Google acquista Fridge e lo integra in Google+

Gli utenti che nelle ultime ore visitano l’home page di Fridge si imbattono in questo annuncio: “Fridge is closing up shop and joining Google!”.

La notizia è stata diffusa ieri sul blog ufficiale del social network “We strongly believe in the group social experience and couldn’t think of a better place to realize our vision of bringing the nuance and richness of real-life sharing to the web as part of the Google+ Project”. I membri della community sono stati invitati a downloadare i propri dati entro il 20 agosto.

Nato nell’agosto 2010, Fridge è stato strutturato come un social network group-based: gli user possono condividere status update, commenti, foto, ma solo all’interno dei gruppi che hanno creato o di cui sono stati invitati a far parte.

Mashable ha sottolineato come l’idea si sposi con il concetto di Circles in Google+: utilizzando il servizio, gli utenti potranno così condividere foto e quant’altro con gruppi creati ad hoc, sulla base degli interessi comuni.

iPhone Voice: le 5 migliori app da utilizzare con la propria voce

Conoscete quali ammende si rischiano ad utilizzare il vostro smartphone mentre siete alla guida di auto, una moto o addirittura una bici? [fonte] Da 148 a 594 euro per chi parla al cellulare senza auricolare, con possibile sospensione della patente da uno a tre mesi. Perché allora non sfruttare tutte le potenzialità del nostro smartphone conoscendo quali sono le migliori app per utilizzarlo con la voce? Eccole di seguito testate per voi dalla Redazione Mobile.

Dragon Dictation [iOs] – Gratis

Questa è decisametne un’app in grado di farvi abituare facilmente a parlare con il vostro iphone. L’ultima versione aggiornata della app, prodotta da Nuance Communication, è dello scorso 27 giugno, ma l’app è in giro già da un po’ e resta il punto di riferimento in questa fetta di mercato. La capacità di trascrizione delle parole è davvero fluida. Così come lo sono le funzioni da attivare dopo aver scritto il testo. È possibile infatti postare sui nostri account facebook e twitter, mandare una mail o un sms. Nelle primissime versioni, paradossalmente, risultava complicato editare in modo facile manualmente le parole trascritte, problema per buona parte risolto nelle ultime versione. Decisamente da avere a portata di voce.

Dragon Search [iOs] – Gratis

Dragon Search spinge l’utilizzo della voce direttamente sul web. È in grado infatti di effettuare ricerche online con l’iPhone utilizzando la propria voce lanciando una query su vari motori di ricerca (Google, Youtube, Twitter, iTunes, Wikepedia). Anche in questo caso la dettatura risulta davvero eccezionale per il riconoscimento vocale preciso e veloce.

Google Search [iOs, Android] – Gratis

Tools della Google Mobile Apps che permette di effettuare con la propria voce diverse tipologie di ricerche, semplicemente accostando il telefono all’orecchio. Si può attivare una query fatta da una singola parola, richiedere la conversione di una valuta, interrogare il motore sulle notizie più recenti su un particolare argomento o trovare ristorante più vicino. Riconosce gli accenti in inglese americano, britannico, indiano, australiano o suddafricano, e le linque afrikaans cantonese, ceco, cinese, mandarino, coreano, francese, giapponese, italiano, olandese, polacco, portoghese, russo, spagnolo tedesco, turco e zulu. Ovviamente la app è disponibile per i dispositivi Android, e anche Blackberry.

Vox Recorder [iOs] – 1,59€

Tra le app che si attivano tramite comando vocale Vox Recorder è un’app tutta italiana che è doveroso menzionare. Viene utilizzata principalmente per scopi di sorveglianza (o spionaggio ‘-.-) perché in sostanza è in grado di attivare una registrazione in remoto quando le voci presenti in una stanza superano una certa soglia, anche molto sensibile. Chissà, forse a qualcuno di noi servirà per scoprire cosa dicono i nostri colleghi di noi quando ci allontaniamo dalla scrivania.

