Archivio per anno: 2022
Rebranding di Febbraio: Sanofi, Telekom, Balestra, Trussardi e Bricoman
/in /da Giuseppe Tempestini- Sanofi svela un nuovo marchio che unisce l’azienda sotto un unico purpose
- Telekom introduce un nuovo logo e pone la T al centro della comunicazione
- Balestra fonde il passato nel futuro e aggiorna la sua identità
- Il famoso logo del levriero di Trussardi si evolve
- Renaming e riposizionamento per la catena Bricoman che diventa Tecnomat
Flessibili, audaci e orientati al futuro. Viaggio alla scoperta dei rebranding di febbraio. Focus su strategie globali e monomarca, con inediti livelli di creatività in termini di linguaggio di design, colori e immagini.
Nuovo marchio e logo aziendale per Sanofi
Sanofi ha presentato a febbraio un nuovo marchio aziendale audace e unificante che supporta la modernizzazione e la trasformazione lanciata dall’azienda a dicembre 2019. Negli ultimi 50 anni, Sanofi è diventata un leader sanitario globale diversificato, con un ricco patrimonio di scoperte scientifiche incentrate sul paziente.
Il progetto di rebranding porta la firma di FutureBrand. L’agenzia è stata incaricata di creare un nuovo purpose e un’identità che potesse spostare la percezione del marchio Sanofi da una tradizionale “big pharma” a una moderna azienda sanitaria dedita incessantemente alla trasformazione della pratica medica.

Il nuovo logo è una rappresentazione dell’ambizione di Sanofi e si ispira a codici semplici e orientati al movimento dell’industria tecnologica.

I due punti viola incarnano il viaggio scientifico dell’azienda tra un punto di partenza e l’obiettivo finale, tra la curiosità di mettere in discussione lo status quo e le scoperte che possono sbloccare soluzioni innovative e avere un impatto positivo sulla vita delle persone.
FutureBrand ha progettato un nuovo marchio ambizioso, dando a Sanofi un’identità chiara e inviando un segnale forte all’interno e all’esterno dell’azienda.

Il nuovo logo sembra abbracciare efficacemente la grandezza dell’azienda e la statura da Big Pharma.

Le applicazioni sono relativamente semplici e hanno la giusta lucentezza, aiutano a rendere il marchio visivamente più coinvolgente e accessibile.


Per il restyling è stata creata una type family sans e serif personalizzata. La combinazione tra le due tipologie funziona bene su tutta la linea poiché condividono stessa struttura e uguali proporzioni.

I due stili di testo quando sono sovrapposti fungono da maschera, quasi come se stesse guardando attraverso un microscopio.

Il gancio visivo di immergere la “s” sotto la linea di base rappresenta un dettaglio interessante. Nello specifico il type serif sembra unico nel suo genere, come se le estremità provengano da un contagocce.

Le attuali business unit Sanofi Pasteur e Sanofi Genzyme, focalizzate rispettivamente su vaccini e cure specialistiche, e tutti gli altri marchi acquisiti, saranno unite sotto il nome e il marchio Sanofi.

Pensare, agire e comportarsi come un’unica entità con un nuovo scopo e un’identità condivisa consentirà a Sanofi di avere maggiore impatto nell’applicazione delle risorse esistenti.
Il rebranding globale di Deutsche Telekom
Deutsche Telekom proietta il marchio sulla strada del futuro con un nuovo posizionamento e un rebranding globale.

Deutsche Telekom è entrata a far parte dei ranghi degli attori internazionali di maggior successo nel settore delle telecomunicazioni. Ora sta indirizzando la sua brand identity al futuro. Il gruppo sta adattando la presenza del proprio marchio per adeguarsi alla sua strategia “leading digital telco”.

La base di partenza è il riposizionamento internazionale del marchio, che oggi sta concentrando le proprie attività sulla vita digitale, sulle attività sostenibili e sulla coesione sociale.

Con questo passaggio, l’azienda sta creando una brand experience uniforme in tutto il mondo. Il riallineamento passa attraverso un approccio monomarca coerente e un’architettura del marchio internazionale.
Un’azienda, un marchio, un’unica missione: l’approccio di Telekom al mercato globale è un pilastro fondamentale della nuova strategia aziendale, digitale e sostenibile.

Nell’ambito della sua strategia, Deutsche Telekom utilizzerà il nuovo logo del Gruppo in tutte le società nazionali che operano con il marchio T. Il logo, nella forma 1-T-1 (digit-T-digit), è la base perfetta per rilanciare una chiara architettura del marchio. La T diventa più compatta: le curve sono state ottimizzate, mentre la parte superiore, il tronco e il piede sono stati rinforzati.

Il rebranding intende creare una presenza del marchio più potente nel complesso. La riprogettazione prevede un utilizzo semplificato e una maggiore consapevolezza su tutti i punti di contatto digitali e fisici.
La T avrà un ruolo cruciale nelle comunicazioni future. Cambierà da semplice etichetta per diventare un fulcro, consentendo di adattarsi al contesto del rispettivo contenuto.

Il logo rappresenta i temi del riposizionamento ed è inteso come simbolo dell’ottimismo digitale.
Il brand purpose di Deutsche Telekom diventa “Non ci fermeremo finché tutti non saranno connessi”. La qualità e la forza delle reti e l’esperienza nell’ambito delle tecnologie digitali vanno a vantaggio di tutti e consentono alla società di affrontare ogni sfida futura.

