Da Breaking Bad allo smalto nero di Wycon: gli Epic Win & Fail della settimana

Già lunedì? Facciamocene una ragione! Noi Ninja però di ragione per accettare l’inizio della settimana ve ne diamo sempre una in più, ossia la mitica rubrica Epic Win & Fail, pronta a regalarvi sdegno e sorrisi snocciolando il meglio e il peggio visto sul web negli ultimi sette giorni. Abbiamo raccolto notizie tristi, nostalgiche, divertenti e imbarazzanti che senza perdere tempo iniziamo a raccontarvi.

Epic Win

C’è stato un compleanno che non è passato inosservato sui social network: quello di Breaking Bad, che sabato 20 gennaio ha spento ben 10 candeline. Tanti auguri, dunque, alla serie TV cult ideata da Vince Gilligan che il 20 gennaio 2008 iniziò a tenere incollati allo schermo milioni di fan aggiudicandosi il Guinness World Records per la serie con la più alta valutazione di tutti i tempi (99/100 per la quinta stagione, secondo Metacritic) nel 2013.

Ebbene sì sono passati dieci anni dalla prima lezione di cucina impartita da Walter (Heisenberg) White, ma il bello è che tutte le puntate sono ancora disponibili su Netflix per un mega re-watch nostalgico.

Gli Epic Win che ci piacciono non strappano solo sorrisi ma parlano anche di argomenti che un po’ ci toccano il cuore, come le commoventi parole del cantante leader dei Negramaro Giuliano Sangiorgi dedicate alla tragica e improvvisa morte di Dolores O’Riordan.

Ancora troppo giovane per scomparire, la storica cantante dei Cramberries aveva collaborato con Sangiorgi per il brano “Senza fiato” e sarebbe stata presto invitata a partecipare al tour dei Negramaro negli stadi ma, come ha raccontato il leader del gruppo salentino in un’intervista a Vanity Fair «[…] Erano anni che aspettavamo l’occasione giusta per offrirle di stare sul palco con noi. Non c’è stato tempo». Il resto lo raccontano le dolci parole pubblicate da Giuliano Sangiorgi sul suo profilo Facebook.

Epic Fail

L’Epic Fail di cui non possiamo non parlare viene dal mondo della cosmesi e precisamente dall’italianissima Wycon, che nel weekend scorso è finita in un inevitabile vortice di polemiche a causa del nome di uno smalto. Forse nessuno del reparto marketing di Wycon ha sentito parlare dell’ultima figuraccia di H&M che aveva pubblicato ingenuamente una foto nel suo store online raffigurante un bambino di colore che indossava una felpa con su scritto “The coolest monkey of the jungle”. O forse hanno pensato che comunque nessuno ci avrebbe fatto caso se uno dei loro smalti si fosse chiamato “Thick as a Nigga” (letteralmente, “spesso come un nero”) come la canzone di DBangz. È vero che tutti gli smalti della collezione prendono il nome da citazioni tratte dai brani più in voga tra i giovani, ma forse prima di scegliere questo in particolare, avrebbero dovuto pensare alle possibili reazioni degli utenti.

A puntualizzare la scelta per niente saggia di Wycon è stata l’influencer e beauty vlogger Loretta Grace che dopo aver fatto notare quanto questo nome fosse inopportuno ha ricevuto come risposta: «Si tratta di nomi inventati e un po’ pazzi». Certo. Intanto l’azienda sta ancora rispondendo alle centinaia di critiche che arrivano dai vari canali social, auguri!

Cuoricino

Un #videoSapienza aspettando Branding LoveÈ inutile spoilerarvi chi sia il quinto personaggio della webserie…[seguici (e corri a mettere un "mi piace") su ➡️ Branding Love! Il #23gennaio sta per arrivare: unisciti all'evento ufficiale ? https://www.facebook.com/events/1933087390286751/ Branding Love: la web-sitcom ufficiale Sapienza [LIVE Streaming]]

Gepostet von Sapienza Università di Roma am Samstag, 20. Januar 2018

Ed ora la ciliegina sulla torta, anzi, il Cuoricino. Non sappiamo ancora se sia un Epic Fail visto che si tratta della presentazione di una web series chiamata Branding Love pensata e realizzata da un gruppo di studenti de La Sapienza di Roma e in uscita in streaming dal 23 gennaio. Abbiamo capito che la ragazza stesse recitando ma i fan della pagina non l’hanno presa benissimo a giudicare dai commenti. Guarderemo la web series per voi e vi sapremo dire.

E con questo è veramente tutto. Noi Ninja vi aspettiamo lunedì prossimo puntali per un’altra carrellata di Fail e Win direttamente dalla rete. Non mancate!

Marchetti vende Yoox a Richemont per 5,3 miliardi (e lo annuncia su Facebook)

Rivoluzione a Yoox Net A Porter Group. L’azienda  di Federico Marchetti, uno degli startupper italiani di maggiore successo, passa al 100% a Richemont, uno dei principali gruppi del settore lusso.

Richemont, già azionista,  ha deciso la scalata facendo un’offerta per acquisire tutte le azioni di YNAP, valorizzando per circa 5,3 miliardi di euro.

A dare la notizia, lo stesso Marchetti che su Facebook scrive: «La prospettiva di non possedere più il mio 4% non cambia assolutamente il mio impegno imprenditoriale in YNAP. La mia motivazione è stata e sarà sempre sognare ed innovare per i nostri clienti. Essere io il mio primo cliente che aspetta a casa l’ordine con la gioia di un bambino».

Federico Marchetti Yoox

Si concludono 20 anni gloriosi

Con la cessione a Richemont, Federico Marchetti conclude un ventennio incredibile. Iniziato sul finire degli anni Novanta, quando lascia il suo lavoro come consulente a New York per realizzare un negozio online per vendere capi di lusso.

Grazie al sostegno di uno dei papà del venture italiano, Elserino Piol, trova i primi soldi per buttare giù il progetto all’interno di un magazzino a Casalecchio di Reno. Si chiama Yoox e va online nel 2000.

In poco tempo il suo e-commerce diventa un punto di riferimento per i negozi che vogliono comprare capi invenduti e i clienti che desiderano risparmiare su un abbigliamento di qualità.

L’e-commerce funziona: un nuovo finanziamento da parte di Renzo Rosso, 25 milioni di euro, lo spinge ancora più in alto fino a quotarsi in Borsa, con una valutazione di 217 milioni di euro.

Segue la fusione con il Net à Porter Group, che crea una delle piattaforme più imponenti del fashion nella moda:

«Da imprenditore, ricordo il duro lavoro e l’emozione per la quotazione di YOOX nel 2009, quando i nostri ricavi erano di circa €150 milioni. Era un mio grande sogno quello di creare qualcosa di ancora più grande. Questo si è concretizzato con l’unione di YOOX e NET-A-PORTER nel 2015. Della fusione hanno beneficiato entrambe le aziende, creando il leader nel mondo del lusso online. Questa collaborazione tutta anglo-italiana ha portato il Gruppo a fatturare oltre €2 miliardi in un paio d’anni», ricorda così quel periodo nel suo post su Facebook.

Chi è Richemont

Richemont è un gruppo svizzero,  operante nel settore del lusso a livello globale. Le Maison presenti nel suo portafoglio comprendono Cartier, IWC Schaffhausen, Jaeger-LeCoultre, Van Cleef & Arpels, Chloé, Montblanc e Officine Panerai in Italia.

Marchetti ha assicurato che malgrado l’acquisizione, Yoox avrà ancora una sede italiana. Ora sarà interessante capire quale sarà il futuro di Marchetti, una nuova startup in vista?

Il senso di avere una missione se vuoi lavorare nel marketing

In occasione della prima cerimonia di graduation degli studenti dell’Executive Master Ninja Academy e IUSVE il nostro CEO Mirko Pallera ha tenuto uno speech di grande impatto agli 8 nuovi diplomati. Oggi vogliamo proporvi il testo integrale e un estratto video di questo commencement speech perché riteniamo possa essere d’ispirazione per tutti voi che siete parte delle community di Ninja.

