Artigiani e designer si incontrano nel web con Clipit [INTERVISTA]

L’artigianato. Qualcosa di distante dal digitale, all’apparenza. Ma è proprio questa la sfida di
Elenia Rotundo, CEO di Clipit.

Elenia è infatti una designer di formazione e “nel cuore”, diventata startupper.
Nel 2012, durante quello che lei chiama il suo “Business Interrail”, Elenia ha visitato le fiere dell’arredamento di tutta Italia con l’obiettivo di comprendere i bisogni di designer, artigiani e piccoli produttori.

Ha così scoperto la necessità di fare convergere due mondi.
Il primo è il mondo dei giovani progettisti, architetti, studenti, persone sotto i 35 anni che hanno dimestichezza con il web ma che non hanno la conoscenza della materia.
Il secondo è quello degli artigiani senior, cinquanta, sessantenni con la capacità sia di sviluppare i progetti dei ragazzi giovani, sia di insegnare loro le tecniche artigianali.

“Se questi due mondi, il primo portatore di idee, il secondo di know how, non vengono fatti convergere, difficilmente si arriverà ad una svolta” ci dice Elenia, perchè “da un lato i giovani designer continueranno a lavorare negli studi di architettura guadagnando pochissimo. Dall’altro gli artigiani rischiano di chiudere bottega se non si avvicinano alle nuove tecnologie.”

A questo problema, come ogni startupper, Elenia ha così trovato una soluzione che ha chiamato Clipit. Per farci raccontare cos’è Clipit, l’abbiamo intervistata di ritorno dall’imperdibile FuoriSalone di Milano, la kermesse alternativa al Salone del Mobile che si è svolta dal 17 al 22 aprile 2012.


Cos’è Clipit?

“Clipit è una nuova idea di consulenza e di arredo online che porta sul web la filiera dell’arredamento. I protagonisti del mio portale sono i progettisti, come designer, architetti, studi di progettazione, i piccoli e medi produttori di complementi d’arredo e i consumatori.”

“Il consumatore viene coinvolto in tutte quelle che sono le fasi della filiera: dalla progettazione, alla produzione, fino alla commercializzazione del prodotto. Attraverso Clipit è possibile proporre idee, progetti, vendere i prodotti, dare vita a nuove collaborazioni e soprattutto è possibile promuovere la propria attività sul web.”


In che modo Clipit aiuta gli artigiani a fare autopromozione?

“Una delle pecche degli Italiani, sia degli artigiani che di coloro che fanno design autoprodotto, è la scarsa capacità di comunicare. Il nostro artigianato vale tantissimo, ma non abbiamo la capacità di comunicare all’esterno i nostri valori, le nostre conoscenze, le nostre esperienze.”

“Per questo su Clipit sto creando un progetto che si chiamerà ‘Tutorial design’ e ‘Tutorial artigianato’ dove viene insegnato a mettere in mostra e a fare conoscere al proprio pubblico non competente in materia, quello che si sa fare nelle propria azienda, l’idea del proprio progetto o come metterlo in mostra, come dargli valore, come metterlo in risalto e farlo conoscere.”

Com’è stato recepito Clipit al Fuori Salone?

“E’ piaciuto moltissimo. Perché tutti desiderano aprire nuovi canali comunicativi per fare autopromozione, mettere in vendita i propri progetti o prodotti. Le persone non vogliono più intermediari, vogliono avere un contatto diretto.”

“L’artigianato non può essere snaturato dalla sua base, dal contatto diretto tra chi compra e chi produce il bene. Nel portale quindi il contatto diretto è favorito in tutti i modi. Il cliente può chiedere direttamente informazioni sul prodotto, sul progetto. C’è un servizio che si chiama ‘Ho clippato con’ che significa: ‘Ho lavorato con te.’ In questo modo si mettono in evidenza anche le collaborazioni.”

“Il portale piace a chi produce, alle aziende, per vendere i loro prodotti. Piace però anche ai giovani per creare i propri team, per conoscere altri designer sul territorio, per fare network e creare collaborazioni. C’è infine chi vuole andare online ma non ne ha le competenze. Quindi apprezza il fatto che il portale sia tutto in italiano, sia molto semplice da usare, quindi consente anche a chi non ha competenze per comunicarsi, di mettere un prodotto in vendita online.”


Quale impressione hai avuto del Fuori Salone di Milano?

