapp a vincere l’ambito premio, e anche quest’anno in finalissima c’è una startup italiana, si tratta di Paperlit, la digital publishing platform!

Aiutare i nostri concittadini è davvero facile, basta andare qui e mettere “Mi piace”, la start-up che avrà ricevuto il maggior quantitativo di Like si aggiudicherà il People’s Choice Award, un premio extra oltre quello della giuria!

Per la seconda volta quindi, delle startup italiane arrivano in finale, sicuramente un bel messaggio per tutto il nostro ecosistema italiano di startupper di eccellenza, non credete?!

Allora che aspettate, votate e, se avete l’opportunità, partecipante a questo evento imperdibile e gratuito, basta registrarsi!

Smart TV Samsung: guardare ma non toccare [VIRAL VIDEO]

È la classica leggenda del voyeur e della vicina quella raccontata nel promo del nuovo Smart Tv di Samsung. Una super modella invita con strani cenni e ammiccamenti i vicini dell’edificio di fronte: l’inusuale invito genera una “caccia all’oro” tra gli uomini per raggiungere la ragazza, che si conclude però con un nulla di fatto

La ragazza infatti stava semplicemente usando il nuovo Smart Tv Samsung, che può essere gestito a distanza tramite i “motion control” ovvero movimenti del corpo per impartire comandi senza la necessità di utilizzare i tradizionali telecomandi. Tra le varie funzionalità anche la possibilità di visualizzazione in 3D, il riconoscimento vocale e il face recognition.

Samsung, che si prepara ad essere main sponsor per le vicine olimpiadi, sembra aver trovato la ricetta della viralità con questo spot che ha raggiunto 2 milioni di views in 3 giorni come mostrato con orgoglio sul sito dell’agenzia di comunicazione BETC London che ha realizzato il video.

L’agenzia londinese ha scelto la bellissima Angela Bellotte, uno degli angeli di Victoria Secret, per interpretare la voisine e  l’attore Terry Crews, protagonista delle cliccatissime pubblicità Old Spice, come uno dei tanti dirimpettai.

Due fattori che hanno contribuito a confezionare un promo divertente, originale e che raggiunge l’obiettivo. Il concept del prodotto infatti è racchiuso magistralmente nel claim comunicato nel finale “Look, don’t touch” che vale per la bellissima vicina come per lo Smart Tv: “Guardare, ma non toccare.”

Come sono cambiati i modelli di business delle aziende del multimedia

L’affermazione di internet non ha cambiato soltanto il modo in cui le persone fruiscono di contenuti che prima erano accessibili solo attraverso supporti fisici, ma ha rappresentato anche un elemento di rivoluzione dei meccanismi con cui le aziende del multimedia riescono a fare profitti.

In moltissimi casi si è verificata la stessa trama: un cambiamento improvviso mette a disposizione della gente una nuova tecnologia e un nuovo modo di ottenere musica, video e libri. A tale cambiamento le aziende del settore colpito dall’innovazione reagiscono con tutto il loro potere per avversare la novità, che improvvisamente mette a rischio i loro profitti. Infine le aziende trovano il modo di beneficiare esse stesse dell’innovazione e modificano i loro modelli di business.

Il caso Napster

Lanciato sul mercato nel 1999, Napster ha rappresentato il primo sistema di file sharing a raggiungere una diffusione mondiale considerevole e ha permesso la condivisione di milioni di contenuti multimediali tra gli utenti che ne facevano uso.

I founder di Napster: Shawn Fanning e Sean Parker

Napster fu costretto a chiudere nel 2001 per violazione del copyright, per la gioia delle major discografiche che lo avevano combattutto aspramente.
Tuttavia il file sharing non è mai tramontato e altri sistemi hanno soppiantato il capostipite Napster, consentendo agli utenti di continuare a condividere file protetti da copyright e non.

Qualche anno più tardi le case discografiche capirono che poiché non avrebbero mai debellato il file sharing, allora potevano sfruttarne le logiche e cominciarono a proporre contenuti per il download, in primis su iTunes che tuttora riscuote un enorme successo planetario.