Cosa vuol dire avere una Missione

In questo preciso momento, qui in questo luogo, si sta realizzando un sogno. O meglio, una Missione. E una missione badate bene, a differenza di quello che si può pensare, si sceglie.

Chi ci da la nostra Missione? Noi stessi. È come la Fede: siamo soliti pensare che quest’ultima, la Fede, arrivi o non arrivi. E se non arriva allora, pazienza. C’è chi l’ha ricevuta la Fede, e chi no…

No signori! La Fede, così come la Missione, si sceglie e si deve alimentare.

«Rafforza la tua fede giorno dopo giorno», diceva un antico monaco giapponese per incoraggiare i suoi discepoli.

È come se i Santi o gli Eroi fossero gli unici in grado di portare avanti un Missione in virtù di una grande Fede. E noi invece no. “Noi non abbiamo avuto questo dono, il dono della Fede” – potremmo pensare. 

Certo, potremmo anche essere folgorati sulla via di Damasco e ricevere dall’alto un segnale. Ma se questo non arriva? Se il postino perde il pacco inviato direttamente dal cielo che facciamo? Ci accontentiamo di quello che passa il convento?

(Non so perché, sará l’ambiente ma mi vengono tutte metafore religiose).

La verità é che chiunque abbia mai realizzato grandi cose nella vita si è dato una Missione e ha avuto Fede. E queste due cose le ha accese e coltivate giorno per giorno, nel proprio cuore. Ogni giorno, dopo ogni vittoria e dopo ogni fallimento, queste persone si sono rialzate il mattino dopo – qualunque cosa sia accaduta – convinte di avere una missione da compiere.

E voi ce l’avete una Missione? L’avete cercata, l’avete scelta, la state alimentando?

La Missione va oltre la materia in cui avete scelto di specializzarvi. La Missione è simile a portare un Fiore in un luogo brutto. È qualcosa che da senso ad ogni cosa, anche alle cose mondane, al guadagno, al successo, che altrimenti sono effimeri, se non sono finalizzati ad una Missione.

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Il mio primo Master

Quando ero ragazzo, mia nonna mi ha lasciato in eredità una discreta somma in denaro. Ero all’Università. Questa somma mi è servita per comprare il mio Master, quello che mi ha permesso di indirizzarmi verso la professione che volevo. È stato il mio Master che mi ha aperto le porte della realizzazione professionale, non l’Università.

Mi ha fatto vedere una strada, messo in contatto con dei mentori, iniziato alle arti del marketing e della comunicazione.

Fu una grande fortuna! Che non tutti possono avere… E che non avrei avuto senza il regalo di mia nonna.

Alla fine dell’università la mia famiglia versava in condizioni economiche disastrose. Un divorzio, una faida legale, truffe ai miei genitori e persino raggiri e violenze. É stato un periodo nero, molto duro, in cui ho dovuto alimentare la Fede per resistere.

Pregavo tutti i giorni, almeno un’ora al giorno per riuscire a superare quel momento, cercando di mandare benedizioni ai miei genitori che se la passavano entrambi molto male.

Nel frattempo iniziavo il master che poi terminai e così inizió il mio primo stage e, finalmente, arrivarono anche i primi guadagni: 500 mila lire al mese di rimborso spese. Ma non erano sufficienti e i miei non potevano darmi altro.

Allora cercai un lavoro per i weekend e il fine settimana andavo a lavorare all’ Esselunga nel reparto ortofrutta per arrotondare.

Mi ricordo che esausto in pausa pranzo mi mettevo a riposare sulle panchine di un parco e un giorno per caso incontrai un mio compagno di master. Quando gli dissi che stavo lavorando come operaio all’Esselunga abbassó lo sguardo. Ero laureato e con un Master.

Ma sapevo quello che valevo, e il mondo prima o poi lo avrebbe riconosciuto.

È quello che auguro anche a voi, che il mondo vi riconosca il vostro valore. Ma prima dovete riconoscerlo in voi stessi. E quella consapevolezza e fiducia nacquero proprio durante il mio Master.

“Sono sempre stato licenziato”

Ci sono tanti aneddoti che vorrei raccontarvi.

Come quella volta che fresco di Graduation, con il mio diploma di Master in tasca, come alcuni di voi da domani, i primi giorni del mio primo vero lavoro in una agenzia di comunicazione entrai subito in conflitto con i miei superiori.

Si sa, tra account e creativi non corre buon sangue in agenzia. Ed io ero il nuovo junior account.

Ero l’ultimo arrivato e dopo essere stato incaricato dal direttore creativo di presentare delle proposte al cliente, decisi all’ultimo di non consegnarne una che consideravo fuori brief. La consideravo brutta e sbagliata. Sapete, io avevo un Master!

Iniziò subito la mia fine in quel posto di lavoro e dopo un po’ fui costretto ad andarmene.

Un piccolo primato l’ho raggiunto: sono sempre stato licenziato! E sapete, oggi un po’ ne vado orgoglioso!

Da giovane account di agenzia le mie idee non erano capite, ma soprattutto non era quello il luogo in cui sarebbero mai attecchite. Avrei dovuto crearlo io il luogo giusto.

Dopo aver lavorato in un’altra agenzia decisi di cercare la mia strada trasferendomi al Sud italia.

Da ragazzo dell’hinterland, Milano a quei tempi non mi piaceva, la trovavo “sradicata” – ed io ero in cerca del senso delle cose, non dei loro feticci. Volevo qualcosa di autentico, ed il mio contesto di vita era più simile alla finzione di un “centro commerciale”.

Al Sud ho trovato un luogo più autentico, genuino, certo con qualche difficoltà di adattamento. Avete presente”Benvenuti al Sud”? Ecco il film è liberamente ispirato a me e alla mia storia.

Quando chiedo un tè la gente pensa “ma che tiene, ‘e mal’ ‘e panza?”

Non fu per niente facile. Tutto andava lentissimo al Sud. Mi sembrava di essere in una bolla atemporale. E dovevo ripartire da capo, tutto era da costruire.

Prima che ingranasse con Ninja Marketing presi un po’ per gioco un altro diploma, oltre a quello di laurea e di Master: un “diploma da pizzaiolo” e provai a cercare su Salerno un posto da assistente pizzaiolo. Girai tutte le pizzerie di Salerno: Donna Margheria, Spunzillo, Anema e cozze.

In questo caso non ero davvero credibile. Nessuno, tranne un piccolo supermercato – che peró mi voleva full time – mi prese in considerazione: un pizzaiolo milanese é fuori posizionamento.

Fortunatamente arrivarono i primi clienti, ma i guadagni non bastavano per potermi permettere una casa tutta mia. Così ho vissuto per mesi in una casa in cui avevo affittato una stanza, senza riscaldamento e con il frigo sempre vuoto. Ogni sera, quando mi coricavo, mi dicevo guardando il soffitto per farmi coraggio “io sono un soldato, io sono un soldato”.

Se hai una Missione e hai Fede puoi farcela, puoi resistere, puoi vincere.

Ninja Marketing e Ninja Academy sono nati per dare a tutti la possibilitá di trovare una missione, e gli strumenti e il coraggio per realizzarla.

La nostra, é quella di rendere democratica l’Alta Formazione. Chiunque, ovunque sia e in qualunque situazione economica versi deve poter accedere ad una formazione continua, di qualitá e con un investimento accessibile.

Lavoriamo ogni giorno per vedere vite professionali realizzate, talenti espressi alla massima potenza, storie incredibili di chi – con lo spirito indomito di un ninja – sta realizzando grandi cose e cambiando in meglio, per quello che puó e nel luogo in cui si trova, le pratiche della nostra professione.

Fare comunicazione, una grande responsabilità

Durante il mio Master c’era un corso che in pochi capivano. Si chiama Forma Mentis, ed era secondo me il corso più importante. Lo teneva la persona che io ancora oggi considero il mio Mentore: Michelangelo Tagliaferri, un archetipo vivente, la reincarnazione di Platone. Ci assomiglia proprio, con la barba bianca, tutto vestito di nero

Era impossibile prendere appunti durante le lezioni di Michelangelo. Erano dei viaggi astrali. Lui ci spiegava soprattutto, per quello che era possibile sintetizzare, l’importanza di essere consapevoli della responsabilità che abbiamo noi che ci occupiamo di comunicazione nei confronti dei simboli che immettiamo nella società.

