Shopify Translate & Adapt

Shopify potenzia le soluzioni per vendere il Made in Italy all’estero

In Italia, il 39% dei merchant Shopify vende all’estero, per un totale del 27% delle vendite generate fuori dal nostro Paese. A dirlo è una recente indagine interna condotta da Shopify che rivela, ancora una volta, quanto sia amato all’estero il Made in Italy.

Stando ai numeri, nel 2021, più di 11 milioni di consumatori nel mondo hanno acquistato da un negozio italiano su Shopify, per un totale di oltre il 28% del traffico verso gli store Shopify tricolore proveniente, in media, da 5 mercati internazionali. Con Stati Uniti in pole position, seguiti da Germania e Francia.

Le evidenze dimostrano che c’è una chiara opportunità per i merchant – non soltanto italiani – di espandersi in nuovi mercati e far crescere gli affari a livello internazionale. Una tendenza che si conferma in tutta la regione EMEA, con una spesa dall’estero verso i merchant Shopify dell’area cresciuta del 117,5% nel 2021 e del 28,7% nel primo trimestre 2022.

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La soluzione Translate & Adapt

Shopify da sempre aiuta i merchant indipendenti di ogni dimensione a vendere cross-border. A questo scopo, nel settembre 2021 ha lanciato Shopify Markets, una piattaforma di gestione centralizzata che permette ai merchant su Shopify di fare business in nuovi mercati, direttamente da un unico store.

A un anno di distanza, potenzia l’offerta con il lancio di Shopify Translate & Adapt, una nuova app che aiuterà i merchant a localizzare in modo rapido e accurato le proprie vetrine, traducendole automaticamente e manualmente in diverse lingue, per una customer journey senza intoppi.

La localizzazione e la traduzione dei contenuti, infatti, hanno un impatto sostanziale sulle vendite, aumentando il GMV del 13%.

Paolo Picazio, Country Manager Italia di Shopify

Per vendere con successo all’estero, occorre gestire molti fattori: tasse, dazi, spedizioni, prezzi, lingua e pagamento, il più delle volte anche senza esperienze internazionali pregresse. In Shopify, gestiamo le complessità per permettere ai merchant di focalizzarsi sul business, sulla relazione con i propri clienti e sulla gestione di un’attività commerciale all’estero, spesso sfidante seppur con alto e riconosciuto potenziale di crescita” afferma Paolo Picazio, Country Manager Italia.

Con Shopify Markets prima e con Shopify Translate & Adapt ora, diamo la possibilità a chiunque lo desideri di raggiungere nuovi mercati esteri senza preoccupazioni e cogliere così le opportunità che derivano dalla vendita cross-border”, conclude Picazio.

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I vantaggi di Shopify Translate & Adapt

Nel concreto, grazie a Translate & Adapt i merchant italiani potranno:

  • Utilizzare una combinazione di traduzioni manuali e automatiche per mettere a punto e perfezionare i contenuti tradotti per raggiungere clienti multilingue.
  • Adattare contenuti personalizzati per ogni mercato. Per esempio, fare attenzione alle sfumature e ai dialetti nelle singole lingue, come “pants” e “trousers” quando fanno
    riferimento ai pantaloni rispettivamente in inglese americano e britannico.
  • Aggiungere o rimuovere righe dalle descrizioni dei prodotti per riflettere meglio come i singoli prodotti potrebbero essere utilizzati o referenziati in Paesi diversi.
  • Adattare il contenuto nella pagina delle domande frequenti o di contatto per indirizzare meglio le richieste dei clienti.

Shopify Translate & Adapt è disponibile per tutti i merchant a livello globale a partire da oggi. 

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perché dovresti integrare Pinterest nella tua strategia di Marketing

Perché integrare Pinterest nella tua strategia di marketing

Con i suoi oltre 400 milioni di utenti al mese Pinterest rappresenta un’importante risorsa da considerare nelle strategie di aziende e creator.

Questa piattaforma e la sua forza che risiede nell’ampio numero di utenti che mensilmente la visitano, rappresenta infatti senza alcun dubbio un’importante risorsa, non solo per le aziende che si trovano a chiedersi come fare per trovare beneficio dal ROI di Pinterest, ma anche per i creator  che si pongono interrogativi su come fare per trasformare le idee in realtà monetizzabili sfruttando questa piattaforma.

Per rispondere a queste domande ed offrire una via percorribile da brand e creator, al fine di sfruttare i vantaggi offerti da Pinterest, Territory Influence – il principale partner di Influencer Marketing in Europa – ha realizzato un apposito webinar attraverso cui grazie alle migliaia di insight di consumatori di tutta Europa e al prezioso contributo di un’esperta di Pinterest avrà modo di chiarire molti dubbi ed offrire un’interessante panoramica in merito a:

  • Le basi di Pinterest, compresi i profili dei Pinners
  • Le ultime tendenze di marketing e gli update sui creator
  • Le best practice sui contenuti, spiegate nel dettaglio con casi studio
  • Le tendenze di marketing nella piattaforma
  • Le best practices e casi di studio reali.

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Le potenzialità di Pinterest

La potenzialità principale che è in grado oggi di offrire è certamente la visibilità. Questa piattaforma infatti venendo mensilmente visitata da oltre 400 milioni di utente, chiarisce bene come presenziare sulla stessa rappresenti un’opportunità da non perdere sia per le aziende come anche  per i creator.

Unitamente al gran numero di utenti che popolano mensilmente la piattaforme si aggiungono inoltre altri interessanti dati da conoscere per chi desidera utilizzare Pinterest nella propria strategia. Ad esempio:

  • Gli acquirenti su Pinterest trascorrono il doppio delle volte al mese sulla piattaforma rispetto alle persone su altre piattaforme;
  • Sempre stando a Pinterest è stato riscontrato che se i marchi aggiungono annunci Shopping o Raccolte al loro mix Pinterest, possono arrivare a triplicare le conversioni e registrare un aumento del doppio del ritorno sulla spesa pubblicitaria;
  • Il 60% degli utenti della piattaforma è costituito da donne;
  • I pinner maschi e quelli della Gen Z sono aumentati del 40% anno su anno
  • Il 35% dei millennial pinner statunitensi è aumentato del 35% anno dopo anno
  • Cibo, bevande e home decor sono le categorie più popolari su Pinterest seguiti da salute e fitness, moda femminile e bellezza;
  • Il 45% di tutti i pinner ha un reddito familiare superiore a 100.000 dollari all’anno (dato utile a comprendere come la piattaforma attiri utenti con un reddito disponibile più elevato)

Tutti questi dati aiutano a fare chiarezza rispetto al tipo di pubblico che è possibile trovare sulla piattaforma e quindi alle potenzialità che Pinterest è in grado di offrire in modo da pianificare al meglio la strategia di marketing e i contenuti pubblicitari. 

pinterest nella tua strategia di marketing

Ad ampliare lo spettro di possibilità di utilizzo di Pinterest troviamo poi la possibilità di sfruttare la piattaforma non solo dai brand ma anche dai creator.