“Si è sentito un ritorno alle origini. Anche i grandi marchi hanno puntato sulla lavorazione artigianale. Noi italiani abbiamo una grande cultura dell’artigianato. Abbiamo l’esperienza con la scienza dei materiali, la conoscenza delle tecniche di lavorazione. Abbiamo sperimentato tantissimo negli anni e quindi abbiamo un bagaglio di conoscenze che ci permette di creare prodotti di qualità. Quindi pezzi sempre più su misura, pezzi pensati per la personalizzazione. Quest’anno si sono viste persone che lavoravano la pelle, persone che facevano sperimentazioni con le luci e i colori, con i tessuti.”

Clipit dunque si colloca proprio a questa internsezione, tra la tradizione artigiana, il design sempre più personalizzato e le nuove tecnologie che consentono non solo la vendita di prodotti online, ma anche nuove opportunità di comunicarsi e fare network tra generazioni e competenze differenti.

Tommy Hilfiger lancia The Promise Collection [GALLERY]

Tommy Hilfiger ha lanciato la collezione “The Promise Collection” con un evento nella sua boutique parigina (65 avenue des Champs-Elysées).

La collezione si compone dei classici capi americani reinterpretati nei colori, nelle trame e nei motivi africani: preppy con un twist etnico.
Il 100% del ricavato sarà devoluto alla fondazione Millenium Promise, il cui obiettivo è ridurre sensibilmente la povertà estrema entro il 2015. Tommy Hilfiger ha stretto un accordo con Millenium Promise nel 2009, anno in cui la sua fondazione ha deciso di donare 2 milioni di dollari in 5 anni.

 

 

L’evento ha avuto come madrina Yelena Noah, figlia del celebre tennista vincitore del Roland Garros e sorella del cestista Joakim Noah.
[nggallery id=16]

[yframe url=’http://www.youtube.com/watch?v=rQ1F14-ujB8′]

L'eCommerce funziona: 10 caratteristiche che smentiscono la crisi

Vi ricordate come venivano raccontate (e sminuite) le nuove tecniche di vendita online solo pochi anni fa?
Questa è una divertente interpretazione dell’eCommerce rappresentato secondo la vita reale:

Sono passati non molti anni dalle novità introdotte grazie all’eCommerce, inteso letteralmente come soluzione tecnologica che consente la vendita online di prodotti e servizi, con enormi progressi sia sul piano logistico-burocratico della prassi d’acquisto, sia sulla sicurezza dei pagamenti effettuati oltre che, forse il più importante, sull’aspetto culturale.

La nostra mentalità, come consumatori, è cambiata notevolmente grazie al suo impatto e, come venditori, abbiamo imparato ad interpretare il senso più profondo dello scambio online in base alle nostre esigenze.

www.thinkstockphotos.it

Così, se l’eCommerce sembrava caratterizzare l’evoluzione di grandi multinazionali capaci di investire adeguatamente sul web, ma rinnovando esclusivamente alcuni settori e a discapito delle piccole aziende, oggi siamo già in grado di studiare i mercati e i casi aziendali la cui forza principale sta proprio nella strategia di vendita online: una forza che è capace di stimolare la crescita molto più di quanto non fosse possibile nel passato.

Perché è il momento giusto per investire nell’eCommerce

Nel 2008 l’economia italiana era ancora molto arretrata rispetto all’utilizzo diretto delle risorse internet. Si diceva che il futuro dello shopping sarebbe stato il social commerce, l’evoluzione integrata di due esperienze: quella tipica dell’acquisto fatto online, l’eCommerce appunto, e quella di partecipazione e condivisione dei contenuti del brand, a cui ci leghiamo in virtù dell’acquisto.

Con non poco scetticismo, visti i comportamenti effettivi del nostro mercato.

Ma già nel 2009 si iniziava a parlare delle possibilità di crescita dentro la crisi proprio grazie al web e i trend relativi davano comunque buoni segnali.

Nel 2010 i casi campione presi in esame dalle statistiche aumentavano e, con essi, aumentavano gli argomenti legati alle attività di eCommerce relative le aziende prese in considerazione. Iniziavano le prime significative esperienze di mobile commerce e info-commerce associate.

Di lì è stata una vera e propria escalation. Fulminea.
Oggi non solo l’eCommerce ha iniziato a significare tantissimo altro, ma ha avviato direttamente e indirettamente tantissimi fattori di produzione e aumento delle performance aziendali.

Abbiamo deciso così di iniziare a parlarne in Ninja Marketing e approfondire meglio le opportunità business che, grazie all’eCommerce, le imprese hanno a disposizione in questo periodo.
Iniziamo allora la lettura con gli ultimi dati sull’eCommerce in Italia: abbiamo scoperto che ci sono almeno 10 buoni motivi anti-crisi che lo caratterizzano.

1. L’eCommerce aumenta il fatturato

Secondo lo studio L’eCommerce in Italia di Casaleggio Associati, le vendite online dal 2004 al 2010, in termini di fatturato, sono cresciute per un totale di 14.357 miliardi di euro, cioè del 43% solo nell’ultimo anno, in riferimento a 9 mercati presi in considerazione.