Il caso YouTube

La celebre piattaforma di condivisione video ha da pochi giorni compiuto 7 anni e rappresenta attualmente un sistema al quale fanno ricorso sia gli utenti che le aziende (case discografiche, emittenti televisive, giornali) per proporre e promuovere video di svariate categorie.

A partire dal 2005, anno di fondazione, YouTube ha goduto di una crescita esponenziale che inizialmente provocò il risentimento di molte aziende i cui contenuti venivano condivisi sul web senza autorizzazione. Paradossalmente più le aziende facevano la guerra a YouTube e più quest’ultimo cresceva e si diffondeva a grande velocità.

I founder di YouTube: Steve Chen, Chad Hurley e Jawed Karim

Tutto ciò continuò finché le aziende capirono che invece di fare la guerra potevano fare soldi e l’affermazione di Sean McManus, l’allora presidente di CBS News, la dice lunga su tutta questa storia: “Attualmente credo che più questi video ci mettono in evidenza, meglio è per CBS News e tutto il network televisivo CBS, quindi, col senno di poi, avremmo dovuto accettare la pubblicità e tenerci strette le attenzioni che la CBS riceveva, invece di perseguire orizzonti limitati e dire: Eliminiamoli!

Poco dopo, nel 2006, Google annunciò l’acquisizione di YouTube che oggi è il terzo sito più visitato al mondo e che per molte aziende del settore è diventato una vera macchina da soldi.

Il caso Amazon

Quella di Amazon è fortunatamente una storia diversa, rispetto ai due casi precedenti, di come sono cambiati i modelli di business.
Il gigante dei libri, quando la digitalizzazione dei contenuti ha iniziato a fare prepotentemente capolino ha tentato di cogliere da subito l’opportunità invece di vedere il cambiamento come una minaccia e infatti nel 2009 fu proposto al mercato internazionale l’Amazon Kindle, uno dei primissimi eBook reader.

Amazon ha creduto molto fin da subito nei libri in formato elettronico e ha continuato a investire tante risorse nei suoi dispositivi Kindle e nell’ampliare la sua offerta di libri digitali, fino al maggio 2011 quando le vendite di eBook hanno superato quelle dei libri cartacei.

Il founder di Amazon: Jeff Bezos

Un’ulteriore cambiamento al suo modello di business, e provocazione ai produttori di hardware, Amazon l’ha portata avanti con lo sviluppo e il lancio del Kindle Fire, dispositivo basato su Android e che utilizza un account Amazon per funzionare.
Con questo colpo Amazon sembra aver segnato l’inizio di un epoca in cui l’hardware (venduto sottocosto) si traduce in semplice commodity e il volano del profitto diventa il contenuto acquistabile tramite di esso.

Conclusioni

Quello che la storia sembra voler affermare è che le aziende che vincono la sfida sono quelle che di fronte ai cambiamenti radicali si mettono in gioco e ridisegnano i loro modelli di business per trarne un beneficio, piuttosto che perdere tempo e denaro a lottare contro un cambiamento irreversibile.

L’augurio è che queste storie possano insegnare a vedere un’opportunità in ogni apparente difficoltà e che avversare il cambiamento non è, quasi mai, la strada giusta da percorrere.

Social business, a che punto siamo? [REPORT]

Si parla sempre più spesso dell’utilizzo delle nuove tecnologie 2.0 a supporto dei processi interni alle organizzazioni, nell’obiettivo di trasformare le aziende in social enterprise. Ma, oltre alle parole, a che punto siamo? In soccorso viene una recente survey europea di Google e Millward Brown, dal titolo indicativo: “How social technologies drive your business?“.

L’analisi è stata compiuta tra Febbraio e Marzo 2012 su un campione di 2700 professionisti operativi in Europa, con l’obiettivo di capire a fondo in che modo i social tool sono utili al business e alle aziende, le sfide future e la loro influenza sul lavoro e la produttività delle persone.

Social Media Survey: i principali risultati

Uno dei primi risultati molto interessanti è che il 32% del campione usa social network esterni come LinkedIn, Twitter etc. per motivi legati alla propria attività lavorativa, mentre il 23% usa giornalmente in-house social tool. Ma in che aree si crede maggiormente nell’utilità del mezzo? Sorprendentemente, l’Italia figura nelle prime posizioni.