PocketSing [iOs] – 2,39€  &  Ocarina [iOs] – 0,79€

Ovviamente non mancano app per divertirsi con la propria voce, e probabilmente in questo settore il karaoke è un vero evergreen e Pocketsing è una delle migliori app presenti al momento sull’App Store. Tra le funzioni più interessanti, c’è quello di poter aggiungere un mix di effetti alla propria voce per personalizzare l’esibizione. Altra app molto simpatica per gli utenti appassionati di musica, Ocarina è un app per iPhone che si suona soffiando nel microfono e pigiando con le dita sul touchscreen. Può essere suonata da soli o si può improvvisare una vera e propria “iOrchestra” di strada con gli amici. Va bene non funziona esattamente con la voce, ma non vi pare comunque fondamentale per farvi esprimere il vostro talento musicale?

Ecco i link delle app da scaricare sull’App Store

Intervista a Paolo Bacilieri: Canzoni in A4

Intervista a Paolo Bacilieri: Canzoni in A4

Un foglio bianco davanti, una canzone nelle orecchie, una storia che nasce. Anzi quattro, le quattro nuove Canzoni in A4: Reptilia degli Strokes, White Winter Hymnal dei Fleet Foxes, Mercy mercy me di Marvin Gaye e Canzone ostinata dei Verdena, apparse di recente sul blog di Paolo Bacilieri, uno dei più grandi autori del fumetto italiano contemporaneo. Col suo stile originale, potente e personalissimo, ha pubblicato sia in Italia che all’estero, spaziando tra riviste specializzate (a partire da Comic Art  in Italia e A Suivre  in Francia), fumetto d’autore (impossibile non citare la serie di Zeno Porno) e produzioni seriali (come  Napoleone per  Sergio Bonelli Editore).

Curiosi di sapere come suona una Canzone in A4? Dagli schizzi su carta al libro, passando per la mostra e arrivando su computer e smartphone, Bacilieri ci racconta come nascono questi piccoli gioielli musicali.

Canzoni in A4. Perché la scelta di questo formato? Cosa rappresenta il foglio A4 ? E’ solo il tuo abituale strumento di lavoro o c’è qualcosa di più?

Il foglio A4 è un basico strumento di lavoro, mio e di tantissima altra gente naturalmente. Parlo proprio dell’umile “carta da fotocopie” da 80 grammi quella su cui si può scarabocchiare senza rimorsi magari mentre si parla al telefono. Lo faccio da anni e nel tempo ho accumulato risme e risme di disegni; studi, scemate, ritratti, appunti visivi, nature vive o morte. Una piccola parte di questo materiale nel 2008 è diventata una mostra (a Perugia presso la MioMao Gallery) e appunto un libro: Canzoni in A4Kappa Edizioni, Galleria MioMao, 2008).

Intervista a Paolo Bacilieri: Canzoni in A4
Reptilia degli Strokes, Canzoni in A4, dettaglio 

Indagando sul rapporto tra la storia breve a fumetti e la canzone, possiamo dire che entrambe queste due forme d’espressione sono legate alla questione del ritmo e dell’autoconclusività. L’aver scelto delle canzoni dipende proprio dal feeling nell’espressività di una certa cultura pop, quella dei videoclip?  E’ stato interessante avere una sceneggiatura fatta di musica e parole?

Tra fumetto e canzone c’è senz’altro qualcosa in comune, pur essendo distanti quanto la Groenlandia e la Nuova Caledonia. Non so bene se si possa avvicinare al videoclip la gratuità delle mie canzonette in A4…ma naturalmente (negli anni 80 avevo vent’anni) il videoclip è parte del mio bagaglio visivo e può capitare di ricordarli/citarli (vedi Atmosphere/Joy Division su Canzoni in A4).

Entrare “di soppiatto” nella struttura di una canzone, rubarne il testo, l’immaginario, e costruire qualcos’altro è quello che mi piace veramente fare. Spero non rimanga soltanto un esercizio di stile ma che serva a raccontare chi mi sta intorno, le cose che succedono, il mondo in cui vivo. Del resto non sono il primo né sarò l’ultimo a raccontare a fumetti una canzone, le mie preferite rimangono quelle di Robert Crumb.