Il magenta, il colore aziendale, rimarrà un elemento distintivo per i clienti. Pochissime aziende nel mondo sono così chiaramente identificate e richiamate in base al colore del proprio marchio.
“Abbiamo in programma di utilizzare il nome per strutturare attivamente il nostro portafoglio di prodotti internazionali in futuro, per distinguerci ancora di più dalla concorrenza” ha dichiarato il Chief Brand Officer Ulrich Klenke.

Il passaggio a livello mondiale sarà attuato nei prossimi due o tre anni. Nella prima fase, l’azienda cambierà i canali digitali, le campagne di comunicazione e le sponsorizzazioni. I cambiamenti nel mondo fisico, ad esempio sugli edifici e nei negozi, verranno implementati successivamente.
Il nuovo logo della maison Balestra
Fondata a Roma nel 1959 da Renato Balestra, l’omonima casa di moda a febbraio ha inaugurato una fase nuova, sotto la guida delle figlie del fondatore, Fabiana e Federica, e di sua nipote Sofia Bertolli.

Una naturale metamorfosi per il brand che oggi si dota di un team di giovani designer per dare vita a una nuova narrazione, capace di portare il brand nel futuro, nel rispetto dell’eredità del passato.

Libertà e forza creativa oggi rientrano in una più ampia visione di inclusione ed empowerment, coerente con la natura cosmopolita del mondo globale e interconnesso.

Nuovo logo
Un sapiente concentrato di arte, design e tecnologia Made in Italy per esaltare i principi di eccellenza e innovazione. Il nuovo logo Balestra è parte del reload strategico che il brand ha avviato proprio nel 2022.
In molti hanno subito notato la somiglianza di Balestra con l’attuale logo di Balenciaga (introdotto nel 2017) soprattutto perché i due marchi condividono le prime 4 lettere del nome.

In realtà, la nuova veste si ispira a una versione del logo disegnata a mano da Renato Balestra nel 1971.

La celebrazione dell’heritage e il chiaro collegamento al passato creano una forte ondata di rinnovamento, in grado di riflettere la visione contemporanea del marchio e la sua nuova energia creativa.
Trussardi presenta il restyling del suo levriero
Balestra non è l’unico brand in ambito fashion ad attuare un processo di rebranding. A febbraio anche Trussardi rinnova la sua identità. Il famoso logo del levriero si evolve alla vigilia del debutto dei nuovi direttori creativi Benjamin A. Huseby e Serhat Işık.
Trussardi pone le basi di un nuovo corso partendo dal logo che viene reinterpretato in chiave contemporanea.

La nuova icona appare più moderna, lineare e minimal: simboleggia l’eterno e il ciclico rinnovo della vita.

I nuovi direttori creativi Benjamin A. Huseby e Serhat Işık
Il logo sin dalla nascita è associato alla velocità e al dinamismo. Il levriero, il cane tradizionalmente utilizzato nella caccia alla lepre e prediletto dalle classi aristocratiche di tutto il mondo, è anche un potente simbolo di nobiltà.

Il levriero di Trussardi negli scatti di William Wegman per la campagna SS14
Protagonista è l’elemento grafico circolare ispirato alla simbologia mitologica dell’ouroboros, il serpente che si morde la coda che forma un cerchio senza inizio né fine.

Forme armoniche e una spaziatura più ampia segnano l’inizio di una nuova epoca per la maison che resta comunque consapevole della sua preziosa eredità. Il rilancio ufficiale di Trussardi passa attraverso la nuova collezione Fall/Winter 22-23 presentata all’ultima Fashion Week.
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Renaming: Bricoman diventa Tecnomat
I punti vendita Bricoman diventano Tecnomat, a seguito di un processo di rebranding. Bricoman Italia nasce nel 2008 con una formula pensata e strutturata per offrire ai professionisti e alle piccole imprese un modello distributivo moderno. Il cambio di insegna nasce dal desiderio e dalla necessità di radicare l’azienda nel mercato del professionale.

Il renaming intende creare un collegamento diretto con il mondo tecnico, dei professionisti della manutenzione, della ristrutturazione e della costruzione.

Per scegliere il nuovo nome sono stati coinvolti diversi clienti, sia artigiani che privati. Dai sondaggi è emerso che per il 45% dei privati il nome Bricoman evoca un luogo che “ha a che fare con il fai da te e non professionale”. Oltre a questo, il 78% degli intervistati ha dichiarato di confondere il nome Bricoman con quello di altre catene.
“Il nome Tecnomat racchiude il concetto di “materiali tecnici”, con una parola di facile lettura, che non permette errori di pronuncia e che ci caratterizza maggiormente come insegna Pro senza trascurare di rivolgersi ai privati cittadini” ha affermato Maria Tamborra, AD di Bricoman Italia.

Nel logo Tecnomat, la M rimane nella medesima posizione, i colori e il pay off “più professionale, meno caro” ribadiscono la continuità dell’identità aziendale.