Inoltre, manager e dipendenti usano i social media per diversi obiettivi, valutandone l’impatto più o meno significativo. In generale, il 67% di chi usa i social media crede nella loro utilità per sviluppare il business della propria azienda.

Ma quali sono i settori che adottano le tecnologie 2.0 in maniera più importante?

Riguardo al futuro, più di 2/3 di manager ed executive – a discapito del pensiero che siano soprattutto le ‘nuove leve’ ad essere più avvezze ai social media – pensa che le organizzazioni che usano ora i social tool si svilupperanno prima e meglio delle altre. aumentando l’efficacia e l’efficienza anche nelle dinamiche più semplici (riduzione scambio mail, diminuzione numero di riunioni e meeting, etc.). La percentuale è un po’ minore tra i professionisti svedesi, tedeschi e olandesi, mentre i più entusiasti sono sicuramente gli spagnoli.

Quanto scritto finora è dimostrato anche nella direzione contraria: sarebbero cioè le aziende con più alto tasso di crescita a utilizzare maggiormente i tool 2.0, soprattutto in UK.

Conclusioni: il grande potenziale del social business

Miglioramento dell’efficienza interna, delle relazioni tra dipendenti e del servizio al cliente: sarebbero questi solo alcuni dei benefici che la ricerca ha sottolineato provenire dall’uso di social media e nuove tecnologie nel business. Un potenziale esplorato finora nei rapporti con l’esterno, mentre c’è molto da fare per quanto riguarda il contesto intra-organizzativo.

Come già scritto, la ricerca è stata organizzata da Google, un colosso con molti interessi nel dimostrare questi risultati; ma secondo noi il quadro e la direzione tracciati dalla rilevazione sono giusti, e fanno ben sperare in un futuro del business sempre più social driven.

John Malkovich chiacchera con Siri [VIDEO]

Dopo una prima campagna Apple con i video di Samuel L. Jackson e Zooey Deschanel ora tocca a John Malkovich testare le sorprendenti potenzialità di Siri, l’assistente vocale dell’iPhone 4S.

Nei due nuovi spot, “Life “e “Joke”, l’eclettico divo di Hollywood, dopo aver chiesto le consuete informazioni sul tempo e sull’agenda, si abbandona a riflessioni più profonde sul senso della vita, ottenendo dalla brillante assistente preziosi suggerimenti su come essere felici.

Siri si dimostra un’assistente efficiente ma soprattutto intelligente, e anche in grado di scherzare! Peccato che, almeno per ora, non parli la nostra lingua ma soltanto inglese, francese, tedesco e giapponese.

Da guardare anche il video-parodia che spopola sul web in cui una divertente Fran Drescher, meglio nota come “la Tata” dell’omonima e seguitissima sitcom statunitense, con voce stridula e fastidiosa cerca inutilmente di comunicare con Siri, indifferente al suo accento da ragazza del Queens!

Gang Bubble Gum crea la "Matita Masticabile"

Gli esami si avvicinano e non fanno che metterci addosso ansia e nervosismo? Abbiamo un progetto da presentare e non riusciamo a tenere a bada lo stress?
Ci passiamo tutti prima o poi.

Il risultato? Le nostre matite diventano un modo per sfogare lo stress e l’ansia accumulata.
Masticare il gommino che si trova all’estremità della matita o addirittura andarne ad incidere il legno è cosa che più o meno abbiamo fatto tutti. Il motivo? Rosicchiare ci aiuta a distendere i muscoli facciali, ci aiuta a non pensare e ci fa sfogare in maniera semplice.

Gang Bubble Gum ha deciso di rendere questo momento di sgranocchiamento più gradevole: ha creato una matita masticabile! Una matita a tutti gli effetti, dove il gommino finale è sostituito da gomma da masticare.

Per testarne l’efficacia e far si che questo prodotto venga effettivamente lanciato sul mercato l’azienda produttrice, con aiuto dell’agenzia brasiliana Ageisobar di São Paulo, ha distribuito nelle scuole 5000 matite masticabili, riscontrando un elevato gradimento ed un ottimo successo nei social network.