Intervista a Paolo Bacilieri: Canzoni in A4
White Winter Hymnal dei Fleet Foxies, Canzoni in A4, dettaglio

Per la scelta dei singoli brani, invece, hai lavorato sull’ispirazione legata al momento, sui tuoi gusti personali o c’è un’idea più complessa dietro alle Canzoni in A4?  E’ una vera e propria playlist da sfogliare? O sarebbe il caso di chiamarlo, rimanendo nel parallelismo musicale, un “concept album”, visto anche che i personaggi che vi transitano sono quelli che hanno vissuto e che vivono nel tuo universo?

Credo che le mie scelte apparentemente incoerenti siano dettate dalla “fumettosità” di certi pezzi. Che sia dei Verdena o di Marvin Gaye, si tratta comunque di un pezzo che mi piace e che sento vicino.

A volte mi limito al “mero karaoke”, in altri casi cerco di sviluppare una ministoria. Mi piace il fatto che la musica sia assente e che lasci spazio ad una cosa terza…ho l’impressione che anche se non conosci la canzone leggendo il fumetto la musica “risuoni” internamente, nella testa di chi legge.

Come molti colleghi sono un ascoltatore ossessivo/compulsivo. Noi fumettisti inchiodati per ore ad un tavolo da disegno sopravviviamo solo grazie alla musica.  A me va bene quasi tutto R&R, Jazz, Classica,Opera lirica…Dato che ho la fortuna di lavorare in uno studio, con altre persone ascolto spesso anche la musica altrui. E la radio!

Intervista a Paolo Bacilieri: Canzoni in A4
Mercy Mercy Me di Marvin Gaye, Canzoni in A4, dettaglio

E’cambiato qualcosa quando hai iniziato a postare invece le canzoni sul tuo blog, quindi per una fruizione diversa, in rete, in digitale? Ritieni che il formato A4 sia altrettanto fruibile (e godibile) anche in questa versione? In generale, come ti trovi da fumettista sul web?

Beh non saprei, ho (come tutti!) un blog da un paio d’anni che cerco di aggiornare quando posso. L’ho aperto con un intento ben preciso: fare “territorial pissing” intorno alla storia su cui sto lavorando da almeno un decennio, ”Sweet Salgari”. Poi come spesso succede ci metto dentro un sacco di altre cose, comprese le Canzoni in A4.

Queste nel mio blog ci sono entrate da poco tempo e non mi aspetto certo rivoluzioni, ma credo che siano adatte anche a questa fruizione.  Anche dall’I-phone si possono vedere/leggere/rileggere benissimo!

In generale pur essendo un aurignazianoinnamorato della carta e dei libri fino al feticismo (uno dei motivi per cui vado fiero di lavorare per Sergio Bonelli è la ruvida cartaccia giallina dei suoi albi) ritengo il web vitale (anche) per i fumetti. Offre spazi sconfinati e democratici che piano piano li fa crescere, li rende più liberi, anche se si tratta probabilmente di una libertà condizionale.

L’altro lato della medaglia è che il web fa perdere un sacco di tempo al fumettista che  già di suo tende naturalmente al cazzeggio!

Intervista a Paolo Bacilieri: Canzoni in A4
Canzone Ostinata dei Verdena, Canzoni in A4, dettaglio

Swiss Army Slim: la pen-drive secondo Victorinox

La Svizzera, dopo aver sfornato una quantità impressionante di coltellini ed orologi, si butta anche sulle “chiavette” USB. Ed ecco che dal più storico marchio di coltelleria del mondo (Victorinox) arriva la Swiss Army Slim.

La nuovissima Swiss Army Slim è disponibile in vari colori ed è anche waterproof, caratteristica che la rende una USB-pen con uno spiccato lato rugged. Le capacità sono varie e vanno dai 4 GB ai 128 GB con dei prezzi non proprio popolari, visto che la Swiss Army Slim da 4 GB costa 40 dollari che salgono a 350 dollari per quella da 128 GB.

Oltre alla versione “normale” esiste anche la versione Slim Duo con due chiavette in un unico case entrambe della capacità di 64 GB. Che ne dite, ne vale la pena?

Appassionati della Mela desiderosi del nuovo sistema operativo, eccovi accontentati! E' arrivato Mac OS X Lion!