Il primo punto vendita con insegna Tecnomat aprirà a marzo. Il media plan dedicato all’operazione di renaming prevede un investimento pubblicitario per il 2022 di circa 2 milioni di euro. Si prevede che il rebranding sarà completato entro l’estate.
Searchable, MyReaderNumber e Local: i digital tool della settimana
/in /da RedazioneSaresti sorpreso dalle statistiche che misurano quanto tempo perdiamo in attività non strettamente legate al lavoro a causa di una scarsa organizzazione. Per fortuna, ci sono digital tool e strumenti in grado di abbattere queste percentuali e renderci più produttivi (ma anche meno stressati).
Questa settimana vedremo insieme alcune app salva vita, che contribuiranno a ridurre lo stress grazie alle loro geniali intuizioni.
Ecco i digital tool di oggi!
LEGGI ANCHE: Stripo, Spoke e Pitch: i digital tool della settimana
Tutto e subito

Sai che rischiamo di sprecare fino al 20% della nostra settimana lavorativa cercando i file di cui abbiamo bisogno tra email, chat, cloud e storage locale? Searchable ti permette di ottimizzare la ricerca grazie all’intelligenza artificiale.
Occhio allo schermo

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Digital tool della settimana: vendere di più con il meteo

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Think globally, act locally

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Come sarà leadership del futuro? Gentile e Intergenerazionale
/in /da Giulio Beronia
- L’innovazione chiave del lavoro è nella “ripensabilità” della leadership
- I modelli di leadership cambiano verso l’adattività e lo scambio tra generazioni
- Una “Age-ile Leadership” per il futuro intergenerazionale
Più di cento anni fa, i manager e i leader sapevano esattamente cosa fare: trovare persone che svolgessero il lavoro richiesto, dire loro cosa fare e accertarsi che seguissero con precisioni gli ordini.
L’approccio ingegneristico gestionale di Taylor rese scientifico questo approccio: gli ingegneri industriali mappavano i processi di lavoro efficienti e i capi si accertavano che il lavoro venisse svolto. Col passare del tempo le cose sono cambiate e i lavoratori hanno portato nuove abilità e attitudini al lavoro, con tutta la reticenza nell’accettare delle istruzioni in maniera passiva.
La famosa teoria Y di Douglas Mc Gregor rappresentava già negli anni ‘80 uno stile diverso: ascoltare, avere fiducia nei dipendenti, incoraggiare, far assumere delle responsabilità erano i mantra; ma per quanto se ne sia parlato negli anni, la versione applicata fino ad oggi è forse un ibrido, dove in molti casi si alza meno la voce e non si impartiscono degli ordini militareschi, ma non ci sono dubbi su chi è che prende le decisioni e quale sia la piramide gerarchica delle responsabilità.
C’è da dire che i manager degli ultimi trent’anni non potevano comportarsi in modo diverso, poiché si è continuato a giudicarli e a premiarli in base a indicatori di risultato (obiettivi di vendita, di costo e i budget, etc.) Ed è così che i manager, come i capi fabbrica di cento anni fa, hanno continuato a interpretare il loro ruolo di “leader” assicurandosi che gli altri facessero il loro lavoro; in molte occasioni si sono messi a lavorare senza sosta e facendo lavorare anche gli altri nello stesso modo, indicando dettagliatamente i compiti ai propri sottoposti e addirittura, facendo alcune mansioni al posto loro.

Gli stili di leadership che hanno caratterizzato e continuano a caratterizzare le organizzazioni odierne, esprimono sostanzialmente la capacità di dare stabilità a dei piani prestabiliti, sintetizzabile nella parola “execution”.
Le pratiche di management su cui si fonda la leadership, la cultura che ne deriva, i sistemi di misurazione e controllo e (non ultimo) il processo decisionale collegato alle responsabilità, non sono state disegnate per configurarsi negli attuali sistemi valoriali che sono invece altamente dinamici, interconnessi e complessi, ma processi che hanno come principio la massima efficienza ed efficacia, dovuto proprio all’approccio “predict and control”, che si è sviluppato con la visione tayloristica delle organizzazioni produttive, imprese-macchina.
Oggi è palese che non è più possibile mantenere questo stile di gestione.
Il business è cambiato radicalmente e più volte: alcune realtà sono crollate, mentre l’ecosistema startup è cresciuto a dismisura. Per imprevedibilità degli eventi, mutevolezza degli obiettivi, velocità dell’innovazione e della tecnologia, ma anche soprattutto per cambiamento culturale.
Come ricorda Matteo Sola nella prefazione al volume di Michael Lopp, oggi la leadership è in crisi. L’idea di un capo superuomo, che ha sempre la decisione giusta in tasca e che vede più lontano di tutti è un’illusione che tutti abbiamo compreso.
I “capi” di oggi sono sfiniti, inarrivabili, affannati e appesantiti da una mole di perdite di tempo, di gangli burocratici e politici all’interno dell’organizzazione. Le soluzioni che vengono continuamente proposte e i “modelli” di leadership sono ormai centinaia e il “Leader” deve assurgere a decine di ruoli attitudinali in contemporanea: attento ai risultati ma anche alle persone, deciso ma gentile, visionario ma situazionale, aperto ma carismatico, innovatore ma garante della tradizione culturale aziendale, e così via.
Il cambiamento epocale è stato segnato anche da alcuni effetti inevitabili che oggi si palesano ancora di più.
Come veniva espresso nel 2015 dagli studi Gallup, il 75% delle persone lasciava il lavoro per “allontanarsi dal proprio manager” a un certo punto della propria carriera. Molte persone che abbandonano il proprio lavoro continuano a farlo anche a causa di un cattivo manager.
In pratica, i dipendenti possono essere attratti dai brand (e oggi forse meno di prima) ma fuggono dai manager.
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Oggi potremmo dire che con la vita “pandemica”, la causa non sia solo nella cattiva leadership. Questa è solo l’esemplificazione di quello che è un modello manageriale e organizzativo che negli anni non ha tenuto conto del benessere psico-fisico, della complessità e dell’evoluzione culturale a cui siamo arrivati.