Al 2012 il trend positivo è stato confermato: un’ulteriore crescita del 32%, cioè pari ad un fatturato di 18.970 miliardi di euro hanno inaugurato il nuovo anno.

La rete continua ad offrire migliori possibilità -quantitative e qualitative- rispetto all’offline e molte piccole imprese si rivolgono al mondo eCommerce con nuovi obiettivi.

2. L’eCommerce è più economico

Secondo il Rapporto del settembre scorso su “L’utente italiano dell’eCommerce“, inoltre, il consumatore sceglie di acquistare online perché è più comodo, più veloce ed è assisito molto meglio.

Questo accade perché su internet è possibile raggiungere store che non si trova nelle sue vicinanze, ha una maggiore scelta sia rispetto ai prodotti che rispetto ai prezzi, può sapere cosa ne pensano altre persone che hanno già fatto quell’acquisto e, il motivo che vince su tutti, trova gli stessi prodotti ad un costo inferiore.

3. Le pmi attive online crescono di più di quelle offline

Secondo il Report di Fattore Interne, le PMI attive online crescono di più, più in fretta e raggiungono una clientela internazionale, rispetto alle PMI non presenti online o presenti passivamente.

www.fattoreinternet.it

Altri risultati della presenza sul web sono indiretti, ma molto importanti: riguardano infatti l’assunzione di nuovi dipendenti e un aumento della produzione.

4. Grazie all’eCommerce, il marketing fa molto meglio il suo dovere

La stessa analisi ha descritto in maniera approfondita anche le ricadute sul webmarketing.

Pag. 17 del report Fattore Internet

I miglioramenti si sono avuti rispetto al targeting pubblicitario e, nello specifico, il campione degli intervistati considerato ha affermato che l’eCommerce ha dato la possibilità di collaborare con i clienti per lo sviluppo dei prodotti, ha diminuito le spese in marketing tradizionale e di distribuzione ai clienti e ha semplificato il processo di acquisto (e il recupero) di nuova clientela.

5. L’eCommerce italiano potrebbe nascondere grosse sorprese per i venditori

Le piccole e medie imprese rappresentano il 99% delle aziende italiane e producono il 70% del fatturato totale, dando lavoro all’80% degli occupati.
Tra di esse, si distinguono: le PMI offline, le PMI online e le PMI online attive.
Le ultime sono quelle che negli ultimi 3 anni, nonostante la crisi, hanno aumentato più di tutte sia il fatturato che il numero di dipendenti. Senza contare che l’Italia è leader europeo sia per la penetrazione di smartphone nella popolazione, sia per traffico dati che si scambia quotidianamente, quindi si presta particolarmente bene a ricevere proposte m-commerce, come discutevamo nell’introduzione al post.

Ciò significa che il tessuto economico italiano è già idealmente una delle migliori piattaforme di lancio per le attività di eCommerce della propria azienda.

6. L’eCommerce italiano si confronta con consumatori già predisposti

Secondo il Casaleggio Associati Report 2011, “i dati indicano una buona predisposizione del consumatore italiano ad acquistare on line, una maggiore frequenza e spesa potrebbe essere incentivata da un ampliamento dell’offerta on line che in Italia rimane limitata rispetto agli altri Paesi europei”.

7. Le attività di eCommerce hanno ricadute anche sulle vendite offline

Inoltre, “il brand dei negozi online è uno dei principali fattori differenzianti: un acquirente su quattro, infatti, sa già su che sito andare per acquistare il prodotto che cerca.
Chi acquista prodotti di Elettronica di Consumo, tuttavia, tende a iniziare la propria ricerca sui siti di comparazione dei prezzi.

www.thinkstockphotos.it

Avere i propri prodotti on line per un produttore, o esporre il proprio catalogo per un negoziante può essere in ogni caso vantaggioso anche se non vende on line. La ricerca dei prodotti on line, infatti, non termina sempre con un acquisto on line. Otto italiani su dieci affermano di cercare il prodotto ed il prezzo on line e poi di recarsi al negozio fisico per acquistarlo”.

8. L’eCommerce offre ottimi benefici per il Made in Italy

…perché genera fiducia ed esporta le vendite.

I dati sulle vendite sono moto incoraggianti. Per quanto riguarda in particolare il ruolo di Marketing e Comunicazione sul Made in Italy, l’eCommerce è stimolato dalle nuove tendenze di marketing digitale e social, che aumenta la necessità e la predisposizione a dare e ricevere feedback sui prodotti più popolari e rinomati a livello internazionale.