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Mac OS X Lion: l'evoluzione Apple

Ieri, dopo una lunga attesa, è arrivato il momento che tutti gli Apple-addicted aspettavano: il rilascio ufficiale del nuovo sistema operativo made in Cupertino: il Mac OS X Lion. Il nuovissimo OS integra alcune funzionalità degli iDevice mobili con altre funzionalità dei “vecchi” Mac, offrendo un’esperienza utente del tutto nuovo e userfriendly.

Il tutto al modico (e sorprendente) prezzo di 23,99 Euro.

Il nuovo OS di casa Apple integra in tutto 250 nuove funzionalità, tra le quali non possono passare inosservate le nuove gestures multi-touch che restituiscono un utilizzo del Mac più unico che raro.

Tra le altre funzionalità troveremo:

 – Applicazioni a schermo intero (veramente utile solo su un MacBook Air da 11 pollici)

 – Mission Control, (in pratica le applicazioni attive in multitasking verranno visualizzate in un’unica barra)

 – LaunchPad (una sorta di Springboard ricavata da iPad ma ottimizzata per Mac)

 – AirDrop (permette di condividere file attraverso la connettività WiFi con altri Mac che utilizzano MAc OS X Lion )

 – Salvataggio Automatico (vi impedirà di perdere parte di un documento se lo chiuderete per sbaglio)

 – Riprendi (a mio avviso una delle nuove funzioni più interessanti: in pratica se dovete riavviare il Mac dopo aver eseguito degli aggiornamenti, grazie a questa funzione è possibile “congelare” la vostra sessione di lavoro)

Una delle funzionalità che sicuramente farà la differenza rispetto agli altri OS in commercio è LaunchPad che rende possibile l’accesso rapido alle varie applicazioni e consente anche di organizzare in modo ordinato tutte le vostre applicazioni.

Oltre alle nuove gestures multi-touch molti aspettavano la possibilità di utilizzare le applicazioni a tutto schermo, funzionalità che personalmente trovo utile solo nel caso si utilizzi un monitor piccolo, come quello del MacBook Air in quanto salendo di dimensioni le cose potrebbero non essere poi così piacevoli in quanto a risoluzione.

Insomma a Cupertino hanno cercato in tutti i modi di standardizzare l’esperienza utente basandosi su iOS (iPad ed iPhone) e ci sono riusciti.

Mac OS X Lion: l’evoluzione secondo Apple.

La Tavola Periodica dei Caratteri Tipografici.

“La tipografia è il sistema di disposizioni di lettere, parole e testo in ogni contesto che si possa immaginare: la tipografia è ovunque. Il progettista deve imparare a usare l’elemento tipografico con la fantasia e voglia di sperimentare, sempre rispettandone regole e usi consolidati. La tipografia è manifestazione visiva della lingua, di cui utilizza tutte le qualità espressive e pratiche. Si colloca a metà strada tra l’arte e la scienza. La tipografia riguarda anche l’impostazione funzionale del carattere sia ai fini di leggibilità che della comunicazione dell’informazione.” – D.Dabner/S.Calvert/A.Casey

Vi ricordate la Tavola Periodica degli Elementi? Ideata dal chimico russo Dmitrij Mendeleev nel 1869, rappresenta lo schema con il quale vengono ordinati gli elementi sulla base del loro numero atomico Z. Noi invece vi presentiamo la Tavola Periodica dei Caratteri Tipografici, ovviamente ispirata a quella di Mendeleev, qui troviamo divisi per famiglie e classi i gruppi di font tipografici più popolari: sans-serif, serif, script, blackletter, glyphic, display, grotesque, realist, didone, garalde, geometric, humanist, slab-serif e misti.

Creata da Camdon Wilde, designer per lo studio Squidspot, quest’idea rappresenta sicuramente l’incontro tra intuito, riflessione e creatività, un punto di partenza per chiunque voglia approfondire l’argomento.

Questa tabella elenca in particolare 100 dei tipi di carattere più popolari, influenti e noti. In ogni cella è presente il font, il designer che l’ha progettato e l’anno in cui è stato creato. La classifica, stilata attraverso delle statistiche, ordina e integra diverse opinioni.