Leadership = Management?
Un peccato originale che viene spesso compiuto in ambito aziendale è quello di utilizzare Management e Leadership come sinonimi.
Considerare la leadership come la caratteristica di chi ha il compito di guidare dei “follower” e quindi proporzionarla semplicemente alla gestione delle anime che lavorano in un team, o in un dipartimento, può essere fuorviante.
Fino a non molto tempo fa, la leadership era considerata come un ambito con competenze e caratteristiche molto distanti da quelle che contraddistinguevano il management. Principalmente a causa del tipo di funzione attribuita ai due ambiti: il management, più focalizzato sulla ricerca delle modalità operative ottimali e della corretta pianificazione per svolgere precise attività (come l’efficientamento dei processi, con orizzonti temporali definiti e guidati dal rispetto dei piani operativi); la leadership, invece, interessata a trovare il perché delle cose e con un orizzonte più ampio, alla ricerca di nuovi spazi e con una prospettiva visionaria.
Ma il vero nodo cruciale sta nel concetto di responsabilità: questa sempre di più riguarda decisioni prese in condizioni di incompletezza informativa, di incertezza e dubbio.
Quando i manager non possiedono strumenti per essere certi dell’esito delle strategie, e devono comunque decidere senza essere sicuri di poter allineare gli altri, allora in quei momenti possono dimostrare di essere anche dei leader. Si tratta di quei meccanismi di presa delle decisioni che non è il sistema (o le regole dell’organizzazione) a richiedere: perché fanno sì che il “leader” debba prenderle senza che derivino da richieste precise, e dal fatto che si deve andare oltre il confine dell’esistente, come quando si innescano i trigger dell’innovazione.

Quest’ultima, infatti, richiede l’applicazione di una leadership dalle caratteristiche più condivise e condivisibili: sfidare lo status quo, avere una visione di lungo periodo, favorire il cambiamento, saper ispirare, lavorare con le idee e le persone, e così via.
Ma come cambiano le prospettive con le situazioni, ormai consolidate, di gestione di una forza lavoro sempre più multigenerazionale?
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Leadership e nuove generazioni
Per la maggior parte delle loro carriere, ai Baby Boomers e alla Gen X è stato detto di fare le cose, raggiungere i risultati, indipendentemente da ciò che dovevano sacrificare a livello di processo. I leader sono stati identificati con quelli che lavorano a tarda notte e nei fine settimana a scapito del sonno, dell’esercizio fisico, del tempo personale e familiare.
Poiché questo è tutto ciò che sanno e che hanno imparato con l’esperienza, spesso si aspettano lo stesso dai loro dipendenti: il che purtroppo li fa apparire insensibili e indifferenti e contribuisce inevitabilmente alla discordia tra le generazioni.
Un primo cambiamento di mindset dovrebbe mirare ad aiutare i leader a capire che il loro approccio al lavoro non è salutare o sostenibile. A causa del modo in cui sono stati cresciuti e della pressione che hanno esercitato su sé stessi, le generazioni più anziane hanno un forte senso del dovere e credono che il loro team si aspetti che siano le prime a presentarsi “in ufficio” e le ultime ad andarsene, come un sergente o un capitano di una nave (tra l’altro oggi un numero significativamente inferiore di giovani ha esperienza o familiarità con la leva militare, il che aiuta a spiegare perché in strutture e luoghi di lavoro formali e gerarchici potrebbero non sentirsi a loro agio).
Spesso i senior manager non comprendono che per trovare l’energia per soddisfare le crescenti richieste della loro squadra, devono diventare più sensibili ai propri bisogni.
Colmare il divario tra generazioni deve iniziare con la convinzione che tutti i dipendenti, indipendentemente dall’età, hanno un bisogno innato di trovare uno scopo e un equilibrio nella loro vita.
Il ricambio generazionale come motore del cambiamento
Purtroppo, la maggior parte dei Baby Boomers e della Gen X è cresciuta con l’idea distorta che queste cose non siano importanti (i problemi di salute mentale, ad esempio, fino a poco tempo fa, e tuttora in molti contesti, sono considerati un tabù e non è opportuno parlarne) e questo impedisce loro di entrare in connessione con le nuove generazioni.
Se i leader hanno uno scopo e trovano un significato in ciò che fanno, influenzeranno l’intera squadra.
Se i leader hanno un’elevata energia che gestiscono bene attraverso l’alimentazione, il sonno e l’equilibrio tra lavoro e vita, desidereranno lo stesso anche per i loro dipendenti. Sfortunatamente, in pochi sono in grado di ammetterlo per paura che questo influisca negativamente sulla propria carriera.
Naturalmente, questo provoca danni su più fronti: i dipendenti senior, induriti da queste pratiche “tossiche”, si concentrano nel fare solo ciò che sanno fare meglio, sentendosi inadatti se vengono inseriti in nuovi ruoli, perdendo interesse e motivazioni. I giovani dipendenti, attratti dalla promessa di leader stimolanti che sosterranno il loro sviluppo, si sentono ingannati e se ne vanno.