Ci permetteva di comprendere come agisce la propaganda e la comunicazione persuasiva e manipolativa e ci metteva in guardia dal diventare dei marketer senza morale e senza valori. La lezione di Forma Mentis ci allenava ad allargare gli orizzonti, a non cadere nelle trappole del pensiero unico, ad essere etici ed umani.

Era la competenza più importante da assorbire. È nella mente e nel cuore che si formano i desideri, e quindi è lì che nasce il nostro destino.

Vi invito a mantenere la mente di un Ninja, sarà quella a fare la differenza, più delle competenze che riuscerete a dimostrare di avere. Fu l’approccio da Ninja che mi permise a 33 anni di essere tra i primi e unici giurati italiani dell’ADC Awards, il premio della pubblicità dell’Art Director Club di New York.

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Mirko Pallera con Tim Berners Lee e Vinton Cerf, inventori di Internet ai Webby Awards di New York

Essere Ninja, dagli inizi a oggi

Quando arrivò la mail di invito e poi una telefonata, pensammo fosse uno scherzo. Il nostro ufficio, condiviso con uno studio di architetti, aveva come scrivanie delle assi di un armadio inchiodate e ci stavano invitando per un soggiorno di una settimana tutto pagato a New York!

Oggi scegliamo alberghi solo se hanno una Spa e abbiamo un ufficio di 400 metri quadri con sala meditazione in cui facciamo yoga. Che brutta fine!

Essere riuscito a scrivere due libri best seller di marketing e alcuni saggi con grandi editori, aver introdotto il termine Marketing Non-Convenzionale in Italia e a dare vita ad un filone di ricerca sul Marketing Transpersonale grazie all’Università IUSVE, essere un imprenditore a capo di una bellissima azienda che cresce, con un gruppo motivato, che si diverte e che ha obiettivi ambiziosi, comprare una bella casa, farsi una famiglia, avere e crescere dei bellissimi bambini, riuscire ad andare insieme almeno un mese all’anno all’estero, sono risultati per me incredibili.

Ma che tutti voi potete realizzare, ne sono sicuro. E che non potrete realizzare da soli.

Nel corso del mio Master ho sviluppato forti legami con persone che all’inizio sono stati compagni di viaggio o che oggi ritrovo ai vertici della comunicazione nazionale e internazionale. Guardatevi intorno, alcuni di voi saranno domani nelle stanze dei bottoni e decideranno su quali budget investire, che messaggi comunicare, che visione del mondo continuare ad alimentare.

Pensateci, avete una grande Missione da compiere e una grande famiglia che vi sosterrà sempre. Promettetevi di vincere e di realizzarla al meglio, con tutte le vostre forze e il vostro entusiasmo.

Siate Ninja, sempre.

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Cybersecurity e Social Media: tutti i rischi del 2018 secondo Sebastiano Marinaccio

Arnold H. Glasow ha scherzosamente detto che “il guaio del futuro è che di solito arriva prima che chiunque possa esser pronto“. L’anno scorso siamo stati colti di sorpresa quando le epidemie di WannaCry e Petya ransomware hanno colpito le aziende a livello globale, causando interruzioni senza precedenti, mentre nuove vulnerabilità come BlueBorne, Meltdown e Spectre sono state scoperte in quasi tutti i dispositivi connessi in uso. Mentre questi attacchi e vulnerabilità su larga scala hanno dominato i titoli dei giornali, ci sono state altre importanti tendenze che coinvolgono la cybersecurity che si sono sviluppate più dietro le quinte e hanno tutto il potenziale di interrompere la vita quotidiana di persone e aziende. Queste tendenze sono il risultato del nostro crescente ricorso alle tecnologie digitali e del fatto che organizzazioni governative e aziende raccolgano e utilizzino sempre più dati sensibili, il che aumenta la possibilità di data leak, quando le informazioni vengono rubate o manipolate a scopi criminali o politici.

Abbiamo intervistato Sebastiano Marinaccio, Ethical Hacker e Security & Network Specialist, per capire quali saranno le tendenze di cybersecurity da affrontare in questo 2018. Sebastiano lavora nel campo del Network e Cyber Security da più di 15 anni.  Affascinato dalla creatività degli hacker ha sviluppato competenze nel campo dei penetration test. Convinto che la sicurezza non sia da applicare soltanto alla tecnologia ma anche ai processi e alle relazioni tra le persone, attualmente si occupa di incidenti di sicurezza informatica per una grande azienda italiana.

cybersecurity sebastiano marinaccio

 

Gli ultimi report di cybersecurity indicano un notevole aumento di furti di identità e malware, soprattutto in ambito social. Da cosa deriva questo trend?

Data la natura relazionale dei social media, la vicinanza virtuale degli hacker alle loro vittime si è quanto mai accorciata. Gli attacchi sui social come il furto di identità, le truffe dei consumatori (ad esempio, coupon falsi), il phishing, la distribuzione di malware e il furto di account sono enormemente aumentati negli ultimi anni. Secondo Norton, solo uno su dieci dipendenti apre mail sospette, ma quasi uno su tre accetta richieste di amicizia da sconosciuti sui social media. I dipendenti sperimentano il crimine informatico più spesso sui social rispetto a qualsiasi altra piattaforma aziendale, inclusa la posta elettronica.

Questo è dovuto ad una certa percezione di intimità dei social media: gli utenti non li riconoscono come minaccia, il sentiment di fiducia è particolarmente alto e la presenza di queste due condizioni rendono il terreno quanto mai fertile per gli attacchi hacker. Il più recente rapporto annuale sulla sicurezza di Cisco ha rivelato che le truffe di Facebook sono il modo più comune per violare una rete e, secondo un rapporto di Panda Security, il 20% delle aziende viene infettato dal malware direttamente attraverso i social media. L’Università di Phoenix ha reso noto che il 66% dei cittadini statunitensi ha subito il furto di un account.

Quali sono le implicazioni finanziare di attacchi di questo tipo?

Questi rischi possono avere enormi implicazioni finanziarie. Un incidente sui social media costa a un’organizzazione o ad un’azienda circa 3.600.0000 $. Questi numeri dovrebbero mettere in allerta sia le aziende che gli individui. In definitiva, i social media riducono la barriera di hacker all’ingresso. Anche un hacker inesperto può creare un account falso, trovare obiettivi e diffondere rapidamente malware o collegamenti di phishing a miliardi di persone in tutto il mondo. Il rischio maggiore per la cybersecurity  risiede nella quantità e nella qualità: gli obiettivi sono numerosissimi e la fiducia degli utenti è quanto mai alle stelle.

cybersecurity

Quali sono le modalità di attacco più utilizzate oggi in ambito social media?

Le capacità di networking dei social media sono sfruttate dagli hacker per attacchi mirati contro organizzazioni, aziende e loro clienti. I principali  metodi sono tre.

Spray-or-pray. In un attacco spray-or-pray, l’hacker cerca di compiere un attacco con un’ampia campagna prima di isolare vittime particolari. In questo approccio, la vittima interagisce con il messaggio di attacco prima che l’attaccante coinvolga completamente l’individuo. Nello specifico questo attacco richiede di pubblicare il maggior numero possibile di links, aspettandosi di ottenere solo un clic o due su ciascuno. I Bot utilizzati per questo attacco spesso pubblicano contenuti che rispettano i Termini di servizio del social network. Questa tecnica spesso è abbinata a strategie di Clickbait.

Watering hole. In un attacco watering hole, un malware specifico per un settore o un gruppo di vittime è posto plausibilmente dove un individuo è più portato ad interagirvi. Il nome deriva dalle pozze d’acqua dove di solito i predatori si appostano per cacciare le proprie vittime. Questo tipo di attacco può essere facilmente disperso tra decine di migliaia di utenti alla volta (per es. tutti i dipendenti di una singola azienda). Abbastanza di frequente gli hacker non prefigurano immediatamente chi sia la vittima all’interno di questo gruppo per poi averne chiara visione più tardi, in un momento successivo del ciclo di vita dell’attacco stesso.