Edelman Trust Barometer, Executive-Summary on Scribd.com

Facendo leva sul bisogno di generare fiducia per e tra i clienti stessi, molte aziende italiane, già attive in tanti diversi settori, hanno approfittato dei nuovi comportamenti sociali e delle normative europee per farsi conoscere e riconoscere.

Ciò stimola la catena della trasparenza delle proprie attività direttamente online, valorizzando da un lato la cultura del made in Italy e attivando, dall’altro, un notevole profitto di ritorno anche in termini di immagine (e personal branding per i promotori).

9. L’offerta è stimolata e si amplia

Il consumatore, con le sue scelte, determina la funzionalità delle strategie di vendita e, in questo caso specifico, sta stimolando la crescita dell’eCommerce, non solo perché ne trae soddisfazione, come abbiamo visto al secondo punto di questa lista, ma perché la sua domanda è maggiore rispetto alle risposte che provengono dai venditori.

Proprio il desiderio dei consumatori di trovare online i propri prodotti preferiti è un enorme incentivo che le PMI non possono lasciarsi sfuggire.
Vale poi la pena osservare anche il comportamento delle grandi marketplace come Amazon o eBay e consorzi come Netcomm, per fare qualche esempio, che nascono con l’intento di dare servizi per l’apertura di negozi online, all’interno di una piattaforma comune ad altri venditori, accompagnandone con mano la realizzazione completa.

Certo, gli incentivi governativi, che dovrebbero completare questo quadro, sono in gran parte assenti.
Ma la legge del mercato, per cui l’equilibrio si raggiunge e si autoregola a prescindere dalle misure prese dagli Stati, non entra con ciò in discussione, ma anzi, non dovrebbe farci perdere di vista l’enorme potere dell’incontro spontaneo tra le scelte del consumatore e le scelte del venditore, che favoriscono e non indeboliscono il commercio, online e offline.

10. L’eCommerce influisce indirettamente sulla crescita dello “stack”

Infine, l’impatto vantaggioso dell’eCommerce è quantificabile attraverso l’internet “stack”, cioè l’insieme dei settori che vengono toccati ed inclusi dalle attività del commercio online, che, dati alla mano, sta crescendo anche in questo senso.

Pag. 27 del report Fattore Internet

Dieci argomenti esemplificano, ma non spiegano a sufficienza, l’essenza dell’eCommerce.

Sul suo mondo abbiamo ancora tantissimo da raccontare, dai settori che guidano la tendenza, per la comparazione con la situazione internazionale, alle case history aziendali che vogliamo far conoscere.
Allora, se vi piace l’argomento o siete curiosi di approfondire qualcosa nello specifico, scriveteci.

Pitch yourself per una nuova tappa Brain Storming Lounge a Bologna [EVENTO]

Non manchiamo mai di invitarvi agli eventi che decidiamo di presentarvi in Sezione Startup senza una motivazione valida.

Questa volta vorrei presentarvi un’occasione dedicata al business e al mondo delle startup partendo dalla mia esperienza personale: posso affermare che è stato grazie alla mia partecipazione ad un appuntamento in calendario del Brain Storming Lounge del 2011 a Bologna che si sono aperte tante porte nei mesi successivi, con la possibilità di fare esperienze professionali e crearmi una rete di contatti fondamentali per la mia crescita.

Perché quindi secondo me dovreste farlo anche voi è veramente superfluo.

Il calendario eventi della nuova stagione

Dopo la partenza con “Italian Beauty e Innovazione: un mix vincente per startup di successo” del 29 marzo scorso, questi sono gli appuntamenti in agenda a partire dai prossimi giorni:

(1) 2 maggio 2012 – Pitch yourself: l’arte di presentare se stessi e le proprie idee

(2) 29 maggio 2012 – Social business: imprese che fanno crescere la società

(3) 26 giugno 2012 – Dalla ricerca al business: cos’è il mercato?

(4) 19 luglio 2012 – Dai Term Sheet all’Exit Strategy: strategie per lo sviluppo di start-up

Pitch yourself: giornata di networking, panel e pitch corner

Come da schema classico, la programmazione dell’evento prevede l’arrivo con registrazione, a cui segue un’ora di panel discussion e pitch corner e il momento di networking finale, con unaperitivo offerto dall’Università di Bologna, presso la Facoltà di Ingegneria.

Il panel sarà moderato da Carmelo Fontana, consulente legale presso Google e fondatore di Ukindi, Inc. e tenuto da Augusto Coppola, fondatore di InnovAction Lab, Gabriele Dini, senior investment manager presso Fondamenta SGR – TT Venture e Luca Rossettini, fondatore e CEO di D-Orbit.