L’azione è iniziata nel mese di Marzo e va a ripetersi ora, in concomitanza con gli esami di fine anno.
Perchè tutto questo successo? Il brand si è avvalso di una situazione comune a quasi la totalità degli studenti, e ha reso memorabile un atto che veniva compiuto con il massimo automatismo possibile.
Gang Bubble Gum e Ageisobar hanno caricato di significato un gesto comune, che diventa importante proprio per le connotazioni di cui si avvale e per il luogo in cui si sviluppa.

Questo è un chiaro esempio di Sensible Branding: associazione coerente tra significato dello spazio e significato del messaggio pubblicitario dove la coerenza del luogo scelto per veicolare il messaggio stesso diventa elemento fondamentale per il successo.

La scelta di inserire una gomma da masticare all’estremità della matita, con la possibilità anche di sceglierne il gusto preferito, risulta essere una scelta vincente. Ma solo accostando l’idea all’ambiente scolastico, generatore di ansie e preoccupazioni, l’idea può avere un quid in più per renderla perfetta.

Il Sensible Branding risulta essere quindi “una nuova teoria creativa il cui assunto è l’associazione tra messaggio di marca e significato valoriale di un dato spazio”. Elementi che ritroviamo esattamente in questa operazione effettuata da Gang Bubble Gum.

C’è solo una cosa che mi chiedo: vigerà ancora il divieto di masticare chewing gum in classe?

Credits

Advertising Agency: Ageisobar, São Paulo, Brazil
Creative Director: Carlos Domingos
Art Directors: Henrique Mattos, Cristiano Rodrigues
Copywriter: Daguito Rodrigues
Graphic Producer: João Lima

Girl Geek Dinners: Nel giorno dell’orgoglio geek debutta il gruppo di Brescia [EVENTO]

Belle, sorridenti, curiose, ma soprattutto geek. Anche Brescia entra a pieno titolo a far parte del network delle Girl Geek Dinners – il progetto tutto al femminile nato dall’idea di Sarah Blow, software engineer inglese stanca di ritrovarsi in netta minoranza alle conferenze tecniche del settore. Un movimento oggi diffuso in tutto il mondo attraverso più di 66 gruppi che proprio ieri festeggiava il suo Geek Pride Day.

All’appuntamento al gourmet store del centro storico Buonissimo sono arrivate in 60 – invidiatissime, i posti sono stati esauriti nel giro di un paio d’ore dall’apertura delle iscrizioni.

Foto all’entrata, accredito attraverso una molletta personalizzata (ebbene si, le geek girls bresciane amano il fai-da-te), consegna degli apprezzatissimi gadget e ritrovo nell’area libreria. Il tutto accompagnato da un’eccitazione mista allo stupore e da tweet, post e check-in, ma anche tante chiacchere e da un gustoso buffet.

Segue la presentazione del team di organizzatrici: Milo, Bianca, Micol, Laura e Elena. Cinque concentrati di energia e di sorrisi che nella vita sono professioniste del web e nel tempo libero anche. Almeno da quando l’idea di portare il progetto Girl Geek Dinners a Brescia si è trasformata in realtà.

Uno sforzo assolutamente ripagato nel vedere l’entusiasmo delle ospiti nel seguire i due speech della serata.

Il primo tenuto da Linda Serra, vulcanica fondatrice delle Girl Geek Dinners Bologna e intitolato “Born To Be Geek Girls” – nel quale ha sottolineato l’importanza di interagire con il territorio e le istituzioni e ha fornito dati illuminanti sulla maternità come occasione professionale, uno stop forzato dai soliti ritmi che consente di avere più tempo per fare ricerca, networking e per attingere dalla conoscenza collettiva della rete.

Dopo Linda ha preso la parola Luigina Foggetti, co-fondatrice del primo team di Girl Geek Dinners Italia (ora GGD Milano) e mamma tecnologica, con l’intervento “Vita da Geek: quando la vita si fa dura i geek cominciano a smanettare”. Il racconto di stressanti incombenze della vita quotidiana che la tecnologia semplifica e di originali espedienti per ritagliarsi dei momenti geek – Luigina appoggia l’iPad sulla capote del passeggino e naviga mentre porta i bimbi a passeggio.