Land-and-expand. In un attacco di questo tipo, l’hacker prende di mira organizzazioni o utenti e successivamente cerca di espandersi agli altri all’interno di un range di dati demografici simili e cerchie sociali penetrabili. Utilizzando questo modello, la vittima viene presa di mira prima di interagire con qualsiasi attacco. Inizialmente, l’ambito è ristretto e “amichevole”. Gli autori di attacchi land-and-expand rendono assolutamente performante il momento di ricognizione e selezionano i bersagli che soddisfano i requisiti dell’obiettivo finale con massimo impatto.

cybersecurity social

Tutti questi attacchi per essere più efficaci sfruttano anche strategie del tipo:

Hashtag hijacking. Questo attacco implica l’utilizzo di un hashtag per indirizzare una determinata organizzazione o gruppo. Appropriandosi degli hashtag specifici dell’organizzazione, i bot distribuiscono spam o link dannosi che successivamente appaiono nelle cerchie e nei feed delle organizzazioni, focalizzando efficacemente l’attacco su quel gruppo.

Retweet storm. La maggior parte dei social network è consapevole dei rischi sulla cybersecurity e mantiene alta la soglia di allerta per le attività dannose. Un chiaro indicatore di un’attività botnet dannosa è un post che viene immediatamente ripubblicato o ritwittato da migliaia di altri account bot. L’account di registrazione originale è generalmente contrassegnato e bannato, ma i reposts e i retweet rimangono. L’account genitore, noto come il martyr bot, si sacrifica per diffondere l’attacco.

Click / Like Farming. I bot sono lo strumento ideale per gonfiare i follower di un account o pagina. Ma anche estremamente validi per generare attività dannose.

Come possono tutelarsi individui e aziende?

I tuoi account sui social media sono un’estensione importante della tua identità, che tu abbia milioni di follower o semplicemente usi i social media per chiacchierare con i tuoi compagni delle superiori. I tuoi account contengono dati personali, il che li rende critici dal punto di vista della cybersecurity. Un account social non protetto può portare a rischi sia online che offline: un hacker esperto in furti di identità potrebbe utilizzare le informazioni pubbliche per indovinare le risposte di recupero (quelle che bisogna fornire in caso non si ricordi la password, nda) per accedere al tuo conto bancario. Un cybercriminale potrebbe diffondere un messaggio di phishing personalizzato tramite Messenger, relativo ai tuoi interessi, hobby o componenti della tua famiglia per attirare la tua attenzione e convincerti a fare clic, rubando infine le credenziali dell’account. Un ladro potrebbe trovare il tuo indirizzo e derubare la tua casa mentre pubblichi le foto delle tue vacanze alle Bahamas. Un hacker astuto potrebbe irrompere nei tuoi account social, leggere i tuoi messaggi diretti, installare malware sul tuo laptop e indirizzare ulteriormente le tue connessioni, come amici, familiari e colleghi.

Le aziende devono educare i dipendenti alle policy di Social Engeneering (ovvero l’insieme di tutte quelle tecniche psicologiche– non informatiche- atte a carpirci informazioni utili ) e ad usare con cautela ed intelligenza il web ed i social network in primis. Non è difficile che chi ha intenzione di sferrare un attacco ad un’azienda consulti i profili Linkedin dei dipendenti, li segua sui social, mandi una richiesta di amicizia su Facebook e da lì inizino le varie fasi che ho descritto in precedenza. In genere, entro mezz’ora si riesce a recuperare una login valida di un utente ed accedere alla sua mail, account di vario tipo, profili social.

cybersecurity phishing

 

Cosa dobbiamo temere di più per il 2018 quindi?

Sicuramente dobbiamo temere ancora molto i ransomware. Chiedendo un riscatto in genere di modesta entità a numerosissime vittime, gli hacker possono dormire sonni abbastanza tranquilli. Con attacchi ransomware di massa (che non sono mirati ma a largo spettro) gli hacker hanno ancora meno possibilità di esser intercettati dalle forze dell’ordine. Finché utenti e organizzazioni continueranno a pagare i riscatti, il ransomware massivo avrà lunga vita.

Un altro attacco che segnerà il 2018 è il mining inconsapevole di Bitcoin (e altre criptovalute come Monero e Darkcoin). In sostanza, tramite uno script su una pagina web il computer della vittima inizia a fare mining e utilizzare risorse CPU. Spesso poi, l’obiettivo è di fare mining di criptovalute minori per acquistare Bitcoin.

cybersecurity mining bitcoin

Quali sono le azioni concrete da intraprendere subito per evitare attacchi hacker?

  1. Cambia le password. Assicurati di cambiarle almeno tre volte all’anno o il più frequentemente possibile.
  2. Abilita l’autenticazione a due fattori per tutti i tuoi account social, personali e aziendali.
  3. Assicurati che le informazioni personali siano mantenute private – inclusi indirizzo email, numero di cellulare, indirizzo fisico e data di nascita. È una buona pratica rendere queste informazioni invisibili a chiunque tranne te stesso.
  4. Non pubblicare dettagli sensibili sul tuo lavoro e sul posto di lavoro.
  5. Controlla regolarmente le liste di amici, follower e connessioni.
  6. Utilizza la privacy non pubblica per ​​i tuoi amici, follower e elenchi di connessioni.
  7. Fai ricerche regolarmente: qualcuno potrebbe aver aperto un account a tuo nome, o a nome di amici, membri della tua famiglia, organizzazioni affiliate, marchi, datori di lavoro.
  8. Chiedi al tuo datore di lavoro la politica sui social media aziendali per assicurarti di essere conforme alle linee guida sui social.
  9. Adotta una piattaforma di gestione social come Hootsuite Enterprise per centralizzare tutta la tua attività di pubblicazione. Ciò consente a tutti i membri del team di marketing (o altri gruppi che potrebbero avere la necessità di pubblicare sui social media) di accedere agli stessi account mentre utilizzano le proprie credenziali di accesso individuali. Indipendentemente dal fatto che si utilizzi o meno una piattaforma di gestione, accertarsi di imporre (tramite la propria politica sui social media predefinita) l’uso dell’autenticazione a due fattori.
  10. Controlla regolarmente tutte le applicazioni di terzi a cui sono state concesse le autorizzazioni per gli account di social media aziendali
  11. Identifica gli account che rappresentano il tuo brand. Utilizza uno strumento di protezione dei social media come ZeroFOX per identificare account che utilizzano il logo o la messaggistica per svolgere attività dannose.
  12. Collabora con il team di supporto clienti e PR per creare un team di risposta rapida. Quando qualcosa va storto, i team di marketing e PR devono avere un piano per affrontare il fallout.
  13. Monitora gli account aziendali per i contenuti sensibili o offensivi in ​​entrata. Account aziendali su piattaforme come Facebook, Instagram e LinkedIn consentono ai proprietari delle pagine di moderare i contenuti. Stabilisci linee guida della comunità per contenuti offensivi e sensibili.
  14. Monitora gli hashtag del brand e segnala gli abusi. Gli strumenti di protezione dei social media possono segnalare quando scammer e cyber-attacker sfruttano gli hashtag per diffondere minacce al tuo ecosistema sociale.
  15. Collabora con il team di cybersecurity per creare solide impostazioni di sicurezza per gli account del brand.

Grazie Sebastiano!

Grazie a voi!

IKEA, Oreo e Roladin: i migliori annunci stampa della settimana

Tra le pubblicità che proprio non puoi perderti e quelle più ricercate ed elaborate, anche questa settimana abbiamo selezionato i migliori annunci stampa per lasciarci ispirare come ogni lunedì dalla magia del print advertising.

Un equilibrio sottile tra brand, parole e immagini, che riserva ancora piacevoli sorprese, qualche sorriso e tanta, tanta creatività.

Senza perdere altro tempo cominciamo il nostro viaggio intorno al mondo seguendo i lavori delle migliori agenzie creative.

IKEA – Pee on this ad

No, non si tratta di una provocazione, ma dell’ultima geniale trovata di IKEA, che insieme ad Akestam Holst, Stoccolma ha creato un annuncio che potrebbe cambiare la vita a molti.