Perché il tema è imparare a presentare se stessi e le proprie idee?
L’idea di fondo è quella di preparare l’imprenditore ad ottenere un finanziamento, saper convincere un potenziale cliente ed attirare nuovi membri nel proprio team.

L’iniziativa è dell’Istituto Italiano Imprenditorialità e nasce perché, per ottenere la preparazione di cui sopra, “è fondamentale saper “vendere” la propria idea, costruendo un Pitch efficace.


Nel creare una nuova start-up la capacità di presentare è altrettanto importante quanto la capacità di sviluppare idee. Questo Brainstorming Lounge rappresenterà un‘occasione unica per imparare che cos’è un Pitch e per ascoltare i consigli pratici di imprenditori ed investitori”.

Come partecipare

Per salire sul palco del Brainstorming Lounge e fare un pitch da 2 minuti oppure se si ha semplicemente un’idea, si sta avviando uuna startup e si cerca un team o, ancora, se si vuol presentare la propria startup agli imprenditori e agli investitori che partecipano all’evento, basta scrivere a mb@istitutoimprenditorialita.it entro il 30 aprile descrivendo in massimo 200 parole l’idea e/o il contenuto del pitch.

Verranno selezionati quindi due candidati per la presentazione del progetto durante l’evento stesso.

Lo stile del Brainstorming Lounge è informale e costituisce un ambiente stimolante per conoscere persone che possono aiutarci a crescere e stringere nuove amicizie.

Vi ricordo che l’evento è gratuito ma è richiesta iscrizione obbligatoria al sito Eventbrite.
Se ci andate, fatemi sapere poi com’è andata! 😉

Agent Provocateur, sexy spot tra dubbi e critiche [VIDEO]

Nata grazie all’ingegno dei romani, la lingerie femminile nel corso degli anni ha rappresentato un elemento culturale e sociale molto forte, che tutt’oggi fa parlare ancora tanto. Come nel caso dell’ultima campagna di Agent Provocateur, il cui claim recita “Sexy never take a day off“.

Fermata del bus, un malvivente approfitta della distrazione di una povera vecchina per rubarle la borsetta. Fortunatamente una coraggiosa ragazza vede tutto e parte all’inseguimento. Durante la corsa perde il vestito restando in intimo, ma ciò non la ferma di certo, riuscendo alla fine ad acciuffare il ladro saltandogli letteralmente addosso.

Il montaggio dinamico del video accentua l’azione dell’inseguimento, mentre i rallenty sottolineano le curve della modella durante la corsa. Ma è nel concept che troviamo il vero fulcro del video, che essenzialmente ruota attorno a due punti: l’idea dell’inseguimento tra buoni e cattivi, elemento classico della comicità, e il corpo nudo della modella, evidenziato da una lingerie accattivante, che attira l’attenzione degli spettatori.

Sfortunatamente la trovata pubblicitaria di Agent Provocateur ha riscontrato parecchie critiche, soprattutto tra il pubblico femminile, che denuncia un’enfasi impropria del nudo che rischia di scadere nella mercificazione del corpo femminile.

Ancora una volta (dopo la campagna di American Apparel, analizzata dal ninja Dario Errico aka Kismah) le pubblicità di intimo femminile hanno alzato un polverone sui limiti da mantenere. È pure vero che se non si mostra non si vende ma c’è un limite a tutto, soprattutto se lo spot manca di creatività e originalità. Voi cosa ne pensate, Agent Provocateur ha fatto un passo falso?

Sabato 28 aprile Fausto Mesolella a Studio35 Live


Un altro grande evento, un altro grande nome, altra grande musica.

Studio35Live accoglierà in “segreto” un altro grande artista dello scenario della musica italiana: FAUSTO MESOLELLA.
Chitarrista, arrangiatore, autore, produttore, è di quelli che si possono definire artisti completi.

Storico chitarrista degli Avion Travel, esordisce come solista combinando la canzone italiana con grandi suggestioni mediterranee.

Ha collaborato anche con Nada, Gianmaria Testa, Samuele Bersani ed altri grandi personaggi.
La sua musa ispiratrice è il Jazz, che Fausto mescola abilmente ad altri generi per arricchire di colori la sua tavolozza.
Per lui: “Jazz vuol dire essere completamente liberi”.
La sua è una musica che all’apparenza preferisce la sostanza.

Attitudine e qualità fanno di Mesolella un graditissimo ospite di Studio35Live che lo accoglierà:  SABATO 28 APRILE.

Ma ci tocca ricordarvi che, come sempre,  i nostri sono concerti sono in realtà le registrazioni della trasmissione cross mediale STUDIO35Live che prevedono la partecipazione di un “pubblico di intimi”: questo significa che bisogna aggiudicarsi i posti.