Le nuove generazioni al lavoro oggi, non si accontentano di certo di una relazione “benefattore-beneficiario”, (“caro giovane, ti faccio un favore a farti crescere e lavorare con noi”): vogliono lavorare al fianco di leader che possano ispirarli, che siano autentici, con cui possono relazionarsi informalmente, e che possano sfruttare i loro attributi unici dati dall’esperienza per aiutarli a sbloccare il loro vero potenziale e diventare dei “leader del futuro”.
Da bambini, molti Millennial hanno ricevuto più attenzione da genitori e insegnanti rispetto alle generazioni precedenti. Inoltre, le nuove generazioni sono più istruite ma con meno esperienza lavorativa.
E può capitare che, al di là delle figure scolastiche e accademiche, non abbiamo mai avuto un “capo”. Questo influisce sulle loro aspettative relative a feedback, tutoring, supporto da parte dei leader e altre esperienze sul posto di lavoro.
Ricordiamo inoltre che, sebbene Internet e i social media abbiano avuto un impatto su tutte le generazioni, i Millennial e la Generazione Z non hanno mai conosciuto un mondo senza il riconoscimento immediato e continuo e l’infinita disponibilità di informazioni a cui ora abbiamo accesso. Questo non può che contribuire alle aspettative dei giovani dipendenti di una comunicazione e una conoscenza più continue e coerenti.
Secondo Lindsey Pollak, lo stile di leadership più efficace per ottenere i migliori risultati da tutte le generazioni è quello di essere dei coach. Gli allenatori guidano e supportano (invece di comandare e controllare) ogni persona per il suo più grande sviluppo del potenziale e per ottenere un risultato vincente condiviso.
Come suggerisce inoltre Rachele Focardi per far crescere tra le nuove generazioni in azienda nuovi leader è importante:
- Non “modellarli” alle regole aziendali ma aiutarli a scoprire i loro veri potenziali.
- Fare loro Empowerment e farli sentire “al sicuro”.
- Offrire loro un percorso multidimensionale verso la leadership e attraverso le esperienze di più stili manageriali diversi fra loro.
- Dare loro visibilità interna e consentire loro di avere un impatto: dalla partecipazione ai board meeting alle challenge interne su progetti trasversali.
In merito a quest’ultimo punto, come illustra Alessia Canfarini, sarà capitato a molti di essere stati coinvolti in compiti più grandi rispetto alla mansione principale del proprio lavoro: ad esempio partecipare a un evento aziendale riservato a un livello organizzativo più alto, far parte di una community professionale su temi di innovazione o a una task force per risolvere un problema specifico.
Sono queste le situazioni nelle quali per l’individuo è necessario determinare una responsabilità personale importante. In questi contesti, la capacità di esprimere “leadership” da parte di chi ha una minore seniority o esprime una posizione manageriale subalterna è soprattutto fondata sulla competenza e sulla capacità di portare un nuovo punto di vista nella risoluzione di un problema.
Le distanze organizzative si riducono fino ad annullarsi in queste circostanze e il contributo dato dal singolo viene valorizzato a prescindere da quelli che sono i job title e gli anni di vita aziendale.
In definitiva, l’abbinamento di successo tra manager e dipendente è un processo delicato, che richiede tempo e un’attenta considerazione. Non si tratta solo di obiettivi e competenze condivisi, ma di interessi, valori, rituali e stili di comunicazione complementari comuni.
Senza queste accortezze, l’organizzazione finisce per perdere sia le singole risorse senior che i giovani talenti ad alto potenziale. Allo stesso tempo, le esperienze critiche rafforzano la sfiducia reciproca e il velato risentimento tra le generazioni e, per finire, il brand subisce un enorme danno.