La pagina stampata si trasforma in un test di gravidanza con l’invito “Pee Ad”: per tutte le donne che scoprono così di essere in dolce attesa, uno sconto per famiglia sui lettini del brand.

ikea-pee-hed-2018Advertising Agency: Akestam Holst, Stockholm

ESTAÇÃO DA LUZ – Being an artist

Una serie di annunci di cui non si può non notare il valore artistico dell’esecuzione. Poetiche e bellissime le creatività della campagna per il progetto Life & Sport, che sostiene i bambini in una zona povera del Brasile.

Anche se tanti bambini dormono per strada, i loro sogni hanno il diritto di essere realizzati!

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Advertising Agency: Máximo Creative, Fortaleza, Brazil
Creative Director / Art Director / Illustrator: Juca Máximo
Copywriter: Rédi Bortoluzzi

Panasonic – No battery. No fun.

Anche il regalo più tecnologico rischia di diventare noioso se non è accompagnato dal giusto supporto. Batterie Panasonic in questo caso!

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Advertising Agency: NBS, Brazil
Creative Directors: André Lima, Carlos André Eyer, André Havt
Art Directors: Daniel Scheiner, Leandro Amaral, Guilherme Claudino
Copywriter: Fernando Christo
Account: Paula Macedo, Lucas Giglio
Client: Renata Barbosa de Assis Vieira, Luciano Lima, Katia Kono
Artbuyers: João Garcia, Luis Carvalho

Oreo – Thin

Per il lancio dei suoi nuovi Oreo Thins, la versione più sottile del classico biscotto, anche il tradizionale bicchiere di latte che accompagna il dolcetto in ogni annuncio si fa sottile.

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Advertising Agency: FCB Montreal, Montreal, Canada
Creative Director: Gilles DuSablon
Art Director: Sébastien Robillard
Copywriter: Joël Letarte
Digital Artist: Eric Daneau

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Roladin – Sufganiyot Collection

I Sufganiyot sono tipiche ciambelle ebraiche, dessert tradizionale mangiate durante l’Hanukkah, il cosiddetto “Natale ebraico”.

Per presentare la nuova serie di varianti del dolce, la catena di pasticcerie Roladin ha scelto un approccio fashion, in cui le modelle riproducono decorazioni e ripieni dei golosi dolcetti.

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Advertising Agency: M&C Saatchi, Tel Aviv, Israel
Creative Director: Tzur Golan
Art Director: Ben Keil
Copywriter: Dotan Felzen
Group Account Director: Idit Zemmer
Account Director: Matt Lee
Photographer: Davidovitz Miri
Photographer Producer: Mandy Morris

Romanzo del Web: è nato un nuovo genere letterario? Intervista a Paolo Schianchi

Stanno uscendo tanti libri sul marketing digitale & dintorni – un flusso a cui contrubuisce anche il sottoscritto, sia come Autore di opere su Gamification, CX e Content Marketing che nelle vesti di direttore di una Collana

Qualche mese fa – nello specifico, questa estate – ho però avuto un’illuminazione. Tutto è nato da una richiesta di Paolo Schianchi, una persona che stimo moltissimo Professore di Visual Communication, Interaction Design e Creativity and problem solving presso l’Università IUSVE riassumibile pressapoco così: “mi scriveresti la prefazione del mio nuovo libro, un romanzo del web?”.

Romanzo del Web… Ecco l’illuminazione! L’opera in questione è uscita recentemente: si chiama Paolo Schianchi non Esiste, per scrivere la prefazione l’ho dovuta leggere un paio di volte (e ho anche avuto la fortuna, insieme a Cecilia Mattioli, di essere presente all’evento di lancio a Bookcity 2017) ma mi è piaciuta tanto. Un libro sul web, che non parla specificamente di web. Racconti, piuttosto, leggibili come belle e raffinate storie ma anche / oppure come metafora letteraria “dove i vocaboli chia­ve della comunicazione contemporanea, tempo, immagine, identità, verità e parola diventano i protagonisti di un romanzo”.

Inutile dire che non vedevo l’ora di portare un suo contributo qui su Ninja Marketing. Di seguito puoi leggere l’intervista che ho avuto il piacere e la fortuna di fare a Paolo. Capirai da subito di che pasta sono fatti lui e la sua opera. Buona lettura, sia dell’intervista che di Paolo Schianchi non Esiste! 🙂

Cos’è un Romanzo del Web

Paolo, hai introdotto un nuovo genere letterario: il romanzo del/sul web. Puoi spiegare meglio di cosa si tratta?

«L’idea è nata dalla mia esperienza di Docente Universitario, in quanto durante le lezioni mi sono accorto che i ragazzi comprendevano meglio i principi alla base della visual communication se raccontavo loro delle storie. Un esperimento che avevo già fatto nell’introduzione a un mio libro del 2013. Insomma la narrazione si è rivelata la chiave che mi ha messo in contatto con gli studenti. E non solo, è riuscita a far apprendere molte nozioni, di origine filosofica, altrimenti ritenute ostiche. Da qui l’idea, appoggiata dal mio editore, di creare un romanzo che fosse al tempo stesso un saggio sul web, o meglio sui principi che ne regolano la grammatica visiva, percettiva e comunicativa».

«Non a caso la fascetta di copertina riporta: indicazioni non convenzionali per la creatività post-web. Ma non lasciatevi spaventare da queste definizioni, perché è pensato per essere letto come una piacevole narrazione che alla fine, come in un giallo, fa comprendere chi siamo oggi in piena epoca post-web. Insomma ho scritto un romanzo per immagini che fa da ponte fra gli accademici che si occupano della materia e il grande pubblico».

«Ho quindi steso con le parole frasi che mi piace definire pop-up, al fine di far apparire nel pensiero di ogni lettore le mie raffigurazioni. Il tutto utilizzando un principio antico quanto le immagini: ognuno di noi vuole sapere cosa nascondono e da dove arrivano. Ecco leggendo questo romanzo credo si trovi un a possibile soluzione, non nelle parole in sé, ma in ciò che faranno apparire nel pensiono di chi legge».

Oggi l’Editoria – almeno una parte di essa – è in grandi difficoltà. Per i nuovi formati (es. eBook) e i nuovi player (es. Amazon) del web, ma anche – diciamolo! – per cause endogene, ovvero per i limiti e la limitata capacità di vision del settore. I romanzi, poi, rischiano sempre di cadere nella quota di libri che vendono meno, se non diventano best seller. Fatta questa premessa catastrofica 🙂 perché hai scelto di scrivere 1) un romanzo 2) cartaceo?

«L’ho fatto perché credo che i romanzi non invecchino mai e siano costantemente al presente, essendo strumenti della comunicazione che sanno passare, quando ben scritti, sempre nuove informazioni. Tutto questo è dovuto al fatto che la narrazione, qui da me utilizzata, è un mezzo che sa propagare idee, anche complesse e colte, attraverso l’evocazione di immagini. Un percorso che nella saggistica, di cui comunque continuo a occuparmi, si ha più difficoltà a fare».

«Ho scelto la forma cartacea perché l’eBook è un nuovo medium, quindi non un clone virtuale del libro, ma un mezzo di comunicazione che chiede altresì un nuovo metodo di scrittura. E anche si mi sono aperto alla mutimedialità in questo caso ho scritto con una logica più affine al romanzo cartaceo che a quello dell’eBook».

«In merito ai nuovi player mi piace pensare in positivo. Infatti credo che senza Amazon tante piccole case editrici di qualità non riuscirebbero a emergere, in fondo sappiamo tutti che per un piccolo editore non è facile entrare in libreria. Di conseguenza sono convinto che gli e-commerce di libri, se utilizzati bene, qualifichino anche il lettore».

Paolo Schianchi non Esiste, tra SEO e consigli di Creatività

Oggi, sempre più il titolo di un’opera è scritta con un occhio alla SEO. Il romanzo si chiama “Paolo Schianchi non esiste”. Come hai scelto questo nome?