E allora, che cosa aspettate?

Anche questa volta per partecipare all’evento dovrete scrivere a:pubblico_studio35@live.it e si aggiudicheranno i 10 posti gratuiti ad evento, scrivendo nell’oggetto “I’m a NINJA!“, i ninjetti più veloci!

Coachella Art & Music Festival, i look più belli

Direttamente dalla perennemente assolata California, arrivano le tendenze dell”estate che sta per arrivare. Al Coachella Art and Music Festival, storico ed annuale party che ha luogo nel bel mezzo del deserto, coloratissime folle di persone affollano incredibili eventi a bordo piscina, dimostrandosi così uno spaccato affidabile di quelle che andranno ad essere le mode che a breve ritroveremo nelle spiagge e nelle nostre città. Accessori piumati, shorts con la vita alta e maxi abiti coloratissimi. Ecco tutto quello che non potete perdervi. [nggallery id=14]

UPPLEVA di Ikea arriva al Conan O'Brien Show [VIDEO]

Il successo di Ikea in tutto il mondo è stato determinato da fattori come il costo conveniente dei prodotti e la componibilità delle scelte d’arredamento. Ma nell’immaginario di tutti all’azienda svedese si associa primariamente l’idea di “mobili da montare“: facile allora che, all’annuncio di Ikea di lanciare sul mercato anche un televisore, si incappi subito nell’ironia di un allusivo riferimento alla pratica aziendale di fornire smontato ogni prodotto.

Lo avranno probabilmente detto o scritto un pò tutti nel vedere lo spot di UPPLEVA , ma Conan O’Brien ne ha fatto una piccola video parodia per il suo show televisivo: un’attrice ridoppia la voce dell’interprete dello spot mentre una coppia decide di assemblare il nuovo acquisto Ikea, dotato di almeno qualche centinaia di pezzi. Ma non c’è da preoccuparsi, il manuale di istruzioni è incluso!

Il video è simpatico e ci fa ridere perché mette in scena un pensiero comune e riprende uno spot che già di per sé colpisce per la sua ironia. Magari l’idea di Ikea non avrà convinto proprio tutti, ma ormai abbiamo imparato che raccogliere parodie (quando non a scopo diffamatorio o derisorio) è spesso sinonimo di “aver fatto centro”, almeno nella comunicazione.
Se poi l’incubo brugola colpirà davvero, non possiamo certo saperlo  😉

Tutti i segreti di Google+ nell’ebook di Guy Kawasaki [RECENSIONE]

Google+ prima odiato e ora amato. Dopo essere stato ampiamente criticato, denominato “ghost town” e dichiarato un fallimento, negli ultimi mesi ha iniziato ad essere rivalutato. Questa inversione di rotta è sicuramente influenzata dagli early adopter che ne hanno capito subito le potenzialità e che dopo un periodo di analisi e sperimentazioni hanno iniziato ad usarlo assiduamente, assumendo così il vero ruolo di influencer: incuriosendo i propri follower a provare Google+.

Alcuni hanno quasi del tutto incentrato la loro presenza sui social network prevalentemente su Google+, come ha affermato Guy Kawasaki in un intervista su Social Media Examiner.

Proprio Guy Kawasaki ha anche scritto What the Plus! Google+ for the Rest of Us un manuale molto utile per coloro che vogliono affacciarsi a Google+… e noi lo abbiamo letto per voi 😉


Il primo capitolo è dedicato ai plus di Google+ e a ciò che lo differenzia dagli altri social network.


Viene sottolineata quindi l’importanza di scegliere i giusti strumenti per il proprio lavoro.

“Non tutti dovrebbero usare Twitter o Facebook o Google+, perché ognuno ha delle esigenze diverse. Inoltre questi servizi non si escludono a vicenda, quindi ognuno di essi può essere utilizzato in modi diversi per raggiungere scopi diversi”.

Twitter è un social network utile per conoscere le notizie in tempo reale da diverse prospettive, Facebook per conoscere ciò che accade nella vita delle persone che conosciamo mentre Google+ permette di condividere le proprie passioni, la maggior parte delle volte con persone che non conosciamo direttamente.

Nei capitoli 2 e 3 viene spiegato come iniziare ad usare Google+ iniziando con la terminologia, in modo da far capire subito le differenze e le analogie con Twitter e Facebook.

Dopo aver preso confidenza con la terminologia si può subito iniziare a cercare le persone da accerchiare, cercandole tra i propri contatti mail – gmail, yahoo e hotmail – tra i profili consigliati suddivisi per categorie – moda, musica, …. – o effettuando una ricerca con delle keyword corrispondenti ai nostri interessi. Viene poi spiegato anche come organizzare e gestire le cerchie. Vengono anche esaminati l’utilizzo degli hashtag e la sezione “temi caldi”.