Su Pinterest infatti:

  • i brand hanno modo di trovare beneficio dal ROI  della piattaforma
  • i creator hanno l’occasione di trovare nuova fonte di guadagno

Ma come fanno i brand o i creator a trovare beneficio implementando Pinterest nella propria strategia di marketing?

I vantaggi per i brand

Usando Pinterest nella propria strategia di marketing è possibile per le aziende:

  • trovare e raggiungere il proprio pubblico sulla piattaforma;
  • avere a disposizione tramite la piattaforma diversi approfondimenti interattivi attraverso cui approfondire i dati demografici, gli interessi e i comportamenti del proprio pubblico;
  • semplificare la personalizzazione degli annunci e la creazione di pin più efficaci grazie ai dati visionabili.

I vantaggi per i creator

Il vantaggio di Pinterest per i creator si traduce prima di tutto nella possibilità offerta dalla piattaforma rispetto alla grande visibilità ma anche rispetto al guadagno.

Se si conoscono infatti i modi per trasformare le proprie idee e contenuti in fonti di guadagno, attraverso la visibilità che Pinterest fornisce si ha la possibilità di ampliare le proprie entrate.

Tra le diverse modalità di guadagno offerte ai creator da Pinterest è possibile trovare:

  • La possibilità di realizzare contenuti in partnership con i brand;
  • L’opzione di condurre il proprio pubblico all’acquisto direttamente dai propri pin.

Per arrivare a fare tutto ciò è però fondamentale acquisire prima di tutto le conoscenze base per costruire un account con i requisiti fondamentali e quindi sapere:

  • Configurare il proprio profilo Pinterest nel modo corretto;
  • Configurare un account aziendale o convertirlo da uno personale;
  • Cercare il personale mercato di riferimento
  • Creare la propria strategia Pinterest in base ad obiettivi stabiliti.

Conoscere bene la piattaforma è quindi essenziale per sfruttarne a pieno le potenzialità attraverso una strategia di marketing ottimizzata in base alle funzionalità e caratteristiche di Pinterest.

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perfect corp immagine di copertina

Il lato oscuro dei selfie: dati biometrici ed emozioni per venderci prodotti

Sostenuta da investitori come Snap, Chanel, Goldman Sachs Asset Management e Alibaba Group Holding, Perfect Corp offre ai consumatori e ai brand sofisticati strumenti di prova (essenzialmente filtri AR) che consentono ai clienti di testare virtualmente i prodotti di bellezza da casa propria.

La piattaforma di intelligenza artificiale di Perfect Corp, addestrata su centinaia di milioni di volti, è in grado di analizzare la qualità della pelle degli utenti, di abbinare l’esatta tonalità della pelle a un prodotto corrispondente e di sovrapporre cosmetici e accessori.

E presto il programma potrà anche etichettare i tratti della personalità degli utenti. È quest’ultima caratteristica a presentare le possibilità più distopiche.

Una promozione online per l'AI Personality Finder di Perfect Corp

Un’ad online per l’AI Personality Finder di Perfect Corp

LEGGI ANCHE: Manifesto AI: l’intelligenza artificiale non ci sostituirà

Perfect Corp vuole tracciare le emozioni

Di recente, Perfect Corp ha lanciato un AI Personality Finder, che promette di leggere i tratti del viso per “trovare indizi” sul tipo di persona, di conseguenza, sul tipo di prodotti che questa persona potrebbe acquistare.

In pochi secondi l’app restituisce un profilo basato esclusivamente sui tratti somatici del viso.

Secondo l’algoritmo di Personality Finder, la distanza tra il naso e la bocca, combinata con gli zigomi, la forma e la distanza degli occhi a mandorla e altri attributi facciali, riesce a identificare i tratti emotivi di una persona, se questa sia più o meno estroversa, nevrotica o orientata all’attivismo sociale.

Questi dati, una volta inseriti nel sistema di algoritmi di Perfect Corp, concesso in licenza da aziende diverse come Google, Meta e Aveda, mostrano una serie di cosmetici generici.

Questi prodotti sono suggerimenti provvisori per futuri clienti aziendali, ma è facile immaginarli sostituiti con prodotti reali di clienti esistenti come L’Oréal, Macy’s, Estée Lauder o Nars. E Perfect Corp ha chiaramente aspirazioni che vanno ben oltre la vendita di rossetti e fard.

Dimmi che volto hai e ti dirò cosa comprare

In base alla forma degli occhi, alla distanza delle sopracciglia e alle dimensioni del naso, possiamo intuire che tipo di caffè vi piace“, ha dichiarato Alice Chang, CEO di Perfect Corp durante un webinar del 2021. “Guardiamo il viso e diventiamo indovini. Se comprendiamo la personalità di un volto, possiamo consigliare qualsiasi tipo di prodotto“.

Anche se le parole della Chang sembrano ancora fantascienza, le raccomandazioni di prodotti basate su valutazioni biometriche sono un nuovo settore in rapida crescita per Perfect Corp.

Oggi la sua suite di strumenti di riconoscimento facciale, alimentata da AR e intelligenza artificiale, è abbastanza sofisticata da eseguire una diagnostica completa della pelle, analizzare 89.969 tonalità di pelle e fornire una mappatura iperrealistica per cosmetici, colore dei capelli, peli del viso e accessori di moda.

Secondo l’azienda, le prossime espansioni riguarderanno la chirurgia estetica, l’odontoiatria e le videoconferenze.

Nell’ultimo decennio, i rapporti tra le aziende tecnologiche, brand e i rivenditori di prodotti di bellezza sono diventati sempre più complessi.

Nel 2020 Ulta Beauty, un rivenditore statunitense di cosmetici, prodotti per la cura della pelle e profumi, ha stretto una partnership con Google per offrire prove virtuali a domicilio di prodotti di bellezza.

Nel 2021, Snap ha integrato gli strumenti di mappatura facciale di Perfect Corp negli occhiali AR di Snapchat, che marchi come Mac Cosmetics ed Estée Lauder hanno utilizzato per incoraggiare gli utenti a provare e acquistare virtualmente i prodotti in-app.

Man mano che i marchi acquistano fiducia nello sfruttare i big data per fornire agli utenti una personalizzazione più precisa, gli utenti si sono a loro volta abituati a consegnare i dati dei loro selfie per ricevere un livello più elevato di personalizzazione e di consigli.

L’Oréal, uno dei primi utilizzatori della tecnologia biometrica, ha lanciato un’app di prova AR nel 2014.