Inoltre grazie all’enorme successo avuto, lo studio Scribble On Everything ha deciso di farne dei poster, ma anche degli stickers per poter rendere al meglio questa creazione.

E se siete tra quelli amanti delle famose agende Moleskine, Engrave your Book ha curato e creato la cover per moleskine con la stessa tavola.

2D Photography e lo scatto alla Rube Goldberg [VIRAL VIDEO]

Lo studio 2D Photography, con la regia di David Dvir, per promuovere la propria attività decide di ispirarsi al fumettista Rube Goldberg e alle sue ingegnose macchine.

In questo caso specifico gli elementi utilizzati per comporre il complicatissimo macchinario sono tutti attrezzi e materiali fotografici professionali, che, dopo una serie di reazioni a catena , mostrano il lavoro dello studio fotografico (anche se sospettiamo che normalmente non si svolga esattamente in questo stesso identico modo!) .

E con un simile ispiratore, già a suo tempo amatissimo nonché vincitore del Premio Pulitzer per la Satira nel 1940, come perdere la scommessa di diventare un video virale?
Decidere di elaborare e costruire un congegno del genere solo per riuscire a scattare delle foto risulterà un po’ “macchinoso”, ma non potrà non catturare la vostra attenzione e divertirvi dal primo all’ultimo fotogramma!

Professione blogger: 10 errori pericolosi (e come risolverli)

Fare il blogger, a differenza delle dicerie, non è cosa per tutti: richiede passione, tecnica, creatività, conoscenze di comunicazione persuasiva, capacità di interessare i lettori. Questo vale indipendentemente dal fatto che si gestisca un blog personale o aziendale, nell’obiettivo di incrementare il numero di utenti. Qualche tempo fa avevamo cominciato a darvi qualche consiglio utile per scrivere post e articoli ad alto impatto curando le immagini. Continuiamo in questa direzione riportandovi un interessante studio di Social Media Examiner, che ha chiesto a un panel di esperti quali sono gli errori che i blogger compiono più spesso. Ne sono stati elencati 21, che abbiamo rielaborato e riassunto in 10 punti fondamentali: siete pronti?

#1 Non comprendere la propria audience

Un conto è avere competenze di ciò che si scrive, un altro è conoscere il proprio pubblico. Il bravo blogger deve avere in mente necessità e interessi dei suoi lettori ed il loro bagaglio di conoscenze in relazione all’argomento. Solo così le informazioni fornite saranno realmente utili e concretamente applicabili dagli utenti!

#2 Scrivere per se stessi e non ascoltare il lettori

Il blog è personale ma al tempo stesso è pubblicato in uno spazio aperto a tutti. Non dimenticatelo e siate sempre orientati al lettore! Coinvolgetelo, domandategli la sua opinione, create appositi questionari di soddisfazione. Questo vale anche per i corporate blog, spesso troppo impegnati a scrivere sui loro prodotti/servizi e poco interessati a quello che il lettore ha da dire. L’unione fa la forza, e permette di costruire un bel legame relazionale con l’utente!

Strettamente collegato a quanto detto c’è il paradosso di cercare di coinvolgere gli utenti nel post per poi non rispondere ad eventuali commenti e pensieri. Se invece rispondete, attenzione a cosa dite: troppo spesso si leggono feedback dell’autore come “si” o “grazie”, che non aggiungono valore alla discussione e non aumentano l’engagement. Applicate i principi dello storytelling e prendete tempo (almeno qualche minuto): anche una semplice risposta va strutturata e deve essere sostanziosa.

#3 Mancare di una nicchia di lettori forte coprendo troppi argomenti

Il blog nasce come uno spazio in cui il soggetto racconta le sue passioni, di cui si presume sia appassionato intenditore. E’ inutile cercare di aprire il blog a tutti, scrivendo su svariati argomenti e rischiando così di non interessare nessuno. Meglio lettori coinvolti, con cui stimolare un vero dialogo piuttosto che nn lettori sporadici, per nulla interessati alla sostanza di quello che viene scritto. Definite un gruppo di topic e mantenete la linea editoriale!