I capitoli 4 e 4+ forniscono consigli su come creare un “profilo incantevole”: dall’impostazione delle foto dell’avatar e dello scrapbook alle informazioni da inserire nel proprio profilo personale.

I capitoli da 5 a 9 sono molto pratici: spiegano come commentareusare le menzionicondividere i post e analizzarne la condivisione attraverso i ripplespubblicare le foto e come si effettuano gli hangout.

Tutti questi consigli pratici sulle funzioni primarie e centrali di Google+ vengono esaminati sempre in modo da dare un valore alle nostra presenza, un valore utile alla community con la quale interagiamo su G+.

Dopo aver analizzato gli aspetti fondamentali e primari di Google+ i capitoli finali (10-14) danno consigli per i più esperti:

  • come attrarre un maggior numero di “accerchiatori”;
  • come sopravvivere e avere il proprio piccolo e personale successo pur non avendo un seguito e un nome come quelli di Guy Kawasaki;
  • come comportarsi con le persone indisponenti;
  • come – per le donne – sopravvivere in un social network dove la maggior parte degli utenti sono uomini;
  • come evitare di fare cose stupide (come chiedere alle persone perché ti hanno accerchiato o autoproclamarsi guru di un settore);
  • come ottenere aiuto sull’utilizzo di Google+ consultando le pagine G+, i gruppi e i blog dedicati a Google+.

Essendo Google+ in costante aggiornamento – vedi l’ultimo restyling grafico – anche il libro è in continua evoluzione, per questo è stata scelta in maniera smart la versione ebook. Cliccando qui trovate i link dove acquistare l’ebook a prezzi davvero speciali… qualunque sia la tecnologia su cui lo leggerete!

Se siete neofiti o non avete ancora provato Google+ siamo certi che What the Plus! Google+ for the Rest of Us vi sarà molto utile per capire “come funziona” e anche i più esperti potranno trarne diversi spunti di riflessione. Ah, e tenete d’occhio anche il blog di Guy 😉

Leadership e Corporate Governance: a lezione da Sir Cadbury

In latino il verbo “gubernare” indica “reggere il timone”, ossia governare una nave.
Infatti è proprio colui che governa la nave, il gubernator che, utilizzando l’intelletto e le proprie capacità, mantiene la rotta portando a compimento il viaggio e salvaguardando l’equipaggio.

Cosi, parafrasando un brano tratto da “De senectute” di Cicerone, Adrian Cadbury, autorità mondiale nel campo della leadership e della corporate governance, apre una lectio magistralis tenuta alla LUISS nel 2007, da cui in seguito è stato redatto un libro, Leadership e Corporate Governance, con la partecipazione di Giancarlo Bosetti e Massimo Egidi.

Nella moderna accezione, il termine gubernator può e deve essere inteso come il leader, il quale deve necessariamente essere dotato di 3 attributi fondamentali:

– Saggezza
– Esperienza
– Senso dell’orientamento.

Definiamo la Corporate Governance

Proprio partendo dalle qualità di un buon leader, ci si può riferire al tema della corporate governance, definito in prefazione da Giancarlo Bosetti, “come l’idea di una gestione aziendale che escluda ogni forma di ambiguità e che, al contrario, proponga la chiarezza e la condivisione delle regole e delle informazioni, la trasparenza, appunto, dell’ambiente gestionale e istituzionale del comando aziendale.

“Queste condizioni”, continua il direttore di Reset, “sono necessarie per consentire alla nostra cultura imprenditoriale di acquisire credibilità sul piano dei mercati finanziari internazionali, poiché consentono una attenta valutazione dei rischi e dei vantaggi che ogni progetto porta con sè.”

A tal proposito, come sottolineato da Cadbury, una buona governance promuove sia la performance dell’azienda sia la trasparenza, nonché l’assunzione di responsabilità per il modo in cui è stata realizzata.

Code of Best Practice: un perfetto sconosciuto

Sulla base di questo assunto, in Gran Bretagna è stato formato un comitato presieduto e diretto proprio da Cadbury , “UK Committee on the Financial Aspects of Corporate Governance”, che ha pubblicato un Code of Best Practice, contenente norme assolutamente non vincolanti, ma che rappresentano una serie di principi e linee guida che il comitato suggerisce alle imprese di seguire, esortando i Consigli di Amministrazione a circostanziare l’attuazione di tali regole alle proprie necessità.

In questo modo, si sono riconosciute le differenze tra le varie imprese, lasciando un margine affinche i Cda potessero conformarsi allo spirito delle raccomandazioni raccolte nel Code of Best Practice.