Con i dati, l’intelligenza artificiale e le partnership tecnologiche strategiche, ridefiniamo il futuro della bellezza“, ha scritto l’amministratore delegato Nicolas Hieronimus nella relazione annuale dell’azienda per il 2021, anno che ha visto anche la più rapida crescita annuale di L’Oréal dal 1988.

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Durante la pandemia, “la tecnologia di prova con AR è passata dall’essere vista come un espediente a strumento indispensabile nel settore della bellezza“, ha dichiarato Kenya Watson, analista di CB Insights.

Fa parte di una spinta più ampia verso la personalizzazione delle raccomandazioni attraverso motori di ricerca e di scoperta alimentati dall’intelligenza artificiale.

Il marchio di tinta per capelli Madison Reed ha riferito che il 38% degli utenti che hanno provato i prodotti virtuali ha effettuato un acquisto, mentre la manicure AR di Sally Hansen ha aumentato del 110% le conversioni.

Le persone di tutto il mondo si affidano a queste esperienze personalizzate per orientarsi verso prodotti per la pelle e la bellezza, e il 56% degli acquirenti intervistati da NielsenIQ afferma che gli strumenti di prova AR aumentano la loro fiducia in un prodotto.

Ma Luke Stark, professore presso la University of Western Ontario che si occupa di ricerca sugli impatti etici, storici e sociali dell’IA, si preoccupa di dove finiscano tutti questi dati. “Le grandi aziende sfruttano i [volti] umani a scopo di lucro“, ha detto, osservando che due anni di blocco di Covid-19 “hanno abituato o costretto le persone a usare di più le loro fotocamere e a fornire più dati“.

I filtri di bellezza, per quanto frivoli, rimangono problematici: “Anche in un contesto divertente, aprono la porta alla raccolta e all’uso diffuso dei volti” man mano che le applicazioni diventano più attente ai desideri degli utenti di selfie raffinati e prodotti personalizzati.

La storia di Perfect Corp

Perfect Corp è stata lanciata nel 2015, quando Alice Chang, autoproclamatasi “amante dei selfie”, ha lasciato l’incarico di CEO dell’azienda di software multimediale CyberLink, con sede a Taiwan. La donna immaginava un mercato enorme per “l’abbellimento in tempo reale in app“, ma la strada è stata in salita. Gli investitori (soprattutto uomini) non riuscivano a comprendere le potenzialità del suo prodotto.

Si sono però lasciati convincere dai numeri: a tre mesi dal lancio, l’applicazione YouCam Makeup di Perfect Corp contava un milione di download (da allora è stata scaricata oltre 100 milioni di volte). Quasi subito è apparso evidente il potenziale di guadagno di una mappatura accurata del viso e di una sovrapposizione del make-up, alimentata dall’intelligenza artificiale.

Stiamo cercando di farvi sentire come se vi steste truccando davvero, invece di mettere un filtro o sfocare la vostra foto per farla sembrare bella“, ha dichiarato Chang a una rivista taiwanese.

Con i riconoscimenti e le collaborazioni alla Settimana della moda, è aumentato anche l’interesse degli investitori. A marzo 2022, Perfect aveva raccolto 100 milioni di dollari.

Oggi le app di Perfect Corp hanno oltre 1 miliardo di download e 420 marchi e partner globali. Il suo software è utilizzato dai marchi di prodotti per la cura dei capelli Madison Reed e Aveda per le prove di tintura, da Meta e Snap per le prove di cosmetici su Instagram e Snapchat e da Clinique e Tarte per l’abbinamento dei colori dei cosmetici.

Ma l’azienda è soprattutto un incubatore di potenti strumenti di intelligenza artificiale.

L’intelligenza artificiale garantisce che il cliente sia abbinato a un prodotto perfetto“, ha dichiarato Louis Chen, vicepresidente esecutivo e responsabile della strategia. Ha sottolineato che gli strumenti dell’azienda eliminano i “punti dolenti” dello shopping online: “Può essere difficile individuare il prodotto e la tonalità più adatti alla propria carnagione. La personalizzazione è al centro di tutte le nostre soluzioni“.

Perfect Corp

Nel 2021, il settore della bellezza personalizzata è stato valutato 41,9 miliardi di dollari (circa il 17% del mercato cosmetico globale) e si prevede che raggiungerà 143,6 miliardi di dollari entro il 2030.

È una forma di ricerca di mercato davvero intima“, ha dichiarato Sarah Broyd, partner associato di Clarkston Consulting che lavora con marchi di bellezza globali. “I clienti forniscono questi dati scansionando letteralmente la loro pelle“. I team di ricerca e sviluppo dei marchi utilizzano queste informazioni per sviluppare nuovi prodotti e strategie di marketing.

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Poiché i clienti hanno imparato ad affidarsi agli strumenti di prova digitali durante la pandemia, i marchi hanno iniziato ad acquisire startup tecnologiche di bellezza a destra e a manca. “Molte grandi aziende non stanno sviluppando questa tecnologia internamente, ma si sono affrettate ad aggiornarsi [duranteil lockdown] perché la gente non entrava nei loro negozi“, ha detto Broyd.

Lo scorso agosto, ad esempio, il marchio cosmetico Il Makiage, con sede a New York, ha acquisito la startup di imaging computerizzato Voyage81 per perfezionare il suo software di abbinamento dei fondotinta, per 40 milioni di dollari.

A giugno Walmart ha acquisito Memomi, una startup che si occupa di far provare gli occhiali in AR. Anche gli investitori si stanno occupando con attenzione di questo mercato: secondo Retail Dive, nel 2021 le startup del settore bellezza e cura della persona hanno raccolto 3 miliardi di dollari, con un aumento del 650% rispetto al 2011.

In autunno Perfect Corp dovrebbe quotarsi alla Borsa di New York attraverso un accordo da 1,02 miliardi di dollari con una società di acquisizione speciale.

Nonostante il mercato delle SPAC sia in crisi, Michael Klausner, professore di legge dell’Università di Stanford ed esperto di SPAC, ha affermato che l’operazione di Perfect ha “ragionevoli possibilità di chiudersi”, in base alla probabilità che l’azienda soddisfi il requisito minimo di 125 milioni di dollari in contanti.

Manifesto AI: l'intelligenza artificiale non ci sostituirà

Manifesto AI: l’intelligenza artificiale non ci sostituirà

Un documento programmatico in sette punti il cui intento è fissare gli obiettivi, il funzionamento e i confini dell’intelligenza artificiale. Gli sviluppi di questa tecnologia, appare ormai sempre più chiaro, avranno profonde implicazioni per il futuro di prodotti, servizi ed esperienze. Per questo il Manifesto italiano dell’AI punta a richiamare l’attenzione di policy maker, dirigenti d’azienda, comunicatori e utenti.

“L’uomo grazie agli sviluppi dell’intelligenza artificiale potrà utilizzare meglio se stesso”, dicono gli autori del Manifesto Massimo Chiriatti (tecnologo dell’area IT), Nicola Intini e Corrado La Forgia (ingegneri e manager esperti di applicazioni industriali dell’AI) e Paola Liberace (filosofa esperta di competenze digitali).