«Il titolo nasce prima di tutto dal contenuto, ovviamente non in senso autobiografico, visto che non è di questo che tratta, ma quale riferimento a ciò che oggi siamo diventati dopo esserci completamente immersi nella cultura post-web. Inoltre vuole contraddire qual senso di certezza, ormai molto diffusa, dovuto al fatto che si pensa di esistere solo perché si è parte della rete. Mentre in verità ciò che accade è proprio il contrario, ovvero non esistiamo nel web, in quanto in esso siamo solo delle raffigurazioni che navigano di sito in sito, di blog in blog, di social in social».

«Sicuramente è un titolo curioso, su cui ho a luongo riflettuto, ma al tempo stesso è anche un titolo che aiuta a comprendere la nostra fragilità in un epoca dove basta un click per farci o non farci esistere. Insomma, in questi tempi in cui tutti siamo sovresposti, ho ritenuto fosse giusto metterci la faccia, anzi il nome, e senza timore. Ora spero che ripaghi anche in chiave SEO».

Leggevo qualche giorno fa un pezzo legato al mestiere dello scrittore, di forte critica verso le scuole di scrittura. Tu insegni creatività in Università attraverso approcci, prospettive e metodi non usuali: nel tuo doppio ruolo di docente e scrittore di romanzi, quali consigli ti senti di dare a un/a ragazzo/a che da grande vuole fare il romanziere, oggi?

«Prima di dare un consiglio preferisco fare una riflessione controcorrente in merito alla tanto abusata parola creatività. Non tutti sono creativi, come non tutti sono bravi in matematica. Ovvero creativi o li si è o non li si è. Inoltre la creatività non è libertà d’espressione, ma il risultato di tanta disciplina e ricerca. E questo vale in tutte le arti, dalla danza alla musica, dalla grafica alla letteratura, ma anche dalla medicina alla fisica o al marketing. Un assunto a cui sono arrivato dopo molti anni di studi sul campo e di lavoro con centinaia di giovani aspirati creativi. Allora anche se si è portatori di questa dote non si è automaticamente creativi. Per arrivare a essere tali si devono affrontare anni di studio e ricerca introspettiva. Insomma chiedereste a un ragazzo, solo perché ha frequentato il liceo scientifico, di tenere i conti di un’azienda? No. Prima dovrà fare un percorso formativo e qualificate in gestione aziendale. Per il creativo vale la stessa regola e deve affrontare un lungo percorso culturale se vuole arrivare a creare qualcosa di interessate e, si spera, di innovativo».

«Ora, cosa direi a chi vuole fare il romanziere? Di studiare e continuare a studiare, di fare esperienza sulla propria pelle, di scrivere e continuare a scrivere, ogni giorno, e infine di trovare qualcuno che lo aiuti nell’esplorare se stesso. Come dico spesso ai miei studenti non dovete copiarmi, ci sono già io, dovete uccidermi per diventare quello che dovete essere. Infatti inizio sempre il corso chiedendo a ogni partecipante: chi sei? Bene, se sai rispondere a questa domanda possiamo partire. In alternativa ti cercheremo e, una volta che ti avremo trovato, lavoreremo per farti esprimere in continuità con la storia che ti ha preceduto, anche infrangendola, ma mai negandola. Te la senti ora di mettere in gioco tutta la tua identità e  studiare per sempre allo scopo di diventare un altro da me?»

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Milestone marketing e social media: il ruolo dei brand nelle tappe più importanti della vita degli utenti

Momenti di vita, social media e brand. Esiste un filo conduttore che unisce questi tre elementi ed è il milestone marketing. Questo termine, già conosciuto ma poco utilizzato, fa riferimento al quel tipo di marketing fatto di azioni e promozioni rivolte a coloro che hanno raggiunto un particolare traguardo importante come ad esempio una nascita, un matrimonio o un successo nel lavoro o nello sport.

Analizzando questo fenomeno da un punto di vista social e prendendo come riferimento un “vecchio” adagio secondo cui ciò che non è suoi social, non è mai accaduto, è facile immaginare che oggi gran parte delle milestone vengano urlate con gioia al mondo a suon di post e contenuti pubblicati sui social media.

Alla luce di questo scenario, in che modo i brand vengono coinvolti, e cosa si può fare in termini di milestone marketing? Una ricerca condotta da SproutSocial, società che si occupa di digital marketing, fornisce uno spaccato molto interessante del rapporto tra gli utenti, i social, i loro momenti di vita e i brand.

Milestone e social media

Un primo dato che emerge dalla ricerca è che il 79% degli utenti intervistati afferma di aver condiviso sui social media un momento importante della vita. Come è noto, i social media sono parte integrante delle nostre giornate e spesso sono i “luoghi” in cui gestiamo le relazioni con i nostri contatti personali.

milestone marketing

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Io c’ero, la voce dei brand

L’aspetto interessante per il marketing è che nel raccontare questi momenti importanti, un’elevata percentuale di utenti, in certi casi fino al 50%, afferma di essere propensa a menzionare un brand all’interno dei contenuti social così da renderli partecipi dei loro successi.

Le ragioni possono essere diverse, a volte vengono inclusi sotto forma consigli per gli amici, in altri casi invece semplicemente per dire grazie al brand che era li con loro in quel preciso momento.

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Consigli per momenti importanti

Pare che il rapporto tra brand, milestone e social non si fermi qui: nel report emerge anche un altro trend che dovrebbe catturare l’attenzione dei marketers.

Nella pianificazione del fatidico momento (un matrimonio, una laurea, una nuova casa) gli utenti, puntando alla perfezione assoluta e al successo garantito, saranno propensi a cercare consigli su cosa acquistare tra coloro di cui si fidano di più. Gli utenti andranno perciò ad interrogare la famosa sfera friends and family che, secondo il report Nielsen Global Trust in Advertising del 2015, rimane saldamente al primo posto tra le forme di advertising più credibili, preferenza espressa dall’83% dei consumatori.

Ancora una volta i social media fanno da scenario poiché gli utenti sono soliti relazionarsi con i loro contatti fidati proprio all’interno di queste piattaforme; nel report infatti emerge che il 48% ha fatto acquisti relativi ad una milestone dopo aver consultato i social.

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User generated milestone

Nell’ottica dei brand, prendere in considerazione il milestone marketing significa avere a che fare con gli user generated content, ovvero con quei contenuti generati spontaneamente dagli utenti finali e che in questo caso possono avere come oggetto un brand o i suoi prodotti/servizi.

Leggi anche: Customer Experience Design: il libro per progettare esperienze di marca memorabili sui media digitali

I dati del report parlano chiaro, un brand di valore oggi non solo deve esistere sui social, ma deve “esserci” nelle occasioni che contano. Nei casi di milestone marketing il brand viene chiamato in causa dagli utenti come colui che ha contribuito al successo di quel particolare momento.

A livello di strategia, è necessario che le aziende pongano al centro dei propri obiettivi il miglioramento continuo della customer experience, partendo dall’ascolto del proprio pubblico e dalla cura dei vari punti di contatto che danno forma alla relazione con gli stessi.

Twitch vs YouTube Gaming: qual è il migliore?

Twitch o YouTube Gaming? Questo è il dilemma. La rivoluzione dei social e dei cosiddetti “prosumer” ha portato sempre più alla ribalta il mondo dei videogiocatori e dei videogame. Eventi sportivi e campionati dedicati catturano l’attenzione di sempre più persone, nascono vere e proprie leghe dedicate con tanto di premi in denaro, e non è un caso che lo YouTuber più seguito del mondo e quello più seguito in Italia sono di fatto nati con let’s play e pareri sui videogame del momento.

Le due piattaforme che hanno reso possibile – ed esplosivo – il fenomeno degli streamer sono stati Twitch  e YouTube Gaming poi. La prima, la cui popolarità ha portato all’acquisizione da parte di Amazon, può contare su un’audience di oltre 100 milioni di visitatori unici al mese ed è ormai sinonimo di “streaming” per il mondo di chi ama guardare i videogiocatori.

YouTube Gaming, invece, è una costola del popolare servizio di video sharing interamente dedicata al mondo dei videogame, storicamente uno dei topic più popolari del servizio di Google. Nonostante la popolarità di YouTube, la sezione “Gaming” non ha lo stesso successo in termini numerici di Twitch, sebbene in alcune funzioni sia migliore del servizio di Amazon… e in altre peggiori. Vediamo insieme quali.