I leader di domani dovranno affrontare una serie completamente nuova di sfide e richiederanno una serie completamente nuova di skills per prosperare, in particolare in un mondo post-Covid. Sarà particolarmente importante essere in grado di identificare manager con una visione per il futuro e una forte mentalità intergenerazionale per supportarli in questo viaggio. Soprattutto perché le generazioni più anziane dovranno preparare le nuove generazioni a sfide che loro stesse non hanno mai dovuto affrontare.
Una “Age-ile Leadership” per il futuro intergenerazionale nelle organizzazioni
La realtà è che se il mondo è così VUCA, anche la formula magica del leader probabilmente non esiste.
Iniziano a vedersi casi in cui alcune organizzazioni hanno deciso di disfarsi della figura mitologica del leader, puntando su una crescita delle dinamiche di self-management, di governance distribuita, di gruppi di lavoro che funzionano anche senza un manager “preposto”.
Già qualche anno fa Frederic Laloux descriveva le “Teal organizations” come modello di integrazione che a “matrioska” non si pone in alternativa ai modelli già esistenti ma li racchiude e integra attraverso una visione sistemica e olistica fondata sui principi di self-management, pienezza e di proposito evolutivo.
Mentre le organizzazioni si trovano ad affrontare sfide sempre più complesse, la leadership può iniziare ad assumere caratteristiche più collaborative, assicurando una comunicazione aperta e fondata sulla fiducia, che renda possibile una vera innovazione umana e non solo tecnologica.
Edgar e Peter Schein invitano a una forma ripensata di leadership che richiama addirittura all’umiltà, basata su una profonda comprensione delle complessità legate alle relazioni interpersonali, e dove l’attenzione si focalizza sulle dinamiche di gruppo.
Sta poi prendendo forma nell’ultimo periodo anche la declinazione di una leadership “gentile”, caratterizzata dallo spirito di squadra, dal riconoscimento dei fallimenti, dal raggiungimento degli obiettivi senza imposizione di idee e metodi, non colpevolizzante e che sa ascoltare e gratificare.
Ed ecco che le parole chiave come fiducia, sincerità, trasparenza, pazienza, sensibilità e gentilezza sembrano essere gli ingredienti per una nuova leadership a più livelli: una vera chiave di volta per favorire la creatività, l’adattabilità, e l’agilità di cui le organizzazioni hanno bisogno per sopravvivere e crescere, accompagnata necessariamente da buone pratiche di feedback e delega, di gestione del tempo, dei meeting, dei one-to-one periodici, ma anche dello storytelling, della gamification e del networking.
Ma il cambio di passo per rendere attuative e concrete queste linee tracciate dagli studiosi di leadership risiede nella prospettiva intergenerazionale unita ai principi di adattività Agile HR. Tutte le generazioni vogliono, in fondo, la stessa cosa: essere riconosciute e vivere il proprio lavoro con crescita e benessere.
La disciplina Agile propone di gestire le organizzazioni sempre di più come organismi dotati di comportamenti circostanziati e le pratiche di leadership dovranno fare sempre più riferimento all’adattività e sempre meno a strutture gerarchiche rigidamente definite.

E un gruppo dirigente agile è una componente essenziale per un’impresa che sia davvero intergenerazionale.
I membri, infatti, che agiscono come un team di strategia agile sono dediti al bene superiore piuttosto che agli interessi dei propri silos e il loro scopo è quello di aiutare l’intera organizzazione ad avere successo, agendo in maniera inclusiva, comunicando in maniera autentica e trasparente, facendo da allenatori e costruendo cicli continui di apprendimento. La collaborazione trasversale tra expertise dei senior e nuove conoscenze dei junior rappresenterà sempre di più l’ibridazione delle competenze che richiedono le nuove dinamiche di mercato.
La transizione “age-ile” dei leader passa anche sulla riflessione in termini di creazione di valore per i propri team: aiutare le persone ad imparare facendo, a renderli autonomi e capaci di gestire l’azienda, concentrandosi sulla definizione delle priorità e sulla rimozione delle barriere che ostacolano i team.
Infine, abbracciare il fallimento come strada di apprendimento e miglioramento continuo rappresenta ormai il quotidiano per le organizzazioni che vogliono essere costantemente alla ricerca di un purpose: insegnare a fallire nello sviluppo di iniziative senza esporre a rischi troppo alti la propria organizzazione è un obiettivo che può essere seguito se si lavora sul cambiamento culturale tra la prospettiva di performance senza fragilità della visione adulta con la vulnerabilità e l’incertezza propria dell’impulso giovanile senza esperienza.
Volkswagen, Superdrug e Women’s Aid: i migliori annunci stampa di febbraio 2022
/in /da Fabio CasciabancaQuando si pensa a febbraio, uno degli appuntamenti che salta subito all’attenzione è il giorno di San Valentino. Nella selezione dei migliori annunci stampa del mese, non poteva quindi mancare una campagna a tema, anche se qui il taglio è abbastanza singolare: al centro, l’importanza di individuare per tempo i comportamenti “mascherati da amore”, che invece identificano un potenziale rischio, rendendo tossica la relazione.
Affrontiamo anche il tema della prevenzione del cancro al seno con la campagna di Superdrug che invita all’autopalpazione per accorgersi il prima possibile di eventuali anomalie.
Poi guida sicura, influenza e trading. Ecco i best ad di febbraio selezionati per voi dai Ninja.
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Superdrug – Itty Titty
Superdrug ha lanciato Itty Titty, la sua nuova campagna per incoraggiare le giovani dai 18 ai 35 anni alla prevenzione, controllando periodicamente il proprio seno.
Con quasi due terzi (64%) delle donne tra i 18 e i 35 anni che non fanno questo tipo di auto-controllo ogni mese e con una donna su sette colpita dal cancro al seno nel corso della sua vita, la pratica va assolutamente incentivata.
L’intenzione è quella di aumentare il livello di consapevolezza incoraggiando le donne a controllarsi regolarmente.
La campagna Itty Titty prevede la consegna di un volantino gratuito Itty Titty quando vengono ordinate online dai Superdrug Online Doctor o ritirate pillole contraccettive in quattro delle farmacie Superdrug – London The Strand, Battersea, Islington e Manchester-Piccadilly.
L’opuscolo include 12 paia di adesivi Itty Titty e incoraggia le persone ad attaccarne un paio su ogni blister, come promemoria visivo per controllare il seno alla ricerca di eventuali anomalie.