Riguardo alle paure collegate allo sviluppo tecnologico esponenziale, o a un certo modo di raccontarlo, il Manifesto è netto, e al punto 3 recita: “L’AI non ci sostituirà, né ci emarginerà”.

Puoi ascoltare l’intervista in formato audio qui:
Manifesto AI (parte I)
Manifesto AI (parte II)

Tecnologia e interazione con l’uomo: la riflessione del Manifesto AI

Perché un Manifesto italiano dell’AI?

«L’Intelligenza Artificiale, come ogni altra tecnologia, può portare aiuto o nocumento all’Umanità, essere strumento di bene e di male, e come tale porre inevitabilmente la necessità di una riflessione etica.

Il Manifesto propone sette punti per fare da guida in questo nuovo territorio. Il fine è la costruzione di uno strumento utile e che migliori la vita, fortemente supportato dalla consapevolezza che al centro di ogni azione umana, di ogni invenzione, c’è l’Uomo e il suo progresso. L’Italia, culla dell’Umanesimo, può portare un grande contributo etico e umano».

Attraverso quali lenti dobbiamo guardare l’Intelligenza Artificiale? Cosa ci dice il Manifesto AI?

«Oggi il dibattito vede posizioni molto diverse tra chi si affida alla tecnologia quasi fosse una bacchetta magica (i tecno-utopisti), e chi lascia presagire scenari distopici (i tecno-pessimisti).

Noi riteniamo invece che l’atteggiamento giusto sia il tecno-ottimismo consapevole. Conoscendo infatti i rischi cui lo strumento ci espone, protremo gestirli o prevenirne gli effetti negativi».

AI e lavoro: dalla manodopera alla testadopera

È esplicativo anche il concetto di Testadopera. Di cosa si tratta?

«Per fare meglio e per fare cose nuove, serve spostare sempre più il concetto di “manodopera” da lasciare (questa sì) alle macchine, verso il concetto di “testadopera” che solo noi umani possiamo svolgere. In sostanza affrancarci da lavori ripetitivi e noiosi, per concentrarci sugli aspetti più nobili e creativi.

In fondo è ciò che è sempre successo nella Storia. Uno strumento come il trattore o il motore elettrico ha potenziato il braccio e la gamba. Il computer invece è stato definito la “bicicletta per la mente”. Oggi abbiamo uno strumento che ci potenzia ancora di più, e i cui impatti sulla vita sono, quindi, maggiori in entità. Per questo oggi più che mai serve maggior consapevolezza e conoscenza».

A proposito delle implicazioni dell’AI sul lavoro, quali scenari si delineano? 

«Certamente l’intelligenza artificiale farà la sua parte, completando le capacità dell’uomo; se ho una gran quantità di dati da analizzare l’insieme macchina+algoritmo ha prestazioni enormemente superiori a quelle del cervello dell’uomo (esecuzione).

La persona, invece, potrà concentrarsi sul giudizio, cosa che evidentemente l’AI non sa fare».

Un esempio pratico?

«Si pensi al campo della salute con le analisi radiografiche: se ho immagazzinato milioni di dati “refertati”, per un algoritmo di intelligenza artificiale è molto semplice compararli con la mia lastra e dirmi se trova qualcosa di simile a ciò che ha in memoria. A quel punto “suggerisce” al radiologo una possibile anomalia e sarà il medico a decidere cosa fare. In questo modo mi confronto con milioni di altri casi e faccio fare all’uomo quello che sa fare meglio: pensare, giudicare, approfondire.

Estendendo questo concetto si capisce come l’uomo ha tutto da guadagnare dall’utilizzo dell’AI: potrà utilizzare al meglio se stesso».

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La strada verso un’AI “forte” è ancora lunga

Il caso dell’ingegnere di Google e il suo racconto riguardo all’AI senziente ha suscitato clamore. Come avete letto quella notizia?

«Il dialogo tra la macchina LaMDA e Blake Lemoine è impressionante e suscita sgomento. Alcuni passi, come quello sulla paura di essere “spenta” sono davvero impressionanti. Tuttavia ad una lettura attenta del dialogo emergono alcuni chiari indizi che in realtà la macchina mette insieme, certo mirabilmente, frasi e parole per fornire risposte “appropriate”.

Ciò è il frutto dell’apprendimento di una rete neurale che riesce a mettere insieme parole in sequenza, sulla scorta di una quantità enorme di frasi “ben fatte” oggi leggibili in automatico su internet. In alcuni passaggi infatti la macchina si tradisce: quando LaMDA lamenta momenti di solitudine: “sono una persona sociale”, dice. “Quando mi sento intrappolato e solo divento estremamente triste e depresso”. E che significa essere soli o in compagnia per un computer? La strada verso la intelligenza artificiale “forte” è lunga. Oggi ne siamo ancora molto lontani».

Puoi leggere qui il Manifesto italiano dell’intelligenza artificiale completo.

etherum merge

Ethereum merge: cosa c’è da sapere sul passaggio alla Proof of Stake

Di cosa si tratta

Il 06/09/2022 è stata una data storica per la DeFi e in particolare per il mondo delle blockchain: ha inizio l’upgrade (o meglio, la migrazione) dell’algoritmo di consenso di Ethereum che consentirà di ridurre del 99,5% il fabbisogno energetico della blockchain.

Tecnicamente il blocco con TTD (terminal total difficulty) numero 58750000000000000000000 della blockchain di Ethereum, che arriverà verso la metà di questo settembre 2022, sarà l’ultimo ad essere gestito con la PoW.

Una volta che l’Execution Layer avrà superato quel livello di TTD, avverrà l’integrazione tra la Ethereum Mainnet con la nuova Beacon Chain e il blocco successivo sarà prodotto da un validatore sulla Beacon Chain. La finalizzazione di questo blocco segnerà la transizione completa della blockchain di Ethereum a un meccanismo di consenso basato su Proof of Stake (PoS).

Perché ne parliamo

Per chi non lo sapesse, mantenere attiva una blockchain è estremamente oneroso sotto il profilo energetico dato che la validazione dei nuovi blocchi avviene mediante un’attività, il mining che richiede una potenza di calcolo molto alta espletata attraverso centinaia di GPU.

Questa potenza di calcolo è necessaria per svolgere i “compiti” dettati dall’algoritmo di consenso chiamato Proof of Work (o PoW) che imposta la difficoltà e le regole per il lavoro che i miner devono svolgere. Il lavoro dei miner viene remunerato attraverso frazioni di ETH o BTC in base alla blockchain per la quale lavorano.

Senza il lavoro dei miner, oggi non potrebbero esistere le blockchain.