A seguire le geek girls si sono divise in squadre, e via di networking reale, per scatenarsi nei giochi. Ricerche affannate nel web, corse tra i tavoli, borse rovesciate per totalizzare più trucchi, meningi spremute, ma soprattutto tante risate.

Tirando le somme: davvero una bella serata e una grande risposta dalle donne tecnologiche di Brescia, un riscontro tanto positivo da stupire. Evidentemente l’iniziativa è arrivata a colmare un vuoto in una città in cui il fermento sui temi del web è costante.

Non ci resta che aspettare il prossimo GGD Brescia, le geek bresciane sono tante e non aspettano altro.
Seguite le loro imprese nel blog Girl Geek Dinners Brescia!

Nuovo watermark Getty Images: più valore alle immagini

Getty Images, leader mondiale nella creazione e distribuzione di immagini, filmati e prodotti multimediali presenta il suo nuovo, rivoluzionario watermark: la filigrana digitale tradizionalmente applicata alle immagini è stata sostituita da un’elegante icona allineata al lato dell’immagine che fornisce le informazioni essenziali e il link alla licenza dell’immagine stessa.

Jim Gurke, Senior Vice President Marketing di Getty Images, spiega che il vecchio watermark era visto più come un impedimento che come un vantaggio. Da qui l’esigenza di un rinnovamento, grazie alla collaborazione con R/GA London, per creare una nuova filigrana in grado di mettere in risalto fotografi e contributor, e che permette di vedere l’immagine nella sua totalità: tutto ciò riflette esattamente l’essenza di Getty Images, ovvero condividere contenuti capaci di ispirare aggiungendo contesto e valore.

Il nuovo watermark è già disponibile: è stato infatti applicato all’intera raccolta online degli oltre 52 milioni di immagini creative di Getty Images, per maggiori dettagli sul nuovo design è possibile consultare il sito ufficiale, alla sezione Watermark .

Facebook: rumors lo danno vicino agli acquisti di Opera e Face.com

Facebook e Opera: alcuni rumors sostengono l’esistenza dell’interesse

Un browser targato Facebook? Perchè no. Pocket-lint ha recentemente lanciato un’indiscrezione, riportata da The Next Web, affermando che Facebook ha in mente di comprare Opera Software, produttori del browser web Opera che conta più di 200 milioni di utenti al mese.

Secondo la fonte, questa acquisizione dovrebbe permettere a Facebook di fare un salto significativo diventando un browser web oltre ad un’ importantissima piattaforma social.

Sia gli addetti stampa di Opera che quelli di Facebook hanno declinato ogni invito a rilasciare qualsiasi dichiarazione riguardo questo rumour. Fatto sta che fonti di TNW vicine al management di Opera Software riportano due notizie interessanti che farebbero pensare ad una cessione della società:

  • Sarebbe in corso un dialogo con potenziali compratori;
  • Opera Software ha disposto il blocco delle assunzioni, segno inequivocabile che qualcosa bolle in pentola.

Un altro elemento che porta a credere a questa indiscrezione è la volontà di Facebook di penetrare più in profondità nel mondo mobile: ecco che un accordo con Opera gli permetterebbe di creare il suo personale social mobile browser, sfruttando Opera Mini, senza dover partire da zero. Unico quesito: e Bing?

Facebook e Face.com: manca solo l’accordo economico?

Altre voci recentissime, forse più fondate delle prime, danno per quasi certo l’acquisto da parte di Zuckerberg & Co. di Face.com, il tool di riconoscimento facciale, per qualche decina di milioni di dollari. L’interesse di Facebook esisterebbe da tempo, ma mancherebbe l’accordo sul costo esatto dell’operazione. Anche in questo caso, dalle parti in causa escono solo no comment.

Insomma ancora nuove acquisizioni, risultato della  recente quotazione in borsa e dopo quelle di Instagram e Glancee, del tutto in linea con gli obiettivi di crescita del social network più famoso al mondo.

Vi terremo aggiornati su tutti gli sviluppi!