Twitch

L’esperienza per l’utente

La UI di Twitch è semplicissima: la navigazione è sulla sinistra, mentre gli stream sono in posizione centrale. Al contempo, le voci circa la qualità video sono molto vaghe e ognuna di queste dipende, in ultima analisi, dalla qualità della connessione sia dello streamer che dello spettatore. Sotto questo punto di vista, YouTube Gaming è molto più chiaro e consente funzioni DRV quali la pausa e il riavvolgimento delle dirette, senza aspettare la chiusura di queste: decisamente un punto a favore di YouTube Gaming su Twitch.

I guadagni

Twitch, come YouTube, ha un sistema “partner” basato su introiti pubblicitari. La barriera all’ingresso è però piuttosto alta. D’altro canto, l’utenza di Twitch è molto più abituata ad effettuare donazioni: in media, un utente di Twitch dona 5 dollari al mese al suo streamer preferito. In questo modo, solitamente, gli streamer su Twitch guadagnano di più delle loro controparti presenti solo su YouTube gaming.

 

yt-gaming

Chat e moderazione

Twitch permette l’utilizzo di alcuni tool di moderazione, tra cui il popolare NightBot. L’audience maggiore di Twitch solitamente regala anche chat più vive, vibranti e ricche di scambi: i subscriber, inoltre, possono utilizzare pacchetti di emoticon personalizzate dal canale, creando così ancora più senso di appartenenza.  Anche YouTube Gaming consente l’utilizzo di NightBot ma, come ben saprete, la moderazione è da sempre uno dei punti più critici della piattaforma di video sharing di Google.

L’audience

Come già accennato, l’audience di Twitch è molto maggiore rispetto a quella di YouTube Gaming, specialmente durante i grandi eventi come le finali dei diversi eSports. Ma YouTube Gaming, grazie alle sue notifiche su smartphone, mail e pc, è decisamente migliore nell’allertare i subscriber su una presenza di una diretta o stream. Il sistema di suggerimenti, inoltre, consente agli streamer dei giochi “di nicchia” di essere più visibili e raggiunti da nuovi utenti rispetto a Twitch, dove gran parte della home page è dedicata a chi invece sta giocando i titoli del momento di maggior clamore o blasone.

I giochi più "streammati" spesso diventano eventi nella real life

I giochi più “streammati” spesso diventano eventi nella real life

Cosa scegliere?

Sebbene sia facile intuire quindi i motivi della popolarità di Twitch, non è altrettanto semplice rispondere alla domanda “è meglio YouTube Gaming o Twitch?”. La soluzione all’enigma dipende infatti da diversi fattori, derivanti sia dai contenuti che si andranno a “streammare” che dal background di chi vuole cimentarsi nell’attività del videogaming in diretta.

Se hai un canale YouTube già ben avviato e con un discreto numero di iscritti, YouTube Gaming è la scelta giusta per te, grazie alle sue notifiche presenti ormai in qualsiasi device si riesca a connettere a internet e all’interfaccia sostanzialmente mutuata da suo “papà”, e quindi familiare a molti.

Se invece, da zero, vuoi puntare ai grandi numeri, Twitch è ciò che fa per te. Specialmente se ami giocare i titoli da e-sport più celebri, quali Overwatch, o i videogame del momento, come Players Unknown’s Battleground. Diventare partner per chi si concentra su titoli di nicchia potrebbe essere più difficoltoso, ma sul lungo periodo potrebbe anche portare introidi maggiori rispetto all’essere partner YouTube.

E se proprio non sai scegliere… non disperare. Ci sono tool come restream.io che permettono di condividere dirette su più account e piattaforme contemporaneamente!

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Il futuro dell’Intelligenza Artificiale è nel marketing creativo?

Negli ultimi mesi l’intelligenza artificiale è la protagonista di ogni talk, showcase e festival a tema comunicazione. In realtà il dibattito è molto più ampio, parte dalla filosofia morale fino ad arrivare a come possa concretamente aiutare le aziende ad aumentare il ROI degli investimenti in marketing.

Una piccola pecca però è quella di considerare l’AI funzionale al marketing solo ed esclusivamente considerando l’apporto dei big data alle previsioni e al monitoring delle attività: due azioni indispensabili ma non certo le uniche che possa compiere.

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Sappiamo già quanto l’intelligenza artificiale ci aiuti a prendere decisioni di marketing migliori, sappiamo quanto sia quindi in grado di sollevarci – noi, gli umani – da attività analitiche complesse. Sappiamo anche però che il marketing non è solo dati e analisi ma creatività; la domanda da porsi diventa allora: l’intelligenza artificiale sarà in grado di compiere anche compiti creativi? Per i creativi sarà ciò che è stato l’asteroide per i dinosauri? 

LEGGI ANCHE: L’importanza della filosofia morale e dell’etica nello sviluppo delle Intelligenze Artificiali

Cos’è un’Intelligenza Artificiale

Per fugare ogni dubbio, no, non stiamo parlando di HAL 9000 e né di alcun droide di qualche galassia lontana lontana…

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L’intelligenza Artificiale è la simulazione dell’intelligenza umana in una macchina, nello specifico il deep learning imita il funzionamento del cervello umano, o almeno quello che ne conosciamo.

Proprio come il cervello umano infatti, gli algoritmi di Intelligenza Artificiale utilizzano reti neurali in grado di elaborare mastodontiche quantità di dati. Questi algoritmi sono “addestrati” a risolvere task attingendo ad uno storico di input.

Analisi dei dati vs Creatività

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Ci vantiamo tanto del nostro cervello proprio per questo: siamo in grado di risolvere compiti creativi e spesso pensiamo a quanto questo ci differenzi da tutte le altre specie viventi.

Ma, dal momento in cui il deep learning funziona esattamente seguendo lo schema umano sarebbe giusto presumere che anche le intelligenze artificiali possano farlo, uscire dalla mera analisi dei dati e spingersi verso l’orizzonte creativo.

Infatti negli ulti anni abbiamo potuto assistere allo sviluppo anche di queste skill, dalla composizione musicale alla creazione artistica. Vediamone alcuni esempi.

Scrittura creativa

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Copywriter di tutto il mondo tremate, è arrivata Shelley! Direttamente dai laboratori del MIT, Shelley (chiamata così in onore di Mary Shelley, autrice di Frankestein) è la prima intelligenza artificiale in grado di scrivere storie dell’orrore.

I suoi sviluppatori l’hanno addestrata con circa 140.000 racconti del genere, probabilmente molti di più di quanti ne abbia letti un copy a caso, ma la cosa più interessante è che puoi aiutarla nel suo lavoro di redazione interagendo con lei su Twitter.

Chiaramente questo non è il genere che prediligono le campagne di marketing ma Shelley si potrebbe rivelare una sorpresa aiutandoci, ad esempio, ad uscire dall’horror vacui (mai espressione fu più azzeccata) e dal panico da pagina bianca.

“Hey Shelley, questo company profile è proprio noioso e non uscirò viva dalla pagina About. Mi aiuti?

Un po’ me la immagino così, comando vocale e correzione automatica. Addio refusi, addio “siamo i leader del settore”.

LEGGI ANCHE: Le tre tipologie dei Copywriter (e come stare alla larga dagli errori)

Esistono altre soluzioni basate sulla IA che sono un po’ più pratiche e ampiamente utilizzate nel marketing per aiutare gli utenti a migliorare il loro contenuto, come Crystal e Grammarly, che analizzano il testo e forniscono consigli su stile di comunicazione, ton of voice, grammatica e punteggiatura.

Pikazo, un’app per nuove correnti artistiche

Il futuro dell'Intelligenza Artificiale è nel marketing creativo?

Non sarà un Van Gogh ma non è male, vero?

Qualche tempo fa fu Prisma la prima app che faceva convergere fotografia e arte e, per settimane, le bacheche di tutti i social del mondo si riempirono di selfie trasformati in quadri, con le pennellate tipiche di varie correnti artistiche del ‘900. La stessa scia che percorre Pikazo, l’app che grazie ad una complessa rete neurale combina due immagini trasformandole in un contenuto visivo interessante. Da provare come spunto per nuovi contenuti, anche social.