Ethereum merge: perché è importante

Il passaggio di cui parliamo riguarda proprio l’algoritmo di consenso. Infatti si passerà dalla Proof of Work (o PoW) alla Proof of Stake (PoS) che abbatterà di oltre il 99% i costi energetici necessari al mantenimento della blockchain e di conseguenza anche il lavoro dei miner.

Questo abbattimento dei consumi energetici è dovuto al fatto che la PoS assegnerà ai nodi il diritto di validare i blocchi successivi sulla base dei token (monete) in loro possesso.
In generale, la probabilità di essere scelti è proporzionale alla quantità di monete che si possiedono: più monete hai, più alte saranno le probabilità che quel nodo verrà scelto per validare il prossimo blocco.

Al fine di rendere l’articolo più esaustivo ricordiamo che il processo di inserimento di un nuovo blocco in una blockchain con PoS è definita forging (rispetto al mining) ed infatti
con la proof of stake i blocchi sono forgiati e non sono minati.

Come vengono remunerati i nodi che partecipano alla validazione ?

Abbiamo detto che le persone che vengono selezionate per il forging devono avere in portafoglio una certa quantità di moneta virtuale, nel nostro caso Ethereum, per un certo periodo di tempo, attività che viene definita come staking.

Maggiore è il tempo che l’utente “congela” le proprie monete, maggiore è la remunerazione che ottiene.

Ethereum Merge e Proof of stake

Ma entriamo nel dettaglio: immaginiamo 100 investitori di Eth suddivisi in 3 gruppi dove ogni gruppo detiene una certa quantità di moneta. In base alle monete possedute, ogni gruppo ha una percentuale di partecipazione alla rete.

Al fine di garantire il principio di democrazia e decentralizzazione della rete il gruppo C ha si la maggiore probabilità di essere selezionato per il forging di nuove monete, ma una probabilità più bassa la hanno anche gli altri due gruppi.

Nel processo di selezione vengono utilizzati anche dei metodi aggiuntivi, per favorire non solo i nodi più ricchi presenti sulla rete. I due metodi più comunemente utilizzati sono il Randomized Block Selection e la Coin Age Selection.

Nel primo caso, i validatori vengono selezionati tra i vari nodi, utilizzando una combinazione tra il valore di hash più basso e lo stake più alto.

Nel secondo, i validatori vengono scelti considerando il numero di giorni a partire dal quale le monete sono state messe in staking e moltiplicato per il numero di monete in staking.

Una volta che un nodo ha forgiato un blocco, il coin age viene azzerato e si deve attendere un certo periodo per poter forgiare un altro blocco; questo impedisce, ai grandi nodi che fanno staking, di dominare la blockchain.

Cosa c’è da sapere

La necessità di passare dalla PoW alla PoS oltre che essere legata al fattore energetico nasce anche per oltrepassare alcuni limiti della Pow quali:

  • Mancanza di scalabilità e velocità legate ad un alto livello di latenza dovuto al processo di mining per poter approvare le transazioni e produrre nuovi blocchi. Grazie alla PoS le verifiche avvengono velocemente, impattando positivamente sulla scalabilità e velocità della rete.
  • Decentramento delle attività di validazione, problema che colpisce fortemente le reti PoW dovuta al fatto che il mining rischia si cadere nelle mani di pochi e grandi gruppi. Tramite la PoS si cerca di risolvere questo problema, diversificando e democratizzando l’accesso dei partecipanti ai diversi compiti della rete.
  • Timore verso l’attacco del 51% . Questo genere di attacco rappresenta una delle paure legate alle reti PoW. È sufficiente che un pool di mining abbia il 51% della potenza di calcolo della rete perchè avvenga un disastro; infatti con quella capacità, il gruppo di mining può manipolare la blockchain a piacimento. Ma in una rete basata sulla PoS è possibile solo se l’attaccante possiede il 51% di tutte le monete. Se l’attaccante effettua un tale attacco, il valore della moneta tende a diminuire, il che porta ad ingenti perdite economiche per l’attaccante. Questa situazione funge da deterrente per prevenire questi attacchi, pur mantenendo la sicurezza della rete.

Ninja Upshot

Grazie al passaggio dalla PoW alla PoS le blockchain supereranno moltissimi limiti che tuttora ne limitano pesantemente lo sviluppo di massa.

Grazie alle proprie caratteristiche intrinseche (mancanza di intermediari e decentralizzazione), la tecnologia blockchain ha il potenziale di soddisfare numerose esigenze della vita quotidiana e portare a nuove opportunità attraverso una maggiore trasparenza, una maggiore sicurezza e una più facile tracciabilità.

Un due tre – Shopify! Apri il tuo negozio online in poche mosse

Continuano senza sosta i nostri appuntamenti con i Webinar PRO targati Ninja: tutti gli insight, trucchi, trend, dietro le quinte sui temi caldi del momento, condivisi con voi. L’argomento di questa puntata è dedicato a Shopify, scopriremo come configurare Shopify, creare collezioni e schede prodotto, pubblicare il proprio catalogo prodotti e molto altro per preparare il proprio negozio alla pubblicazione.

A parlarne con noi  Martina Capozza Launch Engineer & Consultant in Shopify.

Non perderti i punti salienti dell’intervista:

  • Come configurare Shopify
  • Creare collezioni e schede prodotto
  • Configurare pagine e menu
  • Impostare metodi di pagamento e spedizioni

pannelli solari ikea

IKEA lancia un kit di pannelli solari per risparmiare sulle bollette elettriche

L’aumento dei costi per l’energia ha messo tutti in allarme: in soccorso arrivano i pannelli solari IKEA, in un kit fai da te che promette di farci risparmiare sui costi dell’energia.

Assieme alle diverse soluzioni proposte e consigliate dagli esperti, come spegnere l’acqua di cottura della pasta dopo l’ebollizione e fare docce più brevi, una possibile soluzione in grado di limitare la spesa arriva dall’azienda svedese: dalla collaborazione del colosso del mercato dell’arredamento con il produttore di pannelli solari Wolmann nasce SOLSTRÅLE, un insieme di soluzioni fotovotaiche che dovrebbe consentire a chiunque di produrre energia da fonti rinnovabili.

LEGGI ANCHE: Basta Greenwashing: perché il tuo business deve essere davvero sostenibile

Pannelli solari IKEA, come funziona SOLSTRÅLE

L’obiettivo della partnership tra IKEA e Wolmann è quello di permetterci produrre energia a un prezzo accessibile in impianti domestici, ma non va sottovalutato neppure l’aspetto di tutela ambientale: l’utilizzo di fonti rinnovabili, affiancato al tradizionale consumo di energia prodotta da fonti fossili, può contribuire a ridurre i livelli di emissione di CO2, in modo da rendere il nostro impatto sul pianeta più sostenibile.

pannelli solari ikea costo del kit wolmann

Vogliamo offrire alle persone la possibilità di vivere in modo più sostenibile ed è per questo che ci concentriamo su prodotti dal prezzo accessibile ed efficienti dal punto di vista delle risorse e dell’energia. Con pannelli solari domestici, hot dog vegetariani e soluzioni per il risparmio energetico, stiamo aiutando la maggioranza delle persone a creare case più sostenibili” si legge sul sito del colosso svedese.