#4 Essere inconsistenti

Inconsistenza intesa sia in termini di qualità che di frequenza di pubblicazione. Il paradosso è che queste due dimensioni lavorano spesso l’una contro l’altra! Occorre dunque rispettare una certa frequenza di pubblicazione (non necessariamente 5 giorni alla settimana), senza dimenticare i contenuti. Non scrivete perché dovete, ma perché avete qualcosa da dire! Prendete tempo, informatevi, create contenuti non banali. Se effettivamente il blog nasce da una passione o parla di un’azienda interessante, gli argomenti non mancheranno e la routine diventerà poi naturale. Il segreto è dunque mantenere un certo livello di quantità e qualità.

#5 Non essere coinvolti nel processo di blogging

Come già sottolineato, gestire un blog deve essere prima di tutto una passione. Non apritelo solo per ottenere dei ritorni economici grazie alla pubblicità: non resisterete. Questi arriveranno dopo alcuni mesi, se la frequenza di pubblicazione sarà mantenuta ed i contenuti riusciranno a coinvolgere (cfr. punto 4).

#6 Non fare attenzione alla grammatica… ed alla logica!

Scrivendo per un blog anche l’autore diventa importante, a volte una mini-celebrità nel suo settore. I bassi costi di accesso all’apertura di un blog possono essere devianti, dando l’idea che per avviare un progetto di successo basti saper usare la piattaforma di publishing. Non dimenticatevi che il blogger è prima di tutto un bravo scrittore: attenzione dunque alla forma, all’ortografia, etc. La vostra reputazione online non dipende solo dai contenuti!

#7 Non sfruttare le potenzialità del linguaggio

Come nelle migliori comunicazioni pubblicitarie, il titolo e la parte iniziale del post sono fondamentali! Quante volte non avete letto un articolo online perché non ne eravate attratti? Chiedetevi allora CHE COSA non vi convinceva… Fate domande, siate ironici, pungenti: insomma, non solo non dovete fare errori di ortografia (punto 6), ma cercate anche di sfruttare le potenzialità del linguaggio.

#8 Scrivere contenuti ‘piatti’

Il bravo blogger non è un reporter, un aggregatore di notizie. Non deve limitarsi a riportare la news, ma deve entrare nell’argomento, farlo suo, informarsi, appassionarsi, cercare persone da intervistare. Deve insomma fornire una comunicazione completa.

#9 Non promuovere il proprio blog

Non basta scrivere dei buoni contenuti per essere seguiti ed ascoltati. Un buon blogger si preoccupa molto della visibilità del proprio sito. Sponsorizzatevi, dite la vostra in altre piattaforme (forum, social, etc.), ottimizzate i vostri post sui motori di ricerca inserendo keyword nei titoli, nell’URL, utilizzando SEO plugin, etc.

#10 Non credere nella forza della community

Una volta avviato il vostro blog ed ottenuti i primi risultati, pensate a come incrementarne il potenziale grazie alla collaborazione. Create una community di appassionati contributor, eventualmente individuati tra i vostri lettori più costanti ed interessati, per dare vita ad un progetto completo. Ma aprirsi alla community significa anche non rimanere chiusi in sè stessi ma cercare confronti e dialogo con gli altri blogger del proprio settore professionale. Condividere informazioni, expertise ed opinioni permette di aumentare la propria reputazione… e imparare tanto!

Allora, da bravi blogger state rispettando queste dieci regole d’oro o il post vi ha fornito spunti di miglioramento? Altri consigli da segnalare? Arriviamo a 15? 😉

Startup Britain. Le misure del governo inglese al servizio delle startup.

Dopo la serie di articoli, pubblicati da Carmen Meli Cesarano e  riguardanti i programmi governativi che alcuni stati del mondo (Israele, Estonia, Cile e Brasile) hanno messo in atto al fine di incentivare la cultura delle startup, oggi andremo a descrivere le azioni proposte dal governo inglese.

Il progetto, finalizzato in particolar modo allo sviluppo della piccola imprenditoria in generale, si chiama Startup Britain e attraverso una serie di misure specifiche si pone come obiettivo quello di incoraggiare lo sviluppo economico del paese.