Advertising Agency: Grey, London, UK
Annunci stampa di febbraio: Saham Rakyat – Let’s Talk Stocks
Il trading azionario è spesso considerato una questione complicata: linguaggio tecnico, spesso in una lingua straniera, tendono ad allontanare il settore dalle persone comuni.
Saham Rakyat di Samuel Sekuritas (una società di consulenza finanziaria con sede in Indonesia) è convinta che ognuno di noi possa comprendere meglio il trading azionario e ha sviluppato un’applicazione per “educare” il popolo indonesiano sul tema.
Con il messaggio “Let’s Talk Stocks” abbiamo voluto rompere lo stigma e la confusione sull’argomento e aiutare a comprendere il linguaggio del trading azionario. Che non è affatto una lingua aliena.






Agency: LUP, Jakarta, Indonesia
Women’s Aid – Love Is…
La campagna pro bono Digital Out of Home e social di Engine Creative è stata realizzata per Women’s Aid e diffusa a livello nazionale il giorno di San Valentino.
Il brief ha l’obiettivo di sconvolgere le aspettative delle persone sulla festa degli innamorati, momento in cui le relazioni sentimentali sono sotto i riflettori, mostrando apertamente i segnali di relazioni malsane, controlli coercitivi, spie d’allarme.
In un giorno in cui tutti si affannano a spiegarci cos’è l’amore e cosa dovrebbe essere, Engine Creative ci mostra quello che amore proprio non è.


Advertising Agency: Engine Creative
Creative Director: Christopher Ringsell
Creative Team: Charlotte Watmough, Holly Fallows
Strategy: Katherine Morris, Kathryn Loosley
Account Management: Marianne Roberts, Katherine Thompson
Project Management: Penny McNally
Design: Tony Cianci, Joe Chakravorty, Maya Summers
Partner Credits
Marketing Assistant, J&M Brands (Netherlands): Sophie Hoyng
Brand Manager, Rocket Licensing (UK): Melissa Satterly
Joint Managing Director, Rocket Licensing (UK): Charlie Donaldson
Licensing Co-ordinator, Rocket Licensing (UK): Emily Morgan
Annunci stampa di febbraio: Volkswagen – See everything. Miss nothing.
Gli innovativi fari a matrice LED IQ.Light sono dotati di un controllo interattivo della luce che rende la guida notturna più confortevole, in modo da aumentare al massimo la sicurezza.
Vedere tutto per non perdersi nulla (proprio come farebbe un gufo).

Advertising Agency: DDB Azerbaijan, Baku, Azerbaijan
Creative Director: Vassilis Panagiotopoulos
Senior Art Director: Shahin Aliyev
Copywriter: Vassilis Panagiotopoulos
Pitkin County COVID-19 Response and Recovery – Oh, the places Flu will go
“Oh, the places Flu will go” è la campagna di Pitkin County COVID-19 Response and Recovery per sottolineare quanto sia importante non sottovalutare la necessità del vaccino anti influenza, anche se i riflettori sono stati per lungo tempo puntati sulla profilassi contro il COVID.
In questa creatività, “Influenza” viene personificata e collocata in ambienti familiari che tutti frequentiamo, come autobus e supermercati. Per questo, conviene adottare misure in grado di difenderci dal contagio.




Advertising Agency: Wedeln Design Company, Aspen, Colorado, United States of America
Copy Writing: Rachel Brenneman, Tracy Trulove
I segreti per far funzionare una strategia digitale: segui le dirette Ninja su Instagram
/in /da Fabio CasciabancaCon lo sviluppo incessante delle tecnologie e l’aumento progressivo della concorrenza, essere costantemente informati e aggiornati diventa un’esigenza imprescindibile tanto per le aziende quanto per le singole persone.
Il ritorno di questo investimento in termini di produttività è altissimo e i rischi di sottovalutarne l’efficacia possono condizionare seriamente la salute di un’impresa ma anche il percorso professionale di ogni professionista.
Le occasioni di specializzarsi attraverso upskilling e reskilling non mancano: esistono percorsi formativi consistenti e strutturati in grado di permetterci di acquisire competenze totalmente nuove o rinforzare gli aspetti che abbiamo tralasciato nel tempo.
LEGGI ANCHE: Digital Factory: il miglior percorso pratico per diventare Digital Strategist

A nostra disposizione ci sono molte opportunità per non rimanere indietro: webinar gratuiti, talk e seminari possono essere seguiti online in diretta (o in differita) per assicurarsi di ottenere una panoramica globale sulle novità e, perché no, individuare i temi da approfondire successivamente in un percorso più formale.
Le dirette Instagram di Ninja Academy
Per questo Ninja Academy ha stilato un calendario di appuntamenti settimanali per scovare alcuni dei più interessanti case study e commentarli con i migliori esperti di Digital Marketing in circolazione.
Il primo appuntamento è in programma mercoledì 2 marzo alle ore 13, con la Instagram Live “Fare community oggi: ironia, disagio e altri trend”.

Mirko Pallera e Adele Savarese faranno una chiacchierata con Andrea Antoni, Founder di Cose Brutte Impaginate Belle, un progetto grafico e di storytelling nato in pieno lockdown e diventato celebre con la raccolta di stories “La Situa”, e con Orazio Spoto, Instagram Expert & Presidente di Instagramers Italia, nonché docente del corso “Instagram Royale” e co autore, con Antoni, del libro “Instagram Community Creatività”.
Ecco alcune delle domande a cui Andrea e Orazio risponderanno durante la diretta:
- Cosa fa funzionare oggi una community?
- Quali sono le parole chiave per scatenare l’interazione?
- Quali i migliori case study a cui ispirarsi?
Al termine della live, ci sarà un annuncio importante per chi vuole rendere ancora più profondo e completo l’aggiornamento nel Digital Marketing.