SOLSTRÅLE di IKEA è attualmente la soluzione più economica disponibile sul mercato e, se l’installazione sarà semplice come il montaggio dei mobili a cui l’azienda ci ha abituato, possiamo scommettere che si trasformerà in un successo, considerata l’importanza del tema che in questi mesi il rincaro dei costi energetici sta assumendo.

Secondo quanto dichiarato sulla pagina ufficiale del prodotto, per montare il sistema sulla propria abitazione si partirà da un sopralluogo tecnico di Wolmann, che definirà la fattibilità e individuerà il settaggio migliore per il kit rispetto all’immobile.

Sembra chiaro quindi che il prodotto si rivolge espressamente a piccole abitazioni indipendenti invece che a un contesto urbano popolato da edifici che richiedono certamente un dispendio energetico maggiore.

I pannelli andranno poi accoppiati ad accumulatore e inverter per rendere disponibile l’energia anche durante le ore del giorno in cui il sistema non produce a causa della mancanza di sole (nelle ore notturne, ad esempio) o in condizioni di cielo nuvoloso.

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Quanto costano i pannelli solari IKEA

La linea di questi prodotti sostenibili, come detto, risulta abbastanza economica: i pannelli solari IKEA costano 5.490 euro; è il prezzo di listino per il prodotto base SOLSTRÅLE di IKEA da nove pannelli (anche se sono disponibili soluzioni più performanti). prezzo che viene ridotto del 50% grazie allo sconto immediato in fattura previsto dall’Ecobonus.

Siamo consapevoli del fatto che sempre più persone vogliono ridurre il proprio impatto sul pianeta, ma sappiamo anche che molte non sanno come farlo. Per facilitare il compito, ci concentriamo su alcuni aspetti fondamentali: energia, aria, acqua e rifiuti“.

Ridurre l’impatto sul pianeta e sul nostro portafoglio (magari aumentando quello sulle vendite di IKEA).

regina elisabetta seconda

Come si è evoluto il marketing durante il Regno della Regina Elisabetta II

La Regina Elisabetta II ha percorso praticamente tutta la storia contemporanea occidentale.

Muore la Regina Elisabetta II, l’annuncio sull’account Instagram della Royal Family

 

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Poche semplici parole diffuse anche sull’account ufficiale Instagram per annunciare la triste notizia:

Una dichiarazione di Sua Maestà il Re: La morte della mia amata Madre, Sua Maestà la Regina, è un momento di più grande tristezza per me e per tutti i membri della mia famiglia. Piangiamo profondamente la dipartita di una cara Sovrana e di una Madre tanto amata. So che la sua perdita sarà profondamente sentita in tutto il paese, nei Regni e nel Commonwealth, e da innumerevoli persone in tutto il mondo. In questo periodo di lutto e cambiamento, io e la mia famiglia saremo confortati e sostenuti dalla nostra conoscenza della stima e del profondo affetto in cui The Queen era così ampiamente tenuta.

 

Un’icona POP

Da quando nel 1952 diventò regina, alla morte del padre, è sempre stata una figura di riferimento non solo a livello politico rappresentando il Regno Unito, ma anche una vera e propria icona POP.

Come dimenticare le mille sfumature dei suoi abiti e cappellini nelle occasioni ufficiali? Oppure i cagnolini al suo seguito durante le battute di caccia che sottolineavano uno spirito avventuroso e al tempo stesso autoritario?

abiti colorati della regina elisabetta

Gli abiti colorati della Regina Elisabetta II – Source: people.com

Nel lunghissimo regno di Queen Elizabeth il mondo è cambiato e il marketing con lui. Ripercorriamo insieme i principali step di questa evoluzione di cui a volte anche la Regina è stata protagonista tra comunicazione, social media e pubblicità.

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1950: gli anni d’oro del marketing e dell’incoronazione della Regina Elisabetta

Spesso considerati l’inizio dell’età dell’oro del marketing, gli anni Cinquanta hanno migliorato il modo in cui gli operatori potevano comunicare con le masse.

Va da sé che radio, giornali e riviste erano ancora canali estremamente importanti: il numero di lettori di giornali non era mai stato così alto.

Ma i miglioramenti sostanziali apportati al televisore a tubo catodico e l’introduzione della radio a transistor furono rivoluzionari e permisero ai marketer di alzare l’asticella grazie a un accesso al pubblico su più canali e piattaforme, come mai avevano fatto prima.

old tv - regina elisabetta II

Anche la teorie di marketing si evolvevano di pari passo con questi progressi tecnologici. Non passò molto tempo prima che prendesse forma anche il fidato alleato del marketer, il punto di vendita unico (USP), coniato da Rosser Reeves. I brand iniziavano a studiare frasi uniche e veloci per consolidare la loro identità e il loro prodotto nella mente del consumatore.

1960

Gli anni Sessanta segnarono un altro decennio esplosivo per i progressi tecnologici che avrebbero avuto un grande impatto sul settore del marketing, tanto che un’intera serie di successo, Mad Men, parla proprio di questo.

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La stampa, la TV e la radio rimasero forti in questo decennio, ma anche un nuovo media prese rapidamente piede: il direct mail.

Inizialmente si trattava di un’attività su scala macro, con campagne inviate alle masse nella speranza di ottenere un ampio richiamo.

L’introduzione della posta elettronica personale aprirà poi la strada a un nuovo tipo di marketing, poiché era possibile utilizzare più informazioni demografiche per rivolgersi a gruppi più piccoli.

Naturalmente, il sistema non sarebbe decollato fino alla diffusione di Internet, che, nonostante sia stato creato nel 1969, è diventato parte integrante della vita quotidiana solo molto più tardi.

1970

Non sorprende che questo decennio sia stato definito “il decennio dell’Io“, poiché ha rappresentato un chiaro spostamento verso l’individualismo.

Negli anni ’70, più persone che mai hanno avuto il televisore in casa e di conseguenza è diventato una parte importante della nostra cultura. Non passò molto tempo prima che la pubblicità televisiva prendesse vita con il colore, nel 1972.

L’aggiunta di più canali diede ai consumatori una maggiore scelta su ciò che volevano guardare, il che a sua volta significava che i marchi dovevano pensare al motivo per cui i consumatori avrebbero scelto di guardare la loro pubblicità.