Guidare, non gestire!

Pertanto, se la corporate governance è il sistema che permette di controllare e dirigere le imprese, allora il compito è del consiglio di amministrazione.
Guidare, non gestire, è il compito del Cda.

Nel prendere le decisioni il Cda deve ponderare le richieste correnti rispetto ai bisogni futuri ed è proprio qui che vengono in rilievo le qualità del buon leader, già esposte in apertura.
Infatti, il Cda fungendo da ponte tra l’impresa e il mondo esterno, rappresenta la leadership nella propria azienda, poiché è sua responsabilità definire gli obiettivi aziendali e portarli a compimento.

Ma cosa è necessario affinchè un consiglio d’amministrazione sia efficace?

Il perno fondante del consiglio d’amministrazione è proprio la presenza di una pluralità di leader.
Infatti risiede nella saggezza collettiva la vera e propria efficacia del Cda.

Efficacia che dipende strettamente dalle competenze dei suoi membri e soprattutto dalle capacità del presidente di ricavare il massimo da tali competenze (ricordate il gubernator?)

Il senso dell’orientamento

Continuando sulla scia della parafrasi di “De senectute”, pare evidente che alla base di un efficace chairman vi sia un ottimo senso dell’orientamento, infatti il suo compito è quello di fissare gli obiettivi della proprio impresa e far sì che tutti li capiscano.

Non dimentichiamoci però della qualità della lungimiranza: quest’ultimo è un dono necessario per ogni buon leader. Essere all’avanguardia e giocare d’anticipo derivano dalla capacità del “gubernator” di guardare oltre il presente, verso ciò che il futuro può riservare.

Ricollegandomi all’articolo di Alessia Gambi su come creare una squadra vincente, non posso non sottolineare la necessità del gioco di squadra e del team building per una corretta e efficace gestione d’impresa.

Infatti proprio da quanto riportato nel Code of Best Practice si evince che il presidente del Cda deve formare una squadra efficace con i consiglieri stessi ed esserne allenatore prima che consigliere.

Governance non fa solo rima con performance

Uno studio pubblicato da Ira Millstein e Paul MacAvoy, dal titolo The Recurrent Crisis in Corporate Governance, ha dimostrato uno strettissimo rapporto tra buone performance dell’azienda e capacità dei membri del Cda.

“Benché i risultati non provino che esista un rapporto di causa ed effetto, a quanto sembra, negli anni Novanta, le aziende che avevano Cda attivi e indipendenti hanno conseguito risultati migliori di quelle con Cda passivi e indipendenti

Secondo Cadbury, seppure risulti impossibile dimostrare in termini matematici che una buona governance sia effettivamente la causa di una buona performance aziendale, potrebbe essere che, un Cda effettivamente competente, dotato di un chairman degno di tale carica, si trovi nelle condizioni di poter adottare valide strategie di governance.

A rafforzare la tesi dello stretto connubio tra governance e performance vi è anche un libro di Lynn McGregor, The Human Face Of Governance, in cui l’autore sottolinea cge “alla prosperità economica non si comanda. Sono le persone, il lavoro di squadra, la leadership, l’impresa, l’esperienza e la capacità a produrre prosperità. Non esiste un’unica formula che riunisca tutte queste qualità, ed è pericoloso alimentare la convinzione che norme e regolamenti sulla struttura (si pensi al Code of Best Practice) garantiscano il successo”.

Concludendo, in postfazione al testo, Massimo Egidi in una brillante analisi del discorso fatto da Cadbury, pone in risalto il fulcro di quanto detto dal Sir britannico.

Scopo di quest’ultimo è proprio quello di evidenziare come il passaggio da una leadership di tipo individuale ad una leadership di tipo collettivo possa portare dei miglioramenti concreti in termini di successo aziendale.

Oggettivamente si tratta di un un testo di grande valore, pieno di nozioni interessanti, basato su studi e esperienze concrete di una figura chiave dell’economia della regina, partito da una impresa a conduzione familiare di modeste dimensioni, per approdare alla guida di colossi come IBM, il cui fatturato è maggiore del PIL di alcune nazioni.

Il testo ha diversi pregi, tra cui è di facile comprensione e si presta ad essere esaminato e assimilato anche da chi si approccia per la prima volta alla scienza (?) della guida di un’impresa.

In più, grazie agli illustri contributi in pre e postfazione , si aggiunge un’analisi attenta dai contorni accademici e giornalistici, allargando le vedute del lettore che, accostandosi ad un approccio sia concreto che teorico, riesce a far suoi, in una semplicissima analisi mentale, i contenuti ampiamente esplicati nel testo.