Lo Startup Britain, sviluppato in collaborazione con una serie di partner privati di tutto rispetto, prevede un benefit package di 1500£ per ogni impresa che aderisce al programma. Vale la pena elencare alcuni di questi benefits, se non altro per comprendere la qualità della partnership privata che si è resa promotrice del programma:

  • la compagnia assicurativa AXA offre uno sconto del 10% sulle polizze assicurative;
  • Microsoft propone a 5000 startup corsi di formazione su come usare la tecnologia al servizio delle attività di business e marketing, incluse risorse tecnologiche del valore di 400£ per ogni impresa;
  • Google supporta le startup offrendo una somma iniziale in advertising;
  • Regus con un mese di gratis di business world membership;
  • O2 con un mese gratis di traffico telefonico;
  • PayPal con tre mesi di esclusione dalle fees per i nuovi account registrati su Powa.com;
  • Fujitsu con 30 giorni gratis per l’IT cloud.

Parallelamente a questa serie di iniziative, il governo inglese ha deciso di mettere in agenda, due misure che stimoleranno ulteriormente la diffusione della cultura delle startup, ovvero: l’incremento del sollievo fiscale del 30% (notare la differenza di termini tra l’inglese tax relief e la nostra pressione fiscale) e alcune norme che faciliteranno i meccanismi di investimento in capitale di rischio.

Sul portale Startup Britain sono inoltre presenti le migliori risorse disponibili per chiunque voglia intraprendere la carriera imprenditoriale: dalla consulenza al marketing, al supporto legale alle offerte sui servizi di cui si ha bisogno per avviare il proprio business.

Ciò che mi ha colpito in particolar modo sono le frasi, citate dal Primo Ministro Cameron, adoperate durante la conferenza stampa tenutasi il 28 marzo 2011, per introdurre il programma Startup Britain:

If you’ve been turning over a good idea for years now is the time to make something of it. If you’re working for a big firm but know you could do a better job on your own now is the time to make the leap. If you’re dreaming about starting up the next great British brand – now is the time to make it happen. There are thousands of people out there who are entrepreneurs but they just don’t know it yet. There are millions of success stories that haven’t been written yet. So seize this moment. Take these opportunities. Make it happen and together we can drive our economy forward.”

Vi confesso che per un attimo ho provato a immaginare, senza alcun successo ovviamente, un rappresentante qualsiasi della nostra classe dirigente in grado di pronuciare frasi di tal fatta. E’ evidente che da noi la “strategia dell’incoraggiamento”, o di incentivo all’autoimpiego,  soccombe davanti alla melassa mediatica  prodotta dall’attuale livello del dibattito politico. Forse…sarebbe il tempo di iniziare a prendere esempio dai nostri colleghi inglesi.

Google chiude Google Labs [BREAKING NEWS]

Dopo l’enorme successo di Google+ si respira aria di cambiamento nel mondo Google. Con un post sul loro blog ufficiale, infatti, Google comunica la chiusura di Google Labs, un incubatore che è stato utilizzato spesso per testare nuove applicazioni, nuove idee e pubblici esperimenti.

Google Labs ha però dato il via a molti progetti interessanti in questi anni. I prodotti che fanno già parte dell’incubatore saranno continuati, quelli in prova, quasi sicuramente verranno dismessi.

L’intenzione era già stata fatta trapelare nei giorni scorsi dal CEO Larry Page e oggi ne abbiamo la conferma. Con il suo nuovo approccio e la sua nuova visione del business infatti, il colosso ha deciso di dedicarsi a progetti più importanti e accantonare dopo 10 anni di onorata attività questo luogo di sperimentazione, che a quanto pare, alla luce della decisione odierna, risultava essere uno spreco di risorse.

L’innovazione non verrà però limitata. Infatti, come sostenuto nel blog:

“We’ll continue to push speed and innovation—the driving forces behind Google Labs—across all our products, as the early launch of the Google+ field trial last month showed.”

Migliorare quindi la qualità dei progetti magari riducendone il numero?

Vedremo prossimamente quali altre novità il nuovo CEO ha in serbo per noi!