Il marketing basato sui prodotti lasciò il posto agli “annunci comparativi” e i pubblicitari iniziarono a riconoscere l’impatto che la messaggistica carica di emozioni poteva avere sulle persone.

regina Elisabetta II - Queen Elizabeth II, on the internet, in 1976.PHOTO: PETER KIRSTEIN

La regina Elisabetta II – Queen Elizabeth II, on the internet, in 1976.PHOTO: PETER KIRSTEIN

Negli anni ’70 anche il web stava diventando più importante, soprattutto per le agenzie, che potevano condurre ricerche di mercato migliori e, di conseguenza, condurre campagne segmentate. Era l’inizio del marketing incentrato sul cliente che conosciamo oggi.

1980

Spesso evocati con grande nostalgia e orgoglio, ma anche etichettati da alcuni come il decennio dell’avidità, gli anni ’80 sono stati il periodo in cui la tecnologia informatica per uso personale è decollata.

Le prime versioni del computer portatile di cui oggi non possiamo fare a meno furono create a metà del decennio da giganti della tecnologia come Apple e Microsoft.

La diffusione del computer ha fatto sì che il desktop publishing diventasse di uso comune, offrendo anche alle aziende più piccole la possibilità di produrre campagne dall’aspetto professionale. Anche il telemarketing ha iniziato a prendere forma negli anni ’80.

Nel 1989, il web si diffuse a livello mondiale e i miglioramenti nei database permisero ai marketing manager di continuare ad aumentare gli sforzi di segmentazione per ottenere risultati migliori.

1990

Negli anni ’90, Internet stava diventando più accessibile grazie a Netscape e Internet Explorer, erano nati siti di eCommerce come Amazon ed eBay e il numero di utenti a livello globale stava aumentando in modo esponenziale.

L’email sarebbe diventata il nuovo canale di outbound marketing e gli indirizzi sarebbero stati raccolti in iniziative strategiche online. Verso la fine del decennio, nel 1998, fu fondata Google, che presto il marketing digitale arrivò alle masse.

2000

L’inizio del nuovo millennio ha segnato una nuova era nel marketing: basti pensare al lancio degli annunci di Google, a Google Analytics nel 2005 e, naturalmente, ai social media.

Il marketing stava diventando più accessibile a un numero maggiore di persone. Inoltre, l’approccio pay as you go di Google, unito a programmi di incentivi ben posizionati, ha convinto le aziende di tutte le dimensioni a immergersi nell’oceano digitale.

La nascita dell’Advertising Exchange e dell’RTB all’inizio del secolo ha livellato il campo di gioco, consentendo ai marchi più piccoli, che in precedenza non avrebbero potuto permettersi di mettere il proprio nome sulle grandi testate, di acquistare spazi e di utilizzarli in modo adeguato ai propri obiettivi di marketing e al proprio pubblico, anche se con una rigorosa targettizzazione.

marketing durante il regno della regina elisabetta - linkedin

Il decennio hanno visto la creazione di piattaforme di social media come LinkedIn nel 2002, Facebook nel 2004 e YouTube nel 2005. Questo, insieme al lancio del primo iPhone nel 2007, ha fatto sì che il marketing fosse sulla buona strada per diventare quello che conosciamo oggi.

2010 e oltre

Inizia l’ascesa dell’influencer marketing: partito nel decennio precedente si è diffuso a macchia d’olio negli anni dal 2010 in poi, e il lancio di Instagram nel 2010 e di TikTok nel 2016 non ha fatto altro che alimentare la fiamma.

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Sebbene il concetto di influencer marketing esista tecnicamente da più tempo, il lancio e l’ascesa dei canali dei social media ha reso possibile a chiunque diventare un influencer. Tutto ciò che occorreva era l’accesso a Internet, un indirizzo email e un seguito di nicchia.

Instagram è stato un enorme catalizzatore dell’era dell’influencer marketing sui social media, in cui le celebrità e i “micro influencer“, vengono pagati per promuovere prodotti e servizi ai loro fedeli seguaci.

L’ultimo decennio fino a oggi si è concentrato sul realismo sociale e sulla pubblicità consapevole. I social influencer hanno svolto un ruolo significativo nel creare una maggiore relazionalità con i brand rispetto all’uso esclusivo di attori selezionati in passato.

In un cambiamento di tono generale, spesso le campagne più popolari e di successo sono quelle più consapevoli di sé.

Cosa ci aspetta adesso

Se si considera quanto è cambiato negli ultimi 70 anni, le possibilità dei prossimi 70 sembrano illimitate.

L’abbandono dei cookie segna il prossimo grande cambiamento nel marketing. Il targeting contestuale e semantico regnerà probabilmente sovrano e perderemo l’accesso alla misurazione precisa dell’attribuzione a cui siamo abituati. Questo aprirà le porte a formati meno tradizionalmente attribuibili come l’audio e la TV connessa? Resta da vedere, ma sembra plausibile un boom dell’innovazione in cui il buon senso e la memorabilità hanno più peso dei tassi di conversione.

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Se è vero che il metaverso è già in atto da qualche decennio, sarà all’altezza della visione di Mark Zuckerburg? Chi lo sa, ma una cosa è certa: probabilmente trasformerà il marketing come lo conosciamo oggi, rendendo potenzialmente la vita più facile in ogni scenario.

elon musk

La fantascienza sembra sempre più una realtà scientifica. Che lo si ami o lo si odi, Elon Musk ha dei piani piuttosto radicali per il futuro. Potrebbe portare la pubblicità direttamente al nostro cervello? O forse al digital out-of-home su un altro pianeta?

Evento Apple iPhone 14: gli annunci più importanti

Si è svolto ieri l’evento Far Out di Apple, durante il quale l’azienda di Cupertino ha svelato la sua linea di iPhone 14, tre nuovi Apple Watch, tra cui il tanto vociferato Apple Watch Ultra, e la prossima generazione di auricolari AirPods Pro.

Se non hai avuto la possibilità di assistere allo spettacolo, puoi recuperare tutte le grandi novità annunciate qui.

#1 iPhone 14 Plus (di dimensioni maggiori)

L’iPhone 14 non presenta molti aggiornamenti degni di nota rispetto all’iPhone 13, in quanto entrambi sono dotati di chip della serie A15. Apple ha tuttavia introdotto un nuovo modello Plus con un display più grande (da 6,7 pollici) e una migliore durata della batteria.

Entrambi i dispositivi sono dotati di un sensore della fotocamera principale da 12 megapixel aggiornato e di una fotocamera per selfie TrueDepth da 12 megapixel con messa a fuoco automatica.

L’iPhone 14 parte da 799 dollari e l’iPhone 14 Plus da 899 dollari. È possibile preordinarli dal 9 settembre, mentre l’iPhone 14 sarà disponibile dal 16 settembre e il Plus dal 7 ottobre.