Fotografie professionali

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E, sempre in tema di contenuti di qualità, i marketers possono fregarsi le mani. Anche se un buon strumento non sostituirà l’occhio artistico, nei tool per una content curation da primi della classe possiamo aggiungere EyeEm. L’intelligenza artificiale dietro all’app è in grado di scegliere autonomamente se un’immagine è esteticamente gradevole analizzandone il contenuto, stilare una classifica in base ai requisiti predefiniti e, come se non bastasse, generare una didascalia adeguata. Salutate i contenuti stock!

Comporre Musica

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E se le intelligenze artificiali possono scrivere storie creative, editare immagini in maniera professionale, trasformarle in arte, potranno anche comporre musica? Sì, lo fanno. Insieme a JukeDeck possiamo sfidare anche l’ultimo aggiornamenti di Facebook e creare contenuti video che non si devono accontentare dei jingle in free download.

LEGGI ANCHE: Costruire una Brand Identity solida. Lo stai facendo nel modo giusto?

“Veniamo in pace”, l’intelligenza artificiale è al nostro servizio

Abbiamo visto come le AI siano scrittrici, compositrici, fotografe e artiste ma non è ancora arrivato il nostro momento di andare in pensione: tranquilli art, tranquilli copy, tranquilli fotografi, non sono qui per sostituirci, solo per aiutarci a fare sempre meglio il nostro lavoro. La tecnologia ci sta creando nuove opportunità per team creativi e marketers, semplificandoci la vita e aumentando la qualità e la quantità del nostro lavoro.

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La Digital Transformation è ancora in corso (e si baserà sull’AI)

Lo abbiamo imparato durante lo scorso anno: l’importanza dell’esperienza utente è cresciuta ancora nello sviluppo dei business in ogni settore. La capacità di seguire il percorso del consumatore, il suo customer journey, per assecondarlo e guidarlo attraverso i diversi punti di contatto è diventata essenziale. L’uso primario del mobile per entrare in comunicazione con il potenziale cliente è oramai quasi scontato. Ma la digital transformation non ha chiuso il suo ciclo evolutivo per le imprese, dato che nuovi trend sono stati inaugurati e nuove tecnologie sono in via di sviluppo e affermazione.

Lo ha spiegato IQUII in un recente elenco delle tendenze digitali e tecnologiche che guideranno l’innovazione in azienda anche quest’anno.

Per sapere in quale direzione guardare e come dirigere business e marketing nel 2018, ne abbiamo fatto un breve compendio, da utilizzare come reminder durante l’anno che si è appena inaugurato.

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Gli elementi della terza piattaforma per dare un boost alla digital transformation

Mobile, Big Data Analytics, Cloud e Social, cioè i quattro pilastri ICT fondamentali di quella che è stata definita come “terza piattaforma”, saranno alla base della digitalizzazione aziendale per il nuovo anno. Un continuo intreccio tra mondo fisico e digitale con la tecnologia incorporata ovunque creerà una connessione sempre più stretta tra oggetti, persone e servizi, come anticipato da Gartner.

E con questo bisognerà fare i conti prima di pensare a qualsiasi strategia per il 2018.

Sarà l’intelligenza artificiale, in ogni caso, a dominare la crescita dei business, insieme ad altre tecnologie in rapido sviluppo.

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LEGGI ANCHE: 8 digital trend da tenere d’occhio nel 2018 (secondo We Are Social)

Cosa inserire nella To-do-list 2018 della tua impresa (settore per settore)

Scopriamo insieme, settore per settore, quali saranno i trend più importanti:

  1. Banking: entro il 2019 l’AI trasformerà la customer experience 4.0, consentendo alle banche di conoscere e analizzare le intenzioni e le emozioni dei propri clienti per migliorare interazione e offerta.
  2. Sport Industry: realtà aumentata e virtuale sono in grado di produrre nuove ambientazioni e visualizzazioni in cui oggetti digitali e fisici interagiscano in tempo reale. La Mixed Reality (AR, VR, MR) abiliterà nuove esperienze di intrattenimento e di interazione col cliente.
  3. Per tutti i settori: i Big Data sono alla base della Digital Transformation e permettono di accelerare processi decisionali ed efficienza operativa, per raggiungere gli obiettivi aziendali, mantenere la competitività e migliorare la soddisfazione dei clienti. Per questo gli Analytics saranno essenziali anche nel 2018.
  4. Payment: sistemi di riconoscimento biometrico, linguaggio naturale, riconoscimento del volto, del Tone of Voice, dei movimenti del corpo e del linguaggio non verbale saranno sempre più precisi e funzionali. Soprattutto nei pagamenti la funzionalità pay-by-face via mobile offriranno un modo sicuro, veloce e conveniente per fare acquisti.
  5. Assicurazioni: entro il 2020, il 20% delle assicurazioni che sta già testando la tecnologia blockchain passerà alla fase operativa, contribuendo a ridurre episodi di truffa e corruzione, diminuire i costi associati alle transazioni, garantire la privacy e globalizzare i servizi assicurativi.
  6. Retail: le nuove forme di pagamento digitale semplificheranno sempre di più le transazioni d’acquisto, dal pagamento contactless fino alle transazioni via mobile app o wearable device. Sarà questo a facilitare il processo di integrazione digitale tra store fisico e shop online, contribuendo al miglioramento di tutti i servizi offerti dai brand.
  7. eCommerce e Retail: nel 2018 il 70% dei retailer prevede di investire in IoT con l’obiettivo di migliorare la customer experience e rendere più efficienti le supply chain, ottimizzando i servizi di consegna ai clienti.

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  8. Tutti i settori: il Machine Learning (ML) o apprendimento automatico (una branca dell’intelligenza artificiale) permetterà di trovare, in modo automatizzato attraverso gli algoritmi di apprendimento, nuove soluzioni per valorizzare la customer experience e la capacità di anticipare i trend. Il machine learning aiuterà le imprese attraverso un’analisi predittiva sulla base dei big data riguardanti il comportamento dei clienti e lo storico delle performance delle campagne.
  9. Tutti i settori: tutte le aziende saranno sempre più chiamate ad investire in sistemi di cybersecurity e in procedure per mantenere le informazioni sicure. Anche il nuovo regolamento europeo per la protezione dei dati personali (GDPR) in vigore da maggio del 2018, ricoprirà un ruolo centrale.
  10. Tutti i settori: il modello omnichannel si sta globalmente affermando come scelta vincente nel rapporto brand-utente e diventerà un trend da considerare maggiormente nel 2018. Le aziende che investiranno in strategie mobile-first acquisiranno un vantaggio competitivo, andando a catturare l’attenzione degli utenti nei micro-momenti di ricerca e acquisto.
  11. Banking: le Application Programming Interface (API) stanno portando a un cambio di paradigma nei pagamenti e consentiranno ai consumatori di trarre vantaggio da nuovi prodotti e servizi per migliorare la gestione delle finanze. Con la nuova Direttiva sui servizi di pagamento rivista in Europa (PSD2), in vigore a Gennaio del 2018, le banche cercheranno di attirare nuovi clienti offrendo una piattaforma per servizi bancari aperti.
  12. eCommerce: la user experience consentirà di offrire un’esperienza d’uso sempre più intuitiva e in grado di esaltare tutte le emozioni che una persona prova ad esempio quando si interfaccia con un’app. La sfida per i brand sarà quella di rafforzare la relazione con i propri clienti e progettare esperienze utente sempre più frictionless, con un’architettura delle informazioni chiara e un’ergonomia gradevole e funzionale in grado di garantire un Lifetime Value crescente nel tempo sia su sito web che in app.
  13. Automotive e Industria 4.0: il nuovo standard per la comunicazione mobile, il 5G, entrerà in commercio dal 2020 (negli USA probabilmente già alla fine del 2018) garantendo una migliore copertura del territorio, una velocità di connessione superiore ed efficienza del segnale potenziata e offrirà nuovi canali comunicativi alle auto connesse e a guida autonoma, entrando al tempo stesso all’interno degli impianti produttivi e diventando fondamentale per l’attuazione dei principi dell’Industria 4.0.