Le prossime dirette Ninja in programma
Venerdì 4 marzo ore 13
Da pagina social ad agenzia creativa: il caso Legolize
con Mattia Marangon, Samuele Rovituso & Pietro Alcaro, Co founder di Legolize

Lunedì 7 marzo ore 13
Come creare un business da zero e renderlo scalabile
con Mario Di Girolamo, Business & Growth ZERO e con Alessio Pieroni, Digital Strategist, già Apple e Mindvalley
Mercoledì 9 marzo ore 13
Come costruire un piano di Influencer Marketing perfetto
con Giorgia Di Basilio, Influencer Marketing Specialist e con Lorenzo Ferrari, Founder di smarTalks
Giovedì 10 marzo ore 13
Content e social: le keyword che influenzano l’engagement
con Sergio Tranchino, Founder di Amore Asintomatico e con Gaia Banfi, SEO Copywriter
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Gli appuntamenti sono work in progress e altri eventi in diretta verranno aggiunti alla lista.
Nuovi ospiti ed esperti metteranno a disposizione della community Ninja esperienze e consigli attraverso casi di studio e best practice.
>> Segui la pagina Instagram Ninja Academy per non perdere le live e scoprire le prossime novità <<
Novità TikTok: ora i video possono durare 10 minuti
/in /da Mariagrazia RepolaCi sono tanti cambiamenti in atto nel mondo delle piattaforme social e tra queste non poteva di certo esimersi una delle più amate e utilizzate dalla gen Z, TikTok. L’annuncio è di qualche ora fa e riguarda, nella fattispecie, la durata dei video. TikTok infatti ha deciso di estendere la durata massima dei video fino a 10 minuti e non limitarla più a 3 minuti, come deciso la scorsa estate.
Come sta cambiando TikTok
TikTok nasce come piattaforma di video brevi, ma nel tempo è mutata sempre più. Una realtà che è cresciuta e sta crescendo insieme ai suoi giovanissimi utenti, anche se sempre più persone di diverse generazioni si stanno avvicinando a questo social.
E infatti sta testando da un po’ nuovi caricamenti video sempre più lunghi. Nel luglio scorso aveva esteso la durata dei video fino a 3 minuti, ma questo ultimo aggiornamento è l’aumento più grande mai realizzato, e sarà presto disponibile per tutti.

Perché estendere sempre più la durata dei video
Un portavoce dell’azienda, in una recente dichiarazione, ha affermato che l’idea di fondo di questa nuova possibilità di video più estesi è dovuta al fatto di voler aiutare le persone a esprimere senza freni tutto il proprio potenziale creativo. E con la possibilità di caricare video della durata massima di 10 minuti, non ci saranno più quei limiti che impongono un tipo di contenuto a volte troppo ridotto. Lo scopo quindi è quello di offrire alla propria community più tempo per creare e divertirsi su TikTok.
Aumentare la durata dei video per essere più competitivi con gli altri social
Sebbene la rapida ascesa di TikTok sia stata fondata su un flusso infinito di video brevi e su misura per catturare l’attenzione degli utenti, il social sta spingendo sempre più verso contenuti più lunghi da un po’ di tempo ormai. I video più lunghi consentono a TikTok di competere meglio soprattutto con YouTube, che tende a contenuti lunghi, oltre al desiderio di rivolgersi a un pubblico più variegato e aumentare il tempo di coinvolgimento complessivo sull’app.
Attenzione però…
Sta di fatto che il passaggio a contenuti più lunghi potrebbe influire negativamente su TikTok limitando la quantità di dati che può raccogliere sulle abitudini di visione degli utenti. Questo è ciò che le consente, in primo luogo, di personalizzare gli algoritmi che utilizza per attirare il suo pubblico. Ottenere la giusta lunghezza del contenuto è una sorta di equilibrio da raggiungere per rendere l’App unica.

E gli altri social?
Ironia della sorte, mentre TikTok si espande per offrire ai creator e utenti in generale dei contenuti più lunghi, i suoi rivali, spinti proprio dal suo successo, stanno facendo il contrario. Instagram ha lanciato video in forma abbreviata sotto forma di Reels, stessa cosa, di pochi giorni fa l’annuncio, anche per Facebook. YouTube ha i suoi “cortometraggi” chiamati YouTube Shorts e Snapchat i suoi Spotlight. Tutte queste realtà stanno cercando di capire come utilizzare al meglio la potenzialità dei video.
LEGGI ANCHE: I Reels arrivano anche su Facebook
Come TikTok presenterà i contenuti più lunghi?
C’è da sottolineare che i contenuti in formato più lungo sono, in generale, anche più facili da monetizzare e mantengono le persone sulla piattaforma più tempo. TikTok dovrà però capire esattamente come posizionare e presentare adesso questi video sulla sua piattaforma. Forse creerà una sezione dedicata ai video più lunghi? Gli utenti si abitueranno o si stancheranno di guardare un video più esteso non avendolo mai fatto su questo social?
Noi siamo curiosissimi!




