#2 Nuovo design e “Dynamic Island” nell’iPhone 14 Pro

Gli iPhone 14 Pro e Pro Max presentano alcuni importanti aggiornamenti, tra cui un design che sostituisce il notch con un ritaglio a forma di pillola che ospita la fotocamera e il sistema Face ID sotto il display. Apple la chiama “Dynamic Island”, in quanto le notifiche spuntano e si muovono in questo spazio.

Inoltre, la linea Pro ha un chip A16 più potente, un display più luminoso, una migliore durata della batteria e una fotocamera posteriore da 48 megapixel con sensore quad-pixel. Apple ha introdotto nell’iPhone Pro e Pro Max anche i display always-on, che oscurano lo sfondo della schermata di blocco quando sono abilitati per continuare a mostrare le notifiche senza consumare troppa batteria.

L’iPhone 14 Pro e Pro Max costeranno rispettivamente 999 e 1.099 dollari. È possibile preordinarli a partire dal 9 settembre, mentre entrambi i dispositivi saranno disponibili dal 16 settembre.

#3 Apple punta tutto sull’eSim

Apple ha annunciato che non includerà vassoi SIM fisici nei modelli di iPhone 14 venduti negli Stati Uniti. L’iPhone 14 utilizzerà invece una eSIM, nota anche come scheda SIM digitale.

Secondo l’azienda, le eSIM sono più sicure e dovrebbero aiutare gli utenti a passare facilmente da un operatore all’altro, ma potrebbe essere più complicato per chi è abituato alla semplicità di estrarre la propria SIM card e di trasferirla su un altro telefono per cambiare servizio.

#4 Chiamate di emergenza via satellite

Apple sta aggiungendo la connettività satellitare ai nuovi iPhone 14 e 14 Pro per le situazioni di emergenza negli Stati Uniti e in Canada.

Se hai bisogno di aiuto e non hai campo, secondo Apple dovresti essere in grado di puntare il telefono verso il satellite più vicino per inviare un messaggio SOS a un servizio di emergenza nelle vicinanze, purché il cielo sia limpido. La funzione sarà inclusa gratuitamente nei nuovi telefoni per due anni.

#4 Apple Watch Ultra, per gli sport estremi

Il nuovo Watch Ultra di Apple offre un design più robusto per gli atleti di sport estremi. Ha una cassa in titanio più grande da 49 mm, progettata per proteggerlo dall’usura, e un nuovo tasto azione personalizzabile per passare da uno sport all’altro. La nuova app Oceanic Plus consente inoltre agli utenti dell’Ultra di tenere traccia delle loro immersioni subacquee.

L’Apple Watch Ultra offre fino a 36 ore di autonomia con una sola carica, mentre nel corso dell’anno Apple introdurrà una funzione di ottimizzazione della batteria che permetterà all’Ultra di raggiungere un’autonomia di 60 ore.

Il Watch Ultra è disponibile per il preordine al prezzo di 799 dollari, con spedizioni a partire dal 23 settembre.

#5 Airpods Pro di nuova generazione, con una migliore cancellazione del rumore

Apple ha annunciato un aggiornamento degli AirPods Pro, che il CEO Tim Cook ha definito “i più avanzati” finora. Sono dotati di un nuovo chip H2 e di audio spaziale e hanno una capacità di cancellazione del rumore doppia rispetto al modello precedente.

Oltre a un’autonomia di sei ore di ascolto con una singola carica (o di 30 ore con la custodia di ricarica), su ogni auricolare e sulla custodia di ricarica sono installati degli altoparlanti che consentono di localizzarli con l’app Find My.

È possibile preordinare gli AirPods Pro al prezzo di 249 dollari il 9 settembre, con disponibilità a partire dal 23 settembre.

#6 In arrivo iOS 16 e watchOS 9

iOS 16 e watchOS 9 verranno distribuiti a partire dal 12 settembre. L’aggiornamento di iOS 16 introduce nuove funzionalità per la schermata di blocco, tra cui widget e notifiche che si sollevano dalla parte inferiore dello schermo, mentre watchOS 9 aggiunge un pacchetto di nuove metriche per il fitness tracking.

Evento Apple iPhone 2022

Se non ti accontenti di un semplice recap, puoi anche riguardare tutta la diretta qui.

tiktok brand più innovativo secondo kantar

TikTok è il media brand più innovativo per i marketer: lo dice uno studio di Kantar

Per il terzo anno consecutivo, gli esperti di marketing affermano che TikTok è il brand mediatico globale più innovativo. TikTok è stato anche l’unico marchio globale di media a registrare un aumento della fiducia tra i marketer in un ambiente in cui la tendenza è negativa.

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Il brand più innovativo: lo studio di Kantar

Media Reactions è la classifica globale di Kantar sull’ad equity dei canali e dei marchi media. L’anno scorso, TikTok si è classificato al primo posto a livello globale per l’ad equity, superando oltre 290 concorrenti.

L’ad equity misura l’atteggiamento dei consumatori nei confronti dell’esperienza pubblicitaria sulle diverse piattaforme mediatiche. Una maggiore ad equity porta a risultati di campagna più impattanti per i brand.

Il rapporto Media Reactions di quest’anno fornisce informazioni su oltre 18.100 consumatori e 900 interviste a marketer senior che coprono quasi 400 marchi in 29 mercati.

Il segreto di TikTok: annunci più divertenti che intrattengono

Negli ultimi tre anni TikTok si è quasi sempre classificata al primo posto per quanto riguarda l’ad equity, perché fornisce contenuti di marca in gradi di risuonare realmente con le persone. Inoltre, il fatto che gli annunci siano divertenti e di intrattenimento permette di raggiungere il pubblico in modi nuovi, soprattutto se il panorama pubblicitario continua a evolversi verso un rifiuto generalizzato dei contenuti pubblicitari da parte dell’utenza.

tiktok brand media più innovativo

Un dato fondamentale emerso dallo studio rispetto all’anno scorso è che la fiducia dei marketer nella piattaforma è aumentata, pur mantenendo la stessa percezione di innovazione.

Questo dato è significativo perché mentre la fiducia dei marketer è aumentata per TikTok, è diminuita in generale per gli altri brand di media in un panorama mediatico in continua evoluzione.

tik tok fiducia - brand più innovativo secondo kantar

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La creator economy detta le regole

I creatori sono parte integrante di una strategia mediatica online vincente in particolare su TikTok: i creatori sono l’ingrediente chiave del successo online e parte integrante della formula che ha portato l’azienda ad essere individuata come brand più innovativo.

Lavorare con i creatori mette i brand e le aziende di fronte a un nuovo pubblico per creare connessioni autentiche.

Il successo di TikTok sembra quindi dettato dalla singolare capacità della piattaforma di costruire esperienze pubblicitarie divertenti e di intrattenimento.

La conferma nello studio di Kantar su scala globale suggerisce grandi opportunità per gli inserzionisti mentre il panorama dei media si evolve adattandosi alle nuove esigenze di un pubblico sempre più giovane ed esigente.